Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 10 dicembre 2012


POVERO PROFESSOR MONTI, SEDOTTO DA UN “MIGLIORISTA” COMUNISTA ED ABBANDONATO DA UN “PEGGIORISTA” COMUNISTA.

 

Quoque  tu, Bersani! La sinistra è maestra di blandimento, maestra nello sferrare poi la coltellata alle spalle. La strada maestra è sempre quella tracciata da Togliatti, l’abbraccio ed il bacio della morte. Quanti esempi nella storia del comunismo, dallo stesso Stalin , sputtanato da Krusciov, alla sedicente corrente “ migliorista” del PCI, quella di Napolitano e di Vittorini, che vennero poi definiti “ piglioristi” perché non appena il “ piccolo padre” alzava la voce , loro se la “ pigliavano in quel posto” e pure tutti felici! E’ un dejà vue, perché  era  accaduto, di recente, a molti utili idioti . Cioè a persone che hanno prestato il loro volto e la loro storia agli impresentabili comunisti.  Cito Prodi, cito Falcone, cito Borsellino, cito anche Conso, cito anche Scalfaro, anche Ciampi, tutta gente che, una volta sedotta, è stata poi abbandonata a se stessa dai compagni comunisti . E’ anche accaduto recentemente  ad altro “inutile idiota”, tale  Gianfranco Fini, raggirato dalle sirene progressiste e incantato da qualche “ pelo di famiglia”  ad assumere , per rancore e vendetta personale ,  posizioni radicalmente antiberlusconiane e poi, tiè!,  abbandonato su un’ultima spiaggia come una  balenottera piaggiata, come un rottame qualsiasi . Sta per succedere, a quanto pare, pure al Prof.  Mario Monti. Il quale, nonostante i titoli accademici e il curriculum possente si è fatto gabbare come l’ultimo della classe, come un Carlo Nobis, il figlio di papà superbo e arrogante del libro “ Cuore”.

Giunto a Palazzo Chigi fra adulanti cori melensi e prose servili ( vedi per tutti , Gotor,  su Repubblica, al cui cospetto le stucchevoli agiografie per descrivere le vite dei Santi, paiono dei romanzi “ del crudo verismo” alla Verga!) come l’uomo della Provvidenza, il tecnico super partes in grado di salvare il Paese del disastro, si prepara, dopo appena un anno,  ad essere rottamato assieme al  governo di Napolitano, uno dei peggiori  della storia repubblicana. Questa mia affermazione non è affatto “un’opinione”, ma solo la conseguenza dei fatti indicati ieri. Certo, il ritorno in campo di Silvio Berlusconi ha fatto da miccia, è stato la spintarella che ha tolto al Professore, d’improvviso, la sedia da sotto il sedere. Ma , ripeto, una cosa è “informare” il pubblico sui dati fallimentari ai quali ci ha spinto il Governo Monti / Napolitano, altra cosa sono le responsabilità, umane, politiche ed istituzionali, che sono tutte  del Professore / Senatore a vita.  Viene da dirgli, pur con ogni rispetto:  Le è piaciuto  firmar quel patto, contro la volontà popolare,  col presidente Napolitano ? Oggi se ne assuma le conseguenze umane e politiche.

Se a qualcuno non fossero stati  sufficienti i dati catastrofici del Governo Monti che questo Blog ha pubblicato ieri, mi premuro di aggiungere qualche altro dato, ieri tralasciato per carità di patria e perché mi appare disonesto e vile, infierire, specie sui vinti. Vado con  i numeri : aumento del 60% tra sfratti per morosità e case vendute all’asta. Le richieste di esecuzione presentate all’Ufficiale giudiziario sono state 123.914, mentre gli sfratti eseguiti 28.641. Oltre 58 mila famiglie italiane non riescono a pagare in tempo affitti e mutui. Produzione industriale ai minimi storici tra delocalizzazione e fallimenti. Produrre in Italia costa troppo non solo per la forza lavoro, soprattutto a causa dello schiacciante carico fiscale e l’alto tasso di corruzione. L’economista ed analista della Federcontribuenti,Fabrizio Zampieri, analizza i 12 mesi di Mario Monti. Disoccupazione giovanile (16-25 anni) record negativo del 35,4%; rapporto Deficit/PIL 126,40% nonostante, dal 2007 (inizio della crisi) ad oggi, gli italiani abbiano subito manovre finanziarie per un ammontare complessivo di oltre 218 miliardi di euro.

 

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MA QUANDO ARRIVEREMO AD UNA RAI PRIVATIZZATA?

Oggi, a  Saxa Rubra, inizia ufficialmente l’era di Mario Orfeo al Tg1. Un democristiano vicinissimo ai Caltagirone / Casini. L’ex direttore del Messaggero, sostituito da Virman Cusenza che lascia Il Mattino di Napoli, prende il posto di Alberto Maccari, il pensionato da pensionare definitivamente, come vuole la dirigenza Rai. La redazione, ovviamente, è già in fibrillazione tanto che si sarebbero rimessi a produrre servizi anche coloro che non lo facevamo da tempo. Meglio prevenire che curare. In attesa dell’insediamento di Orfeo, a Saxa Rubra sono già iniziate le grandi manovre. Compresi i riposizionamenti politici dei redattori di prima fascia, in vista della nomina dei vice direttori. La squadra dovrebbe essere composta da cinque vice, in modo da rispettare il manuale Cencelli: tre al centrodestra, due al centrosinistra, uno dei quali “tecnico”. I nomi della cinquina sono quelli dei confermati Gennaro Sangiuliano, unico punto fermo del mosaico che si va componendo essendo gradito anche al settimo piano di viale Mazzini, Susanna Petruni, che mantiene anche la conduzione dell’edizione delle 20, le new entry Monica Maggioni, un risarcimento per la mancata nomina alla direzione, che, però, potrebbe anche accettare un’altra allettante offerta, e Andrea Montanari, l’uomo che segue Giorgio Napolitano per la redazione interni, preferito a Francesco Giorgino. Poi c’è il ballottaggio fra Carlo Pilieci del Tg2, con un passato al Tg1 da capocronista, e il corrispondente dagli Stati Uniti, Gerardo Greco, molto amato dal direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi. A restare fuori sarebbero l’attuale vice Fabrizio Ferragni, che non ha centrato la riconferma, e la mancata promozione di Filippo Gaudenzi, pur avendo svolto le mansioni di vice direttore.

Bocce ferme, invece, per quanto riguarda i quattro conduttori dell’edizione delle 20 (Attilio Romita membro del Cdr, Susanna Petruni, Francesco Giorgino e Laura Chimenti). Farlo implicherebbe metter mano sulle conduzioni delle altre edizioni del telegiornale, a partire da quella delle 13,30 per finire con l’edizione delle 17, con soli tre conduttori da troppo tempo. Non solo. Toccare i volti del Tg1 significa mettersi contro la politica, considerato che ognuno di loro ha un proprio referente politico. E con la campagna elettorale alle porte non sarebbe davvero un buon viatico per gestire il Tg1. Soprattutto per un direttore che guarda in tutte le direzioni.

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IO NON CAPISCO, SPIEGATEMI VOI……

 

Stupisco e gioisco! Perché proprio Ingroia, il Magistrato Antonino Ingroia , proprio lui, ha detto che la Consulta ha emesso ( sul conflitto di poteri fra Magistratura e Quirinale) una “ sentenza politica”! Ma allora ha sempre avuto ragione Silvio Berlusconi!!!!Ma guarda un po’……

Buttafuoco può scrivere su qualsiasi giornale , anche sulla carta del cesso, basta che ci regali le sue idee e che accetti, come ha sempre fatto, il contraddittorio. Ma per prima cosa deve riconoscere che su “ Repubblica” è proprio il contraddittorio che manca. Allora Pietrangelo, la tua libertà resta e va rispettata, ma perché taci al riguardo della nostra di libertà, cosi pesantemente limitata ed  ostruita dal giornale – partito Repubblica? Rispondimi se puoi e vuoi, ma succintamente. Grazie. Gaetano Immè. Blogger in Roma (i.gaetano@email.it). 

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LA SINISTRA INGIURIA E DICE PAROLACCE, NOI PROPONIAMO.

I milioni di elettori  del centrodestra , lasciati per 12 mesi in naftalina  da un partito  che dal 38% è scesa al 15,cercavano e cercano qualcuno capace di rappresentarne desideri, valori, speranze. Hanno rifiutato  Casini, di cui da tempo ( dal 2001/2006 , da quando Casini e Follini, gatto e la volpe, saltarono di corsa sul carro del vincitore, ma appena arraffarono “ il potere” pensarono subito a farsi una “ bella posizione” da vendere al miglior offerente) non si fidavano, Figuriamoci in un  Montezemolo e nella sua “ ItaliaFutura”, né in Monti, e addirittura nemmeno nei liberisti duri e puri di FermareilDeclino. Sono disgustati dal Pdl  ma i sondaggi e le parziali scadenze elettorali di quest’anno dimostrano che non si sono spostati a sinistra, né sono attratti dal Terzo polo o tanto meno da Grillo. Sono semplicemente in attesa di una nuova offerta politica, ma chiaramente di centrodestra. Se il Prof. Mario Monti non avesse scelto di fare la pessima fine che sembra abbia scelto di fare ,.avrebbe potuto ( forse potrebbe ancora) costruire , in sinergia con il PdL, il Ppe italiano , anche perché lui stesso si è definito culturalmente vicino al popolarismo europeo. Il Professore , insomma, doveva decidere cosa fare da grande, cioè cosa diventare . Purtroppo il Prof.  Monti  ha preferito una strada diversa , fare da catalizzatore dei soggetti che a lui si richiamano (Casini e Montezemolo) ,  di fatto si è reso disponibile  a fare le “stampelle centriste” di un Monti-bis sostenuto da una maggioranza che non potrà non essere dominata ed  egemonizzata dalla sinistra Bersani - Cgil. Una prospettiva terrificante ed inaccettabile per  gli elettori di centrodestra.

La candidatura di Berlusconi significa la sconfitta dell’inciucio democristiano di Casini, il quale da tempo si stava “ lavorando ai fianchi” i “montiani” del Pdl  ( Formigoni, Lupi, ecc) affinché spingessero Alfano a far fuori  Berlusconi. Devo riconoscere che ci stava riuscendo. Ma a parte il fatto che gli elettori di centrodestra non avrebbero seguito una classe dirigente, quella del Pdl, di cui non hanno alcuna stima, che li portava  verso un “centrismo montiano” non chiaramente alternativo alla sinistra, visto che il professore non si schiera. Inoltre  c’era  anche da dubitare che Casini, a quel punto, avrebbe dato seguito alla chimera dell’“unità dei moderati”, visto che ha sempre ha lavorato per abbattere il bipolarismo per favorire  un sistema politico nel quale  il centro – cioè lui e l’Udc -  possono di volta in volta, dopo il voto, allearsi con chi esce vincitore dalle urne. Salire sul carro del vincitore, sia essa Franza o Spagna, purché “ se magna”. Anche Montezemolo, pur respingendo qualsiasi “avance” di pezzi del vecchio ceto politico, ha ceduto però ad alcuni rappresentanti della cosiddetta “società civile”. Timoroso di scendere in campo in prima persona, anche lui ha dato il nome di Monti alla sua lista e lanciato un’alleanza con il mondo del socialismo cattolico – Acli, Sant’Egidio, Cisl – che, come ripete da un paio di giorni uno dei suoi più autorevoli esponenti, guarda al Pd. FermareilDeclino è l’unica potenziale nuova offerta che non ha peccato di politicismo e si è concentrata sui contenuti. Ma ha ecceduto in anti-berlusconismo – viscerale, sconfinato in un atteggiamento di colpevolizzazione dell’elettorato di centrodestra – e in intellettualismo. Tipico dell’intellettuale è il gusto della provocazione e il voler convincere tutti delle proprie tesi – così si spiegano gli appelli a Renzi e ai suoi elettori scambiati per liberisti “in sonno” – mentre l’iniziativa politica richiede di individuare la tipologia di elettori cui rivolgersi per affinare il messaggio. Insomma, per ragioni diverse – decisamente più nobili quelle del Prof.  Monti e dei promotori di FermareilDeclino, decisamente sgradevoli ed opportuniste  quelle di Casini e Montezemolo – nessuno finora ha davvero messo in campo una nuova ed attraente  offerta politica di centrodestra. Dunque, se oggi Berlusconi può ri-discendere in campo, è soprattutto per il vuoto creato dall’esasperato politicismo da Prima Repubblica, peccato originale  di chi, probabilmente, come Casini, Fini, Montezemolo, ecc, non ha mai avuto in mente un’idea di centrodestra maggioritario con cui  gli elettori  del centrodestra potessero sintonizzarsi

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RIFORMA DELLE REGIONI

Mentre i grandi elettori democratici incitano, come una Chiarani Cristina ,ad uccidere Silvio Berlusconi e come la scrittrice Luciana Littizzetto, una vera pensatrice che , davanti alla situazione politica odierna non ha saputo vomitare altro che un “ Berlusconi ci ha rotto i coglioni”!, mentre Matteo Renzi dopo la batosta rimediata sui denti s’è subito rimesso sull’attenti, agli ordini del “piccolo padre Bersani”( bastonato, ridotto alla servitù, rottamato, una figura che a Firenze spingerebbe “ un uomo” al suicidio ) , noi, persone di centrodestra, non radical né scik  né ricchi mantenuti né spaventosi  leccaculo come taluni immigrati spagnoli, guarda un po’, vogliamo parlare di temi politici, precisamente delle Regioni. 

Il governo Monti aveva promesso, insieme al rigore, anche e sopra tutto  misure per la crescita e l’equità, ma dopo un anno gli italiani stanno provando sulla loro pelle solo gli effetti del rigore. Oggi, dunque, dobbiamo fare quello che per troppo tempo non abbiamo fatto. In particolare dobbiamo fare riforme strutturali profonde. L’impegno che questo governo sta sviluppando sulla spending review rischia di diventare una semplice “ riduzione di sprechi” ( mentre gli sprechi, appunto perché tali, devono essere immediatamente eliminati),  se non inserito in un intervento più ampio di modernizzazione del sistema istituzionale e del paese in generale. Anche le novità sugli enti locali inserite nel decreto legge recentemente approvato senza un rinnovamento profondo dell’intera architettura delle Regioni e degli altri  enti locali non avranno l’impatto sperato.Le Regioni, ci siamo, non solo non hanno rispettato lo spirito istitutivo che nel 1970 le voleva esclusivamente come enti di programmazioni, ma anzi esse sono diventate centri di spesa a pioggia, incontrollata, e per giunta con la conservazione di tutte le Province, che adesso,  in modo criticabile,  il governo Monti ha accorpato.

 In questa visione e  limitandoci alle Regioni, che sono oggi gli enti maggiormente posti sotto accusa, si devono considerare tre linee di intervento:

1) la loro riduzione sulla base di criteri di omogeneità territoriale con confini socio-economico razionali (lo studio della Fondazione Agnelli che risale al 1996 ne prevede 12, ma si potrebbe arrivare ad una riduzione ancora più drastica, vale a dire sino a 4 macroregioni: Nord Ovest, Nord Est, Italia Centrale con la Sardegna e l’Italia Meridionale con la Sicilia);

 2) ricondurle alla loro funzione originaria di enti legislativi e programmatori (tutta la parte gestionale deve essere data in via esclusiva a comuni, unioni di comuni, aree metropolitane, etc, tutti enti subregionali che, comunque, devono essere ricondotti al numero minimo essenziale);

3) renderle fortemente sburocratizzate e sottoporle a effettivi e rigorosi controlli contabili.

 Questa riforma deve comportare sia l’eliminazione completa delle Province, che, pur ridotte, continuano a rappresentare entità obsolete e dispendiose, sia il superamento delle Regioni a Statuto speciale, che costituiscono una  ingiustizia sul piano giuridico ed economico rispetto alle altre Regioni. I vantaggi di questi interventi, sono evidenti. Le Regioni finirebbero di essere centri di spesa incontrollati e potrebbero intervenire con efficacia  avendo un campo d’azione unitario del territorio; infine, si realizzerebbero ulteriori economie con la riduzione dei 20 consigli con relativi organi (commissioni, giunte, apparati burocratici, etc) a 12 o, addirittura, a 4. In ultimo, si tratta di rivedere anche il Titolo V della Costituzione, un prodotto che ci ha lasciato il centrosinistra in nome di un affrettato federalismo. Occorre riscrivere con assoluta chiarezza, per evitare costosi contenziosi, le materie di competenza regionale e quelle di competenza dello Stato, eliminando le contraddizioni che derivano da quelle che oggi sono concorrenti. Trovo stucchevole disquisire sui “ massimi teoremi”- sui quali tutti possono “ aprire bocca per dargli solo fiato con principi generali – invece che confrontarsi su terreni concreti e circoscritti, come questo che ho presentato e sul quale è gradito ogni costruttiva critica e suggerimento.

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Roma, lunedì 10 dicembre 2012
Gaetano Immè