Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 29 gennaio 2013


DALLE PAROLE DI BERLUSCONI AL NUOVO STERMINIO DEL POPOLO E DELLO STATO ISRAELIANO

Ho sentito che la sinistra  italiana vuole  denunciare Berlusconi per apologia della verità storica, perché dire che Mussolini è stato un Dittatore, dire che ha dato il peggio con le Leggi razziali , ma dire anche che ha bonificato parte dell’Italia del Sud, che ha creato il welfare, insomma dire queste cose, cioè semplicemente “ la verità storica”, secondo questi signori “ de sinistra”è apologia del fascismo.  Sono arrivati proprio al diapason del  ridicolo istituzionalizzato. Esprimere dunque una libera opinione personale che è anche “ una ricostruzione storica fedele ai fatti” è dunque, per costoro , disonorante, meritevole di bavaglio, addirittura da denunciare . Va bene che Forse non lo sapevo, ma esiste per costoro il reato “ di lesa menzogna storica”,come ai bei tempi di Stalin, di Hitler,  di Castro, di Pol Pot, di Mussolini appunto. Poi ho sentito anche Giorgio Napolitano intervenire sull’argomento invece che pensare allo scempio che hanno fatto del MPS ed  inveire astiosamente contro un non meglio identificato “ revisionismo”. Ecco, davanti a simili esplosioni “ di pura idiozia intellettuale “ come quelle che ho ascoltato da Bersani, da un assiro babilonese chiamato Vendola , dal Dr Ingroia, dalla Camusso, ecc, la prima cosa che mi viene in mente è quella frase di Luigi Pirandello, “nella vita incontrerai tante maschere e poche facce”. Infatti. Ragioniamo su questi fatti.

Non si può negare che un elemento cruciale, fondamentale ed essenziale della libertà sia il “ rispetto della verità”. Certo, è umano che ogni circostanza della vita induce l’uomo , sotto la pressione della “ convenienza”, a distorcere i fatti. Ma questo suo limite non ne inficia la validità. Ma se si adotta, come criterio prioritario di ogni ragionamento, anziché “ la libertà di pensiero”, un criterio personale ed ideologico di “ scopo nazionale, benessere nazionale”, allora anche la “ verità” assume una posizione subordinata allo scopo e così la “ verità” viene di conseguenza e per comodità distorta . E’ questa la strada che porta al dominio culturale dell’ipocrisia dominante, al dominio del “ pensiero unico”, al concetto di “ politicamente corretto”. Tanto più opprimenti quanto più la società diventa totalitaria ,nella quale il “ rispetto della verità” deve scomparire per far luogo ad un sistema di “ credo dogmatici” la cui critica metterebbe in discussione ed in pericolo il “ sistema imposto”. Ma il “ rispetto della verità” non è un risultato che si ottenga facilmente, né che si imponga magari con un decreto legge o con l’autoritarismo declinato nelle sue varie forme, laiche e confessionali, ma può esistere solo come il frutto prelibato di una tradizione di ricerca durata molto a lungo. E’ dunque essa un prodotto principale dell’istruzione: ecco uno dei fondamentali motivi per i quali l’istruzione deve essere libera e mai “ di stato”, dato che la “ cultura di Stato”, cioè impartita dallo Stato, non può che produrre una ricerca della verità che sia organica e di supporto alla sua stessa esistenza.

Dal “ rispetto della verità” deriva anche l’abitudine all’esame dei fatti storici senza preclusione alcuna e dunque è da quel sistema di ricerca che deriva anche la “massima tolleranza verso il  pensiero altrui”. Fu Pericle il primo a segnare la strada che porta alla massima tolleranza del pensiero altrui come conseguenza del rispetto della verità storica , a sua volta trave portante e fondamentale della libertà. Quando invece questa abitudine manca , come avviene in Italia dove, appunto, esiste la “ scuola di Stato”accade che l’individuo non possieda gli strumenti razionali che servono per decidere la soluzione davanti ad un problema . Il “ problema deliberativo” su un fatto storico ,dunque,  mette in crisi questo individuo spingendolo verso l’elusione della scelta decisionale o a rifugiarsi , spinto dall’isteria dell’indecisione, nella sua sottomissione alla così detta “ ortodossia conculcata”. Ecco la nascita del “ gruppo”, ecco la spiegazione di termini imposti ma anestetizzanti per l’individuo, come “ compagno”, come “camerata” che placano l’isteria dell’indecisionismo individuale trovando appagamento, forza e sostegno nel gruppo di simili. Da qui nasce l’astio , la repulsione, l’avversione profonda, la vera e propria “paura” ( che arriva fino a voler eliminare fisicamente “ il diverso”) che ogni individuo seguace della “ortodossia conculcata”prova  per l’individuo che a quell’ortodossia dominante non si assoggetta , non si sottomette ma  la combatte. Quella folla di individui uniti seguaci dell’ortodossia conculcata e dominante  ,  che trova nel “ gruppo”, nelle adunanze oceaniche , nel movimento delle masse , nelle mobilitazioni delle stesse masse , nelle categorie generalizzate ( operai, classe borghese, ceto medio, classe operaia, ecc) ed, in estrema analisi , nello Stato-  idealizzato sempre più possente, sempre più pervasivo, sempre più padrone del singolo individuo tale da personificare quasi una sorta di “ grande risolutore di ogni umana ambascia “ – che pensa per loro, che decide per loro, che determina quel che è reato penale , che  li assiste che  li cura,che  li istruisce, che costruisce per loro le “ verità utili” alla loro esistenza, che  li fa nascere, che li fa morire, che li mantiene, quelli sono i “ comunisti”. Sottomessi all’ortodossia dominante e dunque impossibilitati, per mancanza di adeguata abitudine mentale alla ricerca della verità storica, a comprendere come si possa essere tolleranti verso il pensiero altrui. Come in questo triste caso.

Ma l’ortodossia dominante , determinata non dalla “rispettosa ricerca della verità” ma dalla salvaguardia del potere dello Stato stesso, spesso segna interpretazioni differenti ed anche opposte di uno stesso fatto, a seconda della convenienza dello Stato dominante. Le riprove sono nella storia del PCUS, del PCI, del Fascismo, di Hitler, ecc. Inutile perderci altro tempo. Così nell’ Italia di oggi, quella “ folla di individui seguaci dell’ortodossia conculcata e dominante”, ossia la  sinistra italiana ( che , come autodifesa contro l’altra folla di individui che quella ortodossia conculcata e dominante rifiutano , non può che autodefinirsi  “la parte migliore del Paese), ha celebrato anche quest'anno,  con compita partecipazione la Giornata della Memoria. E quando Silvio Berlusconi, che di quella folla conformista non fa certo parte, ha espresso un giudizio su Mussolini, storicamente più o meno condivisibile , incapace com’è di ogni “libera  ricerca della verità” non ha saputo far altro che dare sfogo alla propria violenza , come, appunto, chi non ha mezzi intellettuali da opporre all’avversario. Sbraitando sguaiatamente contro Berlusconi sventolando  il suo presunto fascismo di ritorno.

Certo da un punto di vista di botteguccia politica non si può non vedere come la strumentalizzazione  che la sinistra ha fatto delle espressioni di Berlusconi siano servite per sviare, almeno per uno o due giorni, l’attenzione del Paese dai gravissimi problemi che assillano in questi giorni tutta la sinistra italiana, alle prese con le proprie storiche responsabilità di ogni genere  - penali, politiche, civili, umane e , sopra tutto , intellettuali – sul Monte dei Paschi di Siena . ma l’occasione si presta perfettamente a dimostrare , come un classico “ caso di specie”, come il tornaconto dello Stato determini anche  la sua irrazionalità , la sua schizofrenia intellettuale  davanti a fatti concreti, interpretati a seconda della convenienza dello Stato stesso e della collettività seguace dell’ortodossia dominante.

Così, se togliamo lo sguardo per un momento da  Berlusconi e  lo rivolgiamo invece  verso tutta la  sinistra politica italiana , dal P.D. fino alle sue frange più estreme,  ci accorgiamo di assistere ogni benedetto 27 gennaio ad un siparietto inverecondo.  Cioè ogni 27 gennaio, a partire dal 2006 tutta  la sinistra politica italiana si pavoneggia  in una imbarazzante esibizione commemorativa della Shoa, mentre nei restanti 364 giorni di ogni anno  applaude gli attentati di Hamas contro cittadini israeliani, solidarizza politicamente con chi , come l’ANP e nel medio oriente tutti gli altri Stati contrari ad Israele,predica ed opera per la cancellazione dal Medio Oriente dell’unica democrazia ivi esistente  :lo Stato di Israele. Una posizione francamente impresentabile e scandalosa, oltre che sommamente ipocrita.  Dal «Forum per la Palestina» - quasi tutti di Rifondazione, Vendoliani  e del Pdci, e oggi con Ingroia - che bruciano in piazza le bandiere di Israele,che  inneggiano al terrorismo di Hamas e che praticamente caldeggiano se non proprio invocano una perversa riedizione della «soluzione finale». E lasciamo da parte gli studenti che lo scorso novembre hanno lanciato oggetti e scandito slogan minacciosi davanti alla sinagoga e alla scuola ebraica di Roma, senza che nessuno si sentisse in dovere di pronunciare una parola di condanna. E lasciamo anche da parte i lettori del Manifesto, che apprezzano le parole di Valentino Parlato sulla «sanguinosa aggressione dello Stato di Israele contro i disperati di Gaza» e coprono di insulti (è accaduto tre anni fa) un collaboratore storico come Zvi Schuldiner, reo di aver scritto che «il calcolo di Hamas è criminale».

Se  dagli «estremisti» spostiamo l'attenzione sulla presunta «sinistra di governo» - quella di Bersani e di Vendola diciamo  - il paesaggio è sempre lo stesso. Nel corso dell'ultimo conflitto di novembre, per esempio, il governatore della Puglia non ha speso una parola per condannare i razzi che piovevano su Tel Aviv, e si è invece scatenato, col suo eloquio assiro babilonese ,  contro la «violenza israeliana contraria a ogni convenzione internazionale e, soprattutto, a ogni elemento di diritto», schierandosi senza se e senza ma con «una popolazione civile stremata dall'isolamento imposto da Israele». Che poi buona parte di questa «popolazione civile» inneggiasse allo sterminio degli israeliani, ad una riedizione dei campi di concentramento in chiave moderna,  è, per Vendola,evidentemente  un dettaglio del tutto trascurabile.

Se poi vogliamo anche parlare di  Bersani,  voglio ricordare come proprio  in quei giorni, incontrando la Comunità ebraica di Roma, costui abbia  sparato ancora una volta su Israele - «Le colonie e i cheek point sono un'umiliazione quotidiana» - e poi , incapace di  andare oltre la solita meschina e pusillanime equidistanza - «il Pd non è tifoso né di Israele né dei palestinesi» - fingendo di ignorare che da una parte c'è uno Stato democratico in lotta per la propria sopravvivenza fisica e dall'altra un'organizzazione terroristica senza scrupoli. Già, Hamas. È qui il cuore dell'ambiguità del Pd, qui c'è il nocciolo duro, ineliminabile e imbarazzante, di una politica estera che, se dovesse diventare la politica estera del nostro Paese, potrebbe creare un serio problema internazionale. Intervenendo al seminario dei progressisti europei al Cairo, lo scorso 20 gennaio, Massimo D'Alema, quel famoso nostro Ministro degli Esteri che si faceva fotografare a braccetto con i killer di Hamas, ha rotto l’ambigua posizione dell’equidistanza di Bersani sostenendo che «non è più accettabile fare finta che la relazione fra i palestinesi fragili e divisi e i potenti israeliani sia su una base di parità». E ha poi ribadito una sua radicata convinzione: bisogna «favorire una riconciliazione politica all'interno della fazioni palestinesi. Naturalmente, ha concluso D'Alema, «non è in discussione il diritto di Israele a esistere». Una posizione semplicemente assurda, frutto dell’ignoranza o dell’inganno elevato a politica, perché Hamas non soltanto non riconosce quel diritto del quale D’Alema sproloquia, ma addirittura Hamas è sorta come organizzazione terroristica  proprio per negare quel diritto alla radice. Infatti l'articolo 11 dello statuto di Hamas spiega che «la terra di Palestina è un bene inalienabile, terra islamica affidata alle generazioni dell'Islam fino al giorno della resurrezione.Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa». L'obiettivo di Hamas è di conseguenza quello di «sollevare la bandiera di Allah sopra ogni zolla  della Palestina» cancellando la presenza ebraica. Davvero un pacifico programma, democratico e progressista, con cui dialogare.

Quando la “ ricerca della verità” viene piegata dagli interessi di parte, come in questo caso, ogni discussione diventa superflua. Non resta che abbandonare il dialogo con chi, come questa sinistra italiana e come questo impresentabile Capo di Stato, ha queste posizioni  prone esclusivamente  “all’ortodossia dominante” che conducono inevitabilmente ad una nuova e più cruenta shoa  contro il popolo ebraico, come, per quanto concerne specificamente  Giorgio Napolitano, hanno già condotto allo sterminio degli studenti di Budapest o di Praga. Da parte nostra, resta il nostro appoggio all’unica democrazia avanzata presente nello scacchiere medio orientale e cioè allo stato di Israele. Israele ha il diritto di esistere nel suo assetto democratico che forse è la vera ragione dell’odio che nutrono contro di esso tutti gli altri stati arabi, sottomessi come sono all’islamismo ed a regimi lontani se non del tutto opposti  alla democrazia. Esiste certamente anche il problema della creazione di un altro Stato, quello della Palestina, che non può essere risolto, come pretende la sinistra, uccidendo gli ebrei. Ormai sull’argomento la sinistra è diventata impresentabile , nessuno che si ravveda e che affermi come  Israele abbia il diritto di esistere, perché ormai da sempre un atteggiamento anti-israeliano, nei fatti storici  inconcepibile e insopportabile, fa parte integrante di quella ortodossia dominante alla quale è asservita  la sinistra italiana . Sarei perciò molto grato a tutti costoro, da Bersani a Napolitano, a Vendola, ad Ingroia di farla finita con queste sceneggiate invereconde ed ipocrite. Gli ebrei ed il popolo e lo Stato di Israele hanno diritto ad ogni onore e ad ogni riconoscimento sempre e non solo alla vostra ridicola ed ipocrita pagliacciata d’ogni  27 gennaio.

 

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LA RICETTA DEL CENTROSINISTRA E’ SEMPRE LA STESSA: MAGGIORI TASSE E RICETTE  KEYNESYANE, STORICAMENTE FALLITE , A GO GO

In campagna elettorale tutti propongono ogni sorta di ricetta miracolosa in cambio di un voto. E’ la democrazia, bellezza. Mi ha molto colpito ,sotto questo profilo , l’impegno, ossessivamente ripetuto da tempo, di Bersani, Fassina, Vendola  & company di realizzare, una volta giunti nella stanza dei bottoni, un “piano per la crescita e per l’occupazione”. Se a quel piano togliamo la carta che l’avvolge  per renderlo simpatico e grazioso ( come si fa con i regali di Natale) resta una sola  idea di fondo: far ripartire  l’economia attraverso robuste iniziative pubbliche sul piano degli investimenti infrastrutturali, reperendo le risorse necessarie “rimodulando” le aliquote dell’Imu ed altre eventuali voci tributarie. In parole povere , aumentare ulteriormente il prelievo fiscale eventualmente facendone gravare il maggior peso sui cosiddetti ricchi. Ci risiamo col solito J.M.Keynes, nulla di nuovo sotto il sole , sempre la solita brodaglia riscaldata.

Inserire questo programma nel panorama politico economico italiano deve tener conto del fatto che il nostro sistema pubblico spende oramai ben oltre 800 miliardi di euro all’anno, qualcosa come il 55% del Pil, e che per questo, sottraendo alla libera economia di mercato risorse eccessive, rappresenta una soglia di non ritorno per l’Italia. Occorrerebbe, al contrario di ciò che predicano costoro,  ridurre gradualmente la spesa pubblica e la vessatoria  pressione fiscale, onde consentire una ripresa dei consumi e degli investimenti di tipo strutturale e non drogata da  interventi di tipo tardo  keynesiano, tutti dichiarati falliti dalla storia . Una verità lampante, quella or ora evidenziata, che anche un Fassina dovrebbe accettare – se non inforcasse gli occhiali dell’ideologia – ma che costoro non possono accettare perché contrasterebbe con le aspettative della maggioranza dei loro potenziali elettori , popolo di una sinistra totalmente appiattita  sulle tesi iperstataliste di Vendola , di Camusso, di Landini. Avendo così spostato il baricentro del Partito democratico sulla componente più conservatrice della sinistra, la quale rincorre ancora la favola di  un collettivismo bocciato dalla storia, a Bersani non resta che solleticare, eccitare l’ invidia sociale mascherata dalla solita in qualificata ed inqualificabile “ equità”. Insomma ha trovato uno schermo dietro al quale ripararsi, senza neanche sapere cosa quello schermo sia. Modo, questo,  facile per ottenere un  consenso a buon mercato che non può che condurci verso l’inferno del fallimento economico.

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NOTIZIA NON DIFFUSA DALLA COSI’ DETTA STAMPA LIBERA

 C’è una novità che risale al 30 novembre 2012, ma che nessun giornale – salvo forse qualche insignificante trafiletto o qualche blog  – ha diffuso. Una ulteriore dimostrazione di come ci fanno vivere sotto una cappa mediatica etero diretta, dove viene reso noto   solo quello  che è ritenuto “utile”  e non ciò che è “vero”. La denuncia è stata presentata in quanto sarebbero stati  infranti – secondo i denuncianti –quasi tutti i Trattati sottoscritti in Europa e la denuncia  è stata estesa non solo a chi ha sottoscritto i trattati anzidetti, ma contro tutti coloro che hanno firmato per l’istituzione dell’ESM/EMS, il Fiscal Compact e dell’ AEVU 136.3 (BCE/FMI/ Commissione UE) che è stato approvato in tempi record dalla maggior parte dei firmatari facenti parte alla UE. In particolare, sarebbero stati denunciati: Angela Merkel (Governo tedesco), Christine Lagarde (FMI), Wolfgang Schauble (Governo tedesco), Josè Barroso (UE), Erman Van Rompuy (UE) nonché i componenti del nostro Governo. Vedremo l’esito, intanto la notizia.

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UNA DIMOSTRAZIONE DELLA ORTODOSSIA DOMINANTE

Ho fatto fare una ricerca su vari testi della Storia d’Italia, dal 1940 in poi. Lo scopo era quello di certificare come sia stata occultata la verità dei fatti storici sostituendola con una  “ortodossia costruita in funzione del tornaconto della classe politica dominante e diffusa a piene mani dall’asservita ed “ organica” “istruzione di Stato”. Sono stati setacciati circa quaranta libri di autori diversi. L’episodio da ricercare non era un episodio minuzioso, ma un episodio molto significativo, era la così detta “ strage della Cartiera Burgo”. Da questa inchiesta emerge che dei fatti della Cartiera Burgo non ne parla affatto l’80% dei libri di Storia consultati, alcuni ne parlano per  sommi capi ma senza i dovuti dettagli ed esclusivamente al fine di testimoniare la “ guerra civile” che infiammò l’Italia negli anni del secondo dopo guerra.  Ma la Cartiera Burgo non è un episodio da catalogare solo sotto la voce “ varie ed eventuali”, sotto la voce “ danni collaterali” come se niente fosse, come fanno moltissimi storici . Perché quell’episodio , per numero delle vittime e per  le atrocità compiute dai partigiani comunisti di “Capitan Falco” rappresenta lo speculare della strage delle Fosse Ardeatine ed andrebbe trattata con la stessa enfasi e retorica di quella. E’ forse questo, signor Presidente della Repubblica, del “ ignobile revisionismo” o la verità che la sua classe politica  ha cancellato e volutamente ignorato per non farla conoscere?  La descrizione dei fatti che segue è confrontabile, ovviamente, anche su Wikepedia.

I partigiani comunisti , dopo la fine della guerra,  istaurarono alla “Cartiera Burgo” di Mignagola di Carbonera (Treviso) un vero e proprio campo di concentramento per “fascisti o presunti tali”,  dove molte centinaia di persone, sarebbero state internate, quasi sempre torturate in modo efferato, e poi eliminate. Se la sentenza giudiziaria parla di 83 morti è solo perché sono stati appunto 83 i cadaveri ritrovati, ma da tutte le testimonianze allegate al processo giudiziario emerge che le vittime di quel campo di concentramento comunista sono state più di 300. L’eccidio delle Fosse Ardeatine in Roma riguardano  335 civili e militari italiani. Molti  corpi sarebbero stati fatti sparire  nelle caldaie, oppure dissolti nell’acido solforico,oppure  sotterrati in luoghi nascosti, oppure gettati in paludi o nei fiumi, in particolare nel fiume Sile. Fu possibile, cessato il potere della organizzazione comunista e restaurata una certa legalità, effettuare il seppellimento e la identificazione. Tuttavia solo per una piccola parte delle vittime, un centinaio circa, fu possibile l’identificazione. Gino Simionato detto «Falco», un partigiano comunista classe 1920, tristemente noto nel trevigiano per alcuni atti di sadismo compiuti insieme alla sua brigata, uccise personalmente a colpi di vanga da 32 a 37 prigionieri inermi. Il numero totale di persone uccise nella cartiera è vicino a quello delle vittime delle Fosse Ardeatine . Dalle svariate testimonianze si deduce che a causa dei metodi usati per eliminare i cadaveri non fu possibile accertare l’esatto  numero delle vittime. Vi sono in tal senso  fonti contrastanti: per esempio, un sopravvissuto, maresciallo della Guardia Nazionale Repubblicana, parlò di 2000 fascisti internati di cui ben  900 fucilati; il parroco di Carbonera parlò invece di 92 vittime uccise nel giro di 10-12 giorni. La stessa cifra è riportata nelle relazioni della polizia allegate agli atti del processo

Come dunque non  paragonare il Comandante Falco ad Erich Priebke ? Con la differenza che mentre Erik Priebke  era un soldato tedesco e certamente anche  un nazista fanatico che obbedì ad un ordine infame ricevuto,  Falco invece non eseguiva alcun ordine , né era un militare tenuto all’obbedienza, perché  gli ordini e le decisioni spettavano solo a  lui

Contro gli autori della strage alla cartiera Burgo di Mignagola fu istruito un processo già nell'estate del 1945 sollecitato dai familiari di alcune delle vittime. Al riguardo, la Legione territoriale dei carabinieri di Padova, della stazione di  Treviso inoltrò un dettagliato rapporto al Tribunale civile e Penale di Treviso in cui si indicavano i luoghi in cui presumibilmente, secondo le testimonianze raccolte, erano stati occultati i corpi di numerosi fascisti uccisi] Il processo si concluse il 24 giugno del 1954 con una vergognosa assoluzione in istruttoria degli imputati, poiché, dopo aver appurato i fatti criminosi e gli autori degli stessi, fu ritenuto di "non doversi procedere" perché le uccisioni avvennero nell'ambito della guerra di liberazione e che rientrassero quindi nell' Amnistia di Togliatti”, un premio per tutti gli assassini politici. Dunque ecco la Giustizia italiana politicizzata: . Priebke è stato  condannato all’ergastolo, Simionato invece fu amnistiato dal giudice istruttore di Treviso il 24 giugno 1954. Una vergogna davanti al mondo.

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Roma martedì 29 gennaio 2013

Gaetano Immè

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