Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 6 settembre 2012

DECRETO ANTI CORRUZIONE ED I MOTIVI PER I QUALI IL CENTRODESTRA SI OPPONE AL TESTO DEL CENTROSINISTRA.


Non è ben chiaro al pubblico il motivo per il quale vi sia un “ muro contro muro “ fra centrodestra e centrosinistra, a proposito della legge “ anti corruzione”. Il centrosinistra, che propone un suo testo dietro il quale , anziché costruire i ponti necessari per facilitare i necessari accordi , edifica arcigne barricate per una sua cocciuta, caparbia ed intransigente difesa ed il centrodestra , che a quel testo altrettanto caparbiamente si oppone. Le ragioni del dissenso però esistono e sono anche concrete e profonde nel merito oltre che numerose, ma sono state artatamente dissimulate dalla stampa organica al centrosinistra sotto vacui slogan degni del miglior Minculpop staliniano , mentre sono state fortemente sottovalutate da quella organica al centrodestra. Doveroso perciò contribuire a chiarire questi motivi di dissenso.

Vi è una preliminare questione di conflitto da dirimere e chiarire, perché il centrosinistra pone, quale fonte battesimale del suo testo il fatto che queste misure “ anticorruzione” ci verrebbero richieste – ahinoi!- dall'Europa, credendo così di fare approvare quelli che sono i suoi desideri come fossero una sorta di dovere del Paese nei confronti dell'Europa. Ovvio che non sia affatto così: l'Europa chiede certamente che l'Italia promuova nuove norme anti corruzione adeguate al momento, così come da sempre l’Europa ripetutamente intima all’Italia una riforma della sua (in)Giustizia .Ma mai ha o può imporre le misure specifiche ( quelle che il centrosinistra vorrebbe introdurre ovviamente “ pro domo sua”), anche perché – ma questo evidentemente al centrosinistra poco o nulla importa – l'Italia ha ancora una sua autonoma sovranità politica e decisionale . Chiarito dunque questo necessario preambolo, veniamo al concreto.

Nel testo che Bersani propone, primo rilievo, c'è la previsione di introdurre un nuovo “reato penale”: quello di “ traffico di influenze illecite”. Ad occhio e croce parrebbe una previsione che consentirebbe di colpire le lobbies. Ora però , ragionando senza isterici ed ideologici pregiudizi, le “lobbies” altro non sono che volontarie riunioni di soggetti che difendono i loro interessi legittimi e sono riconosciute ed ovviamente lecite in tutto il mondo civile occidentale, Usa compresa. Qui da noi, nel nostro “ paesello di mandolinari”, il P.C.I. della Prima Repubblica ha seguito rigorosamente la prassi comunista “della loro criminalizzazione” come consorterie golpiste per via di Licio Gelli e della strafamosa “ Loggia P2”, per la quale inchiesta – parliamo dei primi favolosi anni ottanta - Tina Anselmi , una sorta di Rosi Bindi ante litteram, si premurò di creare una nuova legge ad hoc ( oggi si direbbe “ contra personam”) che porta il suo nome e che prevede, come specifico reato, l'appartenenza ad una Loggia, ad una Lobby. Ancora oggi il centrosinistra e la stampa ad esso “ organica” si avvale spesso,sovente anche a sproposito, di tale reperto archeologico , facendo affidamento sull'eco mediatica di quei lontani fatti e sui fantasmi torbidamente golpisti che essi evocano nelle menti dei “ troppi cretini di ogni età” ( Lucio, ci manca) che leggono la stampa invece di informarsi sui fatti storici veri. Basta ricordare la fine ingloriosa e ridicola che hanno fatto le fantomatiche inchieste giudiziarie dei vari Woodcook e De Magistris, ecc sulle varie P3, P4, P5 ecc: come Cirano considerava , deridendoli, i Cadetti di Guascogna ( “ tutti soperchieria, tutti menzogna, questi sono i Cadetti di Guascogna di Carbonello di Castel Geloso “) così questo blog considera tutte queste inchieste uscite anche recentemente col solito clamore mediatico ( necessario per imbrogliare le labili menti dei lettori dei giornaloni organici ) e poi miseramente e vergognosamente abortite , ma dopo aver arrecato gli studiati danni , al minimo serio esame processuale . Inoltre è necessario anche ricordare – lo fanno in pochi, approfittatene, tanto è gratis ! - che il famoso Licio Gelli non è stato mai, dico mai condannato per l'appartenenza ad una Lobby o alla P2, segno che quella Legge Anselmi era non solo inutile e superflua ( mai nessuno da allora è stato incriminato per via di questa Legge sovietica, neanche il Generale Miceli per dire ) ma anche una trappola che la Magistratura può utilizzare anche al fine di incastrare e sputtanare qualche malcapitato con accuse infamanti ed inesistenti. Infatti basta compulsare Wikipedia per verificare come Licio Gelli sia stato certamente e ripetutamente condannato , ma sempre per reati diversi( e precisamente: per procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato; per calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola; per calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna, vicenda per cui è stato condannato a 10 anni e per bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano) da quello associativo previsto dalla Legge Anselmi . In ogni paese civile e libero, che non viva nel regime del sospetto; che non elevi la delazione a titolo di merito; che non rinunci al progresso sociale solo per il timore che ne possa beneficiare anche un avversario politico; dove non si è colpevolmente lasciato che si organizzasse e si rafforzasse la malavita locale sfruttandola come fonte di consensi politici anziché combatterne efficacemente l’esistenza nell’unico modo possibile e cioè eliminando tutti i “ ricchi ed inutili professionisti dell’antimafia” e creando in ogni regione del Paese quelle opportunità di sviluppo e di lavoro che da Cavour in poi mai nessuno ha creato, preferendo inondare quelle Regioni con i facili miliardi di sprecato e vano assistenzialismo clientelare che ha rinvigorito anziché abbattuto la malavita organizzata; dove lo Stato non sia il padrone dei corpi, delle menti e delle buste paga dei cittadini ma un “ angelo custode della sua libertà più completa “; dunque non certo in questo catafalco di ipocrisia qual è l’ Italia , queste lobbies non solo sono libere e riconosciute, ma hanno anche il loro giusto peso politico ed economico. Ma non prendete fischi per fiaschi: esse esistono e prosperano- e da sempre - anche in Italia, acclamate e riverite dal centrosinistra e dai suoi clienti o famigli , perché non si capisce cosa altro siano se non delle vere e proprie Lobbies le potenti organizzazioni finanziarie , assicurative e bancarie che vanno sotto il nome delle “ cooperative rosse” ( che preesistono alla famigerata Legge Anselmi in quanto organizzate in Italia dal P.C.I. fin dalla fine della seconda Guerra Mondiale ) , tutte le organizzazioni Sindacali , la stessa Confindustria, ecc. Ma non vi meravigliate del controsenso perché è noto come in Italia venga ancora applicato dal centrosinistra il famoso metodo dei “ due pesi e due misure “, introdotto da Palmiro Togliatti nella politica italiana quando “ il migliore “ lo esportò in Italia direttamente dal Cominterm moscovita di Stalin dove aveva lavorato per anni ed anni.

Tornando dunque al “ traffico di influenze illecite “,con tale previsione il centrosinistra pretenderebbe di limitare ancor di più la nostra libertà individuale - perché ,se lecite, le riunioni di persone sono addirittura previste dalla Costituzione – introducendo un'altra norma che consentirebbe ad un qualsiasi P.m. di ipotizzare un “ traffico di influenze illecite “ anche in una cenetta fra amici o nelle feste d’addio al celibato, per dire . Quello di cui il Paese non ha proprio bisogno è consegnare alla Magistratura un potere ancora maggiore di quello che già (anticostituzionalmente ed illecitamente) essa esercita ai danni dell’ordine legislativo , violando così, ma nel silente perché interessato silenzio del centrosinistra, l'indipendenza e l’autonomia reciproca fra i due poteri dello Stato.

C'è poi un'altra ideona del centrosinistra che non si può proprio accettare: quello sulla reintroduzione, fra i reati perseguibili d'ufficio, di quelli che oggi configurano il reato di peculato fra privati per i quali, dalla riforma del 1990 in poi, - come dimostra il testo dell'articolo 314 c.p. ed il recente caso Lusi – Margherita – era necessaria la “ denuncia di parte” da parte della persona offesa per la sua prosecuzione e persecuzione giudiziaria. Orbene secondo il testo “ anticorruzione “ proposto dal centrosinistra questo reato dovrebbe essere ricompreso nel testo dell'articolo 314 c.p. e dunque essere perseguibile d'ufficio da parte del Magistrato, anche senza querela di parte offesa. Lo sconquasso che provocherebbe una tale disposizione nel tessuto sociale e civile del Paese è così evidente che sarebbe offensivo persino spiegarlo meglio. Ma pensate cosa succederebbe in Italia: ogni impresa, azienda, attività privata, famiglia, partito politico, associazione ecc “ invisa” o “ antipatica” ad un Magistrato qualsivoglia potrebbe essere soggetta a inchieste sulla sola base di sospetti, di “ si dice”, di pettegolezzi. Roba da camicia di forza. Mi chiedo se sia con queste ideone che i signori del centrosinistra vorrebbero attirare gli investitori esteri in Italia per assicurarle l’auspicato sviluppo .

Ultimo appunto riguarda la ormai stucchevole pretesa del centrosinistra di reintrodurre , ancora fra i reati perseguibili d'ufficio, anche ogni forma di “ falso in bilancio”, sopra tutto quelle sue fattispecie formali, che non arrecano lesioni a terzi e che erano state appositamente e correttamente “ depenalizzate”. Una previsione che consentirebbe ad ogni Magistrato di imperversare su ogni attività economica in forma societaria, sia italiana che straniera, di bloccare la produzione, di sequestrare macchinari e prodotti, di sequestrare incassi, di sputtanare una impresa ( magari a vantaggio di un'altra), insomma una idea semplicemente ridicola, indegna di un Paese civile in un mondo globalizzato. Tanto lo sappiamo tutti come andrebbe a finire: titoloni sui soliti giornaloni per l'apertura dell'inchiesta da parte del P.M. di turno con le accuse più infamanti e sputtanamento di una vita di lavoro assicurato. Tanto della sentenza definitiva o del successivo proscioglimento dell'accusato – che arriverebbe comunque dopo svariati anni - non interessa niente né al P.M. né al centrosinistra , né alla grande stampa: basta l'effetto immediato. La criminalizzazione e l’eliminazione con metodo staliniano dei nemici finanziari e politici.

Mi fermo a questi rilievi, ma ditemi voi come si possono accettare simili idiozie di stampo staliniano, comunista e totalitario che avvicinerebbe ancor di più l’Italia ad una DDR con Stasi incorporata oltre quanto già da oggi questo Paese non lo sia già. Insomma se vogliamo discutere di seri e veri provvedimenti anti corruzione, pronti a discuterne quanti ne volete. Se dobbiamo invece accettare questo cumulo di imbecillità, spaziren, spaziren, marchez, marchez, walk, wolk, passeggiare, passeggiare.....

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QUANTI SCHIAFFI SULLA  FACCIA DI QUESTA UE!

Basta con i tentennamenti : per l'Italia è meglio lasciare l'euro, finirla subito, mollare questa” moneta agonizzante” , "forti della consapevolezza che l'Unione Europea così come è stata concepita, senza un'unione politica alle spalle, non va da nessuna parte". Sono parole di Bruno Poggi, sondaggista e segretario nazionale del Movimento Libera Italia (Mli), che il 31 agosto 2012 ha presentato in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare perché l'Italia lasci l'Unione Europea."Il Paese ha bisogno di cambiare tabella di marcia", spiega Poggi, "e non siamo pronti a fare la nostra parte". Quello a cui pensa il suo movimento è l'uscita dall'euro, seguita poi da una rinegoziazione dei termini e da un nuovo ingresso nell'Unione. Non senza condizioni: la riappropriazione dei diritti di signoraggio, l’utilizzo di una moneta nazionale in sostituzione dell’euro, l’esclusione del nostro Paese dall’area Schengen e la rescissione di Basilea 2 e 3.

Il Movimento di Poggi ha presentato anche una seconda proposta. Un testo di riforma del sistema bancario che separi le "attività bancarie ordinarie da quelle speculative". Vedremo.

Intanto arriva il secondo ceffone, la notizia che la Bulgaria, il paese dell'Unione Europea più povero ma allo stesso tempo raro esempio di politica fiscale virtuosa nel blocco dei 27, ha congelato a tempo indeterminato il progetto di adottare l'euro come moneta. Come dire “ abbiamo, è vero, le pezze al culo e va bene , ma rovinarsi con l’Euro mai”. Si tratta dell'ultimo caso di nazione prudente, consapevole dei mille problemi dell’Euro, che ha il coraggio e l’onestà intellettuale di prendere le distanze da Bruxelles e dalla disastrosa politica Ue, un'Unione incapace di gestire la crisi dei debiti sovrani, il cui effetto e' crescita zero , tasse piu' alte e sacrifici per centinaia di milioni di cittadini. Dalla capitale della Bulgaria Sofia, il primo ministro Boyko Borisov e il ministro delle finanze Simeon Djankov hanno spiegato che la decisione di non andare avanti con il piano strategico a lungo termine di adozione dell'euro arriva in risposta al deterioramento delle condizioni economiche e alla crescita dell'incertezza sulle prospettive della Ue. Ugualmente importanti, nelle parole dei due politici dell'ex paese comunista, il decisivo cambio di atteggiamento della pubblica opinione in una Bulgaria dove ormai da tre anni sono in vigore misure di austerity."Il vento e' cambiato, sia per cio' che pensiamo noi al governo sia tra la gente... In questo momento, non vedo alcun beneficio dall'ingresso nell'eurozona, solo costi", ha detto il ministro delle finanze Djankov. "I cittadini giustamente vogliono sapere chi dovranno salvare dal collasso se dovessero entrare nell’Euro. Inoltre non e' certo quali siano le regole ne' come potranno cambiare tra un anno o due".

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RIPENSAMENTI SOSPETTI DEL P.D SULLA NUOVA LEGGE ELETTORALE. ATTENZIONE PERCHE’ DIETRO C’E’ LA PAZZA IDEA DI PRODI AL COLLE!!

Sembrava che si fosse arrivati ad un sostanziale “ semi accordo” fra P.D. , PDL ed UDC ( il famoso ABC ) sui punti cardine della nuova Legge elettorale . Essi erano per così dire “ qualificanti” e si incentravano su sistema proporzionale, sullo sbarramento del 5% o dell’8%, sulle liste sullo stile di quelle delle elezioni provinciali, sulla reintroduzione delle preferenze e, sopra tutto, su un “ premio di maggioranza” che andava attribuito al partito e non più alle coalizioni. Questo fino all’altro ieri. Poi improvvisamente in Commissione Affari Costituzionali il P.D. ha cambiato atteggiamento, cosa lecita e legittima sia chiaro, ma che sorprende , fa riflettere e getta riserve e dubbi sui veri motivi che hanno spinto il P.D. al brusco cambiamento . Anche perché si è ancora e sempre in attesa di uno scatto di dignità da parte della politica ,ormai estenuata e stremata dall’assedio ormai annuale portatole incessantemente , da una parte, dall’anti politica crescente e, dall’altra parte, dalla ferita mortale infertale dal metodo, spiccio e brutale, con il quale Napolitano,nella sua operazione Monti condotta in modo assolutamente extraparlamentare, l’ha sprezzantemente relegata al ruolo di un orpello istituzionale, di un servile “paggio quirinalizio“.

E per quale motivo, allora, oggi il P.D.,cambia opinione proprio sull’attribuzione del premio di maggioranza,improvvisamente irrigidendosi sulla richiesta di una sua attribuzione alla coalizione vincente anziché, com’era pacificamente accettato prima, al partito vincente? Eppure le esperienze di questi ultimi diciotto anni hanno ampiamente dimostrato come il premio alla coalizione non sia assolutamente in grado di conferire alla stessa il potere di governabilità. La Lega Nord transfuga dal centrodestra nel ’94, i veto, sempre tutti interni alle coalizioni vincenti, di Rifondazione Comunista nel 1998 e nel 2008, dell’Udc nella legislatura 2001-2006 e quello del FLI di Fini nell’ultima legislatura, sono pistole fumanti, prove concrete del fallimento del premio di maggioranza alla coalizione. Inoltre come dimenticare come per diciotto anni tutti i commentatori politici di area di centrosinistra abbiano battuto il chiodo, peraltro condiviso da questo blog, che simili “coalizioni coatte “ potrebbero funzionare solo nei manicomi e con le camicie di forza, non certo in un Parlamento libero?

Una sola spiegazione è possibile: il P.D. , dilaniato dalle sue polemiche interne con Renzi, sconquassato dalla lotta fra Vendola e Casini, dalla guerra di Casini contro tutti, intimorito dalla dichiarata volontà di Renzi di candidarsi come candidato Premier a quelle “primarie” che sono state fino ad oggi il vanto della sinistra ( vanto durato fintanto che la sinistra è stata sicura di poterle controllare, alla moda staliniana),pur nella consapevolezza di poter vincere le elezioni politiche , non ha altro mezzo, per tenere unite le forze che dovrebbero coalizzarsi nel centrosinistra, che lasciare ancora in vita il tanto deprecato Porcellum o arrivare ad una Legge elettorale che comunque assegni il premio alla coalizione vincente e non al partito vincente. Consapevole infatti di poter contare su una maggioranza di voti risicata ( come nel 2006 d’altronde), nel P.D. è prevalsa una sorta di “ realpolitik” ,organica agli interessi della sua bottega più che a quelli del Paese : il P.D. governerà il Paese con la sua antica nomenclatura, a dispetto del rottamatore Renzi , emulsionato ( emulsione , non miscuglio )con Vendola e Casini , facendo affidamento sulle cose , anche se poche, che uniscono gli alleati , evitando quelle( quasi tutte le altre ) che li dividono e governeranno tutti uniti appassionatamente in modo che ciascun odi essi eviti di fare le bizze, pena un’altra debacle tipo l’ultimo Prodi. Il premio di maggioranza alla coalizione servirebbe dunque al centrosinistra come bostik per tenere incollata -o in schiavettoni? – la coalizione.

Ma non è tutto qui, c’è anche un altro motivo. Il fatto che Napolitano decade nel prossimo anno, nel 2013, dopo le consultazioni politiche. Dunque è scattato l’”assalto al Colle” per rioccupare il Quirinale nell’identica maniera con la quale il Professor Prodi favorì Napolitano nella sua elezione al Colle nel 2006. Come si il Colle fosse “ roba loro”, ieri a Napolitano e domani a Prodi. Uno scambio di cortesie fra piaceri ricevuti e piaceri concessi, senza che nessuno abbia niente a che ridire, tipo “ trattativa” o “ voti di scambio”. Il sistema è collaudato: la coalizione vincente le elezioni con margine risicato ma blindato dal premio del Porcellum diserterà le prime votazioni presidenziali a maggioranza qualificata e votando poi militarmente compatti quando il quorum scende al 51%.

I segni premonitori del disegno del centrosinistra sono presenti e neanche dissimulati. Per prima cosa il Professor Prodi è ricomparso in pubblico in occasione di convivi economici tenendo un profilo volutamente alto; si sono letti poi alcuni suoi inattesi editoriali su alcuni giornali ( come su Il Messaggero del suocero di Casini , ovviamente, il 2 settembre ‘12) . In questo scritto il Professore arriva addirittura a scrivere che con la Legge elettorale in discussione “ la formula del Governo sarebbe decisa solo dopo le elezioni, in contrasto con sacrosanto principio che a decidere i destini dell’Italia dovrebbero essere i suoi cittadini”. Chissà dov’era e cosa faceva il Professor Prodi Romano, dal 1948 fino al 1993, quando tutti i Governi italiani, dentro molti dei quali costui ha sguazzato alla grande, erano decisi nei corridoi del Palazzo, dopo mesi e mesi dalle elezioni politiche grazie al proporzionale? Che sia partita dunque la battaglia per l’occupazione del Quirinale è poi addirittura certificata da una dichiarazione di Vendola il quale, replicando ad una osservazione che gli ricordava lo sgambetto che il suo partito di Rifondazione Comunista fece a Prodi per ben due volte, replicava serafico che “ questa è l’occasione giusta per ripagare quelle scortesie con un sostegno concreto che porti il Prof. Prodi al Quirinale”.

C’è dunque la voglia matta di depositare Prodi al Quirinale dietro lo stop imposto dai ripensamenti del P.D. al lavoro della Commissione affari costituzionali sulla Legge elettorale. Inebriati dalla possibile prossima vittoria elettorale ( nel senso che il P.D. ha tutte le carte in regola per uscire dalle consultazioni con la palma del partito più votato dagli italiani ) , l’esercito del centrosinistra è partito famelico all’assalto di quella Little Big Horne che è la cittadella istituzione italiana: i duelli cruenti per l’accaparramento dei posti che contano è cosa loro, come nel 2006 e come nel 1996. Eliminato Renzi, sterilizzato Di Pietro, questa nuova “ gioiosa macchina da guerra” composta dal trio Bersani, Casini e Vendola, fa i conti avanti l’oste: Prodi lo mettiamo al Colle, Casini a Palazzo Chigi, D’Alema agli esteri, Veltroni sottosegretario, anche Fini e Rutelli mangeranno qual cosina. Prodi non vuole correre rischi , sappiamo della sua cautela e dei modi che usa. Insomma Prodi ha ordinato: se mi volete al Colle preparatemi un Parlamento di “ nominati” ( che possiamo controllare e dirigere anche dal di fuori) ed una maggioranza blindata dal premio: così io apparirò come un “ candido Catilina” che si è guadagnato l'appoggio dell’elettorato di sinistra con ingegnosa demagogia, frequentando attori e gladiatori, idoli del popolino e promettendo una ridistribuzione delle terre demaniali e prede di guerra (guadagnandosi così anche l'appoggio dei veterani di Silla ( Bersani), caduti in disgrazia) ed emanando addirittura un editto per la remissione dei debiti (detto Tabulae novae), come quello che malvolentieri abbandona l’orto per dedicarsi alla guida dello Stato ma solo perché implorato dal popolo. Nessuno si chiede però chi sia veramente Romano Prodi e se sia adatto al ruolo di Presidente della Repubblica. Vero che su quella sedia si è seduto anche un Sandro Pertini, ma via, cerchiamo di non esagerare! Romano Prodi sarà pure un cerbero risoluto, un fido guardiano del Colle devoto alla camarilla che lo depositerà al Quirinale con i soli suoi voti ( sarà il secondo Presidente della Repubblica, dopo Giorgio Napolitano, che andrà sul Colle senza essere stato eletto da tutto il Parlamento italiano, una vergogna infinita!), ma non va dimenticato che Romano Prodi è anche colui che: durante le indagini sul rapimento di Aldo Moro depose in Tribunale di aver saputo l’indicazione di “ Gradoli “ durante una seduta spiritica nella quale un piattino – testuali parole – disegnò sul tavolo la parola “ Gradoli”. Senza essere portato alla neuro direttamente; nonché colui che , Presidente dell’IRI, stava per regalare la SME per 500 miliardi all’amico Carlo De Benedetti ( pagabili in sette anni con ridicoli interessi), un contenitore delle migliori aziende italiane pubbliche con una liquidità di 700 miliardi. Grazioso omaggio all’amico, che un furioso Craxi riuscì a bloccare. Ricordo ancora che la vendita dell’asset , una volta uscito il Prof. Prodi dall’IRI, fruttò allo Stato italiano qualcosa come 3.500 miliardi. Per non parlare di Nomisma, di Telekom Serbia, di KGB, di Cirio, di Omnitel e di altre cose. Mi chiedo quali meriti abbia Prodi per diventare il Presidente della Repubblica .

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PRIMA TI INFANGO  POI TI PIANGO.

Per comprendere appieno quale cappa di ipocrisia soffochi l’Italia dominata dal pensiero politicamente corretto, basta riflettere sul decesso del Cardinale Martini. Quanti servili inchini davanti alla sua bara, quante ipocrite falsità sono uscite dalle boccucce a culetto di gallina che la smenavano con “ l’uomo del dialogo”, con “il rimpianto eterno” e così via, quanta sfacciata improntitudine mostrata come fosse un pregio o una virtù! Il Cardinale santificato da morto, scorticato e criminalizzato da vivo. Non tutti ricordano, nessuno ricorda, moltissimi fingono di aver dimenticato, specie quella ghenga del Pool milanese di “Mani Pulite e coscienza lurida”. La perfidia di Borrelli è da Premio Oscar, la faccia di tolla degli altri da guinness dei primati. Carlo Maria Martini? Per il P.M. Margherita Taddei, di Milano e per il Pool era un corruttore, aveva pagato, nella primavera del 1995 una tangente di 150 milioni per corrompere un funzionario del Catasto che doveva addolcire un certificato catastale necessario per la Curia. Non fu cosa da poco, perché, come al solito, il 22 Febbraio 1995 “ Repubblica” raccontò – falsando la realtà “ like usual” - che quel P.M. aveva sequestrato le carte della diocesi milanese. Il Pool stesso, al gran completo, durante conferenze , oltretutto in terre straniere, non esitò a spargere copioso fango sulla Curia milanese. L’ “Avvenire” accusò il Pool di demagogia giudiziaria, Martini preferì tacere , alla faccia dell’uomo del “ dialogo”. L’indagine non andò avanti, per mancanza di prove. Intanto anche al Cardinal Martini e alla Curia del dialogo una bella smerdata dal Tribunale di Milano e da Repubblica. Ma chi se ne ricorda?

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Roma, giovedì 6 settembre 2012

Gaetano Immè





  
NAPOLITANO E’ SOTTO RICATTO DELLA PROCURA DI PALERMO,NON DELLA STAMPA.



Come mai alcune conversazioni telefoniche di Mancino con il Capo dello Stato sono state intercettate ? Rispondiamo prima di tutto a questa prima elementare domanda. Il Procuratore Aggiunto di Palermo Dr. Vittorio Teresi a Roma insieme a Padellaro e Travaglio all’Associazione Stampa Estera, il 22 agosto scorso, davanti a tutti i corrispondenti della stampa estera ha affermato a tale proposito che “ solo il telefono di Mancino era sotto controllo”. Dunque la Procura di Palermo non ha registrato il Quirinale, ma Mancino . Perché allora Napolitano s’è appellato alla Consulta ? La Procura di Palermo sull’argomento riafferma che il Colle non è stato registrato, che è stato registrato solo Mancino e che la Consulta deve chiarire se le guarentigie quirinalizie coprono anche questo caso, di registrazione, diciamo, “ indiretta”del Capo dello Stato. In verità Il Fatto, buona parte di Repubblica, Legalità e Libertà di Zagrebelsky, ecc , sostengono che l’appello di Napolitano alla Consulta è un atto di guerra contro la Magistratura che indaga, è un bavaglio che il Colle vuole mettere alla Magistratura. Che questo appello “ costituzionale “ di Napolitano sia un clamoroso errore, lo dimostrano queste mie considerazioni. Intanto mi chiedo: ma cosa faceva quel trio a Roma, davanti alla Stampa estera? Risposta: stanno rappresentando al mondo intero una Italia miserabile ,dove i Magistrati che indagano vengono perseguitati, zittiti, minacciati e dove le loro inchieste vengono affossate dal potere politico. Altro che Guatemala o Sudan del sud!. Il Dr Teresi , mi accorgo, non compare fra i Magistrati di Palermo che hanno sottoscritto l’atto di conclusione delle indagini sulla trattativa Stato – Mafia , dunque non capisco cosa sappia di quelle famose intercettazioni che , a detta dello stesso Dr Ingroia, “ restano segretate perché non hanno alcun rilievo penale e non potranno dunque essere divulgate”. Ma cosa dice costui ? E’ da anni ed anni che la stampa pubblica le più stravaganti telefonate – tutte rigorosamente senza contenuto penale – di Berlusconi, di Dell’Utri, di Formigoni, e costui afferma che, al contrario, quelle di Napolitano “ non potranno essere pubblicate”? E’ come se Dracula , posto a guardia della Banca del sangue, dicesse “Tranquilli, sul sangue sorveglio io”. E poi cosa ci fa il Dr Teresi con “ Il Fatto”? Resta poi il dubbio se sia stato Mancino a chiamare il Quirinale o viceversa. Il Dr. Teresi, richiesto sull’argomento, dice solo “ non posso dirlo”, alla sicula, per far intendere che invece lo sa e pure bene. La minaccia è strisciante, ma limpida. La sua risposta inoltre , dopo quel suo chiaro “ solo il telefono di Mancino era sotto controllo”, ha un retrogusto di rancido, di mafioso, di detto e non detto, sopra tutto serve per spargere aloni di mistero sulla questione, per suscitarne un maggior clamore mediatico. Questo cerca la Procura di Palermo, questo cerca il fuggitivo Ingroia, dare risalto mediatico all’ultima versione dell’inchiesta sulla trattativa. A questo sono servite queste famose intercettazioni. Oltre che a far carriera, non solo “ dentro” la Magistratura, ma anche entrando, dalla porta girevole sempre spalancata ,dalla Magistratura nel Parlamento. Quanti esempi!

In linea di diritto e di fatto, la Procura di Palermo apparentemente non ha torto: il difetto sta nella legge che regola le intercettazioni, sta in un costume che ha consentito la pubblicazione di ogni cosa, sta nella barbarie di un diritto piegato ai più viscerali istinti faziosi, sta nella codardia del centrosinistra a porvi rimedio legale ( per non essere superati a sinistra come nemici della libertà di stampa), quando, al Governo, avrebbe potuto e dovuto farlo), come per il conflitto di interessi. Sull’argomento le responsabilità del centrodestra non è sono speculari a quelle dell’opposizione, perché le iniziative di legge sulle intercettazioni sono state proposte sempre dal centrodestra, ma sempre respinte dal centrosinistra. E fra i “troppo furbi ed i cretini d’ogni età “ ( ci manchi Lucio ) del centrosinistra ci metto soprattutto Giorgio Napolitano che ha avuto la sua gran bella fetta di responsabilità nell’ignorare tale necessità di regolamentazione , ma non per principi culturali ma perché vittime di quell’abuso sono stati sempre e solo Berlusconi ed il centrodestra. Mi pare chiaro come Napolitano sia responsabile di questa situazione, assieme a tutto il mondo politico e istituzionale del centrosinistra che ha reso impossibile la modifica di una legge sulle intercettazioni che fa ridere polli e capponi, come Napolitano sia responsabile di questo sfacelo giuridico, di questo barbaro scempio. Nel quale e del quale sfacelo giuridico, scempio barbaro ed incivile, Napolitano ha largamente sguazzato e copiosamente approfittato – come dimenticarlo? – come quando, un solo esempio, guidava il suo P.C.I. per mettere sotto accusa l’allora Presidente Cossiga – che , così come oggi lui bela e frigna, reagiva da par suo , ruggendo come un leone con le sue famose picconate , ai soprusi che la Magistratura, allora avallata dallo stesso Napolitano , voleva imporre al Paese – che Napolitano pretendeva di rinchiudere in un manicomio, nel più puro stile sovietico/staliniano? E se non si veste la livrea di suo valletto o paggetto o di finto corazziere armato di biro , se si è estranei al giro clientelare che coinvolge la famiglia del Presidente, le responsabilità politiche di Napolitano si ingigantiscono quando ci si accorge che solo dal momento in cui è stato proprio lui a finire in quel tritacarne mediatico, allora e solo da allora Napolitano si sveglia dal suo sonno ipocrita ed infingardo e protesta , come uno Scalfaro qualsiasi, e addirittura s’appella alla Consulta, sperando, in cuor suo, di poter fare affidamento su quella maggioranza di ben undici suoi membri “ di sinistra” contro i soli quattro, alla cui canagliesca edificazione “ pro domo sua” ha fattivamente e copiosamente contribuito fin dall’inizio del suo settennato.

Non date retta a chi sostiene che non ci esitano modi adeguati per consentire che s’intercetti solamente a fini d’indagine e di prevenzione e che non ci siano modi adeguati per evitare che finiscano sputtanati cittadini ancora coperti dalla presunzione d’innocenza o le cui telefonate siano del tutto prive di un qualsivoglia spessore penale. Basterebbe togliere di mezzo, per esempio, la Magistratura ed i P.M., lasciare che la polizia giudiziaria , una volta incaricata dal Magistrato, sia libera d’intercettare, ma le cose che ascolta non devono essere considerate “prove” (se non forse in casi eccezionali),come invece avviene oggi , ma solo “piste investigative “, che devono portare all’acquisizione di prove alla cui formazione e dimostrazione è improntato , con la riforma del 1989, la fase dibattimentale del processo penale. Come succede in tutto il mondo civile, cioè Italia esclusa. Questo comporta che il testo delle intercettazioni non deve mai essere depositato in nessun” fascicolo giudiziario “, dove, invece, andranno depositate le prove (e non le chiacchiere ) sicché da quello non possono “ misteriosamente “ andare a finire sulle pagine di Repubblica o del Corriere della Sera o della velina delle Procure, Il Fatto. E’ una soluzione elementare, magari da rifinire, che tiene assieme le esigenze inquirenti e quelle di tutela delle persone e che, sopra tutto, nulla toglie alla sicurezza e alla dignità delle parti. Ma il centrosinistra non ha mai voluto adottare una simile soluzione, perché fino ad oggi ha goduto come un riccio nell’usare questa mondezza giudiziaria per infamare l’avversario politico di turno, riscuotendone anche svariate “ vincite e premi”. Come tutti i governi degli anni 95/96 , frutto diretto, quelli del 95/96 ed indiretto quello del ‘96/01, di quell’incivile costume che ha piegato il diritto agli interessi di una sola fazione politica . Capisco che Travaglio, Il Fatto, Gomez, Padellaro, Zagrebelsky, Mauro , Giannini e compagnia , rischierebbero di restare praticamente senza lavoro. Pazienza, potremmo sempre pregare il Ministro Fornero di conteggiare anche loro fra gli esodati,

A Giorgio Napolitano è piaciuto( eccome se è piaciuto !), ha fatto comodo (eccome se ha fatto comodo !), lasciarsi trascinare , trasportare, sottomettersi a questa vile acquiescenza ai costumi tribali e triviali che hanno fatto a pezzi l’avversario politico! Napolitano, nei momenti importanti, sta sempre con la testa girata dall’altra parte. E’ nel suo DNA, non è un caso isolato , è proprio una sua tara , un vizio endemico, connaturato. Gli successe, la faccio corta per sobrietà, nel ’56 con l’invasione di Budapest; nel 67 con quella di Praga; gli successe quando da presidente della Camera tacque vigliaccamente davanti alla sferzante frustata di Craxi che definì corrotti e corruttori tutti i partiti politici presenti in quel Parlamento chiamandoli in correità ; gli successe ancora quando assistette , silente e tremebondo, allo stupro delle guarentigie costituzionali da parte di un Pool di Milano che ricattò ed intimidì, nel suo vergognoso silenzio, quel Parlamento da lui presieduto; gli successe ogni volta che il suo fantomatico “ migliorismo” si tramutasse nel più cieco e servile “ obbedientismo” agli ordini di Togliatti e di Stalin, peggio di un Ragioniere Elio Vittorini da Siracusa.

Nessuna rivincita o vendetta, ma solo responsabilità verso il Paese. Occorre evitare che Napolitano resti vittima di questo ricatto, non tanto ne non solo per lui, ma per il bene del Paese, per la dignità del Colle, perché temo si tratti proprio di questo, di un ricatto bello e buono. E se le fantomatiche telefonate fossero un bluff? E se non esistessero? La congrega , la lobby, la camarilla che lo ha a suo tempo ( nel 2006 maggioranza risicata del centrosinistra dell’Unione di Prodi ) depositato, di peso e senza il dovuto consenso universale del Parlamento, sul Colle, lo ha intercettato, direttamente o indirettamente ed ora lo ricatta minacciando di rendere pubbliche quelle telefonate, ma senza renderle pubbliche e senza, caso stranissimo, averle rese di pubblico dominio grazie a giornali, diciamo, “organici”. Sono uscite solo delle “ ipotesi” ma avete letto per caso anche una sola riga di queste intercettazioni voi? Si dice che vi siano offese per Berlusconi e per Di Pietro, ma non sarebbe una novità o un mistero, sono cose che sappiamo da un pezzo, facile prevederle. In tal modo, invece, Napolitano viene richiamato all’obbedienza ed all’ordine dalla camarilla, dalla quale s’è inopinatamente sganciato quando ha deciso sia di sostenere Monti ( anziché indire subito nuove elezioni politiche che avrebbero senz’altro favorito, nel 2011, il centrosinistra ) sia e sopra tutto ora non agevolando ,come avrebbe dovuto per spirito di camarilla e per gratitudine , l’ulteriore tentativo della Procura di Palermo e della Magistratura, di scagliare l’ulteriore assalto contro i soliti Berlusconi , Dell’Utri e contro il centrodestra utilizzando l’ inchiesta “ trattativa Stato – Mafia” , da tempo ormai ridicolizzata dai Graviano, dai Ciancimino, dagli Scarantino, ecc , coinvolgendovi , come gustosa novità per renderla mediaticamente pruriginosa , anche personaggi marginali di centrosinistra , quale l’ex DC Nicola Mancino .

Per disinnescare l’arma nelle mani della Procura di Palermo ormai non c’è altro da fare: Napolitano renda pubbliche le sue telefonate con Mancino , così da togliere loro la potenziale carica distruttiva. Stiano in pace i suoi scherani giornalistici, i suoi corazzieri con biro, acquattati nel fresco delle redazioni del Corriere della Sera ,di Repubblica , in quella della La7 di Carlo De Benedetti , è da sub normali obiettarmi che Napolitano non dispone del testo trascritto di quelle telefonate che sono, purtroppo, nelle mani della sola Procura di Palermo. E’ la Procura di Palermo che le ha registrate, è sempre e solo la Procura di Palermo che le detiene ( vedi varie dichiarazioni), è sempre e solo la Procura di Palermo che dice – sia con il P.M. Nino Di Matteo che con il Dr Ingoria – “ valuteremo il loro apporto rispetto al fascicolo penale della trattativa”. Il ricatto è roba palermitana,non certo di altri. Puerile, per essere un signore, che il Procuratore Nazionale Antimafia Grasso d il P.M. di Caltanisetta Lari parlino di “ menti raffinatissime” dietro il ricatto. Il loro è il classico parlare mafioso, il dire senza dire, il lasciar intendere senza aver nulla da fare intendere, insomma la solita mascariata alla mafiosa ( nomi? Mai!) di personaggi che vivono, si nutrono e si arricchiscono con la mafia. Perché se Panorama le accenna, se Antonio Di Pietro anticipa il contenuto di alcune di esse quando afferma che ci sono anche insulti, è segno che quelle carte ( o il bidone) sono già finite in nel canale di scolo della latrina mediatica. Non ce le ha gettate né Di Pietro né Panorama, ma solo chi le ha in mano, cioè la Procura di Palermo. Bisogna chiamare la disinfestazione , altro che l’idraulico, per il lavoro di spurgo di un tale pozzo nero.

Ancora una volta il Presidente della Repubblica ha sbagliato tutto, ma proprio tutto. Perché rivolgendosi alla Corte costituzionale solo dopo che la Procura di Palermo ha reso nota l’esistenza delle intercettazioni , cioè da poco tempo, ha reagito, questo sì, ma solo davanti ad un evidente ricatto, ad una lampante forma di intimidazione proveniente dalla sua stessa camarilla. Quando Napolitano, tacendo,sorridendo sotto i baffi e godendo, tramava contro il governo Berlusconi, quando sperava nella capacità scissionistica di un Fini, quando sperava che Saverio Romano abbandonasse Berlusconi, avrebbe dovuto tenere nella giusta considerazione i voleri della sua potente e prepotente lobby sabauda, per senso di responsabilità verso il Paese e non farsi “una canna di potere inebriante”. E’ da incosciente sfidare, come Don Chisciotte ed anche senza Durlindana, quel “ grumo di poteri” cui deve la sua settennale dimora istituzionale. Non doveva lasciarsi prendere da vanesio delirio di onnipotenza , perché così facendo ha messo sotto scacco e sotto ricatto non solo se stesso, non solo Loreto D’Ambrosio, non solo il Quirinale, ma tutto il Paese davanti al mondo intero. Dopo aver avallato, con il suo comportamento, la grande menzogna che lo spread elevato dipendesse dalla “ scarsa credibilità e dalla ricattabilità umana ” di Berlusconi, Napolitano sta dimostrando tutta la sua irresponsabilità , superficialità e ricattabilità , sta dimostrando di non essere neanche padrone a casa sua né in grado di far ragionare la “ghenga” della quale è parte integrante ed essenziale, sta dimostrando invece di esserne totalmente soggiogato e dominato, di essere da queste forze ricattabile . La sua intensa attività politica elaborata per anni ed anni ( dal 2010 al 2011 ) alle spalle di Berlusconi e del popolo italiano che quel Governo aveva votato, oltre che un gesto da intrallazzone di Prima Repubblica è anche un gesto di una irresponsabilità gigantesca, stratosferica, un gesto dei cui enormi danni morali , materiali e politici dovrebbe essere richiesto adeguato ristoro a Giorgio Napolitano, oltre s’intende , alle sue immediate dimissioni.

Oggi Giorgio Napolitano è un uomo solo ed una istituzione pubblicamente ricattata, squalificata davanti al mondo intero, al suo fianco è rimasto solo Eugenio Scalfari , ma solo perché troppo sfacciatamente compromesso con l’operazione Napolitano/Monti per potersene tirar fuori senza perdere faccia ed onore e qualche immancabile “ famiglio”, sia italiano che spagnolo. Smarrito anche quel minimo senso del pudore che infarinava fino a giorni fa , seppure superficialmente, la sua azione istituzionale, Napolitano reagisce con inusitata ma solo apparente virulenza, urlando un “ cult” da archivio di Prima Repubblica ( ricordate Scalfaro con il suo isterico “ non ci sto, non ci sto, non ci sto”?), tentando di criminalizzare e di intimidire la stampa che ha ipotizzato l’ipotesi del ricatto, come per anni ed anni, nel suo più assordante e complice silenzio, fecero i ben noti giornali, tipo Repubblica, accusando dalle loro prima pagine Berlusconi di essere ricattabile per via di escort e ragazze. Ciò dimostra come Napolitano abbia ormai perso ogni senso di misura e di orientamento, visto che invece che reagire contro chi lo ricatta ( ergo , la Procura di Palermo e la sua Gazzetta di Travaglio e dei “principi sabuadi”) sbaglia mira e tenta ora di intimidire e di zittire la stampa che lo ha avvertito. Napolitano ha messo in una posizione indifendibile l’istituzione del Quirinale: è lui il capo della Magistratura, ma è assediato dalla Magistratura stessa; si rifugia dietro la Corte Costituzionale sperando in un suo affatto scontato supporto contando sulla sua “ linea di credito” presso la Consulta per aver fattivamente contribuito a renderla una “ corte dei miracoli” al servizio della causa del centrosinistra (al quale, grazie a sue personali e discutibili iniziative sono intestati ben undici dei suoi quindici componenti) più che al servizio del Paese; strepita un iracondo “ non ci sto, non ci sto, non ci sto” di scalfariana e ridicola memoria non appena resta vittima designata dei soprusi giudiziari subìti per decenni e decenni dai suoi avversari , ai quali assisteva, compiaciuto, silente e godente ; ha dimostrato di aver compiuto una smargiassata facendo solo di testa sua, senza avere il dovuto assenso dalla sua potente congrega ; ha smarrito quell’aplomb retorico e trombonista che gli era stato cucito addosso da aedi , italiani e spagnoli, prezzolati , interessati e compiacenti per il ben noto clientelismo familiare che lo circonda.

Reagisca, Signor Presidente, si faccia onore, almeno per una volta, trovando l’onestà, il coraggio e la dignità per sfidare chi la tiene sotto minaccia e sotto ricatto, senza prendersela con i più deboli, come Lei sta facendo con la stampa. Non stia ad incartarsi con la Corte, non ci faccia perdere anni sperando magari che la cosa s’acqueti, non ci conti né ci speri, non vada a elemosinare aiuto e protezione ad una Consulta , peraltro ridotta ormai ( per 11 a 4 ), grazie a Lei, ad un franchising del centrosinistra. Anche un bambino ha capito che Lei vorrebbe “ vincere facile”. Ma questo non è un giuoco di meschina e bassa politica da cortile , da trivio. Richiami con un fischio, come si fa con i cani, i suoi “ famigli”, tutti, sia italiani che spagnoli, disponga con la sua autorità che siano pubblicate tutte le sue telefonate con Mancino, metta con le spalle al muro la camarilla sabauda che la vorrebbe muto, prono e succube al suo servizio come un lacchè e che pretende di “dominare” , per dono divino, oltre a Lei, anche tutta “ l’ Italia rozza ed ignorante “che si permette di non seguire i suoi ordini. E’ da almeno vent’anni che la democrazia italiana è sotto ricatto da parte di questa ben nota camarilla mediatico-giudiziaria, fondamentalmente sabauda e giudaica, camarilla di cui Lei è stato (e forse è ancora) “ magna pars”ed al cui potere intrigante e carbonaro Lei deve il suo settennato sul Colle. Questa gaglioffa camarilla, fondamentalmente eversiva, considerandosi superiore alla volontà del popolo,è la responsabile principale della lesione dell’equilibrio costituzionale tra le istituzioni operato con l’abolizione, nel 1995, delle immunità parlamentari che erano il solo ed unico baluardo che consentiva l’indipendenza fra il potere legislativo e quello giudiziario e che ha portato, da allora, nel corpo del Paese il virus letale della politicizzazione dell’attività giurisdizionale. Disinneschi quest’arma di ricatto e metta la Procura di Palermo sul banco degli imputati: dia questo ordine, oggi, subito. Paghi lei semmai , com’è giusto che sia in politica e nella vita , per i suoi clamorosi sbagli. Prenda esempio da Silvio Berlusconi , Signor Presidente, anziché deriderlo, un Presidente del Consiglio eletto dal popolo italiano ( lei è solo un “prodotto di palazzo e di accordicchi, non è stato mai “un eletto”) che si è fidato di Lei, si è fidato del Presidente della Repubblica Italiana non pensando al comunista Napolitano, si è fidato della sua veneranda età e si è fidato della sua tanto sbandierata quanto inconsistente correttezza e terzietà , lasciando il Governo di questo Paese senza che il Parlamento – unico nella democrazia a poterlo fare – lo avesse sfiduciato. Impari Presidente Napolitano da chi non è mai stato comunista , da chi voleva la libertà di Budapest e non lo sterminio dei suoi giovani, da chi voleva Praga libera dalla dittatura di Stalin, da chi non voleva che l’Italia diventasse “il tallone mediterraneo di Stalin”. Non faccia pagare ancora una volta all’Italia ed agli italiani tutti i suoi errori.

ANCHE LA CGIA DI MESTRE CI SI METTE!

Non date retta a quegli imbroglioni della Ggia di Mestre, per i quali risulterebbe che le tasse locali sono raddoppiate in quindici anni, mentre quelle dello Stato sarebbero solo aumentate del 10%. Ma che bravi mestrini, proprio dei bravi maestrini, questi cervelloni! Così per costoro il nostro Stato, così oculato e caritatevole, questa Stato che è un sorta di bancomat dei parassiti e degli assistiti, questo Stato protettore degli sprechi ( che vorrebbero ridurre anziché eliminare, questi cervelloni ) ed arcigno custode dei privilegi dei pochi, sarebbe un santo. Il trucco c’è e si vede pure, neanche a Piazza Garibaldi, a Napoli, quelli delle tre carte scendono così in basso! Roma acchiappa tutto, fa man bassa ovunque, incassa tutto quello che ovunque in Italia si produce. Non solo. Ma Roma stringe anche sempre di più la borsa e riduce sempre di più i ristorni locali. In tal modo i comuni, le provincie e le regioni sono costrette ad aumentare le imposte e le tasse sui cittadini per consentir loro di rendere i servizi pubblici. Roba da pazzi!

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VOGLIAMO FINALMENTE CHIAREZZA

La pubblicazione su “ La Stampa” di alcuni giorni fa della prima parte dell’intervista, postuma, che Maurizio Molinari aveva ottenuto da Mr. Reginald Bartholomew - l’Ambasciatore americano, a Roma dal 1993 al 2001, due o tre mesi prima morisse – cosa avvenuta da poco tempo – ha suscitato reazioni stizzite e scomposte da parte di chi avrebbe dovuto solo spiegarci meglio, senza isterismi, senza i soliti “ non è vero”, senza nascondersi dietro ad “ un morto non può andare in Tribunale” ( vero solito Di Pietro cresciuto a pane e denuncie?) quello che Bartholomew aveva raccontato a Molinari . Quelle che il diplomatico americano- che prese il posto di Peter Secchia a Palazzo Taverna nel 1993 – racconta nell’intervista sono circostanze e fatti forse sconosciuti ai più ( i grandi giornalini istruiscono i loro seguaci più sulle spiate nelle latrine che su questioni reali ),ma da sempre ben note negli ambienti giornalistici e istituzionali italiani. Bartholomew ha raccontato come avesse trovato, al suo arrivo a Roma, l’esistenza di un consolidato ed inspiegabile legame privilegiato fra il Consolato USA di Milano, retto da tale Mr. Semler, e il Pool di Mani Pulite con speciale riferimento proprio ad Antonio Di Pietro. Anche Mr Peter Semler ha confermato il tutto a Maurizio Molinari in altra intervista concessa al giornalista. Addirittura Mr Semler ha dichiarato che Di Pietro gli anticipò l’uragano giudiziario di Mani Pulite e la fine del PSI e della DC ben prima che fosse arrestato, quel 17 febbraio 1992, Mario Chiesa. L’ex Console americano a Milano data addirittura a novembre del 1991 (quattro mesi prima dello scoppio di Tangentopoli dunque) la “ confidenza” di Di Pietro. Che gli Usa osservassero l’evolversi della situazione politica dell’Italia in quegli anni nei quali imperversava Tangentopoli era ed è cosa ovvia e scontata. Dal Febbraio del 1992 a quando Bartholomew arrivò a Via Veneto a Roma ( nel 1993 avanzato) era passato più di un anno ed in America già era evidente come il Pool di Mani Pulite stesse abbattendo la classe politica italiana con un uso scellerato e criminale della carcerazione preventiva e con un sistematico scempio dei diritti della difesa ( la riforma penale del 1989 aveva introdotto il principio per cui il lavoro investigativo dei P.M. era solo la base del processo, ma la vera formazione delle prove era demandata al dibattimento giudiziario), cosa che allarmava gli Usa, che da sempre consideravano fondamentale l’assetto politico del nostro Paese considerato come Paese alleato fondamentale nello scacchiere occidentale della guerra fredda e dei due blocchi. Il Presidente degli Usa del tempo, il democratico Bill Clinton, contava molto sull’esperienza di Bartholomew per capire come mai dal suo Consolato di Milano rappresentato da Mr Semler arrivassero consensi alle azioni di quel Pool di Milano che, sotto l’alibi di combattere la dilagante corruzione andava ben oltre il proprio compito, violando sistematicamente i diritti di difesa degli imputati in modo inaccettabile in una democrazia come l’Italia , eseguiva arresti su arresti, teneva di fatto l’Italia nelle sue mani come fosse un Paese del terzo Mondo e metteva dunque a rischio il già delicato rapporto diplomatico di quel tempo fra i due Paesi . Borrelli, Di Pietro, Davigo, Colombo e D’Ambrosio, come i “ cinque dell’Ave Maria”, stavano portando al disfacimento la classe politica dell’Italia e con essa destabilizzando il Paese e le sue alleanze internazionali storiche e strategiche. Già dal 1985 in verità, il Governo italiano aveva esibito , prima con Andreotti e dopo con Craxi, con un certo orgoglio politico, una politica estera filo araba autonoma e marcatamente svincolata dai desideri degli Usa, fatto che già impensieriva gli States, storicamente abituati a vedere il nostro come un Paese specularmente allineato al loro. Basta ricordare il caso di Sigonella , dell’ottobre del 1985, quando il Governo Craxi si oppose al volere del Presidente americano Ronald Reagan di inviare suoi militari sulla nave Achille Lauro ( che era stata sequestrata da un commando palestinese) e sulla quale quel commando aveva barbaramente giustiziato Leon Klinghoffer, un disabile paralizzato, di nazionalità statunitense di religione ebraica.

Tutto questo ripropone un quesito rimasto ancora irrisolto, quesito semplice semplice , quesito chiaro chiaro , quesito limpido limpido . Ma chi è stato e chi è Antonio Di Pietro? Di Pietro è un uomo delle istituzioni, capo di un partito politico che rappresenta una cospicua fetta di italiani, è stato per due volte Ministro, ha un figlio ( anche lui ex poliziotto come il padre) che – anche questo è un piccolo mistero – non si sa per quale “ merito o pregio politico “ sia diventato un Consigliere nella Regione Molise ( capito il clientelismo del Masaniello degli altri ?), un gran bel posto pubblico dal quale neanche ha pensato di dimettersi quando è stato travolto dallo scandalo Mautone, sui LL.PP. Se sappiamo ormai tutto – e giustamente, aggiungo - sul “ Trota”, il figlio di Umberto Bossi, perché non dobbiamo sapere invece nulla o quasi su Cristiano Di Pietro, suo caso speculare ? Perché sappiamo tutto dei soldi dei rimborsi elettorali della Lega Nord finiti per pagare la laurea svizzera del figlio di Bossi e invece dei 160 mila Euro dei nostri soldi spesi per la campagna elettorale del figlio di Di Pietro non ne parla nessuno? Perché di Belsito si sa - e giustamente, aggiungo sempre io - tutto mentre pochissimi sanno che Antonio Di Pietro incassa i milioni di Euro dei rimborsi elettorali dovuti all’IDV su un conto corrente personale familiare e non su quello dell’Idv? Perché tutti sanno che Di Pietro tuona contro i rimborsi elettorali ed urla che vanno eliminati, che è uno spreco, che è privilegio da casta e poi incassa di nascosto anche rimborsi per i due referendum? Perché i tanti “ opinion maker” dei grandi giornali , che sanno tutto di tutti, che hanno spiato perfino nei cessi e fra le lenzuola di Berlusconi non hanno mai accennato, neanche lontanamente , che Di Pietro ha raggiunto la ricchezza economica che ora si gode per essere stato – diciamolo chiaramente – “ uno strumento di morte nelle mani degli USA che volevano cacciare dal Governo del nostro Paese, gente come Andreotti e Craxi che avevano schierato l’Italia su posizioni non più tributarie verso gli Usa ed anche un tantino autonome e filoarabe “? Perché tutta la così detta grande stampa che sbatte in prima pagina, senza riguardo e timore, anche un semplice brindisi di Formigoni con Daccò con fotografia incorporata,perché non fa altrettanto con Antonio Di Pietro che deve soldi a gente come Occhetto, come Veltri, come Segni, come Giulietto Chiesa ? Ve la spiego io , subito, adesso, la ragione, seguiranno i tanti misteri su Di Pietro Antonio. Intanto la ragione è tranchant: nessuno ne parla perché tutti hanno paura di dover pagare milioni di euro per tutte le denuncie di diffamazione che Antonio Di Pietro produce contro chi lo critica e davanti alle quali i Magistrati, suoi ex colleghi, anch’essi intimiditi ed intimoriti dal potere del Di Pietro, si inchinano, deferenti , fabbricando sentenze a lui favorevoli per costituirsi una linea di credito da spendere al momento opportuno.

Torno al quesito originario, dunque: ma chi è stato e chi è Antonio Di Pietro? E come mai questo semplice P.M. del Pool ( la gerarchia di quel tempo vedeva alla testa del Pool di Mani Pulite Francesco Saverio Borrelli con Gerardo Colombo, l’attuale- anche lui!- Senatore del P.D., come vice ) aveva questa così intensa frequentazione con il Console USA di Milano, Mr Peter Semler? E come mai, come sostiene Mr Semler, Di Pietro gli anticipava gli avvenimenti del Pool, i futuri arresti ? E per quali motivi Antonio Di Pietro fece quattro viaggi in America dei quali nessuno parla ?

Un primo viaggio di Antonio Di Pietro negli USA avvenne nell’ottobre del 1992, durante il periodo cruciale di Mani Pulite dunque. Peter Semler ha rivelato che questo primo viaggio ( più di quindici giorni, mica un fine settimana) fu organizzato dalla “USIA”, acronimo di “ U.S. Information Agency “, qualcosa che sa di CIA, di FBI. E’ pacifico che in America Antonio Di Pietro abbia interrogato un costruttore che era stato chiamato in causa da Salvatore Ligresti in una causa italiana. Su questo viaggio ha scritto anche Mario Di Domenico un che era amico del cuore con Antonio Di Pietro e poi, come spesso accade al nostro, ne divenne acerrimo nemico. E’ sicuro comunque che durante quel primo viaggio americano, Di Pietro incontrò vari Magistrati americani, vari esponenti del FBI ed anche della CIA e che fu anche ospite di una famosa “Agenzia Kroll “ che da sempre lavorava con l’intelligence americana su tutto il mondo. Gli argomenti di tali incontri non sono mai stati resi pubblici e trasparenti. What theese one meetings hide? Cosa nascondo questi incontri e se nulla celano, perché non divulgarli, non renderli pubblici?

Nel 1994, poco prima di dimettersi dalla Magistratura ( e prima dunque di emettere a sua firma il famoso “ invito a comparire” a Silvio Berlusconi che fu pubblicato da Il Corriere della Sera in prima pagina prima che pervenisse personalmente a Silvio Berlusconi ) proprio il giorno in cui il Premier italiano presiedeva un incontro internazionale sulla legalità dove era presente anche il Presidente USA Bill Clinton , Antonio Di Pietro è di nuovo a New York, dove la locale “ N.Y. University “ lo ha invitato per una conferenza sulla corruzione. Questo secondo viaggio lo porta anche il California e gli fa incontrare moltissimi esponenti politici americani:cito Rudi Giuliani e Mario Cuomo, nonché Henry Kissinger ( allora Segretario di Stato di Bill Clinton) e moltissimi esponenti sia della FBI che della Agenzia Kroll che della CIA. Motivo degli incontri? Nessuno lo sa. Perché? Perché se il detto dice “ male non fare paura non avere?” nessuno ne deve parlare altrimenti giù denuncie ? Ma la data di questo viaggio , il fatto che Di Pietro già stesse lavorando alla costruzione di quelle false accuse di corruzione alla GdF che determineranno poi la crisi del Governo Berlusconi I, il fatto che durante quel viaggio Di Pietro ripeteva spesso, nei suoi discorsi, il refrain “ Noi non siamo dei Robin Hood, siamo solo dei servitori dello Stato” dimostra che Antonio Di Pietro sapeva bene che di lì a poco - e per opera sua - il Governo Berlusconi I ( che dagli americani era visto come una continuazione di quello Craxi e quindi da eliminare ) sarebbe stato spazzato via dalla tempesta giudiziaria e che da quel momento lui sarebbe uscito dalla Magistratura aspettando di occupare quel posto in Parlamento che per un verso gli americani e per l’altro verso anche il PCI gli avevano garantito come premio o come i “ trenta denari” per uccidere il voto popolare del ’94 , Silvio Berlusconi e per salvare dalla catastrofe il PCI .

Nel 1995, dieci o undici mesi dopo il secondo viaggio e dunque ad esecuzione del Governo Berlusconi I avvenuto grazie alle false accuse costruite dallo stesso P.M. Di Pietro ( dico false, perché la Cassazione nel 2001, dichiarerà Silvio Berlusconi assolto da tutte quelle accuse di corruzione “ per non aver commesso il fatto”)e prima delle sue scenografiche dimissioni dalla Magistratura, Antonio Di Pietro è per la terza volta a Washington, Columbia D.C., dove Edward Luttwak lo presenterà all’A.E.I.(American Enterprise Institute) con queste profetiche parole “ spero che Antonio Di Pietro possa rappresentare uno degli uomini nuovi della seconda Repubblica italiana “. Profetiche o semplicemente l’anticipazione della investitura ? Propendo per la seconda ipotesi, in ciò convinto da una semplice constatazione : nel 1996 Di Pietro non era ancora il Capo di un partito politico, perché l’Idv è stata creata dopo. Non era più neanche un Magistrato, perché si era dimesso dalla Magistratura da poco ( un altro baby pensionato d’oro) . Ebbene non ostante tutto ciò, Romano Prodi lo nomina suo Ministro dei Lavori Pubblici. Insomma Romano Prodi ed il suo Ulivo si inchinarono agli americani democratici ( Clinton era sempre il Presidente democratico, chi non ricorda “L’Ulivo mondiale” come titolo di La Repubblica ?) e pagarono a Di Pietro quanto gli americano gli avevano promesso per la sua opera. Come successe a Tiziana Parenti, ecco la denuncia di Di Pietro in arrivo. Ma perché , invece di ricorrere sempre e solo a denuncie , Di Pietro non mi svergogna e ci svela la verità una volta per tutte? A pensar male si farà pure peccato, ma, Dio santo, come ci si azzecca!!!!

L’ultimo viaggio americano di Di Pietro risale al 2000 e lo porta fra Washington e la Florida. Ormai Di Pietro non solo è un Senatore dei D.S. ( cioè dei comunisti ), ma è anche capo del partito dell’Italia dei Valori. Servono quattrini e Di Pietro, accompagnato dall’allora fido amico Di Domenico, incontra tanta gente ed anche alcuni malavitosi locali , tipo Mr Randy Stelk nonché un misterioso Ingegnere G. Bianchini il quale staccherà a favore dell’UDV un bell’assegno americano, postdatato di 50.000 dollari. Che l’IDV non metterà mai all’incasso. Ma perché non si deve sapere il perché?

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SONO PADRI DI FAMIGLIA, MERITANO RISPETTO, DIGNITA' E VERITA' , NON ILLUSIONI E VIGLIACCHE PROMESSE MAI MANTENUTE

Anche io sono fra coloro – che sono pochi, in verità – che preferiscono parlare chiaro e tondo con gli operai sardi, quelli del Sulcis e quelli dell’Alcoa, piuttosto che illuderli e prenderli in giro. Sull’Alcoa ho già scritto pochi giorni fa, inutile ripetermi. Sul Sulcis trovo semplicemente ridicola la posizione del Ministro Passera il quale , forse rimbambito od anche intimorito dai soliti tamburi selvaggi degli operai sotto il suo ufficio romano promette per un rinvio della chiusura di altri quattro e sei mesi. Soldi buttati, presa per i fondelli degli operai i quali, Ministro Passera, Professor Monti, Susanna Camusso e compagnia di giro, non sono dei coglioni, ma dei padri di famiglia e vanno informati seriamente , non illusi, non coglionati, né mantenuti come pezzenti con oboli pubblici. Chiedo venia agli interessati per un tono deciso ma , ripeto, preferisco essere chiaro piuttosto che prendere in giro gente perbene, che fatica la vita e che tutto vuole ( vuole lavoro, dignità e serenità, non vuole né pretende elemosine ) tranne che sentirsi un mantenuto, un peso della società, una zavorra. Mettiamola così: l’Alcoa senza energia nucleare è un’azienda morta, inutile pagarle la bolletta elettrica ( e poi per quale motivo la dobbiamo pagare noi italiani che magari abbiamo votato per il nucleare?). Qualcuno se la vuole raccattare? Sborsi i suoi soldi, affari suoi, noi non ne vogliamo sapere. I dipendenti siano ovviamente sistemati. Come? Lo deve dire il Ministro Fornero, non io. Lei ha sistemato pure gli esodati , quelli che non solo se ne sono andati a zonzo anziché lavorare , ma che vogliono anche andarsene in pensione prima di compiere i sessanta anni, i paraculi che giocano a fare le vittime ! Stessa identica cosa per il Sulcis, caso speculare. Sia Napolitano che i ministri che i politici, invece che sparare false solidarietà di facciata, invece che prendere così per i fondelli la gente dovrebbero vergognarsi per tutte le menzogne , gli imbrogli , gli errori che hanno commesso sul Sulcis e sull’Alcoa da quaranta anni. Solo ipotizzare – come leggo nel cervelletto di questo cacasotto di Passera ed in quello del confuso Presidente della Repubblica, bravo ad elargire a piene mani ( sue) tutti i soldi (nostri) – di mantenere per tutta una vita una simile azienda ormai da catafalco è una cosa da mascalzoni.

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CORREVA L’ANNO 2012 E……….


Credevo di vivere in uno Stato di Diritto, in un Paese civile, colto, culla del Diritto, rispettoso delle diversità, accogliente, politicamente corretto e dunque sommamente ipocrita, farisaico, un Paese che nel terzo millennio tifa Roma e uccide il laziale o che ammazza un cavallo a Siena per il Palio o che spinge idioti alla propria fustigazione come dei deficienti masochisti, insomma questo è il bel Paese, dunque. Poi sono successe due cose che mi hanno terrorizzato. Ho visto in televisione Rosi Bindi ( ed a quel punto Nichi ha avuto tutta la mia comprensione!) ed ho letto Il Corriere della Sera. C’erano due titoli che erano due gemme, ma che dico gemme, due diamanti, ma che dico diamanti, insomma due emerite coglionate. Ecco i titoli .Primo:“ Ecco le nuove regole della salute”. Secondo: “ Un decreto sugli stili di vita”. E penso: questo Stato “ sedicente” democratico crede di doverci indicare quello che dobbiamo fare e quello che non dobbiamo fare, come fossimo degli imbecilli. Grazie, Professoroni, ma imbecilli sarete voi che , peggio di Mussolini, quasi come Hitler e Stalin, oltre che Castro, Pol Pot, Hoenecker, ecc, volete stabilire con decreto ( ma non vi fa pisciare sotto dalle risate tutto questo?) quello che dobbiamo mangiare, quello che possiamo bere, se dobbiamo fumare, se e cosa dobbiamo scrivere, quello che dobbiamo credere ( a quando anche l’obbedire ed il combattere?), ecc. Tra poco un bel Cominform , ma vuoi mettere com’è raffinata la Lubianka bocconiana!


Roma domenica 2 settembre ’12

Gaetano Immè