Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 25 marzo 2012

SOLO IN ITALIA SUCCEDONO QUESTE COSE!!!!!!


In un Paese come l’Italia, dove nelle vene e nel sangue della gente scorre un tale odio per la vera libertà da escludere aprioristicamente che sia lecito che un imprenditore possa licenziare per motivi economici, non deve prestare meraviglia che abbia fatto scandalo l’idea che anche i dipendenti pubblici possano essere soggetti – come i lavoratori privati – al licenziamento. Perché l’Italia è fatta proprio così – ditelo a coloro che spudoratamente difendono le politiche di concertazione tipiche degli anni ’90 - : avvia e vara una riforma, magari solo perché che lo ha chiesto qualche autorità che “ci da da mangiare e da vivere”( in questo caso, come da scemi credevamo, l’Europa). Nella consueta e solita disgustosa marea di saliva e di bava umida della trionfante ipocrisia che ha circondato, in quegli anni concertativi, ogni iniziativa europea( qualcuno se lo sarà certo dimenticato , che ci volete fare, siamo Italiani!) , il Parlamento varò “l’iter della privatizzazione del diritto di lavoro pubblico”, mettendo così, finalmente , in soffitta – credo sarebbe stato meglio se lo avessimo gettato direttamente fra le vecchia cianfrusaglie di un rigattiere – la disciplina dello stato giuridico dei dipendenti pubblici che risaliva all’anno 1908, età giolittiana. Lo stato giuridico dei dipendenti pubblici era regolato dal Testo Unico numero 293 del 1908. Il percorso verso la privatizzazione del rapporto di pubblico impiego si avviò con la Legge n. 421 del 23 Ottobre 1992 e con il suo Decreto Attuativo numero 29 dell’anno 1993, passò poi attraverso il successivo Decreto Legislativo del 1998 Sulla scorta di tali premesse, nel 2001con legge costituzionale n. 18.10.2001, n. 3 ( Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione ) .si concluse , riaffermando che le disposizioni della Legge n.300 del 20 Maggio 1970 ( alias Statuto dei Lavoratori) si applica anche alle Pubbliche Amministrazioni, qualunque sia il numero dei dipendenti. Non solo. Addirittura l’ultima finanziaria dell’ultimo Governo Berlusconi prevedeva per il 2012 la disciplina del licenziamento degli impiegati pubblici per ragioni economiche. Certo, sento già le molte obiezioni, non è mai avvenuto un caso applicativo: ma questo è dovuto all’inerzia della P.A. a tale riguardo ed all’intreccio inestricabile di norme sindacali che praticamente ancora sbarrano il passo ad un’applicazione del licenziamento di un pubblico dipendente con le stesse norme previste per un dipendente privato. Davanti a tali rilievi, non riesco a trovare una logica nel comportamento del Governo Monti che non ha voluto approfittare di questa irripetibile ed unica occasione per riaffermare – coram popoulo et lege – la più stretta equiparazione fra dipendenti privati e pubblici, riportando così il Paese ad un clima vagamente gogoliano e giolittiano da “Policarpo, ufficiale di scrittura”. Tutto ciò a danno del sistema del pubblico impiego, dove l’ignavia dominante soffoca le tante celate energie nascoste di quella parte del Pubblico impiego che rifiuta il ruolo e i privilegi che lo Stato giolittiano aveva loro regalato, a favore di una migliore produttività e di un miglior servizio al cittadino. Insomma, un’occasione persa. Perché, Professore?

ANCHE LE PULCI ADESSO HANNO LA TOSSE!!

Ho letto alcune esilaranti dichiarazioni, circa l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, da parte di tale Carlo De Benedetti. Che ha letteralmente definito questa questione, “ come una bagattella senza senso, in quanto non mi sono mai imbattuto in un ostacolo da articolo 18”. E ri credo! Lo Statuto dei Lavoratori si applica a coloro che lavorano! Ed anche a coloro che sono gli imprenditori che producono qualcosa avvalendosi dei lavoratori. E dunque che vuole Carlo De Benedetti, quando mai ha svolto opera di imprenditore in tal senso? Ah, si! Dimenticavo! Per un paio di volte nella sua vita ! La prima, quando – non per merito, ma per “ casta” – per la sua “ famigliarità” con gli Agnelli, divenne per pochi mesi l’A.D. della FIAT, uscendone sveltamente con le sacche di iuta piene di soldi. E poi,ricordate ? La Olivetti, quella splendida impresa che Carlo De Benedetti trasformò in una buon’anima? L’ing. Carlo De Benedetti non ebbe certo bisogno dell’articolo 18 quando accollò alle Poste italiane i mille dipendenti di quella sua Olivetti pressoché fallita grazie alla sua imprenditorialità. Come aveva ragione Totò, quando, riferendosi ad un protervo accattone ( uno che vive di elemosina è simile ad una impresa che vive truffando lo Stato) , sentenziò che “ pe’ ffa’ chillu mestiere nce vo’ ‘a faccia tuosta!

ARROGANTE, BORIOSO. INEDUCATO E PURE UN INCAPACE, RUTELLI FRANCESCO

Arrogante, borioso ed anche poco educato il Francesco Rutelli ospite della Lucia Annunziata in “ In ½ ora”, con quello spocchiosa boria che pretendeva che la Annunziata – che era la padrona di casa – gli facesse solo domande che erano a lui gradite. Povero bamboccio: arrogante, ineducato ed anche ridicolo, perché se Lusi gli ha fregato 20 milioni costui è un tale sprovveduto da far ridere anche i polli. Uno così incapace pretende pure di voler governare qualcosa di meglio di una bocciofila di quartiere? Ma vada a casa, via, sparisca! Sono trent’anni che costui vive di denari pubblici senza combinare nulla, vada a lavorare, svanisca . Un parolaio inutile, dannoso, imberbe e pure costoso.

DEDICATO AI TANTI, AI TROPPI CRETINI DI OGNI ETA’ CHE URLANO CONTRO LA LEGA NORD

Sono vent'anni che in Padania la Lega Nord blatera di indipendenza e di secessione. Ma nemmeno sul federalismo ha cavato un ragno dal buco. E mentre Bossi e i suoi urlano "Roma ladrona", dove per giunta ora risiede l'odiato Monti, in Sardegna passano dal dire al fare: il Consiglio regionale isolano ha infatti approvato un ordine del giorno del Partito sardo d'azione nel quale, sostanzialmente, si chiede di avviare una discussione sulle ragioni dell'appartenenza allo Stato italiano. Una cosa che non si è mai fatta prima in nessun angolo d'Italia, Sudtirolo compreso. "Vogliamo discutere e verificare con le altre forze politiche e con i rappresentanti della società civile sarda le ragioni dello stare in Italia" spiega il capogruppo del Partito sardo d'azione, Giacomo Sanna. La mozione è stata approvata con 31 voti favorevoli e 25 contrari. hanno detto sì, oltre al Psdaz, Sel, Idv, udc, Fli, Api e una parte del Pdl. Contrari, invece, Pd e i Riformatori. I tanti cretini di ogni età stanno zitti.

Dedicato a chi urla contro la “ Lega becera!”. Ai tanti, ai troppi cretini di ogni età, la cui mammina, disgraziatamente, è sempre gravida , per i quali la gente del Nord, solo perché dissente dalle loro idee, è tutta “cacca razzista”. Voglio ricordare che: le Regioni più indebitate solo quelle del Sud; le sanità peggiori sono quelle del Sud: tutte le organizzazioni malavitose sono nate, cresciute e pasciute nel Sud ( prima di espatriare anche al Nord ed all’estero), tutte le università dove sono scoppiati scandali da “ Parentopoli” sono tutte al Sud, che i dieci Atenei senza parenti sono da Roma in su; che le Regioni che versano allo Stato più imposte di quante ne ricevano dallo Stato come contributo sono solo al Nord. Basta, sono anch’io meridionale.

Non appena Silvio Berlusconi ha acquistato una villa da Dell’Utri, si è mossa la Procura di Palermo ( chissà che c’entra Palermo con la Brianza?) con grande gioia de Il Fatto, per il quale “ c’è sempre del marcio in Danimarca”. Bene, fa piacere che il dottor Silvio Berlusconi goda di una “ Procura ad personam”, perché fotografa , senza se e senza ma,lo squallore infinito di questa Magistratura e di questa stampa. A proposito: il dottor Silvio Berlusconi ha acquistato quella villa forse un mese fa e quella Procura è già in subbuglio, mentre un’altra Procura se ne usciva affermando che “ D’Alema non aveva contezza che stesse viaggiando a spese di altri”, forse perché minorato mentale. Cioè l’On D’Alema viaggiava a sbafo su aerei di privati che finanziavano amici suoi e non aveva “ contezza” di tutto ciò? Insomma, On D’Alema, le stanno dando dell’imbecille.

PER GLI ASSATANATI BOIA CHE LEGGONO IL FATTO QUOTIDIANO

Comincia il caldo, siamo in primavera, sole e pioggerelline, spuntano le margherite, fioriscono i peschi ed i piselli, svolazzano le rondini, tra poco è Pasqua, l’alta pressione ci garantisce bel tempo per il week end, lo spread scende , la borsa non perde, la Merkel sta facendosi i cazzetti suoi, Sarko se la vede brutta con i suoi immigrati, ma voi, lettori de Il Fatto Quotidiano , voi non dovete distrarvi , voi dovete intristirvi ed incazzarvi , sangue agli occhi e baionetta in canna, perché dovete pensare solo a Dell’Utri, dovete assumere un’espressione truce e triste , dovete sguerciarvi i sulle carte che avrebbero dovuto inchiodare il senatore per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo, infatti, il . Il giornale più amato dai boia ieri, Dell’Utri ha venduto a Berlusconi una villa , i pm di Palermo indagano». Su che? Ecco l’ho cercato il motivo ma in due pagine di “belinate” ( alias “ cazzate”) non l’hanno scritto. Proseguono: «Sequestrato l’atto d’acquisto firmato alla vigilia della Cassazione: 21 milioni per un immobile che vale molto meno, il sospetto di un ruolo del senatore nella trattativa con la mafia». La consecutio non è limpida, ma facciamola breve: è noto che due settimane fa tutti i giornali hanno dato notizia della compravendita della villa da Dell’Utri a Berlusconi, e ora, però, i pm «vogliono vederci chiaro». Forse prima ci vedevano scuro, questo per il «tempismo sospetto» della compravendita avvenuta, guarda che combinazione, «proprio il giorno prima della sentenza della Cassazione». Quindi? Quindi niente,ma per i secondini ed i boia che leggono Il Fatto Quotidiano questo è “ una goduria”, altro che fare l’amore! Vuoi mettere! Ora i pm - Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo e Lia Sava - si sono interessati alla transazione immobiliare «in tutt’altra prospettiva». Quale? Bohhhh!!!! Non si spiega neanche questo, era più importante segnalare che «gli uomini del nucleo valutario della Guardia di finanza erano coordinati dal maggiore Pietro Vinco». E che, - qui il godimento dei secondini e dei boia arriva all’estasi pura - «Il Fatto Quotidiano è in possesso del voluminoso documento». E che cosa hanno scoperto? Il «prezzo abnorme, 20 milioni 970mila euro». Sì. E allora? E allora «appare comunque esagerato», benché sia una villa bellissima. Del resto una perizia del 2004 - scrivono - l’aveva stimata 9,3 milioni di euro. E del resto è anche vero che Berlusconi nel 2011 aveva già regalato 9.5 milioni di euro a Dell’Utri: tra quelli e i soldi della villa fanno 30 milioni di euro, senza contare che il rogito è stato perfezionato il giorno prima della Cassazione: «Un tempismo che ha insospettito i pm di Palermo». D’accordo, ma perché? Forse lo spiegano più avanti, forse nell’ultima colonna: «Dell’Utri poteva essere condannato a 7 anni di galera e il rischio era il possibile sequestro delle proprietà immobiliari, cioè la Villa: unico bene intestato al senatore». Parbleu! Uhm! Dunque? E allora? Che problema c’è? Dov’è il reato? Soprattutto: che c’entra la trattativa con la mafia? Aspetta, aspetta! Un momento,please, mi era sfuggito un intero altro articolo sottostante, su tre colonne: «Il sospetto dei pm: il senatore conosce i segreti della trattativa con Cosa Nostra». Roba succulenta (forse) che inizia così: «Che cosa c’entra una vendita immobiliare del 2012 con la trattativa Stato-mafia degli anni Novanta?» Eh, appunto, aspetto che me lo diciate , ditelo. Nella prima colonna c’è la ricostruzione di vari intrecci e inchieste su mafia, l’ex generale Mario Mori, i verbali di Massimo Ciancimino eccetera. Nella seconda colonna altre inchieste e intrecci a Caltanissetta, le stragi, Spatuzza, i fratelli Graviano, Vittorio Mangano. E finalmente nella terza colonna, proprio alla fine ecco la luce : «Il 9 marzo 2012 Dell’Utri rischia la galera. Il giorno prima Berlusconi si ricorda di lui e stacca un assegno di 21 milioni per la sua villa. I magistrati vogliono capire se la molla che ha spinto il Cavaliere sia solo l’amore per il lago». Fine dei due articoli.

Traduco. Hanno scoperto che Dell’Utri ha venduto la villa per non farsela eventualmente sequestrare: il che ovviamente doveva avvenire prima della sentenza. Come scoprire l'acqua calda. Hanno scoperto che l’ha venduta al ricchissimo amico, Silvio Berlusconi, uno che gli aveva già regalato dieci milioni di euro l’anno scorso, senza nasconderlo. Hanno cercato di sottintendere, forse, che con quei soldi Dell’Utri volesse darsi alla latitanza o forse che con quei soldi Dell’Utri avrà fatto chissà quali omaggi al Presidente della Quinta sezione della Cassazione, quello che lo ha per questo assolto. Insomma, Berlusconi e Dell’Utri, ovvero la premiata Ditta “ Attila e Annibale ” hanno forse insieme corrotto la Cassazione con la scusa della Villa. Ma non te lo dicono, no! Loro, quelli de Il Fatto Quotidiano, sono persone acculturate e democratiche, loro i reati neanche li conoscono, tanto che in due articoli non hanno ipotizzato nemmeno mezzo , nonostante sia lo scopo della loro vita cercare il reato ( altri preferiscono “ chercher la femme”!), nel loro sangue non ci sono trigliceridi e globuli rossi, ma “ prezzi abnormi”, “ concorsi in associazioni mafiose, anche esterni”alla Rivera , loro respirano, vivono, campano per questo..Il Paese, fremente, ha solo da capire che se un miliardario abbia dato più soldi del previsto a un suo amico il reato c’è, quale sia non importa. L’importante è che a Palermo ci vedano chiaro, prima o poi, magari fra venti anni. Comunque sia “ me lo faccino sapere!” Nell’attesa, salutame a soreta.

Roma , domenica 25 marzo '12

Gaetano Immè

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