Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 19 agosto 2012

SCALFARI, ZAGREBELSKY, CARLO DE BENEDETTI, MAURO E REPUBBLICA CON CAMILLERI DI SCORTA , OVVERO LA CAMARILLA


Carlo De Benedetti nasce con quattro quarti di nobiltà israelo-piemontese ed avendo avuto come compagni di scuola quelli che “vestivano alla marinara”, (altro che Università degli Studi di Roma a Tor Vergata!) ebbe la possibilità, senza essersela guadagnata per proprio merito tramite idonea “gavetta” ma solo grazie all’intuibile e deferente piaggeria verso i Principi del Piemonte e sovrani dell’Italia repubblicana, di guidare all’età di quarantadue anni e dopo una esperienza non eccelsa alla Gilardini , per quattro mesi – diconsi quattro mesi – la FIAT dalla quale se ne uscì , come “ Mimì metallurgico ferito nell’onore” ,non tanto” spietato” quanto “ ricco”. La Corte Sabauda del nuovo Regno d’Italia repubblicano aveva seppur un breve tempo capito tutto: così, al grido “ a nemico che fugge ponti d’oro”, buonuscita , il termine è d’obbligo, “ regale e principesca” ( numeri e dettagli sono roba da portineria !) , tanto erano gli anni nei quali “ al solo cenno del Principe” , ad eius nutum insomma, la Repubblica italiana, suddita della Monarchia sabaudo piemontese, sganciava, senza fiatare né controllare ( lesa Maestà ) alcun volgare conto , q.b. ( come nei menu dei ristoranti, = quanto bastava) al Principe per pareggiare il bilancio FIAT e portare “outside” cospicua refurtiva peraltro esentasse per volontà regale, come s’è appurato grazie ad una Principessina ribelle da qualche annetto.

Oggi Carlo De Benedetti è un industriale interessato con Sorgenia all’energia, è cittadino italiano naturalizzato svizzero, è editore di “L’Espresso e di Repubblica”, ha la tessera numero 1 del P.D. ed è oggi per il Paese quello che Licio Gelli è stato negli anni che furono: il “dominus” di una vera e propria Camarilla , una cricca, una consorteria di persone che esercitano un’interessata ed indebita ingerenza politica per raggiungere fini politici utili solo ai loro interessi di bottega spacciandoli come interessi del Paese. Se il fine della Camarilla fosse invece dissimulato , cioè dichiarato, evidente, giuridicamente lecito, corretto, allora anziché di Camarilla potrei anche parlare di Lobby le quali nulla hanno da nascondere, come invece le Camarille , Ogni lobby, in uno Stato di Diritto, gioca apertamente le sue carte sul tavolo del “ potere”, chi con stile e con misura , chi con rozzezza ed arroganza , dato che molto spesso “ricchezza di portafoglio” non equivale a “ stile e correttezza”. Sarebbe invece adattissimo e meritatissimo dai soggetti implicati, che si parlasse , per tutta la loro consorteria, di una vera e propria società segreta , ma dal momento che, non ostante fosse stata creata a quei tempi un’ apposta Legge, quella della Senatrice D.C. Tina Anselmi ( che Dio l’abbia in gloria!) “ contra personam”, Licio Gelli non è stato mai condannato per “ reati associativi” (come speravano gli innamorati di trame e complotti da “Bolero” e “ Grand Hotel”) ma per reati comuni, ritengo inutile dibattere sul sostantivo da affibbiare loro, più o meno dequalificante, più o meno “ delinquente”.

Nella Camarilla di Repubblica sono arruolati “ in servizio permanente effettivo” l’Ing. Carlo Dr Benedetti, padrone /editore di Repubblica e cittadino italiano naturalizzato svizzero, il quotidiano Repubblica , il così detto “Fondatore” di Repubblica , al secolo Eugenio Scalfari da Civitavecchia , il Prof. Gustavo Zagrebelsky già Giudice della Consulta, Il Direttore di Repubblica Ezio Mauro  e con “ il concorso esterno in associazione di Camarilla “, come direbbe il Dr Ingroia o il Dr Caselli, la partecipazione “ di Andrea Camilleri . Una consorteria , guarda caso, a trazione tutta sabauda, visto che sono tutti piemontesi di Torino, fatta eccezione per il calabro-laziale Eugenio Scalfari e per Andrea Camilleri che, da vero siculo, recita per la lobby, con boriosa piaggeria, la parte di Arlecchino, servo di più padroni.

La camarilla in questione ha deciso di sparare sul Colle per via dello scontro Quirinale contro i Giudici di Palermo per la famosa trattativa Stato- Mafia e per le intercettazioni telefoniche indirette sul Capo dello Stato. Si sono divisi i compiti, i congiurati. Così Eugenio Scalfari , che ha teorizzato e sostenuto i Governi del Presidente della Repubblica ( nel senso che dovrebbe spettare al Colle la nomina e la scelta del Premier e dei Ministri), dove la volontà del popolo non deve contare se non come contava quella dei cittadini romani davanti a quella del Marchese del Grillo ( “ io so io e voi nun siete un cazzo”) , davanti all’attacco sferrato al Quirinale dagli altri congiurati della sua Camarilla ( attacco portato” manu militari” da quella Magistratura palermitana che pretende di riscrivere la storia nazionale spacciandola come meschino asservimento alle cosche invece che legittima difesa dei cittadini, da quella Magistratura palermitana che vorrebbe santificare l’opportunismo politico intimidatorio ed anche vagamente ricattatorio di un Di Pietro) Scalfari cerca o finge di difendere Napolitano. Non può certo fare diversamente, dopo aver difeso a spada tratta il Governo del Presidente, si farebbe ridere dietro. C’è un minimo di coerenza da difendere. Insomma, un attacco sferrato in piena regola contro il Quirinale , ma spacciato come dibattito interno, come opinioni diverse. Siamo al gatto e alla volpe, quelli che “ sono in società, di noi, ti puoi, fidar!”. La Camarilla di Repubblica.

Il duo piemontese Zagrebelsky-Mauro , guidato dall’insigne giurista dal cognome arduo , che si divide fra la Camarilla dell’editore e le oceaniche adunate ai Palasharp , dove violenta e stupra, nell’indifferenza di “ Telefono azzurro”, la mente ed il corpo di bambini tredicenni ai quali impone di esibirsi in volgari turpiloqui contro gli orientamenti sessuali di Berlusconi, ieri dalla prima pagina del loro noto gazzettino denunciava Napolitano come un miserabile gaglioffo, dedito all’intimidazione mafiosa della veneranda Magistratura palermitana, della quale, è noto, è anche il capo. Ha scritto costui, protettore della casta dei grandi giuristi costituzionalisti “ de sinistra” cui appartiene, manettari, forcaioli, ipocriti , che adorano rimirarsi il loro ombelico etico, che detestano la democrazia popolare quando fa loro comodo, ha scritto, dicevo, costui che “Napolitano è diventato il perno di un’operazione di discredito, di isolamento morale, di intimidazione di Magistrati che operano per la verità”, per quella che per loro è la verità e cioè per mettere sotto accusa le forze dell’ordine che hanno arrestato Riina, e per riuscire finalmente ad accusare, usando pataccari preparati e pagati, i soliti Berlusconi e Dell’Utri per ogni strage possibile, dalle crociate alle guerre puniche, da Bologna a Piazza Fontana. Zagrebelsky vomita odio e veleno contro Napolitano, l’ordine è di Mauro, lo scopo quello di mettere in apparente minoranza Scalfari per non cedere spazio editoriale e vendite di copie a favore de Il Fatto. Che poi uno dice, Zagrebelsky, non come “ Carneade, Carneade, ma chi era costui?”, uno dice Gustavo Zagrebelsky , fai mente locale e così ti ricordi come costui ci faceva due “ gabasisi così” quando il centrodestra vinceva le elezioni e giù che pontificava che “ il popolo non deve decidere direttamente”, che “ la maggioranza non deve governare”, che “ chi vince le elezioni deve riconoscere un diritto di veto a chi le ha perse”, che “ chi vince le elezioni deve fare i conti con i pesi ed i contrappesi ed i contropesi” e oggi, nel momento in cui le cose sono cambiate, eccolo che vomita veleno sulla coerenza e sostiene che “ il popolo è l’unico titolato a decidere”, che bisogna “votare anche subito ed anche con il Porcellum”, insomma, diciamo la sacrosanta verità, una cialtronata pazzesca, degna del’esclamazione liberatoria del Rag Fantozzi, l’esibizione schizofrenica della “ summa de incoerentia” da sballo! Ma quale costituzionalista, ma quale Professore, ma quale Ex giudice della Consulta! Ma mi faccia il piacere! Un’accozzaglia di argomentazioni ridicole, incoerenti, addirittura penose ed imbarazzanti, scagliate come sassi contro un Capo di Stato che ha la colpa di non adeguarsi allo spirito di camarilla preteso dai suoi congiurati come pizzo per averlo deposto di peso sul Colle, il tutto per sostenere, oltre tutto, quella linea della logica del ricatto e dell’intimidazione – che è lo stile proprio della Magistratura fin dal ricatto del 1993 sul Parlamento dei corrotti e degli intimiditi – che da venti anni ormai, senza portare altri risultati che non siano stati clamorosi fallimenti , è la linea propria della Procura di Palermo , degli Ingroia, dei Caselli, ecc.

All’appello o al “ papello” (?) contro Napolitano ed a favore della Camarilla di Repubblica , aderisce , senza mia alcuna sorpresa, anche Andrea Camilleri , noto per non farsi mancare occasione per fare una “ comparsata” quando in giro c’è una farsa, meglio se con la “ partecipazione straordinaria” della nota icona mafiosa e pataccara , il quale “produttore di libri come fossero cartoni di vino”  ( Camilleri intendo) rilascia a Travaglio un’ intervista , dove , non solo scarica il solito sciacquone di retorica inconcludente , ma cita addirittura una frase di SciasciaLo Stato non processa se stesso”, una frase estrapolata da chissà quale contesto dei tanti scritti di Sciascia , per far surrettiziamente e vigliaccamente sostenere al compianto scrittore siciliano (che è morto e non può corrergli dietro per prenderlo a calci in culo) la teoria della “ antimafia professionale”, quella che campa e si arricchisce , come lui, cazzeggiando di mafia e di antimafia e cioè che lo Stato e la mafia sono uno consapevole e complice dell’altra. A Roma, non per niente “ caput mundi”, dice il detto che “ anche le pulci c’hanno la tosse”, quando qualche ominicchio ardisce profferire verbo solo perché non può essere contraddetto. Invito Camilleri ad avere rispetto dei morti ed a non approfittare del fatto che Sciascia è morto per cercare di mettergli in bocca la prosa boriosa e nazionalpopolare di un produttore di libri  tutti fatti con lo stampino, come fossero bottiglie di vino in cartone. Per cortesia Camilleri, pensi a Montalbano, faccia il piacere , lasci in pace i morti.



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TUTTO PORTA AD UNA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA ED AL RIEQUILIBRIO DEI POTERI DELLO STATO

Il caso Ingroia-Napolitano ha riproposto la necessità di una nuova normativa sulle intercettazioni telefoniche. A sua volta, il caso Ilva impone di riconsiderare il tema generale del rapporto tra potere esecutivo ed ordine giudiziario. Se al governo ci fosse stato ancora Silvio Berlusconi, sono quasi certo che Napolitano avrebbe accuratamente evitato di entrare in questa sacrosanta rotta di collisione con la procura di Palermo pur di non dare l’impressione di giocare politicamente di sponda con Berlusconi e per obbedire ai desideri della camarilla che lo ha depositato sul Colle nel 2006. Figurarsi cosa avremmo letto e cosa avremmo sentito sull’Ilva con Berlusconi ancora a Palazzo Chigi, dal coro compatto e melenso dei media conformisti italiani sempre pronti a lanciare la solita campagna di denigrazione nei confronti di un centrodestra incapace di coniugare due diritti fondamentali, di garantire lavoro e salute alla popolazione di Taranto e capace dolo di entrare in contrasto con una magistratura dipinta con l’aureola della santità.

Così l’esplosione del caso Napolitano e del caso Ilva, in un campo sgomberato da qualsiasi pretesto o motivo di strumentalizzazione dato che Berlusconi non siede più a Palazzo Chigi da nove mesi, rende fin troppo evidente che il problema della giustizia non è stata una invenzione personale di Silvio Berlusconi ( sulla quale martella a ragione fin dal 1994) ma una delle emergenze più gravi del paese, dalla cui soluzione non dipende solo la tutela dei diritti individuali dei cittadini ma la stessa possibilità di uscire dalla crisi economica e spezzare la spirale del declino.Ma sopra ogni forma di dialettica politica o teorica incombe un problema concreto gigantesco. Quello del lavoro e del futuro materiale dei lavoratori degli stabilimenti siderurgici dell’Ilva di Taranto e di tutti gli altri impianti dislocati nelle altre zone del paese. La partita ingaggiata tra il governo e il gip, Paola Todisco, in altri termini, non riguarda più solo il rapporto tra politica e magistratura ma anche la politica industriale italiana, la sopravvivenza del settore siderurgico nazionale e, di conseguenza, dei lavoratori e delle loro famiglie.

Davanti a simili responsabilità, davanti allo spettro di simili problemi , nessuna persona dotata di un pur minimo senso di responsabilità può dubitare sulla necessità che sulla interpretazione rigida delle norme di legge prevalga una specie di ragione di stato. Cioè che la chiusura degli stabilimenti venga scongiurata, l’azione di risanamento sanitario ed ambientale definita ed avviata con la massima celerità ed i posti di lavoro difesi e salvati. Ma è arrivato il momento di chiarire una volta per tutte che in una democrazia liberale ed in uno stato di diritto l’interpretazione della legge va attribuita, in ultima istanza, a chi le leggi è legittimato dal consenso popolare a farle e non a chi le deve solo applicare. Il caso, in definitiva, vuole che, per salvare il paese, diventa indispensabile stabilire la regola che una vera democrazia pretende che la politica non possa mai essere subordinata alla magistratura. Mai.

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RIFORMA DEL LAVORO FORNERO – SECONDA PUNTATA


Oggi parlo delle novità dei contratti , prendo l’esempio di un imprenditore con 10 dipendenti che voglia assumere con un contratto di apprendistato un giovane ancora non formato. Diciamo con una retribuzione di 1300 euro lordi per tredici mensilità. Con la riforma Fornero costui è obbligato ad assumerlo per minimo sei mesi, mentre prima poteva fare una prova anche più breve. Fino ad oggi era possibile assumere un apprendista per ogni dipendente. Da domani il rapporto sale a due apprendisti ogni tre lavoratori. Inoltre con la legge Fornero sarà possibile assumere apprendisti solo se nel triennio precedente risultano stabilizzati , cioè assunti a tempo indeterminato, almeno metà dei contratti di apprendistato svolti. Il messaggio che trapela neanche velatamente è semplice:l’’imprenditore è più o meno un delinquente : questa è la regola della Fornero, che è la stessa della CGIL e del PCI del secolo scorso. E la riforma Fornero, trovandosi ad avere a che fare con delinquenti, stabilisce una serie di restrizioni, divieti e paletti per l’utilizzo di questo contratto. Volete una prova? Eccola. Se nel triennio precedente le cose non sono andate bene o la scelta delle persone non è stata ben fatta, l’imprenditore non può per legge più assumere con questo strumento nuove professionalità da formare. La Fornero l’ha detto chiaro: il modello a cui si ispira la riforma del lavoro è quella del contratto dipendente a tempo indeterminato. Lasciamo per un momento perdere queste diffamazioni e vediamo se al sodo c’è del nuovo, oggi , sotto il sole o, anzi, d’antico. Se pago Euro 1500 come stipendio o mensile a questo apprendista, avrò, grazie alla riforma Fornero, un aggravio di contributi per 260 euro l’anno. Inoltre, se dopo tre anni, non ho intenzione di confermare l’apprendista devo pagare una tassa aggiuntiva di poco meno di 1500 euro. Io lavorare e spero di assumerlo definitivamente , ma se tra tre anni, per i più disparati motivi, io non posso o non voglia farlo, devo pagare. Insomma se oggi voglio assumere un apprendista ho un costo aggiuntivo di 2200 euro sul triennio, pari a 737 euro di costo del lavoro in più all’anno per l’imprenditore. Lasciamo pure, per un attimo, da parte i soldi, che le anime belle considerano come bruscolini o sterco del demonio quando a pagarli o ad incassarli sono gli altri, è proprio lo spirito delle norme , il principio che non va. L’imprenditore per formare un dipendente deve pagare più contributi del passato. Perché i 737 euro di maggior costo del lavoro di apprendista all’anno non vanno nelle tasche dell’apprendista , ma in quelle dello Stato. Insomma come sempre accade quando si vuole mettere becco in ogni angolo della vita, quando si vuole lo Stato pervasivo: si fanno diecimila norme per evitare abusi finendo con il rendere gli stessi sempre più probabili .

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LA CONFINDUSTRIA DOUPLE FACE

Nel giorno in cui Monti ripete la solita tiritera sull’evasione fiscale e i giornaloni celebrano l’ottimo intento, il quotidiano della Confindustria, Il Sole24 Ore, rammenta come la famosa tassa sul lusso abbia reso solo un quarto di quanto atteso. L’imposta (manovre volute prima dal governo Berlusconi e poi perfezionate da quello Monti) si applica su auto con potenza superiore ai 185 cavalli fiscali, su barche e aerei. L’universo mondo dei pecoroni biliosi , invidiosi e rosiconi ( quelli insomma del fiscalmente corretto ) avevano brindato , sbavando, a queste tasse demagogiche. Anche un bambino normodotato avrebbe capito che le imposte sul lusso fanno crollare gli acquisti interessati ( cioè dei prodotti del Made in Italy, capito la boiata?) e alimentano acquisti in sostituzione. Non mi compro più un macchina potente, ma una piccola mini superlusso ( vedi Bmw che ha visto sostituire berline con mini superlusso) con optional da sceicco o magari mi affitto, magari all’estero, ciò che prima mi compravo in Italia. insomma l’imposta sul lusso soddisfa solo la voglia di invidia sociale dei nostri connazionali, placa le coscienze ai politici populisti ed inetti che la introducono, diffonde l’ idea che le differenze di ricchezza derivino, più che dal merito e dalle capacità, sempre e comunque dal ladrocinio e fornisce ai contribuenti ( tutti comunque vessati) l’invidiosa e per taluni consolatoria illusione che anche i ricchi piangono.

Ricordate quando qualcuno per quasi un secolo ripeteva che “ la religione è l’oppio dei popoli”? Bene. Oggi quello che nel secolo scorso era la religione oggi è la tassa sul lusso. Sempre di oppio per i popoli si tratta. Solo che l’oppio fa male al cervello forse peggio della religione. Al Sole24ore sanno tutto questo , tanto che ho letto diversi articoli sul quotidiano confindustriale per denunciare l’assurdità dell’imposizione su barche e auto e sul fatto che per questa via si sarebbero compromessi settori importanti del made in Italy . Ebbene su Il Sole24Ore di alcuni giorni fa si certifica che l’imposta che prevedeva un gettito di 390 milioni l’anno ne ha procurati molto meno: poco più di 90, che i porti italiani hanno perso, fino a fine Luglio ’12, il 30% degli ormeggi stanziali, il 40% degli ormeggi in transito, il 40% di presenze, che sono a rischio qualcosa come 90 mila posti di lavoro, dico quattro ILVA, una FIAT e poi l’indotto: ristorazione, bar, gelaterie, negozi abbigliamento, meccanici, ecc. Spagna, Croazia, Francia ( Corsica) , commosse, ringraziano la stupidità del Governo Monti e di chi ha votato questa cacata pazzesca. Quell’articolo del Sole 24Ore è un insulto all’umana intelligenza, alla coerenza, alla logica. Tradisce e trasuda proprio di quell’ideologia che proprio in tanti altri pezzi il Sole ha smontato. “Sfrecciare sul supercar” ,scrivono gli ebeti , tanto per dare l’idea di quanto siano cafoni i proprietari di un’ supercar. E il motivo dello scarso gettito deriverebbe tutto dai furbetti degli elicotteri, dai ricchi cattivi ed evasori, dagli armatori elusori. Non sfiora all’estensore ciò che per mille volte, il suo stesso giornale, ha scritto, e cioè che alzare le tasse oltre certi limiti, riduce il volume di affari e i gettiti. A forza di sniffare oppio, il cervello si brucia.

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HO RIVISTO IL VIDEO DI CRAXI DEL 17 DICEMBRE 1993 ALLE ORE 17 CON DI PIETRO MASCHERATO ANCORA DA MAGISTRATO. UNA GODURIA SENZA FINE…….

Mi sono rivisto, ancora una volta , il video dell’interrogatorio di Bettino Craxi, da parte di Di Pietro, durante il processo Cusani, del 17 dicembre 1993 e le frasi di Craxi su Napolitano. La frase di Craxi, testuale, fu ritrasmessa integralmente da Annozero solo due anni fa, nel gennaio del 2010. Eccola. «Sarebbe come credere che il presidente della Camera. Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del Pci, non si fosse mai accorto del genere di traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del Pci con i Paesi dell’Est». Fu pronunciata durante il processo Cusani e non Enimont come ha detto sbagliando Di Pietro nella sua intervista a Oggi ed erano le 17 del 17 dicembre 1993. Un giorno rimasto memorabile anche per l’interrogatorio mattutino di Arnaldo Forlani (quattro ore: fu strapazzato brutalmente da Di Pietro per via della sua palese reticenza) ma nel pomeriggio, appunto, s’intuì che sarebbe stato un pomeriggio speciale. Di Pietro, che era il pm,se ne stava quasi in silenzio, quasi timoroso, imbarazzato, faceva quasi pena vederlo così genuflesso davanti a Craxi. Fece una figura barbina indimenticabile, restò in silenzio come un succube davanti a chi spiattella la verità inconfutabile. Da bravo camaleonte cercherà poi di giustificare il suo asservimento spacciandolo come strumentale ai suoi obiettivi istruttori: cioè far parlare Craxi. Ma negli anni successivi si sarebbe ben compreso come Di Pietro in realtà temeva le sortite di un uomo che di lui, delle Mercedes, di Lucibello, dei cento milioni avuti in prestito da Pacini Battaglia ( un suo inquisito, ecc ) sapeva quasi tutto. Perché qualsiasi cosa avesse detto Craxi, in ogni caso, quel giorno, l’avrebbe detta davanti a milioni di persone, davanti alle riprese televisive e Di Pietro, tutto questo, lo sapeva e, con tutti gli scheletri che custodiva nel suo armadio, lo temeva . Sta di fatto che non gli fece neppure una domanda vera e formulata fino in fondo, acconsentendo ogni volta di farsi interrompere con ripetuti «mi consenta di chiarire un punto». Craxi disse tutto ciò che voleva. Parlò delle cooperative rosse (e Tonino: «Ecco, è importante anche questo») e spiegò che la Montedison non pagava solo il Psi (e Tonino: «È vero, è vero... ce l’hanno riferito in parecchi»). Incapace di distinguere tra verità e verità processuale, il leader socialista ruggì a piacimento: tirò in ballo Gardini, Spadolini e La Malfa. E Napolitano, che peraltro era già stato coinvolto indirettamente perché a Milano avevano arrestato tutti i suoi uomini (la mitica corrente migliorista, detta anche , dal verbo “ pigliare” cioè incassare, «pigliorista»)

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PUSSY RIOT . CLAMORE SPROPORZIONATO, BASTAVA L’INDIFFERENZA.


Un conto è il diritto e la libertà di opinione, un altro offendere e fare i teppisti. Adesso pare di moda, politicamente corretto insomma, fare delle tre punk delle eroine martiri della libertà . Lenzuolate di indignazione e proteste che abbiamo ascoltate in tv e letto per l’intera settimana, assieme alle vibrate proteste dei soliti Stati Uniti ed UE non significa che siano state violate le libertà civili e il diritto di opinione, che sia stato compiuto un misfatto orrendo, che Vladimir Putin come gli Zar si siano confermati tiranni sanguinari.

Ad Obama ricordo sommessamente di aver perso l’occasione per starsene zitto, visto che quell’orrore di Guantanamo è sempre aperto e che se la loro performance le Riot l’avessero fatta a New York, la polizia prima le avrebbe massacrate poi qualche “ attorney at law “ si sarebbe occupato, come nei telefilm di Crime , del misterioso Sesto  Emendamento, un sorta prezzemolo giuridico costituzionale tutto americano .

Alla baronessa Ashton suggerisco di occuparsi di cose più serie, per esempio di due cittadini europei detenuti illegalmente in India da sei mesi per aver svolto, secondo le regole europee e quelle del Diritto Internazionale, la protezione di una petroliera europea dai pirati.

Ai soliti noiosi e petulanti professionisti dei diritti umani e del politically correct del mondo intero , alle solite anime belle capitanate da Amnesty International suggerisco di scegliere cause più pregnanti: suggerisco la persecuzione dei cristiani in Sudan , la condizione delle donne o degli omosessuali nel mondo islamico, i controlli di verginità, il taglio delle mani per i ladri, le visite anali, le lapidazioni per adulterio, non ci vuole poi grande fantasia. Queste persone non hanno mai dubbi ma solo ferree certezze, su certe morti, per esempio, come quella della povera Anna Politkovskaja . Queste persone sanno chi ha ucciso la povera giornalista!...diamine, loro (queste persone) erano lì ed hanno visto gli esecutori del delitto e, non contenti, si sono fatti dire all'orecchio chi erano i mandanti! grandi, che fenomeni ! Questa gente legge solo certi giornali mainstream tipo Repubblica, perciò pensano di aver capito tutto e sorridono sghignazzando e dandosi di gomito perché a loro basta sapere che Berlusconi e Putin sono amici.

Certo debbo notare che Putin , il governo ed anche la Chiesa ortodossa poteva pure ignorare questa pagliacciata che si è consumata nella cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca, la più importante del Paese senza , insomma, far passare per eroine un gruppetto di scalmanati per di più ingozzati di quattrini da quel noto squalo finanziario che si chiama George Soros. Ci vuole intelligenza per stare al potere, non pugno di ferro. Ma sulle Riot la decisione non è di Putin o del Patriarca , ma l’ha presa un giudice, voglio dire un esponente di quella magistratura a tutela della cui autonomia in Italia, a chiacchiere, tutte le anime belle che ho sopra indicato , si sdilinquiscono di brutto .Resta la fanghiglia che è stata spruzzata sul caso, come la vulgata che finge che Vladimir Putin non sia stato regolarmente eletto o che la Russia non abbia fatto in vent’anni di libertà dal comunismo passi da gigante in benessere e libertà. Tutto questo è semplicemente delinquenziale , da ricovero urgente in attrezzato manicomio criminale .

Ma quale arte, questi sono solo atti di teppismo. Il gruppetto è noto da tempo per recite quasi sempre a volto coperto da passamontagna, come furti nei grandi magazzini a tempo di musica, spesa proletaria nei supermercati con incursioni nel banco della macelleria e tentativo di infilarsi polli interi nella vagina, accoppiamento selvaggi e rumorosi in musei, tutti nudi piselli al vento e alcune ragazze vistosamente alla fine di gravidanza. Arte? Ma per favore! Nella cattedrale sono entrati una decina, hanno raggiunto l’altare dove hanno intonato la loro “preghiera”. Ecco il testo, qui sotto, colorato in rosso, nel quale ho sostituito, per normale senso del pudore, alla parola “ merda” il termine “ immondizia”

«Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! caccia Putin, caccia Putin! Sottana nera, spalline dorate. Tutti i parrocchiani strisciano inchinandosi. Il fantasma della libertà è nel cielo. Gli omosessuali vengono mandati in Siberia in catene. Il capo del Kgb è il più santo dei santi. Manda chi protesta in prigione. Per non addolorare il santo dei santi le donne devono partorire e amare. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista, diventa femminista. Inni in chiesa per leader marci, una crociata di nere limousine. Il prete viene oggi nella tua scuola. Vai in classe, portagli il denaro. Il Patriarca crede in Putin. Quel cane dovrebbe piuttosto credere in Dio. La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. La Vergine Maria è con noi manifestanti .Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin. Caccia via Putin! caccia via Putin!».

Certo sarebbe stato meglio farle affogare nell’indifferenza, comminare multe più che carcere ma ditemi voi se vi sembrano eroine da esaltare in proteste politiche che scuotano il mondo occidentale e l’Europa in particolare . Resta che reati come vilipendio e vilipendio religioso dovrebbero scomparire da un Paese come l’Italia, che si dice civile. Amensty International e tutte le anime belle come la Sgrena , fanno le femministe (ma solo in Italia, al riparo da pericoli, al calduccio, mica in Iraq o in Iran o in Afganistan), ma si dimenticano dei soprusi alle donne in Iraq, in Iran, in Afghanistan, in Corea del Nord, in Cina, ecc. Un esempio paradigmatico dell'ipocrisia soffocante che domina il nostro Paese e lo fa somigliare ad un Paese sotto dittatura culturale o religiosa.

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Roma domenica 19 agosto 2012

Gaetano Immè







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