Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 31 dicembre 2012


NATALE IN CASA ITALIA CON L’AGENDA MONTI A POSTO DEL PANETTONE.

Il peggior Natale della vita mia, credetemi, non tanto per colpa dell’IMU quanto per aver letto e studiato la famosa “Agenda Monti”. Una delusione cocente ed una noia mortale! La punta dell’iceberg profondo che separa  in due il mondo civile e politico italiano, oltre alle enormi, sostanziali, numerosissime  e variegate differenze che restano nascoste sotto il pelo dell’acqua, sta fondamentalmente nel ritenere che la strada maestra per uscire dalla crisi sia quella concordata (concordata?Imposta è il termine corretto) con i nostri partner europei(come accade ai montiani, ai centristi ed in parte anche al centrosinistra) oppure, come accade nel centrodestra ed anche in alcune frange minimali del P.D.,nel ritenere che proprio quella via sia la strada maestra che ci porta al disastro finale, al fallimento. Si tratta della questione cruciale per la politica italiana, una questione che sta a monte di tutto il resto e dalla cui risoluzione dipendono le scelte della politica interna.

Su tale punto, assolutamente prioritario,l’agenda Monti evidenzia affermazioni pletoriche e nessuna soluzione.” L’Italia deve battersi per un’Europa più comunitaria e meno intergovernativa, più unita e non a più velocità, più democratica e meno distante dai cittadini”. Chissà cosa abbiamo fatto fin’ora noi di centrodestra ! E subito dopo: “ Le conclusioni del Consiglio europeo del 13-14 Dicembre 2012 segnano l’avvio di un cammino per la costruzione di un’autentica Unione economica e monetaria basata su una più intensa integrazione fiscale, bancaria, economica e politico istituzionale. Quel Consiglio “un avvio”? A noi risulta l’opposto,invece: che sia stato rinviato a giugno del prossimo anno quando , guarda caso, sarà quasi ovvio rinviarlo a “ dopo le elezioni politiche tedesche” di settembre 2013 innanzi tutto. A noi poi  risulta che quel Consiglio ha invece stabilito alcuni punti sui quali l’Italia guidata dal Prof. Monti ha accettato le richieste della Germania senza muovere un dito . Ha accettato  che il controllo bancario a cura della Bce riguarderà  solo 600 banche su circa ventimila aziende di credito ( solo le grandi Banche con asset da 30 miliardi di Euro ). Ha in tal modo agevolato la Merkel che chiedeva  di presentarsi alle elezioni tedesche avendo ottenuto che le Landsbanken  e le Sparkasse  - dove si annidano le operazioni vitali per la finanza tedesca – saranno escluse dal controllo.  Per il nostro sistema bancario, invece, concentrato sulle grandi banche nate dalle concentrazioni e controllate dalle Fondazioni, quel controllo sarà capillare, visto che in Italia le operazioni di investimento sono ormai riservate alle poche Banche internazionali . A noi risulta ancora che quel Consiglio ha anche deciso di posticipare a Marzo 2014 la vigilanza unica europea, ha di fatto bloccato l’attivazione del Mes ( Meccanismo europeo di stabilità) che non può operare se non parte prima la vigilanza bancaria unica. In tale modo il Mes , ora fermo per il veto tedesco, investe i propri fondi, anticipati dagli Stati membri in titoli di Stato di tripla A. E quali sono i Paesi che oggi godono della tripla A? Guarda caso la Germania. In tal modo il Mes agisce al contrario di quello per cui era stato concepito, che era quello di sottoscrivere , invece, i titoli del debito sovrano dei Paesi in difficoltà. Quel Consiglio inoltre, che il Prof. Monti smercia coma un successo personale, nulla ha potuto stabilire in merito alla unione economica ed a quella di bilancio, in merito alle quali c’è belligeranza fra Francia e Germania in quanto nessuna delle due intende cedere ulteriori fette di propria sovranità. Se c’è un “ ritorno ai nazionalismi” con toni “populistici”più che da parte di chi, come noi, vorrebbe una Italia dignitosamente parte attiva del dibattito europeo anziché in posizione subalterna e succube di Francoforte, questo blog crede che dipenda sopra tutto dalla condotta poco europea e tanto “pro domo sua” fin ora attuata dalla Germania e dalla Francia.

 

Colgo l’occasione di aver scritto il termine “populismo”, molto usato dai politici nostrani “ de sinistra” come fosse un’accusa di chissà quale reato che commetta il centrodestra , per ricordare a tutti questi “ smemorati di Collegno” che il “populismo” non è una caratteristica del centrodestra, ma nacque proprio in Russia vero la fine dell’800, come applicazione pratica del socialismo. Si tramutò poi in “ comunismo” all’inizio del novecento ed ha quindi caratterizzato sia il “ comunismo” che le sue due varianti del secolo scorso, ossia il nazismo ed il fascismo. Aggiungo, inoltre, che visto che l’opposto del “ populismo” è “elitarismo” o Governo delle elite per classe e censo, essere eventualmente populista è decisamente positivo ed a vantaggio della piena democrazia. Ma possibile che queste nozioni storiche siano sconosciute alla Bocconi? 

 

L’Italia potrà avere un ruolo determinante in Europa solamente se le sue istituzioni democratiche dimostrino di funzionare in modo che i governi eletti dal popolo possano funzionare ed agire , nel consesso europeo, per il bene dell’Europa e non per quello egoistico del proprio Paese. Nelle democrazie la credibilità non è mai “ personale” ma sempre derivata dal corretto funzionamento delle istituzioni. Gli enormi passi da gigante che sono strati compiuti dalla Francia dai tempi del Generale De Gaulle ad oggi non hanno, infatti, altra spiegazione che il rispetto internazionale verso quella Repubblica Presidenziale che agiva nell’interesse del Paese indipendentemente dalle persone che ne incarnavano la carica presidenziale, dai Giscard D’Estaign fino ai Mitterrand e fino ai Sarkozy .Proprio l’opposto di quello che il Governo del Prof. Monti ha rappresentato per il nostro Paese, un Governo senza alcun consenso democratico e popolare, un governo formato da personalità nate, cresciute ed arricchitesi nel “ sistema bancario” e non in quello “politico”, un governo nato da un atto presidenziale di sostanziale sospensione della democrazia nel Paese, un governo, aggiungo, composto da “baroni universitari”, da “ baroni bancari”, tutte persone vicine, contigue e spesso “ organiche” ai “ poteri forti” del Paese, quell’ignobile  grumo di potere nelle cui mani la oligarchia politica italiana degli anni dal 1946 in poi ha messo il Paese per motivi clientelari e mai per merito. Non si è forti in Europa perché non c’è Berlusconi, irriso dalla Merkel perché non prostrato ai suoi desideri, ma perché c’è un Professor Monti o perché ci sarà un Bersani. Si è forti un Europa – e nel mondo civile – se la nostra forma democratica saprà partorire un Governo eletto e retto dal consenso popolare e che disponga dei poteri necessari per attuare quelle che sono le proprie scelte politiche.  La prima parola usata dall’Agenda sull’Europa è la parola crisi”.  Ma della crisi, il Prof. Monti non ne parla proprio , non la spiega, non spiega come si è prodotta,non spiega  chi l’ abbia  prodotta, né come l’ha prodotta, né quando l’ha prodotta , né di chi sono le responsabilità. Un Professore di economia che non spiega queste cose è un cattivo maestro, come tutti coloro che “ non spiegano nulla” ma “ scrivono solo frasi fatte , ad effetto”. Ma a chi crede di prendere in giro la declamata “ Agenda Monti”? . Scrivere che”L’Italia deve battersi per un’Europa più comunitaria e meno intergovernativa, più unita e non a più velocità, più democratica e meno distante dai cittadini “ sa di “ pesante presa in giro “ per chi legge perché  è esattamente l’opposto di quello che è avvenuto in Europa dall’avvento del Prof. Monti. Quello che Monti definisce ipocritamente il “ metodo intergovernativo” è proprio quel sistema imposto dal direttorio franco-tedesco,quello dei “ sorrisetti”, quello che Monti ha supinamente accettato, avvalorato, avallato  nei suoi successivi  contatti con l’Europa, depositando ogni potere decisionale nella mani della sola Angela Merkel.

 

Vediamo ora la così dettaStrada per la crescita” dell’Agenda Monti. Non posso esimermi dal manifestare tutta la mia stupefatta meraviglia nel leggere in questa importante parte della Agenda Monti una sequela incredibile di strafalcioni e di errori: non voglio credere che sia frutto del Prof. Monti, spero si tratti di farina di qualche suo impreparato collaboratore, parte che il Professore dovrebbe affrettarsi a cancellare dalla sua agenda. Spiego con dati oggettivi , com’è mia personale abitudine,  tutte le mie critiche. Sono d’accordo sull’incipit , la strada per la crescita non può che passare per la risoluzione del nostro gigantesco debito pubblico. Ma l’Agenda non ci spiega come ridurlo questo debito pubblico  e si lancia invece in una serie di strafalcioni e di inesattezze non solo indegne ma addirittura ridicole. Vediamole tutte. Innanzi tutto il nostro debito pubblico non supera,come dice con superficialità  l’Agenda, il 120% del PIL , ma è attualmente al 126,4%. Inoltre l’Agenda dice che quel debito costa agli italiani 75 miliardi di Euro l’anno. Ma come 75 miliardi, se lo stesso Prof. Monti nella relazione al Def nel settembre scorso certificava che gli interessi passivi ammontavano ad 86 miliardi di Euro per il 2012, a 89 miliardi di Euro nel 2013 e così via. Come mai queste discrasie ? L’Agenda continua poi con altri  incredibili strafalcioni, come dove recita “ ridurre di 100 punti base il tasso di interesse che paghiamo sul debito equivale a venti miliardi di Euro a regime. E da Novembre 2011 – scrive l’Agenda – il tasso di interesse è calato di oltre 250 punti”. Errori incredibili! Non è il “ tasso di interesse” che è calato di oltre 250 punti, ma lo spread, cioè la differenza di rendimento fra i titoli decennali del debito pubblico italiano rispetto agli omologhi tedeschi. Inoltre 100 punti di tasso di interesse valgono 20 miliardi di Euro solo se lo si calcola sull’intero debito pubblico che, com’è noto, ammonta a poco più di 2000 miliardi di Euro. Cosa del tutto inutile e senza senso. Perché invece il calcolo non va fatto sull’intero debito pubblico ma solo sugli importi delle aste annuali, che sono circa 400 miliardi. Una bella differenza! Inoltre citare lo “ spread” nel discorso sul debito pubblico è un altro gravissimo errore, una disinformazione spaventosa a voler essere teneri e rispettosi , perché lo “ spread” riguarda solo il così detto “ mercato secondario” (cioè le transazioni fra privati) e non ha alcuna influenza sulla finanza pubblica. Infatti il costo effettivo per lo Stato deriva dalle “ aste mensili” con le quali si rinnovano i titoli del debito pubblico.  L’Agenda dunque sbaglia – e sbaglia di grosso – a calcolare il costo del debito sull’intero debito, perché quel costo va rapportato solo ed esclusivamente all’importo dell’asta mensile. Insomma una cosa è calcolare il costo su 2000 miliardi di intero debito pubblico, ben altra cosa è calcolarlo sui 400 miliardi annui di aste. Quando l’Agenda dice che “ da Novembre 2011 il tasso di interesse è calato di oltre 250 puntiscrive poi una falsità assoluta. Perché, ripeto, è calato lo spread non il tasso di interesse che lo stato paga ai suoi creditori nelle singole aste mensili. Lo spread non influisce nulla sul mercato dei titoli pubblici (mercato primario)in quanto si applica alle transazioni fra privati( mercato, appunto, secondario). Quello che determina il costo finanziario sono i rendimenti che lo Stato deve garantire asta dopo asta. Vediamo allora l’andamento delle aste mensili del periodo Novembre 2011 fino ad oggi, diciamo del periodo “ montiano”. Riassumo estraendo i dati dalla pubblicazione della Banca d’Italia.

Dicembre ’11, rendimenti del  7,56%;

Gennaio   ’12, rendimenti del  6,98%;

Febbraio  ’12, rendimenti del  6,08%;

Marzo      ’12, rendimenti del  5,50%;

Aprile      ’12, rendimenti del  5,24%;

Maggio    ’12, rendimenti del  5,84%;

Giugno    ’12, rendimenti del  6,03%;

Luglio     ’12, rendimenti del   6,19%;

Agosto    ’12, rendimenti del   5,96%;

Settem   ’12, rendimenti del   5,82%;

Ottobre  ’12, rendimenti del   4,92%;

Novemb  ’12, rendimenti del   4,45%.

Tasso “medio”( media fra il più oneroso ed il meno) pari al 6,005%.

Se “ponderiamo” poi quei rendimenti secondo gli importi delle singole aste mensili, troviamo il costo medio ponderato dei buoni del tesoro decennali emessi nell’anno ’12 pari al 5,70%. Se poi applichiamo lo stesso metodo di ricerca – che è quello  corretto – alle aste dell’anno 2011( ovviamente fino ad Ottobre )  troviamo un costo medio ponderato pari al 5,25%.  Se voglio dirla tutta, da questi numeri emerge che la gestione del Professor Monti ha creato un doppio danno all’Italia: non solo ha aumentato il debito pubblico di circa 80 miliardi di Euro ( non ostante l’aumento delle imposte e l’introduzione dell’IMU) ma ha peggiorato il costo del debito pubblico all’asta di uno 0,45%.

 

Veniamo ora al capitolo dell’Agenda dedicato alla “ Riduzione e riequilibrio del carico fiscale”. I dati che espongo sono tratti sempre dalle pubblicazioni della Banca d’Italia. Bene l’Agenda Monti spaccia come “programma proprio” una serie di impegni destinati al risanamento finanziario che il Governo tecnico del Prof. Monti ha ereditato dal precedente Governo Berlusconi. Infatti sommando tutte le manovre “ post crisi”, la Banca d’Italia ha calcolato una cifra di Euro 325 miliardi e di questa cifra solo Euro 60 miliardi sono attribuibili a decisioni del Governo tecnico del prof. Monti. Fu infatti il Governo Berlusconi a trattare con l’Europa il convenuto percorso per l’azzeramento del deficit,con i relativi impegni annuali. Fu sempre lo stesso Governo Berlusconi ad avviare il percorso per la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio. E’ stato sempre il Governo Berlusconi che si è assunto l’ingrato compito di attuare i dolorosi passaggi necessari per raggiungere quel pareggio, tagliando le spese superflue e gli sprechi piuttosto che aumentando le imposte e le tasse. Non certo il Governo Monti. Cosa va spacciando  e millantando  dunque questa Agenda Monti, cosa vorrebbe indurci a credere? Il Governo tecnico non è stato incaricato per  sanare una “situazione finanziaria”(del precedente governo), ma per superare, grazie alla sua libertà dalla schiavitù del consenso politico ,la difficoltà politica del precedente governo Berlusconi che era quella  di far accettare al Paese il rigore finanziario ed una programmazione di crescita del Paese. L’Agenda Monti vorrebbe farci dimenticare che invece , nell’anno di Governo tecnico, abbiamo assistito ad un vertiginoso accrescimento del carico fiscale sulle spalle peraltro dei “soliti noti contribuenti”; che non abbiamo visto un progetto che è uno che sia stato di vero  sostegno per la crescita; che la “riforma Fornero” è stata dal Governo tecnico scritta quasi sotto dettatura della CGIL inserendovi i noti principi ( articolo 18, apprendistato, contratto a tempo indeterminato, pensioni con sistema contributivo, ecc) che hanno determinato l’opposto di quello che avrebbero dovuto fare e cioè: quasi un milione di nuovi disoccupati,un tasso di disoccupazione accresciuto all’11 e passa per cento, la fuga dall’apprendistato, il rimpianto per i tanto vituperati lavori temporanei della Legge Biagi, i giovani che sono indebitati a vita per pagare le pensioni d’oro (anche quelle baby) ai nonni ed ai padri che hanno goduto del sistema retributivo con lo scandalo cinquantennale  delle promozioni a go go, che sono delle vere ed impunite truffe allo Stato, il bubbone di circa trecentomila “esodati”- un esercito di “ incalliti sfruttatori” che hanno speculato, con un cinismo ributtante, sulle generose leggi previdenziali, per arraffare consistenti “buone uscite” per starsene anni ed anni senza lavorare con i soldi in tasca in attesa della pensione anticipata e che ora i nostri figli e nipoti devono pure mantenere. Le “ millanterie” riempiono l’Agenda Monti, come quando in essa si legge “ che per la prossima legislatura occorre un impegno per ridurre il prelievo fiscale”. Per la “ prossima legislatura”? Ma crede veramente l’autore di questa Agenda, che gli italiani siano tutti dei cretini? Traggo, sempre dai dati della Banca d’Italia che la pressione fiscale, fra novembre 2011 e novembre 2012 è cresciuta dal 42,5% a 44,7% e che – giova rammentarlo per svergognare le menzogne dell’Agenda - la “ riduzione del prelievo fiscale” è una legge che è stata approvata dal precedente Governo Berlusconi. Infatti la Legge di Stabilità   appena approvata dal Governo Monti ha anticipato al 2013 l’operatività di quel Fondo, dunque già esistente,nel quale debbono essere accantonati i proventi dalla lotta all’evasione fiscale , fondi destinati a ridurre, appunto, il carico fiscale su cittadini ed imprese.

 
Passando a quello che l’Agenda Monti qualifica come “ Patto tra Fisco e contribuenti” devo rammentare che con la legge n.212 ("Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente) del 27 Luglio del 2000, sono state emanate
ex tunc tutta una serie di disposizioni normative,poste appunto a tutela dei  contribuenti, nei confronti del Fisco. Una delle principali disposizioni di questa Legge è, ricordo, quella della non-retroattività, contemplata nel diritto penale, esteso da allora anche al contenzioso tributario, un principio per il quale l'efficacia di una norma tributaria decorre successivamente alla sua approvazione e pubblicazione. Una norma di civiltà giuridica e fiscale direi minima, doverosa negli Stati democratici e di diritto. Norma, invece, che il Governo tecnico del Prof. Monti, autore dell’Agenda in esame, ha calpestato quando ebbe la sfrontatezza di inserire tutta una serie di retroattività di alcune disposizioni fiscali nella Legge di stabilità ( Legge Finanziaria) approvata di recente dal Governo Monti e che solo grazie all’opera del Parlamento sono state doverosamente cancellate. In realtà da decenni e decenni ormai è noto che quello che ci vuole per l’Italia  non è un  nuovo “ Patto fra contribuente e Fisco” ma una decisa , vera, ampia, dettagliata riforma fiscale . Una riforma ardua da farsi, da parte di qualsiasi governo politico: perché una seria riforma fiscale deve mirare al cuore del problema, cioè al rapporto fra cittadino e Stato e deve dunque, in via preliminare, scegliere tra due scuole di pensiero al riguardo. Fra l’impostazione liberale  e l’impostazione statalista, fra la visione di uno Stato rispettoso delle libertà individuali nel primo caso e la visione di uno Stato padre – padrone degli individui nel secondo, che pervade e limita se non addirittura elimina ogni libertà personale, che ritiene di arrogarsi il potere di togliere a chi meritatamente guadagna per poter dare  a chi dovesse poi scegliere  di farsi mantenere e di non lavorare. E qualsiasi Governo politico italiano , che basa la sua forza sul “consenso”, avrebbe mezza Italia contro in qualsiasi caso. Pretendono di vincere  quelli che continuano a preferire un consenso aggregato attorno a poche persone, agli “ ottimati” , ai “ principi” medioevali e a idee-forza novecentesche piuttosto che prediligere un processo di elaborazione politica capace di dare a questo popolo moderato, liberale, conservatore una rappresentanza degna di tal nome.

Ci si attendeva che proprio un Governo tecnico, svincolato dunque dal ricatto politico del consenso, avrebbe potuto affrontare questa riforma per il bene del Paese. Nulla invece è stato fatto dal Governo Monti in tal senso. Ha invece bloccato quel processo federalista che era l’unica speranza per ridurre le spese dello Stato onnivoro, ha usato l’IMU prevista dalla riforma federalista come un cavallo di Troia per fare entrare ad Ilio una vera e propria patrimoniale generalizzata ( l’IMU sulla prima casa e sulle successive) che ha ridotto il Paese a non consumare con tutte le conseguenze recessive che accompagnano, come indesiderati effetti collaterali, tutti i prelievi fiscali forzosi. Insomma sull’argomento in questione l’Agenda Monti racconta solo favole e balle. Si diverte a disegnare scenari degni si e no di Biancaneve quando vaneggia con “ una imposta patrimoniale che non sia causa di fughe di capitali”, senza minimamente dire quale sarebbe questa ignota imposta. Cosa dunque si fa,Agenda Monti, ai risparmi per non farli emigrare? Cosa dunque si fa a quelli che si chiamano sdegnosamente “ capitali” (questi capitali che vagolano per il mondo cercando il maggior profitto altro non sono che i risparmi di noi tutti, depositati in Banca) con i quali la Banca compie le operazioni di speculazione anche internazionale , con le quali e contro le quali buona parte degli  italiani, come al solito  ipocriti e farisei,  si scagliano riempiendosi la bocca di belle parole, mentre pretendono nello stesso tempo dalla propria Banca quella remunerazione che è proprio il frutto della speculazione? Mettiamo loro i ceppi? Li vincoliamo alla gogna? Li rinchiudiamo nelle segrete di Castel Sant’Angelo nella migliore tradizione papalina da Santa Inquisizione?  Con le frasi ad effetto, cara Agenda Monti , tutti i somari diventano professoroni.

 
Da pagina 15 fin quasi a pagina 20 l’Agenda Monti si occupa di “riforma del lavoro”. In cinque pagine l’Agenda non si fa scrupolo di menzionare una Legge fondamentale in tal senso, la numero 138 dell’Agosto 2011, quella contro la quale si scagliarono sia la CGIL che la Confindustria di Marcegaglia e che , con il suo famoso articolo 8,  attuava quel cambiamento epocale preferendo la contrattazione di secondo livello o aziendale a quella nazionale ed erga omnes. Fu dunque quella Legge, non le chiacchiere e le subdole e colpevoli omissioni dell’Agenda Monti, a realizzare quegli obbiettivi liberalizzatori della contrattazione del lavoro. Fu proprio su quelle basi che Marchionne fondò i presupposti per gli investimenti della FIAT in Italia, investimenti che , proprio da pochi giorni, sono stati ampliati con un altro miliardo di Euro  di investimento in Sicilia. Non capisco dunque per quale recondita ragione l’Agenda ignori o finga di ignorare tale legge e pretenda sfacciatamente di  intestarsi invece quegli obbiettivi come merito personale. Perché l’Agenda non ha ricordato che quella Legge fu pervicacemente avversata e bloccata dalla sinistra politica ? La risposta è semplicissima: perché la stessa sinistra politica che bloccò quella Legge è la prossima possibile alleata del Prof. Monti. Ecco perché l’Agenda Monti finge di ignorare tutto questo, ecco perché , con alto disprezzo del ridicolo,  parla di “successi della riforma Fornero” quando il Parlamento sta ancora discutendo   di come emendare quella riforma ?

 Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, anche se molto, ma molto altro ci sarebbe da dire sull’Agenda e sull’autore. Per esempio che l’Agenda Monti sogna di reintrodurre niente meno che una nuova IRI usando i capitali pubblici della Cassa Depositi e Prestiti. Una idea, direi, grandiosa, dopo tutti gli scandali ai quali, grazie all’IRI del Presidente Prof. Romano Prodi abbiamo assistito. Quelle spettacolari truffe allo Stato non sono state scalfite da certe sentenze contro un certo Berlusconi che hanno perseguito il solo scopo di creare una “ verità giudiziaria” del tutto estranea  alla “ verità fattuale “, per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica, mossa dai giornali di proprietà di chi di quelle truffe è stato il beneficiato ( parlo proprio di Carlo De Benedetti), da quelle truffe, sulle quali –caso strano – la Magistratura non ha aperto alcun procedimento, su altri aspetti con scenari immaginifici . Come il grazioso regalo che il Presidente dell’IRI  Prof. Romano Prodi fece  a Gianni Agnelli donandogli l’Alfa Romeo. Lasciamo stare, fuori luogo per ora rivangare. Doveroso, invece, bocciare sonoramente l’Agenda Monti e con essa il Professor Monti. Una vera e cocente delusione umana e culturale. Spero che ora sia più chiaro per tutti perché a Bruxelles “ amano” così tanto  il Prof. Monti : perché obbedisce e non disturba. Lo “ amano”come gli alunni “ amano” il docente che li promuove sempre e comunque. Per questo lo vorrebbero  ancora alla guida del governo italiano.

Intanto il Prof. Monti  ha iniziato ad elargire regalie ai propri sostenitori, usando, ovviamente, i soldi nostri. Ve li disvelo. Fra le pieghe della Finanziaria ultima troviamo due finanziamenti, uno  all’Ospedale Gaslini di Genova ed uno al Bambino Gesù di Roma, entrambi del Vaticano. Bagnasco ed anche l’Osservatore Romano, per ringraziare l’obolo  di 17 milioni di Euro, hanno sottoscritto  per avallo sul Professore alla guida del Paese. Non basta, perché anche sulla questione dell’IMU sugli edifici della Chiesa il Prof. Monti ha fatto il “grande paraculo”. Da un lato ha fatto trapelare il messaggio che il suo Governo aveva applicato l’IMU agli edifici ecclesiastici ( scuole, alberghi, etc) mentre poi con le disposizioni attuative ha offerto alla Chiesa un sotterfugio tramite il quale il Vaticano potrà non pagare l’IMU su alberghi, scuole, ecc. Come? Ve lo svelo, avendo letto le istruzioni. E’ stato infatti previsto che l’IMU non verrà applicata qualora “ le rette scolastiche e il costo del soggiorno alberghiero” richiesti da Scuole e alberghi siano “non superiori” alla metà di quelle di mercato rispetto alla localizzazione. Nel decreto liberalizzazioni del Governo Monti, vanto del Ministro Corrado Passera, è stato  previsto  che l’automobilista che installi a bordo dell’auto una “ scatola nera per le auto”- che evita le truffe dei falsi incidenti -  abbia un sostanzioso sconto sulla tariffa dell’assicurazione. Sarà una vera manna per chi produce queste scatole nere. E chi le produce? Una certa Octo Telematics, una società  nella quale nel 2010 il “ Fondo Charme 2” , un fondo finanziario promosso da Luca Cordero di Montezemolo e da alcune principali Banche italiane ,ha deciso di investire ingente capitale e della quale Montezemolo è proprietario al 60%. Quella partecipazione di Cordero è costata nel 2010 una cifra vicina al 20 milioni di Euro. Oggi, grazie al prezioso “ assist” del Governo Monti, il 60% della Octo Telematics, vale – valutazione di Goldman & Sachs allegata al bilancio – qualcosa come 1 miliardo di Euro. Un bell’affare, non c’è che dire, un affare che vale bene il sostegno politico al Prof. Monti. Ce n’è anche per l’Adr (Aeroporti di Roma) , cioè per i Benetton, i Palenzona e soci, ai quali il Governo Monti con l’ultima legge di stabilità, nascosta fra le righe ed i commi,  ha regalato un aumento delle tariffe aeroportuali  di 10,50 Euro a tratta, qualcosa come 360 milioni l'anno. E che dire della Rai  i cui vertici, dalla Tarantola a Gubitosi, sono stati nominati  direttamente dal Prof. Monti  per risolvere un'altra emergenza, quella della così detta "occupazione di Berlusconi a viale Mazzini", per citare una delle  frequenti mega fregnacce  di sinistra. Ora l'occupazione sarà tecnica,Non sono tutti  questi dei veri e propri “acquisti di voti”, dei veri e propri reati penali? Altro che Scilipoti! S’è mosso qualcuno? C’è forse un Giudice a Roma ? Nessuno, ovviamente. L’ingerenza della Chiesa nella politica degli italiani è stomachevole, come il silenzio del presunto popolo laico, quello che sosteneva che la Chiesa dovrebbe pensare solo alle anime, perché agli italiani ci pensa il Parlamento della Repubblica Italiana e non la Conferenza dei Vescovi. Ma dove s’è nascosto questo presunto popolo laico? E’ scomparso, E’ rimasto solo il popolo del centrodestra a cacciare via i “ preti, questuanti, mercanteggianti ed invadenti ” dal Parlamento italiano.  Ma c’è chi ( Casini, Montezemolo, Riccardi, Fini, Passera, ecc) cerca di farceli rientrare magari dalla porta di servizio.                                                           

Ma per fortuna la decisione spetta non agli “ ottimati” o ai “ principi” ma al popolo italiano , con il suo  voto e con la sua sete di vera libertà, nonostante i giornaloni, produttori di populismo, nonostante le banche, i poteri forti, le cancellerie arroganti e interessate, non ostante gli agiografi prezzolati e professorini  spagnoli esperti in fellatio scritte , cui l'Italia del centrodestra  non è mai andata giù. Ci sarà pure una ragione vera del loro consenso così smisurato a favore del Prof. Monti. Oggi la gente sta veramente male, mentre le banche fanno utili da record. Ma come mai?  Alla fin  fine, abbiamo buttato via un anno. Per capire bene chi veramente sia il Prof. Mario Monti e quale sia il suo spessore umano e la sua democraticità basta pensare che sta per mettere  il proprio nome su una lista o su una coalizione di liste che hanno lo scopo  di strappare voti agli schieramenti di destra e di sinistra che hanno permesso l’esperimento dell’esecutivo tecnico. Già così una disgustosa operazione da sanguisuga . Ma se poi riflettiamo che, per giunta, il Prof. Monti  evita accuratamente di chiedere il voto degli italiani sulla sua persona, dimettendosi da senatore e  candidandosi come premier,capiamo come sia suo costume abituale  presumere di poter fare tranquillamente a meno dalla partecipazione diretta al plebeo e dozzinale voto  popolare. Insomma il Professor Monti  da tecnico si fa politico aggirando le regole della democrazia creando una ridicola riedizione del famoso Marchese del Grillo. Purtroppo, però, il “caso Monti” è una anomalia dalle conseguenze molto più gravi . La prima conseguenza è che sta per far saltare la democrazia dell’alternanza, sistema alternativo di governo fra le opposte politiche in atto in tutti i paesi occidentali più evoluti. Infatti prima della “discesa” in politica del Professore lo schema bipolare e le previsioni indicavano pacificamente che il centrosinistra  avrebbe battuto il centrodestra,che P.L.Bersani sarebbe diventato con ogni probabilità l’Hollande italiano. Dopo un ciclo di centrodestra si sarebbe aperto uno di segno opposto: cioè un evento normalissimo anzi doveroso  per un paese normalmente democratico . Invece ora con la salita di  Monti sopra il campo la situazione cambia.  Perché le liste centriste potrebbero  far perdere a Bersani il vantaggio su cui poteva contare, possono consentire al centrodestra di recuperare e limitare la sconfitta a cui sembra destinato. E, soprattutto, possono creare le condizioni per una alleanza post-elettorale tra centro e sinistra , una sorta di riedizione di un nuovo “ incredibile compromesso” fra sinistra e Vaticano  fondato su una pura spartizione del potere fra massimalisti cattolici  ed ex mangia preti e dunque su un equilibrio talmente precario da far prevedere una legislatura instabile e perennemente paralizzata dallo scontro di potere tra le due antitetiche  anime della coalizione. Che faranno i candidati premier alternativi Bersani e Monti? Riesumeranno la staffetta a palazzo Chigi di antica memoria? Come verranno scelti i ministri? Con il riscoperto manuale Cencelli delle mediazioni interminabili e dei compromessi inconfessabili? E, soprattutto, che farà il paese nella mani di un’alleanza di governo troppo presa dai propri problemi di potere interni da potersi occupare di come uscire dalla recessione economica? L’interrogativo è doveroso. Non solo perché con Monti, Casini e Fini  rientra in Parlamento  la Prima Repubblica,  ma perché la tanto decantata “agenda Monti” è in realtà null’altro che una sorta di  canovaccio dirigista e statalista buono proprio per un governo da “ inciucio di palazzo”.E che, soprattutto, evita accuratamente di affrontare le grandi riforme indispensabili per la fuoriuscita del paese dalla crisi. L’agenda di Monti, infatti, ignora del tutto la necessità di una riforma istituzionale. E si capisce, visto che in realtà il professore non vuole riformare ma solo riesumare l’epoca della centralità democristiana. Non sfiora l’argomento di un ulteriore passo in avanti sul terreno della riforma del lavoro. Ovviamente per non compromettere la possibilità di una alleanza post-elettorale con i progressisti. Infine, ignora completamente il capitolo della riforma delle autonomie, che poi è il capitolo della riduzione dei costi dello stato burocratico e della politica. E trasforma il tema della riforma della giustizia in un semplice argomento di campagna elettorale antiberlusconiana. L’agenda Monti, quindi, non è la soluzione dei problemi, ma una scialba riproposizione del solito ragionamento della vecchia balena bianca: allearsi con la sinistra per occupare il potere !

Insomma, stiamo peggio di prima. Ma quale credibilità riconquistata!  Rischiamo di tornare l'Italietta subalterna, ricattata, etero diretta, di antica memoria. Il progetto politico del Prof. Monti, la sua «salita» in politica ( giusto il termine, perché in effetti il Professor Monti al rango di politico ci “ sale” da una rango inferiore, quello di burocrate e barone universitario ) a questo rischia di portarci. Dell’uomo Monti Mario non voglio parlare, non voglio parlare della sua stupefacente conferenza stampa nella quale s’è addirittura paragonato a De Gasperi. I deliri di onnipotenza hanno bisogno di psichiatri adeguati, non di commenti, mentre l’acquisto di voti con i soldi dello Stato hanno bisogno di Magistrati veri, non di fantocci mascherati con la toga.

============================

MAGISTRATI  IN  POLITICA

E’ lecito, è corretto, è costituzionalmente ammissibile che un individuo , un Magistrato, che ha vinto un concorso solo per “ amministrare la giustizia in nome del popolo italiano “, di tutto il popolo italiano, sfrutti la notorietà ottenuta con le inchieste giudiziarie sulla classe politica per partecipare alla prossima campagna elettorale per entrare in Parlamento ? E’ lecita, è costituzionalmente corretta la ripetuta affermazione che anche un Magistrato “ abbia tutto il diritto di sottoporre le proprie idee al giudizio del popolo sovrano”?
Entrambe le domande sono poste in maniera sbagliata.

Perché il vero problema sta a monte di entrambi i quesiti: se per Costituzione Parlamento e Magistratura sono fra loro autonome ed indipendenti, allora non è ammissibile che i due ordini diventino due  vasi comunicanti. Per di più con uno dei due “vasi” ( il Parlamento) anticostituzionalmente ridotto  su un piano inferiore al primo ( la Magistratura) con le modifiche apportate all’articolo 68.
La notorietà mediatica non viene regalata dalla stampa a “tutti” i Magistrati, ma solamente a quelli che promuovono iniziative, anche se con accuse false,  “contro politici”. La storia è prodiga di prove in tal senso : ad iniziare da Violante, praticamente la” cara guida” del mega processo” contro la politica” , iniziato con il processo Andreotti . Proseguiamo con Di Pietro e con D’Ambrosio,       rispettivamente il “fuciliere” del plotone di esecuzione giudiziario, comandato da D’Ambrosio, assoldato per ammazzare leader e  partiti politici avversari del PCI. Entrambi infatti sono entrati in Parlamento grazie alla riconoscenza ( o prezzo convenuto)  del PCI/ DS per il lavoro sporco eseguito con l’esecuzione chirurgica della DC e del PSI.  Passiamo poi a Michele  Emiliano, oggi Sindaco di Bari che era il P.M. sull’inchiesta “ Arcobaleno” contro Barbieri e D’Alema, il quale dopo aver condotto quell’inchiesta con estrema lentezza,pensò bene di abbandonarla per accettare la proposta del PCI  di D’Alema di diventare il candidato Sindaco di Bari in quota PCI. Emiliano dovette dimettersi dalla Magistratura, così quell’inchiesta “ Arcobaleno”, già in avanzato stato di “ prescrizione” ( alias “decomposizione”), assegnata ad altro P.M., dovette ricominciare daccapo e “santa prescrizione fu”.  Cito ancora Luigi De Magistris , un vero fallito, parlando professionalmente . Ma ha “ costruito “  inchieste “da prima pagina ”, come l’inchiesta “ Poseidone lanciata nel maggio 2005 contro diversi politici ( Cesa, Frattini, Chiaravallotti, Basile ecc) e finita nel nulla assoluto. Come l’inchiesta “Why Not “  iniziata il 18 giugno 2007  e finita il 21 gennaio 2012 quando il GUP del Tribunale di Roma rinviò a giudizio Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi con l'accusa di aver acquisito nel 2009 in modo illegittimo i tabulati telefonici di alcuni parlamentari, ma capace di mettere comunque in crisi il Governo di Romano Prodi. Oggi è il caso di Antonio Ingroia , già sostituto procuratore a Palermo dal 1992 con quel Gian Carlo Caselli che era il braccio armato di Luciano Violante nel ricordato “ processo alla politica  “. Da circa venti anni conduce processi connessi alla malavita organizzata ed ai contatti con la politica e le istituzioni. Non ricordo una sua inchiesta che abbia condotto all’arresto di un mafioso, ma solo processi “ contro lo Stato” e “ contro certi partiti politici”.  Ricordiamo il processo contro Bruno Contrada , il processo contro il Generale dei Carabinieri Mario Mori, contro il senatore del PdL Marcello Dell'Utri. Il 24 luglio 2012 in merito all'indagine sulla Trattativa Stato-Mafia, ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 indagati famosi mentre il  5 dicembre scorso aveva definito “ una sentenza politica” la decisione della Consulta a favore della Presidenza della Repubblica  in merito al conflitto di competenze  tra il Quirinale e la Procura di Palermo. Ora sembra deciso a cogliere al volo l’occasione delle prossime elezioni politiche per sfruttare la sua notorietà di Magistrato per entrare nel Palazzo. Il requisito della “ assoluta consapevolezza ” da parte dei Magistrati è fin troppo evidente per starne anche a discutere.

Pierluigi Bersani dixit: "Piero Grasso è un simbolo della legalità". Nulla da dire sul curriculum dell'ormai ex Procuratore nazionale Antimafia. Il Pd ha la medaglietta della legalità. Ma le cose non sono così trasparenti come vorrebbero che credessimo. Il 29 e 30 dicembre in tutta Italia si vota per le "parlamentarie" di Pd e Sel. E a dare un'attenta occhiata alla lista dei candidati qualcosa non torna. Il Pd e Bersani non stanno facendo proprio di tutto per portare la legalità nel nuovo parlamento. Infatti fra i candidati del Pd alle parlamentarie ci sono quei nomi che non ti aspetti e che stridono fortemente con le promesse del segretario. Tra i candidati ci sono condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio. Non male per un partito che chiama Piero Grasso a fare il capolista. A Messina c'è la candidatura di Francantonio Genovese, indagato per abuso d'ufficio e al centro di una polemica per una rete familiare piazzata negli enti di formazione regionale. Qualche chilometro più a sud, ad Enna c'è la candidatura di Vladimiro Crisafulli che è sotto inchiesta per abuso d'ufficio. Se si va verso nord le cose non cambiano. All'Aquila tra i candidati spunta Giovanni Lolli, rinviato a giudizio per favoreggiamento, prescritto. A Potenza invece c'è Antonio Luongo, rinviato a giudizio per corruzione. Antonio Papania invece, candidato a Trapani, ha patteggiato la pena per abuso d'ufficio. Infine c'è anche Andrea Rigoni a Massa Carrara che si è beccato una condanna in primo grado per abuso edilizio, ora prescritta. Tutti questi nomi non sono alla prima esperienza in politica. Non sono al primo tentativo, ma sono tutti deputati uscenti, già eletti a Montecitorio nelle file del Pd. Non basta dunque un Piero Grasso per dare una sciacquata alla gioiosa macchina da guerra e munirsi di un arbre magique dell'antimafia e della legalità.

Lo scandalo non è costituito, secondo alcuni,  dai magistrati che entrano in politica, ma dal fatto che  i magistrati entrino in politica con il paracadute dell’aspettativa. Cioè con l’assicurazione che il giorno in cui decideranno di ritirarsi dall’agone politico per stanchezza, disillusione o perché  semplicemente trombati , potranno tornare a vestire la toga come se nulla fosse successo. Ed, anzi, grazie al fatto che la carriera dei magistrati è automatica e procede per anzianità, ritrovarsi con una funzione, un ruolo ed, ovviamente, uno stipendio superiori a quelli lasciati a suo tempo per l’avventura politica. Si dirà che tutti i funzionari pubblici godono dell’aspettativa. E che i magistrati usufruiscono di un diritto acquisito che riguarda l’intera pubblica amministrazione e non può essere considerato come una sorta di privilegio distintivo della casta delle toghe.

 L’osservazione pare giusta, invece è sbagliata, perché  parziale. Non tiene conto cioè  della singolare pretesa dei normali cittadini di essere giudicati per le proprie azioni che rientrano nelle fattispecie dei codici penali e civili in maniera equanime. E non prende minimamente in considerazione il bizzarro timore degli stessi cittadini normali che un magistrato rientrato in carriera dopo un periodo trascorso come un esponente politico di parte possa inquisire e giudicare non in maniera equanime ma condizionata dall’esperienza consumata sui banchi parlamentari. Perché mai queste singolari pretese e questi bizzarri timori della stragrande maggioranza degli italiani debbono soggiacere di fronte ad un pretestuoso e fantomatico “ diritto acquisito”  dei magistrati e dei funzionari pubblici di godere dell’istituto dell’aspettativa che garantisce loro carriera, posti e stipendi? Nessuno a sinistra è mai stato in grado di fornire una risposta credibile a questo fondamentale interrogativo. Una ragione dunque ci sarà. Ma a sinistra hanno sempre opposto  che  non si capisce per quale curiosa ragione i Magistrati dovrebbero rinunciare al comodo paracadute offerto loro dalle norme per conservare ed accrescere la propria personale sicurezza economica e sociale. In questa considerazione non fa neppure capolino un qualsiasi accenno al tema della pubblica moralità. Che a quanto pare vale e deve valere per chiunque decida di interrompere il proprio mestiere per dedicare una fase della propria vita all’attività politica. Ma non vale e non può valere per chi fa il grande salto con garanzia di ritorno all’indietro dalla magistratura al Parlamento. Così si riduce il Parlamento ad un albergo ad ore.

Perché se si osa sollevare il tema della pubblica moralità nei confronti di chi indossa  la toga si rischia l’accusa di attentare alla indipendenza ed all’autonomia di quella particolare categoria della pubblica amministrazione che per misteriose ragioni costituzionali ha stipendi intoccabili anche dai tagli di spesa imposti dalla superiori ragioni morali della pubblica austerità. Sollevare la questione morale sul paracadute dell’aspettativa dei magistrati, invece, è assolutamente necessario. Perché se è impossibile modificare per legge il privilegio delle toghe si può e di deve almeno avviare una azione di pressione morale sui magistrati decisi a entrare in politica affinché decidano autonomamente di rinunciare ai privilegi che danneggiano la giustizia e la loro stessa credibilità. In fondo che ci vuole? Basta che invece di chiedere l’aspettativa rassegnino le dimissioni. Tutti e subito. Anche  Grasso, Ingroia, Dambruoso, per dire. Ma basta?

Dunque accusare tutti costoro di avere sfruttato la notorietà acquisita sui media con soldi dei contribuenti è validissima. Ma nessuno di costoro è stato mai portato a giudizio civile per una causa di illecito arricchimento o similare. Nulla c’entrerebbe poi la “ impunità civile dei Magistrati “, imposta con la famosa  Legge Vassalli che vanificò il plebiscitario referendum popolare che la voleva introdurre perché non sarebbe legata ad una “ mala giustizia” ma ad una situazione di fatto relativa alla carriera del Magistrato, peraltro anche “successiva” che dunque sorgerebbe solo al momento dell’effettiva discesa in campo politico del Magistrato. Non credo, dunque, che costoro abbiano, come recita la vulgata, tutto il diritto di sottoporre le proprie idee al giudizio degli elettori. Né ritengo compensativo l’ incassare la critica delegittimante di usare il prestigio e l’autorevolezza derivanti dalla sua attività di magistrato per entrare a far parte della casta politica fino a ieri così tanto inquisita e disprezzata.

Il caso Grasso, Ingroia, Dambruoso, ecc però, non è affatto isolato. Accanto ad esso si sta manifestando un caso analogo altrettanto scandalosamente inopportuno. Il caso in questione è quello del governo tecnico, a cui era stato affidato il compito di sostituire non solo un governo politico ma la classe politica in genere e che invece si prepara ad entrare in campagna elettorale con liste che ad esso fanno riferimento. Il tutto con l’obbiettivo dichiarato di togliere voti ai partiti grazie ai quali ha governato per un anno di seguito. Anche in questo caso nessuno può negare il diritto a partecipare alle elezioni ai  ministri del governo Monti ed allo stesso presidente del Consiglio. Quest’ultimo, ad esempio, può sempre dimettersi da senatore a vita per ottenere l’investitura popolare a succedere a se stesso nella prossima legislatura. Ma tacere sulla inopportunità di una metamorfosi così radicale, come fanno i commentatori dei grandi media del paese, appare decisamente vergognoso. Perché accanto alla inopportunità di un governo tecnico che doveva salvare il paese dalla politica e che decide di diventare politico per perpetuare se stesso, c’è anche una questione istituzionale di non poco conto. Può garantire l’imparzialità delle istituzioni in una delicatissima fase elettorale un governo che diventa concorrente diretto delle forze politiche in campo? Il governo in carica è un esecutivo che deve la propria nascita e la propria sopravvivenza proprio a quella caratteristica tecnica che ne avrebbe dovuto garantire la terzietà rispetto ai partiti della maggioranza e della stessa opposizione. Ma se questa caratteristica di fondo, cioè la terzietà, scompare, ed il governo tecnico diventa politico decidendo di collocarsi in favore di alcune liste e contro altre, perché mai all’esecutivo dovrebbe essere lasciato il compito di gestire le prossime elezioni? Solo per consentire ai vari ministri tecnici decisi a diventare politici a tempo pieno di sfruttare a fini elettorali la notorietà, l’autorevolezza ed i privilegi che vengono loro dal ruolo governativo? Sarà il caso che qualcuno risponda a tali interrogativi. Ed è opportuno che questo qualcuno sia proprio il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha “inventato” la “soluzione Monti” e che oggi ci deve  spiegare per quale ragione i cittadini italiani dovrebbero avere la sensazione di partecipare ad una campagna elettorale in cui le istituzioni non sono affatto  al di sopra,  ma una delle parti in campo. Presidente, aspetto con ansia il suo attacco logorroico di fine d’anno per vedere se ci risponde o se preferisce svicolare.

=================================

NAPOLITANO, MONTI, FORNERO DENUNCIATI.

Un giornalista, un ex collaboratore di “ Report” di RAI3 e della Gabanelli,  Paolo Barnard, ha denunciato, insieme all’avvocato Paola Musu ,Mario Monti e Giorgio Napolitano per il “golpe finanziario” di fine 2011. Questo blog riporta la tesi ipotizzata dal giornalista : il Ministro Elsa Fornero, quella che  piangeva  in pubblico annunciando il taglio delle pensioni, in realtà avrebbe lavorato   da anni proprio per consegnare al mercato finanziario privato ( bancario),  il patrimonio delle pensioni pubbliche italiane, aggravando così anche il deficit dello Stato. Sarebbero  già un migliaio le denunce, sottoscritte in tutta Italia: Napolitano – di cui Barnard chiede l’impeachment in Parlamento avrebbe dovuto difendere l’Italia dall’attacco speculativo dello scorso anno. Invece, il capo dello Stato «non solo ha mancato nel suo compito supremo – lo accusa l’ex inviato di “Report” – ma è stato e continua a essere pienamente complice del sovvertimento democratico ad opera dei mercati finanziari e dell’Eurozona». Parla da solo, aggiunge il giornalista, il caso sconcertante di Elsa Fornero, da anni al servizio del sistema pensionistico privato.
Uno sguardo al curriculum della ministra più detestata d’Italia aiuta a farsi un’idea: dal 1999 è stata nel Cda di Ina Assicurazioni, Fideuram Vita, Eurizon Financial Group. Poi vicepresidente della Compagnia di San Paolo e del consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo, quindi nel board di Buzzi Unicem Spa e direttrice di Allianz Spa. In pratica: un virtuale conflitto d’interessi vivente, nel momento in cui entra a far parte del governo Monti, dove – con un reddito dichiarato di oltre 400.000 euro, il 6 dicembre 2011 annuncia subito la riforma delle pensioni italiane, che al 50% non superano i mille euro mensili e al 27% non vanno oltre i 500 euro. «Una riforma incostituzionale – accusa Barnard – nonché una truffa, già riconosciuta dai mercati stessi».

La riforma ammazza - pensioni entrerà in vigore nel 2013. “Business Online” la commenta così: «Pensioni sempre più lontane e sempre più esigue, a causa del nuovo meccanismo che adeguerà alle aspettative di vita i coefficienti di trasformazione in rendita e i requisiti di età». Esempio: chi oggi guadagna sui 2.500 euro, potrebbe prenderne solo 688 di pensione. Inoltre, aggiunge “Business Online”, «per avere una pensione dignitosa, il lavoratore dovrà aver versato nel corso della sua vita lavorativa almeno 300-400 mila euro di contributi, come spiegato da molti esperti». Sembra infatti che la pensione integrativa privata «possa essere l’unica via di uscita per riuscire a mantenere lo stile di vita una volta conclusa l’attività lavorativa».
La ministra, “emissaria” diretta dei colossi finanziari che gestiscono fondi pensionistici privati, vanta una strettissima “osservanza”di ogni tipo di diktat proveniente da quel mondo. Nel 2000, prende nota di una “raccomandazione” per l’Italia emessa dai tecnocrati dell’Ocse in cui la Fornero siede a fianco di Mediobanca, Generali, Invesco e Ing. Tema: estensione del sistema contributivo. Dieci anni dopo, sarà la stessa super-lobby “Business Europe” a rivolgere una “raccomandazione” agli Stati dell’Eurozona, per «mettere in relazione l’effettiva età pensionabile con l’aspettativa di vita»; indicazione che, una volta ministro, la Fornero trasformerà subito in legge. «Elsa Fornero – commenta Barnard – sa perfettamente da anni che l’affidare alla capitalizzazione le nostre pensioni è devastante per i conti dello Stato. E sa oggi che la previdenza privata è fallimentare per le tasche dei pensionati, ma tace».

Già nel 2000, al convegno “Scenari sulla previdenza privata e pubblica” promosso da Mediobanca, la Fornero concordava con l’economista Franco Modigliani: “perverso” il sistema previdenziale obbligatorio pubblico, meglio che venga «completamente rimpiazzato dalla capitalizzazione». Sin da allora, secondo Barnard, la Fornero era un tecnico dichiaratamente in conflitto d’interessi con la Costituzione, che all’articolo 41 impone che l’attività economica sia indirizzata e coordinata a fini sociali. «Impossibile che gruppi finanziari con interessi speculativi per centinaia di miliardi e che rispondono solo agli investitori possano perseguire fini sociali». Inoltre, e ancor più grave – aggiunge Barnard – Fornero e Modigliani ammettono in quel consesso privato che l’auspicata riforma delle pensioni in senso privatistico «non solo peggiorerà per decenni i bilanci dello Stato», ma «questa catastrofe di impoverimento nazionale dovrà essere ripianata dalle famigerate Austerità delle tasse, che devastano il paese produttivo e i redditi». In altre parole: «Al fine di portare immensi capitali pensionistici nelle casse dei gruppi di capitalizzazione, Fornero già nel 2000 era disposta a causare l’Economicidio dell’intera nazione».

 Oggi circola in tutti gli ambienti della previdenza integrativa privata, italiana e internazionale, l’ultimo rapporto del Covip, un organo di controllo nazionale delle previdenze. Che rivela fatti sconcertanti: a fine 2011, il totale investito nelle previdenze integrative private italiane era già di 90,7 miliardi di euro. Il 58% di questi contributi versati dai lavoratori è stato investito in titoli di Stato internazionali relativamente sicuri, ma il 42% rimane investito in finanza ed equities, notoriamente ad alto rischio. «Si sappia che solo nel primo anno e mezzo della crisi finanziaria – rileva Barnard – negli Usa sono scomparsi nel nulla 2.000 miliardi di dollari di pensioni sudate una intera vita dagli americani». Altra sigla sconosciuta ai più, quella di Mefop Spa, società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione, fondata nel 1999. Soci: Allianz, Intesa SanPaolo, Unipol, Generali, Unicredit. Missione della lobby: sviluppare la previdenza complementare, privata.

Oggi, rivela Barnard, il ministero dell’economia detiene la maggioranza assoluta delle azioni di Mefop Spa. Cioè: «I pubblici amministratori delle nostre vite economiche, tenuti all’assoluta imparzialità dalla Costituzione italiana, sono azionisti di maggioranza di una lobby di speculatori previdenziali privati. E non poteva mancare il solito nome: nel 1999, nel comitato scientifico di Mefop Spa sfoggiava lei, Elsa Fornero». Che, da allora, non ha mai allentato l’impegno per la privatizzazione delle pensioni, indebolendo la previdenza pubblica. Nel 2003 a Bruxelles presenta un dossier al Ceps, il Centre for European Policy Studies, gruppo controllato dalla American Chamber of Commerce e dalla City of London. Sponsor dell’evento: Allianz, con 392 miliardi di dollari in gestioni finanziarie, ed European Federation of Retirement Provision, che è la top-lobby delle pensioni integrative in Europa con 3.500 miliardi di euro in gestioni finanziarie. Nel marzo 2010, continua Barnard, la Fornero è all’European Policy Center per la conferenza “Challenge Europe 2020”, dove sostiene, testualmente, che «il metodo più efficace per prevenire l’impoverimento della terza età è di farli stare di più al lavoro, sia riportando più anziani al lavoro che alzandogli l’età media pensionabile». Nei mercati del lavoro “flessibile”, per Elsa Fornero, «i redditi devono stare di pari passo con la produttività: crescono normalmente fino all’età media, e calano quando il lavoratore si avvicina alla pensione». Principi, osserva Barnard, che «rasentano l’incubo di un regime socialmente nazista: si auspica esplicitamente che l’anziano sia forzosamente riportato al lavoro, che gli si impedisca di godere del diritto al riposo e che, dopo una vita di lavoro per il paese, lo si penalizzi nel reddito in quanto non più macchina produttiva per il profitto, in una logica che lo disumanizza». Oltre «all’abominio intellettuale di questa “sicaria”  dell’Economicidio sociale», secondo Barnard si ravvisa l’ennesima violazione della Costituzione, che all’articolo 36 garantisce il diritto a una pensione equa e “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Ovvero: la Costituzione non ammette che, a parità di qualità e quantità di lavoro, vi possa essere una discriminazione di reddito in base all’avanzamento dell’età. Ma Elsa Fornero non demorde, e spesso compare al fianco di Assogestioni, la struttura di Domenico Siniscalco che arriva a gestire 974 miliardi di euro di investimenti. Al Salone del Risparmio dell’aprile 2012, con tutti i big della finanza presenti (nonché lettere di plauso di Monti e Napolitano), la Fornero rassicura il settore privato: «Qualsiasi lavoro finanziato da fondi pubblici è escluso», chiarisce. Problema: «Per i fondi pensione privati il bicchiere è ancora mezzo vuoto»? Niente paura: «Il governo farà la sua parte».

I gruppi finanziari sponsor e partecipanti a quell’evento, fa notare Barnard, assommano interessi di speculazione finanziaria che raggiungono una cifra impossibile da calcolare per via delle dimensioni inimmaginabili. Ad ascoltare le parole di Elsa Fornero c’erano Aberdeen, Bnp Paribas, Invesco, Eurizon Capital, Jp Morgan Asset Management, Pioneer Investments, Credit Suisse, Morgan Stanley, Pimco, Ubs, Fineco, Deutsche Bank, Natixis, Hsbc, Unicredit e molti altri, di pari stazza mondiale. E non è finita. Un mese dopo, i leader italiani della promozione finanziaria sono all’Unione Industriali di Torino: Banca Fideuram, Banca Generali, Finanza & Futuro Banca, Ubi Banca Private Investment, Assoreti. Tema centrale, “il contributo delle reti di promotori finanziari allo sviluppo della previdenza complementare in Italia”. In apertura, Elsa Fornero avverte: «Dalla riforma delle pensioni non si torna indietro».

E arriviamo al fatidico novembre 2012, con la massima assise mondiale dei fondi pensione privati, il World Pension Summit di Amsterdam. Sponsor planetari, che portano sul tavolo olandese interessi finanziari per un totale di 2.798 miliardi di euro, cifra di quasi mille miliardi superiore al Pil italiano, ma divisa in nove gruppi privati: Pensioen Federatie, Fidelity Worldwide Investment, Mn, Deloitte, Skagen Funds, Delta Lloyd Group, Adveq, Ing, Jp Morgan Asset Management’s. Elsa Fornero è fra i relatori, unico ministro delle politiche sociali: in quella sede, sostiene Barnard, la professoressa torinese «compie quello che è forse l’atto di ammissione più grave della storia della Repubblica italiana». In una convention a porte chiuse, la Fornero dichiara che le modifiche all’attuale sistema previdenziale «erano necessarie per compiacere i mercati finanziari, altrimenti ci sarebbero state conseguenze devastanti per il paese».

Giù la maschera, siamo alla capitolazione definitiva: «Lo Stato non esiste più, Monti e la Fornero lavorano per i mercati violando la Costituzione come mai dal 1948 a oggi». Per Paolo Barnard, «il colpo di Stato finanziario che ha posto definitivamente fine alla sovranità di Camera e Senato è una realtà», e pertanto «l’indegno presidente della Repubblica Giorgio Napolitano va messo in stato d’accusa dal Parlamento per alto tradimento». Semplicemente sconcertante, per il giornalista promotore dell’economia monetaria democratica formulata da Warren Mosler, che un ministro lavori – ormai apertamente – per dirottare sul mercato privato le pensioni pubbliche, come vogliono le potenti lobby da cui la stessa Fornero proviene. Barnard chiede che il “golpe” finanziario finisca sotto processo, cominciando da «due delle più indegne figure della storia democratica italiana», ovvero «la sicaria dell’Economicidio italiano e lobbista dei gruppi finanziari Elsa Fornero» nonché «l’ex comunista Giorgio Napolitano, già lungamente compromesso coi poteri forti del Council on Foreign Relations americano dagli anni ‘70». Dovranno «rispondere, a noi cittadini, dell’immane danno alla democrazia».

Si attendono con una certa propensione ad accettare “ il teorema accusatorio” ulteriori novità sull’argomento. Non dai soliti giornali, che le ometteranno certamente, come hanno taciuto quello che questo blog ha or ora riportato. Ma Internet, a chi vuole davvero informarsi, è prodigo di verità.

========================================

A TUTTI UN FERVIDO AUGURIO PER  UN NUOVO ANNO CHE RIVEDA L’ESERCIZIO DELLA SOVRANITA’ POLITICA DA PARTE DEL POPOLO ITALIANO.

 Roma Lunedì 31 dicembre ’12

Gaetano Immè

 

 

Nessun commento:

Posta un commento