Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 24 novembre 2012


NOI PENSIAMO ALLA VERA VERGOGNA MONDIALE DELL’ITALIA, NON LA SINISTRA.

 
Lo ripeto ancora una volta: l’Italia non avrà mai un equilibrio di Paese civile e democratico se non riformerà quella putrefatta cancrena che è la sua Giustizia. Tutta la giustizia, compreso il nostro  sistema carcerario, quasi il  peggiore al  mondo, sicuramente il peggiore del mondo europeo.

 Disgusta che,avvicinandosi le elezioni politiche, non si senta nessuno porre come cavallo di battaglia questa piaga puzzolente che ammorba e imputridisce il Paese, nessuno. Non voglio fare polemiche, ma quando la sinistra non fa altro che perdere il proprio tempo  inventandosi  l’esistenza di “ nuove leggi ad personam” che si rivela poi essere solo una miserabile bufala; quando la sinistra difende lo statu quo della Magistratura, difendendo anche tutti  gli assurdi  privilegi dei Magistrati, impunità compresa,  cercando di abbattere ogni tentativo, sempre migliorabile, fatto dal centrodestra per iniziare a civilizzare il pianeta Giustizia; quando la sinistra difende un Magistrato il quale, pur essendo amico della sorella di un imputato ( un politico di sinistra, imputato di concussione)  non sente il dovere di astenersi dal giudicarlo, lasciando ad altri il compito per rispetto del più elementare buon senso e per rispetto di tutta la Magistratura; quando la sinistra tace,fregandosi - di nascosto e per la contentezza -  le mani che venga quotidianamente svergognato un semi imbecille come Fiorito solo perché un furfantello di cifre non eccelse e del centrodestra, mentre si paluda da arcigno custode dei sacri riti ermellinati se la così detta giustizia tace su delinquenti conclamati come Penati e come Tedesco, uomini delle istituzioni di sinistra  che hanno saccheggiato lo Stato con tangenti e concussioni stratosferiche , solo perché di sinistra; beh, allora  il disgusto si tramuta in ribrezzo per le falsità ideologiche e le menzogne che costoro continuano a spacciano da secoli sul Paese.

Intendiamoci, non che intenda minimamente attenuare le responsabilità del centrodestra sull’argomento giustizia: diciamo però che almeno un  suo  programma, fin dal 1994 per riformarla lo ha presentato; certo era da discutere, da limare, da sistemare, ma era stato presentato. Invece i trenta o più processi penali ai quali la Magistratura ha rovesciato addosso al leader del centrodestra appena sceso in campo, moltissimi dei quali sono poi risultati basati su accuse inesistenti o false – tanto da provocare ventisette assoluzioni sui trenta processi  – non solo non ha consentito alla coalizione stessa, sebbene vincitrice di due elezioni (2001 e 2008) politiche, di attuare in piena libertà democratica quella riforma, ma l’ha addirittura costretta a creare alcune norme che la salvaguardassero dalle strumentali accuse della  Magistratura. Ha sbagliato il centrodestra in maniera clamorosa, s’è fatto mettere all’angolo dal centrosinistra che s’è sempre celato dietro le gonne della potente Magistratura, sorpreso più che spaventato dalla furibonda ed incontrollabile potenza e prepotenza giudiziaria, non ha avuto “ le palle” per reagire a quelle false accuse, per scrollarsi di dosso lo sbigottimento e riconquistare  il centro del ring per  imporre al beota e livoroso giustizialismo da santa inquisizione la legge della democrazia , la vittoria della civiltà sul dominio della prepotenza e del  sopruso imposto dalla sinistra con la complicità della sua Magistratura organica.

 Altro che “acqua ormai passata” come dicono i tanti cretini di ogni età, costoro ci devono rendere il conto dei danni che hanno causato al Paese, altro che l’imbelle “ volemose bene” alla Riccardi . Avremo luogo e tempo per chiedere a loro, ai signori della sinistra, il conto, giudiziario e politico, dello scempio che hanno così provocato a danno del Paese.  Per ora veniamo alla notizia  resa pubblica giorni fa dal garante dei diritti dei detenuti del Lazio,  Angiolo Marroni. Nove mesi fa, l’11 febbraio scorso, nel carcere di Regina Coeli muore un detenuto di trent’anni, probabilmente vittima di un’overdose. Prima di lui, dall’inizio dell’anno, erano morti sedici detenuti: per suicidio, per malattia o per cause da accertare. Dopo di lui sono morti altri 84 detenuti: è una strage quotidiana quella che si consuma nelle carceri italiane; e sono almeno dieci volte tanti i detenuti che vengono salvati dagli agenti della polizia penitenziaria. Tiziano, così si chiamava il detenuto morto l’11 febbraio, da allora è un numero. La  procura di Roma ha disposto, come la legge prevede per casi del genere, l’autopsia per capire le cause della morte. Dall’11 febbraio il corpo di Tiziano è custodito in condizioni precarie in un deposito del cimitero di Prima Porta. Un morto dimenticato, perché non si capisce bene che cosa impedisca la restituzione del corpo alla famiglia, che chiede solo di poter portare un fiore sulla sua tomba. Una vicenda che definire assurda è poco.

ncora: l’altro giorno è stato presentato il nono rapporto diAntigone” sullecondizioni di detenzione in Italia. Un rapporto che documenta non solo la situazione di vera e propria tortura in cui è costretta a vivere la comunità penitenziaria. Sono i mezzucci per cercare di edulcorare questa realtà, a risultare disgustosi. Secondo i dati ufficiali, al 31 ottobre 2012, la capienza regolamentare dei 206 istituti penitenziari è di 46.795 posti. «La notizia però incredibile - scrive Antigone nel rapporto - è che due mesi prima la capienza degli istituti era di 45.568 posti. A noi non risultano apertura di nuove carceri, né di nuovi padiglioni in vecchi istituti di pena. A che gioco giochiamo?».

Giocano, i bocconiani ed i tecnici, inconcepibilmente inaffidabili  a  costruire degli annunci ad effetto,che non hanno corrispondenza con i fatti reali, a dare i numeri nel vero senso della parola. Giorni fa il Ministro Severino, in visita al carcere veneziano della “Giudecca”, dopo aver promesso novemila posti in più ha aggiunto che ne erano stati già creati quattromila. Come e dove nessuno s’è azzardato a chiederglielo , neanche i “ giornalisti da denuncia” così bravi ad urlare alla luna se di mezzo c’è il nemico politico. Se invece c’è un Ministro dell’amico del compagno Napolitano, beh, allora “ un bel tacer”.  E il Ministro, figuriamoci, sì è ben guardato dal chiarirlo. Tutto però è degno di un bel “ Sim! Salabim!” , di un bel mago Silvan: da agosto a ottobre 2012 vengono “creati” circa 1.200 nuovi posti. Nel mese successivo (la visita alla “Giudecca” è del 12 novembre), eccone altri 2.800 nuovi. Chi ci capisce è un mostro di intelligenza.

 
Il rapporto di “Antigone” descrive realtà vergognose e allucinanti. Leggetevelo, è istruttivo assai. Pochi esempi. Nel carcere di Taranto quattro detenuti si affollano in 9 metri quadrati. In quello di Latina si sta rinchiusi anche 20 ore al giorno. Nel carcere di Catania d’inverno i termosifoni restano spenti.  «La dichiarazione dello stato di emergenza per il sovraffollamento risale al 13 gennaio 2010 e il numero dei detenuti allora era di 64.791. Al 31ottobre scorso, la presenza è di 66.685 detenuti, 1.894 in più. Ma come - si chiede il rapporto - i detenuti non dovevano diminuire?».

 
L’Italia resta il Paese con le carceri più sovraffollate nell’Unione Europea: il nostro tasso di affollamento è oggi infatti del 142,5 per cento (oltre 140 detenuti ogni 100 posti). La media europea è del 99,6  per cento. È la conferma di quanto Marco Pannella e i radicali dicono da tempo: «Le carceri italiane si trovano in una condizione di conclamata, abituale, flagrante violazione della legalità costituzionale, attestata dagli stessi organi apicali delle Istituzioni e della Giustizia. E se è un collasso che non collassa mai (o non ancora), lo si deve esclusivamente al senso di responsabilità di tutta la comunità carceraria: detenuti, direttori delle carceri, agenti della polizia penitenziaria, operatori, volontari”.

 La cultura, la civiltà e la democraticità di un Paese si vedono dalle loro carceri, non dai suoi monumenti.


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SINISTRA ITALIANA, DACCI OGGI  LA NOSTRA BUFALA QUOTIDIANA.

 Anche oggi la solita “ grande stampa” è riuscita ad inventarsi la solita legge ad personam. Sarebbe, secondo “Il Fatto Quotidiano” e secondo “ Repubblica” tutto nascosto in un emendamento presentato con sotterfugio e di nascosto da quattro senatori del centrodestra in relazione al decreto sviluppo. Si stracciano le  vesti, gridano allo scandalo perché, dicono costoro, Silvio Berlusconi avrebbe ordinato ai suoi servi senatori di inserire un quarto grado di giudizio per le cause italiane,alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Per Repubblica, incaricata di raccontare agli “indocti lectores” l’ultima panzana , per saziare la fame d’antiberlusconismo dei repubblicones, è Anna Rita  Milella. Debbo riconoscere che sia Milella che Il Fatto hanno poco da invidiare a Munch, tanto sono bravi nel tratteggiare quella panzana, modellandola come fosse qualcosa di vero. Ma sempre “ spaccio” è.

Il fatto è che pur di fornire ai loro “ indocti lectores”, come terapia giornaliera di mantenimento, la loro razione quotidiana  di “ pane ed odio”,” i due grandi giornalisti non si sono ben documentati sulla notizia, cioè su quell’emendamento, mettendo in evidenza quello che loro credono di avere capito. Cioè poco se non proprio nulla.

Cominciamo a ragionare con la testa e non con le budella.

L’emendamento esiste, porta la firma di cinque  senatori del PDL che sono Valentino, Delogu, Mugnai, Balboni e Sarro. Informo che Valentino è un famosissimo penalista di Catanzaro e  che Delogu oltre che ex Sindaco di Cagliari è anche un avvocato di rilievo come Franco Mugnai , come il ferrarese Alberto Balboni, come Alberto Balboni e come , infine, il senatore Carlo Sarro.  Non voglio santificare i politici, ma insomma, se sei noti avvocati e senatori firmano un emendamento, pensare che ci mettano la faccia per obbedire al comando di un mandante, beh, mi sembra che sia già di per sé un ragionare da imbecilli.

Cos’hanno tanto da sbraitare Il Fatto e Repubblica? Il Fatto scrive testualmente che In caso di violazione del diritto comunitario si potrà presentare ricorso davanti alle Sezioni Unite della Cassazione. Sia in caso di giudizio civile che penale. Lo propone un emendamento del Pdl, tra i 1600 presentati al decreto Sviluppo ora all’esame della commissione Industria del Senato. La norma, contestata duramente dal Pd, avrà effetti anche sulle sentenze passate in giudicato nei due anni antecedenti all’entrata in vigore della legge. E si avranno 180 giorni di tempo da questa data per presentare ricorso. Il pensiero corre veloce alla sentenza sul Lodo Mondadori, che arriverà tra poco in Cassazione.”  Repubblica, poi,  dà per scontata la retroattività della disposizione in questione e ovviamente pensa alla solita legge “ ad Mondadori. Fissazione, per gli stipendiati da De Benedetti o terrore che Mondadori possa vincere in Cassazione? Entrambe le cose, secondo me.

Sarebbe davvero auspicabile che prima di scrivere, ci si rendesse anche edotti sugli argomenti sui quali si pretende di pontificare. Fatto è che  questo emendamento ha lo scopo di porre rimedio alle svariate condanne che l’Unione Europea ci infligge a causa del mancato rispetto del diritto comunitario da parte della nostra Magistratura, condanne che si traducono in un esborso di denaro di dimensioni notevoli. Questo è l’obiettivo della proposta.  Quanto poi all’affermazione che detta norma sarebbe introdotta con un effetto retroattivo, mi pare sciocca e fanciullesca. Quando mai potrebbe passare una norma simile se la non retroattività della legge è un caposaldo dello Stato di Diritto? Misteri gloriosi nascosti nei cervelli di chi ha sostenuto tali baggianate. Che siano tali, baggianate voglio dire, risulta non solo – per quanto attiene la retroattività – alle correzioni che dell’emendamento erano state fatte nella serata di ieri – e delle quali gli indignati autori non conoscevano nemmeno l’esistenza – quanto perché ritenere che sia una norma per il Lodo Mondadori, giunto oramai in Cassazione,significa non aver capito nulla di quella disposizione. Essa proposta  si applica a quelle cause nelle quali siano state eccepite fin dall’inizio violazioni delle leggi o del diritto comunitario. Pertanto dare per scontato, come fanno i grandi giornalisti, che Mondadori possa ricorrere al giudizio della Corte Europea “dopo” la sentenza della Cassazione onde sperare di eliminarla per tale via,atteso che in quella causa non sono state mai denunciate violazioni della legge e del diritto comunitario, significa solo sparare baggianate, considerato inoltre  che non si capisce come Mondadori o Berlusconi potrebbe avere il potere di costringere poi la Corte Europea a dargli retta e ragione senza se e senza ma. Cretinate allo stato puro. Per quanto riguarda poi l’affermazione della “ retroattività” di tale emendamento, faccio presente che i grandi giornalisti che hanno sostenuto questa tesi  non hanno neanche letto bene quella sua clausola finale, quella  che loro indicano come fonte della pretesa retroattività, quella che si limita  a fornire, in via transitoria,  una possibilità di tutela, certamente più celere, a coloro che hanno già presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, o che si apprestino a presentarla , evitando, così, spreco di tempo e danni economici per lo Stato. Ovvio che per presentare validamente questo ricorso, le pretese violazioni del diritto comunitario debbano essere state eccepite fin dall’origine della causa e non essere invocate solo ora, dato che, lo sanno anche i bambini, i ricorsi in Cassazione riguardano solo questioni di legittimità e non anche di merito.

Tacciono, invece, i giornali citati, sullo scontro in Senato sulla norma che vorrebbe porre delle severe limitazioni alla candidabilità dei Magistrati ed al loro rientro in Magistratura dopo la fine del Mandato parlamentare. Tacciono, ipocritamente e con la coscienza sporca, anzi lercia. Perché, senza giri di parole, la sinistra difende i Magistrati, anche quelli che entrano ed escono dal Parlamento usando la porta girevole, come fosse un albergo ad ore. Il perché questo blog lo sa molto bene e lo ha anche più volte  denunciato. Anche oggi ve ne parla, più avanti. A giudizio di questo blog ad un magistrato dovrebbe essere assolutamente vietato il Parlamento: la divisione dei poteri e la loro reciproca indipendenza lo pretendono. Perché , anche se un Magistrato dovesse dimettersi dal ruolo magistrale  per entrare in politica, è di tutta evidenza come la sua influenza e la sua rete di amicizie nella Magistratura arrechino un evidentissimo sfregio all’autonomia ed all’indipendenza del potere legislativo, anche sotto forma di ricatto o di intimidazione. Non parliamo neanche, poi, di un magistrato che neanche si dimette dalla magistratura - come tanti ce ne sono - e che nella Magistratura rientrerà a fine mandato. Figurarsi chi mai oserà contraddirlo in Parlamento.

Il nuovo testo base sulle regole alle toghe per entrare e uscire dalla politica – che questo blog non condivide -  è firmato dai relatori Carlo Sarro (Pdl) e Felice Casson (Pd), ma i democratici sbarrano la strada . A sinistra si afferma che  non sembra giusto  penalizzare i magistrati che decidono di far politica. Penalizzare ? Ah si? Dio mio come sono penalizzati i vari Violante, Finocchiaro, Casson, D’Ambrosio, Di Pietro, Mantovano, ecc. che uniscono, poveri cristi, il vitalizio parlamentare a quello da magistrato dopo aver sovvertito la sovranità popolare dal 1995 in poi! Quanto soffrono!

Secondo il ddl tutti i magistrati, anche fuori ruolo, non possono essere eletti in Europa, in Parlamento o negli enti locali «se nei 24 mesi antecedenti» hanno esercitato negli uffici giudiziari della stessa zona. Non possono ricoprire incarichi di governo se non sono in aspettativa, obbligatoria per tutto il mandato e con lo stipendio d'origine, senza indennità di carica. I non eletti non possono per 3 anni, esercitare nella zona dove si sono candidati, né ricoprire incarichi direttivi per 2 anni. Si prevede anche che i magistrati ordinari eletti, al rientro debbano andare, anche se in sovrannumero, al Consiglio di Stato o all'Avvocatura.

Sarà pur sempre qualcosa, anche se  ancora largamente  incompleta.

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ECCO UN PRIMO BAVAGLIO MESSO DELLA SINISTRA AL LIBERO PENSIERO!

Repubblica ha censurato un post di Pierluigi Odifreddi ,un blogger indipendente. Una vergogna. Esprimo al  Prof. Odifreddi tutta la mia indignazione, tutto  il mio disgusto per la vergognosa epurazione. Abituato come sono a rispettare le opinioni di tutti gli altri , sopra tutto se contrarie alle mie, fino al punto di battermi perché pur non condividendole gli avversari siano sempre liberi di esporle, credo che, pur essendo l’opinione del Prof. Odifreddi non assistita da alcuna base di coerenza ( Odifreddi ha paragonato nel suo blog affidatogli da Repubblica le azioni militari israeliane alle logiche belliche dei nazisti ), debba essere rispettata. Ma se un giornale affida un blog a un collaboratore, deve lasciargli libertà d’opinione e correre il rischio che non sia allineato alla linea del giornale . E quando, come in questo caso, il giornale ritiene l’opinione inaccettabile, la risposta non deve essere la brutale censura, stile nazismo o comunismo.

Un giornale  autenticamente democratico non avrebbe censurato Odifreddi, lo avrebbe lasciato alle sue responsabilità intellettuali diversificandosi dal suo pensiero. Non è che ci voglia molto. Bastava, come si dice, prendere le distanze da quel blog .Ma  Repubblica non è evidentemente un giornale “ democratico”, perché impone ai suo collaboratori la linea da seguire.  Non collaborerei mai con Repubblica, perché mai accetterei di scrivere quello che vuole il padrone, pur di mangiare la biada quotidiana. Ma c’è chi lo fa, pazienza. Repubblica soffre di forti squilibri intellettuali, di una malattia che corrode e che fatalmente porta alla peggiore schizofrenia. Tratta sempre gli argomenti col solito “ doppio pesismo”, tipico di chi accetta una cosa solo quando e se gli fa comodo. Per esempio difende i gay che sono l’emblema della “ diversità sessuale”,  ma non tollera la “ diversità politica” che pure non attiene , come per i gay, alla sfera sessuale e quindi corporale, ma alla sfera intellettuale. Una contraddizione clamorosa ed indifendibile. Repubblica si veste con i panni del liberismo, ma non riesce a soffocare l’istinto centralista, dirigista, statalista , settario, omologante e intollerante, tipico di chi, come accadeva ai tempi di Lotta Continua e dell’infatuazione comunista, divide il mondo in buoni e cattivi. Repubblica  non “dubita” , Repubblica “ milita. Il caso di Odifreddi è estremo ma paradigmatico.

Questa è la grande scuola di Scalfari, Mauro e compagni: questa sarebbe l’élite culturale della sinistra italiana. In questo modo Repubblica, i suoi redattori e collaboratori educano i lettori  alla libertà di pensiero.

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ECCO UN SECONDO BAVAGLIO DELLA SINISTRA AL LIBERO PENSIERO!

Una doverosa informazione. Circa un anno fa uscì un libro dal titolo “ Le mani nel cassetto. E talvolta anche addosso”.  Era una raccolta di esperienze amare di alcuni giornalisti ed era stato edito dall’Ordine dei giornalisti nel mese di Giugno del 2011. Raccontavano le loro esperienze vari giornalisti, “ perquisiti” su ordine della Magistratura. Prefazione del Presidente dell’Ordine, Dr Jacopino, interventi e racconti di Gianni De Felice, Fabio Amendolara, Antonio Barlassina e Giuseppe Cortese, Enzo Bordin, Claudio Brambilla,Roberto Catania, Ilaria Cavo, Gian Marco Chiocci, Vittorio Feltri, Emiliano Fittipaldi, Anna Maria Greco, Diego Longhin, Mimmo Mancini, Carlo Vion, Paolo Orofino, Nicola Porro, Fiorenza Sarzanini,  Giovanni Tortorolo, Alessandra Ziniti, Stefano Zurlo. Il Direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, pubblicò una recensione del libro. Dovete sapere che la testimonianza di Stefano Zurlo riguardava tale Antonio Funetta,l’autista di Chicchi Pacini Battaglia, il banchiere un gradino sotto Dio, per dirla con Piercamillo Davigo, il protagonista di Mani pulite 2, una delle figure più potenti e misteriose della storia di Tangentopoli, chiacchierato anche per i suoi rapporti con Antonio Di Pietro; Funetta, dunque, era anche lo chauffeur del presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Anzi, il contrario: l’autista del Quirinale serviva pure Pacini Battaglia, un inquisito . Imbarazzante, sospetto, incredibile, ma era così. In contemporanea, un pezzo grosso, non so, forse il questore o il prefetto un vice, chiama Maurizio Belpietro. Non conosco le parole esatte della conversazione, ma il senso è chiaro: “Il Presidente è indignato e dobbiamo rimediare in qualche modo, dobbiamo mostrare i muscoli”.Giusto. Ciascuno fa la sua parte. «Il Giornale» pubblica. Il capo dello Stato si irrita. La procura di Milano fa scattare il blitz. Il cronista si guadagna– perché questo è il risultato – un quarto d’ora di celebrità. E chi non aveva letto il pezzo, ora in un modo o nell’altro viene a conoscerlo dai telegiornali, dalle radio e dagli altri quotidiani. La perquisizione è stata ordinata da Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo, due dei celebri pm del Pool, anche se Mani pulite è finita da un pezzo. ( testuale dal libro ).

Bene, so che è difficile crederci, ma sappiate che per quella presentazione il dr. Sallusti è stato ancora una volta denunciato in sede penale da quei due P.M., ora ricchi, agiati ma sopra tutto “potenti” mammasantissima della Giustizia,  dentro la quale contano ossequiosi e genuflessi seguaci ed allineati esecutori. Eccolo, lo zelante P.M. di turno, tale Dr. Fiorillo Vincenzo ( Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Milano , lo stesso dove “imperava” il Pool e dunque dove Davigo e Colombo rappresentano “ la cupola “)  il quale , più che genuflesso direi addirittura “ asfaltato” alla volontà dei due “potenti”,  ha subito deciso il rinvio a giudizio del Dr. Sallusti.
Dunque sembra che sia diventato un reato persino ricordare come si sono svolti i fatti, tremo pensando alle cose che ho ricordato su Di Pietro e su Napolitano ! Forse saranno  rimessi in funzione, previa oliata,  il vecchio patibolo o direttamente una rudimentale  forca se non addirittura la ghigliottina, uno strumento giudiziario tanto caro a Magistrati del genere ed ai loro reggicoda. Vedremo. Per me, questa è una vendetta a scopo intimidatorio , una meschina, pura, schifosa, vendetta intimidatoria contro un Direttore che , al momento, incarna una parte del pensiero democratico e liberale del centrodestra .

Intanto, lungi dal prenderli sul serio ma considerandoli per quelli che sono e cioè arroganti e prepotenti esponenti di una consorteria magistrale, spesso gaglioffa,  che offende ed insozza, con la sua schizofrenica onnipotenza , il buon nome ed il decoro del Paese, ritengo che i due meritino una giusta punizione, una bella lezione. Siccome la loro denuncia penale per presunta“ diffamazione a mezzo stampa” contro il Dr. Sallusti ha lo scopo di chiedere un indennizzo monetario, per prima cosa propongo, a chi compete, di denunciare i due per tentata estorsione, estendendo il reato anche a quei magistrati che dessero corso alla loro pazzesca richiesta, per il reato di concorso nell’estorsione. Inoltre presenterei una denuncia al CSM  contro il Dr Fiorillo Vincenzo per un lampante “ abuso di potere”.

Ecco, questi sono i Magistrati che la sinistra difende, per i quali la sinistra pretende di mantenere questo incivile statu quo: se non è un’associazione per delinquere questa, finalizzata allo scardinamento delle basilari libertà costituzionali , ditemi voi.

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CASSEZ-VOUS, CONNARD DE LA GAUCHE CAVIAR!

Quanti mesi sono passati dalla vittoria di Hollande alle presidenziali della Francia? Non molti, ma i risultati già si vedono. Già persa la “ tripla A” sui loro titoli pubblici ! Ma non basta. Ricordate la famosa “ tassa sui ricchi” proposta  a bocca piena da Hollande durante la sua campagna elettorale? Quella così cara alla sinistra italiana, da Bersani a Vendola, da Letta a Ferrero? Quella imposta che si prefigge di espropriare per il 75% (un’enormità ridicola ) coloro che possiedono un patrimonio superiore al milione di euro. La famosa redistribuzione del reddito dell’”economia del cavolo”. Intanto si tratta di patrimoni denunciati, altrimenti chi la pagherebbe ? Dunque non solo un contribuente  ha già pagato le sue brave imposte, ma ora Hollande e la gauche caviar gli vuole rubare il 75% di quanto costui  s’è messo da parte con redditi già tassati. Ricordate anche come fu trattato Bernard Arnault, l’uomo più ricco di Francia, che per reazione a tale esproprio proletario voleva abbandonare la Francia?  Liberation” dette sfogo al suo miserabile ed esultante livore classista con un “ Casse-toi, riche  con ! “ “Vattene, ricco coglione” che è un’opera d’arte per rappresentare quanto sia veramente cogliona la sinistra, comunque si chiami: ezquierda, gauche, sinistra. 

L’ imposta verrà applicata in Francia fra qualche mese. Ed è stata la fortuna per Néchin, un paesino sperduto, duemila abitanti, al confine fra la Francia ed il Sud ovest del Belgio, distante solo un paio di chilometri dal confine francese , dove è sufficiente risedere – senza prendere la cittadinanza – per essere soggetti al fisco belga. Bene, oggi, grazie ad Hollande ed alla sua gauche caviar del menga, (una banda di parassiti che vorrebbe vivere di rendita coi soldi sottratti  a chi se li è guadagnati) quel paesino è diventato la Mecca dei francesi. Tutti lì, a sbeffeggiare Hollande e la sua grandeur, Hollande e la sua “ gauche au caviar “, a Néchin dove uno paga imposte accettabili senza temere successive rapine di Stato. Il capitale francese fugge, la Francia perde la tripla A, perde occupazione, perde imposte, una pura coglionata tipica della sinistra ideologica ed irrazionale. Se dunque volete incontrare gente come Depardieu,o Mulliez (patron di Auchan) o Johnny Hallyday o quel signore proprietario del colosso Lvhm, ma sì, proprio Mr. Arnault, quello che fu sprezzantemente apostrofato con arrogante prosopopea “ casse-toi,  riche con” , fatevi un giretto in Belgio. Sentirete tanti francesi spernacchiare Hollande, Liberation, tutta la gauche au caviar cantando in coro un bel Au revoir,  mes connard de la gauche caviar !« 

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ACCORDO SULLA PRODUTTIVITA’


ANTEFATTO

Voglio fare i miei vivissimi complimenti alla Signora Camusso ed alla CGIL tutta, compresa la FIOM di Landini,  per tutti gli insuccessi fallimentari che sono riusciti ad inanellare. Roba da far impallidire Schettino, Cimabue ed Attila messi insieme. Ricordo, per gli smemorati di Collegno e dell’Italia tutta: Fincantieri, Alfa Romeo, Alitalia, Tirrenia –solo fino ad oggi -  sono le perle dei fallimenti che hanno sulla coscienza. Per non parlare poi del loro fattivo e concreto contributo ad una seria azione di deindustrializzazione del Paese, attuata con decenni di uso vessatorio ed anticostituzionale di quell’arma criminale e micidiale  della “concertazione” che un laureato in Giurisprudenza livornese, un bancario, depositato come un pacco postale a Palazzo Chigi prima e sul Colle poi perché  rigorosamente iscritto da sempre alla CGIL, irresponsabilmente gli regalò. Fu, quella “ concertazione”, una sorta di consorteria fra sindacati, padroni e governi , tutti insieme  per espropriare la sovranità popolare, tutti insieme per occupare illecitamente il campo che la Costituzione riservava al Parlamento, consorteria le cui scorribande hanno prodotto decenni e decenni di impoverimento e di un immobilismo corporativo da fare paura , schifo e terrore.Indigna, letteralmente indigna e  fa inorridire la disonestà intellettuale di un Franceschini, che pure si esibiva sulle pubbliche piazze come un saltimbanco di strada,  giurando  qualsiasi stronzata sulla Costituzione, della quale però se ne fregava altamente poi nei fatti ( estorcendo, per esempio, la sovranità politica al popolo, tanto per ricordare una sua perla ), peraltro relegato ormai  al ruolo del cretino  dei Fratelli De Rege dalla compagnia di giro del centrosinistra, che compie in Parlamento la suprema ed ignobile  impostura di parlare di “ sovranità popolare” , come un killer che torna sul luogo del delitto, ricevendone anche grotteschi consensi. Una vergogna.

Come costoro abbiano ridotto l’Italia dovrebbe essere lampante a chi guarda i fatti: hanno fatto scomparire la chimica italiana, l’elettronica italiana, la siderurgia italiana ( tra poco tocca anche all’ILVA) , la navalmeccanica italiana, praticamente tutta la struttura produttiva del Paese. Certo, un’opera distruttiva ciclopica, quella compiuta da costoro, un vero capolavoro di autodistruzione per grettezza culturale, ideologica  e politica, per insipienza  dei più basilari principi di politica economia e di politica industriale di un Paese libero, per quella sorta di inconscio asservimento alle favole ottocentesche che ancora animano quei sindacati per i quali è meglio distruggere l’impresa che accettare un accordo con l’odiato “ padrone”. Roba da nosocomio , da teatrino palermitano dei pupi. Impossibile certo pensare che da sola la CGIL avrebbe avuto la capacità di realizzare un tale disastro produttivo. Il complice c’era, eccome se c’era ed era proprio la politica. E’ opera della politica e non solo di quel  bancario livornese depositato come un pacco a Palazzo Chigi aver consentito che  la CGIL , cioè una pura minoranza politica , esercitasse, con prepotente arroganza, l’inesistente diritto di decidere per tutti gli altri lavoratori. Ma, non ancora soddisfatti dalle eccelsa catena di impoverimento che la CGIL ha prodotto fino ad oggi, c’è ancora qualcuno, oltre al bancario livornese, che ancora vorrebbe concederle un potere di controllo e di veto, forse perché,costui, ancora intimorito  dai ricatti e dalle minacce che da Amministratore Delegato di Banca Sanpaolo subì dalla CGIL e che portò quella Banca sull’orlo del fallimento. Sindrome di Stoccolma pura e semplice, Ministro Passera, riprenda fiato.

L’ACCORDO SULLA PRODUTTIVITA’

Dando  a Cesare quel che è di Cesare, diamo volentieri al Professor Monti il riconoscimento dovutogli per aver fatto saltare , con il recente accordo sulla produttività , quel “patto da noi giudicato sommamente scellerato” che aveva segnato l’inizio dell’intesa fra la Confindustria retta dalla Marcegaglia e la CGIL della Camusso e che aveva anche, anche ieri l’altro, contraddistinto quel “patto fra scettici” che il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi aveva stipulato con la CGIL della Camusso. Era appunto da quella prima data, da quel primo accordo fra Marcegaglia e Camusso che era cominciata , nel 2010, la rottura con la FIAT di Marchionne. Bravo tatticamente il prof.  Monti,  che ha sedotto tutti gli interessati ( sindacati, Confindustria e mondo produttivo) con una mano di poker da maestro, eccezionale. Sul piatto, che piangeva da anni, ha messo la bella puntata da due miliardi di euro pronti per finanziare una “ detassazione degli stipendi di operai ed impiegati” : per “ vedere”,come si dice a poker, bisognava mettere sul tavolo l’accettazione di una maggiore produttività che solo un contratto aziendale, e non nazionale, può garantire. La motivazione giuridica di tale affermazione è lapalissiana: dato che il “ contratto nazionale” è entità astratta ma dotata della “ validità erga omnes” de iure, non vi è, con esso, alcuna possibilità di contrattazione fra le parti. Cosa che invece, ex adverso, è possibile con la contrattazione aziendale. Non so come avrebbero potuto le organizzazioni padronali spiegare ai propri iscritti – piccole imprese ed artigiani sull’orlo del lastrico e senza ormai credito bancario – la rinuncia a quella posta di due miliardi. Sarebbe stato un autentico suicidio. Dunque, al grido di “ piatto ricco mi ci ficco”,l’accordo è stato raggiunto, ma solo con chi è “ andato a vedere”, per restare al dialogo pokeristico. E’ voluta restare “out” la solita CGIL, ormai ritornata su posizioni massimaliste. Spiego meglio: quando si parlava dei soldoni, dei due miliardoni, la CGIL e la Camusso non si erano sdegnosamente rintanati nella torre eburnea dell’ideologia schizzinosa ed accattona. La levata di scudi è venuta quando si è parlato del nervo scoperto della CGIL e della Camusso: delle deroghe al contratto collettivo nazionale che è la sola ed unica arma letale in mano al conservatorismo dei privilegi cigiellini. Spaventata di perdere quel potere che solo la contrattazione unica le conferisce ( strappato per inesistenti motivi costituzionali e legali, ma per regalo di quel bancario livornese, incredibilmente depositato a Palazzo Chigi previa esibizione della sua tessera CGIL di vecchia data ), solo a sentir parlare di “ contrattazione aziendale”, solo a pensare di perdere i suoi privilegi, CGIL e Camusso si sono irrigidite come stoccafissi. Fino al punto di costringere perfino uno Giorgio Squinzi ( che, mai dimenticarlo, più che guidare industriali che stanno e vincono sul mercato globale guida un drappello di pseudo industriali nati, cresciuti e fattisi ricchi con il clientelismo ed il voto di scambio politico all’italiana )  a mandare la Camusso a quel Paese, con quel suo “ cara CGIL non possiamo morire per te”, che è tutto un programma. Noto che questo era anche l’obiettivo della famosa lettera della Bce del giugno del 2011 che chiedeva all’Italia di consentire un maggior peso alla contrattazione aziendale. Devo dire che il mio plauso al Governo Monti è oggi convinto e consapevole, proprio perché ho ancora negli occhi quella meschina figura che fece lo stesso Monti quando dovette chinarsi, prono, davanti alla Camusso, sulla questione dell’articolo 18 dello Statuto in occasione della così detta riforma del lavoro del Ministro Fornero. Ebbene quella triste e penosa  vicenda , che vide un Governo italiano servo e schiavo ai voleri di un sindacato privo di qualsiasi investitura popolare ed istituzionale, disarmato davanti al ricatto del consenso da parte del centro e della sinistra che gli imposero – spettacolo inverecondo – di percorrere la via del disegno di legge anziché quello perseguito dal Governo del Decreto Legge. Il P.D. ne ha approfittato, com’è suo costume, celato, nascosto. Ha utilizzato la forza e la faccia degli altri, per incassare qualche briciolo di credibilità. Non è una novità, perché i comunisti che sono riusciti ad entrare a Palazzo Chigi , lo hanno fatto entrandovi camuffati da camerieri, non certo dall’ingresso principale. E’ la storia che dice questo: lo dice per D’Alema premier del ’99 , lo dice per Napolitano al Colle dal 2008, entrambi non eletti ma “ nominati”, come due Minetti qualsiasi. Insomma anche il P.D. ha di fatto abbandonato al suo destino, di pura e retorica retroguardia, la CGIL, ma senza proprie iniziative o dichiarazioni, solo non facendo, rispetto all’accordo sulla produttività, le consuete barricate alle quali siamo abituati. CGIL e Camusso sfruttati dal P.D. finché portavano consenso politico anche se su posizioni retrograde  e fallimentari. Poi, come con Di Pietro, appena lo sfruttato non serve più, un bel calcio nel sedere, ma senza dir nulla. Altro che Casini e due forni! Comunque è  la vittoria anche della FIAT di Marchionne, non  dimentichiamolo. Fu la FIAT che abbandonò Confindustria proprio per la questione della contrattazione aziendale, per la questione del referendum sindacale che mise in minoranza la CGIL. Bene, oggi, non ostante l’occhiuta ed arrogante invadenza della Magistratura del Lavoro , arcigna ed arrogante sostenitrice dell’immobilismo conservativo della CGIL, la tesi Marchionne ha stravinto. Alla luce del sole, senza aiuti da nessuno, per totale assenso di tutti gli altri sindacati, del governo, degli industriali. E’ il fallimento, è  la sconfitta del progetto che era stato creato da Sergio Cofferati in CGIL, con la cooperazione  del P.D. e del suo vate economico Fassina, della sinistra estrema alla Vendola ed alla Ferrero. Auguri e figli, maschi e femmine, numerosissimi, se saranno sempre di questo genere.     
   

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OBAMA, ISRAELE, TEHERAN, MORSI, PETRAEUS.   

Dunque, in sintesi. Per placare la guerra Gaza/Hamas/Iran contro Israele, Mr Obama Barack ha affidato il compito di intermediazione ad un suo fiduciario, che è il Presidente egiziano Morsi. Morsi appartiene ai “ Fratelli musulmani” che sono quelli che adorano l’Iran che aiuta Hamas nella guerra contro Israele fornendogli armi a Gaza. La tregua dell’altro ieri è una scelta autonoma di Israele, una scelta sofferta che Netanyahu  ha voluto concedere spontaneamente alla Palestina. Insomma la tregua non è opera di Morsi, né opera di Barack Obama che si è scelto, con poca lungimiranza, l’uomo di fiducia nel Medio Oriente proprio sbagliato. Basta vedere quello che sta succedendo in Egitto, al Cairo. C’è la rivolta contro Morsi, l’uomo di fiducia di Barack Obama, accusato di essere “il faraone”, come e peggio di Mubarak, altro che “primavera araba”, l’Egitto a guida Morsi è sotto curatela ferrea dei “ Fratelli musulmani” – che sono il braccio come Hamas a Gaza è la loro mano – e il loro despota , appunto Morsi, ha assunto in Egitto  ogni potere. Non si capisce dove la stampa, Repubblica in modo particolare,  veda la vittoria di Obama, forse la legge nel suo libro dei sogni. Inutile girarci intorno: questa tregua è la vittoria di Teheran, del protettore di Hamas, tanto che Netanyahu è sotto scacco a casa sua per la concessione e la tregua è diventata per Hamas una vittoria in forza della quale Hamas sta festeggiando con continua provocazioni verso il confine israeliano, scaramucce che però stanno sfibrando l’esercito israeliano. Se vedo una vittoria di Barack Obama la vedo nella sua capacità di anestetizzare, per circa un anno, con potenti sonniferi diplomatici e mediatici, qualsiasi evento, Gaza compresa, che avrebbe potuto mettere in crisi la sua rielezione. Non per niente in questo lasso di tempo l’Iran ha potuto indisturbato proseguire il suo cammino verso l’atomica ed Israele rinviato ogni iniziativa di tipo militare nei confronti di Teheran e che non  reagito all’incremento del lancio di razzi da Gaza. Una trama ricamata dai rispettivi servizi segreti e, a giudizio di questo Blog, dello stesso Obama. In tal modo infatti, il rieletto Presidente americano avrebbe indotto il Governo Israeliano in una posizione psicologica stremata, fino al punto di spingerlo, seducendolo con promesse di rinnovato appoggio, alla concessione della tregua in questione,  che si sta traducendo, invece,  nella vittoria di Teheran e nel successo di Hamas. Questo costringerà ora il Governo di Netanyahu a scendere a più miti consigli nei confronti di Siria e di Iran sopra tutto perché intimidito e ricattato dal ritorno di Obama alle sue posizioni originarie , quelle più sfacciatamente filo palestinesi per arrivare ad un accordo con l’Iran. Insomma, fuori dai denti: Israele sarebbe  la vittima designata del teorema tutto obamiano e clintoniano per stabilire una pace medio orientale basata sul concorso dell’Iran . Questa è la vera chiave di lettura del “caso Petraeus”, altro che donnine e corna ! Lo si comprende bene se solo si ricorda come il Generale avesse, nell’immediato passato, più volte fatto presente a Barack Obama gli  enormi rischi ai quali  la sua “nuova” politica nel medio oriente esponeva Israele. E’ noto come la CIA a guida Petraeus non facesse altro che rimarcare, quasi quotidianamente, i progressi incontrastati del nucleare iraniano,  sul rafforzamento del movimento jihadista nelle tante “ primavere arabe”, sulla Siria . Insomma il Generale aveva le sue idee che erano in contrasto con il piano di Barack Obama e di Hillary Clinton e che riguardavano il ruolo che Barack vorrebbe assegnare all’Iran nello scacchiere medio orientale. Costringere l’Iran, potenza nucleare, ad un accordo di pace significa sacrificare Israele. Una volta vinte le sue elezioni, ecco infatti Obama cacciare Petraeus, come un puttaniere da quattro soldi. Ma dietro c’è il suo progetto: è un delirio o una reale possibilità? Questo blog ritiene sia un delirio e si augura che l’opposizione repubblicana, che negli Usa ha la maggioranza al Senato, riesca a far ragionare Obama. Sarà difficile per gli Usa tenere un piede in due scarpe con Israele. Inutile aggiungere come brilli per la sua completa assenza l’Europa.

 

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Roma sabato 24 novembre 2012

Gaetano Immè