Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 18 novembre 2012


SIAMO ANCORA ALLE PRESE CON I SOLITI MAESTRINI BRAVI A RIBALTARE LA VERITA’ E CON UNA GIOVENTU’ BAMBOCCIONA

 

Ma come può essere così cieco, ottuso, perfido ed in mala fede il Direttore di un giornale come Ezio Mauro,  di Repubblica, che spara in prima pagina tutto uno sproloquio basato sul video di Repubblica ( quello dei tre lacrimogeni) dando per vero quello che invece non è una scemenza falsa ma  tenendo ben nascosto, il Censore  da quattro soldi,  quel che emerge in serata e cioè che quei tre lacrimogeni erano stati sparati dalla strada e che hanno solo rimbalzato sulla facciata del Ministero? Come fa un Ezio Mauro a non rendersi conto di quanto sia ridicola una tale fandonia , che necessità c’era mai per indurre qualche poliziotto, evidentemente un puro imbecille, ad arrampicarsi sul tetto del Ministero di Via Arenula per sparacchiare qualche lacrimogeno per la sottostante strada , quando la polizia, giù, sulla stessa strada , stava controllando egregiamente la situazione? E Luca Telese, su “Servizio pubblico” ci si accoda pure!  Io sto ancora ridendo, essendomi sciroppato tutte quelle invettive fondate su menzogne, chiedendomi sgomento : “ Ma veramente i loro lettori sono così imbecilli da credere a queste idiozie ?” Lucia Annunziata, alias Huffington Post, irata ai patri numi dalla nascita,  pretenderebbe pure di essere scambiata per una persona seria quando irresponsabilmente si mette a giocare con le regole basilari della democrazia scrivendo  : «La Severino manda il video alla Scientifica per analizzare la traiettoria dei lacrimogeni”, facendo sottendere, ai cerebrolesi che  leggono,  che dietro ci sia il solito complotto , contro chi, poi, non lo sanno nemmeno loro, così c’è tempo e spazio per inventarsi quel che si desidera. Poteva mancare, secondo voi, la richiesta di una perizia? Così si arma un bel processone  e via a vendere giornali e via con talk show e via con condanne mediatiche e via col medioevo della ragione. Anche un Giacomo Russo Spena (figlio del Prof. Giovanni, fondatore di Democrazia Proletaria, quello che nel 2004 dichiarò pubblicamente solidarietà ad un galantuomo come Cesare Battisti, arrestato in Francia)  invocava, sull’ineffabile Huffington Post  «subito i numeri identificativi sui caschi dei poliziotti», altrimenti «non sapremo mai il nome del responsabile per la manganellata al volto del ragazzo».  Poi c’è l’articolista de “ Il Manifesto” che parla di “ buoni” e di “cattivi” e dice che i cattivi hanno “okkupato” la testa del corteo proprio per provocare disordini ma che i buoni bla bla bla bla bla bla. E poi mi sono rotto di leggere tante amenità sulle manifestazioni studentesche di Roma. Come diceva Totò? Ogni limite ha la sua pazienza, poffarbacco!

Mettiamola così, con un minimo di ordine. Le manifestazioni devono essere autorizzate , essendo l’espressione di un dissenso, ma devono rispettare la libertà della popolazione. Dunque ti assegno il percorso e la polizia presidia alcune zone , tramite blocchi, anch’essi resi noti ai manifestanti. Ora se tu vai senza casco, senza spranghe, senza sassi, senza randelli e, sopra tutto senza cacca nel cervello, nessun poliziotto ti dice niente. Noi che siamo italiani fin dagli anni trenta/quaranta e che le manifestazioni ce le siamo fatte tutte, a partire da quelle per Trento e Trieste, quelle per Piazza Fontana, quelle del sessantotto, quelle della scuola tutte  - era un appuntamento fisso, ogni fine ottobre un paio di mesi di okkupazione studentesca e il prof. campa meglio -, noi italiani di quell’età  che abbiamo passato quaranta anni della nostra vita fra aule scolastiche, sappiamo anche molto ma molto bene quale ruolo e  quante responsabilità abbiano  tanti dirigenti scolastici, presidi e professori nella preparazione di queste manifestazioni studentesche , anche se è dal 1948 che ammantano il veleno che inoculano nelle teste degli alunni con il sudario della “ kultura” o, a scelta, della “ libera edukazione .

Se invece tu ci vai  con casco integrale, manganelli, bastoni, sassi, spranghe, ecc e non vuoi solo “ sfilare” ma pretendi pure  di sfondare le zone presidiate, allora cerchi rogna per creare rogna. Insomma sei venuto per andar contro gli studenti e per farci scappare il solito annuale morto da sfruttare. Dimostri inoltre di non conoscere l’esistenza della legge 152 del 1975 che vieta di mascherarsi in luogo pubblico; una norma, cioè, secondo la quale un tizio che passeggia con un casco integrale in testa è da considerarsi un fuorilegge oltreché un cerebroleso; una norma, peraltro non difficile da  aggirare grazie al Tar (2004) e al Ministero dell'Interno (2006) che hanno già  ammesso l'eccezione del «giustificato motivo», per ora  di ordine religioso, tipo quello invocato dalle poverette che sudano sotto il burka  e dunque a facile portata degli avvocati e che invece non viene mai usata. Questo perché quello che cercate non è una libera espressione di dissenso, ma pretendete di celebrare un processo di piazza al sistema, quello mediatico, cercate la “ sponteizzazione” – una creazione in vitro ordita dentro le mura delle scuole e delle università italiane – di un altro “ processo al sistema” che possa generare la mattanza tribale degli anni novanta, per fucilare ogni pensiero di nuovo e di libero sicuri di essere ben protetti dal versante giudiziario  da potenti, impuniti, intoccabili compagni di merende antidemocratiche travestiti da Magistrati . Insomma cercate solo la provocazione, cercate di creare un’altra Diaz, un altro Giuliani ed un’ altro Pool come quello di Mani Pulite, quando non siate talmente cretini, voi, povere marionette telecomandate da indegni insegnanti, bamboccioni figli di ricchi scemi che per levarvisi di torno vi riempiono di paghette e di case a Roma - ma mica al Quadraro, no! Parliamo solo del Pigneto, di San Lorenzo, del rione Monti, per dire ! da pensare di essere in grado di ripetere il sessantotto. Se nell’ormai lontano 1975 c’era Pasolini a mandarvi a fan culo,beceri e stronzetti figli di papà, tutti azzimati casual firmato ed a panza strapiena, che credete che i poliziotti siano il perno del sistema quando sono i veri ed ultimi proletari sottopagati ed insultati, fatevi spiegare dai vostri così detti insegnanti cosa sia la democrazia e cosa voglia dire che la libertà del singolo finisce dove comincia quella dell’altro.

Piatto ricco, Saviano ci si ficca. Il tuttologo del niente fa sentire la sua “elegia dell’ipocrita senza costrutto” e cerca di occupare la scena proponendo, pensate voi, una “ manifestazione unitaria con poliziotti e studenti” che si tengono per mano. Diceva Lucia Mondella all’amica, riferendosi alla sua decisione di non sposare più Renzo, “ diteglielo voi a quel poareto…”. Ecco, diteglelo voi a Saviano.

Se il Ministro Severino ha, ben facendo, disposto, per i lacrimogeni, una perizia e un’inchiesta, se siamo arrivati alla perizia, allora fatevene una anche voi, giornalisti alla Mauro, mezzi busti, politici , opinionisti , ecc , una bella perizia, ma da uno veramente bravo, che sia un illustre psichiatra. Vogliono i numeri identificativi per i poliziotti? Benissimo. Sono d’accordo, mettete lo stesso sui partecipanti alle manifestazioni e chi non ce l’ha, via, a casa.  Se ci sono eccessi vanno eliminati. Ma da oggi in poi perfetto rispetto di quella Legge 172/75. Sempre ed ovunque. Ma non ci avete, Mauro, Annunziata e compagnia di giro , scassato le palle che  voi siete per  il rispetto delle regole ?  

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OGGI TOCCA A DI PIETRO, DOMANI DEVE TOCCARE ANCHE A D’AMBROSIO, A D’ALEMA, A OCCHETTO…..

Certo, quello che sta accadendo sembra dare ragione al detto popolare che dice “il tempo è galantuomo”. Dico sembra, perché quello che sta avvenendo, solo in parte, diciamo per metà, liscia il pelo di quel detto. Mi consola il fatto che mi sto riferendo, per ora, solo a quanto accade all’On. Antonio Di Pietro, solo a lui e non ad altri. Perché Antonio Di Pietro in questi giorni sta pagando, meritatissimamente sia detto senza acrimonia alcuna, il fio di avere, da P.M. del Pool di Mani Pulite, usato il teorema del “ non poteva non sapere” come un’ascia con la quale ha ripetutamente colpito, fino a sgozzarli, Craxi e Forlani, da lui condannati a morte, fisica e civile, nei primi anni novanta , non per aver intascato personalmente delle tangenti, ma perché “ non potevano non sapere che i loro tesorieri le intascassero”, spacciando  così, con questo slogan apodittico, con questo miserabile escamotage,con  questo orrore giudiziario che è la “ responsabilità oggettiva in campo penale” ( essa è l’essenza stessa di uno Stato di polizia, )un “puro teorema ideologico” in una  prova di colpevolezza, la quale dovrebbe inoltre, essere anche dotata della capacità di dimostrare la colpevolezza degli indagati ben “ oltre ogni ragionevole dubbio”. Una operazione di puro killeraggio politico effettuata con chirurgica precisione non solo dall’allora P.M. Antonio Di Pietro, che aveva come  predestinate vittime la DC non di sinistra ed il PSI e come  il Mandante il PCI-PDS. Spetta prima  dunque ad Antonio Di Pietro a cominciare a pagare il giusto prezzo solo perché è stato il primo, in ordine di tempo,  fra tutti  i boia giudiziari che hanno eseguito quella mattanza tribale, a godersi i convenuti “ trenta denari” di compenso, riscosso dal Di Pietro fin dal 9 novembre 1997 quando Massimo D’Alema d'intesa col Prof. Romano Prodi “regalarono” ad Antonio Di Pietro, dimessosi dalla Magistratura il 6 dicembre del 1994, la possibilità di candidarsi per l'Ulivo nel blindato collegio senatoriale comunista del Mugello, in Toscana. Le motivazioni di questa scelta non si sono mai conosciute, anche se costituiscono una specie di “ segreto di Pulcinella” dato che tutti sapevano chi era stato e cosa aveva fatto Antonio Di Pietro ,come poliziotto e come Magistrato, onde averlo scelto e nominato dai due signori indicati per quel seggio non trova altre giustificazioni se non quelle che proprio ieri questo Blog indicava con chiarezza: era il pattuito compenso per la fucilazione politica, ed anche fisica, di Craxi e di Forlani, la taglia.

Siccome quando crolla un muro, vien giù anche il tetto, per Di Pietro oggi ci sono altre pessime notizie. Oltre che Maruccio, l’IDV ha una folta schiera di “indagati” fra i suoi deputati e consiglieri. Pensare ai Consiglieri IDV in Liguria, in Emilia Romagna ed in Campania, pensare a quando Di Pietro sbraitava contro quello che definiva il “ mercato delle vacche” quando il suo deputato Scilipoti lasciava l’IDV per passare al PdL, mentre oggi assistiamo ad un On. Giuseppe Vatinno (IDV) che era già passato all’API di Rutelli e che ora, dietro insistenti pressioni dello stesso Di Pietro, forse ritorna nell’IDV, sopra tutto perché il partito dei forcaioli rischia di non avere il numero minimo per esistere in Parlamento. E, come se tutto questo non bastasse, ecco anche Silvana Mura, la sua fedelissima prestanome, quella che con lui e con Susanna Mazzoleni ( compagna o moglie di Antonio Di Pietro )ha costituito una società di fatto denominata Italia dei Valori con la quale,utilizzando l’omonimia con il “partito politico Italia dei Valori”(costituito con altro rogito ed avente altro codice fiscale) ha incassato tutti i “ rimborsi elettorali” che spettavano al “ Partito Italia dei Valori” dal 2000 al 2009 cioè la bellezza di circa 70 milioni di Euro ( dei quali non si ha alcun rendiconto ), Silvana Mura dicevo, che è indagata dalla Procura della Repubblica di  Massa per una presunta falsa testimonianza che costei avrebbe reso in favore proprio di Antonio Di Pietro. Sulla base di quella falsa testimonianza, o presunta tale, l’ex P.M. è riuscito, in primo grado, ad ottenere dai suoi ex colleghi magistrati  un risarcimento ragguardevole, mezzo milione di euro. Per lui, non per il partito. Dovrebbe pagarlo Maurizio Bardi, 61 anni, giornalista, blogger e piccolo editore della Lunigiana, un uomo generoso, un idealista,un appassionato seguace del giustizialismo sanculottino  sventolato dal Di Pietro, tanto appassionato e generoso da essere uno  dei venti dipietristi che firmarono le fideiussioni da due miliardi di lire per la campagna elettorale 2001 dell’Idv. Uno dei tanti  illusi, abbindolati, truffati, incantati, raggirati , uno che credeva veramente che un personaggio come  Antonio Di Pietro  avrebbe cambiato la politica. Bardi creò dunque il dominio”www.antoniodipietro.org”  dal marzo 2000: «Lo registrai — dice Bardi — perché volevo fare una banca dati sulla corruzione, Di Pietro era il simbolo di Mani Pulite ma io non lo conoscevo ancora di persona, lo conobbi pochi mesi dopo e iniziammo a collaborare». L’altro sito , www.antoniodipietro.it, fu registrato sempre da Bardi a fine 2000, «ma — spiega — a nome di Di Pietro». Lavoravano a stretto contatto: «Ci sentivamo quasi tutti i giorni». I siti .org e .it avevano gli stessi contenuti. Poi la rottura. Nel luglio 2002 lo fece fuori, lo aveva sfruttato a dovere ma ora a Di Pietro  erano arrivati i rimborsi elettorali, quelli che si intascava personalmente con la moglie e la Mura. Di Bardi, dunque, e dei suoi soldi , non c’era più bisogno. Non ostante la rottura però, l’editore toscano lasciò sei mesi al partito IDV per spostare i contenuti sul sito “ antoniodipietro.it”, poi nel febbraio 2003 si riprese il sito

Di Pietro, come al solito, gli ha fatto causa a Pontremoli (Massa), dove Bardi abita, e ha vinto il primo round anche con le testimonianze di Mura e di due signore all’epoca impiegate nella sua segreteria. Per Bardi le testimonianze sono false e le ha denunciate. Si vedrà. Preme però sottolineare il comportamento dell’Idv in questa circostanza, opaco, malmostoso, traffichino, subdolo, opportunista. Infatti l’avvocato di Di Pietro a Pontremoli era Felice Belisario, capogruppo Idv in Senato, quello che s’è dimesso dall’Idv come Donadi. In quella circostanza risulta che Felice Belisario oltre che curare la difesa legale del  Di Pietro usò tutta la sua influenza senatoriale ( che sia il primo ad essere condannato per il reato di “ traffico di influenze illecite” introdotto dalla legge anticorruzione?) promettendo che quel piccolo tribunale di Pontremoli, a rischio soppressione, sarebbe stato risparmiato. Organizzò addirittura un ricevimento istituzionale in pompa magna  a Palazzo Madama – coi soldi nostri, mica di Di Pietro! - per ricevere una delegazione di Pontremoli guidata dal sindaco e  dal segretario del Pd locale ( a quel tempo il PD era  ancora culo e camicia con l’IDV),Marco Bertocchi che era anche l’altro avvocato in loco di Antonio Di Pietro. Era l’ottobre 2010 e figurarsi l’entusiasmo, gli accordi,le trattative e le promesse, sul banco ed anche sotto il banco, anche di scambio, anche di voti e di consensi politici,  che i due avevano così rastrellato. E infatti, puntuale, come ogni cambiale e come ogni impegno,a dicembre dello stesso 2010, ecco sfornata dalla Magistratura locale  la sentenza a favore di Antonio Di Pietro. Siamo ancora la primo grado, seguiremo l’appello, mentre l’inchiesta penale su Silvana Mura, affidata ad un P.M. locale, il Dr. Vito Bertone, stranamente non parte  e si trascina da oltre un anno alla Procura di Massa. Traffico di influenze illecite di Di Pietro e Belisario? Appello alla “ colleganza” passata?  «Siamo prossimi alla conclusione», assicura il procuratore Aldo Giubilaro. L’onorevole Mura ( perché anche la Mura è in Parlamento non lo è solo la Minetti nel Consiglio lombardo per dire,né solo Cristiano Di Pietro in quello del Molise, né solo Penati in quello Lombardo), la prestanome Mura, dicevo, tace.

Convinti come siamo e come restiamo che, dunque, il tempo sia veramente un galantuomo e che renda adeguatamente pan per ogni focaccia oltre che una vera giustizia, ci sediamo sul letto di quel fiume che è la vita umana, aspettando che arrivi l’ora anche per il Sen. Gerardo D’Ambrosio, per l’On. D’Alema, per l’On. Occhetto ( dopo le ore  postume o ad memoriam per Scalfaro e Parisi) e per tutti quegli altri che hanno formato quel plotone di esecuzione giudiziaria che è stato il Pool di Mani Pulite.

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PAREGGIO DI BILANCIO E IMPOSTE. IL CANE CHE SI MOZZICA LA CODA.

Le parole del Prof. Monti sulle intenzioni del suo Governo tecnico di introdurre in Italia  ancora un’altra “imposta patrimoniale” sembrano in sintonia con la schizoide frenesia della sinistra di applicare una “ qualsiasi imposta, purché patrimoniale” messa in mostra, nel dibattito a cinque dei cinque candidati alle primarie del centrosinistra, da Vendola, da Bersani, da Tabacci e da Puppato, da tutti, insomma, meno che da Matteo Renzi. Monti ha spiegato che non ha introdotto una patrimoniale «generalizzata», e non ha intenzione di introdurla ora, non perché sia contrario in linea di principio, ma semplicemente perché non ha gli strumenti tecnici per “scovare” le ricchezze per evitare una precipitosa fuga dei capitali dall'Italia, evento che metterebbe definitivamente al tappeto la nostra economia. Monti ha parlato  a nuora, ma  affinché suocera intenda. Credo che il Prof. Monti, nella sua sobrietà, ormai famosa nell’intera galassia, abbia proprio voluto  lanciare una gomitata d’intesa al centrosinistra ( che lui vede già vittorioso alle prossime urne) per catturarne la futura  benevolenza e dichiararle così la sua “ disponibilità” .  E che l’intenzione del Prof. Monti fosse proprio questa e che , oltre che dar di gomito alla sinistra, volesse contemporaneamente tenere al calduccio anche il centrodestra, lo dimostra la sua successiva affermazione , quando rimarca come   imposte patrimoniali esistano in molti paesi «estremamente capitalisti». Il Prof. Monti s’è fatto furbo, ha capito come funzionano le cose in questo disgraziato Paese e dunque s’è accodato all’andazzo del politicamente corretto, si è prostrato alla cappa di ipocrisia che lo domina , dicendo solo una “ verità a metà” ma  tacendo il fatto – peraltro fondamentale -che in quei paesi “estremamente capitalisti” ai quali alludeva, le imposte personali sono di gran lunga inferiori alle nostre.

Anche sul  pareggio di bilancio il Professore fa il furbacchione. Dire “ pareggio di bilancio” è come dire che se piove devi aprire l’ombrello, un’ovvietà. Devi invece dire come lo vuoi raggiungere il pareggio del bilancio per capire e far capire cosa vuoi dire. Anche un semplice ragioniere sa che il pareggio di un bilancio lo si raggiunge con due soluzioni : o aumentando le entrate per adeguarle alle uscite o riducendo le uscite contenendole entro le entrate. Tertium non datur, non si scappa. Solo che parlando dello Stato, con la prima soluzione si aumentano le imposte per correre  dietro la spesa. Ma in questo modo lo Stato si allarga , solo nel secondo dimagrisce. Ora il Professore non può non sapere ( quando ce vò , ce vò!) che le manovre del suo governo  sono fatte per il loro 75%  da maggiori e nuove imposte e solo per un residuo quarto da tagli di spesa. Ma deve anche ben sapere che questa, peraltro esigua, riduzione della spesa è solo “un’apparenza” perché  ottenuta non con veri e propri tagli di spesa ma con  riduzione dei trasferimenti statali a favore degli enti locali. Ma questi enti locali sono anche  dotati di capacità impositiva, dunque, all’occorrenza , potranno aumenteranno il prelievo fiscale  locale.

Continuare , come fa questo Governo tecnico, a correre affannosamente dietro una spesa pubblica che aumenta sempre  è la terapia da seguire per l’autodistruzione sicura del Paese, perché comporta la implicita crescita del debito pubblico che, negli ultimi nove/dieci mesi, è aumentato di quasi 10 miliardi di euro, sfondando la cifra stellare di due mila miliardi. Con il “ differenziale “attuale, ci costa circa 70/80 miliardi di euro l’anno solo come costo del denaro. Una vera pazzia. Ma, in un periodo come questo, tutto ciò nuoce gravemente alla crescita dell’economia. L’esempio classico e paradigmatico è dato dalle entrate tributarie che sono certamente aumentate in questi mesi di circa 3 o 3,5 miliardi di euro. Ma  ciò e dovuto essenzialmente all’aumento delle accise sulla benzina. Ma lo stesso aumento della benzina comporta anche una speculare diminuzione dei consumi perché il cittadino, spendendo di più per la benzina, deve per forza diminuire gli altri consumi.

Ancora una volta, il Prof. Monti ed i suoi tecnici devono imparare a centrare la questione con poche parole. Il nostro vero problema non è l’evasione fiscale (che andrebbe seriamente combattuta con una riforma fiscale seria e senza farne un alibi da sfruttare politicamente ) ma l’insaziabile ingordigia dello Stato. Se non capiamo che per far pareggiare il bilancio aiutando i consumi bisogna assolutamente mettere lo Stato in cura dimagrante non guariremo mai. Se continueremo a spendere sempre di più  per foraggiare uno Stato pachidermico ed onnivoro, precipiteremo nel baratro. E poi un Governo come quello del Prof. Monti, che si picca di essere “ riformista”, che si vanta di essere “tecnico” e di essere dunque libero dal ricatto del consenso popolare, dovrebbe  completamente ribaltare la politica economica di tutti i precedenti Governi che lo hanno preceduto, perché invece soggetti al consenso. Inutile e deleterio è trovare sempre nuove forme di alimentazione dello Stato, necessario e salvifico è solo ridurlo.

Per ritornare al “ pareggio di bilancio”, tenuto presente che lo Stato italiano  spende oggi circa 800 miliardi di euro all’anno e ne  incassa dalle imposte 760,pensare di  recuperare i 40 miliardi di euro che servono per pareggiare il bilancio con maggiori imposte sui cittadini è pura follia. Occorre invece che un Governo che si rispetti si decida a tagliare spese statali per quei 40 miliardi di euro.

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I LAMENTI DEL VECCHIO WERTHER DI BETTOLLE


Bersani si lamenta in continuazione, come Grillo, perché ,dicono, che la soglia oltre la quale scatterebbe il premio di maggioranza ( il  42 e mezzo per cento) sia troppo alta. Dicono anche che sono stati quei maledetti golpisti dei “ sicuri perdenti” , con un colpo di mano, ad architettarlo. Dicono.  Alludono, ovvio, al  Pdl e varie altre forze minori, perché  Casini, beh, Casini non va demonizzato, può sempre tornare utile diamine , perciò Casini, tutt’al più,  “morirà di tattica”, aggiunge il  segretario del Pd. E, continua la loro solfa, quanto tutto questo sia  irrealistico, lo dimostra il fatto che tanto nessuna coalizione presumibilmente attingerà quel livello e che gli vogliono tagliare le gambe, perché così nessuno otterrà il premio di maggioranza. E giù giaculatorie e torniamo al proporzionale  e non sapremo mai chi ha vinto la sera stessa delle votazioni e la governabilità è fottuta e giù così fino ad accusare gli altri di voler paralizzare ed anestetizzare il Parlamento, in modo da favorire la nascita di un Monti-bis, una cosa dell’altro mondo dice Bersani che pare Occhetto formato 1994 tanto già assapora e pregusta il potere per sé e per i suoi amici. Roba forte, da “ Sturm und Drang”, Goethe è fatto a pezzi.

Di Grillo mi interessa poco, segua pure Casaleggio, che ha il nome di un formaggino puzzolente, dia pure della “puttana ” a tutte le  sue grilline, si atteggi a guru o a “gran paraguru” e vieti pure le comparsate in TV alla sua truppa di ambiziosi sconosciuti, tanto Grillo non ha un futuro politico, ma non lo vedi come si attacca a tutto per raccogliere da ogni pertugio, da ogni fogna , da ogni vicoletto, odio, rancore e vendette tribali, anche da no Tav, anche spronando i poliziotti a sparare contro il Parlamento.

Ma Bersani? Ha costui il diritto di aspettarsi un premio di maggioranza per i suoi sforzi ? Rispondo con chiarezza. E chiedo: scusate, ma quale contributo concreto , solido ha dato il suo P.D. e lui stesso all’affermazione dell’alternativa di governo? Mi guardo alle spalle, la storia del mio Paese anche quando era Regno per dire, e scopro che l’introduttore ed il sostenitore del sistema maggioritario in Italia è stato solo Silvio Berlusconi. E’ dal 1861 o, se avete memoria corta, dal 1948 che il Paese va avanti con governi costruiti in vitro da Parlamenti pieni di  “nominati” , la nostra è una storia di centocinquantuno anni di governi frutto di trasformismi, di accordi di palazzo, spesso presi alla faccia del voto popolare , di governi sostituiti da altri accordi e del voto popolare chi se ne frega, ma mai, mai,  fino al 1994, che si sia visto un Governo frutto di una diretta scelta popolare e di chiare coalizioni. Mai. Dunque “zero tituli” a Bersani ed al P.D., per dirla alla Mourinho. E se le anime belle di coloro che vivono di bile antiberlusconiana si stanno già strappando  pantaloni e  gonne per l’indignazione , se ne stiano calmi e  ben vestiti, tanto contano i fatti non le cretinate e i fatti dicono – lo ricordo loro - che nel novembre scorso a nessuno – né a Napolitano, ma neanche a Bersani, per dire -  è venuto in mente, di fronte alla crisi del governo eletto, quello di Berlusconi, di passare la palla alle truppe dell’opposizione guidate dal Pd o, in alternativa  di indire nuove elezioni per vedere se, magari, la sinistra avesse trovato una legittimazione democratica  come maggioranza di ricambio al governo. Col cavolo! Si è ricorsi al Prof.  Mario Monti, con l’accordo pieno e convinto sia  di Bersani che del P.D. Ma chi era tanto stupido da sperare che un Bersani, un  Fassina, un assiro-babilonese come Vendola , un Di Pietro e compagnia  potessero riuscire dove non era riuscito Berlusconi ? Perché, diciamolo fuori dai denti,  era stato facile delegittimare Berlusconi con la consueta  campagna mediatico-giudiziaria incredibile , feroce, fatta di spiate da buco della serratura, da perbenismo falso ed ipocrita oltre che gesuitico. Insomma per gente simile era già stato uno sforzo sovrumano costruire una campagna diffamatoria, ma poi pensare addirittura che questi signori fossero anche in grado di governare un Paese era una pura schizofrenia da ricovero . Ci voleva la Bocconi, ci voleva l’uomo calato dal Colle , ci voleva un’investitura  dal Quirinale e anche molteplici,  ma ben celate,  intese  con molte cancellerie europee e con due Lobby finanziarie che dominano il mondo.

La verità è che la sinistra, Bersani in prima fila, vogliono mantenere il Porcellum senza alcuna soglia minima, perché alla sinistra piace vincere senza avversario. Come il PCI  credeva e si illudeva di fare con Tangentopoli. Loro sono democratici ma “ comunisti dentro” e dunque , sentendo odore di vittoria anche con un 25%, pretendono di comandare il Paese con quel 25%. Vogliono comandare o ripetere le elezioni finché non vincono loro. Ecco perché oggi alla sinistra non piace una modifica del premio di maggioranza, perché quel premio a loro piace così com’è, tutto fascista, tutto Acerbo, tutto da puro regime totalitario com’‘è nelle loro corde. Ma hanno vergogna a dirlo non perché sappiano cos’è la vergogna, ma perché non hanno il coraggio delle proprie azioni né uomini presentabili. Insomma, se non è zuppa è pane bagnato. Una soglia di consenso alta può essere un disincentivo alla governabilità del sistema, capisco, e contemporaneamente un paraculesco  incentivo a una nuova stagione tecnocratica con una maggioranza di unità nazionale, ma può anche essere la conseguenza di una legge elettorale che ponga come scopo unico proprio la governabilità del Paese e non farlo diventare come  la pallina del flipper della politica degli interessi egoistici. E poi, scusate ma non era proprio la sinistra che predicava la necessità di un sistema elettorale proporzionale per tornare al “governo dei partiti”? O mi sbaglio?

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 SAVIANO, L’APOTEOSI DEL NULLA

Mi dicono di Saviano, alla La7,  al posto di Giorgio Bocca. Uno che pare un disco  sputasentenze, che brancola in  un generico civismo, che è stato costruito come un robot a partire da un ( nel senso di uno solo, uno di numero) romanzo di successo, si prende la rubrica di un tipo come Giorgio Bocca,  che di cose da dire ne aveva fin troppe, anche se spesso sbagliate. Ho sentito e visto Saviano a La7 ,per tre giorni con l’auricolare di Repubblica nelle orecchie , vicino ad un  Fazio insopportabilmente untuoso e bonomioso: il nulla intorno alle parole, intorno al nulla dell’ideologia. Saviano a New York alla scoperta della mafia già scoperta da trenta anni da Puzo, da Coppola e da Scorsese. Saviano in ogni appello, dalla lotta al traffico di cocaina ai diritti dei gay a chissà cos’altro ancora. Ma che palle. Quando lo senti parlare, anzi vaticinare, come un Mago Otelma, senza offesa per Otelma, non riesci a capire la sua semplificazione moralista della politica, fino alla  sua forma estrema di faziosità e di odio teologico -politico. Saviano non sa fare niente ma parla su tutto, è di un grigio penoso, altro che le quaranta sfumature di grigio e i madonnari o facchini in leasing di Santa Rosa  che lo portano in processione come una Madonna Pellegrina  gli hanno fatto un danno umano, civile, culturale e professionale quasi bestiale. Già non è dotato di suo, ma poi mettergli in mano una specie di scettro da mago Otelma  della significatività di sinistra, insignirlo di una laurea da rive gauche all’italiana, chiedergli un vaticinio  su tutto e su tutti come fosse un oracolo, chiedergli  di fungere da uomo-simbolo, lui che quanto a “ uomo simbolo ” può giusto vantare di aver incassato una vagonata di quattrini dall’editore Berlusconi, beh! Questo è veramente un’esagerazione.

Anche  Moccia,Fabio Volo e Ammanniti, per dire,   hanno scritto libri di successo. Ma nessuno li ha voluti tramutare in totem. Saviano invece si è subito mostrato incline  alla divinizzazione del banale, dello scontato, del buonismo elitario alla Maria Antonietta,ma sempre  a panza rigorosamente piena. In Italia abbondano i  Flaiano, abbondano i guru, forse sono molti di più i paraguru, i  grandi maestri,i filologi,  gli scrittori che qualcosa da dire ce l’hanno. Ma , non ostante loro, il nostro Paese è stato trasformato  nel paese dei festival, delle adunate ai Palasharp,  nel Paese delle conferenze culturali dedicate ad un  libro, al bestseller che ti cambia la vita . Ma per favore! Qualcuno deve pur avere il coraggio, l’incoscienza , la sana pazzia, l’irriverenza per  gridarlo. Basta con questo Saviano, basta!

Vale per la cultura in generale, e la letteratura in particolare. Fa testo l’elenco dei libri presentati a “Che tempo che fa”, l’unico salotto televisivo che fa vendere copie e per questo è ambìto dagli scrittori e corteggiato dagli uffici stampa. Rarissimi i casi in cui Fazio  punta su un nome  fuori dal politicamente corretto, fuori dal giro, aiutando qualcuno che abbia davvero bisogno di una spinta per affacciarsi alla ribalta. E dunque via con i soliti amici , Alessandro Baricco, con Claudio Magris, con Concita De Gregorio, con Daniel Pennac, con Abraham Yehoshua, con Fabio Volo, con Massimo Gramellini, con Andrea Camilleri, con Dario Fo, con Folco Terzani, con Erri de Luca. Si siedono e sono accolti con il massimo delle cortesie, le stesse che solo un Nanni Moretti ebbe la dignità di sputargli in faccia, a Fazio,  con quel suo indimenticato   Sei come una puttana, queste cose le dici a tutti” che annichilì il спутник (compagnuccio) bonomioso  di Savona.

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QUANDO SI STRAPARLA DI FISCO

Quando sostengo che tutta  la fiscalità italiana è incredibilmente esosa e pretenziosa ,che soffoca  la crescita del Paese , non voglio certo sostenere gli evasori, ma esprimo il mio convincimento ( libero convincimento, direbbe un Magistrato) che rappresenta anche tutti coloro che si sentono strangolati dal fisco italiano. Se denuncio la  malagiustizia o il suo uso distorto e ideologico è perché vorrei che fossero puniti tutti i delinquenti e non solo alcuni di essi. Purtroppo il moralismo corrode le  menti,così come  il giustizialismo non è la “giustizia” ma il suo funerale.So che in Italia c’è diffusa evasione fiscale. Lo so per esperienza personale, per aver fatto parte per trenta anni della schiera dei Commercialisti italiani negli anni, poi, più terribili,  quelli che vanno dalla riforma tributaria del ’72 in poi.

Ci sono cose scandalose che sono di dominio pubblico da sempre. Personalmente negli anni ottanta presentavo delle dichiarazioni dei redditi da riccone. Pensare questo oggi mi fa ridere, ma non di me, ma del fisco italiano ed anche di coloro che parlano di fisco e di evasione tanto per aprire bocca. Tutti sanno, per esempio, che – fonte ISTAT, vedi sul web – che quasi il 90% delle dichiarazioni fiscali indicano un “ reddito imponibile annuo ” fino ai 35.000 euro. Avendo girato abbastanza il mondo, anche per il mio lavoro, so bene quanti italiani trovavo su aerei diretti verso vacanze da favola, del tutto impensabili con redditi da 35.000 euro l’anno. Altro dato che si può ricavare dal web: ci sono barche da traffico ed auto oltre i 3.000 i cilindrata in numero come minimo quadruplo rispetto al numero di coloro che dichiarano un reddito imponibile che potrebbe consentirgli di acquistare una di quelle barche o una di quelle auto. Come mai? Tutti evasori? O tutti girati dall’altra parte?

L’evasione fiscale è un furto con relativa appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato, mentre l’elusione fiscale non è certamente un reato penale perché è la libera e consapevole scelta che le Leggi fiscali consentono di fare al contribuente. E, tanto per precisare ancora: non è vietato in Italia da nessuna Legge utilizzare una società estera ( dovunque essa sia costituita: Isole Vergini, Galapagos, Delaware, Isole Cayman, Lussemburgo, Isole del Canale, etc) per i propri interessi, basta seguire le leggi che vigono al riguardo. L’evasione fiscale  non è un diritto ( perché imposte troppo esose )né una rivolta ( sarebbe come farsi giustizia da solo) , è solo truffa , truffa al mercato ed ai danni della collettività. L’evasione impoverisce la produzione, perché i soldi incassati in nero difficilmente   si reinvestono, semmai si portano ,e di nascosto, in altri e compiacenti lidi. L’evasione corrode  il mercato come un cancro corrode un corpo con le sue metastasi, perché favorisce chi la pratica, tramutando  l’onestà un peso gravoso. L’evasione fiscale aiuta la criminalità organizzata perché ostacola l’esatta visione del territorio nella cui opacità fiscale si infila la malavita organizzata. Tanto per concludere con un esempio chiaro: appunto per questo sia Borsellino che Falcone sostenevano l’operai dei ROS dei Carabinieri che avevano redatto quell’inchiesta denominata “ Mafia e Appalti” su cui la Procura di Palermo aveva aperto un’inchiesta giudiziaria, inchiesta giudiziaria che fu, poi, dalla stessa Procura di Palermo, incredibilmente  archiviata non appena morirono i due unici Magistrati che la sostenevano. 

Ma che c’entro io, singolo contribuente, con tutto questo bordello? Perché devo essere trattato come un criminale con blitz e spiate degni della peggiore Stasi della DDR ? Un cittadino raggiunto da cartelle esattoriali è irragionevolmente menomato nei suoi diritti. Un esempio su tutti: un noto personaggio televisivo, un attore,  ha arguito l’IRAP presupponendo un’organizzazione in forma d’impresa, non fosse applicabile al suo reddito che proviene da “ arti e professioni” e non “ da impresa”. Tutto questo perché il fisco italiano non vuole sentire ragioni su quell’imposta e la pretende anche da coloro che , a mio giudizio – ma non solo – non dovrebbero proprio pagarla. Bene , costui ha ovviamente ricevuto un “ accertamento fiscale” su quella sua dichiarazione. Cosa normale: davanti ad una norma che lascia libera la sua interpretazione, la interpreto. E l’Ufficio vuole quella imposta e mi manda l’accertamento e poi anche la relativa cartella esattoriale. Non ha evaso niente costui, si è solo in attesa che la Commissione Tributaria o la Cassazione o addirittura la Corte Costituzionale sciolgano, una volta per tutte, il dilemma. Se soccombe, pagherà imposte non pagate, più sanzioni e spese di giudizio, se vince non pagherà nulla. Potrei fare la battuta “ è lo stato di diritto, bellezza!”, ma da quell’orecchio il “ politicamente corretto” non ci sente. E’ considerato un evasore, gli vengono pignorate e ipotecate auto e case, lasciandolo a dover dimostrare d’essere onesto. Ridotto a suddito di uno Stato dispotico. Ha diritto di ricorrere, di rivolgersi a un giudice, ma la giustizia ci mette (mediamente) tremila giorni per stabilire se ha ragione o torto. Nel frattempo lo Stato gli dice: siccome ti sei rivolto a un giudice ti sequestro cautelativamente  ogni tuo reddito . Un’infamia bella e buona. Questa è concussione, estorsione, violenza. Ma quali  misure contro gli evasori! Questa è estorsione su  persone oneste: il vero criminale, poi, degli accertamenti, se ne frega,  sopravvive, l’imprenditore per bene, invece, chiude.

L’evasione si combatte senza bisogno di crociati stipendiati e mantenuti, ma con una riforma fiscale e con una rinuncia alla progressività delle imposte e con una riduzione delle stesse a limiti accettabili. Poi con strumenti tecnici dei quali già si dispone, come le banche dati, come le informazioni di cui il fisco già dispone (ci sono le dichiarazioni, c’è il pubblico registro automobilistico, a cosa serve mandare le truppe in giro?). Non servono nuovi poteri, che violano (quelli sì) la privatezza e la dignità dei cittadini, mentre le sanzioni devono essere severe, non spropositate.

Ma sopra tutto  senza dimenticare che la pressione fiscale va abbassata, che se si continua ad applicare  questa follia di imposte  non si rende il mondo più morale, ma si abbatte il tenore di vita collettivo. Premettendo a tutto ciò il fatto che  la spesa pubblica deve essere tagliata, non rincorsa. Cosa c’è di più immorale che moraleggiare sul fisco?

domenica 18 novembre 2012

Gaetano Immè

 

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