Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 16 dicembre 2012


DEMOCRATICI A MODO LORO

Proprio come cantava Lucio Dalla , “ a modo mio”. Anche il Pd si autodefinisce "democratico" essendo invece tutto il contrario. Questo gran chiacchierare di “primarie” anche per scegliere i parlamentari da candidare alle prossime politiche ha fatto pensare ad un partito aperto e senza timori. Poi, scavi la notizia, levi tutto il pattume della stampa “ collusa ed organica” e ti trovi davanti un tavolinetto delle “ tre carte” ( carta vince, carta perde) con un Bersani che si maschera da “ democratico” e che poi, come un Piccolo Padre qualsiasi decide lui e solo lui chi candidare. Ma quali primarie per il Parlamento, è tutto già deciso, anche tutto già definito nei minimi particolari! Le primarie per il parlamento non saranno aperte proprio a tutti. Per essere più chiari: non tutti dovranno misurarsi con il voto della base per avere il pass della candidatura. C'è una casta bella grande che invece verrà candidata senza passare dalle urne del 29 e 30 dicembre. Ovviamente si tratta di “ persone devote” a Bersani, intelletti venduti ad una causa ideologica ( cioè proprio l’opposto della dignità umana) ed  alcuni di costoro poi  talmente servili e salivosi   da essere ormai considerati dei veri e propri “madonnari”, gente così colta e raffinata da affermare, scrivendolo in un libro senza averne prova alcuna (ovviamente), che la “ mattanza dei preti da parte della resistenza rossa fu dovuta la fatto che i preti avrebbero potuto confidato i segreti ricevuti nel confessionale per vendetta”. Davanti ad uomini di tale calibro intellettuale e culturale, davanti a questi  “figli di papà”, “teppisti borghesi zeppi di soldi di babbo” che solo opache amicizie e miserabile clientelismo politico  hanno letteralmente “depositato” su  qualche cattedra universitaria,  senza alcun concorso per merito, ma non  vi  torna immediatamente nel cuore e nella mente la poesia di Totò dedicata agli “accattoni” (‘e pezziente ) dove dice “ Io ne conosco a uno, Peppino “ ‘a Fiurella”.,S’ ‘a fa’ a Santa Teresa Vicino ‘a Parrucchiella. Si ‘o daje ‘na cinche lire‘o sango lle va stuorto,t’ ‘a jetta nnanze ‘e piere e arreto te fa ‘e muorte.Dà ‘e sorde c’ ‘o ‘nteresse‘a sera va’ ‘a cantina Tiene pure ‘a “ seicento “,tre cammere e cucina. Invece chillo ‘e Chiaia, misero e vergognoso,stanotte è muorto ‘e famme, povero e dignitoso “,  invece che l’epica “ a egregie  cose il forte animo accendono le urne dei forti, o Pindemonte!”?Insomma è in arrivo, in Parlamento, un altro esercito di Minetti, stavolta “ de sinistra”, lo scandalo è sempre lo stesso. Una Legge elettorale  immonda che fa comodo ai partiti, che fa comodo ai segretari dei partiti e che da stracomodo, oggi, alla sinistra. Dei problemi del Paese, e chi se ne frega.

P.S. Questo blog è in possesso di tutti i nomi di questi “ madonnari” e di questi “ Minetti”, ma non li pubblica. E’ il principio che questo blog combatte comunque e contro chiunque. I servetti , i madonnari, le Minetti, i maggiordomi, gentucola che passa e va e che nulla merita.

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NON SOLO SCIACALLI, ANCHE BRIGANTI DA VALICO.

Quello che spesso dice Napolitano ( per esempio “ chi più ha, più deve contribuire”), ripetendo un  mantra della sinistra ottocentesca, è semplicemente la ricerca di una “ giustificazione sociologica ad una  vera e propria espropriazione, rapina, scippo , chiamatela come vi pare,di stato”. Dato che l’imposizione personale ( IRPEF) è  già progressiva, è da sempre, almeno dal 1974, anno dal quale entrò in vigore la “ riforma fiscale” ancora vigente, una realtà che chi, in Italia, più guadagna, più paga. Perché, dunque, ripetere queste frasi? La verità semplice è che non ancora soddisfatti , gente come Napolitano, come Bersani, come Camusso, come Vendola, pretendono ancora di più da chi lavora e paga le dovute imposte. Pretendono, andiamo al sodo,  di poter  rapinare impunemente chi ha già pagato più degli altri, con la scusa che servono soldi per mantenere uno Stato ingordo ed assistenzialista. Eccole le “patrimoniali”, eccole le frasi untuose e viscide del “comunista nato” – Napolitano – che “ chi più ha, più deve contribuire”. Praticamente la pretesa di rapinare i soldi guadagnati per far vivere di oboli assistenziali le clientele di pubblici mantenuti che assicurano però – questi mangiano “ pane e volpe” ogni giorno!-  il consenso politico. Com’è che dice la Littizzetto? A,Sì! Signori, ci avete rotto il c………!!!!!!!!!!!!

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SI PUO’ RIPETERE IL 1994 ? O IL 2006? DOPO OCCHETTO E PRODI, ANCHE BERSANI DAL DENTISTA ?

Oggi la “ muta degli sciacalli” ( Repubblica, Corriere della Sera, Messaggero, etc) che si augurava disastri finanziari a danno dell’Italia a causa delle dimissioni di Monti, fischiettava, fingeva di parlare d’altro, insomma, faceva la distratta. Che figura che hanno fatto gli sciacalli! Differenziale giù, borsa, su ma dov'è questa crisi di governo? Le solite barzellette della solita sinistra. Uno ad uno e palla al centro. Sbaglio o ieri , pensate voi, all’asta dei nostri BOT si è verificato un tutto esaurito?Pensate: ieri erano stati offerti titoli per 6,5 miliardi di Euro: le richieste degli investitori/speculatori sono arrivate addirittura a 12,6 miliardi. Non solo. Si aggiunge che il “differenziale” con i Bund è rimasto quieto intorno ai 330, mentre i nostri titoli più a breve sono scesi dall’1,7% di Novembre ’12 ad un migliore 1,4%. Insomma  le dimissioni di Mario Monti  e la eventuale ricandidatura di Silvio Berlusconi  non hanno minimante  sortito tutti  quei nefasti effetti che la banda degli sciacalli si augurava ( a danno del Paese ovviamente).Una figura degna di loro. Insomma,una tale figuraccia da fornire  a Renato Brunetta, coordinatore dei dipartimenti del Pdl, un vero “ assist” per affermare che «i corvi che tifavano per l'aumento dello spread e per l'aumento dei rendimenti sono stati smentiti”. Eccoci al punto:  lo spread, usato come una pistola puntata sulla nostra libertà e sulla nostra democrazia,non funziona più e sarebbe ora di smetterla, Bersani, senza raccontare più le solite barzellette emiliane.

L’urlo “Forza spread “ come  slogan anti – Berlusconi  ricorda troppo  il grido demenziale di “ Uno, dieci, cento Nassiriya”, una vera “ perla” sempre della sinistra. Quelli che oggi urlano  “al lupo” (ovvero: il ritorno di Silvio ci rovinerà, tra rialzi di spread e borse) sono gli stessi della politica e della  stampa-tv di sinistra, che invoca (stile suicida) l’ira degli investitori internazionali sulla ricandidatura a premier di Berlusconi, come invocava l’eccidio da parte dei talebani di altri mille carabinieri italiani in missione. Così facendo, però, Repubblica & Co, la “ banda degli sciacalli” , come un Fantozzi qualsiasi, provoca due effetti collaterali del tutto indesiderati.

La prima martellata sui denti , che si procura chi vuole crocifiggere Berlusconi, è dovuta  dalla invocata risalita dello spread che rappresenterebbe  un favoloso assist per “la speculazione” della finanza mondiale e europea, che vuole imporre  la continuità del governo Monti, anche dopo le prossime elezioni legislative, per garantirsi una futura vita facile, comoda e ricca.

Secondo colpo del martellatore “de sinistra” , ma  stavolta direttamente sulle proprie palle: la “discesa in campo” di Monti, tanto invocata, obbligherà  Bersani a fare un deciso passo in avanti, per non vedere ridotto sensibilmente un bacino elettorale potenziale, stimato dal Pd intorno al 32%.  Bersani sarà dunque  costretto ad  un fatale “ ensemble ”  con la lista pro-Monti decisamente democristiana ante – litteram,da celebrare oltretutto “prima” delle elezioni, se vorrà acciuffare in extremis il premio di maggioranza del “porcellum”. Ad avviso di chi scrive, questo è stato un capolavoro strategico / politico del  leader del popolo del centrodestra, perché  facendo mancare l’appoggio del Pdl alle varie  bozze di riforma elettorale,mentre Bersani gongolava assaporando il “premio di maggioranza”,  ora il centrodestra può bloccare, ingessare il Senato ,  così come avvenne nel 2006 con il Governo  Prodi. Que – resterà –t –il , de votre victoire ? Que – resterà – t- il de ces beaux jours?  Ecco spiegato il “ vade retro” di Bersani  contro  Monti, la cui lista danneggerebbe proprio il Pd, dato come sicuro vincitore delle prossime elezioni politiche. Perché Monti si tirerebbe dietro proprio quel “centro moderato“, al quale tutti fanno occhiolino per la sua nota disponibilità ad “ andare “ con chicchessia, con Franza o con Spagna, purché sia magnanimo .  In tal modo lascerebbe al  Pd solo l’area “rossa ma anche bianca ” fondata sul connubio fra vecchio PCI e vecchia sinistra democristiana, mentre Vendola mieterebbe  consensi tra i delusi  della sinistra “rossa”. Per sperare ora di “ arraffare” il premio di maggioranza del Porcellum, a Bersani non resterà che accordarsi con i “montiani “, infilando  contestualmente il collo nel nodo scorsoio di un probabilissimo stallo al Senato, grazie al blocco prevedibile esercitato dalle opposizioni coalizzate di Vendola-Grillo-Lega-Pdl, nettamente contrarie, per diverse e talora opposte ragioni, alla prosecuzione delle politiche montiane, già favorevoli alla acritica obbedienza straniera sull’euro e al servile rispetto degli accordi con l’Europa.

 Mi adeguo al pensiero della sinistra e spargo veleno , come fa Repubblica giornalmente. Quanto  investiranno, mi chiedo,  i “poteri forti” (vedi recenti elezioni in Grecia) per impedire alle forze anti-sistema Monti  (Lega, Grillo, Sel e, in parte, il popolo di centrodestra ) di vincere le elezioni in Italia? Dobbiamo votare in massa alle prossime politiche, per far sentire la nostra vibrata e democratica protesta contro tutti coloro che ci hanno immiserito, con questa “austerity” che ha, però, arricchito le bilance  dei pagamenti dei paesi economicamente privilegiati,cioè Germania e Francia. Dovete ricordare sempre che con il “ Fiscal Compact” il “ sobrio e bravo” Prof. Monti ci ha obbligato  a pagare ogni anno e per venti anni 50 miliardi di euro. Dico 50 MILIARDI di Euro! E che negli ultimi quattro anni la“ governance” europea ha regalato alla Banche private 3.500 miliardi di Euro! Capito? Con quella stessa cifra si ricoprivano i debiti sovrani di Italia, Spagna e Grecia, per dire. A noi, invece, interessa fin da subito chiarire a tutte le Cancellerie d’Europa e del nuovo mondo, che non accetteremo mai di essere “eteroguidati” proprio da quei poteri forti che ci hanno portato al disastro attuale, grazie alle loro gigantesche bolle finanziarie, originate da Wall Street e dintorni di Manhattan.

 Ricordatevi alcune cose, che la stampa “allineata e coperta” dimentica sempre di ricordare. Prima di tutto che non è affatto vero che venti anni di berlusconismo, ossia di rinascita del popolo di centrodestra, non abbiano prodotto alcuna riforma per incapacità di Forza Italia o del PDL o del suo leader Berlusconi. Ricordo benissimo come nel ’94 quel “ governo populista” di quel “venditore ambulante di pentole” tentò di fare, subito, quasi venti anni fa, una “riforma delle pensioni”.Come andarono le cose poi cercate di rinfrescarvi la memoria, smemorati di Collegno, con la sinistra tutta che scatenò l’ira di Dio delle piazze, inondate da vacanzieri e pensionati della CGIL ivi trasportati e mantenuti a spese nostre, contro quella che fu battezzata come “ macelleria sociale”. Ricordate poi come e perché la Lega si sfilò, nel ’94, da quel Governo, ricordate le false accuse del Magistrato  Di Pietro contro Berlusconi, ricordatevi la successiva sua completa assoluzione –ma tardiva, nel 2001 –da tutte quelle false accuse. Ricordatevi  di Dino Risi e del Tognazzi  / Di Pietro, Magistrato con “L’Unità” sotto il braccio e con l’odio verso la odiata classe imprenditoriale ( infatti, Di Pietro, “ io, a quello, lo sfascio!” rientra perfettamente nel dagherrotipo del delinquenziale Magistrato del film “ In nome del popolo italiano”!). Proprio adesso che il Paese deve subire il peso distruttivo della “ Riforma Fornero” , una riforma che fustigazione a sangue dopo tempi biblici persi dal ’94. Questo ricordo non serve per sfuggire al dibattito sulle eventuali responsabilità del centrodestra su altri argomenti, ma per dare una idea precisa, fulminante, lampante di chi, fra quel “ venditore di pentole” Berlusconi e tutta la sinistra cercò veramente  di non fare del populismo demagogico e di preoccuparsi seriamente del futuro del Paese. Ricordateglielo, se avete le palle, a Bersanov ed alla sua congrega si smemorati di Collegno!

Ricordatevi pure che mille miliardi di euro se ne sono già andati, solo per garantire gli istituti di credito europei che i titoli dei debiti sovrani non saranno svalutati, costringendo il contribuente italiano, greco e spagnolo a pagare centinaia di miliardi di euro all’anno per interessi sui debiti nazionali! Ora, non c’è più  bisogno di formali ed ipocriti inchini e sorrisi con la Merkel o con Hollande,  dell’ossequio, un po’ servile ed un po’ vigliacco, di un pallido Mario Monti ,dobbiamo rimanere saldamente europeisti ma dicendo a chiare lettere alla Germania,  alla Francia,all’ Olanda, etc., che l’Italia non ci sta a morire per il “loro benessere” e che è decisa financo a sbattere i pugni sul tavolo della trattativa a Bruxelles. Perché la nostra incommensurabile forza sta, spiace dirlo, proprio nella minaccia di un nostro default che metterebbe in brache di tela tutti gli altri Paesi. Se andassimo in frantumi noi, “loro” farebbero la stessa fine in un minuto secondo,pagando i costi della evaporazione di quella moneta artificiale che è l’euro ( pensate alle vagonate di miliardi di euro di titoli decennali italiani, greci, spagnoli, polacchi che sono nelle budella delle grandi Banche tedesche,francesi, olandesi, americane, ecc)  il cui folle cambio è servito solo a dimezzare pensioni e stipendi  della stragrande maggioranza degli  italiani. Dobbiamo dire chiaro e tondo a tutto il mondo , gettando sul piatto della bilancia  la “spada di Brenno” del nostro fallimento (e, quindi, del loro), che vogliamo solo“non fare ingrassare troppo”proprio quelle banche, detentrici della maggior parte del nostro debito sovrano,costringendole  a farci un congruo  “sconto”,in modo da farci respirare sui costi degli interessi e da impiegare i risparmi conseguenti in attività produttive e in investimenti pubblici. Cosa che Germania e Francia avrebbero già dovuto fare con la Grecia  e che, tutti gli altri Paesi servilmente ossequiosi, l’Europa non ha avuto il coraggio e la dignità di imporre loro.

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IL POPOLO DEL CENTRODESTRA E’ COME ERCOLINO SEMPRE IN PIEDI.

Io penso che Silvio Berlusconi abbia fatto benissimo  a ricandidarsi, perché ha ridato speranza al popolo del centrodestra , a quella maggioranza silenziosa che ha vinto le elezioni  tre volte negli ultimi diciotto anni. Silvio Berlusconi dice quel che dice non come Silvio Berlusconi, ma in nome e per conto di quella “maggioranza silenziosa”, dando voce e vita ad un esercito che aveva perso speranza. Ma, al tempo stesso, noto l'incredibile irruenza con cui tutti o quasi si scagliano contro di lui, cioè contro il popolo del centrodestra. Dalla stampa italiana a quella estera, dai nani  ai comici, da  economisti  ignoranti ai sorci  di procura, per non parlare dei politici. Il coro è oggettivamente impressionante, ed è inevitabile - e umano - che il «tutti contro uno» possa suscitare simpatie per il bersaglio. Sono quasi venti anni che si ripete questo gioco al massacro contro un popolo di centrodestra che , alla faccia della persecuzione, riesce sempre a risorgere. E poi, sinceramente, vedere banche, burocrati, organismi, partiti e giornali stranieri impicciarsi così sfacciatamente e pesantemente nelle nostre elezioni - contro uno che in definitiva chiede solo e democraticamente il voto degli italiani – fa parecchio schifo oltre che incazzare ma soprattutto sta facendo clamorosamente dimenticare, dopo vent'anni, che questo “ tutti contro Berlusconi e contro il popolo del centrodestra”  equivale a regalarci  la più favorevole delle campagne elettorali, un assist che altro che Rivera! Come sono sicuro che farò parte del popolo del centrodestra,sono anche certo che tutti gli  altri, con questo andazzo, perdono consensi,si stanno scavando la fossa nel mare dell’astensione. Berlusconi  ed il popolo del centrodestra, in questi giorni e in queste ore,stanno solo riprendendosi i loro voti. Se è umano che Berlusconi ed anche il popolo del centrodestra non sia certo più quello favoloso del ’94, ho la sensazione che, invece, la sinistra sia proprio la stessa di quell’anno.

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COSE DA PAZZI, COSE DA MAGISTRATI ITALIANI

Per capire bene che razza di Magistratura abbiamo in Italia è necessario riflettere sul caso Unipol. Paolo Berlusconi, imputato nell’ambito della vicenda della scalata di Unipol a Bnl (è accusato di rivelazione di segreto d’ufficio, ricettazione e millantato credito) in relazione alla pubblicazione su il Giornale della telefonata in cui Fassino chiedeva a Consorte "allora abbiamo una banca?", ha rilasciato ai giudici alcune dichiarazioni spontanee. Non voglio attribuire alle “ dichiarazioni spontanee” messe agli atti oggi alcun peso, ma , in attesa della decisione dei Magistrati, non posso fare a meno di sputar loro in faccia. Perché Paolo Berlusconi  è l’unico editore imputato per una vicenda vera. Ma non è da farsela sotto dalle risate?

Un barbuto Masaniello arruffapopoli, mascherato per anni da Magistrato italiano, in fuga dalle responsabilità di un” processo – patacca “ da lui costruito sulla base di teoremi e di falsari Ciancimini da quasi venti anni, invoca che in Italia “ siano finalmente abrogate tutte le leggi ad personam”. Giustissimo, concordo. Ovvio che il barbuto arruffapopoli si riferisse , come emergenza assoluta, alla vomitevole, antidemocratica, regale, medioevale, principesca, totale IMPUNITA’ PENALE E CIVILE DELLA QUALE GODONO, COME SATRAPI, UNICI NEL MONDO CIVILE , PROPRIO I MAGISTRATI ITALIANI.

 

Sentite, sentite e leggete bene. Guardate con che razza di Paesi da terzo e quarto mondo , con che razza di teocrazie e di regimi dispotici il mondo civile ci accomuna, grazie solo ed esclusivamente alla nostra Magistratura. Vi fornisco l’elenco dei Paesi con i quali siamo accomunati dalla stampa americana, poi vi dirò il motivo. Azerbaijan, Vietnam, Cambogia, Thailandia, Kirgista, Uzbekistan, Turchia, Cina, India, Iran, Arabia Saudita, Yemen, Somalia, Rwuanda, Burundi, Etiopia, Congo, Burkina Faso, Eritrea, Siria, Bahrain, Marocco, Gambia, Israele, Cuba. Leggete bene questo elenco. Bene l’Italia è in questo gruppo di Paesi. Sono i Paesi che ancora, al mondo, imprigionano la libertà di stampa. Grazie ai nostri Magistrati.

Finalmente qualche notizia è trapelata. A Taranto, da decenni e decenni, non c’è solo l’ILVA che “inquina”, ma almeno altre tre ex fabbriche. Finalmente anche qualche televisione le ha scoperte e le ha messe in mostra. Si tratta di zone ex industriali in dismissione, vere bombe ecologiche, piene zeppe d’amianto, di rifiuti tossici che se ne vanno nel mare e nel pesce, insomma tutto questo insieme all’inquinamento prodotto dall’ILVA. Chiarisco subito una cosa: nessun “ mal comune mezzo gaudio”, ma non posso non chiedermi come mai sulla ex Belleli e su quell’altra bomba ecologica nulla abbia fatto la Magistratura mentre è noto a tutto il mondo cosa la Magistratura stia combinando con la sola ILVA. Ma non era obbligatoria l’azione penale? Ma non dovremmo essere tutti uguali di fronte alla Legge? O forse dietro le altre due zone pericolose si celano interessi ed amicizie sulle quali la Magistratura ha chiuso non uno ma cento occhi, fregandosene se morivano bambini e vecchietti? Vorremmo sapere la verità.

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IN NOME DEL POPOLO ITALIANO”. BREVE STORIA DELLA MAGISTRATURA E DELL’ INDUSTRIA  DELL’ITALIA, DAL FASCISMO AD OGGI.

Cinquanta anni fa era il 1962, Roma era molto diversa, l’Italia era molto diversa, io ero molto diverso, avevo appena ventiquattro anni  ed a Montecitorio andava in crisi il monocolore democristiano: bene o male, aveva traghettato l’Italia dal terrificante  dopoguerra verso il benessere,verso il boom economico degli anni ‘50/60. Quella “governance” del Paese aveva fatto crescere l’imprenditoria italiana (una imprenditoria nata e sviluppatasi sotto il fascismo) e l’aveva messa in “linea” con il PCI , che minacciava sempre una sorta di Piazzale Loreto per i facoltosi capitani d’industria. Lo avremmo capito tardi, troppo tardi che quella apparente violenta opposizione del PCI contro “ quel certo genere di capitalismo e di classe industriale” era solo una tattica, una strategia studiata da Togliatti per  imporre surrettiziamente il tallone minaccioso del PCI sulla pancia molle di quella classe politica ed industriale italiana. Era un’Italia, dicevo, assai diversa da quella odierna:la Polizia aveva carta bianca contro i contestatori politici, noi, giovani di quel tempo, ci battevamo e manifestavamo a favore dell’unificazione all’Italia di Trento e di Trieste, i comunisti ci davano la caccia perché loro invece volevano sia Trento che Triste in mani sovietiche, i sindacati dovevano difendere torme di diseredati,battendosi per la loro doverosa e tardiva  scolarizzazione,  per evitare fossero solo strumenti di mera produzione. Non c’era già più Giuseppe  Di Vittorio, spazzato via sia dalla prematura scomparsa ma soprattutto dalla sua pur dignitosa ribellione( per i fatti di Ungheria ) contro il  “piccolo padre”; c’era ancora Palmiro  Togliatti, il piccolo padre, che teneva a guinzaglio corto i suoi ( falsi progressisti ma veri polli “miglioristi”), come Elio Vittorini e Giorgio Napolitano, sbeffeggiandoli pubblicamente ed imponendo loro un servile assenso;  era scomparso e da tempo  anche De Gasperi ed al suo posto c’erano Fanfani, Zola, Pella, Segni e poi Rumor, Moro, Leone, Colombo, Andreotti, ecc. Era, quell’Italia, un Paese pieno di buone speranze ma colma di assurdità civili se , per semplice “ diritto ereditario” più che per “ capacità imprenditoriale”, erano gli Agnelli , i Riva, l’Attilio Monti, l’ex agricoltore Serafino Ferruzzi, il  Nino Rovelli,  il burocrate Eugenio Cefis, un favoloso Enrico Mattei i padroni del Paese e dunque della politica: le carriere avvenivano anch’esse per “diritto dinastico ”o per “ diritto politico clientelare”, ma ci facevamo meno caso, forse perché c’era lavoro per tutti .Mastronardi fu uno scrittore che non ebbe il successo che avrebbe meritato, se non per via del  Maestro di Vigevano” . Fra quelle righe  già da allora  fu chiaro come evasione fiscale e lavoro nero avessero e non poco contribuito al boom economico italiano di quegli anni. A partire dalla metà degli anni cinquanta, una  fazione intellettuale, “organica” al Pci, si scagliò contro questo inaspettato benessere, ma era  la stessa fazione che poté poi contare, come “ pizzo” per non sollevare la piazza, sulla massiccia entrata di giovani laureati nei gangli dello stato,sopra tutto  tra magistratura ed insegnamento. Fu così  che magistrati fideisticamente di sinistra si posero ideologicamente come nemici dell’imprenditoria italiana, la quale  aveva la coscienza molto sporca avendo a sua volta utilizzato la sua “ vicinanza alla politica “ trasformandola in un truffaldino sistema di voto di scambio. Una lotta che s’è sempre più incancrenita man mano che la Dc veniva costretta a cedere  sempre più potere, con le buone e con le cattive ( pensare a Mattei, a Rovelli, a Rizzoli , tre esempi paradigmatici ) a favore di nuove compagini finanziarie ed industriali organizzate e protette dal PCI, sia per la fine del tripartito del 1962 ed infine per la loro completa esecuzione con Tangentopoli nel 1992.

Naturalmente  i   nuovi     capitani    d’industria  (  vedi per tutti Carlo  De   Benedetti ), sopravviveranno a “Mani pulite”, e barcamenandosi tra IRI, Prodi, Berlusconi e D’Alema raggiungevano il 2012. Ma, dopo 50 di guerra tra magistratura ed impresa, un  ministro deve ancora perdere tempo ad affermare un’ovvietà , quando  afferma: «Non vedo il braccio di ferro sul decreto per l’Ilva con la Magistratura, le norme del decreto sono legge e la legge va applicata». Perché Clini finge di non sapere che in Italia le leggi le applica  il potere giudiziario, quell’esercito di comunisti  che da 50 anni fucila il mondo imprenditoriale che non sia al PCI  organico ed agevola quel potere imprenditoriale , come quello appunto di Carlo De Benedetti , schierato, per interesse e tornaconto, proprio con la sinistra.

Sto parlando dell’ Ilva e di  Taranto  e  quando un   ministro ,Clini,  deve dire «L’emendamento presentato oggi per integrare il decreto con un’interpretazione autentica delle norme - spiega Clini - con le quali abbiamo voluto coniugare la tutela dell’ambiente, del lavoro, e la continuità produttiva», significa avallare la denuncia del popolo di centrodestra, significa dare ragione a Silvio Berlusconi quando denuncia l’esistenza da decenni di una vera e propria guerra (non tanto sotterranea) tra giudici ed imprenditori. E deve ancora aggiungere «abbiamo voluto chiarire che il decreto è finalizzato alla continuità produttiva e alla disponibilità dei prodotti a condizione che l’Ilva applichi le disposizioni previste. Se ci sono interpretazioni del decreto diverse le chiarisce il legislatore. È questo il senso dell’emendamento». In pratica il Ministro Clini è un Ministro della Repubblica Italiana che non ha risolto nulla, ma ha solo detto parole e circonlocuzioni che evidenziano  come  quella battaglia ( contro l’Ilva) l’abbiano stravinta i magistrati, sequestrando il prodotto finito (l’acciaio). L’hanno persa in tanti, in troppi quella battaglia. Ma non solo,come vuole la vomitevole retorica italiana, gli operai,i cittadini di Taranto, la classe politica e naturalmente gli imprenditori. E’ ancora il Parlamento ad uscire con le ossa rotte dal confronto con la Magistratura di sinistra. Ecco poi tutta una serie di elucubrazioni del Ministro che testimoniano , ove ve ne fosse ancora bisogno, la sua “ totale impotenza”  che lo relega al marginale e misero ruolo dell’ ultima “ comparsa”.  «Siamo stati allora costretti – elucubra il ministro - a depositare l’emendamento al decreto per chiarire, con una interpretazione autentica, che i prodotti finiti devono essere nella disponibilità dell’impresa per la commercializzazione. Questa - aggiunge - è una delle condizioni individuate per fare in modo che l’Ilva possa realizzare gli interventi e gli investimenti per il risanamento». Pensate quante giri di parole per non dire semplicemente“chiediamo al Piccolo Padre d’Italia, S.E. la Magistratura,che ci autorizzi, magnanimamente, a vendere quell’acciaio che abbiamo prodotto.” È ovvio che, senza acciaio nella disponibilità dell’impresa, l’imprenditore Riva avvierà la produzione siderurgica in altri paesi,ben lieti d’accogliere il ricco capitano d’industria in their own harms.Nel frattempo il decreto di Clini giace, la gente si da pace, il tempo passa, la Lubianka dei Magistrati sta decidendo se spazzarlo via definitivamente invocando un “conflitto di poteri” davanti alla Consulta. Così si ammazza una famiglia industriale, a beneficio di qualche “famiglio”, “organico” ai comandi dello spirito comunista .

Un film già visto, un dejà vue, girato da Dino Risi ,addirittura fin dal lontano 1971,” In nome del popolo italiano” , un film che  aveva come filo conduttore proprio lo scontro tra magistratura ed impresa. Una pellicola fatta apposta, ma inutilmente mi pare, per fare riflettere, già dal ’71 – quaranta anni sono passati -  sull’ampiezza e sull’impunità del potere discrezionale di cui i magistrati dispongono, e di cui costoro  ”possono” impunemente abusare in nome di un fine di giustizia ideologizzata che giustificherebbe l’uso di mezzi non ortodossi. Più chiaro di così! Un film che evidenzia la guerra  politica tra magistrati ed imprenditori. Il magistrato che si reca al lavoro in Vespa, ma  portando sottobraccio il quotidiano “L’Unità“ ,un imprenditore che  non nasconde d’essere stato un ex fascista prestato alla DC dell’epoca. Il magistrato vede nell’imprenditore un concentrato dei peggiori vizi comportamentali dell’italiano medio e, secondo la sua scuola di pensiero, deve punire l’imprenditore, perché nemico di classe, cialtrone e poco di buono anche se innocente. Così il Tognazzi Magistrato non esita lui stesso a delinquere, avvalendosi spocchiosamente della propria  “intoccabilità, impunità  ed irresponsabilità”, sentendosi al sicuro insomma ed a distruggere le prove a discolpa dell’imprenditore  Gassman: l’innocenza dell’avversario politico non è più dimostrabile e pertanto lo fa condannare. Così l’imprenditore del film s’estingue negli anni 1970, come poi avverrà nelle storie vere dei vari Rovelli, dei Riva,dei Mattei, dei Gardini, dei Rizzoli , dei Berlusconi. A Taranto, per esempio, una dimostrazione lampante che quella contro l’ILVA sia un delirio di onnipotenza del Tognazzi Magistrato contro il potere politico e a seguire contro il Gassman Riva, sferrata con l’alibi dell’inquinamento che l’ILVA arrecherebbe a Taranto, sta nel fatto che Taranto non solo soffre l’ILVA, ma anche altre due industrie similari, che inquinano da decenni e decenni, senza che alcun Magistrato abbia mai mosso un dito. Parlo della Ex Belleli e di un’altra industria . Perché un silenzio così lungo ed imbarazzante su questi due stabilimenti industriali ?

E la guerra non è finita, né finirà mai  se non si riforma la Giustizia italiana.

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IL DILEGGIO, COME LA CALUNNIA, E’ UN VENTICELLO, CHE  PASSA E VA. LA PAURA CHE VI INCUTE IL POPOLO DI CENTRODESTRA  INVECE, RESTA , SI VEDE E SI SENTE!!!

Guardate che il leader del popolo di centrodestra non è un  pazzo o un incoerente o uno che cambia di continuo le carte in tavola. Cari signori della sinistra, la vostra sicumera di vincere “ facile” le elezioni politiche – sarebbe la prima volta nella storia dell’Italia Repubblicana – meglio se pure “ senza avversario” non solo vi rende simili a quel “Pippo, Pippo non lo sa, ma quando passa ride tutta la città!”, ma sta anche crollando . Somigliate sempre di più all’Occhetto sdentato, dopo il calcio sui denti rimediato nel ’94 da Forza Italia, quel “ partito di plastica”, guidato da quel “venditore ambulante di pentole” che, però, vi tiene  in scacco da venti anni e contro il quale andate sempre a “infrociare de brutto “ anche se  chiamate i rinforzi della Magistratura militante . Già di “programma“ non ne avete parlato quando vi pavoneggiavate con la sicumera di vincere facile, figurarsi ora che ve la state facendo addosso dalla paura, prego ricorrere a dosi industriali di “ Imodium forte”. Voi continuate pure a dedicarvi al “ dileggio” dell’avversario politico, quella è una vostra specialità, specie se giocata, come è vostro costume,sui difetti fisici, come imitare ridendo un muto o il barcollare di un cieco o lo zoppicare di uno sciancato. In quest’arte voi tutti, come i vostri comici di riferimento, Littizzetto, Crozza, Vergassola, ecc. primeggiate.

Sono Diego e vi spiego.Per noi, popolo di centrodestra, quello che importa è vedere schiantare contro un muro la vostra nuova “ gioiosa macchina da guerra”. Se per evitare che il Paese cada nelle vostre mani il prezzo è Monti premier, noi siamo disponibilissimi a pagare questo prezzo. E ricordate che Monti premier, ma con un azionista di riferimento come il nuovo PdL non potrà certo mai più essere più lo stesso Monti del 2011/2012. Ricordate che Monti fa parte , in Europa, del Ppe, come il popolo di centrodestra  e che anche Merkel ed Hollande hanno espresso gradimento per Monti Premier ( magari dovreste spiegare come mai Hollande non faccia il tifo per Bersani, ma non voglio mettervi ancora di più in imbarazzo!). Bersani cosa dice ? Dice che, “dopo la vittoria”,“ avremo una maggioranza numerica e politica e faremo un’alleanza con le forze del centro costituzionale, manderemo Monti al Quirinale”. Ah, si? Davvero? E perché, allora, On.le Bersani, queste alleanze non le fate“prima delle elezioni”, subito, così che a decidere siano gli elettori e non voi nel chiuso del Palazzo? Ve la  do io la spiegazione: perché quelle alleanze cui alludete non sono cementate dai programmi – che sono incompatibili fra di loro andando da Vendola a Casini a Montezemolo - ma dalle “poltrone promesse”. Ma per “ barattare “ “poltrone contro appoggio politico”, come dicono giustamente sia il  Trapattoni che il Cencelli, i “ voti devi averli già nel sacco  e non augurarteli “!  Bersani cerca di accampare scuse (“non faremo una campagna elettorale su Berlusconi” ) ma intanto tutto il suo entourage politico e mediatico ha ritirato fuori di corsa dalla libreria la impolverata ma voluminosa enciclopedia dell’antiberlusconismo viscerale, compilata, in questi venti anni, da politici, comici, nani, ballerini, intellettuali, scribi organici alla sinistra  con risultato che nessuno da retta al povero Bersani, visto il fiume di insulti, di dileggi, di chiacchiere, di appelli, di vaffanculo sparati in coro contro lo spauracchio di sempre, contro il popolo del centrodestra. Ogni volta che per Bersani affiora un “ problema serio”, alias Berlusconi ed il popolo di centrodestra,quello che dice Bersani fa a cazzotti con quello che dice Vendola. Bersani, esempio, cerca di tirare nel P.D. la giacchetta di Monti, ma Vendola ha già sentenziato che “ se c’è l’agenda Monti, non ci sta il SEL”. Ieri sera Bersani ha assicurato che non cambierà la riforma Fornero, neanche in relazione all’articolo 18, mentre contro questa riforma proprio Vendola sta raccogliendo le firme per un referendum abrogativo. Sono passati diciotto anni da quel “ calcio in bocca” che un “ venditore ambulante di pentole” , con un “ partito di plastica”, rifilò dritto dritto  sui denti di quel partito storico, ricco, potente come  era il PCI occhettiano. Bene, cari sinistri, in questi diciotto anni non siete riusciti non dico a liberarvi di quel venditore ambulante ma  neanche del partito di plastica che lo segue. E non avete imparato niente dalla storia, state sempre lì a cercare di nascondere sotto una tapettata di antiberlusconismo tutte le divisioni che vi dilaniano.

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Roma,domenica 16 dicembre 2012

Gaetano Immè

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