Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 6 settembre 2012

DECRETO ANTI CORRUZIONE ED I MOTIVI PER I QUALI IL CENTRODESTRA SI OPPONE AL TESTO DEL CENTROSINISTRA.


Non è ben chiaro al pubblico il motivo per il quale vi sia un “ muro contro muro “ fra centrodestra e centrosinistra, a proposito della legge “ anti corruzione”. Il centrosinistra, che propone un suo testo dietro il quale , anziché costruire i ponti necessari per facilitare i necessari accordi , edifica arcigne barricate per una sua cocciuta, caparbia ed intransigente difesa ed il centrodestra , che a quel testo altrettanto caparbiamente si oppone. Le ragioni del dissenso però esistono e sono anche concrete e profonde nel merito oltre che numerose, ma sono state artatamente dissimulate dalla stampa organica al centrosinistra sotto vacui slogan degni del miglior Minculpop staliniano , mentre sono state fortemente sottovalutate da quella organica al centrodestra. Doveroso perciò contribuire a chiarire questi motivi di dissenso.

Vi è una preliminare questione di conflitto da dirimere e chiarire, perché il centrosinistra pone, quale fonte battesimale del suo testo il fatto che queste misure “ anticorruzione” ci verrebbero richieste – ahinoi!- dall'Europa, credendo così di fare approvare quelli che sono i suoi desideri come fossero una sorta di dovere del Paese nei confronti dell'Europa. Ovvio che non sia affatto così: l'Europa chiede certamente che l'Italia promuova nuove norme anti corruzione adeguate al momento, così come da sempre l’Europa ripetutamente intima all’Italia una riforma della sua (in)Giustizia .Ma mai ha o può imporre le misure specifiche ( quelle che il centrosinistra vorrebbe introdurre ovviamente “ pro domo sua”), anche perché – ma questo evidentemente al centrosinistra poco o nulla importa – l'Italia ha ancora una sua autonoma sovranità politica e decisionale . Chiarito dunque questo necessario preambolo, veniamo al concreto.

Nel testo che Bersani propone, primo rilievo, c'è la previsione di introdurre un nuovo “reato penale”: quello di “ traffico di influenze illecite”. Ad occhio e croce parrebbe una previsione che consentirebbe di colpire le lobbies. Ora però , ragionando senza isterici ed ideologici pregiudizi, le “lobbies” altro non sono che volontarie riunioni di soggetti che difendono i loro interessi legittimi e sono riconosciute ed ovviamente lecite in tutto il mondo civile occidentale, Usa compresa. Qui da noi, nel nostro “ paesello di mandolinari”, il P.C.I. della Prima Repubblica ha seguito rigorosamente la prassi comunista “della loro criminalizzazione” come consorterie golpiste per via di Licio Gelli e della strafamosa “ Loggia P2”, per la quale inchiesta – parliamo dei primi favolosi anni ottanta - Tina Anselmi , una sorta di Rosi Bindi ante litteram, si premurò di creare una nuova legge ad hoc ( oggi si direbbe “ contra personam”) che porta il suo nome e che prevede, come specifico reato, l'appartenenza ad una Loggia, ad una Lobby. Ancora oggi il centrosinistra e la stampa ad esso “ organica” si avvale spesso,sovente anche a sproposito, di tale reperto archeologico , facendo affidamento sull'eco mediatica di quei lontani fatti e sui fantasmi torbidamente golpisti che essi evocano nelle menti dei “ troppi cretini di ogni età” ( Lucio, ci manca) che leggono la stampa invece di informarsi sui fatti storici veri. Basta ricordare la fine ingloriosa e ridicola che hanno fatto le fantomatiche inchieste giudiziarie dei vari Woodcook e De Magistris, ecc sulle varie P3, P4, P5 ecc: come Cirano considerava , deridendoli, i Cadetti di Guascogna ( “ tutti soperchieria, tutti menzogna, questi sono i Cadetti di Guascogna di Carbonello di Castel Geloso “) così questo blog considera tutte queste inchieste uscite anche recentemente col solito clamore mediatico ( necessario per imbrogliare le labili menti dei lettori dei giornaloni organici ) e poi miseramente e vergognosamente abortite , ma dopo aver arrecato gli studiati danni , al minimo serio esame processuale . Inoltre è necessario anche ricordare – lo fanno in pochi, approfittatene, tanto è gratis ! - che il famoso Licio Gelli non è stato mai, dico mai condannato per l'appartenenza ad una Lobby o alla P2, segno che quella Legge Anselmi era non solo inutile e superflua ( mai nessuno da allora è stato incriminato per via di questa Legge sovietica, neanche il Generale Miceli per dire ) ma anche una trappola che la Magistratura può utilizzare anche al fine di incastrare e sputtanare qualche malcapitato con accuse infamanti ed inesistenti. Infatti basta compulsare Wikipedia per verificare come Licio Gelli sia stato certamente e ripetutamente condannato , ma sempre per reati diversi( e precisamente: per procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato; per calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola; per calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna, vicenda per cui è stato condannato a 10 anni e per bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano) da quello associativo previsto dalla Legge Anselmi . In ogni paese civile e libero, che non viva nel regime del sospetto; che non elevi la delazione a titolo di merito; che non rinunci al progresso sociale solo per il timore che ne possa beneficiare anche un avversario politico; dove non si è colpevolmente lasciato che si organizzasse e si rafforzasse la malavita locale sfruttandola come fonte di consensi politici anziché combatterne efficacemente l’esistenza nell’unico modo possibile e cioè eliminando tutti i “ ricchi ed inutili professionisti dell’antimafia” e creando in ogni regione del Paese quelle opportunità di sviluppo e di lavoro che da Cavour in poi mai nessuno ha creato, preferendo inondare quelle Regioni con i facili miliardi di sprecato e vano assistenzialismo clientelare che ha rinvigorito anziché abbattuto la malavita organizzata; dove lo Stato non sia il padrone dei corpi, delle menti e delle buste paga dei cittadini ma un “ angelo custode della sua libertà più completa “; dunque non certo in questo catafalco di ipocrisia qual è l’ Italia , queste lobbies non solo sono libere e riconosciute, ma hanno anche il loro giusto peso politico ed economico. Ma non prendete fischi per fiaschi: esse esistono e prosperano- e da sempre - anche in Italia, acclamate e riverite dal centrosinistra e dai suoi clienti o famigli , perché non si capisce cosa altro siano se non delle vere e proprie Lobbies le potenti organizzazioni finanziarie , assicurative e bancarie che vanno sotto il nome delle “ cooperative rosse” ( che preesistono alla famigerata Legge Anselmi in quanto organizzate in Italia dal P.C.I. fin dalla fine della seconda Guerra Mondiale ) , tutte le organizzazioni Sindacali , la stessa Confindustria, ecc. Ma non vi meravigliate del controsenso perché è noto come in Italia venga ancora applicato dal centrosinistra il famoso metodo dei “ due pesi e due misure “, introdotto da Palmiro Togliatti nella politica italiana quando “ il migliore “ lo esportò in Italia direttamente dal Cominterm moscovita di Stalin dove aveva lavorato per anni ed anni.

Tornando dunque al “ traffico di influenze illecite “,con tale previsione il centrosinistra pretenderebbe di limitare ancor di più la nostra libertà individuale - perché ,se lecite, le riunioni di persone sono addirittura previste dalla Costituzione – introducendo un'altra norma che consentirebbe ad un qualsiasi P.m. di ipotizzare un “ traffico di influenze illecite “ anche in una cenetta fra amici o nelle feste d’addio al celibato, per dire . Quello di cui il Paese non ha proprio bisogno è consegnare alla Magistratura un potere ancora maggiore di quello che già (anticostituzionalmente ed illecitamente) essa esercita ai danni dell’ordine legislativo , violando così, ma nel silente perché interessato silenzio del centrosinistra, l'indipendenza e l’autonomia reciproca fra i due poteri dello Stato.

C'è poi un'altra ideona del centrosinistra che non si può proprio accettare: quello sulla reintroduzione, fra i reati perseguibili d'ufficio, di quelli che oggi configurano il reato di peculato fra privati per i quali, dalla riforma del 1990 in poi, - come dimostra il testo dell'articolo 314 c.p. ed il recente caso Lusi – Margherita – era necessaria la “ denuncia di parte” da parte della persona offesa per la sua prosecuzione e persecuzione giudiziaria. Orbene secondo il testo “ anticorruzione “ proposto dal centrosinistra questo reato dovrebbe essere ricompreso nel testo dell'articolo 314 c.p. e dunque essere perseguibile d'ufficio da parte del Magistrato, anche senza querela di parte offesa. Lo sconquasso che provocherebbe una tale disposizione nel tessuto sociale e civile del Paese è così evidente che sarebbe offensivo persino spiegarlo meglio. Ma pensate cosa succederebbe in Italia: ogni impresa, azienda, attività privata, famiglia, partito politico, associazione ecc “ invisa” o “ antipatica” ad un Magistrato qualsivoglia potrebbe essere soggetta a inchieste sulla sola base di sospetti, di “ si dice”, di pettegolezzi. Roba da camicia di forza. Mi chiedo se sia con queste ideone che i signori del centrosinistra vorrebbero attirare gli investitori esteri in Italia per assicurarle l’auspicato sviluppo .

Ultimo appunto riguarda la ormai stucchevole pretesa del centrosinistra di reintrodurre , ancora fra i reati perseguibili d'ufficio, anche ogni forma di “ falso in bilancio”, sopra tutto quelle sue fattispecie formali, che non arrecano lesioni a terzi e che erano state appositamente e correttamente “ depenalizzate”. Una previsione che consentirebbe ad ogni Magistrato di imperversare su ogni attività economica in forma societaria, sia italiana che straniera, di bloccare la produzione, di sequestrare macchinari e prodotti, di sequestrare incassi, di sputtanare una impresa ( magari a vantaggio di un'altra), insomma una idea semplicemente ridicola, indegna di un Paese civile in un mondo globalizzato. Tanto lo sappiamo tutti come andrebbe a finire: titoloni sui soliti giornaloni per l'apertura dell'inchiesta da parte del P.M. di turno con le accuse più infamanti e sputtanamento di una vita di lavoro assicurato. Tanto della sentenza definitiva o del successivo proscioglimento dell'accusato – che arriverebbe comunque dopo svariati anni - non interessa niente né al P.M. né al centrosinistra , né alla grande stampa: basta l'effetto immediato. La criminalizzazione e l’eliminazione con metodo staliniano dei nemici finanziari e politici.

Mi fermo a questi rilievi, ma ditemi voi come si possono accettare simili idiozie di stampo staliniano, comunista e totalitario che avvicinerebbe ancor di più l’Italia ad una DDR con Stasi incorporata oltre quanto già da oggi questo Paese non lo sia già. Insomma se vogliamo discutere di seri e veri provvedimenti anti corruzione, pronti a discuterne quanti ne volete. Se dobbiamo invece accettare questo cumulo di imbecillità, spaziren, spaziren, marchez, marchez, walk, wolk, passeggiare, passeggiare.....

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QUANTI SCHIAFFI SULLA  FACCIA DI QUESTA UE!

Basta con i tentennamenti : per l'Italia è meglio lasciare l'euro, finirla subito, mollare questa” moneta agonizzante” , "forti della consapevolezza che l'Unione Europea così come è stata concepita, senza un'unione politica alle spalle, non va da nessuna parte". Sono parole di Bruno Poggi, sondaggista e segretario nazionale del Movimento Libera Italia (Mli), che il 31 agosto 2012 ha presentato in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare perché l'Italia lasci l'Unione Europea."Il Paese ha bisogno di cambiare tabella di marcia", spiega Poggi, "e non siamo pronti a fare la nostra parte". Quello a cui pensa il suo movimento è l'uscita dall'euro, seguita poi da una rinegoziazione dei termini e da un nuovo ingresso nell'Unione. Non senza condizioni: la riappropriazione dei diritti di signoraggio, l’utilizzo di una moneta nazionale in sostituzione dell’euro, l’esclusione del nostro Paese dall’area Schengen e la rescissione di Basilea 2 e 3.

Il Movimento di Poggi ha presentato anche una seconda proposta. Un testo di riforma del sistema bancario che separi le "attività bancarie ordinarie da quelle speculative". Vedremo.

Intanto arriva il secondo ceffone, la notizia che la Bulgaria, il paese dell'Unione Europea più povero ma allo stesso tempo raro esempio di politica fiscale virtuosa nel blocco dei 27, ha congelato a tempo indeterminato il progetto di adottare l'euro come moneta. Come dire “ abbiamo, è vero, le pezze al culo e va bene , ma rovinarsi con l’Euro mai”. Si tratta dell'ultimo caso di nazione prudente, consapevole dei mille problemi dell’Euro, che ha il coraggio e l’onestà intellettuale di prendere le distanze da Bruxelles e dalla disastrosa politica Ue, un'Unione incapace di gestire la crisi dei debiti sovrani, il cui effetto e' crescita zero , tasse piu' alte e sacrifici per centinaia di milioni di cittadini. Dalla capitale della Bulgaria Sofia, il primo ministro Boyko Borisov e il ministro delle finanze Simeon Djankov hanno spiegato che la decisione di non andare avanti con il piano strategico a lungo termine di adozione dell'euro arriva in risposta al deterioramento delle condizioni economiche e alla crescita dell'incertezza sulle prospettive della Ue. Ugualmente importanti, nelle parole dei due politici dell'ex paese comunista, il decisivo cambio di atteggiamento della pubblica opinione in una Bulgaria dove ormai da tre anni sono in vigore misure di austerity."Il vento e' cambiato, sia per cio' che pensiamo noi al governo sia tra la gente... In questo momento, non vedo alcun beneficio dall'ingresso nell'eurozona, solo costi", ha detto il ministro delle finanze Djankov. "I cittadini giustamente vogliono sapere chi dovranno salvare dal collasso se dovessero entrare nell’Euro. Inoltre non e' certo quali siano le regole ne' come potranno cambiare tra un anno o due".

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RIPENSAMENTI SOSPETTI DEL P.D SULLA NUOVA LEGGE ELETTORALE. ATTENZIONE PERCHE’ DIETRO C’E’ LA PAZZA IDEA DI PRODI AL COLLE!!

Sembrava che si fosse arrivati ad un sostanziale “ semi accordo” fra P.D. , PDL ed UDC ( il famoso ABC ) sui punti cardine della nuova Legge elettorale . Essi erano per così dire “ qualificanti” e si incentravano su sistema proporzionale, sullo sbarramento del 5% o dell’8%, sulle liste sullo stile di quelle delle elezioni provinciali, sulla reintroduzione delle preferenze e, sopra tutto, su un “ premio di maggioranza” che andava attribuito al partito e non più alle coalizioni. Questo fino all’altro ieri. Poi improvvisamente in Commissione Affari Costituzionali il P.D. ha cambiato atteggiamento, cosa lecita e legittima sia chiaro, ma che sorprende , fa riflettere e getta riserve e dubbi sui veri motivi che hanno spinto il P.D. al brusco cambiamento . Anche perché si è ancora e sempre in attesa di uno scatto di dignità da parte della politica ,ormai estenuata e stremata dall’assedio ormai annuale portatole incessantemente , da una parte, dall’anti politica crescente e, dall’altra parte, dalla ferita mortale infertale dal metodo, spiccio e brutale, con il quale Napolitano,nella sua operazione Monti condotta in modo assolutamente extraparlamentare, l’ha sprezzantemente relegata al ruolo di un orpello istituzionale, di un servile “paggio quirinalizio“.

E per quale motivo, allora, oggi il P.D.,cambia opinione proprio sull’attribuzione del premio di maggioranza,improvvisamente irrigidendosi sulla richiesta di una sua attribuzione alla coalizione vincente anziché, com’era pacificamente accettato prima, al partito vincente? Eppure le esperienze di questi ultimi diciotto anni hanno ampiamente dimostrato come il premio alla coalizione non sia assolutamente in grado di conferire alla stessa il potere di governabilità. La Lega Nord transfuga dal centrodestra nel ’94, i veto, sempre tutti interni alle coalizioni vincenti, di Rifondazione Comunista nel 1998 e nel 2008, dell’Udc nella legislatura 2001-2006 e quello del FLI di Fini nell’ultima legislatura, sono pistole fumanti, prove concrete del fallimento del premio di maggioranza alla coalizione. Inoltre come dimenticare come per diciotto anni tutti i commentatori politici di area di centrosinistra abbiano battuto il chiodo, peraltro condiviso da questo blog, che simili “coalizioni coatte “ potrebbero funzionare solo nei manicomi e con le camicie di forza, non certo in un Parlamento libero?

Una sola spiegazione è possibile: il P.D. , dilaniato dalle sue polemiche interne con Renzi, sconquassato dalla lotta fra Vendola e Casini, dalla guerra di Casini contro tutti, intimorito dalla dichiarata volontà di Renzi di candidarsi come candidato Premier a quelle “primarie” che sono state fino ad oggi il vanto della sinistra ( vanto durato fintanto che la sinistra è stata sicura di poterle controllare, alla moda staliniana),pur nella consapevolezza di poter vincere le elezioni politiche , non ha altro mezzo, per tenere unite le forze che dovrebbero coalizzarsi nel centrosinistra, che lasciare ancora in vita il tanto deprecato Porcellum o arrivare ad una Legge elettorale che comunque assegni il premio alla coalizione vincente e non al partito vincente. Consapevole infatti di poter contare su una maggioranza di voti risicata ( come nel 2006 d’altronde), nel P.D. è prevalsa una sorta di “ realpolitik” ,organica agli interessi della sua bottega più che a quelli del Paese : il P.D. governerà il Paese con la sua antica nomenclatura, a dispetto del rottamatore Renzi , emulsionato ( emulsione , non miscuglio )con Vendola e Casini , facendo affidamento sulle cose , anche se poche, che uniscono gli alleati , evitando quelle( quasi tutte le altre ) che li dividono e governeranno tutti uniti appassionatamente in modo che ciascun odi essi eviti di fare le bizze, pena un’altra debacle tipo l’ultimo Prodi. Il premio di maggioranza alla coalizione servirebbe dunque al centrosinistra come bostik per tenere incollata -o in schiavettoni? – la coalizione.

Ma non è tutto qui, c’è anche un altro motivo. Il fatto che Napolitano decade nel prossimo anno, nel 2013, dopo le consultazioni politiche. Dunque è scattato l’”assalto al Colle” per rioccupare il Quirinale nell’identica maniera con la quale il Professor Prodi favorì Napolitano nella sua elezione al Colle nel 2006. Come si il Colle fosse “ roba loro”, ieri a Napolitano e domani a Prodi. Uno scambio di cortesie fra piaceri ricevuti e piaceri concessi, senza che nessuno abbia niente a che ridire, tipo “ trattativa” o “ voti di scambio”. Il sistema è collaudato: la coalizione vincente le elezioni con margine risicato ma blindato dal premio del Porcellum diserterà le prime votazioni presidenziali a maggioranza qualificata e votando poi militarmente compatti quando il quorum scende al 51%.

I segni premonitori del disegno del centrosinistra sono presenti e neanche dissimulati. Per prima cosa il Professor Prodi è ricomparso in pubblico in occasione di convivi economici tenendo un profilo volutamente alto; si sono letti poi alcuni suoi inattesi editoriali su alcuni giornali ( come su Il Messaggero del suocero di Casini , ovviamente, il 2 settembre ‘12) . In questo scritto il Professore arriva addirittura a scrivere che con la Legge elettorale in discussione “ la formula del Governo sarebbe decisa solo dopo le elezioni, in contrasto con sacrosanto principio che a decidere i destini dell’Italia dovrebbero essere i suoi cittadini”. Chissà dov’era e cosa faceva il Professor Prodi Romano, dal 1948 fino al 1993, quando tutti i Governi italiani, dentro molti dei quali costui ha sguazzato alla grande, erano decisi nei corridoi del Palazzo, dopo mesi e mesi dalle elezioni politiche grazie al proporzionale? Che sia partita dunque la battaglia per l’occupazione del Quirinale è poi addirittura certificata da una dichiarazione di Vendola il quale, replicando ad una osservazione che gli ricordava lo sgambetto che il suo partito di Rifondazione Comunista fece a Prodi per ben due volte, replicava serafico che “ questa è l’occasione giusta per ripagare quelle scortesie con un sostegno concreto che porti il Prof. Prodi al Quirinale”.

C’è dunque la voglia matta di depositare Prodi al Quirinale dietro lo stop imposto dai ripensamenti del P.D. al lavoro della Commissione affari costituzionali sulla Legge elettorale. Inebriati dalla possibile prossima vittoria elettorale ( nel senso che il P.D. ha tutte le carte in regola per uscire dalle consultazioni con la palma del partito più votato dagli italiani ) , l’esercito del centrosinistra è partito famelico all’assalto di quella Little Big Horne che è la cittadella istituzione italiana: i duelli cruenti per l’accaparramento dei posti che contano è cosa loro, come nel 2006 e come nel 1996. Eliminato Renzi, sterilizzato Di Pietro, questa nuova “ gioiosa macchina da guerra” composta dal trio Bersani, Casini e Vendola, fa i conti avanti l’oste: Prodi lo mettiamo al Colle, Casini a Palazzo Chigi, D’Alema agli esteri, Veltroni sottosegretario, anche Fini e Rutelli mangeranno qual cosina. Prodi non vuole correre rischi , sappiamo della sua cautela e dei modi che usa. Insomma Prodi ha ordinato: se mi volete al Colle preparatemi un Parlamento di “ nominati” ( che possiamo controllare e dirigere anche dal di fuori) ed una maggioranza blindata dal premio: così io apparirò come un “ candido Catilina” che si è guadagnato l'appoggio dell’elettorato di sinistra con ingegnosa demagogia, frequentando attori e gladiatori, idoli del popolino e promettendo una ridistribuzione delle terre demaniali e prede di guerra (guadagnandosi così anche l'appoggio dei veterani di Silla ( Bersani), caduti in disgrazia) ed emanando addirittura un editto per la remissione dei debiti (detto Tabulae novae), come quello che malvolentieri abbandona l’orto per dedicarsi alla guida dello Stato ma solo perché implorato dal popolo. Nessuno si chiede però chi sia veramente Romano Prodi e se sia adatto al ruolo di Presidente della Repubblica. Vero che su quella sedia si è seduto anche un Sandro Pertini, ma via, cerchiamo di non esagerare! Romano Prodi sarà pure un cerbero risoluto, un fido guardiano del Colle devoto alla camarilla che lo depositerà al Quirinale con i soli suoi voti ( sarà il secondo Presidente della Repubblica, dopo Giorgio Napolitano, che andrà sul Colle senza essere stato eletto da tutto il Parlamento italiano, una vergogna infinita!), ma non va dimenticato che Romano Prodi è anche colui che: durante le indagini sul rapimento di Aldo Moro depose in Tribunale di aver saputo l’indicazione di “ Gradoli “ durante una seduta spiritica nella quale un piattino – testuali parole – disegnò sul tavolo la parola “ Gradoli”. Senza essere portato alla neuro direttamente; nonché colui che , Presidente dell’IRI, stava per regalare la SME per 500 miliardi all’amico Carlo De Benedetti ( pagabili in sette anni con ridicoli interessi), un contenitore delle migliori aziende italiane pubbliche con una liquidità di 700 miliardi. Grazioso omaggio all’amico, che un furioso Craxi riuscì a bloccare. Ricordo ancora che la vendita dell’asset , una volta uscito il Prof. Prodi dall’IRI, fruttò allo Stato italiano qualcosa come 3.500 miliardi. Per non parlare di Nomisma, di Telekom Serbia, di KGB, di Cirio, di Omnitel e di altre cose. Mi chiedo quali meriti abbia Prodi per diventare il Presidente della Repubblica .

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PRIMA TI INFANGO  POI TI PIANGO.

Per comprendere appieno quale cappa di ipocrisia soffochi l’Italia dominata dal pensiero politicamente corretto, basta riflettere sul decesso del Cardinale Martini. Quanti servili inchini davanti alla sua bara, quante ipocrite falsità sono uscite dalle boccucce a culetto di gallina che la smenavano con “ l’uomo del dialogo”, con “il rimpianto eterno” e così via, quanta sfacciata improntitudine mostrata come fosse un pregio o una virtù! Il Cardinale santificato da morto, scorticato e criminalizzato da vivo. Non tutti ricordano, nessuno ricorda, moltissimi fingono di aver dimenticato, specie quella ghenga del Pool milanese di “Mani Pulite e coscienza lurida”. La perfidia di Borrelli è da Premio Oscar, la faccia di tolla degli altri da guinness dei primati. Carlo Maria Martini? Per il P.M. Margherita Taddei, di Milano e per il Pool era un corruttore, aveva pagato, nella primavera del 1995 una tangente di 150 milioni per corrompere un funzionario del Catasto che doveva addolcire un certificato catastale necessario per la Curia. Non fu cosa da poco, perché, come al solito, il 22 Febbraio 1995 “ Repubblica” raccontò – falsando la realtà “ like usual” - che quel P.M. aveva sequestrato le carte della diocesi milanese. Il Pool stesso, al gran completo, durante conferenze , oltretutto in terre straniere, non esitò a spargere copioso fango sulla Curia milanese. L’ “Avvenire” accusò il Pool di demagogia giudiziaria, Martini preferì tacere , alla faccia dell’uomo del “ dialogo”. L’indagine non andò avanti, per mancanza di prove. Intanto anche al Cardinal Martini e alla Curia del dialogo una bella smerdata dal Tribunale di Milano e da Repubblica. Ma chi se ne ricorda?

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Roma, giovedì 6 settembre 2012

Gaetano Immè





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