Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 3 gennaio 2012

DEDICATO A GIORGIO BOCCA ED AI SUOI ADULATORI


Preparatevi, preparatevi bene, perché, finite le santissime feste , ora partirà il coro dei melensi, il coro delle prefiche piagnone a pagamento, il coro dei truffatori e dei mistificatori di professione. Così sentirete parole “ alate” dal solito Napolitano, parole “ sobrie e di dolore “ dall’ex Rettore Universitario, interventi “ da ciglio umido” dai vari Bersani, Camusso, Vendola, Fini, Scalfari, Mauro, Lerner, Maltese e compagnia di giro solita.

Giorgio Bocca è morto all’ età di novantuno anni. Notissimo giornalista, possedeva una virtù ormai assai rara: sapeva scrivere senza lasciar cadere la verve , la tensione del lettore. Scriveva come stesse lanciando invettive continue. Non è certo facile scrivere in quel modo, uno dice “ scrivi come mangi “, ma non è cosa facile. Diciamo che era la sua dote, forse la migliore, forse – ameno per questo Blog – forse l’unica.

Giorgio Bocca, come credo tutti gli italiani nati negli anni venti e trenta, fu un ardente ed ardimentoso fascista e – in questo fu certo un vero maestro – fu assai lesto ad annusare il vento che spirava e , oplà, un bel salto sopra il carro del futuro assai probabile vincitore, senza pensarci su. Così fu maestro, questo anche, nella sua vera ed unica professione: quella di “ antifascista di risulta” e di “ eterno partigiano”. In questo fu certo un grande maestro per i suoi allievi: per Lerner, per Maltese, per Scalfari, per Mauro, per tutta quella pletora di rabdomanti delle idee celate sotto terra, che seppero mettere a frutto il suo esemplare insegnamento: saltare sul carro dei vincitori, restarvi ben avvinghiati e farne una professione, meglio ancora se molto ricca. Leonardo Sciascia bollò queste persone come “ professioniste dell’antimafia”, così come questo Blog ha sempre bollato e sempre bollerà Bocca ed i suoi seguaci come “ professionisti del salto sul carro dei vincitori”, professionisti eterni di un antifascismo di facciata, professionisti di una Resistenza mitizzata tirata alle lunghe come la pelle di certe parti intime . Da un punto di vista economico, professioni mica male , visto il reddito dei suoi corifei.

Per questo blog Giorgio Bocca è stato lo scrittore del “ pregiudizio ideologico” , è stato la “ mejo penna” di quella sinistra ancorata solo al passato, nemica per partito preso di ogni novità, di ogni innovazione, l’aedo perfetto di un Paese che avrebbe dovuto rifiutare Internet, che avrebbe dovuto estraniarsi dalla globalizzazione, che avrebbe dovuto continuare a vivere nel festeggiamento oleografico della Resistenza enfatizzata e mitizzata , di un Paese che non doveva misurarsi intellettualmente con ogni pensiero politico sociale che sorgesse nel suo popolo , ma che dovesse solo odiare l’ avversario da disprezzare ed odiare , la perfetta continuazione insomma, della guerra civile del dopo guerra che insanguinò l’Italia e di cui Bocca è stato non solo un fanatico attore quanto un idolatrato cantore. In questo sì che Bocca è stato un maestro, certo non il mio maestro, ma il maestro di molti altri, un maestro nell’uso del pregiudizio politico, tramutato da Bocca in un’arma acuminata, contundente, in un vero e proprio arnese da scasso , armi con le quali affrontava , con astio e livore, chiunque osasse pensarla diversamente da lui, con quella cieca e sorda volontà di sopprimere il nemico da ricordare non dico la toreada del torero ma , questo sì, l’arrogante e spietata violenza del cacciatore che mira con la canna della sua bocca da fuoco l’innocente e libertaria quaglia.

Per chi , come questo Blog, abbia letto alcuni dei suoi libri ha trovato il messaggio culturale di Bocca un inno all’isolazionismo culturale del Paese, una sorta di riproposizione del nazionalismo fascista , di quella cultura secondo la quale “ non avrai altro Dio fuori di me”. Leggendoli, la somiglianza, il parallelo con il pensiero leghista di Bossi, di Miglio, ecc. appare evidente e limpido. Il pensiero di Bocca e quello della Lega Nord , al di là dell’invettiva che ne costituisce il carattere distintivo, esprimono entrambi la rozza difesa di un passato ormai dissolto. Così Bocca opponeva a qualsiasi idea o movimento la cocciuta, volgare e pregiudiziale difesa dell’Italia nordista, piemontese, della Resistenza “Chi non sta con me sta contro di me “. Il fascismo, il nazismo, il comunismo. Allo stato puro. Un vero razzista che aveva anche la sfrontatezza e l’improntitudine di denigrare la Lega Nord, forse temendone l’ondata del consenso che avrebbe travolto anche il suo Piemonte.

E non è però la cosa peggiore che il nome di Giorgio Bocca mi suggerisce . Vado avanti, sicuro di essere esecrato dallo stuolo di tanti adoranti ipocriti, ignoranti e mistificatori. E' da decenni che il decano della stampa italiana non perde occasione per offendere gratuitamente Napoli e il Sud. Trascrivo parole sue “Insomma, la gente del Sud è orrenda (…).”.” Una volta, a Palermo, c’era una puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie “. “Vai a Napoli ed è un cimiciaio, ancora adesso. Una poesia il modo di vivere di quelle parti? Per me è il terrore, è il cancro. Sono zone urbane marce, inguaribili”. Un anatema contro l’omosessualità. “Pasolini? Mi dava noia: sono un po’ omofobo”. Ad una domanda di Fazio (“Lei s’è occupato di Napoli. Qual è una soluzione possibile, secondo lei? C’è?”) rispose: “Sa… i leghisti dicevano Forza Etna, Forza Vesuvio…”. Ho smesso di leggere il “ Bocca della verità “ da quando, cinque anni fa, ho aperto il suo “Napoli siamo noi”. Mi è bastato arrivare alla seconda pagina dove ho letto ( prego verificate pure ) : “Lungo la tangenziale avvengono anche molti scippi classici; due in motoretta che raggiungono la donna con la borsetta a tracolla e gliela tirano via come una frustata”. Sulla tangenziale di Napoli, mi chiesi incredulo? La tangenziale, come sanno tutti quelli che vivono a Napoli o ci sono venuti almeno una volta in auto, preferibilmente senza Barbera in vena, è un raccordo autostradale dove le donne, anche se mignotte, non vanno a passeggiare. Non credo si possa neanche entrare a piedi sulla tangenziale. Sarebbe come andare a fare due passi sulla Roma- Napoli. E' così che faceva le inchieste? Ho buttato via il libro. Poi, a sentire altri, più solerti e pazienti di me, mi accorsi di aver sbagliato buttandolo via perché costoro , leggendolo tutto, avevano scovato un elenco molto più ben nutrito di inqualificabili offese per il Sud Durante poi una recente intervista a "Che Tempo che Fa", rispondendo ad alcune domande di Fabio Fazio sulla città di Napoli, Bocca affermava :"Napoli è decomposta da migliaia di anni...non da oggi" in balia della "plebe", del malcostume e della corruzione a quanto pare impossibili da sconfiggere ed estesi alla maggioranza della popolazione :Ed ancora "Beh i leghisti dicevano forza Etna, forza Vesuvio". :"Nascere a Napoli è un'immensa sfortuna...niente è cambiato rispetto a 20 anni e nulla cambierà" e poi ancora "Oramai al sud anche coloro che combattono la mafia e la camorra si sono rassegnati al fatto che sono fenomeni irrisolvibili" Un vortice razzista deprimente ed umiliante; con una sequela di pregiudizi e luoghi comuni tipici del contadino leghista ma, si pensava, estranei a quella che pareva una mente "illuminata"; fornita dunque della cultura minima per evitare di parlare con considerazioni così becere ed arroganti. Chiunque conosca un minimo di storia, senza voler scomodare le dottrine neoborboniche e quelle anti-risorgimentali, sa bene quanto la città all'ombra del Vesuvio sia stata potente, sviluppata e ricca di primati. Non si può parlare di Napoli prendendo in analisi solo i suoi lati orribili e nemmeno, ovviamente, considerare esclusivamente i punti d'orgoglio. Non si può andare in prima serata su Rai Tre e, da giornalista navigato e molto seguito, lasciarsi andare ad affermazioni che hanno molto di razzista e nulla di intellettuale. A questo punto delle due l'una: o Bocca non sapeva di cosa parlava o la sua cultura storica è inferiore a quella di un alunno di una scuola media piemontese

Gli ipocriti che adorano Bocca in compenso crocefiggono Bossi. Ma Bossi non pretende di essere considerato un intellettuale né C.A. Ciampi, come Presidente della Repubblica , ha concesso a Bossi le onorificenze italiche come a Bocca!

Potrei continuare fino a domani mattina. Non è tanto per i contenuti, quanto per il modo in cui questi contenuti sono buttati giù, con un disprezzo razzista e razziale che mi hanno sempre disgustato in Giorgio Bocca. Ma cosa abbiamo festeggiato a fare i centocinquant'anni di Unità d’Italia se poi uno scrittore, anche se ex-partigiano (se è per questo anche ex camerata) sbotta con espressioni da trivio?

Se posso scrivere questo articolo é perché non mi sono mai associato in vita al culto di Giorgio Bocca, anzi. Io non voglio esprimere dubbi sul suo valore di giornalista: sarebbe sciocco e puerile, vista l'entità della sua produzione e la sua carriera. E non voglio parlar male di lui perché come tanti giovani della sua generazione ha militato nei Guf e nella stampa fascista durante il ventennio. E nemmeno perché in quel periodo ha scritto articoli sulla "congiura ebraica". E neanche perché era un uomo profondamente contraddittorio. E nemmeno solo perché ha preso cantonate colossali negli anni di piombo. E nemmeno perché ha scritto che quella delle Brigate rosse "era una favola eterna", una invenzione (!) dei magistrati. "Questa storia é penosa al punto di dimostrare il falso, il marcio che ci sta dietro – scriveva Bocca commentando il ritrovamento di un covo brigatista convinto che fosse una montatura – perché nessun militante di sinistra si comporterebbe per libera scelta in modo da rovesciare tanto ridicolo sulla sinistra" (purtroppo non era vero. Purtroppo no). Bocca aveva sostenuto all'epoca(l'articolo é del 23 febbraio 1975) che le Br non esistevano, e pochi anni dopo, nel marzo del 1980 duellò in un faccia a faccia con Giampaolo Pansa. In quella sede si spinse fino a dire che "La polizia sapeva benissimo che i covi brigtaisti esistevano" (fateci caso, l'esatto contrario di quello che aveva acuito!) che "la nascita del terrorismo rosso é stata tenuta a bagnomaria per costruire la teoria degli opposti estremismi", che i magistrati "Avevano messo Curcio nella prigione di Casal Monferrato perché volevano che scappasse". Pensate un attimo: secondo Bocca gente come Giancarlo Caselli e Carlo Alberto Dalla Chiesa voleva che Curcio scappasse! E infatti in quel faccia a faccia aggiungeva: "Io non ho la carta bollata con le firme di Caselli e del generale Dalla Chiesa per provare che volessero la fuga. Io do un giudizio globale".La solita infamia. Nemmeno voglio stroncare Bocca perché disse che a Milano votava per la Lega salvo poi tuonare per anni contro la destra e la barbarie leghista. Non voglio imputarlo di aver duellato contro Dario Fo su Il Venerdí dicendo che si trattava di "un cretino". E nemmeno voglio condannare Bocca solo perché é stato il primo giornalista a prestare la sua firma a Silvio Berlusconi per l'informazione di Mediaset ma, se non altro, perché dopo ha considerato servi tutti gli altri che lo hanno fatto. Perché ha scritto- solo dopo avere smesso di lavorarci - di considerare Berlusconi"un maiale". Si può essere incoerenti e insieme geniali. E si può aver detto una castroneria nella propria vita. Quello che peró va detto molto francamente di Bocca é che – accecato dal suo estremismo viscerale e a tratti acido - é riuscito a dire, scrivere o sostenere almeno una cosa che mi pare veramente incredibile e grave . É stato un fuoriclasse, certo, ma amava molto stupire, inveire, aggiustare le realtà che ostacolavano la sua furia giudicante e la sua foga spesso approssimata. É stato un grande, certo, ma anche un grande cinico. Forse il modo migliore per ricordarlo senza sconfinare nell'apologia o nell'invettiva é ricordarlo con tutte le sue contraddizioni. Ci guadagneremo noi. Ma in fondo anche lui, perché era il tipo che si divertiva di più fra le fiamme dell'inferno che nei cieli azzurrini del paradiso.

Ma devo ancora aggiungere che Bocca “oggi è un antifascista d’acciaio, ma prima di fare il partigiano è stato un fascista scaldato e anche un razzista antisemita. Oggi è tra i più aspri nemici di Silvio Berlusconi, ma ha lavorato per la televisione del Cavaliere e con ottimi contratti: ‘L’ho fatto per i soldi’, ha spiegato in un’intervista a Oreste Pivetta per ‘l’Unità’ del 14 marzo 2006. Oggi è antileghista, ma ha tifato per la Lega di Umberto Bossi: li chiamava i nuovi partigiani. Oggi difende i post-comunisti, ma è stato un loro avversario molto polemico. E sempre con lo stesso stile umano. Nei tanti mutamenti, l’Uomo di Cuneo ha sempre conservato intatto un connotato, quello iniziale, di quando era un giovane fascista: il carattere arrogante, del tipo pronto a manganellare con le parole chi non la pensa come lui o lo disturba con articoli e libri che lui non è in grado di scrivere. Con il passare degli anni, è diventato un vecchio signore che vuole sempre azzannare e farsi temere. L’Uomo di Cuneo è l’esatto contrario del tipo generoso. Per lui, gli altri contano meno di nulla, anzi, come diceva il Marchese del Grillo , “ non contavano un cazzo “. . Il suo mondo storico ha sempre avuto un solo abitante con diritto di parola: lui.”

ROBERTA DE MONTICELLI OVVERO LO SQUALLORE DELLA SINISTRA

Il 23 dicembre 2011, su Il Fatto Quotidiano, la Professoressa Roberta De Monticelli ha voluto far conoscere la sua posizione nei confronti di Don Verzè e della sua Università . Oddio, l’esimia docente ha scelto, guarda caso, proprio un momento così delicato per trovare il coraggio di fare “ outing” contro Don Verzé nonostante abbia lavorato come docente ed incassato i relativi lauti stipendi di Don Verzé fin dal mese di Ottobre 2003. Insomma , che volete che sia, finchè i soldi arrivavano puntuali dal “ prete” , per otto lunghissimi anni, tutto andava bene. Invece, appena il “ lauto stipendio” non veniva più corrisposto con la continuità che una “ Repubblica fondata sul lavoro “ garantisce ( affossando ed ostacolando l’iniziativa privata in ogni modo) allora l’esimia Professoressa ha pensato bene di esternare tutto il suo bilioso rancore ideologico contro un vecchio indifeso. L’esimia docente fa parte di quella bella fetta di italiani che condanna a morte una persona prima che sia svolto il processo, sono dei carnefici e dei boia morali. Mastri Titta che impiccano le persone sul patibolo del “ si dice” Fa pena e disgusta sentire che solo il 23 dicembre 2011 la grande Docente trova il coraggio, con la volgarità propria di chi ,vedendo il proprio benefattore ridotto sul lastrico, lascia libero sfogo al sordo rancore represso per tanti anni, scrivendo che “…che emozione sentire in quelle parole il cambiamento rispetto ad un passato improntato ad una gestione poco trasparente….”Accidenti! Immagino come deve aver sofferto, nel proprio intimo, la Professoressa De Monticelli in questi lunghissimi ed eterni otto anni , sempre lì a ritirare il “ lauto stipendio” da quel malfattore di Don Verzè! Ma come soffriva bene in silenzio  l’esimia docente quando quel pretaccio di Don Verzè cacciava li sordi che allora non puzzavano, anzi! Lei, la Docente, come tante e tanti in Italia,  con l’animo della " mantenuta" , che nel tentativo di far apparire come " operazione culturale" quella che è semplicemente un'operazione indegna persino di una jena ridens ( mangiarsi gli avanzi umani del suo datore di lavoro caduto in disgrazia) , ha anche la sfrontatezza di spacciare come  verità fatti che nessuno conosce, neanche i Magistrati che ancora neanche hanno iniziato le indagini. Tuttavia la Docente ha anche la faccia tosta di scrivere che  “ Non una lira di quelle per le quali il sistema è indagato per associazione a delinquere, è mai arrivato nelle casse della Ricerca”! E certo! Loro tutto sanno, loro tutto, lasciano intendere,  han sempre saputo ( però, come si addice ad una jena per bene , finchè Don  Verzè dava  loro il " lauto pasto" tutti tacevano! ) , loro campavano d’aria! Ecco: è partita la " tentata rapina"! Quella che in Italia, con l'aiuto di leggi e di Magistrati, consente  ai dipendenti di impossessarsi dell'azienda , senza che nessuno dia una mano ad un'azienda in difficoltà. Così è partita la " campagna" per trasformare , senza ancora uno straccio di prova legale e giuridica, con falsificazioni, con bufale, con interpretazioni tendenziose ed in mala fede, una persona - anzi, peggio, un prete - in un pericoloso delinquente. Così , spacciando come " cospirazioni " e come " indegni intrallazzi" eventi finanziari sconosciuti ancora agli stessi Magistrati inquirenti, la sinistra utilizza il solito fango mediatico - arma tradizionalmente prodotta dal PCI fin dai tempi di Napolitano a capo del servizio culturale del PCI usata ed abusata dalla Cederna contro Giovanni Leone -  e la nuova arma contundente  del " falso moralismo" portato in eredità alla sinistra cattocomunista dai residuati organici della DC di sinistra. Tipo Buttiglione, per capirci, quello cacciato con coro unanime dall'Europa , quello che ha avuto la spudoratezza di affermare a " Porta a Porta" di due mesi fà che ( testuale) " le dimissioni di Berlusconi valevano da sole a far scendere di trecento punti lo spread dei nostri titoli pubblici". La consorteria da valico, gaglioffa ed incostituzionale,  che unisce la Magistratura ( facendo strame della sua indipendenza ed autonomia costituzionale ) con la sinistra cattocomunista ha prodotto solo danni incalcolabili. Ecco gentaglia del genere crede di farci ancora fessi etichettando con sigle imbecilli , come P2, P3, P4 ,ecc reati inesistenti. Ma non mi fate ridere! Ci avete già provato , ricordo, con la famosa " stesura giuridica di Gherardo Colombo " sulla famosa P2, stesura  poi smantellata e fatta letteralmente poi a pezzettini  dalla Corte di Cassazione , senza mai - si badi bene -   dico " mai " spiegarci quali siano effettivamente stati i  reati che  Roberto Gervaso, Maurizio Costanzo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Alighiero Noschese , ecc avrebbero commesso. Tutte mascalzonate, tutte diffamazioni, tutte infami invenzioni,  tanto che la pomposa , retorica e sopra tutto inutile Commissione presieduta dalla democristiana  Tina Anselmi dovette riconoscere la sola responsabilità personale di Licio Gelli, non certo alcuna responsabilità di tipo " associativo". E che dire delle infamie affastellate da Giancarlo Caselli contro Giulio Andreotti - poi assolto dalla Cassazione - o contro il maresciallo dei Carabinieri Lomardini, poi suicidatosi? Solo l'ondata oceanica dell'indignazione popolare non consentì a questa " banda da valico" di riuscire a creare il " mostro Enzo Tortora", ricordate?


Certo, aver sperperato i soldi della fondazione  è grave, ma prima che il famigerato Tribunale del Popolo , prima che a medioevale ' " Inquisizione popolare " , gestita da Repubblica,  induca il popolo bue , bilioso ed indottrinato alle  suggerite sommarie impiccagioni  , sarebbe  più democratico , sarebbe  più costituzionale , sarebbe sopra tutto più civile attendere, visti gli indicati precedenti,  l'esito di tutti i  tre gradi del processo. Noto che la demonizzazione di questo prete come fosse un comune malfattore credo sia principalmente dovuta alla sua ferma opposizione sui temi biologici. Alla miserabile muta di jene affamate e che oggi finge di sbandierare un falso moralismo sociale contro il denaro, considerandolo " sterco del demonio" solo quello degli altri, ribatto che i peccati addossati al prete sono peccati veniali, che la vera posta in gioco sono le idee e le pratiche relative alla vita  ed all'etica che sono alla base del San Raffaele.

Una dedica particolare su Don Verzè merita una persona che neanche conosce la differenza fra " satira " ed " ironia" con la "jettatura", con la " diffamazione", con la " denigrazione personale", tale  Signor Crozza. Costui è presentato come un " comico" mentre in realtà è solo un menagramo. Oltre che un " denigratore professionale". Ma viene pagato come " comico". Misteri della vita di sinistra.

Chi sferra solo oggi , dopo otto lunghissimi anni passati ad incassare i soldi di Don Verzè , calci in faccia al prete “ presunto imbroglione” , fingendosi pure casta e pura , è solo un escremento vestito da donna.


POCHE DOMANDE AL DUO NAPOLITANO - MONTI

Ho alcune domande da rivolgere a Napolitano ed a Monti, cioè al “ Gatto e la Volpe” insomma a coloro che stanno governando il Paese, dopo avere mandato a quel Paese la Costituzione.

Prima: :Perché la sostituzione di Berlusconi con Monti, nonostante quest’ultimo vanti una indubbia maggiore credibilità internazionale rispetto al primo, si è accompagnata ad un aumento dello spread anziché a una sua diminuzione?

Seconda: Se la ragione per cui il nostro spread non scende è davvero la riluttanza delle autorità europee a irrobustire il fondo salva-Stati perché lo spread della Spagna oscilla senza una netta tendenza all’aumento o alla diminuzione, mentre il nostro mostra una chiara tendenza all’aumento?

Terza: Perché la situazione relativa di Italia e Spagna si è deteriorata drammaticamente nelle ultime quattro settimane, che hanno visto il nostro spread rispetto alla Spagna passare da 66 punti base a 174?


Se i mercati hanno punito l’Italia non è nonostante la manovra di Monti, ma proprio a causa di essa. La credibilità di Monti, la sua serietà, il suo coraggio non sono bastati per la semplice ragione che i mercati hanno colto l’impianto essenzialmente recessivo della manovra, perché la “ speculazione “ se ne sbatte altamente della “ sobrietà” o della “ vita godereccia” di qualsiasi primo Ministro, perché la speculazione ha invece ben colto il carattere tuttora evanescente della cosiddetta “fase 2” quella che dovrebbe rilanciare la crescita

Sono francamente enormi le contraddizioni del decreto “ salva Italia “ che a fronte di alleggerimenti fiscali sulle imprese per 2,5 miliardi di Euro comporta aumenti dei costi di produzione per i lavoratori autonomi e le imprese, come la maggiorazione delle quote contributive, le nuove imposte sugli immobili, e gli aumenti del costo dell’energia. E’ ora che sia Napolitano che Monti escano dall’ipocrisia cialtrona e vacua delle solite e pallose grandi parole che nulla cambiano. Che abbiano il coraggio delle proprie (cattive ) azioni e che escano, una buona volta, dall’ampolloso compiacimento accademico e che smettano una buona volta di camminare sulle uova per paura di rompere i troppi e ben radicati privilegi e di disturbare la resistenza corporativa delle varie caste e lobby – da quella sindacale a quella dei Magistrati - e degli altri negativi poteri del sistema Italia. Hanno trafugato agli italiani, complici partiti politici che hanno dissimulato la loro incapacità dietro il falso ed ipocrita alibi del “ bene supremo del Paese “, un mandato ampio per fare uscire il paese dall’emergenza economica . Si sono accaparrati con metodi brezneviani una maggioranza granitica., più sovietica che bulgara. Godono pure del corale appoggio della genuflessa ed asservita stampa . Che facciano, dunque , quello che devono.

Ma siamo certi che il duo Napolitano-Monti sappia veramente “ quello che deve essere fatto”?

A giudicare da quello che il duo ha finora fatto, devo drasticamente escluderlo. Stiamo assistendo a tutta una serie di “ manovre” che ci vengono imposte dall’Europa ma che sono anche decise dal duo regnante. Manovre che stanno ormai spremendo le ultime gocce di vitalità dell’economia del Paese. Non è questa la via da seguire.

Nel 2007 / 2008 la Banca centrale degli Usa, la Fed, davanti al possibile fallimento delle più grandi banche americane a seguito dei famosi “ titoli tossici” dei subprime, pensò bene di immettere nel circuito finanziario , di elargire alla Banche stesse, per salvarle dal fallimento, qualcosa come 120 miliardi di dollari ad un tasso dello 0,01%. Le Banche si salvarono, l’economia americana si riprese. In Italia si dovrebbe fare la stessa cosa. I Paesi europei appesantiti dal un enorme debito pubblico ( Spagna, Portogallo, Grecia, Italia…) faticano a trovare finanziatori e li trovano a tassi da spavento. Oggi l’Italia paga chi le presta i soldi a dieci anni qualcosa come il 7% annuo: una vera e pura follia. Se invece la Bce di Draghi facesse come la Fed di Bernanke e prestasse al sistema bancario europeo analoga vagonata di Euro allo stesso tasso, ecco che le Banche europee potrebbero acquistare i titoli del debito pubblico accontentandosi di rendimenti minimi ( dico allo 0,03% per esempio, pari alla duecentesima circa parte dei tassi odierni ).

Berlusconi mi ha deluso per essersi fatto infinocchiare da Napolitano.

Però devo riconoscere che egli continua ad essere assistito da quel magico stellone di cui parlò all’inizio della sua attività politica. Infatti, dopo tutti gli sberleffi che ha dovuto subire, la sua ritirata sta trasformandosi in una occasione di rivincita dalle conseguenze molto ma molto interessanti.

Saranno molti gli elettori di destra e di sinistra che si convinceranno che Berlusconi, così debole per i tanti difetti umani, compreso quello della troppo fiducia negli altri, forse era il male minore, e che il comunista Napolitano, evitando di interpellare gli elettori come invece hanno fatto la Spagna e la Grecia , ha preferito sostituirsi a loro alla maniera dei monarchi d’altri tempi e decidere così, attraverso i fili di una pressante regia sul governo da lui voluto (e non dal popolo), di spremere con una tassazione peggio che feudale perfino il poco che è rimasto nelle loro tasche, inculcando, a giustificazione di ciò, la paura che, se non fosse intervenuto, tutto sarebbe andato in rovina.

Che continua ad essere una grande fregnaccia , visto che il famoso decreto Berlusconi, che Napolitano ha impedito di varare, avrebbe agito assai meglio. E senza nuove tasse.

Malauguratamente il duo Napolitano – Monti crede erroneamente che sia necessario solo affamare il popolo italiano per risanare la situazione ed è per questo che con una sospensione della democrazia hanno deciso , in combutta con la filibusta dei partiti politici, di togliere respiro e vita, oltre la sovranità popolare sancita dalla Costituzione, al popolo italiano. Ci hanno imbrogliato affermando che andato via Berlusconi la situazione del differenziale si sarebbe risolto da solo. Addirittura quel grande politico che è Buttiglione , affermò in televisione la sua verità: “ Le dimissioni di Berlusconi faranno scendere lo spread di trecento punti!”. Infatti si è visto! Ma ora la loro filibusta è davanti alle proprie responsabilità : devono decidere e stanno sbagliando. Non è torchiando gli italiani che si ferma la speculation sui nostri titoli, ma solo facendoli comprare da Banche che si approvvigionano del contante necessario per via Bce a tassi bassissimi.

Questa è la soluzione, cari imbroglioni. State sbagliando tutto.

Roma martedì 3 gennaio ’12

Gaetano Immè