Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 23 aprile 2012

venerdì 13 aprile 2012

UMBERTO E RENZO BOSSI , LA LORO LEZIONE DI CIVILTA’ E LA ANNUNCIATA DERIVA FASCISTOIDE DELLA LEGA NORD


Antonio Di Pietro , in Parlamento, dove incredibilmente bivacca col suo manipolo di fustigatori della moralità degli altri da undici anni ( per colpa dei DS che come “ pizzo - ” per aver salvato il solo PCI da quella sorta di Piazzale Loreto in salsa giudiziaria che fu Mani Pulite - gli regalarono i il loro sicuro seggio senatoriale del Mugello) - sapendo che vi erano le telecamere accese, ha inscenato la sua consueta farsa televisiva , accusando - con foga da Masaniello il Prof. Monti di avere sulla coscienza i suicidi per disperazione di questi giorni. Ma se ciò fosse vero, allora mi chiedo: ma lui, il Di Pietro, allora , che cosa sarebbe , se non un autentico boia prezzolato ? Dal 1992 al 1994 - nel periodo in cui impazzavano sia lui -come P.M. nel Pool di Mani Pulite - sia la sua carcerazione preventiva come mezzo di tortura medioevale , -i “ suicidi giudiziari» furono- ben trentadue. Vi erano, fra i suicidati”, anche persone che non risultavano neppure indagate, ma solo minacciate di esserlo dal Di Pietro stesso , indotte al suicidio non certo per timore della eventuale condanna ( si trattava di reati, diciamo, secondari, quale poteva essere il “ finanziamento illecito a partito politico”, tipo quello che ora pende su Penati (che, per dire, non pensa neanche a dimettersi dalla Regione Lombardia con tutti i reati dei quali deve rispondere per il “ sistema Sesto”) quanto per lo stupro e lo scempio mediatici ai quali i sarebbero state sottoposte dalla stampa e dalla televisione prima del processo giudiziario . Quella gente, ancor prima di essere indagata o accusata di un qualche reato, veniva letteralmente massacrata e rovinata dal processo mediatico che aveva preso il posto del processo giudiziario . Un ritorno al medioevo giudiziario, al Tribunale del popolo, ai metodi da Santa Inquisizione. Quanto poi alla sua dichiarazione di voler raccogliere le firme per imbastire un altro referendum popolare per abrogare la Legge sul Finanziamento pubblico ai Partiti Politici, detta da uno che si né arricchito incassando e gestito personalmente , da undici anni , qualcosa come 75 milioni di Euro di rimborsi elettorali che dovevano essere incassati dall’IDV, qualifica costui ed i suoi seguaci per quello che sono: individui che , dopo essersi arricchiti con i nostri soldi pretenderebbe pure di apparire onesti e probi.

Questa sorta di “ Vaso di Pandora” scoperchiato da una qual certa Magistratura ( c’è di mezzo quel tale P.M. Woodckok di Napoli , noto ormai per le sue tantissime inchieste – da Prodi a Vittorio Emanuele di Savoia - finite poi miseramente in un ridicolo nulla ) sulla Lega Nord - con figuranti giornalisti anche televisivi che cazzeggiano smodatamente , confusamente ed in maniera vaga di “ reati penali” ( si parla di spese familiari, di riciclaggio e di altre ipotetiche ma possibili imputazioni penali ) – senza avere prima raccolto prove certe e non semplici pettegolezzi e senza avere emesso il dovuto “ rinvio a giudizio” con la dovuta indicazione dei reati addebitati, mi fa ritenere che si tratti di una ulteriore sorta di indagini giudiziarie illecitamente rese pubbliche e condotte a bella posta col sistema “ a strascico”, sperando cioè di trovare , nel successivo esame delle scartoffie sequestrate, un qualche reato.

Si tratterebbe, da quanto si è appreso fino ad oggi, di una sorta di “ destinazione di fondi della Lega, , percepiti “ dalla stessa quali “ rimborsi di spese elettorali” , a fini personali di Bossi e di altri. Che c’entra allora la Magistratura con la Lega Nord? Se la Lega Nord è, come è, un’associazione di diritto privato, dei propri fondi può fare quello che vuole. Destinare parte delle proprie somme a Tizio o a quel tale ’investimento non costituisce alcun reato penale perché la “ malversazione” o il “ peculato” sono reati penali previsti dal C.P. solo come “ reati contro la Pubblica Amministrazione”, solo se commessi ai danni dello Stato,. Infatti con la Legge numero 86 fin dal 26 Aprile del ’90 è stato abolito l’articolo 315 C,p, che reprimeva appunto, come figura di autonomo reato, la malversazione a danno di privati. . Perché dunque ogni forma di malversazione o di peculato a danno di un’associazione privata diventi reato penale e come tale sia perseguibile per “ notitia criminis” e punibile, necessita della preventiva denuncia penale dei componenti del l’associazione privata stessa che si ritenga lesa nei suoi diritti , come è accaduto con la Margherita di Rutelli per il tesoriere Lusi, anche se in quel caso il reato ( appropriazione indebita o furto o altro costituiscono ancora figure autonome di reato penale e dunque perseguibili dietro semplice “ notitia crimins”) Nel caso della Lega Nord non vedo dunque ancora alcun reato penale . E quale diritto hanno dunque i P.M. per ipotizzare tali presunti reati? Nessuno. E qualora poi un P.M. potesse vantare – ammettiamolo pure per assurdo – in questo caso un qualche diritto d’intervento, allora mi dovrebbe anche spiegare come mai nella pur lunga e pubblica vicenda che ha coinvolto Fini e la casa di A.N. di Montecarlo ( destinazione a persona estranea all’associazione A N di un bene dell’associazione stessa , stesso caso della Lega Nord ) nessun P.M. ha incriminato Fini aprendo un procedimento penale contro di lui nè cercando , così, di impedire che l’illecito penale ( se penale fosse ) si consumasse in maniera peraltro anche pubblica ? Tanto è vero quello che sostengo che lo stesso Sen. Lusi è stato incriminato - pur trattandosi nel suo caso di “ appropriazione indebita” - non d’ufficio , non da un qualsiasi P.M. , ma solo dopo che la Margherita ha presentato, alla Procura della Repubblica di Roma, una specifica denuncia penale .

E non basta, perché se poi la vogliamo mettere sotto l’aspetto dell’opportunità politica, , sulla quale tanto ha battuto tutta la sinistra in questi anni , allora devo evidenziare molti e ben più ponderosi rilievi.

Primo fra tutti lo squallido e vile sciacallaggio che tronfi e disgustosi maramaldi , mascherati da
giornalisti” hanno compiuto , facendosene pure un vanto, ai danni di un ragazzetto- parlo del figlio di Umberto Bossi – che mostra evidenti limiti diciamo almeno di tipo “caratteriale”. Ho assistito a pazzesche sceneggiate televisive dove ignobili e maramaldi intervistatori si facevano pubbliche beffe di un ragazzotto talmente immaturo e sprovveduto da spingere la mia indignazione ad un punto tale da inviare, il 9 aprile ’12 , a “Striscia la notizia” il seguente messaggio: “ Ho provato ribrezzo nel vedervi arrogantemente maramaldeggiare con uno come Renzo Bossi. Per la prossima volta vi consiglio interviste al Cottolengo. Perché non lo avete mai fatto con il figlio di Di Pietro, Consigliere molisano? Gradassi con i deboli e servili con i potenti? “.

Secondo rilievo. Renzo Bossi si è dimesso – senza essere neanche indagato – da Consigliere della Regione Lombardia, perdendo anche tutti i collegati benefit, emolumenti ed altro. Filippo Penati, in attesa di processo ma già rinviato a giudizio per una serie impressionante di reati corruttivi commessi in qualità di Pubblico Ufficiale , si è dimesso solo dal P.D. ma è ancora nel Consiglio della Provincia di Milano, cioè continua ad incassare le laute prebende collegate. A me personalmente, che sono sempre un garantista – e non, come molti soloni ,che sono garantisti con amici e sodali e giustizialisti con gli avversari politici – , va bene così, perché non ritengo Filippo Penati “ colpevole” dei reati a lui addebitati, perché tale lo riterrò solo quando e se vi sarà una sentenza definitiva in tal senso. Ma come definire se non disgustoso e ridicolo che il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani,,tornato a parlare nel settembre dell’anno scorso del caso Penati (durante la festa di Alleanza per l'Italia,) dichiari che la questione etica e morale deve essere al centro del dibattito per il suo partito e che i partiti hanno bisogno di leggi sulla certificazione dei bilanci e sui codici etici da seguire?"Quando si tira dentro il Pd in cose in cui non c’entra, noi mandiamo avanti gli avvocati". E perché Bersani non li ha poi mandati questi fantomatici Avvocati? Minaccia denuncie contro l’informazione libera , invece di vergognarsi di avere in casa possibili concussori e si tiene stretto Filippo Penati come Consigliere Provinciale di Milano per il P.D. e come “ certificatore” ( di elevata probità, immagino, visti i reati a lui addebitati ) dei bilanci del P.D..

Come il Signor Belsito, anche il Sen. Lusi ha amministrato soldi leciti della Margherita, fregandosi però una ventina di milioni di Euro. Anche Lusi è stato espulso dal P.D. ed anche per Lusi vale il mio garantismo e dunque anche Lusi deve essere considerato solo indagato fino a sentenza definitiva. Ma sotto il profilo dell’opportunità politica Lusi avrebbe dovuto dimettersi anche dal Senato . Ma non lo ha fatto né il partito lo ha espulso dal Senato . Dunque certamente Rutelli non ha commesso reati penali, semmai ha fatto la sua quotidiana brutta figura dell’ inetto e dell’ incapace, ma nessun reato per come i soldi della Margherita sono stati spesi, ruberie di Lusi comprese.

E non è questa, dunque, una grande vittoria della dignità personale, politica e morale dei Bossi tutti ? Sul risultato posso essere anche consenziente: anche se Umberto Bossi fosse stato a conoscenza degli usi personali di quelle somme della Lega , non vi è ancora alcun reato ( che potrebbe sorgere solo in caso di denuncia penale da parte della Lega Nord contro Belsito o contro i due Bossi) . Non mi sorprende che tre o quattro o cinque Procure della Repubblica abbiano messo tanta attenzione su una Porsche, su una laurea e su spese di dubbia moralità ma senza alcun reato che evidenzi la “ notitia criminis”. Non mi sorprende perché ormai sappiamo che razza di manipolatori e di impostori siano alcuni noti P.M. di certe Procure sia napoletane che e siciliane che toscane che romane, ecc.. . Ma se per queste cose qua si sono scomodate tre , quattro o cinque Procure, centinaia di uomini, migliaia di intercettazioni, decine e decine di Magistrati e che Dio li benedica, ma allora per i Penati , per gli Emiliano , per i Vendola , per i Tedesco, ma che avrebbe dovuto fare – e non ha mai fatto pur essendo costoro impelagati in illeciti da anni ed anni – questa Magistratura? Fatevene tutti una ragione, bavosi pettegoli , falsi indignati a senso unico:, feroci inquisitori della moralità altrui, Umberto e Renzo Bossi , fin’ora, vi hanno rifilato un sonoro ceffone in faccia , sono volati in alto e (come cantava Lucio Dalla ” …….e sulla testa vi piscerei”-) a tutti voi che sulla terra strisciate come vermetti hanno impartito una solenne lezione di trasparenza, di coerenza intellettuale e di correttezza politica: il rossore dei ceffoni rimediati dalle vostre flaccide guance non sparirà mai . Perché i due Bossi, padre e figlio, non hanno commesso fin’ora nessun reato penale, e si sono dimessi . Emiliano , Penati , Vendola, Tedesco, Lusi invece hanno già sul groppone accuse di reati penali e certamente sotto un profilo giuridico per essi vige il mio principio costituzionale e liberale della loro innocenza fino a sentenza definitiva contraria. Ma sotto il profilo dell’opportunità politica costoro restano incredibilmente e vomitosamente incollati alle loro poltrone, alle loro prebende pubbliche, ai loro privilegi. Come superiorità morale alla fantomatica maniera di Berlinguer, beh!, non c’è mica male.

Sono letteralmente schifato e disgustato da questa canea di propalazioni, da questi ignobili processi sommari, dalla richiesta rabbiosa di teste da decapitare in nome di una non meglio identificata “ pulizia”, questa è aria da caccia a Giovanna D’Arco, aria da caccia alle streghe, aria da rituali sacrifici umani, da altari trasformati in ancestrali are per sacrifici, aria da fuochi sacrificali, aria da danze tribali, aria mefitica che somiglia molto a quello che Piero Ostellino definirebbe come “ il nuovo fascismo del popolo”dove un partito viene prima degli individui e dei valori umani. Proprio come vogliono far apparire la Lega. Certo l’assoluzione da parte del partito di Umberto Bossi ha effetti devastanti per lui, ma è un autogol . Per trasformarlo in un “ innocente” , in uno tradito da figli e moglie, se ne è invocata l’infermità mentale politica. Lo fanno apparire come una vittima del “ cerchio magico”, che lo avrebbe circuito ed indotto a sbagliare a sua insaputa. Ne esce un inconsapevole necrologio della Lega Nord che perde il suo vero ed unico leader, ridotto ad una caricatura penosa di un “ Capo imbalsamato”, ridotto ad essere una sorta di reliquia da esporre, come il sangue di San Gennaro, in una specie di teca veneta esposta alla idiota venerazione di un idiota popolo padano. I Don Gennaro di Totò ( ‘ “ o scopature “ , gli scopini de “ ‘A livella”) , i Bobo Maroni ed i suoi sodali, credono di aver fatto chissà quale grande lavoro. E non si rendono conto, da meschini qual sono, che, a loro insaputa, a Bergamo la Lega Nord l’hanno uccisa e seppellita Tutte le televisioni sono in diretta ventiquattro ore al giorno sulla nuova Piazzale Loreto dove si grida allo scandalo sui “ finanziamenti leciti” come anticamente si sussurrava appena allo scandalo sui “ finanziamenti illeciti”, sulla piazza che mostra lacrime , sangue e merda, tanta merda. Dodici pagine dedica il Corriere della Sera , dico dodici pagine , quasi un libro, al giorno del misfatto, alle false notizie, alle false lauree estere che poi si viene a scoprire che non sono mai esistite, ai falsi fidanzati che non sono mai esistiti, ai falsi poliziotti che invece sono solo dei veri poliziotti, , ai soldi dati ad una “ nera” che deve essere per forza la Rosi Mauro e che invece era solo una infermiera svizzera. I giornali di questi giorni sono già lerciume , mondezza e merda ancora prima di arrivare in edicola freschi di stampa e chi li scrive ne ha piene mani e cervello. E la Lega Nord rischia di brutto . Perché Maroni è decisamente “ “unfit to lead the party and its dream”, appare più un modesto , rancoroso e stucchevole sobillatore che un leader , del quale non incarna nulla, tanto meno l’eloquio, un eloquio , il suo, che è un suono ridicolo, una vocetta aspra che insinua, che non coinvolge, che strascica parole ma che non entusiasma cuori ed animi. Roberto Maroni parla come se avesse scoperto chissà cosa e invece si tratta solo delle usuali e storiche consuetudini italiane: ma come viveva, secondo voi , il figlio di Donat Cattin se non fra i lussi dovuti al democristiano padre, per fare un solo esempio o come ha vissuto tutta la genia dei Berlinguer , ormai tutti sulla sessantina passata, che mai hanno superato – nessuno di loro – un esame di merito per occupare i posti che oggi occupano? E come hanno vissuto i figli dei Moro, dei Fanfani, dei Rumor, dei Cossiga, dei Pajetta, dei socialdemocratici, ecc? Ma davvero voi pensate che noi siamo talmente rincoglioniti fino al punto da credere che le bustarelle e le raccomandazioni ( oggi chiamate più bocconianamente “ concussioni e tangenti” (ma sono sempre la stessa medesima cosa) siano il frutto proibito figlio solo del berlusconismo e del padanismo e non la fondamentale tara ereditaria della nostra Italia ? Chi oggi, dalle parti di Largo Fochetti a Roma o di Via Solferino a Milano, finge di indignarsi per la Lega o per Lusi o che finge di scandalizzarsi come una smaliziata puttanona per le intemerate di Umberto Bossi o anche per i misfatti degli altri ( Penati, Tedesco, Vendola, ecc) è il solito, miserabile ipocrita, un falso perbenista che finge di dimenticarsi dei Tanassi, dei Di Lorenzo, dei Poggiolini, del discorso di Moro alle Camere sull’affare Lockheed ( “ la DC non si processa”)) o di quello più recente e sempre al Parlamento di Craxi ( “ se io sono colpevole di corruzione , lo siete anche tutti voi che sedete in Parlamento, nessuno escluso, voi tutti che sul sistema tangentizio avete vissuto e prosperato ……”) La storia dell’Italia è colma di movimenti politici che sono andati in malora una volta deca ducati del loro leader. Ed ogni grande leader politico, una volta ammalato ed azzoppato, come accade oggi con Umberto Bossi, ha il suo “delfino becchino”, che crede di salvare il partito e che invece lo seppellisce al cimitero. Lo ha fatto Martelli con il PSI con Craxi in esilio e malato,; lo ha fatto Martinazzoli con la DC disfatta da Di Pietro; lo ha fatto Giorgio La Malfa con il PRI del padre Ugo ormai nella tomba; lo ha fatto Fini con il MSI con Almirante morto e sepolto,; lo ha fatto Bertinotti con R.C. Lo sta facendo anche Roberto Maroni, portando in piazza ed in Tribunale alcune beghe verso la famiglia Bossi approfittando di un menomato e malato Umberto Bossi . Gente, questa come Maroni, che spera in una nemesi negata dalla storia e nel cui nome sono affogati nella melma molti: Mino Martinazzoli , che voleva segare le gambe a Forlani, ha seppellito la DC, Martelli che voleva fare le scarpe a Craxi è sepolto nell’ignominia , Fini che credeva di occupare il posto di Almirante è oggi si è ridotto ad essere schiavo di un cognato pretenzioso, esoso , nullafacente , raccomandato, arrogante e pappone, lui, Roberto Maroni, uno che è talmente meschino da predicare la caccia alla strega Rosi Mauro, uno che si dimostra un quaquaraquà, che pone il suo rancore verso Rosi Mauro – che non è neanche indagata – al posto del lucido ragionamento politico , uno che ha bisogno di mostrare al popolo affamato la testa mozzata del capro espiatorio, della Rosi Mauro e se poi costei fosse innocente ecchisenefrega. Uno così, la Lega la porta dove Martelli ha portato il PSI di Craxi, dove Martinazzoli ha portato la DC, dove Veltroni ha portato il PD.: al cimitero. I grandi leader si riconoscono dalla loro grandezza umana: guarda Aldo Moro, addirittura morto ammazzato per la sua DC, guarda Craxi che ha sempre difeso i compagni di partito e che si è addossato sempre tutte le responsabilità penali , anche quelle non sue , guarda Berlusconi che ha aperto al Paese scenari politici prima impensabili ma che ha avuto anche il coraggio e l’umiltà,di far tacere il suo orgoglio personale pur di fare il bene del Paese. Nessuno di questi tre grandi statisti ha ceduto al rancore, nessuno di questi si è nascosto dietro un capro espiatorio, anzi, tutti e tre, hanno offerto la loro, di testa, per il bene del Paese.

Maroni Roberto , sei un meschino, hai ridotto Umberto Bossi ad una parodia di “ capo imbalsamato”, ti sei scagliato contro un ragazzino imberbe, magari viziato, ma essenzialmente immaturo ed incapace , sei talmente rancoroso da pretendere di vendicarti della Rosi Mauro perché aveva conquistato più di te il cuore di Umberto Bossi, brami esporre la sua testa come quella di un capro espiatorio, sei un vendicativo, un meschino d’animo, sei il becchino della Lega Nord, altro che scopa e pulizia. Tu e tutti coloro che ti seguiranno su questa strada .

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FINANZIAMENTI PUBBLICI O VOLONTARI E PARTITI POLITICI

Sulla questione del finanziamento pubblico ai partiti politici ho sentito in radio, in televisione e letto sui giornali le più oscene amenità e le più insulse fregnacce . Di mattina, su Radio Uno, per citare un esempio paradigmatico , una sedicente giornalista ha sostenuto che questo finanziamento pubblico è frutto del solito “ berlusconismo”, senza – per sua fortuna- che nessuno potesse in diretta mandarla a rassettare qualche stanza di qualche albergo a ore invece che dire cretinate via Radio pubblica. Il referendum abrogativo del ’92 promosso dai Radicali vide il 90,3% dei voti espressi a favore dell'abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti. Nello stesso dicembre del ’93 il Parlamento aggiornava, con la legge n. 515 del 10 dicembre 1993, la già esistente legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”. Il Governo che dunque si fece bellamente beffe di quel referendum popolare ( di referendum abrogativi popolari dei quali la politica della Prima Repubblica si fece bellamente beffe ce ne furono diversi ) che abrogava il finanziamento pubblico ai partiti politici fu il Governo di centrosinistra di Amato , Martelli alla Giustizia ed O.L. Scalfaro al Quirinale . Tutto a sinistra, dunque. La stessa norma venne applicata in occasione delle successive elezioni politiche del ‘94 , venne aggiornata ed anche ben rimpolpata nelle misure dei rimborsi previsti, sia da Governi di centrodestra che da Governi di centrosinistra. Tutti dunque debbono emendarsi di un tale scempio di soldi pubblici, ma mettiamo bene i puntini sulle i: chi per primo ha stuprato impunemente e sfacciatamente la volontà popolare del referendum abrogativo del ’93 fu il Governo di centrosinistra di Amato. E qui la facciamo finita con le diatriba di bassa lega, come quella innescata da questa pseudo giornalista della RAI pubblica. Metto da parte lo schifo e l’indignazione che costei ha suscitato in me e vengo finalmente alle cose serie. A domandarmi se il finanziamento pubblico debba o non debba esistere e , se debba esistere, come elargirlo e come evitare abusi.

Per come stanno oggi le cose, sappiamo che sull’argomento vi sono essenzialmente due ipotesi. Una del centrodestra, l’altra del centrosinistra. Nel P.D. prevale la tesi di Bersani che difende a spada tratta la necessità dei contributi statali ai partiti . Sostiene, Bersani, che tale assunto sia l’unica via per evitare plutocrazie , oligarchie e dominio dei ricchi e regole ferree interne ai partiti, tipo codice etico, misure disciplinari per gli iscritti che violino le regole stesse, regole severe sulle incompatibilità tra cariche diverse. Insomma , sempre e solo Stato . Per il PdL, invece, il finanziamento statale ai partiti politici va del tutto eliminato, anche per attuare, anche se con diciannove anni di colpevole ritardo, quanto espresso dalla volontà popolare nel referendum abrogativo del ’92. Deve essere istituito, per il PDL, invece , il rimborso da parte dello Stato delle sole spese effettivamente sostenute da ciascun partito per le campagne elettorali, importi che saranno minuziosamente verificati da Commissioni apposite e dovrà essere introdotto ufficialmente il finanziamento su base volontaria, una sorta di cinque per mille. Come si può osservare, Bersani ed il centrosinistra sono ancora schiavi di un pensiero vetero classista che criminalizza sempre quello che per loro è rappresentato da venti anni da Berlusconi , ipocritamente dimenticandosi che fu proprio la sua stessa parte politica a voler fottere la volontà popolare referendaria del ’92 ed ad aggirare quel risultato con quella Legge sopra citata. Invece, la soluzione proposta dal PdL appare innanzi tutto come principalmente rispettosa della supremazia politica del popolo, poi come un positivo compromesso, rispetto alla completa privatizzazione dei sostegni ai partiti politici , come avviene negli USA , fra il rimborso a piè di lista ( statale) ed il cinque per mille ( volontario). Il tutto condito anche e soprattutto con l’attuazione - finalmente! - anche dell’articolo 49 della Costituzione e con l’introduzione di regole certe e responsabilizzanti per i bilanci dei partiti politici, dei sindacati, ecc. La soluzione del PdL mi pare soddisfi ( al contrario di quella del P.D. che mira essenzialmente all’apparente ed ipocrita criminalizzazione degli accordi fra politica e lobby con l’evidente conseguenza che tali fatali accordi produrranno sotterfugi e di occultamenti illegali ) svariati principi: rispetto dei referendum popolari, drastica riduzione dei finanziamenti statali ai soli rimborsi certificati, parità di trattamento fra tutti senza criminalizzazioni censuarie, apertura al contributo volontario, con il riconoscimento dei gruppi d’interesse ed anche delle lobby intese come espressione politica di gruppi di interesse, come avviene da tempo nelle democrazie avanzate occidentali e come dovrebbe condurci una auspicabile maturazione politico/culturale del nostro Paese.

Chi crede nella causa giusta per la quale si batte a vantaggio della Nazione, non può avere timore di chiedere sostegno economico al popolo. E i sostegni ricevuti , resi pubblici, spingeranno certamente verso sane forme amministrative nel rispetto dei donatori. Difendere invece il solo mantenimento pubblico a nostre spese a vantaggio dei partiti , nascondendosi dietro l’alibi che sia il solo sistema per garantire che non soltanto i ricchi possano entrare in parlamento, puzza di comunismo e di opportunismo ed è anche una colossale fregnaccia ad uso e consumo dei creduloni senza cervello . Perché chi si mette in gioco per il bene del Paese deve farlo per gli interessi superiori di “ tutto il Paese” e non per far trionfare solo la propria ideologia partigiana: dunque chi si presenta nella politica, chi pretende di salire in Parlamento, deve metterci la faccia e non pretendere di farlo però con i soldi degli altri. In tal modo ragionano solo truffatori , malavitosi e gente che coi soldi degli altri vuole solo inseguire il proprio vantaggio e quello degli amici e degli amici degli amici , ma non quello del Paese.

A coloro che obiettano che potrebbe essere sporco il denaro ottenuto attraverso raccolte volontarie ad opera di persone interessate a diventare rappresentanti del popolo, si deve ribattere che questo è quanto meno il “ sistema meno peggiore “, per usare un italiano da incubo, ma chiaro. È il sistema usato in tutte le democrazie mature, Stati Uniti in primis. Certo, forse J.F. Kennedy avrà avuto appoggi economici sospetti, ma in democrazia i voti si contano, non si leccano né si pesano . Peraltro a costoro , che evidentemente fanno parte del numeroso esercito dei “ mantenuti dell’antimafia a chiacchiere” ricordo che esiste un sistema per evitare infiltrazioni mafiose o camorriste o 'ndranghetose, più efficiente anche del sistema attuale, molto semplice ed efficace. Basta adottare la ricevuta fiscale, iva esente in questo caso. Ogni candidato dovrà, per legge, rilasciarne una ai propri finanziatori, anche per un centesimo. Altro che limite di cinquemila euri!, come blaterano i soliti papponi di Stato. La revisione sperata e tanto attesa dell’articolo 49 della Costituzione - mai fin’ora attuato in Italia - deve portare ad imporre regole amministrative e fiscali anche ai partiti politici ed anche ai Sindacati, alle ONLUS, ecc. E dunque le fatture/ricevute fiscali sarebbero deducibili da parte del contribuente/ sostenitore in tutto o in parte, come avviene già in Italia , per le spese mediche.

Soltanto chi, con fatica, sa reperire fondi per una giusta causa può dare garanzie di battersi davvero per quella causa e di utilizzare quanto raccolto per i fini che ha dichiarato.

Abroghiamo dunque l’abominevole legge sul finanziamento pubblico dei partiti, assieme a quella altrettanto abominevole sul finanziamento ai giornali e sostituiamo il tutto con contributi volontari, magari con un’aliquota Irpef agevolata . Certo non mancherà il solito imbecille che dirà , ipocritamente, che così vincono i partiti sostenuti dai più ricchi, perché basta mettere un tetto massimo dei contributi che sia uguale per tutti e sanzionare chi dà o chi riceve finanziamenti occulti e chi non rispetta le regole sulla spesa, con acconce condanne , analogamente a come avviene nelle maggiori democrazie europee e d’oltreoceano. Se poi c’è il solito furbacchione mascherato da onorevole che pensa ad un nuovo referendum abrogativo, credo che prima di poter parlare costui debba di corsa restituire tutti i settantacinque milioni di rimborsi elettorali che ha incassato personalmente togliendoli ad un certo partito politico al quale quei rimborsi erano diretti,. Solo in questo modo sarà una persona credibile e non un qualsiasi Antonio Di Pietro, uno che per quindici anni si è ingrassato personalmente con il finanziamento pubblico dell’IDV incassato sempre personalmente e che ora, ricco e grasso, vorrebbe anche farci credere di essere stato costretto, suo malgrado, ad incassare tutti quei soldi, di essere non solo probo, ma anche onesto.

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RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO DA SISTEMARE, PRESTO E BENE.

Ritorno sulla Riforma del Lavoro perché vedo sempre meno idee chiare sui giornali e nelle trasmissioni televisive sull’argomento , specie dopo le correzioni che sono state apportate alla stessa. Sento piangere , da una parte politica, lacrime amare perché , si dice e si sostiene da quella parte , che con il compromesso sull’articolo 18 - che avrebbe ripristinato il reintegro sul posto di lavoro anche per i licenziamenti economici anche se solo per quelli giudicati dalla Magistratura “ manifestamente insussistenti “- il Governo Monti si sarebbe calato le braghe ed avrebbe di fatto azzerato la Riforma del Lavoro riducendola praticamente a zero. Sento canti di vittoria dall’altra parte politica, che si fa vanagloria di un merito inesistente, mentre nella sinistra ancora più radicale sento ancora prefiche lamentare un imminente scempio dei fetenti imprenditori contro la classe operaia ancora umiliata dalla classe padronale. Ma le cose non stanno così come vorrebbero farci e farvi credere. Ora vi dico io cosa ho capito.

Questo blog si è sempre schierato a favore della modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori – roba degli anni settanta, archeologia industriale, ma non per questo roba da rigattiere o da raccolta indifferenziata – per consentire all’imprenditore la facoltà di attuare licenziamenti per motivi economici . L’impresa deve rispondere al mercato: se il mercato tira, l’impresa deve assumere, se il mercato non tira l’impresa deve licenziare. Tertium non datur . Ma non è neanche ammissibile che si passi improvvisamente dalla prigionia più totale ( quella attuale ) alla libertà più sfrenata ed incontrollata e dunque è assolutamente comprensibile – ed in linea di diritto anche ammissibile – che se “ quell’invocato motivo economico” del licenziamento sia giudicato da un Magistrato “ “manifestamente insussistente “ (locuzione bocconiana che pretende una traduzione in italiano volgare ed io ve lo traduco con un chiaro e limpido “ “evidentemente inesistente”) allora il reintegro disposto dallo stesso Magistrato appare condivisibile. Lo scopo delle tentate Riforme del Lavoro , sia quella abbozzata dal Governo Berlusconi nel 2002,sia questa attuale proposta dal Governo Monti, non è mai stato quello di introdurre in Italia , come stoltamente sbraitano FIOM e CGIL, una sorta di Far West nei licenziamenti , ma per rimodellare il nostro “Strato di Diritto” sull’attuale congiuntura dell’economia mondiale , previo mantenimento dello Stato di Diritto anche nelle relazioni industriali. Infatti, tornando alla vexata quaestio dell’articolo 18, nella sua precedente stesura esisteva una falla vistosa. Se il licenziamento avviene per “ motivi economici” e se poi quel licenziamento risulta poi essere “ manifestamente non economico” allora la sola previsione assistenziale del nuovo welfare ( Aspi) o del solo indennizzo per il licenziato appariva un premio per imprenditori truffaldini. Dunque la previsione che in questo caso il Giudice possa ordinare il reintegro del licenziato è accettabile ed anche condivisibile, ma da un punto di vista del puro Diritto del Lavoro e da quello di uno Stato di Diritto.

Questa nuova formulazione dunque dell’articolo 18 offre la possibilità di instradare il nostro Paese sul cammino che storicamente ha caratterizzato e che ancora caratterizza sia il sindacalismo statunitense sia quello – a chiacchiere tanto invocato ma mai accettato – tedesco. Si tratta , lo devo avvertire, di una vera e propria rivoluzione culturale e di costume, che presuppone una vera libertà d’impresa e la cogestione dell’impresa come modello , che investe tre poteri: quello giudiziario, quello sindacale e quello culturale. Perché , considerato che con la nuova formulazione viene previsto che per un licenziamento “ per motivi economici “sia prima adita la vertenza sindacale e poi, in caso di insuccesso, la Magistratura del Lavoro, sapranno mai, mi chiedo, sia il sindacalismo italiano che la Magistratura italiana del lavoro, dopo sessanta anni di massimalismo operaistico, abbandonare la loro deriva massimalista ed adattarsi alle novità? La recente sentenza della Corte d’Appello del Lavoro di Potenza - che ha disposto addirittura il reintegro presso la FIAT di Melfi dei tre operai che furono licenziati e denunciati dalla FIAT stessa per violenza privata ( per aver interrotto la produzione ) - non lascia ben sperare, così come non offre molte speranze l’atteggiamento di parte del Sindacalismo . Simili atteggiamenti non agevolano la cultura della cogestione di impresa, necessaria per dare vita ad un modello moderno di relazioni sindacali, né si può ritenere che simili conclusioni non vengano tratte anche da chi volesse, italiano o straniero, investire nel nostro Paese per creare nuovi posti di lavoro.

Questa rettifica sull’articolo 18 decisa dal Governo Monti ha ancora il pregio di porre sotto esame il potere sindacale e quello giudiziario . Se dunque questa riforma non produrrà gli sperati effetti sulla flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, questo sarà imputabile non più al Governo del Paese – che questa riforma, epocale o meno, l’avrebbe comunque emanata – ma all’arretratezza culturale e politica della Magistratura e del sindacalismo, che condanneranno, se conserveranno l’attuale l loro spirito ideologico , il Paese ad una crisi ancora più profonda e dunque letale. Il percorso di ogni modifica culturale è tortuoso e dunque ci vorrà tempo e tempo noi non ne abbiamo più. Dunque ora tutte le responsabilità, sono a carico dei sindacati e della Magistratura. Inoltre non condivido il fatto che , sempre nel caso di licenziamenti “ economici” sia lasciata al Magistrato la decisione se e quanto attribuire come indennità al licenziato. Non c’è logica nella previsione dell’indennizzo, perché se un licenziamento è economico non si capisce per quale “ratio” il datore di lavoro debba anche un indennizzo. Si paga l’indennizzo per dare valenza monetaria a danni che si arrecano a terzi, ma nel caso del licenziamento economico, quali sarebbero i danni che il datore arreca? Su questo punto la nuova norma è del tutto incoerente e populista con i soldi delle imprese, che sono già scarsi. Questo punto proprio non va, è da bocciare. Anche perché la stessa Riforma del Lavoro prevede il nuovo Welfare che istituisce l’ASPI : dunque un licenziato per motivi economici deve essere sussidiato con l’ASPI e non con altri oboli veteroclassisti a carico degli imprenditori. C’è poi , sempre in questa norma, una assurdità evidente nella previsione quantitativa di questo indennizzo. Una cosa da matti: perché fra le 15 e le 24 mensilità di indennizzo significa , in media, una cifra che si aggira sui 30.000,00/ 40.000,00 Euro. E dove li trova tutti questi soldi un artigiano , un commerciante, una piccola industria con il sistema bancario chiuso a riccio ? E cosa mai accadrà domani, se questa riforma passa così, con la novità che queste misure si applicheranno a tutte le aziende, anche a quelle che occupano meno di 15 dipendenti? Il gusto di questa norma incoerente col tentativo di liberalizzare il lavoro è agro, sa di acuta diffidenza e di rancido classismo contro tutti gli imprenditori, benzina sulla cenere in un Paese come l’Italia, estremamente sindacalizzato ed ideologizzato. Vedremo cosa accadrà. Ma , ripeto, non abbiamo tanto tempo da aspettare, il tempo sprecato in sessanta anni di cultura comunisteggiante è un peccato originario che ci taglia le gambe. Il fattore tempo è quasi altrettanto decisivo del contenuto della Riforma.. Dunque su questo argomento la riforma – giusta e corretta da un punto di vista del Diritto del Lavoro – naufragherà per la incultura del sindacato , per la prepotenza e per il delirio di onnipotenza e per la miserevole lentezza della Magistratura e per la previsione, sbagliata, dell’indennizzo ..Il sistema della Riforma, inoltre, privilegiando il contratto a tempo indeterminato e cercando di scoraggiare , con aumenti di costo, tutte le altre forme di lavoro a tempo determinato e flessibili , tende ad irrigidire il mercato del lavoro, determinerà un aumento di evasione fiscale e contributiva perché spingerà i lavoratori a tempo determinato verso forme di lavoro occulte, non agevolerà l’attuale esercito dei giovani e delle partite IVA ( fra l’altro lavoratori attualmente senza alcuna forma di welfare ), spingerà ai margini , fra i disperati , coloro che verranno,licenziati ad una certa età e che non troveranno in giro surrogati di lavori con contratti flessibili e riprodurrà ancora il mito del “ posto fisso”. Peggior Riforma in questo momento non poteva esserci . Occorre modificarla. Alla svelta.

Roma venerdì 13 aprile 2012

Gaetano Immè











martedì 3 aprile 2012

COSTRUTTORI DI GABBIE DI ESCREMENTI

Non tutti sanno che l'altro giorno le agenzie di stampa hanno reso noto che «l'VIII sezione del tribunale del Riesame di Napoli presieduta da Angela Paolelli ha confermato la decisione della Corte di Cassazione, secondo la quale non vi è stata alcuna prova di accordo tra Alfonso Papa e il carabiniere Enrico La Monica, coimputato nel procedimento sulla presunta P4 e attualmente latitante, in ordine ad attività di dossieraggio in cambio della promessa di ingresso nei servizi segreti». Tutto questo, dopo che sia il gip del tribunale di Napoli che la Cassazione avevano escluso l'esistenza di un accordo tra Alfonso Papa e Luigi Bisignani, terzo coimputato. Crolla così definitivamente la consueta e fantasiosa ipotesi accusatoria di un'associazione segreta denominata P4 essendo ormai passato in giudicato il giudizio della Cassazione secondo la quale non emerge alcun elemento indiziario relativo a un accordo o anche a semplici intese tra Papa, Bisignani e La Monica. La magistratura mette la parola fine all'ipotesi dell'associazione individuata dai pm Henry J. Woodcock e Francesco Curcio, i quali avevano chiesto una nuova ordinanza di arresto per il deputato del Pdl, ordinanza che il Tribunale del Riesame ha rigettato.

Dobbiamo forse ancora meravigliarci o scandalizzarci? Dobbiamo forse ancora ricordare come la sinistra, tutta la sinistra- nessuno eccettuato od escluso - ben bene intruppata ed irreggimentata , armata “ contro il nemico” e chi se ne fotte della verità, votò in Parlamento per l’arresto di Alfonso Papa?
Insomma, siamo ancora una volta al cospetto dell'ennesimo fallimento di ben noti inquirenti ( vero PM Woodkock e Procura di Napoli?) ma sono talmente disgustato, come cittadino, di assistere a questa ennesima miserabile sceneggiata di una Giustizia da barzelletta , da non avere più neanche la forza di ribellarmi. Ma non posso sopportare il disgusto e l’orrore che in questa occasione mi stanno provocando certi siti - quelli, per intenderci, della ben nota 'informazione forcaiola da quattro soldi che tanto applaudì l'arresto (che oggi si scopre essere stato immotivato) di Papa – nei quali non è apparsa nemmeno una riga su questa notizia.

I forcaioli giustizialisti alla Bindi, alla Bersani, alla Fini, alla Travaglio, alla Di Pietro, alla Vendola e compagnia che cavalcano senza se senza ma l'onda giustizialista , mai sarebbero in grado di ammettere i loro errori. Chiedere scusa? Ma quando mai! Loro, esperti produttori ed utilizzatori di escrementi umani ed animali – altrimenti e comunemente denominati “ merda” – sanno solo costruire gabbie di sterco intorno alle persone (rigorosamente solo se deputati di centrodestra ) pur di cavalcare quell'ondata di anti-politica manettara che consente loro di vendere qualche rotolo in più della loro carta igienica venduta nelle edicole.

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DISINFORMAZIONE ORGANIZZATA

Gli imprenditori dichiarano redditi inferiori ai dipendenti, quindi pagano meno tasse. Non c'è giornale o telegiornale che nello scorso fine settimana non abbia aperto con questo titolo . Uno scandalo?Ma quando mai! Semmai una esemplare dimostrazione di ignoranza da parte della nostra informazione nelle mani di manipolatori delle verità. Nel comunicato in questione, del Ministero dell’Economia, all’origine della notizia, si legge che ( andare a controllare,please!) “il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è pari a 18.170 euro, mentre quello dichiarato dai dipendenti 19.810”. Una statistica priva di ogni senso, degna della famosa statistica da "polli di Trilussa".

Intanto va precisato chi siano i lavoratori dipendenti e chi gli "imprenditori". Nella prima categoria di reddito il fisco include professori universitari , magistrati, manager e dirigenti, pubblici e privati, oltre agli impiegati ed agli operai, mentre sotto la voce "imprenditori" figurano non solo artigiani e commercianti medio-piccoli ma anche l’esercito delle così dette partite IVA, cioè tutti i nostri disgraziati precari . Tanto per sfamare la bile degli invidiosi, annuncio che i nomi dei Berlusconi, dei Benetton, dei Ferrero, dei Marcegaglia , dei Montezemolo, dei Della Valle, ecc non compaiono certo personalmente come imprenditori, anche se di fatto possiedono le loro imprese. Ma non perché siano evasori. Dichiarano i loro guadagni, ma sotto forma di dividendi e compensi societari. Insomma per “ tecnica fiscale” questi redditi non rientrano fra i “ redditi di lavoro dipendente” né fra i “ redditi di impresa”, bensì fra i “ redditi professionali e di partecipazione”. Inoltre va anche considerato che l'imprenditore può legittimamente suddividere il reddito annuo prodotto tra i componenti della propria famiglia, e che oltre il 70% degli artigiani e dei commercianti non lavora da solo ma con un figlio, con il coniuge, ecc e che stiamo parlando del reddito dichiarato dall'imprenditore come persona fisica, quello cioè che gli resta dopo aver già dedotto le tasse sugli utili della sua impresa.

Considerando tutti questi fattori, un reddito medio nazionale di 18 mila euro l'anno «non è così scandaloso», osserva il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, ma resta un «falso statistico». Una ditta individuale artigiana, ad esempio, dichiara mediamente 22 mila euro, contro i 15 mila dell'operaio che impiega. Persino per il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, si tratta di medie «completamente sbagliate» e senza alcun valore statistico, che non si dovrebbero usare «per scatenare guerre ideologiche fra guelfi e ghibellini».

Questi cialtroni dell’informazione mascariata e manipolata dalla loro mafia , vogliono solo sobillare l'invidia sociale nei confronti di chi è ritenuto più ricco per distrarre l'opinione pubblica dalla vera causa della crisi in cui si trova l'Italia: vogliono farci credere che la colpa dei servizi scadenti e del debito elevato, quindi dell'aumento delle imposte , sia solo degli evasori. Sono dei truffatori di notizie, dei gaglioffi spacciatori di droghe mentali. Perché il nostro grasso, e grosso elefantiaco Stato incassa dagli italiani onesti molto di più di quanto incassano gli altri Stati occidentali dai propri cittadini. I quali, però, spendono meglio quelle risorse, senza distribuirle allegramente pur di accaparrarsi voti e consenso. E siccome è da più di mezzo secolo che viviamo di truffaldine “ cacce agli evasori fiscali”, nessuno che ci dica a quanto ammontano i redditi sottratti all’ingordigia del fisco italiano. Se l’imposizione tributaria fosse non così esasperata ( parliamo di una pressione fiscale intorno al 55% medio) e scendesse a livelli accettabili da tutti ( come in moltissimi Paesi occidentali) diventerebbe quasi inutile e troppo costoso lo sforzo di celare i redditi prodotti, anche se è lo stesso ordinamento fiscale italiano a offrire vie legali all'evasione nell'interpretazione dell'imponibile.

Roma martedì 3 aprile 2012

Gaetano Immè

lunedì 2 aprile 2012

PER LA RIFORMA DEL LAVORO NIENTE DECRETO LEGGE : PER SALVARE LE PROSSIME ELEZIONI AMMINISTRATRIVE DELLA SINISTRA E PER SVUOTARE LA RIFORMA CON RIDICOLE INVOCAZIONI AD UN MODELLO SINDACALE TEDESCO IGNORATO DA MEZZO SECOLO.




Dopo sessanta e passa anni trascorsi militarmente irreggimentata a seguire la CGIL ed il suo massimalismo ideologico; dopo decenni e decenni passati senza mai concretamente evitare la lunga serie di esecuzioni politiche attuate dalle Brigate Rosse e che derivavano dallo loro stessa ideologia ( ricordiamo Giugni, D’Antona, Biagi tanto per non dimenticare ); dopo aver rifiutato modernizzazioni del Diritto del lavoro elaborate persino da giuslavoristi e politici della loro stessa parte politica ( voglio ricordare, per brevità, solo Giugni, Treu, Ichino, D’Antona, Debenedetti, ecc); adesso e solo adesso tutta la sinistra D.S., quella stessa sinistra che davanti ad argomenti concreti sulla riforme del Diritto del lavoro preferisce scappare a gambe levate dal dibattito lanciando solo slogan propagandistici del tipo “ ben altri sono i problemi del Paese” (slogan per altro a puro effetto budella , un vero e proprio profluvio di Confetti Falqui per le biliose budella dei tanti cretini d‘ogni età, frasi senza senso ma comunque capaci di distrarre dal merito del dibattito tutti coloro che seguono solo il loro odio viscerale per l‘avversario politico )solo adesso tutta questa sinistra, dai bersaniani fino ai vendoliani passando per i dipietristi , con CGIL e FIOM comprese, parla di “ modello tedesco”.

Per adattarmi, ma solo per un attimo, alla bassezza intellettuale ed anche morale mostrata in vita dallo scomparso Antonio Tabucchi ( la morte non cancella l’azione di una vita, leggere “ ‘A livella” di Antonio Clemente, please!), che definiva amabilmente come “degli emeriti stronzi”( letterale please!) tutti gli italiani che non votavano per la sua cara sinistra , ritengo a mia volta che coloro che fanno del “benaltrismo” un paravento della loro ignoranza sociale e politica siano degli “emeriti imbecilli allo stato puro .“ Qualcuno per caso ricorda la frase “ ..gli italiani sono solo dei mandolinari e dei mangiatori di pasta “? Fu pronunciata da un cittadino “ sovietico”, orgoglioso di “ essere un cittadino sovietico e non un semplice italiano mandolinaro e mangiatore di pasta…” Si trattava di tale Palmiro Togliatti.

E certo! Che ci vuole, si fa presto a parlare di modello tedesco! E chi in questi giorni cita a ogni passo la Germania come esempio per l’articolo 18 farebbe bene a studiarselo il Diritto del Lavoro tedesco ed a studiare anche le “ relazioni sindacali “in Germania. Sarà meglio chiarire di cosa stiamo parlando. Qualche esempio per capire meglio e bene. Ho letto di un impiegato tedesco licenziato per aver ricaricato il telefonino a spese dell’azienda , di un infermiere tedesco di un ospedale tedesco licenziato per aver mangiato due panini destinati al vitto dei malati, di un inserviente tedesco di un supermercato tedesco licenziato per aver mangiato un paio di caramelle prese da uno scaffale. Il caso più famoso , che internet riporta , riguarda una cassiera tedesca della catena tedesca “Tengelmann” (un diffuso supermercato ), che aveva trattenuto per sé due buoni sconto dal valore complessivo di 1,30 euro. Bene, fate attenzione: il tribunale del lavoro tedesco ha dichiarato assolutamente validi tutti questi licenziamenti. Solo il tribunale federale Tedesco del lavoro (la più alta istanza giudiziaria) ha cassato l’ultimo provvedimento ( si trattava di una lavoratrice che aveva trentuno anni di anzianità ed ormai prossima alla pensione ) e ne ha disposto il reintegro. Ma, si legge nel dispositivo della sentenza, si è trattato di un’eccezione dovuta a motivi umanitari che non devono costituire precedente in quanto “deroga“ dalla Legge. Proprio come la Magistratura di casa nostra!

La riassunzione o “ il reintegro“ , anche nei casi di licenziamento per motivi banali, è dunque un evento rarissimo in Germania. Il principio è che non conta tanto l’entità del danno causato, quanto il venir meno della fiducia fra fabbrica e il soggetto. È tutto questo è la diretta conseguenza di un sistema di “ relazioni sindacali tedesche” che si regge sulla completa, fattiva e cosciente partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda e che , nei grandi gruppi come Volkswagen, ecc, è basato sulla celebrata Mitbestimmung (cogestione). Esiste nelle fabbriche un “Consiglio di Gestione “ composto di tot membri dei quali i lavoratori ne eleggono la metà mentre l’altra metà e il Presidente (il cui voto risulta decisivo in caso di contrasto) sono eletti dagli azionisti. Per farla sintetica: in azienda poi, vi è anche il cosiddetto Comitato economico, composto dai manager di vertice dell’impresa e dai rappresentanti dei sindacati, che discutono con la massima trasparenza dei problemi e dell’andamento della fabbrica. Tutti devono sapere tutto quanto succede in azienda. Tutti, sindacalisti compresi, hanno diritto di aver accesso a ogni documento interno dell‘azienda ma, a memoria d’uomo non v’è traccia anche solo di un caso di un improprio delle informazioni aziendali.

Si è dunque formato storicamente, per la completa assenza della così detta “lotta di classe” fra “ padroni e lavoratori “ , un tale processo di immedesimazione con le sorti dell’impresa da raggiungere vette e livelli difficilmente comprensibili in Italia. Ovvio poi che l’obbligo di lealtà e di rigore nei confronti dell’impresa sia un’arma a doppio taglio che vale anche e soprattutto per manager , per gli stessi imprenditori e per i proprietari. Chi, per esempio, utilizzasse per obiettivi personali i beni aziendali o che promuovesse una sua raccomandata senza particolari meriti che siano prima riconosciuti dal Consiglio di gestione, dovrebbe fare i conti con tutti , dai sindacalisti ai suoi stessi colleghi. Sempre il Germania e grazie al “modello tedesco” non è neanche pensabile che un proprietario possa imporre i propri figli ai vertici della sua azienda se non abbiano dimostrato di averne le dovute capacità. Tutte le imprese nascono da un imprenditore capostipite. Nel momento, però, in cui quest’ultimo lascia il timone, in Germania l’azienda non viene più considerata un bene solo personale da passare in eredità, ma un patrimonio di interesse collettivo.

Come si possa pensare che questo “ modello tedesco” possa essere facilmente introdotto anche in Italia è un mistero glorioso. Al cui confronto, il mistero della verginità della Madre del Cristo è un nonnulla. E’ così di tutta evidenza come il parlottio a sinistra di questo modello tedesco davanti alle norme proposte dalla Ministra Fornero altro non è che un voler menare il can per l’aia, dopo aver ripreso fiato grazie all’aiuto di Napolitano il quale ha ordinato al fido Professor Monti di evitare il Decreto Legge , regalando così , con il ricorso al “ Disegno di Legge”, alla sinistra almeno due mesi di tempo per discutere e cercare di modificare ( possibile migliorarlo, ma anche peggiorarlo)il progetto di riforma, di far comunque passare le prossime elezioni amministrative locali senza dover pagare alcun dazio politico per le scelte sul diritto del lavoro che in tal modo la sinistra potrà rinviare al “ dopo elezioni” riempiendosi intanto la bocca con il fantomatico “modello tedesco”.

Se poi avete qualche desiderio di capire proprio per bene il piattino che ci stanno cucinando e la conferma dei timori da me sopra esposti, basta osservare con quale incredibile tempismo proprio ieri la Corte d’Appello di Potenza ha disposto il reintegro sul posto di lavoro ( FIAT di Melfi) di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli , - i tre operai che la Fiat aveva licenziato con l’accusa di avere sabotato una linea di produzione durante uno sciopero. Ieri la Corte ha reso note le motivazioni della sentenza con le quali viene intimato al Lingotto il reintegro dei tre. La lettura delle motivazioni di questa sentenza illustrano, meglio di qualsiasi altra forma di esegesi, come parlare in Italia di relazioni industriali con il modello tedesco sia cosa assolutamente impensabile . In questa caso, peraltro piuttosto noto , la Corte sostiene addirittura che quei licenziamenti erano «nulla più che misure adottate per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo». Nelle 67 pagine redatte dai magistrati, la linea dei tre operai appare sposata in pieno. Quello che per Fiat fu un sabotaggio (il carrello della linea produttiva stoppato nella notte tra 6 e 7 luglio 2010 durante il citato sciopero) per i giudici fu tutt’altro: intanto perché non è stato infranto il divieto di «ledere la capacità del datore di riprendere l’attività dopo lo sciopero». E poi perché mica c’erano solo loro tre davanti ai quei carrelli. Ci sarebbero state anche altre tute blu alle quali, sottolineano i giudici lucani, «la Fiat non ha contestato nulla Un assist da leccarsi i baffi che la Magistratura del Lavoro ha regalato con un tempismo eccezionale ( altro che Maradona !) a coloro che vogliono svuotare di significato la proposta del Ministro Fornero. Vietato dimenticare che questa riforma ci è stata chiesta dall’Europa ( la famosa lettera della Bce al Governo precedente) , la quale ne pretende l’approvazione in tempi rapidissimi.

Ci sono poi due considerazioni assolutamente elementari che testimoniano la totale falsità morale, politica ed ideologica della sinistra che contesta ogni modifica all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e la irragionevolezza irresponsabile del Governo Monti che ha proposto questa modifica di questo articolo . Per il primo punto vi faccio notare che chi si scaglia contro tali modifiche dell’articolo 18 sono : Sindacati ( CGIL e FIOM) e partiti politici ( P.D., IDV, SEL, GRILLINI, NO-TAV, ecc), cioè, guarda caso, proprio coloro che NON HANNO MAI APPLICATO AI LORO DIPENDENTI L’ARTICOLO 18. Un mastodontico e preclaro esempio DI ASSOLUTA INCOERENZA. Abbiamo ascoltato ripetutamente la Camusso, Landini, Bersani, Di Pietro, Vendola, Ferrero, Diliberto, Rizzo, ecc urlare e sbraitare contro chi voleva modificare l’articolo 18 perché “ voleva i licenziamenti facili e voleva dunque fare della vera e propria macelleria sociale”. E’ una vita che costoro hanno il licenziamento facile e fanno della vera e propria macelleria sociale! Lo sapete, per esempio, che da qualche giorno sono stati chiusi due giornali della sinistra( Il Riformista e Liberazione) e che ci sono giornalisti disoccupati ai quali le tutele non si applicano ? Ma che vergogna e che faccia da schiaffi ! . Quanto poi al secondo punto, non riesco a capacitarmi come una mente equilibrata possa pensare ad un indennizzo , per un licenziamento economico, compreso fra le 15 e le 27 mensilità di stipendio. Oggi che , com’è ormai pacifico, queste nuove disposizioni sull’articolo 18 non si applicheranno più soltanto ai dipendenti delle grandi aziende ma a tutte le imprese ( e dunque anche a quelle con meno di 15 dipendenti),è pazzesco solo immaginare che un artigiano, un commerciante, una piccola e media impresa possa sopportare un costo medio di licenziamento ( diciamo una media di 20 mensilità, con uno stipendio medio mensile di Euro 1.700,00 fanno una somma di Euro 35.000,00 ) che sfiora i 40.000,00 Euro. Chi è questo genio che ha introdotto questa bella novità? Lo sa costui che le Banche non fanno più credito? Lo sa costui che nel 2011 sono fallite 12.000 imprese? Lo sa costui che l’Italia non è fondata sui Della Valle, sui Berlusconi, sugli Agnelli, sui Del Vecchio, ecc ma su qualcosa come 6 milioni di microimprese ( artigiani, commercianti, partite IVA, agricoltori, piccoli professionisti dei servizi, ecc) , senza contare gli studi professionali? Lo sa costui che questa marea di microimprenditori sono i veri precari della nostra società ai quali, però, non sono neanche concesse né tutele né ammortizzatori sociali perché la riedizione stomachevole e disgustosa della “ lotta di classe” li spaccia tutti per delinquenti ed evasori? La brutale e franca verità è che prevedere un indennizzo è una pura ipocrisia perché il sinallagma del “ contratto di lavoro” è: tu lavori per me finché c’è il lavoro per te. Quando il lavoro per te non c’è più, devi trovarti un altro lavoro e devi vivere a spese dello Stato, non a spese mie. Pertanto prevedere questo indennizzo è una vera assurdità, che dimostra l’impostazione ideologica statalistica anche di questo Governo dei Tecnici. D’altra parte, lo stesso schema di riforma delle tutele prevede l’estensione a tutti i licenziati di un assegno mensile per 12 o 18 mesi. Il mio compito è di fare l’imprenditore , rispondo al mercato, non assumo lavoratori per trasformarli nei miei papponi. Abolite questo assurdo indennizzo che bloccherà le cose come prima, che renderà del tutto nulla la modifica di questa riforma.


CONSIDERAZIONI SULLE MODIFICHE ISTITUZIONALI ED ALLA LEGGE ELETTORALE

Le notizie che leggo sull’intesa di massima raggiunta dai partiti che sostengono l’attuale Governo ( PdL, PD, Udc) circa le modifiche istituzionali – che dovrebbero concentrarsi su due punti chiave quali: una nuova Legge elettorale ( che non preveda alcun previo obbligo di coalizione; che attribuisca un “ premio di governabilità” in seggi al “primo” ed al “ secondo partito” come numero di voti; che preveda uno sbarramento compreso fra il 4% ed il 5%; che preveda il così detto “ diritto di Tribuna” per i partiti politici che non superano lo sbarramento: che preveda l’indicazione sulle schede elettorali, del candidato Premier; che preveda anche che la scelta dei parlamentari sia affidata agli elettori ( ancora non si capisce bene se con il ritorno alle “ preferenze” o con altro sistema) ; che ritorni al meccanismo elettorale “proporzionale” cercando di correggerne ed evitarne gli eccessi) ed alcune modifiche costituzionali ( sui poteri del Presidente del Consiglio – ancora non si capisce se con l’introduzione del Premierato, con il Presidenzialismo o con altri sistemi -; sul superamento graduale del bicameralismo perfetto; sulla riduzione del numero dei parlamentari dagli attuali 945 ai 750; sull’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo e passivo ), fanno temere al sottoscritto a ad altri il ritorno all’ingovernabilità , che è stata la caratteristica negativa della Prima Repubblica. Non è con la “ Legge elettorale”che si può garantire la “governabilità” del Paese né tanto meno il mantenimento – magari riparato ed emendato dai suoi svariati peccati fin qui evidenziati – di un sistema “bipolare” che consenta l’alternanza al governo fra i due opposti schieramenti politici. Peraltro appare a tutti evidente come questa versione del “ maggioritario di coalizione” , attuato in Italia dal 1994 ad oggi, pur attraverso due Leggi elettorali ben distinte - la Legge Mattarella prima e quella di Calderoli poi - non abbia affatto garantito né un Governo stabile né un’opposizione che abbiano saputo compiutamente fare il loro mestiere. Nelle cinque Legislature succedutesi nella Seconda Repubblica ( XII,XIII,XIV, XV e XVI ) nessuna è finita a con il Presidente del Consiglio uscito dalle elezioni e la XV Legislatura terminò addirittura dopo appena meno di due anni di vita ( ultimo Governo Prodi). Se ne deduce che le ampie aggregazioni elettoralistiche , vale a dire le “ coalizioni” - costruite per catturare il “ premio di maggioranza” che la Legge Mattarella e quella Calderoli attribuivano alla coalizione risultata vincente – non hanno assolutamente dimostrato di possedere la necessaria tenuta politica, la necessaria “ coesione politica ” che sono i presupposti basilari per la “ governabilità” in un bipolarismo dell’alternanza. A correggere, dunque, questo difetto ( ripeto: la scarsa coesione politica dentro le coalizioni) servirebbero sia il proposto “premio di maggioranza ai primi due partiti politici “( anziché solamente alla “ coalizione vincente”) e la prevista “ soglia di sbarramento”. Il primo attribuirebbe un maggior peso politico, di seggi e dunque di voti, ai due partiti politici maggioritari che potranno farlo valere nell’aggregazione che essi potranno poi scegliere. Cioè questo “ premio” dovrebbe essere così tramutato in uno strumento politico che diventi il naturale baricentro sia della maggioranza di governo che della opposizione. La seconda mirerebbe a ridurre l’eccessiva frammentazione dell’offerta politica, spesso veicolo di sprechi e di approfittamenti, consentendo ai minoritari un semplice diritto di tribuna.

Dato il consenso a tale schema basilare di Legge elettorale dei partiti che sostengono il Governo Monti- e cioè PdL, PD e Udc – vale a dire una maggioranza di tipo quasi bulgaro, non mi pare sussistano dubbi sull’abbandono volontario , da parte della politica, di quel principio maggioritario grazie al quale ci si allontanò dalla disgraziata Prima Repubblica. Ma questo non significa anche la fine del “ bipolarismo”. La legge elettorale che ha consentito la così detta “ democrazia dell’alternanza” viene dunque abbandonata , scelta improcrastinabile se consideriamo che quel sistema si è in diciotto anni talmente corrotto da produrre addirittura un “ Governo tecnico” anziché politico. Quello che viene meno, stando a questi prodromi della nuova Legge elettorale, è un punto focale della democrazia: la facoltà degli elettori di scegliersi il Premier di scegliersi anche la coalizione che deve governare sulla base di indicazioni di programma e di coalizione da esercitare “ prima” delle votazioni. Ora tutto questo viene di fatto sottratto agli elettori e, dopo diciotto anni, la scelta del Premier e della coalizione viene affidata di nuovo al gioco parlamentare . Quindi non solo abbandono della democrazia dell’alternanza, non solo ritorno al proporzionale anche se corretto, ma anche ritorno agli accordi parlamentari alla faccia degli elettori ? Insomma siamo di fronte ad una “ restaurazione” delle Prima Repubblica?

Replico ai dubbi ed alle paure che non esiste affatto una conflittualità politologica ed istituzionale fra “ proporzionale corretto” ( meccanismo elettorale) e sistema bipolare ( norme istituzionali di governance). Certo la partita va giocata tutta in Parlamento, sia esso degli “ eletti” o “ dei nominati”. E poiché ancora manca il tassello se saranno resuscitate o no le “ preferenze”, non vedo motivi per escludere che anche con il sistema “ proporzionale corretto” si possano creare due opposte classi di governo , alternative fra di loro. Tutto questo può verificarsi però solo se – e qui divento pessimista , molto pessimista, perché non faccio altro che scrutare gli ultimi diciotto anni – le due alternative politiche bipolari sapranno costruire le loro rispettive coalizioni non, come è stato in tutti questi ultimi diciotto anni, sulla base della pura e squallida demonizzazione dell’avversario politico ma in funzione di valori ed obiettivi validi per il bene del Paese, non per il proprio misero tornaconto di bottega politica. Sono e resto tremendamente pessimista.

Mi rendono pessimista non solo l’appello mentale delle persone che siedono in Parlamento ( che non sia d’offesa per nessuno, sia chiaro), quanto per alcune riserve che elenco. La politica è un’attività istituzionale che ha come scopo quello di produrre una offerta politica adeguata ai tempi ed ai bisogni del Paese , offerta maturata man mano dal rapporto e dal confronto fra “ la politica” e “ il territorio” e che si conclude con una proposta di leadership, di programma, di alleanze parlamentari fissata pubblicamente ed in piena responsabilità politica davanti all’elettorato e “ prima “ del voto. Un sistema, invece, che non assegni agli elettori il diritto di scegliersi il Governo, il Premier, sulla base dell’offerta politica declamata con precisione e chiarezza “ prima del voto” contiene una dose minore di democrazia . Anche perché affida ad una ventina di persone ( ai dirigenti dei partiti ) dediti al tornaconto della propria bottega politica più che agli interessi superiori del Paese i compiti che la democrazia popolare ha affidato da diciotto anni agli elettori. Vale la pena avere una minore dose di democrazia ? Certo le così dette “ coalizioni coatte” prima del voto ( le emulsioni messe insieme solo per tornaconto politico, per salire sul carro dei vincitori) non sono certo né migliori né peggiori di altre “ coalizioni coatte” che sorgeranno senza amalgamarsi anche “ dopo il voto”. L’incubazione parlamentare delle seconde non la affranca dal peccato originale che corrode ogni coalizione: cosa ci unisce, cosa ci divide? Abbiamo avuto anche esempi di “ coalizioni coatte” nate in Parlamento “ dopo le votazioni”: quella, per fare un esempio che portò D’Alema al suo primo Governo.

C’è un principio superiore, che nulla ha da spartire con la “ politica da bottegai” che mi induce a far pollice verso alla novità : io credo che sia giusto che gli italiani sappiano cosa votano e che lo sappiano con chiarezza. Io mi fido degli italiani, anche se votano poi per un’offerta che io non condivido: è la democrazia, bellezza! Io vorrei lasciare questo Paese e questo mondo sapendo che i miei discendenti siano i veri padroni del destino dell’Italia e non gli “iloti” dei “ principi” spartani. Se non fosse stato per Berlusconi , per l’irruzione del sistema bipolare non saremmo mai riusciti ad uscire dalla melma della Prima Repubblica. Certo l’Italia delle faide e delle lobby non ha dimostrato di essere capace di vivere un bipolarismo maturo e responsabile e , con l’aiuto robusto di partiti politici provenienti dal secolo scorso e dal conflitto ideologico, hanno tramutato il bipolarismo in una continua ed inqualificabile rissa di bottega politica. Un vero schifo. Ma punire per questo un popolo non è giusto, perché non è creando “ gli ottimati” che riusciremo ad educare il popolo al bipolarismo responsabile: questo è il compito che i partiti politici debbono avere. Non altro.

PER CAPIRE LA LEVATURA E LO SPESSORE MORALE DELLE PERSONE………….

Tante volte ci sfugge il metro per misurare lo spessore culturale ed etico di una persona pubblica, che invece è semplicissimo. Vi faccio quattro esempi per farmi capire ben bene.
L’Ing. Carlo De Benedetti , per esempio, ha detto e scritto ovunque, specie su La Repubblica ma anche altrove - a proposito dell’articolo 18 (da lui stesso giudicato come una minuzia) che non era vero che circa 600 dipendenti della fallita Olivetti ( che era sua ) , ridotti sul lastrico dalla sua imprenditorialità eccelsa, furono assunti dalle Poste di Stato. Oltre che un imprenditore scarso ma super-raccomandato dai suoi amici “ de sinistra” ( voglio solo ricordare che costui esordì come A.D. di FIAT solo per “ comunanza di censo” con gli Agnelli e dunque senza alcun merito e che a fine ’92 l’amico Governo Ciampi gli regalò nella Finanziaria di fine anno una licenza dei telefonini che gli consentì di creare e vendere Omnitel alla Mannesmann) l’Ing. Ha anche la memoria corta. Consiglio dosi industriali di Memoril. E gli ricordo che tutti gli ex dipendenti della sua Olivetti degli stabilimenti di Ivrea, Torino, Castellamonte, Ozegna e Rivarolo ( erano circa 590 persone), furono assunti alle Poste Italiane dal Ministro Franco Marini – oggi, ovviamente, nell’amico P.D. di cui Carlo De Benedetti ha la tessera numero 1 -. Un esempio di “ finto tonto” da disprezzare.

Poi Valter Veltroni, spesso per la bramosia “ de fasse vede” , perde occasionissime per starsene zitto. Così ha voluto metter becco anche sulle dichiarazioni dell’On Calearo quale aveva apertamente dichiarato quello che tutti sapevano ma che nessuno osava dire. E cioè che lui in Parlamento ci andava il meno possibile, che col suo stipendio (di 12 mila Euro al mese) ci pagava un mutuo che un mortale se lo sogna e che s’era anche accattato un bel SUV da paura all’estero. E così il Signor Veltroni Valter – mai lavorato in vita sua – s’è subito accodato al solito coro dei melensi e degli imbecilli ipocriti ad urlare quanto sia “ orrendo” questo Calearo. Che ipocrita! A parte il fatterello che Calearo fu scelto e messo in lista del P.D. nel 2008 proprio dal Signor Valter Veltroni per appropriarsi del suo “ pugno di voti”. E che dire poi di Nicola Zingaretti che apre bocca per dire che “ è per gente come Calearo che l’Italia sprofonda”. E il debito pubblico? E lo spread? E le riforme mai fatte da sessanta anni? E la criminalizzazione dell’avversario politico come unica forma politica degli ultimi diciotto anni?

Concludo con il Sen. Francesco Rutelli: lui e la moglie scorazzavano per Roma con Craxi e compagnia finché il carro di Craxi tenne botta. Quando poi le inchieste giudiziarie travolsero Craxi, ricordo l’attuale Senatore Francesco Rutelli declamare con voce roca “ voglio vedere Craxi mangiare il rancio nelle patrie galere”.Insomma, una persona molto dabbene, no? Ma non solo. Perché proprio Craxi, durante tutti i suoi innumerevoli processi non si sognò nemmeno di addossare tutte le responsabilità finanziarie sul Segretario Amministrativo Giuseppe Balzamo, anzi si assunse pubblicamente e giudiziariamente tutte le colpe. Invece, questo Senatore Francesco Rutelli, davanti a sei sette anni di “ magna magna” con i rimborsi elettorali della cessata Margherita, non fa altro che tentare di addossare tutte le responsabilità su Lusi.Che dire di costui se non ricorrere al detto “ o tempora o mores”?Altro che Calearo, altro che Lusi ! il dramma dell’Italia è che esistano persone come Nicola Zingaretti, come Valter Veltroni, come Francesco Rutelli e come Carlo De Benedetti!

Roma lunedì 2 aprile 2012

Gaetano Immè