Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 30 novembre 2012


PREAMBOLO ODIERNO

“NON C’E’ ALCUNA PROVA GIUDIZIARIA CHE COLLEGHI LA MAFIA ALLA NASCITA DI FORZA ITALIA, MA IO SONO CONVINTO CHE FORZA ITALIA E’ NATA SU MANDATO DELLA MAFIA”.

Intervista a “IL FATTO QUOTIDIANO” del giorno 30 novembre 2012 del Dr. Antonio Ingroia.

Risposta mia al Dr Ingroia:

“NON V’E’ ALCUNA PROVA GIUDIZIARIA,ANCORA ,CHE IL DR. INGROIA SIA UN DIFFAMATORE,MA IO SONO CONVINTO CHE IL DR. INGROIA DIFFAMI CHI COMBATTE LA MAFIA IN BASE AD UN MANDATO DELLA STESSA MAFIA.”  

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BERSANI O RENZI? NESSUNO DEI DUE, PERCHE’ SONO LA STESSA COSA. A MENO CHE NON VINCA RENZI.

Che i politici e i partiti politici ricevano contributi da parte di aziende , di  imprese e di privati  è prassi  consolidata  non solo  lecita , ma addirittura auspicabile. Ma solo se quel  finanziamento sia  gestito  con la massima trasparenza e con la massima rendicontazione pubblica. Cosa , invece, che mai è avvenuta o avviene in tutto  il mondo politico italiano. E proprio su questo dovrebbe basarsi la tanto invocata abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ( anche se gli hanno cambiato nome ed ora  si chiama “ rimborso elettorale” ), abolizione  tra l’altro imposta dal referendum abrogativo promosso nell'aprile del 1993 dai Radicali italiani e che  vide una partecipazione del 77% degli aventi diritto al voto, con un  90,3% dei voti espressi a favore della sua abrogazione. Ricordo come, non ostante fossimo  nel clima di sfiducia successivo allo scandalo di Tangentopoli, l’esito di quel referendum  fu praticamente ed impunemente sbeffeggiato e spernacchiato da un  Governo di centrosinistra, quello di C.A.  Ciampi, XI Legislatura, Ministro di Giustizia Giovanni Conso, che con la Legge n. 515 del 10 dicembre 1993 reintrodusse dalla finestra, sotto mentite spoglie, i finanziamenti pubblici che erano stati cacciati a calci nel sedere dal popolo italiano dalla porta d’ingresso, solo cambiando il loro nome. Bersani non avrà fatto nulla di illecito accettando i soldi dei Riva e degli altri industriali. Ma certo è che se Emilio Riva, valga un solo esempio per tutti , non avesse staccato quel sostanzioso assegno di Euro 98.000,00 a suo favore,probabilmente non si sarebbe permesso di scrivergli quella  lettera con cui gli chiedeva di intervenire per “ammansire” un certo deputato troppo zelante sulla questione Ilva. O quanto meno non l'avrebbe scritta con la fondata aspettativa di essere ascoltato con attenzione, come il testo della lettera lascia trasparire con chiarezza. Bersani predica bene, ma razzola molto male.  Non va dimenticato mai che  Pier Luigi Bersani, classe 51, già giovanissimo, fu eletto consigliere regionale per la circoscrizione di Piacenza nelle file del granitico PCI, per poi assumere incarichi di assessore in giunta dal 1980 fino al 1990, quando ne diventa vice presidente. E che il  6 Luglio del 1993  fu  eletto presidente della Regione Emilia Romagna. Dunque una vita politica nata e sviluppatasi nel vecchio PCI, quando era all’ordine del giorno che il KGB sovietico trasferisse illegalmente in Italia ingenti finanziamenti al PCI. Era certamente  molto attivo, il giovane Bersani  nel PCI , nel 1973, quando  il IV Governo Rumor ( centrosinistra o vecchio pentapartito), Aldo Moro agli Esteri e Mario Zagari (PSIUP) alla Giustizia, emanò  il D.P.R. n. 834 del 22 dicembre 1973 che regalò sfacciatamente, col supino e sciocco consenso dei partiti di Governo, impunità per tutti i finanziamenti illeciti al PCI. Credevano, la DC ed il PSI di quel tempo, di essersi assicurate una vera e propria “ captatio benevolentiae” del PCI, attendendosene dunque, all’occorrenza,  una sostanziosa restituzione. Cosa che , poi, nel 93/94 non solo non avvenne , ma che vide invece il PCI nei panni del loro boia . In quel partito è nato ed è cresciuto Bersani, passando dai ricchi camion di dollari del KGB, agli accordi sottobanco con la DC per salvarsi il culetto da procedimenti penali, ala cinica e barbara esecuzione sulla pubblica piazza , senza un’ombra di rimorso, dei partiti politici avversari. Oggi è ancora peggio, perché a quei  peccati originali oggi il P.D. e Bersani in persona assommano anche una dose incalcolabile di disonestà intellettuale e politica da rabbrividire. Segue spiegazione fattuale.

Bersani  ha ucciso Antonio Di Pietro, col quale invece cinguettava amabilmente da quando il Di Pietro fu “ fatto entrare”  inspiegabilmente in Senato perché  nominato” ( quante Minetti scopro man mano che studio la storia di tutti i partiti politici e specialmente quella del PCI poi PDS, ecc.) dal partito di Bersani in un seggio sicuro. Era il convenuto “prezzo” convenuto dal PCI  con il Pool di Mani Pulite per l’eccidio giustizialista dei partiti avversari e per la impunità regalata al PCI.  Con questo sistema brutale, tipico del pensiero “ comunista”, Bersani si è così non solo accaparrato,in tutto o in parte, il consenso politico raccolto dal  Di Pietro, ma si è così cinicamente e crudelmente  sbarazzato di un personaggio molto scomodo, troppo esoso ed ingombrante, uno che in ogni occasione minacciava di mettere all’incasso la cambiale  che il PCI gli aveva rilasciato quale corrispettivo per  l’esecuzione, eseguita da Di Pietro ( ed altri odierni senatori del P.D.) negli anni 93/94, sul patibolo di Mani Pulite, di  tutti i partiti politici  avversari al PCI. Insomma, un vero regolamento di conti.  

Insomma, non solo rubli  staliniani , non solo finanziamenti pubblici italiani , non solo immediata adesione alla famigerata  Legge 834 del 22 dicembre 1973, non solo ancora finanziamenti pubblici sotto il nome di “ rimborsi elettorali”,ma anche i soldi dei padroni,dei ricchi,degli squali,degli evasori fiscali non hanno mai fatto ribrezzo al PCI, PDS, DS ,PD ed a  Bersani. Bersani abbraccia la Camusso , la CGIL , la stessa FIOM di Landini che inveiscono contro squali, industriali, ricconi, ecc, ma sotto sotto lui incassa soldi da costoro. Che statura morale! Che diversità morale! Lui tira in ballo anche Clistene e Pericle e racconta, davanti a Renzi  ed in televisione, che “ presero i soldi pubblici ( cioè gli odierni finanziamenti) per fare la differenza con i tiranni”,mentre non è affatto vero. Clistene (565-492a.c.) fu il primo ateniese a porre le basi per una reale partecipazione popolare alla gestione delle polis nel 507a.c. ma  ridusse,  al contrario di quanto afferma Bersani, i poteri dell’arcontato attribuendoli alla boulè , che controllava così l’operato del governo e aveva competenze giudiziarie. Pericle (495-429a.c.) fu certamente uno dei maggiori apportatori di riforme democratiche ed  introdusse la “ mistoforia”, cioè una remunerazione per chi ricopriva cariche pubbliche, ma lo fece  per consentire una maggior partecipazione del popolo alla polis e non per altro.

In questi giorni si parla molto dei 98mila euro sganciati  dalla famiglia Riva, proprietaria dell'Ilva, a Bersani per la campagna elettorale del 2006, per  quello che sarebbe diventato il ministro dello Sviluppo del secondo governo Prodi. Sarebbe dunque Riva  un uomo talmente sciocco da finanziare un politico che l’avrebbe poi avversato o quanto meno non certo “ coccolato”? Non diciamo cretinate! Ma non è questa la sola donazione privata  nel curriculum di Bersani. Basta spulciare negli elenchi pubblici depositati presso la Camera dei Deputati, come ha fatto il Fatto quotidiano, per scoprire come l'attuale segretario del Pd abbia spesso beneficiato dei cadeaux di squali ed industriali . L'altro contributo “imbarazzante” perché “ simulato”,alle casse di Bersani, è relativo al 2004, quando riceve 20mila euro dall'Interconsult, società di Franco Pronzato, un suo amico e suo consulente quando era ministro dei Trasporti. Pronzato  sarà arrestato nel 2011  in quanto consigliere di amministrazione dell'Enac nell'ambito di un'indagine della Procura di Roma riguardo a presunte irregolarità legate a un appalto da un milione di euro per i voli di collegamento tra Roma e l'Elba. E ancora: nel 2008, tra il 7 e il 17 aprile del 2008, proprio a cavallo delle elezioni politiche, Bersani riceve 130 mila euro da aziende, che si sommano ai 39.500 ricevuti da persone fisiche, per un totale di 169.500 euro. Bersani dichiarerà nel rendiconto obbligatorio «delle spese sostenute e delle obbligazioni assunte per la campagna elettorale» di aver speso 50 mila euro e denuncerà quindi un attivo di 119.000 euro. Dove sta questo resto? 

E non finisce qui, perché, forse anche Renzi se lo è dimenticato,ma non era forse Filippo Penati il Capo della Segreteria politica di Bersani? Penati, iscritto da sempre anche lui nel vecchio P.C.I. come Bersani , ha fatto parte della direzione nazionale dei D.S. e del consiglio federale dell'Ulivo sino allo scioglimento di entrambi questi organismi in occasione della nascita del P.D. Penati in seguito è stato nominato dal segretario nazionale Veltroni nel coordinamento nazionale del nuovo partito. Nel 2009 Penati è prima coordinatore nazionale della "mozione Bersani" nella fase congressuale del PD, e, dopo la vittoria di Bersani alle primarie del 2009, viene chiamato ad assumere l'incarico di capo della sua segreteria politica. Fa tuttora parte della Direzione nazionale e del coordinamento nazionale del PD. E non era questo Filippo Penati quello stesso che in data 20 Luglio 2011 venne indagato dalla Procura di Monza per i reati di concussione e di corruzione in merito a presunte tangenti intascate sulla riqualificazione dell'ex Area Falck di Sesto San Giovanni fin dal lontano 1985, quando ricopriva la carica di assessore comunista all’urbanistica del Comune rosso di Sesto San Giovanni ?

  Bene, come preambolo necessario e sufficiente per illustrare la “ correttezza politica e morale “ di Pier Luigi Bersani credo sia più che sufficiente. Insisto: nulla di personale con lui, ma solo l’esposizione di fatti certi ed incontrovertibili. Questa è solo “ storia”, nessuna “opinione”. Se poi vogliamo proprio mettere la ciliegina sulla torta, allora basta ricordare come sia stato proprio Pier Luigi Bersani che, insieme a Visco, ad attribuire ad Equitalia, creata da Tremonti durante il Governo Berlusconi II,  tutti i poteri che essa oggi ha  e con i quali strozza e vessa  i contribuenti.

Comunque Pier Luigi Bersani esce dal dibattito televisivo con Renzi come c’è entrato: tutto chiacchiere, proverbi emiliani,demagogia e nessun progetto realistico.Ho ascoltato da lui  una sequela di slogan, di scontatezze populistiche,  di fanciulleschi “ buoni propositi”, tipo “ridistribuire il reddito “ ( quello prodotto da chi lavora e guadagna a favore di chi ama essere mantenuto facendo poco o nulla, un refrain già sentito mille volte e sempre finito nella melma ), tipo “ un posto fisso per i giovani”, tipo “ rispettare gli ordini dell’Europa”, tipo “aumentare le pensioni troppo basse”,tipo“noi dobbiamo uscire dalla crisi” (come se qualcuno volesse restarci dentro)  e via maramaldeggiando , pontificando, sproloquiando, smargiassando, illudendo, millantando e così via. Avessi però sentito da Bersani una parola, anche una sola che ci facesse capire come lui intende procedere  per ottenere quell’Eden che a chiacchiere promette. Lui che si crogiolava dando del “venditore ambulante a Berlusconi“come vuole essere chiamato ora che tocca a lui? Cosa farà Bersani se diventasse Premier ? Diminuirebbe le spese dello Stato? Ridurrebbe le pensioni baby? Eliminerebbe gli sprechi ( che poi è una ovvietà, perché se si tratta di uno “ spreco” non bisogna “ridurlo” ma “ eliminarlo”)? Aumenterebbe le tasse? E come ? E quali? Ed a chi? Insomma tante chiacchiere e niente ciccia, caro Bersani, forse va bene per i compagni  “comunisti dentro” educati, da Stalin e da Togliatti e loro epigoni,  ad “obbedir tacendo”.

 

E Matteo Renzi, cosa ha detto il rottamatore? Ha aperto il libro dei sogni e lo ha letto. Facile giocare con Bersani, con uno ammanicato da quaranta anni con gli intrighi della peggior politica intrallazzona . Le affermazioni di Renzi sono anch’esse delle ovvietà, solo che  almeno hanno, per il mio palato,  un “vago retrogusto di socialdemocrazia”, un pensiero che in Italia è stato sempre fagocitato ferocemente dal pensiero comunista e dal partito comunista. Ci ha magnificato, Matteo descamisado, un tale Matteo Renzi che ha ridotto l’IRPEF a Firenze dallo 0,3% allo 0,2%, una straordinaria riforma sembra voglia far intendere, ma è un’inezia. Avrebbe dovuto farci sapere come , se diventasse Premier, troverebbe per esempio  i quattrini per garantire i 50 miliardi l’anno, salvo cifre maggiori,  richiesti all’Italia montiana col “ fiscal compact” dall’Europa. Come e dove li trovi  Matteo? E sei bravo ad affossare Bersani rimproverandogli quando abrogando lo scalone Maroni, con Governo Prodi ultimo, costrinse l’Italia a sborsare 9 miliardi di Euro in più ogni anno, per mantenere, con vitalizio, chi non avesse ancora lavorato quaranta anni, ma come riformeresti le pensioni? E dove taglieresti,visto che dici di ridurre la spesa, fra “dipendenti pubblici”, “sanità” e “ pensioni”?  E poi, Matteo,  facile dire “ che alla proprietà dell’ILVA è stato concesso troppo”, devi anche dire da chi. A chi ti riferivi? Al solito Berlusconi , tanto per appagare il solito antiberlusconismo  o ad altri? Con gli slogan non vai da nessuna parte, Matteo, solo a sbattere contro la tua stessa ipocrisia. Perché certo che sei un ipocrita, basta dire che sei iscritto al P.D. per capirlo. Ma non hai palle per fare la rivoluzione che prometti. Che altro vuol dire la tua frase “ Se perdo  non voglio  premi di consolazione ma aiuterò il P.D. nella sua azione politica?”se non mettersi già da ora al servizio della causa bersaniana ?  Vuoi rottamare i vecchi arnesi della sinistra , ma sei come loro: fedeli alla causa, anche e sopra tutto  se sbagliata. Insomma Matteo, ti considero solo un “servile ribelle”. Uno che fa casino per cercare di emergere ma che nel contempo assicura al “ padrone” il suo servilismo. Puoi ingannare i tuoi fan. E basta.

Ho ascoltato molti illusionisti, molti “prestigiatori politici”, molti “venditori ambulanti di pentole” prestati alla politica, non solo Bersani,non solo Renzi, parlare, in occasione delle primarie del P.D. di “ una stupenda prova di democrazia”! Ricordate Prodi ? Ricordate Bersani? Illusionisti, gente che approfitta  della credulità e dell’ignoranza popolare, gente da perseguire penalmente per quel reato. Aprono bocca e gli danno fiato. Ma quale “ prova di democrazia” le primarie? Ma dove ? Ma sanno costoro cosa significa la parola democrazia o lo ignorano?  Come si fa a parlare di democrazia quando le primarie riguardano solo un partito (il P.D.) mentre la democrazia presuppone la partecipazione attiva di tutti i partiti? Una bella prova di democrazia saranno solo le elezioni politiche, non le primarie. Falsità, menzogne, indottrinamento, slogan prefabbricati, idiozie. Basta,sono stufo di questa classe di imbonitori. Spero però che vinca Renzi, l’ultima speranza di vedere in Italia una socialdemocrazia che potrebbe essere la salvezza del Paese. Che garantisca l’alternanza con il centrodestra. Ma credo sia inutile sperare negli attributi di Matteo per vedere sorgere un partito socialdemocratico e riformista , credo invece che Matteo perderà di brutto contro la “nomenclatura comunista”, fattasi ricca e potente da settanta anni di finanziamenti illeciti impuniti, con le  esecuzioni giudiziarie degli avversari politici, con la  complicità della Magistratura che vuole tenere l’Italia sotto il suo dominio. E si sdraierà Matteo ai loro piedi, per servirli, per riverirli, per ottenere qualche briciola di potere e di privilegi castali, prima a chiacchiere combattuti, poi nei fatti servilmente  invocati.

 

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MOLTE COSE NON TORNANO FRA I RIVA E I DUE MINISTRI CLINI E PASSERA

Mentre la Magistratura di Taranto viene sbertucciata e spernacchiata dal Governo Monti con un decreto legge che stiamo aspettando e che consentirà all’ILVA di riattivare la produzione, di vendere il prodotto e di sistemare gli altiforni secondo le prescrizioni dell’AIA dell’Ottobre scorso, mentre Palazzo di Giustizia di Taranto traballa perché si sta frantumando quella che era ritenuta la “ prova regina della corruzione” anzi “ degli accordi corruttivi fra ILVA e politici”, emergono riscontri imbarazzanti per il Governo Monti ed in modo particolare per i due Ministri Passera e Clini. I fatti, scarnificati: Passera, da A.D. di Banca Intesa  fu un benefattore per i Riva. Cito solo diversi affidamenti e linee di credito, nonché un mutuo da 80 milioni di Euro per consentire a Riva di costruire in Cina due grandi navi per trasporto di materiale ferroso. E quando nel 2008 l’On Berlusconi cercava adesioni per salvare l’italianità di “ Alitalia” Passera e Banca Intesa fu la prima a sostenere Riva che staccò un assegno da 120 milioni di Euro per assicurarsi l’11% della CAI (Compagnia Alitalia Italiana). Non si capisce cosa c’entrasse Alitalia con ILVA. Perché un produttore di acciaio è stato costretto, con così esplicite agevolazioni ( in parole povere, Riva possiede l’11% di CAI avendo usato i soldi dei risparmiatori non i propri ) ad occuparsi di “ trasporto aereo”? E non basta, Ministro Passera, perché nel 2011, quando la Provincia di Taranto pretende una fidejussione dei Riva di trecento milioni a fronte degli obblighi previsti dall’AIA di quell’anno ( autorizzazione Integrata Ambientale) , i Riva non cacciano un euro, ma arriva una bella fidejussione bancaria di cento milioni di Euro emessa ,indovinate da chi? Ma certo! Sempre da Banca Intesa, sempre con la manona di Passera. C’è poi da discutere, la posizione del Ministro Clini, ora Ministro ma nei tempi passati Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente. Ci sono dei punti opachi che Clini deve chiarire. Aspettiamo i suoi chiarimenti, di mezzo c’è la Procura di Taranto. Ma non esiste più il conflitto di interessi che valeva per Berlusconi?

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MA IL PARLAMENTO CHE CI STA A FARE?

La politica estera sapevo che era competenza del Ministro degli Esteri e non del Presidente del Consiglio. E sapevo anche che le decisioni di politica estera, come tutte le decisioni del Governo, devono essere assunte dal Consiglio dei Ministri. E che ogni Ministro, anche il Primo Ministro, può essere chiamato a render conto in Parlamento, delle sue iniziative. Non capisco quindi la decisioni del Prof. Mario Monti per consentire il riconoscimento della Palestina come Stato, anche solo osservatore, all’ONU. Non sto discutendo se sia un bene o un male, ma il fatto che certe decisioni vanno prese in Parlamento, non alla Bocconi. Qualcuno di questi signori che appoggiano questo Governo avrà il coraggio e la dignità di convocare il Premier Monti ed il Ministro Terzi per chieder loro di riferire su tale assurdità?

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Roma venerdì 30 novembre 2012

Gaetano Immè   

mercoledì 28 novembre 2012


SE L’ILVA E’ RESPONSABILE DEI DECESSI, PERCHE’ NON VENGONO INCRIMINATI ANCHE I CORRESPONSABILI SINDACI E PRESIDENTI DELLA REGIONE PUGLIA?

 

La Magistratura procede come un carro armato nella sua teoria. Pur non disponendo di  dati scientifici certi che inchiodino l’ ILVA di Taranto alle sue  responsabilità , per la Magistratura l’ILVA è un assassino a piede libero e con l’arma carica, pronta ad uccidere. Più produce, più inquina, più la salute delle persone è in pericolo: questo è l’assioma del Magistrato Patrizia Todisco e di quel Tribunale. E dunque quella Procura di  Taranto ha disposto sia il sequestro dell’acciaio prodotto ( che era dunque pronto per la vendita in giro per il mondo) sia il sequestro di impianti in funzione , sia l’arresto ( le imputazioni sono terribili: inquinamento ambientale, omicidio plurimo, ecc)  di alcuni componenti della proprietà ( Riva padre e figlio ed altri manager) sia un’inchiesta su alcuni politici locali, Sindaco di Taranto compreso.   Dopo i provvedimenti di tre mesi fa con il famoso “ ordine di sequestro” dello stabilimento , si è scatenata fra quella Procura e la proprietà  la guerra delle perizie. Non dimentichiamo che , a seguito del provvedimento  di sequestro di tre mesi fa, vi era stato un accordo fra Governo Monti ed azienda per una riconversione graduale degli impianti.  Ma ora, con questi nuovi provvedimenti , quell’accordo diventa carta straccia. La Magistratura entra a gamba tesa in quegli accordi e li disintegra. Riconvertire gradualmente gli impianti ora non è più possibile e la proprietà, davanti alle scelte del Tribunale ha a sua volta preso la decisione di fermare il giochetto, chiudere lo stabilimento di Taranto. Ma la guerra fra ILVA e Procura non è finita qui, perché nel frattempo sono state effettuate due perizie .Non sono in grado di esprimere giudizi scientifici in merito alle stesse , ma posso leggerle ed anche interpretarle. E noto tutta una serie di evidenti e lampanti contraddizioni.   Le motivazioni esposte dalla Todisco   nel provvedimento di custodia cautelare per questi primi otto dirigenti e che si basano sulla perizia epidemiologica da essa ordinata, sono di evidente tipo “indiziario”. Scrive Todisco che “ le particelle di metalli pesanti hanno un rilevante impatto negativo sulla salute dell’uomo”, che “ nell’area tarantina si registrano significativi eccessi di tumori polmonari  e vescicali” deducendone che questi siano “ morti riconducibili all’Ilva” ed al “ disegno criminoso “ messo in atto dalla società i quali, di fatto, non hanno impedito “una quantità imponente di emissioni diffuse e fuggitive nocive in atmosfera, in assenza di autorizzazione” ( si riferisce alla mancanza dell’AIA, autorizzazione Integrata Ambientale  che avrebbe dovuto essere rilasciata dall’ARPA che è l’azienda Regionale istituita dal Governatore Vendola per questa occorrenza).

Gli accusati respingono le accuse, definiscono “totalmente inaffidabili e non probanti” le perizie chimiche ed epidemiologiche prodotte dal Tribunale.  Ma non c’è bisogno di andarsi a studiare le perizie dell’ILVA, basta leggere quelle della Procura per capire che c’è molto che non torna. Secondo i rilievi della Procura fra il 2004 ed il 2009 le stime di “ particolato medio” ( nocivo se supera certi limiti che vedremo ) variano a Taranto fra i 22,9 ed i 34,9 microgrammi. Come possono tali misurazioni, si chiede l’azienda – e ci chiediamo anche noi – essere considerate causa delle morti quando proprio  in questi giorni a Roma , a Milano, a Firenze, si registrano 55 microgrammi ?

Subito Maurizio Landini, FIOM, nella sua intervista a “ Pubblico” di Luca Telese, ha indicato come esempio da seguire la Francia, dove Hollande ha confermato di voler rendere pubblica un’impresa privata, il colosso ArcelorMittal. Tornare cioè alla “ nazionalizzazione”, indietro nella macchina del tempo.  ArcelorMittal è stata costituita  nel 2006 ed è oggi il primo produttore mondiale di acciaio, nata dall’acquisizione , da parte del miliardario indiano Mr. Lakshimi Mittal , della lussemburghese Arcelor. Vi faccio una domanda: chi andrà più ad investire in Francia se il Governo di quel Paese non escluse la improvvise “nazionalizzazioni”? Da noi, solo al pensiero  di tornare all’IRI di Prodi, ai sotterfugi che permisero  di regalare l’Alfa Romeo agli Agnelli, a quelli che volevano regalare la SME a De Benedetti ed a tutto il giro opaco e malmostoso che ruota , come squali famelici, intorno alle nazionalizzazioni, viene il voltastomaco.

Vedremo cosa avrà da dire questo Governo su questo argomento, considerato che l’unico che avrebbe dovuto parlare, e cioè il Capo della Magistratura Giorgio Napolitano, invece  subdolamente si gira dall’altra parte, dato che la famiglia Riva potrebbe decidere anche di lasciare. Certo, l’unica cosa sicurissima che c’è in questa brutta storia è che il potere politico nazionale e locale, ma sopra tutto quello locale dato che l’ambiente è di competenza regionale fin dalla modifica del Titolo V della Costituzione che è del 1999, ha troppo consentito alla famiglia Riva di non investire in risanamento ambientale. Se, come asserisce la Todisco, la proprietà dell’ILVA ha organizzato il “ disegno criminoso” teso ad inquinare l’aria e provocare morti, perché non leggo, insieme all’incriminazione dei Riva, anche quella di tutti i Sindaci di Taranto e di tutti i Presidenti di Regione?

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PRIMARIE E LORO INDICAZIONI

I risultati delle primarie del centrosinistra dimostrano il leader del Sel, Nichi Vendola, ha in mano il futuro politico della sinistra, salvo diverso avviso da parte della Magistratura. Innanzi tutto non dimentichiamo che Vendola è indagato per tre processi: sul primo ( concussione per favorire un Medico) è stato assolto in primo grado, ma ve ne sono ancora due di gradi , mentre oltre al secondo legato alla Sanità pugliese in attesa di dibattimento se ne è ora aggiunto un terzo, per l’ILVA.  Ci sono tuttavia  già alcune  sue dichiarazioni illuminanti. La prima: "È impensabile un endorsement per Renzi". Certo Bersani è arrivato primo, ma Renzi è riuscito a vincere la sua sfida personale: non solo ha incassato oltre il 36% delle preferenze ma è anche riuscito a strappare diverse zone rosse al segretario del P.D. e ad accreditarsi come leader democratico nei Paesi del Nord Italia. Non solo. Se Bersani poteva contare sull'appoggio dell'intero establishment di via del Nazzareno, il primo cittadino di Firenze ha lavorato, fianco a fianco, coi comitati che hanno girato le principali piazze d'Italia per convincere gli elettori della sinistra a voltare pagina, a cacciare i vari Rosy Bindi, Massimo D'Alema , Walter Veltroni,  Anna Finocchiaro e aprire una nuova stagione politica. E’ finita, domenica sera, con  un "arrivederci" a domenica prossima per il ballottaggio, che deciderà chi guiderà la coalizione del centrosinistra alle elezioni politiche del 2013.

 Renzi sa benissimo che, a questo punto, ha bisogno di andare a recuperare gente nuova che, alle primarie, ha votato per Bruno Tabacci, Laura Puppato o Nichi Vendola;  che gli otto punti da recuperare non sono certo pochi. E sa benissimo che il leader del Sel, che ieri ha incassato oltre il 15% delle preferenze, strizza già l'occhio a Bersani. Tuttavia, va considerato che, se politicamente Vendola è più vicino a Bersani che a Renzi, non è certo che quel 15% di elettori vendoliani  si consegni “ agràtise”  nelle mani di Bersani. Insomma, per dirla con le parole di Vendola: "Bersani se li deve conquistare i voti che sono venuti a me nel primo turno". Fra i due, dunque, non esiste nessun accordo politico, semmai un implicito e tacito endorsement a carattere generalista.  Il leader del Sel ha, infatti, fatto sapere di voler "ascoltare puntigliosamente Bersani e Renzi" per "orientare il proprio sostegno". Anche a sinistra dunque  i voti vanno ad un tot a chilo, a chi offre di più come al mercato rionale . Nel Pd, nonostante sia appunto scontato l’appoggio al segretario Bersani date le distanze che separano il governatore della Puglia dal sindaco di Firenze si ha, però, anche la convinzione che il governatore non lo farà a costo zero anche sul fronte di eventuali futuri incarichi. Non solo (e questo Vendola lo dice chiaramente): "Bersani deve dire parole chiare sulla differenza di genere , sulla crisi e sul lavoro". Insomma il leader del Sel nel “ costo “ del suo consenso ci infila le nozze gay e la riforma fiscale che andrebbe a colpire i redditi più alti.

Vedremo.

 

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RENZI HA DISTRUTTO VERGASSOLA

Ieri sera, a “ In Onda” su LA7, ho visto uno spettacolo che al confronto “ Il bagaglino” è una noia mortale,  uno spettacolo sopraffino , che spero sia solo l’ antipasto di un futuro politico  civile per il nostro disgraziato Paese: Matteo Renzi attaccato  con odio rancoroso da tutta la sinistra, in modo particolare da Luca Telese, un giornalista  e da Dario Vergassola,  quel signore che fa di professione ( dice lui) il comico e che soffre di un grosso complesso di superiorità considerando tutti gli altri “pura cacca” ( ipse dixit a proposito di chi votava Berlusconi).

Credendo di distruggere Matteo Renzi,i il comico , un habitué di trasmissioni dove pontifica senza contraddittorio con conduttori compiacenti, come la Dandini o come Fazio, come uno di quei pifferi di montagna che credevano spocchiosamente di andare a suonare ( e che finirono suonati), ha chiesto a bruciapelo a Renzi  se credeva che Palazzo Chigi fosse ad Arcore “ ( riferendosi alla visita di Renzi al Premier Berlusconi ). Il suo viso, già triste e moscio  di suo, è rimasto letteralmente di sasso,zitto,distrutto e svergognato dalla replica di Renzi: quando mi chiama il Primo Ministro del mio Paese, io vado da lui ovunque. E se fosse stato Bersani, sarei andato anche alla pompa di benzina di Bettole”.  Una lezione civica da un giovane per un vecchio bavoso e rancoroso . Una figuraccia da sparire.

Entra poi in scena l’ex  de “ Il Fatto” , quel Luca Telese ora de “ Servizio pubblico” che con fare serioso ha praticamente accusato in diretta Renzi di essersi fatto finanziare non si sa da chi e di aver speso milioni di euro senza alcun controllo. Mal gliene incolse, perché Renzi “ Guardi Telese, se lei vuole veramente informarsi, Lei trova tutto il movimento finanziario , compresa la Leopolda, in web. Quello che è stato incassato con nome cognome, indirizzo, telefoni, email di chi ha versato e quello che è stato speso, euro per euro, ogni spesa con relativa fattura. Vada e prima di addebitarmi sprechi immaginari, si documenti. Io l’aspetto quando vuole Lei.”

Che altro volete per dire a Renzi bravo?

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POLITBURO SOVIETICO A RAI3

Voi non ve ne siete accorti, ma domenica pomeriggio – mentre voi, popolo di ignavi e di buoi pensavate alle partite di calcio – in uno studio della RAI , Radio Televisione Italiana, mantenuta con i soldi nostri, si è riunito un vero e proprio Politburo sovietico . Politburo, per chi facesse finta di non ricordarlo,  indica letteralmente l'ufficio politico, ossia un organo esecutivo presente nei Partiti Comunisti . E siccome nella concezione leninista il partito è "avanguardia del proletariato “ , il partito ha di solito il potere di controllare lo Stato: chi occupa dunque  una posizione nel Politburo ha nelle proprie mani un potere enorme.

E  domenica 25 novembre,  un vero e proprio “ Politburo “ composto da Lucia Annunziata e da Susanna Camusso ( “In mezz’ora”) ha dato il suo prezioso contributo alla "causa democratica". Una sceneggiata da Mario Merola. L'intervistatrice (Annunziata)  imbeccava  l’intervistata (Camusso)  fino a tirare fuori il rospo  e chiedere  che cosa rappresenterebbe una vittoria del sindaco rottamatore alle primarie del Pd. La risposta di Camusso è laconica: "Sarebbe certamente un problema". Quindi la leader rossa argomenta: "Le sue ricette sul lavoro viste all'ultima Leopolda non ci hanno trovato favorevoli, sono molto distanti dalle nostre e sono un problema per il Paese". Tutto questo sulla RAI ( pagata coi soldi nostri) e mentre erano in corso le elezioni primarie del P.D.. Un vero e proprio Politburo sovietico con tanto di classica scomunica comunista. Così, tanto per influenzare “ democraticamente” chi volesse votare Renzi. Come ai bei tempi di Krusciov.

Buona la replica di Matteo Renzi: "Spero che arrivi il giorno in cui il segretario della Cgil non avalli nessuno, su un canale nazionale".

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LE MODIFICHE COSTITUZIONALI DI GIORGIO NAPOLITANO

 

Napolitano Giorgio è il primo Presidente della Repubblica italiana che non si limita, come ha fatto Cossiga, ad indicare e denunciare, magari con forza, magari “picconando”,  i guasti della nostra Costituzione, no. Giorgio Napolitano, scuola PCI , URSS dipendente, la Costituzione l’ha di fatto modificata , creando quella che la stampa intelligente e colta chiama “ Costituzione materiale”. E dunque ci sono alcune novità importanti quanto a questo, prendiamone atto.

1.   Il Governo non deve essere eletto dal popolo o dal Parlamento, ma deve essere proposto dal Capo dello Stato o, quanto meno, scelto da lui;

2.   Il Capo dello Stato non è più il Capo della Magistratura, perché Napolitano non ha aperto bocca, pur essendo un gran chiacchierone, sulla revisione della Legge sulla diffamazione o sull’ILVA;

3.   Se un Senatore, come dice Napolitano “ non si può candidare”, vuol dire che la Costituzione è stata già modificata senza che me ne fossi accorto . Perché una bella “ dimissione”, un bel gruppo politico ( e che ci vuole per un bocconiano, Dio mio!) et voilà, ecco il bocconiano candidato Premier!

4.   Sapete perché Napolitano sta tanto a tampinare sulla questione della Legge Elettorale? Le ragioni sono diverse, ecco le più importanti.

Primo perché ormai siamo una “ Repubblica Presidenziale”, come gli Usa, come la Francia. Ma vale  soltanto se lui o un suo amico è il Presidente della Repubblica.

Secondo perché Napolitano “comanda” Parlamento , Senato e Governo , anche se voi non lo sapevate. Quel tale Governo vorrebbe fare un Decreto Legge? Napolitano dice che non si può. Quell’altro Governo mette sessanta fiducie ? Se è di un amico “ de sinistra” si può.

Terzo perché Napolitano , essendo stato trasportato sul Colle come un pacco postale grazie a quel velocissimo mezzo  di trasporto che è il Porcellum ( in breve: elezioni del 2006, vinse l’Unione di Prodi , con una maggioranza dovuta solo al “fascistissimo premio di maggioranza”. Grazie a quel “premio” quel Governo attese che quel  Parlamento di “nominati” ( tante Minetti messe insieme) arrivasse vanamente alla terza votazione. In tal modo riuscì a “nominare”( un’altra Minetti) ed a depositare , come un pacco, Napolitano al Colle con una maggioranza semplice, alla faccia della Costituzione. Così oggi Napolitano, che tra poco deve sgombrare l’appartamento alla manica lunga sotto sfratto esecutivo , è terrorizzato dal non poter fare i suoi bravi sotterfugi ( per esempio: mi dimetto prima. Mi dimetto poco prima? Aspetto la scadenza?ecc.)per mettere al suo posto un suo raccomandato.

 

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IL VERO POTERE E’ IN MANO A COLORO CHE NESSUNO HA ELETTO.

 

Non è affatto vero, come annotavo ironicamente nel precedente scritto,  che un senatore a vita non possa presentarsi alle elezioni. Basta che costui rassegni le dimissioni da Palazzo Madama e che si candidi a Montecitorio. Lo potrebbe fare Monti , ma non lo fa e non lo farà. Perché? Semplice, Watson, elementare. Se mai decidesse di scendere ora in campo e capeggiare una lista centrista in cui aggregare non solo l’Udc di Casini ma anche gli amici di Montezemolo e di Riccardi e qualche frangia scissionista del Pdl, otterrebbe un risultato modesto da un punto di vista numerico e fallimentare da un punto di vista politico. E’ quindi  decisamente  improbabile che Mario Monti si imbarchi in una simile avventura,preferendo aspettare,seduto in poltrona,  la quasi sicura successione a se stesso alla guida del governo nella prossima legislatura.

 

Fare una sua “lista”? A meno che Monti si svegli improvvisamente “rifondarolo” o “ black block” una lista Monti, stretta da destra ed alternativa alla sinistra, arriverebbe sì e no al dieci – quindici per cento dei consensi. Potrebbe  “incasineggiarsi”, ovvero seguire lo schema dei “due forni”, tanto caro a Pier Ferdinando Casini e cercare di diventare il perno di maggioranza variabili. Ma lo farebbe al prezzo di diventare un soggetto politico come tutti quelli tradizionali e di perdere quella “aureola”  di super partes che gli ha permesso di diventare Presidente del Consiglio senza alcuna investitura popolare e che può assicurargli non solo la successione a se stesso a Palazzo Chigi se non  addirittura, quella a Napolitano al Quirinale. Non esiste dunque alcuna convenienza né alcuna opportunità che Monti si faccia trascinare nella campagna elettorale da quanti si dicono montiani perché costoro  hanno solo scoperto il modo di sistemarsi per la vita nella carriera politica sfruttando il suo nome . Forte dunque dell’esperienza umana e politica di Silvio Berlusconi, sul cui carro vincente e trionfale  sono saltati al volo  una consorteria di opportunisti banditi da valico, che poi alla prima occasione ( vedi Casini, Follini, Buttiglione, Fini, Tabacci,Bocchino, Della Vedova, ecc)  hanno venduto il loro seggio al miglior offerente ( avete presente i tavolini portatili dove i tre compari giocano a “ carta vince e carta perde” a Piazza Garibaldi a Napoli? Bene. Solo identici, spiccicati) , il Prof. Monti seguirà le indicazioni del suo “mentore”,cioè del Capo dello stato e aspetterà serenamente alla finestra che passi  la nottata elettorale. Quale migliore occasione ? Perché sarà proprio in quel momento che l’Europa ed a seguire Napolitano torneranno ad indirizzare la politica italiana verso la formazione di un esecutivo emergenziale che rimetta in ordine i conti dello stato facendone pagare il prezzo ad una società nazionale per mezzo secolo abituata a vivere da parassita se non da pura  magnaccia. Insomma , cari lettori, la “ foto di Vasto” era di tre soli politici, ma non conta niente ormai . Il dominus del Paese è invece immortalato  in quella  foto “ di gruppo” che ritrae tutti i governanti europei, con al centro Giorgio Napolitano. Tutta gente che nessun popolo ha eletto.

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Sulla ridicola faccenda del Dr Sallusti  non credo sia il caso di andare ancora a rimestare i fatti, perché , è noto, la cacca più la smuovi e più fete, puzza. C’è sempre poi chi dentro la merda si trova a suo meraviglioso agio, come “Il Fatto”, come “ Il Corriere della sera”, come “ Repubblica” e come “La Stampa”. Davanti al vomitevole  scempio compiuto dai giannizzeri di quelle testate sull’affare Sallusti costretto ( non lo ha chiesto lui, gli è stato concesso motu proprio da Bruti Liberati , Procuratore Capo di Milano) agli arresti domiciliari a casa della sua compagna, volevo ricordare loro qualche episodio. Comincio da Scalfari Eugenio e Jannuzzi Lino, entrambi condannati per gli articoli sull’Espresso sui fatti del così detto “Piano Solo”. Furono entrambi graziosamente salvati da Giacomo Mancini, allora Segretario del PSI, che li nominò ( come se lui fosse un Re e quei due due Minetti qualsiasi) il primo Deputato ed il secondo Senatore . In tal modo il “ duo “ evitò il  carcere in quanto allora l’impunità era assicurata dall’immunità parlamentare che era ancora in vita. La stessa cosa fu fatta per un assassino come Moranino, “nominato” da Togliatti nelle liste del PCI ed inviato in Cecoslovacchia. Quando tornò fu fatto senatore a vita. Un pluri assassino che l’ha fatta franca grazie al PCI. Mi fermo qui, poveri idioti, per carità umana. Non mi piace vincere facile.

Provo pena per Napolitano, per Monti e per la Severino, nessuno di costoro ha mosso un dito per evitare questa infamia al Paese. Però in compenso non so a quante conferenze, riunioni, adunate, conferenze e simili hanno partecipato. Bravi difensori della dignità del Paese.

Chi però mi indigna proprio è quel Mario Calabresi, direttore della Stampa, figlio del Commissario Calabresi. Uno che dice di avere il diritto di assecondare e servire gli assassini di suo padre, ma che non riconosce che altri possano avere il diritto opposto, come il figlio del Giudice Coco il quale si è guadagnato da vivere senza fare il maggiordomo degli assassini di suo padre, ma suonando il violino. La sua infinita sfrontatezza , figlia della sua opaca carriera , lo porta ai limiti dell’umana comprensione, sul ciglio della meschinità ed anche oltre. Affari della sua coscienza, se ne ha una non svenduta già al potere dei poteri forti.

La trovata di Bruti Liberati, parlo dei domiciliari a Sallusti, ha scatenato una rissa furibonda fra i Magistrati e gli avvocati. Nessuno, nemmeno Sallusti , ha chiesto  tale forma alternativa, ma Bruti Liberati ha tentato con questa stupida mossa di sanare la vergogna mondiale di un giornalista italiano in carcere per un articolo che lui non ha mai scritto. Ora avvocati, magistrati, scribi di redazioni dibattono su supposti “ privilegi” per Sallusti. Ma costoro ce l’hanno un cervello?

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Roma, mercoledì 28 novembre 2012

Gaetano Immè

 

sabato 24 novembre 2012


NOI PENSIAMO ALLA VERA VERGOGNA MONDIALE DELL’ITALIA, NON LA SINISTRA.

 
Lo ripeto ancora una volta: l’Italia non avrà mai un equilibrio di Paese civile e democratico se non riformerà quella putrefatta cancrena che è la sua Giustizia. Tutta la giustizia, compreso il nostro  sistema carcerario, quasi il  peggiore al  mondo, sicuramente il peggiore del mondo europeo.

 Disgusta che,avvicinandosi le elezioni politiche, non si senta nessuno porre come cavallo di battaglia questa piaga puzzolente che ammorba e imputridisce il Paese, nessuno. Non voglio fare polemiche, ma quando la sinistra non fa altro che perdere il proprio tempo  inventandosi  l’esistenza di “ nuove leggi ad personam” che si rivela poi essere solo una miserabile bufala; quando la sinistra difende lo statu quo della Magistratura, difendendo anche tutti  gli assurdi  privilegi dei Magistrati, impunità compresa,  cercando di abbattere ogni tentativo, sempre migliorabile, fatto dal centrodestra per iniziare a civilizzare il pianeta Giustizia; quando la sinistra difende un Magistrato il quale, pur essendo amico della sorella di un imputato ( un politico di sinistra, imputato di concussione)  non sente il dovere di astenersi dal giudicarlo, lasciando ad altri il compito per rispetto del più elementare buon senso e per rispetto di tutta la Magistratura; quando la sinistra tace,fregandosi - di nascosto e per la contentezza -  le mani che venga quotidianamente svergognato un semi imbecille come Fiorito solo perché un furfantello di cifre non eccelse e del centrodestra, mentre si paluda da arcigno custode dei sacri riti ermellinati se la così detta giustizia tace su delinquenti conclamati come Penati e come Tedesco, uomini delle istituzioni di sinistra  che hanno saccheggiato lo Stato con tangenti e concussioni stratosferiche , solo perché di sinistra; beh, allora  il disgusto si tramuta in ribrezzo per le falsità ideologiche e le menzogne che costoro continuano a spacciano da secoli sul Paese.

Intendiamoci, non che intenda minimamente attenuare le responsabilità del centrodestra sull’argomento giustizia: diciamo però che almeno un  suo  programma, fin dal 1994 per riformarla lo ha presentato; certo era da discutere, da limare, da sistemare, ma era stato presentato. Invece i trenta o più processi penali ai quali la Magistratura ha rovesciato addosso al leader del centrodestra appena sceso in campo, moltissimi dei quali sono poi risultati basati su accuse inesistenti o false – tanto da provocare ventisette assoluzioni sui trenta processi  – non solo non ha consentito alla coalizione stessa, sebbene vincitrice di due elezioni (2001 e 2008) politiche, di attuare in piena libertà democratica quella riforma, ma l’ha addirittura costretta a creare alcune norme che la salvaguardassero dalle strumentali accuse della  Magistratura. Ha sbagliato il centrodestra in maniera clamorosa, s’è fatto mettere all’angolo dal centrosinistra che s’è sempre celato dietro le gonne della potente Magistratura, sorpreso più che spaventato dalla furibonda ed incontrollabile potenza e prepotenza giudiziaria, non ha avuto “ le palle” per reagire a quelle false accuse, per scrollarsi di dosso lo sbigottimento e riconquistare  il centro del ring per  imporre al beota e livoroso giustizialismo da santa inquisizione la legge della democrazia , la vittoria della civiltà sul dominio della prepotenza e del  sopruso imposto dalla sinistra con la complicità della sua Magistratura organica.

 Altro che “acqua ormai passata” come dicono i tanti cretini di ogni età, costoro ci devono rendere il conto dei danni che hanno causato al Paese, altro che l’imbelle “ volemose bene” alla Riccardi . Avremo luogo e tempo per chiedere a loro, ai signori della sinistra, il conto, giudiziario e politico, dello scempio che hanno così provocato a danno del Paese.  Per ora veniamo alla notizia  resa pubblica giorni fa dal garante dei diritti dei detenuti del Lazio,  Angiolo Marroni. Nove mesi fa, l’11 febbraio scorso, nel carcere di Regina Coeli muore un detenuto di trent’anni, probabilmente vittima di un’overdose. Prima di lui, dall’inizio dell’anno, erano morti sedici detenuti: per suicidio, per malattia o per cause da accertare. Dopo di lui sono morti altri 84 detenuti: è una strage quotidiana quella che si consuma nelle carceri italiane; e sono almeno dieci volte tanti i detenuti che vengono salvati dagli agenti della polizia penitenziaria. Tiziano, così si chiamava il detenuto morto l’11 febbraio, da allora è un numero. La  procura di Roma ha disposto, come la legge prevede per casi del genere, l’autopsia per capire le cause della morte. Dall’11 febbraio il corpo di Tiziano è custodito in condizioni precarie in un deposito del cimitero di Prima Porta. Un morto dimenticato, perché non si capisce bene che cosa impedisca la restituzione del corpo alla famiglia, che chiede solo di poter portare un fiore sulla sua tomba. Una vicenda che definire assurda è poco.

ncora: l’altro giorno è stato presentato il nono rapporto diAntigone” sullecondizioni di detenzione in Italia. Un rapporto che documenta non solo la situazione di vera e propria tortura in cui è costretta a vivere la comunità penitenziaria. Sono i mezzucci per cercare di edulcorare questa realtà, a risultare disgustosi. Secondo i dati ufficiali, al 31 ottobre 2012, la capienza regolamentare dei 206 istituti penitenziari è di 46.795 posti. «La notizia però incredibile - scrive Antigone nel rapporto - è che due mesi prima la capienza degli istituti era di 45.568 posti. A noi non risultano apertura di nuove carceri, né di nuovi padiglioni in vecchi istituti di pena. A che gioco giochiamo?».

Giocano, i bocconiani ed i tecnici, inconcepibilmente inaffidabili  a  costruire degli annunci ad effetto,che non hanno corrispondenza con i fatti reali, a dare i numeri nel vero senso della parola. Giorni fa il Ministro Severino, in visita al carcere veneziano della “Giudecca”, dopo aver promesso novemila posti in più ha aggiunto che ne erano stati già creati quattromila. Come e dove nessuno s’è azzardato a chiederglielo , neanche i “ giornalisti da denuncia” così bravi ad urlare alla luna se di mezzo c’è il nemico politico. Se invece c’è un Ministro dell’amico del compagno Napolitano, beh, allora “ un bel tacer”.  E il Ministro, figuriamoci, sì è ben guardato dal chiarirlo. Tutto però è degno di un bel “ Sim! Salabim!” , di un bel mago Silvan: da agosto a ottobre 2012 vengono “creati” circa 1.200 nuovi posti. Nel mese successivo (la visita alla “Giudecca” è del 12 novembre), eccone altri 2.800 nuovi. Chi ci capisce è un mostro di intelligenza.

 
Il rapporto di “Antigone” descrive realtà vergognose e allucinanti. Leggetevelo, è istruttivo assai. Pochi esempi. Nel carcere di Taranto quattro detenuti si affollano in 9 metri quadrati. In quello di Latina si sta rinchiusi anche 20 ore al giorno. Nel carcere di Catania d’inverno i termosifoni restano spenti.  «La dichiarazione dello stato di emergenza per il sovraffollamento risale al 13 gennaio 2010 e il numero dei detenuti allora era di 64.791. Al 31ottobre scorso, la presenza è di 66.685 detenuti, 1.894 in più. Ma come - si chiede il rapporto - i detenuti non dovevano diminuire?».

 
L’Italia resta il Paese con le carceri più sovraffollate nell’Unione Europea: il nostro tasso di affollamento è oggi infatti del 142,5 per cento (oltre 140 detenuti ogni 100 posti). La media europea è del 99,6  per cento. È la conferma di quanto Marco Pannella e i radicali dicono da tempo: «Le carceri italiane si trovano in una condizione di conclamata, abituale, flagrante violazione della legalità costituzionale, attestata dagli stessi organi apicali delle Istituzioni e della Giustizia. E se è un collasso che non collassa mai (o non ancora), lo si deve esclusivamente al senso di responsabilità di tutta la comunità carceraria: detenuti, direttori delle carceri, agenti della polizia penitenziaria, operatori, volontari”.

 La cultura, la civiltà e la democraticità di un Paese si vedono dalle loro carceri, non dai suoi monumenti.


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SINISTRA ITALIANA, DACCI OGGI  LA NOSTRA BUFALA QUOTIDIANA.

 Anche oggi la solita “ grande stampa” è riuscita ad inventarsi la solita legge ad personam. Sarebbe, secondo “Il Fatto Quotidiano” e secondo “ Repubblica” tutto nascosto in un emendamento presentato con sotterfugio e di nascosto da quattro senatori del centrodestra in relazione al decreto sviluppo. Si stracciano le  vesti, gridano allo scandalo perché, dicono costoro, Silvio Berlusconi avrebbe ordinato ai suoi servi senatori di inserire un quarto grado di giudizio per le cause italiane,alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Per Repubblica, incaricata di raccontare agli “indocti lectores” l’ultima panzana , per saziare la fame d’antiberlusconismo dei repubblicones, è Anna Rita  Milella. Debbo riconoscere che sia Milella che Il Fatto hanno poco da invidiare a Munch, tanto sono bravi nel tratteggiare quella panzana, modellandola come fosse qualcosa di vero. Ma sempre “ spaccio” è.

Il fatto è che pur di fornire ai loro “ indocti lectores”, come terapia giornaliera di mantenimento, la loro razione quotidiana  di “ pane ed odio”,” i due grandi giornalisti non si sono ben documentati sulla notizia, cioè su quell’emendamento, mettendo in evidenza quello che loro credono di avere capito. Cioè poco se non proprio nulla.

Cominciamo a ragionare con la testa e non con le budella.

L’emendamento esiste, porta la firma di cinque  senatori del PDL che sono Valentino, Delogu, Mugnai, Balboni e Sarro. Informo che Valentino è un famosissimo penalista di Catanzaro e  che Delogu oltre che ex Sindaco di Cagliari è anche un avvocato di rilievo come Franco Mugnai , come il ferrarese Alberto Balboni, come Alberto Balboni e come , infine, il senatore Carlo Sarro.  Non voglio santificare i politici, ma insomma, se sei noti avvocati e senatori firmano un emendamento, pensare che ci mettano la faccia per obbedire al comando di un mandante, beh, mi sembra che sia già di per sé un ragionare da imbecilli.

Cos’hanno tanto da sbraitare Il Fatto e Repubblica? Il Fatto scrive testualmente che In caso di violazione del diritto comunitario si potrà presentare ricorso davanti alle Sezioni Unite della Cassazione. Sia in caso di giudizio civile che penale. Lo propone un emendamento del Pdl, tra i 1600 presentati al decreto Sviluppo ora all’esame della commissione Industria del Senato. La norma, contestata duramente dal Pd, avrà effetti anche sulle sentenze passate in giudicato nei due anni antecedenti all’entrata in vigore della legge. E si avranno 180 giorni di tempo da questa data per presentare ricorso. Il pensiero corre veloce alla sentenza sul Lodo Mondadori, che arriverà tra poco in Cassazione.”  Repubblica, poi,  dà per scontata la retroattività della disposizione in questione e ovviamente pensa alla solita legge “ ad Mondadori. Fissazione, per gli stipendiati da De Benedetti o terrore che Mondadori possa vincere in Cassazione? Entrambe le cose, secondo me.

Sarebbe davvero auspicabile che prima di scrivere, ci si rendesse anche edotti sugli argomenti sui quali si pretende di pontificare. Fatto è che  questo emendamento ha lo scopo di porre rimedio alle svariate condanne che l’Unione Europea ci infligge a causa del mancato rispetto del diritto comunitario da parte della nostra Magistratura, condanne che si traducono in un esborso di denaro di dimensioni notevoli. Questo è l’obiettivo della proposta.  Quanto poi all’affermazione che detta norma sarebbe introdotta con un effetto retroattivo, mi pare sciocca e fanciullesca. Quando mai potrebbe passare una norma simile se la non retroattività della legge è un caposaldo dello Stato di Diritto? Misteri gloriosi nascosti nei cervelli di chi ha sostenuto tali baggianate. Che siano tali, baggianate voglio dire, risulta non solo – per quanto attiene la retroattività – alle correzioni che dell’emendamento erano state fatte nella serata di ieri – e delle quali gli indignati autori non conoscevano nemmeno l’esistenza – quanto perché ritenere che sia una norma per il Lodo Mondadori, giunto oramai in Cassazione,significa non aver capito nulla di quella disposizione. Essa proposta  si applica a quelle cause nelle quali siano state eccepite fin dall’inizio violazioni delle leggi o del diritto comunitario. Pertanto dare per scontato, come fanno i grandi giornalisti, che Mondadori possa ricorrere al giudizio della Corte Europea “dopo” la sentenza della Cassazione onde sperare di eliminarla per tale via,atteso che in quella causa non sono state mai denunciate violazioni della legge e del diritto comunitario, significa solo sparare baggianate, considerato inoltre  che non si capisce come Mondadori o Berlusconi potrebbe avere il potere di costringere poi la Corte Europea a dargli retta e ragione senza se e senza ma. Cretinate allo stato puro. Per quanto riguarda poi l’affermazione della “ retroattività” di tale emendamento, faccio presente che i grandi giornalisti che hanno sostenuto questa tesi  non hanno neanche letto bene quella sua clausola finale, quella  che loro indicano come fonte della pretesa retroattività, quella che si limita  a fornire, in via transitoria,  una possibilità di tutela, certamente più celere, a coloro che hanno già presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, o che si apprestino a presentarla , evitando, così, spreco di tempo e danni economici per lo Stato. Ovvio che per presentare validamente questo ricorso, le pretese violazioni del diritto comunitario debbano essere state eccepite fin dall’origine della causa e non essere invocate solo ora, dato che, lo sanno anche i bambini, i ricorsi in Cassazione riguardano solo questioni di legittimità e non anche di merito.

Tacciono, invece, i giornali citati, sullo scontro in Senato sulla norma che vorrebbe porre delle severe limitazioni alla candidabilità dei Magistrati ed al loro rientro in Magistratura dopo la fine del Mandato parlamentare. Tacciono, ipocritamente e con la coscienza sporca, anzi lercia. Perché, senza giri di parole, la sinistra difende i Magistrati, anche quelli che entrano ed escono dal Parlamento usando la porta girevole, come fosse un albergo ad ore. Il perché questo blog lo sa molto bene e lo ha anche più volte  denunciato. Anche oggi ve ne parla, più avanti. A giudizio di questo blog ad un magistrato dovrebbe essere assolutamente vietato il Parlamento: la divisione dei poteri e la loro reciproca indipendenza lo pretendono. Perché , anche se un Magistrato dovesse dimettersi dal ruolo magistrale  per entrare in politica, è di tutta evidenza come la sua influenza e la sua rete di amicizie nella Magistratura arrechino un evidentissimo sfregio all’autonomia ed all’indipendenza del potere legislativo, anche sotto forma di ricatto o di intimidazione. Non parliamo neanche, poi, di un magistrato che neanche si dimette dalla magistratura - come tanti ce ne sono - e che nella Magistratura rientrerà a fine mandato. Figurarsi chi mai oserà contraddirlo in Parlamento.

Il nuovo testo base sulle regole alle toghe per entrare e uscire dalla politica – che questo blog non condivide -  è firmato dai relatori Carlo Sarro (Pdl) e Felice Casson (Pd), ma i democratici sbarrano la strada . A sinistra si afferma che  non sembra giusto  penalizzare i magistrati che decidono di far politica. Penalizzare ? Ah si? Dio mio come sono penalizzati i vari Violante, Finocchiaro, Casson, D’Ambrosio, Di Pietro, Mantovano, ecc. che uniscono, poveri cristi, il vitalizio parlamentare a quello da magistrato dopo aver sovvertito la sovranità popolare dal 1995 in poi! Quanto soffrono!

Secondo il ddl tutti i magistrati, anche fuori ruolo, non possono essere eletti in Europa, in Parlamento o negli enti locali «se nei 24 mesi antecedenti» hanno esercitato negli uffici giudiziari della stessa zona. Non possono ricoprire incarichi di governo se non sono in aspettativa, obbligatoria per tutto il mandato e con lo stipendio d'origine, senza indennità di carica. I non eletti non possono per 3 anni, esercitare nella zona dove si sono candidati, né ricoprire incarichi direttivi per 2 anni. Si prevede anche che i magistrati ordinari eletti, al rientro debbano andare, anche se in sovrannumero, al Consiglio di Stato o all'Avvocatura.

Sarà pur sempre qualcosa, anche se  ancora largamente  incompleta.

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ECCO UN PRIMO BAVAGLIO MESSO DELLA SINISTRA AL LIBERO PENSIERO!

Repubblica ha censurato un post di Pierluigi Odifreddi ,un blogger indipendente. Una vergogna. Esprimo al  Prof. Odifreddi tutta la mia indignazione, tutto  il mio disgusto per la vergognosa epurazione. Abituato come sono a rispettare le opinioni di tutti gli altri , sopra tutto se contrarie alle mie, fino al punto di battermi perché pur non condividendole gli avversari siano sempre liberi di esporle, credo che, pur essendo l’opinione del Prof. Odifreddi non assistita da alcuna base di coerenza ( Odifreddi ha paragonato nel suo blog affidatogli da Repubblica le azioni militari israeliane alle logiche belliche dei nazisti ), debba essere rispettata. Ma se un giornale affida un blog a un collaboratore, deve lasciargli libertà d’opinione e correre il rischio che non sia allineato alla linea del giornale . E quando, come in questo caso, il giornale ritiene l’opinione inaccettabile, la risposta non deve essere la brutale censura, stile nazismo o comunismo.

Un giornale  autenticamente democratico non avrebbe censurato Odifreddi, lo avrebbe lasciato alle sue responsabilità intellettuali diversificandosi dal suo pensiero. Non è che ci voglia molto. Bastava, come si dice, prendere le distanze da quel blog .Ma  Repubblica non è evidentemente un giornale “ democratico”, perché impone ai suo collaboratori la linea da seguire.  Non collaborerei mai con Repubblica, perché mai accetterei di scrivere quello che vuole il padrone, pur di mangiare la biada quotidiana. Ma c’è chi lo fa, pazienza. Repubblica soffre di forti squilibri intellettuali, di una malattia che corrode e che fatalmente porta alla peggiore schizofrenia. Tratta sempre gli argomenti col solito “ doppio pesismo”, tipico di chi accetta una cosa solo quando e se gli fa comodo. Per esempio difende i gay che sono l’emblema della “ diversità sessuale”,  ma non tollera la “ diversità politica” che pure non attiene , come per i gay, alla sfera sessuale e quindi corporale, ma alla sfera intellettuale. Una contraddizione clamorosa ed indifendibile. Repubblica si veste con i panni del liberismo, ma non riesce a soffocare l’istinto centralista, dirigista, statalista , settario, omologante e intollerante, tipico di chi, come accadeva ai tempi di Lotta Continua e dell’infatuazione comunista, divide il mondo in buoni e cattivi. Repubblica  non “dubita” , Repubblica “ milita. Il caso di Odifreddi è estremo ma paradigmatico.

Questa è la grande scuola di Scalfari, Mauro e compagni: questa sarebbe l’élite culturale della sinistra italiana. In questo modo Repubblica, i suoi redattori e collaboratori educano i lettori  alla libertà di pensiero.

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ECCO UN SECONDO BAVAGLIO DELLA SINISTRA AL LIBERO PENSIERO!

Una doverosa informazione. Circa un anno fa uscì un libro dal titolo “ Le mani nel cassetto. E talvolta anche addosso”.  Era una raccolta di esperienze amare di alcuni giornalisti ed era stato edito dall’Ordine dei giornalisti nel mese di Giugno del 2011. Raccontavano le loro esperienze vari giornalisti, “ perquisiti” su ordine della Magistratura. Prefazione del Presidente dell’Ordine, Dr Jacopino, interventi e racconti di Gianni De Felice, Fabio Amendolara, Antonio Barlassina e Giuseppe Cortese, Enzo Bordin, Claudio Brambilla,Roberto Catania, Ilaria Cavo, Gian Marco Chiocci, Vittorio Feltri, Emiliano Fittipaldi, Anna Maria Greco, Diego Longhin, Mimmo Mancini, Carlo Vion, Paolo Orofino, Nicola Porro, Fiorenza Sarzanini,  Giovanni Tortorolo, Alessandra Ziniti, Stefano Zurlo. Il Direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, pubblicò una recensione del libro. Dovete sapere che la testimonianza di Stefano Zurlo riguardava tale Antonio Funetta,l’autista di Chicchi Pacini Battaglia, il banchiere un gradino sotto Dio, per dirla con Piercamillo Davigo, il protagonista di Mani pulite 2, una delle figure più potenti e misteriose della storia di Tangentopoli, chiacchierato anche per i suoi rapporti con Antonio Di Pietro; Funetta, dunque, era anche lo chauffeur del presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Anzi, il contrario: l’autista del Quirinale serviva pure Pacini Battaglia, un inquisito . Imbarazzante, sospetto, incredibile, ma era così. In contemporanea, un pezzo grosso, non so, forse il questore o il prefetto un vice, chiama Maurizio Belpietro. Non conosco le parole esatte della conversazione, ma il senso è chiaro: “Il Presidente è indignato e dobbiamo rimediare in qualche modo, dobbiamo mostrare i muscoli”.Giusto. Ciascuno fa la sua parte. «Il Giornale» pubblica. Il capo dello Stato si irrita. La procura di Milano fa scattare il blitz. Il cronista si guadagna– perché questo è il risultato – un quarto d’ora di celebrità. E chi non aveva letto il pezzo, ora in un modo o nell’altro viene a conoscerlo dai telegiornali, dalle radio e dagli altri quotidiani. La perquisizione è stata ordinata da Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo, due dei celebri pm del Pool, anche se Mani pulite è finita da un pezzo. ( testuale dal libro ).

Bene, so che è difficile crederci, ma sappiate che per quella presentazione il dr. Sallusti è stato ancora una volta denunciato in sede penale da quei due P.M., ora ricchi, agiati ma sopra tutto “potenti” mammasantissima della Giustizia,  dentro la quale contano ossequiosi e genuflessi seguaci ed allineati esecutori. Eccolo, lo zelante P.M. di turno, tale Dr. Fiorillo Vincenzo ( Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Milano , lo stesso dove “imperava” il Pool e dunque dove Davigo e Colombo rappresentano “ la cupola “)  il quale , più che genuflesso direi addirittura “ asfaltato” alla volontà dei due “potenti”,  ha subito deciso il rinvio a giudizio del Dr. Sallusti.
Dunque sembra che sia diventato un reato persino ricordare come si sono svolti i fatti, tremo pensando alle cose che ho ricordato su Di Pietro e su Napolitano ! Forse saranno  rimessi in funzione, previa oliata,  il vecchio patibolo o direttamente una rudimentale  forca se non addirittura la ghigliottina, uno strumento giudiziario tanto caro a Magistrati del genere ed ai loro reggicoda. Vedremo. Per me, questa è una vendetta a scopo intimidatorio , una meschina, pura, schifosa, vendetta intimidatoria contro un Direttore che , al momento, incarna una parte del pensiero democratico e liberale del centrodestra .

Intanto, lungi dal prenderli sul serio ma considerandoli per quelli che sono e cioè arroganti e prepotenti esponenti di una consorteria magistrale, spesso gaglioffa,  che offende ed insozza, con la sua schizofrenica onnipotenza , il buon nome ed il decoro del Paese, ritengo che i due meritino una giusta punizione, una bella lezione. Siccome la loro denuncia penale per presunta“ diffamazione a mezzo stampa” contro il Dr. Sallusti ha lo scopo di chiedere un indennizzo monetario, per prima cosa propongo, a chi compete, di denunciare i due per tentata estorsione, estendendo il reato anche a quei magistrati che dessero corso alla loro pazzesca richiesta, per il reato di concorso nell’estorsione. Inoltre presenterei una denuncia al CSM  contro il Dr Fiorillo Vincenzo per un lampante “ abuso di potere”.

Ecco, questi sono i Magistrati che la sinistra difende, per i quali la sinistra pretende di mantenere questo incivile statu quo: se non è un’associazione per delinquere questa, finalizzata allo scardinamento delle basilari libertà costituzionali , ditemi voi.

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CASSEZ-VOUS, CONNARD DE LA GAUCHE CAVIAR!

Quanti mesi sono passati dalla vittoria di Hollande alle presidenziali della Francia? Non molti, ma i risultati già si vedono. Già persa la “ tripla A” sui loro titoli pubblici ! Ma non basta. Ricordate la famosa “ tassa sui ricchi” proposta  a bocca piena da Hollande durante la sua campagna elettorale? Quella così cara alla sinistra italiana, da Bersani a Vendola, da Letta a Ferrero? Quella imposta che si prefigge di espropriare per il 75% (un’enormità ridicola ) coloro che possiedono un patrimonio superiore al milione di euro. La famosa redistribuzione del reddito dell’”economia del cavolo”. Intanto si tratta di patrimoni denunciati, altrimenti chi la pagherebbe ? Dunque non solo un contribuente  ha già pagato le sue brave imposte, ma ora Hollande e la gauche caviar gli vuole rubare il 75% di quanto costui  s’è messo da parte con redditi già tassati. Ricordate anche come fu trattato Bernard Arnault, l’uomo più ricco di Francia, che per reazione a tale esproprio proletario voleva abbandonare la Francia?  Liberation” dette sfogo al suo miserabile ed esultante livore classista con un “ Casse-toi, riche  con ! “ “Vattene, ricco coglione” che è un’opera d’arte per rappresentare quanto sia veramente cogliona la sinistra, comunque si chiami: ezquierda, gauche, sinistra. 

L’ imposta verrà applicata in Francia fra qualche mese. Ed è stata la fortuna per Néchin, un paesino sperduto, duemila abitanti, al confine fra la Francia ed il Sud ovest del Belgio, distante solo un paio di chilometri dal confine francese , dove è sufficiente risedere – senza prendere la cittadinanza – per essere soggetti al fisco belga. Bene, oggi, grazie ad Hollande ed alla sua gauche caviar del menga, (una banda di parassiti che vorrebbe vivere di rendita coi soldi sottratti  a chi se li è guadagnati) quel paesino è diventato la Mecca dei francesi. Tutti lì, a sbeffeggiare Hollande e la sua grandeur, Hollande e la sua “ gauche au caviar “, a Néchin dove uno paga imposte accettabili senza temere successive rapine di Stato. Il capitale francese fugge, la Francia perde la tripla A, perde occupazione, perde imposte, una pura coglionata tipica della sinistra ideologica ed irrazionale. Se dunque volete incontrare gente come Depardieu,o Mulliez (patron di Auchan) o Johnny Hallyday o quel signore proprietario del colosso Lvhm, ma sì, proprio Mr. Arnault, quello che fu sprezzantemente apostrofato con arrogante prosopopea “ casse-toi,  riche con” , fatevi un giretto in Belgio. Sentirete tanti francesi spernacchiare Hollande, Liberation, tutta la gauche au caviar cantando in coro un bel Au revoir,  mes connard de la gauche caviar !« 

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ACCORDO SULLA PRODUTTIVITA’


ANTEFATTO

Voglio fare i miei vivissimi complimenti alla Signora Camusso ed alla CGIL tutta, compresa la FIOM di Landini,  per tutti gli insuccessi fallimentari che sono riusciti ad inanellare. Roba da far impallidire Schettino, Cimabue ed Attila messi insieme. Ricordo, per gli smemorati di Collegno e dell’Italia tutta: Fincantieri, Alfa Romeo, Alitalia, Tirrenia –solo fino ad oggi -  sono le perle dei fallimenti che hanno sulla coscienza. Per non parlare poi del loro fattivo e concreto contributo ad una seria azione di deindustrializzazione del Paese, attuata con decenni di uso vessatorio ed anticostituzionale di quell’arma criminale e micidiale  della “concertazione” che un laureato in Giurisprudenza livornese, un bancario, depositato come un pacco postale a Palazzo Chigi prima e sul Colle poi perché  rigorosamente iscritto da sempre alla CGIL, irresponsabilmente gli regalò. Fu, quella “ concertazione”, una sorta di consorteria fra sindacati, padroni e governi , tutti insieme  per espropriare la sovranità popolare, tutti insieme per occupare illecitamente il campo che la Costituzione riservava al Parlamento, consorteria le cui scorribande hanno prodotto decenni e decenni di impoverimento e di un immobilismo corporativo da fare paura , schifo e terrore.Indigna, letteralmente indigna e  fa inorridire la disonestà intellettuale di un Franceschini, che pure si esibiva sulle pubbliche piazze come un saltimbanco di strada,  giurando  qualsiasi stronzata sulla Costituzione, della quale però se ne fregava altamente poi nei fatti ( estorcendo, per esempio, la sovranità politica al popolo, tanto per ricordare una sua perla ), peraltro relegato ormai  al ruolo del cretino  dei Fratelli De Rege dalla compagnia di giro del centrosinistra, che compie in Parlamento la suprema ed ignobile  impostura di parlare di “ sovranità popolare” , come un killer che torna sul luogo del delitto, ricevendone anche grotteschi consensi. Una vergogna.

Come costoro abbiano ridotto l’Italia dovrebbe essere lampante a chi guarda i fatti: hanno fatto scomparire la chimica italiana, l’elettronica italiana, la siderurgia italiana ( tra poco tocca anche all’ILVA) , la navalmeccanica italiana, praticamente tutta la struttura produttiva del Paese. Certo, un’opera distruttiva ciclopica, quella compiuta da costoro, un vero capolavoro di autodistruzione per grettezza culturale, ideologica  e politica, per insipienza  dei più basilari principi di politica economia e di politica industriale di un Paese libero, per quella sorta di inconscio asservimento alle favole ottocentesche che ancora animano quei sindacati per i quali è meglio distruggere l’impresa che accettare un accordo con l’odiato “ padrone”. Roba da nosocomio , da teatrino palermitano dei pupi. Impossibile certo pensare che da sola la CGIL avrebbe avuto la capacità di realizzare un tale disastro produttivo. Il complice c’era, eccome se c’era ed era proprio la politica. E’ opera della politica e non solo di quel  bancario livornese depositato come un pacco a Palazzo Chigi aver consentito che  la CGIL , cioè una pura minoranza politica , esercitasse, con prepotente arroganza, l’inesistente diritto di decidere per tutti gli altri lavoratori. Ma, non ancora soddisfatti dalle eccelsa catena di impoverimento che la CGIL ha prodotto fino ad oggi, c’è ancora qualcuno, oltre al bancario livornese, che ancora vorrebbe concederle un potere di controllo e di veto, forse perché,costui, ancora intimorito  dai ricatti e dalle minacce che da Amministratore Delegato di Banca Sanpaolo subì dalla CGIL e che portò quella Banca sull’orlo del fallimento. Sindrome di Stoccolma pura e semplice, Ministro Passera, riprenda fiato.

L’ACCORDO SULLA PRODUTTIVITA’

Dando  a Cesare quel che è di Cesare, diamo volentieri al Professor Monti il riconoscimento dovutogli per aver fatto saltare , con il recente accordo sulla produttività , quel “patto da noi giudicato sommamente scellerato” che aveva segnato l’inizio dell’intesa fra la Confindustria retta dalla Marcegaglia e la CGIL della Camusso e che aveva anche, anche ieri l’altro, contraddistinto quel “patto fra scettici” che il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi aveva stipulato con la CGIL della Camusso. Era appunto da quella prima data, da quel primo accordo fra Marcegaglia e Camusso che era cominciata , nel 2010, la rottura con la FIAT di Marchionne. Bravo tatticamente il prof.  Monti,  che ha sedotto tutti gli interessati ( sindacati, Confindustria e mondo produttivo) con una mano di poker da maestro, eccezionale. Sul piatto, che piangeva da anni, ha messo la bella puntata da due miliardi di euro pronti per finanziare una “ detassazione degli stipendi di operai ed impiegati” : per “ vedere”,come si dice a poker, bisognava mettere sul tavolo l’accettazione di una maggiore produttività che solo un contratto aziendale, e non nazionale, può garantire. La motivazione giuridica di tale affermazione è lapalissiana: dato che il “ contratto nazionale” è entità astratta ma dotata della “ validità erga omnes” de iure, non vi è, con esso, alcuna possibilità di contrattazione fra le parti. Cosa che invece, ex adverso, è possibile con la contrattazione aziendale. Non so come avrebbero potuto le organizzazioni padronali spiegare ai propri iscritti – piccole imprese ed artigiani sull’orlo del lastrico e senza ormai credito bancario – la rinuncia a quella posta di due miliardi. Sarebbe stato un autentico suicidio. Dunque, al grido di “ piatto ricco mi ci ficco”,l’accordo è stato raggiunto, ma solo con chi è “ andato a vedere”, per restare al dialogo pokeristico. E’ voluta restare “out” la solita CGIL, ormai ritornata su posizioni massimaliste. Spiego meglio: quando si parlava dei soldoni, dei due miliardoni, la CGIL e la Camusso non si erano sdegnosamente rintanati nella torre eburnea dell’ideologia schizzinosa ed accattona. La levata di scudi è venuta quando si è parlato del nervo scoperto della CGIL e della Camusso: delle deroghe al contratto collettivo nazionale che è la sola ed unica arma letale in mano al conservatorismo dei privilegi cigiellini. Spaventata di perdere quel potere che solo la contrattazione unica le conferisce ( strappato per inesistenti motivi costituzionali e legali, ma per regalo di quel bancario livornese, incredibilmente depositato a Palazzo Chigi previa esibizione della sua tessera CGIL di vecchia data ), solo a sentir parlare di “ contrattazione aziendale”, solo a pensare di perdere i suoi privilegi, CGIL e Camusso si sono irrigidite come stoccafissi. Fino al punto di costringere perfino uno Giorgio Squinzi ( che, mai dimenticarlo, più che guidare industriali che stanno e vincono sul mercato globale guida un drappello di pseudo industriali nati, cresciuti e fattisi ricchi con il clientelismo ed il voto di scambio politico all’italiana )  a mandare la Camusso a quel Paese, con quel suo “ cara CGIL non possiamo morire per te”, che è tutto un programma. Noto che questo era anche l’obiettivo della famosa lettera della Bce del giugno del 2011 che chiedeva all’Italia di consentire un maggior peso alla contrattazione aziendale. Devo dire che il mio plauso al Governo Monti è oggi convinto e consapevole, proprio perché ho ancora negli occhi quella meschina figura che fece lo stesso Monti quando dovette chinarsi, prono, davanti alla Camusso, sulla questione dell’articolo 18 dello Statuto in occasione della così detta riforma del lavoro del Ministro Fornero. Ebbene quella triste e penosa  vicenda , che vide un Governo italiano servo e schiavo ai voleri di un sindacato privo di qualsiasi investitura popolare ed istituzionale, disarmato davanti al ricatto del consenso da parte del centro e della sinistra che gli imposero – spettacolo inverecondo – di percorrere la via del disegno di legge anziché quello perseguito dal Governo del Decreto Legge. Il P.D. ne ha approfittato, com’è suo costume, celato, nascosto. Ha utilizzato la forza e la faccia degli altri, per incassare qualche briciolo di credibilità. Non è una novità, perché i comunisti che sono riusciti ad entrare a Palazzo Chigi , lo hanno fatto entrandovi camuffati da camerieri, non certo dall’ingresso principale. E’ la storia che dice questo: lo dice per D’Alema premier del ’99 , lo dice per Napolitano al Colle dal 2008, entrambi non eletti ma “ nominati”, come due Minetti qualsiasi. Insomma anche il P.D. ha di fatto abbandonato al suo destino, di pura e retorica retroguardia, la CGIL, ma senza proprie iniziative o dichiarazioni, solo non facendo, rispetto all’accordo sulla produttività, le consuete barricate alle quali siamo abituati. CGIL e Camusso sfruttati dal P.D. finché portavano consenso politico anche se su posizioni retrograde  e fallimentari. Poi, come con Di Pietro, appena lo sfruttato non serve più, un bel calcio nel sedere, ma senza dir nulla. Altro che Casini e due forni! Comunque è  la vittoria anche della FIAT di Marchionne, non  dimentichiamolo. Fu la FIAT che abbandonò Confindustria proprio per la questione della contrattazione aziendale, per la questione del referendum sindacale che mise in minoranza la CGIL. Bene, oggi, non ostante l’occhiuta ed arrogante invadenza della Magistratura del Lavoro , arcigna ed arrogante sostenitrice dell’immobilismo conservativo della CGIL, la tesi Marchionne ha stravinto. Alla luce del sole, senza aiuti da nessuno, per totale assenso di tutti gli altri sindacati, del governo, degli industriali. E’ il fallimento, è  la sconfitta del progetto che era stato creato da Sergio Cofferati in CGIL, con la cooperazione  del P.D. e del suo vate economico Fassina, della sinistra estrema alla Vendola ed alla Ferrero. Auguri e figli, maschi e femmine, numerosissimi, se saranno sempre di questo genere.     
   

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OBAMA, ISRAELE, TEHERAN, MORSI, PETRAEUS.   

Dunque, in sintesi. Per placare la guerra Gaza/Hamas/Iran contro Israele, Mr Obama Barack ha affidato il compito di intermediazione ad un suo fiduciario, che è il Presidente egiziano Morsi. Morsi appartiene ai “ Fratelli musulmani” che sono quelli che adorano l’Iran che aiuta Hamas nella guerra contro Israele fornendogli armi a Gaza. La tregua dell’altro ieri è una scelta autonoma di Israele, una scelta sofferta che Netanyahu  ha voluto concedere spontaneamente alla Palestina. Insomma la tregua non è opera di Morsi, né opera di Barack Obama che si è scelto, con poca lungimiranza, l’uomo di fiducia nel Medio Oriente proprio sbagliato. Basta vedere quello che sta succedendo in Egitto, al Cairo. C’è la rivolta contro Morsi, l’uomo di fiducia di Barack Obama, accusato di essere “il faraone”, come e peggio di Mubarak, altro che “primavera araba”, l’Egitto a guida Morsi è sotto curatela ferrea dei “ Fratelli musulmani” – che sono il braccio come Hamas a Gaza è la loro mano – e il loro despota , appunto Morsi, ha assunto in Egitto  ogni potere. Non si capisce dove la stampa, Repubblica in modo particolare,  veda la vittoria di Obama, forse la legge nel suo libro dei sogni. Inutile girarci intorno: questa tregua è la vittoria di Teheran, del protettore di Hamas, tanto che Netanyahu è sotto scacco a casa sua per la concessione e la tregua è diventata per Hamas una vittoria in forza della quale Hamas sta festeggiando con continua provocazioni verso il confine israeliano, scaramucce che però stanno sfibrando l’esercito israeliano. Se vedo una vittoria di Barack Obama la vedo nella sua capacità di anestetizzare, per circa un anno, con potenti sonniferi diplomatici e mediatici, qualsiasi evento, Gaza compresa, che avrebbe potuto mettere in crisi la sua rielezione. Non per niente in questo lasso di tempo l’Iran ha potuto indisturbato proseguire il suo cammino verso l’atomica ed Israele rinviato ogni iniziativa di tipo militare nei confronti di Teheran e che non  reagito all’incremento del lancio di razzi da Gaza. Una trama ricamata dai rispettivi servizi segreti e, a giudizio di questo Blog, dello stesso Obama. In tal modo infatti, il rieletto Presidente americano avrebbe indotto il Governo Israeliano in una posizione psicologica stremata, fino al punto di spingerlo, seducendolo con promesse di rinnovato appoggio, alla concessione della tregua in questione,  che si sta traducendo, invece,  nella vittoria di Teheran e nel successo di Hamas. Questo costringerà ora il Governo di Netanyahu a scendere a più miti consigli nei confronti di Siria e di Iran sopra tutto perché intimidito e ricattato dal ritorno di Obama alle sue posizioni originarie , quelle più sfacciatamente filo palestinesi per arrivare ad un accordo con l’Iran. Insomma, fuori dai denti: Israele sarebbe  la vittima designata del teorema tutto obamiano e clintoniano per stabilire una pace medio orientale basata sul concorso dell’Iran . Questa è la vera chiave di lettura del “caso Petraeus”, altro che donnine e corna ! Lo si comprende bene se solo si ricorda come il Generale avesse, nell’immediato passato, più volte fatto presente a Barack Obama gli  enormi rischi ai quali  la sua “nuova” politica nel medio oriente esponeva Israele. E’ noto come la CIA a guida Petraeus non facesse altro che rimarcare, quasi quotidianamente, i progressi incontrastati del nucleare iraniano,  sul rafforzamento del movimento jihadista nelle tante “ primavere arabe”, sulla Siria . Insomma il Generale aveva le sue idee che erano in contrasto con il piano di Barack Obama e di Hillary Clinton e che riguardavano il ruolo che Barack vorrebbe assegnare all’Iran nello scacchiere medio orientale. Costringere l’Iran, potenza nucleare, ad un accordo di pace significa sacrificare Israele. Una volta vinte le sue elezioni, ecco infatti Obama cacciare Petraeus, come un puttaniere da quattro soldi. Ma dietro c’è il suo progetto: è un delirio o una reale possibilità? Questo blog ritiene sia un delirio e si augura che l’opposizione repubblicana, che negli Usa ha la maggioranza al Senato, riesca a far ragionare Obama. Sarà difficile per gli Usa tenere un piede in due scarpe con Israele. Inutile aggiungere come brilli per la sua completa assenza l’Europa.

 

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Roma sabato 24 novembre 2012

Gaetano Immè