Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 29 luglio 2012

PROMOVEATUR UT SCAPPEATUR


Ci raccontano che è stato voluto dall’ONU , come premio del quale l’Italia dovrebbe andare fiera, che il Magistrato di Palermo Dr Antonino Ingroia va a dirigere una sezione contro le impunità in Guatemala . Ci raccontano che il Consiglio Superiore della Magistratura ha approvato la sua “ messa fuori ruolo temporanea ” ( quindi continua a riscuotere il suo lauto stipendio mensile ) con tre voti favorevoli, due contrari ed uno astenuto. Ci raccontano pure che Ingroia sospiri dicendo che se fosse stato per lui non avrebbe mai lasciato il suo lavoro, alla Procura di Palermo. Non ci raccontano invece che in Italia esiste una sola m”elite” che gode di completa e medioevale “impunità” e questa è, guarda caso, proprio e solo quella dei Magistrati, che non pagano mai per i danni fatti come tutti gli altri cittadini italiani, alla quale appartiene il Dr Ingroia; non ci raccontano che il Dr Ingroia ha costruito pian piano questa “ exit way “ questa sua “ nuova vita”, volutamente, premeditatamente, mentre intanto costruiva la sua ennesina e ventennale inchiesta su Generali che hanno catturato Riina, sul solito Dell’Utri, sulla ventennale storia della Trattativa Stato – Mafia, sull’omicidio di Borsellino, ecc. Nessuno che si azzardi a dire la verità ( e dove lo trovi un giornalista- in questo mondo di scribi e di professionisti della fellatio con biro e tastiera - che rischi una denuncia per diffamazione contro l’Ingroia che ha dalla sua parte i suoi colleghi Magistrati?) che tutto, invece, pare un piano prestabilito ben bene, che si tratta di una vera e propria fuga dalle proprie responsabilità dipinta con la solita stucchevole ipocrita retorica “ dell’incarico onorifico cui non si può rinunciare “ e tanto meno nessuno sottolinea che se uno è convinto della bontà delle proprie inchieste per il Paese – come dice di se stesso il Dr Ingroia - e guadagna bene - come guadagna benissimo il Dr Ingroia in Italia - non abbandona nel momento topico il suo lavoro, il suo Paese, non lascia il suo Paese proprio nel momento del bisogno. Svegliatevi , meditate gente! Meditate! !Il Dr. Ingroia sta scappando, sta fuggendo dagli impicci che gli deriveranno dalle sue inchieste tanto fumo e niente ciccia, nessuno ci svela che il Dr Ingroia prenderà due stipendi , uno da noi ( lautissimo et reverendissimo ) ed uno dall’ONU ed anche due pensioni. Ma che cuor di leone ! Il titolo, lo avrete capito, è latino “alla matriciana”, ma rende benissimo l’idea della finta promozione che nasconde la vera fuga.

DUNQUE ,DOVE ERAVAMO RIMASTI? CARO ENZO TORTORA, SONO PASSATI VENTICINQUE ANNI MA NOI ITALIANI SEMPRE LI’ SIAMO RIMASTI!

Dunque, dove eravamo rimasti?» si chiedeva Enzo Tortora ritornando a Portobello nel 1987 pochi mesi prima che anche la Cassazione gli desse definitivamente ragione.

Per Tortora parlano i fatti, «sono finito in mano alla furbizia dei pentiti» dichiara in televisione pochi giorni prima di morire. Avrebbe dovuto dire anche “ e nelle mani di Magistrati incapaci ed inetti ”, ma era troppo signore per scendere a questi livelli. E i pentiti ( I Barra, i Pandico, i Melluso ) che inventarono il caso Tortora con la volontaria collaborazione dei signori Magistrati sia inquirenti che requirenti, facevano sul serio, tanto che la sua - dieci anni di carcere e 50 milioni di lire di multa – sarà, altro paradosso della Giustizia italiana, una delle pene più pesanti tra quelle inflitte ,da quei Magistrati e Giudici indegni, ai 137 dei 241 imputati del maxi-processo alla camorra del 1985.

Nel 1983 il quarto inventore della Rai ( Mike Bongiorno, Corrado e Pippo Baudo ! E’ proprio vero che se ne vanno prima sempre i migliori mentre la zavorra e la gramigna attecchiscono !), l’inventore di Portobello, il giornalista affermato, il conduttore popolare della Domenica Sportiva, venne arrestato con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico e spaccio di droga dalla Procura di Napoli. Un arresto effettuato alle 4 del mattino, quando le rotative dei giornali avevano già chiuso con la notizia in prima pagina, mentre in carcere a Roma, a Regina Coeli, Tortora ci sarebbe finito solo con comodo, molte ore dopo, per una ben predisposta passerella, manette ai polsi, ad uso et abuso della stampa .

Tra i Palasport ed i Plasharp pieni di finta solidarietà e di tredicenni mentalmente stuprati e brutalizzati, nel silenzio omertoso e sospetto di “Telefono Azzurro “, arrestato all’apice della sua carriera e ingiustamente accusato di essere un camorrista e uno spacciatore, il confronto è squallido, tanto più con la morte di mezzo. Il contrappasso con la popolarità e con una certa spigolosità del personaggio è stato feroce. Da giornalista della carta stampata e della tv aveva espresso giudizi al vetriolo:contro Emilio Fede ( a quel tempo giornalista RAI ed anche e soprattutto marito della figlia di Italo De Feo potente Presidente della RAI stessa) da Tortora definito «genero ( genere) di prima necessità» ( onore al merito! Una battuta al fulmicotone!), contro Gianni Minà «che non aveva un debole per il sapone» , e poi contro il potentissimo Ettore Bernabei definito «uno squadrista da sagrestia». Ma si era anche battuto per abbattere il monopolio RAI lavorando per le prime emittenti private.

Molti applausi in carriera ma anche tanti sputazzi, come ricorda il titolo della biografia di Vittorio Pezzuto cui solo Antonello Piroso ha fatto riferimento per la sua bellissima ed appassionante performance da vero e raro teatro civile diffusa una sera da La7, quando ancora l’emittente non era stata asservita al possente intrallazzo dei Mentana, dei Lerner, delle Dandini, forse anche di un Santoro e, soprattutto, al servizio di un editore , la Telecom, che, chiunque oggi la possieda e la guidi, alla sinistra DC ed al PCI deve tutto. Chi non ricorda infatti i grigi ragionieri di Mantova , gli sconosciuti commercialisti di Brescia, i “prestasoldi” mascherati da assicuratori bolognesi con sede in Via Stalingrado, i Colaninno , gli Gnudi, i Consorte, la “ razza padana e padrona ” , i “ capitani coraggiosi” chissà perché tanto cari al Premier Massimo D’Alema ed alle Banche ? Al momento dell’arresto la prima a scagliarsi contro di lui fu ,impossibile sbagliare, la solita Camilla Cederna , una abituèe delle bufale e delle menzogne, la indiscussa creatrice della fabbrica di fango e merda ( copyright dell’ex Ministro democristiano “de sinistra” Renzo Formica, Commercialista di Bari ). E’ utile ricordare le gesta diffamatorie , il curriculum delle menzogne create della Cederna : prima contro Giovanni Leone, ancor prima contro Leone Piccioni , poi contro Francesco Cossiga, per fermarmi all’indispensabile. Una vera professoressa, nel fabbricare merda. Tortora scoprirà sulla propria pelle il livore astioso ed invidioso dei colleghi, i giornalisti di cronaca giudiziaria esulteranno senza ritegno alla notizia della sua condanna. Quattro anni dopo il suo arresto, Tortora sarà poi assolto definitivamente.

Il caso Tortora porterà, in quello stesso anno, al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati: in quella consultazione voterà il 65% degli aventi diritto, l'80% dei quali si esprimerà per l'estensione della responsabilità civile anche ai giudici. Invece nessuna azione penale o indagine di approfondimento venne mai avviata, né alcun procedimento disciplinare verrà mai promosso davanti al Consiglio Superiore della Magistratura a carico dei magistrati e dei pubblici ministeri napoletani implicati nella vergogna giudiziaria del caso Tortora, tutti proseguiranno le proprie carriere, senza ricevere censure per il loro scandaloso operato.]L'ultima umiliazione che la giustizia italiana riserverà a Enzo Tortora leggetevela alla fine di questo scritto e tenetela bene a mente.

Nessuno dei pm e dei giudici dell’inchiesta e del processo Tortora è stato mai condannato a risarcire i parenti. Tutti hanno continuato a fare carriera e che carriera ! Ricordate i loro nomi e non dimenticateli! Eccoli: Felice Di Persia, Lucio Di Pietro, Michele Morello, Diego Marmo, tanto per citarne solo alcuni, perché il mio scopo non è la vendetta, non è brandire scalpi, ma vedere giustizia dove non c’è. Felice Di Persia è diventato membro del Csm ( e non mi consola il ricordare che, quando ne presiedeva i lavori, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga si rifiutava platealmente di stringergli la mano) nonché procuratore capo della Repubblica di Nocera Inferiore. Mentre Lucio Di Pietro, che fino a pochi mesi or sono era procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia, oggi opera indisturbato come Procuratore generale della Repubblica di Salerno E Luigi Sansone, il presidente del tribunale che condannò in primo grado Tortora a dieci anni di reclusione e a 50 milioni di lire di multa è' ancora adesso un rispettato Presidente della sesta sezione penale della Corte di Cassazione. Così come è diventato procuratore generale presso il tribunale di Nocera Inferiore quel Diego Marmo che, vestendo i panni del pubblico ministero nel processo di primo grado, urlò un giorno a uno dei difensori di Tortora (nel frattempo eletto deputato radicale al Parlamento europeo) «Avvocato Coppola, lei deve moderare i termini! Le ricordo che il suo cliente è stato eletto con i voti della camorra. Voi non avete alcun rispetto della vita umana». Spero ardentemente che leggano questo mio scritto. E nessuno dimentichi che, pochi mesi dopo la morte di Tortora, i suoi avvocati Giandomenico Caiazza e Vincenzo Zeno-Zencovich vennero denunciati per calunnia da Di Persia, Di Pietro e dal loro collega Giorgio Fontana perché 'colpevoli' di aver osato firmare l'atto di citazione che chiedeva la loro condanna e il conseguente risarcimento degli immani danni subìti dal presentatore (il tumore che lo ha portato alla tomba ha avuto sicuramente un'origine psicosomatica) e dalla sua famiglia. E ricordatevi sempre e non dimenticatelo mai che, grazie all’accordo ,questo certamente scellerato e criminale, fra PCI, PSI e DC del tempo, a nulla servì il plebiscito degli italiani al referendum radicale che nel 1987 proponeva la responsabilità civile del magistrato in caso di colpa grave. Qualche mese dopo l’esito straordinario di quel Referendum , un Parlamento ricattato ed intimidito dalla corporazione togata, usando la faccia e la testa di Giuliano Vassalli , si affrettò a tradire quel voto popolare , varando una legge, tuttora in vigore, che ammette il risarcimento solo in casi eccezionali e comunque a carico non del giudice ma dello Stato, quindi a spese nostre.

In questi venticinque anni poco infine è cambiato nella corporazione dei giornalisti, complice prezzolata di quei magistrati e di quei 'pentiti'. Decine di penne meschine e livorose, con alla testa l’immancabile Camilla Cederna, si divertirono a fare a pezzi l'immagine di Enzo Tortora, per quella forma di livorosa invidia che arde nelle viscere di ogni imbecille nei confronti dei “migliori” , dei più meritevoli, infierendo su un uomo perbene che della sua onorabilità aveva fatto la cifra della sua stessa esistenza. A eccezione di Paolo Gambescia ( sempre onore al merito ed alla verità!) , non uno di questi miserabili scribi imbrattacarte ha avuto nell'ultimo quarto di secolo il coraggio e gli attributi per chiedere almeno scusa ai parenti di Enzo Tortora ed ai loro lettori per il pessimo servizio reso alla verità . Spero che , ormai anziani , riescano quanto meno a provare vergogna di loro stessi, anche se dubito possiedano la sensibilità e l’umanità per fare questo liberatorio mea culpa. Continuare a far finta che non sia successo nulla e a confidare nella labile memoria dei lettori e soprattutto nella loro crassa ignoranza vuol dire consolidare quelle basi culturali e civili sulle quali hanno potuto costruire , nel passato, e potranno continuare a costruire , come sta accadendo in Italia, nuovi e altrettanto vergognosi casi Tortora.

La ciliegina finale cui alludevo prima . Pensate che le figlie di Enzo Tortora sono state condannate nel ’94 dal giudice di Milano Clementina Forleo a risarcire il pentito Gianni Melluso ( proprio nei giorni scorsi arrestato per sfruttamento della prostituzione , dopo essere stato condannato qualche anno fa anche per rapina), che ancora infangava la memoria del presentatore, per averlo denunciato per calunnia. Sì, avete proprio letto bene. Vengono i brividi dal ribrezzo e i conati di vomito a leggere le motivazioni. Secondo i Giudici – e la Forleo è un Giudice – Melluso non ha diffamato Enzo Tortora perché «l’assoluzione di Enzo Tortora rappresenta in realtà soltanto la verità processuale e non anche la verità reale del fatto storicamente accaduto».

C’è forse altro da aggiungere?


COSA NASCONDE IL CASO ILVA

Trovo senz’altro cosa buona e giusta che in un dibattito pubblico si verifichino fatti, le eventuali responsabilità, gli eventuali reati per la faccenda dell’ILVA di Taranto. Ma l’ordinanza di” sequestro” che questo GIP del Tribunale di Taranto ha emanato, ordinanza che di fatto si traduce nella cessazione delle attività produttive del più grande stabilimento siderurgico italiano, la considero una “ vera e propria sentenza definitiva”, emanata da un solo “ giudice monocratico”, addirittura “ prima “ che si svolga il relativo “ dibattimento fra le parti”. Una mostruosità giuridica già di per se stessa, come lo è la “ carcerazione preventiva” adottata quando non ne sussistono i tassativi motivi codificati. Ecco , il sequestro-chiusura dell’ILVA prima del dibattimento e la galera prima del processo rappresentano due veri e propri strumenti di tortura, degni delle segrete di Castel Sant’Angelo ai tempi del Cellini. Che poi questo GIP desideri dipingersi acculturato , mischiando arcaici residuati di ideologia vetero comunista - che infiniti addusse lutti agli Achei ed al mondo intero! – ( scrivendo nella suddetta ordinanza monocratica che “ non si possono ammettere compromessi di sorta in nome della logica del profitto”) e dunque sciocchezzuole da imberbe antagonista- con questioni che invece pretendono ponderatezza e responsabilità civile da uomo maturo , responsabile e de ideologizzato coinvolgendo la vita di migliaia di persone , è questione di misera vanità personale. Contento lui!

Se poi vai a sommare a questo GIP vanitoso, che neanche si rende conto di squalificare con il suo evidente fondamentalismo la sua ordinanza, le stupefacenti dichiarazioni del Procuratore Capo di Lecce (“ Devo ancora chiarire se il sequestro che abbiamo disposto abbia una valenza scientifica, storica e legale”) il quadro che ne viene fuori della Magistratura pugliese è semplicemente deprimente .Con quale diritto , mi devono spiegare sia il GIP che il Procuratore , allora sequestrano e dunque chiudono uno stabilimento come quello dell’ILVA di Taranto se gli elementi probatori acquisiti non hanno una loro validità scientifica,storica e legale ? Ma che razza di Magistratura è quella che uccide uno stabilimento per “ precauzione”, per “ sentito dire”? Non voglio addentrarmi nei meandri delle diossine , nel dibattito scientifico circa la loro quantità dannosa alla salute : né intendo accodarmi ciecamente a quella pura fandonia che, senza fondamenta scientifiche , pretende di attribuire tutte le morti di Taranto alla diossina dell’ILVA, come pretende di spacciare quel GIP vanitoso . Perché la diossina , come tutti gli altri agenti presenti a questo mondo dal giorno della nascita dell’universo mondo, è indubbiamente letale solo quando supera un certo livello. Quale? Io non lo so, come non lo sanno i Verdi, come non lo sa neanche quel vanitoso GIP, tanto che la sua ordinanza – lo scrive lui stesso – “risponde al criterio della precauzione” ed è dunque totalmente priva della necessaria certezza scientifica.

In questo marasma di allarmismo populista e di ignoranza scientifica, sguazzano ambienti pseudo politici , clientelari ed affaristici , pugliesi e non solo, semplicemente da paura. Così la Regione Puglia, condotta dal Governatore Vendola, mostra come vanto e fiore all’occhiello di avere fissato, sua sponte e senza necessità ed evidenza scientifica, i limiti di emissione di diossina i più restrittivi al mondo , prevedendo anche, in caso di loro superamento, l’arresto degli impianti. Ma una misura del genere, così inutilmente ( “ a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”) restrittiva finisce per porre fuori legge anche imprese virtuose. Non solo. Ma questa disposizione , molto cara ai Verdi, ha anche creato il business delle così dette “ bonifiche del territorio”. Bonifiche non si sa di cosa, ma certamente un affare colossale. Siamo arrivati al punto dolente: quanto c’è di vero in questi allarmi ambientalisti urlati senza alcuna base scientifica e quanto è invece volgare racket e mascheramento di clientelismo e di voto di scambio? Il Governo dei tecnici, così imbelle da farsi pure redarguire ed intimidire da questa impresentabile Magistratura ( la quale ha squalificato il Ministro dell’Ambiente accusandolo, senza mezzi termini, di essere colpevole “ di pensare a salvare il lavoro, invece che l’ambiente”), si è già affrettato a stipulare un protocollo d’intesa per le bonifiche del territorio. Capito? Stiamo erogando la bellezza di 336 milioni di Euro che vanno in mano al racket dei verdi ambientalisti. Con grande esultanza dei Vendola, dei pugliesi interessati e dei Verdi, che hanno già detto che questi primi 336 milioni di Euro sono solo l’inizio.

MA CHI E’ DRAGHI? E PERCHE’ DICE QUESTE COSE SOLO OGGI? E CHE NE SARA’ DELL’ITALIA ?

Voglio ricordare come sin dal 16 novembre 2011, il giorno successivo alla trasmissione di Matrix su Canale 5, scrissi che Mario Draghi, appena eletto alla carica di Presidente della BCE, aveva colpevolmente omesso di usare i poteri della BCE per sconfiggere la speculazione contro titoli di Stato italiani, comprandoli in massa. Ipotizzavo poi che Draghi fosse sodale con Monti, con Napolitano e con l’elite bancaria europea e che il suo compito, quello assegnatogli con la sua elezione a Presidente della BCE, fosse in realtà l’attuazione – sotto le mentite spoglie dello spread sui titoli del debito sovrano – del piano politico che prevedeva l’annientamento del Governo Berlusconi, molto outsider rispetto al sistema bancario ed industriale, la crisi successiva del sistema politico, la nascita del più grande partito politico italiano rappresentato dall’enorme massa di coloro che disgustati dalla politica non useranno il diritto di voto, con consequenziale presa del potere europeo da parte del sistema bancario.

Ed era proprio “ la speculazione “ che pochi giorni prima aveva provocato le dimissioni del Governo Berlusconi e provocato l’ instaurazione della dittatura politica di Napolitano e della dittatura finanziaria delle Banche e delle Lobby finanziarie , tipo Trilateral. Scrivevo allora principi elementari, che se si comprano grandi quantità di titoli i tassi di interesse crollano e che , se così fosse stato, l’Italia non sarebbe arrivata sull’orlo del default in quei giorni, il famoso differenziale non sarebbe arrivato a 540, il Governo eletto democraticamente non si sarebbe dovuto dimettere e Monti non sarebbe diventato neppure Senatore, figurarsi Premier . Quando a quei tempi affermavo questa necessità che la BCE svolgesse finalmente il ruolo di Banca di ultima istanza, mi si rispondeva, con arrogante sufficienza lerneriana, che Draghi non avrebbe potuto, che la BCE non poteva comprare titoli di Stato per aiutare i governi per Statuto. Replicavo e replico che era una falsità, era una sesquipedale menzogna criminale, perché bastava consultare il programma SMP Bonds Purchases della BCE non i giornali italiani, per rendersi conto che la BCE ha sempre avuto il potere di acquistare titoli del debito sovrano degli Stati membri della UE e scrivevo che Draghi , non facendo nulla , condannò l’Italia a cadere nella mani di Monti e di Napolitano.

Avevo ed ho totalmente ragione, leggete sotto. Mi duole dirlo, ma Mario Draghi è colpevole, perché solo oggi si ricorda di colpo che la BCE può usare quel programma e che lo userà, eccome, ma non per salvare la democrazia di un Paese, no, bensì per assicurarsi che essa venga del tutto posta sotto il dominio assoluto dell’elite bancaria.

Seguitemi , vi spiego che significa.

Era accaduto che i mercati avevano da tempo sfiduciato l’Italia (ed anche altri ben noti Paesi ) perché avevamo perso, come l’abbiamo persa, la sovranità di emettere la nostra moneta. In sostanza , i mercati sanno che , con l’euro,potremmo non ripagare sempre e puntualmente il nostro debito pubblico , potremmo anche non onorare con esatta precisione i nostri titoli di Stato , dato che, se ci mancassero dei capitali alla data del rimborso, l’euro non sarebbe liberamente emesso dall’Italia ma lo dovremmo prendere in prestito dal sistema bancario europeo. Temono, in sostanza, che l’Italia faccia default nei pagamenti e di conseguenza ci sfiduciano facendoci pagare sempre più caro il loro denaro, i loro prestiti. Siamo così scivolati in una spirale che ci stava portando , insieme con la Grecia e con la Spagna, al default. Sarebbe stata lo sfascio dell’Eurozona, una implosione di ordine epocale , ma devastante sopra tutto per Francia e Germania, le cui Banche si trovavano e si trovano in portafoglio la maggior parte dei nostri titoli pubblici a dieci anni.

Mario Draghi sapeva benissimo tutto questo, ma non poteva- forse neanche voleva - fare altro, se non eseguire gli ordini che gli venivano impartiti dal duo sorridens, Merkel e Sarkozy : salvare l’euro a qualsiasi costo, chi se ne frega de l’Italie ! Poi, d’improvviso, Draghi riscopre, ma solo ieri , il potere della BCE di acquistare i titoli di Stato dei Paesi membri e annuncia urbi et orbi che la BCE farà esattamente questo. Era quello che invocavo dallo scorso novembre : che la BCE diventasse prestatore di ultima istanza. E Draghi nemmeno cerca di spiegare come mai ciò che solo 10 mesi fa era “ assolutamente da escludersi”, oggi invece sia possibile.

I mercati, la speculazione , non si sarebbero mai placati e dunque il differenziale “ spread” con i titoli pubblici tedeschi non sarebbe mai disceso se non avessero saputo, dalle dichiarazioni di Draghi ,che la BCE è l’emittente sovrano dell’euro, e quindi può in effetti comprare titoli pubblici emessi dagli Stati membri praticamente quasi all’infinito. Con questa garanzia, e solo grazie a questa garanzia , i mercati si sono calmati, la speculazione acquietata ed i tassi moderati..

Qualche giorno prima di Draghi si era già espresso in tal senso anche il governatore della Banca Centrale austriaca Ewald Nowotny (si saranno messi d’accordo ?) che parlava della possibilità di dare al MES ( il Fondo Salva Stati) una licenza bancaria. Il MES è il nuovo fondo ‘salva’ Stati dell’Eurozona ( quello che la stampa allineata e dedita alla continua fellatio del duo Monti-Napolitano ) il quale ha nelle casse pochi soldi, specie dopo l’intervento a favore ndelle Banche spagnole ( vedete? Salvano sempre e solo le Banche). E allora cosa fanno trapelare i banchieri centrali della UE? Che il MES potrebbe essere trasformato in banca. Significa in parole povere che avrà il sostegno illimitato dei finanziamenti della BCE, che è l’emittente illimitato dell’ euro, e quindi il MES potrà comprare enormi quantità di titoli di Stato dei Paesi come il nostro, garantendo ai mercati che, di nuovo, esiste un pagatore dei loro crediti (i titoli nostri e spagnoli) senza limiti. I mercati si calmano. Pertanto Italia e Spagna e Grecia staranno dentro l’Eurozona, perché con i mercati calmi, e coi tassi sui titoli che caleranno dall’attuale 7% al 3% o 4% ogni timore di default è definitivamente scongiurato.

E l’Italia? Ecco la mia opinione, non bella, anzi, una previsione da incubo. Tutto questo costringerà il nostro Paese a rimanere prigioniero in una sorta di limbo dal quale non usciremo più, dove non cresceremo mai perché sempre privi di moneta sovrana, sempre schiavi di governi tecnocrati che ci verranno imposti o suggeriti dal sistema bancario. Dovremo imparare a vivere sotto il continuo ricatto da parte del sistema bancario perché ogni Euro per l’Italia dovrà essere concesso in prestito solo dalle banche . Potranno dunque imporci quel che vogliono, rigore, austerità , tagli di salari, di stipendi, di pensioni, privatizzazioni di ogni risorsa pubblica, suicidi, ecc. Come stanno facendo da due anni con la Grecia. Come stanno facendo da un anno e mezzo con la Spagna. E come stanno facendo dal Novembre scorso con l’Italia. Ci stanno togliendo la democrazia, come Napolitano e Monti hanno già cominciato a fare.Ecco dunque la commedia dell’assurdo. Se salviamo l’Euro, noi saremo spacciati. Se Draghi apre i rubinetti della BCI e se il MES diventa banca, per tanti Paesi , Italia compresa, è finita.

Vedo ancora un’ultima speranza, un’estrema possibilità di salvezza Se la Corte Costituzionale tedesca bocciasse il MES a settembre allora potrebbe succedere che i mercati potrebbero al primo sentore di ritardo perdere l’equilibrio e la certezza dei suoi incassi e provocare il default dell’Italia.

Adesso voi spiegatemi perché Mario Draghi ha aspettato così tanto tempo per uscire allo scoperto . Ha prima assistito alle dimissioni del precedente Governo, poi alla sospensione della democrazia con Monti, poi alla pressoché completa riduzione in povertà della classe media dell’Italia e poi, una volta realizzato il progettino per il dominio delle Banche , ecco l’ultimo tranello. Illudere che l’Euro si possa salvare, ma salvando l’Euro noi Italia ci consegneremo al dominio del sistema bancario. Del quale Monti, Passera, Fornero, ecc sono pezzi da novanta.

Spero proprio tanto di non aver digerito bene la caponata. Spero. Ma non credo.


Roma domenica 29 luglio ’12

Gaetano Immè