Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 15 agosto 2012

PARLIAMO DEL CASO ILVA.


Per la questione dell’ILVA di Taranto chiarisco subito che, anche se con moltissime riserve e con tantissime e profondissime critiche, debbo ritenere quanto meno opportuna la decisione del GIP di Taranto D.ssa Patrizia Todisco la quale ha deciso di annullare, in parte , la precedente decisione del Tribunale del Riesame di Taranto ed ha ordinato la chiusura – pare senza ordinare anche il sequestro dello stabilimento, che equivarrebbe ad una sua completa chiusura con conseguenti effetti economici terrificanti - dello stabilimento di Taranto; ha sostituito il suo custode giudiziario -eliminando il precedente ( che era stato lo stesso A.D. dell’ILVA Dr Ferrante) ; ha confermato le misure cautelari e restrittive assunte a carico del solo staff Riva. Il tutto finalizzato alla messa in sicurezza, ai fini della salute pubblica e del lavoro, con le necessarie opere di bonifica dello stabilimento stesso. Si badi bene, però: la questione non è ancora definita dal punto di vista giudiziario , perché contro questa decisione del GIP Todisco potrebbe appellarsi – se già non è stato fatto – lo stesso Tribunale del Riesame di Taranto, che ha visto stravolto il suo precedente giudizio. Insomma , parliamo pure di questa vicenda che interessa il Paese ma dobbiamo essere consapevoli che sulla questione non si sa ancora quale sarà la decisione ultima dei Magistrati.

Che i recenti due provvedimenti giudiziari , emessi negli ultimi venti giorni dalla Magistratura di Taranto sull’ILVA ( dopo quinquenni di assoluto silenzio ), cioè sia la precedente decisione del Tribunale del Riesame di Taranto sia la successiva e recente decisione di questo GIP sempre di Taranto, puzzino di arrogante esibizione di muscolare antagonismo politico da parte della Magistratura contro la “ politica” e le istituzioni lontano un miglio, non ho il minimo dubbio.

Intanto è evidente come le due decisioni siano state assunte da una che vuole appositamente apparire come “ magistratura politicizzata ed ideologizzata” , infarcita di una ideologia da “ belle epoque” sdrucita , stantia e preconcetta - lo dimostra il Giudice del Riesame- quando catoneggiando e moraleggiando senza alcuna necessità, nelle motivazioni del primo sequestro, ridicolmente pretende di addossare tutte le responsabilità dell’inquinamento ( che sia chiaro dura da circa sessanta anni dei quali quarantacinque di gestione statale dirigista e solo quindici di gestione privatistica) “ alla perversa logica del profitto “

Le due decisioni ancora, sono l’ammonimento, l’avvertimento, il minaccioso richiamo - fatto per di più con una ostentata e plateale esibizione di una arrogante e muscolare sopraffazione di un singolo Magistrato sulle democratiche istituzioni politiche – che lo sconquassato equilibrio fra i due ordini costituzionali ( quello della Magistratura e quello legislativo) scippato dalla borsetta della vecchia Costituzione, vigliaccamente indifesa da quel Parlamento di corrotti e di intimiditi nell’ottobre del 1993, oggi consente anche ad un solo Magistrato la possibilità di arrogarsi la guida della politica industriale dell’Italia, scippandola, senza riguardo alcuno, alle competenze costituzionali delle istituzioni democratiche di questo Paese.

Non si può inoltre sottacere come la Magistratura abbia utilizzato queste due decisioni, fra di loro peraltro almeno in parte anche confliggenti, come due improvvisi e dunque inattesi uppercuts sferrati al mento di un Paese spaesato e stupito dalla colpevole ’incuria con la quale questo problema era stato per decenni e decenni , dalla stessa Magistratura, sottaciuto , accantonato, messo come la polvere sotto il tappeto. Non vi è così , forse, la clamorosa conferma di una evidente complicità della Magistratura con le ovvie e palesi responsabilità della politica regionale , degli onnipresenti sindacati , della grande stampa così detta libera e d’informazione, tutti stranamente silenti in questi oltre quattro passati decenni ?

Entrambe le decisioni poi , che accusano lo stabilimento di emettere esalazioni nocive alla salute pubblica che hanno provocato e che provocano , in maniera certa e prevedibile, la morte di tante persone, sono incredibilmente prive di idonee prove scientifiche .Infatti gli studi che dovrebbero accertare tali misfatti ambientali saranno pronti solo tra un paio di mesi e dunque né il Giudice del Riesame nè il GIP Todisco potevano e possono dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, che esista il legame di causa ad effetto fra l attività industriale dell’ILVA e i tumori del tarantino. E ciò è tanto vero che lo stesso Giudice del Riesame , nelle sue motivazioni, ammette la mancanza di prove certe in tal senso , attribuendo al suo provvedimento la semplice qualità di “ atto a titolo cautelativo”. Sostenere, come fa successivamente il GIP Todisco, che “ è ora di intervenire affinché non un altro bambino ad ammalarsi o a morire a causa delle emissioni tossiche dello stabilimento “ è solo l’esercizio stentoreo di squallido terrorismo ambientalistico, è puro qualunquismo ridicolo ed apodittico, uno slogan da antagonista ambientalista, che non arreca sia al GIP che alla Magistratura né qualche credito né la minima reputazione. Perché se le sue sciagurate affermazioni fossero vere e “ quel bambino” avesse una sua identità, allora non capisco come questo GIP non abbia proceduto , già da decenni non solo da oggi, contro i responsabili per questo ignobile ma evidente “ omicidio”. Utilizzando questa sottospecie di “ logica qualunquista e terroristica “ messa in mostra dal GIP Todisco, allora – come argutamente osserva Chicco Testa su Il Foglio - visto che ogni anno circa 5.000 italiani muoiono a causa di incidenti stradali e che anche quest’anno questo numero di morti è pressoché certo, allora la Magistratura dovrebbe immediatamente procedere penalmente contro i vertici dell’ANAS per omicidio, dovrebbe sequestrare strade, ponti, viadotti, gallerie, automobili, fabbriche di automobili, distributori di carburante, meccanici, ecc. visto il loro indubbio concorso nell’annuale strage delle strade. Signori, dobbiamo ridere, andiamo su “Scherzi a parte” o parliamo seriamente? Non va dimenticato come in questo Paese sia già accaduto che il terrorismo ambientalistico , tanto proficuamente portato in piazza da Verdi e da Ecologisti , abbia indotto una Magistratura, assolutamente priva dell’indispensabile e responsabile equilibrio , ad assumere iniziative penali contro, tanto per ricordarne solo una , Radio Vaticano , che fu accusata di causare terribili leucemie infantili. Si trattò, lo sappiamo tutti, di una enorme e grottesca bufala , sia dei così detti epidemiologi che della Magistratura.

Come, inoltre, non indignarsi, davanti al fatto che la Magistratura pretenda , e solo oggi , di addossare solo sugli attuali proprietari ( tali solo dal 1995 ) le colpe di tutte le passate gestioni dell’impianto ( nato nel 1965 come proprietà dell’IRI) e che per questi “ motivi di ieri” metta in galera “ oggi” chi non è responsabile dell’inquinamento di ieri ? E’ una cosa da pazzi,semplicemente perché la responsabilità penale è personale, non si trasferisce come un credito o un debito d’impresa dal cedente al cessionario. Perciò per le malattie e per le morti che risultassero causate , con prove certe, dall’inquinamento dell’ILVA dal 1965 fino al 1995 dovranno essere processati penalmente tutti i Presidenti dell’IRI succedutisi nei decenni ed anche tutti i Ministri del Tesoro succedutisi nei decenni , atteso che, come unico azionista dell’IRI, il Ministro non poteva certo non sapere. Al gruppo Riva dunque – ma per favore diteglielo ai Ferrero, ai Bonelli, ai chiacchieroni ed ai cialtroni da strapazzo – vanno attribuite le giuste loro responsabilità per quelle malattie e quelle morti che, con prove certe, siano dipese dall’attività industriale dell’ILVA dal 1995 fino ad oggi. Perché sono agli arresti solo i rappresentanti del Gruppo Riva, dunque? Può il GIP Todisco, il Giudice del Tribunale del riesame , la Magistratura rispondere a questo quesito ? Non lo affermo io, lo dice la Costituzione, la responsabilità penale è personale. I fatti di questi giorni dicono però ancora di più. Dicono, per esempio, che a questo emblematico caso di Taranto va aggiunto l’altro altrettanto emblematico caso di quel gruppo inglese che voleva costruire un rigassificatore in Puglia e che fu cacciato con l’ausilio della Magistratura. Cui si aggiunge la decisione della Corte di Appello di Roma, che ha dichiarato inammissibile il ricorso della FIAT che chiedeva la sospensione di quella sentenza del Tribunale del Lavoro che aveva imposto alla FIAT di assumere a Pomigliano d’ Arco tutti i 145 operai iscritti alla FIOM. Tutto questo crea un ambiente ostile per capitali e per imprese, che scappano dall’Italia. E fanno benissimo. Fuggire da un Paese spendaccione, che spende più di quello che incassa, che si intromette negli affari privati con la prepotente arroganza di un Monarca assoluto, è opera preziosa per il Paese. Anche questo non lo dico io, ma lo scriveva Luigi Einaudi, grande economista e primo presidente della Repubblica, il quale già ai suoi tempi, ammoniva che “ portare capitali all’estero è opera sapiente, perché li mette al riparo da sperperi per tasse ed imposte patrimoniali di uno Stato spendaccione e prepotente , così da poterli riportare in patria sani, salvi ed accresciuti quando in Italia sarà tornato il buon senso “. Lo voglio proprio vedere in faccia quel pazzo che con questo Stato spendaccione, con questo fisco rapinatore, con questa burocrazia mafiosa e con questi Tribunali che pretendono di guidare il Paese anziché di amministrare la Giustizia, lo voglio vedere in faccia quello scemo che porta in Italia i suoi capitali.

I pregi di queste due decisioni sono dunque due soli e non costituiscono dei pregi volutamente perseguiti dalla Magistratura ma solo una sorta di “ inattesi e secondari positivi effetti collaterali “ delle due decisioni,

Il primo pregio , anche se enormemente sproporzionato rispetto alla valenza civile di tutti le doglianze espresse, consiste pragmaticamente, nell’avere sbattuto in faccia a Governo, politica e società l’urgenza del problema che incombeva sulla vivibilità di Taranto fin dagli anni settanta del secolo scorso. La salute va tutelata sempre e quando sia dimostrato che causa dei decessi o delle malattie locali sia , con certezza probatoria e scientifica assoluta, una precisa fonte inquinante, il Magistrato ha autonomo dovere di incriminare i responsabili senza attendere né prove epidemiologiche né studi affidati a sconosciuti esperti Ma in questo caso nessuno è stato – come avrebbe dovuto essere se fosse esistita la certa colpa dei decessi e delle malattie all’ILVA – nei trascorsi quaranta anni circa di esercizio dell’acciaieria di Taranto rinviato a giudizio per omicidio, dunque , non ostante la stucchevole intraprendenza ideologica dei due Magistrati tarantini ( ricordare l’indicazione di una “ la logica del profitto “come causa del disastro ambientale nelle motivazioni del Tribunale del Riesame e lo squallido allarmismo populista dell’ “…affinché nessun altro bambino di Taranto abbia ad ammalarsi ed a morire a causa dell’inquinamento causato dall’ILVA “ del GIP Todisco - che forse meriterebbe immediate sanzioni penali per il reato di diffamazione e per quello di procurato allarme - ) si tratta semplicemente di due decisioni basate esclusivamente su supposizioni, assunte – come anche riconosce il Giudice del Riesame di Taranto nelle sue motivazioni – a scopo puramente precauzionale.

Bastava poco, però, per portare il problema di Taranto al centro dell’attenzione , non erano necessari tutti questi allarmismi , tutta questa isteria collettiva, quasi a voler far passare il messaggio truffaldino che tutte le colpe dell’inquinamento ambientale di Taranto non fossero una responsabilità soprattutto dello stesso Stato . E’ mancata inspiegabilmente e colpevolmente il dovuto e necessario controllo da parte della politica comunale, provinciale e regionale ( alla Regione Puglia spetta il compito della tutela ambientale del territorio), da parte delle organizzazioni sindacali ,da parte della stampa nazionale e locale e da parte della stessa Magistratura. E dunque perché non risultano coinvolti anche i Governatori della Puglia, i sindaci dei comuni interessati, che hanno assistito indifferenti all’incancrenirsi dell’inquinamento? Perché , per esempio, la Giunta Vendola, dichiaratamente ambientalista , ha , proprio in questi anni, deliberato una legge Regionale che indica come limiti massimi di emissioni dannose delle misure talmente basse da mettere fuori legge una montagna di aziende forse anche virtuose e perché su quella legge sono stati erogati miliardi di Euro a favore di sconosciute imprese locali che assolvevano ad un imprecisato servizio di “ pulizia ambientale “ al superamento di quei limiti ?

Perché il Governo attuale, se non per la sua evidente incapacità politica e cognitiva, s’è premurato subito di stanziare a favore di questa Legge Regionale della Puglia la bella cifra di 350 milioni di Euro , qualificandola come un “ primo necessario intervento”, quando le prove scientifiche ancora non esistono e gli studi epidemiologici arriveranno, forse, verso ottobre? Che la Magistratura si muova in via puramente precauzionale – come sta avvenendo a Taranto – è cosa buona giusta – e questo blog lo accetta – e rientra , a mio giudizio, nei poteri e soprattutto nei doveri della Magistratura, la quale comunque – riserve , diatribe ed arroganti eccessi a parte – sta ordinando, alla fin fine, semplicemente una doverosa sistemazione degli altiforni . Ma che il Governo regali ad un’economia pugliese, notoriamente pervasa e posseduta dalla malavita organizzata, portatrice di un mostruoso debito sanitario, la bellezza di 350 milioni di Euro sulla base di una semplice Legge Regionale deliberata su dati empirici e privi di alcuna validità scientifica, così rapidamente ed acriticamente , suscita molti sospetti nel sottoscritto. Signori del Governo, si tratta di un vostro “pizzo” pagato per timore di disordini (cioè di intimidazioni ricevute ) o di semplice e cruda vostra irresponsabilità? Nulla di personale contro i Verdi e gli ambientalisti, ma prima di pagare simili cifre, perché non attendere ottobre prossimo quando saranno pronti almeno i prescritti studi epidemiologici ?

L’acciaieria di Taranto e l’isterico groviglio tra diritto alla salute e diritto al lavoro – ecco il secondo ed ultimo pregio di queste due decisioni della Magistratura – altro non sono che l’ennesimo capitolo dell’aggressione che l’ordine giudiziario conduce con ogni mezzo sul potere esecutivo parlamentare nell’ultimo ventennio, nell’omertoso e complice silenzio delle forze politiche e sociali – il Quirinale,le forze politiche di sinistra , le forze sociali e sindacali ,la stampa così detta libera, i poteri forti , ecc - apertosi con la stagione di Mani pulite e perfezionato con la rapina a mano armata , ai danni di un tremebondo e corrotto Parlamento di concussi e di intimiditi, delle guarentigie politiche costituzionali del 1993 . Un assalto che la Magistratura ha condotto esclusivamente per eliminare fisicamente, per via giudiziaria, Silvio Berlusconi e quel centrodestra politico che soffiò inaspettatamente la conquista del potere politico alla sinistra , alla famosa “ invincibile armata del PCI“ nelle elezioni del 1994. E’ un pregio questo, nel senso che almeno si capisce come sia in effetti un atto di guerra, non un atto giudiziario. E per vent’anni una gran parte della sinistra politica si è nascosta dietro le gonnelle di questa Magistratura, per nascondere la propria incapacità di eliminare politicamente il grande nemico, Silvio Berlusconi. Il quale però è stato l’unico ed il solo a denunciare lo strapotere delle toghe e questa sua battaglia di civiltà e di progresso culturale è stata invece inculcata , da scribi prezzolati , nelle menti dei creduloni e degli invidiosi , come la ruvida difesa del proprio tornaconto personale. E’ la dannazione alla quale sono condannati tutti coloro che in Italia hanno tentato di rompere la cappa di conformismo che soffoca da sempre questo Paese. Tagliare la testa su patiboli provvisori, davanti ad uno spiccio tribunale del popolo, questa è la pena che aspetta l’innovatore, altro che mirto e corone. Ora che Silvio Berlusconi ha lasciato la scena politica e che dunque lo scenario politico è mutato, la Magistratura non ha allentato l’assalto :ed ecco indagini su nuovi ministri e sottosegretari, intercettazioni telefoniche addirittura sul Capo dello stato e, da ultimo, la trucida sfida tipo “ sfida all’O.K. corral” a chi comanda sull’ Ilva. E solo adesso, improvvisamente, dopo quasi venti anni, gente come Bersani, Camusso, Vendola, Fini, Napolitano, Casini, Rutelli, i tecnici al governo, i poteri forti che li spalleggiano, scoprono come sia stato un errore madornale consegnare a questa Magistratura d’assalto le chiavi del Palazzo e del Paese.. E’ di questi personaggi politici e dei loro partiti la colpa più grande : sono stati loro a cedere autorità e potere costituzionale ai Magistrati ed alle Procure per perseguire i loro interessi di botteguccia antiberlusconiani. Oggi costoro, che pretenderebbero anche di tornare a governare , non sanno neanche come risolvere i danni che hanno causato .

Il problema da risolvere ora non è che la Consulta stabilisca se sia legittimo o meno che un GIP qualsiasi possa arrogarsi la guida della politica industriale dell’Italia, scippandola impunemente dall’incustodito borsello della democrazia italiana. No, questo è solo un modo perdere tempo, un modo per ingarbugliare le acque, un sistema per sviare l’attenzione , insomma è la dimostrazione lapalissiana che non sanno cosa fare. Il vero ed unico problema da risolvere è uno e semplice: occorre ristabilire quell’equilibrio fra i due poteri della Stato – Magistratura e Parlamento – che la rapina del 1993 ha scippato e distrutto. Come fare ? La parola spetta al Governo, così vediamo di cosa è capace. Si adoperi in tal senso, invece che pensare a vendette di potere, come si comporta ricorrendo alla Consulta, come un bambino lagnoso e petulante.



Roma mercoledì 15 agosto ’12



Gaetano Immè

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