Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 17 agosto 2012

SIAMO RIDOTTI AD ESSERE LA PORTINERIA PETTEGOLA DELL’EUROPA


Quello che è successo negli ultimi anni in Europa con l’Euro ha dell’incredibile ed indispettisce e sconvolge la piaggeria, il servile assenso che l’Italia ha mostrato nei confronti di Germania e Francia nei momenti topici della creazione dell’Euro. Questo è un semplice discorso di politica economica non un discorso di destra o di sinistra della politica italiana e la politica economica è una scienza economica che non conosce ideologia, anche la “ portineria d’Europa”- così è rappresentabile il nostro Paese nel consesso Europeo ormai – ed i suoi pettegoli portinai sono riusciti anche nella titanica e imbecille impresa di colorare di ideologia anche maestri per pensiero come Keynes, Vilfredo Pareto o come altri.

Come abbiamo fatto a ridurci in questo stato con l’Euro, quando sarebbe bastato ricorrere ad un buon testo, appunto, di politica economica, per capire e far capire ( a coloro che ci hanno spinto in questo enorme ingorgo che ci sta soffocando ed uccidendo ) che sarebbe stato un gravissimo errore il riunire sotto la stessa moneta paesi con economie e mentalità ampiamente differenti, utilizzando tassi di cambio prefissati e sopra tutto, accentrando la possibilità di intervento - mediante la politica monetaria - nella Banca centrale europea, fatti che hanno di fatto svuotato un Paese non solo di una parte della sovranità nazionale ma sopra tutto della capacità di intervento delle singole Banche centrali dei singoli paesi aderenti alla Ue.Sarebbe stato sufficiente andarsi a riesaminare, a rinfrescare – appunto nei testi di Politica Economica – il caso , dal secolo diciannovesimo, dell’India , sbattuta fra la Rupia d’argento e la sterlina inglese, per trovarvi indicazioni precise e ammonizioni per l’Euro. Quando i governi europei devono provvedere ad emettere i propri titoli di stato ed a collocarli sul mercato e quando il sistema bancario e finanziario, sulla base dell’andamento reale dell’economia dei singoli paesi,deve provvedere a determinare il reale valore dei titoli di ciascun paese all’interno del mercato europeo, determinando l’andamento del temutissimo “differenziale o spread” tra i titoli stessi, ne consegue la crisi delle banche e dei paesi stessi , portandoli alle porte del “default”, come poi è accaduto alla Grecia, al Portogallo, alla Spagna ed ora anche Italia stessa. Aggiungo che, senza pretendere che chi di dovere andasse a compulsare la crisi monetaria di fine ottocento dell’India, sarebbe anche bastato osservare quello che è successo in Gran Bretagna, unico paese europeo che ha reagito e stroncato la crisi economica globale che ha colpito l’Europa in brevissimo tempo quando, grazie al totale controllo della propria moneta, ha potuto, nel marzo del corrente anno, ridurre la tassazione intuendo, nonostante Londra sia la piazza finanziaria più importante del mondo, che la via dello sviluppo e della crescita, in ultima analisi la via per uscire dalla crisi, si basa sulla bassa imposizione e sul rilancio delle infrastrutture e dell’industria manifatturiera.

Quale risultato di una tale moneta unica, il nostro Paese si ritrova attualmente con un’inflazione al 3,3%, uno “spread” tra i propri titoli di Stato e quelli tedeschi intorno ai 500 punti, un debito pubblico a livelli mai raggiunti ed ha subito un declassamento a livello internazionale della propria solvibilità da A3 a Baa2, oltre a presentare la più alta pressione fiscale a livello mondiale e percentuali di occupazione della propria popolazione attiva a livelli di terzo mondo. E che cosa è una situazione di questo genere, Signori, se non una vera e propria anticamera del fallimento ? Eppure , tutti voi ne siete testimoni, ognuno di voi può ricordare come dal 2011 i politici italiani di sinistra , le istituzioni italiane nominate dalla stessa sinistra tipo il Quirinale , la grande stampa anche televisiva organica alla stessa sinistra, i poteri forti con il portafoglio a sinistra , insomma quella “ portineria d’Europa” al cui livello di chiacchiere diffamatorie è precipitato il nostro Paese affermavano , con ridicola sicumera ( cito solo l’On Buttiglione, l’On Bersani, l’On Casini per schiavitù da spazio ) che tutto ciò era dovuto solo al discutibile stile di vita dell’On Silvio Berlusconi e che la sua sola uscita dal Governo del Paese sarebbe valsa subito due o trecento punti in meno di spread. Infatti! S’è visto! Meschinità da portinai pettegoli, altri che statisti. Oggi poi, dobbiamo anche sorbirci un Governo non eletto, formato da “persone organiche al sistema bancario mondiale ( cioè da paggetti dei nostri boia) “e dai loro bravi manzoniani di stampa, politica e televisione “ che ripetono stucchevolmente , con un coro melenso , come tutte le nostre disgrazie siano dovute solo al fenomeno dell’evasione fiscale.

Siamo veramente la portineria , la barbieria, il baretto di periferia dell’Europa, dove chi sa appena appena leggere e scrivere viene definito un intellettuale.

LA SOCIETA’ DE LI MAGNACCIONI

Pur essendo passato del tempo da quando si parlava della “ riforma del lavoro” ed avendo letto parecchie opinioni su detta riforma , diverse critiche e diversi peana, devo confessare che non solo non ho minimamente cambiato o corretto il mio giudizio assolutamente negativo su quel provvedimento ma lo ho addirittura anche rafforzato. Tre erano state le mie immediate critiche fondamentali alla riforma del Ministro Fornero e riguardavano essenzialmente :a) l’aver creato una disparità di trattamento indecorosa ed indecente fra le vecchie e le nuove generazioni sul tema sia delle pensioni che delle tutele; b) l’aver ceduto alla piazza forcaiola tutelando anche chi non lo meritava affatto ,come i così detti “ esodati; c) non aver avuto il coraggio e l’onestà civile ed intellettuale di far pagare il salato prezzo della riforma principalmente a tutti coloro che consapevolmente hanno patrimonializzato a nome loro privilegi incredibili ottenuti con intimidazioni malavitose e con scellerati accordi clientelari.

La premessa necessaria e logica è la constatazione del nostro enorme debito pubblico. Certo, non siamo il solo Paese al mondo che si trova in queste condizioni, abbiamo compagni di viaggio illustri e blasonati, come il Giappone, come gli stessi Usa, ma si tratta di “ compagnons” molto diversi da noi, di stati che dispongono di numerose materie prime e comunque di Stati che possiedono integra la loro sovranità nazionale, compresa anche quella economica e monetaria, della quale, invece, noi siamo stati scippati. E’ infatti molto facile constatare che gli Usa hanno la loro Banca Centrale che funge da “ prestatore di ultima istanza”, che emette moneta, che svaluta o rivaluta la moneta, che aumenta o decurta il tasso ufficiale di sconto, che gestisce ,insomma, in piena sovranità ed autonomia, tutta la politica monetaria ed economica del Paese: basta osservare quello che fanno sia la Federal Reserve – la banca centrale degli stati Usa -ch e la Banca centrale del Giappone per rendersene conto. Questi due citati Paesi, come anche la Gran Bretagna, sono la dimostrazione di come si può convivere con un enorme debito pubblico ( Usa e Giappone) e con una crisi economica mondiale ( Gran Bretagna) senza volare verso fallimenti o default. Oggi noi abbiamo un debito pubblico – non importa sbranarsi scioccamente su quali forze politiche abbiano contribuito alla sua creazione con maggiore o minore concorso - che ammonta a duemila miliardi di euro. Duemila miliardi di Euro, ripeto. Per cercare di ragionare bene, lo dobbiamo considerare come una eredità di tanti padri scialacquoni che andavano a gozzovigliare a destra e a manca senza mai pagare il conto. Ecco: noi italiani siamo tutti figli di padri scialacquoni ed irresponsabili dobbiamo noi pagare il loro gozzovigliare .E’ secondo voi cosa buona e giusta che - per il semplice fatto di essere nato da un padre scialacquone - ciascuno di noi diventi debitore verso terzi delle spese folli del padre? Si tratta come fosse un’eredità, ma ad una eredità si può rinunciare, un’eredità può essere accettata anche “ col beneficio dell’inventario “, insomma dall’eredità ci si può difendere. Dal debito pubblico invece no. E questo sarebbe una cosa buona e giusta? E’ cosa scellerata ed iniqua invece, perché viola l’articolo 3 della nostra Costituzione – che a parole vuole tutti i cittadini parimenti uguali davanti alla legge – consolidando dunque , come cosa accettata e da accettare , che esista una o più generazioni di scellerati magnaccia i cui folli debiti dovranno essere pagati da una o più generazioni di giovani, venuti al mondo ignari delle malefatte dei loro padri e nonni.

Il passaggio del calcolo della pensione , introdotto dalla riforma Fornero a partire “ da una certa data “, dal “ sistema retributivo” al nuovo “ sistema contributivo”è una disposizione necessaria, lo riconosco ( perché nel sistema contributivo dovevano prima o poi arrivare ) ma , per come è stata deliberata è diventata una misura criminale. Intanto ha creato una inaccettabile divisione in “ classi sociali” dei cittadini italiani che stravolge impunemente una serie di norme costituzionali, non soltanto l’ articolo 3. Questa norma infatti comporta che, davanti alla Legge sulle pensioni ( davanti alla quale dovremmo essere tutti uguali, se non sbaglio), si abbiano oggi tre ben diversificate “ classi” di cittadini ( peggio che a Sparta )) :

a) Una schiera di padri e di nonni, comunque di anziani, “ super privilegiati” che continueranno per tutto il resto della loro vita a godere ( loro ed i loro eventuali coniugi superstiti ) di una pensione calcolata su base retributiva e magari anche percepita non certo dal sessantasettesimo anno di età anagrafica ( come da domani imporrebbe la riforma) ma anche dal cinquantatreesimo o cinquantaquattresimo anno di età anagrafica .Devo ricordare che il sistema retributivo garantisce al pensionando – indipendentemente dalla sua età anagrafica – un assegno pensionistico pari all’80% dell’ultimo stipendio percepito - e sono arcinote la miriade di “promozioni truffaldine ” dell’ultima ora che hanno infestato ed infestano l’Italia sia nel settore pubblico che in quello privato, onde garantire al pensionando un trattamento pensionistico maggiore di quello che gli spetterebbe , con buona pace dei sette peccati capitali , dei dieci comandamenti e di tutto il codice civile e penale e pandettume vario . Dentro questa schiera di super privilegiati inoltre , vi ricordo, alberga tutta quella schiera di scherani , di portaborse , di autisti , di addetti, di leccapiedi di varia estrazione e loro eventuali coniugi superstiti, ai quali, onde assicurarsene voti politici , fedeltà omertosa e per evitare le loro possibili rivendicazioni sindacali, , i ben noti partiti politici di quel tempo ( se non li ricordate ve li rammento io , leggete qui sotto in colore rosso) elargirono , sotto forma di finta pensione, una parte del malloppo di questa enorme truffa.

Sto parlando della famigerata legge n° 252 del 1974, detta «legge Mosca», dal nome del suo promotore, Gaetano Mosca, originariamente deputato milanese del Partito Socialista molto vicino a Ernesto De Martino. La sua carriera politica si avviò al tramonto nel 1976, quando, all'hotel Midas di Roma, si svolse la storica riunione del comitato centrale del Psi che vide l'avvento di Bettino Craxi e l'eclisse di De Martino. Il nome di Giovanni Mosca, comunque, rimane legato alla legge grazie alla quale decine di migliaia tra funzionari del Pci, portaborse della Dc e dei socialisti, e, immancabilmente, sindacalisti della Cgil-Cisl e Uil,hanno potuto beneficiare - spesso abusivamente, sempre impunemente e senza pagare ol becco di un quattrino - di pensioni agevolate, e di godere dell'incredibile privilegio di riscattarsi a costo irrisorio non solo gli anni trascorsi nel partito o nel sindacato, ma persino quelli passati sui banchi di scuola, purché rientrassero nelle suddette categorie. Nel complesso, a beneficiare di questa truffa bella e buona sono state 37.503 persone, delle quali il 60% della Cgil (9.368 unità) e del Pci (8.081), seguiti a ruota degli ex padrini o impiegati della Dc (3.952), del Psi (1.901), della Cisl (3.042) e dell’ Uil (1.385). Rimangono poi altre 9,390 pensioni erogate, sempre grazie alla legge Mosca, ad appartenenti ad organizzazioni minori, comunque quasi tutte distribuite secondo la logica del favoritismo, della clientela , della lottizzazione e della ovvia corruzione.

È stato calcolato che il danno provocato all'erario da questo esercito di privilegiati abbia superato i 25mila miliardi di lire. Grosso modo, la somma che il governo di centro-sinistra ha cercato a suo tempo di racimolare con i tagli sulle pensioni di anzianità previsti dalla finanziaria '99. Una gigantesca truffa ai danni dello Stato, visto che il numero dei beneficiari della normativa speciale ha superato di gran lunga quello degli aventi diritto, come dimostra il fatto che, al momento dell'interrogazione del Sen. Filigrana molti risultavano ancora in servizio. ( Questa scandalosa truffa ai danni degli italiani sarebbe passata in silenzio ed in cavalleria se non fosse stato per il Senatore di Forza Italia On. Eugenio Filigrana il quale il 30 luglio del 1998 presentò una lunga dettagliatissima interrogazione rivolta agli allora ministri del Lavoro e delle Finanze, Tiziano Treu e Vincenzo Visco.

Il meccanismo della truffa, peraltro, era semplice. In molti casi venivano dichiarati anni, persino decenni, fasulli oppure lavorati in maniera non continuativa. Tra i soggetti beneficiari della «legge Mosca», alcuni risultavano aver fatto gli autisti fin dall'età di 12 anni! Un altro esempio del modo truffaldino con cui ci si servì del provvedimento fu la vicenda giudiziaria di un impiegato toscano della Dc, che venne condannato per truffa e falso ideologico e dovette restituire quasi 325 milioni di lire di pensione intascati senza averne diritto. Ma il caso più eclatante fu il processo istruito contro 111 lavoratori fittizi di Pci, Dc, Cisl e Lega Coop, tutti accusati di aver usufruito della pensione garantita dalla legge Mosca senza aver mai lavorato, rispettivamente, presso partiti, sindacati e cooperative. In realtà, la maggior parte di costoro, negli anni riscattati, erano stati partigiani, soldati, studenti (delle medie inferiori) quando non addirittura detenuti!

La denuncia si rivelò una bella patata bollente, per una sinistra che, proprio nel momento in cui si trovava a fare i conti con il delicato terreno dei tagli alla spesa sociale, rischiava di farsi trovare i colta in fallo, con le mani nella marmellata , col sorcio in bocca e senza le carte in regola. Insomma , un completo sputtanamento “ urbi et orbi” della fantomatica “ diversità antropologica” tanto inopportunamente decantata e sbandierata da Berlinguer. Le domande del Sen. Filigrana, comunque, non ricevettero alcuna risposta: un silenzio assoluto, tanto che il parlamentare definì esplicitamente il Prof. Romano Prodi «insabbiatore dello scandalo». Un silenzio, quello di Prodi, per un verso anche comprensibile, visto che la truffa coinvolgeva anche molti degli allora leader sindacali e politici della sinistra, i quali avrebbero dovuto spiegare alla classe operaia che avrebbe dovuto sopportare tagli previdenziali per compensare gli sprechi e le truffe attuate negli anni Sessanta per favorire la casta politica e sindacale. La questione ripiombò nel silenzio fino a quando, nel gennaio del 2001, Marco Palma, consigliere comunale di Roma, tirò nuovamente in ballo lo scandalo: «Il presidente dell'Inps, Paci, tiri fuori i nomi dei beneficiari della legge Mosca. Così avvieremo una vera e propria perestrojka presso l'Inps. Faremo luce sulla spartitopoli e sui moralisti che oggi lanciano strali sulla previdenza dei lavoratori». Parole che, come nel '98 quelle del Sen. Eugenio Filigrana, sono rimaste del tutto prive di risposta.

In questa “ classe sociale” di “ super privilegiati”dobbiamo anche aggiungere tutti quei lavoratori che hanno potuto usufruire del pensionamento anticipato ( iniziato con l’applicazione di quella ridicola forma di anzianità dei “ diciannove anni,sei mesi ed un giorno” ( inclusi gli anni di servizio militare per gli uomini e di Laurea) , incassando il loro vitalizio al compimento di quella ridicola anzianità indipendentemente dalla loro età anagrafica). Sempre in questa “ classe sociale di privilegiati” dobbiamo anche aggiungere tutti quei politici che hanno cominciato a riscuotere il loro ricco vitalizio ( dovutogli anche per una presenza in Parlamento di un anno, di una Legislatura ( vedasi Veltroni che gode da circa otto anni di un vitalizio “ politico” da Euro 10.000,00 al mese !), in certi casi anche per qualche mese) anche ad età giovanili e che ancora continuano a riscuotere.

b) Una schiera di lavoratori i quali avrebbero goduto del sistema di calcolo della pensione “ pro-rata” ( cioè con il sistema retributivo per un certo numero di anni e con quello “contributivo” per gli anni futuri fino al loro pensionamento);

c) Una valanga di giovani lavoratori entrati da poco nel mondo del lavoro e la valanga di giovani che vi entreranno successivamente , la mandria degli “ilioti” di Sparta, ai quali spetterà solamente la pensione calcolata con il nuovo sistema “ contributivo”. Si tratta di tutti coloro che, grosso modo, sono nati a decorrere dal 1970 i quali, una volta raggiunta l’età del pensionamento ( elevata a 67 anni) si dovranno accontentare di una pensione che a mala pena arriverà al 50% dell’ultima retribuzione.

Come si fa a non vedere che una riforma che crea tutti questi squilibri ed ineguaglianze è una riforma da bocciare? Come si fa , mi chiedo, a non considerare le “ classi a) e b)” come veri e propri privilegiati, che hanno fatto man bassa di pensioni solo parzialmente meritate , guadagnate e soprattutto pagate e che , come tali, dovrebbero restituire allo Stato in tutto o in parte , le somme “ immeritate “che hanno fino ad oggi incassato ? Con quale coraggio, con quale stomaco si dice a tutti questi “ giovani” ( lettera c)) che quelli indicati in a) ed in b) “ hanno goduto dei diritti acquisiti”? Da quando in qua il reato di truffa allo stato, anche cancellato con un’amnstia o indultato , cessa di essere una truffa e diventa un “ diritto acquisito”?

Facciamo il punto anche sui così detti “ esodati”, altro esercito di persone che, contando sui sistemi di pensionamento in vigore prima della Riforma Fornero, avendo raggiungo i loro cinquant’anni circa, avevano stipulato un accordo con la loro azienda o ente pubblico . Il datore corrispondeva all’”esodato” sia il Tfr (per il tempo di lavoro effettivo) sia “ l’incentivo economico” ( consideratelo il Tfr per gli anni futuri e non lavorati dall’esodato) e l’esodato lasciava il posto di lavoro a favore di nuovi assunti, in attesa che trascorressero quel tot di anni per raggiungere l’età pensionabile . Con la Riforma Fornero costoro, sostenuti dai soliti sindacati, hanno saputo che avrebbero cominciato ad incassare la loro pensione mensile ( sempre calcolata col sistema retributivo ) non più dopo un tot anni ( come era stato calcolato quando hanno scelto volontariamente l’esodo ) ma dopo altri due o tre anni. Apriti cielo! “Siamo esodati, non evasori! Andiamo salvati, non puniti”, sbraitavano questi irresponsabili . Il loro posto di lavoro lo hanno lasciato anticipatamente ma volontariamente, ingolositi dall’ incassare subito, e dunque ancora in età giovanile, le belle cifre di “incentivo” e di”Tfr” ,in attesa poi di riscuotere , dopo quel tot di anni, la loro bella pensione calcolata col sistema retributivo. Perché dobbiamo pagare noi per questa gente , facendoli andare in pensione secondo le regole che vigevano al momento del loro “ esodo volontario” resta un mistero gaudioso. Perché costoro non si sono rimessi sul mercato del lavoro, vista la loro evidentemente ancor giovane età avendo peraltro “ anche” i frutti dell’ investimento sia dell’Incentivo e del Tfr ? Ma lo sanno, tutti costoro e tutti i sindacati che ne sostengono le farneticanti rivendicazioni, che un esercito spaventoso di loro figli, di loro nipoti, che la gran massa dei nostri giovani che sgobbano con la famosa “ partita iva” non sanno nemmeno cosa sia un “ incentivo” ed il “ Tfr”?

Insomma, tutti costoro , più o meno sfacciatamente privilegiati, le loro organizzazioni sindacali, i grandi intellettuali oggi sempre “ organici “, ma oggi ad una greppia , non come negli anni passati quando l’organicità era rispetto almeno ad una “ideologia”, la grande stampa al servizio degli interessi di ben noti industriali resi ricchi dalla loro complice omertà con i politici e non dal mercato, hanno anche la faccia tosta di lamentarsi come non sapessero che sono proprio loro stessi a contrarre tutti quei debiti che i giovani si trovano sul groppone. Debiti prodotti con decenni e decenni di un sistema clientelare , basato su sprechi, corruzioni, assunzioni irresponsabili nella P.A., con la creazione di quell’esercito di schiavi senza arte né parte(cosa è, d’altra parte , quello sterminato esercito dei così detti “ precari” nella Pubblica Istruzione se non gente che nella vita non ha saputo fare niente oltre conseguire – almeno questo Dio mio, almeno questo!– un’abilitazione all’insegnamento ( una roba ridicola, dispensata spesso come omaggio alla sola presenza fisica in corsi ridicoli ),trasformato dalla politica della DC e del PCI in un esercito di questuanti , sfruttato bestialmente come somari, pagati per dieci mesi l’anno come tassametri, costretti ogni anno a questuare, verso il Ferragosto, qualche avanzo di cattedra come accattoni miserabili ? E come qualificare le “ annuali immissioni in ruolo in base alle graduatorie “ se non come un voto di scambio , come una intimidazione ricattatoria a votare per uno di quei due partiti ( ripeto: DC e PCI ) se si voleva sperare in un futuro “ in ruolo” alla bella faccia del “merito”? E come non rendersi conto come tutte queste casse integrazione senza fine, tutte queste casse integrazione straordinarie, tutte queste casse integrazione in deroga, tutta questa schiera di falsi invalidi, tutto questo lavorare il meno possibile,tutto questo sistema pensionistico retributivo, tutto questo sistema pensionistico ottenibile anche a quaranta anni di età anagrafica,tutto questo sistema dei vitalizi di casta, tutto questo sistema impostato sul mangia mangia , sullo sfruttamento di norme incredibilmente tenere con gli approfittatori hanno portato ad una mentalità assistenziale che continua ad incancrenire questo Paese, hanno consentito che si venisse a creare quel fenomeno dell’evasione fiscale alla quale concorrono, in egual misura, sia la criminalità che il lavoro nero che la produzione e commercio e che sono sempre gli stessi ( rieccoci dunque alle classi privilegiate) quelli che hanno creato questo debito pubblico di cui hanno ampiamente anche beneficiato?

Ed ora un Governo , cieco, muto, sordo, smemorato, per di più anche solo tecnico e dunque neanche eletto, pretende pure di addossare tutti questi debiti sulle spalle dei nostri giovani , senza avere avuto la dignità ed il coraggio – ed anche gli attributi – di far restituire, anche solo in parte, da tutta questa massa di privilegiati e di ilioti spartani anche una sola parte di tutti i loro incredibili privilegi.

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CARTOLINE DA TARANTO E DALL’ILVA

LA SANTA INQUISIZIONE E’ BARBARIA IDEOLOGICA, NON GIUSTIZIA

Quando cacceremo dal nostro Paese “ ove il sì suona” tutta questa ciurmaglia gaglioffa , ipocrita e calvinista di assatanati forcaioli senza cultura democratica e senza dignità intellettuale e quando saremo in grado di far rientrare dalla porta principale della Costituzione ( nel frattempo adeguatamente riparata dopo tutti i furti e le rapine con scasso che ha subito negli ultimi venti anni ) la vera democrazia e il vero Stato di Diritto,dovremo sbrigarci ad eliminare la “ carcerazione preventiva”, uno strumento di tortura e di umiliazione ( voglio solo ricordarvi Tortora e Papa ), qualche volta anche di morte ( vero Di Pietro? Vero Cagliari?) incredibilmente lasciato al potere di un solo Magistrato che spesso ne fa uso per scopi e motivazioni ideologiche ed etiche e non per scopo di indagini. Senza avere né simpatie né antipatie per l’ottantaseienne Emilio Riva , patron dell’ILVA (funzionante ed inquinante a Taranto come proprietà dello Stato italiano dal 1965 al 1995) dal 1995, non si comprende come sia stato messo alla galera preventiva ( anche i domiciliari sono la medesima cosa , specie ai fini dell’umiliazione dell’individuo) quando la Legge indica le motivazioni che lo consentono. Inesistente il “ pericolo di fuga”, dal momento che Emilio Riva si trovava all’estero quando è scoppiato , a Luglio ’12, il caso dell’ILVA ed è rientrato appositamente dall’estero per conferire con i Magistrati inquirenti, consegnando loro, of course, anche il proprio passaporto. Ridicolo “l’inquinamento delle prove”: l’aria di Taranto è da sempre inquinata, non solo dal 1995 in poi. Identicamente inesistente e ridicolo anche “ la possibilità di reiterare il reato”. Ma se l’inquinamento è fatto connesso alla produzione dell’acciaio ( e dunque prodotto da sempre), perché la Magistratura si sveglia solo nel 2012, perché non ha arrestato Riva nel 2008? Perché lo stesso trattamento di Emilio Riva non è stato riservato anche agli altri gestori dell’impianto? Ed ancora: siccome esiste in Italia una norma che proibisce il carcere agli ultraottantenni, come mai questo avviene per Riva?

GLI STUDI EPIDEMIOLOGICI E LE TRUFFE ALLA CREDULITA’ POPOLARE

Gira voce , a Taranto, che ci siano anche mazzette, insomma tentativi di corruzione o magari anche ricatti belli e buoni che coinvolgano così detti “ esperti epidemiologi “ ai quali è stata affidato lo studio dei dati sulle malattie di Taranto. Gatta ci cova! Occhio! Intanto , a proposito di “ epidemiologi” e della loro valenza scientifica – praticamente pari a zero, perché sono solo esaminatori di dati statistici e non scienziati che analizzano e scoprono la causa di certe morti –letto il rapporto agli atti del GIP Todisco, , si capisce come si tratti di dati assolutamente privi del minimo valore probatorio ai fini dell’accusa per l’ILVA. Stupisce, ma mica tanto, che sia il Giudice del Riesame che il GIP Todisco abbiano comunque basato le loro aspre decisioni- tardive, altro se sono tardivamente colpevoli di connivenza con il reato dal 1965! – su questi dati sinceramente evanescenti. Insomma, salvo improbabili mie incomprensioni, non c’è straccio di minima prova che dimostri – in tutte le pagine di quel rapporto – come le morti per tumori siano imputabili all’inquinamento dell’ILVA. Certo non è neanche la prima volta che gli epidemiologi fanno una figura pessima e ridicola. Ricordo gli epidemiologi che , all’indomani della disgrazia di Chernobyl, pronosticarono almeno due decine di migliaia di morti per tumore alla tiroide. In venticinque anni in quelle zone si sono registrati 15 decessi per tumore alla tiroide, come in tutto il resto del mondo. Ricordo gli epidemiologi e la figura di cacca quando giurarono su un incremento minimo del 500% dei tumori di leucemia causati dalle emissioni delle antenne di Radio Vaticana. Fino ad oggi non si è registrato addirittura alcun caso . Gli epidemiologi implicati nel caso dell’ILVA, affermano – sono parole loro – che “ le emissioni dell’ILVA causano l’1,2% dei decessi “. Allora, dato che nei quartieri di Taranto interessati vi sono 750 decessi annui ogni 100 mila abitanti ( è un loro dato statistico), allora vuol dire che vi sarebbe una responsabilità dell’ILVA per circa 10 decessi su 750 decessi l’anno. Ma se in tutta Italia ( ancora le statistiche , stavolta dell’ISTAT) muoiono per tumori 1.000 persone ogni 100 mila abitanti , che valore devo dare alla morte di 10 persone ogni 750 decessi?

POTEVA MANCARE NICHI MA CHE CAZZO STAI A DI?

Che sia lui la prima vera vittima dell’esalazioni nocive dell’ILVA? Davanti alle sue parole, ai suoi contorcimenti lessicali, viene da ridere e da esclamare il solito “ A Nichi! Ma che cazzo stai a di!” Io lo so che Nichi gode da forsennato , altro che atto sessuale , quando cazzeggia, dopo essersi fatto una bella canna, a fare il Curzio Malaparte . Incomprensibili le parole del governatore di Puglia che non sa scegliere da che parte stare. Ora che occorre schierarsi, con la magistratura o con l’Ilva o con gli operai o con i sindacati, Nichi va in confusione. Bene. Leggete, prego, Il governatore della Puglia si produce nella seguente dichiarazione su Facebook: «Lo sguardo di chi governa deve pesare ciascuno dei beni da tutelare, deve custodire tutte le promesse di futuro, ma soprattutto deve sentire la responsabilità di evitare che vinca il caos, e che l’ardire utopico dei pensieri lunghi si pieghi alla disperazione di un presente immobile, quasi divorato dal suo passato». Che vuoi dire ad uno che cazzeggia con queste parole, se non offrirgli una dose di metadone gratis ? Perché “ Nichi ma che cazzo stai a dì?” sta con tutti. Dice che «l’Ilva rispettava i limiti e si è adeguata alla legge regionale sulla diossina, ma l’Ilva è anche una metropoli che per 60 anni è stata un propagatore di veleni»; poi dice che «abbandonare l’acciaio sarebbe una sconfitta, bisogna mettere in equilibrio il lavoro e la salute. Nelle carte dei magistrati c’è il percorso». E quale sarebbe, per “ Nichi ma che cazzo stai a dì “ questo “ percorso”? Eccolo : «l’ambientalizzazione della fabbrica che può essere fatta solo a impianti accesi». E che diavolo è questa “ ambientalizzazione”? Questa parolina mi ricorda un personaggio mitico, una vera legenda, altro che Edmondo Dantes, parlo di un politico della portata universale di Pecoraro Scanio, un verde che più verde non si può proprio. Loro, il Nichi e il Pecoraro Scanio quanto meno, conoscevano questa diavolo di “ ambientalizzazione”, perché non l’hanno fatta prima? Insomma per “ Nichi ma che cazzo stai a dì “ hanno ragione anche i Giudici che chiedono alla fabbrica di non inquinare e ne prescrivono la chiusura, oltre l’Ilva che adesso rispetta i limiti, e quindi la fabbrica deve rimanere aperta. Vi piace ? Godete anche voi per questa perla grottesca di tipo “ma anche “ veltroniano? Sapete come conclude “ Nichi ma che cazzo stai a dì?” dopo aver dato ragione a tutti? Così: “Avere una visione leggendaria e sensazionalistica non aiuta. Non bisogna smarrirsi». Capito da che pulpito viene il predicozzo? Le canne fanno male, perché lo stesso “ Nichi ma che cazzo stai a dì” in un’intervista di soli otto mesi fa, rivendicava pomposamente l’abbassamento di emissioni di diossina nell’aria di Taranto. Non solo. Lo stesso Vendola in un’intervista alla rivista dell’Ilva, Il Ponte, dichiarava: «A breve il cronoprogramma per l’ambientalizzazione completa sarà attuato al 100%». A breve. Era il 2010. Da allora la sua decantata «legge sulla diossina», specie in tema di controlli, fa acqua da tutte le parti ma incassa milioni di Euro dal Governo dei tecnici, per “l’ambientalizzazione dei forni”. Il G.P. ( Gran Paraculo) è arrivato a destinazione: dare appalti regionali per 350 milioni di Euro ( solo per adesso, sia chiaro)! Così “ c’est plus facile” pensare ad un possibile terzo mandato.

LE NOTIZIE CHE LA GRANDE STAMPA ,CHE PREDICA LA LIBERTA’ DI STAMPA, INVECE NASCONDE

Romano Prodi è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea per azioni compiute quando era Presidente della Commissione e nessuno dei media importanti nazionali, sia della carta stampata che soprattutto della TV, sempre pronti a spiare dal buco della chiave nei cessi dei politici, ne ha fatto cenno? Ve lo dico io. Perché il Prof.Prodi Romano regalò all’Ing. Carlo De Benedetti , allora patron di Omnitel , con un codicillo inserito di nascosto nelle disposizioni di fine anno , la licenza da operatore nelle telecomunicazioni che consentì all’Ing. De Benedetti di vendere ai tedeschi della Mannesmann per 14 mila miliardi di lire quello che lo stesso aveva acquistato a 3 o 4 miliardi di lire .E allora, come può “ Repubblica” o “ L’Espresso”, roba di Carlo De Benedetti, parlare male di Prodi Romano? Cosa dite ? Conflitto di interessi? Ma per favore! Quallo vale solo quando c’è di mezzo Silvio Berlusconi!

Queste le motivazioni di condanna espresse dalla Corte a carico del Prof. Prodi: 1 – aver fornito al Parlamento Europeo notizie false e non documentate; 2 – aver emesso comunicati che mettevano in dubbio l’onorabilità di alti dirigenti che non si erano sottomessi alle sue imposizioni; 3 – aver tentato di ostacolare la giustizia. I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta vicenda relativa all’Eurostat, innescata dalla lettera di una funzionaria che si riteneva discriminata. L’inchiesta è iniziata per capire se tali irregolarità fossero state effettuate su iniziativa di dirigenti o addirittura dallo stesso responsabile della Commissione, Prodi.È cominciato così il rimbalzo delle responsabilità, nonché la “fughe di notizie” – questo afferma la sentenza – depistate verso giornali amici. Proprio per la paura di rivangare anche questioni irrisolte del passato (gli scheletri nell’armadio: Iri, Nomisma), Prodi ha pensato bene, da far suo, di chiudere con un colpo di mano gli Istituti, ma, non avendo elementi per mandare a spasso un migliaio di persone li ha destituiti tutti dai loro incarichi, tenendoli a non fare nulla fino alla pensione!In Italia questi si sarebbero trovati un secondo lavoro, e comunque tutti a ringraziare il benefattore che paga senza far fare niente; ma all’estero, qualcuno dal senso civico sviluppato e con un sano amor proprio, si sente discriminato e si lamenta.

Col quel suo modo spocchioso ed arrogante di fare credeva di farla franca,il Prof. Romano Prodi , anche all’estero, anche a casa di altri voleva recitare da padroncino, come ha sempre fatto in Italia, Ma ha trovato gente appena appena dignitosa che , non intimidita dalle minacce, ha preso a calci in faccia la spocchia di Prodi Romano.

CHI E’ VISSUTO SEMPRE CON LE SMARGIASSATE , CHI CON LE OPERE

Ho visto, per un servizio televisivo, come Guido Bertolaso con umiltà, serietà e capacità, stia svolgendo in egregio lavoro umanitario in una sperduta landa del continente nero. Ed ho subito pensato all’opposto, ad uno che e’ sempre vissuto di chiacchiere e di smargiassate mai mantenute, uno bravo solo con la lingua e ad incassare soldi pubblici. Il suo nome è Valter o Walter, il suo cognome è Veltroni. Doveva diventare il nuovo Alessandro Manzoni dell’Italia, è rimasto ad “ aspettare Patricio”. Doveva amministrare un Partito Democratico che faceva della dignità la sua cifra, che mai si sarebbe macchiato di antiberlusconismo d’accatto e poi si è alleato con il “Principe dei boia “ quell’Antonio Di Pietro che è l’inarrivabile maestro nella “ caccia all’uomo politico” dietro pagamento. Aggiungo che Bertolaso andrà in pensione da medico, quando sarà e l’età anagrafica lo permetterà. Veltroni è in pensione – anzi in vitalizio principesco – da quando aveva cinquantuno anni. Però, a chiacchiere, dice d’essere a favore del popolo e dei poveri.

Roma venerdì 17 agosto 2012

Gaetano Immè





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