Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 10 agosto 2012

PERCHE’ IL RITORNO AL SISTEMA PROPORZIONALE POTREBBE ESSERE IL SUNSET BOULEVARD PER LA NOSTRA DEMOCRAZIA .


Il ritorno al sistema proporzionale, verso il quale l’accordo fra i maggiori partiti politici ci sta riportando per una nuova legge elettorale , anche se corretto da uno sbarramento alto ( si parla del cinque per cento) e da un premio di maggioranza per il partito maggiore e non più per la “ coalizione vincente ( il che dovrebbe consentire una maggiore governabilità o quanto meno una minor “ potere di veto” ad un partitino da 4%% che ha pensato bene – come UDC e FLI e R.C. negli anni passati – di godersi i fasti offerti dalla casta a chi si trovi anche solo nel giorno d’elezioni sul carro del vincitore ) , ha come unico vantaggio non solo quello di evitare sconfitte cocenti ai partiti maggiori a causa del sempre “ surrettizio diritto di veto “ che la nostra Costituzione disgraziatamente consegna, nei fatti, nelle mani, spesso più rapaci che capaci, di partiti minori e minimi, ma anche quello di favorire, nelle condizioni particolari in cui si trova oggi il nostro paese, quella grande coalizione di governo formata da forze naturalmente contrapposte .Soluzione, questa invocata ogni giorno da un interessatissimo leader dell’Udc, Pierferdinando Casini che vede nel progetto in questione la possibilità non solo di recidere dalla “ governance” sia l’estrema destra che l’estrema sinistra ( e quindi Vendola, Di Pietro, Storace, Lega Nord, ecc) ma anche quella di fargli raccogliere quei voti, benvenuti anche se pochi, che , per consunzione , volessero abbandonare vanesie, giovanilistiche ed anacronistiche posizioni estremiste. La ragione della sonora bocciatura, da parte dell’On Casini, del così detto “ Terzo Polo “ con Fini e con Rutelli ha proprio questa origine, questa attesa che malauguratamente non posso considerare del tutto pellegrina. L’On. Casini è veramente il “ mistero buffo” vivente della politica italiana. Si è alleato con tutto e con tutti, pur di acchiappare un poco di potere. Con il centrodestra di Berlusconi, riuscendo a tirare fuori dalla soffitta delle cose inutili la sua cara ex DC che l’On Martinazzoli aveva seppellito come un becchino; ad impossessarsi della Terza carica della Repubblica mentre il suo Sotto Panza Follini squassava la coalizione grazie alla quale l’UDC era risalita dal loculo nel sottoscala della politica alle alte sfere. Oggi si dichiara pronto ad allearsi con la sinistra per gli stessi speculari motivi ed anche con il sopra e con il sotto, basta verificare le offerte. E’ la consunta e consueta politica dei “ due forni”, origine DC anni settanta, secolo scorso, d o c , un moto perpetuo, una pallina impazzita del flipper della politica. Che trovi ancora qualcuno che gli dia credito e retta mi sorprende e mi meraviglia sempre. Ma come si fa a fidarsi di costui, della sua strategia politica, della sua coerenza? Mistero solo italiano. Mi ricorda quel celebre aforisma di Abramo Lincoln che recita così:” Puoi ingannare uno, sempre. Ma non puoi ingannare tutti, sempre.”

Spiegherò, ovviamente nel corso dell’articolo, il senso del mio rammarico per tale prospettiva politica. Da parte loro ne sono consapevoli anche il P.D. di Bersani ( che per l’appunto non tralascia occasione per ricordare come il suo partito sia destinato a vincere le prossime elezioni) come anche il PdL , anche se Silvio Berlusconi vorrebbe tentare ancora l’ultima rimonta vittoriosa: la nuova legge elettorale servirà a dare vita ad una grande coalizione , il cui scopo sarà quello di trasformare la “democrazia sospesa”del governo Napolitano/Monti in una democrazia completa , debitamente legittimata dal voto elettorale. Questo sorprendente e disgraziato ritorno al sistema proporzionale ; che ha deliziato l’Italia dal 1948 fino al 1994 ovviamente in senso assolutamente ironico , è il prezzo, l’imposta, il soldo, il pizzo che si deve pagare all’emergenza politica .

Ma deve essere chiara una cosa da subito, anzi da ieri: questo disgraziato ed oscurantista ritorno al passato deve essere necessariamente eccezionale e temporaneo. Innanzi tutto perché oggi siamo etero diretti dai mercati finanziari ai quali il Paese deve inviare segnali di fermezza e non di ingovernabilità come questo sistema proporzionale tipico dell’era democristiana e comunista , quando i governi di facevano e disfacevano all’impazzata , all’insaputa del popolo, nel chiuso del Palazzo, sotto l’incalzare delle pretese di potere dei partiti ed anche delle correnti dei partiti stessi. In tal senso il ritorno al proporzionale rischia di diventare l’ingresso della tomba della democrazia per l’Italia. Da oggi fino al voto del prossimo aprile, quindi, la politica italiana sarà obbligata a muoversi su due binari distinti, come in un attacco di schizofrenia acuta. Dal lato, diciamo, della “ governance” , Pdl, Udc e Pd dovranno necessariamente collaborare e ridurre al massimo le reciproche tensioni e le ovvie e naturali divergenze , onde non mettere in crisi l’attuale esecutivo di Mario Monti . Dall’altro quello di una campagna elettorale che sarà condotta da ciascun partito senza esclusione di colpi . Ciascuno di essi non potrà consentire cedimenti a favore degli altri due , con tutto quel che è facile immaginare ne consegua.

Certo, non vi era dubbio che la scarsa o addirittura inesistente coesione culturale ed ideologica nelle “coalizioni forzate” imposte dal sistema maggioritario era il principale difetto del sistema maggioritario stesso, difetto alla cui correzione, invece, nessun partito si è voluto dedicare , preferendo dedicarsi ad una sorta di “ baratto” su questa nuova legge elettorale . Un lavoro degno di “Penelope” per la nostra politica che , dopo i fallimenti delle “ coalizioni imposte dal sistema maggioritario “ sarà dunque costretta a registrare la conflittualità endemica delle coalizioni del proporzionale. Sarà dunque peggio della Prima Repubblica, quando almeno vi erano delle certezze internazionali dovute alla guerra fredda ed alla divisione dei blocchi entro le quali sistemarsi e vagolare. Oggi, invece, in questo desolante quadro di incertezze provocate dalla lenta dissoluzione dell’Europa monetaria , dalla fine dell’egemonia americana, dal sorgere del potere mondiale della Cina, dal ritorno agli egoismi nazionali in Europa, la barra del comando avrà bisogno di polso fermo e sguardo lungo. Sono forse doti di Bersani o di Casini, queste, secondo voi? O anche del solo Silvio Berlusconi? Immagino come ,dopo essersi insultati per mesi e mesi, Bersani, Casini, Alfano e Berlusconi troveranno l’accordo per la composizione dell’esecutivo destinato a guidare il paese nel pieno della crisi economica.

Sono straconvinto che vi sia in giro, fra le persone indicate, più di un furbetto da quattro baiocchi che agogna il ritorno ai riti estenuanti del vecchio regime democristiano, nel quale sono nati, del quale hanno succhiato il seno, nel quale si sono meritati il ruolo prima di “ portaborse” e poi di “ soldatini fedeli” , che gongolano nella speranza di poter così raccattare qualche privilegio personale. Ho letto più di qualche autorevole commento politologico che assegnava il Quirinale o la Presidenza del Senato a “Caio” e la carica di Premier a “ Beta”. Ma stanno facendo calcoli sbagliati, forse anche da criminali. Perché i mercati se ne sbattono altamente dei riti bizantini dell’Italia dei soliti , noiosi, scontati, ricchi e vecchi marpioni che siedono nel Palazzo da trenta o da quaranta anni, senza aver mai fatto un solo giorno di “ lavoro vero” fuori dagli inciuci della politica cattocomunista di quel tempo. E quando poi questi mercati ( che poi sono sempre le Banche , anche le nostre) ci salteranno addosso per speculare sui nostri titoli pubblici approfittando proprio del vuoto politico italiano dovuto al ritorno al proporzionale , la democrazia nel nostro paese sarà al capolinea , con le Banche al potere. Ora qualcuno si renderà ben conto della lungimiranza dei vari Fassino, D’Alema, Consorte, Unipol, Banca di Lodi di Fiorani, Fazio, ecc quando, alcuni anni orsono, fecero fuoco e fiamme per acquistare, sopra tutto con mezzi illeciti, la BNL, dandovi pure da bere che lo facevano per salvare l’ “ italianità” della Banca ! .

PER ROSSELLA URRU ABBIAMO PAGATO DIECI MILIONI DI RISCATTO.POTREMMOANCHE RICHIEDERNE IL RIMBORSO AL CISP, MA NON E’ QUESTO IL NOSTRO INTENTO. NON CAPISCO PERCHE’ IL DR. PAOLO DIECI , DIRETTORE GENERALE DEL CISP NON RISPONDE DA PIU’ DI UN MESE ALLE NOSTRE LECITE DOMANDE

Non capisco in base a quale norma, in base a quale diritto, in base a quale convenzione, debba essere supinamente ed acriticamente accettato come un obbligo pagare un riscatto per poter liberare una persona la quale se ne vada a zonzo , per proprio diletto o per proprio tornaconto , in zone del mondo dove i rapimenti ed i riscatti sono un pericolo costante, addirittura segnalato dalla Farnesina. Proprio oggi il Ministro degli Esteri, l’On. Terzi di Sant’Agata ha espresso tutto il suo rammarico per la barcata di milioni regalata a questi rapinatori e per il prezzo politico internazionale che alcune decine di persone irresponsabilmente provocano all’Italia . Non si tratta di scarsa umanità, come sento già lamentarsi le anime belle o il Ministro Riccardi , ai quali vorrei sommessamente ricordare come il sequestro ed il riscatto di nostri connazionali presenti in zone pericolose sia diventato ormai una triste e costosa consuetudine. Vediamo dunque di non nasconderci dietro il solito dito dell’ipocrisia generalizzata e del buonismo d’accatto. Fare ora l’elenco di questi rapiti, riaprire le pagine delle loro storie non mi interessa né mi entusiasma, non cerco altro che evitare problemi per l’Italia, non far esplodere guerre dei poveri e fra i poveri. Tralascio i casi ormai archiviati dal tempo, dalla Sgrena alle due Vispe Terese,ma aver dovuto pagare 8 milioni di Euro per riportare in Sicilia l’egregio Signor Cicala e sua moglie ( chi fur li maggior tui?), avventuratisi per loro scriteriato diletto tra la Mauritania ed il Burkina Faso, 3 milioni di Euro per la spettabile Signora Sandra Mariani, che bighellonava per i suoi propri ed intimi piaceri nel Sahara,1 milione per riportare a casa anche l’esimio Signor Pellizzari e fidanzata che i pirati avevano sequestrato mentre “ surfavano” al largo della Somalia, per non parlare del costo politico internazionale che stiamo pagando ancora per la liberazione del Signor Paolo Bosusco ( un imprenditore della vacanza estrema nelle sperdute zone dell’India, organizzando le quali il signore guadagnava bene ), non trova francamente alcuna giustificazione, neanche umanitaria . Figurarsi poi adesso, aver dovuto pagare ancora la bellezza di 5 milioni di Euro, oltre ai notevoli costi della trattativa e del rimpatrio, per la Dottoressa Rossella Urru, che se ne stava a curare i bimbetti fra il Sudan e il Marocco del Sud, zona espressamente vietata dalla Farnesina stessa, ivi inviata dal CISP ( Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli) per il quale lavora e dal quale dunque dipende.

E’ da più di un mese che questo blog ha chiesto, con due apposite email spedite all’indirizzo indicato dal CISP nella sua home page del proprio sito , al Direttore Generale Dr Paolo Dieci ( così ci risulta sempre dal sito della ONG citata ), alcune fondamentali informazioni sulla Dottoressa Rossella Urru, sul fatto che da tempo il nostro Ministero degli Esteri aveva segnalato la zona ove il CISP aveva inviato la Urru ( quella zona del Sud Sahara fra il Sudan ed il Marocco meridionale ) come zona fortemente pericolosa. E’ vero che dal 2001, sulla base di un Decreto Legislativo cui ha fatto cenno anche ieri il Ministro degli Esteri Terzi di Sant’Agata, esiste la norma in base alla quale lo Stato italiano potrebbe anche chiedere il rimborso dei riscatti che è costretto a pagare per i rapimenti e per le notevolissime spese di intermediazione e di trasporto. Si deve sapere che quasi mai i “ contatti” con le bandi di sequestratori vengono stabiliti da organismi statali, per ovvii motivi. Esistono costosissime organizzazioni internazionali, una delle quali è certamente la “ Kidnappings and ransoms “ ( Sequestri e riscatti ), che avvalendosi di personale specializzato, conduce le trattative e le porta anche a termine, ovviamente dietro pagamento del riscatto ai sequestratori e della loro costosissima parcella. Si deve anche sapere che esiste una forma di assicurazione in tal senso che, ritengo, non venga accettata quando , appunto, la zona è segnalata come pericolosa, come nel caso della Dottoressa Urru.

Sorprende dunque e dispiace che il Direttore Generale del CISP, tale Dr Paolo Dieci,l’organizzazione non governativa per la quale Rossella Urru lavorava e dalla quale era dunque pagata, non abbia sentito la necessità civica di rispondere alle domande che questo blog gli aveva rivolto alla CISP fin dai primi di Luglio scorso e che miravano non certo a richiedere il rimborso di questi 5 milioni di Euro , non certo il rimborso degli altrettanti Euro che , orientativamente, sono stati spesi fra “ Kidnappings & Ransoms “ e trasporti di rientro della Urru. Il CISP d’altra parte, come quasi tutte queste organizzazioni spuntate come funghi, che vivono sopra tutto di consistenti “contributi annuali statali” stabiliti nel solo “Palazzo” , che crescono nel sottobosco della politica italiana, in quella zona grigiastra dove sovente le missioni all’apparenza umanitarie sono solamente pietose coperte che possono celano il peggior clientelismo ed anche il reato di voto di scambio, avrebbe tutto l’interesse a risponderci, dimostrando, oltre alla dovuta correttezza nei rapporti umani, anche la sua trasparenza gestionale. Perché non si può né si deve tollerare – e di questo il CISP concorderà senz’altro - che giovani ed inermi cittadini italiani vengano sfruttati da organismi senza scrupoli e spediti, senza assicurazioni e senza regolarità contributiva, in missioni pseudo umanitarie dalle quali potrebbero anche derivare inattesi ed inconfessabili tornaconti finanziari.

CHE SIA UN BUON SEGNALE ?

Una piacevole sorpresa, la fiammella della speranza che qualcosa si smuova in questa Italia soffocata dal degrado del conformismo del “politicamente corretto” è stato trovare sul “ Corriere della Sera” una intera pagina dedicata ad un’intervista che Simona Ravizza ha fatto all’imprenditore Antonio Simone. Il titolo – “ Sono prigioniero della politica (dei Magistrati)” – appare esplicito. Simona Ravizza spiega con chiarezza al lettore che troppe cose non vanno nel caso di questo imprenditore ritenuto, dalla Magistratura, vicino al Governatore Formigoni, forse in accordo con lui, forse, forse, forse. Anzi, la Ravizza non usa perifrasi e scrive “ Detenuto da quattro mesi nell’inchiesta sulla Sanità in cui è coinvolto il Governatore”. Dunque, dopo quattro mesi di carcarazione preventiva e ben al di là del termine delle necessità cautelari previsto dall’articolo 303 del Codice di Procedura Penale, anche il Giornale della borghesia trova il coraggio di rompere il silenzio dell’omertà e dell’indifferenza mafiosa sul caso Simone. Il fatto stesso che il giornale dei così detti “ benpensanti”, legati dunque ai poteri forti dal suo stesso “Libro dei Soci” , compia questo gesto di informazione garantista ( non dimentichiamo che nella stessa intervista Simone ha la forza ed il coraggio di dire “ Sono istigato continuamente a dire il falso ( cioè che avrei corrotto qualcuno) ed istigato al tentato suicidio come unica via d’uscita al sequestro della mia persona”)non solo rompe il muro del silenzio omertoso e mafioso ma punta anche il dito accusatorio proprio contro la Magistratura milanese che spesso abusa della carcerazione preventiva ben oltre i limiti concessi dal codice . Basta riandare agli anni 92/94, ai tempi di Tangentopoli, dei Borrelli, dei Davigo, dei Di Pietro, dei Colombo, per rendersene conto e ragione. Il “ Corriere della Sera “ non si schiera, ma registra i fatti, li racconta, li mette in fila. Basta questo, perché spesso la nuda cronaca, la cruda storia,valgono più di tanti scritti di parte. Oggi, per esempio, anche a Milano, tutti sanno, grazie alla Ravizza, che non si può né si deve far finta di nulla davanti agli evidenti soprusi della Procura di quella città. Sottacendoli, il rischio è quello di diventarne complici. Chi vivrà vedrà.

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COSE DA SQUOLA ITALIANA


Per entrare nel mondo della “ formazione “ scolastica, serve un notevole coraggio. Perché si entra nel mondo della follia, dell’assurdo, di Kafka, come entrare in una Casa di Cura, che prima si chiamava manicomio. Ma una gitarella in quel mondo, da ex docenti, la dobbiamo proprio fare, per renderci conto di come oggi stiano le cose della nostra “ Squola “ , quella fermamente voluta ed imposta dalla sinistra sia comunista che della DC , dal 1948 ad oggi. T F A ,per esempio, è un acronimo conosciuto però dai soli addetti ai lavori: esso sta per “ Tirocinio formativo Attivo” e questo Blog, non avendo disgraziatamente altro da fare, si è andato a leggere i quiz ministeriali propinati a coloro che volessero accedere agli esami , insomma ai nostri giovani che intenderebbero seguire la strada dell’insegnamento. Avevo infatti letto sui giornali, nei giorni scorsi “ Errori nei test per aspiranti professori. Da rivedere 150.000 schede”. Roba da pazzi, mi sono detto. Ho trovato quesiti sbagliati, domande semplicemente demenziali, ripetute richieste di puro nozionismo. Lo slogan, dal ’68 in poi, è sempre lo stesso: “ Basta con il nozionismo” urla la sinistra , poi la stessa sinistra propina ai possibili futuri insegnanti domande talmente nozionistiche da fare invidia a Pico da Mirandola. Che un Ingegnere o un Architetto ricordi a memoria il D.M. 236/89 è “ pazzia pura”, dato che basterebbe consultarlo all’occorrenza senza ricordarne a memoria le misure. Ho chiesto in giro fra ex docenti, anche vincitori di concorso a cattedra, anche a livello Universitario, ma nessuno mi ha saputo dire cosa fosse la “ Medaglia Fields”. Bene, è stato invece chiesto ai laureati in Matematica. Può bastare. Resta però da capire il senso di queste cose. Questi quiz pazzoidi sono stati studiati per allontanare i nostri giovani laureati dalla carriera di insegnante o si tratta di una esibizione di pura incompetenza e di mancanza di serietà ? La prima soluzione avrebbe almeno il merito di tentare, senza dirlo, di salvare i nostri giovani da questa gabbia di matti che è la Squola italiana di oggi. Davanti a questo sfacelo poi, trovi la paginetta tutta ordinata , piena di sospetta efficienza in un mondo, quello scolastico, dove di efficienza non se ne vede traccia: già tutto pronto , come fossimo in Norvegia, per l’immissione in ruolo di 21.112 nuovi docenti, entro la fine del mese di Agosto. Dal 1° Settembre prossimo sarà tutto operativo. Il tutto fra gli applausi scroscianti del Sindacato che si sgolano per informare di avere vinto un lungo braccio di ferro con il Ministero , vantandosi di aver fatto accantonare le intenzioni mediatiche sui necessari concorsi a vantaggio , ai fini dell’”ammissione in ruolo”, delle “ vecchie graduatorie” ad esaurimento ( che comprendono supplenti e precari derivanti anche dai concorsi a cattedra degli anni 1990 e 1999).

In tutto questo che scrivo non c’è assolutamente nulla “ contro” i precari, i supplenti, ci mancherebbe. Ma devo constatare il crudele cinismo della sinistra , sia essa comunista che democristiana: hanno creato appositamente un esercito di precari, di supplenti, un esercito di Jean Valejan, di semi accattoni laureati, senza arte né parte, che elemosinava dal “ Padrone” ministeriale due o tre spezzoni di cattedra , bivaccando come questuante per interi giorni , intorno a Ferragosto, nelle vicinanze dei vari Provveditorati. Era questa la dignità nel lavoro, la dignità dei docenti tanto sventolata dalla sinistra che ha cercato e fermamente voluto questo esercito di precari ,di incaricati annuali, di incaricati triennali, di supplenti, etc pronto a dare il voto alla sinistra dietro la concessione, anno per anno, dell’ annuale immissione in ruolo seguendo le graduatorie. Cioè chissenefrega della tua cultura, delle tue capacità d’insegnamento e dei tuoi meriti: obbedisci, fai la fame, mettiti in fila, vota da bravo ed avrai domani il tuo posto fisso. Questo è il rinnovamento tanto sventolato?

CI SONO DUE PARLAMENTARI CHE STANNO FACENDO UNA TRATTATIVA CON LA MAFIA. CHI LI PROTEGGE E MANDA? E PERCHE’?


Ci sono due parlamentari , si chiamano Giuseppe Lumia (senatore Pd) e Sonia Alfano (europarlamentare Idv ), che da oltre tre mesi hanno fatto un tour fra le celle più rinomate , quelle dove vivono in regime di 41 – bis i boss mafiosi più crudeli e sanguinari, e stanno trattando un loro possibile pentimento. Racconta il Corriere della Sera che hanno anche incontrato il famoso boss Nino Cinà – uno che da venti anni circa sta sempre al centro delle più drammatiche storie di mafia – con il quale hanno discusso – sì, è stato usato proprio questo termine democratico, “ hanno discusso”, come si fa fra persone dabbene dunque – circa l’attendibilità di quel pataccaro patentato di Massimo Ciancimino, quello che la Procura di Palermo, quella degli Ingroia, dei Di Matteo, dei Messineo , ha dovuto arrestare per calunnia , dopo avergli regalato per anni ed anni notorietà, dignità, ricchezze, gloria, copertura, ecc. Se uno ragionasse come ragiona il Dr Ingroia,, che tramuta ogni errore umano in reato, Ingroia e Di Matteo dovrebbero essere incriminati quanto meno per “ concorso con Ciancimino nella diffamazione di varie persone”, quanto meno, dico. Torno ai due , per riferire che il Corriere della Sera svela come i due abbiano avuto colloqui anche con Bernardo Provenzano e con Filippo Graviano, il tutto – riferisce sempre il Corriere della Sera, in stretto dialetto siciliano. I due, insomma, stanno facendo il giro delle celle dei boss dove si presentano come parlamentari e dunque come rappresentanti dello Stato e stanno dunque intavolando una vera e propria “ trattativa” che mira al pentimento dei boss. Cosa costoro abbiano promesso in cambio ai boss, non è dato sapere.

E’ tempo che il Ministro Severino ed i massimi responsabili del sistema carcerario italiano si decidano ora a renderci adeguatamente conto per questo brutto impiccio. La legge non permette assolutamente niente del genere: ai parlamentari è permesso di entrare nelle carceri per verificare le condizioni di detenzione dei detenuti, non certo per svolgere autentici colloqui investigativi che spettano esclusivamente al procuratore nazionale antimafia e alla polizia giudiziaria , nonché ai magistrati autorizzati dal Guardasigilli. Proprio perché sondare la disponibilità di un boss per un suo pentimento è proprio entrare in quella “ zona grigia” dove un proponente si può facilmente trasformare in un suggeritore e dove una trattativa può diventare improvvisamente “ un patto scellerato”, questo tipo di colloqui sono riservati ai magistrati e anche dietro le necessarie autorizzazioni. I due onorevoli sono andati già troppo al di là della Legge, molto al di là, perché si sono presentati paludati con i paramenti del Parlamento italiano, hanno loro bussato alle porte dei mafiosi , hanno parlato a nome delle istituzioni italiane, creando così una vera e propria trattativa fra lo Stato e la mafia.

Il giornalista del Corriere della Sera Giovanni Bianconi, tuttavia, ha letto le relazioni sui vari colloqui e ha scoperto che i due parlamentari hanno fatto ben altro. Il 26 maggio scorso, per esempio, sono andati a Parma e hanno chiesto a Bernardo Provenzano di collaborare coi magistrati: in cambio, ai figli dell’anziano boss, «lo Stato avrebbe potuto garantire un avvenire». Riferisce ancora Biancone che Provenzano ha chiesto invano ai due parlamentari di poterli almeno vedere, i figli: ma i due, qualche giorno dopo, invece della prole gli hanno spedito i magistrati della Procura di Palermo, e il tutto - notare - senza la presenza di un avvocato. Sempre leggendo Biancone, si apprende che Lumia & Alfano, non avendo ottenuto nulla una prima volta , sono tornati alla carica il successivo 4 luglio, questo dopo, guarda caso, che allo stesso Bernardo Provenzano era stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini per l’omicidio di Salvo Lima e per la supposta trattativa Stato-mafia. La narrazione di Biancone annota come i responsabili della polizia penitenziaria, intanto, annotavano tutto, compresi i reiterati tentativi di ricordare gli «strumenti della legge» che potrebbero migliorare la vita dei figli di Provenzano: sempre che, beninteso, frattanto ci sia l’impegno a «fare uscire una volta per sempre la verità». Il boss, anche nel secondo colloquio, ha insistito ancora sui suoi figli, ma i parlamentari hanno ribadito il loro niet: tuttavia potevano sempre discuterne coi «magistrati seri e trasparenti» che indagano sui fatti di mafia. Nessun cenno al fatto che Provenzano, afflitto da un tumore terminale alla vescica e da una palese demenza senile, è attualmente sottoposto al regime di 41bis con l’aggiunta del 14 bis: un isolamento da film su Alcatraz .

Ma non solo Provenzano. Risulta che i due parlamentari, una specie di ambasciatori della Procura di Palermo, sempre nel maggio scorso hanno tentato la proposta anche con Filippo Graviano (colui che secondo il pentito Nino Giuffrè avrebbe fatto da intermediario tra Berlusconi e Cosa Nostra) , con Francesco Bidognetti (capo-camorrista dei Casalesi) ed infine con Nino Cinà cui alludevo prima (medico mafioso pure lui imputato per la presunta trattativa). Scarsi, paiono, i risultati se, come riferisce l’articolista, Graviano non ha detto una parola, Bidognetti ha fatto una requisitoria contro lo Stato che crede ai pentiti anche in assenza di riscontri e Cinà ha affermato che Cosa Nostra è stata sconfitta con l’arresto di Riina. Quello che dicono i due parlamentari mi importa poco: essi parlano mafiando quando dicono che “gli articoli come quello di Bianconi mettono a repentaglio la loro vita e potrebbero far parte dell’obiettivo di comunicare ai boss che non devono collaborare”. Sto assistendo, attonito, disgustato e incazzato ad una scena dove domina la confusione, mentre un Ministro, quello di Giustizia, cioè la Severino, brilla per la sua scomparsa. E’ Lei che deve renderci conto di questi giochetti, che deve svelarci come sia possibile che due parlamentari operino una trattativa con la Mafia a nome e per conto dello Stato senza che nessuno li abbia autorizzati. Aspetto che il Ministro Severino rimetta i burattini di questa farsa al loro giusto posto. Parlamentari compresi.

Roma venerdì 10 agosto 2012

Gaetano Immè







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