Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 8 agosto 2012

STA FALLENDO LA BANCA PIU’ ANTICA AL

MONDO




La più antica banca del mondo sta per fallire ? Il Monte dei Paschi di Siena, nata – pensate - nel lontano 1472, ha oltre 4 miliardi di perdite. Ormai le sue azioni sono crollate , ma non solo - come per tutte le altre banche - per la crisi economica che tutti conosciamo, , ma per una gestione clientelare delle proprie risorse.
Torno un attimo indietro nel tempo e mi riporto al 2001, undici anni fa, quando una delle banche italiane più solide ( almeno fino a quel momento ) ,appunto il MPS, decide di cambiare strategia e di fare speculazione finanziaria a più non posso.

Dai documenti che ho esaminato devo dire che se non fosse stato per i 2 miliardi dei così tanto vituperati “ Tremonti Bond “ che il MPS ha in portafoglio , questa banca sarebbe già fallita, ma il pericolo non sembra affatto scongiurato. Le notizie vengono centellinate , forse per ovvi motivi. Trovo stranissimo però che la grande stampa e la grande televisione non dia al pubblico tutte le informazioni su questo caso. Come mai, mi chiedo, per il MPS la libertà di stampa è stata soffocata? Forse perché la BCE non farà più operazioni di salvataggio per le banche ? Forse perché i clienti di Montepaschi sono 6 milioni di italiani ? Forse perché c’è di mezzo l’operazione Antonveneta , un’operazione rischiosa e ridicola? Forse perché stendendo un velo ipocrita e pietoso sul dissesto del MPS si salvaguarda la clientela ed il patrimonio? La storia passata mi dice e mi insegna - dal Banco Ambrosiano a Sindona, dalla tentata scalata della Société Génerale a quella sulla Banca Nazionale Del Lavoro – che tutte queste riserve non contano nulla, non hanno mai contato nulla e che sempre si è andati cercando la verità, costi quel che costi.

Così non mi resta che avere la mia idea in proposito: del prossimo disgraziato fallimento del MPS non se ne parla perché il MPS , proprio dal 2001, è parte della governance del P.D.. Tanto che il suo Capitale ordinario è posseduto: da Fondazione Mps ( governace P.D.) - 45,96% -JPMorgan Chase - 2,72% - AXA S.A.- 2,52% Francesco Gaetano Caltagirone - 4,72% - Unicoop Firenze Soc. Coop.va - 2,99%

Questa vicenda , avrebbe dovuto ammonire coloro che governavano la città (Siena, vale a dire il P.D.) a non farsi prendere dall'avidità e dall'egoismo, perché se un capo ( P.D.) non ascolta il popolo può anche fare la sua propria fortuna, ma spesso manda in rovina una città, una Banca, sei milioni di italiani.....

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DI PIETRO E NAPOLITANO . DIFFICILE

SEGLIERE CHI SIA IL PEGGIORE

Di Pietro è escremento puro, fatto uomo. Se appena appena respiri l’aria dove lui passa, resti contagiato dalle metastasi tumorali che costui produce . Una carriera fondata sulla galera altrui, sull’uso scriteriato e vergognoso del carcere preventivo come mezzo di pura tortura , che Di Pietro ha usato alla grande ma solo contro coloro che non gli avevano garantito sontuose ricompense per la sua opera distruttiva ed infame. Di Pietro fu usato come randello per ammazzare con Tangentopoli la DC ed il PSI allo scopo di salvare il PCI, il quale gli aveva garantito , come soldo per il suo lavoro sporco, una bella e comoda poltrona al Senato, nel Collegio blindato del Mugello, dove se sei nella lista dei DS vieni eletto sicuramente. Di Pietro eseguì l’ordine, come un Killer coscienzioso , addirittura spingendosi, per compiacere ancor di più i suoi mandanti del PCI, fino a firmare le false accuse contro Silvio Berlusconi del ’94 ( era il P.M. e dunque sapeva bene che quelle accuse non avevano prova alcuna, che dunque erano false ) che consentirono ad O.L. Scalfaro di sostituire al Governo eletto dal popolo un Governicchio indicato dal PCI stesso e che il popolo si togliesse dai coglioni. Finì il suo sporco lavoro nel ’95, si dimise da Magistrato nel 1996 ( come si poteva permettere di sputare su un così lauto stipendio da Magistrato se non era già evidentemente ben garantito dal PCI sul suo futuro ?) , divenne Senatore dei D.S. ( gli eredi del PCI) l’anno dopo. Di Pietro è la bestia che azzanna chi gli offre da mangiare, ha vissuto e vive ancora di ricatti ( se parli di me ti denuncio) e di complicità ( dei colleghi Magistrati ancora in carriera, intimoriti dal suo potere politico e mediatico ) ,non conosce coerenza perché se la conoscesse non dovrebbe dare ospitalità a gente come Leoluca Orlando Cascio, un delatore, il boia di Giovanni Falcone, il mandante del suicidio del capitano Lombardo. Non conosce riconoscenza e ben lo sanno in tanti, pur navigati politicanti : da Occhetto a Veltri a Segni, ecc, tutta gente che reclama da Di Pietro denaro che non vedrà mai. Ho sempre sostenuto e ripeto oggi ancora: se mi fosse data l’opportunità, mi rifiuterei di stringere la mano di questo individuo mascherato da ex Magistrato con la stessa plateale voluttà con la quale il compianto Presidente Emerito Francesco Cossiga , allorquando presiedeva la Consulta, si rifiutava di stringere la mano del Magistrato Felice Di Persia, Giudice della Consulta, che, come Magistrato della Procura di Napoli negli anni 80/90, si face prendere per i fondelli da gentaglia come Barra, Pandico, Melluso ed infierì , condannandolo a dieci anni di reclusione ed a 50 milioni di lire di multa, su un innocente Enzo Tortora, senza mai vergognarsene pubblicamente e senza mai chiedere neanche scusa per quell’orribile infamia, anzi! .

Antonio Di Pietro , come tutte le jene, è bravissimo nello spolpare una carcassa – sempre da altri però prima affrontata ed uccisa - senza mai rischiare in proprio . Anzi, nascondendosi, come tutti gli “ infami dentro”, dietro a qualcun altro, meglio se già morto in modo che non possa più parlare . Oggi , schifato persino da una estrema sinistra alla disperata caccia di voti , per cercare visibilità e recuperare terreno , si scaglia ( ma solo ora !) contro Giorgio Napolitano, scoprendo solo ora quello che avrebbe dovuto semplicemente verificare, indagare lui, da Pubblico Ministero, negli anni di Tangentopoli. E cioè che Giorgio Napolitano ( contro il quale si scaglia per la faccenda della trattativa Stato – Mafia e delle telefonate fra Napolitano e Mancino ) - nell’ultima intervista, rilasciata al settimanale Oggi - era un riciclatore di soldi sporchi, di quei tanti miliardi di rubli che provenivano al PCI da Mosca, per via dei trascorsi di uomo di spicco del Pci. Onde evitare, da brava jena, il reato di vilipendio, Di Pietro, non esita a ripararsi ( che dignità! Che coraggio!) dietro la figura della sua vittima predestinata, dietro Bettino Craxi, cui finisce, ma solo vent’anni dopo e solo perché ora gli fa comodo, per dare ragione. Leggete con attenzione le parole di Di Pietro: «Ci sono due Giorgio Napolitano , quello che ci racconta oggi la pubblicistica ufficiale, il limpido garante della Costituzione, e quello che raccontò l’imputato Bettino Craxi in un interrogatorio formale, reso nel 1993, durante una pubblica udienza del processo Enimont, uno dei più im­portanti di Tangentopoli. Craxi descriveva quel Napolitano, esponente di spicco del Pci nonché Presidente della Camera, come uomo molto attento al sistema della Prima Repubblica, specie coltivando i suoi rapporti con Mosca. Io credo che in quell’interrogatorio formale che Craxi stesse rivelando fatti veri, perché accusò pure se stesso e poi gli altri di finanziamento illecito dei partiti. Ora delle due l’una: o quei fatti raccontati non avevano rilevanza penale oppure non vedo perché si sia usato il sistema dei due pesi e delle due misure».

E chi altro mai avrebbe dovuto indagare per verificare l’esistenza di tutti quei finanziamenti illeciti al PCI da parte di Mosca, se non proprio lo stesso Magistrato Di Pietro che era il P.M.di quell’inchiesta e che dunque era obbligato ad indagare in quanto aveva ricevuto la così detta “notitia criminis”? E queste parole di Craxi non erano forse una conferma della famosa e precedente “ chiamata in correità” che Craxi stesso pronunciò contro tutto il Parlamento italiano davanti alla quale nessuno, tanto meno l’allora Presidente della Camera Giorgio Napolitano, nessuno, ripeto, ebbe la dignità ed il coraggio di opporsi o quanto meno di protestare . -Quel Di Pietro che ama rappresentarsi come integerrimo fustigatore alla Catone, come il corifeo della legalità, come un moderno Robin Hood pronto a denunciare le illegalità, ma solo quelle degli altri e meglio se solo presunte , è invece una persona talmente inqualificabile da non farsi scrupolo di nascondersi dietro le parole di un morto, della sua vittima , sul cui lento e preordinato omicidio egli ha costruito, con la complicità di tutto quel PCI poi DS , tutta la sua sconcertante , sproporzionata ed opaca carriera politica. E proprio lui che venti anni prima avrebbe dovuto indagare il PCI e Napolitano e tutta la sua nomenclatura per tutti quei reati e che invece , ingolosito dalla carriera politica promessagli dallo stesso PCI , preferì colpevolmente voltarsi dall’altra parte e far finta di niente, proprio costui, dicevo, ha oggi il coraggio e la faccia tosta di venirci a parlare pure di “ due pesi e due misure?”.

«Sarebbe come credere – prosegue il Di Pietro nelle sue dichiarazioni - che Napolitano, ministro degli Esteri del Pci per tanti anni, che aveva i rapporti con tutte le nomenklature dell’Est a partire da quelle dell’Urss, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del Pci e i Paesi dell’Est. Cosa non credibile! ». Cosa ancora più incredibile è invece che il Di Pietro non avvertì allora, davanti a quelle precise accuse e chiamata in correità alcun senso del dovere, alcun imperativo categorico, non avvertì alcun “intimo rodimento” . Il suo compito, d’altra parte, non era fare giustizia , ma distruggere , ammazzare , levare di mezzo fisicamente il Capo del sistema politico che aveva emarginato politicamente il PCI, dalla cui esecuzione dipendeva il suo successo come futuro politico e la sua personale ricchezza. E come in ogni thriller , ogni assassino ha sempre qualche scheletro nell’armadio, che prima o poi, salta fuori e che porta l’assassino dove merita: nel girone dei dannati.

Vale la pena di ricordare bene questa miserabile pagina della storia italiana , per sbatterla in faccia a questo individuo che vorrebbe apparire come una sorta di vergine Cuccia , proprio per ben comprendere la naturale predisposizione forcaiola della sinistra italiana ed il piano ordito e studiato da PCI e da DC , con la partecipazione del PSI, per arrivare ad un “ regime dei Magistrati” , qual è quello che vige in Italia dal 1989, a parte quello introdotto da Napolitano nel 2011. Alcuni anni prima, guarda caso, nel momento dell’imminente crollo del muro di Berlino e dei regimi comunisti nell'Est, le Sinistre non erano così forcaiole. Preoccupate ed intimorite che i partiti liberal/democratici avrebbero potuto chiedere loro il conto delle innumerevoli violazioni delle più gravi leggi dello Stato ( quando i partiti della sinistra ed i loro uomini erano legati , con sfumature varie che arrivavano fino allo spionaggio e al tradimento delle istituzioni democratiche per i loro legami con l'Unione Sovietica) ( a quei tempi si parlava apertamente di incriminazione per alto tradimento, spionaggio, attentato alla sicurezza dello Stato, intesa col nemico, finanziamenti occulti e via di seguito,reati quasi tutti punibili con l'ergastolo ) pensarono bene , con la complicità della DC e del PSI di quel tempo, di mettersi al sicuro, varando nel tempo alcune importanti amnistie.

La prima amnistia fu approvata nell'ottobre del 1989 ( appena in tempo , visto che ai primi del successivo mese di Novembre crollerà il Muro )) annullava quasi intermente i reati concernenti le organizzazioni legate al PCI e di in particolare alle Cooperative, come il reato gravissimo di aver istituito una banca interna al sistema cooperativistico (con sede a Bologna e protetta dalla parola chiave «Romeo»), che consentiva di raccogliere risparmio senza pagare nessuna imposta al Governo e di muovere cifre enormi al di fuori di ogni controllo della Banca d'Italia. L’amnistia, la prima, arrivò con il Decreto .Legge . n. 69 del 2 marzo 1989, convertito con il Decreto del Presidente della Repubblica numero 75 del 12 Aprile del 1990 che sanava tutti gli illeciti compiuti fino al 24 ottobre 1989. Gli artefici furono il 6° Governo Andreotti ( 22/7/89 – 12/4/91 , DC+PSI+PSDI ,ecc) con Giuliano Vassalli alla Giustizia ( e quindi Ministro proponente l’amnistia) ed il 1° Governo De Mita ( 13/4/88 – 22/7/89, stessa maggioranza di prima ) con la costante di Giuliano Vassalli ( con la comparsata di Martelli) alla Giustizia. Il Presidente della Repubblica era Francesco Cossiga.Quella amnistia, come ricordò l'allora ministro della Giustizia Giuliano Vassalli in sede di replica in Parlamento, aveva l'obiettivo di alleggerire il sovraccarico giudiziario e il pesante arretrato che comportava l'estensione della competenza pretorile per i reati con pena massima di quattro anni. Il provvedimento cancellò infatti in primo luogo i reati non finanziari per i quali era prevista una pena detentiva appunto non superiore, nel massimo, a quattro anni. Vennero anche cancellati, per quanto riguarda i reati del codice penale, la violenza e minaccia a pubblico ufficiale, la rissa quando non vi fossero lesioni, la violazione di domicilio, la truffa. Non solo dunque vennero di fatto azzerati tutti i delitti legati ai finanziamenti illegali ricevuti dal PCI , ma anche tutta una serie infinita di altri reati, magari meno gravi, ma sempre reati. Ricordo, ad esempio, il caso eclatante del Comune di Senigallia, a gestione comunista , dove scientificamente furono espropriati tutti gli avversari politici e concessi benefici urbanistici giganteschi ad una famiglia comunista di cui un membro il famoso architetto Morpurgo, era ingegnere capo del Comune ( come scrive Alberto Natoli in “ Le Marche rosse”)..

Una seconda amnistia , voluta ed approvata dal Governo Andreotti VII, (12.04.1991 - 24.04.1992, DC - PSI - PSDI - PLI ) , Claudio Martelli alla Giustizia, fu approvata nel mese di Novembre del 1991 , attraverso una riforma dell'articolo 79 della Costituzione, più nota sotto il termine di “ indultino”. Prima della revisione del 1991, la Costituzione affermava che "L'amnistia e l'indulto sono concessi dal Presidente della Repubblica su legge di delegazione delle Camere. Non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla proposta di delegazione". La motivazione del ddl costituzionale era proprio quella di restituire ad amnistia e indulto la "connotazione di eccezionalità" dopo i numerosi provvedimenti emanati dal dopoguerra in poi. In realtà, anche per il nuovo clima politico, dalla modifica costituzionale in poi non è più stato possibile raggiungere il quorum necessario ai provvedimenti di clemenza. L'articolo 79 della Costituzione regola l'amnistia e l'indulto. "L'amnistia e l'indulto – è ora scritto nella Carta fondamentale a seguito del provvedimento in questione - sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale. La legge che concede l'amnistia o l'indulto stabilisce il termine per la loro applicazione. In ogni caso, amnistia e indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge".

Ed eccoci alla terza ed ultima mossa del centrosinistra, alla creazione di una vera e propria tagliola per sorci , che avrebbe reso un parlamentare un succube del centrosinistra, attuata con la diretta e personale partecipazione di Di Pietro. Una volta infatti sistemate, con le due precedenti amnistie, quasi tutte le situazioni compromettenti per tutta la Sinistra, gli eredi del PCI passarono all’attacco definitivo per mezzo dei Magistrati ad esso organici. In piena Tangentopoli, infatti, con una manovra a tenaglia degna dell'epoca staliniana, non solo venivano mobiliate tutte le loro risorse giudiziarie possibili, ma il Partito Comunista e i suoi sodali ( democristiani sopravvissuti all’eccidio ) si preoccupò di non fare scappare nessun pesce dalla rete affinché la mattanza dell'avversario potesse essere cruenta, totale e definitiva. Così nel 1993 veniva approvata la legge costituzionale numero 3 del 29 Ottobre 1993 , non per niente proprio nel giorno del 71esimo anniversario della “ Marcia su Roma”. Il Governo era quello di C.A.Ciampi, in carica dal 28 aprile del 1993 fino al 10 Maggio del 1994, sostenuto dalla DC+PSI+PSDI, al Ministero della Giustizia Giovanni Conso, al Quirinale O.L. Scalfaro. Ebbene quel famigerato Parlamento di politici corrotti ed intimiditi dalle minacce dalla Magistratura d’assalto del Pool di Milano ( Borrelli, Di Pietro, Davigo, Colombo, ecc) , sotto un silente e complice Presidente Napolitano, con il voto favorevole della Dc, del Psi, del Psdi,del Pds, del Msi, della Lega Nord ,dei Verdi,del Pri e di Rifondazione Comunista e con la solitaria opposizione del PLI , che pure appoggiava quell’esecutivo, che decise l’astensione, approvò definitivamente quella legge costituzionale che modificava l' articolo 68 della nostra Carta. In pratica : l' Italia, in piena tempesta di Tangentopoli, aboliva l' immunità dei suoi parlamentari ( le guarentigie) . Da quel momento in poi i magistrati potevano indagare su di loro senza dover chiedere l' autorizzazione a procedere della Camera di competenza. Una sciagura per la democrazia, perché si confuse l’uso scellerato e colluso dell’autorizzazione a procedere con quella guarentigia che affonda le sue radici nella rivoluzione francese e nel sistema democratico. Insomma fu gettato insieme con l’acqua sporca, anche il bambino.

Sappia Di Pietro che non sono pochi gli italiani che sanno tutto questo e che non lo dimenticheranno mai.



SONO MASSIMO GIANNINI , SONO

VICEDIRETTORE DI REPUBBLICA E SONO

MOLTO COLTO…….

ed ha quindi sbattuto in prima pagina di Repubblica la sua vibrata denuncia contro quello scandalo schifoso e degradante di Mediobanca, così si fa accidenti! Raccattato , rovistando negli archivi della Procura, un documento di circa settanta pagine della Consob, Massimo Giannini parte, qualcosa tra Bravehearth e Bertoldo, lancia in resta ( o Sancho Panza?). Facendosi guidare dalla sua ben nota libertà ed indipendenza di pensiero, sopra tutto dalla sua famosa “ schiena dritta”, il Vicedirettore scopre così che due capi di Mediobanca hanno siglato un patto con Ligresti, che è rimasto segreto. Dio santo, che mi dici mai? E chi sono i banchieri? Il Vicedirettore si spende con aria da rodomonte e da gradasso, fa nomi, fa anche cognomi, ci aggiunge anche l’indirizzo di casa ed i telefoni. Troppe cose . Gli si incrocia tutto: occhi , cervello e pennino. Gli riesce difficile raccapezzarsi, fra Geronzi ( “ the Devil”, un amico di Berlusconi), con Profumo , non un banchiere ma un “ quasi santo”, un “putto” , un angioletto “ de sinistra” che vota e paga pure alle primarie, cazzo! Così, giramento di testa uno dopo l’altro, alla fine il Vicedirettore s’è smarrito fra nomi e cognomi, rischia di fare la pipì fuori del vasetto, poi, d’improvviso, scopre la verità: la colpa di tutto è di Berlusconi. Ancora? Ma che razza di Vicedirettore è Giannini Massimo se, pur essendo molto colto , si fa scrivere l’articolo dai soliti noti ?

Roma mercoledì 8 agosto ’12

Gaetano Immè

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