Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 2 novembre 2012


     
PERCHE’ LA SENTENZA DELL’AQUILA E’ UNA VERA BARBARIE

Ma come è possibile dimenticare che quel terribile terremoto, che sconvolse e sventrò, il 6 aprile del 2009,  L’Aquila, costò la vita di 308 vittime , il ferimento di più di 1500 persone e danni per  oltre 10 miliardi di euro ?  E’ evidente come non sia possibile, ma invece, in Italia, è accaduto. Mi riferisco alla ormai famosa  sentenza che ha  condannato in primo grado  la Commissione Grandi Rischi: e non si cada nell’esagerato ridicolo di parlare di Galileo e di Copernico, perché quella sentenza non punisce la Commissione Grandi Rischi per “ non aver saputo prevedere il terremoto”(sarebbe una gag da avanspettacolo se così fosse) ma la condanna “ per una carente valutazione del rischio ed una errata informazione”, esclusivamente per aver rassicurato i cittadini aquilani sul fatto che un terremoto così devastante non ci sarebbe stato. Informo che le famose dichiarazioni del Prof. De Bernardinis sono ascoltabili in rete e quindi le riporto integralmente , per facilitare la comprensione dell’articolo: “ Dobbiamo mantenere uno stato d’attenzione senza avere uno stato d’ansia, capendo che abbiamo da affrontare situazioni per le quali dobbiamo essere sì, pronti, ma anche sereni di poter vivere la nostra vita quotidiana”. Ecco le parole “incriminate”: per quel Tribunale, inutile girarci intorno,  queste parole sono un reato, addirittura un omicidio plurimo. Sotto accusa quindi  è il comportamento degli esperti che, al termine dell'ennesima riunione, non fornirono alla popolazione elementi sufficienti per valutare il rischio. La 'colpa' degli scienziati, dunque sarebbe anche quella di aver lasciato che le informazioni alla popolazione arrivassero da altre persone , cioè dalla Protezione Civile. Se ciò costituisse un reato penale, non vi sarebbe  dubbio che buona parte della responsabilità ricadrebbe anche sul governo che, com’è noto,  gestisce la Protezione Civile. E’ cosa pacifica e nota come la Commissione Grandi Rischi non comunichi con la popolazione, ma riferisca all’organo istituzionale preposto, alla Protezione Civile,  la quale poi, d’intesa con i Prefetti, gestisca  nel concreto l’ordine pubblico. Ebbene davanti alle rassicurazioni della Protezione Civile , la sera del 5 Aprile 2009 circa trenta aquilani hanno deciso di  rientrare nelle loro abitazioni. Che nella notte si sono sbriciolate per il terremoto, diventando le loro bare di mattoni.

In seguito a questa prima  sentenza, Repubblica scrive che Bertolaso avrebbe corrotto o forse conculcato o forse intimidito, insomma soggiogato, dietro input , ovviamente, del nano di Arcore, la Commissione Grandi Rischi , inducendola a fornire pareri edulcorati per manipolare l’informazione e falsificando anche un verbale. Lo scenario che dipinge Ezio Mauro è, però, giudiziariamente falso, perché inesistente. E’ vero che sul terremoto aquilano esistono due inchieste della Magistratura aquilana: una a carico della Commissione Grandi Rischi, cioè questa cui si riferisce la Sentenza ed un’ altra, aperta poco tempo fa nel 2012, a carico di Guido Bertolaso per omicidio plurimo. I processi sono dunque due, ciascuno con indagati diversi anche se i reati ipotizzati sembrano identici. Il secondo procedimento è iniziato da pochissimo. Ma, quando si tratta di infamare un odiato nemico, a Ezio Mauro ed ai suoi “ indocti lectores “ cosa volete che importi  che il primo processo sia solo al primo grado e che quello numero due non sia nemmeno iniziato e che quindi se ne conoscano solo i “ presunti reati” e non anche le relative prove? Nulla. Conosciamo Ezio Mauro, Repubblica ed i suoi “indocti lectores”: quando c’è da impalare un nemico politico, fare un giusto e completo processo è una inutile perdita di tempo: una forca,un boia,un patibolo sulla pubblica piazza  subito e poi  via con i festeggiamenti, con la testa della vittima infilzata e brandita come un trofeo e poi giù col vilipendio del cadavere,il tutto nel  migliore e innato stile italiano. Come ai bei tempi del Terrore. Così Repubblica espone il suo teorema, spaccia come “reati provati” tutti i “ presunti reati”, compone un pourpourì  dei due processi come se entrambi fossero ormai definitivamente conclusi ed espone la sua sommaria sentenza: tutti i morti dell’Aquila sono vittime prescelte dal mostro di Arcore, che, con l’aiuto del diabolico Bertolaso, ha corrotto la Commissione, rassicurato la gente e fatto morire 310 aquilani. E che la sentenza di Mauro e dei suoi indocti lectores sia eseguita immantinente  sul patibolo e sulla pubblica piazza. Amen.

Tanto per ricostruire i fatti così come stanno in realtà e non nel sogno di Ezio Mauro. E’ vero che  dopo il disastroso terremoto Bertolaso ha dichiarato che «in una conferenza stampa Boschi ha stabilito che non era prevedibile alcuna situazione di terremoto più violenta di quelle che si erano registrate». E’ anche vero che  Boschi, in relazione a ciò, ha affermato «Il fatto che io possa avere escluso forti scosse in Abruzzo è assurdo» - ma la frase, ha poi chiarito Boschi stesso,  non era rivolta a Bertolaso ma alla stampa intera -  e che dunque «qualcuno ha mentito»( c’è la riffa per chi indovina: Boschi, Bertolaso –alias Berlusconi- o la stampa?), aggiungendo di aver mandato «all'Ufficio sismico della Protezione civile un comunicato sulla sequenza in atto che non può essere certo considerato tranquillizzante». Boschi inoltre definì "del tutto irrituale" la riunione della Commissione Grandi Rischi  convocata da Bertolaso a L'Aquila il 31 marzo dopo una scossa di magnitudo 4, lamentando l'assenza di una discussione sulle misure da intraprendere, la sua conclusione prematura e il fatto che il verbale invece di essere compilato subito dopo venne prodotto immediatamente dopo il sisma del 6 aprile e gli venne presentato per firmarlo solo "per ragioni interne" quando invece fu pubblicato sui giornali. Bertolaso ha replicato accusando Boschi di mettere in atto «un tentativo tardivo di esonero dalla propria responsabilità» e, quanto alle accuse «sulla confusione e la mendicità delle notizie diffuse dal dipartimento prima, durante e dopo il sisma», ha minacciato di ricorrere in tribunale. In realtà, diatribe personali a parte, ancor prima che sui giornali, quel verbale della riunione del 31 marzo fu pubblicato,non ci vuole molto a scoprirlo,subito dopo il terremoto, sul sito del Dipartimento della protezione civile, assieme a quello del primo incontro tenutosi a seguito del disastro. Qual è dunque il problema? E’ anche vero che il 24 gennaio, ma dell’anno 2012, come accennavo prima, Bertolaso viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura dell’Aquila  per omicidio colposo. Si potrebbe avere, dunque, un processo bis del procedimento contro la Commissione "Grandi Rischi" (la quale si riunì a l'Aquila il 31 marzo 2009, cinque giorni prima del tragico terremoto) o un processo contro il solo Guido Bertolaso,  per avere sottovalutato il pericolo del terremoto, causando così la morte di 309 persone. Ancora non si sa.

Si dicono tante cose nei  Bar dello Sport del paesello Italia, nelle cucine dei “padroni” dove le lavapiatti trovano la rivalsa sociale contro “i padroni” sommergendoli di maldicenze e di calunnie, si scrivono tante menzogne  nella redazione di quel giornale che non fa “informazione” ma cura solo gli  interessi politici del suo editore, senza però che di quelle elucubrazioni diffamatorie di Mauro  ve ne sia prova alcuna negli atti di questo processo. La calunnia, si sa,  è lo sport preferito dagli italiani,  notoriamente invidiosi e biliosi. Perché la Magistratura, in questo procedimento, ha indagato per concorso in omicidio plurimo  solo  i componenti della  Commissione Grandi Rischi e non anche  Bertolaso o la Protezione Civile.  Perché la sentenza stabilisce un indennizzo in   favore dei familiari di quelle trenta vittime, ma  a carico dei soli sei scienziati e non dello Stato ( come avrebbe dovuto essere se fosse provato che Bertolaso e la Protezione Civile avessero concorso nei reati omicidiari  ) o del Governo pro-tempore. Perché, infine, se le registrazioni  ambientali raccolte e citate da quel giornale comprovassero la  “ concussione” da parte del Governo ( responsabile della Protezione Civile)  di quel tempo sulla Commissione Grandi Rischi,  la stessa Magistratura avrebbe dovuto sottoporre a giudizio, in questo processo, in virtù della obbligatorietà dell’azione penale, anche il Premier Silvio Berlusconi, quanto meno per il reato di concussione o di concorso in essa. Quante formazioni della Roma e della Juventus ai Bar dello Sport di quel paesello chiamato Italia , tot capita tot  sententia, tot capita  tot formazioni di pallone, ma sempre nessuna verità.

Così pur di utilizzare quella sentenza come  un’ascia  contro Silvio Berlusconi, la mandria dei buoi allevati da diciotto anni in chiusi recinti e sfamati  a fiele ed antiberlusconismo viscerale, usa i poveri resti umani di quei trenta miseri cadaveri  e li  brandisce,  ululando , come  clave per colpire Silvio Berlusconi,  con furia primordiale, cieca , belluina, tribale . Ed hanno anche l’arroganza e la spudoratezza di sentirsi nel giusto. Non capiscono, i meschinelli indottrinati , che li stanno usando come truppa da macello per difendere invece i veri criminali responsabili di questo sterminio.

Innanzi tutto nessuno, neanche la Magistratura,si è  chiesto - al di là, sia chiaro, del fatto umano che merita da parte mia il massimo rispetto - con quale incredibile  dose di leggerezza e di superficialità quelle persone siano rientrate , nel pieno dello sciame sismico che imperversava da giorni e giorni, dentro quelle loro abitazioni che essi  ben sapevano essere state costruite senza alcun rispetto per le prescrizioni antisismiche. Credo non vi sarà persona nell’intera galassia con una tale faccia da schiaffi da sostenere che costoro non sapessero della fragilità al sisma delle loro case. Le hanno comprate, ereditate, rimodernate, accatastate,modificate,vendute da almeno cento anni  e dunque era noto a tutti quel loro esiziale e fatale vizio. Vogliamo veramente far credere che costoro siano rientrati nella loro fragile abitazione solo perché indotti dalle blande e circostanziate  rassicurazioni della Commissione? Basta leggerle, quelle dichiarazioni, per capire che non erano delle esplicite rassicurazioni, che erano dirette ad evitare panico e disordini, per evitare, insomma, il reato opposto, quello del “ procurato allarme”. E chi erano mai  dunque costoro,trattati da Repubblica come  degli sprovveduti e degli imbecilli ? Talmente incapaci  da non rendersi da soli conto della pericolosità delle ripetute scosse telluriche e della fragilità delle loro abitazioni, a prescindere dal parere dalla Commissione? E non era proprio un loro conterraneo, quel tale Giuliani, lo studioso che andava per giunta  sgolandosi, in quei giorni,  sulla pericolosità della concentrazione di Radom che faceva presagire, secondo lui,  prossimi terremoti e che dunque, essendo del luogo,  ben conosceva lo stato di tante abitazioni della città ed  allarmava, spinto  proprio da queste sue conoscenze,  tutta  la provincia dell’Aquila?  Scusate e con tutto il rispetto per queste trenta vittime: ma non è evidente - a chi abbia cervello per ragionare e non solo bile da vomitare - un loro chiaro, mastodontico, incredibile ed incomprensibile “ concorso di colpa”? E allora, prima domanda che pongo al Tribunale, perché mai quell’indennizzo,  se essi stesso sono i principali  responsabili della loro morte?

La sentenza in questione, poi, si scaglia e maramaldeggia contro i deboli, contro gli scienziati appunto, li accusa,  consente, nei fatti, che “ certa stampa “ usando proprio quella sentenza, li diffami, sostenendo che essi si sarebbero  inchinati al volere del “potente”, cioè  del solito Silvio Berlusconi. Come dicevo: Magistratura  arrogante e maramalda con i deboli,  ma servile verso  tutti i veri colpevoli di quelle morti, finora letteralmente impuniti. Parlo di tutti i progettisti, gli ingegneri, gli architetti, i geometri, i funzionari del Comune, della Provincia dell’Aquila , della Regione Abruzzo, tutti i costruttori, tutti gli attuali e passati sindaci di tutti i Comuni colpiti dal sisma, tutti gli attuali e passati assessori comunali, provinciali e regionali all’edilizia. Tutti costoro hanno sempre consentito, in totale ed indiscussa violazione delle norme antisismiche e dunque in provata mala fede, a fare abitare case costruite senza rispetto dei criteri antisismici, obbligatori per Legge in quella zona ad elevato rischio sismico. Sono costoro i veri assassini di quei trecentodieci morti e non Bertolaso e Berlusconi, non solo di questi trenta disgraziati, ma di tutti i trecentodieci morti, sepolti dalle macerie delle abitazioni costruite e rese abitabili da tutti costoro in violazione di elementari precauzioni. Signor Giudice, signori falsamente indignati  ma certamente ossessionati  dalle oscure trame di Bertolaso, della Commissione e del solito Berlusconi, cosa fate con questi delinquenti e assassini? Li lasciate impuniti, liberi e felici? Gatta ci cova! Omertà? Paura? O solo ignoranza?

In Italia abbiamo dunque  due grossi problemi: il primo è costituito dalla gente che segue, come inebetita, tutto quello che scrive Repubblica, la quale  nutre i suoi seguaci sempre e solo con dosi quotidiane di odio viscerale e di antiberlusconismo di maniera. Solo per fare un esempio paradigmatico, ieri  La Repubblica in prima pagina titolava: Vendola assolto per il caso Sanità "Il fatto non sussiste”. Sapete voi, per caso, in quale delle sue innumerevoli  pagine Repubblica  ha dato la notizia: Storace assolto perche il fatto non sussiste, dopo quella sua diffamante campagna elettorale con la quale riuscì a portare un campione di morale come Marrazzo alla guida della Regione Lazio?  Quello che mi fa sbellicare dalle risate  è che gli scriba di  Sky 24 spacciano Repubblica  come giornale nazionale,alla  pari del Corriere, per capirci.  

Con gente del genere, impossibile dialogare su fatti concreti. Ultima prova , una riunione fra “amici”, tutta gente agè sia chiaro, della scorsa domenica dove un “Direttore didattico” ( pensate voi le scuole elementari in quali mani sono!) concionava sulle evidenti responsabilità penali di Bertolaso e di Berlusconi , spacciandole ovviamente come assodate, colpevoli costoro,bontà sua, appunto almeno di quei trenta morti. Era, il suo intervento, null’altro che la pedissequa rimasticatura dell’articolo di  fondo di Repubblica. Scodinzolanti pappagalli, ecco cosa sono costoro, sciocchi e lobotomizzati  megafoni di insinuazioni canagliesche e diffamatorie. Il secondo problema è questa nostra Magistratura: ignorante di gestione dei rischi, malata di protagonismo, invadente, arrogante, imbevuta di preconcetti ideologici, sguazza senza ritegno ovunque , godendo della sua regale,  totale e medioevale impunità – una vergogna mondiale -  anche davanti ad errori madornali, gonfia di assurdi privilegi , come quello di poter scrivere le motivazioni di una sentenza non contestualmente  ad essa, ma entro novanta giorni ,  potendo così “aggiustarla  e sistemarla” ben bene, secondo le reazioni che essa  ha suscitato. Un processo, questo dell’Aquila,  dove s’è cavillato fra “l’impossibilità di prevedere i terremoti” ed il “ mancato allarme”, come se non fossero le due facce dello  stesso limite umano . Lo stesso famoso verbale della Commissione dice praticamente la stessa cosa e cioè sia che un terremoto grave non era alle viste sia che i terremoti non si possono prevedere. Ma cosa c’entra tutto questo con le responsabilità penali? Questo livore giudiziario e mediatico, questo mischiare ridicolmente  due o tre inchieste giudiziarie fra di loro per farne una sola ( quella che piacerebbe alla sinistra) ha una sola origine: l’odio viscerale per Berlusconi e per i suoi Governi. Chissà  se la stessa fine la faranno anche Gabrielli e Monti per il terremoto dell’Emilia Romagna e per quello del Pollino? Siamo ridicoli agli occhi del mondo civile, ridicoli, altro che sentenza equa, questa è una vergogna mondiale!  Ecco qual è la vera barbarie italiana: giornali come Repubblica, i suoi lettori/seguaci e la Magistratura onnipotente . Punto.
 

SICILIA

Là dove l’Italia comincia e finisce;  là dove “dalle acque del greco mare donde vergine nacque Venere sono sbarcati coloro che ci hanno aiutato a risorgere dopo che la “mala Pasqua” della seconda guerra mondiale ci aveva distrutti,debellando le mire comuniste di buona parte del movimento partigiano rosso che lottava per annettere l’Italia alle Repubbliche Sovietiche o quanto meno alla Jugoslavia del Maresciallo Tito; la dove centocinquantuno anni orsono si consumò,armi alla mano, la conquista coloniale di questa terra da parte dell’armata sabauda, invasione svenduta poi olograficamente ai posteri sotto  il falso alibi dell’unità italiana; ci siamo capiti insomma,nella terra del Gattopardo, del Principe di Salina, di Riina, di Raffaele Lombardo,di Padre Pintacuda,terra prima razziata dai sabaudi e poi “mantenuta” da Roma “magnona” per la pura sopravvivenza,bene,domenica scorsa, proprio lì ,altro che Renzi, altro che Guglielmo Giannini buonanima,altro che Orlando, altro che Grillo,  altro che antipolitica, è stata rottamata tutta questa nostra illusoria democrazia. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana ,in un elezione politica, la stragrande maggioranza degli aventi diritto al voto non è andata a votare. In Sicilia,domenica scorsa,ha votato solo il 47/48 per cento degli aventi diritto, in parole povere  sono andati a votare solo quelli che,direttamente o indirettamente, sono letteralmente “mantenuti” dalla politica regionale a spese nostre. Fatevi bene  i conti: sommate i dipendenti della regione siciliana,delle Provincie siciliane  e dei Comuni siciliani ( tutti con emolumenti  senza pari né in Italia né al mondo intero), moltiplicate questa somma  per quattro (almeno, fra familiari  ed amici di ciascun dipendente) e troverete il numero di coloro che, per assicurarsi ancora di essere mantenuti a spese della collettività, se ne sono sbattuti dell’antipolitica e sono andati a votare. Ma solo per far vincere gli stessi che hanno dominato la politica siciliana fino ad oggi. Non per niente, come nelle migliori dittature sudamericane ed africane, esce dall’Assemblea siciliana un Raffaele Lombardo ( d’ora in poi occupato a difendersi nel processo che lo vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa) e vi entra il ventiquattrenne Salvatore Federico Michele Giordano Lombardo, detto Toti (con una t sola),un figlio di Raffaele, che a Catania ha raggrumato qualcosa come diecimila voti. Siamo a cavallo, dunque: dopo il “Trota” di Bossi ( Consigliere lombardo della Lega, paghetta mensile 10.000,00 euro oltre vitalizio e benefit), dopo il “ Cristiano” di Di Pietro ( Consigliere della Regione Molise dell’IDV, paghetta mensile Euro 10.000,00 oltre vitalizio e benefit) , ecco a voi l’ultimo rampollo, Toti Lombardo, eletto(o “nominato”?) Consigliere del MPA alla Regione Sicilia guidata da Crocetta, paghetta mensile Euro 17.000,00 oltre vitalizio e benefit.  Ecco dunque a voi  il trionfo del più mafioso, omertoso, delinquenziale, scellerato ma sempre impunito patto criminale: quello fra la Mafia ed il Potere, patto che nessun Magistrato s’è mai azzardato nemmeno a  sfiorare nonostante sia stato sotto gli occhi di tutti dal 1946 fino ad oggi: il trionfo sfacciato del voto di scambio.

Partiti politici , movimenti vari ed i loro prezzolati  scrivani parlano di successi(Bersani ”Abbiamo vinto, cose da pazzi!” è da avanspettacolo popolare  di infimo ordine : il PD è sceso dal 19% del 2008 al 14% di oggi, all’anima del trionfo!)( Crocetta: governerò “con maggioranza bulgara ed all’insegna dell’antimafia”) . Si riferisce all’indispensabile sostegno da parte dell’UDC ( che è notoriamente  una vera “garanzia” come vera e pura  forza antimafia: difatti Totò Cuffaro,quello dei cannoli,sta in galera per sette anni per favoreggiamento di Cosa nostra) e di qualche altro cespuglio ( va bene anche qualche fascista,  pecunia non olet )  in attesa di partecipare al lauto pranzo , ma in Sicilia , oggi, a conti fatti, il 15% dei votanti ( chiedetemi se immagino chi siano?) comanda e domina.Se la Legge elettorale siciliana(un prodotto di Raffaele Lombardo, figurarsi !) avesse previsto uno sbarramento più alto del cinque per cento, forse i partiti avrebbero ricevuto consensi meno ridicoli, percentuali più democratiche. La solita“ammuina sicula” che ogni venti anni circa finge di voler rovesciare il tavolo, per intimidire a dovere “ chi di dovere”, detto alla sicula. Perché il 16% di Grillo oggi è identico a quanto presero  nel lontano 1946 i “ liberalqualunquisti” e nel 1971 il MSI. Nel 1991 è toccato poi alla “Rete” di Leoluca Orlando e di Padre Pintacuda. Oggi tocca al Movimento 5 Stelle  che potrà pure  operare un forte contrasto sulle folli spese clientelari sicule, ma non vedo come potrà incidere in maniera determinante sul solido intreccio territoriale e di interessi nato nel secolo scorso, fattosi di cemento armato e che sostiene l’alleanza vincitrice. Dati terrificanti,quelli siciliani dunque, che sgomentano se confrontati a quelli del 2008, quando fu eletto Raffaele Lombardo , quando  votò il 66,68% degli aventi diritto. Ovvio che molti di quelli che hanno deciso di mancare l'appuntamento col voto della domenica appena trascorsa siano elettori del Pdl, partito vittima di scandali, divisioni interne e in definitiva protagonista di un assoluto tracollo sull'isola: gli azzurri prendono il 12,50% nella coalizione che sosteneva Nello Musumeci.                          

Una punta d’orgoglio mi sia consentita: ci volevamo noi siciliani per sputarvi in faccia tutto il nostro disprezzo,per assestarvi un bel calcio nel sedere, anzi “’ndo culo”, per rifiutare, pisciandoci pure sopra, il vostro ipocrita “ diritto di voto” e  per dichiarare “ urbi et orbi”  definitivamente estinta, chiusa, fallita, scomparsa, volatilizzata questa vostra falsa democrazia. Abbiamo sputtanato di fronte al mondo intero questa Italia ormai devastata dalle metastasi irreversibili  del clientelismo,dalla sessantennale pratica del voto di scambio,  dell’assistenzialismo diffuso. Questo non vuol significare che vogliamo consegnare la Sicilia a qualche  “guru”, non abbiamo eredi , né tanto meno leader da seguire, ma solo la spinta di quell’ormai tenue DNA che, non ostante la lunga traversata dalla Grecia, c’è rimasto nel sangue e che ci ricorda come funzionava la vera democrazia. Il popolo siciliano vi ha svergognato, sputtanato, schiacciato come una merda secca. Sono centocinquantuno anni che,dopo averci depredato delle nostre ricchezze  con il falso alibi della unità nazionale, ci tenete relegati ai margini del Paese. Non volete costruire il Ponte sullo Stretto perché andrebbe contro gli interessi della mafia che prospera sul nostro isolamento; avete sempre fatto finta di volerci aiutare ( Cassa del Mezzogiorno e antimafia professionale e parolaia) regalando quei soldi sempre alla mafia ed ai razziatori nordisti e sabaudi ;ci avete sfruttato,trattato come indifesi e puzzolenti emigranti con le valigie di cartone, facendoci intravedere salari da sopravvivenza ma a casa vostra; avete costruito una classe politica locale degna del peggior Principe di Salina, del peggior Gattopardo, una serie di encomiabili maestri nell’arte di farsi  ricchi e potenti servendosi della mafia, che porta consenso politico - vero Orlando? – e benessere sporco di sangue ai tanti, troppi scrivani e parolai, inutili cantori dell’antimafia professionale ma fattivi aedi sostenitori della stessa malavita. Vi abbiamo cancellato, spazzato via, licenziati, ameno per cinque anni vi abbiamo sbattuto fuori dalle palle: intanto fuori dai gabasisi gente oscena come Fini ed il suo FLI; fuori gente come il “finto puroVendola (quello che smargiassa in televisione perché assolto in primo grado, ma solo in uno dei due processi nei quali è imputato,dall’accusa di  “concussione( guarda caso giusto in tempo per le primarie del centrosinistra) (dimenticando che ci sono ancora altri due gradi di giudizio per questo processo ed un altro processo intero), quello che  governa ancora la Puglia solo perché i suoi amici Magistrati condannarono a quei tempi in primo grado  Raffaele Fitto, ex Presidente della Regione Puglia, che oggi – troppo tardi – viene da loro stessi – la faccia di tolla ha un limite – assolto “ per non aver (allora) commesso il fatto”. Pari pari con  quanto ha fatto la stessa Magistratura con Francesco Storace, alla Regione Lazio, messo sotto inchiesta giudiziaria per consentire a Marrazzo di conquistare la Regione Lazio ed oggi “assolto per non aver commesso il fatto” dalla stessa Magistratura.  Basta con gente prodotta dall’uso sfacciato e politico della Magistratura stessa , come Antonio Di Pietro che, insieme a Gerardo D’Ambrosio,  siedono nel Parlamento di questo Paese non per merito proprio , ma perché hanno ricevuto ciascuno il proprio seggio (i  propri “ trenta denari”) per aver tradito la Giustizia ed impunemente e sfacciatamente lasciato  impunito il “ tangentato PCI”  da Mani Pulite. Questi  sì, Signori Magistrati, che  sono solari “ patti criminali”, accordi delinquenziali fra “potere politico” e “ magistratura corrotta” davanti ai quali vi girate dall’altra parte, davanti ai quali vi inchinate,ossequiosi ed viscidi, perché sperate di captare la condiscendente e gratificante benevolenza dei potenti .

Tutti dicono che Grillo ha vinto. Fregnacce allo stato puro. E non solo per una pura  questione di numeri. Grillo fatica, fa campagna elettorale, spende quattrini, affitta claque e persone, imita Putin, Videla, Mussolini, Franco,ecc,  traversa a nuoto lo Stretto ( complimenti vivissimi) , arriva a nuoto a Cariddi, scortato dai suoi gerarchi, poi scala l'Etna a torso nudo , fa insomma la solita encomiabile performance del puro cabarettista. Ma come leader politico si rivela una barzelletta, una sciocchezza, una frana,  perché  la sua “offerta politica” è così tanto povera che in pratica  il 56 per cento degli elettori siciliani neanche va a votare. Insomma, tutto questo ambaradam per nulla, visto che ad aver stravinto è proprio quell'esercito dell'astensionismo che il giullare ligure avrebbe dovuto e voluto arruolare nel suo Movimento a 5 stelle,  per sfondare e, chissà, stravincere. I grillini poi, invece di interrogarsi su quanto è accaduto, invece di mostrare la necessaria sensibilità politica di evidenziare il loro fallimento politico, i grillini  stanno lì a giocare col Monopoli delle proiezioni del voto siciliano sul voto nazionale e hanno anche la faccia tosta di parlare del loro ” movimento”  come di un vero partito tradizionale. Cosa ne sanno costoro di cosa significhi veramente un “ partito politico” in termini di cultura, storia, tradizioni, offerte politiche, ecc, ma che ne sanno. Non per colpa loro, quarantenni,  ma per colpa di una Scuola che ha somministrato negli ultimi cinquanta anni “ un banco gratuito da scaldare” invece che “ cultura” e perché sono dunque , come è evidente e ormai noto, privi della cultura di un Guglielmo Giannini, della pura passione rivoluzionaria laica di un Marco Pannella dei tempi belli. Gente, questa,  che,  come Grillo, riempiva le piazze , ma non per far ridere la gente , non per sbraitare volgarità ed oscenità come Grillo, ma perché aveva delle cose da dire alla gente , gente che ha cambiato il Paese con una dose di satira pura ma con vagonate di proposte politiche affascinanti.

Il  dato che fa impressione - spaventando qualcuno e facendo gioire altri - è una sorpresa, ma sorpresa soltanto per modo di dire. Ci riferiamo ai consensi raccolti da Giancarlo Cancelleri, il candidato del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che ormai è al 18% ( decuplicati i consensi del 2008. Il Movimento grillino, di fatto, sull'isola è il primo partito. Segue il Pd che nella coalizione che sostiene Rosario Crocetta ha preso il 13,6% (comunque più del 5% in meno rispetto al 18,8% raggranellato quattro anni fa).Il vero ed unico "trionfo" è quello di Lombardo - Una chiusa, infine, dedicata alle elezioni in Sicilia . Esse sono state il trionfo del "Gattopardo" Raffaele. L'ex governatore se la ride: ha piazzato pure  il figlio Toti e,  con gli assetti che si sono delineati,  punta a rifare la sua stessa ex maggioranza, composta guarda caso da sinistra, Casini e Mpa. Ma insomma, avete capito o no che hanno votato solo quelli che comandavano ?

 

 

DE POLITI

Oggi dedico qualche riflessione e qualche ricordo a due giornalisti faziosi e smemorati(o semplicemente ignoranti?), a Marco Politi, cresciuto nella redazione di La Repubblica ed a  quel Marco Travaglio la cui fortuna editoriale e mediatica è dovuta solo a Silvio Berlusconi (quale sua unica preda designata) ed al suo padrone,la  Magistratura,  impegnata nella di lui ( di Berlusconi) cattura , dead or alive,  da quando nel 1994 costui scese nella contesa politica ed osò sbeffeggiare la sinistra comunista (che già si leccava le labbra assaporando un facile successo, ormai a portata di mano– grazie alla esecuzione dei partiti politici avversari eseguita dai giustizieri di Mani Pulite  – e cioè  fare dell’Italia un solo boccone) stravincendo sorprendentemente le democratiche elezioni politiche del 1994. Ne parlo a proposito dei loro interventi su “Il Fatto Quotidiano” di qualche giorno fa,a proposito della legge sulla soppressione del carcere per la diffamazione da parte dei giornalisti, dove il primo, Marco Politi si diverte a scrivere un bel mucchio di fregnacce e di falsità. Consueto stile La Repubblica, nulla di nuovo sotto il sole. Questo patetico falsario, intervenendo sull’argomento ( carcere fascista per i reati d’opinione per i giornalisti) sostiene che Sallusti , l’unico  Direttore di giornale  in procinto di farsi 14 mesi di carcere per un articolo non scritto da lui, deve farsi la galera, che nulla merita perché “ la notizia da lui divulgata era un gelido crimine contro una persona innocente” . Per capirci, costui sostiene la legittimità del codice fascista Rocco,introdotto nel 1930 e sostiene anche il principio ( anch’esso tutto fascista e comunista) della responsabilità oggettiva” come fonte di pena corporale (un principio di vera barbarie giudiziaria, utilizzato a piene mani  dai feroci regimi comunisti e stalinisti ) per terrorizzare e controllare la popolazione utilizzando fidati delatori e spioni  ( chi ricorda il famigerato “ capo scala” dei tempi nazisti?), come accadeva,senza andare troppo lontano nei tempi ,nella vicina  D.D.R. degli anni ottanta - novanta con la Stasi. Colpito da improvvisa amnesia , Politi dimentica che la nostra Costituzione ( quella stessa  che poi, quando gli conviene il Politi definisce apoditticamente come la “ più bella del mondo”) sancisce un fondamentale  principio democratico  di civiltà giuridica, del tutto opposto al suo ragionamento : quello, cioè,  per il quale la responsabilità penale è sempre e solo personale. Così uno smemorato  Politi bolla il Direttore Sallusti come un “ criminale diffamatore professionale che,tenuto conto delle sue passate condanne per identici motivi diffamatori, merita pienamente il carcere”.

E allora, Politi, che ne facciamo del suo Vicedirettore Marco Travaglio, quello che ancora ieri difendeva l’ormai indifendibile Antonio Di Pietro, come “gli amici degli amici” usano difendersi fra di loro?  Glielo chiedo perché mi sono permesso di confrontare i trascorsi giudiziari di Sallusti e di Travaglio- cose lecite, la prego, basta andare su Wikepedia – per trovare sgradite sorprese per Politi e fonte di grande preoccupazione per Marco Travaglio. Perché il, diciamo, “palmares” penale di Sallusti è robetta da educande rispetto a quello di Marco Travaglio che, con simili precedenti, alla prossima denuncia per diffamazione a mezzo stampa – salvo assicurata impunità per benevolente concessione dei Magistrati – dovrà sicuramente scontare ben più di quattordici mesi di galera come Sallusti. Ricapitolo sinteticamente il curriculum giudiziario di Sallusti e poi quello di Travaglio, per consentire, all’eventuale lettore, un confronto.

LE CONDANNE DI SALLUSTI

Nel novembre del 2010 Sallusti è stato oggetto di indagini giudiziarie, disposte dalla Procura di Napoli  nei suoi confronti, per violenza privata nei confronti della presidente di Emma Marcegaglia. L'inchiesta si basava soprattutto su alcune intercettazioni telefoniche  che coinvolgevano anche Nicola Porro, un collega di Sallusti. Sallusti respinse le accuse, e negò categoricamente di avere mai parlato al telefono o di persona sia con Arpisella (segretario della Marcegaglia) che con Marcegaglia. Ha poi querelato il capo della procura di Napoli Giandomenico Lepore che aveva affermato che le conversazioni telefoniche di Sallusti con Arpisella giustificavano l'indagine nei suoi confronti. Indagini ancora in corso.

Il 14 giugno 2011 è stato sospeso per due mesi dalla professione giornalistica in seguito ad un'azione disciplinare avviata dall’ Ordine dei giornalisti della Lombardia, per aver consentito la collaborazione presso Il Giornale, dall'ottobre del 2006  al luglio del 2008   dell'ex giornalista e deputato Renato Farina, anche se quest'ultimo era stato radiato dall'Ordine. Irrilevante dal punto di vista penale.

Il 17 Giugno 2011 Sallusti è stato condannato dalla Corte d'appello di Milano a un anno e due mesi di carcere – è il caso in questione -  e a 5000 euro di pena pecuniaria, per diffamazione a mezzo stampa, in riferimento a un corsivo pubblicato sotto lo pseudonimo Dreyfus nel febbraio 2007 su Libero , giudicato lesivo nei confronti del giudice tutelare di Torino Cocilovo che ha sporto denuncia. Il giorno 26 settembre 2012  la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la sentenza a un anno e due mesi di reclusione, Oltre al carcere, Sallusti è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al risarcimento della parte civile e a rifondere 4.500 euro di spese per il giudizio davanti alla Suprema Corte.

Il giorno successivo è iniziato un nuovo processo per diffamazione a suo carico, sempre per omesso controllo su un articolo pubblicato da un giornalista di Libero nel 2007, quando Sallusti era ancora direttore di quel quotidiano: il querelante anche stavolta è un magistrato della Procura militare di Padova.

Si tratta dunque, per Sallusti, di una condanna definitiva e di due indagini per diffamazione in corso.

LE CONDANNE DI MARCO TRAVAGLIO

Per non occupare troppo spazio- visto che basta andare in Wikipedia per verificare quel che scrivo  – informo che Marco Travaglio ha sulla groppa  la bellezza di  11 condanne penali per diffamazione a mezzo stampa, delle quali una sola  ( procedimento promosso dal giornalista  Antonio Socci nel 2004 ) è stata “ rimessa”  dal denunciante a seguito delle “ pubbliche scuse” del Travaglio, ma resta l’onta penale. Credo che sia più che sufficiente.

Si aspettano e sperano , credo invano,  acconce repliche di Marco Politi.

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GIOVANNA MELANDRI E LA RAZZA PADRONA. UNA STORIA INDEGNA DI UN PAESE CIVILE.

Giovanna Melandri è nata a New York il 28 gennaio 1962, è una politica italiana, ma è anche, senza alcuna colpa presunta sia chiaro, la cugina di Gianni Minoli. Costui,dopo gli studi liceali presso l’ Istituto Sociale di Torino, si laurea in Giurisprudenza. Ma il suo destino non lo segna la sua laurea, ma l’essere il “ marito di “ Matilde Bernabei, figlia di Ettore Bernabei famoso e potente  direttore generale della RAI. Nel 1972 , ormai genero di Bernabei,  entra in RAI, altro che mettere cappello. Oggi una sua figlia, Giulia Minoli, ha sposato tale Salvo Nastasi, il quale è un tuttofare piuttosto autorevole della segreteria del Prof.Lorenzo Ornaghi, titolare della cattedra di “ Dottrine politiche” alla Cattolica di Milano nonché  attuale  Ministro dei Beni Culturali del Governo Monti. In poche e povere parole, Giovanna Melandri è stretta parente di Salvo Nastasi il quale ha suggerito al Prof. Ornaghi di nominare Giovanna Melandri alla Direzione del Maxxi di Roma. Una famiglia di potenti, quella dei Bernabei,una bella poltrona per una cuginetta trombata dalla politica, ma titolare del vitalizio e di alcuni benefit castali. Quali titoli per questa nomina? Nessuno. Ancora baronie medioevali , ancora privilegi per i “ figli di”, uno schiaffo in faccia alla meritocrazia come unico strumento per l’uguaglianza reale , un inno alle baronie culturali che d’altra parte Giovanna Melandri, finché è stata in Parlamento, ha sempre difeso a spada tratta, battendosi contro le riforme universitarie proposte dal centrodestra che volevano attutire se non proprio eliminare le castali e dinastiche baronie universitarie. Oggi Giovanna Melandri , che non ci pensa nemmeno ad uno scatto di pulizia e di dignità ed a dimettersi da questo incarico, non sapendo a cosa attaccarsi per mantenere il privilegio, mette in giro la voce che intende destinare il suo emolumento a qualche opera di bene. Le solite imbecillità, fregnacce degne giusto  di un Veltroni ( ricordate il vitalizio di costui da Euro 10.000,00 al mese per due mandati parlamentari, incassato da quando aveva 49 anni, destinato, a chiacchiere, ad una non meglio identificata fondazione pro Africa ?) abile a costruirsi una carriera politica di tutto rispetto  gettando fumo negli occhi dei suoi seguaci. Un alibi, un paravento dietro il quale si rifugiano i figli di papà, colti con le manacce nella marmellata. Ministro Ornaghi, reagisca, sfanculi alla grande questo Salvo Nastasi, si ribelli se ne ha coraggio e dignità politica, alla trama della potente ed arrogante famiglia Bernabei, ne esca a testa alta. Ma se non ce la fa o non se la sente, pazienza, ma  se ne vada, si dimetta. Un pupazzo nelle mani dei Bernabei non merita né una cattedra universitaria  né tanto meno  di rappresentare un  Paese democratico.

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FIAT,FIOM,MAGISTRATURA,COSTITUZIONE.

Ancora la FIAT. Ancora la Magistratura. Ancora la FIOM. Ancora un esempio di “magistratocrazia pura” ( sappia Berlusconi che quel termine mi appartiene, per averlo coniato molto prima  della sua recente e “scandalosa” conferenza stampa di Villa Gernetto), al cui confronto la “ cara guida dei Guardiani di Allah” dell’Afghanistan o dell’Iran di Ahmadinejah  è robetta da ridere, roba da “ nonni” da caserma con le “ reclute”, un niente insomma , per render l’idea.  Senza intorcinarsi nelle date e nelle diatribe passate sul caso FIAT, c’è solo e sempre la FIOM,sempre sulle posizioni barricadere della “ ideologia della piena occupazione” degli anni settanta,che,non potendo più contare sulla“ politica” come a quei tempi come strumento democratico parlamentare, usa strumenti di sola protesta piazzaiola, evitando però da sempre, accuratamente e paraculescamente,  di confrontarsi seriamente sull’unico elemento dirimente della faccenda FIAT e cioè “ sulla produttività” ( chiaro e semplice:  si prendono le ore effettivamente  lavorate in un anno da un operaio italiano e le si confrontano con quelle effettivamente lavorate sempre  in un anno dagli operai europei e mondiali. Semplice semplice, please!). Poi ne riparliamo, quando volete.  La nostra “grande stampa” dovrebbe informare la FIOM, la CGIL, Gad Lerner, Mauro, Il Fatto, L’Unità, Ballarò , nani, comici, ballerine , donne cannone e perché no anche Passera e la Fornero , che l’IRI è stato liquidato dal 2000, non ostante Prodi e la sinistra politica che avrebbero senz’altro preferito una sua continuazione - a nostre spese s’intende  ( cioè con nostre maggiori imposte da pagare) - per creare e mantenere posti di lavoro improduttivi ma che avrebbero loro consentito, come sempre nel passato,di barattare occupazione con  consenso e voti politici. Greppie pure. E che la FIAT, Marchionne o qualsivoglia imprenditore non deve vivere, appunto, di “consenso politico” e conseguentemente di appalti politici, ma di  “libero mercato mondiale” e dunque di regole un “ cincinin” diverse da quelle stataliste adorate da FIOM, CGIL e compagniucci vari.

Mi frega assai che non sia piaciuta a tanta stampa , al banchiere Passera o alla sabaudo/lacrimosa Professoressa Fornero,ma la reazione della FIAT di Marchionne (alla sentenza che le impone di far rientrare in produzione gli ex operai FIOM che ne erano stati esclusi per “ discriminazione”) è totalmente sacrosanta. La guida di un’impresa ha bisogno della sua propria “ libertà di impresa”sancita costituzionalmente ed ogni sua limitazione  è una vero e proprio attacco alla libertà d’impresa. Chi altri deve stabilire la dimensione della forza lavoro necessaria a realizzare la produzione consentita dal mercato se non la stessa impresa?Quanti soloni, che hanno anche scritto rivendicazioni opportunistiche di tale libertà quando faceva loro comodo, oggi non si rendono conto delle profonde lesioni che tali sentenze infliggono a quella libertà d’impresa!  Questa pretesa, della FIOM e della Magistratura, di imporre l’organigramma esecutivo di un’impresa mi appare come una sciagurata riedizione del famoso “imponibile di mano d’opera” giolittiano che, dopo il tremendo biennio rosso del 1919/1920, provocò quella rabbiosa reazione contadina che provocò, di fatto, e giustificò nei fatti la reazione fascista. Certo la similitudine è estrema, lo ammetto, ma il ragionamento “ per estremo o per assurdo” chiarisce sempre il pensiero in modo chiaro e trasparente. Non ci vuole poi molto acume nel constatare che questo vezzo di imporre dall’esterno e per via giudiziaria le decisioni in materia di organigramma non fa altro che rendere del tutto inaffidabile, aleatorio, incerto ogni piano di investimento, ogni ipotesi di risanamento, ogni speranza di salvataggio di aziende. Marchionne  reagisce a questa imposizione autoritaria, a questa incertezza del diritto e della libertà di impresa, che altera la sostanza produttiva di un accordo che era stato approvato, via referendum, dalla maggioranza degli operai e che un solo sindacato, la FIOM/CGIL, intende sabotare attuando una vera e propria guerriglia giudiziaria, essendosi preclusa, di propria volontà come l’ultimo giapponese nella giungla,  ogni altra strada sindacalmente e democraticamente  accettabile. Perché ogni guerra è la fine della ragione ed  è il ritorno  della bestialità umana.

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Roma, venerdì 3 novembre 2012

Gaetano Immè

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