Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 23 agosto 2012


GORRINI MUORE? E DI PIETRO ESULTA!

Nel più totale silenzio se n’è andato giorni fa, Giancarlo Gorrini . Gorrini, Gorrini – direte voi – ma chi è mai costui? Tranquilli, voi non siete pretonzoli come Don Abbondio e chi scrive non si trova su nessun ramo di lago, semmai su un ramo di un pero aspettando il momento opportuno per scendere . Ma statene certi che c’è, invece, uno , in Italia, in zona Parlamento, che sta facendo i salti di gioia, che non sta più nella pelle dalla contentezza, per la fine del suo incubo , uno che sa fin troppo bene chi sia stato Giancarlo Gorrini e quale spada di Damocle costui rappresenti per la sua vita ( quella dell’Onorevole) . L’ “ happy man “, l’uomo felice si chiama Antonio Di Pietro, una vergogna ed una disgrazia per la onorabilità del nostro Paese vederlo in Parlamento dove bivacca cialtroneggiando, mascherandosi da Saint Just degli altri, dal 1996 , grazie al patto criminale sottoscritto negli anni 1992/1994 con il P.C.I. di Napolitano, D’Alema, Veltroni, Occhetto, patto che ha garantito , quale “ pizzo “ per aver salvato il PCI da Tangentopoli , non solo la sua impunità come Magistrato ( ottenuta grazie alle sue dimissioni da Magistrato così che il CSM non potette più giudicarlo per le sue malefatte da Magistrato ) ma anche un bel seggio in Senato , con godimento di tutti i privilegi e le impunità della Casta, vitalizi e finanziamenti pubblici compresi, oltre alla “ lauta pensione baby” della Magistratura. Il perché di tutta questa vergogna dovete chiederlo per un verso ai vari D’Alema, Napolitano, Occhetto ( che gli hanno regalato il primo posto nella lista del PCI al Mugello dove i trinariciuti vincerebbero anche candidando Cesare Battisti o Moranino) ed a quell’integerrimo Magistrato , Corrado Carnevale – che pure fu vittima illustre di malagiustizia diffamatoria - che promosse il Di Pietro al concorso della Magistratura più per “ compassione” ( sono parole di Carnevale, leggete l suo libro) che per “ meriti”.

Insomma Giancarlo Gorrini era stato un grande assicuratore , fu l’ex patron della Maa, ma anche il grande accusatore di Antonio Di Pietro, quello che svelò le sue pressioni sui suoi “indagati” per annullare i debiti di gioco di Eleuterio Rea ( ex comandante dei vigili della “ Milano da bere “, sui 100 milioni di lire prestati a Di Pietro da tale Pacini Battaglia quando costui era un indagato del Di Pietro, sulla Mercedes regalata al Di Pietro da suoi indagati e sulle altre auto "di favore" date ad altri magistrati. Gorrini aveva scritto un suo memoriale , chissà se qualcuno, adesso che è morto, glielo pubblicherà. Vi anticipo la mia previsione: nessuno lo pubblicherà. E sapete perché? Elementare Watson, elementare! Perché Di Pietro andrebbe a cento querele all’ora e i Magistrati – suoi ex sodali comunque anch’essi terrorizzati dalle usuali e poliziesche intimidazioni del Di Pietro – non avrebbero il coraggio di mettersi contro di lui. Com’è successo fino ad oggi.

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E SI RISENTONO PURE!

L’Unità dell’Italia è una sorta di ossessione , un qualcosa che chi la tocca muore, come i fili della luce, un mantra. Ne sa qualcosa Bossi, impalato, pur senza croce, per aver cercato di introdurre il Federalismo, altro che Belsito e figli “ bamboccioni e scialacquoni”. Federalismo che, in pratica , impone che ogni Comune debba vivere con quello che produce. In modo speciale sono i politici meridionali, la nomenclatura della politica locale meridionale, proprio qielli che non tralasciano occasione per “ l’unità è sacra”, per “ l’Italia è una sola” e Bossi di qui e Bossi di là e due gabasisi così da Repubblica, da Napolitano, da Fini, da Il Fatto, ecc. Giorni fa un sudista ( un signore meridionale) , piccato da certi apprezzamenti di questo Blog ( scritto da uno che più meridionale di così non potrebbe essere se non divenendo addirittura un tunisino ) sul Sud Italia , ha preso, come si dice, d’aceto di brutto ed ha minacciato , come e peggio di un Bossi, la secessione del Sud dall’Italia unita. Roba da non credere, roba da pisciarsi sotto dalle sganasciate. Ma ci pensate? La Sicilia che si mantiene da sola ? La Puglia che si paga da sola la voragine senza fine della sua Sanità? La Campania che fa pagare le tasse alla Camorra ed a tutti quelli che di Camorra vivono, e sono tantissimi? La Calabria che si paga da sola l’esercito dei suoi forestali ( sono di più di tutti quelli degli Usa)? Che si accomòdino pure. Faccino pure la secessione ( Fantozzi è proprio adatto al caso) poi voglio vedere da dove arrafferanno la consueta barcata di miliardi per mantenere il loro parassitismo che da sempre le Regioni del Sud scippano all’altra Italia. Come diceva Totò? Ma mi facci il piacere!

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GENTE CHE S’IMPANCA SU ARGOMENTI CHE NEANCHE CONOSCE.

Troppe persone aprono bocca e le danno fiato, molte persone , spesso anche dei giornalisti o sedicenti tali, imbrattano pagine di giornali come fossero discariche di rifiuti organici del loro cervello. Prendiamo per esempio Marco Travaglio, un grande giornalista? Può darsi. Un comico? Sicuro. Non lo affermo io, ma una decisione di un Magistrato che lo ha definito proprio in tal modo, un “ comico”, così però salvandolo da una certa condanna per diffamazione, sostenendo appunto che Travaglio , come comico sia legittimato a offrire al pubblico deformazioni grottesche della realtà. Verità sacrosanta, e poi si parla male della Magistratura ! Ma Travaglio scrive pure , scrive su Il Fatto Quotidiano e spesso, quando scrive qualcosa, si fa impossessare dal gaglioffo , meschino e populista giustizialismo e diventa così, come si dice a Roma, un “cazzaro” qualsiasi. Si fa prendere dalla sua ridicola furia giacobina falsamente calvinista , si sente super protetto riparato dietro le gonnelle dalla casta dei magistrati ( perché il Travaglio è, praticamente, lo scrivano - non lo “ scriba”- delle Procure, quello che fa opera di “ copia e incolla” delle carte dei magistrati coperte dal segreto istruttorio e le pubblica sul suo giornale) e mescolando tutto questo con la sua imbarazzante ignoranza dei fatti sui quali pretende pure di pontificare impancandosi, riesce a mettere insieme portentose figure barbine.

L’altro ieri, per esempio si è voluto cimentare con un articolo su Simone e Daccò, che sono entrambi in carcere preventivo rispettivamente dal 13 aprile scorso e dal 16 novembre dell’anno scorso , due indagati dalla Procura di Milano per la presunta corruzione sulla Sanità lombarda e su Formigoni e sull’Ospedale San Raffaele, per svariati reati , concorso in bancarotta fraudolenta il secondo, corruzione e riciclaggio di fondi provenienti da evasione fiscale il primo. Bene, in questo articolo Travaglio scrive, reputando giusta e corretta una carcerazione preventiva usata come una vera e propria “ tortura” , “ In quale Paese Daccò e Simone sarebbero a piede libero e passerebbero per dei sequestrati?” Non solo, ma scrive anche che “ lui dubita molto che esista una violazione dei diritti dell’uomo che deriverebbe dalla carcerazione preventiva”. Al neo comico consiglio di studiare seriamente gli argomenti prima di impancarsi , imbrattando fogli di giornale di chiacchiere stupide, ignoranti e meschine . Perché c’è sempre il rischio che i suoi “lettori” ( quel popolo credulone che viene facilmente influenzato ed incanalato dai titoli della sua èlite giustizialista che si ritiene legittimata all’indottrinamento dei lettori in qualità di “ ottimati”) un bel giorno comincino pure a leggere qualcosa di diverso da Il Fatto Quotidiano ed allora addio i miei limoni! Il nostro neo comico si chiede in quale Paese questi due, Daccò e Simone, sarebbero a piede libero e sarebbero considerati dei “ sequestrati”?

Presto detto: in tutti i Paesi civili, caro Travaglio, come la Germania, come la Francia, come l’Olanda , come il Belgio, come la Spagna, come la Svizzera, come la Gran Bretagna, come il Giappone, come gli Usa, come l’ Australia, ecc. Anzi, in tutti questi “ Paesi civili” sia Daccò che Simone non solo non starebbero in galera, alla tortura della carcerazione preventiva, ma non sarebbero nemmeno indagati. Spiego anche il perché, sperando che sia chiaro.

Daccò, che è rinchiuso in carcere dal 16 novembre 2011 e dunque dalla bellezza di nove mesi, è imputato di “ concorso in bancarotta fraudolenta”. Questo reato, nei paesi civili ripeto , dovrebbe seguire una dichiarazione di fallimento . Ma l’Ospedale San Raffaele, perché di questo si tratta, non è affatto fallito. Dunque, perché Daccò è in galera da nove mesi ? Cosa ci risponde Travaglio?

Simone è rinchiuso in carcere dal 13 aprile 2012, dunque da più di quattro mesi ed è imputato del reato di “ riciclaggio con reato presupposto di evasione fiscale”, cioè di avere investito dei capitali frutto di una evasione fiscale. Capisco il reato di riciclaggio, ma il reato di “ riciclaggio di proventi derivanti da evasione fiscale” non esiste in nessuno dei Paesi civili di cui sopra, esiste solo in Italia come, d’altra parte, anche il fumoso e famoso “ quasi reato “ del “ concorso esterno in associazione mafiosa”, una rete da pesca a strascico piuttosto che un reato degno di tale nome. Solo in Italia.

Quanto all’ atteggiamento meschino di Travaglio sui diritti dell’uomo e la carcerazione preventiva esistente in Italia, si chieda il comico in cosa consista la giustizia preventiva carceraria italiana e si ponga anche la seguente domanda: «Perché l’Italia non ha ancora introdotto nel codice penale il reato di tortura e non ha ancora ratificato il Protocollo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura?». Se Travaglio avesse voglia di imparare qualcosa, invece di imbrattare di populismo giudiziario e manettaro le pagine del giornale, potrebbe trovare una degna risposta nello stato di illegalità e tortura permanente documentati in questi giorni, mesi, anni da gente come il costituzionalista Andrea Pugiotto ed altri 120 tra costituzionalisti, giuristi e avvocati, che hanno firmato una “ lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano” perché interrompa la catena di illegalità, tortura, violazione flagrante della nostra Costituzione e di ogni legge internazionale, che si consuma quotidianamente nelle carceri italiane. Carceri stivate di quasi il doppio dei detenuti che la legge consente di detenere e di una popolazione carceraria che, per quasi la metà, è rappresentata dai “ detenuti in attesa di giudizio”(Nanni Loy e Alberto Sordi docent), persone che le statistiche storiche prevedono andranno per il 50% assolte, mentre nel frattempo scontano carcerazione e tortura preventive. Basterebbe che Travaglio avesse almeno un’idea di cosa sia il diritto umano, dell’articolo 13 della Costituzione italiana, delle garanzie giuridiche previste dalle leggi per qualunque cittadino, sia esso sottoposto a indagine, imputazione e perfino condanna giudiziaria definitiva, come le misure alternative. Circa le quali un numero chiarisce il pensiero : numero di detenuti in Usa 2.350.000. Numero misure alternative al carcere preventivo: 4.877.000. Travaglio, ma vada a studiare.

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QUI’ CI STANNO FACENDO DIVENTARE DEI SUDDITI E NESSUNO SE NE ACCORGE.

Ci stanno tramutando da liberi cittadini della Repubblica italiana a sudditi dell’oligarchia bancaria mondiale, che poi è la responsabile prima di tutti i nostri guai economici dal 2006 in poi. Quello che mi manda in bestia è il fatto che quasi nessuno se ne accorge, visto che gli italiani adorano quelli che vogliono imporre lo statu quo perché hanno paura di quelli che invece vorrebbero cambiare questo Paese ingessato come un sepolcro in un Paese veramente libero e veramente moderno. Siamo circondati da fatti ed eventi che ci stanno soffocando, che ci tolgono sempre più fette di libertà, ma pochi li vedono, molti li considerano “ organici ai propri interessi” e dunque da agevolare, da facilitare e del bene del Paese chi se ne frega.

Leggendo, l’altro ieri , l’articolo di Piero Ostellino sul Prof. Monti sul Corriere della Sera, sentivi scorrere il suo pensiero libero,limpido, liberale , respiravi un’aria che mai avevi assaporato. Altro che gli interventi vecchio stile, vecchio stampo, vecchia politica politicante che mirano essenzialmente a riposizionamenti personali il più vantaggiosi possibili che ispirano gli interventi di gente come Prodi, come Amato, come Casini e come tanti altri abitanti della galassia dove abitano gli “ottimati” che come tali si arrogano il potere di irreggimentare il popolo bue. Ma chi ha letto Ostellino? Molti invece leggono Scalfari o Mauro o Zagrebelsky. Che vorrebbero portarci dritti dritti sotto il tallone delle Banche.

Cos’altro è, se non una vera schifezza, una vera nefandezza, il fatto che Standard & Poor’s e Ficht, due agenzie di Rating americane, di proprietà di Banche sia americane che europee , che hanno avuto ed hanno come manager o advisor ( leggi consulenti) gente come Mario Monti, Corrado Passera, Elsa Fornero , per fermarmi alla “ creme”, di fatto ci abbiamo imposto – manovrando sapientemente lo spread e le Borse italiane, ma sempre con i nostri soldi –, con la complicità di Giorgio Napolitano , una camarilla di persone scelte a suo giudizio ( di Napolitano) e senza il voto popolare ?

Cos’altro è stata se non una vera e propria truffa da briganti di valico alla nostra sovranità popolare ed alla nostra libertà da qualsiasi oppressore , l’aver depositato al Governo un Mario Monti imposto dall’alto del Colle del Quirinale allontanando a spintoni , alla faccia del Monsignor Della Casa della vera democrazia, quello che al Governo c’era per volontà popolare,approfittando delle idiote risatine franco germaniche? Silvio Berlusconi si è messo da parte con grande senso di responsabilità , nel nome, sempre sbandierato dal Colle e dai Palazzi abitati da congiurati , del superiore interesse dell’Italia. Fecero feste popolari i nemici personali – mai avversari politici , sempre pronti all’agguato mai alla sfida – di Berlusconi e del centrodestra perché credevano fosse arrivato il momento da loro agognato, quello delle esecuzioni di massa sulla pubblica piazza dei loro nemici, della vendetta truculenta fatta di corpi scempiati, martoriati, vilipesi ed appesi e, soprattutto, di sospirata presa del potere, sempre strappata tramite imbrogli di Palazzo , tramite movimenti di piazza, senza quella fastidiosa sciocchezza che sono le elezioni popolari. E’ la loro cifra. Sono rimasti fregati anche loro, che si aspettavano da Napolitano un comportamento adeguato allo stile della loro camarilla che aveva ordito e tramato nei corridoi del Palazzo per depositarlo,senza investitura parlamentare, sul Colle. Oggi, alle feste di ieri, l’esercito dei creduloni indottrinati dagli Scalfari, dai Mauro, dai Zagrebelsky, dai Cordero, dai Gomez, dai Padellaro, dai Travaglio, ecc , sostituisce le sue solite sordide maniere, con le solite coltellate alla schiena. Comme d’abitude…… comme d’histoire…..

Milena Gabanelli, la famosa giornalista di “ Reporter” , nota per inquisire chicchessia ed anche , inquisendolo, d’infangarlo e sputtanarlo, tanto poi la RAI le paga anche i richiesti risarcimenti per diffamazione, insomma una giornalista che gode, unico caso al mondo, come un Presidente della Repubblica, della così detta “irresponsabilità “ professionale, è una donna certamente colta, preparata, che porta avanti il suo lavoro con svariati consensi, con svariate critiche. Rappresenta ed incarna , da un punto di vista culturale, l’esempio didascalico dell’” engagé à la gauche caviar “che tanto seguito conta nell’esercito degli “ incanalati creduloni “ , soggiogati anche dal clangore delle sue inchieste oltre che dall’indottrinamento quotidiano della stampa dell’editore cittadino italiano naturalizzato svizzero.

Se ho reso l’idea del substrato culturale sul quale e con il quale vive e si arricchisce la Gabanelli ( a ciascuno il suo),allora sarà più chiaro perché giudico un obbrobrio giuridico e sociale la sua ultima proposta. Che è, stando al Corriere della Sera dei giorni scorsi,al fine di sconfiggere completamente la evasione fiscale , di imporre una nuova tassa, pari al 33% su tutti i pagamenti in contanti per cifre superiori ai 150 euro mensili a persona. Asserisce la giornalista che con questo sistema non solo si eliminerebbe ogni possibilità di evasione fiscale – nell’assunto che detta evasione si fondi solo sul contante, ma non credo affatto che sia così , ma fa niente – ma si potrebbero incassare annualmente circa 100 miliardi di Euro di imposte evase. Non voglio entrare nel merito e nella tecnica del tributo, ma voglio invece svelare perché ritengo questa idea solo il parto di una educazione da socialismo reale e da Stato di Polizia.

La Gabanelli suggerisce tale imposta – credo che si corra il rischio che venga pure presa sul serio – e sa bene come in Italia già viga , grazie al Governo Berlusconi – una vera indecenza- quel mostro chiamato “ Serpico” ( il nome è tutto un programma) , un programma mediatico che consente ad ogni operatore di una qualsiasi Agenzia delle Entrate di chiedere ad ogni banca tutti i movimenti dei nostri conti correnti o di deposito. Già a suo tempo questo blog osservò che se un Paese arriva a concedere allo Stato di invadere la propria libertà personale fino a questo punto, è un Paese pronto a svendere ogni altra forma di libertà. Perché se tutti i cittadini devono solo conformarsi ai voleri dello Stato , che ,dietro l’alibi della “ legalità” , impone simili inquisizioni, allora i cittadini non hanno più alcun diritto e lo Stato , il Governo possono esercitare ogni inquisizione sulla vita dei sudditi. Cercate di capire: divento un delinquente ( nel senso che potrei delinquere spendendomi i soldi per contanti) se ritiro dalla mia Banca una parte dei miei sudati risparmi. Divento un delinquente, per la Gabanelli, perché potrei anche spendere quei soldi per pagare magari il tecnico della televisione che viene a casa. Insomma il reato è tale non più, grazie alla Gabanelli, quando “ è stato consumato” ma quando “ potrebbe anche essere tentato”. Pensate: se, come intende la Gabanelli, il diritto di imporre certe regole lo detiene solo il ceto politico e se il ceto politico è quello che vorrebbe ed auspica la Gabanelli, allora nessuno potrà più essere un cittadino, ma solo uno schiavo, un servo.

Nella grande crisi che stiamo vivendo e che alla lunga eliminerà sempre più le nostre libertà repubblicane, non vi sono dunque solo motivazioni di ordine finanziario ed economico ma anche motivazioni culturali ed ideologiche che la proposta della Gabanelli, nolente o dolente, mostra in tutta la loro terrificante assurdità. La Gabanelli forse non ci ha pensato, ma questa sua proposta è figlia legittima e diretta di questa mentalità classista comunista che uccide l’iniziativa economica libera e che nega ogni sostanziale diritto di proprietà. L’idea della Gabanelli dimostra come la politica della sua parte ideologica, del centrosinistra, si arroghi il diritto di requisire ogni cosa anche dopo che ciascun italiano ha pagato più imposte e più tasse che in qualsiasi altro Stato in tutto il mondo.

Perché un vero e proprio “ Stato di Polizia” costa. Chiedere Erich Honecker quanto costava la Stasi.

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NON SOLO GRECIA, MA ANCHE ITALIA NEL NOVERO DEI “TRUCCATORI SCORTESI”



Il governo Prodi/Ciampi truccò i conti per portarci nell’euro. Non lo sostengo io, ma l’ultimo numero del settimanale tedesco Der Spiegel, un giornale a cui l’Italia non sta proprio simpatica: è quello, per capirci, che mise in copertina la P38 negli Anni di piombo e più recentemente ci ha definito graziosamente “codardi come Schettino”. Insomma un vero amico dell’Italia. Questa volta però non si tratta di una polemica giornalistica, ma di documenti, carte, riscontri con protagonisti della decisione europea che ha rivoluzionato la nostra vita: l’introduzione dell’ Euro. Il cancelliere Kohl sapeva che eravamo sull’orlo della bancarotta e non avevamo i requisiti per entrare nell’euro, ma la ragione politica prevalse sul rigore finanziario. Al contrario di oggi. L’Italia è strangolata dalla rigidità di Berlino ed è sempre comunque governata da un tecnico (Monti come Ciampi) garante degli interessi bancari dei tedeschi.

Riporto qui sotto, in colore rosso, il lungo resoconto sullo scoop dello Spiegel pubblicato dall’agenzia Agi. A voi il commento.

CRISI: SPIEGEL, L’ITALIA TRUCCÒ I CONTI PER ENTRARE NELL’EURO = (AGI) – Berlino, 6 mag. – L’Italia non aveva i conti in regola per entrare nell’euro e l’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl ne era consapevole, ma per motivi di opportunità politica non si mise di traverso. Lo sostiene lo Spiegel in un articolo di cinque pagine dal titolo «Operazione autoinganno». Il settimanale tedesco ha avuto accesso a centinaia di pagine di documenti del governo Kohl sull’introduzione dell’euro tra il 1994 ed il 1998. Si tratta di rapporti dell’ambasciata tedesca a Roma, di note interne dell’esecutivo e di verbali manoscritti di colloqui avuti dal cancelliere della riunificazione.

«I documenti dimostrano ciò che finora si supponeva: l’Italia non avrebbe mai dovuto essere accolta nell’euro», scrive lo Spiegel, aggiungendo che a decidere sull’ingresso dell’Italia «non furono i criteri economici, ma le considerazioni politiche». «In questo modo», denuncia il settimanale di Amburgo, «si creò il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa due anni dopo: l’ingresso nell’euro della Grecia». Per lo Spiegel il governo Kohl non può sostenere di essere stato all’oscuro della reale situazione italiana dell’epoca, poichè «era perfettamente informato sulla situazione di bilancio».

«Molte misure di risparmio erano solo cosmetiche, si basavano su trucchi contabili o vennero subito ritirale non appena venne meno la pressione politica», scrive il settimanale. «Fino al 1997 avanzato, al ministero delle Finanze non credevamo che l’Italia riuscisse a rispettare i criteri di convergenza», ha dichiarato al settimanale Klaus Regling, attuale responsabile del fondo salvastati Efsf ed all’epoca capo dipartimento del ministero delle Finanze tedesco. Il 3 febbraio 1997 lo stesso ministero constatava che a Roma «importanti misure strutturali di risparmio sono venute quasi del tutto meno per garantire il consenso sociale».

Il 22 aprile dello stesso anno in una nota per Kohl era scritto che «non ci sono quasi chance che l’Italia rispetti i criteri». Il 5 giugno il dipartimento di Economia della cancelleria comunicava che le previsioni di crescita dell’Italia apparivano «modeste» ed i progressi nel consolidamento delle finanze pubbliche «sopravvalutati». In preparazione di un vertice con una delegazione governativa italiana del 22 gennaio 1998 l’allora sottosegretario alle Finanze, Juergen Stark, constatava che in Italia «la durevolezza di solide finanze pubbliche non è ancora garantita». A metà marzo 1998 era Horst Koehler, allora presidente dell’Associazione delle Casse di Risparmio tedesche, a scrivere una lettera a Kohl, accompagnata da uno studio dell’Archivio dell’Economia mondiale di Amburgo, in cui era scritto che l’Italia non aveva rispettato le condizioni «per una durevole riduzione del deficit» e che pertanto costituiva «un rischio particolare» per l’euro.

Lo Spiegel scrive che «Kohl rispose picche ai suoi consiglieri di allora», anche perchè, come afferma Joachim Bitterlich, allora consulente di Kohl per la politica estera, al vertice Ue di maggio 1998 «la parola d’ordine politica era: per favore non senza gli italiani». Il settimanale di Amburgo rileva che i documenti visionati «fanno sorgere il sospetto che sul problema Italia il governo Kohl abbia ingannato non solo l’opinione pubblica, ma anche il Bundesverfassungsgericht (la Corte Costituzionale di Karlsruhe, ndr)». Secondo lo storico Hans Woller, al momento di entrare nell’euro l’Italia era «sull’orlo della bancarotta finanziaria», mentre dai documenti visionati dallo ’Spiegel’ risulta che nel corso del 1997 l’Italia propose per due volte di rinviare la partenza dell’euro, ma la Germania rifiutò.

Bitterlich spiega che questa data era diventata «un tabù» e che tutte le speranze tedesche erano riposte in Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro del Tesoro nel governo Prodi. «Per tutti era come un garante dell’Italia, lui ce l’avrebbe fatta!», spiega Bitterlich, ma lo Spiegel scrive che «alla fine con una combinazione di trucchi e di circostanze fortunate gli italiani riuscirono sul piano formale a rispettare i criteri di Maastricht. Il Paese trasse vantaggio da tassi di interesse storicamente bassi, inoltre Ciampi si dimostrò un creativo giocoliere finanziario». Il settimanale cita in proposito l’introduzione della «tassa per l’Europa», la vendita delle riserve auree alla banca centrale e le tasse sugli utili, con il risultato che «il deficit di bilancio scese in misura corrispondente, anche se gli esperti statistici dell’Ue in seguito non accettarono questi trucchi». Ai primi del 1998 rappresentanti del governo olandese chiesero a Kohl un «colloquio confidenziale» alla Cancelleria, durante il quale chiesero di fare maggiori pressioni su Roma, poichè «senza ulteriori misure dell’Italia a conferma del durevole consolidamento, un ingresso dell’Italia nell’euro non è accettabile». Kohl respinse la proposta olandese, anche perchè il governo francese gli aveva fatto sapere che senza l’ingresso nell’euro dell’Italia, neanche la Francia sarebbe entrata, con il risultato che, come scrive lo ’Spiegel’, «i tedeschi erano in una posizione di trattativa debole». La conclusione del lungo articolo è che riguardo all’Italia «molti sapevano che i numeri erano truccati e che un’autentica riduzione del debito era fuori discussione. Nessuno però osò trarne le conseguenze e Kohl si fidò delle melodiose dichiarazioni di Ciampi, che assicurava un ’cammino virtuosò, con il governo di Roma che prevedeva al più tardi per il 2010 la riduzione al 60% del debito pubblico. È andata diversamente».

Letto bene , signori?

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A PENSAR MALE SI FA PECCATO MA SPESSO CI SI AZZECCA

Dunque, domenica scorsa il Prof. Monti ed il Ministro Passera hanno proclamato che vedono ormai imminente la fine della crisi, roba da poco, ormai, dicono, di vedere la luce alla fine del tunnel. Martedì la Procura di Trani rinvia ufficialmente a giudizio per “ manipolazione del mercato” e danni ingentissimi all’Italia, Standard & Poor. Questa ultima sapeva ovviamente da tempo dell’inchiesta di Trani come lo sapevano tutti i suoi consulenti, Monti e Passera compresi. Mercoledì successivo accade che la Borsa italiana tenga e che il famoso spread si abbassi a 410 punti. Parte il coro dei melensi e giornalini, televisioni e barbieri e nani e ballerine e comici giù a dire che la fine della crisi è finita, che stiamo bene, che chi dice che non ha più una lira è un porco fascista, insomma una santificazione di Monti. Tutto torna, Signori, la Trilateral cerca di mettercelo ancora una volta in quel posto. Ecco , le Banche hanno organizzato tutto: giù un poco ( non troppo, mi raccomando) la speculazione, abbassiamo gli interessi sul debito sovrano dell’Italia in tal modo riconquisteremo il Governo del Paese. Vi sta bene signori essere trattati da deficienti?

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giovedì 23 agosto 2012, Roma

Gaetano Immè