Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 11 settembre 2012

SALVARNE UNO (DIPENDENTE) MA FARNE MORIRE CINQUANTA ( IMPRENDITORI ) PAGA BENE IN ITALIA .


Ogni persona che rischia di perdere il posto di lavoro merita la dovuta attenzione e considerazione. Non ci sono privilegi di cui godere quando vacilla il sostentamento della vita di un uomo, né devono esserci privilegi, per un elementare senso civico e costituzionale. Perché allora fior di giornalisti italiani – chiamo in causa direttamente Mauro, Calabresi, De Bortoli, Padellaro, Sordo, i direttori dei telegiornali , la marea di opinionisti, ecc-danno tutto questo grande risalto ai soli minatori del Sulcis e ai lavoratori dell’Alcoa – insieme faranno circa 800 persone – tralasciando l’identico dramma vissuto da circa 30.000 fra artigiani, commercianti, agricoltori partite Iva e 50enni senza più lavoro ? La risposta è miserabilmente idiota: vince la prima pagina chi fa più casino, chi si vende meglio o, se preferite, chi ha “ amici che contano nel Palazzo allargato”, una sorta di “ elite” nella classe lavoratrice con il bollino blu. Non c’è da meravigliarsi che in Italia accada questo: figurarsi se il Tg 1,2,3,4,5.LA7, ecc si perdono i tre poveretti del Sulcis che bivaccano sul silos o quegli altri poveracci che rimbambiscono con tamburi di latta gli impiegati del Ministero del Lavoro specialmente quando poi i “ signori” dei sindacati, probabilmente informati delle telecamere in arrivo sul posto, arrivano, sulle loro torpedo blu, a far bella mostra della loro “ concreta partecipazione”, della loro “ ferma posizione” e via cazzeggiando. L’anno scorso il saldo tra nuove imprese e cessazioni di vecchie nel mondo del commercio come scriveva Dario Di Vico sul Corriere della Sera è stato negativo: 30.000 esercizi commerciali hanno tirato giù la saracinesca. Se , come dice l’ISTAT, moltiplichi per tre il saldo negativo arrivi a quasi 100.000 posti di lavoro in meno . 100.000 contro 800, ditemi voi in che razza di mondo rovesciato ci fanno vivere questi grandi giornalisti.

Da sempre questo Paese è vittima della mediatica “spettacolarizzazione ” discriminatoria, che premia alcuni – famigli dei potenti – e dimentica tutti gli altri . A tracciare la linea di discrimine sono i grandi giornalisti che, schiavi del numero di copie da vendere, dello share televisivo e , sopra tutto, dei desideri dei loro editori , attaccano il somaro dove vuole la convenienza. Come nel caso che ho preso come esempio paradigmatico: ottocento dipendenti di due aziende , che sono da una vita sull’orlo del fallimento, che dovrebbero essere sempre mantenuti ad ogni costo nel loro improduttivo posto di lavoro- ovviamente a spese della collettività - trasformati in “ icone “, quasi in vittime di chissà chi se non della loro stessa improduttività aziendale e altri centomila poveri cristi completamente ignorati. Alla faccia del siamo tutti uguali!

Per quale motivo, Signori Direttori, i 250 minatori del Sulcis e i 500 dipendenti dell’Alcoa ( guarda caso, sempre in Sardegna siamo! E guarda caso si tratta evidentemente di persone in età matura ) -che dovrebbero diventare l’ultimo caso di una serie infinita di industrie assistite e improduttive - devono contare su maggiori appoggi mediatico-politici rispetto a centomila fra baristi, falegnami, intermediari, collaboratori di imprese, prestatori di servizi ( tutti giovani fra l’altro) o contadini che restano senza lavoro ?I motivi di questa vera e propria “discriminazione classista” – da appello alla Corte dell’Aia, da violazione dell’articolo 2 della Costituzione, altro che storie! – sono molteplici e tutte frutto di ignoranza e di cinquantennale indottrinamento culturale sotto il quale bombardamento ogni italiano è cresciuto e si è formato grazie alla così detta “ scuola statale” propalatrice e genitrice del pensiero dominante indicato dalle menti illuminate degli ottimati politici della Prima Repubblica. Mi fa ribrezzo anche il solo scriverlo, ma la cultura propalata da quella Scuola e da quelle Università italiane hanno creato “l’homo indoctus “ cui hanno propinato ed inculcato alcuni principi staliniani e togliattiani in forza dei quali chi non è un “operaio o lavoratore dipendente” è un nemico del popolo, un sovversivo, uno da eliminare, un pazzo da rinchiudere in manicomio, un pericolo per la società dei così detti “ tutti uguali”. Con la stessa vergognosa e crudele mistificazione con la quale Palmiro Togliatti definiva la staliniana fucilazione in massa degli italiani fuggiti in Russia ( contrabbandata come un Paradiso terrestre) come una “ sana lezione per gli italiani che vivono in Italia “, per la massa dei conformisti seguaci del pensiero unico dominante un barista è in evasore, come un commerciante, come un agricoltore. Dunque un delinquente, perché non accetta di farsi espropriare del proprio lavoro per mantenere chi invece non lavora. Questa è la cultura che la Prima Repubblica ha propalato nei confronti della piccola impresa.

La politica è molto più propensa a soddisfare la richiesta di un numero limitato di persone ( Alcoa e Sulcis ) , concedendo loro un comodo e mai denegato mantenimento a carico della collettività ( cosa che aumenta il suo consenso clientelare ), piuttosto che impelagarsi a risolvere i mille problemi che centomila soggetti, peraltro invisi al pensiero politico dominante e per giunta diversissimi fra di loro ( un fisco meno rapace, Equitalia più umana, credito bancario fermo e bloccato, pagamenti pubblici sospesi, ecc) pongono . Alle elezioni si “ acchiappano” consensi e voti ( le preferenze tanto invocate!) per aver salvato gli operai di una fabbrica ( fuori mercato ed improduttiva) messi a carico della collettività come fossero degli accattoni e degli incapaci , non certo per aver messo artigiani, commercianti, agricoltori, piccoli e micro imprenditori, baristi, ecc nelle condizioni di avere credito bancario e di non fallire. Ecco perché 800 è meglio che 100.000 ( ricordate la pubblicità “ tu is meglio che uan?).

Torno un attimo in Sardegna per dimostrare un paradosso con cui conviviamo da quaranta anni. Che è poi la vera condanna di questo nostro Paese e che sta nel fatto che, salvando solo quegli 800 mettendo sul conto di tutta la collettività ( compresi dunque anche i 100.000 che stanno per fallire e chiudere bottega) la loro spesa energetica ( di questo si tratta sia per Sulcis che per Alcoa), tutti quei disgraziati 100.000, oltre che trovarsi falliti, dovranno anche pagare qual cosina in più di tasse per mantenere gli 800 che già saranno privilegiati dalla salvezza del loro posto di lavoro ed altri imprenditori marginali saranno spinti sulla strada della chiusura. Per questo in Italia stanno fallendo le imprese e le ditte individuali , perché il mostruoso costo del mantenimento dello Stato Sociale ( cioè le imposte dirette e quelle indirette), primo al mondo, non consente loro di conservare quel piccolo margine di utile che la loro produzione otterrebbe dal mercato e che consentirebbe loro di restare dentro il mercato. Una politica che definire “ criminale” è riduttivo, perché è proprio per decenni e decenni di operazioni idiote come questa ( repetita juvant: l’invettiva non è certo contro i dipendenti, ma contro la classe politica sarda e centrale che pur di sfruttare i loro consensi clientelari ha mantenuto in vita - altro che “accanimento terapeutico “ ) che oggi le imposte del barista, dell’artigiano, dell’agricoltore, ecc spingono costoro all’ “evasione per sopravvivenza” quando non fuori mercato e dunque al fallimento ed alla morte. E’ criminale, è da pazzi, è da scriteriati, da folli, da veri delinquenti soddisfare oggi , per proprio tornaconto politico di bottega camuffato truffaldinamente da finto assistenzialismo , l’esigenza di una ben circoscritta clientela politica e distruggere il futuro dei moltissimi giovani ed il loro domani, il loro futuro . Perché, parliamoci chiaro, Alcoa, Sulcis, ecc, questo è accaduto da sempre nella Sardegna, governata dai Pisanu, dai democristiani e dalla sinistra alla Renato Soru. Loro hanno sperperato e noi ora dovremmo pagare perché ricattati dal rimorso di mettere sul lastrico 800 famiglie. Li salvasse con i fondi propri la Regione Sardegna questi lavoratori , la cui colpa è quella - non certo secondaria e da dividere con i loro sindacati - di aver sempre saputo di essere improduttivi e fuori mercato, ma come era comodo farsi mantenere da “ Roma” per trenta anni, vero? Allora , come diceva Totò, “l’intimo non vi rodeva” vero ? Ed ora come ripagate chi vi ha mantenuto? Con bombe carta, con molotov, coi disordini di oggi ? Se foste in “ buona fede” , “ onesti e coerenti” ed aveste veramente quella “ dignità” della quale vi riempite solo oggi la bocca, della quale vi accorgete solo adesso , dovreste inseguire quelli ( sindacati, politici regionali e centrali) che vi hanno illuso per tutti questi decenni, che vi hanno mantenuto con gli oboli di Roma, prendere a calci nel sedere chi vi ha ridotto a lavoratori finti, lavoratori burattini , lavoratori senza quella dignità che solo ora cercate. Oggi è tardi , il borsellino è chiuso perché non c‘è più un euro. Andate a bussare alle case dei politici di quei tempi, fatevi mantenere da loro, ricchi dei vitalizi pubblici. Le aziende fuori mercato vanno eliminate , non mantenute a spese di chi invece, si mantiene con il proprio lavoro. Credo di aver chiuso il cerchio della peggiore meschinità umana.

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COSA SI NASCONDE DIETRO LE FEROCI CRITICHE AI TEST D’INGRESSO ALL’UNIVERSITA’

Poche mattine fa, un ciarliero e petulante giornalista di Rai 1 , annunciando che erano al via i test per le ammissioni ai corsi universitari con numero chiuso. lanciava un sondaggio radiofonico fra gli ascoltatori: il numero chiuso lede il diritto allo studio? Con le sue parole , suggeriva che tutti dovrebbero poter accedere gratis ai livelli più alti degli studi, tutti dovrebbero poter ottenere una laurea. Siatene certi: si saranno riversate sulla redazione una valanga di telefonate indignate contro l'idea del numero chiuso, contro l'inaudita pretesa che sia messo un freno per l'accesso ad una formazione universitaria .Nella mia mente riflettevo, sentendo queste parole, sul fatto che questa “ formazione universitaria” è fornita quasi gratis e inorridivo pensando che , oltre tutto, c’è gente che pretende, inoltre, di avere un” diritto al lavoro” , ovviamente un posto fisso , coperto da un ferreo articolo 18, vigilato dalla Camusso e sempre rigorosamente vicino casa. Sono giornalisti come questo linguacciuto parolaio mattiniero a diffondere via etere le peggiori storture ( sciocchezze, in verità) in ordine ai concetti di “ giustizia” e di “ diritti”. Una società davvero giusta , democratica e liberale non può certo prescindere dal merito personale e solo l'applicazione della meritocrazia consente di garantire il diritto – e questo è davvero un sacrosanto “diritto” – al ricambio sociale e alla ascesa dei “capaci e meritevoli”. Il che fatalmente comporta – anche se molti sembrano dimenticarlo – la “discesa” di altri. Quando si fanno certi discorsi sui diritti e sulla giustizia, come faceva il nostro garrulo paroliere, non bisogna dimenticare come in tutti i regimi sottoposti alla tirannide del socialismo reale e del comunismo, sotto il falso alibi di una fantomatica “promozione sociale” e prevedendo d’autorità e d’imperio l’accesso agli studi superiori solo a vantaggio dei giovani di nascita “ proletaria” ( così marginalizzando e criminalizzando i giovani con origini socialmente «non sane»), un'intera classe dirigente è stata eliminata o quantomeno messa da parte per mezzo secolo. Nulla valeva, allora, il “ merito” personale , era solo una questione razziale, di origine sociale. I risultati di una tale impostazione sono noti a tutti, non necessitano di altri commenti.

Dunque, il messaggio che domina il Paese e che il ciarliero parolaio contribuisce a diffondere è che la “meritocrazia” sarebbe un valore “fascista”; che un Governo che destinasse la spesa scolastica ed universitaria alla formazione dei veri “meritevoli” rappresenterebbe una intollerabile ingiustizia e che la tanto vituperata “dispersione scolastica”( fortissima nell'Università), non sarebbe la conseguenza di una politica scolastica -quale quella attuale - che non tiene conto di attitudini, di capacità e competenze, ma un semplice “ effetto collaterale” poco significativo che si potrebbe eliminare con ulteriori finanziamenti pubblici alle Università per garantire sempre di più il “diritto allo studio” – come direbbe il nostro garrulo giornalista - confondendo ridicolmente il “ diritto allo studio” con la “frequenza a tempo indeterminato all’Università “ negli Atenei d'Italia.

Questo andava detto per radio , lasciando ai frequentatori dei barbieri ed agli avventori delle osterie del suburbio la ridicolizzazione e la criminalizzazione dei test di ammissione, spesso inadeguati e ancor più spesso ridicoli. Che nulla hanno ha che fare con diritti allo studio e con giustizia sociale .

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TEMPO PASSA, PANTA REI, MA CERTE FACCE RESTANO SEMPRE DOVE STAVANO

Venti anni fa – mamma mia come vola il tempo, ragazzi !- era di moda l’ esclamazione “ il nuovo che avanza”, a proposito delle novità in politica. Sull’onda di Manipulite, i vecchi partiti, tutti, tranne il Pci, furono annientati. Il che permise ai postcomunisti di proporsi come nuovo che avanza. Furono presto affiancati e letteralmente travolti da un altro nuovissimo soggetto che avanzava: Forza Italia. La voglia del nuovo era diffuso nella società dai mass media, soprattutto la Tv coniugava spettacolo e satira politica diventando una cassa di risonanza per le annunciate novità politiche, sull’onda devastante dell’inchiesta del secolo. Ma loro, i post comunisti, avevano tenuto d’occhio e spiato il vecchio che resisteva, sguinzagliarono un manipolo di P.M. , loro “organico”, che assalì , azzannò e distrusse , con armi da inquisizione papalina e da boia con patibolo, chi dava loro fastidio . Il vecchio che resisteva riuscì a riproporsi come un “ nuovo che avanza”, cambiando ditta alla Camera di Commercio, ma restando quello che è sempre stato. Una pratica da ragioniere di ultimo ordine.

Ma nel ‘94 dalle urne saltarono fuori dei vincitori nuovissimi, assolutamente inaspettati, i trionfatori di F.I. che sconvolsero, irritarono ed esasperarono coloro che erano i giannizzeri , i Caronte in toga della gioiosa e sconfitta macchina da guerra comunista . La cui brutale ed imprevista sconfitta, ed anche sonora perbacco , mandò su tutte le furie “ i bravacci del Palazzaccio in toga“ i quali, intimoriti da quel nuovo leader che voleva importare nel Paese una sognata aria di libertà che avrebbe messo fuori gioco la loro infingarda tirannia, colmi d’astio e d’odio contro quell’uomo di successo , contro il tycoon che era diventato un ricco magnate senza inchinarsi e prostrarsi ai poteri forti e vecchi del Paese a loro organici, contro il leader carismatico che parlava con un linguaggio di libertà sociale, culturale, economica del tutto ignoto ad un Paese ormai ridotto ad un sepolcro imbiancato colmo di reperti ideologici abbattuti dalla storia e dal progresso umano e civile del mondo, per pura vendetta avviarono contro Silvio Berlusconi e le sue imprese la collaudata prassi "disinformazione  metodo Stalin Kominform“, cioè la sua criminalizzazione mediatica con un martellamento giudiziario che non ha avuto mai uguali nel mondo intero e pure nelle galassie circostanti . Magistratura , sinistra politica e mediatica, poteri forti e stampa organica avevano preparato il “ gulag” opportuno per rinchiudervi Silvio Berlusconi e tutti gli elettori che ne condividevano i desideri riformisti.

Oggi, potenza delle catarsi, “ quel nuovo che allora avanzava ” sta messo peggio di quel vecchio che allora resisteva. La Lega è ai minimi termini , ferita a morte nella sua origine; il Pdl , dopo la deleteria scissione di Fini e la demolizione mediatica del suo leader non ha alleati, lo vedo incerto nell’andatura , lo vedo responsabile verso il Paese ma incoerente verso il suo programma nel suo sostegno al Governo tecnico, cerca ardui colpi di coda, come la ridiscesa in campo del suo leader.

A sua volta “ quel vecchio che allora riavanzava “, sopravvissuto alla macelleria giudiziaria di Tangentopoli grazie agli scellerati e costosi “accordi criminali “ stipulati dal PCI con Magistrati e con certa stampa, schiavo del ricatto ad ogni piè sospinto di quei suoi killer prescelti, riteneva di aver saldato il pizzo dovuto ai killer – la mattanza giudiziaria di soli due partiti (DR e PSI) favorendo il PCI – con il seggio senatoriale regalato a Di Pietro al Mugello, ma si sbagliava. Come tutti i fuggiaschi dai penitenziari ( da Alcatraz e dalla Cayenna) , il vecchio PCI ha cambiato identità e fisiognomica ( DS poi PDS poi PD ), ma siccome i lupi non perdono mai il pelo d’origine, per rendersi “presentabile “ agli occhi del Paese il PCI ha dovuto “ fondersi” con i sopravvissuti della DC di sinistra , ricambiando così , ancora una volta, indirizzo, nome , foto e barba e diventando P. D. Ma temendo di essere fagocitati dagli eredi dei cannibali democristiani, hanno voluto imporre i loro uomini alla Segreteria , dapprima con Walter Veltroni e poi con P.L. Bersani, a parte l’ex democristiano Dario Franceschini, più noto come “ l’uomo che giurava ogni cosa su una copia della Costituzione” che come Segretario di un Partito , cooptato alla carica dopo il tracollo veltroniano ( un Segretario , Veltroni, che è stato capace di ridurre quel partito al 20% di consensi dal 35% di prima). Oggi addirittura è violentemente contestato da Matteo Renzi, altro nuovo che vorrebbe avanzare . Così Bersani , altro prodigio di Segretario, che rompe con Di Pietro per agganciare Vendola e Casini che però litigano fra di loro come due che si schifano assai assai. Contorsionismi da fare invidia ai nani circensi, alle donne cannone, ai clown. Il vero , unico e solo “nuovo che avanza” è, oltre a Renzi ( fortunatamente !), purtroppo solo Beppe Grillo che oggi sfiora il 15% . Che cavalca , come un consumato comico ma anche come un politico incapace , la marea populista dell’antipolitica , limitandosi squallidamente a fare dell’insulto ad personam la sua caratteristica e della mancanza di un suo vero programma politico ed economico il suo imminente patibolo.

Il popolo degli “ homini indocti “ , eccitato dal populismo qualunquistico e indottrinato dalla stampa organica al centrosinistra con un composto di odio bilioso antiberlusconiano e di voglia di sangue e budella dei nemici politici come nella guerra civile , avanza barcollando ululando, come jene affamate “ i partiti vanno cacciati “, “i partiti sono zombie, larve, salme“, “i partiti sono tutti ladri“. Chi ricorda o ha studiato l’Italia degli anni venti del secolo passato , resta sbigottito e spaventato da questa ondata di qualunquismo populista e giustizialista del Movimento 5 Stelle , dal suo fare di tutt’erba un fascio, dal suo mettere tutti acriticamente sullo stesso piano , dalla sua evidente carica di violenza fisica che ogni suo epiteto, che ogni sua contumelia, che ogni sua dichiarazione lasciano intuire. Perché è lo stesso humus sociale che produsse lo “ squadrismo fascista” do quegli anni venti del secolo scorso. Così senza che nessuno se ne rendesse conto “ il nuovo che dovrebbe avanzare “ è diventato “ il nuovo squadrismo che avanza” . Non c’è poi tanto da stupirsi di tutto questo se si fa un rigoroso esame di coscienza. Intanto gli anni venti ed il ventennio che ne seguì cambiarono, eccome se cambiarono (poco importa quì se in bene o in male ) la ingessata società e la bizantina politica italiana di quei primi anni del novecento. Invece in questo ventennio cui ci riferiamo, dal ’94 ad oggi intendo, la classe politica che ha governato il Paese non è stata capace di fare nessuna delle tante riforme delle quali il Paese aveva ed ha ancora assoluto bisogno. Insomma questa classe politica è stata al governo del Paese solo per combattersi con la controparte e la società italiana è stata ridotta ad una tela , quella che Penelope ( centrodestra) tesseva di giorno e che poi di notte disfaceva ( centrosinistra) . E mentre il centrodestra tentava di porre almeno le basi per qualche riforma che era nel suo programma , il P.D. - che pure di storia ideologica e politica ne aveva tanta di più del suo competitor politico - non ha fatto altro che cancellare le riforme dell’avversario ( come è accaduto, per esempio, sulla riforma delle pensioni con gli scalini di Maroni ) ed ostacolare ogni altro tentativo riformista .

Il PD inoltre non ha mai fatto i conti con la sua storia, con se stesso e il suo tanto sbandierato riformismo è oggi miseramente naufragato nel peggior conservatorismo : il suo sostegno al governo Monti , il suo fondamentale concorso all’operazione di Napolitano a discapito della Costituzione e della classe politica con il Governo del Presidente, il suo sostegno all’Europa a conduzione bancaria franco tedesca, il suo sostegno incondizionato ad Obama ( colui che ha salvato le Banche che hanno assassinato il benessere del globo invece di rifondarle ex novo ), il suo ridicolo preoccuparsi del desiderio di un Nichi Vendola che gli impone, come fosse un’emergenza nazionale, la sua voglia di sposare il suo compagno, il suo lunghissimo sodalizio ( dal 2007 ) con il giustizialismo manettaro di Di Pietro ed il suo fattivo sostegno alla cricca sabauda (Zagrebelsky, Mauro, ecc) , una camarilla che pretende di governare il Paese senza alcuna investitura popolare , questo suo immobilismo storico assurdo che non gli ha consentito in tutti questi lunghissimi anni ( insomma dal 1989 ad oggi è passato un quarto di secolo , accidenti!) di tramutarsi in un partito socialdemocratico, come tutti gli altri in Europa,

Que reste-t-il de nos amours, cantava anni fa Charles Trenet.  Cosa resta dunque , da noi, della nostra politica  ? Casini, nato democristiano , mai lavorato un giorno in vita sua, mantenuto da noi da trenta e passa anni, oggi inserito nella potente famiglia Caltagirone e dunque nel cuore dell’azionariato delle Banche , sostenitore del Governatore siculo Totò Cuffaro - quello rinchiuso nelle patrie galere per i noti motivi mafiosi (dove resterà per altri sei o sette anni )- quello la cui cifra distintiva è tutta nello stare appollaiato sul ramo aspettando che passi il cadavere di uno dei due contendenti onde divorarlo ( i due forni o “ Franza o Spagna, purché se magna!“), quello che ospita gli infiltrati del Vaticano nel Parlamento italiano nonostante un Concordato, quello che “ Moro è vivo perché è morto”, quello per cui “ la democrazia non ti da da mangiare, meglio stare con i banchieri “ abbracciando il “nuovo” Monti, quello che oggi vorrebbe nel 2013 un altro Governo Monti - lui che nel 2004, durante il Governo Berlusconi II , al quale partecipava la Udc, ostacolò con ogni mezzo ( se non ricordate, vi rammento che lui era il Presidente della Camera e che Marco Follini era il segretario dell’Udc che metteva i bastoni fra le ruote delle riforme e delle decisioni di quel Governo ) la riconferma dello stesso Monti in Europa per agevolare un suo personaggio del calibro di Rocco Buttiglione , un politico talmente raffinato da essere stato platealmente poi cacciato dall’Europa per la sua posizione ridicolmente omofoba , quel politico talmente intelligente da affermare pubblicamente che “ le dimissioni di Berlusconi valgono da sole 250 punti di spread in meno “ ( infatti si è visto !) - Casini, dicevo, probabilmente salverà il suo target percentuale ad una cifra .

Di Pietro , pur reietto dal Bersani e da Vendola , dispone ancora della sua brava accolita di giustizialisti e di manettari , ripuliti da quasi dodici anni di greppia pubblica ma rimasti sempre a quello che sono stati : giannizzeri giustizialisti che 20 anni orsono, si misero al servizio del PCI di quel tempo per fucilare alla schiena la DC ed il PSI. La specialità della casa.

Che succederà domani,come andrà a finire il grillismo ? Rossella O’Hara proponeva di tirare a campare, oppure il suo era un invito ad avere fiducia in un domani diverso dall‘oggi ? C’è questa nuova “ gioiosa macchina da guerra” della sinistra “ bersanian-vedolanian-casiniana “ che già canta vittoria ma che inizia male, dando quel triste ed inverecondo spettacolo di rinnegare le sue “primarie” ( che vanno bene alla sinistra solo quando le può controllare , alla Stalin insomma) per il terrore che le vinca Renzi ma sopra tutto la sua precipitosa corsa ad arrotare - anzi tempo - le forchette per prepararsi al lauto banchetto delle poltrone istituzionali. Il “marciume che resiste “ , ecco come essa appare.

Solo Matteo Renzi ha scelto un percorso coraggioso, di innovazione e di modernità , come fece Bettino Craxi negli anni 70 e 80, rivoltando come un vecchio calzino il vetusto Psi alla De Martino tutto falce e tutto martello e niente riformismo, una scelta felice e feconda che risvegliò un’Italia intimidita dal terrorismo rosso e dalla svalutazione a due cifre e che mise all‘angolo e dietro la lavagna il PCI. Sono stati pochi gli uomini che hanno segnato, col loro irrompere nei polverosi palazzi delle istituzioni , delle vere e proprie svolte epocali per il Paese. Piaccia o meno, nell’era repubblicana essi sono stati solamente De Gasperi nell‘immediato dopo guerra , Craxi nei favolosi anni ottanta e da ultimo Silvio Berlusconi negli ultimi diciotto anni. Rispettivamente una svolta atlantica ed antisovietica il primo ( che respinse l’assalto comunista del PCI che voleva l’Italia nell’Unione Sovietica), l’esplosione dell’unica sinistra italiana riformista il secondo ( con la vittoria sul terrorismo rosso, con la sconfitta della svalutazione a due cifre, con la sconfitta del fronte sindacale della CGIL di Lama su contingenza e FIAT , con la nuova politica estera atlantica ma autonoma con Sigonella , ecc) , con la rivendicazione di quelle libertà civili, politiche ed economiche necessarie per liberare il Paese dalla cappa di rigidità e di conformismo che soffocava e mortificava il Paese, il terzo. Li accomuna anche, ovviamente, l’odio degli sconfitti, il rancore degli invidiosi, la belluina e gaglioffa sete di vendetta dei vecchi tromboni sconfitti, perdenti, ormai sepolcrali. Sempre lo, i post comunisti ed i loro soci, associati o azionisti :gli stessi che oggi impalerebbero volentieri a testa in giù, a Piazzale Loreto o a Piazza della Signoria, il sindaco di Firenze, magari con accanto il cadavere di Silvio Berlusconi . Ma l‘Italia non ha bisogno di questo P.D..

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PAKISTAN - ITALIA 1 -0 IN CIVILTA’

In Pakistan , terzo mondo , hanno scoperto che quell’imam che aveva accusato una bambina handicappata di aver strappato alcune pagine del Corano era un pataccaro, un bugiardo. La bambina fortunatamente è dunque salva. Applaudo l’episodio, una bambina salva, la verità che trionfa, un bugiardo cacciato a calci in culo. Io sono felice. Ma sono curioso di sapere se sono felici anche il Dr Ingroia ed il Dr Lari, i due Procuratori siciliani, che hanno fatto diventare icona antimafia un falsario, racconta balle, mascariatore, bugiardo, pataccaro, ecc di Ciancimino Jr. Stanno ringraziando Dio e la Madonna di Fatima che l’Italia non sia civilizzata come il Pakistan……………………………..

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DUE ROBERTI - DUE SUPERCAZZOLE

Il primo, Benigni, il genio “ de sinistra”, ha detto:” Non sono pagato dal P.D. ma dagli ospiti della Festa Democratica”.  Che genio! Che schiena dritta! Che correttezza! Ma , un momento! E non è sempre denaro del P.D.? Benigni, Benigni, quella lettera ( Str…..pezzi di m…….) non era di Grillo, ma era la tua, agli italiani che tu consideri tutti degli imbecilli che abboccano alle tue minchiate !

Il secondo, sempre Roberto, ma stavolta un professore, un cantautore di grande successo , il Vecchioni, un habituè dei Pala Sharp , dove una “ sedicente” “ èlite “ di prìncipi” di una lobby sabaudo-manettara tiene deliranti adunate sediziose nelle quali illustri costituzionalisti insegnano come violare la Costituzione italiana la cui devota e cieca adorazione però impongono al popolino ignorante e bue; dove si ciancia di una sconosciuta democrazia composta da un unico e solo pensiero e partito politico dominante, il loro, alla Stalin insomma; dove la così detta “ società civile” ogni tanto violenta pubblicamente , sul palco, qualche ragazzino di tredici anni , mettendogli in bocca inimmaginabili turpiloqui da trivio contro Silvio Berlusconi ; dove per essere accettato, è d’obbligo la vecchia parola d’ordine, ma simil carbonara, ieri “ fratelli d’Italia” oggi “ Berlusconi ed i suoi seguaci tutti impalati a Piazzale Loreto”,tanto per dimostrare la raffinatezza intellettuale dei convenuti, Vecchioni dunque dicevo un’icona “ de sinistra” , che RAI 3 ha incaricato per una lezione ai ragazzi sul fascismo. Lo spettacolo non è certo mancato, ma indegno. Vi lascio immaginare le panzane che il Professor Vecchioni ha rifilato agli ascoltatori ed ai giovani che lo ascoltavano. Compagno professore , ha trovato pane per i suoi denti. Eccomi, sono del ’38, malefico e perfido come le leggi razziali che, non a caso, sono nate insieme a me. Non dica stupidate, compagno Vecchioni né bugie e non riscriva la storia, pensi a cantare piuttosto e la storia - consiglio da amico- se la vada a studiare prima di impancarsi. Replico sinteticamente alla sfilza di scemenze del Compagno saccentone : i partigiani hanno combattuto contro i tedeschi, non contro il fascismo; i giovani di quel tempo non erano disperati come il saccente vuol farci intendere, ma poveri, semplici e puliti, magari senza soldi, senza droga,senza cantautori travestiti da filosofi, ma vivaddio senza cattivi maestri ; la pensione è opera del fascismo , non di Stalin, né di Togliatti, né del PCI; l’assistenza malattie è opera del fascismo, non di Stalin, né di Togliatti, nè del PCI; l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro è opera del fascismo, non di Stali, o di Togliatti o di Berlinguer e del PCI; per i giovani poveri c’erano le colonie marine e montane, non la Siberia, i campi di lavoro o i gulag come da certe altre parti del mondo a Lei tanto care ; i libri ed i quaderni scolastici erano gratis e per tutti , non come con Stalin riservati solo ai figli degli operai; a scuola c’era il refettorio , dove davano da mangiare agli studenti; gli insegnanti di scuola non erano solo fascisti , forse solo “ iscritti” al fascio per dovere e per comando, come è successo anche all’Italia ( le dice niente cosa ha voluto dire essere un iscritto alla CGIL-Scuola per chi cercava un incarico nella bellissima scuola berlingueriana degli incarichi e supplenze a tutti ? ) e come era un obbligo nella sua tanto cara Urss staliniana; il “ sabato fascista” non era un obbligo, si informi, ci andava chi ci voleva andare, nessuno era costretto,ecc. Quanto poi alle sue strepitose parole sui “ dissidenti “, Lei ha lamentato che il fascismo (testuale) “ ha ucciso tutti i dissidenti”. Ma cosa va dicendo? Io conosco solo Matteotti, Lei ne conosce forse altri? Può fornirmene l’elenco? E scusi Compagno maestro di menzogne, quanti dissidenti hanno sterminato Stalin, Hitler, Togliatti ? E perché non ha decantato la bella vita che il comunismo di Stalin e di Togliatti ha fatto fare dal ’19 all’’89 ai giovani sovietici ? Lei è un Ciancimino Jr della Storia, un imbarazzante pataccaro, un imbonitore  di giovani menti . Se Lei è un professore io sono Gesù Cristo.Ah Vecchiò! Ma che c…. stai a di!!!!!!!

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Roma, lunedì 10 settembre 2012

Gaetano Immè



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