Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 13 aprile 2012

UMBERTO E RENZO BOSSI , LA LORO LEZIONE DI CIVILTA’ E LA ANNUNCIATA DERIVA FASCISTOIDE DELLA LEGA NORD


Antonio Di Pietro , in Parlamento, dove incredibilmente bivacca col suo manipolo di fustigatori della moralità degli altri da undici anni ( per colpa dei DS che come “ pizzo - ” per aver salvato il solo PCI da quella sorta di Piazzale Loreto in salsa giudiziaria che fu Mani Pulite - gli regalarono i il loro sicuro seggio senatoriale del Mugello) - sapendo che vi erano le telecamere accese, ha inscenato la sua consueta farsa televisiva , accusando - con foga da Masaniello il Prof. Monti di avere sulla coscienza i suicidi per disperazione di questi giorni. Ma se ciò fosse vero, allora mi chiedo: ma lui, il Di Pietro, allora , che cosa sarebbe , se non un autentico boia prezzolato ? Dal 1992 al 1994 - nel periodo in cui impazzavano sia lui -come P.M. nel Pool di Mani Pulite - sia la sua carcerazione preventiva come mezzo di tortura medioevale , -i “ suicidi giudiziari» furono- ben trentadue. Vi erano, fra i suicidati”, anche persone che non risultavano neppure indagate, ma solo minacciate di esserlo dal Di Pietro stesso , indotte al suicidio non certo per timore della eventuale condanna ( si trattava di reati, diciamo, secondari, quale poteva essere il “ finanziamento illecito a partito politico”, tipo quello che ora pende su Penati (che, per dire, non pensa neanche a dimettersi dalla Regione Lombardia con tutti i reati dei quali deve rispondere per il “ sistema Sesto”) quanto per lo stupro e lo scempio mediatici ai quali i sarebbero state sottoposte dalla stampa e dalla televisione prima del processo giudiziario . Quella gente, ancor prima di essere indagata o accusata di un qualche reato, veniva letteralmente massacrata e rovinata dal processo mediatico che aveva preso il posto del processo giudiziario . Un ritorno al medioevo giudiziario, al Tribunale del popolo, ai metodi da Santa Inquisizione. Quanto poi alla sua dichiarazione di voler raccogliere le firme per imbastire un altro referendum popolare per abrogare la Legge sul Finanziamento pubblico ai Partiti Politici, detta da uno che si né arricchito incassando e gestito personalmente , da undici anni , qualcosa come 75 milioni di Euro di rimborsi elettorali che dovevano essere incassati dall’IDV, qualifica costui ed i suoi seguaci per quello che sono: individui che , dopo essersi arricchiti con i nostri soldi pretenderebbe pure di apparire onesti e probi.

Questa sorta di “ Vaso di Pandora” scoperchiato da una qual certa Magistratura ( c’è di mezzo quel tale P.M. Woodckok di Napoli , noto ormai per le sue tantissime inchieste – da Prodi a Vittorio Emanuele di Savoia - finite poi miseramente in un ridicolo nulla ) sulla Lega Nord - con figuranti giornalisti anche televisivi che cazzeggiano smodatamente , confusamente ed in maniera vaga di “ reati penali” ( si parla di spese familiari, di riciclaggio e di altre ipotetiche ma possibili imputazioni penali ) – senza avere prima raccolto prove certe e non semplici pettegolezzi e senza avere emesso il dovuto “ rinvio a giudizio” con la dovuta indicazione dei reati addebitati, mi fa ritenere che si tratti di una ulteriore sorta di indagini giudiziarie illecitamente rese pubbliche e condotte a bella posta col sistema “ a strascico”, sperando cioè di trovare , nel successivo esame delle scartoffie sequestrate, un qualche reato.

Si tratterebbe, da quanto si è appreso fino ad oggi, di una sorta di “ destinazione di fondi della Lega, , percepiti “ dalla stessa quali “ rimborsi di spese elettorali” , a fini personali di Bossi e di altri. Che c’entra allora la Magistratura con la Lega Nord? Se la Lega Nord è, come è, un’associazione di diritto privato, dei propri fondi può fare quello che vuole. Destinare parte delle proprie somme a Tizio o a quel tale ’investimento non costituisce alcun reato penale perché la “ malversazione” o il “ peculato” sono reati penali previsti dal C.P. solo come “ reati contro la Pubblica Amministrazione”, solo se commessi ai danni dello Stato,. Infatti con la Legge numero 86 fin dal 26 Aprile del ’90 è stato abolito l’articolo 315 C,p, che reprimeva appunto, come figura di autonomo reato, la malversazione a danno di privati. . Perché dunque ogni forma di malversazione o di peculato a danno di un’associazione privata diventi reato penale e come tale sia perseguibile per “ notitia criminis” e punibile, necessita della preventiva denuncia penale dei componenti del l’associazione privata stessa che si ritenga lesa nei suoi diritti , come è accaduto con la Margherita di Rutelli per il tesoriere Lusi, anche se in quel caso il reato ( appropriazione indebita o furto o altro costituiscono ancora figure autonome di reato penale e dunque perseguibili dietro semplice “ notitia crimins”) Nel caso della Lega Nord non vedo dunque ancora alcun reato penale . E quale diritto hanno dunque i P.M. per ipotizzare tali presunti reati? Nessuno. E qualora poi un P.M. potesse vantare – ammettiamolo pure per assurdo – in questo caso un qualche diritto d’intervento, allora mi dovrebbe anche spiegare come mai nella pur lunga e pubblica vicenda che ha coinvolto Fini e la casa di A.N. di Montecarlo ( destinazione a persona estranea all’associazione A N di un bene dell’associazione stessa , stesso caso della Lega Nord ) nessun P.M. ha incriminato Fini aprendo un procedimento penale contro di lui nè cercando , così, di impedire che l’illecito penale ( se penale fosse ) si consumasse in maniera peraltro anche pubblica ? Tanto è vero quello che sostengo che lo stesso Sen. Lusi è stato incriminato - pur trattandosi nel suo caso di “ appropriazione indebita” - non d’ufficio , non da un qualsiasi P.M. , ma solo dopo che la Margherita ha presentato, alla Procura della Repubblica di Roma, una specifica denuncia penale .

E non basta, perché se poi la vogliamo mettere sotto l’aspetto dell’opportunità politica, , sulla quale tanto ha battuto tutta la sinistra in questi anni , allora devo evidenziare molti e ben più ponderosi rilievi.

Primo fra tutti lo squallido e vile sciacallaggio che tronfi e disgustosi maramaldi , mascherati da
giornalisti” hanno compiuto , facendosene pure un vanto, ai danni di un ragazzetto- parlo del figlio di Umberto Bossi – che mostra evidenti limiti diciamo almeno di tipo “caratteriale”. Ho assistito a pazzesche sceneggiate televisive dove ignobili e maramaldi intervistatori si facevano pubbliche beffe di un ragazzotto talmente immaturo e sprovveduto da spingere la mia indignazione ad un punto tale da inviare, il 9 aprile ’12 , a “Striscia la notizia” il seguente messaggio: “ Ho provato ribrezzo nel vedervi arrogantemente maramaldeggiare con uno come Renzo Bossi. Per la prossima volta vi consiglio interviste al Cottolengo. Perché non lo avete mai fatto con il figlio di Di Pietro, Consigliere molisano? Gradassi con i deboli e servili con i potenti? “.

Secondo rilievo. Renzo Bossi si è dimesso – senza essere neanche indagato – da Consigliere della Regione Lombardia, perdendo anche tutti i collegati benefit, emolumenti ed altro. Filippo Penati, in attesa di processo ma già rinviato a giudizio per una serie impressionante di reati corruttivi commessi in qualità di Pubblico Ufficiale , si è dimesso solo dal P.D. ma è ancora nel Consiglio della Provincia di Milano, cioè continua ad incassare le laute prebende collegate. A me personalmente, che sono sempre un garantista – e non, come molti soloni ,che sono garantisti con amici e sodali e giustizialisti con gli avversari politici – , va bene così, perché non ritengo Filippo Penati “ colpevole” dei reati a lui addebitati, perché tale lo riterrò solo quando e se vi sarà una sentenza definitiva in tal senso. Ma come definire se non disgustoso e ridicolo che il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani,,tornato a parlare nel settembre dell’anno scorso del caso Penati (durante la festa di Alleanza per l'Italia,) dichiari che la questione etica e morale deve essere al centro del dibattito per il suo partito e che i partiti hanno bisogno di leggi sulla certificazione dei bilanci e sui codici etici da seguire?"Quando si tira dentro il Pd in cose in cui non c’entra, noi mandiamo avanti gli avvocati". E perché Bersani non li ha poi mandati questi fantomatici Avvocati? Minaccia denuncie contro l’informazione libera , invece di vergognarsi di avere in casa possibili concussori e si tiene stretto Filippo Penati come Consigliere Provinciale di Milano per il P.D. e come “ certificatore” ( di elevata probità, immagino, visti i reati a lui addebitati ) dei bilanci del P.D..

Come il Signor Belsito, anche il Sen. Lusi ha amministrato soldi leciti della Margherita, fregandosi però una ventina di milioni di Euro. Anche Lusi è stato espulso dal P.D. ed anche per Lusi vale il mio garantismo e dunque anche Lusi deve essere considerato solo indagato fino a sentenza definitiva. Ma sotto il profilo dell’opportunità politica Lusi avrebbe dovuto dimettersi anche dal Senato . Ma non lo ha fatto né il partito lo ha espulso dal Senato . Dunque certamente Rutelli non ha commesso reati penali, semmai ha fatto la sua quotidiana brutta figura dell’ inetto e dell’ incapace, ma nessun reato per come i soldi della Margherita sono stati spesi, ruberie di Lusi comprese.

E non è questa, dunque, una grande vittoria della dignità personale, politica e morale dei Bossi tutti ? Sul risultato posso essere anche consenziente: anche se Umberto Bossi fosse stato a conoscenza degli usi personali di quelle somme della Lega , non vi è ancora alcun reato ( che potrebbe sorgere solo in caso di denuncia penale da parte della Lega Nord contro Belsito o contro i due Bossi) . Non mi sorprende che tre o quattro o cinque Procure della Repubblica abbiano messo tanta attenzione su una Porsche, su una laurea e su spese di dubbia moralità ma senza alcun reato che evidenzi la “ notitia criminis”. Non mi sorprende perché ormai sappiamo che razza di manipolatori e di impostori siano alcuni noti P.M. di certe Procure sia napoletane che e siciliane che toscane che romane, ecc.. . Ma se per queste cose qua si sono scomodate tre , quattro o cinque Procure, centinaia di uomini, migliaia di intercettazioni, decine e decine di Magistrati e che Dio li benedica, ma allora per i Penati , per gli Emiliano , per i Vendola , per i Tedesco, ma che avrebbe dovuto fare – e non ha mai fatto pur essendo costoro impelagati in illeciti da anni ed anni – questa Magistratura? Fatevene tutti una ragione, bavosi pettegoli , falsi indignati a senso unico:, feroci inquisitori della moralità altrui, Umberto e Renzo Bossi , fin’ora, vi hanno rifilato un sonoro ceffone in faccia , sono volati in alto e (come cantava Lucio Dalla ” …….e sulla testa vi piscerei”-) a tutti voi che sulla terra strisciate come vermetti hanno impartito una solenne lezione di trasparenza, di coerenza intellettuale e di correttezza politica: il rossore dei ceffoni rimediati dalle vostre flaccide guance non sparirà mai . Perché i due Bossi, padre e figlio, non hanno commesso fin’ora nessun reato penale, e si sono dimessi . Emiliano , Penati , Vendola, Tedesco, Lusi invece hanno già sul groppone accuse di reati penali e certamente sotto un profilo giuridico per essi vige il mio principio costituzionale e liberale della loro innocenza fino a sentenza definitiva contraria. Ma sotto il profilo dell’opportunità politica costoro restano incredibilmente e vomitosamente incollati alle loro poltrone, alle loro prebende pubbliche, ai loro privilegi. Come superiorità morale alla fantomatica maniera di Berlinguer, beh!, non c’è mica male.

Sono letteralmente schifato e disgustato da questa canea di propalazioni, da questi ignobili processi sommari, dalla richiesta rabbiosa di teste da decapitare in nome di una non meglio identificata “ pulizia”, questa è aria da caccia a Giovanna D’Arco, aria da caccia alle streghe, aria da rituali sacrifici umani, da altari trasformati in ancestrali are per sacrifici, aria da fuochi sacrificali, aria da danze tribali, aria mefitica che somiglia molto a quello che Piero Ostellino definirebbe come “ il nuovo fascismo del popolo”dove un partito viene prima degli individui e dei valori umani. Proprio come vogliono far apparire la Lega. Certo l’assoluzione da parte del partito di Umberto Bossi ha effetti devastanti per lui, ma è un autogol . Per trasformarlo in un “ innocente” , in uno tradito da figli e moglie, se ne è invocata l’infermità mentale politica. Lo fanno apparire come una vittima del “ cerchio magico”, che lo avrebbe circuito ed indotto a sbagliare a sua insaputa. Ne esce un inconsapevole necrologio della Lega Nord che perde il suo vero ed unico leader, ridotto ad una caricatura penosa di un “ Capo imbalsamato”, ridotto ad essere una sorta di reliquia da esporre, come il sangue di San Gennaro, in una specie di teca veneta esposta alla idiota venerazione di un idiota popolo padano. I Don Gennaro di Totò ( ‘ “ o scopature “ , gli scopini de “ ‘A livella”) , i Bobo Maroni ed i suoi sodali, credono di aver fatto chissà quale grande lavoro. E non si rendono conto, da meschini qual sono, che, a loro insaputa, a Bergamo la Lega Nord l’hanno uccisa e seppellita Tutte le televisioni sono in diretta ventiquattro ore al giorno sulla nuova Piazzale Loreto dove si grida allo scandalo sui “ finanziamenti leciti” come anticamente si sussurrava appena allo scandalo sui “ finanziamenti illeciti”, sulla piazza che mostra lacrime , sangue e merda, tanta merda. Dodici pagine dedica il Corriere della Sera , dico dodici pagine , quasi un libro, al giorno del misfatto, alle false notizie, alle false lauree estere che poi si viene a scoprire che non sono mai esistite, ai falsi fidanzati che non sono mai esistiti, ai falsi poliziotti che invece sono solo dei veri poliziotti, , ai soldi dati ad una “ nera” che deve essere per forza la Rosi Mauro e che invece era solo una infermiera svizzera. I giornali di questi giorni sono già lerciume , mondezza e merda ancora prima di arrivare in edicola freschi di stampa e chi li scrive ne ha piene mani e cervello. E la Lega Nord rischia di brutto . Perché Maroni è decisamente “ “unfit to lead the party and its dream”, appare più un modesto , rancoroso e stucchevole sobillatore che un leader , del quale non incarna nulla, tanto meno l’eloquio, un eloquio , il suo, che è un suono ridicolo, una vocetta aspra che insinua, che non coinvolge, che strascica parole ma che non entusiasma cuori ed animi. Roberto Maroni parla come se avesse scoperto chissà cosa e invece si tratta solo delle usuali e storiche consuetudini italiane: ma come viveva, secondo voi , il figlio di Donat Cattin se non fra i lussi dovuti al democristiano padre, per fare un solo esempio o come ha vissuto tutta la genia dei Berlinguer , ormai tutti sulla sessantina passata, che mai hanno superato – nessuno di loro – un esame di merito per occupare i posti che oggi occupano? E come hanno vissuto i figli dei Moro, dei Fanfani, dei Rumor, dei Cossiga, dei Pajetta, dei socialdemocratici, ecc? Ma davvero voi pensate che noi siamo talmente rincoglioniti fino al punto da credere che le bustarelle e le raccomandazioni ( oggi chiamate più bocconianamente “ concussioni e tangenti” (ma sono sempre la stessa medesima cosa) siano il frutto proibito figlio solo del berlusconismo e del padanismo e non la fondamentale tara ereditaria della nostra Italia ? Chi oggi, dalle parti di Largo Fochetti a Roma o di Via Solferino a Milano, finge di indignarsi per la Lega o per Lusi o che finge di scandalizzarsi come una smaliziata puttanona per le intemerate di Umberto Bossi o anche per i misfatti degli altri ( Penati, Tedesco, Vendola, ecc) è il solito, miserabile ipocrita, un falso perbenista che finge di dimenticarsi dei Tanassi, dei Di Lorenzo, dei Poggiolini, del discorso di Moro alle Camere sull’affare Lockheed ( “ la DC non si processa”)) o di quello più recente e sempre al Parlamento di Craxi ( “ se io sono colpevole di corruzione , lo siete anche tutti voi che sedete in Parlamento, nessuno escluso, voi tutti che sul sistema tangentizio avete vissuto e prosperato ……”) La storia dell’Italia è colma di movimenti politici che sono andati in malora una volta deca ducati del loro leader. Ed ogni grande leader politico, una volta ammalato ed azzoppato, come accade oggi con Umberto Bossi, ha il suo “delfino becchino”, che crede di salvare il partito e che invece lo seppellisce al cimitero. Lo ha fatto Martelli con il PSI con Craxi in esilio e malato,; lo ha fatto Martinazzoli con la DC disfatta da Di Pietro; lo ha fatto Giorgio La Malfa con il PRI del padre Ugo ormai nella tomba; lo ha fatto Fini con il MSI con Almirante morto e sepolto,; lo ha fatto Bertinotti con R.C. Lo sta facendo anche Roberto Maroni, portando in piazza ed in Tribunale alcune beghe verso la famiglia Bossi approfittando di un menomato e malato Umberto Bossi . Gente, questa come Maroni, che spera in una nemesi negata dalla storia e nel cui nome sono affogati nella melma molti: Mino Martinazzoli , che voleva segare le gambe a Forlani, ha seppellito la DC, Martelli che voleva fare le scarpe a Craxi è sepolto nell’ignominia , Fini che credeva di occupare il posto di Almirante è oggi si è ridotto ad essere schiavo di un cognato pretenzioso, esoso , nullafacente , raccomandato, arrogante e pappone, lui, Roberto Maroni, uno che è talmente meschino da predicare la caccia alla strega Rosi Mauro, uno che si dimostra un quaquaraquà, che pone il suo rancore verso Rosi Mauro – che non è neanche indagata – al posto del lucido ragionamento politico , uno che ha bisogno di mostrare al popolo affamato la testa mozzata del capro espiatorio, della Rosi Mauro e se poi costei fosse innocente ecchisenefrega. Uno così, la Lega la porta dove Martelli ha portato il PSI di Craxi, dove Martinazzoli ha portato la DC, dove Veltroni ha portato il PD.: al cimitero. I grandi leader si riconoscono dalla loro grandezza umana: guarda Aldo Moro, addirittura morto ammazzato per la sua DC, guarda Craxi che ha sempre difeso i compagni di partito e che si è addossato sempre tutte le responsabilità penali , anche quelle non sue , guarda Berlusconi che ha aperto al Paese scenari politici prima impensabili ma che ha avuto anche il coraggio e l’umiltà,di far tacere il suo orgoglio personale pur di fare il bene del Paese. Nessuno di questi tre grandi statisti ha ceduto al rancore, nessuno di questi si è nascosto dietro un capro espiatorio, anzi, tutti e tre, hanno offerto la loro, di testa, per il bene del Paese.

Maroni Roberto , sei un meschino, hai ridotto Umberto Bossi ad una parodia di “ capo imbalsamato”, ti sei scagliato contro un ragazzino imberbe, magari viziato, ma essenzialmente immaturo ed incapace , sei talmente rancoroso da pretendere di vendicarti della Rosi Mauro perché aveva conquistato più di te il cuore di Umberto Bossi, brami esporre la sua testa come quella di un capro espiatorio, sei un vendicativo, un meschino d’animo, sei il becchino della Lega Nord, altro che scopa e pulizia. Tu e tutti coloro che ti seguiranno su questa strada .

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FINANZIAMENTI PUBBLICI O VOLONTARI E PARTITI POLITICI

Sulla questione del finanziamento pubblico ai partiti politici ho sentito in radio, in televisione e letto sui giornali le più oscene amenità e le più insulse fregnacce . Di mattina, su Radio Uno, per citare un esempio paradigmatico , una sedicente giornalista ha sostenuto che questo finanziamento pubblico è frutto del solito “ berlusconismo”, senza – per sua fortuna- che nessuno potesse in diretta mandarla a rassettare qualche stanza di qualche albergo a ore invece che dire cretinate via Radio pubblica. Il referendum abrogativo del ’92 promosso dai Radicali vide il 90,3% dei voti espressi a favore dell'abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti. Nello stesso dicembre del ’93 il Parlamento aggiornava, con la legge n. 515 del 10 dicembre 1993, la già esistente legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”. Il Governo che dunque si fece bellamente beffe di quel referendum popolare ( di referendum abrogativi popolari dei quali la politica della Prima Repubblica si fece bellamente beffe ce ne furono diversi ) che abrogava il finanziamento pubblico ai partiti politici fu il Governo di centrosinistra di Amato , Martelli alla Giustizia ed O.L. Scalfaro al Quirinale . Tutto a sinistra, dunque. La stessa norma venne applicata in occasione delle successive elezioni politiche del ‘94 , venne aggiornata ed anche ben rimpolpata nelle misure dei rimborsi previsti, sia da Governi di centrodestra che da Governi di centrosinistra. Tutti dunque debbono emendarsi di un tale scempio di soldi pubblici, ma mettiamo bene i puntini sulle i: chi per primo ha stuprato impunemente e sfacciatamente la volontà popolare del referendum abrogativo del ’93 fu il Governo di centrosinistra di Amato. E qui la facciamo finita con le diatriba di bassa lega, come quella innescata da questa pseudo giornalista della RAI pubblica. Metto da parte lo schifo e l’indignazione che costei ha suscitato in me e vengo finalmente alle cose serie. A domandarmi se il finanziamento pubblico debba o non debba esistere e , se debba esistere, come elargirlo e come evitare abusi.

Per come stanno oggi le cose, sappiamo che sull’argomento vi sono essenzialmente due ipotesi. Una del centrodestra, l’altra del centrosinistra. Nel P.D. prevale la tesi di Bersani che difende a spada tratta la necessità dei contributi statali ai partiti . Sostiene, Bersani, che tale assunto sia l’unica via per evitare plutocrazie , oligarchie e dominio dei ricchi e regole ferree interne ai partiti, tipo codice etico, misure disciplinari per gli iscritti che violino le regole stesse, regole severe sulle incompatibilità tra cariche diverse. Insomma , sempre e solo Stato . Per il PdL, invece, il finanziamento statale ai partiti politici va del tutto eliminato, anche per attuare, anche se con diciannove anni di colpevole ritardo, quanto espresso dalla volontà popolare nel referendum abrogativo del ’92. Deve essere istituito, per il PDL, invece , il rimborso da parte dello Stato delle sole spese effettivamente sostenute da ciascun partito per le campagne elettorali, importi che saranno minuziosamente verificati da Commissioni apposite e dovrà essere introdotto ufficialmente il finanziamento su base volontaria, una sorta di cinque per mille. Come si può osservare, Bersani ed il centrosinistra sono ancora schiavi di un pensiero vetero classista che criminalizza sempre quello che per loro è rappresentato da venti anni da Berlusconi , ipocritamente dimenticandosi che fu proprio la sua stessa parte politica a voler fottere la volontà popolare referendaria del ’92 ed ad aggirare quel risultato con quella Legge sopra citata. Invece, la soluzione proposta dal PdL appare innanzi tutto come principalmente rispettosa della supremazia politica del popolo, poi come un positivo compromesso, rispetto alla completa privatizzazione dei sostegni ai partiti politici , come avviene negli USA , fra il rimborso a piè di lista ( statale) ed il cinque per mille ( volontario). Il tutto condito anche e soprattutto con l’attuazione - finalmente! - anche dell’articolo 49 della Costituzione e con l’introduzione di regole certe e responsabilizzanti per i bilanci dei partiti politici, dei sindacati, ecc. La soluzione del PdL mi pare soddisfi ( al contrario di quella del P.D. che mira essenzialmente all’apparente ed ipocrita criminalizzazione degli accordi fra politica e lobby con l’evidente conseguenza che tali fatali accordi produrranno sotterfugi e di occultamenti illegali ) svariati principi: rispetto dei referendum popolari, drastica riduzione dei finanziamenti statali ai soli rimborsi certificati, parità di trattamento fra tutti senza criminalizzazioni censuarie, apertura al contributo volontario, con il riconoscimento dei gruppi d’interesse ed anche delle lobby intese come espressione politica di gruppi di interesse, come avviene da tempo nelle democrazie avanzate occidentali e come dovrebbe condurci una auspicabile maturazione politico/culturale del nostro Paese.

Chi crede nella causa giusta per la quale si batte a vantaggio della Nazione, non può avere timore di chiedere sostegno economico al popolo. E i sostegni ricevuti , resi pubblici, spingeranno certamente verso sane forme amministrative nel rispetto dei donatori. Difendere invece il solo mantenimento pubblico a nostre spese a vantaggio dei partiti , nascondendosi dietro l’alibi che sia il solo sistema per garantire che non soltanto i ricchi possano entrare in parlamento, puzza di comunismo e di opportunismo ed è anche una colossale fregnaccia ad uso e consumo dei creduloni senza cervello . Perché chi si mette in gioco per il bene del Paese deve farlo per gli interessi superiori di “ tutto il Paese” e non per far trionfare solo la propria ideologia partigiana: dunque chi si presenta nella politica, chi pretende di salire in Parlamento, deve metterci la faccia e non pretendere di farlo però con i soldi degli altri. In tal modo ragionano solo truffatori , malavitosi e gente che coi soldi degli altri vuole solo inseguire il proprio vantaggio e quello degli amici e degli amici degli amici , ma non quello del Paese.

A coloro che obiettano che potrebbe essere sporco il denaro ottenuto attraverso raccolte volontarie ad opera di persone interessate a diventare rappresentanti del popolo, si deve ribattere che questo è quanto meno il “ sistema meno peggiore “, per usare un italiano da incubo, ma chiaro. È il sistema usato in tutte le democrazie mature, Stati Uniti in primis. Certo, forse J.F. Kennedy avrà avuto appoggi economici sospetti, ma in democrazia i voti si contano, non si leccano né si pesano . Peraltro a costoro , che evidentemente fanno parte del numeroso esercito dei “ mantenuti dell’antimafia a chiacchiere” ricordo che esiste un sistema per evitare infiltrazioni mafiose o camorriste o 'ndranghetose, più efficiente anche del sistema attuale, molto semplice ed efficace. Basta adottare la ricevuta fiscale, iva esente in questo caso. Ogni candidato dovrà, per legge, rilasciarne una ai propri finanziatori, anche per un centesimo. Altro che limite di cinquemila euri!, come blaterano i soliti papponi di Stato. La revisione sperata e tanto attesa dell’articolo 49 della Costituzione - mai fin’ora attuato in Italia - deve portare ad imporre regole amministrative e fiscali anche ai partiti politici ed anche ai Sindacati, alle ONLUS, ecc. E dunque le fatture/ricevute fiscali sarebbero deducibili da parte del contribuente/ sostenitore in tutto o in parte, come avviene già in Italia , per le spese mediche.

Soltanto chi, con fatica, sa reperire fondi per una giusta causa può dare garanzie di battersi davvero per quella causa e di utilizzare quanto raccolto per i fini che ha dichiarato.

Abroghiamo dunque l’abominevole legge sul finanziamento pubblico dei partiti, assieme a quella altrettanto abominevole sul finanziamento ai giornali e sostituiamo il tutto con contributi volontari, magari con un’aliquota Irpef agevolata . Certo non mancherà il solito imbecille che dirà , ipocritamente, che così vincono i partiti sostenuti dai più ricchi, perché basta mettere un tetto massimo dei contributi che sia uguale per tutti e sanzionare chi dà o chi riceve finanziamenti occulti e chi non rispetta le regole sulla spesa, con acconce condanne , analogamente a come avviene nelle maggiori democrazie europee e d’oltreoceano. Se poi c’è il solito furbacchione mascherato da onorevole che pensa ad un nuovo referendum abrogativo, credo che prima di poter parlare costui debba di corsa restituire tutti i settantacinque milioni di rimborsi elettorali che ha incassato personalmente togliendoli ad un certo partito politico al quale quei rimborsi erano diretti,. Solo in questo modo sarà una persona credibile e non un qualsiasi Antonio Di Pietro, uno che per quindici anni si è ingrassato personalmente con il finanziamento pubblico dell’IDV incassato sempre personalmente e che ora, ricco e grasso, vorrebbe anche farci credere di essere stato costretto, suo malgrado, ad incassare tutti quei soldi, di essere non solo probo, ma anche onesto.

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RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO DA SISTEMARE, PRESTO E BENE.

Ritorno sulla Riforma del Lavoro perché vedo sempre meno idee chiare sui giornali e nelle trasmissioni televisive sull’argomento , specie dopo le correzioni che sono state apportate alla stessa. Sento piangere , da una parte politica, lacrime amare perché , si dice e si sostiene da quella parte , che con il compromesso sull’articolo 18 - che avrebbe ripristinato il reintegro sul posto di lavoro anche per i licenziamenti economici anche se solo per quelli giudicati dalla Magistratura “ manifestamente insussistenti “- il Governo Monti si sarebbe calato le braghe ed avrebbe di fatto azzerato la Riforma del Lavoro riducendola praticamente a zero. Sento canti di vittoria dall’altra parte politica, che si fa vanagloria di un merito inesistente, mentre nella sinistra ancora più radicale sento ancora prefiche lamentare un imminente scempio dei fetenti imprenditori contro la classe operaia ancora umiliata dalla classe padronale. Ma le cose non stanno così come vorrebbero farci e farvi credere. Ora vi dico io cosa ho capito.

Questo blog si è sempre schierato a favore della modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori – roba degli anni settanta, archeologia industriale, ma non per questo roba da rigattiere o da raccolta indifferenziata – per consentire all’imprenditore la facoltà di attuare licenziamenti per motivi economici . L’impresa deve rispondere al mercato: se il mercato tira, l’impresa deve assumere, se il mercato non tira l’impresa deve licenziare. Tertium non datur . Ma non è neanche ammissibile che si passi improvvisamente dalla prigionia più totale ( quella attuale ) alla libertà più sfrenata ed incontrollata e dunque è assolutamente comprensibile – ed in linea di diritto anche ammissibile – che se “ quell’invocato motivo economico” del licenziamento sia giudicato da un Magistrato “ “manifestamente insussistente “ (locuzione bocconiana che pretende una traduzione in italiano volgare ed io ve lo traduco con un chiaro e limpido “ “evidentemente inesistente”) allora il reintegro disposto dallo stesso Magistrato appare condivisibile. Lo scopo delle tentate Riforme del Lavoro , sia quella abbozzata dal Governo Berlusconi nel 2002,sia questa attuale proposta dal Governo Monti, non è mai stato quello di introdurre in Italia , come stoltamente sbraitano FIOM e CGIL, una sorta di Far West nei licenziamenti , ma per rimodellare il nostro “Strato di Diritto” sull’attuale congiuntura dell’economia mondiale , previo mantenimento dello Stato di Diritto anche nelle relazioni industriali. Infatti, tornando alla vexata quaestio dell’articolo 18, nella sua precedente stesura esisteva una falla vistosa. Se il licenziamento avviene per “ motivi economici” e se poi quel licenziamento risulta poi essere “ manifestamente non economico” allora la sola previsione assistenziale del nuovo welfare ( Aspi) o del solo indennizzo per il licenziato appariva un premio per imprenditori truffaldini. Dunque la previsione che in questo caso il Giudice possa ordinare il reintegro del licenziato è accettabile ed anche condivisibile, ma da un punto di vista del puro Diritto del Lavoro e da quello di uno Stato di Diritto.

Questa nuova formulazione dunque dell’articolo 18 offre la possibilità di instradare il nostro Paese sul cammino che storicamente ha caratterizzato e che ancora caratterizza sia il sindacalismo statunitense sia quello – a chiacchiere tanto invocato ma mai accettato – tedesco. Si tratta , lo devo avvertire, di una vera e propria rivoluzione culturale e di costume, che presuppone una vera libertà d’impresa e la cogestione dell’impresa come modello , che investe tre poteri: quello giudiziario, quello sindacale e quello culturale. Perché , considerato che con la nuova formulazione viene previsto che per un licenziamento “ per motivi economici “sia prima adita la vertenza sindacale e poi, in caso di insuccesso, la Magistratura del Lavoro, sapranno mai, mi chiedo, sia il sindacalismo italiano che la Magistratura italiana del lavoro, dopo sessanta anni di massimalismo operaistico, abbandonare la loro deriva massimalista ed adattarsi alle novità? La recente sentenza della Corte d’Appello del Lavoro di Potenza - che ha disposto addirittura il reintegro presso la FIAT di Melfi dei tre operai che furono licenziati e denunciati dalla FIAT stessa per violenza privata ( per aver interrotto la produzione ) - non lascia ben sperare, così come non offre molte speranze l’atteggiamento di parte del Sindacalismo . Simili atteggiamenti non agevolano la cultura della cogestione di impresa, necessaria per dare vita ad un modello moderno di relazioni sindacali, né si può ritenere che simili conclusioni non vengano tratte anche da chi volesse, italiano o straniero, investire nel nostro Paese per creare nuovi posti di lavoro.

Questa rettifica sull’articolo 18 decisa dal Governo Monti ha ancora il pregio di porre sotto esame il potere sindacale e quello giudiziario . Se dunque questa riforma non produrrà gli sperati effetti sulla flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, questo sarà imputabile non più al Governo del Paese – che questa riforma, epocale o meno, l’avrebbe comunque emanata – ma all’arretratezza culturale e politica della Magistratura e del sindacalismo, che condanneranno, se conserveranno l’attuale l loro spirito ideologico , il Paese ad una crisi ancora più profonda e dunque letale. Il percorso di ogni modifica culturale è tortuoso e dunque ci vorrà tempo e tempo noi non ne abbiamo più. Dunque ora tutte le responsabilità, sono a carico dei sindacati e della Magistratura. Inoltre non condivido il fatto che , sempre nel caso di licenziamenti “ economici” sia lasciata al Magistrato la decisione se e quanto attribuire come indennità al licenziato. Non c’è logica nella previsione dell’indennizzo, perché se un licenziamento è economico non si capisce per quale “ratio” il datore di lavoro debba anche un indennizzo. Si paga l’indennizzo per dare valenza monetaria a danni che si arrecano a terzi, ma nel caso del licenziamento economico, quali sarebbero i danni che il datore arreca? Su questo punto la nuova norma è del tutto incoerente e populista con i soldi delle imprese, che sono già scarsi. Questo punto proprio non va, è da bocciare. Anche perché la stessa Riforma del Lavoro prevede il nuovo Welfare che istituisce l’ASPI : dunque un licenziato per motivi economici deve essere sussidiato con l’ASPI e non con altri oboli veteroclassisti a carico degli imprenditori. C’è poi , sempre in questa norma, una assurdità evidente nella previsione quantitativa di questo indennizzo. Una cosa da matti: perché fra le 15 e le 24 mensilità di indennizzo significa , in media, una cifra che si aggira sui 30.000,00/ 40.000,00 Euro. E dove li trova tutti questi soldi un artigiano , un commerciante, una piccola industria con il sistema bancario chiuso a riccio ? E cosa mai accadrà domani, se questa riforma passa così, con la novità che queste misure si applicheranno a tutte le aziende, anche a quelle che occupano meno di 15 dipendenti? Il gusto di questa norma incoerente col tentativo di liberalizzare il lavoro è agro, sa di acuta diffidenza e di rancido classismo contro tutti gli imprenditori, benzina sulla cenere in un Paese come l’Italia, estremamente sindacalizzato ed ideologizzato. Vedremo cosa accadrà. Ma , ripeto, non abbiamo tanto tempo da aspettare, il tempo sprecato in sessanta anni di cultura comunisteggiante è un peccato originario che ci taglia le gambe. Il fattore tempo è quasi altrettanto decisivo del contenuto della Riforma.. Dunque su questo argomento la riforma – giusta e corretta da un punto di vista del Diritto del Lavoro – naufragherà per la incultura del sindacato , per la prepotenza e per il delirio di onnipotenza e per la miserevole lentezza della Magistratura e per la previsione, sbagliata, dell’indennizzo ..Il sistema della Riforma, inoltre, privilegiando il contratto a tempo indeterminato e cercando di scoraggiare , con aumenti di costo, tutte le altre forme di lavoro a tempo determinato e flessibili , tende ad irrigidire il mercato del lavoro, determinerà un aumento di evasione fiscale e contributiva perché spingerà i lavoratori a tempo determinato verso forme di lavoro occulte, non agevolerà l’attuale esercito dei giovani e delle partite IVA ( fra l’altro lavoratori attualmente senza alcuna forma di welfare ), spingerà ai margini , fra i disperati , coloro che verranno,licenziati ad una certa età e che non troveranno in giro surrogati di lavori con contratti flessibili e riprodurrà ancora il mito del “ posto fisso”. Peggior Riforma in questo momento non poteva esserci . Occorre modificarla. Alla svelta.

Roma venerdì 13 aprile 2012

Gaetano Immè











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