Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 5 dicembre 2012


 

LA PROCURA DI PALERMO SBUGIARDATA DALLA CONSULTA SULLE INTERCETTAZIONI DI NAPOLITANO. IL DILEMMA:MA QUESTA ITALIA E’ UNA REPUBBLICA O UNA MONARCHIA ?

PREAMBOLO , FATTI E FONTI.

Scommetto un soldo bucato che pochi, fra i lettori di giornali e gli ascoltatori dei telegiornali, hanno capito qualcosa nella faccenda della decisione della Consulta che accoglie il ricorso del Quirinale  contro la Procura di Palermo.

Sotto controllo telefonico era il telefono del Sen. Nicola Mancino, che ha chiamato alcune volta  il Consigliere del Quirinale Loreto D’Ambrosio, poi deceduto, ed alcune volte anche lo stesso Presidente Giorgio Napolitano : ne consegue che quelle conversazioni ( fra  Mancino e Napolitano) sono state registrate. Si tratta dunque di  una “intercettazione indiretta del Capo dello Stato.

A quel punto la Procura di Palermo sostenne che per effetto dell’ultimo comma dell’articolo 271 c.p.p. la “ distruzione” delle intercettazioni doveva essere decisa dal Giudice, cioè da un GIP. Ovvio che per far decidere il GIP quelle trascrizioni andavano depositate presso la competente Procura ed a quel punto le stesse diventavano, in quanto “ depositate”,  di “ dominio pubblico”.

Al contrario , l’Avvocatura dello Stato, interpellata da Napolitano, sostenne invece che le “intercettazioni del Capo dello Stato andavano immediatamente distrutte.

Il 16 Luglio 2012 il Quirinale apre formalmente il conflitto di poteri fra i poteri dello Stato e cioè fra la “ Presidenza della Repubblica” e la “Magistratura (Procura di Palermo)”,  chiedendo la decisione della Corte Costituzionale.

L’articolo 90 della Costituzione repubblicana afferma  che “ Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Inoltre l’articolo 271 del Codice di Procedura Penale dispone che “ I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati [191] qualora le stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge o qualora non siano state osservate le disposizioni previste dagli articoli 267 e 268 commi 1 e 3.Non possono essere utilizzate [191] le intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni delle persone indicate nell'articolo 200 comma 1 , quando hanno a oggetto fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione, salvo che le stesse persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati [103].In ogni stato e grado del processo il giudice dispone che la documentazione delle intercettazioni previste dai commi 1 e 2 sia distrutta, salvo che costituisca corpo del reato[253 2]”.

La decisione della Consulta di oggi stabilisce che le quattro  conversazioni fra il Sen. Mancino ed il Presidente della Repubblica Napolitano devono essere immediatamente distrutte, perché così afferma – dice la Consulta – l’articolo 271 del C.P.P. Inoltre, scrive la Consulta, quei verbali dovevano certo essere “depositati” nella Cancelleria del GIP , ma in modo da assicurare la loro segretezza del loro contenuto ed evitando, dunque, il confronto con le parti.  Approfondendo poi la tesi dell’Avvocatura dello Stato, noto come venga sostenuto dalla Presidenza della Repubblica  il principio della “ assoluta libertà delle conversazioni del Capo dello Stato” e che di fatto venga rimproverato alla Procura di Palermo  di avere trattato questi verbali come “ delle normali intercettazioni”, mentre esse sono del tutto illegittime sia per l’articolo 90 della Costituzione, quanto anche per la Legge 219 dell’anno 1989 ( legge che si occupa proprio dell’articolo 90 della Costituzione).

CONSIDERAZIONI  CONCLUSIVE

La sentenza della Corte costituzionale sul ricorso del Capo dello Stato per il conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo è definisce e conferma  l'intangibilità delle prerogative presidenziali sancite dall’artolo 90 della Carta. Le intercettazioni telefoniche, sia pure indirettamente acquisite da una Procura (nel caso specifico da quella di Palermo),  debbono essere immediatamente distrutte dal Gip su richiesta della stessa Procura che ne è venuta in possesso.  La Procura in questione non ha titolo per dare alcun giudizio sul testo intercettato; deve semplicemente e immediatamente consegnare le intercettazioni al Gip affinché siano distrutte senza alcuna comunicazione alle parti e ai loro avvocati e tutelando la loro segretezza.

Anche se la Corte renderà pubbliche le sue motivazioni a gennaio 2013 ,il dispositivo si fonda esclusivamente sull'articolo 271 del codice di procedura penale  articolo che, sia molto chiaro,  dispone questo trattamento non certo per i  “poteri dello stato”  ma solo per  i sacerdoti, per gli avvocati, per i medici i e per tutti i casi analoghi che prevedano l'assoluta segretezza delle notizie connesse alla loro professione.  

Cosa e quanto c’entri l’articolo 271 del c.p.p. con il Capo dello Stato non viene spiegato dalla Consulta, a meno che la stessa non voglia , in un modo però alquanto oscuro e surrettizio, con questa decisione prendere una posizione innovativa ed affermare che le prerogative del Capo dello Stato hanno la stessa natura e quindi lo stesso grado di protezione di quelle indicate dall’articolo 271 c.p.p. , grado di protezione, però che non deriva soltanto dall'articolo 271 ma anche, ad abundantiam, dall’articolo 90 della  stessa Costituzione.

Stupisce la posizione giurisprudenziale della Corte che afferma “ l'inammissibilità delle intercettazioni anche indirette e quindi la loro immediata distruzione”  non sono soltanto ricavabili dall'ordinamento costituzionale e giudiziario, ma da specifica normativa che ovviamente “ esiste”.

Stupisce molto e lascia addirittura perplessi la presa di posizione giurisprudenziale della Corte ,  perché invece la Procura di Palermo ha sempre sostenuto che non esisteva alcuna “ norma specifica” in materia. Possibile, mi domando, che una “ specifica normativa sia  esistente” secondo la Consulta e che sia addirittura ignorata da una intera Procura?  In effetti la Procura di Palermo aveva accennato a “ possibili ed ardue interpretazioni  dell’ordinamento” , ma – spiegava la Procura stessa  - non era compito dei magistrati inquirenti chiarire in merito. Per quella Procura, dunque, valeva soltanto la norma che prevede per la distruzione di intercettazioni non rilevanti ai fini processuali un'udienza davanti al Gip insieme alle parti interessate e ai loro avvocati. Il che ovviamente equivaleva a renderle pubbliche.

Il comunicato della Corte, innovando la giurisprudenza in merito e stabilendo  che una specifica norma esiste, non solo azzera  il ragionamento della Procura di Palermo ma  affianca e  sovrappone questa sua decisione allo stesso articolo 271,  rendendo  esplicita, ma non certo chiara e convincente,   la sua applicabilità anche al Capo dello Stato.

Che c’entra il segreto del confessionale cristiano  con il Capo dello Stato della Repubblica italiana ? Che c’entra  il segreto professionale di un dottore , di un medico, di un avvocato con un Capo di Stato repubblicano? Confesso: credo che l'art. 271 del Codice di procedura non c'entri nulla col capo dello Stato: quell’articolo riguarda le intercettazioni fuorilegge o quelle di conversazioni che svelino "fatti conosciuti per ragione del ministero, ufficio o professione" della persona ascoltata (il difensore che parla col cliente, il confessore col penitente). Ad oggi  non esiste alcuna norma che proibisca di intercettare un cittadino che parla col capo dello Stato e se qualcuno , invece, ne conoscesse l’esistenza – cosa di cui dubito molto – me lo comunichi. C’è proprio un  cattivo odore in questa decisione, un retrogusto amaro che rimanda più ad una sorta di “ privilegio di un monarca” piuttosto che alle regole democratiche e trasparenti di una Repubblica Presidenziale ? Non è questa decisione, per caso, un esplicito invito ad allargare e ad incoraggiare l’uso del “ segreto di Stato” tanto deleterio per una debole democrazia come quella del nostro Paese? Ed ancora ed infine: se si scoprisse da un’intercettazione anche indiretta  che Napolitano o il Capo dello Stato progetti una specie di colpo di Stato, sarebbe obbligo dei Magistrati distruggere quei verbali?  Questo blog non riesce a cancellare dal suo animo una sensazione sgradevolissima: che  stavolta la Consulta abbia deciso più sulla base di “ criticabili opportunità politico – istituzionali “ che sulla base del Diritto, come dovrebbe essere in un regime pienamente democratico e di Stato di diritto. E con quali strumenti poi una procura deve tutelare i verbali di simili  intercettazioni  che sono comunque, anche secondo la Consulta, da depositare al Gip affinché ne ordini la distruzione?

Stupisce gli ingenui, però, questa decisione. L’ho più volte denunciato: la Corte Costituzionale non è più, da tempo, un organo  super  partes così come l’aveva  ideata la Costituzione nell’articolo 104 da quando la politica è stata fatta entrare nel Csm, da quando i posti nella Consulta sono stati attribuiti secondo l’appartenenza politica e non secondo i criteri che la Costituzione ( articolo 134, 135 e seguenti) aveva sancito. Oggi la Corte Costituzionale è composta  come sempre da  quindi giudici costituzionali dei quali undici provenienti dalla sinistra politica e solo quattro dalla destra politica. Un obbrobrio. Davanti ad una tale violazione costituzionale , come non riflettere , come allontanare il pensiero – che proviene dalla constatazione di fatti, non dalle opinioni personali – che Magistratura e Corte Costituzionale siano ormai “organiche” alla sinistra e che metà del popolo italiano, che non vota per la sinistra, sia privato di giustizia e di Corte? Come non andare col pensiero a Greganti ed al suo ridicolo caso ( vero D’Ambrosio, vero Di Pietro?) che grida ancora  vendetta?  Come non chiedersi come mai un Penati o un Tedesco, cito solo due esempi per carità di Patria, ancora non siano stati processati onde farlo “ dopo” le ormai prossime elezioni politiche? Come non disgustarsi davanti ad una Magistratura che oggi urla e sbraita  contro il Governo Monti che avrebbe osato con un decreto legge “ cancellare” sentenze della Magistratura – parlo di Taranto – minacciando addirittura  un ricorso alla Consulta per eccepire il potere del Parlamento di fare questo provvedimento, ma che – un solo esempio – stava zitta, non si stracciava le vesti, non minacciava ricorsi per conflitto di competenze, quando un Governo  Andreotti fu costretto ad emettere un Decreto Legge per rimettere in galera una banda di capi mafiosi della cupola palermitana che erano stati scarcerati, con sentenza definitiva della Cassazione, per scadenza dei termini ? Dove stavano allora quei magistrati che oggi  gigioneggiano, che vanno in televisione, che danno interviste , come Ingroia, come Spataro, come Gandus, ecc?  Ma la Costituzione è sempre la stessa , sia ai tempi del Governo Andreotti sia ai giorni nostri o per caso è cambiata ed io non me ne sono accorto ?  Perché Napolitano  di fronte all'ipotesi di utilizzo di quelle  intercettazioni telefoniche, anziché trincerarsi dietro un "rispetto la sentenza" nei confronti del pronunciamento dei giudici( che hanno sentenziato la distruzione delle registrazioni),  perché non ha evitato il ricorso alla Consulta, consentendo  la immediata pubblicazione di  quei colloqui telefonici? Perché invece verbali di intercettazioni di Ministri e di Premier di governo, eletti dal popolo, che non avevano alcun rilievo penale  invece di essere distrutte sono tutte finite sulle prima pagine dei soliti giornali? Questa sarebbe la vera democrazia della sinistra , quella di Bersani, di Napolitano e dei loro supporter ?

Chi non vede come il tumore maligno da estirpare, che produce tutte queste maleodoranti metastasi è tutto l’impianto costituzionale ed organico della Magistratura ( dunque separazione delle carriere, due Csm, obbligatorietà dell’azione penale rimessa al Ministero, ecc) è un cieco ed un falso, anzi un vero e proprio farabutto.  La soluzione del caso? Solo una generale riforma della Giustizia e  una riforma costituzionale che consenta alla Magistratura di lavorare senza seguire ideologie e teoremi politici.

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COMPLIMENTI AL MINISTRO CORRADO CLINI

Oggi devo fare i miei complimenti  al Ministro dell’Ambiente, l’onorevole  Corrado Clini. Uno che non s’atteggia a solone o a saputello ma che  lotta come un leone per far prevalere il più elementare buon senso  in un Paese dove pare  che tutti abbiano perso la testa ed il cervello . E’ lui che ha  fortemente voluto il decreto del governo che permette la riapertura dell’Ilva e la conseguente bonifica nei prossimi tre anni. Giorni fa  l’ho ammirato quando, oppresso davanti all’ottusità di sindacati e politici di sinistra, pur facendo parte di  un governo che davanti ai Magistrati si sdraia servilmente : «Io sto alla legge ed è quella pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale che deve essere rispettata da tutti. Se qualcuno non vuole rispettarla, non è una questione di cui devo occuparmi io. A me interessa far ripartire il risanamento». Una sintesi sana e perfetta da parte di un governante ,  contro i malumori di una Magistratura  che si è sentita scavalcata dall’esecutivo e che vorrebbe intimidire il Parlamento, come fa da venti anni, minacciando più o meno velatamente, un ricorso alla Consulta per conflitto di competenze. Per farsi riaffermare, dai compagnicci, pubblicamente e istituzionalmente l’incostituzionale e delinquenziale strapotere della Magistratura sul Parlamento. Eccola una sana e vera  politica industriale per l’Italia, altro che IRI prodiana o confindustrialotti!

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Roma mercoledì 5 dicembre 2012

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