Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 1 agosto 2012

UNA MAGISTRATURA DA INCUBO:ADESSO ASSOLVE I LADRI


Da Firenze arriva una storia di tasse , disperazione e di stupro dello Stato di Diritto, che non ha precedenti, ma che deve far riflettere e che deve insegnarci qualcosa: un imprenditore sessantenne di Arezzo si è difeso in un aula di tribunale sostenendo di non aver pagato 150mila euro di Iva non perché volesse evadere, ma poiché costretto ad evadere l’IVA dalle difficoltà economiche in cui si trovava la sua ditta edile dopo che non gli era stato pagato solo in parte ( credo la metà) un importante lavoro. E il GUP del capoluogo toscano gli ha dato ragione: assolto. La notizia è stata rilanciata da La Nazione, che racconta come a carico dell'imprenditore era stato emesso un decreto penale di condanna per 7.500 euro a causa dell'omesso versamento dell'Iva nel 2007. L'uomo ha immediatamente presentato ricorso, e durante il rito abbreviato al GUP Paola Belisto ha presentato i documenti e i conti per spigarle che la sua azienda si trovava in difficoltà economiche poiché era stata pagata soltanto la metà di un lavoro da 1,5 milioni di euro, che non aveva ancora terminato. Per questo motivo l'imprenditore aretino aveva usato tutti i risparmi per pagare fornitori e dipendenti, per estinguere un mutuo e poi indebitarsi nuovamente con le banche per finire i lavori (nel caso in cui non li avesse terminati per tempo avrebbe dovuto pagare una penale). Considerata la particolare situazione, il p.m. Sandro Curignelli ha chiesto l'assoluzione.

Una decisione semplicemente assurda, l’Agenzia ricorrerà in Appello ( dovrebbe trattarsi solo di una decisione di Primo Grado) e l’imprenditore dovrà pagare. Dura lex sed lex. Quasi a caccia di consensi almeno umanitari se non giudiziari, dopo le amenità sull’Ilva di Taranto ed altro , il mondo della Magistratura prova “ la via umanitaria al facile consenso”. Ovviamente niente di personale con l’imprenditore di Arezzo, ma i soldi dell’ IVA-metà o tutta - non sono soldi suoi, ma del Fisco, che lui detiene in forza dell’istituto giuridico-fiscale del “ sostituto d’imposta”. Dunque siamo di fronte ad un imprenditore che fattura – e non capisco per quale motivo, nessuno ce lo dice – tutto l’importo di un lavoro da eseguire o già iniziato. Dove c’è la relativa IVA. Il Cliente riesce a pagargli solo metà di quella fattura e l’imprenditore si trova nei guai. Operai da saldare, contributi sociali, banche che reclamano ,etc. Cosa fa? Non versa allo Stato l’IVA incassata ( non parlo di tutta l’IVA ma solo della parte incassata) preferendo evidentemente pagare prima operai, contributi, forse anche banche, ecc. Siamo davanti ad un reato penale preciso: l’appropriazione indebita. Il codice non cambia perché così vorrebbe il Dr. Curignelli a nulla poi rilevando i motivi per i quali l’imprenditore aretino si è appropriato di quella cifra non versata. Ammettiamo pure che quel che sostiene l’imprenditore sia vero – e non ne dubito assolutamente – resta il fatto che tutte queste scuse non contano nulla perché l’imprenditore ha il rischio della propria impresa, l’alea. Non è capace di valutare bene i rischi della sua impresa e del mercato? Deve chiudere bottega, non sa fare l’imprenditore, rischia di fallire.

Misterioso ed anche incomprensibile il motivo per cui questo imprenditore emetta, poi, una fattura – in corso d’opera – per tutto l’importo contrattuale, con lavori evidentemente ancora non completati. Poniamo che l’intero lavoro era di Euro 1,5 milioni, la relativa IVA era di ( supponendo l’aliquota al 10% ) Euro 150.000,00. Dunque , emessa quella fattura , l’IVA da versare sarebbe stata di Euro 150.000,00 meno l’IVA pagata sulle forniture relative. Ma se il cliente non paga che la metà della fattura ( cioè non Euro 1.650.000,00 ma solo Euro 825.000,00) sinceramente non capisco per quale motivo l’imprenditore non abbia provveduto alla rettifica della fattura emessa.

L’imprenditore sia condannato come merita: penalmente per appropriazione indebita, fiscalmente per tutte le altre violazioni compiute non rispettando i propri obblighi fiscali. Nel corso poi dell’Appello, una copia degli atti sia trasmessa sia al Giudice Penale che a quello Fallimentare. Ma insomma, la Legge è o non è uguale per tutti o vale solo se sei simpatico al Magistrato ?

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CORTE COSTITUZIONALE O CORTE DEI MIRACOLI?

La Corte Costituzionale , quell’organo che i Padri Costituenti tratteggiarono nel ’46 come consesso “ super partes” ma che i nostri bravi democristiani e comunisti italiani hanno lentamente trasformato, da allora ad oggi, in una specie di congrega di quindici anziani, ciascuno rigorosamente munito di tessera di uno dei due partiti ( spartizione rigida, similRAI: otto scelti fra i fan del vecchio PCI e sette fra quelli della vecchia DC )s’è desta, all’intrasatta, come direbbero in quel di Napoli. E sancisce l’annullamento dell’obbligo di liberalizzare i servizi idrici comunali previsto dall’articolo 4 del D.L. n. 138 del 3 Agosto ’11. Si tratta della liberalizzazione dei servizi idrici tentata dal Governo di centrodestra contro la quale si espresse il Referendum abrogativo . Giusto e corretto così. Visto che quell’articolo 4 di quel D.L. va contro l’sito di quel Referendum, quella disposizione va abrogata. Giusto. Ma come mai i quindici ospiti di “Villa Arzilla Consulta” sono stati tutti zitti e mosca davanti a vari altri Referenda stravinti nel passato dal popolo italiano ( voglio ricordarne solo alcuni: la privatizzazione della RAI; la responsabilità civile dei Magistrati; il finanziamento pubblico ai partiti politici) ?

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DALL’UNIONE EUROPEA SI PUO’, SE CONVIENE, USCIRE TRANQUILLAMENTE. ECCO LE DISPOSIZIONI SUL RECESSO UNILATERALE .

Torno per un momento all’articolo precedente sull’UE , sull’Euro e sulla strategia complessiva , perché mi sono reso conto che c’è in giro , fra giornalisti, opinionisti, mezzibusti,sindacalisti , gente acculturata, gente comune, blogger etc una ignoranza spaventosa sull’argomento. Provate per credere: chiedete a chi vi capita:” scusa, ma noi ( Italia o Grecia o chicchessia Paese membro della UE) , a norma di regolamento o di Legge europea, se lo desideriamo, possiamo recedere dalla UE? E come?” e vi divertirete con le risposte che riceverete in disordine sparso. Dunque torniamo a noi e vediamo di rispondere alla questione.
Per risolvere, per dirimere la questione, basta consultare il capitolo dedicato alle così dette “Procedure di Exit” del famoso Trattato di Lisbona. Premetto che la volontà di “recedere”, il diritto di recesso dagli impegni obbligatori assunti nel corso dell’integrazione europea è stato sempre considerato quanto meno “ compatibile” con la natura “ volontaria” della stessa “ adesione”, da parte degli Stati Membri, alla Comunità. Infatti la “tenuta” del sistema europeo viene infatti garantito più da “ decisioni di natura politica” da parte di ciascuno Stato Membro anziché di natura giuridica: dal che discende che nulla e nessuno può impedire che un qualunque Stato Membro dell’UE, utilizzando la forza della sua sovranità , possa decidere di recedere dal Trattato. Fatte queste brevi ma necessarie premesse, esaminiamo i profili giuridici del Trattato di Lisbona relativi alla “ uscita dall’Unione”. L’articolo 50 del Trattato di Lisbona prevede il diritto di recesso unilaterale addirittura prevedendo anche , quasi a rafforzarne la portata, anche una particolare procedura così detta “liberatoria”. Al suo primo comma viene riconosciuto che “ ogni Stato memebro può decidere , conformemente alle proprie norme costituzionali,di recedere dall’Unione”.Tale decisione, tuttavia ( ecco la particolare procedura ) deve essere notificata al Consiglio Europeo. In conseguenza di ciò l’Unione negozia e conclude con tale Stato recedente dall’Unione uno specifico accordo diretto a definire tutte le modalità del recesso, che tenga anche conto delle sue future relazioni con l’Unione stessa. Questo accordo viene concluso a nome dell’Unione dal suo Consiglio che a tal scopo “ delibera a maggioranza qualificata e previa approvazione del Parlamento Europeo”. Dunque recesso assolutamente legale ed anche previsto anche se attraverso una procedura che richiede non solo il consenso del Consiglio Europeo ma anche la sua approvazione da parte del Parlamento Europeo. Tutta questa procedura può spaventare, può far presupporre chissà quali complicazioni e lungaggini. Ma così non è. Perché il terzo comma dello stesso articolo 3 prevede espressamente che “ i Trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica del recesso al Consiglio Europeo, fatta salva la decisione unanime eventuale di prorogare il termine”.

Dunque il diritto di recesso dall’UE non richiede affatto la conclusione dell’accordo previsto dai primi due commi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, perché, in forza del suo terzo comma, in caso di fallimento dei negoziati stessi i Trattati cessano di esplicare efficacia giuridica per lo Stato membro che voglia recedere , decorsi due anni dalla notifica al Consiglio Europeo di tale decisione.L’accordo bilaterale di adesione, dunque, non esclude affatto la possibilità di un recesso unilaterale , anzi la presuppone. Si tende, per dolo o per pigrizia o per ignoranza, a leggere solo i primi due commi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona e si criminalizzano i negoziati di recesso come fossero forche caudine impossibili da superare. In verità questi negoziati costituiscono solo il tentativo di evitare una uscita unilaterale dall’Unione. Ma anche una uscita unilaterale è sancita come diritto a recesso dall’Unione con l’unica limitazione del biennio dalla notifica al Consiglio Europeo.La porta è aperta dunque, nessun Castel Sant’Angelo può rinchiudere in celle anguste Stati democratici e sovrani. Non fatevi raccontare balle.

UN PO’ PER CELIA ED UN PO’……PER NON MORIRE……MA BERSANI, FASSINA ED IL P.D. MA CHE ITALIA VORREBBERO?

La musica della Butterfly nella mente e nel cuore, mentre leggo che Bersani ( è questa la novità ( direbbe Dalla) ?, oggi propone – nuntio vobis, gaudio magno….- seriosamente un “patto fra moderati e progressisti”. Un manifesto elettorale e programmatico, una dichiarazione d’amore a pagamento, una marchetta insomma, per Casini, corifeo di quella DC cattolica della Prima Repubblica, portaborse di Arnaldo Forlani, etc. Ed è questa, direbbe sempre il grande Lucio, “ la novità!? Sono tre anni che P.L. Bersani detiene il potere di segretario politico del P.D., tre anni sono passati da quelle primarie , stile sovietico, dove il vincitore sta scritto nella Pravda e gli altri candidati rischiano il gulag mediatico dei novelli Beria. Ha raccolto quel che restava del P.D.,dopo l’anno passato dal partito in seminario, a studiar teologia e costituzione resistenziale , sotto la guida (?) di un chierichetto ferrarese , un P.D. già ridotto in frantumi dallo schianto frontale ( contro il giustizialismo viscerale e bilioso dell’alleato Di Pietro ) del castello di carta dei sogni americani ( Yes, we can! Diceva Veltroni, Yes we saw! replico all’ esimio Valter Veltroni, che di americano ha conservato solo l’appartamento ivi acquistato con quei “ pochi suoi risparmiucci” a Manhattan per la fogliolina ivi – far studiare i propri figli in Italia è da straccioni italiani! - dedita a studi cinematografici). Da allora è combattuto fra possibili alleati ed improbabili alleati, tiene Di Pietro e vuole Vendola, ma sa che non può far nulla senza Grillo e senza Casini. Insomma, Bersani lancia oggi questa sorta di convegno preelettorale dopo che per tre anni non ho traccia di sue novità politiche che non siano l’accodamento al giustizialismo bavoso – fina ad ora clamorosamente distrutto 27 assoluzioni a zero condanne - , un accodamento a Di Pietro ed a tesi politico-culturali poi clamorosamente ed ignominiosamente sconfessate dai fatti successivi ( ricordate lo spread che era colpa del Governo Berlusconi e che poi tutti hanno scoperto che invece era colpa solo della BCE che si rifiutava di comprare titoli del debito pubblico italiano , come ora Draghi assicura ), un accodamento a Napolitano ed a Monti, seguito da nove mesi di esibita stampa progressista, specializzatasi nella continua,servile ed estenuante fellatio al potere bancario e lobbistico del neo Senatore “ pour toute la vie”. Cosa propone oggi il “pettinatore di bambole” di Cremona? La riproposizione dell’Unione e dell’Ulivo, due fallimenti siderali? La riproposizione della foto di Vasto? Con Renzi che da Firenze lo tallona per spedirlo, insieme ai Bindi, ai Letta, ai Marini, ai D’Alema, ai De Mita e compagnia bella verso una “ Villa Arzilla” della Prima Repubblica? Ma dopo tutti questi fallimenti, antiberlusconismo viscerale in prima fila, come si può ancora dar credito a questo “ finto liberalizzatore” di P.L. Bersani che con le sue famose “ lenzuolate “ voleva solo regalare taxi e farmacie alle sue care cooperative rosse?

Bersani ha presentato la nuova Bibbia del P.D. con nome altisonante ( Carta degli intenti del campo dei Progressisti e dei Democratici!) per mezzo del Messaggero. Leggo e quasi svengo. Ma come, non ci resta un euro in tasca , aspettiamo con angoscia la seconda rata dell’IMU, gas e luce ci rapinano, le imposte sono al 60% e Bersani che t’inventa? Una clamorosa novità ( direbbe Dalla), che servirà a “ redistribuire le ricchezze “: una nuova tassa sulle rendite dei grandi patrimoni finanziari ed immobiliari. Ma come? Da mesi e mesi tutti, parte del P.D. compreso, ripetono che non v’è spazio per una nuova patrimoniale, che una nuova simile tassa darebbe una resa irrisoria facendo fuggire altrove invece le risorse colpite ,con conseguente impoverimento ulteriore del Paese e Bersani ti va a scovare una simile stoltezza? Non c’è niente da fare: con questo Signore alla guida del P.D. e con Stefano Fassina eminenza grigia economico-fiscale del partito, altro non si tira fuori dal loro sacco. Fassina, chiarisco, è un bravo guaglione, ma resta convinto – ed ogni fede è lecita, anche questa che pure la storia del secolo scorso ha clamorosamente e rovinosamente sconfessato – che l’economia si guidi con i piani quinquennali di stile sovietico, che il lavoro si crei non investendo capitale, non aprendo aziende ed attività commerciali o industriali, non assumendosi enormi rischi, ma semplicemente emanando dei Decreti Legge ove , all’articolo unico si reciti “ Sono creati 10000 posti di lavoro negli ATO….. regionali, finanziati con attuali Euro X”.

Scusi Bersani, ma cosa vuol dire quel punto dove Lei scrivedemocrazia saldamente costituzionale” ? Il resto dello storico documento è una sommatoria di slogan apodittici e di menzogne da paura. Leggo per dare una seppur pallida idea dell’imbarazzante povertà culturale e politica che lo contraddistingue. “ Non si migliora la produttività comprimendo diritti e salari”, scrive Bersani, ma tutti ( meno Fassina ed il suo mentore Visco) sanno che quei diritti e quei salari sono ormai un privilegio per pochi ed anziani, che i giovani restano sempre tagliati fuori, che la difesa testarda dei privilegi dei dipendenti privati e pubblici, che Bersani e Fassina sposano acriticamente per sperare di guadagnare i voti dell’ala dura della CGIL, equivale all’espulsione dal mondo del lavoro delle generazioni future, al crollo della produttività e della competitività delle nostre imprese e dunque alla loro fuga verso l’estero.

Ma che razza di Italia vorrebbero Bersani, Fassina ed il P.D., oltre a quella tollerante, com’è giusto che sia, con i gay ? Un Paese sommerso da tasse, un paese con una classe di vecchi privilegiati e di giovani sfruttati e senza un futuro, un Paese abbandonato dalle imprese, un Paese che è una parodia ridicola del socialismo reale post suo crollo rovinoso. Per non farsi, poi , mancare proprio nulla nel suo decalogo delle scemenze progressiste bersanian-fassiniane, non poteva mancare l’invocazione di una severa legge sul fantomatico “conflitto di interessi”, che mai lo stesso Bersani ed il suo partito ( che pure hanno governato dal 96 al 2001 e dal 2006 al 2008 nel periodo berlusconiano) si sono neppure sognati di presentare in Parlamento, per utilizzare la questione come sempre in campagna elettorale. Né vedo traccia ,nel decalogo fassinian/bersaniano , di riduzione di spesa pubblica ( che pure è il cancro del nostro periodo) semplicemente perché costoro vogliono e desiderano mantenere questo Stato carrozzone , serbatoio di voti , di corruzione e di clientelismo . Così sia Bersani che Fassina ideano la Bersani-tax da scompisciarsi di risate, ma si guardano bene di parlare di riduzione di spese, di vere liberalizzazioni. Bravissimi, difendete questo scempio dello Stato carrozzone, uccidete i nostri giovani con le vostre sceneggiate ottocentesche da guerra di classe , date spago e corda all’odio sociale che di suo ancora alligna nel Paese contro i “patrimoni”, contro chi lavora, contro chi produce, contro chi guadagna, spargendo , come “untori”, il velenoso assioma che chi guadagna ruba. Bravissimi. Io credo che neppure un Rizzo, né un Diliberto, forse forse giusto un Landini potrà essere contento delle vostre idee. Con questa gente andrete a governare, se ci riuscirete. Dar loro ancora fiducia? Ma non scherziamo con le cose serie.

Roma martedì 31 luglio ’12

Gaetano Immè

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