Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 28 ottobre 2012


 PERCHE’ MATTEO RENZI E’ SOLO UN’ILLUSIONE PER I GONZI.


In un paese dominato ,da almeno sessantaquattro anni, da una cultura politica collettivista, l’illusione di poter cambiare il corso delle cose ricorrendo ed rincorrendo una “rottamazione”(termine offensivo, gergale, frutto paradigmatico di una pseudo cultura relativista e minimale ) della vecchia classe politica che ha governato il Paese e concorso concretamente a forgiare la sua cultura politica praticamente dall’inizio dell’era repubblicana fino ad oggi attraverso un semplice ricambio generazionale della stessa classe politica, viene considerata, da tanti individui, una“cosa buona e giusta”. Soprattutto a sinistra, dove l’idea di Renzi non fa altro che riproporre un vecchissimo slogan, in voga ai tempi delle rivolte studentesche degli anni settanta. Dico subito la verità: quasi tutta fuffa inutile, la consueta e solita dose industriale di ipocrita apparenza al posto della sostanza. Non è il monaco che fa il saio né l’uomo che rende “ladra” l’occasione, ma esattamente tutto l’opposto . Ormai è estremamente chiaro come sia il “ sistema delle regole istituzionali” di questo Paese che sia inadeguato, obsoleto, burocratizzato: cambiare la generazione dei suoi conducenti non migliora certo il contenitore. Voglio ricordare come proprio per opporsi a quel vacuo salto nel vuoto che avrebbe prodotto solamente una pseudo rigenerazione puramente anagrafica che, proprio nel ’69, Giuseppe Prezzolini scrisse “Il manifesto dei conservatori”. Dove il fondatore de “ La Voce” sostenne la necessità di operare ogni cambiamento sulla base di una gradualità che tendesse a preservare le migliori produzioni della società stessa, senza buttare, come si direbbe oggi,il bambino con l’acqua sporca.

L’ acqua sporca del momento politico italiano , che inquina da troppo tempo la democrazia italiana, non deriva dalla libera e volontaria determinazione dei politici,eletti o nominati che siano,bensì proviene da un sistema politico/istituzionale costruito fondamentalmente,scientemente e volontariamente -per il periodo 1948 – 1994 -sul “consociativismo fra i due maggiori partiti politici” della Prima Repubblica e , per il periodo 1994 – 2012,sul “sistema delle coalizioni forzate” della Seconda Repubblica, la cui deriva umana e politica è oramai sotto gli occhi di tutti. Un sistema istituzionale,quelloattuale,statocentrico,onnivoro,autoritario,padre/padrone del singolo individuo,illiberale,pervasivo, burocratico,farraginoso,pachidermico,spendaccione,praticamente ingovernabile e facilmente corruttibile,frutto -non vedo una preordinata macchinazione ordita da qualche singolo uomo politico contro il popolo sovrano – di 46 anni di Prima Repubblica,cioè del primo e pedagogicamente fondamentale mezzo secolo di vita della neonata Repubblica italiana , nata, cresciuta e vissuta , nella sua fondamentale età formativa, nel clima plumbeo e minaccioso della “ guerra fredda “ internazionale e, al suo interno, sugli “”accordi”di Palazzo fra i maggiori “ partiti politici” di allora ( e cioè la DC ed il PCI) fra di loro certamente ma solo apparentemente nemici ma nei fatti anche cointeressati a gestire il Pese secondo la “loro volontà ed i loro interessi”, senza alcun rispetto per la sovranità popolare che si esauriva solo nel quinquennale e formale obbligo di voto. Così è stato costruito il “ palazzo Italia” da quei partiti politici: un immobile formalmente di proprietà del popolo sovrano ma sostanzialmente nelle mani di due partiti politici del tempo grazie ad una sua pacifica e non contestata occupazione in buona fede ( grazie alla Costituzione) per più di quaranta anni. Poco o nulla hanno potuto incidere su di essa i diciotto ultimi anni della Seconda Repubblica, durante i quali gli opposti blocchi hanno agito per combattere ciascuno contro l’avversario, senza pensare al bene del Paese ma solo al loro tornaconto. Così tutti,nessuno escluso, hanno contribuito ad alimentare,rendendolo autoreferenziale,ricco e potente, questo sistema politico/istituzionale corrotto, restando ancorati ad una concezione del consenso elettorale fondato su una progressiva espansione dell’intervento pubblico, quindi dell’imposizione fiscale e quindi della spesa clientelare, anziché sul favorire una decisa liberalizzazione in ogni ambito della società.

Per questo blog la questione principale non è mai stata e non sarà mai la semplice “ eliminazione ” dei vecchi professionisti della politica,dei mestieranti della “res pubblica”, perché, oltre tutto, il loro “sacrificio “ sull’ara della “gggiovinezza” anziché sull’altare del merito personale,li santificherebbe agli occhi del popolo, rendendoli praticamente “irresponsabili” delle loro storiche nefandezze politiche, quando invece ne dovrebbero rispondere, ma resta e resterà sempre la drastica riduzione della spesa pubblica e la “rottamazione”– quella sì ed anche immediata– del principio, elaborato, creato e via via consolidato dalla dominazione politica e culturale del “consociativismo fra comunismo e democrazia cristiana“ durante tutto il periodo della Prima Repubblica, che il consenso politico si acquisti tramite un mantenimento clientelare. Siccome “gggiovane” o “ diverso” non è assolutamente sinonimo di “ migliore” né di “ più bravo” o di “ meno corruttibile”, dico subito che se dovessi oggi scegliere tra un politico di lungo corso- che però sia riuscito a tagliare, grazie alla sua esperienza, in un colpo il 10% della elefantiaca spesa pubblica del Paese - ed uno dei tanti sedicenti immacolati paladini del dilagante “ gggiovanilismo mocciano” che giurasse e spergiurasse di voler gestire nel modo più trasparente al mondo l’attuale ed insostenibile bilancio pubblico, non avrei alcuna esitazione a dare il mio appoggio al primo. Non sono infatti miseramente crollate,nel secolo scorso ormai, tutte le ideologie politiche che promettevano,ciascuna“il proprio fantomatico mondo migliore”, distrutte dai loro fallimenti sociali, storici, seppellite dai più di cento milioni di loro vittime innocenti ed oggi tumulate sotto le proprie macerie ?

Il vero cambiamento, la vera ed unica rivoluzione copernicana dovrebbe scaturire dal coraggio politico di chi, compresa l’insostenibilità politica, economica e finanziaria dell’attuale sistema politico/istituzionale collettivista e centralista, operasse finalmente quelle imponenti ed ormai improcrastinabili riforme liberali di cui necessita da molto tempo il nostro Paese e che la stessa Europa ci richiede . E proprio questo era il programma politico riformatore di Forza Italia, con il quale nel 1994 e non a caso il centrodestra sbaragliò ,senza se e senza ma, la vecchia ed arcaica “ gioiosa macchina da guerra” del PCI di Occhetto che, al contrario, a quelle riforme liberali ed innovative si opponeva con truculenta arroganza. E non successe poi lo stesso fenomeno anche negli anni ottanta, con il successo del PSI riformista di Craxi,con quei suoi Governi che relegarono il PCI in posizione marginale e che riuscirono a debellare una disastrosa svalutazione monetaria ormai a doppia cifra,a debellare il mito di quella “scala mobile” (una zavorra sindacale ormai stretta intorno al collo dell’Italia che lo stava trascinando verso il fallimento) ,ad aprire un felice periodo di benessere di quei “favolosi anni ottanta”, a restituire all’Italia una propria dignitosa posizione politica internazionale non più servile verso Arafat , non più a far da paggetto allo strapotere statunitense (Sigonella), contro il quale il PCI scatenò, per vendetta e come sua unica strategia per la riconquista del potere, la sua “ organica” Magistratura che scrisse , con Mani Pulite, una delle peggiori pagine per la storia della democrazia italiana? Ad ogni azione riformatrice corrisponde una reazione restauratrice che parte sempre dalla stessa identica matrice politica: dal PCI e dalle sue successive diverse sigle. Il nuovo dunque, da questo punto di vista, non sarebbe rappresentato dal vedere un quarantenne Matteo Renzi, erede pur sempre di quell’ideologia comunista,quale Presidente del Consiglio dei Ministri invece,ad esempio, di un sessantenne Pierferdinando Casini , se poi i poteri costituzionali concessi a quella carica fossero ancora e sempre gli stessi del 1948,che non hanno consentito a nessun Governo liberamente eletto dal popolo di procedere alle sempre invocate e mai attuate riforme istituzionali. Il vero ed unico cambiamento auspicabile significherebbe la riduzione di quell’eccesso di spesa e di tassazione che soffoca ogni forma di sviluppo, di quell’eccesso di intrusione dello Stato nella vita privata del cittadino tanto da ridurne vistosamente i propri naturali perimetri di libertà individuale. Ed del fatto che a realizzare questo cambiamento sia stato un reduce della prima Repubblica anziché un rampante quarantenne, come canta Celentano, francamente me ne frego. Ciò che conta è che finalmente qualcuno abbia il coraggio di rottamare, questo si, un sistema istituzionale e costituzionale che è fallito comunque e dovunque sia stato applicato, sia a livello di governo centrale che locale. D’altra parte basta osservare come quel “sistema Italia vecchia maniera”,quella lobby economico,sociale,finanziaria e politica nata, cresciuta e formatasi grande e potente negli anni della Prima Repubblica e che spesso etichetto come “i poteri forti”,abbia dapprima impedito con ogni mezzo e poi anche costretto alla resa tutti i Governi della seconda repubblica che , democraticamente eletti, volevano realizzare la rivoluzione liberale promessa da Berlusconi fin dal 1994, il quale era peraltro un navigato ed esperto imprenditore a tutto campo e non un inesperto Carneade per rendersi conto di come questa lobby, che nessuno ha eletto, di fatto domini il Paese al di là della volontà del popolo sovrano. I poteri forti, sempre dunque protetti e coccolati e mai combattuti, per evidenti ragioni di “captatio benevolentiae” dall’ opposizione di sinistra,hanno usato ,senza alcuno scrupolo o ritegno, anche armi letali per l’Italia, che hanno letteralmente umiliato la dignità del nostro Paese, pur di ostacolare e di criminalizzare il riformismo liberale del centrodestra.

Pochi esempi in merito, ma paradigmatici: il nostro Paese, storico fondatore ed unico antesignano dell’Europa unita – Mec, Euratom e Ceca per tutti – ridotto da Prodi, Scalfaro e Ciampi a reverente maggiordomo di Germania e Francia; il nostro Paese fatto diventare lo zimbello del mondo occidentale propalando in tutto il mondo e senza vergogna alcuna la menzogna che il differenziale italo tedesco sui titoli pubblici dipendesse dalla persona di Berlusconi( come dimenticare le parole di un Buttiglione o quelle di Enrico Letta o quelle di Rosi Bindi o quelle di Bersani o i silenzi e le azioni di Napolitano, ecc ) anziché, com’è ormai oggi pacifico ed assodato,dalla endemica mancanza da parte della BCE dei poteri che sono propri per una Banca d’emissione come poi Draghi ha dimostrato ; un sistema Giustizia italiano che annaspa miserabilmente negli ultimi posti delle graduatorie mondiali relative all’efficienza della stessa ,un sistema che incredibilmente viene anche difeso, ed anche a spada tratta, dal centrosinistra, ormai chiaramente per evidenti ragioni di vendetta politica e per una meschina e vile “ captatio benevolentiae“; aver disprezzato il popolo italiano davanti a tutto il mondo, dipinto dalla sinistra politica italiana come una massa di idioti e rincoglioniti tutti abbindolati da un delinquente di nome Silvio Berlusconi invece che la silenziosa maggioranza liberale e democratica del Paese , sul quale Berlusconi,la Magistratura ultima al mondo, per seguire l’iter comunista dell “ criminalizzazione del nemico”,ha costruito la bellezza di ventotto processi penali in diciotto anni( record al mondo, altro che Al Capone o Dillinger ),ma basati praticamente su accuse rivelatesi fino ad oggi del tutto false,tanto da costringere poi che la stessa Magistratura assolvesse Berlusconi, anche in Cassazione ,prescrizione o meno non importa , addirittura già in venticinque processi sui ventotto. Tutto ciò al solo ed unico scopo di soffocare il riformismo berlusconiano: magistratura, stampa, televisioni, cultura, istruzione, finanza,banche, istituzioni, insomma sempre gli stessi “poteri forti” della Prima Repubblica che pretendono di dominare il Paese senza passare quel noioso esame che sono le elezioni politiche democratiche e che di fatto bloccano il Paese ordendo una “restaurazione” vera e propria contro il riformismo, in puro stile comunista e dittatoriale, con un Paese magari ridotto alla fame ed allo sbando pur di soffocare e sopprimere il riformismo minacciato da Berlusconi che comunque comprometterebbe quel loro dominio sul Paese agguantato senza esserne mai stati autorizzati democraticamente dal popolo sovrano.

Matteo Renzi ha comunque un merito politico di non poco conto: l’aver messo in moto un movimento franoso che inizialmente sembrava destinato a far crollare solo una parte del vecchio gruppo dirigente del Partito democratico ma che adesso sembra destinato ad estendersi all’intera classe politica italiana. In una democrazia liberale, corretta e matura, tutto questo dovrebbe essere spontaneo, naturale, fisiologico. Se il nostro sistema politico/istituzionale non fosse rimasto quello della Prima repubblica del parlamentarismo partitocratico, se si fosse riformato su una qualsiasi forma di presidenzialismo, se fosse stata completata una vera riforma sia della Giustizia che dell’Istruzione avvicinando l’Italia al resto del mondo occidentale anziché allontanandola, il formarsi di una nuova classe politica e dirigente sarebbe stato una produzione automatica e naturale. In un simile ma disgraziatamente ipotetico ed illusorio quadro,Silvio Berlusconi sarebbe riuscito a farsi eleggere alla guida dell’esecutivo anche per due mandati di seguito, come poteva capitare anche al leader dell’opposizione. Sarebbe stata la “ suprema bellezza dell’alternanza” , che serve a migliorare il Paese e non, come è stato in Italia, solo a distruggere quel che è stato fatto dal precedente governo. Né più, né meno di come capita regolarmente in Francia, negli Stati Uniti e nelle democrazie dove l’alternanza ed il cambiamento vengono favorite ed imposte dal sistema presidenziale, sistema istituzionale che, voglio ricordare ancora,non fa parte della Legge elettorale, ma dell’intero sistema costituzionale. Proprio quello che i poteri forti di casa nostra vogliono immobile, all’evidente ed unico scopo di conservare intatto il loro potere , il loro dominio sul Paese ed i loro privilegi. In Italia, invece, il rinnovamento non previsto dalle norme istituzionali non è affatto fisiologico. Assume sempre e comunque l’aspetto della forzatura e della rottura traumatica. Lo stesso Renzi, che pure deve la propria fortuna politica proprio a quell‘espressione, ha definito la rottamazione una «frase bieca, truce e volgare» che, però, rappresenta «l’unica soluzione per affermare l’esigenza di cambiamento radicale necessario al paese». Da noi, in sostanza, se si vuole far nascere una nuova classe politica non si può ricorrere al parto naturale ma si deve ricorrere alla “manipolazione genetica ”, come se si dovesse far nascere un Frankstein.

Il metodo cruento usato per provocare il cambiamento mostra però sia un lato negativo (perché suscita la reazione di chi nutre una istintiva ripulsa per la democrazia brutale) che uno positivo (per chi scopre che rinnovare attraverso la rottamazione consente di abbattere ogni resistenza, provocando l’effetto domino da un solo partito o dalla sola sinistra all’intero quadro politico nazionale). Oggi Matteo Renzi rottama D’Alema, Bindi, Marini ,costringe Veltroni a scapparsene via , Giovanna Melandri a ritirarsi alla presidenza della Fondazione del Maxxi di Roma. Ma al tempo stesso, ecco Roberto Maroni rottamare Formigoni, ecco i fatti di concussione rottamare Vendola, ecco la cronaca penale rottamare un Bersani circondato da sempre da indagati e da corrotti , ecc.: insomma l’effetto domino si estende da sinistra a destra e senza risparmiare nessuno. E’ la legge politica inventata da Pietro Nenni, quella che suonava “ non tentare di epurare nessuno perché trovi sempre chi è più puro di te e ti epura”.

Perché mai, ad esempio, se il ricambio generazionale deve riguardare i D’Alema, le Bindi, i Veltroni, possono essere risparmiati i Fini ed i Casini che di quella generazione fanno parte per ragioni anagrafiche e politiche? E che dire poi di Antonio Di Pietro, che politicamente ha la stessa età della sua vittima ,alla riscossione della cui taglia il Di Pietro deve gran parte della propria fortuna, cioè Silvio Berlusconi? E Vendola? E Errani? E Tedesco? E Penati? Insomma, sembra non esista limite alla furia devastatrice della rottamazione. Sarà evento positivo solo se i gggiovani rottamatori non si limiteranno a scalzare i vecchi professionisti della politica per pretenderne il lauto posto e pasto.

Sarebbe solo un’azione degna del Principe di Salina, un apparente “ tutto cambi” affinché poi “ nulla cambi”. La “ brutalità democratica di Renzi” non servirebbe a cambiare la politica, ma solo a perpetuarne i vizi ed i privilegi .

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UNA CLASSE POLITICA ORMAI ALLO SBANDO

L’Italia dispone di una classe politica decisamente repellente. Il ddl anticorruzione approvato dal Senato, e il decreto legislativo sull’incandidabilità dei condannati rischiano provocare un’ulteriore falla, dopo la prima aperta con l’abolizione dell’immunità parlamentare nel 1993, sull’onda di Tangentopoli, accrescendo a dismisura, anziché sopprimerlo – come pretenderebbe la Costituzione – lo strapotere scippato fin da allora dall’ordine della Magistratura, sul potere costituzionale esecutivo,sull’ormai compromesso equilibrio tra i poteri di uno stato democratico. Questo Parlamento finge di non ricordare quella vergognosa pagina della storia repubblicana né l’attuale Presidente della Repubblica – che a quel tempo visse quel dramma in prima persona in quanto presiedeva la Camera – ha ritenuto opportuno rammentarla, pur essendo solito ramanzinare a destra ed a manca . Tutti zitti e mosca davanti a questa ulteriore ferita alla nostra Costituzione,tutti proni davanti ai“ potenti di turno”, tutti smemorati da ricovero a Collegno, compresi tutti quei movimenti sedicenti civili e variamente dipinti o mascherati , che sbandieravano , dentro e fuori i Pala Sharp, il loro amore per la nostra Costituzione considerata intoccabile e l‘ignobile stupro di imberbi tredicenni . Tutti zitti.

E’ come porgere l’altra guancia a chi impudentemente ci schiaffeggia, come arrendersi all’usurpazione arrogante da parte della magistratura dei diritti costituzionali spettanti al Parlamento. Lungi da questo Blog la tentazione di lanciare un’assoluzione dei nostri politici che hanno contribuito al malgoverno e, dunque, al dissesto economico e finanziario del nostro paese. E tuttavia, ripeto, dobbiamo pensarci due volte prima di buttare il bambino insieme all’acqua sporca. Ricordo che nel nostro codice è già prevista, come pena accessoria, automatica o a discrezione del giudice, l’interdizione dai pubblici uffici, perpetua o temporanea. Prevedere per legge la non candidabilità dei condannati e non a seguito di una specifica sentenza è una pena inflitta anche ai cittadini,che vedono restringersi il campo di esercizio dei loro diritti di elettorato attivo e passivo. Privare dell’elettorato passivo,un diritto costituzionalmente garantito, un numero potenzialmente elevato di cittadini in modo, peraltro, del tutto automatico e senza alcuna distinzione, in sede giudiziale, tra i singoli casi ed anche in modo retroattivo,è una grave ferita alla democrazia, un prezzo così elevato che non lo si deve pagare tacendo. Con questa norma basterà una qualsiasi condanna in primo grado, o anche un semplice rinvio a giudizio , per eliminare dalla competizione elettorale singoli candidati o per penalizzare partiti. Se poi misceliamo insieme, agitandoli, l’incandidabilità dei condannati ed i nuovi fumosi reati introdotti da questa legge si prova la netta sensazione che si è vilmente consegnato, nelle mani di questa impresentabile Magistratura, un vero e proprio “ ius primae noctis” politico, il potere di selezione dei candidati, che mi ricorda molto da vicino quella che viene effettuata in Iran o in Afghanistan dal Consiglio dei guardiani della rivoluzione.

Leggi e norme come questa, invece di farci procedere sul cammino della democrazia non faranno altro che rendere i rapporti tra politica e giustizia ancor più squilibrati di quanto non lo siano già dal 1993. Possibile che non si riesca a capire che la corruzione, in dosi così massicce, viene attirata dall’enorme mole di spesa pubblica e dall’incredibile burocratizzazione esistente, come una mosca da un vetro ? Così come configurato, il cosiddetto “traffico di influenze” altro non è che una rete a strascico che rischia di ampliare a dismisura la discrezionalità e dunque il potere intimidatorio della magistratura. In un paese come l’Italia, dove comandano le lobby che , non essendo riconosciute, non sono neanche regolate dalla Legge, dove esistono milioni di lobby, di corporazioni, di relazioni, di interessi, ecc non credo di esagerare se affermo che almeno la metà della popolazione potrebbe rientrare nella fattispecie di reato. Quale lavoro fa infatti un imprenditore se non quello di allacciare ogni tipo di relazione lecita per piazzare i propri prodotti o alla ricerca di appalti? E come dovrei giudicare quei magistrati che votano in Parlamento affinché non venga posto ostacolo o limite agli incarichi dei loro colleghi in funzione? Se lo scopo della norma era semplicemente quello di recepire la convenzione del Consiglio d’Europa contro la corruzione ( l’alibi spesso invocato), perché non si è semplicemente adottato la norma indicata nella convenzione stessa? Come ormai succede sempre in Italia , un Parlamento di nominati e di intimiditi si inchina davanti alla Magistratura come un siciliano deve inchinarsi davanti ad un capobastone. Ci si lamenta della mafia e dei suoi metodi , ma ci si comporta come mafiosi , ossequiosi e omertosi con la mafia, regalando alla cosca l’indeterminatezza delle leggi che ne aumenterà la potenza intimidatoria e ricattatoria, così agevolando la dittatura della Magistratura , la fine della democrazia e la creazione di zone di illegalità e di immunità .

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CASO SALLUSTI , LA DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA , LA COERENZA DI RUTELLI E QUELLA DEL CORRIERE DELLA SERA.

Il dibattito in aula sulla nuova Legge a proposito di diffamazione a mezzo stampa è stato rinvito alla prossima settimana. Sull’argomento questo Blog ha già da tempo espresso la sua opinione: ma leggere , nelle parole dei politici che hanno costretto l’abbandono della Commissione in sede deliberante per l’Aula e nei loro interventi, con la conseguente perdita di tempo , che la questione non deve essere risolta con il carcere per i giornalisti ha significato per me, che non sono un giurista, che si volesse contenere la faccenda entro i limiti della giustizia civile. Scopro invece , senza sorpresa e senza meraviglia perché conosco gli individui, tre cose. Che la riforma prevede un processo penale con i soliti tre gradi di giudizio avendo come scopo finale quello di applicare una semplice sanzione pecuniaria. Come ancora una volta Rutelli abbi fatto scempio della figura del politico italiano e come Ferrarella e Rizzo abbino dimostrato la “ coerenza de “Il Corriere della Sera”. Con ordine, cominciamo dalle cose serie, non quindi da Rutelli e nemmeno dal Corriere.

Da qualche tempo c’è la tendenza di dilatare sempre di più il campo d’azione dei giudici penali ampliandone le competenze su fatti , come questo, che potrebbero invece essere più rapidamente definiti in sede civile, magari con rito speciale. Ma a chi vogliono prendere per i fondelli, questi Signori? Abbiamo una giustizia penale che è una schifezza mondiale e cosa facciamo? Ne ampliamo ancor di più i compiti? Che ridicolaggine, che sfacciata impudenza! Gente che si strappava le mutande protestando indignata contro l’amicizia , definita vergognosa ed impresentabile, di Berlusconi con l’autocrate Putin, oggi sostiene invece un principio giuridico che rende l’Italia molto simile alla Russia dell’oligarca Putin. La coerenza! Ecco perché il vero problema della questione non è che le Pussy Riot e Sallusti finiscano in galera, ma il fatto, assolutamente ignobile, che solo nella Russia di Putin, nell’Iran di Ahmadinejah, nella Siria di Hassad e nell’Italia di Napolitano / Monti e di coloro che li hanno dapprima voluti e poi anche sostenuti , per una canzone e per un trafiletto si siano celebrati due processi penali. Ma lo capite o no, quale enorme vagonata di merda state rovesciando sulla testa del Paese?

Per quanto concerne l’On Rutelli è presto detto. Questo Blog difese l’On Rutelli sul caso Lusi , un ladro ,reo confesso, di soldi altrui. Non difendevo certo Francesco Rutelli come persona o come politico, non ne ha bisogno ed io me ne guarderei bene, ma difendevo spada tratta un sacrosanto principio liberale che con Rutelli non c’entra assolutamente nulla. Anzi. Sosteneva, questo Blog, e lo sostiene anche adesso, che la così detta “ responsabilità oggettiva “ è una vergogna giuridica indegna di un Paese civile, indegna di un Paese democratico, degna invece di ogni regime totalitario. Sulla responsabilità oggettiva, sul «non poteva non sapere», non si possono costruire reati, ma semmai , com’è successo in Italia con Mani Pulite, vendette ed esecuzioni politiche concordate con i guardiani del pensiero dominante. Altra cosa ancora è il giudizio politico che ciascuno si deve formare in piena libertà. Quando ho invece letto le velenose e vendicative parole con le quali l’On Rutelli ha trattato il caso Sallusti non mi sono affatto sorpreso. Aspettarsi dall’On. Rutelli qualcosa che somigli anche lontanamente alla coerenza è inutile. La legge su cui sta lavorando il Senato rischia di essere più liberticida di quella fascista esistente, ricordatelo, da ottantadue anni. Ma leggo che Francesco Rutelli pretende ora, per Sallusti, pene ancora più severe. É la solita storia di Rutelli, arrogante con i deboli e servile con i potenti, senza equilibrio. Inflessibile siccome Catone con gli altri, molto indulgente con se stesso. Lo voglio ripetere ed urlare:Rutelli non ha responsabilità oggettive se il suo tesoriere ha rubato decine di milioni di euro, mentre per Rutelli il direttore di un giornale deve essere addirittura carcerato per omessa vigilanza per un articolo scritto da terzi, cioè da un proprio . Con questa risibile coerenza, con un tale modo di (s)ragionare, Rutelli meriterebbe di essere cacciato dal Parlamento italiano senza l’onore delle armi, ma a calci nel sedere.

Pochi giorni fa, anche Luigi Ferrarella, sul Corriere della Sera, s’era indignato “ de brutto” contro questa nuova legge sulla diffamazione, che “ ridurrà a giapponesi nella giungla “ quei giornalisti che si incaponiranno a raccontare verità sgradite a chi se ne sentirà offeso. Non ho fatto in tempo ad assaporare un briciolo di soddisfazione per questa nuova linea editoriale del Corriere sull’argomento, che a pagina 23 dello stesso giornale ti trovo un articolo di un “ grande della morale unica dominante e corretta”, di Sergio Rizzo, il cui titolo (“Gli affari del ciellino Simeone nella società con Bisignani – Le vendite lampo degli immobili che triplicano il valore “) è speculare all’autore: insinuante e diffamatorio ma cercando di non esporsi troppo, lanciare il sasso nascondendo ben bene la manina, insomma roba da vomito . Leggo per capire cosa muova Rizzo a tale forma di urlata indignazione e mi rendo conto che la molla che lo fa scattare è il fatto che questo mascalzone del Simone “ non disdegna altri sodalizi meno in linea con la tradizione di C.L.” e che questo (delinquente di)Simone (che osa fare affari con chi gli pare e piace) ha fatto anche società con Luigi Bisignani. E, come un Giuda Escariota, come un delatore della D.D.R., Rizzo scrive sul Corriere della Sera diretto da De Bortoli: “Luigi Bisignani. Proprio lui.” Che orrore, che scandalo, che ferale novità! Una società commerciale ( e non a delinquere dunque) che compra un palazzo e che poi lo rivende, guadagnandoci pure ! Chissà cos dovrebbe fare, per il grande moralizzatore degli affari degli altri , Sergio Rizzo , una società immobiliare , se non comprare e vendere immobili ! Ma Rizzo, tutto fremente per questa clamorosa scoperta, si agita e non trova di meglio che ,sogghignando, dar di gomito e d’intesa ai suoi lettori – manettari ed arcigni ed occhiuti moralisti degli altri - con un bel “A voi non è mi capitato? Che strano….”. Puro stile smerdatorio, puro stile del Corriere della Sera, puro distillato di bile astiosa e rancorosa di quell’animo nobile di Sergio Rizzo, un uomo degno della corte di Ahmadinejah e dei Guardiani della religione islamica.

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Roma venerdì 26 ottobre ’12

Gaetano Im

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