Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 14 agosto 2012

REPUBBLICA, EZIO MAURO ! CHE FIGURA !!!


Ricordate Guido Bertolaso,l’ex capo della Protezione Civile, quello che fu letteralmente sbranato vivo dalle tonnellate di merda e fango scaricategli addosso dai ben noti moralisti forcaioli di “ Repubblica” i quali , come al loro solito , estrapolando e decontestualizzando alcune frasi di Bertolaso contenute in intercettazioni che avrebbero dovute essere coperte dal cos’ì detto “ Segreto di Pulcinella”, ossia dal “ Segreto istruttorio”, sputtanarono il Bertolaso al punto da spingerlo alle dimissioni per salvaguardare la Protezione Civile? Bene. Guido Bertolaso, per il quale nessun Magistrato, non ostante il Tribunale del Popolo di Repubblica lo avesse già condannato, ha emesso fin’ora ( e sono passati tre annetti, mica male!) alcun giudiziario se non quello iniziale , pochi giorni fa ha concesso un’intervista al Fatto Quotidiano , quello dei Padellaro, dei Gomez e dei Travaglio, nella quale accusava Repubblica di aver censurato alcune intercettazioni allegate agli atti dell'l'inchiesta sulla famosa cricca che lo scagionerebbero. Ill direttore di Libero, Maurizio Belpietro, ha immediatamente chiesto conto di quelle intercettazioni, rivolgendo al direttore di Repubblica, Mauro Ezio da Cuneo, una serie di domande per sapere se Bertolaso avesse detto la verità o un mucchio di fandonie. Chissà perché da Repubblica , però , ancora non è pervenuta nessuna risposta. Sono passati ormai diversi giorni e che Repubblica e lo stesso suo Direttore, Ezio Mauro, svillaneggiati e schiaffeggiati pubblicamente da Guido Bertolaso, da Il Fatto ed anche da chi “possiede ed usa la propria materia grigia senza farsi guidare da certi giornali” non abbiano ancora fornito adeguata risposta mi fa capire ancora di più chi siano costoro ( inutile fare nomi e cognomi,sono i soliti e ben noti ). . Gente che si auto incensa come eroi della libertà di stampa mentre manipolano e censurano in quantità industriale i documenti che compiacenti Magistrati mettono a loro disposizione per orientare le loro campagne denigratorie e diffamatorie per conculcare le capacità cognitive dei propri ignari ed acritici lettori. Guido Bertolaso risulta indagato per tre inchieste, che riassumo

E’ stato iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di L’Aquila per “ concorso in omicidio plurimo “in data 24 gennaio 2012, in seguito ad un’intercettazione e ad una conseguente denuncia. E’ stato il legale Antonio Valentini a presentare la denuncia alla luce dell’intercettazione di una conversazione del 30 marzo 2009 effettuata da Bertolaso con l’ex assessore regionale Daniela Stati. Di tale inchiesta non si sa ovviamente ancora nulla. A questa inchiesta si riferisce l’intervista a Il Fatto di Bertolaso.

Inoltre Guido Bertolaso risulta ,fin dal mese di Febbraio 2009, tra gli indagati dell'inchiesta "Rompiballe" per traffico illecito di rifiuti e truffa ai danni dello Stato”, insieme a Marta Di Gennaro, al prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, all’ex commissario straordinario, il prefetto Corrado Catenacci, a Ciro Turiello (è stato funzionario del Commissariato ai rifiuti), a Claudio De Biasio, (ex subcommissario di Bertolaso), ai dirigenti Fibe Armando Cattaneo ed Enrico Pellegrino. I due P.M. dell’inchiesta, il Dr. Giuseppe Noviello e il Dr. Paolo Sirleo, furono clamorosamente smentiti dal loro Procuratore Generale di Napoli, Dr. Giovandomenico Lepore sul rinvio a giudizio di Bertolaso. Vinse la linea dei due P.M. ma è anche certo che dopo tre anni e mezzo di inchiesta e di indagini, ancora non sono emersi elementi probatori a carico del Bertolaso.

Da ultimo, in data 10 febbraio 2010 Guido Bertolaso è stato raggiunto da un avviso di garanzia nell'ambito di un'inchiesta sugli appalti del G8 che avrebbe dovuto svolgersi a La Maddalena e poi spostato a L'Aquila. Ancora nessuna notizia per Bertolaso dal Tribunale di Firenze che indaga sulla famosa “ cricca” dei Balducci ( Ministero LL.PP) e degli Anemone ( costruttore). Vi sono stati diversi atti nel frattempo emessi dai Magistrati a carico degli Anemone e dei Balducci ma nessuno a carico di Guido Bertolaso, pur essendo stato quest’ultimo interrogato. Partita dunque con grande spolvero mediatico, questa inchiesta , non ostante la gran mole di lavoro ( intercettazioni, ecc) inquirente, non ha ancora portato alla individuazione delle presunte “ utilità sessuali e non “ delle quali Bertolaso avrebbe goduto illecitamente.

Non è compito mio difendere Guido Bertolaso, ma dei suoi legali e davanti ai Magistrati delle tre inchieste nelle quali risulta coinvolto. Ma come non vedere una certa confusione nelle tre indagini ed anche una certa pretestuosità delle accuse ? Per esempio, riflettete sull’inchiesta della Procura di Napoli sui rifiuti: ma vi pare una cosa seria indagare di corsa Bertolaso con grande risalto mediatico e dunque politico – per la sua attività istituzionale del 2009 - quando il processo ad Antonio Bassolino- che ha governato la Campania ed i suoi rifiuti per la bellezza di quindici anni e con i disastrosi risultati che tutti sappiamo ( non solo riguardo la raccolta dei rifiuti, ma soprattutto degli affari che sui rifiuti ha fatto in tutti quegli anni la camorra, come peraltro testimoniato da Saviano nel suo “ Gomorra” – è completamente insabbiato ( forse si aspetta una salvifica prescrizione?) per futili motivi? Ed allora perché non contribuire a chiarire questo quadro confuso ? Perché tacere, Signori di Repubblica?

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L’APPELLO DE IL FATTO QUOTIDIANO A FAVORE DEI MAGISTRATI DI PALERMO PER LA PRESUNTA TRATTATIVA FRA STATO E MAFIA.

A proposito de Il Fatto, voglio ricordare come l’appello lanciato da quel giornale a sostegno dei magistrati di Palermo ( quelli che indagano sulla “presunta” trattativa tra stato e mafia ) abbia riscosso una valanga di consensi. Dicono, e questo blog ci crede, che siano stati ben quarantamila i sottoscrittori dell’appello. Una cifra notevole che conferma la consistenza del “ bacino di utenza” su cui può contare il giornale di Antonio Padellaro e Marco Travaglio . Questo specifico successo, poi, premia , senza se o ma, la sfida, sul terreno del settecentesco giustizialismo forcaiolo , che il giornale di Padellaro ha lanciato contro gli altri giornali di sinistra , in modo particolare contro La Repubblica ed anche contro L’Unità. Quelle quarantamila adesioni ,oltre ad essere un successo editoriale, comportano anche delle precise indicazioni politiche e sociali che devono essere attentamente interpretate.

A giudizio di questo Blog la “ main information” è la constatazione di come esista in Italia un blocco pseudo culturale , anzi sotto culturale, di ispirazione forcaiola e giustizialista che è il frutto dell’opera di indottrinamento condotto in tal senso da anni ed anni dalla sinistra tradizionale . Opera di inquadramento e di indottrinamento compiuta , specie negli ultimi venti anni, grazie all’apporto , vellicatorio di bestiali istinti primordiali e di odio sociale , degli stessi giornali contro i quali oggi si scaglia Il Fatto ( chi non ricorda “L’Unità”, organo del PCI-PDS-DS-PD, diretta dall’isterico “ americano de Roma “ Furio Colombo, dove sia Padellaro che Travaglio hanno fatto apprendistato?), di “ sedicenti intellettuali organici” ( tipo Saviano, Santoro,Fazio, ,ecc), di ampi settori della Magistratura ( non credo di dover aggiungere né nomi né cognomi), di ex missini rimasti “fascisti e forcaioli dentro e manettari fuori” adunatisi con Fini nel manipolo del FLI, di proto leghisti ancora di lotta e di seguaci del primo Mastro Titta della storia dell’Italia repubblicana, al secolo Antonio Di Pietro. Davanti a tale fenomeno culturale e sociale, la sinistra italiana si è comportata nell’identico modo con il quale si comportò nei confronti degli estremisti degli anni di piombo: fingendo di ignorarli o, ancor peggio, spacciandoli come frutto avvelenato dell’ideologia opposta per poi rendersene conto solo con fatale ritardo. Ed ora, come allora, ora che non riesce più a tenerla sotto controllo e che è diventata il “nemico a sinistra” da eliminare ad ogni costo (secondo la lezione mai dimenticata di Pietro Nenni ), la sinistra bersaniana pensa di poterla eliminare dalla scena pubblica utilizzando la negazione della democrazia , l’antitesi tirannica del concetto “ la parola al popolo sovrano” , slogan di cui la stessa sinistra si fa gran vanto a chiacchiere , e cioè lo sbarramento del cinque per cento nella probabile nuova legge elettorale .

Esiste, oggi, un’aggravante che costituisce un pericolo imminente che incombe sul presente assetto democratico di questo Paese. Essa è costituita dal fatto che, grazie alla crisi delle istituzioni politiche , grazie al discredito pubblico della casta, grazie alla comunicazione via web, questa forza politica non ha bisogno di una sua presenza dentro i palazzi istituzionali per svolgere il suo ruolo. Rifondazione comunista, il partito dei comunisti italiani e le altre forze di sinistra di anni fa ( Governo Prodi del 2006/2008) giocarono la loro partita politica dentro le istituzioni, dentro il Governo e dentro il Parlamento. Oggi questa presenza non è più indispensabile, perché esiste una legittimazione che non passa attraverso il voto popolare, ma via web, come ha ampiamente dimostrato il Movimento a 5 stelle.

Perciò questa area “” giustizialista e forcaiola” , la cui espansione è comprovata appunto da una seria disamina del successo dell’appello giustizialista de Il Fatto, avrà il suo peso fuori del Palazzo, ma comunque dentro il tessuto sociale del Paese. Il suo fine? Non sarà quello di sconfiggere “ la politica” o “ la casta”, perché tutto questo è ormai già avvenuto. Ma quello di scrivere il capitolo finale del libro iniziato nel 1992, cioè dominare, sottomettere la politica , alla faccia della Costituzione , schiacciandola sotto il giogo delle sue intimidazioni e del suo ricatto forcaiolo, diffamatorio e giustizialista. Ancora una volta i partiti e questa Presidenza della Repubblica non riescono a leggere la società, forse perché la leggono solo con gli occhiali delle loro ideologie sconfitte dalla storia e non come “italiani”. Insomma, la sinistra ha volutamente allevato e creato questo mostro culturale, questo “ branco indottrinato” con lo scopo di favorire anche elettoralmente la invocata cancellazione del nostro Stato di Diritto e di buona parte della nostra Costituzione. Ecco perché , alcuni giorni orsono, questo blog si batteva perché i partiti politici si accordassero sulle riforme istituzionali anziché sulla sola legge elettorale . Per sterilizzare , per castrare questo mostro culturale, servono adeguate riforme istituzionali. Quelle di cui si parla, come il Presidenzialismo – che favorisce la “ governabilità” del Paese ( vedi Usa e Francia) - ma che , dopo averlo anch’essa propugnato in sede Parlamentare, oggi la sinistra non vuole fare. Ora spero avrete ben capito il perché. Perché la sinistra vorrebbe usare questa forza sociale forcaiola come un ariete per sfondare l’esile apparato democratico attuale, come portatore di un inesistente “ diritto di veto” al Governo eletto democraticamente ma privo dei poteri per governare e portare così la sinistra al potere . Non sarebbe la prima volta, se si conosce la storia d’Italia dalla caduta del muro di Berlino in poi, se si ricorda che la sinistra non ha mai vinto una elezione politica in Italia dal 1948 fino al 1996 quando, per ottenere la vittoria, dovette nascondere le facce dei suoi uomini alleandosi con i democristiani . Insomma, senza riforme istituzionali serie, ma a che volete che serva uno sbarramento di legge elettorale se neanche serve l’ingresso nel Palazzo per uccidere la democrazia?

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MA CHE RAZZA DI GIUSTIZIA SPORTIVA E’ QUESTA?

E’ dai tempi di Tangentopoli che il protagonismo verboso di P.M. e di Giudici e la celebrazione dei processi del popolo sulle pubbliche piazze anche televisive sono diventate , in Italia, la vergogna di questo Paese, altro che mandolino togliattiano o spaghetti , pistole e camorra di Saviano. Come sarebbe stato possibile ai “ simil Magistrati” della Giustizia sportiva resistere alle seduzioni dei media? C’è un giocatore del Siena, tale Filippo Carobbio, che, sua sponte, accusa dirigenza e allenatore (Conte, per l’appunto) di aver combinato il risultato di una partita di anni passati e dice di avere anche concordato con la sua squadra un suo adeguamento ai truffaldini i accordi presi. Carobbio è, faccio notare, il solo a sostenere questa versione dei fatti, tutti i compagni di squadra lo smentiscono, ma basta questo per inguaiare l’allenatore, cioè Conte, ormai , fra l’altro, diventato l’ odiatissimo allenatore della Juventus . La Procura sportiva nonostante la mancanza di riscontri e l’assenza di prove documentali su movimentazioni anomale di denaro ( se concordo una frode sportiva, qualcuno deve anche pagare il prezzo) accusa Conte di “ omessa denuncia”. La giustizia sportiva ha tempi stretti e, caso forse unico nel mondo del diritto, è l’accusato che ha l’onere della prova, invece che – regola aurea del diritto- l’accusatore. La domanda è elementare: come potrebbe provare questo allenatore la sua innocenza? La risposta è semplice : è semplicemente impossibile. Sembra assurdo, ma è così. Conte , che aveva scelto da subito di non difendersi appunto perché la (in)giustizia sportiva non lo consente , aveva scelto il “ patteggiamento” come via per uscire dalla mattanza mediatica ( sui giornali era già uscite sentenze di condanna suggerite chissà da chi e come ) cui era sottoposto per il fatto di essere, oggi, l’allenatore della odiata Juventus ( che in questo caso non c’entra proprio niente). Insomma: Conte è stato condannato, dalla (in)giustizia sportiva a dieci mesi di squalifica, una carriera infangata ormai per sempre. E le prove a carico di Conte ? Nessuna, se non la sola parola di Carobbio.Se c’è ancora qualcuno che non capisce quale orrendo “ processo indiziario” sia stato questo, sarà bene si faccia visitare da “ uno bravo a guarire malattie mentali di comprensione”. Ad abundantiam, faccio una veloce lettura delle “ motivazioni”(sic!) della “ sentenza(sic!): i giudici hanno ritenuto Carobbio «assolutamente attendibile», pur condannando Conte per un reato diverso da quello sostenuto dal suo unico accusatore ( la condanna di Conte è per il reato sportivo di “omessa denuncia” e non per il reato sportivo di “frode sportiva” quale integrerebbe un accordo fraudolento per vendere una partita di calcio) . Hanno dunque ritenuto «poco credibile» che l’allenatore non fosse a conoscenza del fraudolento operato di alcuni suoi giocatori ( riecheggia, ricordate ?, il famoso “non poteva non sapere” del Di Pietro nei confronti di Craxi e di Forlani ed il “poteva benissimo non sapere” dello stesso Di Pietro nei confronti dei responsabili del P.C.I. a proposito del malloppo da un miliardo trovato in contanti nella sede del PCI di Roma, portatovi dal futuro suicida Raoul Gardini?) Ma questa è concettualmente una semplice probabilità, non una prova. Allora la (in)giustizia sportiva dà il meglio di se : siccome alcuni dirigenti del Siena dicevano che “ Conte era un accentratore” , ne discende, per questa sottogiustizia, che Conte doveva essere a conoscenza dei fatti in questione. Insomma una vergogna, uno schifo, roba da sacrestia, da terzo o quarto mondo: una condanna, una carriera distrutta sulla base di una probabilità e sulla base di un pettegolezzo .Prove, nisba. Ma che razza di giustizia è questa?

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TUTANKHAMON DELLA POLITICA ITALIANA SPACCIATI PER NOVITA’

In un vertice tra personaggi da Prima Repubblica - Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini e Beppe Pisanu, imbalsamati nel “ palazzo” da almeno trent’anni ciascuno , è stato definitivamente messo a punto il progetto del “ Partito della nazione” , spacciato come la novità politica della prossima campagna elettorale e come il futuro ’alleato politico dello schieramento di sinistra messo in piedi da Pierluigi Bersani e da Nichi Vendola. In realtà questa nuova formazione politica, alla cui costruzione Casini, Fini e lo stesso Pisanu, oltre Montezemolo, Giannino ed altri , lavoravano ormai da più di due anni, avrebbe dovuto nascere all’indomani della scissione del FLI dal Pdl del 14 dicembre 2010 ed essere costituito da Udc, da Fli , da transfughi del partito berlusconiano guidati da Pisanu e dagli ex margheritini di Francesco Rutelli, che nel frattempo erano per questo usciti dal Pd. Il progetto fu rinviato dai nostri “carbonari all’amatriciana”sia a causa della inattesa resistenza di Berlusconi che lasciò basito e deluso Fini ed i suoi seguaci, sia per i soliti tentennamenti di Pisanu ed anche per il fatto che Casini si era nel frattempo reso conto che sia Fini che Rutelli anziché rappresentare un valore aggiunto per il progetto centrista del moderati costituivano una sua pesantissima zavorra. Oggi, campagna elettorale ormai di fatto aperta, con Bersani che ha ricostruito il Pds recuperando Sel , è arrivato il momento di questo nuovo partito perché se qualcuno vuole sul serio preparare un governo di centristi e progressisti per la prossima legislatura, non può più perdere tempo e deve far scattare al più presto la nascita del Partito della nazione.

Rispetto a due anni fa, però, ci sono alcune novità di rilievo. Rutelli, che non a caso è stato addirittura escluso dal vertice di Montecitorio, è stato abbandonato al suo inevitabile viale del tramonto. Fini è riuscito nella titanica impresa ( un record del mondo, da fare invidia persino a Martinazzoli se vivesse o agli ex PCI che di partiti ne hanno seppellito tre e stanno imbalsamando il quarto ) di seppellire il suo terzo partito ( prima il Msi, poi An, oggi il Fli) e conta ormai quasi zero . Pisanu continua a fare quello che ha fatto per tutto il suo quasi quarantennio nel Palazzo: a tessere una tela di giorno ed a disfarla di notte, come Penelope .Mi riferisco alla tela intessuta dai congiurati antiberlusconiani , ma in fondo Pisanu è semplicemente  quello che è, un semplice gregario di lungo corso, un politico noto più come tessitore di trame e di congiure da corridoio a proprio vantaggio personale che per proposte politiche per il Paese. Così le tante novità che questo partito dovrebbe portare al Paese per ora dovrebbe essere rappresentata dalla partecipazione all’iniziativa del Ministro Corrado Passera in rappresentanza di parte dei cattolici di Todi e dei neoliberali di Oscar Giannino dietro cui ci dovrebbero essere Luca di Montezemolo ed Emma Marcegaglia .

Può essere che i promotori del progetto abbiano qualche asso nella manica, per ora ignoto. Ma il loro appello apparso su alcuni giornali qualche settimana fa è fin troppo generico e, nelle premesse , molto ambiguo. Può anche accadere che, favorito dalla ventilata legge elettorale (( che pare fatta apposta per favorire un nuovo proporzionalismo ) , questo disegno centrista diventi il cuore pulsante della politica del Paese. Tutto è possibile in Italia, anche un ritorno al Regno d’Italia visto che in Italia ancora esistono partiti
“ comunisti”. Inutile allora girarci intorno: il difetto di fondo di questa aggregazione è che non rappresenta alcuna vera novità nella politica italiana , ma nasce con il proposito dichiarato di restaurare la Prima repubblica e che è portata avanti in prima persona da personaggi che vivono di sola politica e di poltrone da circa quarant’anni , che in questi quaranta anni non sono ricordati per progetti o azioni politiche se non nel proprio esclusivo tornaconto e per avere altresì vissuto in diversi partiti politici ..

Signori carissimi di questo “ nuovo partito”, carissimo Giannino, il vostro sforzo di far credere che il fallimento politico di questi ultimi venti anni sia da addossare al solo Silvio Berlusconi, come sostenete nell’incipit del vostro “ appello pubblico”, è semplicemente patetico oltre che truffaldino e da briganti da valico. Perché, ad eccezione di Oscar Giannino, che è , almeno fino ad oggi , solo un valentissimo giornalista , gli altri sono tutti politici di lunghissimo corso e sono proprio coloro che in questi ultimi venti anni berlusconiani, sono dapprima saliti di corsa sul carro del futuro vincitore ( appunto Berlusconi) per poi bloccarne lo spirito ed il programma liberal riformista prima sottoscritto , al fine di far fare a Silvio Berlusconi ed al suo nuovo partitola fine che Bruto riservò a Giulio Cesare e che Pilato riservò a Gesù Cristo . Non sarebbe necessario rinfrescare la memoria, ma è bene ricordare come il Governo Berlusconi I (1994) fu travolto dalle false accuse del P.M. Di Pietro ( assoluzione completa e totale per tutti i reati ipotizzati dal Di Pietro, ma solo dopo sette anni, nel 2001 ) che portò una Lega Nord forcaiola e giustizialista ad abbandonare il Polo delle Libertà; il Governo Berlusconi II ( 2001-2006) non poté attuare il suo programma , peraltro convenuto prima delle votazioni con l’approvazione delle forze di quella coalizione, per via della guerra interna che l’Udc di Casini ( allora anche Presidente della Camera ) ed il Segretario Follini condussero contro la loro stessa coalizione; il Governo Berlusconi III ((2008-2011) si è anticipatamente sgretolato – anche senza un voto di sfiducia parlamentare – per sordide congiure di palazzo, condotte stavolta da Fini e dal F L I per gli squallidi motivi che ormai tutti sappiamo. Ecco dimostrato, senza possibilità d’appello o di smentita, che l’unica cosa che costoro hanno ampiamente dimostrato di saper fare è vivere da politici mantenuti ed ordire intrighi di corridoio, per conservare poltrone e potere. Dell’Italia, a costoro, non gliene frega niente. “Giannì….nun ce lassà….”.

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QUESTA NON E’ LIBERA IMPRENDITORIA


La Wind Jet era una compagnia aerea low cost Italiana nata nel 2003 a Catania per volontà di Antonino Pulvirenti, imprenditore della grande distribuzione alimentare Fortè e da alcuni anni anche presidente del Catania Calcio. Operava con una flotta di 12 Airbus su rotte nazionali e internazionali soprattutto verso il nord ed est Europa. La sede legale era a Catania, e le basi operative erano situate presso gli aeroporti di Catania, Palermo e dal 2011 di Rimini-Miramare. Wind Jet è stata la prima compagnia low cost italiana, con oltre 2.900.000 passeggeri trasportati nell’anno 2008. La compagnia acquisisce la sua flotta con operazioni di leasing ( come quasi tutti i vettori) contratte con finanziarie estere ed assume man mano i suoi quasi cinquecento dipendenti Nel mese di giugno 2003 parte il primo volo Catania-Roma con 142 passeggeri a bordo, operato da un A320.

Il 25 gennaio 2012, Alitalia ha dichiarato di volersi fondere con Wind Jet e Blue Panorama, fusione che diventa cosa concreta il 13 aprile 2012: in quella data è stato firmato il contratto per l'acquisizione, da parte del Gruppo Alitalia, di attività della compagnia. Al contrario con la compagnia Blue Panorama non e' stato raggiunto un accordo in merito al progetto di integrazione. Il 26 aprile successivo, la Wind Jet ha disposto la procedura di mobilità per tutti i 504 dipendenti, denunciando perdite economiche pesantissime. Alla fine del luglio 2012, la acquisizione si complica: l'autorità garante della concorrenza e del mercato - l'antitrust italiana - dà parere favorevole alla acquisizione della compagnia da parte di Alitalia, a patto che quest'ultima ceda alcune licenze di volo (i cosiddetti slot) da e per l'aeroporto di Milano-Linate. Con queste condizioni, Alitalia ha valutato di rimetterci nell'operazione 20 milioni di euro il primo anno e 30 il secondo e per questa ragione ha chiesto ai proprietari di WindJet garanzie relativamente ai debiti contratti. L'amministratore delegato di WindJet, Stefano Randuccio, ha però accusato Alitalia di voler ottenere migliori condizioni economiche nell'acquisizione, dopo il pronunciamento della autorità sulla concorrenza. In risposta a queste dichiarazioni, Alitalia ha annunciato di voler recedere dai suoi piani di acquisizione pochi giorni dopo nel mese di agosto 2012. A questo punto l'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) il 10 agosto inoltra una richiesta di garanzie a Wind Jet di solvibilità nei confronti dei creditori e di regolarità nella operazioni di volo, altrimenti minaccia la sospensione della licenza dal 13 agosto successivo. L'ENAC ha anche chiesto di cessare l'emissione di biglietti, provvedimento che WindJet ha adottato chiudendo il sito web. In data 11 agosto 2012 la compagnia decide di sospendere tutte le operazioni di volo.

Non c’è dubbio che l’intervento dell’Autorità garante per la Concorrenza – la così detta Antitrust – effettuato peraltro dopo che le due compagnie avevano addirittura sottoscritto l’atto di fusione, abbia modificato il panorama economico che ciascuna delle due parti contraenti aveva prefigurato come premessa alla fusione. Questa non è libertà economica , ma una forma di controllo dirigista dell’economia di un Paese, indegno di un Paese democratico. Modificate autoritariamente, d’imperio , come nelle così dette “ economia sociali fasciste e comuniste, le condizioni contrattuali liberamente convenute fra le due parti, ha significato praticamente distruggere tutta la trattativa fra le due compagnie. Certo sorprende e stupisce che imprenditori tanto esperti e smaliziati non abbiano interpellato, con il loro progetto di fusione predisposto ma non ancora reso definitivo, l’Antitrust, prima di sottoscrivere l’atto definitivo, come irrita il comportamento dell’Antitrust che aspetta qualcosa come sei o sette mesi per ammonire i due contraenti circa le sue richieste. La domanda è: perché l’Antitrust non si è mossa prima? Perché l’Antitrust non ha pensato che il suo intervento, peraltro di stampo dirigista e statalista, avrebbe potuto causare divergenze fra i due contraenti con enormi difficoltà che tutti, antitrust per prima, hanno pensato bene di scaricare sulle spalle di ignari cittadini che avevano prenotato e pagato da tempo viaggi aerei? Non v’è certo il minimo dubbio che fra Pulvirenti e i Colaninno siano i secondi quelli più “ attrezzati” dal punto di vista delle tutele e relazioni politiche delle quali godere. Nulla contro il coraggioso imprenditore catanese, ma sono stati i Colaninno e non certo i Pulvirenti ad essere definiti , fin dagli anni novanta, dall’allora Premier D’Alema e dal Prof. Luigi Spaventa , allora a capo della Consob ( che assistette immobile ed indifferente allo scempio delle regole esistenti ed al saccheggio della Telecom SpA da parte dei famosi “ capitani coraggiosi”)( sarà forse un caso che oggi lo stesso Prof. Luigi Spaventa si gode una bella poltrona nel Parlamento italiano ovviamente regalatagli dalla sinistra ?) come dei “ capitani coraggiosi”che furono agevolati nel saccheggio , impensabile senza complicità politiche , dell’allora Telecom.

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ITALIANI ! OCCHIO! TRUFFE IN GIRO!

La golden share, l’ennesimo provvedimento che introduce e moltiplica regole, non servirà affatto , come il Governo sostiene, a difendere le aziende italiane dall’aggressione di chi voglia acquistarle ( lo sapete, stanno pensando di fare spezzatino della Finmeccanica e di venderla , con Eni ed altre per raccattare soldi per aggredire i duemila miliardi di Euro di debito pubblico italiano ). Parlo per esperienza, perché è già successo: le regole per la famosa privatizzazione di Telecom Italia prevedevano la non solo la golden share ma anche il divieto, in capo ad un solo soggetto, di acquistare azioni per più del 3%. Tre per cento e golden share? Ma per favore!!!!! Se ricordo bene ( se del caso chiedete lumi anche all’On Massimo D’Alema , lui dovrebbe ricordare tutto benissimo, proprio come il sottoscritto , dato che era proprio lui , in quei giorni, il Capo di un Governo “non eletto” dal popolo ma scelto da accordi di bottega) bastò che una sconosciuta società lussemburghese ( è ironico l’aggettivo, ovvio! Dietro c’erano i famosi “ capitani coraggiosi”!, con buona pace dell’On Colaninno) lanciasse un’offerta pubblica di acquisto e scambio ( un’OPAS ) chiedendo di comprarla al 100% ( altro che tre per cento) per far andare in brodo di giuggiole il Governo D’Alema I che benedisse ed incoraggiò la trattativa. Altro che “ golden share” del cavolo! Il Prof. Spaventa era, allora , a capo della Consob,un organismo che avrebbe dovuto controllare la liceità della OPAS, ma che si guardò bene dal farlo. Infatti non mosse un dito, girò la testa dall’altra parte. Fu così distrutta , con un’operazione predatoria da briganti da valico, un gioiello di società, la Telecom Italia, costruito e fatto grande con i soldi degli italiani e si consentì ai “ quattro capitani coraggiosi” di uscire dall’operazione carichi di soldi mentre alla Telecom ed al Tronchetti Provera rimasero montagne di debiti. I risparmiatori italiani erano stati derubati dei loro capitali , con il benestare del Premier D’Alema e del Prof. Spaventa. Il Prof. Spaventa seguì le orme di Antonio Di Pietro: infatti, come era ovvio e scontato, come il secondo, ebbe anche lui i suoi “ trenta denari” per essersi voltato dall’altra parte mentre stavano saccheggiando la Telecom, un bel seggio in Parlamento con lo stesso partito di D’Alema. Conflitto d’interessi? Concussione ? Ma per carità! Quella roba lì vale solo contro Silvio Berlusconi!

Prof. Monti, non servono regole nuove ( ce ne sono già anche troppe) ma è necessario garantire che chi le viola venga punito, non premiato . A tale proposito voglio anche ricordare che le imprese Finmeccanica, impegnate nel settore della strategia militare e delle telecomunicazioni, aderendo l’Italia alla Nato, non possono essere vendute a Paesi o a capitali considerati ostili. Ma se l’azionista della Finmeccanica è lo Stato, allora vuol dire che i poteri per gestire la Finmeccanica esistono già. Usiamolo, allora, questo potere , ma “cum grano salis”. Poi mi chiedo : come si fa a difendere un’impresa? C’è un solo modo: investire in essa capitali e sviluppando i suoi affari. Se la difendi a chiacchiere, senza farla crescere, non la salvi, ma la ammazzi.

Evitiamo, per favore, altre truffe a danno degli italiani, Prof. Monti, La prego!. Non ci si metta pure Lei oltre ai tanti scribacchini prezzolati ad intorbidire le acque ventilando la necessità, assolutamente inesistente, di ulteriori regole. La soluzione è semplice: mettere i beni che s’intendono alienare in un “ contenitore finalizzato”, fissando in modo chiaro gli obiettivi ( la loro vendita, la valutazione minima, le modalità, ecc) e delineandone i confini. Dopo di che si prende il contenitore e lo si affida, con apposita gara pubblica , indetta e svolta possibilmente in modo corretto, trasparente e regolare e non organizzata da consulenti , attuali o trascorsi, degli stessi concorrenti alla gara pubblica, magari camuffati da Ministri o da Sotto Segretari o da Primi Ministri, a personalità professionali ed assolutamente indipendenti. Tutti devono restare fuori da questo schema, politica, magistratura, editoria, imprenditoria , sindacalismo, lobbismo, giornalismo, ecc. Tutti, anche e sopra tutto le banche, sia estere che italiane, la prego Prof. Monti.

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QUANDO SI DICE GLI INTEGGERRIMI GUARDIANI DELL’AMBIENTALISMO COME QUELLI DI REPUBBLICA!!!!

Non esiste solo l’Ilva di Taranto con la sommatoria di rischi ambientali e per la salute che tengono in ostaggio un territorio. A fare paura in Italia è anche un’altra fabbrica, dalla parte opposta dello Stivale, riviera ligure di Ponente, infinitamente più piccola dell’insediamento-città pugliese. Ne scriveva ieri Il Fatto Quotidiano della centrale termoelettrica di Vado Ligure: due pennoni di cemento bianchi e rossi che sputano fumo spesso e scuro a getto continuo. Per chi vi abita vicino da quattro decenni sono una presenza ingombrante, che però dà da mangiare. A quasi 250 famiglie, e non è poca cosa in questi anni di cantieristica e turismo in crisi nera. Il prezzo da pagare però rischia di essere molto alto, forse troppo.

Quello di Vado è uno dei tre impianti (gli altri sono a Civitavecchia e alle porte di Napoli) che appartengono al gruppo Tirreno Power, operatore dell’energia ringalluzzito dal mercato libero. Un piccolo gigante, quello ligure, da cinquemila tonnellate al giorno di combustibile fossile bruciato nelle sue fornaci per produrre elettricità. Una spada di Damocle sulla testa per una larga pattuglia di abitanti e lavoratori riuniti nei comitati “Fermiamo il carbone” che temono per l’incolumità propria e di chi abita in un raggio di decine di chilometri. E a sentire i numeri snocciolati da medici ed esperti, non vorremmo essere nei loro panni: il tasso di mortalità per tumore a Vado è di 327 casi ogni centomila abitanti, la media italiana è 240. Idem per le malattie cardiache: impennata rispetto alla media regionale del 40-50%. E poi le emissioni: cadmio, arsenico, mercurio, cromo rilevati in concentrazioni abnormi rispetto alla norma. Insomma, una potenziale bomba sanitaria e ambientale, che - stranamente - non sembra interessare i grandi media. che è certo è il fatto che non interessa di certo proprio a Repubblica, impegnata con un esercito di inviati a Taranto e affetta da mutismo nel caso di Vado Ligure. Forse perché si tratta di questioncelle locali e dell’altro? Non lo so. Ma un fatto è sicuro :nella proprietà di Tirreno Power - spiega Ferruccio Sansa nel suo articolo - compare con il suo bel 39% nientepopodimenoche Sorgenia, braccio imprenditoriale nel settore energia che fa capo ( udite ! udite!) a Carlo De Benedetti, guarda caso editore di Repubblica. Non solo. Ma dovete anche sapere che il Governatore Claudio Burlando – del P.D. del quale Carlo De Benedetti possiede la famosa “ tessera numero 1” - , ormai al suo secondo Mandato – dopo aver riguadagnato la guida della Liguria con lo slogan acchiappa gonzi “ basta con il carbone!”ha da poco firmato a favore della Tirreno Power una intesa al fine di ampliare lo stabilimento. Vuoi vedere che oltre a due pesi e due misure esistono anche due inquinamenti?

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Roma martedì 14 agosto 2012

Gaetano Immè

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