Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 31 gennaio 2013


MONTE DEI PASCHI DI SIENA. UNA STORIA ITALIANA DAL 1472

Antonio Misiani, tesoriere nazionale del Pd  afferma :- "Un conto  è la ricerca della verità dei fatti, che noi stessi sollecitiamo da parte della magistratura e di tutti gli organismi preposti, un altro la solita, inaccettabile macchina del fango che si mette immancabilmente in moto alla vigilia delle elezioni"  . Ma mai come ora, presi dal terrore di essere stati scoperti ad aver trasformato la più antica e gloriosa Banca italiana in un miserabile bancomat per le necessità del partito , bancomat peraltro  gestito da funzionari di  partito stesso, come Mussari e compagnia bella, gli uomini del P.D. sono fuori di testa e vanno , come tori infuriati ma ciechi, Misiani insegna, contro  il bersaglio sbagliato. Insomma fanno ridere, fanno anche tenerezza, tanto si arrampicano sugli specchi. Si scagliano contro la stampa libera, invocano il bavaglio contro chi informa sui fatti che riguardano il più grosso scandalo politico finanziario dell’età repubblicana. Perché al cospetto, per esempio, della vicenda del Banco Ambrosiano, il caso di  MPS  è  come un’improvvisa eruzione del Vesuvio su Napoli: un disastro. Ieri sera a “Porta a Porta” la senese Rosi Bindi, Presidente del P.D., arrossiva, cercava di svicolare, parlava d’altro, faceva melina per perder tempo, ma la figura che il P.D. ha fatto in questo evento è francamente  delinquenziale, da codice penale. Ma la verità sta emergendo. Eccola.

Il MPS è stato letteralmente okkupato, da circa settanta anni , manu militari, dal PCI e poi  dalla sinistra post comunista, come fosse “roba sua” La legge bancaria, Consob, il controllo della Borsa,  per costoro non hanno alcun valore, fanno come fa loro più comodo. Il reato penale alla base di questo concetto è semplicissimo: uso dei soldi dei depositanti ( appropriazione indebita , conflitto di interessi, violazione legge bancaria, associazione per delinquere, ecc) per finanziare il partito e per comprare banche  così espandendo il controllo del partito stesso  su territori sempre più vasti. Antonveneta non era un affare, ma poco importava: serviva per altri scopi, non era neanche da verificare se fosse una Banca sana o meno ( e infatti la due diligence neanche è stata fatta), non importava se il prezzo fosse più o meno giusto ( pensate un po’: una Banca che valeva 2,9 miliardi pagata 17 miliardi), non importava se ci fossero tangenti da pagare, doveva essere comprata costi quel che costi ( tanto i soldi erano dei risparmiatori e dei depositanti) perché era la Banca radicata nel Nord Est, quello vicino alla Lega ed al PDL, dunque andava “ comprata” a qualsiasi costo per utilizzarla  come  il MPS in Toscana ed altre Banche altrove. Ecco anche  il vero , recondito scopo celato dietro la fallita scalata alla BNL, era una mira a livello nazionale, con essa i post comunisti avrebbero in un certo senso chiuso il cerchio: dare soldi praticamente  a tutta Italia per comprarne il  consenso politico ed il voto. Si tratta di un quadro delinquenziale di elevato livello, che assomiglia moltissimo ai sistemi criminali  della mafia siciliana, della camorra napoletana, della sacra corona unita pugliese, di tutte le moderne forme di criminalità organizzata  ,che hanno tentato di usare alcune banche proprio per esercitare il loro  controllo , il loro   dominio sul territorio non più con la sola arma del pizzo, del ricatto, dell’intimidazione, ma con “il credito bancario”. Quanti reati penali, bancari, civili in questo disegno criminale? Infiniti. Ecco perché a questo Blog di eventuali tangenti, stecche, magheggi interessa fino ad un certo punto. Se la Magistratura li troverà saranno altri  reati aggiuntivi, roba da ruba galline, da ladruncoli. Craxi e Forlani, rispetto a costoro, rubavano barattoli di Nutella.

Ma inseriamo anche un po’ di buon umore in questa storiaccia italo comunistaccia. Perché poteva forse il MPS tralasciare quel serbatoio di voti e di clientela che è, per la sinistra italiana, il cinema ? Ma per carità! E allora, giù a far lavorare i compagniucci del cinema ! Eccolo, allora, , Giuseppe Mussari alla guida del Monte dei Paschi di Siena , che corteggiava il cinema radical-chic per realizzare gli spot della banca, e il cinema radical-chic faceva a gara per farsi corteggiare dall’uomo del Monte. E per farsi dire di si!  L’occasione era veramente di platino. Cito uno a caso:  per uno  spot del 2009 ci si è affidati al grande regista Marco Bellocchio, un vero compagno. E il MPS  ha pagato, tutto compreso, 10 milioni di euro. Che volete che siano 10 miserabili milioni di Euro per un minuto e 1 secondo di video, sul brano del mitico Rino Gaetano “ Ma il cielo è sempre più blu , diretto dal compagno Bellocchio! Tanto mica sono soldi del P.D., sono soldi dei correntisti!  Profetico il messaggio conclusivo: «Monte dei Paschi di Siena. Una storia italiana dal 1472». Infatti, una vera storia all’italiana e alla comunista. Sono 61 secondi in tutto. Più o meno 150 mila euro al secondo. Mica badavano a spese con i soldi degli altri ! Ricordo ancora che sempre nel 2009 un altro film d’autore Mps lo aveva affidato alla cinepresa di un altro “ compagno”, Giuseppe Tornatore. Poi non poteva certo mancare  anche il filosofo-cantautore ora assessore palermitano Franco Battiato con una collaborazione pagata non proprio come quella di un metalmeccanico ( per una volta, lasciatemi fare il populismo operaistico che per settanta anni è stata l’unica bandiera della sinistra comunista). Poi nel  2007 la Banca ha premiato anche un altro compagnuccio : si è rivolta al regista Paolo Virzì. Insomma, anche da questo punto di vista, tutto in famiglia: partito democratico e suoi  fedelissimi sudditi.

Non mi  fido della Procura di Siena, né di quella di Trani che ora interviene sulla questione MPS.  Questo disegno è talmente criminale da essere paragonato ad un vero e proprio attentato alle istituzioni democratiche , perché concretamente mirava , attraverso il voto di scambio, a fare dell’Italia un Paese schiavo della finanza nel quale non avrebbe avuto più valore il voto . Usare i depositi per finanziare il Partito, usare le Fondazioni bancarie come cavalli di Troia per metterle sotto il ferreo controllo del partito, usare poi i dividendi della Fondazioni come soldi per mantenere le clientele locali : lo hanno fatto da settanta anni in Toscana, lo hanno fatto da sempre in Emilia Romagna con le cooperative e con l’Unipol Banca , lo fanno da sempre con la Banca del Salento in Puglia, lo stavano per fare con Antonveneta nel Nord Est, lo volevano attuare in Lombardia, nella Brianza, con la Banca di Lodi, avrebbero voluto farlo su base nazionale con la BNL ( abbiamo una Banca?) , lo stanno facendo con quelle Banche i cui management sono “ organici” alla sinistra stessa ( Profumo, Passera, ecc). Insomma un Paese di sudditi mantenuti dalla loro finanza alimentata con i soldi dei depositanti. E’ questo il disegno criminale portato avanti dalla sinistra post comunista italiana da quando, al mutare dei tempi, intuì  di doversi alleare con la finanza bancaria per  conquistare e conservare il potere politico , lasciando l’ “ accudimento politico” “ della ormai imborghesita ( e super tutelata) “ classe operaia” alla Cgil, dalla quale, infatti, il PD. non ha mai voluto prendere le distanze . Infatti, ricordavo ieri, nel corso di questi ultimi anni si sono  verificati fatti conclusivi in tal senso. Come infatti dimenticare i pubblici  “ endorsement” del Prof. Vanni Bazoli, Presidente di Banca Intesa, al Governo di sinistra di Prodi nel 2006? Come dimenticare l’invadenza di “ Banca Unipol” – quella bolognese nata nel PCI -, di Consorte per cercare di creare sinergie finanziarie  con altre Banche ( cito come esempio non certo esaustivo la Banca di Lodi di Gianpiero Fiorani nel cuore della Brianza berlusconiana, ci metto anche la Banca del Salento dei Semeraro in Puglia,ecc  ) per cercare di avere un controllo di quei territori? Come dimenticare poi le roboanti dichiarazioni dei vari Profumo , dei vari Passera ecc durante le primarie della sinistra?  Ecco perché Napolitano scelse Monti, ecco perché : era un uomo delle Banche, nazionali e mondiali, un ascoltato consulente di quelle Banche d’affari ben note a tutti ( Goldman, ecc ) , il rappresentante finanziario dell’Italia, insieme ad Enrico Letta, nelle lobby bancarie che vorrebbero controllare il mondo ( Trilateral, Bildenberg). E Monti questo è stato, in Italia ed in Europa. Vogliamo dimenticare come la Bce abbia regalato migliaia di miliardi all’uno per cento alle Banche pretendendo che invece i cittadini fossero da Monti strozzati con tasse, benzina, iva, ecc?

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 OIBO’! ANCORA NOTIZIE NASCOSTE!

 Imola Oggi rende noto come il movimento “ I Greci Indipendenti” abbia  denunciato il FMI, l’UE e la Bce, cioè la Troika  alla Corte Penale Internazionale. Il 16 gennaio 2013 è stata presentata una denuncia alla Corte Penale Internazionale (ICC) contro Paul Thomsen del FMI, Mathias Morse dell’UE e Klaus Mazouch della BCE. Nella denuncia si accusano gli imputati di aver provocato in Grecia  3.500 suicidi, la perdita di oltre 1,5 milioni di posti di lavoro, la chiusura di migliaia di imprese ed esercizi commerciali, la distruzione del benessere delle famiglie e di aver gettato il paese in una grave recessione con le misure imposte alla Grecia.

Queste misure violerebbero l’articolo 2 dello statuto dell’ICC sulla protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, come pure la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, compresa la dichiarazione che “tutti hanno il diritto alla vita”, oltre che la Costituzione greca e la Convenzione Europea sui Diritti Umani. Similmente Yannis Panagopoulos, presidente della Confederazione Generale del Lavoro Greca (GSEE) ha annunciato che la sua organizzazione farà ricorso contro la Troika alla Corte Europea sui Diritti Umani.

Nella stessa settimana le associazioni mediche di Portogallo, Grecia, Spagna e Irlanda hanno pubblicato una “Lettera aperta ai leader politici e alle autorità sanitarie d’Europa” in cui si deprecano gli effetti disastrosi delle politiche di austerità della Troika sulla salute e le vite dei popoli delle loro nazioni.

La dichiarazione accusa l’UE, la BCE, l’FMI e i governi nazionali di aver mancato di prendere in considerazione gli effetti delle loro misure anti-sociali sui sistemi sanitari nazionali, e chiede una rapida inversione di rotta.

Mamma mia come s’arrabbierà Napolitano a sentire questi idioti antieuropeisti!

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MA GUARDA TU! UN’ALTRA NOTIZIA NASCOSTA!

 C’è oggi anche un’altra notizia che merita attenzione, anche perché si tratta di un rilievo che questo Blog aveva già avanzato da tempo. Si tratta della “opaca” richiesta di archiviazione del procedimento penale , per abuso d’ufficio ed altri reati , contro il Governatore della Puglia Nichi Vendola. Il giudice che ha assolto Nichi Vendola, Dr. Susanna De Felice,  per la storiaccia del concorso da primario all'ospedale di Bari finisce ora sotto inchiesta.

Al gip Susanna De Felice è dedicato un fascicolo ad hoc aperto a Lecce, non si sa se d'ufficio o dopo la denuncia dei pm titolari dell'inchiesta su Vendola che avevano (invano) chiesto il rinvio a giudizio per il leader di Sel, e in subordine s'erano affrettati a denunciare che lo stesso gip si sarebbe dovuto astenere perché amico della sorella dell'indagato eccellente e sempre a loro dire – in rapporti pure con l'ex pm e senatore Pd Enrico Carofiglio, marito della pm barese Pirrelli,collega dunque della Gip De Felice. Un bel groviglio, con c’è che dire! L'indagine sulla gip è emersa per caso, con un appunto del procuratore Cataldo Motta scritto in calce all'avviso di chiusura indagini inviato ai due protagonisti della guerra alla procura di Bari: l'attuale capo Laudati e l'ex aggiunto Scelsi. E si rifà a una lettera, depositata a Lecce dalla pm Digeronimo, nella quale spiega che per ovvii motivi insieme al collega Bretone si asterrà dalle indagini su tre filoni di sanità (in uno dei quali è indagato ancora il governatore). Proprio questa lettera, scrive a mano il procuratore Motta, va allegata al fascicolo intestato «contro De Felice Susanna», il gip di Vendola, amica della sorella di Nichi.

Proprio in quest'inchiesta avviata dai pm di Lecce è stata interrogata come persona informata sui fatti anche Patrizia Vendola. Oggetto le accuse, nemmeno tanto velate, dei pm Digeronimo e Bretone che al procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, nero su bianco l'avevano messa così: «Già prima del processo eravamo a conoscenza che la dottoressa De Felice fosse amica della sorella di Vendola. Le lega un'amicizia diretta e amici comuni come il senatore del P.D. Gianrico Carofiglio e la moglie di costui , dottoressa Pirrelli, sostituto di questo ufficio, entrambi amici stretti di Patrizia Vendola» come peraltro confermato da Carofiglio in un'intervista a Repubblica il 3 aprile 2009. Nel carteggio a Laudati i pm baresi spiegano di non aver ricusato formalmente il gip per il troppo rispetto che nutrivano nei suoi confronti. Senonché, dopo le uscite di Vendola che annunciava urbi et orbi che si sarebbe dimesso in caso di condannaQuesto comportamento ha costituito a nostro giudizio un'indebita pressione su un giudice che in caso di condanna avrebbe determinato l'uscita dalla scena politica del fratello della sua amica») molti colleghi di Bretone e Digeronimo, alla luce dell'assoluzione, «ci hanno chiesto come fosse stato possibile che a giudicare il governatore fosse stata un'amica della sorella di Vendola».

Il gip, in una contro-nota all'aggiunto Divella, a fronte di voce che le arrivavano all'orecchio a proposito di un'amicizia con Patrizia Vendola specificava di non essere amica della sorella di Nichi ma di averla conosciuta proprio a casa della sua accusatrice, la Digeronimo. E quest'ultima ha sentito il bisogno di precisare al procuratore di Lecce che dal 2009 non intrattiene più alcun rapporto con la sorella di Nichi e con i coniugi Carofiglio «all'epoca miei amici», e che soprattutto «non ho mai avuto rapporti di frequentazione diretta con la collega Susanna De Felice».

Assisto al caso con tanta curiosa attenzione.

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DA INGROIA E BOCCASSINI UNO SPETTACOLO DA TRIVIO

Definire squallido lo spettacolo indecoroso che i “magistrati politicanti”- tutti rigorosamente ancora a libro paga dello Stato, come Ingroia, come Boccassini -  stanno offrendo davanti al mondo come una “puttanata” mi pare proprio riduttivo. Si tirano in faccia i morti, usano i loro cadaveri come i bulli di periferia usano le mani , danno uno spettacolo che anche in un trivio di avvinazzati sarebbe definito barbaro ed incivile.  Forse Ingroia conserva le registrazioni ambientali , le intercettazioni, le captazioni medianiche del povero Giudice Falcone . Che squallore, Ingroia, che povertà intellettuale Boccassini! Questi squallidi avventori di quel trivio dimenticano pure quanto fece il loro caro CSM contro il Giudice Falcone, per delegittimarlo e, come Santoro e Leoluca Orlando,  si premurarono di apparecchiargli quella morte , invitando la mafia ad eliminarlo in quanto – a detta loro  – Falcone aveva nel cassetto i nomi dei mafiosi ma li teneva nascosti per ricattarli. Ditemi voi in quale altro Paese civile e democratico – Afganistan e Siria ovviamente esclusi -  si assiste ad una Magistratura, che per costituzione deve solo applicare le leggi , che piazza il proprio culo sugli scranni della politica, che quelle leggi dovrebbe fare. In quale paese del mondo civile , ditemi voi, è possibile assistere ad una Magistratura che, come un tiranno ed un satrapo, siede nel Parlamento  così intimidendolo e condizionandolo, godendo essa di una totale impunità laddove invece gli altri deputati non godono più neanche delle guarentigie costituzionali; In quale Paese al mondo civile e democratico si assiste ad un simile pubblico stupro della Costituzione perpetrato dalla Magistratura che, pretendendo di essere contemporaneamente anche Deputato, sputa sopra la Costituzione che invece prevede essere la Magistratura e la politica, due diversi poteri ed ordini dello Stato democratico tra di loro assolutamente indipendenti ed autonomi. Sfido chiunque a trovare in tutto il Mondo terracqueo un Paese , sempre escludendo Afganistan, Siria ed affini , dove addirittura la Magistratura, un ordine dello Stato, si è fatta un suo partito politico. Ma che razza di difensore della Costituzione abbiamo al Colle?

Marco Travaglio prende la penna e difende l'amico Antonio Ingroia. Travaglio diventa difensore d'ufficio della toga. Sul banco degli imputati del Fatto Quotidiano c'è un'altra toga, Ilda Boccassini. Dopo le polemiche per le parole di Ingroia su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, "er Manetta" pretende le scuse della "rossa". Insomma Ingroia non ha detto nulla di male e la Boccassini, per Travaglio ha sbagliato tutto. Con un editoriale di fuoco, Travaglio azzarda paragoni impossibili. "Falcone si avvicinò alla politica e di parecchio andando a lavorare al ministero di Grazia e Giustizia retto da Martelli, nel governo Andreotti, fu bersagliato da feroci attacchi, anche da parte dei colleghi, molto simili a quelli che hanno investito l'Ingroia politico. La Boccassini dovrebbe scusarsi con lui per gli insulti, oltre a interferire con la campagna elettorale, si fondano su un dato falso", scrive il professor Travaglio. Gli sganassoni  che Travaglio rimediò in faccia da Berlusconi hanno lasciato il segno: Marco soffre di un principio di labilità di ricordi. Infatti finge di dimenticare un paio di cosucce. La prima: il Giudice Giovanni  Falcone non ha mai fondato un movimento politico, e non si è mai candidato premier.  Prendere, incartare e portare a casa!

La seconda: Falcone accettò di  lavorare nel 1992 per il ministero, ma rivestiva una carica espressamente prevista per magistrati. L'incarico di Falcone negli anni diventerà quello di Procuratore Nazionale Antimafia. Lo stesso Falcone, in una puntata del Maurizio Costanzo Show, si difese dagli attacchi dei "colleghi", spiegando esattamente cosa stesse facendo a Roma. Pja, pesa, incarta e porta a casa!

Povero Travaglio, non sa più quel che dice!  Il nome di Giovanni Falcone non è mai comparso su una lista elettorale, forse Travaglio lo ignora? Se lo ignora peggio per lui, si informi prima di scrivere o di parlare. La verità è però sempre la solita: stare a servizio dei Magistrati, che ti passano le veline coperte dal segreto istruttorio e che non ti indagano sarà pure comodo e redditizio, ma  è come prostituirsi. Perciò il compito di Travaglio è come quello di un “ body guard”: deve difendere “ il padrone”. Come diceva Dante? Ahi quanto sa di sale lo pane altrui!

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DEDICATO AL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO

Signor Presidente della Repubblica, visto che Lei ricorda sempre e solo le nefandezze compiute dai fascisti e dai nazisti, questo blog si è assunto molto volentieri il compito di ricordare, a quei pochi  uomini liberi che usano il proprio cervello e che non sono sottomessi alla sua ortodossia dominante , alcuni episodi delle nefandezze compiute dai partigiano comunisti dopo la fine della seconda guerra mondiale , eccidi che NON SONO RIPORTATI NEI LIBRI DI STORIA D’ITALIA. Episodi dei  quali Lei non parla mai.  Lei che parla di negazionismo, dovrebbe vergognarsi. Perché il primo negazionista della verità è proprio Lei, Signor Presidente Napolitano.

 ECCIDIO DI SCHIO

E’ il massacro compiuto nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1945 (due mesi dopo la fine della guerra) a Schio (Vicenza) da un gruppo formato da ex partigiani della Divisione garibaldina "Ateo Garemi" ed agenti della Polizia ausiliaria partigiana (istituita alla fine della guerra e composta da ex partigiani

Un reparto di partigiani della brigata garibaldina, comandati da “Romero” e “Teppa” (pseudonimi), irruppe nella notte del 6 Luglio  del  1945 nel carcere mandamentale della città; non disponevano di elenchi di fascisti, quindi li cercarono, e, non avendoli trovati, le vittime furono scelte tra i 99 detenuti del carcere. Tra questi, solo 8 erano stati indicati al momento dell’arresto come detenuti comuni, mentre 91 erano stati incarcerati come “politici” di possibile parte fascista, sebbene non tutti fossero ugualmente compromessi con il fascismo e in molti casi forse fossero stati arrestati per errore. Erano in corso gli accertamenti delle posizioni individuali. Per alcuni era già stata accertata l’estraneità alle accuse ed era già stata decisa la scarcerazione, non avvenuta per lentezze burocratiche. Gli 8 detenuti comuni vennero subito esclusi dalla lista, insieme a 2 detenute politiche non riconosciute come tali. Al processo del 1952 si accertò che solo 27 su 91 avevano una connotazione fascista. Dopo una approssimativa cernita, che suscitò contrasti tra gli stessi fucilatori, alcuni proposero che fossero risparmiate almeno le donne, che in genere non erano state arrestate per responsabilità personale ma solo fermate per legami personali con fascisti o per indurle a testimoniare nell’inchiesta in corso. “Teppa” si oppose dicendo “Gli ordini sono ordini e vanno eseguiti“, non disse da chi provenivano gli ordini, e non fu mai accertato, nonostante un processo apposito nel 1956. Dopo un’ora di incertezza, mentre alcuni partigiani non convinti si allontanarono, vennero uccise a colpi di mitraglia 54 persone, tra cui 14 donne (la più giovane di 16 anni), e ne vennero ferite numerose altre. Alcuni, coperti dai corpi dei caduti, si salvarono indenni. I soccorritori quando giunsero trovarono il sangue che colava sulla scala, sul cortile e arrivava fino sulla strada.

L'Unità , organo ufficiale del PCI nel quale militava Giorgio Napolitano, cercò in un primo momento di prendere le distanze da questo eccidio definendo i responsabili dei "provocatori trotzkisti". Ma la manovra diversiva durò poco, perché era evidente come i  partigiani che avevano condotto l'eccidio al carcere di Schio fossero legati al Partito Comunista e alle ex-Brigate Garibaldi. Così tre  di loro, sfuggiti alle indagini, si recarono a Roma al Ministero di Grazia e Giustizia per conferire con Palmiro Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia, dal quale dipendeva il carcere di Schio, che inoltre era nello stesso tempo segretario del Partito Comunista Italiano. Li ricevette in via Arenula, allora sede del Ministero, il segretario del Ministro, Massimo Caprara. Il Ministro della Giustizia incaricò la Direzione del partito di provvedere e su richiesta della direzione del partito i tre partigiani, coautori dell'Eccidio, vennero aiutati dal  PCI a rifugiarsi a Praga. Durante una visita a Praga di Palmiro Togliatti e di  Massimo Caprara, i tre assassini ebbero un incontro nel quale ringraziarono Togliatti ed il PCI per averli aiutati. Di questo episodio Caprara, che materialmente accolse e trattò con gli omicidi per conto del Ministro Togliatti, fece una dettagliata descrizione in un suo famoso libro.

Nel 1946 il Ministro Palmiro Togliatti fece approvare una amnistia a favore dei crimini di guerra, di cui beneficiarono migliaia di fascisti e collaborazionisti ma anche gli autori degli eccidi e di moltissimi altri simili eccidi .

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Roma, giovedì 31 gennaio 2013

Gaetano Immè

 

mercoledì 30 gennaio 2013


PER NON DIMENTICARE IL SACCHEGGIO DEL MPS DA PARTE DELLA SINISTRA POLITICA, NON PER STRAPPARE VOTI PER LE ELEZIONI. PER VINCERE QUELLE ELEZIONI, BASTA ED AVANZA  IL NOSTRO PROGRAMMA POLITICO.

 Deve essere chiara una cosa in via assolutamente preliminare: per distruggere il P.D. e tutta la sinistra alle ormai prossime votazioni politiche non c’è alcun bisogno di strumentalizzare gli errori e gli eventuali reati e le evidenti colpe politiche che stanno asfaltando gli uomini della sinistra. Noi non siamo come loro che per combattere il popolo di centrodestra si limitano a criminalizzare umanamente il leader politico del centrodestra con peccati spacciati per reati. Contrariamente a loro, a noi del centrodestra basta ed avanza, per sbaragliarli, solo il nostro programma per un Paese meno depresso, più libero, più giusto. Dunque quello che segue non è stato scritto per usarlo come arma contundente contro la sinistra in campagna elettorale, ma solo per serbarne ottima memoria.

Stiamo assistendo in diretta all’agonia assistita del PD. Fassina non sa fare altro che ripetere la solita ricetta economica per il futuro del Paese riassumibile nell’aumentare le tasse ( sempre a carico dei così detti ricchi, loro esclusi, però ) per creare qualche temporaneo improduttivo ma tutelato posto di lavoro statale mentre il Paese affonda nella stagnazione, vecchie e ridicole ricette tardo keynesiane bocciate dalla storia. Bersani ormai è all’angolo, anziché spiegare qualcosa lui minaccia di sbranare chi lo attacca su "questa roba qua" ( traduzione dal bettollese: sulla presunta truffa alle casse del MPS)  che andrebbe chiamata col nome che usa la magistratura senese : "un probabile saccheggio del MPS ”.E mentre spicca un assordante silenzio dalle parti di una Rosi Bindi ( che a Siena ha sempre trovato le risorse necessarie , sia finanziarie sia di consenso, guarda un po’) una ciarliera toscana adusa ad inveire, squittendo incessantemente, quando si tratta di stigmatizzare la minima eterodossia rispetto all’ipocrisia dominante,  di Silvio Berlusconi e che da quando le hanno spiattellato la greppia con la quale ha pasciuto da una vita , caso strano, neanche parla. In assoluto silenzio anche due famosi politici assai vicini ai management del MPS, cioè il Prof. Romano Prodi ed il Prof. Giuliano Amato.  Spero che il silenzio di costoro non sia dovuto ad una malattia.  Un Enrico Letta, mentre scrivo, su La7 , si esibisce in un siparietto vergognoso , paragonando la vicenda MPS al salvataggio di Alitalia da parte del Governo  Berlusconi.Faccio molta fatica a trovare un qualche nesso logico  tra queste due vicende ( ma trattandosi di quello che dice un Enrico Letta , di professione “ nipote di Gianni “ sia ad Avezzano che altrove , la cosa non mi stupisce molto),entrambe sia chiaro scellerate, ma fra di loro assolutamente antitetiche. Infatti  Berlusconi da liberale non avrebbe dovuto aiutare un’azienda ormai fallita come l’Alitalia e comunque non ha certo concorso a dilapidare quel patrimonio a proprio vantaggio economico e politico, mentre il P.D, invece,  ha governato , amministrato e direttamente goduto del saccheggio perpetrato dal partito ai danni del MPS . Ma bisogna aver pazienza, come diceva Ezio Greggio? “ So’ regazzi! So regazzi!” Leggo addirittura che Scalfari,  per difendere Draghi ( Governatore di Bankitalia mentre i compagni del P.D. saccheggiavano la cassaforte di Siena)  dalle accuse di  Tremonti,  arriva  a dire che l'acquisto di Antonveneta era stato ragionevole, Ah si? Forse glielo ha sussurrato Dio? E perché non mi spiega come mai sia “ragionevole” che una Banca , con i soldi dei risparmiatori e senza informare l’Autorità, spende 17 miliardi di Euro per un’azienda che Santander aveva comprato tre mesi prima a 3 miliardi di Euro? E come mai il Vate non accenna alla responsabilità evidente della Banca d’Italia  con Draghi Governatore che avrebbe dovuto vigilare?

E perché nessuno parla del Magistrato tiburtino Lamberto Cardia? E chi è Lamberto Cardia, voi direte? Ve lo dico io chi è Lamberto Cardia e, visto che ci sono, vi svelo anche chi è l’avvocato Marco Cardia. Lamberto è  il padre, ammanicato col potere politico vicino alla sinistra della vecchia Democrazia Cristiana, oggi vicino al P.D. Lamberto Cardia è stato presidente della Consob dal giugno 2003 al giugno 2008 . Dunque Lamberto Cardia presiedeva l’istituzione deputata a controllare la società quotate in Borsa, appunto come il MPS , proprio mentre gli uomini del P.D. la stavano depredando. E i controlli della Consob? Non se ne hanno notizie. L’Avvocato Marco Cardia invece è il figliolo di Lamberto ed è stato  a libro paga del gruppo Ligresti quale membro dell’Organismo di vigilanza della Fondiaria SAI e controllate ( . organismo previsto dalla legge 231/2000 che  ha il compito di vigilare sul funzionamento del modello organizzativo idoneo a prevenire reati) per diversi anni , proprio fra il 2003 ed il 2008. Da un controllo sui bilanci della FonSai si apprende che per le sue consulenze legali l’Avvocato Marco Cardia  abbia ricevuto, beato lui,  solo nell’ultimo semestre qualcosa vicino a 1,2 milioni di Euro. Ma questo non interessa a questo Blog .Quello che è interessante viene dopo. Siccome non dubito dell’onestà delle persone ma preferisco sempre controllare di persona , allora ho controllato ed ho scoperto che dal giugno 2003 al giugno 2010, sotto la Presidenza di “babbo  Lamberto”  la Consob ha tenuto 40 riunioni aventi all’ordine del giorno le società del Gruppo Ligresti . Per  sfuggire ad accuse di conflitto di interesse, Lamberto Cardia si é astenuto dal prendervi parte, ma solo dal 2008. Il presidente dell’ADUSBEF, Elio Lannutti,  nei giorni scorsi ha presentato un esposto sulla vicenda Fonsai alle Procure di Roma e Milano chiedendo, tra l’altro, se i magistrati non debbano «indagare sull’omessa vigilanza della Consob» e in particolare sulla funzione svolta dall’ex presidente Consob Lamberto Cardia, «che sembra abbia chiuso gli occhi sui bilanci del gruppo Ligresti, forse per non disturbare le consulenze e le generose offerte di inquilinato» del figlio. Le maxi-consulenze di Marco Cardia, che in passato ha collaborato anche con Gianpiero Fiorani, prima che diventasse un “ furbetto del quartierino “ e con la famiglia Burani, sono riportate nella semestrale di Fonsai.  Ma la novità è che , secondo quanto riferito dalla Procura della Repubblica di Siena, al centro delle indagini finisce anche il colosso bancario Jp Morgan indicato da Mps tra le fonti di finanziamento (un miliardo) a copertura del prezzo corrisposto a Santander per comprare Antonveneta.Ma ora i pm vogliono sentire anche Lamberto Cardia, ex presidente di Consob, soggetto, insieme a Bankitalia, chiamato a vigilare ma stranamente assente, nonostante l'ammontare dell'operazione. Lamberto padre di Marco, all'epoca consulente Mps. Non dico nulla, ma voglio vedere con i miei occhi gli sviluppi. Strano però che nessun giornale ne abbia parlato, non trovate?

Bassanini,invece, riferendosi alla sciagurata acquisizione di Antonveneta , l'ha definita "la migliore operazione possibile"ma, come usava fare Giorgio Napolitano ai bei tempi del PCI, ha obbedito al partito e concorso al suo saccheggio , salvo ora , a portafoglio e pancia piena, fare l’ipocrita scettico e, peggio ancora, pentito. Monti afferma che la vicenda MPS non getta discredito sul sistema bancario italiano. Ah, no? Devo credere al professorone, forse il MPS è una Banca del Ghana ed io non lo sapevo, mica sono un bocconiano. Tremonti, neanche il massimo della spigliatezza nel dibattito politico,  ha fatto  a pezzi quel democristiano  triste ( nipote dei regnanti democristiani  di Avezzano ) di Enrico Letta con argomentazioni concrete e di estrema semplicità , come il fatto che acquistare una banca pagandola cash 17 miliardi senza avere prima una “ due diligence” che ne verifichi il vero valore  e pagando banche d'affari straniere e private  per operazioni che una banca può fare da sola è una follia totale. Il ministro Grilli dice che i 4 miliardi per MPS non sono un salvataggio ma un prestito. Ma davvero? Voi presterebbe 4 miliardi Euro – averceli! -  a una azienda praticamente  fallita, perché ha debiti superiori al patrimonio? E che garanzia possono avere le azioni di una società che oggi capitalizza meno di 3 miliardi? Se MPS non restituisce il prestito lo stato acquisirebbe l'80% di MPS. E perché solo l'80%  Ministro Grilli , se il prestito vale ben di più della banca stessa? Prima di dare un euro a questa gente aspettare almeno quello che dirà la Magistratura, perché trattare con possibili ladri, aiutandoli, prestando loro pure  dei soldi, significherebbe commettere una trattativa con dei delinquenti, trattare con dei banditi  e questo non è dignitoso per uno Stato. O no? Scusate ma non diceva così Giorgio Napolitano a nome del PCI quando si trattava di salvare Moro da quegli altri delinquenti delle B.R. ? Eppoi, nessun prestito , comunque: perché intanto cambiamo tutto il management della Banca e della Fondazione, poi la proprietà della Banca passa totalmente al Tesoro che nomina un Commissario che gestisce l’ordinario fino al momento in cui la Magistratura di Siena non avrà le idee chiare sull’accaduto e sugli eventuali reati penali e civili delle persone coinvolte, politici compresi. Solo allora saremo in grado di stabilire se capitalizzare a spese di tutti noi il MPS  per rimetterlo in sesto per  poi venderlo al libero mercato ad un prezzo che ci faccia rientrare di quanto anticipato.  E questa gentaglia pretende pure di voler guidare un intero Paese!

La linea di difesa adottata dal Pd sulla vicenda Monte dei Paschi di Siena fa acqua da tutte le parti. Non solo perché pretendere di mettere sullo stesso piano l’istituto senese, il Credito Cooperativo fiorentino di Verdini e Credieuronord della Lega all’insegna del “così fan tutti” supera abbondantemente il limite del ridicolo. Ma soprattutto perché la tesi di Bersani secondo cui “ il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche” e cioè che non esisterebbe  alcun rapporto strutturale tra il maggior partito della sinistra e la più antica banca del mondo, è semplicemente  una balla colossale, smentita dai fatti,  balla usata evidentemente per  nascondere chissà quali inconfessabili misteri. I dirigenti del Pd non hanno torto quando rilevano che il caso Mps è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno, come quello delle fondazioni espresse dal territorio,  che partecipano al capitale della banca di riferimento, che è esteso all’intero sistema bancario. Ma invocare come esimente dalle proprie malefatte  un difetto del sistema equivale a  sostenere che se uno ruba la colpa è del  derubato che porta in tasca i soldi che guadagna. Una cosa ridicola. Ma sono la bellezza di  settant’anni  che la sinistra senese tiene in pugno il  Mps e da almeno vent’anni ha spostato la sua cura dalle fabbriche alle banche, nella convinzione che solo attraverso una ampia quota di controllo del sistema bancario gli eredi del PCI  possono  svolgere efficacemente la propria azione politica. In parole povere, il partito un tempo arcigno custode  della classe operaia è diventato il partito dei banchieri e dunque parte preminente dei poteri forti. Coloro che non contenti di averla già una Banca ( appunto il Mps), pretendevano anche di volerne acquistare   un’altra  ( la Bnl) e che si vantano se tra i loro simpatizzanti ed elettori figurano gli uomini di spicco del sistema bancario. Chi non ricorda come l’attuale presidente del Monte dei Paschi, Alessandro Profumo, cioè chi dovrebbe portare fuori dalle secche dello scandalo dei derivati l’istituto senese liberandolo dai condizionamenti della politica, abbia  fornito una dimostrazione precisa delle proprie simpatie politiche partecipando al voto delle recenti primarie del Pd?

Ma il problema di oggi è che l’attacco alla credibilità del Pd non viene solo dagli avversari tradizionali del centrodestra o del centro ma è lanciato soprattutto da quelle forze giustizialiste ed estremiste che si sono poste alla sinistra del partito di Bersani e che gli contestato non tanto il controllo di Mps quanto  il tradimento della vecchia classe operaia e degli ideali del passato. I sondaggi degli ultimi giorni parlano fin troppo chiaro. Il Pd perde consensi a tutto vantaggio di Ingroia e di Grillo e vede progressivamente svanire la prospettiva, che solo in autunno sembrava a portata di mano, di poter conquistare il governo del paese senza condizionamenti di sorta. La causa è il “destino cinico e baro”, magari con una spintarella di qualche ex Rettore bocconiano ? O non sarà invece che , prima o poi, tutti  i nodi vengono al pettine e la pretesa assurda di essere contemporaneamente un partito di lotta ed un partito di  governo,un partito degli   operai e quello dei padroni, il partito dei poveri e quello  degli speculatori dimostra la sua insostenibilità politica ?

I problemi del Montepaschi cominciarono con la pessima legge Amato che privatizzava e accorpava le banche di interesse nazionale. C’era qualcuno che lo ha sempre saputo, sostenuto e urlato a tutti gli azionisti, qualcuno che si chiama Mauro Aurigi.

 E’ troppo  facile, come ha sostenuto Mauro Aurigi  nella recentissima assemblea del MPS,  l’ ex dipendente che dal 1995 ( anno in cui se ne andò in pensione indignato)  ha sempre bersagliato i vertici della banca senese ,quella in cui ha parlato anche Beppe Grillo. Ovviamente tutti i giornali giù a parlare di quello che ha detto Grillo, quasi nessuno ha ascoltato una persona come Aurigi, diciamo informata da dentro dei fatti. Il quale ha ribadito che le cose nel MPS, già dalla fine degli anni ’90 avevano preso una piega che non poteva che portare al disastro attuale. La verità è un po’ diversa da come viene venduta: in realtà la fondazione, manovrata dalla sinistra  Pds (Pci-Ds ecc.) nazionale con la complicità di parte di quello locale, specie quelli del versante ex Margherita, ha pian piano espropriato i senesi della banca. Pur continuando a tenerli tutti buoni con la “droga” dei finanziamenti clientelari a pioggia sul territorio, pagati con i profitti / dividendi della Fondazione. O, per usare le parole dello stesso Aurigi in assemblea, «la pletora clientelare e servile che questa situazione ha fatto prosperare nelle istituzioni, nei mezzi d’informazione, nel panem et circenses delle Contrade e dello sport, ecc., ma questi si dissolveranno al sole, ora che il Grande Feudatario è stato abbattuto dal trono. Ma per tutti gli altri, in caso di accertamento di responsabilità diretta o per mancata vigilanza, ci auguriamo che siano colpiti anche i patrimoni personali a parziale, modesto l’indennizzo del futuro che avete scippato a questa comunità ed ai suoi figli». Della serie: nessuna pietà, ma solo la verità, in quel di Siena.

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DEDICATO AL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO

Dato che il Presidente Giorgio Napolitano anche questo 27 gennaio 2013 ha ripetuto la sua consueta banalità criminalizzatrice del solo fascismo fra le tante dittature che hanno straziato il secolo scorso con milioni di vittime civili, al contempo condannando, ma solo per un giorno l’anno – questo - lo sterminio del popolo ebraico che il nazismo attuò con la scellerata ed indegna collaborazione del fascismo, sterminio del popolo israeliano che invece la sinistra politica italiana invoca per tutti gli altri 364 giorni di ogni anno attraverso il suo sostegno politico ed economico ad organizzazioni criminali quali Hamas ed Hezbollah il cui dichiarato scopo è quello di eliminare lo Stato di Israele, questo blog ha deciso di pubblicare la sintesi delle innumerevoli  esecuzioni perpetrate  dai partigiani comunisti contro fascisti o presunti tali subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, episodi che la “ ortodossia dominante” creata dal PCI , con Giorgio Napolitano ad un posto di comando, ha imposto al Paese come una cappa di ipocrisia dominante, episodi che non si trovano nei libri di storia per le scuole italiane  perché questa “ scuola di Stato” deve servire alla “ formazione di individui sottomessi all’ortodossia dominante” che dunque devono conoscere solo quello che fa comodo allo Stato. Una struttura da regime sovietico o quasi, attuata attraverso un braccio armato costituito dalla “ scuola pubblica” che è, per sua natura, appunto, il braccio armato di ogni tirannia , di ogni regime.  

Oggi ricordo ai lettori la Strage di Oderzo avvenuta tra il 30 aprile e il 15 maggio 1945. Fu l’esecuzione sommaria di circa 150 persone appartenenti alle forze armate della R.S.I., Repubblica Sociale Italiana, nella quale vi era una elevatissima componente di giovanissimi arruolatisi per tenere fede alla parola data con l’alleanza con il nazismo. Giovani impetuosi, ma giovani, che sbagliavano, ma giovani. Né più ne meno come quelli che , negli anni settanta, si arruolavano nelle Brigate Rosse e che non ricevettero però uguale sorte, ma chissà perché invece ricevettero poco carcere e qualche sviolinata di troppo. Ma andiamo con ordine. Il 28 aprile 1945 nella Casa Canonica di Oderzo fu firmato, presenti l’abate parroco don Domenico Visentin e il nuovo sindaco della città Plinio Fabrizio, un accordo di resa tra il Comitato di Liberazione Nazionale rappresentato dal sig. Sergio Martin e il col. Giovanni Baccarani, comandante della Scuola allievi ufficiali di Oderzo della RSI. e il maggiore Amerigo Ansaloni comandante del battaglione Romagna della RSI. In tutto si arresero 126 uomini del Battaglione Romagna e 472 della scuola allievi ufficiali. I militari repubblichini consegnarono le armi. Successivamente sopravvenne la brigata “Cacciatori della pianura” delle Brigate Garibaldi, legate al Partito Comunista Italiano, che non accettò l’accordo del Comitato di Liberazione Nazionale. Al finire della guerra contro Il nemico esterno le Brigate affini al Partito Comunista tendevano a ricevere ordini da una propria organizzazione, invece che dal CLN. La brigata era comandata dai partigiani “Bozambo”, “Tigre”,”Biondo”, Jim” (pseudonimi). Dopo un processo ritenuto sommario (per l’alto numero di condanne in appena due giorni) tenuto presso il cortile del Collegio “Sigismondo Brandolini”, gestito dai Giuseppini del Murialdo, cominciarono le “esecuzioni”, condotte con particolare violenza, tra il 30 aprile e il 15 maggio 1945. Circa 120 furono gli uccisi il 30 lungo l’argine del fiume Piave presso il Ponte della Priula; altri furono uccisi in seguito. Un particolare impressionante avvenne  il 16 maggio del 45:  per le nozze di due partigiani, il “Biondo” e “Anita” (pseudonimi), cui furono augurati dodici figli, si provvide, come atto propiziatore, all’esecuzione di dodici allievi ufficiali della scuola, avvenuta nei pressi del Ponte della Priula.

Il 16 maggio 1953, al termine del processo tenutosi a Velletri, alcuni degli autori dell’eccidio di Oderzo furono condannati a pene variabili, dai ventiquattro ai trenta anni di reclusione. Un Parlamento di intimiditi e di condizionati dalle minacce del  PCI, spinsero il Parlamento ed il  governo a varare una serie di amnistie e di condoni , grazie ai quali i condannati per quella orrenda  strage  scontarono solo cinque anni di detenzione. Nel 1957  infatti la Corte di Appello di Roma estinguerà per amnistia i reati in quanto commessi in "lotta contro il fascismo” Una vergogna inqualificabile. Che non esiste nei libri di Storia. Questa è l’Italia giusta di Napolitano e di Bersani?

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Roma mercoledì 30 gennaio 2013

Gaetano Immè

martedì 29 gennaio 2013


DALLE PAROLE DI BERLUSCONI AL NUOVO STERMINIO DEL POPOLO E DELLO STATO ISRAELIANO

Ho sentito che la sinistra  italiana vuole  denunciare Berlusconi per apologia della verità storica, perché dire che Mussolini è stato un Dittatore, dire che ha dato il peggio con le Leggi razziali , ma dire anche che ha bonificato parte dell’Italia del Sud, che ha creato il welfare, insomma dire queste cose, cioè semplicemente “ la verità storica”, secondo questi signori “ de sinistra”è apologia del fascismo.  Sono arrivati proprio al diapason del  ridicolo istituzionalizzato. Esprimere dunque una libera opinione personale che è anche “ una ricostruzione storica fedele ai fatti” è dunque, per costoro , disonorante, meritevole di bavaglio, addirittura da denunciare . Va bene che Forse non lo sapevo, ma esiste per costoro il reato “ di lesa menzogna storica”,come ai bei tempi di Stalin, di Hitler,  di Castro, di Pol Pot, di Mussolini appunto. Poi ho sentito anche Giorgio Napolitano intervenire sull’argomento invece che pensare allo scempio che hanno fatto del MPS ed  inveire astiosamente contro un non meglio identificato “ revisionismo”. Ecco, davanti a simili esplosioni “ di pura idiozia intellettuale “ come quelle che ho ascoltato da Bersani, da un assiro babilonese chiamato Vendola , dal Dr Ingroia, dalla Camusso, ecc, la prima cosa che mi viene in mente è quella frase di Luigi Pirandello, “nella vita incontrerai tante maschere e poche facce”. Infatti. Ragioniamo su questi fatti.

Non si può negare che un elemento cruciale, fondamentale ed essenziale della libertà sia il “ rispetto della verità”. Certo, è umano che ogni circostanza della vita induce l’uomo , sotto la pressione della “ convenienza”, a distorcere i fatti. Ma questo suo limite non ne inficia la validità. Ma se si adotta, come criterio prioritario di ogni ragionamento, anziché “ la libertà di pensiero”, un criterio personale ed ideologico di “ scopo nazionale, benessere nazionale”, allora anche la “ verità” assume una posizione subordinata allo scopo e così la “ verità” viene di conseguenza e per comodità distorta . E’ questa la strada che porta al dominio culturale dell’ipocrisia dominante, al dominio del “ pensiero unico”, al concetto di “ politicamente corretto”. Tanto più opprimenti quanto più la società diventa totalitaria ,nella quale il “ rispetto della verità” deve scomparire per far luogo ad un sistema di “ credo dogmatici” la cui critica metterebbe in discussione ed in pericolo il “ sistema imposto”. Ma il “ rispetto della verità” non è un risultato che si ottenga facilmente, né che si imponga magari con un decreto legge o con l’autoritarismo declinato nelle sue varie forme, laiche e confessionali, ma può esistere solo come il frutto prelibato di una tradizione di ricerca durata molto a lungo. E’ dunque essa un prodotto principale dell’istruzione: ecco uno dei fondamentali motivi per i quali l’istruzione deve essere libera e mai “ di stato”, dato che la “ cultura di Stato”, cioè impartita dallo Stato, non può che produrre una ricerca della verità che sia organica e di supporto alla sua stessa esistenza.

Dal “ rispetto della verità” deriva anche l’abitudine all’esame dei fatti storici senza preclusione alcuna e dunque è da quel sistema di ricerca che deriva anche la “massima tolleranza verso il  pensiero altrui”. Fu Pericle il primo a segnare la strada che porta alla massima tolleranza del pensiero altrui come conseguenza del rispetto della verità storica , a sua volta trave portante e fondamentale della libertà. Quando invece questa abitudine manca , come avviene in Italia dove, appunto, esiste la “ scuola di Stato”accade che l’individuo non possieda gli strumenti razionali che servono per decidere la soluzione davanti ad un problema . Il “ problema deliberativo” su un fatto storico ,dunque,  mette in crisi questo individuo spingendolo verso l’elusione della scelta decisionale o a rifugiarsi , spinto dall’isteria dell’indecisione, nella sua sottomissione alla così detta “ ortodossia conculcata”. Ecco la nascita del “ gruppo”, ecco la spiegazione di termini imposti ma anestetizzanti per l’individuo, come “ compagno”, come “camerata” che placano l’isteria dell’indecisionismo individuale trovando appagamento, forza e sostegno nel gruppo di simili. Da qui nasce l’astio , la repulsione, l’avversione profonda, la vera e propria “paura” ( che arriva fino a voler eliminare fisicamente “ il diverso”) che ogni individuo seguace della “ortodossia conculcata”prova  per l’individuo che a quell’ortodossia dominante non si assoggetta , non si sottomette ma  la combatte. Quella folla di individui uniti seguaci dell’ortodossia conculcata e dominante  ,  che trova nel “ gruppo”, nelle adunanze oceaniche , nel movimento delle masse , nelle mobilitazioni delle stesse masse , nelle categorie generalizzate ( operai, classe borghese, ceto medio, classe operaia, ecc) ed, in estrema analisi , nello Stato-  idealizzato sempre più possente, sempre più pervasivo, sempre più padrone del singolo individuo tale da personificare quasi una sorta di “ grande risolutore di ogni umana ambascia “ – che pensa per loro, che decide per loro, che determina quel che è reato penale , che  li assiste che  li cura,che  li istruisce, che costruisce per loro le “ verità utili” alla loro esistenza, che  li fa nascere, che li fa morire, che li mantiene, quelli sono i “ comunisti”. Sottomessi all’ortodossia dominante e dunque impossibilitati, per mancanza di adeguata abitudine mentale alla ricerca della verità storica, a comprendere come si possa essere tolleranti verso il pensiero altrui. Come in questo triste caso.

Ma l’ortodossia dominante , determinata non dalla “rispettosa ricerca della verità” ma dalla salvaguardia del potere dello Stato stesso, spesso segna interpretazioni differenti ed anche opposte di uno stesso fatto, a seconda della convenienza dello Stato dominante. Le riprove sono nella storia del PCUS, del PCI, del Fascismo, di Hitler, ecc. Inutile perderci altro tempo. Così nell’ Italia di oggi, quella “ folla di individui seguaci dell’ortodossia conculcata e dominante”, ossia la  sinistra italiana ( che , come autodifesa contro l’altra folla di individui che quella ortodossia conculcata e dominante rifiutano , non può che autodefinirsi  “la parte migliore del Paese), ha celebrato anche quest'anno,  con compita partecipazione la Giornata della Memoria. E quando Silvio Berlusconi, che di quella folla conformista non fa certo parte, ha espresso un giudizio su Mussolini, storicamente più o meno condivisibile , incapace com’è di ogni “libera  ricerca della verità” non ha saputo far altro che dare sfogo alla propria violenza , come, appunto, chi non ha mezzi intellettuali da opporre all’avversario. Sbraitando sguaiatamente contro Berlusconi sventolando  il suo presunto fascismo di ritorno.

Certo da un punto di vista di botteguccia politica non si può non vedere come la strumentalizzazione  che la sinistra ha fatto delle espressioni di Berlusconi siano servite per sviare, almeno per uno o due giorni, l’attenzione del Paese dai gravissimi problemi che assillano in questi giorni tutta la sinistra italiana, alle prese con le proprie storiche responsabilità di ogni genere  - penali, politiche, civili, umane e , sopra tutto , intellettuali – sul Monte dei Paschi di Siena . ma l’occasione si presta perfettamente a dimostrare , come un classico “ caso di specie”, come il tornaconto dello Stato determini anche  la sua irrazionalità , la sua schizofrenia intellettuale  davanti a fatti concreti, interpretati a seconda della convenienza dello Stato stesso e della collettività seguace dell’ortodossia dominante.

Così, se togliamo lo sguardo per un momento da  Berlusconi e  lo rivolgiamo invece  verso tutta la  sinistra politica italiana , dal P.D. fino alle sue frange più estreme,  ci accorgiamo di assistere ogni benedetto 27 gennaio ad un siparietto inverecondo.  Cioè ogni 27 gennaio, a partire dal 2006 tutta  la sinistra politica italiana si pavoneggia  in una imbarazzante esibizione commemorativa della Shoa, mentre nei restanti 364 giorni di ogni anno  applaude gli attentati di Hamas contro cittadini israeliani, solidarizza politicamente con chi , come l’ANP e nel medio oriente tutti gli altri Stati contrari ad Israele,predica ed opera per la cancellazione dal Medio Oriente dell’unica democrazia ivi esistente  :lo Stato di Israele. Una posizione francamente impresentabile e scandalosa, oltre che sommamente ipocrita.  Dal «Forum per la Palestina» - quasi tutti di Rifondazione, Vendoliani  e del Pdci, e oggi con Ingroia - che bruciano in piazza le bandiere di Israele,che  inneggiano al terrorismo di Hamas e che praticamente caldeggiano se non proprio invocano una perversa riedizione della «soluzione finale». E lasciamo da parte gli studenti che lo scorso novembre hanno lanciato oggetti e scandito slogan minacciosi davanti alla sinagoga e alla scuola ebraica di Roma, senza che nessuno si sentisse in dovere di pronunciare una parola di condanna. E lasciamo anche da parte i lettori del Manifesto, che apprezzano le parole di Valentino Parlato sulla «sanguinosa aggressione dello Stato di Israele contro i disperati di Gaza» e coprono di insulti (è accaduto tre anni fa) un collaboratore storico come Zvi Schuldiner, reo di aver scritto che «il calcolo di Hamas è criminale».

Se  dagli «estremisti» spostiamo l'attenzione sulla presunta «sinistra di governo» - quella di Bersani e di Vendola diciamo  - il paesaggio è sempre lo stesso. Nel corso dell'ultimo conflitto di novembre, per esempio, il governatore della Puglia non ha speso una parola per condannare i razzi che piovevano su Tel Aviv, e si è invece scatenato, col suo eloquio assiro babilonese ,  contro la «violenza israeliana contraria a ogni convenzione internazionale e, soprattutto, a ogni elemento di diritto», schierandosi senza se e senza ma con «una popolazione civile stremata dall'isolamento imposto da Israele». Che poi buona parte di questa «popolazione civile» inneggiasse allo sterminio degli israeliani, ad una riedizione dei campi di concentramento in chiave moderna,  è, per Vendola,evidentemente  un dettaglio del tutto trascurabile.

Se poi vogliamo anche parlare di  Bersani,  voglio ricordare come proprio  in quei giorni, incontrando la Comunità ebraica di Roma, costui abbia  sparato ancora una volta su Israele - «Le colonie e i cheek point sono un'umiliazione quotidiana» - e poi , incapace di  andare oltre la solita meschina e pusillanime equidistanza - «il Pd non è tifoso né di Israele né dei palestinesi» - fingendo di ignorare che da una parte c'è uno Stato democratico in lotta per la propria sopravvivenza fisica e dall'altra un'organizzazione terroristica senza scrupoli. Già, Hamas. È qui il cuore dell'ambiguità del Pd, qui c'è il nocciolo duro, ineliminabile e imbarazzante, di una politica estera che, se dovesse diventare la politica estera del nostro Paese, potrebbe creare un serio problema internazionale. Intervenendo al seminario dei progressisti europei al Cairo, lo scorso 20 gennaio, Massimo D'Alema, quel famoso nostro Ministro degli Esteri che si faceva fotografare a braccetto con i killer di Hamas, ha rotto l’ambigua posizione dell’equidistanza di Bersani sostenendo che «non è più accettabile fare finta che la relazione fra i palestinesi fragili e divisi e i potenti israeliani sia su una base di parità». E ha poi ribadito una sua radicata convinzione: bisogna «favorire una riconciliazione politica all'interno della fazioni palestinesi. Naturalmente, ha concluso D'Alema, «non è in discussione il diritto di Israele a esistere». Una posizione semplicemente assurda, frutto dell’ignoranza o dell’inganno elevato a politica, perché Hamas non soltanto non riconosce quel diritto del quale D’Alema sproloquia, ma addirittura Hamas è sorta come organizzazione terroristica  proprio per negare quel diritto alla radice. Infatti l'articolo 11 dello statuto di Hamas spiega che «la terra di Palestina è un bene inalienabile, terra islamica affidata alle generazioni dell'Islam fino al giorno della resurrezione.Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa». L'obiettivo di Hamas è di conseguenza quello di «sollevare la bandiera di Allah sopra ogni zolla  della Palestina» cancellando la presenza ebraica. Davvero un pacifico programma, democratico e progressista, con cui dialogare.

Quando la “ ricerca della verità” viene piegata dagli interessi di parte, come in questo caso, ogni discussione diventa superflua. Non resta che abbandonare il dialogo con chi, come questa sinistra italiana e come questo impresentabile Capo di Stato, ha queste posizioni  prone esclusivamente  “all’ortodossia dominante” che conducono inevitabilmente ad una nuova e più cruenta shoa  contro il popolo ebraico, come, per quanto concerne specificamente  Giorgio Napolitano, hanno già condotto allo sterminio degli studenti di Budapest o di Praga. Da parte nostra, resta il nostro appoggio all’unica democrazia avanzata presente nello scacchiere medio orientale e cioè allo stato di Israele. Israele ha il diritto di esistere nel suo assetto democratico che forse è la vera ragione dell’odio che nutrono contro di esso tutti gli altri stati arabi, sottomessi come sono all’islamismo ed a regimi lontani se non del tutto opposti  alla democrazia. Esiste certamente anche il problema della creazione di un altro Stato, quello della Palestina, che non può essere risolto, come pretende la sinistra, uccidendo gli ebrei. Ormai sull’argomento la sinistra è diventata impresentabile , nessuno che si ravveda e che affermi come  Israele abbia il diritto di esistere, perché ormai da sempre un atteggiamento anti-israeliano, nei fatti storici  inconcepibile e insopportabile, fa parte integrante di quella ortodossia dominante alla quale è asservita  la sinistra italiana . Sarei perciò molto grato a tutti costoro, da Bersani a Napolitano, a Vendola, ad Ingroia di farla finita con queste sceneggiate invereconde ed ipocrite. Gli ebrei ed il popolo e lo Stato di Israele hanno diritto ad ogni onore e ad ogni riconoscimento sempre e non solo alla vostra ridicola ed ipocrita pagliacciata d’ogni  27 gennaio.

 

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LA RICETTA DEL CENTROSINISTRA E’ SEMPRE LA STESSA: MAGGIORI TASSE E RICETTE  KEYNESYANE, STORICAMENTE FALLITE , A GO GO

In campagna elettorale tutti propongono ogni sorta di ricetta miracolosa in cambio di un voto. E’ la democrazia, bellezza. Mi ha molto colpito ,sotto questo profilo , l’impegno, ossessivamente ripetuto da tempo, di Bersani, Fassina, Vendola  & company di realizzare, una volta giunti nella stanza dei bottoni, un “piano per la crescita e per l’occupazione”. Se a quel piano togliamo la carta che l’avvolge  per renderlo simpatico e grazioso ( come si fa con i regali di Natale) resta una sola  idea di fondo: far ripartire  l’economia attraverso robuste iniziative pubbliche sul piano degli investimenti infrastrutturali, reperendo le risorse necessarie “rimodulando” le aliquote dell’Imu ed altre eventuali voci tributarie. In parole povere , aumentare ulteriormente il prelievo fiscale eventualmente facendone gravare il maggior peso sui cosiddetti ricchi. Ci risiamo col solito J.M.Keynes, nulla di nuovo sotto il sole , sempre la solita brodaglia riscaldata.

Inserire questo programma nel panorama politico economico italiano deve tener conto del fatto che il nostro sistema pubblico spende oramai ben oltre 800 miliardi di euro all’anno, qualcosa come il 55% del Pil, e che per questo, sottraendo alla libera economia di mercato risorse eccessive, rappresenta una soglia di non ritorno per l’Italia. Occorrerebbe, al contrario di ciò che predicano costoro,  ridurre gradualmente la spesa pubblica e la vessatoria  pressione fiscale, onde consentire una ripresa dei consumi e degli investimenti di tipo strutturale e non drogata da  interventi di tipo tardo  keynesiano, tutti dichiarati falliti dalla storia . Una verità lampante, quella or ora evidenziata, che anche un Fassina dovrebbe accettare – se non inforcasse gli occhiali dell’ideologia – ma che costoro non possono accettare perché contrasterebbe con le aspettative della maggioranza dei loro potenziali elettori , popolo di una sinistra totalmente appiattita  sulle tesi iperstataliste di Vendola , di Camusso, di Landini. Avendo così spostato il baricentro del Partito democratico sulla componente più conservatrice della sinistra, la quale rincorre ancora la favola di  un collettivismo bocciato dalla storia, a Bersani non resta che solleticare, eccitare l’ invidia sociale mascherata dalla solita in qualificata ed inqualificabile “ equità”. Insomma ha trovato uno schermo dietro al quale ripararsi, senza neanche sapere cosa quello schermo sia. Modo, questo,  facile per ottenere un  consenso a buon mercato che non può che condurci verso l’inferno del fallimento economico.

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NOTIZIA NON DIFFUSA DALLA COSI’ DETTA STAMPA LIBERA

 C’è una novità che risale al 30 novembre 2012, ma che nessun giornale – salvo forse qualche insignificante trafiletto o qualche blog  – ha diffuso. Una ulteriore dimostrazione di come ci fanno vivere sotto una cappa mediatica etero diretta, dove viene reso noto   solo quello  che è ritenuto “utile”  e non ciò che è “vero”. La denuncia è stata presentata in quanto sarebbero stati  infranti – secondo i denuncianti –quasi tutti i Trattati sottoscritti in Europa e la denuncia  è stata estesa non solo a chi ha sottoscritto i trattati anzidetti, ma contro tutti coloro che hanno firmato per l’istituzione dell’ESM/EMS, il Fiscal Compact e dell’ AEVU 136.3 (BCE/FMI/ Commissione UE) che è stato approvato in tempi record dalla maggior parte dei firmatari facenti parte alla UE. In particolare, sarebbero stati denunciati: Angela Merkel (Governo tedesco), Christine Lagarde (FMI), Wolfgang Schauble (Governo tedesco), Josè Barroso (UE), Erman Van Rompuy (UE) nonché i componenti del nostro Governo. Vedremo l’esito, intanto la notizia.

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UNA DIMOSTRAZIONE DELLA ORTODOSSIA DOMINANTE

Ho fatto fare una ricerca su vari testi della Storia d’Italia, dal 1940 in poi. Lo scopo era quello di certificare come sia stata occultata la verità dei fatti storici sostituendola con una  “ortodossia costruita in funzione del tornaconto della classe politica dominante e diffusa a piene mani dall’asservita ed “ organica” “istruzione di Stato”. Sono stati setacciati circa quaranta libri di autori diversi. L’episodio da ricercare non era un episodio minuzioso, ma un episodio molto significativo, era la così detta “ strage della Cartiera Burgo”. Da questa inchiesta emerge che dei fatti della Cartiera Burgo non ne parla affatto l’80% dei libri di Storia consultati, alcuni ne parlano per  sommi capi ma senza i dovuti dettagli ed esclusivamente al fine di testimoniare la “ guerra civile” che infiammò l’Italia negli anni del secondo dopo guerra.  Ma la Cartiera Burgo non è un episodio da catalogare solo sotto la voce “ varie ed eventuali”, sotto la voce “ danni collaterali” come se niente fosse, come fanno moltissimi storici . Perché quell’episodio , per numero delle vittime e per  le atrocità compiute dai partigiani comunisti di “Capitan Falco” rappresenta lo speculare della strage delle Fosse Ardeatine ed andrebbe trattata con la stessa enfasi e retorica di quella. E’ forse questo, signor Presidente della Repubblica, del “ ignobile revisionismo” o la verità che la sua classe politica  ha cancellato e volutamente ignorato per non farla conoscere?  La descrizione dei fatti che segue è confrontabile, ovviamente, anche su Wikepedia.

I partigiani comunisti , dopo la fine della guerra,  istaurarono alla “Cartiera Burgo” di Mignagola di Carbonera (Treviso) un vero e proprio campo di concentramento per “fascisti o presunti tali”,  dove molte centinaia di persone, sarebbero state internate, quasi sempre torturate in modo efferato, e poi eliminate. Se la sentenza giudiziaria parla di 83 morti è solo perché sono stati appunto 83 i cadaveri ritrovati, ma da tutte le testimonianze allegate al processo giudiziario emerge che le vittime di quel campo di concentramento comunista sono state più di 300. L’eccidio delle Fosse Ardeatine in Roma riguardano  335 civili e militari italiani. Molti  corpi sarebbero stati fatti sparire  nelle caldaie, oppure dissolti nell’acido solforico,oppure  sotterrati in luoghi nascosti, oppure gettati in paludi o nei fiumi, in particolare nel fiume Sile. Fu possibile, cessato il potere della organizzazione comunista e restaurata una certa legalità, effettuare il seppellimento e la identificazione. Tuttavia solo per una piccola parte delle vittime, un centinaio circa, fu possibile l’identificazione. Gino Simionato detto «Falco», un partigiano comunista classe 1920, tristemente noto nel trevigiano per alcuni atti di sadismo compiuti insieme alla sua brigata, uccise personalmente a colpi di vanga da 32 a 37 prigionieri inermi. Il numero totale di persone uccise nella cartiera è vicino a quello delle vittime delle Fosse Ardeatine . Dalle svariate testimonianze si deduce che a causa dei metodi usati per eliminare i cadaveri non fu possibile accertare l’esatto  numero delle vittime. Vi sono in tal senso  fonti contrastanti: per esempio, un sopravvissuto, maresciallo della Guardia Nazionale Repubblicana, parlò di 2000 fascisti internati di cui ben  900 fucilati; il parroco di Carbonera parlò invece di 92 vittime uccise nel giro di 10-12 giorni. La stessa cifra è riportata nelle relazioni della polizia allegate agli atti del processo

Come dunque non  paragonare il Comandante Falco ad Erich Priebke ? Con la differenza che mentre Erik Priebke  era un soldato tedesco e certamente anche  un nazista fanatico che obbedì ad un ordine infame ricevuto,  Falco invece non eseguiva alcun ordine , né era un militare tenuto all’obbedienza, perché  gli ordini e le decisioni spettavano solo a  lui

Contro gli autori della strage alla cartiera Burgo di Mignagola fu istruito un processo già nell'estate del 1945 sollecitato dai familiari di alcune delle vittime. Al riguardo, la Legione territoriale dei carabinieri di Padova, della stazione di  Treviso inoltrò un dettagliato rapporto al Tribunale civile e Penale di Treviso in cui si indicavano i luoghi in cui presumibilmente, secondo le testimonianze raccolte, erano stati occultati i corpi di numerosi fascisti uccisi] Il processo si concluse il 24 giugno del 1954 con una vergognosa assoluzione in istruttoria degli imputati, poiché, dopo aver appurato i fatti criminosi e gli autori degli stessi, fu ritenuto di "non doversi procedere" perché le uccisioni avvennero nell'ambito della guerra di liberazione e che rientrassero quindi nell' Amnistia di Togliatti”, un premio per tutti gli assassini politici. Dunque ecco la Giustizia italiana politicizzata: . Priebke è stato  condannato all’ergastolo, Simionato invece fu amnistiato dal giudice istruttore di Treviso il 24 giugno 1954. Una vergogna davanti al mondo.

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Roma martedì 29 gennaio 2013

Gaetano Immè