Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 2 aprile 2012

PER LA RIFORMA DEL LAVORO NIENTE DECRETO LEGGE : PER SALVARE LE PROSSIME ELEZIONI AMMINISTRATRIVE DELLA SINISTRA E PER SVUOTARE LA RIFORMA CON RIDICOLE INVOCAZIONI AD UN MODELLO SINDACALE TEDESCO IGNORATO DA MEZZO SECOLO.




Dopo sessanta e passa anni trascorsi militarmente irreggimentata a seguire la CGIL ed il suo massimalismo ideologico; dopo decenni e decenni passati senza mai concretamente evitare la lunga serie di esecuzioni politiche attuate dalle Brigate Rosse e che derivavano dallo loro stessa ideologia ( ricordiamo Giugni, D’Antona, Biagi tanto per non dimenticare ); dopo aver rifiutato modernizzazioni del Diritto del lavoro elaborate persino da giuslavoristi e politici della loro stessa parte politica ( voglio ricordare, per brevità, solo Giugni, Treu, Ichino, D’Antona, Debenedetti, ecc); adesso e solo adesso tutta la sinistra D.S., quella stessa sinistra che davanti ad argomenti concreti sulla riforme del Diritto del lavoro preferisce scappare a gambe levate dal dibattito lanciando solo slogan propagandistici del tipo “ ben altri sono i problemi del Paese” (slogan per altro a puro effetto budella , un vero e proprio profluvio di Confetti Falqui per le biliose budella dei tanti cretini d‘ogni età, frasi senza senso ma comunque capaci di distrarre dal merito del dibattito tutti coloro che seguono solo il loro odio viscerale per l‘avversario politico )solo adesso tutta questa sinistra, dai bersaniani fino ai vendoliani passando per i dipietristi , con CGIL e FIOM comprese, parla di “ modello tedesco”.

Per adattarmi, ma solo per un attimo, alla bassezza intellettuale ed anche morale mostrata in vita dallo scomparso Antonio Tabucchi ( la morte non cancella l’azione di una vita, leggere “ ‘A livella” di Antonio Clemente, please!), che definiva amabilmente come “degli emeriti stronzi”( letterale please!) tutti gli italiani che non votavano per la sua cara sinistra , ritengo a mia volta che coloro che fanno del “benaltrismo” un paravento della loro ignoranza sociale e politica siano degli “emeriti imbecilli allo stato puro .“ Qualcuno per caso ricorda la frase “ ..gli italiani sono solo dei mandolinari e dei mangiatori di pasta “? Fu pronunciata da un cittadino “ sovietico”, orgoglioso di “ essere un cittadino sovietico e non un semplice italiano mandolinaro e mangiatore di pasta…” Si trattava di tale Palmiro Togliatti.

E certo! Che ci vuole, si fa presto a parlare di modello tedesco! E chi in questi giorni cita a ogni passo la Germania come esempio per l’articolo 18 farebbe bene a studiarselo il Diritto del Lavoro tedesco ed a studiare anche le “ relazioni sindacali “in Germania. Sarà meglio chiarire di cosa stiamo parlando. Qualche esempio per capire meglio e bene. Ho letto di un impiegato tedesco licenziato per aver ricaricato il telefonino a spese dell’azienda , di un infermiere tedesco di un ospedale tedesco licenziato per aver mangiato due panini destinati al vitto dei malati, di un inserviente tedesco di un supermercato tedesco licenziato per aver mangiato un paio di caramelle prese da uno scaffale. Il caso più famoso , che internet riporta , riguarda una cassiera tedesca della catena tedesca “Tengelmann” (un diffuso supermercato ), che aveva trattenuto per sé due buoni sconto dal valore complessivo di 1,30 euro. Bene, fate attenzione: il tribunale del lavoro tedesco ha dichiarato assolutamente validi tutti questi licenziamenti. Solo il tribunale federale Tedesco del lavoro (la più alta istanza giudiziaria) ha cassato l’ultimo provvedimento ( si trattava di una lavoratrice che aveva trentuno anni di anzianità ed ormai prossima alla pensione ) e ne ha disposto il reintegro. Ma, si legge nel dispositivo della sentenza, si è trattato di un’eccezione dovuta a motivi umanitari che non devono costituire precedente in quanto “deroga“ dalla Legge. Proprio come la Magistratura di casa nostra!

La riassunzione o “ il reintegro“ , anche nei casi di licenziamento per motivi banali, è dunque un evento rarissimo in Germania. Il principio è che non conta tanto l’entità del danno causato, quanto il venir meno della fiducia fra fabbrica e il soggetto. È tutto questo è la diretta conseguenza di un sistema di “ relazioni sindacali tedesche” che si regge sulla completa, fattiva e cosciente partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda e che , nei grandi gruppi come Volkswagen, ecc, è basato sulla celebrata Mitbestimmung (cogestione). Esiste nelle fabbriche un “Consiglio di Gestione “ composto di tot membri dei quali i lavoratori ne eleggono la metà mentre l’altra metà e il Presidente (il cui voto risulta decisivo in caso di contrasto) sono eletti dagli azionisti. Per farla sintetica: in azienda poi, vi è anche il cosiddetto Comitato economico, composto dai manager di vertice dell’impresa e dai rappresentanti dei sindacati, che discutono con la massima trasparenza dei problemi e dell’andamento della fabbrica. Tutti devono sapere tutto quanto succede in azienda. Tutti, sindacalisti compresi, hanno diritto di aver accesso a ogni documento interno dell‘azienda ma, a memoria d’uomo non v’è traccia anche solo di un caso di un improprio delle informazioni aziendali.

Si è dunque formato storicamente, per la completa assenza della così detta “lotta di classe” fra “ padroni e lavoratori “ , un tale processo di immedesimazione con le sorti dell’impresa da raggiungere vette e livelli difficilmente comprensibili in Italia. Ovvio poi che l’obbligo di lealtà e di rigore nei confronti dell’impresa sia un’arma a doppio taglio che vale anche e soprattutto per manager , per gli stessi imprenditori e per i proprietari. Chi, per esempio, utilizzasse per obiettivi personali i beni aziendali o che promuovesse una sua raccomandata senza particolari meriti che siano prima riconosciuti dal Consiglio di gestione, dovrebbe fare i conti con tutti , dai sindacalisti ai suoi stessi colleghi. Sempre il Germania e grazie al “modello tedesco” non è neanche pensabile che un proprietario possa imporre i propri figli ai vertici della sua azienda se non abbiano dimostrato di averne le dovute capacità. Tutte le imprese nascono da un imprenditore capostipite. Nel momento, però, in cui quest’ultimo lascia il timone, in Germania l’azienda non viene più considerata un bene solo personale da passare in eredità, ma un patrimonio di interesse collettivo.

Come si possa pensare che questo “ modello tedesco” possa essere facilmente introdotto anche in Italia è un mistero glorioso. Al cui confronto, il mistero della verginità della Madre del Cristo è un nonnulla. E’ così di tutta evidenza come il parlottio a sinistra di questo modello tedesco davanti alle norme proposte dalla Ministra Fornero altro non è che un voler menare il can per l’aia, dopo aver ripreso fiato grazie all’aiuto di Napolitano il quale ha ordinato al fido Professor Monti di evitare il Decreto Legge , regalando così , con il ricorso al “ Disegno di Legge”, alla sinistra almeno due mesi di tempo per discutere e cercare di modificare ( possibile migliorarlo, ma anche peggiorarlo)il progetto di riforma, di far comunque passare le prossime elezioni amministrative locali senza dover pagare alcun dazio politico per le scelte sul diritto del lavoro che in tal modo la sinistra potrà rinviare al “ dopo elezioni” riempiendosi intanto la bocca con il fantomatico “modello tedesco”.

Se poi avete qualche desiderio di capire proprio per bene il piattino che ci stanno cucinando e la conferma dei timori da me sopra esposti, basta osservare con quale incredibile tempismo proprio ieri la Corte d’Appello di Potenza ha disposto il reintegro sul posto di lavoro ( FIAT di Melfi) di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli , - i tre operai che la Fiat aveva licenziato con l’accusa di avere sabotato una linea di produzione durante uno sciopero. Ieri la Corte ha reso note le motivazioni della sentenza con le quali viene intimato al Lingotto il reintegro dei tre. La lettura delle motivazioni di questa sentenza illustrano, meglio di qualsiasi altra forma di esegesi, come parlare in Italia di relazioni industriali con il modello tedesco sia cosa assolutamente impensabile . In questa caso, peraltro piuttosto noto , la Corte sostiene addirittura che quei licenziamenti erano «nulla più che misure adottate per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo». Nelle 67 pagine redatte dai magistrati, la linea dei tre operai appare sposata in pieno. Quello che per Fiat fu un sabotaggio (il carrello della linea produttiva stoppato nella notte tra 6 e 7 luglio 2010 durante il citato sciopero) per i giudici fu tutt’altro: intanto perché non è stato infranto il divieto di «ledere la capacità del datore di riprendere l’attività dopo lo sciopero». E poi perché mica c’erano solo loro tre davanti ai quei carrelli. Ci sarebbero state anche altre tute blu alle quali, sottolineano i giudici lucani, «la Fiat non ha contestato nulla Un assist da leccarsi i baffi che la Magistratura del Lavoro ha regalato con un tempismo eccezionale ( altro che Maradona !) a coloro che vogliono svuotare di significato la proposta del Ministro Fornero. Vietato dimenticare che questa riforma ci è stata chiesta dall’Europa ( la famosa lettera della Bce al Governo precedente) , la quale ne pretende l’approvazione in tempi rapidissimi.

Ci sono poi due considerazioni assolutamente elementari che testimoniano la totale falsità morale, politica ed ideologica della sinistra che contesta ogni modifica all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e la irragionevolezza irresponsabile del Governo Monti che ha proposto questa modifica di questo articolo . Per il primo punto vi faccio notare che chi si scaglia contro tali modifiche dell’articolo 18 sono : Sindacati ( CGIL e FIOM) e partiti politici ( P.D., IDV, SEL, GRILLINI, NO-TAV, ecc), cioè, guarda caso, proprio coloro che NON HANNO MAI APPLICATO AI LORO DIPENDENTI L’ARTICOLO 18. Un mastodontico e preclaro esempio DI ASSOLUTA INCOERENZA. Abbiamo ascoltato ripetutamente la Camusso, Landini, Bersani, Di Pietro, Vendola, Ferrero, Diliberto, Rizzo, ecc urlare e sbraitare contro chi voleva modificare l’articolo 18 perché “ voleva i licenziamenti facili e voleva dunque fare della vera e propria macelleria sociale”. E’ una vita che costoro hanno il licenziamento facile e fanno della vera e propria macelleria sociale! Lo sapete, per esempio, che da qualche giorno sono stati chiusi due giornali della sinistra( Il Riformista e Liberazione) e che ci sono giornalisti disoccupati ai quali le tutele non si applicano ? Ma che vergogna e che faccia da schiaffi ! . Quanto poi al secondo punto, non riesco a capacitarmi come una mente equilibrata possa pensare ad un indennizzo , per un licenziamento economico, compreso fra le 15 e le 27 mensilità di stipendio. Oggi che , com’è ormai pacifico, queste nuove disposizioni sull’articolo 18 non si applicheranno più soltanto ai dipendenti delle grandi aziende ma a tutte le imprese ( e dunque anche a quelle con meno di 15 dipendenti),è pazzesco solo immaginare che un artigiano, un commerciante, una piccola e media impresa possa sopportare un costo medio di licenziamento ( diciamo una media di 20 mensilità, con uno stipendio medio mensile di Euro 1.700,00 fanno una somma di Euro 35.000,00 ) che sfiora i 40.000,00 Euro. Chi è questo genio che ha introdotto questa bella novità? Lo sa costui che le Banche non fanno più credito? Lo sa costui che nel 2011 sono fallite 12.000 imprese? Lo sa costui che l’Italia non è fondata sui Della Valle, sui Berlusconi, sugli Agnelli, sui Del Vecchio, ecc ma su qualcosa come 6 milioni di microimprese ( artigiani, commercianti, partite IVA, agricoltori, piccoli professionisti dei servizi, ecc) , senza contare gli studi professionali? Lo sa costui che questa marea di microimprenditori sono i veri precari della nostra società ai quali, però, non sono neanche concesse né tutele né ammortizzatori sociali perché la riedizione stomachevole e disgustosa della “ lotta di classe” li spaccia tutti per delinquenti ed evasori? La brutale e franca verità è che prevedere un indennizzo è una pura ipocrisia perché il sinallagma del “ contratto di lavoro” è: tu lavori per me finché c’è il lavoro per te. Quando il lavoro per te non c’è più, devi trovarti un altro lavoro e devi vivere a spese dello Stato, non a spese mie. Pertanto prevedere questo indennizzo è una vera assurdità, che dimostra l’impostazione ideologica statalistica anche di questo Governo dei Tecnici. D’altra parte, lo stesso schema di riforma delle tutele prevede l’estensione a tutti i licenziati di un assegno mensile per 12 o 18 mesi. Il mio compito è di fare l’imprenditore , rispondo al mercato, non assumo lavoratori per trasformarli nei miei papponi. Abolite questo assurdo indennizzo che bloccherà le cose come prima, che renderà del tutto nulla la modifica di questa riforma.


CONSIDERAZIONI SULLE MODIFICHE ISTITUZIONALI ED ALLA LEGGE ELETTORALE

Le notizie che leggo sull’intesa di massima raggiunta dai partiti che sostengono l’attuale Governo ( PdL, PD, Udc) circa le modifiche istituzionali – che dovrebbero concentrarsi su due punti chiave quali: una nuova Legge elettorale ( che non preveda alcun previo obbligo di coalizione; che attribuisca un “ premio di governabilità” in seggi al “primo” ed al “ secondo partito” come numero di voti; che preveda uno sbarramento compreso fra il 4% ed il 5%; che preveda il così detto “ diritto di Tribuna” per i partiti politici che non superano lo sbarramento: che preveda l’indicazione sulle schede elettorali, del candidato Premier; che preveda anche che la scelta dei parlamentari sia affidata agli elettori ( ancora non si capisce bene se con il ritorno alle “ preferenze” o con altro sistema) ; che ritorni al meccanismo elettorale “proporzionale” cercando di correggerne ed evitarne gli eccessi) ed alcune modifiche costituzionali ( sui poteri del Presidente del Consiglio – ancora non si capisce se con l’introduzione del Premierato, con il Presidenzialismo o con altri sistemi -; sul superamento graduale del bicameralismo perfetto; sulla riduzione del numero dei parlamentari dagli attuali 945 ai 750; sull’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo e passivo ), fanno temere al sottoscritto a ad altri il ritorno all’ingovernabilità , che è stata la caratteristica negativa della Prima Repubblica. Non è con la “ Legge elettorale”che si può garantire la “governabilità” del Paese né tanto meno il mantenimento – magari riparato ed emendato dai suoi svariati peccati fin qui evidenziati – di un sistema “bipolare” che consenta l’alternanza al governo fra i due opposti schieramenti politici. Peraltro appare a tutti evidente come questa versione del “ maggioritario di coalizione” , attuato in Italia dal 1994 ad oggi, pur attraverso due Leggi elettorali ben distinte - la Legge Mattarella prima e quella di Calderoli poi - non abbia affatto garantito né un Governo stabile né un’opposizione che abbiano saputo compiutamente fare il loro mestiere. Nelle cinque Legislature succedutesi nella Seconda Repubblica ( XII,XIII,XIV, XV e XVI ) nessuna è finita a con il Presidente del Consiglio uscito dalle elezioni e la XV Legislatura terminò addirittura dopo appena meno di due anni di vita ( ultimo Governo Prodi). Se ne deduce che le ampie aggregazioni elettoralistiche , vale a dire le “ coalizioni” - costruite per catturare il “ premio di maggioranza” che la Legge Mattarella e quella Calderoli attribuivano alla coalizione risultata vincente – non hanno assolutamente dimostrato di possedere la necessaria tenuta politica, la necessaria “ coesione politica ” che sono i presupposti basilari per la “ governabilità” in un bipolarismo dell’alternanza. A correggere, dunque, questo difetto ( ripeto: la scarsa coesione politica dentro le coalizioni) servirebbero sia il proposto “premio di maggioranza ai primi due partiti politici “( anziché solamente alla “ coalizione vincente”) e la prevista “ soglia di sbarramento”. Il primo attribuirebbe un maggior peso politico, di seggi e dunque di voti, ai due partiti politici maggioritari che potranno farlo valere nell’aggregazione che essi potranno poi scegliere. Cioè questo “ premio” dovrebbe essere così tramutato in uno strumento politico che diventi il naturale baricentro sia della maggioranza di governo che della opposizione. La seconda mirerebbe a ridurre l’eccessiva frammentazione dell’offerta politica, spesso veicolo di sprechi e di approfittamenti, consentendo ai minoritari un semplice diritto di tribuna.

Dato il consenso a tale schema basilare di Legge elettorale dei partiti che sostengono il Governo Monti- e cioè PdL, PD e Udc – vale a dire una maggioranza di tipo quasi bulgaro, non mi pare sussistano dubbi sull’abbandono volontario , da parte della politica, di quel principio maggioritario grazie al quale ci si allontanò dalla disgraziata Prima Repubblica. Ma questo non significa anche la fine del “ bipolarismo”. La legge elettorale che ha consentito la così detta “ democrazia dell’alternanza” viene dunque abbandonata , scelta improcrastinabile se consideriamo che quel sistema si è in diciotto anni talmente corrotto da produrre addirittura un “ Governo tecnico” anziché politico. Quello che viene meno, stando a questi prodromi della nuova Legge elettorale, è un punto focale della democrazia: la facoltà degli elettori di scegliersi il Premier di scegliersi anche la coalizione che deve governare sulla base di indicazioni di programma e di coalizione da esercitare “ prima” delle votazioni. Ora tutto questo viene di fatto sottratto agli elettori e, dopo diciotto anni, la scelta del Premier e della coalizione viene affidata di nuovo al gioco parlamentare . Quindi non solo abbandono della democrazia dell’alternanza, non solo ritorno al proporzionale anche se corretto, ma anche ritorno agli accordi parlamentari alla faccia degli elettori ? Insomma siamo di fronte ad una “ restaurazione” delle Prima Repubblica?

Replico ai dubbi ed alle paure che non esiste affatto una conflittualità politologica ed istituzionale fra “ proporzionale corretto” ( meccanismo elettorale) e sistema bipolare ( norme istituzionali di governance). Certo la partita va giocata tutta in Parlamento, sia esso degli “ eletti” o “ dei nominati”. E poiché ancora manca il tassello se saranno resuscitate o no le “ preferenze”, non vedo motivi per escludere che anche con il sistema “ proporzionale corretto” si possano creare due opposte classi di governo , alternative fra di loro. Tutto questo può verificarsi però solo se – e qui divento pessimista , molto pessimista, perché non faccio altro che scrutare gli ultimi diciotto anni – le due alternative politiche bipolari sapranno costruire le loro rispettive coalizioni non, come è stato in tutti questi ultimi diciotto anni, sulla base della pura e squallida demonizzazione dell’avversario politico ma in funzione di valori ed obiettivi validi per il bene del Paese, non per il proprio misero tornaconto di bottega politica. Sono e resto tremendamente pessimista.

Mi rendono pessimista non solo l’appello mentale delle persone che siedono in Parlamento ( che non sia d’offesa per nessuno, sia chiaro), quanto per alcune riserve che elenco. La politica è un’attività istituzionale che ha come scopo quello di produrre una offerta politica adeguata ai tempi ed ai bisogni del Paese , offerta maturata man mano dal rapporto e dal confronto fra “ la politica” e “ il territorio” e che si conclude con una proposta di leadership, di programma, di alleanze parlamentari fissata pubblicamente ed in piena responsabilità politica davanti all’elettorato e “ prima “ del voto. Un sistema, invece, che non assegni agli elettori il diritto di scegliersi il Governo, il Premier, sulla base dell’offerta politica declamata con precisione e chiarezza “ prima del voto” contiene una dose minore di democrazia . Anche perché affida ad una ventina di persone ( ai dirigenti dei partiti ) dediti al tornaconto della propria bottega politica più che agli interessi superiori del Paese i compiti che la democrazia popolare ha affidato da diciotto anni agli elettori. Vale la pena avere una minore dose di democrazia ? Certo le così dette “ coalizioni coatte” prima del voto ( le emulsioni messe insieme solo per tornaconto politico, per salire sul carro dei vincitori) non sono certo né migliori né peggiori di altre “ coalizioni coatte” che sorgeranno senza amalgamarsi anche “ dopo il voto”. L’incubazione parlamentare delle seconde non la affranca dal peccato originale che corrode ogni coalizione: cosa ci unisce, cosa ci divide? Abbiamo avuto anche esempi di “ coalizioni coatte” nate in Parlamento “ dopo le votazioni”: quella, per fare un esempio che portò D’Alema al suo primo Governo.

C’è un principio superiore, che nulla ha da spartire con la “ politica da bottegai” che mi induce a far pollice verso alla novità : io credo che sia giusto che gli italiani sappiano cosa votano e che lo sappiano con chiarezza. Io mi fido degli italiani, anche se votano poi per un’offerta che io non condivido: è la democrazia, bellezza! Io vorrei lasciare questo Paese e questo mondo sapendo che i miei discendenti siano i veri padroni del destino dell’Italia e non gli “iloti” dei “ principi” spartani. Se non fosse stato per Berlusconi , per l’irruzione del sistema bipolare non saremmo mai riusciti ad uscire dalla melma della Prima Repubblica. Certo l’Italia delle faide e delle lobby non ha dimostrato di essere capace di vivere un bipolarismo maturo e responsabile e , con l’aiuto robusto di partiti politici provenienti dal secolo scorso e dal conflitto ideologico, hanno tramutato il bipolarismo in una continua ed inqualificabile rissa di bottega politica. Un vero schifo. Ma punire per questo un popolo non è giusto, perché non è creando “ gli ottimati” che riusciremo ad educare il popolo al bipolarismo responsabile: questo è il compito che i partiti politici debbono avere. Non altro.

PER CAPIRE LA LEVATURA E LO SPESSORE MORALE DELLE PERSONE………….

Tante volte ci sfugge il metro per misurare lo spessore culturale ed etico di una persona pubblica, che invece è semplicissimo. Vi faccio quattro esempi per farmi capire ben bene.
L’Ing. Carlo De Benedetti , per esempio, ha detto e scritto ovunque, specie su La Repubblica ma anche altrove - a proposito dell’articolo 18 (da lui stesso giudicato come una minuzia) che non era vero che circa 600 dipendenti della fallita Olivetti ( che era sua ) , ridotti sul lastrico dalla sua imprenditorialità eccelsa, furono assunti dalle Poste di Stato. Oltre che un imprenditore scarso ma super-raccomandato dai suoi amici “ de sinistra” ( voglio solo ricordare che costui esordì come A.D. di FIAT solo per “ comunanza di censo” con gli Agnelli e dunque senza alcun merito e che a fine ’92 l’amico Governo Ciampi gli regalò nella Finanziaria di fine anno una licenza dei telefonini che gli consentì di creare e vendere Omnitel alla Mannesmann) l’Ing. Ha anche la memoria corta. Consiglio dosi industriali di Memoril. E gli ricordo che tutti gli ex dipendenti della sua Olivetti degli stabilimenti di Ivrea, Torino, Castellamonte, Ozegna e Rivarolo ( erano circa 590 persone), furono assunti alle Poste Italiane dal Ministro Franco Marini – oggi, ovviamente, nell’amico P.D. di cui Carlo De Benedetti ha la tessera numero 1 -. Un esempio di “ finto tonto” da disprezzare.

Poi Valter Veltroni, spesso per la bramosia “ de fasse vede” , perde occasionissime per starsene zitto. Così ha voluto metter becco anche sulle dichiarazioni dell’On Calearo quale aveva apertamente dichiarato quello che tutti sapevano ma che nessuno osava dire. E cioè che lui in Parlamento ci andava il meno possibile, che col suo stipendio (di 12 mila Euro al mese) ci pagava un mutuo che un mortale se lo sogna e che s’era anche accattato un bel SUV da paura all’estero. E così il Signor Veltroni Valter – mai lavorato in vita sua – s’è subito accodato al solito coro dei melensi e degli imbecilli ipocriti ad urlare quanto sia “ orrendo” questo Calearo. Che ipocrita! A parte il fatterello che Calearo fu scelto e messo in lista del P.D. nel 2008 proprio dal Signor Valter Veltroni per appropriarsi del suo “ pugno di voti”. E che dire poi di Nicola Zingaretti che apre bocca per dire che “ è per gente come Calearo che l’Italia sprofonda”. E il debito pubblico? E lo spread? E le riforme mai fatte da sessanta anni? E la criminalizzazione dell’avversario politico come unica forma politica degli ultimi diciotto anni?

Concludo con il Sen. Francesco Rutelli: lui e la moglie scorazzavano per Roma con Craxi e compagnia finché il carro di Craxi tenne botta. Quando poi le inchieste giudiziarie travolsero Craxi, ricordo l’attuale Senatore Francesco Rutelli declamare con voce roca “ voglio vedere Craxi mangiare il rancio nelle patrie galere”.Insomma, una persona molto dabbene, no? Ma non solo. Perché proprio Craxi, durante tutti i suoi innumerevoli processi non si sognò nemmeno di addossare tutte le responsabilità finanziarie sul Segretario Amministrativo Giuseppe Balzamo, anzi si assunse pubblicamente e giudiziariamente tutte le colpe. Invece, questo Senatore Francesco Rutelli, davanti a sei sette anni di “ magna magna” con i rimborsi elettorali della cessata Margherita, non fa altro che tentare di addossare tutte le responsabilità su Lusi.Che dire di costui se non ricorrere al detto “ o tempora o mores”?Altro che Calearo, altro che Lusi ! il dramma dell’Italia è che esistano persone come Nicola Zingaretti, come Valter Veltroni, come Francesco Rutelli e come Carlo De Benedetti!

Roma lunedì 2 aprile 2012

Gaetano Immè