Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 3 ottobre 2012

LA SOLITA DOPPIA MORALE TOGLIATTIANA DEL P.D. SUL CASO POLVERINI


La penosa vicenda delle dimissioni della governatrice del Lazio Renata Polverini ha scatenato l’ipocrita reazione dei soliti gaglioffi farisei della sinistra italiana e loro sodali mediatici. La tesi di questi falsi moralisti , caduti dal pero, che si richiama ancora ai fasti della ridicola diversità antropologica del vecchio Partito comunista, è la seguente: occorre distinguere le responsabilità nello scandalo della Regione Lazio. Così, secondo costoro, chi ha solo“accettato” i soldi ( loro ) non può essere posto sullo stesso piano di chi ( Fiorito e dunque il PDL) quei soldi li ha anche spesi e sperperati. Secondo questi maestri dell’ipocrisia dunque lo scandalo non consisterebbe nell’entità della cifra ma solo nell’uso distorto che” qualcuno “ ne ha fatto. Una sottospecie di principe dei farisei , Paolo Gentiloni, esponente di spicco del Partito democratico, ha così sentenziato , senza contradditorio alcuno ovviamente,nel corso de L’Infedele condotto dal consueto, disgustosamente scodinzolante Gad Lerner. Questa è, comunque, anche la linea interpretativa sulla quale si sta posizionando tutto il Pd. Il quale P.D. , in concorso con alcuni vergognosi servizi mandati in onda dalla RAI3 berlingueriana (nei quali venivano mostrati solo alcuni passaggi nei quali la Polverini, all’atto delle dimissioni, stigmatizzava il comportamento di alcuni suoi alleati ma dai quali erano stati completamente e brutalmente tagliati gli sprezzanti rilievi della Governatrice all’indirizzo dell’opposizione) vorrebbero far passare il messaggio che lo scandalo laziale si annidi solo nel PdL ma non in quella formazione politica, il P.D. appunto, che molto ingenuamente ha visto piovere dal cielo questa manna di milioni da spendere e l’ha solo raccolta, in modo quasi del tutto inconsapevole. Insomma a quelli di sinistra il malloppo di saldi è piovuto nelle tasche, mica se lo sono intascato con le manine loro! Come Scajola, al quale qualcuno, un vero scostumato, s’era permesso di regalare una casa con vista sul Colosseo! .E aggiungendo ( senza fornire prove, si intende, ma apoditticamente ) che loro tali quattrini li hanno spesi solo per attività politico-istituzionali , i compagnucci di Bersani tendono ad attribuire al Pdl ed ai suoi alleati ogni responsabilità politica e penale di questa ennesima storiaccia di ordinario malcostume amministrativo.

Che simili baggianate le bevano i loro fans , i loro adepti, i loro seguaci catechizzati a dovere , irreggimentati ed inquadrati dalla loro propaganda staliniana, mi pare cosa normale, visto il quoziente intellettivo non esaltante di coloro che invece di pensare con la loro testa si affidano acriticamente ai loro guru politici. Ma le cose non stanno affatto nella maniera in cui la “disinformatia” rossa vorrebbe darci da bere. Ai Gentiloni , ai Lerner ed ai loro seguaci voglio ricordare alcuni numeri che smascherano la loro puerile fandonia. Infatti, fino al 2010 l’appannaggio che con le famigerate manovre d’aula veniva concesso a tutti i gruppi consiliari del Lazio, ammontava ad un milione di euro. “Successivamente” e cioè dal 2010 ad oggi, attraverso una serie di provvedimenti ad hoc, questa somma è stata portata a ben 14 milioni. Capito bene? I gruppi dell’opposizione non hanno solo “accettato” il malloppo, come sostiene testualmente il summenzionato Gentiloni, bensì hanno sempre votato all’unanimità insieme a quelli della maggioranza un tale, stratosferico aumento dell’ennesimo privilegio di casta. Un privilegio che, vorrei ricordare, rientra in un desolante quadro di spesa regionale la quale, nel complesso, in soli 10 anni si è quasi raddoppiata. Ciò dimostrerebbe che, al di là del colore, ci troviamo all’interno di una crisi sistemica della politica e non, come tenderebbe a far accreditare la sinistra, ad un problema di semplice onestà e moralità di una sola classe dirigente. La vera questione è legata proprio all’eccessiva invadenza della politica e della burocrazia nella società, la qual cosa determina un enorme flusso di danaro direttamente controllato dalla citata casta.



Proprio mentre si parla del disegno di legge anticorruzione, guarda caso, scoppia il caso Fiorito e della Regione Lazio. C’è del marcio in Danimarca, ma anche e sopra tutto nella politica della sinistra italiana. Emergono episodi disgustosi di sperpero e di abuso di denaro pubblico, né si tratta di una patologia riferibile solo al Lazio. Emerge in tutta la sua incredibile dissennatezza, la constatazione che lo scandalo nella Regione Lazio sia stato fatto esplodere per le poche decine di milioni profuse in ruberie e approfittamenti da rubagalline, ma non per il gigantesco e disastroso deficit sanitario di quella regione che supera il miliardo di euro. Le corruttele, le malversazioni, il favoritismo non si combattono con il solito falso moralismo , con l’ inasprimento delle pene o con la previsione di nuovi reati, ma sono state incubate e favorite dalla abnorme dilatazione delle economie pubbliche e dalla selva delle leggi. Neppure Napolitano, pur messosi di traverso alle golose pretese egemoniche della lobby sabaudo piemontese che lo ha collocato di peso sul Colle , ha avuto il coraggio di indicare la vera origine degli scandali delle Regioni. Che è roba della sinistra e che proviene da quella disgraziata riforma del Titolo V della Costituzione, il così detto federalismo di sinistra che ebbe come corifei Veltroni e Rutelli pensate che razza di statisti , laddove venne previsto che “ tutte le competenze non espressamente contemplate, appartengono alle Regioni”. In dieci anni, dalla riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione ad opera del governo di centrosinistra di Amato, alla scadenza del suo mandato di legislatura ( voglio ricordare alle anime belle che si stracciavano le vesti ed urlavano alte grida spagnolesche blaterando di “ dittatura della Maggioranza” davanti alle modifiche costituzionali adombrate dal centrodestra quando questa disponeva in Parlamento di ampia maggioranza , che la riforma del centrosinistra del Titolo V della Costituzione fu varata con solo quattro – dico quattro – voti di maggioranza)la spesa corrente delle regioni è aumentata del 40%. In soldoni, questa spesa è aumentata di 80/90 miliardi di euro, una cifra gigantesca. Una riforma votata male ed in fretta , perché la legislatura era armai alla fine e bisognava dare potere illimitato ai governatori delle Regioni che erano in stragrande maggioranza tutti del centrosinistra.



Si stanno verificando coincidenze che non fanno presagire nulla di buono nella vita del Paese. Avvicinandosi le elezioni politiche – almeno così dovrebbe essere secondo la nostra “ famosa” Costituzione più bella del mondo” – quella verbosamente idolatrata dalla sinistra italiana ma sempre da costoro vilipesa ( sommariamente: modifica costituzionale del ’99 con 4 voti 4 di maggioranza, elezioni politiche scippate da Napolitano, persone appena appena sospettate di reato o di peccato morale diffamate come persone condannate in via definitiva, continua violazione del segreto istruttorio, violazione delle libertà personali continua, ecc) – pare che il “ partito delle Procure” si sia rifatto vivo . Appena appena sopito l’eco mediatica dell’inchiesta ventennale sulla trattativa Mafia – Stato, appena appena richiesta la soppressione del “ segreto di Stato” un sede di Appello all’arresto di Abu Mazen, ecco partire altre chirurgiche operazioni di pulizia politica destinata a sbaragliare l’offerta elettorale che ostacola l’affermazione politica del partito delle Procure. Il quale per ammissione stessa del suo principale interprete, il Dr. Antonino Ingroia, è assai vicino alla estinta Rifondazione Comunista e dunque, oggi , al SEL di Nichi Vendola .



Ecco allora il laser giudiziario colpire con precisione chirurgica dapprima tutto il centrodestra, prima la Lega Nord col tesoriere Belsito (dove Bossi non è indagato ma è stato abbondantemente sputtanato politicamente tanto da dover essere sostituito da Maroni) ed ora il PDL ( dove addirittura quel cialtrone di Fiorito ( a proposito, ma cosa c’entra mai questo Fiorito con il PDL ? Poco o nulla. Costui ha vissuto una vita da seguace del MSI di un certo Gianfranco Fini, poi seguace di AN sempre guidata da quel tale Gianfranco Fini e che , solo dal 2008, con la confluenza di AN nel PDL, è diventato un uomo del PDL. Batman Fiorito è stato dunque allevato per una vita da un tale Gianfranco Fini il quale evidentemente non gli ha saputo trasmettere il valore della correttezza e dell’onestà, proprio quello stesso Gianfranco Fini che oggi, alla ricerca disperata di qualche voto , si dipinge “ indignato” dalla disonestà di Fiorito, disonestà che questo “ principe della correttezza” di Fini vorrebbe addossare tutta al PDL, povero cocco di Elisabetta!) è finito al carcere preventivo per un reato, quello imputatogli di “peculato” , che neanche prevede come pena la reclusione. La ex fascista Renata Polverini, ( stessa pasta di Fiorito, stesso curriculum vitae, altra seguace di quel tale Gianfranco Fini, una incapace – quando la sua Giunta regionale del Lazio votava all’unanimità di arraffare tutto quel mare di soldi pubblici - non dico di controllare i suoi polli ma neanche di trovare uno scatto di dignità e di votare contro quelle delibere della Giunta) ora crede di riacquistare una seppur minima dignità umana e politica con le sue scellerate e vigliacche dimissioni da Presidente del Lazio! Una che scappa davanti alle proprie responsabilità è sempre colpevole.Se proprio avesse voluto riacquistare un poco di dignità umana e dunque anche politica avrebbe dovuto bere fino in fondo la sua cicuta, restare al suo posto ( la Polverini neanche è indagata, ma solo sputtanata ) beccarsi tutto il male ed il fango che la sua ignobile azione politica ha determinato e cercare di rimediare ai danni che ha provocato. Come Cirano dipingeva sarcasticamente i Cadetti con la sua memorabile “ questi sono i cadetti di Guascogna di Carbonello di Castel Geloso, tutti soperchieria, tutti menzogna ed ognuno è più ricco di un cencioso!”, così questo blog stigmatizza tutti questi “ cenciosi gaglioffi provenienti da AN e dall’educazione di quel tale Gianfranco Fini “ che, sdoganati dalle fogne dell’arco costituzionale grazie solo a Berlusconi ed a Forza Italia, si sono dapprima sistemati come alleati di Forza Italia e poi anche arricchiti sia salendo sul costoso carro trionfale preparato coi i soldi di Berlusconi ( manettari sì, ma quando si tratta di arraffare privilegi castali nessun “ intimo che rode davanti al despota di Arcore”, “ pecunia non olet”!) e poi organizzando truffette da ruba galline di soldi pubblici. Volete veramente andarvene dal centrodestra? Magari!



Sistemato a dovere così il centrodestra, il partito delle Procure è andato all’attacco dei nemici di sinistra. Ecco dunque colpire ed affondare il P.D. di Bersani con due siluri . Uno, con l’inchiesta su Penati, braccio destro di Bersani, penalmente rinviato a giudizio per corruzione , concussione e finanziamento illecito al P.D., accuse da far tremare le vene dei polsi. Penati , inquisito e rinviato a giudizio, neanche si dimette da Consigliere della Giunta della Lombardia ( ma quali “ due pesi e due misure!”, qui si adotta la dottrina “ D’Alema “ ogni persona merita la sua storia”!, solo i gonzi vanno al gabbio mica le persone cresciute e pasciute con i rubli di Stalin!) , nessuno sbraita o si straccia le vesti. Che Paese! Belsito e Fiorito ( Lega Nord e PDL, si badi) accusati di “ peculato” ( reato per il quale non è previsto una pena detentiva,ma entrambi arrestati come carcere preventivo) per cifre che non sono neanche un decimo delle tangenti e delle concussioni di Penati hanno determinato la caduta di Bossi e della Polverini, mentre Penati non ha fatto “ cadere” nessuno! Strano davvero! Ma c’è il trucchetto da parte del “ Partito delle Procure”! Non si vede ma c’è! E consiste nel fatto che i reati di Penati sono stati commessi da costui in un arco temporale precedente di circa dieci anni. Ora averglieli contestati solo da due anni significa far intravedere a Penati l’uscita del tunnel con la prescrizione ( quella che se viene applicata a qualcuno del centrodestra è un’infamia da statarello centroafricano, mentre se applicata ad uno del centrosinistra è un pilastro della democrazia costituzionale). Insomma un bel messaggio mafioso che, tradotto, così recita: “ caro P.D. se ti allei con Vendola e fai fuori Di Pietro ( che è troppo invadente ) puoi contare sulla prescrizione dei tuoi reati”.



Per far credere poi che siamo veramente “ tutti uguali davanti alla Legge”, ecco un pasticciaccio che tira in ballo anche il governatore del Sel e che è esploso nelle ultime ore quando un avviso di conclusione delle indagini è stato notificato dalla procura di Bari a 47 persone coinvolte in una delle inchiesta sulla gestione della sanità pugliese. Un'inchiesta che serve ad accertare gli accreditamenti delle cliniche private. Tra gli indagati ci sono pure il senatore democratico Alberto Tedesco, l'ex direttore Ares Mario Morlacco, un luogotenente della Guardia di Finanza, imprenditori e dirigenti regionali. Un vero e proprio terremoto per la sinistra pugliese. Le accuse formulate dagli inquirenti vanno dall’associazione per delinquere al falso. Secondo l’accusa, infatti, la Giunta guidata da Vendola avrebbe nel corso degli ultimi otto anni concesso accreditamenti a strutture sanitarie che non avrebbero avuto i requisiti. L’inchiesta è condotta dai pm Francesco Bretone, Desiree Digeronimo e Giorgio Lino Bruno. Il presidente Vendola ha però ricevuto anche l’avviso di conclusione delle indagini della Procura di Bari su una transazione da 45 milioni di euro conclusa tra la Regione e l’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Questa volta i reati ipotizzati sono abuso d’ufficio, peculato e falso. Dopo l’avviso di garanzia notificato a Vendola per concorso in abuso d’ufficio su presunte pressioni per la nomina di un primario, Vendola si ritrova coinvolto in un’altra vicenda giudiziaria nata come costola della maxi inchiesta sull'associazione a delinquere guidata da Tedesco che per anni avrebbe gestito una parte della sanità pugliese. Da poco, una relazione choc in Senato del P.M. barese Desiré Digeronimo, titolare dell’accusa contro Vendola. Il quale afferma e scrive che “ sotto la amministrazione di Vendola il sistema sanitario della regione è «degenerato» da singoli episodi corruttivi a sistema, «al punto tale che non c’era più spazio per la legalità». Insomma anche Vendola, pur essendo il loro candidato premier, è sotto ricatto del Partito delle Procure.



Far credere agli ingenui che saziano la loro biliosa invidia con i loro slogan propagandistici , dunque, che gli sperperi di denaro pubblico si possano eliminare attribuendo patenti di onestà agli amici ladri e di disonestà ai ladri nemici è una falsità miserevole e miserabile , alla quale solo ipocriti e farisei come Lerner e Gentiloni possono credere.



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A MONTI! NUN T’ALLARGA’





Sono costretto a rispondere al Prof. Monti – che rimprovera una certa “ forza politica” di una “ certa inerzia , comprensibile ma non scusabile, sul disegno di Legge di contrasto alla corruzione “, rimprovero che è indirizzato verso il PDL –con il classico e romanssimo “ aho! Nun t’allargà!”. Sarà pure un bocconiano, questo Commissario liquidatore della democrazia italiana, ma appunto perché bocconiano credo che sappia come in Italia, ancora oggi ( non so per quanto ancora, ma ancora oggi e non ostante lui) le Leggi le decide e le promulga solo il Parlamento. Monti non merita, nella circostanza, altra risposta che quella ,dissacrante e ridicolizzante, che gli ho lanciato addosso.



Ho già spiegato, nei giorni scorsi, su questo blog tutti i motivi per i quali il PDL non può accettare un certo testo di questo disegno di Legge denominato “anticorruzione” che vorrebbe immettere ,nel sistema giuridico italiano, altre “ leggi speciali ed emergenziali”, d’ispirazione moralistica, delle quali abbiamo ancora i segni del ricordo sulla carne viva . Chi non ricorda con terrore e sgomento le leggi emergenziali ai tempi del terrorismo ( il risultato sono terroristi nei paradisi tropicali, nelle redazioni dei giornali ed anche nel Parlamento ), quelle contro l’evasione fiscale( che, salvo le due giornate di carcere per Sophia Loren mai hanno raggiunto il benché minimo traguardo se non quello di perpetuare l’evasione fiscale). Per non parlare poi della ormai perenne emergenzialità antimafiosa , che dura addirittura dal secondo dopoguerra del secolo scorso (perché si vuole deliberatamente ignorare la storia antica e oserei dire “nobile” dell’onorata società sicula, nata con la così detta unità d’Italia e cioè con la conquista bellica e con l’occupazione e la spoliazione da parte dell’esercito sabaudo del ricco Regno delle Due Sicilie ) e che ha ottenuto in Italia il solo risultato di fare arricchire vari “professionisti dell’antimafia” ( cito solo Camilleri e Saviano per esprime il concetto), dato che tutti i delinquenti mafiosi, dal Bandito Giuliano passando per Brusca, per Ciancimino e per Provenzano , che sono stati catturati dallo Stato lo sono stati grazie ad operazioni di polizia e di carabinieri e non certo con il contributo ,operativo o ispirativo, dei ricchi scrittori di storie mafiose, i quali si godono i succosi proventi letterari, cinematografici e televisivi oltretutto scortati a spese nostre.



Il testo che vorrebbe approvato il P.D. ed al quale accennava l’ex Rettore bocconiano non fa altro che implementare ancora di più la già trasbordante burocrazia italiana,. Non è con il moralismo di facciata che si combatte la corruzione, non è con “leggi speciali” ispirate a principi moraleggianti che si combattono i fenomeni di corruttela, ma semmai diminuendo l’intrusione dello Stato nella vita dei cittadini, limitando e sfrondando quella mostruosa burocrazia che è il verminaio vero dove nasce, cresce e si sviluppa ogni intento corruttivo, pubblico e privato. E invece sento parlare di un’ “Autorità nazionale anti corruzione” , come sento parlare di nuovi reati come “ il traffico di influenze illecite” che sono solamente dei sistemi che agevolano corruzione ed illegalità. Se Polizia e Carabinieri hanno arrestato tutti i mafiosi che prima ricordavo non vedo perché non possa bastare la Corte dei Conti per verificare severamente i conti pubblici sia centrali che locali onde scovare e debellare la corruzione. Ne’ capisco il motivo per il quale si vorrebbe introdurre in Italia un reato penale, quale quello di “ traffico di influenze illecite”, che – come ha dimostrato da trent’anni ormai quell’altra perla di reato inesistente che è “ il concorso esterno in associazione mafiosa” – non farà altro , come per il concorso esterno appunto, che moltiplicare il potere dominante della Magistratura, laddove invece bastano ed avanzano i reati già previsti dal nostro Codice. Ma la tentazione di creare un altro bel carrozzone dove sistemare la clientela politica, dove far nascere e crescere nuove baronie è troppo forte per il PD che da sempre difende le baronie universitarie, difende le baronie finanziarie e bancarie, difende le baronie sabaude che vorrebbero depredare al popolo la sovranità politica per accreditarsi presso di loro e riceverne benevolente consenso e potere. Questi moralisti farisei, questi bravi manzoniani arcigni scrutatori dell’etica altrui, insomma, sono ridicoli nella loro “costruzione” per Leggi speciali dell’”Uomo onesto”. Come per i “ posti di lavoro”, che secondo questi maestri del pensiero comunista si creano con un bel Decreto Legge governativo ( sono tutti figli , nipoti e pronipoti dei famigerati e falliti “piani quinquennali” sovietici e staliniani) , così anche vogliono applicare l’eugenetica per creare in laboratorio l’”uomo incorruttibile ed onesto”. In realtà mi fanno pena e compassione, perché sono come Totò, come Peppino De Filippo, come Giacomo Furia , la famosa e ridicola “ Banda degli onesti”, un trio di ruba galline che intanto stampavano soldi falsi per spacciarli, che vorrebbero a chiacchiere creare l’uomo onesto in laboratorio perché i primi disonesti sono proprio loro.





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LA MIA CONDANNA





Ma cosa ho fatto di male nella mia vita per essere condannato a leggere sempre Michele Serra su Repubblica? Il quale , dall’alto delle sue capacità intellettuali, giorni fa ha decretato che Fiorito siamo tutti noi di centrodestra. Perché, scrive Serra, Fiorito «è Il prototipo popolare italiano. È uno di noi». Cioè anche il sottoscritto se si guardasse allo specchio si dovrebbe, per Serra, vedere molto simile al Batman della Ciociaria.Ovviamente , sciocco anche il solo aggiungerlo, inutile dire che per Serra i Fiorito sono dovunque tranne nella redazione di Repubblica perché quel “noi” è un modo per dire voi; insomma, Fiorito siamo tutti noi, tranne me. Come i pischelletti romani degli anni cinquanta quando le donne “ erano tutte mignotte , meno che mi sorella!” dice , il Serra, che «Fiorito è un prodotto della democrazia» perché nasce povero ed è dunque uno del popolo e siccome il popolo fa schifo a Serra , ecco che Serra vuole togliere di mezzo il popolo ( di solito bue, stronzo, cerebroleso, ecc ) che poi il popolo non solo pretende di votare ma magari ha anche la stoltezza di elegge anche gentaccia come Fiorito.



Perché Serra afferma che Fiorito è un prodotto della democrazia ? Per proseguire nella delegittimazione e nella criminalizzazione della sovranità popolare , opera già intrapresa dal suo giornale – partito sostenendo la richiesta del governo tecnico di Napolitano – Monti, che è poi la stessa la tesi degli oligarchi sabaudi (Zagrebelsky,De Benedetti, ecc) amici o proprietari di Repubblica . Con la stessa schizofrenia mentale allora, posso anche sostenere che le minchiate che scrive Serra discendono dalla libertà di stampa e dunque giungere ad invocare la necessità di sopprimere quella libertà. Chi non soffre di schizofrenia paranoica come Serra ed i suoi lettori , sa che nella vita ci sono purtroppo anche persone come Fiorito ma non solo, ci sono i Penati ma non solo i Penati, ci sono i Tedesco ma non solo i Tedesco, ci sono i Di Pietro ma anche i Falcone, così come non tutti scrivono minchiate come Serra.



Serra , come al solito, si sente Dio ( la vicinanza di Scalfari evidentemente contagia ) e si arroga la facoltà di distribuire patenti di buoni e di cattivi. Mi ricorda quelli che si sentono chi Napoleone, chi Gesù Cristo, chi Mosè ai quali i medici curanti riservano dosi industriali di Valium per sedarli o camicia di forza. . Insomma caro Serra, la democrazia coi Fiorito non c’entra proprio niente , se non a giustificare il ribrezzo per la parola “popolo” che accomuna ai tecnocrati bocconiani i così detti pensatori sabaudo oligarchi, alla Serra, alla Mauro, alla Zagrebelsky, ecc appunto. La trasformazione da un sistema di democrazia ad un sistema oligarchico (che è più o meno ciò che è avvenuto in Italia nel 2011 ) non è stata decisa certo dal popolo, ma da Napolitano e dalla lobby sabaudo oligarchica di De Bendetti , Zagrebelsky che conta Serra fra i propri adepti. E allora, pover’uomo?



Se Michele Serra avesse le capacità per ragionare sui fatti dell’Italia senza l’odio viscerale che lo rende cieco e furente come un toro affamato recluso in un recinto, si accorgerebbe che in questo paese non fa schifo il popolo ma le élite, le lobby. Fiorito, caro Serra, è nato fascista, cresciuto nella militanza del MSI, poi di AN e dunque dalla nascita fino al 2008 sotto la guida (sic!) morale ( ohibò!) di un tale che si chiama Gianfranco Fini il quale evidentemente non ha saputo trasmettere al Batman della Ciociaria il valore della coerenza, della pulizia morale, della trasparenza e dell’onesta. Chi non possiede questi valori non riesce certo a trasmetterli ad altri . E quando Fiorito nel 2008 è entrato nel PDL era ormai uomo fatto , cresciuto e pasciuto dalla dottrina Fini, poco o nulla dunque ha a che fare con la democrazia, vista la sua fondamentale provenienza da un partito fascista che è stato per quarantasei anni rinchiuso nel recinto degli animali indegni di vivere “nell’arco Costituzionale” . Dunque Fiorito è il paradigmatico prodotto della sottocultura italiana degli ultimi settant’anni, quella voluta ed imposta dai signori democristiani e dai signorotti comunisti, quella che ha trasformato ogni persona in un pretendente al mantenimento con oboli pubblici senza che contino valori essenziali della persona come merito, come dignità, ecc. La produzione di questa classe dirigente e politica ( dei Fiorito, dei Belsito, dei Penati, dei Tedesco, dei Greganti, dei Di Pietro, ecc ) non è, caro Serra, opera del popolo o della democrazia popolare, ma colpa di chi ha voluto creare questo tipo di sottocultura trasformando la Scuola e l’Università, dagli anni sessanta in poi , in “locali aperti al pubblico dove sedersi ” e dove si è somministrata una cultura in pillole riempite con quel che ha voluto lo Stato padrone, senza rispetto per verità storica. E’ da questa concezione da “ socialismo reale”che sono stati creati i veri responsabili della crisi politica , sociale ed economica di questo Paese,dall’imprenditore che si è arricchito privatizzando i profitti e socializzando le perdite, come Agnelli; dal così detto “ grande regista fustigatore “ che nei suoi film combatte la corruzione mentre campa da Dio con i sussidi di stato che la sua parte politica gli regala; dal Direttore del giornale che usa le intercettazioni telefoniche come arma di ricatto distruggendo le vite degli avversari politici e poi s’impanca a fare la morale sul diritto d’informazione quando sotto schiaffo c’è qualcuno dei suoi sodali; al così detto docente che piazza tutta la sua discendenza nelle cattedre dell’università dove insegna, senza alcun riguardo al merito; ai tanti ex magistrati che si sono compraìti un seggio parlamentare della sinistra per aver graziato il PCI dalla furia di Tangentopoli o per aver fatto cadere , con accuse false, un Governo che il popolo aveva eletto..



Fiorito , caro Serra, nascerà pure dal popolo, ma è andato a quella scuola

che proprio la sua parte politica ha guidato e governato per sessanta anni. Il ragionamento di Serra, se così possiamo chiamarlo,porta alla ovvia conclusione che se la democrazia produce i Fiorito, vuoi mettere quanto è meglio avere dei tecnocrati imposti da qualche compagnuccio appollaiato sul Colle che impediscano al popolaccio bue e stronzo di votare . Ma , caro Serra, dovresti vergognarti, tu vuoi farci credere che tutti rubano perché vuoi solo “spaventare il popolo” non certo educarlo all’esercizio della libera democrazia , lo vuoi terrorizzare per poterlo così tenere chiuso in casa, prono agli ordini della tua lobby sabauda . Una tesi miserabile, un compito da Killer, come fai a non provare vergogna di quello che scrivi?



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IL MIO TITOLO E’ UN REATO PENALE





Questo blog ha un titolo e questo titolo (“ L’opinione di Gaetano Immè”) , da qualche giorno , è , in Italia, un reato perseguibile con la galera . Non sto scherzando o esagerando. Questo in soldoni ha detto la Cassazione confermando la condanna a 14 mesi di reclusione per diffamazione ad Alessandro Sallusti. L’Italia dunque è l’unico paese dell’intero mondo occidentale nel quale si può finire in carcere per aver espresso la propria opinione. La previsione nel codice penale dell’aggravante della diffamazione se avvenuta “ nei confronti di un uomo di Stato” fu norma che il famigerato Codice Rocco inserì nel Codice Penale italiano ottantatre anni orsono, nel 1930, anno Sesto dell’Era Fascista. Accadeva col regime fascista, accadeva ed accade ancora nei regimi totalitari comunisti ( anzi lì accadeva ed accade anche di peggio ai dissidenti ) , accade ancora oggi anche nei regimi talebani integralisti, un’arma letale contro i giornalisti, per dominarli,imbavagliarli, per tenerli buoni e che non dessero fastidio al tiranno di turno . Ebbene, quella norma esiste ancora nel codice penale italiano dell’anno 2012, dopo la bellezza di quarantasei anni di Prima Repubblica e dopo altri diciotto anni di Seconda Repubblica. In tutto fanno la bellezza di sessantaquattro anni durante i quali tutta la classe politica parlava male del fascismo ma razzolava malissimo. Ho anche letto le dichiarazioni di qualche cretino ( non trovo altro epiteto adatto, credetemi) che attribuiva al solito Berlusconi l’esistenza di tale schifezza . Il quale Berlusconi o centrodestra ha governato per nove anni mentre i signorini democristiani con i consociati signorini comunisti hanno governato questo paese per il resto, cioè per cinquantacinque anni. Di cretini è zeppo il mondo , colma l’Italia, piene le redazioni di giornali , questo è uno dei tanti ma pur sempre troppi figli di una delle innumerevoli madri di cretini perennemente incinte. Insomma l’Italia, quella che “era” la patria del Diritto oggi è ridotta ad un gulag a cielo aperto gestito da una nuova Gestapo: la Magistratura . A chiacchiere parlano male sul ventennio fascista ma poi, quando fa loro comodo , applicano un codice penale risalente al periodo fascista. Infatti quest’anno il nostro paese si piazza al 61° posto nel mondo nella classifica di Reporter Sans Frontier sulla libertà di stampa.



Il PG della Cassazione aveva richiesto per Sallusti l’annullamento della sentenza della Corte d’Appello di Milano dello scorso giugno anche se "limitatamente alla mancata valutazione della concessione delle attenuanti generiche". Ma la Corte di Cassazione ha accolto la richiesta della sua Procura ed ha confermato la condanna a 14 mesi per Sallusti. La Corte di Appello di Milano dovrà solo riformulare la condanna applicando le attenuanti. L’Italia è agli ultimi posti nel mondo nella classifica della giustizia resa ai cittadini. Eppure siamo in Europa, abbiamo contatti con altri paesi liberi e democratici, sottoscriviamo trattati internazionali sui diritti degli uomini. La democrazia si identifica sostanzialmente nella facoltà di poter esprimere le proprie opinioni liberamente. Nel corsivo attribuito a Sallusti (in quanto direttore del giornale “Libero”) c’è un’opinione, non una diffamazione. Solo un’opinion. C’è scritto testualmente “Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice”. A una bambina di 13 anni è stato praticato l'aborto, con il consenso di genitori, del giudice e del ginecologo,ma contro la sua volontà causandole così successivi gravi disturbi psichici tali da dover essere ricoverata in clinica psichiatrica. Il reato penale di diffamazione è regolato dall’articolo 595 c.p. nel Titolo XII ( Delitti contro la persona), al Capo II ( Dei delitti contro “l’onore”), insieme all’ingiuria e già dalla sua stessa collocazione nelle Pandette e dai reati ad essa assimilabili traspare con evidenza come si tratti di un reato da ventennio fascista. Aggiungo che per concretizzarsi del “ reato penale di diffamazione” necessita che “ venga offesa l’altrui reputazione”. Nel caso di Sallusti dunque il reato di diffamazione si sarebbe concretizzato se vi fosse “una offesa alla altrui reputazione” ( se vi fosse stato scritto che quel Giudice era un impreparato, per esempio) e o che la sua scarsa cognizione giuridica lo rendeva colpevole , ma riportare analiticamente un fatto di cronaca , anche se in termini crudeli estrapolando una similitudine fra i fatti incriminati e la condanna ad una pena di morte ( per il feto) non essendovi alcuna offesa all’altrui reputazione non può essere un reato. Quel corsivo di “Libero” non era rivolto al Magistrato torinese ( il denunciante Giuseppe Cocilovo) ma era rivolto esclusivamente “al ricorso all’aborto su una bambina di 13 anni”. E questa è un’ opinione, resta un'opinione e, come tale, legittima come potrebbe essere l’affermazione contraria di chi, ad esempio, avesse scritto che il medico, il giudice e i genitori siano invece meritevoli di elogi.



E’ stato svelato inoltre che la parte querelante ( Giuseppe Cocilovo) ha già ricevuto 30.000 euro a titolo di riparazione, ma che i suoi legali ne pretenderebbero altri 30.000 per ritirare la querela. Come non avvertire lo stomachevole fetore dell’estorsione o, se vi piace di più, della squalificazione di una delle nostre libertà personali ( la libertà di opinione) alla stregua di qualche fotografia scandalistica di un Corona che pretende per la sua concessione sempre più quattrini ? Come non avvertire un profondissimo disgusto nel vedere ridotta ad una questione di vile denaro la libertà di pensiero di un uomo? Nel mio immaginario ritenevo che un magistrato, seppure fosse vittima di presunte diffamazioni, per etica professionale, non dovrebbe mai chiedere quattrini come riparazione ma che dovrebbero essere invece i codici a irrogare, invece che pene detentive, delle graduali e proporzionate sanzioni in danaro. Come avviene in tutto il mondo occidentale. Devo ancora aggiungere un’altra critica in tema di diritto: circa l’anacronistica ed incostituzionale “ responsabilità oggettiva “ di Sallusti ( sapete come il Direttore risponda penalmente anche di quanto scrivono i suoi redattori) quando nella nostra “ bellissima” Costituzione è sancito il principio che la responsabilità penale è sempre personale. Cioè l’opposto della responsabilità oggettiva, la cui origine è nel codice penale fascista , usata per intimidire il dissenso politico, come avveniva nell’Unione Sovietica staliniana. E diciamo le cose come stanno: questa è una vendetta bella e buona contro il giornalismo di centrodestra, ricorda il famoso “ purgarne uno per educarne cento”.



La questione, pertanto, non può finire così , all’italiana, con la solita pezza per non far finire in galera Sallusti, perché il tritolo sta “dentro” il codice penale con la miccia sempre innescata. Noi non vogliamo le consuete , farisaiche, ipocrite gocce di clemenza che nessuno – neanche Sallusti – ha chiesto , ma vogliamo solamente “ vera giustizia”. Sento parlare Napolitano di “ indulto”, di “ amnstia”, in relazione alla insostenibile situazione di sovraffollamento delle carceri italiane dove sono rinchiusi 70.000 detenuti dove ne entrerebbero solo 40.000. Sappia Napolitano che non vogliamo suoi atti di clemenza, i suoi oboli. Nessuno vuole saziarsi con i freddi avanzi dei reali pasti quirinalizi di Giorgio Napolitano, ma sappia che sta sbagliando ancora una volta nella sua vita. Come per Budapest, come per Praga, come per Tienammen, ecc, Napolitano riesce a sbagliare nelle occasioni più eclatanti. Cosa c’entra il sovraffollamento carcerario con Sallusti? Nulla. Il sovraffollamento è una colpa della Magistratura di cui lui stesso è il Capo, una Magistratura che usa la carcerazione preventiva come una vera e propria tortura, come non vedi in nessun altro Paese al mondo, per cui quasi la metà di quei 70.000 poveretti è, per Costituzione, assolutamente ancora innocente. In queste condizioni parlare di “ indulto” ( che annulla la pena da scontare e che dunque riguarda solo i “ condannati in via definitiva”) e di “ amnistia” ( che cancella i reati penali , per cui annulla il processo anche quello di delinquenti) è una ignominia ed una vergogna mondiale. E’ la previsione dei reati d’opinione, Presidente Napolitano, che fa schifo, non solo il sovraffollamento carcerario, è la condanna al carcere per una opinione che non si può tollerare , è la mancata concessione della condizionale che evidenzia un sistema giudiziario , quello italiano, che vuole imporre il bavaglio alle opinioni altrui scomode. Punirne uno per educarne mille, come faceva a suo tempo “Il migliore” quando lasciò fucilare in massa da Stalin migliaia di italiani che erano fuggiti in Russia, soggiogati dalle sue seduzioni politiche, presentando il massacro come un avvertimento per gli italiani riottosi nei confronti del comunismo.



Sapete, quasi tutti i direttori di giornali convivono con processi a loro carico per “ diffamazione a mezzo stampa”: De Bortoli, Mauro, Calabresi, ecc, hanno diversi procedimenti penali per diffamazione a mezzo stampa, ma per costoro sono arrivate sempre e solo misure risarcitorie. Strano, eppure anch’essi sono recidivi nel reiterare quel tipo di reato. Niente soluzioni alla “ volemose bene” pertanto, niente principeschi regali o munifici atti di clemenza ( quali sono indulto e amnistia ), perché la questione Sallusti, invece, è da inserire nella nostra lotta liberale per ottenere la vera libertà di opinione, contro il dominio arrogante del pensiero unico autoritario rivolto all’intimidazione verso ciò che ostacola il pensiero unico dominante .





Si dicono tutti, da Bersani a Vendola, da Casini a Di Pietro, sdegnati e, perché no anche indignati di quanto accade a Sallusti e siccome non credo ad una sola delle parole di questa consorteria di manettari da quattro baiocchi , gente che poi di nascosto va a brindare per la carcerazione dell’odiato Sallusti , voglio spiccare un bel volo su nel cielo per puntualizzare tutta una serie di imbecillità che “’sti boia dentro” hanno fatto circolare. Hanno detto che solo Jannuzzi e Giovanni Guareschi sono finiti in carcere per diffamazione. Si dimenticano di Stefano Surace , di Gianluigi Guarino, di Calogero Venezia. Per Sallusti la reclusione non è, come dicono, “ dietro l’angolo”, perché ci sono tempi tecnici precisi, anche per trovare pene alternative a quella detentiva. Al caro ed illustre manettaro , al gazzettiere delle Procure, al secolo Travaglio , ricordo che non è vero per niente che i giudici si sono limitati ad applicare la legge. Si vada a leggere i processi a De Bortoli ed a Mauro prima di sparare balle. Il tribunale è arbitro, agisce in base anche al “ libero convincimento del Magistrato” e dunque i Magistrati avrebbero potuto barcamenarsi , come hanno fatto con gli altri Direttori di giornali, tra la sospensione della pena ed il riconoscimento delle attenuanti generiche e possono decidere se infliggere il carcere in totale discrezionalità: con gli altri Direttori si sono sempre limitati ad una pena pecuniaria. Con Sallusti, no. Quanto poi al fatto, semplicemente scandaloso, che le denuncie per diffamazione di Magistrati ( caso Sallusti) vengano esaminate e decise da suoi colleghi Magistrati e che seguano anche una corsia preferenziale e molto sgombra da impedimenti – cosa che qualche anima idiota nega sapendo di mentire – dico loro che si vadano a studiare la circolare del Csm ( esattamente la numero 5 245 dell’11 giugno 1981) che applica la “ trattazione più sollecita” di tutti i procedimenti riguardanti i magistrati. Ma il “ conflitto di interesse” vale solo per Berlusconi! Farabutti! Le medesime anime belle scrivono anche che il Magistrato Cocilovo, il querelante di Sallusti, è disponibile al ritiro della querela dietro un “ equo risarcimento”. Ma guarda il caso. Qualcuno deve ricordare loro che la multa inflitta a Sallusti era in primo grado di 5.000 euro e che Cocilovo ha già ottenuto da Sallusti altri 30.000 Euro. Se punire e vendicarsi di Sallusti non fosse stato il suo reale obiettivo, dunque, non è chiaro perché innanzi tutto non si sia limitato, il Cocilovo, ad un’azione civile che puntasse solo ai soldi ed anche perché il P.M. , che rappresenta l'accusa, abbia formulato appello alla decisione di Primi Grado se non per richiedere il carcere . Non è poi assolutamente vero che la situazione di Sallusti sia stata migliorata da recenti decisioni dei governi di centrodestra. Per diffamazione semplice non si può finire in carcere, ma per quella «a mezzo stampa» sì. Dalla famigerata «ex Cirielli» del 2005 in poi, peraltro, è impedito ai recidivi (come Sallusti, colpevole di altri «omessi controlli») di ottenere la sospensione del carcere per le pene che non superino i tre anni in pena pecuniaria, nessuna delle quali per articoli scritti da lui.



Ovvio che la solidarietà tra giornalisti d’ogni bandiera è una buona cosa, ma certi toni di sufficienza fanno prudere le mani. La prima inchiesta in assoluto sul tema della diffamazione a mezzo stampa fu pubblicata del 1988 da “Il Giornale”.

Seguirono alcuni servizi di Panorama e del Foglio, mentre la Fnsi, sollecitata, fece solo sapere che: «Abbiamo chiesto agli editori l’istituzione di un fondo per coprire le spese legali». Come a dire che per risolvere il problema delle querele, bastava pagare. Di una fantomatica proposta di legge annunciata da Luciano Violante non si seppe mai nulla, di un’altra presentata dal senatore radicale Pietro Milio, pure ispirata dalle inchieste del Giornale, pure nulla. Analogo destino ebbe una proposta del senatore Marcello Pera di Forza Italia.

Antonio Di Pietro, alle strette per erosione di consensi, recita oggi la parte del pacioccone ed invoca un decreto per salvare Sallusti. Ma esiste un suo progetto di legge che prevede un inasprimento delle pene per il reato di diffamazione: alle testate che di tale diffamazione si macchiassero, a suo dire, doveva appunto essere imposta un’esponenziale sospensione delle pubblicazioni: più diffamazioni ergo più sospensioni, ogni volta più prolungate.



Non è poi un mistero come sulla decisione su Sallusti, la Cassazione si sia completamente dimenticata – guarda caso ! – di rispettare sia i dettami della Convenzione dei diritti dell’uomo sia le sentenze della Corte Europea di Strasburgo. Inoltre la stessa Cassazione non ha ritenuto di rispettare la sentenza della Consulta numero n39/2008 con la quale la Corte Costituzionale aveva sancito che “ le norme della Convenzione europea devono essere attuate”.



Colpirne uno per educarne mille, appunto.



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ANCORA SULLA TRATTATIVA STATO MAFIA





La Consulta ordina :voglio tutti gli atti e le intercettazioni in cui, intercettando Nicola Mancino, hanno invece registrato le conversazioni del Capo dello stato. E li vogliono anche subito, senza perder tempo. Questa in sintesi l’insolita ordinanza che la Consulta ha notificato nei giorni scorsi alla Procura di Palermo, provocando le prevedibile reazioni dei P.M. che indagano sulla fatal trattativa stato-mafia. Pare però che i due principali protagonisti di quella trattativa, cioè Oscar Luigi Scalfaro e Vincenzo Parisi sarebbero morti da un bel pezzo.



Come nelle matrioske , alcuni giornali ( La Stampa ed il Corriere della Sera) davano conto di questa ennesima polemica nella polemica , precisando che «i giudici costituzionali non vogliono sapere il contenuto» di quelle segretissime telefonate che sono diventate l’ennesimo mistero d’Italia. Quando però si chiedono i brogliacci dei colloqui in questione, qualche dubbio viene. Ho cercato sul sito istituzionale di palazzo della Consulta ed ho scoperto che non c’è traccia di questa vicenda che rischia di provocare un altro conflitto di attribuzione dentro un altro conflitto di attribuzione, come nelle bamboline russe. Ma sotto il Monte Pellegrino nessuno ha voglia di inchinarsi ai desiderata

di Napolitano , della Corte Costituzionale e dei suoi membri. Sapete com’è: investiti o unti della missione divina di smascherare la trattativa in modo da riscrivere come piace a loro una certa storia d’Italia, i Magistrati di Palermo sono disposti a passare sopra cadaveri e macerie. Intanto , sempre dalla capitale della vecchia Trinacria ricordano che «la Consulta è chiamata a decidere non il merito, ma la legittimità e la conformità alle prerogative costituzionali del Capo dello stato», rispetto al conflitto sollevato da Napolitano contro la decisione dei magistrati palermitani di rivolgersi al Gip affinché decida se distruggere o meno le conversazioni di Napolitano con Mancino , peraltro giudicate “irrilevanti”.

Intanto Ingroia ha chiesto una proroga all’Onu, prima di trasferirsi in Guatemala e dovrebbe presenziare all’udienza preliminare dell’inchiesta sulla trattativa, fissata per il 29 ottobre davanti al Gup di Palermo Dr. Piergiorgio Morosini.



Con perfetta sincronia, dopo la disfatta mediatica e la figuraccia mondiale rimediate con Ciancimino “ er pataccaro” , il partito delle Procure ha arruolato prima “two walking dead men “, cioè Martelli e Scotti, per far recitare loro la parte delle vittime davanti alla Commissione Antimafia e poi la Commissione Antimafia stessa, presieduta da un equilibrista sardo di nome Beppe e di cognome Pisanu , per risollevare questa storia della trattativa che verrà riproposta in tutte le salse possibili nella ormai prossima campagna elettorale. Uno pensa che questa gente lavora per la Giustizia, poi con troppo ritardo ci si accorge che , invece, lavorano solo per gli interessi ed i privilegi loro.



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CHE SI DEVE FARE SULL’ILVA ?



Come riferisce l’Ansa: «Il gip del tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha respinto il piano di interventi proposti dall'Ilva ai quali era allegata una richiesta di poter mantenere una minima capacità produttiva degli impianti sequestrati. Parere negativo anche sul piano aziendale da 400 milioni per il risanamento degli impianti. Analogo giudizio aveva espresso già la Procura». L’impianto – per il gip che decide conformemente alle leggi – è nocivo: «I beni in gioco – salute, vita e ambiente, ma anche il diritto ad un lavoro dignitoso ma non pregiudizievole della salute di un essere umano – non ammettono mercanteggiamenti». Come dargli torto?



Così è vietata una sia pur minima attività delle acciaierie e questo pone un bel problema. I dirigenti possono dire di avere fatto tutto quello che potevano e non è colpa loro se l’azienda deve sospendere l’attività. Essa non si può permettere le spese di un rinnovamento totale della fabbrica. Non le rimane che chiudere. Come darle torto?L’acciaieria è la più grande d’Europa. Dall’oggi al domani molte migliaia di lavoratori non sapranno come sbarcare il lunario. È normale che essi protestino e chiedano che si trovi una soluzione. Si comprende perfino che sognino di sfasciare tutto e di fare una rivoluzione: si tratta della sopravvivenza delle loro famiglie. Come dargli torto?



Ma il governo non può sborsare tutto il denaro che sarebbe necessario per rinnovare totalmente l’acciaieria e pagare nel frattempo gli operai che non lavorano. Con questi chiari di luna non solo non dispone di tanti soldi, ma se li avesse non potrebbe salvare l’Ilva. In base alle norme comunitarie, essendo essa un’impresa privata, non è permesso soccorrerla. Dunque il governo non potrà intervenire. Deve rispettare le leggi dell’economia e le leggi comunitarie. Come dargli torto?



A questo punto il rebus.



Il governo non può ordinare la prosecuzione dell’attività dell’impresa, in barba alla decisione della magistratura, perché violerebbe una sentenza.

L’Ilva chiude e migliaia di lavoratori rimangono senza lavoro e senza speranza.



Lo Stato non può intervenire per salvare l’Ilva, perché gli è precluso dalle leggi comunitarie .



Pare una situazione nella quale ogni parte in caso è inibita ad intervenire per risolvere la questione. Ma se non si fa nulla si costringe la proprietà dell’Ilva a chiudere la fabbrica. Le conseguenze le conoscete.



Ecco qual è ad oggi la situazione: quello che c’è da fare per l’Ilva non lo stabilisce la proprietà ( come dovrebbe essere), né il Parlamento ( come vorrebbe la democrazia) , ma la Magistratura, come vuole il regime sotto il quale langue e muore questo disgraziato Paese.





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Roma mercoledì 3 ottobre 2012



Gaetano Imm

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