Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 21 novembre 2012


NON E’ VERO CHE DIMENTICARE E’ SEGNO DI CIVILTA’. INVECE NON BISOGNA MAI DIMENTICARE NULLA,PERCHE’ LA STORIA E’ SEMPRE MAESTRA.

Leoluca Orlando “l’intransigente”, “paladino dell’antimafia”, portavoce nazionale dell’ Italia dei Valori, era il nemico di Giovanni Falcone, ne è stato il boia. E non l’unico esponente dell’attuale centro-sinistra ad avere lanciato accuse intimidatorie ed incitazioni al linciaggio ed anche calunnie al magistrato ucciso a Capaci il 23 maggio 1992. Un video che sta girando su internet e che a richiesta vi posso inviare gratuitamente ( richieste, indicando il vostro indirizzo email a:gaetanoimme2@hotmail.com),mostra come gli auto-referenziatisi “paladini dell’antimafia”, ora schierati con il centro-sinistra, trattavano Giovanni Falcone da vivo.Gravissime le accuse che Leoluca  Orlando muoveva a Falcone davanti a due presentatori sui quali ci sarebbe tanto da dire: Maurizio Costanzo e Michele Santoro. Davanti ad un silente Maurizio Costanzo,  Leoluca Orlando Cascio accusò in diretta televisiva Falcone “ di tenere chiusi nei cassetti una serie di documenti riguardanti omicidi eccellenti di mafia”. Era un esplicito suggerimento alla mafia: Falcone sa i vostri nomi, vi tiene in pugno. La mafia ringraziò e Giovanni Falcone, poco dopo quella trasmissione, fu trucidato dalla Mafia.

Leoluca Orlando Cascio ha fatto invece carriera politica, passando dalla Dc alla Rete, passando per quel movimento organizzato con Padre Pintacuda, quello che aveva come dna della sua civiltà il detto “ il sospetto è l’anticamera del reato”, il processo non serviva a costoro, era una inutile perdita di tempo. Finì  nella Margherita, riuscì a litigare persino con un Rutelli. Così ritrovò i cromosomi di Don Pintacuda e del suo famigerato movimento  da Santa Inquisizione nella ghenga dei  forcaioli dell’ Idv. Qualcuno, forse lo stesso Antonio Di Pietro , ebbe l’impudenza di proporlo, tempo fa, come presidente della Commissione vigilanza Rai. Per supporre che razza d’ uomo fosse Leoluca Orlando basta ripercorrere la sua carriera di Sindaco della Palermo di Don Vito Ciancimino. Fu infatti  consigliere comunale di Palermo dal 1980 al 1993, nelle file della Democrazia Cristiana. Sarà sindaco di Palermo dal 1985 al 1990, a capo di una giunta di coalizione (c.d. "esacolore") proprio mentre Don Vito Ciancimino faceva a Palermo il bello ed il cattivo tempo. Per valutare “l’uomo” in modo completo e totale, basta ricordare come  dopo la pubblicazione dell'articolo” I professionisti dell'antimafia, apparso sul Corriere della Sera il 10 gennaio 1987, Leoluca  Orlando, Nando Dalla Chiesa e altri entrano in forte polemica con Leonardo Sciascia. Anni dopo Leoluca Orlando, ebbe la faccia di tolla di ammettere che Sciascia «diceva cose giuste” aggiungendo , dato che Sciascia era morto, che “ Sciascia fu strumentalizzato». Figurarsi che razza di garanzia avrebbe rappresentato in RAI! Se non vi basta, allora ricordiamo anche  quella volta che in televisione, da Santoro, Claudio Martelli fece appena in tempo a rivelare i motivi per cui lo stesso Orlando facesse la guerra a Falcone. Subito stoppato da  Santoro che s’era affrettato  a cambiare discorso.

 Vi riporto il loro integrale  dialogo, particolarmente significativo, tratto dal video di quella puntata:

MARTELLI: Perché Falcone accetta il mio invito di fare Il Direttore degli Affari Penali al Ministero (…..) Falcone venne a lavorare per il governo perché l’aria per lui a Palermo si era fatta irrespirabile.

SANTORO: Ha paura di essere ucciso.

 MARTELLI: Per le accuse di Orlando e perché Giammanco, nuovo capo della Procura, praticamente non gli faceva più vedere le carte.

SANTORO: Gli hanno fatto la bomba, altro che Orlando (eh già, altro che Orlando n.d.r).

MARTELLI: Perché Orlando ce l’ha con Falcone? Perché Falcone aveva riarrestato Ciancimino con l’accusa che Ciancimino era tornato a fare affari e appalti con il sindaco Leoluca Orlando Cascio. Da questo nasce la rottura tra Orlando e Falcone, questo lo depone Falcone al Csm, lo racconta per filo e per segno e non va dimenticato!!

SANTORO: facciamo una cosa, no scusate un attimo solo, so che parlereste fino a domani mattina però, allora Beatrice introduciamo un attimo questa storia di Ambrosoli (…). (fine del discorso n.d.r).

Too late, troppo tardi, Santoro! Martelli ha fatto in tempo a dire ciò che il presentatore non voleva fosse detto, con ogni evidenza. D’altra parte, che Leoluca Orlando non sia quel “cavaliere senza macchia” che i media vogliono far credere è chiaro pure dai procedimenti penali a suo carico. E’ stato condannato in via definitiva nel 2005 per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca che nel 1999 avevano sfiduciato il sindaco Ignazio Messina, definiti da Orlando “collusi con la mafia”. A quanto pare non era vero. Purtroppo Falcone è stato ucciso prima di andare fino in fondo alla questione Ciancimino - Orlando, ma in giorni in cui torna di moda il nome “Ciancimino” vale la pena ricordare com’era trattato Falcone da vivo da certi “paladini della giustizia”.

 

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STRISCIA LA NOTIZIA E’ MARAMALDA ED ARROGANTE CON I POVERI DIAVOLI, LECCAPIEDI UNTUOSA, VISCIDA E GENUFLESSA DAVANTI AI POTENTI

Siccome sono un italiano ingenuo, mi aspettavo che la “ Santa subito Milena Gabanelli”, invece di aspettare venti  anni prima di sputtanare Antonio Di Pietro, facendo un servizio su episodi e fatti tutti arci e stranoti a tutti  da venti e più anni, ci svelasse l’unica cosa che resta di veramente misterioso nella incredibile carriera politica di questo “figuro” e che poteva rappresentare il vero “ giornalismo di denuncia “ che, a chiacchiere, sia Gabanelli che  Striscia dicono di fare. Per quali ragioni il Di Pietro fu scelto da D’Alema per regalargli – come un premio – il seggio senatoriale del PCI del Mugello? La “ Santa subito Milena Gabanelli” ci ha, invece,  letteralmente preso per il culo con quelle sue finte e tardive rivelazioni su Di Pietro, che erano null’altro che rimasticature dei misfatti del Tonino Forcaiolo, sparate dalla “ santa subito” su RAI3, guarda caso, solo adesso, dopo  che il trattorista arricchito dal PCI-PDS non serve più alle necessità dello stesso PCI-PDS o come diavolo oggi si chiama quella Ditta. Ma prima? E durante tutto il ventennio trascorso? Antonio Di Pietro vi faceva comodo con suo 10%, vero signori della sinistra? Vi allego il testo della mia email a “Striscia la Notizia”:

·         Gabanelli e Di Pietro


A          gabibbo@mediaset.it, Gaetano Immè

Da:
Gaetano Immè (gaetanoimme2@hotmail.com)
Inviato:
lunedì 19 novembre 2012 09:09:44

Spettabile Gabibbo,
ho assistito alla consegna del Tapiro a Milena Gabanelli da parte del vostro inviato. Mancava poco che "Staffellùn" si mettesse in ginocchio davanti alla Madonna Pellegrina, poi il quadretto sarebbe stato perfetto. Altro che Godet! Avevate un'occasione più unica che rara per fare alla Gabanelli la sola ed unica domanda che doveva esserle fatta: ma per quali motivi Lei solo oggi tira fuori notizie su Di Pietro che erano tutte stranote da sempre ? E poi: perché Lei ha accuratamente evitato di parlarci dell'unico vero " mistero" che resta su Antonio Di Pietro e cioè sui veri motivi che hanno indotto D'Alema a regalargli un seggio senatoriale nel blindato Mugello quando il Di Pietro era stato già distrutto e svergognato moralmente( e dunque anche politicamente), quando era "un indagato", dal processo di Brescia che aveva confermato tutte le sue malefatte e la cui sentenza non fu dal Di Pietro appellata?
La risposta è una sola: che siete dei leccapiedi stratosferici, che maramaldeggiate con i deboli e vi cacate sotto con i potenti, che siete una vera delusione, che siete dei televenditori ambulanti di notizie contraffatte e ben bene artefatte. Ve la prendete con qualche furfantello che legge la mano, che vende pozioni, con Vanna Marchi, con i poveri cristi, con qualche impiegato che non lavora. Poi quando vi capita l'occasione, siete come tutti gli altri. Tutti giù per terra. a pecoroni.
Mi avete disilluso, amareggiato e disgustato.
Gaetano Immè, blogger

Chissà se qualcuno risponderà, come sempre dice Greggio ? Ne dubito.

 

 

A PROPOSITO DI SILVIO BERLUSCONI E DELLA NOSTRA GIUSTIZIA DA AVANSPETTACOLO

Torno ancora una volta sull’unica – e ripeto sillabando: u n i c a – riforma varata dal Governo Monti, su quella del lavoro e delle pensioni, perché  i conti non mi sono mai tornati. Non ho mai, dico mai, considerato quella riforma come una riforma equa, i vari motivi li ho sempre espressi su questo blog, non c’è bisogno di ripeterli. Ovvio che vi siano varie opinioni al riguardo, è il sale e la bellezza della democrazia! Tuttavia mi ha preso un mezzo colpo quando ho letto quel che  accadeva    il pomeriggio del 15 novembre 2012 ad Amsterdam, Olanda.  Si teneva la riunione del “ World Pension Summit” una  conferenza che riunisce i colossi mondiali delle pensioni private, gente con interessi finanziari per duemila  miliardi di dollari.  Sono gli squali  bianchi,   che girano , a bocca spalancata,  sotto la barca che  sta  affondando. Su quella barca ci siamo noi, gli  italiani, i lavoratori , gli artigiani, i professionisti, commercianti, le piccole imprese , i pensionati minimi e  medi ( non certo i pensionati delle Forze Armate, della Magistratura, della Politica e dei Palazzi , che incassano pensioni e vitalizi da favola),  ma  ci sono sopra tutto i nostri giovani. Si è anche aggregata , piatendo come accattoni , una ciurma di grandi paraculi che, facendo affidamento sulla futura pensione, molti  anni prima di averne diritto, s’erano venduto il posto di lavoro ( roba da Piazza Garibaldi a Napoli) strappando  anche un bel gruzzolo in contanti , con l’idea di  non fare un cazzo per quattro o cinque anni – o qualche lavoro rigorosamente a nero - ma di avere il  portafoglio già bello che  pieno, ghenga che viene chiamata “degli esodati” anziché, come merita,” dei paraculoni” . Gli squali stanno aspettando i nostri soldi, quelli che dovremo dar loro per farci una  pensione  integrativa, dato che col “ sistema contributivo” le pensioni saranno una miseria .  E loro, squali malefici, orche assassine,  ci speculeranno sopra cifre inimmaginabili. Se poi non capiteranno truffe megagalattiche,  come accaduto negli USA nel 2007, così da rovinarci  per sempre.

 

Il Ministro Fornero s’è affrettata a presenziare a quella riunione. Doveva comunicare agli amici  della “ finanza parabancaria”, da indimenticato ex Consigliere di Intesa Sanpaolo, che il piatto italiano era stato servito, che potevano anche iniziare il lauto pasto. A voler essere puntigliosi, veramente il Ministro Fornero ha fatto una figura incredibile, perché dopo averci tampinato con la necessità della riforma per ridare futuro al Paese, che risparmiare era per dare un futuro ai  nostri figli e cose del genere, quel pomeriggio ad Amsterdam invece il Ministro Fornero dice ( testuale) “I cambiamenti portati dalla riforma delle pensioni del governo Monti erano necessari per compiacere i mercati finanziari, altrimenti i mercati avrebbero devastato l’Italia.” Traduco per facilitare la lettura: il Governo Monti ha fatto la riforma delle pensioni  per  fare un favore, per compiacere le banche, le assicurazioni, i fondi monetari, gli hedge funds, cioè quelli che gergalmente chiamiamo “ speculatori” , dediti alla speculazione sull’Italia e sull’Euro,  che, altrimenti, ci avrebbero distrutti, distrutto l’intero Paese.  Non dunque nell’interesse del Paese. Ma non ci voleva molto per capirlo. Se l’ho capito anch’io e subito!

Mi hanno informato che in centinaia di procure italiane sono state depositate denunce di cittadini contro l’operato di questo Governo, contro questo golpe finanziario avallato da un imbarazzante Capo dello Stato. Vedremo se esiste un giudice degno di questo nome  in questo Paese?, vedremo. Se così non sarà, ed alla svelta, rassegnatevi, anime belle: Silvio Berlusconi aveva ragione ancora una volta. Magistrati, di chi siete i reggicoda ?


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SAVIANO ROBERTO, UN’ARROGANZA SENZA DECORO.

Dato che nell’edizione  scorsa abbiamo parlato di Roberto Saviano, per permettervi di soppesare meglio la “sensibilità civica e democratica” di questo signore, riporto l’articolo di Marco Demarco, sul “ Corriere del Mezzogiorno” del 19 maggio 2012. Leggetevelo, gustatevelo e leccatevi i baffi: siete davanti ad un quadro del Tintoretto, un affresco stupendo del Signor Roberto Saviano, quel saccente giovanotto fattosi ricco con i soldi di Silvio Berlusconi.


Caso Saviano: può un oracolo accettare il dialogo?”


A che serve la parola? Credo serva a capire e a farsi capire. A capirsi nello spazio e nel tempo. Nel caso Saviano - Corriere del Mezzogiorno, nel caso della polemica su Croce, un dato è certo: non ci siamo capiti. È stato dunque fatto cattivo uso della parola? Sicuramente sì. Il che, essendo tutti noi e Saviano più di noi, professionisti della parola, costituisce un bel paradosso.

Prima di continuare, però, sarà bene riepilogare brevemente i fatti a beneficio di chi non li ha ben presenti. Dunque, in tv, a “Vieni via con me”, Saviano ricorda il terremoto di Casamicciola del 1883 e dice che il papà di Croce, sepolto dalle macerie fino al collo, prima di morire, invita il figlio, nelle sue stesse condizioni, a offrire cento mila lire a chi lo tirasse in salvo. Era l’offerta immorale di una “mazzetta”? Per Marta Herling sì e anche per questo respinge la ricostruzione dello scrittore. Tanto più, dice, che non è vera, essendo Croce l’unico testimone, avendo più volte riferito di quel tragico colloquio con il padre e non avendo mai fatto cenno alla storia delle cento mila lire. Noi del Corriere del Mezzogiorno decidiamo di non far cadere la polemica. Giancristiano Desiderio prova a ricostruire quali possono essere le fonti di Saviano. E indica per primo un articolo di Ugo Pirro su Oggi. Successivamente, dopo che altri giornali hanno rilanciato la polemica, Saviano torna in tv per replicare e sventola la sua fonte autorevole, che in effetti è proprio Ugo Pirro. Gli ricordiamo allora che c’è un problema: Pirro, a sua volta, si rifà ad una fonte anonima. Dunque? Benché autorevole, può essere attendibile chi rimanda a un “si dice”, a un “pare che”, o a un “si racconta”? A questo punto, Saviano torna una seconda volta in Tv per una nuova replica e tira fuori un’altra fonte, un libro di Del Balzo. Ma noi accertiamo che anche Del Balzo rimanda ad una fonte anonima. Siamo, insomma, al punto di partenza. Bisognerebbe insistere per amore della verità, continuare la caccia alla fonte, ma a questo punto Saviano passa alle vie legali e chiede 4 milioni e 700 mila euro di danni. Qualcuno fa notare che la cifra è più di quattro volte superiore a quella chiesta dal “casalese” Cosentino agli autori di un libro su di lui, ma lasciamo perdere.

Torniamo ora al valore della parola. Con la parola si può sbagliate sia per eccesso, sia per difetto. Nel primo caso, si dice più di quanto si dovrebbe,come accade nel gossip, ad esempio. Nel secondo, si dice meno del necessario e si rischia l’equivoco. Tra gossip ed equivoco, io credo, si gioca la partita per una corretta informazione. Poiché escludo di aver prodotto un eccesso di informazione pubblicando la lettera di Marta Herling, resta l’ambito dell’equivoco. Del resto, avrei mai potuto censurare la nipote di Croce? Non era, la sua, una voce utile e autorevole che avrebbe arricchito il dibattito pubblico? E quello delle cento mila lire è o non è un particolare importante, visto che parliamo di uno dei massimi filosofi morali del Novecento? L’equivoco, allora. Nostra duplice intenzione era ed è, da un lato, di far luce su un aspetto niente affatto marginale della vita di Croce e, dall’altro, di affrontare per le corna il tema delle fonti nella ricostruzione storica e giornalistica. Convinzione di Saviano è invece che si volesse minare la sua credibilità. Ecco l’equivoco: tu hai in mente un’idea e l’altro capisce l’opposto o, comunque, qualcosa di molto lontano da quell’idea. Spesso l’equivoco è favorito dalla non conoscenza dell’interlocutore, per cui il cosa si dice diventa un quadro senza cornice; o dalla disistima, per cui il pregiudizio stenta a farsi giudizio. Ma nel caso di Marta Herling, come potrebbero essere possibili simili ipotesi? Nipote di Croce, figlia di un dissidente sovietico come Gustav Herling, storica di professione, mai coinvolta in polemiche oziose: perché non tenerla nella dovuta considerazione? E invece no. Ai dubbi di Marta Herling, Saviano ha subito opposto le sue granitiche certezze, sebbene costruite su fonti mutevoli e progressive. Non solo, ma ha anche evocato, del tutto a sproposito e offensivamente, per quanto ci riguarda, la macchina del fango. Ma lasciamo stare anche questo, per il momento.

Di solito, l’equivoco si scioglie con la parola, con il colmare quel meno di informazione che lo ha generato. In questo caso, la parola tanto cara a Saviano viene invece negata, congelata fino alla decisione di un tribunale, quando parleranno prima gli avvocati e poi i giudici. Triste epilogo per una polemica culturale. Non a caso, il sindacato e l’ordine nazionali dei giornalisti hanno invitato Saviano a ritirare la citazione per danni e ad accettare un pubblico confronto. Tra il monologo e la parola delegata, quello che si indica è l’antico e nobile metodo del dialogo. Ma forse è chiedere troppo, in tempi di nuovi oracoli.
 

 

UNA REPLICA AL PROFESSOR LUCIO CARACCIOLO, DI REPUBBLICA.

Dopo la pessima  figura di Ezio Mauro che, su Repubblica, ha dato per vera la consueta panzana quotidiana  ( quella dei famosi tre lacrimogeni ) – tanto la vergogna è un valore sconosciuto dalle parti di Largo Fochetti – oggi mi sono dilettato leggendo , su Repubblica ( e dove sennò?) il Prof. Lucio Caracciolo che ancora s’intestardisce a definire “ disastrosa campagna” quella irachena che fu condotta da George W. Bush.  Per capire la ottusa testardaggine dell’esimio professore sull’argomento, dovete però conoscere il suo excursus, la sua vita professionale. Bene, il professor Caracciolo che è nato nel 1954 e che dunque oggi ha neanche sessanta anni, oltre ad essere uno sfegatato tifoso della “ Magggica , che me lo rende pateticamente simpatico, non aveva neanche venti anni, un pischello, e già andava in giro col pugno chiuso e la bandiera rossa. Dal 1973 è stato redattore  del periodico della FIGC “ Nuova Generazione”, da dove poi, ovviamente solo per meriti accademici- sia detto con invidia-  poi passa a Repubblica, dove lavora dal 1976 al 1983 come cronista politico, diventando capo della redazione politica. E’ stato anche caporedattore di Micromega dal ’86 al ’95, scrive di politica estera per il Gruppo Editoriale L'Espresso. Per non farsi mancare nulla, nel mondo del sottobosco politico della sinistra, nel quale è nato, cresciuto, vissuto e pasciuto, come dimostra questo suo breve excursus, non poteva non essere andato anche su RAI3, dove ha condotto con Silvestro Montanaro “C'era una volta - Dagli Appennini alle Ande”, in cui venivano affrontati i grandi temi politici, economici e sociali del nuovo Millennio assieme agli ospiti che settimanalmente si avvicendavano.

Il professore, dicevo, definisce disastrosa la campagna irachena di George W. Bush. Se il professore cambiasse gli occhiali, si levasse quelli dell’ottusa ideologia antiamericana e guardasse tutto il sistema geopolitico medio orientale con serenità,  non potrebbe non vedere come da quelle parti se  c’è, oggi, uno spiraglio, un barlume di luce , lo si debba proprio alla Guerra del Golfo ed alla successiva cacciata di Saddam Hussein. Come pensa si sarebbe evoluto il quadro geopolitico di quelle parti se ci fosse stato ancora Saddam Hussein in Iraq a tenere le redini di quel Paese? Il Professore glissa, preferendo le frasi ad effetto all’esame dei fatti e della storia. E non solo. Perché, aggiunge il professore, che  anche Obama si è adattato a cavalcare un’onda  rivoluzionaria che prometteva di aprire una stagione di libertà”. Ma quando mai? Ma cosa va  dicendo? Obama – così risulta a me, non so cosa risulta al professore – sullo scenario siriano non ha mosso un dito, anzi, quando la famosa“rivoluzione verde” avrebbe potuto anche incrinare, se non spazzare via Ahmadinejad e la guida spirituale,Obama s’è proprio voltato dall’altra parte. Non lo affermo io, ma i fatti, professore. Sicuramente Mr Obama s’è affrettato a maramaldeggiare con un ridicolo tiranno ormai stanco, vecchio e consumato, come Gheddafi, una manovrina neanche in prima persona ma per compiacere le aspirazioni egemoniche di Francia e Germania. Le chiacchiere obamiane, caro professore, stanno a zero e quel suo decantato discorso del Cairo resta solo “un bel racconto” rimasto senza seguito. Ricorda Mina e “ parole, parole, parole”?Siamo lì, con Obama.

Ma dove devo riprendere e con la matita rossa il professore è là dove scrive che “ i Fratelli Musulmani, che comandano al Cairo, sono ok per assenza di alternative, i loro affiliati a Gaza sono terroristi perché così ha deciso Gerusalemme”. Egregio professore, persino Totò diceva che  “ogni limite ha la sua pazienza!”, ma Lei esagera. La sua“ vasellina” non fa breccia con chi usa il proprio cervello, se la spalmi perciò dove meglio crede o lasci che faccia il dovuto e consueto effetto sui suoi “indocti lectores”, perché quelli di Hamas, che sono le mani della Fratellanza islamica a Gaza, non sono “terroristiperché qualcuno lo ha deciso o per un  decreto legge, ma perché terrorizzano Israele lanciando da anni  missili contro città israeliane,perché dalla striscia di Gaza, da cui Israele si è ritirato, si armano grazie all’Iran , dove preparano la morte dei loro vicini  israeliani i quali, se lo ricordi professore, sono costretti a reagire, per difendere l’unica democrazia esistente nel Medio Oriente. Che Lei ed il suo giornale non avete mai difeso, appunto.

Ho comunque apprezzato, esimio professore , il fatto che Lei abbia accuratamente evitato di parlare dei nove bambini uccisi a Gaza. Non voglio pensare che abbia volutamente svicolato l’argomento perché in difficoltà.  Anzi, a questo proposito, fermo restando il rammarico per queste giovani vite recise, questo blog vuole farle una proposta. Abbiamo notato, da circa venti anni, come a Gaza e solo a Gaza, i bambini muoiano a raffica, senza essere stati messi nella dovuta sicurezza, come accade in ogni altra parte del Mondo. Siccome vorremmo sgombrare il campo da spregevoli considerazioni, quali quelle che quei bambini siano scientemente sacrificati da Hamas per annientare mediaticamente Israele  (Lei mi insegna, Professore, come esistono documenti  scritti e testimonianze che provano l’uso criminale dei bambini da parte dei palestinesi, di Hamas, di Arafat, ecc.), le proponiamo di promuovere insieme una iniziativa per creare un’organizzazione umanitaria specificamente dedicata a questo scopo. Si faccia sentire, noi siamo pronti. Capisco come sia ineludibile per Lei e per il suo giornale, per la fragilità endemica della vostra posizione al riguardo, trovare riparo e protezione nel recinto dove avete allevato la mandria “ del consenso allevato a vacuo pietismo indotto”. Perché ogni guerra fra Gaza ed Israele viene presentata come una scelta fra la compassione per una popolazione investita dal fuoco israeliano da un lato e la questione della sicurezza dell’unica democrazia esistente nel mondo medio orientale dall’altro, sempre  sotto attacco dei razzi lanciati da Gaza da Hamas. E la sua linea compassionevole, Professore, genere untuosamente ipocrita,  da sagrestia riccardiana, pur comprensibile e scusabile in un grigio, devoto e pio parrocchiano, generalmente scevro da responsabilità formative ed informative che invece Lei e Repubblica avete e che state gestendo come Gauleiter di un Ministero della Propaganda iraniana, le fa omettere tutta l’informazione documentata che riguarda l’uso criminale che Hamas fa degli scudi umani, usati per criminalizzare la reazione israeliana. Vi sono foto di piste di lancio dei missili di Hamas costruire accanto a campi di calcio o vicino alle moschee, cioè luoghi dove Israele si guarda bene dal colpire. Non basta, perché gira sul web un’altra immagine, nota a tutti, che mostra razzi iraniani Fajr sistemati vicino ad un parco giochi per bimbi e c’è anche quell’orrendo spot televisivo di Hamas che recita “ le bombe sono più preziose dei bambini”. Un invito, forse anche una minacciosa  intimidazione vera e propria , ad usare i bambini come scudo per i mujaheddin. Come puntualmente ha fatto un capo di Hamas, Yahiya Abiya che, tenuto ben nascosto fra le case di Gaza piene di civili inermi, giorni fa è stato colpito da un missile. E neanche ci ha parlato, professore, dello sforzo del popolo israeliano che, come riferisce il N.Y.T., ha inviato qualcosa come quindicimila messaggi telefonici ai civili che abitano vicino agli edifici usati da Hamas. Ecco vede, professore, c’è chi si rifiuta  di convivere e di essere complice con questa oscena strumentalizzazione delle vite dei piccoli  palestinesi guardando i fatti senza alcun preconcetto ideologico e chi, come lei ed i suoi indocti lectores, che invece pare viviate benissimo con questi cadaverini sulla coscienza.

Non ci vorrebbe poi  una particolare abilità, basterebbe non farsi conculcare il cervello dai tanti piccoli “Joseph Paul Göbbels” ( il Gauleiter del nazismo, il Ministro della Propaganda sia nazista che sovietica e comunista ) e tornare dunque a  distinguere  il bene dal male, a riconoscere un esercito regolare da una banda di terroristi islamici assassini e oscurantisti. Non ci vuole molto per schierarsi con la parte giusta. Basta studiare la storia del medio oriente dal secolo scorso per capirla bene. Quella recente poi era di facile lettura, se non inforchi gli occhiali da accecati dall’ideologia e dall’odio razziale. Erano ormai diversi mesi che questa pressione su Eretz Israel cresceva. Nel silenzio della grande stampa, Repubblica in prima fila e nel silenzio assordante della così detta società civile.  Troppa la paura di mettersi contro la solita “ opinione pubblica”,  “mainstream” e ipocrita, come quel D’Alema  che ignora ipocritamente e stalinianamente i morti israeliani e ti parla solo “ dei poveri bambini di Gaza”, per vomitare poi la solita trita e consunta  “reazione sproporzionata”. Roba da rigattiere del pensiero. Via ! Al macero!

Ma qualcosa covava sotto la cenere era la “ diavolina” accesa da Barack Obama e dalla sua “strategia” sul  medio orientale. Forti del suo appoggio infatti, in occasione della sua rielezione è come se tutti i terroristi islamici della Striscia si fossero scatenati e avessero voluto festeggiare così, con fuochi d’artificio, certo non a salve, la rielezione del protettore. Cosa fa Obama ? Obama  chiede a Morsi, un fratello mussulmano, cioè stessa ideologia di Hamas, di mettere le cose a posto. Insomma Obama ha nominato Dracula a custode della banca del sangue. Ma pensare che Mohammed Morsi possa fare qualcosa per togliere le castagne dal fuoco a Gerusalemme è una pura follia. Così  adesso assistiamo alla solita sceneggiata di “Pallywood” (Palestina Hollywood)  già iniziata l’altro ieri con la messa in rete, su facebook, della foto di un ospedale da campo siriano pieno di bambini feriti, spacciato per ospedale di Gaza, vero Professor Caracciolo? Aspetto che su Repubblica Lei  ed i suoi “assistenti” ci raccontino la favola per coglioni  idioti delle famigerate  “lobby ebraiche” mondiali che bloccherebbero ed influenzerebbero  le risoluzioni Onu di condanna sempre contro Israele, secondo la loro famosa logica, tutta da Repubblica, secondo la quale  «è normale che il tuo vicino di casa ti spari dentro le finestre ma è assurdo che tu reagisca». Occorre dire parole chiare sul sacrosanto diritto di qualsiasi paese, Israele in primis, di difendersi da una simile minaccia armata. Ora vediamo che ci sono missili iraniani, di cui i guerriglieri di Hamas sono assai  ben forniti, che possono colpire persino Tel Aviv, la capitale industriale dello stato ebraico. Adesso che sta capitando tutto questo si spera che l’America di Obama trovi la forza e l’onestà intellettuale di riaprire il dossier Iran, perché quello è il vero problema. E se Hamas si sta allargando così è perché esiste evidentemente un piano preciso per creare una serie di reazioni a  catena, contando anche sul caos che ci sta in Siria.

 In tutto questo bisognerà vedere che posizione prenderà Morsi: real politik oppure appoggio velato alla guerriglia? Intanto Israele si sta armando anche con le truppe di terra per difendere i propri confini. E francamente è quanto meno sfrontato chiedere allo stato ebraico di fare un passo indietro, quando la sua sicurezza interna si trova ormai sull’orlo di un precipizio. I prossimi giorni saranno cruciali per capire se si tratta dell’ennesimo effetto collaterale delle fallite primavere arabe ( is’nt Mr Barack and Mrs.Hillary?) o se l’Iran sta soffiando sul fuoco. Ma una cosa appare certa sin d’ora:  i veri democratici e i veri liberali di tutto il mondo non possono che stare dalla parte di Israele. La simpatia verso il terrorismo islamico lasciamola agli scolaretti dei tanti maestrini del pensiero politicamente corretto, ai tanti “piccoli Göbbels” che lavorano nelle nostre Università, nelle nostre Scuole , nelle redazioni di tantissimi giornali italiani  ed in quelle di tanti telegiornali, ai figli di papà casual firmati, ai no global, no tav, no ponte, no brain di destra e di sinistra, quelli che negli scorsi giorni hanno già fatto vedere“di che lacrime grondino e di che sangue” quando sono andati ad insultare gli ebrei davanti alla Sinagoga di Roma. Nel silenzio compiaciuto e, diciamolo, anche molto didattico ed educativo  di Repubblica e dei suoi colti e  cattedratici redattori.

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RIFLESSIONI SU LEGGE ELETTORALE, SICILIA , GOVERNABILITA’ E MODIFICHE COSTITUZIONALI.

Alle ultime elezioni regionali siciliane, hanno votato il 47 % degli aventi diritto. Il nuovo governatore della Sicilia ha vinto le regionali con il 30,50% dei voti a favore, pari a 617.073 preferenze accordate dagli elettori. Questo vuol dire semplicemente che Crocetta ha vinto avendo ottenuto il 13,4% circa di consenso da parte del corpo elettorale siciliano . Non voglio discutere sulla validità democratica della votazione, Crocetta è democraticamente legittimato a governare la Sicilia. Punto. Resta però una riflessione che mi porta dritto alla Legge elettorale, che tanto sta imbarazzando i partiti politici. Da un lato , il centrodestra che vorrebbe consentire il godimento del “ premio di maggioranza” al raggiungimento di una soglia minima di consensi ( almeno il 42,5%), dall’altra il centrosinistra che vorrebbe invece eliminare quella soglia minima o comunque porre l’asticella molto più in basso. Dato che il “ premio di maggioranza” servirebbe esclusivamente alla “governabilità” del Paese , perché conferisce al vincitore una maggioranza parlamentare del tutto astratta dal suo effettivo consenso ottenuto,si pone il problema di fondo: cosa fare sull’argomento? Se la legge attribuisse il premio senza una soglia minima di consensi, la governabilità sarebbe di fatto già compromessa, come accade appunto in Sicilia dove Crocetta col suo 14% deve raccattare chissà cosa e chissà come  per arrivare al 51%. Se invece la soglia fosse consistente,per esempio al 40 o 42 per cento, allora  il rischio sarebbe sempre l’ingovernabilità, dato che dubito ci sia un partito o una coalizione che possa raggiungere quella soglia.  Pare non esservi soluzione.

Tutto questo perché cercare la soluzione nella legge elettorale è un’illusione, non esiste. Non è la Legge elettorale che può garantire la governabilità del Paese, ma la sua forma istituzionale e costituzionale. Nel nostro sistema istituzionale la governabilità è assolutamente inesistente per svariati motivi a tutti noti, sui quali sorvolo per brevità. Lo abbiamo visto sia ai tempi del maggioritario  della Prima Repubblica sia negli ultimi diciotto anni del bipolarismo  nella seconda repubblica. E nella Prima repubblica la legge elettorale non era il Porcellum e poi, nella seconda repubblica, con Porcellum sono naufragati governi con maggioranza pressoché bulgare ( vedi Berlusconi II ) e governi stiracchiati ( vedi Prodi ultimo).  Ditemi voi in quale Paese la Legge elettorale determina la governabilità. Non certo negli Usa, dove Obama governa perché ne è il Presidente con i suoi poteri costituzionali anche quando, per ricordare, non ha più la maggioranza nel Congresso, mentre , voglio dire, la sua maggioranza si è sbriciolata. Quando da noi la maggioranza evapora i Governi cadono e non si governa. E’ accaduto a Berlusconi I ed  a Prodi. In Germania ed in Francia accade esattamente come negli Usa : Merkel ha visto scemare la sua maggioranza, come anche Hollande in Francia, ma essi governano perché hanno vinto le elezioni politiche . Sono dunque i poteri del premier che sono diversi da quelli  che la nostra costituzione conferisce al nostro Presidente del Consiglio italiano. Cosa c’entra in tutto questo la Legge elettorale? Nulla.

E’ dal 1994 che ci siamo abituati a sapere la sera stessa delle elezioni chi deve governare. Eppure il centrodestra, che ha governato per nove  anni e il centrosinistra, che ha governato per altri nove anni  non sono stati in grado di farci uscire dall’emergenza. Anzi!.Ammesso che si cambi la legge elettorale ammesso che si sappia la sera stessa dello spoglio chi ha vinto e dunque governerà , tutto questo risolverà  i problemi dei cittadini? La risposta e di una semplicità disarmante: certo che no!

Non per tornare  sulle elezioni siciliane, ma vi sembra credibile  un sistema che plaude ad un’elezione nella quale s’è espressa solo una minoranza dei cittadini ? Se Sartori, un professore di queste cose,  suggerisce che potrebbe essere preso a modello il sistema francese, anche la sua proposta ha una logica, nel senso che rispetta, da una parte, la proporzione dei voti espressi per le liste di partito, e, dall’altra, in una fase successiva, si decide chi dei due candidati delle liste, a maggior suffragio, debba guidare lo stato nei successivi cinque anni. E in Francia sono già  alla Quinta Repubblica. Noi invece,noi che abbiamo la Costituzione del 1948 (e non del tutto applicata) parliamo di seconda e addirittura di terza repubblica. Di fatto, un abisso . Perché in quesi Paesi si governa , da noi no. Se la Costituzione resta immutata, perché dovrebbe mutare la Repubblica ? Cosa c’entra dunque la Legge elettorale? C’è poi da rilevare  come sotto l’alibi del bene comune della necessità di non consentire che il paese possa collocarsi fuori del contesto internazionale, l’attuale Capo dello stato sta ripetendo la stessa azione di sfaldamento  del sistema democratico che il PCI, in cui Napolitano ha militato da sempre,  aveva a suo tempo denunciato in maniera fin troppo eclatante e decisa.

Naturalmente i modi sono diversi, la sostanza è la stessa. Cossiga picconava. Napolitano martella. C’è chi dice che le picconate e le martellate sono sempre meglio delle trame oscure di Oscar Luigi Scalfaro. Ma perché ci fermiamo alla colorita definizione di queste azioni politiche  invece di accorgerci che picconate, martellate e trame oscure  vengono sempre dalla prima carica istituzionale  e sono dirette contro le successive  istituzioni ? Ammesso pure  che  Barack Obama, le istituzioni finanziarie internazionali e le principali cancellerie europee si aspettino che al governo tecnico di Mario Monti subentri un altro governo  Monti. Ma le elezioni di fine legislatura non sono  evitabili. Ora accade  nel nostro paese che, per venire incontro alle richieste, sollecitazioni ed esigenze della Casa Bianca, delle istituzioni finanziarie internazionali e delle cancellerie europee , nella convinzione di perseguire il bene del Paese, il nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si sia messo in testa che le  elezioni non debbano  rappresentare un intralcio alle volontà sovranazionali di cui prima. Napolitano, da perfetto “ comunista dentro” , sia detto senza acrimonia né offesa, ha paura che per “ignoranza”  il corpo elettorale possa distogliere il Paese  dai binari sui quali  è stato sistemato  dalle autorità superiori. E, così come ha fatto quando ha deciso di forzare la mano alla politica nazionale trasformando un sobrio rettore bocconiano  in un senatore a vita e poi in un presidente del Consiglio di un governo di tecnici mai votati dal popolo , adesso vuole cocciutamente perseguire quello che per lui è “il bene comune” e martella , martella e martella al fine di scongiurare eventuali sciocchezze  da parte degli italiani, favorendo, con la sua autorità istituzionale ( ma non certo conferitagli dal popolo italiano)  e la sua antica militanza politica, il destino fissato dai superiori comandi. Ieri l’altro sovietici, oggi euroamericani. Di fatto Napolitano sta imponendo le condizioni affinché Monti succeda a se stesso ed il Paese continui ,senza scarti o deragliamenti di sorta, lungo i binari dell’austerità recessiva voluti nell’Olimpo della finanza  internazionale.

Non c’è altro modo di interpretare la sua indicazione  sulla data delle elezioni e soprattutto la sua insistenza, seccante in verità e molto ma molto invadente,  per il ritorno ad una legge elettorale di tipo proporzionale , quale quella in discussione, che , con i suoi problemi insolubili relativi al premio di maggioranza, non fa altro  creare le condizioni per la conferma della governabilità dei tecnici fondata sulla evidente incapacità a governare dei politici. La buona fede ed i buoni propositi del presidente della Repubblica non sono minimamente in discussione. Altrimenti si potrebbe parlare d’altro. Qualsiasi rattoppo verrà fuori come legge elettorale dunque  sarà una Potemkin pazzesca.

mercoledì 21 novembre 2012

Gaetano Immè

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