Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 29 agosto 2012

STRAGISMO MAFIOSO E TRATTATIVA STATO-MAFIA ? ASSOCIAZIONE MAFIOSA PER DELL’UTRI E FININVEST? MA SCUSATE, CHI DIAVOLO HA UCCISO PAOLO BORSELLINO?


Sono circa venti anni che il pm Ingroia si dedica alla “trattativa fra Stato e mafia “degli anni 1992/1993. E dal momento che in nessuna legge, codice o pandetta è previsto come “reato” perseguibile “ una trattativa” , la Magistratura di Palermo con il Dr Ingroia come P.M., cerca di sostenere che evitare, da parte delle Istituzioni, che la criminalità uccida inermi cittadini e ne soffochi la libertà civile, gestendo “ cum grano salis” alcuni strumenti di polizia e penitenziari , costituisca ed integri un qualche reato, un “ patto criminoso” anziché un “atto di consapevole gestione dell’ordine pubblico” da parte delle istituzioni .E sta perseguitando , sempre la stessa Magistratura di Palermo, tutti quegli uomini di Stato che, nella declinazione di quella opportuna scelta istituzionale, che si sono trovati ad operare necessariamente, in quelle zone opache e grigie che ogni Stato democratico deve sapere gestire con i propri uomini appositamente addestrati per difendere la collettività , trattandoli come dei criminali da perseguire penalmente e non dei servitori dello Stato da ringraziare. La condanna di questi uomini di Stato servirebbe a dimostrare che se questi uomini hanno commesso degli illeciti nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali, allora significherebbe dare una parvenza di illiceità anche a quella famosa trattativa. Partendo con questo “pregiudizio ” non supportato da alcuna prova concreta e servendosi di una serie di pentiti, rivelatisi man mano finanche dei falsificatori e dei pataccari, la Procura di Palermo quella di Caselli prima ed ora di Messineo ha cercato di criminalizzare servitori dello Stato come Bruno Contrada ; come il Prefetto Mario Mori ( parlo di uno che ha arrestato Totò Riina, sia ben chiaro) compresso sotto ben due processi, nel primo dei quali tra l’altro ampiamente assolto ma ora messo sotto accusa in questa nuova “ ultima edizione” dell’inchiesta su questa trattativa; come Giovanni Falcone, che Leoluca Orlando Cascio,un diffamatore ed un delatore professionale, condannò a morte durante la trasmissione televisiva Samarcanda, nel silenzio complice di Michele Santoro ed in quello incredibilmente omertoso della stessa Magistratura di Palermo che nulla ebbe a che ridire per le false accuse del delatore; il Maresciallo Lombardo, “suicidato” dalla congrega Pintacuda-Orlando qualche giorno prima della sua partenza verso gli Usa da dove avrebbe dovuto far rientrare Tano Badalamenti, per testimoniare nel processo a Giulio Andreotti.

Nel frattempo arriva, fulmine a ciel sereno, come una mannaia che s’abbatte sulla testa della Procura di Palermo la sentenza definitiva della Cassazione su Dell’Utri e sul così detto “ suo concorso esterno in associazione mafiosa” , dopo la sua condanna a sette anni in secondo grado. Ebbene la Cassazione ha letteralmente fatto a pezzi tutto il lavoro di quella Procura palermitana iniziato nel lontano 1996 ( parliamo di sedici anni fa ) , mandando assolto il Sen Dell’Utri in via definitiva. I soliti professionisti dell’antimafia , quelli che riempiono giornali e talk show televisivi di ipotesi suggestive con le quali si sono arricchiti – vedansi per tutti sia “ La Repubblica” che “ Il Fatto” – hanno titolato la notizia come se, all’incontrario, Dell’Utri fosse stato condannato. Quando escono le “ motivazioni” della sentenza, scatta la sagra delle menzogne. Secondo le prime pagine di quei giornali ( rileggerle please, era il 24 aprile 2012 )la sentenza della Cassazione sancisce che Dell’Utri è stato il «mediatore» dell’accordo protettivo per il quale Silvio Berlusconi avrebbe pagato «cospicue somme» a Cosa nostra per la sicurezza sua e dei suoi familiari. Che l’assunzione di Mangano sarebbe stata sicuramente la contropartita “pagata” per la sicurezza della famiglia Berlusconi, insieme con una serie di indefinite somme di denaro, tutte versate negli anni Settanta. Che che l’imprenditore Berlusconi comunque pagò, «in posizione di vittima»; che quel che “è rimasto invariato e ripetuto è il tema della ricerca e del raggiungimento di un accordo tra Berlusconi e Cosa nostra”.

Invece quella sentenza tutto questo non lo dice affatto, anzi. Si trova invece che la Cassazione il 9 marzo ha annullato la condanna del secondo grado, ordinando che si tenga un nuovo processo d’appello a Palermo. E oggi, nelle motivazioni, spiega il perché. Spiega che la precedente condanna d’appello del Sen. Dell'Utri , nel giugno 2010, non offriva sufficienti motivazioni sulla presunta associazione esterna di stampo mafioso dal 1977 in poi”.Invece nelle motivazioni della Cassazione si legge che “deve essere ancora provato il concorso esterno di Dell’Utri, a favore di Cosa nostra, per gli anni che vanno dal 1977 al 1982, periodo nel quale l’imputato non lavorò più per Berlusconi, ma venne assunto alle dipendenze dell’imprenditore Rapisarda”.E si legge ancora che “La Cassazione ci dice che la Corte d’appello di Palermo non ha dimostrato che la presunta collaborazione di Dell’Utri nei confronti di Cosa nostra sia stata volontaria. Manca, insomma, il cosiddetto elemento psicologico del reato. Non si è dimostrata la volontarietà di favorire la mafia. Per questo la condanna è stata annullata”.

La vicenda giudiziaria di Dell’Utri dura da oltre 18 anni, ed è una delle più lunghe nella storia processuale italiana. Il Presidente della Cassazione Dr Iacoviello aveva parlato infatti in aula di “gravi lacune” giuridiche della sentenza d’appello, per mancanza di motivazione e per assenza di “specificazione della condotta contestata a Dell’Utri”, che a suo avviso deve ancora essere chiarita. “Nessun imputato” aveva detto il pm “deve avere più diritti degli altri, ma nessun imputato deve avere meno diritti degli altri: e nel caso di Dell’Utri non è stato rispettato nemmeno il principio del ragionevole dubbio”: questo aveva aggiunto Iacoviello, nella sua requisitoria.E ancora: “L’accusa non viene descritta, il dolo non è provato, precedenti giurisprudenziali non ce ne sono e non viene mai citata la sentenza della Cassazione su Calogero Mannino, che invece è un punto di riferimento imprescindibile in processi del genere”. Ed aggiunse “lI concorso esterno è ormai diventato un reato autonomo, un reato indefinito al quale, ormai, non crede più nessuno!”: queste le testuali parole del Presidente di Cassazione Iacoviello davanti ai Giudici. Ricordo che Dell’Utri fu rinviato a giudizio nell’ottobre 1996 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa al fine di dimostrare che Forza Italia , appena nata, Berlusconi e il suo entourage anche politico erano collusi con la Mafia. Ricordo in particolare che la Corte d’appello aveva demolito la deposizione di Gaspare Spatuzza, il pentito di mafia che aveva accusato Dell’Utri di avere ideato le stragi di mafia e di avere “teleguidato” i rapporti tra Cosa nostra e la Fininvest, bollandole come “inconsistenti e frutto di inammissibili congetture”.

La Procura di Palermo si trova così messa con le spalle al muro: l’assoluzione del Sen. Dell’Utri fa venir meno la possibilità di accusare , come conseguenza, Finivest e Silvio Berlusconi di associazione e collusione mafiosa e di bollare come “ mafia” il partito di Berlusconi . Alla Procura di Palermo serve altro spunto per rimpinguare la propria faretra di armi che le consentano di tenere sotto scacco la politica. Ecco la manna dell’intercettazioni telefoniche di Mancino e di Napolitano. Sfruttare tali intercettazioni consentirebbe ancor di più alla Procura di Palermo di additare anche gli uomini delle istituzioni non come “dei fedeli servitori dello Stato” ma come “ delinquenti” con la conseguenza di screditare tutte le operazioni alle quali costoro hanno contribuito, come fossero dei crimini di Stato. Una tattica nota a sinistra, quella della criminalizzazione dell’avversario politico, fin dai tempi in cui Togliatti, alias Ercoli, lavorava a Mosca , alla Lubianka.

Tutto iniziò sessantotto anni fa, quando Palmiro Togliatti ritornò in Italia ( quando Stalin in persona ordinò al Compagno Ercoli “ è ora che torniate in Italia per promuovere una politica che unisca tutte le forze che combattono la Germania”) dopo la sua esperienza nella struttura organizzativa e nella nomenclatura della dittatura comunista del PCUS , ancora retto dallo stesso Stalin ( quella del Comintern e del Cominform tanto per capirci bene). Dal 1944 al 1945 Togliatti ricoprì la carica di vice Presidente del Consiglio e dal 1945 al 1946 quella di Ministro di Grazia e Giustizia nei governi che ressero l'Italia dopo la caduta del fascismo. Con una tale esperienza alle spalle , Togliatti attuò in Italia una strategia politica che condusse il PCI a scalzare il PSI dalla guida della sinistra italiana, che attrasse una gran massa di ex fascisti anche per via di intimidazioni e ricatti ed ex monarchici nelle file del PCI e che portò lo stesso PCI ad occupare una posizione di “ egemonia culturale” – assolutamente falsa nel concreto – su organismi intellettuali, cinema, stampa, scuola, università, magistratura, radio e poi televisioni, case editrici ( come non ricordare che la famosa Casa Editrice Einaudi fu opera di Togliatti che sedusse Giulio Einaudi, il figlio di Nicola Einaudi, casa editrice che da sempre è al servizio della sinistra?). Fu così che il PCI riuscì a mettere il proprio cappello, la propria egida morale anche sul Referendum che seppellì la Monarchia, come fosse una sua creatura. Nacque così la Repubblica, artatamente, mediaticamente intestata al P.C.I , composta da entità e culture tributarie al PCI ed ad esso certamente ed intimamente organiche che, saggiamente protette dallo stesso PCI fino ad oggi, con la connivenza della DC – sempre intimidita dal potere di piazza dello stesso PCI – ha consentito, forse come minore dei mali e tuttora consente al PCI ed ai suoi eredi di gestire l’informazione , la giustizia, il cinema, la televisione, la cultura, ecc secondo propri scopi e proprie mire, che mai coincidono con il bene del Paese.

Quando, nella storia dell’Italia Repubblicana, accaddero eventi che avrebbero potuto consentire di mettere con le spalle al muro il PCI davanti alle sue responsabilità sia politiche che giudiziarie, le forze della D C non sono state in grado di sfruttare queste occasioni.

La prima occasione ci riporta ai tempi del Terrorismo Rosso, agli anni settanta. E’ come se , a quei tempi , la Magistratura avesse incriminato Giorgio Bocca o il PCI i quali per lungo tempo avevano chiuso gli occhi davanti agli efferati delitti del terrorismo rosso e solo con un ritardo decisamente sospetto in nomenclature così intelligenti contribuirono poi a lottare insieme con le altre forze politiche “ contro” le organizzazioni armate del tempo. In quella circostanza le forze antagoniste del PCI, in prima fila la DC, non pensò di sfruttare l’occasione per infangare giudiziariamente il PCI, anche perché era ancora forte il potere di piazza del PCI e soprattutto perché la DC non avrebbe mai potuto contare sull’organicità della Magistratura che , invece, era “ organica” ab illo tempore con il PCI.

Quando poi esplose Tangentopoli, anno 1992,fu il potere del PCI sui palazzi della Magistratura a consentire che il Pool di Milano distruggesse giudiziariamente DC, PSI, PRI, ecc e che salvasse solo il PCI: in quell’occasione il PCI attuò una pratica, quella di regalare un posto di Onorevole ai Magistrati che fossero “ organici” con il PCI, come fece con tantissimi Magistrati: con Violante, con la Finocchiaro e, dopo Di Pietro, con De Magistris, poi con Colombo, poi con Emiliano. E’ per tali inconfessabili ragioni, non certo per meriti politici o culturali, che Antonio Di Pietro , il braccio armato del Pool di Milano di Tangentopoli, siede in Parlamento.

Invece è stato sempre molto forte il potere nei palazzi, specie quelli di Giustizia, degli eredi del PCI ed ancora oggi lo è. E lo dimostra quest’ultimo esempio di Ingroia, della così detta “ trattativa Stato – Mafia”. Come mai , chiediamo ad Ingroia e suoi sodali, proprio gli uomini che voi volete condannare come dei delinquenti venduti alla Mafia , proprio gli stessi uomini, hanno sbattuto in carcere i quasi 4.000 latitanti mafiosi ? Come mai fu proprio il Generale Mario Mori, perseguitato dalla Procura di Palermo, ad arrestare Totò Riina? Come mai furono quegli stessi uomini ad arrestare ancora Zu Binnu, alias Bernardo Provenzano? Ma mi permatta Ingroia ancora una domanda, che chiede una risposta elementare: dove sta il reato se si tratta di una trattativa? E se reato , per assurdo, fosse, non è forse ormai acclarato che fu attuata da precisi uomini politici quali Scalfaro, Conso, Ciampi? Perché non li incriminate?

In verità è che la Procura di Palermo sta lavorando da quasi venti anni su una bufala e che fin’ora è stata capace solo di indagare un Generale dei Carabinieri , che ha arrestato Totò Riina, di costruire in vitro pentiti appositamente istruiti e costruiti “ contra personam”, di spacciare come venerabili icone antimafia pataccari matricolati come Ciancimino Jr, come i Graviano , come gli Spatuzza, come gli Scarantino, di lanciare un giornale – Il Fatto Quotidiano, organo delle Procure e dello spirito manettaro e delatorio –al cui Vicedirettore, Marco Travaglio, la Procura passa ogni atto e carta, sopra tutto se segreta e coperta dal segreto istruttorio , di consentire al figlio di Don Vito di arricchirsi e di sistemare ben bene all’estero la sua miliardaria refurtiva d’origine mafiosa , mentre costui a Palermo nascondeva nel suo giardino quintali di dinamite e nel Tribunale, sui giornali e nelle televisioni pontificava su pizzini della Palermo di quegli anni (che aveva preparato in laboratorio, insomma fotocopiati e costruiti col copia e incolla) . E ancora ieri, dopo quasi vent’anni , IL Dr Ingroia riesumava ancora la sua “ ultima teoria”che noi tutti conoscevamo a memoria. «La seconda Repubblica è nata sui pilastri eretti sul sangue di magistrati e persone innocenti. Non potrà mai diventare una democrazia matura fino a quando non si riuscirà a sapere la verità su quella stagione». Solita solfa, da venti anni. Borsellino è stato ucciso a Luglio del 1992 e la Procura di Palermo con il P.M. Ingroia non solo non hanno saputo ancora dirci chi l’abbia ammazzato, ma con le loro innumerevoli versioni, con i loro “ teoremi”, con le loro “teorie” con le sempre annunciate loro “ verità ultime”, con il nuovo pentito dell’ultima ora, continuano a trucidarlo , a vilipenderne il cadavere. E’ uno scempio indegno che offende la memoria di Borsellino e che insulta la nostra sensibilità e la nostra intelligenza.

Subito è corso a dargli manforte Marco Travaglio che nella sua colonna della prima pagina del “Fatto Quotidiano”, ha fatto il consueto esercizio di copiaeincolla sull’Ingroia-pensiero, aggiungendovi, dato che la piaggeria è una dote innata o il prodotto di intimidazioni, l’inclusione di Ingroia tra quei «pm che cercano la verità sulla trattativa Stato-mafia, atto fondativo della Seconda Repubblica». E’ naturale che le persone che agiscono in camarille si comportino di fatto come i cani, quando sono più di uno: fanno branco. Che per Marco Travaglio quel che dice e pensa Ingroia sia un “comandamento”, anzi un ordine, un diktat, lo hanno capito ormai tutti. Ma com’è possibile, mi chiedo, che questa camarilla, neanche una volta che è una , mostri qualche critica per qualche discutibile decisione di un qualunque Magistrato imbrancato nella camarilla? Ma com’è credibile che questa camarilla non voglia ammetta che anche una sola intercettazione (non importa di chi , se Napolitano o Verdini o Penati), ma almeno una, non doveva essere pubblicata ? Ma com’è possibile che mai, ma proprio mai, questi signori riconoscano un qualche errore, un qualche eccesso, una forzatura, ecc da parte dei loro colleghi? . E com’è credibile quel darsi reciprocamente di gomito, quel darsi reciproco sostegno, una splendida ed ipocrita lezione di omertà , su qualsiasi questione, fra Anm, Csm, Il Fatto e compagni di scorreria?

Rifletteteci sopra ben bene: loro, e soprattutto , i loro ben noti ispiratori e sostenitori ( da Repubblica, al Fatto, da Mauro, a Zagrebelky, da Carlo De Benedetti, a Francesco Merlo e compagnia di giro ) sono sempre e comunque dalla parte della ragione. Sempre. Per disegno divino. Così ieri, Ezio Mauro ha profuso esageratamente tutta la prima pagina di Repubblica per chiarire da parte stia nella querelle sulle intercettazioni telefoniche di Mancino e del Presidente della Repubblica proprio a proposito di questa uggiosa e opaca trattativa. Se con Zagrebelky, Travaglio e Ingroia contro Napolitano , contro il sodale di camarilla che non ha inteso obbedire ciecamente agli ordini della cricca oppure con Scalfari, che difende Napolitano, non potendolo sconfessare , sempre per logica di camarilla. Alla fine la montagna ha partorito il topolino, tutta una prima pagina tipo” lenzuolata” , scomodando miti come “Il Borghese”, Giangiacomo Feltrinelli , il Principe di Fucecchio oltre che Piero Ostellino – che stanno al duo Repubblica/ Mauro come il reddito tedesco sta a quello di un contadino del Sudan del Sud, per rendere bene l’idea - per sostenere alla fine dei conti che la colpa di tutto è sempre e solo di Silvio Berlusconi e del berlusconismo. Bastava un rigo per dire, ( come quel famoso cinese che , al rientro a casa, senza motivo apparente , riempie di botte la moglie sulla base di uno splendido “lei sa il motivo ! “), bastava un rigo, Direttore Mauro, per scrivere “ non lo so chi è stato ( sottinteso “a compiere qualsiasi nefandezza ancora non risolta, dalle Guerre Puniche a Borsellino” ), ma è stato senz’altro Berlusconi, magari aiutato da Dell’Utri e forse anche da Mangano”. Ma ci vuole dignità , coraggio e , sopra tutto, delle prove , non dei teoremi, per sostenere alcune tesi ed assumersi certe responsabilità, egregio Direttore Mauro, robetta che né Spatuzza, né Ciancimino Jr, né Scarantino, né i Graviano sono stati in grado , in venti lunghissimi anni, di fornire fino ad oggi al Dr Ingroia ,al Prof. Zagrebelsky, a tutta la camarilla formata da Repubblica e da Il Fatto Quotidiano, dal partito delle Procure, dal Dr Ingroia, Caselli, ecc . Gira che ti rigira questa camarilla sa solo ripetere quel che ripete dal 1861, altro che da venti anni: che esistono due Italie, una sabauda,dotta, progredita, guidata ,come ai tempi di Sparta, da “ principi” e da “ ottimati” cioè da loro e dai solo sodali e quella alla amatriciana, spaghetti e pistole, popolo di mandolinari come diceva Togliatti , straccioni e briganti da valico ,da imprigionare e da rieducare.

Strumentalizzando così quest’ultimo appiglio delle telefonate di Mancino a Napolitano,appiglio proprio cercato per creare l’ultima novità sulla questione, del conflitto di attribuzione fra Presidenza della Repubblica e Costituzione, il cadavere di Paolo Borsellino viene ancora una volta riesumato da Ingroia ed esposto al pubblico, come scalpo e trofeo, con l’alibi della “ ricerca di una verità “ che non può essere imprigionata nei teoremi politici di magistrati che hanno fatto del terrorismo giustizialista e manettaro la loro caratteristica che una volta era, per Costituzione, solo quella di “ applicare la Legge”.A proposito di mafia, Dr Ingroia, Travaglio, Zagrebelky, ecc: ma chi è che ha ucciso Paolo Borsellino e la sua scorta ? E’ stato Scarantino, dice una prima vostra sentenza. No, non è stato Scaratino, dice altra vostra decisione, ma Spatuzza. No, non è stato Spatuzza, avete deciso sempre voi, ma i fratelli Graviano. No, non sono stati i Graviano perché la “ polizia deviata” ha imbeccato sia Scarantino, che Spatuzza che i Graviano. Dunque? Forse è stato “ il signor Franco”. Franco chi? Franco, altro non si sa. Ma forse è stato anche lo Stato, forse la mafia, forse lo stato-mafia,forse la mafia-stato, i servizi deviati, quelli dritti, quelli ricurvi , quelli esteri, i libici, ma sicuramente è stato Berlusconi, aruspice il solito Dell’Utri, complice sempre Mangano. Forse c’è anche lo zampino di Nicola Mancino, forse anche di Mario Mori. Intanto il cadavere di Borsellino viene strapazzato, viene ricoperto di agende rosse, viene brutalizzato, viene anche vilipeso, viene trucidato ogni volta che Ingroia ne parla e così chissà per quanto si andrà avanti.

Scusate, ma tutta questa gente ha fatto una grande carriera sfruttando la mafia, come altri hanno fatto sfruttando la camorra. Ma se la Procura di Palermo persegue queste finalità, lavora per venti anni su un reato che non esiste ( quello di trattativa) allo scopo dichiarato e palese di far fuori per via giudiziaria alcune forze politiche votate da milioni di italiani, ma questo, cos’altro è se non un golpe? E cosa aspettiamo ad indagarli?

___________________________________________________________________________

ALCOA DI PORTOVESME, UNA STORIACCIA ITALIANA

Storiaccia, quella di Portovesme, dell’Alcoa. Fa sempre male al cuore assistere all’agonia di posti di lavoro, ma possibile che la questione ancora non si sia risolta? No, la questione dell’Alcoa di Portovesme , che è collegata solo al costo dell’energia elettrica impiegata per la produzione, costo che incide al 40% ( se non di più) sul costo di produzione e quindi sulla competitività del prodotto stesso, non solo non si è risolta ( lo stato di agitazione dura da mesi e mesi ) ma neanche vi sono segnali di coerenza da parte di tutti quanti, cittadini/lavoratori, politici nazionali e politici locali. Perché la Alcoa produce alluminio e la produzione di una tonnellata di alluminio impiega 11,5 – 13,5 megawatt di energia elettrica. L’impianto di Portovesme può arrivare a produrre , per ciascun anno, una produzione di alluminio tale da consumare 2.300 gigawatt di energia elettrica . Fino ad oggi questo stabilimento ha potuto ancora lavorare e produrre e pagare salari e stipendi solo perché lo Stato, cioè noi, ci siamo fatti carico di pagare ( sono imposte, sia chiaro) questo costo di produzione dato che in Italia , è noto, il costo dell’energia elettrica è superiore al costo medio europeo del 40%. Sarebbe ora che chi di dovere trovasse gli attributi per affrontare il problema. Su questo non c’è il minimo dubbio. Ma sarebbe altrettanto importante sapere come hanno votato i dipendenti ed i loro familiari dell’Alcoa quando si tenne il Referendum sull’energia nucleare. Se venisse accertato che costoro hanno votato per l’abolizione del nucleare e cioè per fare acquistare l’energia per l’Italia e per l’Alcoa da altri Paesi, ovviamente a peso d’oro portando fuori mercato internazionale il costo di produzione dell’alluminio, allora nessuna proprietà , se non pubblica ed a carico dello Stato, potrebbe continuare la produzione. Per perdere miliardi di euro ogni anno. E perché a spese nostre? Che paghino coloro che hanno pugnalato l’Alcoa, non chi ne ha sempre pagato il costo.

====================================================

PICCOLE OSSERVAZIONI SPARSE

E’ crollato il muro Valadier, al Pincio , a Roma. Non ho sentito urla e sbraiti contro la “incultura” del Governo, forse perché non c’è un Governo di centrodestra o un Sandro Bondi al Ministero dei Beni Culturali. E poi si lagnano se uno dice che la così detta grande stampa altro non è che una battona da marciapiede.

Certe volte non capisco se parliamo tutti la lingua italiana. Prendete per esempio questo Governo, pieno zeppo di inglesismi. Qui si parla di spread perché dire “ differenza” non è bocconiano o bancario. Qui si parla di “ spending review “ perché è volgave dire “ risparmi”. E poi parlano di “ sprechi” e dicono che bisogna “ ridurli”. Ma sono pazzi? Ma se sono “ sprechi” non vanno ridotti, ma vanno immediatamente eliminati. Ma guarda questi bocconiani!

Se siete duri di comprendonio, se avete problemi a pensare con la vostra testa e vi fate guidare da qualche giornalista o tribuno, se siete insomma un po’ ottusi, molto biliosi, corti di intelligenza e cercate solo soddisfazione ai vostri più bestiali istinti contro coloro che non la pensano come voi, se vorreste un boia ed un patibolo all’angolo di ogni strada sul quale spingere ogni avversario politico o chi vi sta odioso onde ottenere la soddisfazione di tagliare la gola a chi è più ricco di voi solo perché “ più ricco”, se insomma siete belli che intruppati dietro Masanielli da strapazzo e truffatori di credulità popolare , ecco la notizia per voi. Ve la racconto piano piano, per farvi capire bene anche a voi, già di per se impresa da oscar. Sto parlando del vostro Tribuno, Masaniello, Santo Inquisitore, all’occorrenza anche boia Mastro Titta, al secolo Antonio Di Pietro, quello che urla contro la casta ed i suoi privilegi e poi piazza alla Regione un figlio poliziotto senza arte né parte mentre incassa sul conto “personale” i “ rimborsi elettorali” che lo Stato dovrebbe pagare non a Di Pietro ma all’IdV. Voi lo sapere, vero, che Di Pietro è contro il finanziamento pubblico ai partiti? Bravi, complimenti. Poi: voi lo sapere che Di Pietro si è fatto promotore di due “ comitati referendari” contro il nucleare e contro il “ legittimo impedimento”. Bravi, lo sapete. Voi lo sapere che entrambi i quesiti hanno ottenuto il quorum delle firme? Bravi, sapete anche questo, complimenti . Voi lo sapete che con le modifiche apportate nel 1999 dai governi di centrosinistra fu disposto che “ ai comitati promotori dei referendum viene attribuito un rimborso pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di 1 Euro per il numero delle firme valide raccolte, se il quorum viene raggiunto”? Ah! Questo, mi dite, non lo sapete! E mi dite anche che , da informazioni assunte dall’On Belisario, da Orlando Cascio Leoluca e dalla Segreteria dell’Idv, trattasi del solito fango che Berlusconi , Dell’Utri, qualche pezzo di mafia collusa con Arcore e con la partecipazione straordinaria del cadavere di Mangano, schizza sui Referendum? Ah! Si? Bè allora beccatevi questa: Di Pietro- sì proprio quello che sbraita contro i rimborsi elettorali, zitto zitto e quatto quatto s’è messo in saccoccia Euro 1.000.000,00 quali rimborsi elettorali per i due quesiti referendari. Alla facciaccia vostra. E sapete a quanto ammonta , dalla relazione depositata in Camera dall’IdV , la spesa per la raccolta delle firme in questione? Bene, eccola qui: 100.000,00 euro. Spendo 100.000,00 incasso 1.000.000,00. Mica male. Ed a voi stronzi dico che sono contrario a questi privilegi…..

==================================================


IL ROSARIO IN CLAUSURA, PER VOTO DI ASTINENZA, CASTITA’ O DI SCAMBIO?



Il sig. Rosario Crocetta era per me , fino all’altro ieri, un perfetto sconosciuto.. Poi, questa mattina leggo una sua dichiarazione: «Se dovessi diventare presidente della Regione Sicilia, dirò addio al sesso e mi considererò sposato con la Sicilia». Leggo meglio e vengo a sapere di ben altre perline del Crocetta di cognome e Rosario di nome, che divulgo come oro colato, a gocce. Eccone tre: “mi piacciono gli uomini, ma non sono mica come Berlusconi che, avvinto dalla lussuria e dalla peperina, ha mandato l'Italia in rovina”, “ io piuttosto mi consegnerò alla Sicilia in purezza d'animo e di corpo”, “ se divento Governatore della Sicilia non farò più sesso”. E perché Crocetta ha fatto un tale peana della castità e suonato un dolce preludio alle nozze mistiche con la poltrona di Governatore siculo ? Per meritarsi un premio dalla grande stampa sperando in una prima pagina per avere messo ancora una volta alla gogna l'insaziabile “ scopatore” di Arcore? (a proposito, avviso agli invidiosi: per tutti i dettagli su come fare per indurire un settantenne pene, rivolgersi all’esperta , tale Concita De Gregorio ex direttore dell’Unità, un giornale che , oggi, più che di classe operaia come il secolo scorso, si interessa di piselli da inturgidire ) .

Ma non fatevi fuorviare da queste mie quisquilie, da queste mie pinzellacchere, perché sto tergiversando, in quanto ho voluto distogliervi dal punto fondamentale della questione Crocetta. E il punto vero si chiama Udc, la creatura di Casini e di Buttiglione. Resto nel cazzeggio, per cui ritengo sia nota a tutti quella baldraccona ( dal 1948 non ha fatto altro che vendere le sue grazie a chi offre più soldi, o poltrone, o cadreghe, potere insomma ) dell'Udc che, avendo il P.D. ( che sostiene Crocetta) offerto una cifra maggiore di altri, come per parafrasare Tabucchi, anziché Pereira, sostiene Crocetta. E che diranno ora una Binetti o un Buttiglione Ma ci ha pensato Crocetta a toglierli dall’imbarazzo. Parafrasando l’attore Elio Fantastichini che in un recente film replicava ,chi lo tacciava di essere gay , con un “ Io gay? Ma per carità! Io sono proprio frocio!”Crocetta ora sposa la castità e la Sicilia . Abiterà in qualche convento di clausura interdetto agli uomini? Di un patetico sublime, sta riducendo l’omosessualità in una ridicola parodia, come solo sanno fare questi finti progressisti che credono di mischiare orientamenti sessuali personali con questioni pubbliche. Dite a Crocetta di fare quello che vuole e che io lo voterei pure, ma solo se avesse il coraggio di non dire simili stronzate , di non cercare di sfruttare la sua omosessualità come una sorta di trofeo,che se ne vada a lezione dai tanti governanti, italiani ed esteri,che pensano ad amministrare bene Regioni, Comuni, Paesi interi senza esibire il loro essere omosessuali. Ditegli inoltre di zittire Pier Luigi Battista, quel famoso romano “cerchiobattista” che se ne esce con la solita fesseria della “dimensione arcaica della Sicilia moderna”. Qualcuno gli rammenti che nella Magna Grecia , mentre i romani cercavano ancora il dominio militare, laggiù eravamo già froci, per dire gli anni luce che separano certe culture. Così come, mutatis mutandis, ho votato e voto per Berlusconi, uno che non usa aureole santificanti, ma che dice la sacrosanta verità , quella di amare le donne.

E’ richiesta una tradotta per l’eremo delle Carmelitane scalze, posti prenotati per Battista, Crocetta e plotoncino Udc siculo romano.



=======================================================


CHI GOVERNA IL MONDO?

Qui non si parla più di un miliardario italiano colto e liberale che ha deciso per nostra fortuna di togliere l’Italia dalle fauci già spalancate e sbavanti del PCI di Occhetto, presentando Forza Italia alle elezioni politiche del 1994, con suo conflitto d’interessi. Il conflitto d’interessi di Berlusconi rispetto a quanto stiamo vivendo è una semplice sciocchezza che la sciocca sinistra, quando ha governato, non ha mai voluto regolare, per conservarsi una arma elettorale. Qui parlo di tutte le maggiori Banche Centrali del mondo, dei colossi bancari della speculazione planetaria, e dei massimi controllori della stessa, tutti invischiati in una camarilla oscena di salotti democratici, di club elitari e condivisi,di milioni di Dollari/Euro elargiti in consulenze condivise, dentro e fuori dalla funzione pubblica e in quella privata e vice versa di continuo. Qui vi sto parlando del sistema che ha messo in ginocchio l’economia del mondo intero in meno di un decennio, e che ha minato il futuro dei vostri figli, dei vostri bambini e che ha portato sofferenze che oggi sono su tutti i giornali. Con la perdita, per aggiunta, di qualsivoglia democrazia reale. Questo è il Group of 30, l’organizzazione internazionale con sede a Washington, DC , che ha aiutato in modo decisivo a causare questo allucinante scenario.

Vi dico chi sono i suoi componenti.

Paul A. Volcker , Chairman Emeritus, Group of Thirty; Former Chairman, Federal Reserve System;

Jacob A. Frenkel ,Chairman of the Board of Trustees, Group of Thirty; Chairman, JPMorgan Chase International

Jean-Claude Trichet Chairman, Group of Thirty; Former President, ECB; Honorary Governor, Banque de France

Geoffrey L. Bell ,Executive Secretary, Group of Thirty; President Geoffrey Bell and Associates; Former Advisor, Bank of Venezuela

Leszek Balcerowicz Professor, Warsaw School of Economics; Former President, Bank of Poland

Mark J. Carney ,Governor and Chairman, Bank of Canada; Chairman, Financial Stability Board; Board of Directors, BIS

Jaime Caruana General Manager, Bank for International Settlements; Former Governor, Banco de Espana

Domingo Cavallo Chairman and CEO, DFC Associates, LLC; Former Minister of Economy, Argentina

E. Gerald Corrigan Managing Director, Goldman Sachs Group, Inc.; Former President, Federal Reserve Bank of New York

Guillermo de la Dehesa Romero Director, Grupo Santander; Former Deputy Director, Banco de Espana

Mario Draghi President, European Central Bank; Former Governor, Banca d'Italia; Former Chairman, FSB

William C. Dudley President, Federal Reserve Bank of New York; Former Partner and Managing Director, Goldman Sachs

Martin Feldstein Professor of Economics, Harvard University; President Emeritus, National Bureau of Economic Research

Roger W. Ferguson, Jr. President and CEO, TIAA-CREF; Former Chairman, Swiss Re America Holding Corporation

Stanley Fischer Governor, Bank of Israel; Former First Managing Director, International Monetary Fund

Arminio Fraga Neto Founding Partner, Gavea Investimentos; Former Governor, Banco Central do Brasil

Gerd Häusler CEO, Bayerisch Landesbank; Former Managing Director and Member of the Advisory Board, Lazard and Company

Philipp Hildebrand Senior Visiting Fellow, Blavatnik School of Government, Oxford University; Former Chairman of the Governing Board, SNB

Mervyn King Governor, Bank of England; Former Professor, London School of Economics; Fellow, The British Academy

Paul Krugman Professor of Economics, Princeton University; Former Member, Council of Economic Advisors

Guillermo Ortiz President and Chairman, Grupo Financiero Banorte; Former Governor, Banco de Mexico; Chairman of the Board, Bank for International Settlements

Raghuram G. Rajan Professor of Economics, Chicago Booth School of Business; Economic Advisor to Prime Minister of India

Kenneth Rogoff Professor of Public Policy and Economics; Harvard; Former Chief Economist, International Monetary Fund

Tharman Shanmugaratnam Deputy Prime Minister and Minister for Finance and Manpower, Singapore; Chairman, Monetary Authority of Singapore

Masaaki Shirakawa Governor, Bank of Japan; Former Professor, Kyoto University School of Government

Lawrence Summers Charles W. Eliot University Professor at Harvard University; Former Director, National Economic Council; Former President, Harvard University; Former US Treasury Secretary

Lord Adair Turner Chairman, Financial Services Authority; Member of the House of Lords, United Kingdom

David Walker Senior Advisor, Morgan Stanley International, Inc.; Former Chairman, Securities and Investments Board

Axel A. Weber Chairman, UBS; Former Visiting Professor of Economics, Chicago Booth School of Business

Yutaka Yamaguchi ,Former Deputy Governor, Bank of Japan; Former Chairman, Euro Currency Standing Commission

Ernesto Zedillo Director, Yale Center for the Study of Globalization, Yale University; Former President of Mexico

Zhou Xiaochuan Governor, People's Bank of China; Former President, Chinese Construction Bank; Former Asst. Minister of Trade

Senior Members

Abdlatif Al-Hamad Chairman, Arab Fund for Economic Development; Former Minister of Finance and Planning, Kuwait

Group of 30. Un complotto? Sì, quanto meno una cosa da intimorire se si pensa come oggi le Banche stiano al Governo nel nostro Paese, mentre governano per interposti sistemi quasi tutto il mondo.Lo schema è ormai un cliché. Primo: si distrugge la capacità dello Stato di creare e controllare qualsiasi ricchezza finanziaria significativa con la “superstizione o isteria del deficit/debito” . A quel punto la creazione di ricchezza finanziaria significativa rimane unicamente nelle mani dei mercati di capitali, da cui gli stati finiscono per dipendere in toto. Secondo: i mercati di capitali, che ora spadroneggiano, incaricano lobbies di eccezionali tecnocrati di disegnargli leggi, regole, strumenti, e anche propaganda, per ottimizzare la loro rapina globale. Terzo, li impongono ai governi che, come già detto, sono privati della facoltà di creare ricchezza finanziaria significativa e sono del tutto dipendenti dal ricatto di chi la crea, i mercati appunto, quindi ingoiano qualsiasi aberrazione speculativa, come l’esistenza dei mostruosi Derivati OTC a briglia scolta. Dopo di ciò i Golpe Finanziari sono quasi uno scherzo.

Ora tornate al secondo punto sopra, alle lobbies di eccezionali tecnocrati: il Group of 30, in primis. Nel 1978 il solito Rockefeller ci mette lo zampino (e te pareva se non c’entrava lui) e aiuta a creare il gruppo. Saranno 30 membri a rotazione, ma sempre 30 individui. E la cosa s’imposta fin da subito molto male: sono quasi tutti uomini che hanno lavorato con la mano destra nella speculazione finanziaria, e poi con la sinistra nella regolamentazione statale della stessa, o vice versa. Non va bene . Ecco spiegato come accade che si crei un complotto. Non ci vuole un genio a capire che il poliziotto iscritto al club dei ladri che gli pagano laute prebende finisce col tradire il suo mandato nel più classico dei complotti per delinquere. Infatti, come scrive Eleni Tsingou: “Questo Gruppo non solo ha legittimato il coinvolgimento del settore privato nelle politiche di Stato, ma ha anche permesso all’interesse privato di divenire il cuore delle decisioni di politica finanziaria. Questo perché molti dei suoi membri sono proprio quei politici che il Gruppo mira a convincere”. E vi anticipo qui che fra un po’ vi porto a ballare in uno dei più paradossali balletti di conflitti d’interesse mai visti al mondo, roba confronto a cui il nostro beneamato Cavaliere è un ladro di capponi.

Draghi è lì, lui, l’uomo che al timone della BCE dovrebbe vigilare proprio su coloro che condividono il suo club con intenti criminosi come quelli che si sono sopra descritti. E guardate (diamo il via alle danze): chi era il funzionario italiano che supervisionò da direttore generale del Tesoro lungo tutti gli anni ’90 la svendita del nostro Paese alle privatizzazioni selvagge che non hanno sanato di nulla il debito pubblico ma che hanno sanato di certo imprenditori falliti come De Benedetti e fatto incassare miliardi in parcelle alle investment banks? Chi era il funzionario italiano che non ha detto una parola contro la micidiale separazione fra Banca d’Italia e Tesoro che ingrassò le medesime banche? Era Draghi, uomo Group of 30, uomo Bilderberg, uomo Goldman Sachs che ha sempre negato di essere stato in forza alla Goldman quando la banca di Wall Street organizzò la truffa per truccare i libri contabili greci in collusione col governo di Atene (e invece lui c’era eccome alla Goldman e ne dirigeva proprio gli affari europei). E allora, non è legittima la domanda del cittadino (facciamo finta che il cittadino si faccia domande, dai…) sull’imparzialità di un simile individuo nella gestione delle nostre vite? Quando ad esempio decide di inventarsi un trilione di Euro in piena agonia dell’Eurozona e di darli tutti, TUTTI, alle banche e senza condizioni (ad es. “riprendete a prestare alle aziende in percentuale X, o niente soldi”). Quando decide, come accaduto nei cruciali giorni del Golpe Finanziario in Italia, cioè dall’11 al 16 novembre 2011, di chiudere i rubinetti della BCE che avrebbero potuto salvare un governo eletto ma odiato dagli speculatori e salvare l’Italia dal golpista Monti. Mario Draghi poteva fermare la loro mano semplicemente ordinando alla BCE di acquistare in massa i titoli di Stato italiani. Infatti tale acquisto avrebbe, per la legge basilare che li regola, abbassato drasticamente i tassi d’interesse di quei titoli, il cui schizzare in alto a livelli insostenibili stava portando l’Italia alla caduta nelle mani degli investitori/golpisti. I mercati si sarebbero fermati, resi inermi di fronte al fatto che la BCE poteva senza problemi mantenere a un livello basso costante i tassi sui nostri titoli di Stato. Ma Mario Draghi siede alla BCE e non fa nulla. Non siate ingannati dalla giustificazione standard offerta per questo rifiuto di acquistare titoli italiani da parte della BCE. Vi diranno che le è proibito per statuto, ma non è vero: infatti clausole come la SMP Bond Purchases lo permettono, e anche le regole sulla stabilità finanziaria del trattato d Maastricht. Draghi poteva agire, eccome. Ma l’uomo pubblico-membro del Group of 30 dimostrò che di pubblico ha solo l’aria che respira. Oggi ha solo tentato di confonderci le idee con il suo timido tentativo di imporsi alla Bundesbank.

Qui non si sta parlando di un miliardario con conflitti d’interessi. Qui parliamo dei padroni globali della finanza, di tutte le maggiori Banche Centrali del mondo, dei colossi bancari della speculazione planetaria, e dei massimi controllori della stessa, tutti invischiati in un’oscena amalgama di salotti condivisi, club condivisi, milioni di Dollari/Euro in consulenze condivise, dentro e fuori dalla funzione pubblica e in quella privata e vice versa di continuo. Qui stiamo parlando del sistema che ha messo in ginocchio l’economia del mondo in meno di un decennio, e che, per tornare nelle vostre case italiane, ha minato il futuro dei vostri bambini, e ha portato a masse immense fra cui tantissimi italiani sofferenze che oggi sono su tutti i giornali. Con la perdita di qualsivoglia democrazia reale. Questo è il Group of 30, la lobby che ha aiutato in modo decisivo a causare questo allucinante scenario, questo livello di crimine internazionale. Trenta individui a rotazione, ma solo trenta, col nostro Draghi in prima fila.



Roma mercoledì 29 agosto 2012



Gaetano Immè

giovedì 23 agosto 2012


GORRINI MUORE? E DI PIETRO ESULTA!

Nel più totale silenzio se n’è andato giorni fa, Giancarlo Gorrini . Gorrini, Gorrini – direte voi – ma chi è mai costui? Tranquilli, voi non siete pretonzoli come Don Abbondio e chi scrive non si trova su nessun ramo di lago, semmai su un ramo di un pero aspettando il momento opportuno per scendere . Ma statene certi che c’è, invece, uno , in Italia, in zona Parlamento, che sta facendo i salti di gioia, che non sta più nella pelle dalla contentezza, per la fine del suo incubo , uno che sa fin troppo bene chi sia stato Giancarlo Gorrini e quale spada di Damocle costui rappresenti per la sua vita ( quella dell’Onorevole) . L’ “ happy man “, l’uomo felice si chiama Antonio Di Pietro, una vergogna ed una disgrazia per la onorabilità del nostro Paese vederlo in Parlamento dove bivacca cialtroneggiando, mascherandosi da Saint Just degli altri, dal 1996 , grazie al patto criminale sottoscritto negli anni 1992/1994 con il P.C.I. di Napolitano, D’Alema, Veltroni, Occhetto, patto che ha garantito , quale “ pizzo “ per aver salvato il PCI da Tangentopoli , non solo la sua impunità come Magistrato ( ottenuta grazie alle sue dimissioni da Magistrato così che il CSM non potette più giudicarlo per le sue malefatte da Magistrato ) ma anche un bel seggio in Senato , con godimento di tutti i privilegi e le impunità della Casta, vitalizi e finanziamenti pubblici compresi, oltre alla “ lauta pensione baby” della Magistratura. Il perché di tutta questa vergogna dovete chiederlo per un verso ai vari D’Alema, Napolitano, Occhetto ( che gli hanno regalato il primo posto nella lista del PCI al Mugello dove i trinariciuti vincerebbero anche candidando Cesare Battisti o Moranino) ed a quell’integerrimo Magistrato , Corrado Carnevale – che pure fu vittima illustre di malagiustizia diffamatoria - che promosse il Di Pietro al concorso della Magistratura più per “ compassione” ( sono parole di Carnevale, leggete l suo libro) che per “ meriti”.

Insomma Giancarlo Gorrini era stato un grande assicuratore , fu l’ex patron della Maa, ma anche il grande accusatore di Antonio Di Pietro, quello che svelò le sue pressioni sui suoi “indagati” per annullare i debiti di gioco di Eleuterio Rea ( ex comandante dei vigili della “ Milano da bere “, sui 100 milioni di lire prestati a Di Pietro da tale Pacini Battaglia quando costui era un indagato del Di Pietro, sulla Mercedes regalata al Di Pietro da suoi indagati e sulle altre auto "di favore" date ad altri magistrati. Gorrini aveva scritto un suo memoriale , chissà se qualcuno, adesso che è morto, glielo pubblicherà. Vi anticipo la mia previsione: nessuno lo pubblicherà. E sapete perché? Elementare Watson, elementare! Perché Di Pietro andrebbe a cento querele all’ora e i Magistrati – suoi ex sodali comunque anch’essi terrorizzati dalle usuali e poliziesche intimidazioni del Di Pietro – non avrebbero il coraggio di mettersi contro di lui. Com’è successo fino ad oggi.

=====================================================

E SI RISENTONO PURE!

L’Unità dell’Italia è una sorta di ossessione , un qualcosa che chi la tocca muore, come i fili della luce, un mantra. Ne sa qualcosa Bossi, impalato, pur senza croce, per aver cercato di introdurre il Federalismo, altro che Belsito e figli “ bamboccioni e scialacquoni”. Federalismo che, in pratica , impone che ogni Comune debba vivere con quello che produce. In modo speciale sono i politici meridionali, la nomenclatura della politica locale meridionale, proprio qielli che non tralasciano occasione per “ l’unità è sacra”, per “ l’Italia è una sola” e Bossi di qui e Bossi di là e due gabasisi così da Repubblica, da Napolitano, da Fini, da Il Fatto, ecc. Giorni fa un sudista ( un signore meridionale) , piccato da certi apprezzamenti di questo Blog ( scritto da uno che più meridionale di così non potrebbe essere se non divenendo addirittura un tunisino ) sul Sud Italia , ha preso, come si dice, d’aceto di brutto ed ha minacciato , come e peggio di un Bossi, la secessione del Sud dall’Italia unita. Roba da non credere, roba da pisciarsi sotto dalle sganasciate. Ma ci pensate? La Sicilia che si mantiene da sola ? La Puglia che si paga da sola la voragine senza fine della sua Sanità? La Campania che fa pagare le tasse alla Camorra ed a tutti quelli che di Camorra vivono, e sono tantissimi? La Calabria che si paga da sola l’esercito dei suoi forestali ( sono di più di tutti quelli degli Usa)? Che si accomòdino pure. Faccino pure la secessione ( Fantozzi è proprio adatto al caso) poi voglio vedere da dove arrafferanno la consueta barcata di miliardi per mantenere il loro parassitismo che da sempre le Regioni del Sud scippano all’altra Italia. Come diceva Totò? Ma mi facci il piacere!

================================================================

GENTE CHE S’IMPANCA SU ARGOMENTI CHE NEANCHE CONOSCE.

Troppe persone aprono bocca e le danno fiato, molte persone , spesso anche dei giornalisti o sedicenti tali, imbrattano pagine di giornali come fossero discariche di rifiuti organici del loro cervello. Prendiamo per esempio Marco Travaglio, un grande giornalista? Può darsi. Un comico? Sicuro. Non lo affermo io, ma una decisione di un Magistrato che lo ha definito proprio in tal modo, un “ comico”, così però salvandolo da una certa condanna per diffamazione, sostenendo appunto che Travaglio , come comico sia legittimato a offrire al pubblico deformazioni grottesche della realtà. Verità sacrosanta, e poi si parla male della Magistratura ! Ma Travaglio scrive pure , scrive su Il Fatto Quotidiano e spesso, quando scrive qualcosa, si fa impossessare dal gaglioffo , meschino e populista giustizialismo e diventa così, come si dice a Roma, un “cazzaro” qualsiasi. Si fa prendere dalla sua ridicola furia giacobina falsamente calvinista , si sente super protetto riparato dietro le gonnelle dalla casta dei magistrati ( perché il Travaglio è, praticamente, lo scrivano - non lo “ scriba”- delle Procure, quello che fa opera di “ copia e incolla” delle carte dei magistrati coperte dal segreto istruttorio e le pubblica sul suo giornale) e mescolando tutto questo con la sua imbarazzante ignoranza dei fatti sui quali pretende pure di pontificare impancandosi, riesce a mettere insieme portentose figure barbine.

L’altro ieri, per esempio si è voluto cimentare con un articolo su Simone e Daccò, che sono entrambi in carcere preventivo rispettivamente dal 13 aprile scorso e dal 16 novembre dell’anno scorso , due indagati dalla Procura di Milano per la presunta corruzione sulla Sanità lombarda e su Formigoni e sull’Ospedale San Raffaele, per svariati reati , concorso in bancarotta fraudolenta il secondo, corruzione e riciclaggio di fondi provenienti da evasione fiscale il primo. Bene, in questo articolo Travaglio scrive, reputando giusta e corretta una carcerazione preventiva usata come una vera e propria “ tortura” , “ In quale Paese Daccò e Simone sarebbero a piede libero e passerebbero per dei sequestrati?” Non solo, ma scrive anche che “ lui dubita molto che esista una violazione dei diritti dell’uomo che deriverebbe dalla carcerazione preventiva”. Al neo comico consiglio di studiare seriamente gli argomenti prima di impancarsi , imbrattando fogli di giornale di chiacchiere stupide, ignoranti e meschine . Perché c’è sempre il rischio che i suoi “lettori” ( quel popolo credulone che viene facilmente influenzato ed incanalato dai titoli della sua èlite giustizialista che si ritiene legittimata all’indottrinamento dei lettori in qualità di “ ottimati”) un bel giorno comincino pure a leggere qualcosa di diverso da Il Fatto Quotidiano ed allora addio i miei limoni! Il nostro neo comico si chiede in quale Paese questi due, Daccò e Simone, sarebbero a piede libero e sarebbero considerati dei “ sequestrati”?

Presto detto: in tutti i Paesi civili, caro Travaglio, come la Germania, come la Francia, come l’Olanda , come il Belgio, come la Spagna, come la Svizzera, come la Gran Bretagna, come il Giappone, come gli Usa, come l’ Australia, ecc. Anzi, in tutti questi “ Paesi civili” sia Daccò che Simone non solo non starebbero in galera, alla tortura della carcerazione preventiva, ma non sarebbero nemmeno indagati. Spiego anche il perché, sperando che sia chiaro.

Daccò, che è rinchiuso in carcere dal 16 novembre 2011 e dunque dalla bellezza di nove mesi, è imputato di “ concorso in bancarotta fraudolenta”. Questo reato, nei paesi civili ripeto , dovrebbe seguire una dichiarazione di fallimento . Ma l’Ospedale San Raffaele, perché di questo si tratta, non è affatto fallito. Dunque, perché Daccò è in galera da nove mesi ? Cosa ci risponde Travaglio?

Simone è rinchiuso in carcere dal 13 aprile 2012, dunque da più di quattro mesi ed è imputato del reato di “ riciclaggio con reato presupposto di evasione fiscale”, cioè di avere investito dei capitali frutto di una evasione fiscale. Capisco il reato di riciclaggio, ma il reato di “ riciclaggio di proventi derivanti da evasione fiscale” non esiste in nessuno dei Paesi civili di cui sopra, esiste solo in Italia come, d’altra parte, anche il fumoso e famoso “ quasi reato “ del “ concorso esterno in associazione mafiosa”, una rete da pesca a strascico piuttosto che un reato degno di tale nome. Solo in Italia.

Quanto all’ atteggiamento meschino di Travaglio sui diritti dell’uomo e la carcerazione preventiva esistente in Italia, si chieda il comico in cosa consista la giustizia preventiva carceraria italiana e si ponga anche la seguente domanda: «Perché l’Italia non ha ancora introdotto nel codice penale il reato di tortura e non ha ancora ratificato il Protocollo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura?». Se Travaglio avesse voglia di imparare qualcosa, invece di imbrattare di populismo giudiziario e manettaro le pagine del giornale, potrebbe trovare una degna risposta nello stato di illegalità e tortura permanente documentati in questi giorni, mesi, anni da gente come il costituzionalista Andrea Pugiotto ed altri 120 tra costituzionalisti, giuristi e avvocati, che hanno firmato una “ lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano” perché interrompa la catena di illegalità, tortura, violazione flagrante della nostra Costituzione e di ogni legge internazionale, che si consuma quotidianamente nelle carceri italiane. Carceri stivate di quasi il doppio dei detenuti che la legge consente di detenere e di una popolazione carceraria che, per quasi la metà, è rappresentata dai “ detenuti in attesa di giudizio”(Nanni Loy e Alberto Sordi docent), persone che le statistiche storiche prevedono andranno per il 50% assolte, mentre nel frattempo scontano carcerazione e tortura preventive. Basterebbe che Travaglio avesse almeno un’idea di cosa sia il diritto umano, dell’articolo 13 della Costituzione italiana, delle garanzie giuridiche previste dalle leggi per qualunque cittadino, sia esso sottoposto a indagine, imputazione e perfino condanna giudiziaria definitiva, come le misure alternative. Circa le quali un numero chiarisce il pensiero : numero di detenuti in Usa 2.350.000. Numero misure alternative al carcere preventivo: 4.877.000. Travaglio, ma vada a studiare.

===========================================================

QUI’ CI STANNO FACENDO DIVENTARE DEI SUDDITI E NESSUNO SE NE ACCORGE.

Ci stanno tramutando da liberi cittadini della Repubblica italiana a sudditi dell’oligarchia bancaria mondiale, che poi è la responsabile prima di tutti i nostri guai economici dal 2006 in poi. Quello che mi manda in bestia è il fatto che quasi nessuno se ne accorge, visto che gli italiani adorano quelli che vogliono imporre lo statu quo perché hanno paura di quelli che invece vorrebbero cambiare questo Paese ingessato come un sepolcro in un Paese veramente libero e veramente moderno. Siamo circondati da fatti ed eventi che ci stanno soffocando, che ci tolgono sempre più fette di libertà, ma pochi li vedono, molti li considerano “ organici ai propri interessi” e dunque da agevolare, da facilitare e del bene del Paese chi se ne frega.

Leggendo, l’altro ieri , l’articolo di Piero Ostellino sul Prof. Monti sul Corriere della Sera, sentivi scorrere il suo pensiero libero,limpido, liberale , respiravi un’aria che mai avevi assaporato. Altro che gli interventi vecchio stile, vecchio stampo, vecchia politica politicante che mirano essenzialmente a riposizionamenti personali il più vantaggiosi possibili che ispirano gli interventi di gente come Prodi, come Amato, come Casini e come tanti altri abitanti della galassia dove abitano gli “ottimati” che come tali si arrogano il potere di irreggimentare il popolo bue. Ma chi ha letto Ostellino? Molti invece leggono Scalfari o Mauro o Zagrebelsky. Che vorrebbero portarci dritti dritti sotto il tallone delle Banche.

Cos’altro è, se non una vera schifezza, una vera nefandezza, il fatto che Standard & Poor’s e Ficht, due agenzie di Rating americane, di proprietà di Banche sia americane che europee , che hanno avuto ed hanno come manager o advisor ( leggi consulenti) gente come Mario Monti, Corrado Passera, Elsa Fornero , per fermarmi alla “ creme”, di fatto ci abbiamo imposto – manovrando sapientemente lo spread e le Borse italiane, ma sempre con i nostri soldi –, con la complicità di Giorgio Napolitano , una camarilla di persone scelte a suo giudizio ( di Napolitano) e senza il voto popolare ?

Cos’altro è stata se non una vera e propria truffa da briganti di valico alla nostra sovranità popolare ed alla nostra libertà da qualsiasi oppressore , l’aver depositato al Governo un Mario Monti imposto dall’alto del Colle del Quirinale allontanando a spintoni , alla faccia del Monsignor Della Casa della vera democrazia, quello che al Governo c’era per volontà popolare,approfittando delle idiote risatine franco germaniche? Silvio Berlusconi si è messo da parte con grande senso di responsabilità , nel nome, sempre sbandierato dal Colle e dai Palazzi abitati da congiurati , del superiore interesse dell’Italia. Fecero feste popolari i nemici personali – mai avversari politici , sempre pronti all’agguato mai alla sfida – di Berlusconi e del centrodestra perché credevano fosse arrivato il momento da loro agognato, quello delle esecuzioni di massa sulla pubblica piazza dei loro nemici, della vendetta truculenta fatta di corpi scempiati, martoriati, vilipesi ed appesi e, soprattutto, di sospirata presa del potere, sempre strappata tramite imbrogli di Palazzo , tramite movimenti di piazza, senza quella fastidiosa sciocchezza che sono le elezioni popolari. E’ la loro cifra. Sono rimasti fregati anche loro, che si aspettavano da Napolitano un comportamento adeguato allo stile della loro camarilla che aveva ordito e tramato nei corridoi del Palazzo per depositarlo,senza investitura parlamentare, sul Colle. Oggi, alle feste di ieri, l’esercito dei creduloni indottrinati dagli Scalfari, dai Mauro, dai Zagrebelsky, dai Cordero, dai Gomez, dai Padellaro, dai Travaglio, ecc , sostituisce le sue solite sordide maniere, con le solite coltellate alla schiena. Comme d’abitude…… comme d’histoire…..

Milena Gabanelli, la famosa giornalista di “ Reporter” , nota per inquisire chicchessia ed anche , inquisendolo, d’infangarlo e sputtanarlo, tanto poi la RAI le paga anche i richiesti risarcimenti per diffamazione, insomma una giornalista che gode, unico caso al mondo, come un Presidente della Repubblica, della così detta “irresponsabilità “ professionale, è una donna certamente colta, preparata, che porta avanti il suo lavoro con svariati consensi, con svariate critiche. Rappresenta ed incarna , da un punto di vista culturale, l’esempio didascalico dell’” engagé à la gauche caviar “che tanto seguito conta nell’esercito degli “ incanalati creduloni “ , soggiogati anche dal clangore delle sue inchieste oltre che dall’indottrinamento quotidiano della stampa dell’editore cittadino italiano naturalizzato svizzero.

Se ho reso l’idea del substrato culturale sul quale e con il quale vive e si arricchisce la Gabanelli ( a ciascuno il suo),allora sarà più chiaro perché giudico un obbrobrio giuridico e sociale la sua ultima proposta. Che è, stando al Corriere della Sera dei giorni scorsi,al fine di sconfiggere completamente la evasione fiscale , di imporre una nuova tassa, pari al 33% su tutti i pagamenti in contanti per cifre superiori ai 150 euro mensili a persona. Asserisce la giornalista che con questo sistema non solo si eliminerebbe ogni possibilità di evasione fiscale – nell’assunto che detta evasione si fondi solo sul contante, ma non credo affatto che sia così , ma fa niente – ma si potrebbero incassare annualmente circa 100 miliardi di Euro di imposte evase. Non voglio entrare nel merito e nella tecnica del tributo, ma voglio invece svelare perché ritengo questa idea solo il parto di una educazione da socialismo reale e da Stato di Polizia.

La Gabanelli suggerisce tale imposta – credo che si corra il rischio che venga pure presa sul serio – e sa bene come in Italia già viga , grazie al Governo Berlusconi – una vera indecenza- quel mostro chiamato “ Serpico” ( il nome è tutto un programma) , un programma mediatico che consente ad ogni operatore di una qualsiasi Agenzia delle Entrate di chiedere ad ogni banca tutti i movimenti dei nostri conti correnti o di deposito. Già a suo tempo questo blog osservò che se un Paese arriva a concedere allo Stato di invadere la propria libertà personale fino a questo punto, è un Paese pronto a svendere ogni altra forma di libertà. Perché se tutti i cittadini devono solo conformarsi ai voleri dello Stato , che ,dietro l’alibi della “ legalità” , impone simili inquisizioni, allora i cittadini non hanno più alcun diritto e lo Stato , il Governo possono esercitare ogni inquisizione sulla vita dei sudditi. Cercate di capire: divento un delinquente ( nel senso che potrei delinquere spendendomi i soldi per contanti) se ritiro dalla mia Banca una parte dei miei sudati risparmi. Divento un delinquente, per la Gabanelli, perché potrei anche spendere quei soldi per pagare magari il tecnico della televisione che viene a casa. Insomma il reato è tale non più, grazie alla Gabanelli, quando “ è stato consumato” ma quando “ potrebbe anche essere tentato”. Pensate: se, come intende la Gabanelli, il diritto di imporre certe regole lo detiene solo il ceto politico e se il ceto politico è quello che vorrebbe ed auspica la Gabanelli, allora nessuno potrà più essere un cittadino, ma solo uno schiavo, un servo.

Nella grande crisi che stiamo vivendo e che alla lunga eliminerà sempre più le nostre libertà repubblicane, non vi sono dunque solo motivazioni di ordine finanziario ed economico ma anche motivazioni culturali ed ideologiche che la proposta della Gabanelli, nolente o dolente, mostra in tutta la loro terrificante assurdità. La Gabanelli forse non ci ha pensato, ma questa sua proposta è figlia legittima e diretta di questa mentalità classista comunista che uccide l’iniziativa economica libera e che nega ogni sostanziale diritto di proprietà. L’idea della Gabanelli dimostra come la politica della sua parte ideologica, del centrosinistra, si arroghi il diritto di requisire ogni cosa anche dopo che ciascun italiano ha pagato più imposte e più tasse che in qualsiasi altro Stato in tutto il mondo.

Perché un vero e proprio “ Stato di Polizia” costa. Chiedere Erich Honecker quanto costava la Stasi.

======================================================


NON SOLO GRECIA, MA ANCHE ITALIA NEL NOVERO DEI “TRUCCATORI SCORTESI”



Il governo Prodi/Ciampi truccò i conti per portarci nell’euro. Non lo sostengo io, ma l’ultimo numero del settimanale tedesco Der Spiegel, un giornale a cui l’Italia non sta proprio simpatica: è quello, per capirci, che mise in copertina la P38 negli Anni di piombo e più recentemente ci ha definito graziosamente “codardi come Schettino”. Insomma un vero amico dell’Italia. Questa volta però non si tratta di una polemica giornalistica, ma di documenti, carte, riscontri con protagonisti della decisione europea che ha rivoluzionato la nostra vita: l’introduzione dell’ Euro. Il cancelliere Kohl sapeva che eravamo sull’orlo della bancarotta e non avevamo i requisiti per entrare nell’euro, ma la ragione politica prevalse sul rigore finanziario. Al contrario di oggi. L’Italia è strangolata dalla rigidità di Berlino ed è sempre comunque governata da un tecnico (Monti come Ciampi) garante degli interessi bancari dei tedeschi.

Riporto qui sotto, in colore rosso, il lungo resoconto sullo scoop dello Spiegel pubblicato dall’agenzia Agi. A voi il commento.

CRISI: SPIEGEL, L’ITALIA TRUCCÒ I CONTI PER ENTRARE NELL’EURO = (AGI) – Berlino, 6 mag. – L’Italia non aveva i conti in regola per entrare nell’euro e l’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl ne era consapevole, ma per motivi di opportunità politica non si mise di traverso. Lo sostiene lo Spiegel in un articolo di cinque pagine dal titolo «Operazione autoinganno». Il settimanale tedesco ha avuto accesso a centinaia di pagine di documenti del governo Kohl sull’introduzione dell’euro tra il 1994 ed il 1998. Si tratta di rapporti dell’ambasciata tedesca a Roma, di note interne dell’esecutivo e di verbali manoscritti di colloqui avuti dal cancelliere della riunificazione.

«I documenti dimostrano ciò che finora si supponeva: l’Italia non avrebbe mai dovuto essere accolta nell’euro», scrive lo Spiegel, aggiungendo che a decidere sull’ingresso dell’Italia «non furono i criteri economici, ma le considerazioni politiche». «In questo modo», denuncia il settimanale di Amburgo, «si creò il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa due anni dopo: l’ingresso nell’euro della Grecia». Per lo Spiegel il governo Kohl non può sostenere di essere stato all’oscuro della reale situazione italiana dell’epoca, poichè «era perfettamente informato sulla situazione di bilancio».

«Molte misure di risparmio erano solo cosmetiche, si basavano su trucchi contabili o vennero subito ritirale non appena venne meno la pressione politica», scrive il settimanale. «Fino al 1997 avanzato, al ministero delle Finanze non credevamo che l’Italia riuscisse a rispettare i criteri di convergenza», ha dichiarato al settimanale Klaus Regling, attuale responsabile del fondo salvastati Efsf ed all’epoca capo dipartimento del ministero delle Finanze tedesco. Il 3 febbraio 1997 lo stesso ministero constatava che a Roma «importanti misure strutturali di risparmio sono venute quasi del tutto meno per garantire il consenso sociale».

Il 22 aprile dello stesso anno in una nota per Kohl era scritto che «non ci sono quasi chance che l’Italia rispetti i criteri». Il 5 giugno il dipartimento di Economia della cancelleria comunicava che le previsioni di crescita dell’Italia apparivano «modeste» ed i progressi nel consolidamento delle finanze pubbliche «sopravvalutati». In preparazione di un vertice con una delegazione governativa italiana del 22 gennaio 1998 l’allora sottosegretario alle Finanze, Juergen Stark, constatava che in Italia «la durevolezza di solide finanze pubbliche non è ancora garantita». A metà marzo 1998 era Horst Koehler, allora presidente dell’Associazione delle Casse di Risparmio tedesche, a scrivere una lettera a Kohl, accompagnata da uno studio dell’Archivio dell’Economia mondiale di Amburgo, in cui era scritto che l’Italia non aveva rispettato le condizioni «per una durevole riduzione del deficit» e che pertanto costituiva «un rischio particolare» per l’euro.

Lo Spiegel scrive che «Kohl rispose picche ai suoi consiglieri di allora», anche perchè, come afferma Joachim Bitterlich, allora consulente di Kohl per la politica estera, al vertice Ue di maggio 1998 «la parola d’ordine politica era: per favore non senza gli italiani». Il settimanale di Amburgo rileva che i documenti visionati «fanno sorgere il sospetto che sul problema Italia il governo Kohl abbia ingannato non solo l’opinione pubblica, ma anche il Bundesverfassungsgericht (la Corte Costituzionale di Karlsruhe, ndr)». Secondo lo storico Hans Woller, al momento di entrare nell’euro l’Italia era «sull’orlo della bancarotta finanziaria», mentre dai documenti visionati dallo ’Spiegel’ risulta che nel corso del 1997 l’Italia propose per due volte di rinviare la partenza dell’euro, ma la Germania rifiutò.

Bitterlich spiega che questa data era diventata «un tabù» e che tutte le speranze tedesche erano riposte in Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro del Tesoro nel governo Prodi. «Per tutti era come un garante dell’Italia, lui ce l’avrebbe fatta!», spiega Bitterlich, ma lo Spiegel scrive che «alla fine con una combinazione di trucchi e di circostanze fortunate gli italiani riuscirono sul piano formale a rispettare i criteri di Maastricht. Il Paese trasse vantaggio da tassi di interesse storicamente bassi, inoltre Ciampi si dimostrò un creativo giocoliere finanziario». Il settimanale cita in proposito l’introduzione della «tassa per l’Europa», la vendita delle riserve auree alla banca centrale e le tasse sugli utili, con il risultato che «il deficit di bilancio scese in misura corrispondente, anche se gli esperti statistici dell’Ue in seguito non accettarono questi trucchi». Ai primi del 1998 rappresentanti del governo olandese chiesero a Kohl un «colloquio confidenziale» alla Cancelleria, durante il quale chiesero di fare maggiori pressioni su Roma, poichè «senza ulteriori misure dell’Italia a conferma del durevole consolidamento, un ingresso dell’Italia nell’euro non è accettabile». Kohl respinse la proposta olandese, anche perchè il governo francese gli aveva fatto sapere che senza l’ingresso nell’euro dell’Italia, neanche la Francia sarebbe entrata, con il risultato che, come scrive lo ’Spiegel’, «i tedeschi erano in una posizione di trattativa debole». La conclusione del lungo articolo è che riguardo all’Italia «molti sapevano che i numeri erano truccati e che un’autentica riduzione del debito era fuori discussione. Nessuno però osò trarne le conseguenze e Kohl si fidò delle melodiose dichiarazioni di Ciampi, che assicurava un ’cammino virtuosò, con il governo di Roma che prevedeva al più tardi per il 2010 la riduzione al 60% del debito pubblico. È andata diversamente».

Letto bene , signori?

======================================================

A PENSAR MALE SI FA PECCATO MA SPESSO CI SI AZZECCA

Dunque, domenica scorsa il Prof. Monti ed il Ministro Passera hanno proclamato che vedono ormai imminente la fine della crisi, roba da poco, ormai, dicono, di vedere la luce alla fine del tunnel. Martedì la Procura di Trani rinvia ufficialmente a giudizio per “ manipolazione del mercato” e danni ingentissimi all’Italia, Standard & Poor. Questa ultima sapeva ovviamente da tempo dell’inchiesta di Trani come lo sapevano tutti i suoi consulenti, Monti e Passera compresi. Mercoledì successivo accade che la Borsa italiana tenga e che il famoso spread si abbassi a 410 punti. Parte il coro dei melensi e giornalini, televisioni e barbieri e nani e ballerine e comici giù a dire che la fine della crisi è finita, che stiamo bene, che chi dice che non ha più una lira è un porco fascista, insomma una santificazione di Monti. Tutto torna, Signori, la Trilateral cerca di mettercelo ancora una volta in quel posto. Ecco , le Banche hanno organizzato tutto: giù un poco ( non troppo, mi raccomando) la speculazione, abbassiamo gli interessi sul debito sovrano dell’Italia in tal modo riconquisteremo il Governo del Paese. Vi sta bene signori essere trattati da deficienti?

=====================================================

giovedì 23 agosto 2012, Roma

Gaetano Immè

domenica 19 agosto 2012

SCALFARI, ZAGREBELSKY, CARLO DE BENEDETTI, MAURO E REPUBBLICA CON CAMILLERI DI SCORTA , OVVERO LA CAMARILLA


Carlo De Benedetti nasce con quattro quarti di nobiltà israelo-piemontese ed avendo avuto come compagni di scuola quelli che “vestivano alla marinara”, (altro che Università degli Studi di Roma a Tor Vergata!) ebbe la possibilità, senza essersela guadagnata per proprio merito tramite idonea “gavetta” ma solo grazie all’intuibile e deferente piaggeria verso i Principi del Piemonte e sovrani dell’Italia repubblicana, di guidare all’età di quarantadue anni e dopo una esperienza non eccelsa alla Gilardini , per quattro mesi – diconsi quattro mesi – la FIAT dalla quale se ne uscì , come “ Mimì metallurgico ferito nell’onore” ,non tanto” spietato” quanto “ ricco”. La Corte Sabauda del nuovo Regno d’Italia repubblicano aveva seppur un breve tempo capito tutto: così, al grido “ a nemico che fugge ponti d’oro”, buonuscita , il termine è d’obbligo, “ regale e principesca” ( numeri e dettagli sono roba da portineria !) , tanto erano gli anni nei quali “ al solo cenno del Principe” , ad eius nutum insomma, la Repubblica italiana, suddita della Monarchia sabaudo piemontese, sganciava, senza fiatare né controllare ( lesa Maestà ) alcun volgare conto , q.b. ( come nei menu dei ristoranti, = quanto bastava) al Principe per pareggiare il bilancio FIAT e portare “outside” cospicua refurtiva peraltro esentasse per volontà regale, come s’è appurato grazie ad una Principessina ribelle da qualche annetto.

Oggi Carlo De Benedetti è un industriale interessato con Sorgenia all’energia, è cittadino italiano naturalizzato svizzero, è editore di “L’Espresso e di Repubblica”, ha la tessera numero 1 del P.D. ed è oggi per il Paese quello che Licio Gelli è stato negli anni che furono: il “dominus” di una vera e propria Camarilla , una cricca, una consorteria di persone che esercitano un’interessata ed indebita ingerenza politica per raggiungere fini politici utili solo ai loro interessi di bottega spacciandoli come interessi del Paese. Se il fine della Camarilla fosse invece dissimulato , cioè dichiarato, evidente, giuridicamente lecito, corretto, allora anziché di Camarilla potrei anche parlare di Lobby le quali nulla hanno da nascondere, come invece le Camarille , Ogni lobby, in uno Stato di Diritto, gioca apertamente le sue carte sul tavolo del “ potere”, chi con stile e con misura , chi con rozzezza ed arroganza , dato che molto spesso “ricchezza di portafoglio” non equivale a “ stile e correttezza”. Sarebbe invece adattissimo e meritatissimo dai soggetti implicati, che si parlasse , per tutta la loro consorteria, di una vera e propria società segreta , ma dal momento che, non ostante fosse stata creata a quei tempi un’ apposta Legge, quella della Senatrice D.C. Tina Anselmi ( che Dio l’abbia in gloria!) “ contra personam”, Licio Gelli non è stato mai condannato per “ reati associativi” (come speravano gli innamorati di trame e complotti da “Bolero” e “ Grand Hotel”) ma per reati comuni, ritengo inutile dibattere sul sostantivo da affibbiare loro, più o meno dequalificante, più o meno “ delinquente”.

Nella Camarilla di Repubblica sono arruolati “ in servizio permanente effettivo” l’Ing. Carlo Dr Benedetti, padrone /editore di Repubblica e cittadino italiano naturalizzato svizzero, il quotidiano Repubblica , il così detto “Fondatore” di Repubblica , al secolo Eugenio Scalfari da Civitavecchia , il Prof. Gustavo Zagrebelsky già Giudice della Consulta, Il Direttore di Repubblica Ezio Mauro  e con “ il concorso esterno in associazione di Camarilla “, come direbbe il Dr Ingroia o il Dr Caselli, la partecipazione “ di Andrea Camilleri . Una consorteria , guarda caso, a trazione tutta sabauda, visto che sono tutti piemontesi di Torino, fatta eccezione per il calabro-laziale Eugenio Scalfari e per Andrea Camilleri che, da vero siculo, recita per la lobby, con boriosa piaggeria, la parte di Arlecchino, servo di più padroni.

La camarilla in questione ha deciso di sparare sul Colle per via dello scontro Quirinale contro i Giudici di Palermo per la famosa trattativa Stato- Mafia e per le intercettazioni telefoniche indirette sul Capo dello Stato. Si sono divisi i compiti, i congiurati. Così Eugenio Scalfari , che ha teorizzato e sostenuto i Governi del Presidente della Repubblica ( nel senso che dovrebbe spettare al Colle la nomina e la scelta del Premier e dei Ministri), dove la volontà del popolo non deve contare se non come contava quella dei cittadini romani davanti a quella del Marchese del Grillo ( “ io so io e voi nun siete un cazzo”) , davanti all’attacco sferrato al Quirinale dagli altri congiurati della sua Camarilla ( attacco portato” manu militari” da quella Magistratura palermitana che pretende di riscrivere la storia nazionale spacciandola come meschino asservimento alle cosche invece che legittima difesa dei cittadini, da quella Magistratura palermitana che vorrebbe santificare l’opportunismo politico intimidatorio ed anche vagamente ricattatorio di un Di Pietro) Scalfari cerca o finge di difendere Napolitano. Non può certo fare diversamente, dopo aver difeso a spada tratta il Governo del Presidente, si farebbe ridere dietro. C’è un minimo di coerenza da difendere. Insomma, un attacco sferrato in piena regola contro il Quirinale , ma spacciato come dibattito interno, come opinioni diverse. Siamo al gatto e alla volpe, quelli che “ sono in società, di noi, ti puoi, fidar!”. La Camarilla di Repubblica.

Il duo piemontese Zagrebelsky-Mauro , guidato dall’insigne giurista dal cognome arduo , che si divide fra la Camarilla dell’editore e le oceaniche adunate ai Palasharp , dove violenta e stupra, nell’indifferenza di “ Telefono azzurro”, la mente ed il corpo di bambini tredicenni ai quali impone di esibirsi in volgari turpiloqui contro gli orientamenti sessuali di Berlusconi, ieri dalla prima pagina del loro noto gazzettino denunciava Napolitano come un miserabile gaglioffo, dedito all’intimidazione mafiosa della veneranda Magistratura palermitana, della quale, è noto, è anche il capo. Ha scritto costui, protettore della casta dei grandi giuristi costituzionalisti “ de sinistra” cui appartiene, manettari, forcaioli, ipocriti , che adorano rimirarsi il loro ombelico etico, che detestano la democrazia popolare quando fa loro comodo, ha scritto, dicevo, costui che “Napolitano è diventato il perno di un’operazione di discredito, di isolamento morale, di intimidazione di Magistrati che operano per la verità”, per quella che per loro è la verità e cioè per mettere sotto accusa le forze dell’ordine che hanno arrestato Riina, e per riuscire finalmente ad accusare, usando pataccari preparati e pagati, i soliti Berlusconi e Dell’Utri per ogni strage possibile, dalle crociate alle guerre puniche, da Bologna a Piazza Fontana. Zagrebelsky vomita odio e veleno contro Napolitano, l’ordine è di Mauro, lo scopo quello di mettere in apparente minoranza Scalfari per non cedere spazio editoriale e vendite di copie a favore de Il Fatto. Che poi uno dice, Zagrebelsky, non come “ Carneade, Carneade, ma chi era costui?”, uno dice Gustavo Zagrebelsky , fai mente locale e così ti ricordi come costui ci faceva due “ gabasisi così” quando il centrodestra vinceva le elezioni e giù che pontificava che “ il popolo non deve decidere direttamente”, che “ la maggioranza non deve governare”, che “ chi vince le elezioni deve riconoscere un diritto di veto a chi le ha perse”, che “ chi vince le elezioni deve fare i conti con i pesi ed i contrappesi ed i contropesi” e oggi, nel momento in cui le cose sono cambiate, eccolo che vomita veleno sulla coerenza e sostiene che “ il popolo è l’unico titolato a decidere”, che bisogna “votare anche subito ed anche con il Porcellum”, insomma, diciamo la sacrosanta verità, una cialtronata pazzesca, degna del’esclamazione liberatoria del Rag Fantozzi, l’esibizione schizofrenica della “ summa de incoerentia” da sballo! Ma quale costituzionalista, ma quale Professore, ma quale Ex giudice della Consulta! Ma mi faccia il piacere! Un’accozzaglia di argomentazioni ridicole, incoerenti, addirittura penose ed imbarazzanti, scagliate come sassi contro un Capo di Stato che ha la colpa di non adeguarsi allo spirito di camarilla preteso dai suoi congiurati come pizzo per averlo deposto di peso sul Colle, il tutto per sostenere, oltre tutto, quella linea della logica del ricatto e dell’intimidazione – che è lo stile proprio della Magistratura fin dal ricatto del 1993 sul Parlamento dei corrotti e degli intimiditi – che da venti anni ormai, senza portare altri risultati che non siano stati clamorosi fallimenti , è la linea propria della Procura di Palermo , degli Ingroia, dei Caselli, ecc.

All’appello o al “ papello” (?) contro Napolitano ed a favore della Camarilla di Repubblica , aderisce , senza mia alcuna sorpresa, anche Andrea Camilleri , noto per non farsi mancare occasione per fare una “ comparsata” quando in giro c’è una farsa, meglio se con la “ partecipazione straordinaria” della nota icona mafiosa e pataccara , il quale “produttore di libri come fossero cartoni di vino”  ( Camilleri intendo) rilascia a Travaglio un’ intervista , dove , non solo scarica il solito sciacquone di retorica inconcludente , ma cita addirittura una frase di SciasciaLo Stato non processa se stesso”, una frase estrapolata da chissà quale contesto dei tanti scritti di Sciascia , per far surrettiziamente e vigliaccamente sostenere al compianto scrittore siciliano (che è morto e non può corrergli dietro per prenderlo a calci in culo) la teoria della “ antimafia professionale”, quella che campa e si arricchisce , come lui, cazzeggiando di mafia e di antimafia e cioè che lo Stato e la mafia sono uno consapevole e complice dell’altra. A Roma, non per niente “ caput mundi”, dice il detto che “ anche le pulci c’hanno la tosse”, quando qualche ominicchio ardisce profferire verbo solo perché non può essere contraddetto. Invito Camilleri ad avere rispetto dei morti ed a non approfittare del fatto che Sciascia è morto per cercare di mettergli in bocca la prosa boriosa e nazionalpopolare di un produttore di libri  tutti fatti con lo stampino, come fossero bottiglie di vino in cartone. Per cortesia Camilleri, pensi a Montalbano, faccia il piacere , lasci in pace i morti.



=============================================================

TUTTO PORTA AD UNA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA ED AL RIEQUILIBRIO DEI POTERI DELLO STATO

Il caso Ingroia-Napolitano ha riproposto la necessità di una nuova normativa sulle intercettazioni telefoniche. A sua volta, il caso Ilva impone di riconsiderare il tema generale del rapporto tra potere esecutivo ed ordine giudiziario. Se al governo ci fosse stato ancora Silvio Berlusconi, sono quasi certo che Napolitano avrebbe accuratamente evitato di entrare in questa sacrosanta rotta di collisione con la procura di Palermo pur di non dare l’impressione di giocare politicamente di sponda con Berlusconi e per obbedire ai desideri della camarilla che lo ha depositato sul Colle nel 2006. Figurarsi cosa avremmo letto e cosa avremmo sentito sull’Ilva con Berlusconi ancora a Palazzo Chigi, dal coro compatto e melenso dei media conformisti italiani sempre pronti a lanciare la solita campagna di denigrazione nei confronti di un centrodestra incapace di coniugare due diritti fondamentali, di garantire lavoro e salute alla popolazione di Taranto e capace dolo di entrare in contrasto con una magistratura dipinta con l’aureola della santità.

Così l’esplosione del caso Napolitano e del caso Ilva, in un campo sgomberato da qualsiasi pretesto o motivo di strumentalizzazione dato che Berlusconi non siede più a Palazzo Chigi da nove mesi, rende fin troppo evidente che il problema della giustizia non è stata una invenzione personale di Silvio Berlusconi ( sulla quale martella a ragione fin dal 1994) ma una delle emergenze più gravi del paese, dalla cui soluzione non dipende solo la tutela dei diritti individuali dei cittadini ma la stessa possibilità di uscire dalla crisi economica e spezzare la spirale del declino.Ma sopra ogni forma di dialettica politica o teorica incombe un problema concreto gigantesco. Quello del lavoro e del futuro materiale dei lavoratori degli stabilimenti siderurgici dell’Ilva di Taranto e di tutti gli altri impianti dislocati nelle altre zone del paese. La partita ingaggiata tra il governo e il gip, Paola Todisco, in altri termini, non riguarda più solo il rapporto tra politica e magistratura ma anche la politica industriale italiana, la sopravvivenza del settore siderurgico nazionale e, di conseguenza, dei lavoratori e delle loro famiglie.

Davanti a simili responsabilità, davanti allo spettro di simili problemi , nessuna persona dotata di un pur minimo senso di responsabilità può dubitare sulla necessità che sulla interpretazione rigida delle norme di legge prevalga una specie di ragione di stato. Cioè che la chiusura degli stabilimenti venga scongiurata, l’azione di risanamento sanitario ed ambientale definita ed avviata con la massima celerità ed i posti di lavoro difesi e salvati. Ma è arrivato il momento di chiarire una volta per tutte che in una democrazia liberale ed in uno stato di diritto l’interpretazione della legge va attribuita, in ultima istanza, a chi le leggi è legittimato dal consenso popolare a farle e non a chi le deve solo applicare. Il caso, in definitiva, vuole che, per salvare il paese, diventa indispensabile stabilire la regola che una vera democrazia pretende che la politica non possa mai essere subordinata alla magistratura. Mai.

--------------------------------------------------------------------------------------------------

RIFORMA DEL LAVORO FORNERO – SECONDA PUNTATA


Oggi parlo delle novità dei contratti , prendo l’esempio di un imprenditore con 10 dipendenti che voglia assumere con un contratto di apprendistato un giovane ancora non formato. Diciamo con una retribuzione di 1300 euro lordi per tredici mensilità. Con la riforma Fornero costui è obbligato ad assumerlo per minimo sei mesi, mentre prima poteva fare una prova anche più breve. Fino ad oggi era possibile assumere un apprendista per ogni dipendente. Da domani il rapporto sale a due apprendisti ogni tre lavoratori. Inoltre con la legge Fornero sarà possibile assumere apprendisti solo se nel triennio precedente risultano stabilizzati , cioè assunti a tempo indeterminato, almeno metà dei contratti di apprendistato svolti. Il messaggio che trapela neanche velatamente è semplice:l’’imprenditore è più o meno un delinquente : questa è la regola della Fornero, che è la stessa della CGIL e del PCI del secolo scorso. E la riforma Fornero, trovandosi ad avere a che fare con delinquenti, stabilisce una serie di restrizioni, divieti e paletti per l’utilizzo di questo contratto. Volete una prova? Eccola. Se nel triennio precedente le cose non sono andate bene o la scelta delle persone non è stata ben fatta, l’imprenditore non può per legge più assumere con questo strumento nuove professionalità da formare. La Fornero l’ha detto chiaro: il modello a cui si ispira la riforma del lavoro è quella del contratto dipendente a tempo indeterminato. Lasciamo per un momento perdere queste diffamazioni e vediamo se al sodo c’è del nuovo, oggi , sotto il sole o, anzi, d’antico. Se pago Euro 1500 come stipendio o mensile a questo apprendista, avrò, grazie alla riforma Fornero, un aggravio di contributi per 260 euro l’anno. Inoltre, se dopo tre anni, non ho intenzione di confermare l’apprendista devo pagare una tassa aggiuntiva di poco meno di 1500 euro. Io lavorare e spero di assumerlo definitivamente , ma se tra tre anni, per i più disparati motivi, io non posso o non voglia farlo, devo pagare. Insomma se oggi voglio assumere un apprendista ho un costo aggiuntivo di 2200 euro sul triennio, pari a 737 euro di costo del lavoro in più all’anno per l’imprenditore. Lasciamo pure, per un attimo, da parte i soldi, che le anime belle considerano come bruscolini o sterco del demonio quando a pagarli o ad incassarli sono gli altri, è proprio lo spirito delle norme , il principio che non va. L’imprenditore per formare un dipendente deve pagare più contributi del passato. Perché i 737 euro di maggior costo del lavoro di apprendista all’anno non vanno nelle tasche dell’apprendista , ma in quelle dello Stato. Insomma come sempre accade quando si vuole mettere becco in ogni angolo della vita, quando si vuole lo Stato pervasivo: si fanno diecimila norme per evitare abusi finendo con il rendere gli stessi sempre più probabili .

=================================================================

LA CONFINDUSTRIA DOUPLE FACE

Nel giorno in cui Monti ripete la solita tiritera sull’evasione fiscale e i giornaloni celebrano l’ottimo intento, il quotidiano della Confindustria, Il Sole24 Ore, rammenta come la famosa tassa sul lusso abbia reso solo un quarto di quanto atteso. L’imposta (manovre volute prima dal governo Berlusconi e poi perfezionate da quello Monti) si applica su auto con potenza superiore ai 185 cavalli fiscali, su barche e aerei. L’universo mondo dei pecoroni biliosi , invidiosi e rosiconi ( quelli insomma del fiscalmente corretto ) avevano brindato , sbavando, a queste tasse demagogiche. Anche un bambino normodotato avrebbe capito che le imposte sul lusso fanno crollare gli acquisti interessati ( cioè dei prodotti del Made in Italy, capito la boiata?) e alimentano acquisti in sostituzione. Non mi compro più un macchina potente, ma una piccola mini superlusso ( vedi Bmw che ha visto sostituire berline con mini superlusso) con optional da sceicco o magari mi affitto, magari all’estero, ciò che prima mi compravo in Italia. insomma l’imposta sul lusso soddisfa solo la voglia di invidia sociale dei nostri connazionali, placa le coscienze ai politici populisti ed inetti che la introducono, diffonde l’ idea che le differenze di ricchezza derivino, più che dal merito e dalle capacità, sempre e comunque dal ladrocinio e fornisce ai contribuenti ( tutti comunque vessati) l’invidiosa e per taluni consolatoria illusione che anche i ricchi piangono.

Ricordate quando qualcuno per quasi un secolo ripeteva che “ la religione è l’oppio dei popoli”? Bene. Oggi quello che nel secolo scorso era la religione oggi è la tassa sul lusso. Sempre di oppio per i popoli si tratta. Solo che l’oppio fa male al cervello forse peggio della religione. Al Sole24ore sanno tutto questo , tanto che ho letto diversi articoli sul quotidiano confindustriale per denunciare l’assurdità dell’imposizione su barche e auto e sul fatto che per questa via si sarebbero compromessi settori importanti del made in Italy . Ebbene su Il Sole24Ore di alcuni giorni fa si certifica che l’imposta che prevedeva un gettito di 390 milioni l’anno ne ha procurati molto meno: poco più di 90, che i porti italiani hanno perso, fino a fine Luglio ’12, il 30% degli ormeggi stanziali, il 40% degli ormeggi in transito, il 40% di presenze, che sono a rischio qualcosa come 90 mila posti di lavoro, dico quattro ILVA, una FIAT e poi l’indotto: ristorazione, bar, gelaterie, negozi abbigliamento, meccanici, ecc. Spagna, Croazia, Francia ( Corsica) , commosse, ringraziano la stupidità del Governo Monti e di chi ha votato questa cacata pazzesca. Quell’articolo del Sole 24Ore è un insulto all’umana intelligenza, alla coerenza, alla logica. Tradisce e trasuda proprio di quell’ideologia che proprio in tanti altri pezzi il Sole ha smontato. “Sfrecciare sul supercar” ,scrivono gli ebeti , tanto per dare l’idea di quanto siano cafoni i proprietari di un’ supercar. E il motivo dello scarso gettito deriverebbe tutto dai furbetti degli elicotteri, dai ricchi cattivi ed evasori, dagli armatori elusori. Non sfiora all’estensore ciò che per mille volte, il suo stesso giornale, ha scritto, e cioè che alzare le tasse oltre certi limiti, riduce il volume di affari e i gettiti. A forza di sniffare oppio, il cervello si brucia.

---------------------------------------------------------------------------------------------------

HO RIVISTO IL VIDEO DI CRAXI DEL 17 DICEMBRE 1993 ALLE ORE 17 CON DI PIETRO MASCHERATO ANCORA DA MAGISTRATO. UNA GODURIA SENZA FINE…….

Mi sono rivisto, ancora una volta , il video dell’interrogatorio di Bettino Craxi, da parte di Di Pietro, durante il processo Cusani, del 17 dicembre 1993 e le frasi di Craxi su Napolitano. La frase di Craxi, testuale, fu ritrasmessa integralmente da Annozero solo due anni fa, nel gennaio del 2010. Eccola. «Sarebbe come credere che il presidente della Camera. Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del Pci, non si fosse mai accorto del genere di traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del Pci con i Paesi dell’Est». Fu pronunciata durante il processo Cusani e non Enimont come ha detto sbagliando Di Pietro nella sua intervista a Oggi ed erano le 17 del 17 dicembre 1993. Un giorno rimasto memorabile anche per l’interrogatorio mattutino di Arnaldo Forlani (quattro ore: fu strapazzato brutalmente da Di Pietro per via della sua palese reticenza) ma nel pomeriggio, appunto, s’intuì che sarebbe stato un pomeriggio speciale. Di Pietro, che era il pm,se ne stava quasi in silenzio, quasi timoroso, imbarazzato, faceva quasi pena vederlo così genuflesso davanti a Craxi. Fece una figura barbina indimenticabile, restò in silenzio come un succube davanti a chi spiattella la verità inconfutabile. Da bravo camaleonte cercherà poi di giustificare il suo asservimento spacciandolo come strumentale ai suoi obiettivi istruttori: cioè far parlare Craxi. Ma negli anni successivi si sarebbe ben compreso come Di Pietro in realtà temeva le sortite di un uomo che di lui, delle Mercedes, di Lucibello, dei cento milioni avuti in prestito da Pacini Battaglia ( un suo inquisito, ecc ) sapeva quasi tutto. Perché qualsiasi cosa avesse detto Craxi, in ogni caso, quel giorno, l’avrebbe detta davanti a milioni di persone, davanti alle riprese televisive e Di Pietro, tutto questo, lo sapeva e, con tutti gli scheletri che custodiva nel suo armadio, lo temeva . Sta di fatto che non gli fece neppure una domanda vera e formulata fino in fondo, acconsentendo ogni volta di farsi interrompere con ripetuti «mi consenta di chiarire un punto». Craxi disse tutto ciò che voleva. Parlò delle cooperative rosse (e Tonino: «Ecco, è importante anche questo») e spiegò che la Montedison non pagava solo il Psi (e Tonino: «È vero, è vero... ce l’hanno riferito in parecchi»). Incapace di distinguere tra verità e verità processuale, il leader socialista ruggì a piacimento: tirò in ballo Gardini, Spadolini e La Malfa. E Napolitano, che peraltro era già stato coinvolto indirettamente perché a Milano avevano arrestato tutti i suoi uomini (la mitica corrente migliorista, detta anche , dal verbo “ pigliare” cioè incassare, «pigliorista»)

==================================================================

PUSSY RIOT . CLAMORE SPROPORZIONATO, BASTAVA L’INDIFFERENZA.


Un conto è il diritto e la libertà di opinione, un altro offendere e fare i teppisti. Adesso pare di moda, politicamente corretto insomma, fare delle tre punk delle eroine martiri della libertà . Lenzuolate di indignazione e proteste che abbiamo ascoltate in tv e letto per l’intera settimana, assieme alle vibrate proteste dei soliti Stati Uniti ed UE non significa che siano state violate le libertà civili e il diritto di opinione, che sia stato compiuto un misfatto orrendo, che Vladimir Putin come gli Zar si siano confermati tiranni sanguinari.

Ad Obama ricordo sommessamente di aver perso l’occasione per starsene zitto, visto che quell’orrore di Guantanamo è sempre aperto e che se la loro performance le Riot l’avessero fatta a New York, la polizia prima le avrebbe massacrate poi qualche “ attorney at law “ si sarebbe occupato, come nei telefilm di Crime , del misterioso Sesto  Emendamento, un sorta prezzemolo giuridico costituzionale tutto americano .

Alla baronessa Ashton suggerisco di occuparsi di cose più serie, per esempio di due cittadini europei detenuti illegalmente in India da sei mesi per aver svolto, secondo le regole europee e quelle del Diritto Internazionale, la protezione di una petroliera europea dai pirati.

Ai soliti noiosi e petulanti professionisti dei diritti umani e del politically correct del mondo intero , alle solite anime belle capitanate da Amnesty International suggerisco di scegliere cause più pregnanti: suggerisco la persecuzione dei cristiani in Sudan , la condizione delle donne o degli omosessuali nel mondo islamico, i controlli di verginità, il taglio delle mani per i ladri, le visite anali, le lapidazioni per adulterio, non ci vuole poi grande fantasia. Queste persone non hanno mai dubbi ma solo ferree certezze, su certe morti, per esempio, come quella della povera Anna Politkovskaja . Queste persone sanno chi ha ucciso la povera giornalista!...diamine, loro (queste persone) erano lì ed hanno visto gli esecutori del delitto e, non contenti, si sono fatti dire all'orecchio chi erano i mandanti! grandi, che fenomeni ! Questa gente legge solo certi giornali mainstream tipo Repubblica, perciò pensano di aver capito tutto e sorridono sghignazzando e dandosi di gomito perché a loro basta sapere che Berlusconi e Putin sono amici.

Certo debbo notare che Putin , il governo ed anche la Chiesa ortodossa poteva pure ignorare questa pagliacciata che si è consumata nella cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca, la più importante del Paese senza , insomma, far passare per eroine un gruppetto di scalmanati per di più ingozzati di quattrini da quel noto squalo finanziario che si chiama George Soros. Ci vuole intelligenza per stare al potere, non pugno di ferro. Ma sulle Riot la decisione non è di Putin o del Patriarca , ma l’ha presa un giudice, voglio dire un esponente di quella magistratura a tutela della cui autonomia in Italia, a chiacchiere, tutte le anime belle che ho sopra indicato , si sdilinquiscono di brutto .Resta la fanghiglia che è stata spruzzata sul caso, come la vulgata che finge che Vladimir Putin non sia stato regolarmente eletto o che la Russia non abbia fatto in vent’anni di libertà dal comunismo passi da gigante in benessere e libertà. Tutto questo è semplicemente delinquenziale , da ricovero urgente in attrezzato manicomio criminale .

Ma quale arte, questi sono solo atti di teppismo. Il gruppetto è noto da tempo per recite quasi sempre a volto coperto da passamontagna, come furti nei grandi magazzini a tempo di musica, spesa proletaria nei supermercati con incursioni nel banco della macelleria e tentativo di infilarsi polli interi nella vagina, accoppiamento selvaggi e rumorosi in musei, tutti nudi piselli al vento e alcune ragazze vistosamente alla fine di gravidanza. Arte? Ma per favore! Nella cattedrale sono entrati una decina, hanno raggiunto l’altare dove hanno intonato la loro “preghiera”. Ecco il testo, qui sotto, colorato in rosso, nel quale ho sostituito, per normale senso del pudore, alla parola “ merda” il termine “ immondizia”

«Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! caccia Putin, caccia Putin! Sottana nera, spalline dorate. Tutti i parrocchiani strisciano inchinandosi. Il fantasma della libertà è nel cielo. Gli omosessuali vengono mandati in Siberia in catene. Il capo del Kgb è il più santo dei santi. Manda chi protesta in prigione. Per non addolorare il santo dei santi le donne devono partorire e amare. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista, diventa femminista. Inni in chiesa per leader marci, una crociata di nere limousine. Il prete viene oggi nella tua scuola. Vai in classe, portagli il denaro. Il Patriarca crede in Putin. Quel cane dovrebbe piuttosto credere in Dio. La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. La Vergine Maria è con noi manifestanti .Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin. Caccia via Putin! caccia via Putin!».

Certo sarebbe stato meglio farle affogare nell’indifferenza, comminare multe più che carcere ma ditemi voi se vi sembrano eroine da esaltare in proteste politiche che scuotano il mondo occidentale e l’Europa in particolare . Resta che reati come vilipendio e vilipendio religioso dovrebbero scomparire da un Paese come l’Italia, che si dice civile. Amensty International e tutte le anime belle come la Sgrena , fanno le femministe (ma solo in Italia, al riparo da pericoli, al calduccio, mica in Iraq o in Iran o in Afganistan), ma si dimenticano dei soprusi alle donne in Iraq, in Iran, in Afghanistan, in Corea del Nord, in Cina, ecc. Un esempio paradigmatico dell'ipocrisia soffocante che domina il nostro Paese e lo fa somigliare ad un Paese sotto dittatura culturale o religiosa.

====================================================

Roma domenica 19 agosto 2012

Gaetano Immè