Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 29 agosto 2012

STRAGISMO MAFIOSO E TRATTATIVA STATO-MAFIA ? ASSOCIAZIONE MAFIOSA PER DELL’UTRI E FININVEST? MA SCUSATE, CHI DIAVOLO HA UCCISO PAOLO BORSELLINO?


Sono circa venti anni che il pm Ingroia si dedica alla “trattativa fra Stato e mafia “degli anni 1992/1993. E dal momento che in nessuna legge, codice o pandetta è previsto come “reato” perseguibile “ una trattativa” , la Magistratura di Palermo con il Dr Ingroia come P.M., cerca di sostenere che evitare, da parte delle Istituzioni, che la criminalità uccida inermi cittadini e ne soffochi la libertà civile, gestendo “ cum grano salis” alcuni strumenti di polizia e penitenziari , costituisca ed integri un qualche reato, un “ patto criminoso” anziché un “atto di consapevole gestione dell’ordine pubblico” da parte delle istituzioni .E sta perseguitando , sempre la stessa Magistratura di Palermo, tutti quegli uomini di Stato che, nella declinazione di quella opportuna scelta istituzionale, che si sono trovati ad operare necessariamente, in quelle zone opache e grigie che ogni Stato democratico deve sapere gestire con i propri uomini appositamente addestrati per difendere la collettività , trattandoli come dei criminali da perseguire penalmente e non dei servitori dello Stato da ringraziare. La condanna di questi uomini di Stato servirebbe a dimostrare che se questi uomini hanno commesso degli illeciti nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali, allora significherebbe dare una parvenza di illiceità anche a quella famosa trattativa. Partendo con questo “pregiudizio ” non supportato da alcuna prova concreta e servendosi di una serie di pentiti, rivelatisi man mano finanche dei falsificatori e dei pataccari, la Procura di Palermo quella di Caselli prima ed ora di Messineo ha cercato di criminalizzare servitori dello Stato come Bruno Contrada ; come il Prefetto Mario Mori ( parlo di uno che ha arrestato Totò Riina, sia ben chiaro) compresso sotto ben due processi, nel primo dei quali tra l’altro ampiamente assolto ma ora messo sotto accusa in questa nuova “ ultima edizione” dell’inchiesta su questa trattativa; come Giovanni Falcone, che Leoluca Orlando Cascio,un diffamatore ed un delatore professionale, condannò a morte durante la trasmissione televisiva Samarcanda, nel silenzio complice di Michele Santoro ed in quello incredibilmente omertoso della stessa Magistratura di Palermo che nulla ebbe a che ridire per le false accuse del delatore; il Maresciallo Lombardo, “suicidato” dalla congrega Pintacuda-Orlando qualche giorno prima della sua partenza verso gli Usa da dove avrebbe dovuto far rientrare Tano Badalamenti, per testimoniare nel processo a Giulio Andreotti.

Nel frattempo arriva, fulmine a ciel sereno, come una mannaia che s’abbatte sulla testa della Procura di Palermo la sentenza definitiva della Cassazione su Dell’Utri e sul così detto “ suo concorso esterno in associazione mafiosa” , dopo la sua condanna a sette anni in secondo grado. Ebbene la Cassazione ha letteralmente fatto a pezzi tutto il lavoro di quella Procura palermitana iniziato nel lontano 1996 ( parliamo di sedici anni fa ) , mandando assolto il Sen Dell’Utri in via definitiva. I soliti professionisti dell’antimafia , quelli che riempiono giornali e talk show televisivi di ipotesi suggestive con le quali si sono arricchiti – vedansi per tutti sia “ La Repubblica” che “ Il Fatto” – hanno titolato la notizia come se, all’incontrario, Dell’Utri fosse stato condannato. Quando escono le “ motivazioni” della sentenza, scatta la sagra delle menzogne. Secondo le prime pagine di quei giornali ( rileggerle please, era il 24 aprile 2012 )la sentenza della Cassazione sancisce che Dell’Utri è stato il «mediatore» dell’accordo protettivo per il quale Silvio Berlusconi avrebbe pagato «cospicue somme» a Cosa nostra per la sicurezza sua e dei suoi familiari. Che l’assunzione di Mangano sarebbe stata sicuramente la contropartita “pagata” per la sicurezza della famiglia Berlusconi, insieme con una serie di indefinite somme di denaro, tutte versate negli anni Settanta. Che che l’imprenditore Berlusconi comunque pagò, «in posizione di vittima»; che quel che “è rimasto invariato e ripetuto è il tema della ricerca e del raggiungimento di un accordo tra Berlusconi e Cosa nostra”.

Invece quella sentenza tutto questo non lo dice affatto, anzi. Si trova invece che la Cassazione il 9 marzo ha annullato la condanna del secondo grado, ordinando che si tenga un nuovo processo d’appello a Palermo. E oggi, nelle motivazioni, spiega il perché. Spiega che la precedente condanna d’appello del Sen. Dell'Utri , nel giugno 2010, non offriva sufficienti motivazioni sulla presunta associazione esterna di stampo mafioso dal 1977 in poi”.Invece nelle motivazioni della Cassazione si legge che “deve essere ancora provato il concorso esterno di Dell’Utri, a favore di Cosa nostra, per gli anni che vanno dal 1977 al 1982, periodo nel quale l’imputato non lavorò più per Berlusconi, ma venne assunto alle dipendenze dell’imprenditore Rapisarda”.E si legge ancora che “La Cassazione ci dice che la Corte d’appello di Palermo non ha dimostrato che la presunta collaborazione di Dell’Utri nei confronti di Cosa nostra sia stata volontaria. Manca, insomma, il cosiddetto elemento psicologico del reato. Non si è dimostrata la volontarietà di favorire la mafia. Per questo la condanna è stata annullata”.

La vicenda giudiziaria di Dell’Utri dura da oltre 18 anni, ed è una delle più lunghe nella storia processuale italiana. Il Presidente della Cassazione Dr Iacoviello aveva parlato infatti in aula di “gravi lacune” giuridiche della sentenza d’appello, per mancanza di motivazione e per assenza di “specificazione della condotta contestata a Dell’Utri”, che a suo avviso deve ancora essere chiarita. “Nessun imputato” aveva detto il pm “deve avere più diritti degli altri, ma nessun imputato deve avere meno diritti degli altri: e nel caso di Dell’Utri non è stato rispettato nemmeno il principio del ragionevole dubbio”: questo aveva aggiunto Iacoviello, nella sua requisitoria.E ancora: “L’accusa non viene descritta, il dolo non è provato, precedenti giurisprudenziali non ce ne sono e non viene mai citata la sentenza della Cassazione su Calogero Mannino, che invece è un punto di riferimento imprescindibile in processi del genere”. Ed aggiunse “lI concorso esterno è ormai diventato un reato autonomo, un reato indefinito al quale, ormai, non crede più nessuno!”: queste le testuali parole del Presidente di Cassazione Iacoviello davanti ai Giudici. Ricordo che Dell’Utri fu rinviato a giudizio nell’ottobre 1996 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa al fine di dimostrare che Forza Italia , appena nata, Berlusconi e il suo entourage anche politico erano collusi con la Mafia. Ricordo in particolare che la Corte d’appello aveva demolito la deposizione di Gaspare Spatuzza, il pentito di mafia che aveva accusato Dell’Utri di avere ideato le stragi di mafia e di avere “teleguidato” i rapporti tra Cosa nostra e la Fininvest, bollandole come “inconsistenti e frutto di inammissibili congetture”.

La Procura di Palermo si trova così messa con le spalle al muro: l’assoluzione del Sen. Dell’Utri fa venir meno la possibilità di accusare , come conseguenza, Finivest e Silvio Berlusconi di associazione e collusione mafiosa e di bollare come “ mafia” il partito di Berlusconi . Alla Procura di Palermo serve altro spunto per rimpinguare la propria faretra di armi che le consentano di tenere sotto scacco la politica. Ecco la manna dell’intercettazioni telefoniche di Mancino e di Napolitano. Sfruttare tali intercettazioni consentirebbe ancor di più alla Procura di Palermo di additare anche gli uomini delle istituzioni non come “dei fedeli servitori dello Stato” ma come “ delinquenti” con la conseguenza di screditare tutte le operazioni alle quali costoro hanno contribuito, come fossero dei crimini di Stato. Una tattica nota a sinistra, quella della criminalizzazione dell’avversario politico, fin dai tempi in cui Togliatti, alias Ercoli, lavorava a Mosca , alla Lubianka.

Tutto iniziò sessantotto anni fa, quando Palmiro Togliatti ritornò in Italia ( quando Stalin in persona ordinò al Compagno Ercoli “ è ora che torniate in Italia per promuovere una politica che unisca tutte le forze che combattono la Germania”) dopo la sua esperienza nella struttura organizzativa e nella nomenclatura della dittatura comunista del PCUS , ancora retto dallo stesso Stalin ( quella del Comintern e del Cominform tanto per capirci bene). Dal 1944 al 1945 Togliatti ricoprì la carica di vice Presidente del Consiglio e dal 1945 al 1946 quella di Ministro di Grazia e Giustizia nei governi che ressero l'Italia dopo la caduta del fascismo. Con una tale esperienza alle spalle , Togliatti attuò in Italia una strategia politica che condusse il PCI a scalzare il PSI dalla guida della sinistra italiana, che attrasse una gran massa di ex fascisti anche per via di intimidazioni e ricatti ed ex monarchici nelle file del PCI e che portò lo stesso PCI ad occupare una posizione di “ egemonia culturale” – assolutamente falsa nel concreto – su organismi intellettuali, cinema, stampa, scuola, università, magistratura, radio e poi televisioni, case editrici ( come non ricordare che la famosa Casa Editrice Einaudi fu opera di Togliatti che sedusse Giulio Einaudi, il figlio di Nicola Einaudi, casa editrice che da sempre è al servizio della sinistra?). Fu così che il PCI riuscì a mettere il proprio cappello, la propria egida morale anche sul Referendum che seppellì la Monarchia, come fosse una sua creatura. Nacque così la Repubblica, artatamente, mediaticamente intestata al P.C.I , composta da entità e culture tributarie al PCI ed ad esso certamente ed intimamente organiche che, saggiamente protette dallo stesso PCI fino ad oggi, con la connivenza della DC – sempre intimidita dal potere di piazza dello stesso PCI – ha consentito, forse come minore dei mali e tuttora consente al PCI ed ai suoi eredi di gestire l’informazione , la giustizia, il cinema, la televisione, la cultura, ecc secondo propri scopi e proprie mire, che mai coincidono con il bene del Paese.

Quando, nella storia dell’Italia Repubblicana, accaddero eventi che avrebbero potuto consentire di mettere con le spalle al muro il PCI davanti alle sue responsabilità sia politiche che giudiziarie, le forze della D C non sono state in grado di sfruttare queste occasioni.

La prima occasione ci riporta ai tempi del Terrorismo Rosso, agli anni settanta. E’ come se , a quei tempi , la Magistratura avesse incriminato Giorgio Bocca o il PCI i quali per lungo tempo avevano chiuso gli occhi davanti agli efferati delitti del terrorismo rosso e solo con un ritardo decisamente sospetto in nomenclature così intelligenti contribuirono poi a lottare insieme con le altre forze politiche “ contro” le organizzazioni armate del tempo. In quella circostanza le forze antagoniste del PCI, in prima fila la DC, non pensò di sfruttare l’occasione per infangare giudiziariamente il PCI, anche perché era ancora forte il potere di piazza del PCI e soprattutto perché la DC non avrebbe mai potuto contare sull’organicità della Magistratura che , invece, era “ organica” ab illo tempore con il PCI.

Quando poi esplose Tangentopoli, anno 1992,fu il potere del PCI sui palazzi della Magistratura a consentire che il Pool di Milano distruggesse giudiziariamente DC, PSI, PRI, ecc e che salvasse solo il PCI: in quell’occasione il PCI attuò una pratica, quella di regalare un posto di Onorevole ai Magistrati che fossero “ organici” con il PCI, come fece con tantissimi Magistrati: con Violante, con la Finocchiaro e, dopo Di Pietro, con De Magistris, poi con Colombo, poi con Emiliano. E’ per tali inconfessabili ragioni, non certo per meriti politici o culturali, che Antonio Di Pietro , il braccio armato del Pool di Milano di Tangentopoli, siede in Parlamento.

Invece è stato sempre molto forte il potere nei palazzi, specie quelli di Giustizia, degli eredi del PCI ed ancora oggi lo è. E lo dimostra quest’ultimo esempio di Ingroia, della così detta “ trattativa Stato – Mafia”. Come mai , chiediamo ad Ingroia e suoi sodali, proprio gli uomini che voi volete condannare come dei delinquenti venduti alla Mafia , proprio gli stessi uomini, hanno sbattuto in carcere i quasi 4.000 latitanti mafiosi ? Come mai fu proprio il Generale Mario Mori, perseguitato dalla Procura di Palermo, ad arrestare Totò Riina? Come mai furono quegli stessi uomini ad arrestare ancora Zu Binnu, alias Bernardo Provenzano? Ma mi permatta Ingroia ancora una domanda, che chiede una risposta elementare: dove sta il reato se si tratta di una trattativa? E se reato , per assurdo, fosse, non è forse ormai acclarato che fu attuata da precisi uomini politici quali Scalfaro, Conso, Ciampi? Perché non li incriminate?

In verità è che la Procura di Palermo sta lavorando da quasi venti anni su una bufala e che fin’ora è stata capace solo di indagare un Generale dei Carabinieri , che ha arrestato Totò Riina, di costruire in vitro pentiti appositamente istruiti e costruiti “ contra personam”, di spacciare come venerabili icone antimafia pataccari matricolati come Ciancimino Jr, come i Graviano , come gli Spatuzza, come gli Scarantino, di lanciare un giornale – Il Fatto Quotidiano, organo delle Procure e dello spirito manettaro e delatorio –al cui Vicedirettore, Marco Travaglio, la Procura passa ogni atto e carta, sopra tutto se segreta e coperta dal segreto istruttorio , di consentire al figlio di Don Vito di arricchirsi e di sistemare ben bene all’estero la sua miliardaria refurtiva d’origine mafiosa , mentre costui a Palermo nascondeva nel suo giardino quintali di dinamite e nel Tribunale, sui giornali e nelle televisioni pontificava su pizzini della Palermo di quegli anni (che aveva preparato in laboratorio, insomma fotocopiati e costruiti col copia e incolla) . E ancora ieri, dopo quasi vent’anni , IL Dr Ingroia riesumava ancora la sua “ ultima teoria”che noi tutti conoscevamo a memoria. «La seconda Repubblica è nata sui pilastri eretti sul sangue di magistrati e persone innocenti. Non potrà mai diventare una democrazia matura fino a quando non si riuscirà a sapere la verità su quella stagione». Solita solfa, da venti anni. Borsellino è stato ucciso a Luglio del 1992 e la Procura di Palermo con il P.M. Ingroia non solo non hanno saputo ancora dirci chi l’abbia ammazzato, ma con le loro innumerevoli versioni, con i loro “ teoremi”, con le loro “teorie” con le sempre annunciate loro “ verità ultime”, con il nuovo pentito dell’ultima ora, continuano a trucidarlo , a vilipenderne il cadavere. E’ uno scempio indegno che offende la memoria di Borsellino e che insulta la nostra sensibilità e la nostra intelligenza.

Subito è corso a dargli manforte Marco Travaglio che nella sua colonna della prima pagina del “Fatto Quotidiano”, ha fatto il consueto esercizio di copiaeincolla sull’Ingroia-pensiero, aggiungendovi, dato che la piaggeria è una dote innata o il prodotto di intimidazioni, l’inclusione di Ingroia tra quei «pm che cercano la verità sulla trattativa Stato-mafia, atto fondativo della Seconda Repubblica». E’ naturale che le persone che agiscono in camarille si comportino di fatto come i cani, quando sono più di uno: fanno branco. Che per Marco Travaglio quel che dice e pensa Ingroia sia un “comandamento”, anzi un ordine, un diktat, lo hanno capito ormai tutti. Ma com’è possibile, mi chiedo, che questa camarilla, neanche una volta che è una , mostri qualche critica per qualche discutibile decisione di un qualunque Magistrato imbrancato nella camarilla? Ma com’è credibile che questa camarilla non voglia ammetta che anche una sola intercettazione (non importa di chi , se Napolitano o Verdini o Penati), ma almeno una, non doveva essere pubblicata ? Ma com’è possibile che mai, ma proprio mai, questi signori riconoscano un qualche errore, un qualche eccesso, una forzatura, ecc da parte dei loro colleghi? . E com’è credibile quel darsi reciprocamente di gomito, quel darsi reciproco sostegno, una splendida ed ipocrita lezione di omertà , su qualsiasi questione, fra Anm, Csm, Il Fatto e compagni di scorreria?

Rifletteteci sopra ben bene: loro, e soprattutto , i loro ben noti ispiratori e sostenitori ( da Repubblica, al Fatto, da Mauro, a Zagrebelky, da Carlo De Benedetti, a Francesco Merlo e compagnia di giro ) sono sempre e comunque dalla parte della ragione. Sempre. Per disegno divino. Così ieri, Ezio Mauro ha profuso esageratamente tutta la prima pagina di Repubblica per chiarire da parte stia nella querelle sulle intercettazioni telefoniche di Mancino e del Presidente della Repubblica proprio a proposito di questa uggiosa e opaca trattativa. Se con Zagrebelky, Travaglio e Ingroia contro Napolitano , contro il sodale di camarilla che non ha inteso obbedire ciecamente agli ordini della cricca oppure con Scalfari, che difende Napolitano, non potendolo sconfessare , sempre per logica di camarilla. Alla fine la montagna ha partorito il topolino, tutta una prima pagina tipo” lenzuolata” , scomodando miti come “Il Borghese”, Giangiacomo Feltrinelli , il Principe di Fucecchio oltre che Piero Ostellino – che stanno al duo Repubblica/ Mauro come il reddito tedesco sta a quello di un contadino del Sudan del Sud, per rendere bene l’idea - per sostenere alla fine dei conti che la colpa di tutto è sempre e solo di Silvio Berlusconi e del berlusconismo. Bastava un rigo per dire, ( come quel famoso cinese che , al rientro a casa, senza motivo apparente , riempie di botte la moglie sulla base di uno splendido “lei sa il motivo ! “), bastava un rigo, Direttore Mauro, per scrivere “ non lo so chi è stato ( sottinteso “a compiere qualsiasi nefandezza ancora non risolta, dalle Guerre Puniche a Borsellino” ), ma è stato senz’altro Berlusconi, magari aiutato da Dell’Utri e forse anche da Mangano”. Ma ci vuole dignità , coraggio e , sopra tutto, delle prove , non dei teoremi, per sostenere alcune tesi ed assumersi certe responsabilità, egregio Direttore Mauro, robetta che né Spatuzza, né Ciancimino Jr, né Scarantino, né i Graviano sono stati in grado , in venti lunghissimi anni, di fornire fino ad oggi al Dr Ingroia ,al Prof. Zagrebelsky, a tutta la camarilla formata da Repubblica e da Il Fatto Quotidiano, dal partito delle Procure, dal Dr Ingroia, Caselli, ecc . Gira che ti rigira questa camarilla sa solo ripetere quel che ripete dal 1861, altro che da venti anni: che esistono due Italie, una sabauda,dotta, progredita, guidata ,come ai tempi di Sparta, da “ principi” e da “ ottimati” cioè da loro e dai solo sodali e quella alla amatriciana, spaghetti e pistole, popolo di mandolinari come diceva Togliatti , straccioni e briganti da valico ,da imprigionare e da rieducare.

Strumentalizzando così quest’ultimo appiglio delle telefonate di Mancino a Napolitano,appiglio proprio cercato per creare l’ultima novità sulla questione, del conflitto di attribuzione fra Presidenza della Repubblica e Costituzione, il cadavere di Paolo Borsellino viene ancora una volta riesumato da Ingroia ed esposto al pubblico, come scalpo e trofeo, con l’alibi della “ ricerca di una verità “ che non può essere imprigionata nei teoremi politici di magistrati che hanno fatto del terrorismo giustizialista e manettaro la loro caratteristica che una volta era, per Costituzione, solo quella di “ applicare la Legge”.A proposito di mafia, Dr Ingroia, Travaglio, Zagrebelky, ecc: ma chi è che ha ucciso Paolo Borsellino e la sua scorta ? E’ stato Scarantino, dice una prima vostra sentenza. No, non è stato Scaratino, dice altra vostra decisione, ma Spatuzza. No, non è stato Spatuzza, avete deciso sempre voi, ma i fratelli Graviano. No, non sono stati i Graviano perché la “ polizia deviata” ha imbeccato sia Scarantino, che Spatuzza che i Graviano. Dunque? Forse è stato “ il signor Franco”. Franco chi? Franco, altro non si sa. Ma forse è stato anche lo Stato, forse la mafia, forse lo stato-mafia,forse la mafia-stato, i servizi deviati, quelli dritti, quelli ricurvi , quelli esteri, i libici, ma sicuramente è stato Berlusconi, aruspice il solito Dell’Utri, complice sempre Mangano. Forse c’è anche lo zampino di Nicola Mancino, forse anche di Mario Mori. Intanto il cadavere di Borsellino viene strapazzato, viene ricoperto di agende rosse, viene brutalizzato, viene anche vilipeso, viene trucidato ogni volta che Ingroia ne parla e così chissà per quanto si andrà avanti.

Scusate, ma tutta questa gente ha fatto una grande carriera sfruttando la mafia, come altri hanno fatto sfruttando la camorra. Ma se la Procura di Palermo persegue queste finalità, lavora per venti anni su un reato che non esiste ( quello di trattativa) allo scopo dichiarato e palese di far fuori per via giudiziaria alcune forze politiche votate da milioni di italiani, ma questo, cos’altro è se non un golpe? E cosa aspettiamo ad indagarli?

___________________________________________________________________________

ALCOA DI PORTOVESME, UNA STORIACCIA ITALIANA

Storiaccia, quella di Portovesme, dell’Alcoa. Fa sempre male al cuore assistere all’agonia di posti di lavoro, ma possibile che la questione ancora non si sia risolta? No, la questione dell’Alcoa di Portovesme , che è collegata solo al costo dell’energia elettrica impiegata per la produzione, costo che incide al 40% ( se non di più) sul costo di produzione e quindi sulla competitività del prodotto stesso, non solo non si è risolta ( lo stato di agitazione dura da mesi e mesi ) ma neanche vi sono segnali di coerenza da parte di tutti quanti, cittadini/lavoratori, politici nazionali e politici locali. Perché la Alcoa produce alluminio e la produzione di una tonnellata di alluminio impiega 11,5 – 13,5 megawatt di energia elettrica. L’impianto di Portovesme può arrivare a produrre , per ciascun anno, una produzione di alluminio tale da consumare 2.300 gigawatt di energia elettrica . Fino ad oggi questo stabilimento ha potuto ancora lavorare e produrre e pagare salari e stipendi solo perché lo Stato, cioè noi, ci siamo fatti carico di pagare ( sono imposte, sia chiaro) questo costo di produzione dato che in Italia , è noto, il costo dell’energia elettrica è superiore al costo medio europeo del 40%. Sarebbe ora che chi di dovere trovasse gli attributi per affrontare il problema. Su questo non c’è il minimo dubbio. Ma sarebbe altrettanto importante sapere come hanno votato i dipendenti ed i loro familiari dell’Alcoa quando si tenne il Referendum sull’energia nucleare. Se venisse accertato che costoro hanno votato per l’abolizione del nucleare e cioè per fare acquistare l’energia per l’Italia e per l’Alcoa da altri Paesi, ovviamente a peso d’oro portando fuori mercato internazionale il costo di produzione dell’alluminio, allora nessuna proprietà , se non pubblica ed a carico dello Stato, potrebbe continuare la produzione. Per perdere miliardi di euro ogni anno. E perché a spese nostre? Che paghino coloro che hanno pugnalato l’Alcoa, non chi ne ha sempre pagato il costo.

====================================================

PICCOLE OSSERVAZIONI SPARSE

E’ crollato il muro Valadier, al Pincio , a Roma. Non ho sentito urla e sbraiti contro la “incultura” del Governo, forse perché non c’è un Governo di centrodestra o un Sandro Bondi al Ministero dei Beni Culturali. E poi si lagnano se uno dice che la così detta grande stampa altro non è che una battona da marciapiede.

Certe volte non capisco se parliamo tutti la lingua italiana. Prendete per esempio questo Governo, pieno zeppo di inglesismi. Qui si parla di spread perché dire “ differenza” non è bocconiano o bancario. Qui si parla di “ spending review “ perché è volgave dire “ risparmi”. E poi parlano di “ sprechi” e dicono che bisogna “ ridurli”. Ma sono pazzi? Ma se sono “ sprechi” non vanno ridotti, ma vanno immediatamente eliminati. Ma guarda questi bocconiani!

Se siete duri di comprendonio, se avete problemi a pensare con la vostra testa e vi fate guidare da qualche giornalista o tribuno, se siete insomma un po’ ottusi, molto biliosi, corti di intelligenza e cercate solo soddisfazione ai vostri più bestiali istinti contro coloro che non la pensano come voi, se vorreste un boia ed un patibolo all’angolo di ogni strada sul quale spingere ogni avversario politico o chi vi sta odioso onde ottenere la soddisfazione di tagliare la gola a chi è più ricco di voi solo perché “ più ricco”, se insomma siete belli che intruppati dietro Masanielli da strapazzo e truffatori di credulità popolare , ecco la notizia per voi. Ve la racconto piano piano, per farvi capire bene anche a voi, già di per se impresa da oscar. Sto parlando del vostro Tribuno, Masaniello, Santo Inquisitore, all’occorrenza anche boia Mastro Titta, al secolo Antonio Di Pietro, quello che urla contro la casta ed i suoi privilegi e poi piazza alla Regione un figlio poliziotto senza arte né parte mentre incassa sul conto “personale” i “ rimborsi elettorali” che lo Stato dovrebbe pagare non a Di Pietro ma all’IdV. Voi lo sapere, vero, che Di Pietro è contro il finanziamento pubblico ai partiti? Bravi, complimenti. Poi: voi lo sapere che Di Pietro si è fatto promotore di due “ comitati referendari” contro il nucleare e contro il “ legittimo impedimento”. Bravi, lo sapete. Voi lo sapere che entrambi i quesiti hanno ottenuto il quorum delle firme? Bravi, sapete anche questo, complimenti . Voi lo sapete che con le modifiche apportate nel 1999 dai governi di centrosinistra fu disposto che “ ai comitati promotori dei referendum viene attribuito un rimborso pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di 1 Euro per il numero delle firme valide raccolte, se il quorum viene raggiunto”? Ah! Questo, mi dite, non lo sapete! E mi dite anche che , da informazioni assunte dall’On Belisario, da Orlando Cascio Leoluca e dalla Segreteria dell’Idv, trattasi del solito fango che Berlusconi , Dell’Utri, qualche pezzo di mafia collusa con Arcore e con la partecipazione straordinaria del cadavere di Mangano, schizza sui Referendum? Ah! Si? Bè allora beccatevi questa: Di Pietro- sì proprio quello che sbraita contro i rimborsi elettorali, zitto zitto e quatto quatto s’è messo in saccoccia Euro 1.000.000,00 quali rimborsi elettorali per i due quesiti referendari. Alla facciaccia vostra. E sapete a quanto ammonta , dalla relazione depositata in Camera dall’IdV , la spesa per la raccolta delle firme in questione? Bene, eccola qui: 100.000,00 euro. Spendo 100.000,00 incasso 1.000.000,00. Mica male. Ed a voi stronzi dico che sono contrario a questi privilegi…..

==================================================


IL ROSARIO IN CLAUSURA, PER VOTO DI ASTINENZA, CASTITA’ O DI SCAMBIO?



Il sig. Rosario Crocetta era per me , fino all’altro ieri, un perfetto sconosciuto.. Poi, questa mattina leggo una sua dichiarazione: «Se dovessi diventare presidente della Regione Sicilia, dirò addio al sesso e mi considererò sposato con la Sicilia». Leggo meglio e vengo a sapere di ben altre perline del Crocetta di cognome e Rosario di nome, che divulgo come oro colato, a gocce. Eccone tre: “mi piacciono gli uomini, ma non sono mica come Berlusconi che, avvinto dalla lussuria e dalla peperina, ha mandato l'Italia in rovina”, “ io piuttosto mi consegnerò alla Sicilia in purezza d'animo e di corpo”, “ se divento Governatore della Sicilia non farò più sesso”. E perché Crocetta ha fatto un tale peana della castità e suonato un dolce preludio alle nozze mistiche con la poltrona di Governatore siculo ? Per meritarsi un premio dalla grande stampa sperando in una prima pagina per avere messo ancora una volta alla gogna l'insaziabile “ scopatore” di Arcore? (a proposito, avviso agli invidiosi: per tutti i dettagli su come fare per indurire un settantenne pene, rivolgersi all’esperta , tale Concita De Gregorio ex direttore dell’Unità, un giornale che , oggi, più che di classe operaia come il secolo scorso, si interessa di piselli da inturgidire ) .

Ma non fatevi fuorviare da queste mie quisquilie, da queste mie pinzellacchere, perché sto tergiversando, in quanto ho voluto distogliervi dal punto fondamentale della questione Crocetta. E il punto vero si chiama Udc, la creatura di Casini e di Buttiglione. Resto nel cazzeggio, per cui ritengo sia nota a tutti quella baldraccona ( dal 1948 non ha fatto altro che vendere le sue grazie a chi offre più soldi, o poltrone, o cadreghe, potere insomma ) dell'Udc che, avendo il P.D. ( che sostiene Crocetta) offerto una cifra maggiore di altri, come per parafrasare Tabucchi, anziché Pereira, sostiene Crocetta. E che diranno ora una Binetti o un Buttiglione Ma ci ha pensato Crocetta a toglierli dall’imbarazzo. Parafrasando l’attore Elio Fantastichini che in un recente film replicava ,chi lo tacciava di essere gay , con un “ Io gay? Ma per carità! Io sono proprio frocio!”Crocetta ora sposa la castità e la Sicilia . Abiterà in qualche convento di clausura interdetto agli uomini? Di un patetico sublime, sta riducendo l’omosessualità in una ridicola parodia, come solo sanno fare questi finti progressisti che credono di mischiare orientamenti sessuali personali con questioni pubbliche. Dite a Crocetta di fare quello che vuole e che io lo voterei pure, ma solo se avesse il coraggio di non dire simili stronzate , di non cercare di sfruttare la sua omosessualità come una sorta di trofeo,che se ne vada a lezione dai tanti governanti, italiani ed esteri,che pensano ad amministrare bene Regioni, Comuni, Paesi interi senza esibire il loro essere omosessuali. Ditegli inoltre di zittire Pier Luigi Battista, quel famoso romano “cerchiobattista” che se ne esce con la solita fesseria della “dimensione arcaica della Sicilia moderna”. Qualcuno gli rammenti che nella Magna Grecia , mentre i romani cercavano ancora il dominio militare, laggiù eravamo già froci, per dire gli anni luce che separano certe culture. Così come, mutatis mutandis, ho votato e voto per Berlusconi, uno che non usa aureole santificanti, ma che dice la sacrosanta verità , quella di amare le donne.

E’ richiesta una tradotta per l’eremo delle Carmelitane scalze, posti prenotati per Battista, Crocetta e plotoncino Udc siculo romano.



=======================================================


CHI GOVERNA IL MONDO?

Qui non si parla più di un miliardario italiano colto e liberale che ha deciso per nostra fortuna di togliere l’Italia dalle fauci già spalancate e sbavanti del PCI di Occhetto, presentando Forza Italia alle elezioni politiche del 1994, con suo conflitto d’interessi. Il conflitto d’interessi di Berlusconi rispetto a quanto stiamo vivendo è una semplice sciocchezza che la sciocca sinistra, quando ha governato, non ha mai voluto regolare, per conservarsi una arma elettorale. Qui parlo di tutte le maggiori Banche Centrali del mondo, dei colossi bancari della speculazione planetaria, e dei massimi controllori della stessa, tutti invischiati in una camarilla oscena di salotti democratici, di club elitari e condivisi,di milioni di Dollari/Euro elargiti in consulenze condivise, dentro e fuori dalla funzione pubblica e in quella privata e vice versa di continuo. Qui vi sto parlando del sistema che ha messo in ginocchio l’economia del mondo intero in meno di un decennio, e che ha minato il futuro dei vostri figli, dei vostri bambini e che ha portato sofferenze che oggi sono su tutti i giornali. Con la perdita, per aggiunta, di qualsivoglia democrazia reale. Questo è il Group of 30, l’organizzazione internazionale con sede a Washington, DC , che ha aiutato in modo decisivo a causare questo allucinante scenario.

Vi dico chi sono i suoi componenti.

Paul A. Volcker , Chairman Emeritus, Group of Thirty; Former Chairman, Federal Reserve System;

Jacob A. Frenkel ,Chairman of the Board of Trustees, Group of Thirty; Chairman, JPMorgan Chase International

Jean-Claude Trichet Chairman, Group of Thirty; Former President, ECB; Honorary Governor, Banque de France

Geoffrey L. Bell ,Executive Secretary, Group of Thirty; President Geoffrey Bell and Associates; Former Advisor, Bank of Venezuela

Leszek Balcerowicz Professor, Warsaw School of Economics; Former President, Bank of Poland

Mark J. Carney ,Governor and Chairman, Bank of Canada; Chairman, Financial Stability Board; Board of Directors, BIS

Jaime Caruana General Manager, Bank for International Settlements; Former Governor, Banco de Espana

Domingo Cavallo Chairman and CEO, DFC Associates, LLC; Former Minister of Economy, Argentina

E. Gerald Corrigan Managing Director, Goldman Sachs Group, Inc.; Former President, Federal Reserve Bank of New York

Guillermo de la Dehesa Romero Director, Grupo Santander; Former Deputy Director, Banco de Espana

Mario Draghi President, European Central Bank; Former Governor, Banca d'Italia; Former Chairman, FSB

William C. Dudley President, Federal Reserve Bank of New York; Former Partner and Managing Director, Goldman Sachs

Martin Feldstein Professor of Economics, Harvard University; President Emeritus, National Bureau of Economic Research

Roger W. Ferguson, Jr. President and CEO, TIAA-CREF; Former Chairman, Swiss Re America Holding Corporation

Stanley Fischer Governor, Bank of Israel; Former First Managing Director, International Monetary Fund

Arminio Fraga Neto Founding Partner, Gavea Investimentos; Former Governor, Banco Central do Brasil

Gerd Häusler CEO, Bayerisch Landesbank; Former Managing Director and Member of the Advisory Board, Lazard and Company

Philipp Hildebrand Senior Visiting Fellow, Blavatnik School of Government, Oxford University; Former Chairman of the Governing Board, SNB

Mervyn King Governor, Bank of England; Former Professor, London School of Economics; Fellow, The British Academy

Paul Krugman Professor of Economics, Princeton University; Former Member, Council of Economic Advisors

Guillermo Ortiz President and Chairman, Grupo Financiero Banorte; Former Governor, Banco de Mexico; Chairman of the Board, Bank for International Settlements

Raghuram G. Rajan Professor of Economics, Chicago Booth School of Business; Economic Advisor to Prime Minister of India

Kenneth Rogoff Professor of Public Policy and Economics; Harvard; Former Chief Economist, International Monetary Fund

Tharman Shanmugaratnam Deputy Prime Minister and Minister for Finance and Manpower, Singapore; Chairman, Monetary Authority of Singapore

Masaaki Shirakawa Governor, Bank of Japan; Former Professor, Kyoto University School of Government

Lawrence Summers Charles W. Eliot University Professor at Harvard University; Former Director, National Economic Council; Former President, Harvard University; Former US Treasury Secretary

Lord Adair Turner Chairman, Financial Services Authority; Member of the House of Lords, United Kingdom

David Walker Senior Advisor, Morgan Stanley International, Inc.; Former Chairman, Securities and Investments Board

Axel A. Weber Chairman, UBS; Former Visiting Professor of Economics, Chicago Booth School of Business

Yutaka Yamaguchi ,Former Deputy Governor, Bank of Japan; Former Chairman, Euro Currency Standing Commission

Ernesto Zedillo Director, Yale Center for the Study of Globalization, Yale University; Former President of Mexico

Zhou Xiaochuan Governor, People's Bank of China; Former President, Chinese Construction Bank; Former Asst. Minister of Trade

Senior Members

Abdlatif Al-Hamad Chairman, Arab Fund for Economic Development; Former Minister of Finance and Planning, Kuwait

Group of 30. Un complotto? Sì, quanto meno una cosa da intimorire se si pensa come oggi le Banche stiano al Governo nel nostro Paese, mentre governano per interposti sistemi quasi tutto il mondo.Lo schema è ormai un cliché. Primo: si distrugge la capacità dello Stato di creare e controllare qualsiasi ricchezza finanziaria significativa con la “superstizione o isteria del deficit/debito” . A quel punto la creazione di ricchezza finanziaria significativa rimane unicamente nelle mani dei mercati di capitali, da cui gli stati finiscono per dipendere in toto. Secondo: i mercati di capitali, che ora spadroneggiano, incaricano lobbies di eccezionali tecnocrati di disegnargli leggi, regole, strumenti, e anche propaganda, per ottimizzare la loro rapina globale. Terzo, li impongono ai governi che, come già detto, sono privati della facoltà di creare ricchezza finanziaria significativa e sono del tutto dipendenti dal ricatto di chi la crea, i mercati appunto, quindi ingoiano qualsiasi aberrazione speculativa, come l’esistenza dei mostruosi Derivati OTC a briglia scolta. Dopo di ciò i Golpe Finanziari sono quasi uno scherzo.

Ora tornate al secondo punto sopra, alle lobbies di eccezionali tecnocrati: il Group of 30, in primis. Nel 1978 il solito Rockefeller ci mette lo zampino (e te pareva se non c’entrava lui) e aiuta a creare il gruppo. Saranno 30 membri a rotazione, ma sempre 30 individui. E la cosa s’imposta fin da subito molto male: sono quasi tutti uomini che hanno lavorato con la mano destra nella speculazione finanziaria, e poi con la sinistra nella regolamentazione statale della stessa, o vice versa. Non va bene . Ecco spiegato come accade che si crei un complotto. Non ci vuole un genio a capire che il poliziotto iscritto al club dei ladri che gli pagano laute prebende finisce col tradire il suo mandato nel più classico dei complotti per delinquere. Infatti, come scrive Eleni Tsingou: “Questo Gruppo non solo ha legittimato il coinvolgimento del settore privato nelle politiche di Stato, ma ha anche permesso all’interesse privato di divenire il cuore delle decisioni di politica finanziaria. Questo perché molti dei suoi membri sono proprio quei politici che il Gruppo mira a convincere”. E vi anticipo qui che fra un po’ vi porto a ballare in uno dei più paradossali balletti di conflitti d’interesse mai visti al mondo, roba confronto a cui il nostro beneamato Cavaliere è un ladro di capponi.

Draghi è lì, lui, l’uomo che al timone della BCE dovrebbe vigilare proprio su coloro che condividono il suo club con intenti criminosi come quelli che si sono sopra descritti. E guardate (diamo il via alle danze): chi era il funzionario italiano che supervisionò da direttore generale del Tesoro lungo tutti gli anni ’90 la svendita del nostro Paese alle privatizzazioni selvagge che non hanno sanato di nulla il debito pubblico ma che hanno sanato di certo imprenditori falliti come De Benedetti e fatto incassare miliardi in parcelle alle investment banks? Chi era il funzionario italiano che non ha detto una parola contro la micidiale separazione fra Banca d’Italia e Tesoro che ingrassò le medesime banche? Era Draghi, uomo Group of 30, uomo Bilderberg, uomo Goldman Sachs che ha sempre negato di essere stato in forza alla Goldman quando la banca di Wall Street organizzò la truffa per truccare i libri contabili greci in collusione col governo di Atene (e invece lui c’era eccome alla Goldman e ne dirigeva proprio gli affari europei). E allora, non è legittima la domanda del cittadino (facciamo finta che il cittadino si faccia domande, dai…) sull’imparzialità di un simile individuo nella gestione delle nostre vite? Quando ad esempio decide di inventarsi un trilione di Euro in piena agonia dell’Eurozona e di darli tutti, TUTTI, alle banche e senza condizioni (ad es. “riprendete a prestare alle aziende in percentuale X, o niente soldi”). Quando decide, come accaduto nei cruciali giorni del Golpe Finanziario in Italia, cioè dall’11 al 16 novembre 2011, di chiudere i rubinetti della BCE che avrebbero potuto salvare un governo eletto ma odiato dagli speculatori e salvare l’Italia dal golpista Monti. Mario Draghi poteva fermare la loro mano semplicemente ordinando alla BCE di acquistare in massa i titoli di Stato italiani. Infatti tale acquisto avrebbe, per la legge basilare che li regola, abbassato drasticamente i tassi d’interesse di quei titoli, il cui schizzare in alto a livelli insostenibili stava portando l’Italia alla caduta nelle mani degli investitori/golpisti. I mercati si sarebbero fermati, resi inermi di fronte al fatto che la BCE poteva senza problemi mantenere a un livello basso costante i tassi sui nostri titoli di Stato. Ma Mario Draghi siede alla BCE e non fa nulla. Non siate ingannati dalla giustificazione standard offerta per questo rifiuto di acquistare titoli italiani da parte della BCE. Vi diranno che le è proibito per statuto, ma non è vero: infatti clausole come la SMP Bond Purchases lo permettono, e anche le regole sulla stabilità finanziaria del trattato d Maastricht. Draghi poteva agire, eccome. Ma l’uomo pubblico-membro del Group of 30 dimostrò che di pubblico ha solo l’aria che respira. Oggi ha solo tentato di confonderci le idee con il suo timido tentativo di imporsi alla Bundesbank.

Qui non si sta parlando di un miliardario con conflitti d’interessi. Qui parliamo dei padroni globali della finanza, di tutte le maggiori Banche Centrali del mondo, dei colossi bancari della speculazione planetaria, e dei massimi controllori della stessa, tutti invischiati in un’oscena amalgama di salotti condivisi, club condivisi, milioni di Dollari/Euro in consulenze condivise, dentro e fuori dalla funzione pubblica e in quella privata e vice versa di continuo. Qui stiamo parlando del sistema che ha messo in ginocchio l’economia del mondo in meno di un decennio, e che, per tornare nelle vostre case italiane, ha minato il futuro dei vostri bambini, e ha portato a masse immense fra cui tantissimi italiani sofferenze che oggi sono su tutti i giornali. Con la perdita di qualsivoglia democrazia reale. Questo è il Group of 30, la lobby che ha aiutato in modo decisivo a causare questo allucinante scenario, questo livello di crimine internazionale. Trenta individui a rotazione, ma solo trenta, col nostro Draghi in prima fila.



Roma mercoledì 29 agosto 2012



Gaetano Immè

Nessun commento:

Posta un commento