Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 6 novembre 2012


CARO DI PIETRO, A CHI NON SERVI PIU’? E “QUANDO” E “COME”GLI SEI SERVITO? E PERCHE’ OGGI TI VUOLE FUCILARE?

 

Proprio ieri, da questo Blog , esprimevo la mia solidarietà ( finta? Formale? Pelosetta? Forse !)  verso Antonio Di Pietro, perché mi ripugna sparare su un moribondo e per giunta  alle spalle. Da vero liberale democratico preferisco che siano le urne delle elezioni politiche a decidere le sorti dell’IDV e di Antonio Di Pietro, non un tardivo ( almeno di quindici anni) ed opportunistico  servizio televisivo. Queste esecuzioni le lascio volentieri fare a chi le sa fare bene,  con precisione chirurgica, ben rimpannucciata e protetta dal suo editore per le eventuali diffamazioni,  vista la sua storica pratica in questo killeraggio, come la Gabanelli, che per fucilare  Di Pietro, peraltro con un ritardo di almeno  dieci anni che la dice molto lunga sul suo apparato politico di riferimento ( per l’appunto da quindici anni apparentato con l’IDV e con Di Pietro in Parlamento ) ha usato  le cose che altri  scrivevano e dicevano fin dal 1995, una vita fa.  Non voglio fare più polemica con Di Pietro, basta, quel che dovevo dire l’ho detto. Ma una “ pregunta” devo fargliela e pretendere anche una risposta. Quando Antonio Di Pietro, intervistato da Carlo Tecce del Fatto Quaotidiano, ha dichiarato che l’Idv è vittima «di un killeraggio, di un sistema politico e finanziario che non ha più bisogno di noi», cosa voleva intendere? A chi si riferiva ed intendeva inviare il subliminale messaggio mafioso ? Ma, soprattutto, chi e quando del sistema politico e finanziario, ha avuto bisogno di Di Pietro? Attendo risposte da Antonio Di Pietro, un vero esperto nel ramo degli “ assassini politici”.

 

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FRANCO BATTIATO COME MARIA ANTONIETTA , CROCETTA COME IL RE SOLE.

E’ iniziata male “ l’Opera dei Pupi”  palermitana di Crocetta. Non perché, rappresentando Crocetta  in Sicilia la potente lobby  degli omosessuali – che, per esempio, a Roma domina cultura, cinema, teatro, Campidoglio e suo losco ma ricco  sottobosco affaristico , festival, ecc – nomina ( motu proprio, come un Re)  Franco Battiato, un cantautore, assessore alla Cultura nella sua Giunta. Questo, direi,  era ovvio, nell’ordine delle cose, direi quasi scontato.  Anche Vittorio Sgarbi lo aveva proposto come Assessore per il Comune di Salemi. Insomma non discuto dello spessore artistico nel suo campo di Franco Battiato, assolutamente no. Anche Francesco Totti, nel suo, non è bravo, è divino. Anche Del Piero non è da meno, visto che  oscura l’estro di Pinturicchio. Il problema, sia chiaro, è il solito catafalco composto  da pelosa  ipocrisia e dall’inganno popolare  apparecchiato, dai Crocetta, dai Battiato, da quella “ politica politicante  and its  Partners “, per il popolo di gonzi e mendicanti, sempre in attesa, in piedi, cappello in mano, fuori della porta dove “ se magna”, di qualche resto del lauto pasto, di qualche loro illuminazione celestiale, popolo sempre prono davanti “ ai potenti” o  a quelli spacciati per tali  o, peggio,  sedicenti tali.   

Dice infatti Battiato nella conferenza: “ Lavorerò gratis, rinuncerò allo stipendio di Assessore”;  "La parola assessore mi offende, preferisco essere chiamato Franco"; "Scendo in campo volentieri seppur parzialmente, perché non posso e non voglio cambiare mestiere. Non faccio politica e non voglio avere a che fare con politici";  " ho chiesto ed ottenuto da Crocetta la libertà di organizzare eventi che mettano in contatto la Sicilia con il resto del mondo". Un poema  di pura ipocrisia, Dante è una puzzetta al confronto. Poi ecco l’invito al duetto di Crocetta, come Lucia verso Rodolfo, come Tosca verso Cavaradossi, anema e  core e vai con un  "ho detto a Franco che dobbiamo spenderci di più e amarla di più questa terra. Dobbiamo costruire una nuova Sicilia ed essere orgogliosi della nostra identità", al cui confronto impallidisce pure il dantesco “Guido, io vorrei che tu, Lapo ed io…”. Secoli di storia, Premi Nobel, scrittori universali, storici illustri, misera Sicilia,  tutta mondezza, finalmente arriva Crocetta, anzi arrivano il gatto & la volpe, Crocetta&Battiato&Borsellino.

Prima di tutto è ridicolo che Crocetta faccia una Giunta di “ nominati” , come fosse un Papa o un Re. Perché Battiato, che a chiacchiere  fa tanto lo schizzinoso – va di moda – e la Borsellino – qualcuno si rivolta nella tomba - , saranno sempre e solo dei “ nominati” e mai degli “ eletti”. Sento già le anime belle e pure squittire che “ così stanno le cose”, come il “ così fan tutti” dei Lusi, dei Belsito, dei Marcuccio,dei Penati.  Allora bisognerebbe battersi – e né Crocetta, né Battiato, né la Borsellino, né il PD, né altri  lo hanno fatto – per cambiare questa scellerata Legge che consente il clientelismo della peggiore specie. Invece tutti zitti, tutti col ditino alzato a dare lezioni di morale e di etica, mentre sfruttano la credulità popolare per trarne potere e privilegi castali. Non è vero, come dicono, che basta tornare al sistema delle preferenze per restituire sovranità al popolo ed eliminare i “ nominati”,  perché nessun Paese meglio proprio della Sicilia può far capire da  quale vergognoso mercimonio e da quali scellerati patti, criminali e fra criminali, esse provengono. Saranno sempre e solo le Segreterie dei Partiti a decidere chi deve essere candidato ed eletto. Se vogliamo una vera forma di sovranità popolare che attenui se non cancelli del tutto simili porcherie dobbiamo attribuire al popolo la vera sovranità e la vera preferenza, dandogli il diritto di scegliersi il Capo dello Stato, il Primo Ministro, i Governatori regionali i quali dovranno “ prima del voto “ indicare dettagliatamente programmi, nomi, scadenze e quant’altro si impegnano a fare.

In secondo luogo, povera terra mia, ma è possibile che null’altra persona dispone fra i suoi figli che possa dispensare la sua cultura alla Giunta se non un VIP! Tocca ricorrere al VIP, Dio mio! Ma sempreché sia  targato“rigorosamente a sinistra”.  

Che elitarismo settario! Che vomitevole “captatio benevolentiae”!

Questa è la gente che accusava  Berlusconi di aver creato un Parlamento di “nominati” e non di “ votati”. Ma andatevi a nascondere.   

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UN PERIODO DISGRAZIATO PER LA PROCURA DI PALERMO, ANZI DA INCUBO.

E’ ormai accertato che la più grande discarica d’Europa, che sta in Romania, valga centoventi milioni di Euro, una somma fantastica, un vero tesoro, come quello di Edmond Dantes. Eccolo il tesoro  di Don Vito Ciancimino,  Sindaco di Palermo per conto della mafia, quello che  il  pataccaro Massimo, figlio di Don Vito, ha cercato di nascondere alla Procura di Palermo, al Dr Ingroia. La Procura di Palermo dice che lo stava cercando da diversi anni, ma avevano scoperto solo alcuni investimenti di Don Vito nel settore dell’energia, non altro. Dopo tanti anni – parliamo di una ventina – anche la Procura di Palermo era arrivata con calma  alla famosa discarica, ma senza alcun risultato pratico. Il pataccaro nascondeva il tesoro e  fotteva i P.M di Palermo vendendo loro le sue continue patacche politiche che li mandava in brodo di giuggiole . Che si tratti di un’altra scellerata  trattativa criminale  fra la Magistratura (deviata)  e la mafia?Sta di fatto che  la Procura palermitana era arrivata addirittura a chiedere al GIP l’archiviazione dell’inchiesta su quel tesoro, per dire di come vanno le cose a Palermo, a Palazzo di Giustizia, dove  Magistrati che vogliono fare politica senza amministrare la Giustizia  cercano in tutti i modi di condannare qualche papavero per una fumosa trattativa dello Stato degli anni 1992/1993 con la Mafia  - episodio che ha già i responsabili (preciso:  responsabili, non colpevoli, perché governare è scegliere, è decidere e decidere di evitare stragi non è reato -  agevolano, di fatto compiacenti e collusi, un mafioso come Ciancimino a salvare il suo  tesoro fatto di cadaveri, di pizzi, di estorsioni, di droga,ecc. Così va il mondo siciliano. Accadde non solo che il GIP di Palermo di oppose all’archiviazione , ma anche che intervenne sul tesoro un’altra Procura, quella  di Roma, la quale  sulla base di alcune intercettazioni ambientali e telefoniche scoprì che Massimo Ciancimino era in trattative per vendere la discarica. Una vera figura “ da Fede” per la Procura di Palermo, tanto più che la Procura di Roma è guidata dal Dr. Pignatone, un magistrato che, quando era a Palermo, coordinò la cattura di Bernardo Provenzano, di Zu Binnu.  Alcuni mesi fa, poi, il Dr. Ingroia disse in una intervista a Il Fatto Quotidiano in riferimento a quella cattura: “ una vicenda da chiarire”, preavvisando dunque una inchiesta giudiziaria in merito. Tanto poi per deridere e dileggiare ancora di più la Procura di Palermo va tenuto conto che l’operazione fra Italia e Romania per quella discarica è stata condotta per i Carabinieri dal Colonnello De Caprio, proprio quello che catturò Riina e che fu portato a processo da Ingroia per la famosa mancata perquisizione e che fu completamente assolto. C’è poi da rilevare, quando si dice che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, anche per i calvi come Ingroia, che il GIP di Palermo che negò l’archiviazione sul tesoro di Ciancimino alla Procura di Palermo si chiamava Morosini. Che è proprio lo stesso GIP che dovrà ora pronunciarsi sull’inchiesta della “ trattativa”. Quando si dice che la vita è teatro! E noi, pubblico molto pagante, assistiamo inermi, sbigottiti ed indignati.

 

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LE MALEFATTE DEL FINTO TECNICO CIAMPI – LE MOSSE DEL VERO TECNICO MONTI

Mario Monti ha il pregio di dire, alcune volte,  ciò che molti pensano, ma che pochi pubblicamente affermano. Come questa: «La concertazione è la causa di molti dei mali attuali». Nessun politico, neanche Silvio Berlusconi, ha avuto un tale coraggio. Ecco la vera forza dei tecnici, se tali fossero e tali restassero, di non doversi accaparrare il consenso politico che è la cellula tumorale colpevole delle metastasi che ormai hanno distrutto il nostro Paese. Un finto tecnico come Carlo Azeglio Ciampi la concesse ai sindacati, in barba alla Costituzione,  venti anni orsono, un altro tecnico, speriamo vero,il Prof. Monti  oggi la sconfessa e la vorrebbe eliminare. Sto con Monti: l’idea che anche il minimo dettaglio della politica economica di un Paese sia da contrattare con sindacati e organizzazioni imprenditoriali si è rivelata un gigantesco errore, una favolosa spesa, tavoli e tavoli per non arrivare a nulla. Io mi chiedo per quale motivo  la riforma delle pensioni, per citare un esempio, che deve essere pensata ed approvata  dal Parlamento liberamente eletto, deve essere preventivamente contrattata con le parti sociali? Ma dove sta scritto ? Da nessuna parte se non nel libro dei sogni della sinistra. E per quale ragione (se non per  qualche nostalgia ottocentesca ed  antidemocratica) le scelte economiche che riguarderanno i nostri figli e nipoti da attuare con i nostri soldi ,  debbono ottenere il preventivo assenso dei sindacati di oggi? Ma allora, Ciampi, questo Parlamento a che serve?

La storia dei fatti, arida , senza dietrologie o occhiute ideologie, dice un’altra storia : dice che questa concertazione della politica economica con le parti sindacali negli ultimi vent’anni ha prodotto più tasse, più spesa pubblica e meno sviluppo. Abbiamo assistito , vilmente silenti, ad  una favolosa presa per i fondelli del popolo, ad una traslazione delle responsabilità  di governo anche a carico di parti sociali le quali  stesse parti sociali, che hanno condiviso tutte le scelte politiche ed anche i relativi e conseguenti fallimenti,  sono ancora lì, a ditino alzato,  a dettare con arrogante saccenza  le ricette per uscire dalla crisi.
La verità, che fa sempre male, è che le organizzazioni  sindacali si reggono in gran parte proprio sui loro sostanziali  diritti di veto nelle questioni di politica economica. Ricordo come Berlusconi si  scontrò, subito nel ’94, quando il suo governo aveva ancora energie e velleità riformiste, proprio con il blocco sociale della concertazione. Poi anche lui, è dovuto scendere a patti. E una volta ceduto, si è visto che razza di fine ha fatto. Ma la concertazione si regge anche su un’altra  gamba, quella del sindacato dei padroni, come si sarebbe detto nel secolo scorso.
Non è un caso che  a criticare l’uscita del Prof. Monti , oltre ai soliti sindacati, sia emersa anche e finalmente la voce di Rete Imprese Italia, di  Giorgio Guerrini, solitamente assente e distratto.  Le piccole imprese sono state letteralmente  massacrate dalla concertazione, ideata e costruita per le grandi imprese , non per quelle piccole. Ma il leader dei piccoli probabilmente ha fatto il furbastro e pensa al suo di futuro, quello  politico e non a quello dei suoi iscritti. II tavoloni di trattative  a Palazzo Chigi, fra televisioni, interviste, cene, champagne ed ostriche fanno dimenticare  la storia e le esigenze della propria bottega. La concertazione ha modificato la Costituzione senza legge costituzionale . Sindacati e imprenditori che  fanno i politici, Governi che non hanno il potere  di adottare misure non accettate dai sindacati,  Parlamenti della Repubblica ridicoli e pieni di marionette  che votano norme che altri ed altrove hanno deciso.
 

CHE NOIA CHE NOIA CHE BARBA-CHE NOIA CHE NOIA CHE BARBA-

Che noia. C’è un tizio, Marco Travaglio, che vorrebbe in galera i giornalisti che «dicono il falso» ma che è stato condannato penalmente con «prova del dolo, cioè sapendo di diffamare: la  sentenza è del 15 ottobre 2008 ed è stata confermata in Appello l’8 gennaio 2010 poi prescritta il 4 gennaio 2011, senza che il condannato, cioè Marco Travaglio stesso si opponesse . Strano da uno che almeno  mille  volte ha sbraitato  che una prescrizione equivale a una condanna ( quando si tratta degli altri, perché quando si tratta di lui o dei suoi amichetti la prescrizione diventa d’incanto uno strumento di democrazia giudiziaria ), da uno che ha sul groppone una sfilza di condanne . Uno che un giorno sì e l’altro pure si riempie la bocca e la tastiera del suo  computer con l’indipendenza dei giornalisti  però pubblica solo documenti riservati passatigli da magistrati con i quali peraltro va in vacanza e per i quali lavora. Gli è anche capitato , per dire, di andare  in vacanza con un tizio che è stato poi condannato per favoreggiamento di un prestanome di Bernardo Provenzano, mica spiccioli. Insomma Travaglio è uno che ci campa bene con le chiacchiere, uno che basta un nonnulla che ti accusa di essere un bieco “ servo berlusconiano” ma non dice che ha pubblicato i due suoi libri di maggior successo proprio con la Mondadori berlusconiana. Uno che ha deriso , vilipeso, bistrattato chi ha creduto in Bossi. Senza mai dire che  scriveva, sotto coraggioso  pseudonimo, niente di meno che sulla” Padania”. Questo tizio, ieri, è riuscito nell’impresa di difendere Di Pietro,  scrivendo un articolo infarcito di omissioni,di cretinate e di balle. Ha perfino trovato la forza di dire  che Di Pietro è un personaggio trasparente, uno che non ha niente da nascondere. Uffa! Che noia!Che noia! Che barba!  Sempre le stesse cretinate!

 

Roma martedì 6 novembre 2012

Gaetano Immè

 

 

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