Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 26 settembre 2012

                                     

                                       LA FIAT , L’ITALIA , OGGI


Massimo Giannini, quel famoso vicedirettore di “ Repubblica” che usa presentarsi con un “ Buon giorno, sono Massimo Giannini e sono molto colto”, ci ha impartito, dalle colonne della gazzetta dell’editore “naturalizzato cittadino svizzero “, l’ennesima lezione di eleganza e di “documentata e limpida informazione “, dando praticamente del cialtrone a Sergio Marchionne, ma senza minimamente curarsi di spiegare ai lettori quello che era realmente successo. Accodando così, sia la sua colta persona che “Repubblica “ alle isteriche e stridule grida spagnolesche di Diego ( mi spiego!) Della Valle, il quale,amante com’è delle piazzate mediatiche ( ricordate quella a Vicenza con Berlusconi Premier e poi quella a proposito del Colosseo? ) con le quali crede di dimostrare la raffinatezza del suo pensiero , aveva addirittura sperperato un patrimonio comprando un’intera pagina del “ Corriere della Sera” ( di cui è peraltro un azionista al 10%) per dare pubblicamente “dell’imbecille, del truffatore e del cialtrone “ – vista la presumibile spesa, non si è fatto mancare proprio nulla - sia a Marchionne che ad Elkann. Che volete farci, questa è la “raffinatezza di pensiero “ che si inala e di cui ci si pasce nei retrobottega di “calzolai e ciabattini “, anche se divenuti ricchi e rifatti. Le grida spagnolesche ed i vanitosi e costosi isterismi vocianti erano rivolti tutti contro la FIAT di Marchionne ed Elkann, dopo che Marchionne, qualche giorno fa, aveva esplicitamente esternato come la crisi dell’auto in Europa, sopravvenuta negli anni successivi al “Progetto Italia “ ( crisi così intensa da determinare delle enormi preoccupazioni persino nella stessa Germania dove la produzione auto non aveva conosciuto fino ad ora rallentamenti né crisi ) nonché la particolare situazione italiana ( dove la timida riforma del lavoro e delle relazioni sindacali – che del “progetto Italia” della FIAT costituivano la base fondamentale , fondamenta viepiù divelte e distrutte da quella inconcepibile decisione della Magistratura di imporre alla stessa FIAT la bellezza di 145 assunzioni di operai protetti dalla CGIL/FIOM che erano rimasti fuori dal nuovo contratto ) abbiano praticamente rottamato quel progetto che non consentirebbe più gli enormi investimenti previsti con lo stesso spirito di due anni fa. Vediamo allora di capire bene cosa si cela e cosa c’è dietro il consueto can can mediatico che s’è scatenato su questa ulteriore “trattativa “ ( Ingroia stia calmo) fra lo Stato e la Fiat.

Il populismo demagogico ha vinto. Accodati a Repubblica ed al suo Vicedirettore , quello “ molto colto” , tutti i mezzi di informazione (e di indottrinamento) si sono scatenati , ma evitando accuratamente di far conoscere approfonditamente le implicazioni del comunicato e le vere intenzioni della FIAT e di Sergio Marchionne. Cavallo di battaglia comune a tutti sono stati i finanziamenti che lo Stato italiano ha elargito , direttamente ed indirettamente, alla FIAT, argomento sventolato con acredine come se si trattasse di una cambiale firmata dalla FIAT a favore dell’Italia che riducesse la FIAT a null’altro che una delle tante società a proprietà pubblica e , dunque, nella quale gli organi sociali devono obbedire all’azionista Tesoro e non ai soci ed al mercato. Allo sguaiato codazzo s’è arruolato, come dicevo prima, anche Diego Della Valle “, spalleggiato sere fa a “ L’infedele” su La7dal solito Gad Lerner nel suo tipico formato di indecoroso “ Arlecchino, servo di due o più padroni “ ( purché paghino bene, come Telecom La7 e Tod’s ), con un velenoso , mistificatorio, incivile e settario show che i due ( Gad e Diego, il Gatto e la Volpe) hanno contrabbandato come “ la giusta indignazione di un cittadino italiano”. E’ stata, invece , una “suprème ” di veleno, di demagogia, di falsificazione della realtà, di logorroico accanimento parolaio , il tutto ribollito poi in una brodaglia di incredibile ipocrisia e di meschino moralismo d’accatto. Non ho trovato , nelle grida nevrasteniche e negli ipocriti infingimenti del Della Valle e dei suoi reggicoda, alcuna traccia di una doverosa attenzione alla reale ed attuale situazione del mercato dell’auto, sia in Italia che in Europa, nessuna pur minima critica alle difficoltà che sono state create in Italia dalla recente riforma del lavoro nella quale non si scorgono quelle maggiori elasticità promesse agli investitori italiani e stranieri , nessun cenno all’avvenuta “ restaurazione del medioevale strapotere sindacale” con quella sentenza della Magistratura che di fatto impone, alla faccia del mercato e della richiesta maggiore flessibilità, alla FIAT di Melfi addirittura l’assunzione di 145 operai che erano rimasti esclusi dalle nuove assunzioni di “Fabbrica Italia “. Nessun cenno ad una pressione fiscale in Italia da record mondiale, nessun accenno al nebuloso futuro politico del nostro Paese dove – non esiste imprenditore al mondo che non ne tenga conto nella scelta della localizzazione dei propri investimenti – la democrazia è stata comunque “congelata” con evidenti connotazioni di un regime , come nelle migliori repubbliche delle banane sudamericane o sub sahariane. Diego della Valle, imprenditore globale nel settore delle scarpe, ce li metta lui i soldi, in questa incerta situazione.Molto ignora costui dei problemi che assillano i produttori di automobili nel mercato libero. Ma la sua infantile bramosia di apparire come un “ciabattino illuminato”, degno della posizione che occupa nel salotto buono di Rcs (dove evidentemente si sente ancora un “sopportato, un ciabattino arricchito, dunque un parvenue” ), non gli consente di moderare, come dovrebbe fare un vero uomo di impresa libera, i suoi giudizi.

Da parte sua , Sergio Marchionne nella sua intervista su La Repubblica ristabilisce in un certo qual modo il senso delle cose: tralascio volutamente, per non andar fuori tema, il moralismo populista e bigotto di Ezio Mauro ( cosa peraltro arcinota ) e la chiarezza addirittura ossessiva ed anche brutale del manager italo- svizzero-canadese. Quella sua intervista , peraltro resa ad un giornale assai critico nei suoi confronti , fa però capire con estrema chiarezza come la gazzarra mediatica scatenata dal comunicato della Fiat sia partita senza nessuna conoscenza delle effettive e reali intenzioni della azienda e delle sue strategie:così il “ coro dei troppi ma consueti melensi “ ha dato per scontato che la Fiat “se ne sarebbe andata dall’Italia ” “ dopo tutti quei soldi che il Paese le ha regalato” e si è lanciato nell’unica cosa che sa fare: inveire con viscerale odio e belluini istinti inquisitori contro Marchionne, contro un manager per nulla organico all’imprenditoria italiana avvezza ed organica – da una vita - all’assistenzialismo statalizzato e non certo alle sfide del mercato . Dice Marchionne, da Manager, i suoi dati reali , quelli ignorati dalla stampa nostrana. Eccoli. Troppe cose sono cambiate dopo quella proposta del 2010 di Fabbrica Italia: i fatti dicono che da quando Fiat ha annunciato il progetto “Fabbrica Italia”, nell’aprile 2010, le condizioni sono «profondamente cambiate». Sia perché il mercato dell’auto nel frattempo è crollato (-40% rispetto al 2007; -20% solo nei primi 8 mesi del 2012), sia perché a 5 anni dall’inizio della crisi l’Italia non ha ancora adottato le riforme strutturali necessarie per far recuperare competitività al nostro sistema produttivo. Il crollo del mercato dell’auto, le difficoltà del mercato del lavoro, la conflittualità sindacale, l’aver abbandonato , contravvenendo alle promesse , nella mani della Magistratura l’organigramma di un’azienda (come dimostra il caso Melfi ), un Paese scarnificato dal rigore , senza più risorse per i bisogni principali con conseguente crollo della richiesta dell’auto. La Fiat, certifica Marchionne, perde in Italia settecento milioni di Euro all’anno, ma la FIAT guadagna nel consolidato complessivo, perché il ramo secco dell’Italia è abbondantemente compensato dai guadagni su tutte le altre sue piazze produttive. Risultati alla mano il Manager evidenzia come l’azienda guadagni in Brasile – dove l’attrazione degli investitori si materializza con fondi agevolati per la costruzione degli impianti e con agevolazioni fiscali e dove la politica consente alla popolazione acquisti di autovetture, in Bosnia ,in Polonia , etc – e come invece perda in Italia. Studi europei alla mano, l’AD di FIAT evidenzia come non esistono , in Italia ed anche in Europa, prospettive di ripresa prima del 2014. Conclusione aziendale:investire in Italia in queste condizioni e con queste prospettive sarebbe un suicidio, per le maestranze, per l’azienda e in ultima analisi per il Paese.

Nessun cenno ai finanziamenti storici ricevuti dalla FIAT, com’era ovvio che fosse, considerato che questo rimprovero poteva e doveva essere mosso all’imprenditore , cioè alla famiglia Agnelli e non certo al Manager. Il quale ha svolto il suo compito in modo superlativo, da noi i così detti manager sono solo dei burocrati arricchiti da privilegi castali e degli imprenditori mediocri o incapaci, guardatevi intorno e ditemi se oltre la Luxottica e Tod’s, voi vedete qualche azienda italiana privata brillare come oggi brilla la FIAT. C’è molta rabbiosa invidia , la meschina demonizzazione del più bravo nelle urla scomposte del Della Valle e dei suoi reggicoda . Marchionne ha preso la guida di una FIAT quasi fallita, è riuscito a farle addirittura incassare una “ paccata di miliardi” da parte della General Motors pur di evitare alla stessa casa di Detroit di dover acquistare , come era stato contrattualizzato, una FIAT ormai ridotta, dalle gestioni Agnelli e Romiti, una larva ( come dire “ preferisco pagare questa sontuosa penale per evitare il disastro di doverti acquistare ”). La FIAT che valeva 5/6 miliardi l’ha rivoltata come un vecchio cappotto sdrucito del dopoguerra, l’ha resa profittevole ed oggi la FIAT vale 16 miliardi. E coloro che oggi alzano il ditino e s’impancano, dai Della Valle ai Lerner ai Giannini ai columnist della velina confindustriale per finire agli impiegati scrivani del Corriere della Sera, per insegnare a Marchionne come fare nuovi modelli, come impiantare e far funzionare una fabbrica in Italia, queste persone dove stavano negli anni 2004 e 2005 quando avevano davanti una FIAT sull’orlo del fallimento? Perché non hanno guidato loro la FIAT al risanamento? Perché è dovuto arrivare Marchionne per attuare un risanamento ? Sanno o no costoro che l’Europa ci vieta di finanziare le nostre imprese? Marchionne , qualche anno fa, dichiarò che non voleva nessun finanziamento, nessuna forma di assistenzialismo statale, ma chiedeva quello che deve chiedere un Manager. Chiedeva una modifica dell’articolo 18 che rendesse possibile una elasticità in uscita conseguente al flusso del mercato, chiedeva l’attenuazione del moloch del contratto unico così caro ed organico allo strapotere sindacale nelle fabbriche italiane , chiedeva quella cosa che in Italia non si è mai vista ma che trovate in tutte le altri parti del mondo ( eccezion fatta per Cuba o Corea del Nord ) : la libertà del contratto di lavoro. Chiedetevi se il Governo italiano abbia mantenuto o meno tutte queste sue promesse e dopo che vi siete dati una risposta onesta chiedetevi cosa devono avere al posto della faccia i vari Della Valle, i Lerner, Repubblica, i Giannini, i Mauro ed i loro reggicoda per arrogarsi il diritto di pretendere che invece la FIAT mantenga le sue di promesse. Il sedere.

Considerazioni, queste mie, che trovano anche una sostanziale conferma nel mega incontro di circa cinque ore fra FIAT e Governo, avvenuto sabato 22 settembre a Palazzo Chigi . A leggere gli scrivani italiani mascherati da giornalisti pareva che Elkann e Marchionne fossero stati convocati , come si usa dalla Magistratura, come persone informate dei fatti, come indagati, magari anche “accompagnati” dai carabinieri. E invece le cose stanno esattamente all’opposto, sul banco degli imputati c’è il Governo italiano, insolvente nell’attuazione delle modifiche legislative e sindacali promesse e che erano la base di quell’accordo del 2010. Tanto è vero che la Fiat acconsente a restare in Italia ma adottando una strategia di difesa per limitare il danno , la perdita che le deriverebbe se facesse oggi il suo investimento in Italia, il tutto, Governo inchinato e consenziente, viene rimandato “ a quando le condizioni lo consentiranno”. Una umiliazione per il Governo Monti.

Il peggiore fra tutti gli amministratori delegati dell’Azienda , dopo la scorribanda piratesca e saccheggiatrice dell’Ing. Carlo De Benedetti , è stato Cesare Romiti che, grazie alle sue abilità “nell’intrallazzo romanocentrico”, ha consolidato la dipendenza dell’azienda dalla protezione statale italiana, azzerandone la capacità di innovazione e la vera competitività sui mercati, ignorando che la condizione assoluta per vincere sul mercato sarebbe stata la qualità delle auto e privilegiando con incredibile arroganza gli accordicchi intrallazzoni di sottogoverno da scantinato del Palazzo. Una vera schifezza. Oggi i problemi della FIAT sono principalmente due: il crollo del mercato dell’auto in Europa e in Italia e la scarsa qualità e competitività del prodotto FIAT. Non vedo quali rimproveri si possano muovere a Marchionne circa il collasso della domanda di auto nel mondo: l’origine di questa situazione va cercata nella rapina globale finanziaria Americana degli ultimi venti anni. Rapina che ha innescato la Grande Crisi Finanziaria nel 2006. Sul problema della qualità del prodotto FIAT invece le responsabilità dell’AD della FIAT sono solo relative e riguardano solo il periodo finale , mentre sono da “ immediata impiccagione sulla pubblica piazza” quelle della proprietà, del management passati e dei Sindacati tutti , sulla gestione storica precedente dell’azienda. Solo un canadese-svizzero poteva illudersi che per creare in Italia ed alla FIAT la cultura della qualità del prodotto sarebbero bastati sei mesi di seminari aziendali e le consulenze di esperti . L’ errore di valutazione di Marchionne è stato imperdonabile e clamoroso perché la qualità del prodotto FIAT è il risultato di una cultura del lavoro che dovrebbe essere radicato profondamente nell’animo sia dell’impresa e degli operai. Mai esistita in Italia altra cultura industriale oltre quella della belluina e medioevale contrapposizione fra impresa e sindacato,utile per creare o presupposti pseudo culturali che consentissero la sola “ difesa del privilegio di un posto di lavoro” piuttosto che “ la difesa dell’impresa che crea il lavoro”. Roba vecchia ormai, lo sappiamo che per gli operai l’impresa è “il padrone” sfruttatore e prevaricatore, per l’impresa gli operai sono bassa manovalanza in maggioranza meridionale da sfruttare. Un rapporto ancestrale, secolare, di pura ed incivile contrapposizione che la Confindustria ( la lobby degli industriali bravi nel farsi mantenere dallo Stato) non ha mai cercato di moderare o di superare e che i sindacati hanno da parte loro egualmente coltivato e incoraggiato per conservare ed incrementare il loro potere ed i loro smisurati ed incomprensibili privilegi. Chissà cosa mai avranno capito tutti costoro dallo studio – semmai lo hanno seriamente studiato- del diritto sindacale tedesco che talvolta invocano a sproposito e per riempirsi le fauci. Da questa “terra di incultura” è sbocciato lo Statuto dei Lavoratori di Brodolini: opposizione e contrapposizione fra le due classi sociali basate fondamentalmente sul sospetto e sulla sfiducia reciproca fra le parti, tramutati in odio sociale. La cultura della collaborazione, della mutua dipendenza e della reciproca utilità proprie del sindacato tedesco e della socialdemocrazia è lontana miliardi di miglia da questa tradizione incivile e medioevale . Ed ancora oggi, signori miei, “in Italia, altro non esiste”, c’è solo lo scontro . Impensabile, in questa brodaglia di sottocultura arcaica e contadina creare , fra le parti, una collaborazione indispensabile per una strategia industriale avanzata. Significativa di questa “brodaglia culturale” tipica di un Paese isolato dal resto del mondo, è, come prima accennavo, la pretesa di molti commentatori che Monti convochi Marchionne per chiedere spiegazioni: un comportamento arrogante, più coerente con una dittatura che con una civile cultura di governo.

Quand’è che finalmente ci si renderà conto, anche in Italia, anche nei sindacati italiani e nella stampa loro organica che le imprese, le industrie , le attività produttive, i commerci, le professioni, tutte le attività autonome si aprono e si mantengono se e dove rendono, e se, per farle rendere per forza o per mantenere posti di lavoro improduttivi si corrompe il mercato mediante aiuti di Stato o agevolazioni o rottamazioni o altre diavolerie da Stato centralista e comunista si ottiene il solo risultato di buttare quei soldi fin quando quegli aiuti vengono interrotti per la loro inutilità e l’impresa saluta tutti e se ne va o fallisce. Non vale mica solo per Fiat, ma anche per Alcoa e per Carbon Sulcis , dove se tutti i quattrini sborsati invano dagli italiani che pagano le imposte ( e dunque da coloro che producono ricchezza e che si mantengono con il proprio lavoro e non con i sussidi e gli oboli governativi ) per mantenere tutti quegli inutili ed improduttivi posti lavoro fossero stati dati direttamente a tutti quegli operai, sicuramente – fatevi i conti - ciascuno di costoro oggi vivrebbe di rendita a casa propria. Senza doversi umiliare al solito spettacolo indecoroso della consueta protesta onde cercare di sopravvivere con gli avanzi del pranzo reale.

E’ vero: Fiat ha lungamente e abbondantemente approfittato degli aiuti di Stato diretti e indiretti ,ma la colpa è di tutti quei Governi sopra tutto della Prima Repubblica , ma anche della Seconda, che li stanziavano per farsi benvolere da Gianni Agnelli, per contare sulle assunzioni facili che consentirono l’emigrazione interna e il miracolo economico . Ma furono soldi buttati via, letteralmente regalati, per di più con l’incredibile aggravante di non averne mai richiesto o prevista la loro restituzione . E come mai? Inviterei il Dr Ingroia ad indagare su questo imbroglio megagalattico; quale immonda trattativa si cela dietro questo patto scellerato ? Perché queste vagonate di miliardi ad un’impresa del tutto privata senza che vi sia una sua cambiale per la restituzione o per garanzia ? Credo che nei paesi governati seriamente non si escluda affatto di agevolare questa o quell’industria , ma se poi se ne vuole andare , si mette all’incasso la cambiale di smobilizzo, quattrini sul tavolo e ti restituisco il passaporto. Buoni va bene, stronzi no. E sapete dove stanno, oggi, buona parte di quei quattrini ? All’estero, specie in Svizzera, alcuni sotto forma d’investimenti, altri nei depositi personali , neanche dichiarati fiscalmente, di illustri e famosi avvocati torinesi. Chi ricorda la causa e le scoperte di Margherita Agnelli, la figlia ribelle di Gianni Agnelli che volle vederci chiaro nella sua eredità e ne scoprì le magnagne? Ma chi è più imbecille, chi intasca i regali o chi li sperpera?

L’incontro fra la FIAT ed il Governo ha anche un risvolto che nessuno ha osato mettere in luce. Riguarda il Premier Mario Monti che oggi siede a Palazzo Chigi ma che dal 1988 in poi stava seduto nel Consiglio di Amministrazione della FIAT, quella di Cesare Romiti, dico la peggior sanguisuga al mondo. E non solo. Perché il Prof. Monti stava ovunque, come un virgulto di giovin prezzemolo ( non aveva dunque neanche quaranta anni e già era piazzato nelle stanze dei bottoni, ma che genio è?). Lo trovi in Comit, una Banca del Tesoro che finanziava alla stragrande la FIAT di Romiti, per dire, nelle stesse Generali, che era addirittura un azionista della Mediobanca di Enrico Cuccia, qual signore d’altri tempi che gestiva le proprietà industriali e finanziarie dell’Italia. Pensate che fu proprio Mediobanca del Consigliere Monti a mettere la Deutsche Bank a disposizione della FIAT quando nel ’93 Romiti la stava portando al fallimento.

Risultato dell’incontro tanto strombazzato con il Governo ? La Fiat farà in Italia gli investimenti previsti nel “ Programma Italia” ma solo quando e se le condizioni del Paese lo consentiranno. Dunque una debacle del Governo, soprattutto per i Ministri Passera e Fornero che usavano, prima dell’incontro di sabato scorso, toni da Commissari di P.S. nei confronti della FIAT più che da Ministri di una Repubblica democratica . Alla fine l’impresa va dove le conviene, non dove la porta il cuore o dove politici socialisteggianti vorrebbero che andasse. La malattia italiana che farà, alla fin fine, fuggire la Fiat, e tanti altri, sta nella risposta alla seguente domanda «Perché Sergio Marchionne, che a Detroit è considerato un eroe, è così detestato in Italia?». Nell’odio per Marchionne l’establishment italiano rivela tutta la propria viscerale avversione al capitalismo di mercato. Che Romiti, l’emblema della Fiat sussidiata degli anni ‘70-’80, si scagli contro di lui solidarizzando con la Fiom ( che si è opposta fino in Tribunale ai tentativi di rilancio della produttività nelle fabbriche) ne è la lampante prova . Si parla tanto di crescita, ma il paese sembra rigettare le uniche politiche capaci di rilanciarla. Dunque, quando dall’estero vedono l’establishment italiano che marcia compatto ”contro” Marchionne, vedono un paese fuori del mondo, che in realtà non vuole crescere. E in un paese simile non si investe, da questo paese si va via ed anche di corsa.

Ma per la nostra cultura, intrisa di catto-comunismo fino al midollo, il successo nell’impresa e nella finanza è una colpa imperdonabile, perché ideologicamente ritenuta uno sfruttamento dei più deboli. L’invidia ed il rancore che i vari Lerner, Mauro, Giannini, Della Valle, ecc hanno dimostrato segnala invece come per costoro il successo nell’impresa e nella finanza sia prezioso ma solo se fondato sul sussidio pubblico e sulle opache relazioni con le lobby consociative della politica e della finanza invece che guadagnato sul campo. Persino un imprenditore ben “ammanicato” come Della Valle accusa i vertici Fiat di aver assunto «le scelte più convenienti per loro e i loro obiettivi, senza minimamente curarsi degli interessi e delle necessità del paese». Da quale pulpito viene la predica ! C’è da sbellicarsi dalle risate. Da quando in qua le imprese dovrebbero occuparsi «degli interessi e delle necessità del paese» ? Forse la Tod’s fa gli interessi dell’Italia e non quello dei suoi azionisti? Forse non me ne sono mai accorto? Non è quello forse un campo riservato ai politici ? Perché Mister Tod’s, che lancia con sfrontatezza l’epiteto di «furbetti cosmopoliti», non ci racconta ben bene quello che lui ha fatto in Romania e in Cina ? Non è che, per caso, da quelle povere lande dove i diritti umani sono degli sconosciuti, il nuovo finto-Catone importasse in Italia scarpe e borse pagate il classico pugnetto di riso e che poi rivendeva in Italia a prezzi da urlo? Lascio perdere, sarebbe una riedizione delle baruffe chioggiotte o, meglio, bagattelle condominiali degne di frustrati cronici. Della Valle, Lerner, Giannini, Mauro e sodali, tutti uguali: come quella racchia arrapata e smaniosa che gracchiava acidula “ Mamma Ciccio me tocca!” mentre sussurrava speranzosa , nel contempo, un implorante “ Toccame Ciccio!”. Pura, sublime, suprème, condensato, brodo ristretto, elisir di ipocrisia gaglioffa.

In Italia ci sforziamo di tenere in vita con sussidi, oboli ed incentivi settori e aziende non più produttivi, non di creare le condizioni economiche e legali più favorevoli agli investimenti interni ed esteri. Non dovremmo chiamare a rapporto Marchionne, ma tutti i nostri politici e tecnici, le nostre classi dirigenti: quali riforme volete fare per agevolare l’Italia? È da quelle che dipendono gli investimenti, non viceversa. E’ sperabile ed auspicabile , per ovvi motivi occupazionali ed economici che l’Italia conservi una industria automobilistica propria , ma non l’avrà certo per decreto Legge o per imposizione della FIOM o per uno sciopero con accompagnamento di scalate di silos: anzi, se la vuole davvero, l’Italia deve creare le condizioni per consentirle di diventare produttiva. Che si tratti di indurre la Fiat a restare o che si tratti di attirare case automobilistiche straniere, le cose da fare sono sempre le stesse. Riforma del mercato del lavoro più coraggiosa, riforma della Giustizia, riforma fiscale. Tutte riforme necessarie ed invocate per la valorizzazione del Paese, ma riforme che la sinistra politica e sindacale, supportata dai poteri forti ad essa organici e con essa ben ammanicati, non vuole né intende fare. Per costoro meglio un’Italia così disastrata piuttosto che rischiare di perdere il potere ed i privilegi dei quali essi, oggi, godono

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IL CODICE ROCCO SUI REATI D’OPINIONE VIGE ANCORA IN ITALIA

Sulla carcerazione del Direttore de Il Giornale, Dr Sallusti, non vi sono troppe parole da spendere. Querelato per diffamazione per un articolo comparso su “Libero” , quando ne era il Direttore, da un Magistrato, Sallusti è stato condannato, per la così detta “ responsabilità oggettiva “ ( l’articolo in questione non era stato redatto da Sallusti ma da altri ) - che già di per se stessa è un insulto intollerabile alla nostra Costituzione per la quale la “ responsabilità penale è sempre e solo personale”- in primo grado: la sentenza parlava di un indennizzo di 15.000 euro. Passano pochi giorni ed il P.M. scrive le motivazioni della sentenza di prima grado. Non sappiamo per quale motivo, ma sta di fatto che quel Magistrato scrive d’essersi pentito ( testuale) per non aver inflitto a Sallusti due anni di carcere. Perché questo pentimento e questa ondata di fiele? Non sarà per caso il frutto di qualche pressione che il Magistrato denunciante ha esercitato su quel suo collega? Quien sabe? Si viene a sapere che gli avvocati di Sallusti, davanti alle richieste di più soldi avanzate dal denunciante, si sono dimostrati disponibili purché, ovviamente, venga ritirata la querela. Invece nulla. Certo, che un Magistrato , il querelante, non senta il sacrosanto dovere civico di non essere la causa fondamentale di una ingiusta carcerazione per un reato d’opinione è cosa aberrante. Ma che razza di uomo è costui? Sarà pure un Magistrato, ma che senso di civiltà possiede costui? Ora però, da come stanno le cose, il problema non è più del Dr. Sallusti, né del Ministro Severino né del Colle che , ha detto, “ di voler seguire il caso con attenzione”. In questo momento tutte le responsabilità sono sulle spalle di quel Magistrato querelante: voglio proprio vedere quel che farà per evitare di far fare all’Italia la figura di un Paese dove non esiste diritto di critica, dove esiste un regime che impone il bavaglio alla stampa. Le grandi cause spesso scelgono uomini e donne inconsapevoli come testimonial. E’ questo il destino del Dr Sallusti. Io credo che il Direttore del Giornale abbia tanta di quella dignità da non scendere a mercificare la sua libertà personale con una maggiore cifra da pagare , come se si trattasse di un cambio delle figurine Panini. So che gli chiedo tanto, forse troppo, ma deve essere pronto ai quattordici mesi di galera. Per sputtanare davanti al mondo intero questa banda di malfattori mascherati da Magistrati che, con i loro sodali manettari a senso unico, insozzano il nostro Paese con queste performance.

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MAGISTRATURA E SEGRETO DI STATO. ALTRO ASSALTO ALLA DILIGENZA

E’ passata sotto silenzio della così detta “ grande stampa” ( alludo ai soli noti, anche televisivi) la sentenza della Quinta Sezione Penale della Cassazione del 19 settembre scorso che dispone che venga riaperto il processo contro gli ex vertici del Sismi, Nicolò Pollari, Marco Mancini, Giuseppe Ciorra, Raffaele Di Troia e Luciano Gregorio per il sequestro dell’ex Imam di Milano Abu Mazen , avvenuto nel lontano 2003, durante una stagione terrificante della guerriglia e del terrorismo internazionale qaidista. La precedente sentenza, quella del 2009, aveva deliberato il non luogo a procedere contro gli anzi detti inquisiti proprio perché sussisteva il così detto “ segreto di Stato”. Ricordo che era stato sollevato un conflitto di attribuzione al riguardo dal Governo Berlusconi e da quello Prodi. Ora questa sentenza della Cassazione rimette in gioco ogni cosa e così ritorniamo al punto di partenza, come nel gioco dell’oca: sarà dunque possibile per la Magistratura inquirente farsi beffe del segreto di Stato? Una simile questione, così brutalmente decontestualizzata dal momento storico appare ridicola. Erano tempi duri quelli, specie per chi fosse alle prese col terrorismo internazionale e, sopra tutto, quello medio orientale. Oggi, questa sentenza, fra l’altro, riaprirà anche il problema della richiesta di estradizione per quei 23 uomini della Cia implicati in quel sequestro o arresto, estradizione che fin’ora l’Italia non aveva mai richiesto. Lo Stato e la tutela dei suoi cittadini di fronte al terrorismo internazionale che li massacra vengono ancora una volta ricattati dal potere dittatoriale e ormai senza limiti costituzionali della Magistratura, la quale pretendere di cancellare o di gestire direttamente il “ segreto di Stato”. La mira è ovvia e scontata: il solito Dell’Urti, più Berlusconi, più anche Forza Italia nel mirino ,ma anche tutto il Paese da tenere sotto il tacco, come in una dittatura. Mi accontenterei che la luce che promana questa sentenza fosse solo sinistra e grottesca. Invece è una cosa semplicemente indegna.

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POLVERINI E LA SAGRA DELL’IMBECILLITA’

Le dimissioni della Polverini dalla Regione Lazio significano il trionfo dell’assurdo. Significano anche il tradimento del voto popolare. Polverini non ha controllato, questo è evidente, ma , Signori,quell’omesso controllo non esiste per Legge. Ripeto a scanso di fraintendimenti: non esiste nessuna disposizione di Legge in forza della quale un Presidente di Giunta Regionale possa controllare la gestione dei fondi regionali assegnati ai vari gruppi consiliari presenti in Regione. Non esiste. Regalino delle famose modifiche del Titolo V della Costituzione approvate a suo tempo dal centrosinistra di Prodi con i soli loro voti. Tanto che la stessa Legge ha istituito un “ Comitato regionale di controllo contabile”. Ecco un ente inutile e costoso, perché non può controllare le spese dei singoli gruppi consiliari ma deve limitarsi a “ ricevere” i loro bilanci, non a controllare le spese di quei fondi. E’ vero che a questo comitato spetta “l’acquisizione” delle relazioni annuali dei gruppi consiliari sull’utilizzo dei contributi erogati dalla Regione, ma nessuno mai le controlla. In questo ente inutile della Regione Lazio operano ( cioè non fanno nulla ) rappresentanti di tutti i partiti e la Presidenza è del Dr Ponzo, un esponente del PD. Ed è proprio il Presidente Ponzo che, con molta onestà, spiega come il co.re.co.co. non abbia nemmeno i poteri per controllare le spese. Come nel Lazio, in tutta Italia. Le dimissioni della Polverini sono una farsa: tutte le delibere concernenti i fondi regionali assegnati ai vari gruppi consiliari della Regione Lazio sono delibere assunte dalla Giunta “ all’unanimità”, spero si capisca bene. Dunque tutti i gruppi presenti in Giunta hanno partecipato con gioia al magna magna. Ora però Esterino Montino, Bruno Astorre, Claudio Bucci, ecc (del P.D. i primi due , dell’Idv l’ultimo) recitano la farsa degli inconsapevoli, degli indignati. Prima si sono sgargarozzati milioni di euro e poi fanno le verginelle cucce, bastardi!. Hanno partecipato alle rapine dei soldi pubblici ed ora vogliono far credere agli imbecilli che votano che sono scandalizzati e si mettono pure a raccogliere le firme contro la Polverini! Bastardi! Maledetti ipocriti!. Andate a farvi i conti di quanto hanno arraffato il PD , il SEL, l’IDV, l’UDC, il FLI, l’PAI,l’MPA, il gruppo misto ( composto da una sola persona), altro che Fiorito e le ostriche di quest’altro ladruncolo degno emulo dei Lusi, dei Belsito e dei Penati. Certo che dimettersi è come ammettere di essere corresponsabili, la Polverini ha sbagliato ed anche Alfano ha sbagliato nell’accettare questo suo desiderio. Lei doveva bere tutta la sua cicuta: non sei stata capace di controllare la tua Giunta? Te ne accorgi e che fai? Scappi? Allora sei d’accordo con i ladri, altro che una persona dignitosa che scappa da una Giunta di truffatori. Lei doveva restare al suo posto e prendere o quanto meno proporre quei provvedimenti giuridici che avrebbero evitato per il futuro altri simili casi. Invece in questo modo sarà qualcun altro che si farà bello. Da imbecilli puri.

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mercoledì 26 settembre 2012

Gaetano Immè



venerdì 21 settembre 2012

DALLA DECANTATA PRIMAVERA DEL MONDO ARABO AL CUPO INVERNO DELL’ISLAMISMO ESTREMISTA.


Il trailer su Maometto donnaiolo di quell’inqualificabile regista americano ( ma il filmato è praticamente irrintracciabile ) non è che il pretesto, l’alibi mediatico utilizzato, ma l’assalto alle ambasciate degli Usa a Bengasi, esteso ora sia in Egitto che nello Yemen del Sud , nel Bangladesh, eccetera non è una forma di spontaneo movimento indignato dalla visione di quel trailer ( peraltro irrintracciabile sul web) , ma certamente un’operazione organizzata, dunque premeditata. Puerile pensare diversamente, davanti alla strategia complessa ed alle armi usate per l’assedio di Bengasi il cui esito sanguinario ha prodotto l’effetto domino negli altri Paesi arabi. Quelle che vanesiamente la sinistra italiana ha voluto etichettare come “ primavere arabe” se hanno avuto il pregio di abbattere alcune forme di regime assolutista che schiacciavano quei Paesi da più di un quarto di secolo, non hanno consentito un trapasso che non facesse correre a quei popoli il pericolo condensato dal detto popolare “ siamo caduti dalla padella nella brace”. Altro che primavere, guardate cosa accade . In Tunisia , in Libia ed in Egitto i Fratelli musulmani ormai sono al governo, ora la rivolta antioccidentale si sposta anche nello Yemen. I fondamentali cardini che tenevano quieti gli arabismi bollenti di quel Medio Oriente erano essenzialmente il sostegno USA ad Israele e al Libano. La politica estera degli Usa di Obama,invece , con suo “ disimpegno ” rispetto ad Israele, con la facilità con la quale si è lasciata coinvolgere da Sarkozy e dalla GB nella guerra a Gheddafi, ha consegnato armi e linfa vitale all’islamismo più organizzato, ricco, potente ed estremista . E questo è il risultato: il mondo arabo viene sobillato da Al Quaida e le ambasciate americane sono in pericolo. Basteranno un po’ di marines e qualche drone? Non credo. Intanto la Libia è pericolosamente vicina al nostro Paese e certamente saranno implicate le basi di Sigonella. Davanti allo scempio di Bengasi, Obama ha mostrato tutta la sua incapacità a guidare con polso fermo un Paese come gli Usa che era stato la guida di un blocco atlantico che incuteva rispetto . Ma come? Ti trucidano un Ambasciatore e tre funzionari americani e tutto tace per otto lunghissime ore ? E la sua anche se tardiva dichiarazione( “ sono favorevole al multiculturalismo ma sarà fatta giustizia?” cioè prima ti cali le braghe mendicando comprensione da assassini e solo dopo riesci a dire che giustizia sarà fatta? ). Peggio di Obama ha fatto solo Romney con la sua smargiassata belluina , se voleva approfittare della politica estera per distruggere Obama nelle vicine elezioni avrebbe dovuto imparare da quel Presidente Usa che, davanti all’ attacco del Golfo del ’91 si limitò ad un” giustizia sarà fatta”. Ma le elezioni presidenziali americane si giocano più sulla partita economica che sulla politica estera, questo è noto. Noto e sottolineo l’assordante silenzio di Bruxelles sull’argomento. Come a dire: non sono fatti nostri, vedetevela da soli. Riferito ovviamente all’Italia e forse anche alla Spagna ed alla Grecia, così contigui con quelle terre.

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QUALCHE DOVEROSO CHIARIMENTO SUL TANTO SBANDIERATO INTERVENTO DELLA BCE .

Bisogna vederci chiaro in questa storia dell’ ESM, acronimo di European Stability Mechanism, che , prima cosa sarà in vigore solo a partire dalla metà del 2013. Il fondo ammonta a 700 miliardi di Euro ma sarà versato non certo tutto insieme, bensì piano piano . Insomma se ho fatto bene i calcoli , entro il 2014 saranno versati solo 60 miliardi di Euro o giù di lì. Sessanta miliardi contro 700 miliardi è come dire versare neanche il dieci per cento , altro che storie. Non partiamo bene, proprio per niente. Inoltre noi italiani dobbiamo versare la nostra parte : sui 700 miliardi di Euro dobbiamo versare , cifra che spero esatta, qualcosa come 125 miliardi di Euro. Di questa cifra ne dobbiamo versare entro l’anno 2014 circa 15 miliardi di Euro.

E’ stato previsto che qualora un Paese richiedesse l’aiuto dell’ESM , a prescindere dalla soffocante ingerenza della EU cui dovrà sottostare ( si parla appunto di un’ulteriore cessione di sovranità sulla quale ancora non si capisce bene ), non deve contribuire al fondo. Ovvio ,se quel Paese deve essere aiutato, per prima cosa si tenga in tasca i suoi soldi , ai quali si aggiungeranno poi gli altri dell’ESM. Ma il contributo che viene a mancare , deve essere versato dagli altri Paesi dell’ESM. E qui le cose già si complicano. Perché se, supponiamo, l’Italia non richiede alcun aiuto mentre lo richiede la Spagna , l’Italia deve reintegrare il fondo oltre che per la sua percentuale anche per quella che doveva essere versata dalla Spagna, ovviamente nei limiti della sua percentuale prefissata. E, mi sono chiesto, se i Paesi che chiedono l’intervento dell’ESM fossero di più di uno? Ed inoltre, mi sono accorto che , seppure in linea del tutto ipotetica , questo meccanismo non escluderebbe un evento assurdo : la possibilità, cioè, che uno Stato, che pure abbia versato il suo dovuto contributo, trovi il salvadanaio dell’ESM desolatamente vuoto nel momento in cui decidesse di invocarne l’aiuto. Con l’assurdo che forse , se quel Paese non avesse pagato il suo contributo, si sarebbe potuto salvare. Insomma le cose vanno ancora sistemate, limate, aggiustate.

Da quanto fin’ora si è capito inoltre, in caso di intervento diretto sui mercati finanziari, l’ESM potrebbe disporre di soli 500 miliardi di Euro e non su tutti i 700 miliardi di dotazione complessiva prevista. Impensabile che siano sufficienti 500 miliardi di euro per sistemare una nuova crisi finanziaria. Inoltre la Corte tedesca è stata chiara: ha proprio vietato che il governo tedesco si impegni per una cifra maggiore dei 190 miliardi di Euro di contributo all’ESM , anche perché ogni ulteriore esborso tedesco deve essere specificamente approvato dal Bundestag. Figurarsi!

C’è inoltre un pericolo immanente che non ho trovato nei consueti peana a Mario Draghi ( il quale ha fatto solo il suo dovere! Per meritarsi dei “peana” avrebbe dovuto imporsi un anno fa o appena insediato, non solo oggi! ) ed a Mario Monti ( cosa poi c’entri il Prof. Monti con questa questione dell’ESM lo sanno solo in due: Dio e Scalfari ), le agiografie, si sa, sono scritte da famigli. Comunque direttamente dalla Germania mi arriva la notizia – scovata da un noto ed affidabile blogger – , che sta spopolando nell’opinione pubblica tedesca, che cioè la Corte di Karlsruhe non avrebbe la competenza a giudicare “ sulla ammissibilità dell’acquisto di titoli da parte della BCE”. C’è fermento a tale proposito e si pensa di adire un ricorso all’Alta Corte di Giustizia Europea. Voglio ricordare come fu proprio l’Alta Corte dell’Aia ad accogliere, a suo tempo, il ricorso dell’Alta Corte Irlandese, che sollevò, a suo tempo, il problema degli accordi europei . Dando ragione all’Irlanda. Senza poi contare che sembra richiesta, in seno all’ESM, una maggioranza decisionale che, a giudizio di chi scrive, consegna praticamente un “diritto di veto” alla Germania e ai paesi “rigoristi” dell’Europa.

Le critiche che riservo al provvedimento non sono certo esaurite, quelle prima indicate sono solamente le più urgenti e immediate. Ma non intendo peccare di pessimismo o dare spago a chi crede che ogni critica a questa Europa, anche se costruttiva ed a fin di bene , sia solo espressione di un bieco nazionalismo stretto parente del fascismo. Siccome conosco gli italiani e so che la madre degli imbecilli è sempre gravida, mi fermo volutamente alla metà piena del famoso bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Il pressing di Mario Draghi sulle istituzioni europee e tedesche ha sortito quanto meno questo primo effetto. Effetto da sistemare e da non respingere, anzi! Ma spiace che Draghi, peraltro un ex Governatore della Banca d’Italia , abbia posto la questione centrale (dell’acquisto dei titoli del debito sovrano dei Paesi membri in difficoltà come unica arma contro la speculazione , cioè contro lo spread) con così tanto ritardo anche se con toni risoluti. Era quello che questo blog – e non da solo ovviamente !- chiedeva fin dai tempi della famosa lettera della BCE al Governo Berlusconi: era , pensate, il mese di Giugno del 2011, un anno buttato via, dunque, con perdite economiche incalcolabili . Non era così complicato comprendere come la speculazione e lo spread fossero la conseguenza della fragilità dell’Euro, non del Governo, o , incredibile imbecillità, dello stile di vita di Silvio Berlusconi . Solo se la BCE diventasse quello che la FED è per gli USA, quello che la Banca Centrale Giapponese è per il Giappone, quello che la Banca Centrale della Cina è per la Cina, quello che la Banca Centrale del Brasile è per il Brasile, quello che la Banca Centrale Indiana è per l’India ( tutti Paesi con enormi debiti pubblici ma che, guarda caso, non sono vittime di speculazioni di sorta ), cioè la Banca d’emissione e di garanzia ( prestatore di ultima istanza) dell’Euro( non convertibile), lo spread si abbasserebbe, almeno fino ai così detti fondamentali economici dei Paesi con debito sovrano, non , come hanno ridicolmente ed irresponsabilmente sostenuto i tanti, troppi truffatori della credulità popolare, solo a seguito delle dimissioni del Governo Berlusconi. Comunque niente polemiche inutili,niente pessimismo, ma neanche sciocco trionfalismo dunque, ma un sano senso di responsabilità nell’interesse del Paese .

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CARBOSULCIS, PRECISAZIONI NECESSARIE

La Carbosulcis fu costituita nel 1976 dall’EGAM e dall’Ente Minerario Sardo per rilevare dall’ENEL la proprietà e la gestione delle miniere di carbone; il periodo di gestione ENEL, che aveva rilevato le concessioni minerarie dalla MCS(Miniere Carbone Sulcis ) nel 1962, era stato caratterizzato dal blocco dell’attività estrattiva, ritenuta anti-economica, già dagli anni sessanta dunque, dall’ente elettrico. Le proteste dei minatori ed il rischio di aggravare la situazione occupazionale del Sulcis scongiurarono la chiusura definitiva delle miniere. Le attività dell’EGAM furono rilevate dall’ENI, che si limitò inizialmente alla manutenzione dei cantieri minerari, senza attuare un vero e proprio sfruttamento delle risorse minerarie. La produzione di carbone rimase ferma fino al 1988, quando riprese grazie agli stanziamenti pubblici in favore dell’attività estrattiva, finalizzati a trovare uno sbocco di mercato al carbone del Sulcis: per ridurne il potere inquinante, si prevedeva di destinarlo alla gassificazione e successivamente alla produzione di energia termoelettrica. Però tale attività si andò scontrando negli anni successivi con il processo di privatizzazione dell’ENI, che, dovendosi quotare in Borsa, non poteva permettersi di conservare attività poco remunerative.

Nel 1995 la Carbosulcis fu messa in vendita e destinata agli investitori privati, ma l’asta andò deserta. La prospettiva di una chiusura definitiva delle miniere portò ad una nuova ondata di dure lotte sindacali dei minatori, con occupazioni e manifestazioni. Così nel 1996 la Regione Sardegna prese in carico la proprietà della Carbosulcis, con la finalità di guidarne la “transizione” verso la privatizzazione. La Giunta Regionale Sarda di quel tempo era nelle mani delle estrema sinistra, della Alleanza dei Progressisti capeggiata da Achille Occhetto e che radunava Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti, Verdi, ecc.

Ho esaminato il bilancio della Carbosulcis. Non è un bilancio , è una vergogna ed una tragedia! Stiamo parlando di un’impresa i cui costi annuali ammontano a circa 50 milioni di Euro contro ricavi annuali per 4,5 milioni. Ma di cosa stiamo parlando ? Ogni anno il bilancio chiude con una notevole perdita che deve essere coperta ( pagata) dal Proprietario, cioè dalla Regione Sardegna e cioè ancora e sempre dai contribuenti di tutta Italia. Chi ha pagato il viaggio dei lavoratori ( circa 500 persone) a Roma? E chi ha pagato il viaggio di ritorno a Cagliari? Dove sta scritto che simili secolari vergogne mondiali debbano essere “foraggiate e mantenute” dagli anni sessanta fino praticamente ad oggi dai cittadini italiani ?

La regione Sardegna, proprietaria della miniera Carbosulcis, ha presentato un progetto di stoccaggio dell'anidride carbonica - CCS Carbon Capture Storage - che non convince il ministero né altri industriali sia italiani che stranieri. Il progetto prevede una spesa di 1,6 miliardi di euro circa in otto anni e diventa necessario perché l'estrazione del carbone libera nell'aria troppa Co2, cosa che l'Unione Europea vuole ridurre perché si tratta di emissioni nocive; ma, signori, chi ce li mette questi soldi ? Mancando il coraggio delle proprie azioni , Monti, Fornero e Passera , cioè l'esecutivo, prendono tempo: danno ancora una proroga alla Sardegna, stavolta di un anno. A spese nostre, ovvio. Basta una bella manifestazione sindacale sotto il Ministero per consentire che persone che occupano posti di lavoro improduttivi e forse anche inutili continuino a mangiare a quattro ganasce nella greppia dello Stato, a spese di chi lavora. Ministro Passera, sappia che non ne possiamo più e che non è certo con simili irresponsabili ed inutili “ democristianismi” che riuscirà a guadagnare quel consenso politico che sta disperatamente cercando. E’ troppo facile fare il prodigo con i soldi degli altri. Il consenso politico se lo vada a comprare con i suoi soldi .

Credo che sia venuto il momento di intimare che, qualora l’ultimo tentativo di vendere la società entro il prossimo fine anno andasse a vuoto, l’azienda venga chiusa definitivamente. E che dopo quasi mezzo secolo di vita a carico “ di chi vive del proprio lavoro”, questa impresa – e quelle altre in condizioni similari, tipo Alcoa – sia mantenuta dalla sola fiscalità a carico dei sardi ( i residenti paghino una addizionale regionale) . D’altra parte se l’impresa producesse degli utili , chi si intascherebbe detti utili se non il proprietario e cioè la Regione Sardegna? Per quale motivo , insomma, noi dobbiamo sopportare ancora che vi sia una “ socializzazione delle perdite” ed una “ privatizzazione degli utili”?

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LA COMMISSIONE ANTIMAFIA COME LA BANDA D’AFFORI

La Banda D’Affori, la banda musicale di Milano costituita fin dal 1853, è stata immortalata da una canzonetta dell’immediato dopo guerra, dava risalto pubblico ( oggi si direbbe mediatico) ad eventi milanesi con il suo famoso “tamburo principale”. Un’altra “ banda d’affori” , la Commissione Antimafia presieduta dall’On Giuseppe Pisanu, non appena placato il clamore mediatico sulla fantomatica inchiesta ultraventennale della Procura di Palermo sulla così detta “trattativa Stato- Mafia “ ( quella dei Messineo e degli Ingroia e dei Di Matteo,ecc) suscitato dalla contrapposizione istituzionale fra Quirinale e la stessa Procura siciliana sulle intercettazioni del Capo dello Stato, ha pensato bene di sfilare in pompa magna , col tamburo principale in testa, per cercare di ridarle un po’ di linfa vitale mediatica. Vincenzo Scotti e Claudio Martelli ( gente da rigattiere di vecchi arnesi politici ) infatti, martedì 11 settembre scorso, sono comparsi davanti ai cinquanta parlamentari che compongono la pomposa Commissione Antimafia per essere ascoltati sulla “trattativa” e,molto diligenti, i due ex Ministri di Giulio Andreotti ( ai tempi delle stragi del 1993 ) hanno ripetuto esattamente quello che già c’è scritto nei fascicoli della Procura siciliana. Che quella “trattativa fra Stato e mafia ”,cioè, coinvolge il defunto Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro , nonché l’altro defunto capo della Polizia Vincenzo Parisi , il novantenne ex Ministro della Giustizia Giovanni Conso, l’ex Ministro degli Interni del tempo il democristiano “ de sinistra” Nicola Mancino e, perché no, anche l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rimasto impigliato in alcune conversazioni con Mancino che sono state registrate. La scena è stata da “Premio Oscar” della più sfacciata improntitudine, credetemi. I due ex Ministri, entrambi travolti, ridicolizzati e distrutti dalle inchieste di Tangentopoli e da allora letteralmente spazzati via dalla scena politica, d’incanto, dopo la bellezza di venti anni, hanno prodigiosamente recuperato la memoria di sospetti, di intrighi da corridoio e di circostanze su quel maledetto biennio 92/93 dei quali, invece , guarda caso, durante gli anni e le inchieste di Mani Pulite, nulla dicevano di ricordare o di sapere. Davanti , dunque, a cotanta Commissione, i due “ pregiudicati” e “ spregiudicati” ( voglio uniformarmi, per una volta sola nella mia vita , al raffinato pensare dei Travaglio, degli Ingroia, dei Padellaro, degli Zagrebelsky, dei Mauro, ecc per i quali una condanna in primo grado tramuta una persona in un “pregiudicato” e chi se ne frega dei successivi gradi di giudizio e chi se ne frega soprattutto della “ presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva “ stabilito da quella stessa Costituzione che costoro calpestano ed insozzano continuamente mentre cazzeggiano su quanto la amano ) e dunque Scotti ( rinviato a giudizio per concorso in finanziamento illecito della DC, poi graziato dalla prescrizione) e Martelli ( condannato in via definitiva per la faccenda delle tangenti dell’Enimont ), provano a riciclarsi in icone sostenitrici della teoria del Dr Ingroia, in compagnia del pataccaro Massimo Ciancimino indagato per calunnia e falsi documenti . Costoro ora si atteggiano a vittime illustri, sostenendo – solo ora con due morti alle spalle e dopo diciannove anni - di essere stati allontanati dal Governo di Giulio Andreotti perché il Presidente della Repubblica O.L. Scalfaro riteneva sia Conso ( al posto di Martelli) che Mancino ( al posto di Scotti) più “ disponibili e morbidi “ verso la mafia , attenuando – come richiesto appunto dai capobastone con la famosa lettera al Quirinale scalfariano – nel ’93, per circa cinquecento mafiosi , il carcere duro che l’articolo 41 bis aveva loro imposto.

Il tempismo della Commissione antimafia a guida dell’On Beppe Pisanu è stupefacente: udite dunque queste due nuove icone ,Scotti e Martelli “ illustri vittime” a formare,( che dignità, signori e che squallore !) un azzeccato trittico con il falsario e pataccaro Ciancimino Jr , ecco, con irruenta e virulenta belluina gestazione, la relazione della Commissione , redatta da Pisanu, zeppa di allusioni ed anticipazioni ( che riguardano ovviamente sia Berlusconi che Dell’Utri) , prima che un Giudice valuti se quell’inchiesta e le prove del P.M. valgano o meno l’apertura di un processo, prima che quel vaglio giuridico ci sveli dopo venti anni quali siano i reati, quali ne siano i moventi e, sopra tutto, quali ne siano le prove, deflagrare in prossimità con la campagna elettorale sulla scena del “ teatrino della politica”, così da intorbidire, infangare e confondere ancora di più l’opinione pubblica del Paese. E siccome “ Il Fatto “ altro non è che la velina delle Procure – chi se ne frega del segreto istruttorio , sono solo “ gli altri” che lo devono rispettare non certo Travaglio, Padellaro e soci, che diamine!- ecco quella velina a rassicurare che “ la relazione della Commissione è in linea con le accuse della Procura di Palermo”. A costoro dell’eventuale processo giudiziario nulla interessa, meglio un bell’immediato e mediatico processo sommario da santa inquisizione medioevale, dove fra grida spagnolesche ed ipocriti infingimenti la condanna è immediata e definitiva, con patibolo e boia pronti alla bisogna. A queste persone che , con alto disprezzo del ridicolo, hanno anche la sfrontatezza di definirsi “ paladini della legalità”, nulla interessa che dalla riforma del codice penale del 1989 impone che il P.M. “ dovrebbe” formare le prove proprio nel corso del dibattimento giudiziario, mentre il Dr Ingroia scappa, fugge e non affronta l’esame delle sue accuse, se ne va in Guiatemala . Per costoro solo gli avversari devono rispettare la legge e la legalità, loro ne sono esentati per volere divino. Chi sono costoro, dunque? Chi sono Ingroia, Pisanu, Scotti, Martelli, l’Antimafia? Eccovi serviti.

Ingroia è ormai un P.M. fuggiasco dalle sue responsabilità, ma una persona, un futuro politico accarezzata e corteggiata da “Il Fatto” ( come poteva nascere e prosperare “Il Fatto” senza di lui?) , da Di Pietro, da Leoluca Orlando, insomma , come scriveva lo stesso “Il Fatto” alcuni giorni fa , questa congrega è una forza politica che , unita a Grillo ed al suo 5Stelle, può raggiungere uno share di consenso politico intorno al 25%, non male come polo manettaro, gente sempre pronta , insieme ai troppi Saviano, Fazio, ecc, a sfruttare, in caso di necessità, l’alibi del sangue delle vittime della mafia. Insomma, a farsi scudo dei cadaveri di Falcone e Borsellino per ripararsi dalle critiche e farsi ricchi. Grandi uomini, che “ a egregie cose gli animi accendono, o Pindemonte”!. Lo fanno da sempre, anche in compagnia di fratelli e sorelle di eccellenti cadaveri da sfruttare ben bene.

Nella sussiegosa Commissione Antimafia a guida del sardo Pisanu, svettano gli uomini che “contano”: sono nomi importanti e significativi. Oltre al sardo democristiano , ecco l’On Lumia Giuseppe, Granata Fabio, Walter Veltroni. Quattro persone, con Pisanu, ognuna delle quali,per diverse ragioni, ha interesse a riscrivere la storia dell’Italia istituzionale come fosse una storia criminale. Queste è gente adusa a pisciare e scatarrare senza ritegno sui cadaveri di Scalfaro e di Parisi, di Falcone e di Borsellino, del Capitano Lombard , di Moro e di Craxi, avvalendosi della compiacente collusione di Magistrati inclini alle diffamazioni vigliacche, come Scarpinato Roberto che , sapendo di godere della più ampia ed infame impunità, alla commemorazione di Borsellino , può affermare “ che piange il cuore a vedere nelle prime file personaggi politici che tu aborrivi “.Facile lanciare un sasso e nascondere la mano, Dottor Scarpinato, ed anche molto meschino. L’On Lumia, ad esempio, è un Deputato eletto per la quarta volta nelle file del P.D., un politico che, per dire, ha sostenuto in Sicilia il Governo di Raffaele Lombardo, l’ex Presidente della Regione Sicilia inquisito per mafia , il politico che , guarda caso, a maggio di quest’anno, mentre l’inchiesta sulla “ Trattativa Stato – Mafia “ della Procura di Palermo traballava , andava in giro per le carceri ad incontrare “gentiluomini” come Bernardo Provenzano, come Filippo Graviano, come Antonino Cinà, tutti mafiosi condannati al carcere speciale. A fare cosa, a dire cosa ? La legge non consente nulla di tutto questo ai Deputati, nessuno è autorizzato a parlare con questi eccellenti carcerati per esercitare magari indebite pressioni affinché questi delinquenti collaborino con i Magistrati. Collaborino poi a dire la verità o a dire la verità che vogliono loro? . L’On Lumia vuole farsi ricandidare per la quinta volta. L’On Granata è un acrobata della politica siciliana, salito sul carro vincente del centrodestra alla svelta, ne è disceso in corsa per creare con Fini e Bocchino quel FLI ormai quasi dissolto: è in cerca , come Fra’ Galdino lo era di noci, di una casa politica che lo accolga, chiunque essa sia, Franza o Spagna, purché se magna. Pisanu è un rudere democristiano da fare paura: è stato partorito direttamente nel Palazzo dove è di casa da quaranta anni ma senza aver lasciato alcuna traccia se non nei privilegi dei quali gode Un sardo, oltre tutto, che odia l’uomo Berlusconi che lo ha emarginato dal PdL avendone finalmente compreso la doppiezza e la belluina astiosità . Veltroni è “er poeta” della incoerenza elevata a valore, un altro nato a Palazzo, cresciuto a pane, ostriche e menzogne, l’uomo vissuto una vita nel PCI ma “ senza essere mai stato comunista”, insomma anche lui è alla ricerca di un seggio. Tenetevi pronti allora.

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MATTEO RENZI NON E' CARNEADE NE' SATANA.PERCHE' TANTA AVVERSIONE?

Se Matteo Renzi crede che qualche elettore con valori di centrodestra si lasci abbindolare dalle sue chiacchiere elettorali, dal suo faccino simpatico e ripulito dai nei , dal suo capello sbarazzino, si sbaglia di grosso. Certo, Renzi dice parole che sanno di speranza, che lasciano sperare in un futuro migliore per il nostro Paese, parla da socialdemocratico , alcune volte dice anche cose da centrodestra, la sua invocazione di una bella rottamazione definitiva di tutti quei catafalchi imbiancati di cui è zeppo il centrosinistra ( basta pensare a De Mita, a Casini, a Fioroni, a Marini, a Bindi, a D’Alema, a Veltroni, ecc) è condivisibile e questo Blog lo auspica per consentire che anche in Italia nasca finalmente una “ vera ed autentica socialdemocrazia” che si contrapponga con programmi e non con il solo odio viscerale al centrodestra. Tutto vero ma Renzi non s’illuda, gli elettori del centrodestra saranno pure vecchi, anziani, moderati ma non sono certo dei coglioni o degli aspiranti suicidi, come il centrosinistra li diffama di essere . Fatta eccezione per un manipolo di manettari opportunisti e di boia inquisitori , senza schiena (alla Fini, alla Della Vedova, alla Briguglio, alla Bocchino, alla Granata, alla Casini, alla Cesa, alla Follini, alla Buttiglione, ecc) che s’era infiltrato nel centrodestra al momento di assicurarsi il lauto pasto berlusconiano e di qualche rancoroso “ tardo democristiano” sardo, sempre pronto ad accasarsi ovunque pur di esistere, tutti gli elettori del centrodestra sanno che Renzi Matteo è sempre un esponente di quel P.D. che deriva sempre da quel P.C.I. il cui spirito antidemocratico ed i cui disvalori da regime totalitario costituiscono sempre gli architravi portanti del P.D. Insomma, a farla breve, Renzi non solo non mi convince ma neanche mi incanta e le sue chiacchiere propagandistiche mi fanno sorridere, ma di pena. Gli elettori del centrodestra sono coloro che aspettavano una vera rivoluzione liberale che neanche Berlusconi è riuscito a dare loro: come potrebbero dunque costoro dare il loro voto a Renzi che rappresenta pur sempre un partito, il P.D., contrario a quella rivoluzione, un partito statalista per eccellenza, il partito della spesa pubblica ? Vuoi per le sue origini ( non tutti sanno che Matteo Renzi, oltre che un bravo Sindaco di Firenze – voglio precisare per gli scettici che questo blog lo ammira e lo stima , ma lo ritiene semplicemente un avversario politico , mai un sodale , neanche se parlasse sempre da socialdemocratico- è un paradigmatico “ figlio di papà”, alla stregua di Enrico Letta , una stirpe che domina Avezzano e l’Abruzzo ) vuoi per questo suo atteggiarsi a ribelle contro gli ordini del suo partito, Renzi appare la copia moderna di due famosi “ ribelli a parole e servili paggetti nei fatti ”, Giorgio Napolitano e di Elio Vittorini. Un ricco borghese napoletano figlio di papà ma iscritto al PCI il primo, che si è sempre vantato – a chiacchiere – di rappresentare “ l’ala migliorista” di quel partito staliniano, il paradigmatico rappresentante di un valente scrittore venuto dal nulla ( padre ferroviere, madre “ ddc”) nella Sicilia degli anni 40/50 , il secondo, che si vantava di rappresentare “ l’intellettuale organico al PCI ma da esso indipendente”. Esemplare il loro sbeffeggiamento . Il primo, oggi immeritatamente Presidente della Repubblica, scattava sempre sull’attenti non appena “ Il migliore” lo richiamava alla disciplina del partito cui era poi “ aduso ad obbedir tacendo”, peggio di un carabiniere . Il secondo , strigliato e sbeffeggiato crudelmente sempre dallo stesso Togliatti, che dapprima gli intimò uno sprezzante “ E’ venuto Elio dal Sud a recitare la parte del liberale “ e poi, quando Vittorini, con un residuo di dignità trovò il coraggio di andarsene dal PCI , coperto dallo stesso Togliatti di ridicolo con quel suo sprezzante “ Vittorini se ne è gghiuto e soli ci ha lassati! “che è rimasto indelebilmente impresso some un marchio d’infamia , come un epitaffio, di Vittorini. E se poi pensiamo che quel partito ha riservato la stessa fine a persone perbene come Macaluso, come Amendola, come Natta, per citarne solo alcuni, non possiamo che incoraggiare Matteo Renzi a proseguire nella sua battaglia migliorista dentro la sinistra italiana , esprimendogli la nostra solidarietà per questa sua impresa della quale attendiamo gli esiti più delle chiacchiere, ma senza mai concedergli più di tanto.

Se dunque l’atteggiamento del centrodestra è chiaro, non si capisce dunque il vero motivo per il quale Matteo Renzi venga così aspramente combattuto dal centrosinistra intero nella sua candidatura alle primarie. Nessun esponente politico del centrosinistra ha avuto la compiacenza di indicare cosa ci sia, nel programma di Renzi, che non va per loro . Questo blog ha sentito solo rimbombare acide invettive, lugubri dannazioni, clamorose intimidazioni, idioti slogan apodittici contro di lui, da Bersani, da Bindi, da Fassina, da Vendola, da Letta, da Franceschini, ecc. Eppure è “ uno di loro”, è un esponente della sinistra italiana e del P.D. in particolare, ha un seguito politico notevole e congruo consenso se , non ostante la sua giovanissima età, è già stato Presidente della Provincia di Firenze e se oggi è Sindaco di Firenze. L’avversione che regna nel centrosinistra nei suoi confronti, non motivata da sue scelte programmatiche non condivisibili significa solo una cosa: lo temono e lo odiano perché Renzi non è mai stato né del PCI, né del Pds, né dei DS o di altri giochetti di prestidigitazione. Ma sono affari loro, noi assistiamo basiti a questa indegna sceneggiata senza che filosofi , semidei, nani, cantanti, escort, ballerine, mezzibusti , apologeti e paggetti servili , tutti in servizio permanente effettivo per il centrosinistra ,abbiano nulla a che ridire: e cioè che nel così detto “ partito dei progressisti” è in atto una guerra “ di restaurazione” contro i giovani da parte “ dei vecchi politicanti “ per conservare i loro medioevali privilegi che Renzi, almeno, mette in discussione. Chi vivrà vedrà.

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Roma, venerdì 21 settembre 2012

Gaetano Immè





martedì 11 settembre 2012

SALVARNE UNO (DIPENDENTE) MA FARNE MORIRE CINQUANTA ( IMPRENDITORI ) PAGA BENE IN ITALIA .


Ogni persona che rischia di perdere il posto di lavoro merita la dovuta attenzione e considerazione. Non ci sono privilegi di cui godere quando vacilla il sostentamento della vita di un uomo, né devono esserci privilegi, per un elementare senso civico e costituzionale. Perché allora fior di giornalisti italiani – chiamo in causa direttamente Mauro, Calabresi, De Bortoli, Padellaro, Sordo, i direttori dei telegiornali , la marea di opinionisti, ecc-danno tutto questo grande risalto ai soli minatori del Sulcis e ai lavoratori dell’Alcoa – insieme faranno circa 800 persone – tralasciando l’identico dramma vissuto da circa 30.000 fra artigiani, commercianti, agricoltori partite Iva e 50enni senza più lavoro ? La risposta è miserabilmente idiota: vince la prima pagina chi fa più casino, chi si vende meglio o, se preferite, chi ha “ amici che contano nel Palazzo allargato”, una sorta di “ elite” nella classe lavoratrice con il bollino blu. Non c’è da meravigliarsi che in Italia accada questo: figurarsi se il Tg 1,2,3,4,5.LA7, ecc si perdono i tre poveretti del Sulcis che bivaccano sul silos o quegli altri poveracci che rimbambiscono con tamburi di latta gli impiegati del Ministero del Lavoro specialmente quando poi i “ signori” dei sindacati, probabilmente informati delle telecamere in arrivo sul posto, arrivano, sulle loro torpedo blu, a far bella mostra della loro “ concreta partecipazione”, della loro “ ferma posizione” e via cazzeggiando. L’anno scorso il saldo tra nuove imprese e cessazioni di vecchie nel mondo del commercio come scriveva Dario Di Vico sul Corriere della Sera è stato negativo: 30.000 esercizi commerciali hanno tirato giù la saracinesca. Se , come dice l’ISTAT, moltiplichi per tre il saldo negativo arrivi a quasi 100.000 posti di lavoro in meno . 100.000 contro 800, ditemi voi in che razza di mondo rovesciato ci fanno vivere questi grandi giornalisti.

Da sempre questo Paese è vittima della mediatica “spettacolarizzazione ” discriminatoria, che premia alcuni – famigli dei potenti – e dimentica tutti gli altri . A tracciare la linea di discrimine sono i grandi giornalisti che, schiavi del numero di copie da vendere, dello share televisivo e , sopra tutto, dei desideri dei loro editori , attaccano il somaro dove vuole la convenienza. Come nel caso che ho preso come esempio paradigmatico: ottocento dipendenti di due aziende , che sono da una vita sull’orlo del fallimento, che dovrebbero essere sempre mantenuti ad ogni costo nel loro improduttivo posto di lavoro- ovviamente a spese della collettività - trasformati in “ icone “, quasi in vittime di chissà chi se non della loro stessa improduttività aziendale e altri centomila poveri cristi completamente ignorati. Alla faccia del siamo tutti uguali!

Per quale motivo, Signori Direttori, i 250 minatori del Sulcis e i 500 dipendenti dell’Alcoa ( guarda caso, sempre in Sardegna siamo! E guarda caso si tratta evidentemente di persone in età matura ) -che dovrebbero diventare l’ultimo caso di una serie infinita di industrie assistite e improduttive - devono contare su maggiori appoggi mediatico-politici rispetto a centomila fra baristi, falegnami, intermediari, collaboratori di imprese, prestatori di servizi ( tutti giovani fra l’altro) o contadini che restano senza lavoro ?I motivi di questa vera e propria “discriminazione classista” – da appello alla Corte dell’Aia, da violazione dell’articolo 2 della Costituzione, altro che storie! – sono molteplici e tutte frutto di ignoranza e di cinquantennale indottrinamento culturale sotto il quale bombardamento ogni italiano è cresciuto e si è formato grazie alla così detta “ scuola statale” propalatrice e genitrice del pensiero dominante indicato dalle menti illuminate degli ottimati politici della Prima Repubblica. Mi fa ribrezzo anche il solo scriverlo, ma la cultura propalata da quella Scuola e da quelle Università italiane hanno creato “l’homo indoctus “ cui hanno propinato ed inculcato alcuni principi staliniani e togliattiani in forza dei quali chi non è un “operaio o lavoratore dipendente” è un nemico del popolo, un sovversivo, uno da eliminare, un pazzo da rinchiudere in manicomio, un pericolo per la società dei così detti “ tutti uguali”. Con la stessa vergognosa e crudele mistificazione con la quale Palmiro Togliatti definiva la staliniana fucilazione in massa degli italiani fuggiti in Russia ( contrabbandata come un Paradiso terrestre) come una “ sana lezione per gli italiani che vivono in Italia “, per la massa dei conformisti seguaci del pensiero unico dominante un barista è in evasore, come un commerciante, come un agricoltore. Dunque un delinquente, perché non accetta di farsi espropriare del proprio lavoro per mantenere chi invece non lavora. Questa è la cultura che la Prima Repubblica ha propalato nei confronti della piccola impresa.

La politica è molto più propensa a soddisfare la richiesta di un numero limitato di persone ( Alcoa e Sulcis ) , concedendo loro un comodo e mai denegato mantenimento a carico della collettività ( cosa che aumenta il suo consenso clientelare ), piuttosto che impelagarsi a risolvere i mille problemi che centomila soggetti, peraltro invisi al pensiero politico dominante e per giunta diversissimi fra di loro ( un fisco meno rapace, Equitalia più umana, credito bancario fermo e bloccato, pagamenti pubblici sospesi, ecc) pongono . Alle elezioni si “ acchiappano” consensi e voti ( le preferenze tanto invocate!) per aver salvato gli operai di una fabbrica ( fuori mercato ed improduttiva) messi a carico della collettività come fossero degli accattoni e degli incapaci , non certo per aver messo artigiani, commercianti, agricoltori, piccoli e micro imprenditori, baristi, ecc nelle condizioni di avere credito bancario e di non fallire. Ecco perché 800 è meglio che 100.000 ( ricordate la pubblicità “ tu is meglio che uan?).

Torno un attimo in Sardegna per dimostrare un paradosso con cui conviviamo da quaranta anni. Che è poi la vera condanna di questo nostro Paese e che sta nel fatto che, salvando solo quegli 800 mettendo sul conto di tutta la collettività ( compresi dunque anche i 100.000 che stanno per fallire e chiudere bottega) la loro spesa energetica ( di questo si tratta sia per Sulcis che per Alcoa), tutti quei disgraziati 100.000, oltre che trovarsi falliti, dovranno anche pagare qual cosina in più di tasse per mantenere gli 800 che già saranno privilegiati dalla salvezza del loro posto di lavoro ed altri imprenditori marginali saranno spinti sulla strada della chiusura. Per questo in Italia stanno fallendo le imprese e le ditte individuali , perché il mostruoso costo del mantenimento dello Stato Sociale ( cioè le imposte dirette e quelle indirette), primo al mondo, non consente loro di conservare quel piccolo margine di utile che la loro produzione otterrebbe dal mercato e che consentirebbe loro di restare dentro il mercato. Una politica che definire “ criminale” è riduttivo, perché è proprio per decenni e decenni di operazioni idiote come questa ( repetita juvant: l’invettiva non è certo contro i dipendenti, ma contro la classe politica sarda e centrale che pur di sfruttare i loro consensi clientelari ha mantenuto in vita - altro che “accanimento terapeutico “ ) che oggi le imposte del barista, dell’artigiano, dell’agricoltore, ecc spingono costoro all’ “evasione per sopravvivenza” quando non fuori mercato e dunque al fallimento ed alla morte. E’ criminale, è da pazzi, è da scriteriati, da folli, da veri delinquenti soddisfare oggi , per proprio tornaconto politico di bottega camuffato truffaldinamente da finto assistenzialismo , l’esigenza di una ben circoscritta clientela politica e distruggere il futuro dei moltissimi giovani ed il loro domani, il loro futuro . Perché, parliamoci chiaro, Alcoa, Sulcis, ecc, questo è accaduto da sempre nella Sardegna, governata dai Pisanu, dai democristiani e dalla sinistra alla Renato Soru. Loro hanno sperperato e noi ora dovremmo pagare perché ricattati dal rimorso di mettere sul lastrico 800 famiglie. Li salvasse con i fondi propri la Regione Sardegna questi lavoratori , la cui colpa è quella - non certo secondaria e da dividere con i loro sindacati - di aver sempre saputo di essere improduttivi e fuori mercato, ma come era comodo farsi mantenere da “ Roma” per trenta anni, vero? Allora , come diceva Totò, “l’intimo non vi rodeva” vero ? Ed ora come ripagate chi vi ha mantenuto? Con bombe carta, con molotov, coi disordini di oggi ? Se foste in “ buona fede” , “ onesti e coerenti” ed aveste veramente quella “ dignità” della quale vi riempite solo oggi la bocca, della quale vi accorgete solo adesso , dovreste inseguire quelli ( sindacati, politici regionali e centrali) che vi hanno illuso per tutti questi decenni, che vi hanno mantenuto con gli oboli di Roma, prendere a calci nel sedere chi vi ha ridotto a lavoratori finti, lavoratori burattini , lavoratori senza quella dignità che solo ora cercate. Oggi è tardi , il borsellino è chiuso perché non c‘è più un euro. Andate a bussare alle case dei politici di quei tempi, fatevi mantenere da loro, ricchi dei vitalizi pubblici. Le aziende fuori mercato vanno eliminate , non mantenute a spese di chi invece, si mantiene con il proprio lavoro. Credo di aver chiuso il cerchio della peggiore meschinità umana.

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COSA SI NASCONDE DIETRO LE FEROCI CRITICHE AI TEST D’INGRESSO ALL’UNIVERSITA’

Poche mattine fa, un ciarliero e petulante giornalista di Rai 1 , annunciando che erano al via i test per le ammissioni ai corsi universitari con numero chiuso. lanciava un sondaggio radiofonico fra gli ascoltatori: il numero chiuso lede il diritto allo studio? Con le sue parole , suggeriva che tutti dovrebbero poter accedere gratis ai livelli più alti degli studi, tutti dovrebbero poter ottenere una laurea. Siatene certi: si saranno riversate sulla redazione una valanga di telefonate indignate contro l'idea del numero chiuso, contro l'inaudita pretesa che sia messo un freno per l'accesso ad una formazione universitaria .Nella mia mente riflettevo, sentendo queste parole, sul fatto che questa “ formazione universitaria” è fornita quasi gratis e inorridivo pensando che , oltre tutto, c’è gente che pretende, inoltre, di avere un” diritto al lavoro” , ovviamente un posto fisso , coperto da un ferreo articolo 18, vigilato dalla Camusso e sempre rigorosamente vicino casa. Sono giornalisti come questo linguacciuto parolaio mattiniero a diffondere via etere le peggiori storture ( sciocchezze, in verità) in ordine ai concetti di “ giustizia” e di “ diritti”. Una società davvero giusta , democratica e liberale non può certo prescindere dal merito personale e solo l'applicazione della meritocrazia consente di garantire il diritto – e questo è davvero un sacrosanto “diritto” – al ricambio sociale e alla ascesa dei “capaci e meritevoli”. Il che fatalmente comporta – anche se molti sembrano dimenticarlo – la “discesa” di altri. Quando si fanno certi discorsi sui diritti e sulla giustizia, come faceva il nostro garrulo paroliere, non bisogna dimenticare come in tutti i regimi sottoposti alla tirannide del socialismo reale e del comunismo, sotto il falso alibi di una fantomatica “promozione sociale” e prevedendo d’autorità e d’imperio l’accesso agli studi superiori solo a vantaggio dei giovani di nascita “ proletaria” ( così marginalizzando e criminalizzando i giovani con origini socialmente «non sane»), un'intera classe dirigente è stata eliminata o quantomeno messa da parte per mezzo secolo. Nulla valeva, allora, il “ merito” personale , era solo una questione razziale, di origine sociale. I risultati di una tale impostazione sono noti a tutti, non necessitano di altri commenti.

Dunque, il messaggio che domina il Paese e che il ciarliero parolaio contribuisce a diffondere è che la “meritocrazia” sarebbe un valore “fascista”; che un Governo che destinasse la spesa scolastica ed universitaria alla formazione dei veri “meritevoli” rappresenterebbe una intollerabile ingiustizia e che la tanto vituperata “dispersione scolastica”( fortissima nell'Università), non sarebbe la conseguenza di una politica scolastica -quale quella attuale - che non tiene conto di attitudini, di capacità e competenze, ma un semplice “ effetto collaterale” poco significativo che si potrebbe eliminare con ulteriori finanziamenti pubblici alle Università per garantire sempre di più il “diritto allo studio” – come direbbe il nostro garrulo giornalista - confondendo ridicolmente il “ diritto allo studio” con la “frequenza a tempo indeterminato all’Università “ negli Atenei d'Italia.

Questo andava detto per radio , lasciando ai frequentatori dei barbieri ed agli avventori delle osterie del suburbio la ridicolizzazione e la criminalizzazione dei test di ammissione, spesso inadeguati e ancor più spesso ridicoli. Che nulla hanno ha che fare con diritti allo studio e con giustizia sociale .

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TEMPO PASSA, PANTA REI, MA CERTE FACCE RESTANO SEMPRE DOVE STAVANO

Venti anni fa – mamma mia come vola il tempo, ragazzi !- era di moda l’ esclamazione “ il nuovo che avanza”, a proposito delle novità in politica. Sull’onda di Manipulite, i vecchi partiti, tutti, tranne il Pci, furono annientati. Il che permise ai postcomunisti di proporsi come nuovo che avanza. Furono presto affiancati e letteralmente travolti da un altro nuovissimo soggetto che avanzava: Forza Italia. La voglia del nuovo era diffuso nella società dai mass media, soprattutto la Tv coniugava spettacolo e satira politica diventando una cassa di risonanza per le annunciate novità politiche, sull’onda devastante dell’inchiesta del secolo. Ma loro, i post comunisti, avevano tenuto d’occhio e spiato il vecchio che resisteva, sguinzagliarono un manipolo di P.M. , loro “organico”, che assalì , azzannò e distrusse , con armi da inquisizione papalina e da boia con patibolo, chi dava loro fastidio . Il vecchio che resisteva riuscì a riproporsi come un “ nuovo che avanza”, cambiando ditta alla Camera di Commercio, ma restando quello che è sempre stato. Una pratica da ragioniere di ultimo ordine.

Ma nel ‘94 dalle urne saltarono fuori dei vincitori nuovissimi, assolutamente inaspettati, i trionfatori di F.I. che sconvolsero, irritarono ed esasperarono coloro che erano i giannizzeri , i Caronte in toga della gioiosa e sconfitta macchina da guerra comunista . La cui brutale ed imprevista sconfitta, ed anche sonora perbacco , mandò su tutte le furie “ i bravacci del Palazzaccio in toga“ i quali, intimoriti da quel nuovo leader che voleva importare nel Paese una sognata aria di libertà che avrebbe messo fuori gioco la loro infingarda tirannia, colmi d’astio e d’odio contro quell’uomo di successo , contro il tycoon che era diventato un ricco magnate senza inchinarsi e prostrarsi ai poteri forti e vecchi del Paese a loro organici, contro il leader carismatico che parlava con un linguaggio di libertà sociale, culturale, economica del tutto ignoto ad un Paese ormai ridotto ad un sepolcro imbiancato colmo di reperti ideologici abbattuti dalla storia e dal progresso umano e civile del mondo, per pura vendetta avviarono contro Silvio Berlusconi e le sue imprese la collaudata prassi "disinformazione  metodo Stalin Kominform“, cioè la sua criminalizzazione mediatica con un martellamento giudiziario che non ha avuto mai uguali nel mondo intero e pure nelle galassie circostanti . Magistratura , sinistra politica e mediatica, poteri forti e stampa organica avevano preparato il “ gulag” opportuno per rinchiudervi Silvio Berlusconi e tutti gli elettori che ne condividevano i desideri riformisti.

Oggi, potenza delle catarsi, “ quel nuovo che allora avanzava ” sta messo peggio di quel vecchio che allora resisteva. La Lega è ai minimi termini , ferita a morte nella sua origine; il Pdl , dopo la deleteria scissione di Fini e la demolizione mediatica del suo leader non ha alleati, lo vedo incerto nell’andatura , lo vedo responsabile verso il Paese ma incoerente verso il suo programma nel suo sostegno al Governo tecnico, cerca ardui colpi di coda, come la ridiscesa in campo del suo leader.

A sua volta “ quel vecchio che allora riavanzava “, sopravvissuto alla macelleria giudiziaria di Tangentopoli grazie agli scellerati e costosi “accordi criminali “ stipulati dal PCI con Magistrati e con certa stampa, schiavo del ricatto ad ogni piè sospinto di quei suoi killer prescelti, riteneva di aver saldato il pizzo dovuto ai killer – la mattanza giudiziaria di soli due partiti (DR e PSI) favorendo il PCI – con il seggio senatoriale regalato a Di Pietro al Mugello, ma si sbagliava. Come tutti i fuggiaschi dai penitenziari ( da Alcatraz e dalla Cayenna) , il vecchio PCI ha cambiato identità e fisiognomica ( DS poi PDS poi PD ), ma siccome i lupi non perdono mai il pelo d’origine, per rendersi “presentabile “ agli occhi del Paese il PCI ha dovuto “ fondersi” con i sopravvissuti della DC di sinistra , ricambiando così , ancora una volta, indirizzo, nome , foto e barba e diventando P. D. Ma temendo di essere fagocitati dagli eredi dei cannibali democristiani, hanno voluto imporre i loro uomini alla Segreteria , dapprima con Walter Veltroni e poi con P.L. Bersani, a parte l’ex democristiano Dario Franceschini, più noto come “ l’uomo che giurava ogni cosa su una copia della Costituzione” che come Segretario di un Partito , cooptato alla carica dopo il tracollo veltroniano ( un Segretario , Veltroni, che è stato capace di ridurre quel partito al 20% di consensi dal 35% di prima). Oggi addirittura è violentemente contestato da Matteo Renzi, altro nuovo che vorrebbe avanzare . Così Bersani , altro prodigio di Segretario, che rompe con Di Pietro per agganciare Vendola e Casini che però litigano fra di loro come due che si schifano assai assai. Contorsionismi da fare invidia ai nani circensi, alle donne cannone, ai clown. Il vero , unico e solo “nuovo che avanza” è, oltre a Renzi ( fortunatamente !), purtroppo solo Beppe Grillo che oggi sfiora il 15% . Che cavalca , come un consumato comico ma anche come un politico incapace , la marea populista dell’antipolitica , limitandosi squallidamente a fare dell’insulto ad personam la sua caratteristica e della mancanza di un suo vero programma politico ed economico il suo imminente patibolo.

Il popolo degli “ homini indocti “ , eccitato dal populismo qualunquistico e indottrinato dalla stampa organica al centrosinistra con un composto di odio bilioso antiberlusconiano e di voglia di sangue e budella dei nemici politici come nella guerra civile , avanza barcollando ululando, come jene affamate “ i partiti vanno cacciati “, “i partiti sono zombie, larve, salme“, “i partiti sono tutti ladri“. Chi ricorda o ha studiato l’Italia degli anni venti del secolo passato , resta sbigottito e spaventato da questa ondata di qualunquismo populista e giustizialista del Movimento 5 Stelle , dal suo fare di tutt’erba un fascio, dal suo mettere tutti acriticamente sullo stesso piano , dalla sua evidente carica di violenza fisica che ogni suo epiteto, che ogni sua contumelia, che ogni sua dichiarazione lasciano intuire. Perché è lo stesso humus sociale che produsse lo “ squadrismo fascista” do quegli anni venti del secolo scorso. Così senza che nessuno se ne rendesse conto “ il nuovo che dovrebbe avanzare “ è diventato “ il nuovo squadrismo che avanza” . Non c’è poi tanto da stupirsi di tutto questo se si fa un rigoroso esame di coscienza. Intanto gli anni venti ed il ventennio che ne seguì cambiarono, eccome se cambiarono (poco importa quì se in bene o in male ) la ingessata società e la bizantina politica italiana di quei primi anni del novecento. Invece in questo ventennio cui ci riferiamo, dal ’94 ad oggi intendo, la classe politica che ha governato il Paese non è stata capace di fare nessuna delle tante riforme delle quali il Paese aveva ed ha ancora assoluto bisogno. Insomma questa classe politica è stata al governo del Paese solo per combattersi con la controparte e la società italiana è stata ridotta ad una tela , quella che Penelope ( centrodestra) tesseva di giorno e che poi di notte disfaceva ( centrosinistra) . E mentre il centrodestra tentava di porre almeno le basi per qualche riforma che era nel suo programma , il P.D. - che pure di storia ideologica e politica ne aveva tanta di più del suo competitor politico - non ha fatto altro che cancellare le riforme dell’avversario ( come è accaduto, per esempio, sulla riforma delle pensioni con gli scalini di Maroni ) ed ostacolare ogni altro tentativo riformista .

Il PD inoltre non ha mai fatto i conti con la sua storia, con se stesso e il suo tanto sbandierato riformismo è oggi miseramente naufragato nel peggior conservatorismo : il suo sostegno al governo Monti , il suo fondamentale concorso all’operazione di Napolitano a discapito della Costituzione e della classe politica con il Governo del Presidente, il suo sostegno all’Europa a conduzione bancaria franco tedesca, il suo sostegno incondizionato ad Obama ( colui che ha salvato le Banche che hanno assassinato il benessere del globo invece di rifondarle ex novo ), il suo ridicolo preoccuparsi del desiderio di un Nichi Vendola che gli impone, come fosse un’emergenza nazionale, la sua voglia di sposare il suo compagno, il suo lunghissimo sodalizio ( dal 2007 ) con il giustizialismo manettaro di Di Pietro ed il suo fattivo sostegno alla cricca sabauda (Zagrebelsky, Mauro, ecc) , una camarilla che pretende di governare il Paese senza alcuna investitura popolare , questo suo immobilismo storico assurdo che non gli ha consentito in tutti questi lunghissimi anni ( insomma dal 1989 ad oggi è passato un quarto di secolo , accidenti!) di tramutarsi in un partito socialdemocratico, come tutti gli altri in Europa,

Que reste-t-il de nos amours, cantava anni fa Charles Trenet.  Cosa resta dunque , da noi, della nostra politica  ? Casini, nato democristiano , mai lavorato un giorno in vita sua, mantenuto da noi da trenta e passa anni, oggi inserito nella potente famiglia Caltagirone e dunque nel cuore dell’azionariato delle Banche , sostenitore del Governatore siculo Totò Cuffaro - quello rinchiuso nelle patrie galere per i noti motivi mafiosi (dove resterà per altri sei o sette anni )- quello la cui cifra distintiva è tutta nello stare appollaiato sul ramo aspettando che passi il cadavere di uno dei due contendenti onde divorarlo ( i due forni o “ Franza o Spagna, purché se magna!“), quello che ospita gli infiltrati del Vaticano nel Parlamento italiano nonostante un Concordato, quello che “ Moro è vivo perché è morto”, quello per cui “ la democrazia non ti da da mangiare, meglio stare con i banchieri “ abbracciando il “nuovo” Monti, quello che oggi vorrebbe nel 2013 un altro Governo Monti - lui che nel 2004, durante il Governo Berlusconi II , al quale partecipava la Udc, ostacolò con ogni mezzo ( se non ricordate, vi rammento che lui era il Presidente della Camera e che Marco Follini era il segretario dell’Udc che metteva i bastoni fra le ruote delle riforme e delle decisioni di quel Governo ) la riconferma dello stesso Monti in Europa per agevolare un suo personaggio del calibro di Rocco Buttiglione , un politico talmente raffinato da essere stato platealmente poi cacciato dall’Europa per la sua posizione ridicolmente omofoba , quel politico talmente intelligente da affermare pubblicamente che “ le dimissioni di Berlusconi valgono da sole 250 punti di spread in meno “ ( infatti si è visto !) - Casini, dicevo, probabilmente salverà il suo target percentuale ad una cifra .

Di Pietro , pur reietto dal Bersani e da Vendola , dispone ancora della sua brava accolita di giustizialisti e di manettari , ripuliti da quasi dodici anni di greppia pubblica ma rimasti sempre a quello che sono stati : giannizzeri giustizialisti che 20 anni orsono, si misero al servizio del PCI di quel tempo per fucilare alla schiena la DC ed il PSI. La specialità della casa.

Che succederà domani,come andrà a finire il grillismo ? Rossella O’Hara proponeva di tirare a campare, oppure il suo era un invito ad avere fiducia in un domani diverso dall‘oggi ? C’è questa nuova “ gioiosa macchina da guerra” della sinistra “ bersanian-vedolanian-casiniana “ che già canta vittoria ma che inizia male, dando quel triste ed inverecondo spettacolo di rinnegare le sue “primarie” ( che vanno bene alla sinistra solo quando le può controllare , alla Stalin insomma) per il terrore che le vinca Renzi ma sopra tutto la sua precipitosa corsa ad arrotare - anzi tempo - le forchette per prepararsi al lauto banchetto delle poltrone istituzionali. Il “marciume che resiste “ , ecco come essa appare.

Solo Matteo Renzi ha scelto un percorso coraggioso, di innovazione e di modernità , come fece Bettino Craxi negli anni 70 e 80, rivoltando come un vecchio calzino il vetusto Psi alla De Martino tutto falce e tutto martello e niente riformismo, una scelta felice e feconda che risvegliò un’Italia intimidita dal terrorismo rosso e dalla svalutazione a due cifre e che mise all‘angolo e dietro la lavagna il PCI. Sono stati pochi gli uomini che hanno segnato, col loro irrompere nei polverosi palazzi delle istituzioni , delle vere e proprie svolte epocali per il Paese. Piaccia o meno, nell’era repubblicana essi sono stati solamente De Gasperi nell‘immediato dopo guerra , Craxi nei favolosi anni ottanta e da ultimo Silvio Berlusconi negli ultimi diciotto anni. Rispettivamente una svolta atlantica ed antisovietica il primo ( che respinse l’assalto comunista del PCI che voleva l’Italia nell’Unione Sovietica), l’esplosione dell’unica sinistra italiana riformista il secondo ( con la vittoria sul terrorismo rosso, con la sconfitta della svalutazione a due cifre, con la sconfitta del fronte sindacale della CGIL di Lama su contingenza e FIAT , con la nuova politica estera atlantica ma autonoma con Sigonella , ecc) , con la rivendicazione di quelle libertà civili, politiche ed economiche necessarie per liberare il Paese dalla cappa di rigidità e di conformismo che soffocava e mortificava il Paese, il terzo. Li accomuna anche, ovviamente, l’odio degli sconfitti, il rancore degli invidiosi, la belluina e gaglioffa sete di vendetta dei vecchi tromboni sconfitti, perdenti, ormai sepolcrali. Sempre lo, i post comunisti ed i loro soci, associati o azionisti :gli stessi che oggi impalerebbero volentieri a testa in giù, a Piazzale Loreto o a Piazza della Signoria, il sindaco di Firenze, magari con accanto il cadavere di Silvio Berlusconi . Ma l‘Italia non ha bisogno di questo P.D..

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PAKISTAN - ITALIA 1 -0 IN CIVILTA’

In Pakistan , terzo mondo , hanno scoperto che quell’imam che aveva accusato una bambina handicappata di aver strappato alcune pagine del Corano era un pataccaro, un bugiardo. La bambina fortunatamente è dunque salva. Applaudo l’episodio, una bambina salva, la verità che trionfa, un bugiardo cacciato a calci in culo. Io sono felice. Ma sono curioso di sapere se sono felici anche il Dr Ingroia ed il Dr Lari, i due Procuratori siciliani, che hanno fatto diventare icona antimafia un falsario, racconta balle, mascariatore, bugiardo, pataccaro, ecc di Ciancimino Jr. Stanno ringraziando Dio e la Madonna di Fatima che l’Italia non sia civilizzata come il Pakistan……………………………..

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DUE ROBERTI - DUE SUPERCAZZOLE

Il primo, Benigni, il genio “ de sinistra”, ha detto:” Non sono pagato dal P.D. ma dagli ospiti della Festa Democratica”.  Che genio! Che schiena dritta! Che correttezza! Ma , un momento! E non è sempre denaro del P.D.? Benigni, Benigni, quella lettera ( Str…..pezzi di m…….) non era di Grillo, ma era la tua, agli italiani che tu consideri tutti degli imbecilli che abboccano alle tue minchiate !

Il secondo, sempre Roberto, ma stavolta un professore, un cantautore di grande successo , il Vecchioni, un habituè dei Pala Sharp , dove una “ sedicente” “ èlite “ di prìncipi” di una lobby sabaudo-manettara tiene deliranti adunate sediziose nelle quali illustri costituzionalisti insegnano come violare la Costituzione italiana la cui devota e cieca adorazione però impongono al popolino ignorante e bue; dove si ciancia di una sconosciuta democrazia composta da un unico e solo pensiero e partito politico dominante, il loro, alla Stalin insomma; dove la così detta “ società civile” ogni tanto violenta pubblicamente , sul palco, qualche ragazzino di tredici anni , mettendogli in bocca inimmaginabili turpiloqui da trivio contro Silvio Berlusconi ; dove per essere accettato, è d’obbligo la vecchia parola d’ordine, ma simil carbonara, ieri “ fratelli d’Italia” oggi “ Berlusconi ed i suoi seguaci tutti impalati a Piazzale Loreto”,tanto per dimostrare la raffinatezza intellettuale dei convenuti, Vecchioni dunque dicevo un’icona “ de sinistra” , che RAI 3 ha incaricato per una lezione ai ragazzi sul fascismo. Lo spettacolo non è certo mancato, ma indegno. Vi lascio immaginare le panzane che il Professor Vecchioni ha rifilato agli ascoltatori ed ai giovani che lo ascoltavano. Compagno professore , ha trovato pane per i suoi denti. Eccomi, sono del ’38, malefico e perfido come le leggi razziali che, non a caso, sono nate insieme a me. Non dica stupidate, compagno Vecchioni né bugie e non riscriva la storia, pensi a cantare piuttosto e la storia - consiglio da amico- se la vada a studiare prima di impancarsi. Replico sinteticamente alla sfilza di scemenze del Compagno saccentone : i partigiani hanno combattuto contro i tedeschi, non contro il fascismo; i giovani di quel tempo non erano disperati come il saccente vuol farci intendere, ma poveri, semplici e puliti, magari senza soldi, senza droga,senza cantautori travestiti da filosofi, ma vivaddio senza cattivi maestri ; la pensione è opera del fascismo , non di Stalin, né di Togliatti, né del PCI; l’assistenza malattie è opera del fascismo, non di Stalin, né di Togliatti, nè del PCI; l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro è opera del fascismo, non di Stali, o di Togliatti o di Berlinguer e del PCI; per i giovani poveri c’erano le colonie marine e montane, non la Siberia, i campi di lavoro o i gulag come da certe altre parti del mondo a Lei tanto care ; i libri ed i quaderni scolastici erano gratis e per tutti , non come con Stalin riservati solo ai figli degli operai; a scuola c’era il refettorio , dove davano da mangiare agli studenti; gli insegnanti di scuola non erano solo fascisti , forse solo “ iscritti” al fascio per dovere e per comando, come è successo anche all’Italia ( le dice niente cosa ha voluto dire essere un iscritto alla CGIL-Scuola per chi cercava un incarico nella bellissima scuola berlingueriana degli incarichi e supplenze a tutti ? ) e come era un obbligo nella sua tanto cara Urss staliniana; il “ sabato fascista” non era un obbligo, si informi, ci andava chi ci voleva andare, nessuno era costretto,ecc. Quanto poi alle sue strepitose parole sui “ dissidenti “, Lei ha lamentato che il fascismo (testuale) “ ha ucciso tutti i dissidenti”. Ma cosa va dicendo? Io conosco solo Matteotti, Lei ne conosce forse altri? Può fornirmene l’elenco? E scusi Compagno maestro di menzogne, quanti dissidenti hanno sterminato Stalin, Hitler, Togliatti ? E perché non ha decantato la bella vita che il comunismo di Stalin e di Togliatti ha fatto fare dal ’19 all’’89 ai giovani sovietici ? Lei è un Ciancimino Jr della Storia, un imbarazzante pataccaro, un imbonitore  di giovani menti . Se Lei è un professore io sono Gesù Cristo.Ah Vecchiò! Ma che c…. stai a di!!!!!!!

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Roma, lunedì 10 settembre 2012

Gaetano Immè