Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 28 novembre 2012


SE L’ILVA E’ RESPONSABILE DEI DECESSI, PERCHE’ NON VENGONO INCRIMINATI ANCHE I CORRESPONSABILI SINDACI E PRESIDENTI DELLA REGIONE PUGLIA?

 

La Magistratura procede come un carro armato nella sua teoria. Pur non disponendo di  dati scientifici certi che inchiodino l’ ILVA di Taranto alle sue  responsabilità , per la Magistratura l’ILVA è un assassino a piede libero e con l’arma carica, pronta ad uccidere. Più produce, più inquina, più la salute delle persone è in pericolo: questo è l’assioma del Magistrato Patrizia Todisco e di quel Tribunale. E dunque quella Procura di  Taranto ha disposto sia il sequestro dell’acciaio prodotto ( che era dunque pronto per la vendita in giro per il mondo) sia il sequestro di impianti in funzione , sia l’arresto ( le imputazioni sono terribili: inquinamento ambientale, omicidio plurimo, ecc)  di alcuni componenti della proprietà ( Riva padre e figlio ed altri manager) sia un’inchiesta su alcuni politici locali, Sindaco di Taranto compreso.   Dopo i provvedimenti di tre mesi fa con il famoso “ ordine di sequestro” dello stabilimento , si è scatenata fra quella Procura e la proprietà  la guerra delle perizie. Non dimentichiamo che , a seguito del provvedimento  di sequestro di tre mesi fa, vi era stato un accordo fra Governo Monti ed azienda per una riconversione graduale degli impianti.  Ma ora, con questi nuovi provvedimenti , quell’accordo diventa carta straccia. La Magistratura entra a gamba tesa in quegli accordi e li disintegra. Riconvertire gradualmente gli impianti ora non è più possibile e la proprietà, davanti alle scelte del Tribunale ha a sua volta preso la decisione di fermare il giochetto, chiudere lo stabilimento di Taranto. Ma la guerra fra ILVA e Procura non è finita qui, perché nel frattempo sono state effettuate due perizie .Non sono in grado di esprimere giudizi scientifici in merito alle stesse , ma posso leggerle ed anche interpretarle. E noto tutta una serie di evidenti e lampanti contraddizioni.   Le motivazioni esposte dalla Todisco   nel provvedimento di custodia cautelare per questi primi otto dirigenti e che si basano sulla perizia epidemiologica da essa ordinata, sono di evidente tipo “indiziario”. Scrive Todisco che “ le particelle di metalli pesanti hanno un rilevante impatto negativo sulla salute dell’uomo”, che “ nell’area tarantina si registrano significativi eccessi di tumori polmonari  e vescicali” deducendone che questi siano “ morti riconducibili all’Ilva” ed al “ disegno criminoso “ messo in atto dalla società i quali, di fatto, non hanno impedito “una quantità imponente di emissioni diffuse e fuggitive nocive in atmosfera, in assenza di autorizzazione” ( si riferisce alla mancanza dell’AIA, autorizzazione Integrata Ambientale  che avrebbe dovuto essere rilasciata dall’ARPA che è l’azienda Regionale istituita dal Governatore Vendola per questa occorrenza).

Gli accusati respingono le accuse, definiscono “totalmente inaffidabili e non probanti” le perizie chimiche ed epidemiologiche prodotte dal Tribunale.  Ma non c’è bisogno di andarsi a studiare le perizie dell’ILVA, basta leggere quelle della Procura per capire che c’è molto che non torna. Secondo i rilievi della Procura fra il 2004 ed il 2009 le stime di “ particolato medio” ( nocivo se supera certi limiti che vedremo ) variano a Taranto fra i 22,9 ed i 34,9 microgrammi. Come possono tali misurazioni, si chiede l’azienda – e ci chiediamo anche noi – essere considerate causa delle morti quando proprio  in questi giorni a Roma , a Milano, a Firenze, si registrano 55 microgrammi ?

Subito Maurizio Landini, FIOM, nella sua intervista a “ Pubblico” di Luca Telese, ha indicato come esempio da seguire la Francia, dove Hollande ha confermato di voler rendere pubblica un’impresa privata, il colosso ArcelorMittal. Tornare cioè alla “ nazionalizzazione”, indietro nella macchina del tempo.  ArcelorMittal è stata costituita  nel 2006 ed è oggi il primo produttore mondiale di acciaio, nata dall’acquisizione , da parte del miliardario indiano Mr. Lakshimi Mittal , della lussemburghese Arcelor. Vi faccio una domanda: chi andrà più ad investire in Francia se il Governo di quel Paese non escluse la improvvise “nazionalizzazioni”? Da noi, solo al pensiero  di tornare all’IRI di Prodi, ai sotterfugi che permisero  di regalare l’Alfa Romeo agli Agnelli, a quelli che volevano regalare la SME a De Benedetti ed a tutto il giro opaco e malmostoso che ruota , come squali famelici, intorno alle nazionalizzazioni, viene il voltastomaco.

Vedremo cosa avrà da dire questo Governo su questo argomento, considerato che l’unico che avrebbe dovuto parlare, e cioè il Capo della Magistratura Giorgio Napolitano, invece  subdolamente si gira dall’altra parte, dato che la famiglia Riva potrebbe decidere anche di lasciare. Certo, l’unica cosa sicurissima che c’è in questa brutta storia è che il potere politico nazionale e locale, ma sopra tutto quello locale dato che l’ambiente è di competenza regionale fin dalla modifica del Titolo V della Costituzione che è del 1999, ha troppo consentito alla famiglia Riva di non investire in risanamento ambientale. Se, come asserisce la Todisco, la proprietà dell’ILVA ha organizzato il “ disegno criminoso” teso ad inquinare l’aria e provocare morti, perché non leggo, insieme all’incriminazione dei Riva, anche quella di tutti i Sindaci di Taranto e di tutti i Presidenti di Regione?

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PRIMARIE E LORO INDICAZIONI

I risultati delle primarie del centrosinistra dimostrano il leader del Sel, Nichi Vendola, ha in mano il futuro politico della sinistra, salvo diverso avviso da parte della Magistratura. Innanzi tutto non dimentichiamo che Vendola è indagato per tre processi: sul primo ( concussione per favorire un Medico) è stato assolto in primo grado, ma ve ne sono ancora due di gradi , mentre oltre al secondo legato alla Sanità pugliese in attesa di dibattimento se ne è ora aggiunto un terzo, per l’ILVA.  Ci sono tuttavia  già alcune  sue dichiarazioni illuminanti. La prima: "È impensabile un endorsement per Renzi". Certo Bersani è arrivato primo, ma Renzi è riuscito a vincere la sua sfida personale: non solo ha incassato oltre il 36% delle preferenze ma è anche riuscito a strappare diverse zone rosse al segretario del P.D. e ad accreditarsi come leader democratico nei Paesi del Nord Italia. Non solo. Se Bersani poteva contare sull'appoggio dell'intero establishment di via del Nazzareno, il primo cittadino di Firenze ha lavorato, fianco a fianco, coi comitati che hanno girato le principali piazze d'Italia per convincere gli elettori della sinistra a voltare pagina, a cacciare i vari Rosy Bindi, Massimo D'Alema , Walter Veltroni,  Anna Finocchiaro e aprire una nuova stagione politica. E’ finita, domenica sera, con  un "arrivederci" a domenica prossima per il ballottaggio, che deciderà chi guiderà la coalizione del centrosinistra alle elezioni politiche del 2013.

 Renzi sa benissimo che, a questo punto, ha bisogno di andare a recuperare gente nuova che, alle primarie, ha votato per Bruno Tabacci, Laura Puppato o Nichi Vendola;  che gli otto punti da recuperare non sono certo pochi. E sa benissimo che il leader del Sel, che ieri ha incassato oltre il 15% delle preferenze, strizza già l'occhio a Bersani. Tuttavia, va considerato che, se politicamente Vendola è più vicino a Bersani che a Renzi, non è certo che quel 15% di elettori vendoliani  si consegni “ agràtise”  nelle mani di Bersani. Insomma, per dirla con le parole di Vendola: "Bersani se li deve conquistare i voti che sono venuti a me nel primo turno". Fra i due, dunque, non esiste nessun accordo politico, semmai un implicito e tacito endorsement a carattere generalista.  Il leader del Sel ha, infatti, fatto sapere di voler "ascoltare puntigliosamente Bersani e Renzi" per "orientare il proprio sostegno". Anche a sinistra dunque  i voti vanno ad un tot a chilo, a chi offre di più come al mercato rionale . Nel Pd, nonostante sia appunto scontato l’appoggio al segretario Bersani date le distanze che separano il governatore della Puglia dal sindaco di Firenze si ha, però, anche la convinzione che il governatore non lo farà a costo zero anche sul fronte di eventuali futuri incarichi. Non solo (e questo Vendola lo dice chiaramente): "Bersani deve dire parole chiare sulla differenza di genere , sulla crisi e sul lavoro". Insomma il leader del Sel nel “ costo “ del suo consenso ci infila le nozze gay e la riforma fiscale che andrebbe a colpire i redditi più alti.

Vedremo.

 

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RENZI HA DISTRUTTO VERGASSOLA

Ieri sera, a “ In Onda” su LA7, ho visto uno spettacolo che al confronto “ Il bagaglino” è una noia mortale,  uno spettacolo sopraffino , che spero sia solo l’ antipasto di un futuro politico  civile per il nostro disgraziato Paese: Matteo Renzi attaccato  con odio rancoroso da tutta la sinistra, in modo particolare da Luca Telese, un giornalista  e da Dario Vergassola,  quel signore che fa di professione ( dice lui) il comico e che soffre di un grosso complesso di superiorità considerando tutti gli altri “pura cacca” ( ipse dixit a proposito di chi votava Berlusconi).

Credendo di distruggere Matteo Renzi,i il comico , un habitué di trasmissioni dove pontifica senza contraddittorio con conduttori compiacenti, come la Dandini o come Fazio, come uno di quei pifferi di montagna che credevano spocchiosamente di andare a suonare ( e che finirono suonati), ha chiesto a bruciapelo a Renzi  se credeva che Palazzo Chigi fosse ad Arcore “ ( riferendosi alla visita di Renzi al Premier Berlusconi ). Il suo viso, già triste e moscio  di suo, è rimasto letteralmente di sasso,zitto,distrutto e svergognato dalla replica di Renzi: quando mi chiama il Primo Ministro del mio Paese, io vado da lui ovunque. E se fosse stato Bersani, sarei andato anche alla pompa di benzina di Bettole”.  Una lezione civica da un giovane per un vecchio bavoso e rancoroso . Una figuraccia da sparire.

Entra poi in scena l’ex  de “ Il Fatto” , quel Luca Telese ora de “ Servizio pubblico” che con fare serioso ha praticamente accusato in diretta Renzi di essersi fatto finanziare non si sa da chi e di aver speso milioni di euro senza alcun controllo. Mal gliene incolse, perché Renzi “ Guardi Telese, se lei vuole veramente informarsi, Lei trova tutto il movimento finanziario , compresa la Leopolda, in web. Quello che è stato incassato con nome cognome, indirizzo, telefoni, email di chi ha versato e quello che è stato speso, euro per euro, ogni spesa con relativa fattura. Vada e prima di addebitarmi sprechi immaginari, si documenti. Io l’aspetto quando vuole Lei.”

Che altro volete per dire a Renzi bravo?

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POLITBURO SOVIETICO A RAI3

Voi non ve ne siete accorti, ma domenica pomeriggio – mentre voi, popolo di ignavi e di buoi pensavate alle partite di calcio – in uno studio della RAI , Radio Televisione Italiana, mantenuta con i soldi nostri, si è riunito un vero e proprio Politburo sovietico . Politburo, per chi facesse finta di non ricordarlo,  indica letteralmente l'ufficio politico, ossia un organo esecutivo presente nei Partiti Comunisti . E siccome nella concezione leninista il partito è "avanguardia del proletariato “ , il partito ha di solito il potere di controllare lo Stato: chi occupa dunque  una posizione nel Politburo ha nelle proprie mani un potere enorme.

E  domenica 25 novembre,  un vero e proprio “ Politburo “ composto da Lucia Annunziata e da Susanna Camusso ( “In mezz’ora”) ha dato il suo prezioso contributo alla "causa democratica". Una sceneggiata da Mario Merola. L'intervistatrice (Annunziata)  imbeccava  l’intervistata (Camusso)  fino a tirare fuori il rospo  e chiedere  che cosa rappresenterebbe una vittoria del sindaco rottamatore alle primarie del Pd. La risposta di Camusso è laconica: "Sarebbe certamente un problema". Quindi la leader rossa argomenta: "Le sue ricette sul lavoro viste all'ultima Leopolda non ci hanno trovato favorevoli, sono molto distanti dalle nostre e sono un problema per il Paese". Tutto questo sulla RAI ( pagata coi soldi nostri) e mentre erano in corso le elezioni primarie del P.D.. Un vero e proprio Politburo sovietico con tanto di classica scomunica comunista. Così, tanto per influenzare “ democraticamente” chi volesse votare Renzi. Come ai bei tempi di Krusciov.

Buona la replica di Matteo Renzi: "Spero che arrivi il giorno in cui il segretario della Cgil non avalli nessuno, su un canale nazionale".

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LE MODIFICHE COSTITUZIONALI DI GIORGIO NAPOLITANO

 

Napolitano Giorgio è il primo Presidente della Repubblica italiana che non si limita, come ha fatto Cossiga, ad indicare e denunciare, magari con forza, magari “picconando”,  i guasti della nostra Costituzione, no. Giorgio Napolitano, scuola PCI , URSS dipendente, la Costituzione l’ha di fatto modificata , creando quella che la stampa intelligente e colta chiama “ Costituzione materiale”. E dunque ci sono alcune novità importanti quanto a questo, prendiamone atto.

1.   Il Governo non deve essere eletto dal popolo o dal Parlamento, ma deve essere proposto dal Capo dello Stato o, quanto meno, scelto da lui;

2.   Il Capo dello Stato non è più il Capo della Magistratura, perché Napolitano non ha aperto bocca, pur essendo un gran chiacchierone, sulla revisione della Legge sulla diffamazione o sull’ILVA;

3.   Se un Senatore, come dice Napolitano “ non si può candidare”, vuol dire che la Costituzione è stata già modificata senza che me ne fossi accorto . Perché una bella “ dimissione”, un bel gruppo politico ( e che ci vuole per un bocconiano, Dio mio!) et voilà, ecco il bocconiano candidato Premier!

4.   Sapete perché Napolitano sta tanto a tampinare sulla questione della Legge Elettorale? Le ragioni sono diverse, ecco le più importanti.

Primo perché ormai siamo una “ Repubblica Presidenziale”, come gli Usa, come la Francia. Ma vale  soltanto se lui o un suo amico è il Presidente della Repubblica.

Secondo perché Napolitano “comanda” Parlamento , Senato e Governo , anche se voi non lo sapevate. Quel tale Governo vorrebbe fare un Decreto Legge? Napolitano dice che non si può. Quell’altro Governo mette sessanta fiducie ? Se è di un amico “ de sinistra” si può.

Terzo perché Napolitano , essendo stato trasportato sul Colle come un pacco postale grazie a quel velocissimo mezzo  di trasporto che è il Porcellum ( in breve: elezioni del 2006, vinse l’Unione di Prodi , con una maggioranza dovuta solo al “fascistissimo premio di maggioranza”. Grazie a quel “premio” quel Governo attese che quel  Parlamento di “nominati” ( tante Minetti messe insieme) arrivasse vanamente alla terza votazione. In tal modo riuscì a “nominare”( un’altra Minetti) ed a depositare , come un pacco, Napolitano al Colle con una maggioranza semplice, alla faccia della Costituzione. Così oggi Napolitano, che tra poco deve sgombrare l’appartamento alla manica lunga sotto sfratto esecutivo , è terrorizzato dal non poter fare i suoi bravi sotterfugi ( per esempio: mi dimetto prima. Mi dimetto poco prima? Aspetto la scadenza?ecc.)per mettere al suo posto un suo raccomandato.

 

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IL VERO POTERE E’ IN MANO A COLORO CHE NESSUNO HA ELETTO.

 

Non è affatto vero, come annotavo ironicamente nel precedente scritto,  che un senatore a vita non possa presentarsi alle elezioni. Basta che costui rassegni le dimissioni da Palazzo Madama e che si candidi a Montecitorio. Lo potrebbe fare Monti , ma non lo fa e non lo farà. Perché? Semplice, Watson, elementare. Se mai decidesse di scendere ora in campo e capeggiare una lista centrista in cui aggregare non solo l’Udc di Casini ma anche gli amici di Montezemolo e di Riccardi e qualche frangia scissionista del Pdl, otterrebbe un risultato modesto da un punto di vista numerico e fallimentare da un punto di vista politico. E’ quindi  decisamente  improbabile che Mario Monti si imbarchi in una simile avventura,preferendo aspettare,seduto in poltrona,  la quasi sicura successione a se stesso alla guida del governo nella prossima legislatura.

 

Fare una sua “lista”? A meno che Monti si svegli improvvisamente “rifondarolo” o “ black block” una lista Monti, stretta da destra ed alternativa alla sinistra, arriverebbe sì e no al dieci – quindici per cento dei consensi. Potrebbe  “incasineggiarsi”, ovvero seguire lo schema dei “due forni”, tanto caro a Pier Ferdinando Casini e cercare di diventare il perno di maggioranza variabili. Ma lo farebbe al prezzo di diventare un soggetto politico come tutti quelli tradizionali e di perdere quella “aureola”  di super partes che gli ha permesso di diventare Presidente del Consiglio senza alcuna investitura popolare e che può assicurargli non solo la successione a se stesso a Palazzo Chigi se non  addirittura, quella a Napolitano al Quirinale. Non esiste dunque alcuna convenienza né alcuna opportunità che Monti si faccia trascinare nella campagna elettorale da quanti si dicono montiani perché costoro  hanno solo scoperto il modo di sistemarsi per la vita nella carriera politica sfruttando il suo nome . Forte dunque dell’esperienza umana e politica di Silvio Berlusconi, sul cui carro vincente e trionfale  sono saltati al volo  una consorteria di opportunisti banditi da valico, che poi alla prima occasione ( vedi Casini, Follini, Buttiglione, Fini, Tabacci,Bocchino, Della Vedova, ecc)  hanno venduto il loro seggio al miglior offerente ( avete presente i tavolini portatili dove i tre compari giocano a “ carta vince e carta perde” a Piazza Garibaldi a Napoli? Bene. Solo identici, spiccicati) , il Prof. Monti seguirà le indicazioni del suo “mentore”,cioè del Capo dello stato e aspetterà serenamente alla finestra che passi  la nottata elettorale. Quale migliore occasione ? Perché sarà proprio in quel momento che l’Europa ed a seguire Napolitano torneranno ad indirizzare la politica italiana verso la formazione di un esecutivo emergenziale che rimetta in ordine i conti dello stato facendone pagare il prezzo ad una società nazionale per mezzo secolo abituata a vivere da parassita se non da pura  magnaccia. Insomma , cari lettori, la “ foto di Vasto” era di tre soli politici, ma non conta niente ormai . Il dominus del Paese è invece immortalato  in quella  foto “ di gruppo” che ritrae tutti i governanti europei, con al centro Giorgio Napolitano. Tutta gente che nessun popolo ha eletto.

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Sulla ridicola faccenda del Dr Sallusti  non credo sia il caso di andare ancora a rimestare i fatti, perché , è noto, la cacca più la smuovi e più fete, puzza. C’è sempre poi chi dentro la merda si trova a suo meraviglioso agio, come “Il Fatto”, come “ Il Corriere della sera”, come “ Repubblica” e come “La Stampa”. Davanti al vomitevole  scempio compiuto dai giannizzeri di quelle testate sull’affare Sallusti costretto ( non lo ha chiesto lui, gli è stato concesso motu proprio da Bruti Liberati , Procuratore Capo di Milano) agli arresti domiciliari a casa della sua compagna, volevo ricordare loro qualche episodio. Comincio da Scalfari Eugenio e Jannuzzi Lino, entrambi condannati per gli articoli sull’Espresso sui fatti del così detto “Piano Solo”. Furono entrambi graziosamente salvati da Giacomo Mancini, allora Segretario del PSI, che li nominò ( come se lui fosse un Re e quei due due Minetti qualsiasi) il primo Deputato ed il secondo Senatore . In tal modo il “ duo “ evitò il  carcere in quanto allora l’impunità era assicurata dall’immunità parlamentare che era ancora in vita. La stessa cosa fu fatta per un assassino come Moranino, “nominato” da Togliatti nelle liste del PCI ed inviato in Cecoslovacchia. Quando tornò fu fatto senatore a vita. Un pluri assassino che l’ha fatta franca grazie al PCI. Mi fermo qui, poveri idioti, per carità umana. Non mi piace vincere facile.

Provo pena per Napolitano, per Monti e per la Severino, nessuno di costoro ha mosso un dito per evitare questa infamia al Paese. Però in compenso non so a quante conferenze, riunioni, adunate, conferenze e simili hanno partecipato. Bravi difensori della dignità del Paese.

Chi però mi indigna proprio è quel Mario Calabresi, direttore della Stampa, figlio del Commissario Calabresi. Uno che dice di avere il diritto di assecondare e servire gli assassini di suo padre, ma che non riconosce che altri possano avere il diritto opposto, come il figlio del Giudice Coco il quale si è guadagnato da vivere senza fare il maggiordomo degli assassini di suo padre, ma suonando il violino. La sua infinita sfrontatezza , figlia della sua opaca carriera , lo porta ai limiti dell’umana comprensione, sul ciglio della meschinità ed anche oltre. Affari della sua coscienza, se ne ha una non svenduta già al potere dei poteri forti.

La trovata di Bruti Liberati, parlo dei domiciliari a Sallusti, ha scatenato una rissa furibonda fra i Magistrati e gli avvocati. Nessuno, nemmeno Sallusti , ha chiesto  tale forma alternativa, ma Bruti Liberati ha tentato con questa stupida mossa di sanare la vergogna mondiale di un giornalista italiano in carcere per un articolo che lui non ha mai scritto. Ora avvocati, magistrati, scribi di redazioni dibattono su supposti “ privilegi” per Sallusti. Ma costoro ce l’hanno un cervello?

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Roma, mercoledì 28 novembre 2012

Gaetano Immè

 

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