Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 3 gennaio 2013


GOVERNO, MAGISTRATURA,NAPOLITANO E COSTITUZIONE.
 

I deleteri e corrosivi effetti sull’assetto democratico del nostro Paese dell’entrata in politica dei tanti Magistrati  cominciano a manifestarsi, producendo  liquami velenosi per la nostra già indebolita democrazia.  Alcuni giorni fa questo Blog protestava vivacemente contro l’invasione dei togati nell’ambito politico, perché quell’osmosi fra l’ordine della Magistratura ed il  potere legislativo  anziché lasciarli autonomi ed indipendenti , rende il “potere politico e legislativo” soggiogato,  intimidito, minacciato, oppresso dalla Magistratura. Qualora ce ne fosse stato bisogno, di tale illecita ed anticostituzionale situazione ne sono  “smoking guns” le candidature del P.M. Ingroia e del Procuratore Nazionale Antimafia  Grasso. Già da molto tempo questo Blog aveva vivacemente  protestato, voce per la verità alquanto isolata in mezzo al conformismo ossequioso dilagante, contro Giorgio Napolitano quando nel mese di Novembre del 2011 , con discutibile atto d’imperio, impose la propria volontà  politica e dunque “costituzionalmente ai limiti fra opinabile e dannosa”,  di fatto sospendendo l’esercizio della democrazia costituzionale basata sulla sovranità popolare,  incaricando un suo “ prescelto“, il Prof. Mario Monti,  come premier tecnico così togliendo temporaneamente ( almeno si spera) la sovranità politica al popolo.

Così Giorgio Napolitano ha stravolto,con una silenziosa rivoluzione,felpata nelle forme ma contundente nella sostanza, la nostra costituzionale Repubblica parlamentare in una Repubblica Presidenziale , così questo Capo dello Stato s’è auto – attribuito un potere esecutivo assolutamente inesistente nella nostra Costituzione, così Giorgio Napolitano ha di fatto commissariato il Parlamento  consentendo a questo “ suo”  Governo di procedere a colpi di decretazione d’urgenza, cosa che impediva  platealmente, invece, al precedente Governo eletto . Così le scelte politiche, dal Novembre del 2011,  non si determinano più nel Parlamento che dovrebbe esprimere la volontà del popolo, ma al Quirinale con ciò confermando come  da quella data  il Paese sia completamente fuori  da  un regime sostanzialmente democratico. Si aggiunga che il Parlamento, in assenza del voto di preferenza, è composto  da “ nominati” e che di conseguenza è ormai venuto meno anche il fulcro della più pura democrazia e cioè il rapporto fiduciario fra elettore ed eletto, il famoso “ mandato elettorale”. A tutto questo poi si aggiunga che proprio Giorgio Napolitano è stato eletto da   una sola maggioranza relativa di questi   “nominati” dal suo partito di sinistra  ( infatti fu eletto nel 2006 Capo dello Stato con la maggioranza del 51%, provenienti tutti  dall’Unione di Romano Prodi e non con quella del 75% ) . Ciliegina sulla torta: il Governo è imposto dal Colle, cioè da un altro semplice  “ nominato”. Sarebbe questa Signori la nostra democrazia sostanziale e costituzionale ?

Quella manovra ,degna del peggior Richelieu, da tempo e per tempo ordita, studiata, organizzata, convenuta, condivisa e guidata da Napolitano con il concreto concorso della sinistra, dei “poteri forti”, della “ stampa organica ai poteri forti” e del Vaticano,  ha mostrato come infierire sulla nostra incerta democrazia costituzionale , senza peraltro incorrere in un vero e proprio reato contro la nostra Costituzione , sia  dunque possibile e  non poteva non fare proselitismo. Ed ha permesso e consentito , alla  sinistra politica ( quella che fa capo a Repubblica, a Il Fatto, a Spinelli, a Zagrebelky, a Flores d’Arcais, ecc), di  lanciare, con una pletora di articoli, studi e riunioni  nei vari  Palasharp,una esplicita e minacciosa  intimidazione di stampo totalitaristico, elitario , classista, antipopolare ed anticostituzionale contro l’assetto democratico e popolare del nostro Paese :che il voto e la stessa sovranità popolare, cioè, siano da tutti costoro, “sedicenti  ottimati” o “ autoreferenziali prìncipi”, ovviamente Giorgio Napolitano compreso,  considerati una formalità non solo inutile ma perfino dannosa, un orpello del quale la sinistra ha sempre e molto volentieri fatto a meno.

Il trenino dei fautori, dunque, di questa deriva oligarchica, totalitaria, elemento essenziale della più pura tradizione comunista, nazista e fascista, da sempre occhiuto ed arcigno controllore del  pensiero e delle opinioni popolari onde eliminare la sovranità popolare,ha avuto nel Presidente della Repubblica  Giorgio Napolitano l’apripista , sulla scia del quale si sono poi abbondantemente esercitati  i vari Scalfari, Spinelli, Zagrebelky, ecc. Tutto questo movimento politico antidemocratico, elitario e classista  è stato il “ brodo di coltura” che ha fatto ritenere  “ auspicabile e doveroso” risanare la politica espressa dal voto popolare con l’instaurazione di uno “ stato emergenziale”, al quale il Prof. Mario Monti ha deliberatamente deciso di prestare  la propria dignità  e  la propria cattedra. In questo tenebroso scenario di autentici attentati  intimidatori all’ordine democratico del Paese guidati addirittura dalla prima carica istituzionale si inseriscono le pressoché contemporanee candidature degli ultimi  due Magistrati : Grasso ed Ingroia.

Il Dr. Antonino  Ingroia rappresenta,in senso politico, quel potere alquanto misterioso ed opaco che caratterizza ormai da tanto, troppo  tempo la Procura di Palermo, della quale il Dr Ingroia è stato ed è ancora un esponente di spicco. Una Procura, quella palermitana, che ha guidato da decenni e decenni ( dai tempi del Procuratore Capo Giancarlo Caselli fino all’attuale Dr. Messineo)  le clamorose ma assai poco convincenti inchieste ai danni del Parlamento ( Andreotti, Mannino, Dell’Utri, ecc), che hanno avuto tutte esiti inaffidabili. Che ha condotto , sempre per decenni e decenni, le inchieste ai danni  delle forze armate istituzionali ( Generale Mario Mori, Capitano De Donno, Bruno Contrada, ecc) risoltesi, anch’esse, con esiti discutibilissimi. Che ha altresì condotto l’ inchiesta sulla fantomatica trattativa Stato – Mafia per la quale, peraltro, sono ormai di dominio pubblico i veri autori ( Conso, Ciampi, Scalfaro, ecc) e la cui valenza giudiziaria è decisamente inesistente. Una Procura talmente insofferente dell’ “ ordine democratico costituito” da  rivolgersi alla Consulta addirittura contro il Capo dello Stato Giorgio Napolitano,rimasto anch’esso vittima di intercettazioni ambientali . Una Procura, dunque, quella di Palermo, nella quale pare vigere una sorta di anarchia giudiziaria nonché il “regime mafioso” del “ nenti sacciu , nenti vidi, nenti sentii ”, con  il suo capo “intercettato” e quando questi eventuali indizi di reato vengono dai suoi sottoposti trasmessi alla Procura di Caltanissetta ( per competenza )senza che il Procuratore Capo Dr. Messineo sia stato neanche lontanamente informato. E dunque il P.M. Dr. Ingroia si candida in politica per rappresentare tutto questo, ma in una formazione politica che minaccia di erodere voti e consensi al presunto vincitore e cioè il Partito Democratico.

Così il Partito Democratico non può che correre ai ripari per arginare la minaccia politica del movimento estremista e giustizialista del Dr Ingroia arruolando nelle sue fila un altro Magistrato, il Procuratore Antimafia Piero Grasso appunto, che, sulla carta, ha dosi di potere e dosi di sinergie nell’ambito della Magistratura tali da poter arginare “l’effetto Ingroia”. Il grave di questa situazione è proprio questo: l’uso ormai abitudinario,  spregiudicato e cinico ,da parte della sinistra politica, della Magistratura come se si trattasse di un proprio “servizio d’ordine”. Infatti, così come il padre del P.D., cioè il PCI , ricorse, nel tempo all’opera della Magistratura “ organica” ( a Luciano Violante, poi a Giancarlo Caselli, ad Antonio Di Pietro, ad Anna Finocchiaro,  a Gherardo D’Ambrosio, a Michele Emiliano,ecc) per sbarazzarsi degli imbattibili nemici politici ( nell’ordine Andreotti, Craxi, Forlani, Berlusconi) o per evitare condanne penali ai propri uomini ( D’Alema per l’inchiesta Arcobaleno,Greganti per Tangentopoli, Tedesco per l’inchiesta “ sanità” nella Puglia riandando indietro fino al famoso Moranino un pluri assassino di togliattiana memoria fatto eleggere in Parlamento per sfruttarne l’impunità ),oggi il P.D. bersaniano risponde alla minaccia Ingroia arruolando un altro Magistrato che si ritiene in grado possa dominare e controllare lo scenario politico – magistrale. Raggela il sangue, comunque, constatare che un Magistrato come Piero Grasso si presti ad una simile squallida manovra che mira al completo svuotamento della democrazia italiana. Sgomenta che la stampa “politicamente corretta” (Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, telegiornali vari, ecc) finga di ignorare questo attacco micidiale all’assetto democratico del Paese. Disgusta fino a far vomitare poi   l’ipocrita legalitarismo di facciata di Bersani e del P.D. che fingono  di considerare simili inammissibili indecenze come fossero normali scelte politiche. Quasi a tranquillizzare di non aver perso le “buone, vecchie abitudini” Bersani corre davanti alle telecamere per annunciare che la “ crème dell’antimafia” è “roba    loro”, come fra ragazzini si calano le figurine Panini. Una dimostrazione della refrattarietà della sinistra ad ogni sorta di rinnovamento  e di cambiamento, riedizione della solita politica stracciona ed accattona, altra prova di come  sinistra usi  cinicamente “pezzi dello Stato” per raccattare qualche voto e per segnare il territorio, come fanno i cani, e mostrare i muscoli. A sua volta Piero Grasso che borbotta qualcosa di incomprensibile su liste e su coalizioni, dimostra di essere pari pari ad Ingroia, un approfittatore , un vanesio  che sfrutta senza ritegno né dignità la notorietà acquisita servendo lo Stato per accaparrarsi una cadrega, un posto fazioso in un Parlamento di “ nominati come lui”. Alla faccia dell’ “Italia giusta” e del cambiamento e del rinnovamento!    

 Preoccupa  poi per la lenta assuefazione che tutto il popolo di centrodestra sembra ormai mostrare nei riguardi di questo rapporto che storicamente ormai lega la sinistra politica e le toghe anche quelle palermitane.

Eppure dovrebbe deflagrare davanti agli occhi di tutti la ormai completa frantumazione della pur costituzionale separazione fra “potere di repressione giudiziario” e “ sovranità ed indipendenza del Parlamento” ,separazione  oramai ridotta solo ad un pallido ricordo. L’osmosi fra i due poteri non solo pare aver trovato una sorta di istituzionalizzazione , ma addirittura s’è persa anche ogni residua dignità costituzionale essendo diventata, la figura di un Magistrato, una figurina Panini , nelle mani di una sinistra che la usa all’occorrenza, come si farebbe con le trote d’allevamento. Così ormai non assistiamo più all’irruzione nelle istituzioni democratiche dei soli P.M. d’assalto ed estremisti (Violante, Casson, Di Pietro, D’Ambrosio,De Magistris, Carofiglio, ecc) ma anche dei P.M. diciamo moderati, appunto come Grasso. Sta ormai  andando in frantumi tutta un’impostazione costituzionale e democratica che i padri costituenti avevano costruito sulle solide basi della reciproca indipendenza fra i due ordini, quello della “politica” da quello “ magistrale”. Tutto questo non dovrebbe far  altro che esporre al pubblico biasimo  il riprovevole cinismo con cui la sinistra “ usa” la Magistratura per suoi fini di bottega e  portare consenso al centrodestra che da sempre e da solo si batte dal 1994  per una riforma organica della Carta. E’ infatti dal 1994 che il centrodestra si batte per una revisione della Carta, per trasformare la Repubblica parlamentare in una Repubblica Presidenziale, proprio come ha fatto Giorgio Napolitano , utilizzando però atti d’imperio e dunque elitari e classisti,  e per riformare la Magistratura, ormai ridotta, dalla sinistra politica italiana,  ad un semplice album Panini, dal quale attingere figurine non di calciatori, ma di body guards, al grido “ ce l’ho!”, “ ce l’ho!”, “ mi manca!”!

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E SAREBBE QUESTA  L’ITALIA GIUSTA?

Alla faccia degli slogan sulle liste pulite, P.L. Bersani porterà con sé molti  che hanno ombra pesanti sulla loro moralità e sul senso di legalità. Ce l'hanno fatta tutti, nessuno escluso. Erano uscenti e ora si preparano ad un altro giro di giostra. Eccovi tutti i nomi ed anche i cognomi. 

Cominciamo dalla Sicilia. Qui i nomi a rischio erano due: Francantonio Genovese e Vladimiro Crisafulli. Il primo, indagato per abuso d'ufficio e al centro di una polemica per una rete familiare piazzata negli enti di formazione regionale, si è piazzato primo a Messina con 19360 preferenze. Crisafulli ad Enna, sotto inchiesta per abuso d'ufficio, è arrivato anche lui in pole position con 6348 voti. Se andiamo altrove  la musica è la stessa. A Trapani grande prestazione per Antonio Papania.Ha patteggiato una pena per abuso d'ufficio e si è preso il primo posto con 6165 voti. Un pò più su, in Basilicata, Antonio Luongo, rinviato a giudizio per corruzione, passa senza problemi a Potenza il girone di qualificazione. Al centro le cose non vanno proprio bene. All'Aquila Giovanni Lolli si piazza secondo con 2598 preferenze. E' stato rinviato a giudizio per favoreggiamento, poi prescritto. Infine Bersani si porta ufficialmente in lista anche Andrea Rigoni, condannato in primo grado per abuso edilizio, prescritto. Con 5160 voti Rigoni arriva primo a Massa Carrara. Questi sono solo i dati sugli uscenti dal parlamento. E sono quelli più gravi. Almeno a loro non si doveva dare una seconda chance. Invece Bersani crede che basti spruzzarsi addosso un po’ di profumo invece che lavarsi e così crede che sfoderando la figurina Panini di  Piero Grasso possa  zittire tutti quanti. Sarebbe  questa, signori della sinistra, "l'Italia giusta" che avete anche la faccia tosta di  invocare? Cambiate slogan, che è' meglio.

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Roma giovedì 3 gennaio ’13

Gaetano Immè

 

 

 

 

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