Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 12 gennaio 2013


IL COLLE CHE SOGNA DI RESTAURARE  UN   NUOVO COMPROMESSO STORICO

Lo scenario , che si sta appalesando come sempre più probabile,  di un accordo, rigorosamente post elettorale ( per ovvie ragioni di caccia al consenso)  fra il P.D., con le sue altre alleanze già stabilite, ed il Centro di Mario Monti, sta irritando ed indispettendo oltre ogni misura quel personaggio istituzionale che è stato il regista di tutta quella vasta e frastagliata “congiura di Palazzo” ordita, da questo moderno Richelieu, insieme ad una serie di fedeli ed organici moschettieri politici dal Giugno 2011 fino a Novembre 2011. Indurre alle dimissioni un Governo eletto democraticamente, espungere temporaneamente dalla Costituzione il secondo comma dell’articolo 1 ( che assegna la sovranità politica al popolo ), questo era la trama dell’ordito. Io scopo  era quello di assegnare lo scettro del comando ad un manipolo  di “nominati”  il cui compito doveva concludersi con la fine naturale della Legislatura e con una riforma della Legge elettorale che restaurasse il ritorno del “sistema proporzionale”. Ecco perché il Capo dello Stato Napolitano, perché di costui si tratta,  ha  insistito con forza per il varo di una nuova Legge elettorale proporzionalista ed una eliminazione di quella attuale. Infatti l’abolizione del bipolarismo attuale – più o meno da avvinazzati straccioni , ma resta la più alta vetta democratica raggiunta dal nostro Paese verso assetti istituzionali democratici occidentali avanzati – ed il ritorno al sistema proporzionale avrebbe consentito  l’ aggiramento del voto popolare da parte del  nuovo Parlamento  di “ prescelti e nominati”e l’attuazione di  ogni accordo possibile alla faccia del voto popolare. La trama, alquanto raffinata lo riconosco, prevedeva che , senza fra i piedi il Porcellum ed il suo  premio di maggioranza, il P.D. vincesse, forse anche a mani basse, le sue belle elezioni e che fosse proprio questo moderno Richelieu poi, come Capo di Stato in carica  a “nominare” il Capo del nuovo Governo, previa organizzazione , ovviamente,  nel chiuso del Palazzo ed al riparo dalle elezioni ormai passate, di un bell’accordo fra il P.D. ed il Centro montiano che rieditasse, dopo quaranta e passa anni, il Governo del nuovo “compromesso storico”, nel quale convivessero gli eredi del PCI e quelli della DC di sinistra ( e cioè parte dello stesso P.D., l’UDC, Monti, ecc). La realizzazione del sogno di tutta la vita di Giorgio Napolitano che lascerebbe il Quirinale felice per  aver  finalmente consegnato l’Italia al suo amato centro-sinistra , ai poteri forti , alla riedizione in chiave di XXI secolo di un “ consociativismo” istituzionalizzato.

Spiace per  il Richelieu napoletano, ma non  sarà certo la sparuta squadretta  dei centristi senza o con Monti a dettare legge e condizioni ad una sinistra che più andiamo avanti e meno vincitrice assoluta appare . La verità fa male, come diceva Caterina Caselli, ma saranno gli assiro – babilonesi della politica alla Vendola,  i neo-massimalisti alla Fassina o i turchi alla Orfini, cioè personaggi inchiodati  allo statalismo dirigista degli anni ‘70 del secolo scorso, a pretendere che P.L. Bersani tratti  gli sventurati del Centro montiano come la solita foglia di fico che nasconda  le vergogne delle prevedibili pretese comuniste . Il prossimo governo, in altri termini, non sarà, come sperava  Napolitano, un governo di centro-sinistra ma un governo di sinistra estrema trainato dagli uomini del nuovo gruppo dirigente del Pd - Sel , bersaniani e vendoliani, di pura estrazione comunista  , per di più inebriati  dal successo ottenuto contro Matteo Renzi e resi intransigenti ed arroganti dalla conquista della maggioranza del partito con le primarie e dall’aver “ rottamato il rottamatore Renzi”. Credere che P.L. Bersani riesca a controllare i suoi massimalisti dopo averli fatti scatenare con l’accordo con Vendola ed a far posto alle idee di questo Centro montiano è come credere a Cappuccetto Rosso. Proprio per questa mancanza di garanzia è necessario non regalare il proprio voto a questo delirio comunista  inquietante e pericoloso. Perché, come ha indicato il risultato delle primarie per le candidature del Pd, la stragrande maggioranza della prossima rappresentanza parlamentare della sinistra sarà schierata su posizioni ispirate ad un laburismo radicale, cioè alla passiva riproposizione del vecchio massimalismo, caratterizzato da una ostilità fin troppo ostentata nei confronti di qualsiasi auspicabile istanza  riformista , costituzione compresa.

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ESKIMO IN REDAZIONE. ANCORA.

Ci sono ancora  in giro nelle redazioni di grandi quotidiani e di grandi telegiornali, anche senza l’eskimo d’ordinanza solo perché capi ormai ridicolmente démodé, alcuni così detti giornalisti – gente paludata, saccente, pretenziosa, boriosa – che ancora sproloquiano di un  “ventennio berlusconiano”. Ne parlano come dell’ “anomalia” dell’Italia. Possiedono, costoro, un tale “profondo senso della vera democrazia “, un tale “ evidente ed arrogante” disprezzo per la libertà di pensiero e di opinione e dunque per  l’ordine democratico, da definire una “anomalia” la libera esistenza di svariati partiti politici,  “organici” , nel senso “ togliattiano”  come sono,  nel loro animo, alla cieca ed acritica obbedienza del loro partito unico e della loro “ cara guida”; così è  “anomalo” per costoro che un leader liberale abbia ottenuto un tale successo di consensi per venti anni. Sarebbe “ anomalo” per costoro che questo leader fosse anche un ricco imprenditore. Sarebbe sempre “ anomalo” per costoro che la maggioranza degli italiani, piuttosto che consegnare il Paese alla loro sinistra politica,decidano , usando la libertà di pensiero e di arbitrio,  per scegliere, ammesso che lo sia, un male minore come il centrodestra guidato da Berlusconi. E siccome costoro non spiegano cosa intendano per “ anomalo” – meglio infatti, come d’uso fra costoro, rifugiarsi dietro frasi fatte e slogan piuttosto che mettere in discussione le proprie ed “ eventuali” idee – che significa praticamente “ fuori della norma”, costoro si celano dietro l’ “anomalo” per demonizzare e diffamare la maggioranza degli elettori che votano il centrodestra, per criminalizzare la sovranità popolare sancita dalla Costituzione, violare la costituzione che ci vuole tutti uguali senza distinzione di censo, classe sociale, ecc. Insomma costoro credono di dire “ intelligenti cose de sinistra”, mentre scrivono solo delle trite ed enormi cavolate che inoltre  dimostrano – clamorosi  autogol !-   il loro odio e la loro avversione alla vera democrazia ed alla costituzione repubblicana. A parte il fatto che dal 1994 ad oggi il centrodestra ha governato (’94-95, 01-06,08-11) per nove anni ed il centrosinistra (95-96,96-01,06-08) per otto anni ( due dei quali grazie a manovre di corridoio ma senza essere stato mai votato dal popolo) se si guarda la storia politica dell’Italia dal ’94 ad oggi per individuare quali siano stati i veri stupri alla civile convivenza dell’Italia Repubblicana  ( altro che “ anomalie”!) solo un cieco  non può non individuare, quale peggiore stupro del ventennio la vera e propria “ macelleria del dettato costituzionale” . Una macelleria della Costituzione fatta da parte di persone ed apparati della sinistra politica o ad essa “ organici ed servili”. Parlo sia della “ stampa” che, soprattutto, della Magistratura la cui considerevole quota politicizzata ha , in questi venti anni, praticamente distrutto la carta costituzionale, alla cui ammaccatura ha concorso fattivamente anche  il Quirinale. Per una sintetica rassegna ad uso e consumo dei suddetti “anomali pensatori” ricordo loro, elencazione  puramente indicativa ma non certo esaustiva, limitata a questi ultimi venti anni, alcuni eclatanti esempi dello scempio fatto sul corpo della Costituzione: l’assalto, sotto intimidazione al Parlamento da parte del Pool di Mani Pulite  ed il massacro dell’articolo 68 della Costituzione; l’incredibile assalto giudiziario  condotto dalla Magistratura politicizzata  “ contra personam” , con la bellezza di ben  trentasei incriminazioni che nei venti anni in questione hanno prodotto non solo trentatré relativi  proscioglimenti , ma anche la caduta di un Governo  costituzionalmente e democraticamente eletto dal popolo, fatti che “ certificano”  l’infondatezza, forse anche premeditata, delle false accuse che quella Magistratura ha lanciato contro il leader del centrodestra; Di Pietro, D’Ambrosio, Emiliano, Casson, De Magistris, Tedesco, Maritati, Ingroia, Grasso, Dambruoso, Violante, Finocchiaro, ecc tutti Magistrati “ militanti” passati dalla Magistratura politicizzata al Parlamento con il P.D., dove, con la minaccia del potere  inquisitorio su chicchessia e per qualunque sospetto, esercitare una costante azione di intimidazione e di condizionamento del mandato parlamentare; la indegna campagna politica e mediatica ordita contro la maggioranza del popolo italiano per la delegittimazione e la criminalizzazione, anche all’estero,  del centrodestra; il caso ILVA; le intercettazioni della Procura di Palermo a danno del Presidente della Repubblica; l’inchiesta  sulla fumosa trattativa con la mafia, ridotta a barzelletta dal pentito pataccaro conclamato Ciancimino Jr;  l’assoluzione, in primo grado, con stupefacente velocità e con esilarante tempismo da “ campagna elettorale” dall’accusa di “ concussione” , decisa in beata solitudine  da un Magistrato pugliese che è risultato essere poi un  amico storico  della sorella del Governatore pugliese Vendola; la lentissima  istruzione dei processi a Penati ed a Tedesco dei quali non si sente più parlare da tempo; il colpevole abbandono dell’inchiesta “Arcobaleno” con D’Alema Primo Ministro  imputato eccellente , da parte del P.M. Michele Emiliano , abbandono ripagato poi dalla sinistra candidando ed eleggendo Miche Emiliano quale Sindaco di Bari  con conseguente “ prescrizione” di quei reati e di quel processo; il vergognoso linciaggio inquisitorio da parte della sinistra  del Governatore dell’Abruzzo  Del Turco, costretto a dimettersi , poi risultato del tutto innocente ed estraneo alle accuse mossegli dalla Procura guidata dal Magistrato Dr.  Trifuoggi; una Giustizia  meschina, ideologizzata e politicizzata , disvelata dal  famoso fuori onda nel quale il  Presidente della Camera Fini , suggeriva ad un  Procuratore della Repubblica, quello di Pescara il Dr.  Trifuoggi,  come incriminare  Silvio Berlusconi; la stupefacente condanna degli scienziati per la mancata “profezia” per L’Aquila; le vergognose sentenze contro la Fiat a Pomigliano ed a Melfi; gli interminabili processi a Silvio Scaglia, in galera preventiva oltre ogni ragionevole misura; quello, infame,  al Generale Mario Mori, alla fine assolto; quello, ignobile, al Capitano De Caprio, alias Ultimo, alla fine assolto;l’uso, come puro strumento di tortura, della carcerazione preventiva che riempie le carceri italiane di “innocenti”; la sospensione della democrazia attuata da Giorgio Napolitano con la nomina del Governo tecnico nel 2011; l’ulteriore tentativo di  Giorgio Napolitano di comandare  il Parlamento al fine di mettere insieme il futuro  Governo all’insegna della riedizione del “ compromesso storico”; la disgustosa condanna al carcere del Direttore Sallusti, sulla base del principio fascista della” responsabilità penale oggettiva”contrario al principio costituzionale che impone essere la responsabilità penale sempre e solo personale. Chissà poi quanti altri episodi non ricordo più. Ma credo che questo elenco sia più che sufficiente per ridicolizzare gli autori della minchiata del secolo, cioè del “ventennio berlusconiano”.Questo, altro che cretinate, è stato il “ventennio del linciaggio della Costituzione da parte della sinistra politica, della Magistratura di sinistra e da parte del Quirinale “, dove bivacca un parlamentare – dunque un “nominato” dalla sinistra – scelto dalla sola sinistra, che ha ottenuto solo i voti della sinistra, vale a dire  né più né meno come una Minetti o uno Scilipoti qualsiasi, anch’esso disgraziatamente di sinistra.

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DOMANDA A BERSANI DA PARTE DELLA “ITALIA GIUSTA”

Stupisce la discesa ( o salita?)  in politica del Dr. Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria prima con Emma Marcegaglia e poi con Giorgio Squinzi, non un impiegato qualsiasi. Dunque persona certamente preparata ma, a quanto si vede, uno tsunami di incoerenza. Ricordo come, verso Gennaio dell’anno passato, il Dr Galli pose , durante la trasmissione de La7 “Omnibus”, in discussione la possibilità di licenziare anche gli statali. Un condivisibilissimo attacco ad un privilegio assurdo che subito suscitò l’ira funesta della CGIL che, definì il Dr Galli “ uno senza idee “ e delicatezze di questo genere da osteria.  Ancora a “ Ballarò “, a marzo del ’12 , discutendo sul tema del lavoro, il Dr. Galli affermò “ Restiamo un paese in cui licenziare è particolarmente difficile e costoso”, criticando quindi non solo la sinistra conservatrice ma addirittura anche la stessa Riforma Fornero / Monti. E non basta, perché, con una coerente prosecuzione della sua evidente linea liberale , il Dr. Galli si inserisce pure tra i primissimi firmatari di “ Fermare il Declino” di Oscar Giannino.

Bene, neanche nove mesi dopo tutte queste affermazioni , decenni e decenni passati in Confindustria, ecco che il Dr. Galli abbandona tutto sedotto da un seggio certo in Parlamento. E fin qui, transeat. Il bello o il ridicolo, scegliete voi, sta nell’accorgersi che il carro sul quale il Dr. Galli s’è fiondato ritenendolo ovviamente quello vincente, è quello che ha a cassetta P.L. Bersani, in parole povere l’ex centro-sinistra ora divenuto, dopo le primarie e con gli accordi, la sinistra-sinistra. Ma come? Il P.D. ha stretto un ferreo  patto con Vendola , ha nominato capolista in Campania un certo Guglielmo Epifani, tutta gente che sia in Parlamento che nella vita politica ha sempre fatto la guerra a quanto ha sostenuto fino ad oggi  il Dr. Galli. A proposito di “ liste” pulite, sporche, zozze, fatte di asserviti, di “ nominati”, di svariati “ Minetti” formato maschile, saprebbe dirci l’On. Bersani chi tra Galli e gli altri ha cambiato idea e progettualità politica in un battibaleno, se le liste dei “ prescelti” del P.D. sono fatte da Confindustria e dalla CGIL e chi veramente determina la linea Politica del P.D., se la CGIL appunto o anche Viale dell’Aeronautica. C’è l’Italia, quella “ Giusta”, quella usata come un oggetto della sua pubblicità murale che gradirebbe saperlo.

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I FINTI PROGRESSISTI CHE AFFOSSANO IL PAESE

Se è cosa buona e giusta studiare il fenomeno della disoccupazione, specie quella giovanile, senza inforcare occhiali ideologici ma attenendosi alle statistiche ufficiali ed alle azioni ufficiali degli addetti istituzionali, allora non posso fare a meno di appurare che, quanto ai numeri, mentre in Spagna ed in Grecia quelli della disoccupazione giovanile sono da film horror ( in Spagna siamo al 56% ed in Grecia al 57%), in Italia abbiamo dei numeri statistici tutto sommato non da infarto o da ictus fulminanti. Da noi non c’è stata, come in Spagna, alcuna bolla speculativa né, come c’è stato in Grecia, una folle “ creazione di posti di lavoro per decreto legge”, grazie al pensiero liberale del Governo del centrodestra. Comunque nel nostro piccolo, come direbbero le formiche che nel loro s’incazzano pure, stiamo contando un incremento della disoccupazione totale dell’1,8% e di quella giovanile del 5% fra Novembre 2011 e Novembre 2012. Così come questo dato negativo va attribuito, senza se e senza ma, ossia “ oggettivamente “ alla responsabilità umana e politica del Governo in carica in quell’anno ( e cioè al Governo Monti / Napolitano), nello stesso modo le stesse responsabilità vanno “soggettivamente” ( e cioè in base alla politica svolta in tal senso in quel periodo annuale) addebitate “ anche “ alla Cgil, oltre che all’imprevedibilità ed incontrollabilità della stessa crisi economica  mondiale. Sono stati “ anche” i veti della Cgil  e di tutti quei partiti politici corporativi che hanno sostenuto la sua linea ( e dunque P.D. di Bersani e di Fassina, del SEL di Vendola ed anche di tutta la galassia di sinistra) di opposizione ad una riforma più liberale del mercato del lavoro,che vanno processati come responsabili di questo dramma economico e sociale. Perché solo il Governo? Perché solo la crisi? Quei numeri sono anche, non certo esclusivamente ma “ anche “, il risultato  di quella linea politica di sinistra, guidata dalle truppe della Cgil, che ha condotto l’assalto alla Legge Biagi, che ha condotto l’inseguimento al sogno del “ lavoro solo a tempo indeterminato”, che ha condotto la guerra contro la contrattazione di secondo livello, che ha condotto la guerra contro la Fiat, che sta conducendo anche la guerra contro Mac Donald e le sue duemila richieste di assunzione .

In un approfondimento  del 3 gennaio scorso su La7, condotto da Mentana , ho ascoltato un lungo sproloquio di Landini,Fiom.  Pur conoscendo benissimo il personaggio e le sue idee tutte legate  ai famigerati “piani quinquennali”, mi impressionò il lungo elenco  di piani politico-burocratici con cui, a suo giudizio,lo Stato avrebbe potuto rilanciare l’occupazione e la crescita economica dell’Italia. Sentivo la sua voce,ma stavo rivivendo la riproposizione, da parte dell’osannato organo sovietico,del consueto piano quinquennale degli anni cinquanta, bei tempi di Baffone, ancora il “ Piccolo padre”. Un interminabile delirio ideologico condito di proposte economiche che la storia del mondo  ha definitivamente condannato da tempo, spacciato con la presunzione arrogante di chi si ritiene unico depositario di verità inesistenti. Disgraziatamente non è il solo Landini a credere all’idea di uno sviluppo da realizzare attraverso una decisione della sfera politico-burocratica. A credere che si possa invertire l’andamento del Pil, aumentando conseguentemente consumi, investimenti e occupazione, a colpi di decreti legge c’è una buona parte dei protagonisti della sinistra, Bersani e Vendola in testa. Ancora di più oggi, in pieno della campagna elettorale, soprattutto a sinistra, viene propinato il mantra della consunta e consueta, unica  ricetta che la sinistra giudica in grado aumentare la crescita e, soprattutto, l’occupazione stabile. Non a caso , sia Fassina che Bersani, che Vendola stanno insistendo da tempo nell’assecondare la ricetta pianificatrice di Landini,assistita da una nuova e feroce imposta patrimoniale (della quale abbiamo parlato prima) , con una serie di interventi “tardo keynesiani” con i quali intenderebbero dare un radioso futuro alle nostre future generazioni. Se è per questo il trio non è neanche originale, perché  anche Togliatti, anche Stalin, anche Krusciov – roba di quaranta e passa anni fa -  hanno parlato al mondo del loro  “ radioso futuro nel  paradiso comunista sovietico”, poi rivelatosi invece un vero inferno di crimini contro l’umanità. Ciononostante gli eredi di quel  collettivismo bocciato dalla storia , spacciando il fallimento storico del comunismo come dovuto alla mancanza di libertà democratiche invece che alla soppressione delle libertà umane , alla feroce repressione, alle pazzesche angherie cui venivano sottoposti i russi ,ancora sono attaccati come  naufraghi ai relitti, al relitto economico di uno Stato motore ed artefice dello sviluppo, distrutto dalle sconfitte che la storia del mondo gli ha inflitto. Eccola, dunque, la grande menzogna, l’impostura che ha consentito alla sinistra statalista italiana di galleggiare ancora sulla superficie  del sistema politico. Come Giunone si bagnava nella fontana per riacquistare la verginità perduta, così i sinistri adoratori del centralismo statalista , forti della complicità interessata da storici e cronisti mantenuti dallo Stato centralista, sono riusciti a nascondere che il problema del collettivismo non è legato alla mancanza della citata libertà democratica, bensì alla fondamentale libertà economica. Solo quando quest’ultimo aspetto è garantito in una democrazia si può pensare ad una crescita spontanea della ricchezza e dell’occupazione. Certamente non nell’Italia attuale, regno incontrastato della spesa pubblica e di una corrispondente tassazione da record mondiale. Inoltre una bella fetta di questo disastro va attribuita anche alla Confindustria, quella di Emma Marcegaglia in modo particolare , che ha continuato a pomiciare con la Cgil nel ricordo dei bei tempi del  vecchio consociativismo, quando lo Stato manteneva a spese del contribuente sia la casta industriale che quella sindacale. Bei tempi di baldoria, difficili da dimenticare. Così mentre Cgil, Confindustria e sinistra al traino pensano solo a perpetuare i loro privilegi , i nostri giovani stanno a spasso. E poi hanno anche la faccia tosta di chiamarsi “ progressisti”.

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DALLA PADELLA DELL’IMU NELLA BRACE DELLA PATRIMONIALE DEL P.D.

Ho letto nel programma del Partito Democratico, l’intenzione di istituire una nuova imposta patrimoniale progressivaa carico degli immobili , esonerando gli immobili dei soggetti con redditi bassi ed aggravando l’imposta stessa sul ceto medio. Il tutto come alternativa percorribile, sempre a detta del P.D. e  di Fassina, per cancellare l’IMU. Le critiche , sia tecniche che ideologiche, all’assunto, sono sempre le stesse, che neanche ho più la forza e la pazienza di ripetere tanto mi sono sgolato nel passato. Ma sapete com’è? Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. C’è però, in quel programma del Partito Democratico, l’idea di generalizzare la progressività delle aliquote di imposta su ciascun cespite patrimoniale: come dire aliquota progressiva per le imposte sugli immobili, per quelle sui redditi di lavoro autonomo,per quelle  sui redditi  d’impresa e così via. In tal modo, dopo una progressività su ciascun cespite, verrebbe l’ulteriore progressività sulla somma dei singoli cespiti. Per scrivere questo capolavoro, il Partito Democratico cita spesso l’articolo 53 della Costituzione il quale sancisce  come “ Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”, non certo altro. Il che significa semplicemente che è il “sistema tributario” a dover essere progressivo e  non ogni singola imposta su ogni singolo bene, come vorrebbe il Partito Democratico. Oltre tutto una espansione di imposta a carico degli immobili , come ipotizzato appunto dal Partito Democratico, andrebbe  a scontrarsi con la disposizione dell’articolo 47 della stessa Costituzione ( stranamente del tutto ignorato dallo stesso Fassina e dal P.D.) articolo che tutela il risparmio e favorisce la proprietà dell’abitazione. Bah!

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STORIA DI “ L’OCCHIO DEL FALCO”, UNA FICTION ALL’ITALIANA.

Ho una grande curiosità e perciò voglio parlare di una fiction televisiva  , «L’occhio del falco», che sarà trasmessa nei prossimi lunedì e martedì sera da Canale 5, dedicata ad un famoso carabiniere e cioè al Capitano Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo. La fiction inizia  dal suo processo presso la Procura di Palermo, iniziato 2006, processo  che lo vide indagato per “favoreggiamento alla mafia” perché Magistrati di Palermo gli imputarono la mancata perquisizione del covo di Totò Riina, il «capo dei capi» che pure fu proprio lui, Sergio De Caprio, a catturare nel 1993. Voglio rammentare che Capitan Ultimo ed il Generale dei Carabinieri Mario Mori , entrambi e per la stessa accusa portati a giudizio dai Magistrati di Palermo, furono  assolti poi , entrambi, da quelle infamanti accuse  con formula piena. Ma non c’è nulla da meravigliarsi, perché è cosa arcinota come il lavoro preferito dai Magistrati della Procura di Palermo e non certo da ieri ma da sempre, sia  calunniare, diffamare,infangare, incarcerare proprio i suoi uomini simbolo. Elenco lungo, sinteticamente e non esaustivamente ridotto ad Andreotti, Mannino, Contrada, Dell’Utri, Mori, De Caprio, Mancino, Napolitano, ecc. Ma, come con Andreotti, con Mannino e con Dell’Utri, con De Caprio e con Mori  quei signori Magistrati  non ci sono riusciti. E questa non sarebbe neanche una notizia, perché ormai accade quasi sempre. Ma vivaddio vale la pena di essere raccontata a tutto il mondo. Ora, come riprova della ipocrisia che domina il Paese del politicamente corretto ( cioè quello guidato da Scalfari, da Mauro, da De Bortoli, da Cusenza, da Calabresi  e via discorrendo )  vi pregherei di compulsare tutti i giornali che riuscite a trovare nelle edicole italiane   per sincerarvi di quello che sto per dirvi: che, cioè, nessun grande o piccolo giornalista, opinionista, pret a penser, opinion maker o come cavolo si chiamano ha avuto il coraggio – civile, d’animo ed intellettuale – di scrivere che in tutti questi processi c’è sempre stato Antonino Ingroia. Chissà se la fiction lo dirà. Chissà! Chissà se sarà più potente  il “ potere intimidatorio “ che promana da qualsivoglia Magistrato o la famosa “libertà di stampa” tanto invocata, quando conviene loro,  da quegli stessi giornali, giornalisti, maitre a penser, opinion maker, ecc che ho prima citato.  E chissà se la fiction dirà pure che fu solo Massimo Ciancimino, il pentito pataccaro cocchetto bello del Magistrato Antonino  Ingroia , ad insinuare , in una udienza del 2010, che l’arresto di Totò Riina non avvenne per merito dei Carabinieri, per merito  del lavoro e del coraggio di De Caprio e di Mori, ma solo grazie ad una “ soffiata” di Zu Binnu, al secolo di Bernardo Provenzano. A proposito: se comprate i giornali per verificare quel che ho scritto, inutile che perdiate due euro per  comprare “Il Fatto Quotidiano”: non ci troverete alcun cenno a questi fatti, né tanto meno ad Ingroia, che è poi  il vero patron del quotidiano. Volete forse sapere anche il perché? Va bene, sono magnanimo e ve lo dico gratis : perché a quel giornale delle Procure e di Travaglio collabora un certo Benito Calasanzio Borsellino, detto vezzosamente Benny, un altro parente, sarà il miliardesimo forse, del Giudice Paolo Borsellino, il quale, ma guarda che razza di caso, ha addirittura scritto un libro, a due mani con un altro degli innumerevoli eredi del Giudice Borsellino – il fratello Salvatore , un fervente rifondarolo - , nel quale parlano  di Mori e di De Caprio come di due mafiosi e delinquenti. Avete capito o avete bisogno di un traduttore simultaneo?

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SERVIZIO PUBBLICO E SERVIZIO AL PAESE

Non posso né voglio esimermi dal parlare di Berlusconi e di “ Servizio pubblico” di Santoro e Travaglio, andato in onda  giovedì scorso su La7. Ho assistito ad un vento storico nei suoi elementi: nove milioni di spettatori, uno share mai visto, un successo mediatico che ha letteralmente distrutto ogni altro precedente successo. Segno che una buona televisione fa bene. E’ stato un massacro per Travaglio, per Luisella Costamagna e per Giulia Innocenzi, un fine corsa di successo ma inglorioso ed infangato per Michele Santoro. Gira nel web la storiella di un accordo su quello che gli interessati potevano dire durante la trasmissione. Si tratta del solito vizietto italico, tipico degli uomini e delle donne di sinistra, di cercare sempre “ servizi deviati”, “ trattative mafiose” e simili teoremi per cercare di nascondere le sonanti sconfitte. Naturalmente si tratta delle solite fandonie. A mio parere- ma non solo mio – giovedì sera è finita la ricca ed ingloriosa carriera giornalistica di Marco Travaglio. I soldi che ha fatto li metta al sicuro e se li vada a godere. Giovedì sera ha fatto la figura del piffero che credeva di suonare e che, invece, non ostante avesse la claque in sala e tre compagni che lo potevano assistere, Travaglio è uscito distrutto come uomo e come autore di articoli e libri su Berlusconi e contro Berlusconi. Per il semplice fatto che Berlusconi, solo leggendo l’elenco delle condanne civili subite da Travaglio per diffamazione, ha reso evidente come sia fatuo, ipocrita, fragile, basato sul nulla  il successo di Marco Travaglio, costruito sulla diffamazione utilizzando , con copia ed incolla,  parti di sentenze giudiziarie, proprio come ha fatto giovedì sera  Berlusconi leggendo le dieci sentenze di condanna a Travaglio davanti a nove milioni di spettatori che le ignoravano. Dalle altre due giornaliste non ho ascoltato interventi rilevanti: esse hanno dimostrato la bravura, ma non quella loro, ma quella dei truccatori e dei parrucchieri della La7 che le ha rese assolutamente molto seducenti. Da ultimo Santoro: la sua sconfitta politica è stata così evidente da spingerlo, alla fine, esasperato dalla sconfitta,ad un comportamento rabbioso, becero, arrogante, saccente, bilioso senza peraltro riuscire a scalfire la tranquilla serenità di Silvio Berlusconi. Santoro ha vinto però la sua battaglia televisiva: sarà difficile che possa fare di meglio come numero di spettatori e, come un calciatore ormai avanti con l’età e carico di successi, credo che si ritirerà conservando questo indubbio primato che resterà nella storia anche se solo televisiva di questo Paese.

Vengo ora a Silvio Berlusconi.  Del quale voglio separare i due aspetti: quello mediatico e quello politico. Dal primo punto di vista si conferma come Silvio Berlusconi non sia, fortunatamente, uomo a suo agio con la vasellina e con gli unguenti vari che ungono ed acconciano  tutte le noiose, barbose , ipocrite conferenze istituzionali o, peggio, quelle a reti unificate , tutto quel ciarpame burroso e salivoso che trasforma ogni uomo politico in una specie di  burattino etero diretto , insomma  in una caricatura d’uomo,  ciarpame che opprime questo Paese da una vita. Da uomo libero e liberare nell’animo, Silvio Berlusconi ha sfidato un pubblico totalmente di parte, bilioso e rancoroso come sa esserlo , in branco poi, un branco di amici tutti di sinistra , ha raccolto la disfida del duo Castore e Polluce  della inquisizione di stampo papalina e giustizialista ma sempre e comunque antiberlusconiana e cioè Santoro e Travaglio, entrambi assistiti da due vallette di bell’aspetto ed ha impartito loro una lezione indimenticabile. Così davanti all’esibizione del rancore, dell’odio, della prevenzione, della criminalizzazione, della diffamazione che trapelavano da ogni parola e sguardo e mossa dei “ quattro dell’Ave Maria”, Berlusconi ha risposto impartendo a costoro una tale  lezione di calma e saggezza, di pura vitalità, di passione liberale, di padronanza dei tempi politici, di quella strafottenza che tanto piace al popolo dell’avanspettacolo – qual è quello italiano di sinistra – da distruggerli. Alla solita lettura del solito papello di Travaglio con le solite accuse  formulate col solito copia ed incolla, alla solita storia delle Ruby, delle Minetti, del latin lover e simili cose da portineria condominiale , Berlusconi ha replicato  dominando la scena con la lettura delle condanne di Travaglio, rubando scena e ruolo a tutti, riducendo Santoro, Travaglio, Costamagna e Innocenzi da regista, da fustigatore e da gentili voci della contestazione culturale e politica a quello che effettivamente sono stati ridotti tutti : Santoro ad uno stanco e vecchio Masaniello al quale sono state frantumate tutte le teorie politiche ed al quale nulla rimaneva se non far sfoggio, per sviare l’attenzione, alla violenza ed all’aggressività esasperata del finale; Travaglio da fustigatore ridotto a fustigato; Costamagna ed Innocenzi  da voci di controcanto a delle comparse fugaci nel mondo politico.   

Ma non confondiamo il successo scenografico,direi anche teatrale,con quello politico. Non basta dimostrare di essere un gigante fra i nani, non basta aver ridicolizzato i temi ed i modi ipocriti e vigliacchi da Santa Inquisizione di quel mondo bacchettone ed ipocrita che rappresenta la sinistra, per rassicurare il popolo del centrodestra, quello che si astiene , che si estranea, che tace ma che è sempre stato la maggioranza del popolo italiano, su temi politici urgenti e cogenti, quali la tenuta del Paese nell’Europa, la riforma del sistema costituzionale, la riforma del lavoro e delle relazioni sindacali, la riforma della Giustizia, ecc. Ora quel popolo sa di aver ritrovato il leader giusto per quel programma liberale che fu la base delle vittoria dal ’94 in poi. Quello deve essere il programma del futuro Popolo delle Libertà, con gli aggiustamenti richiesti dalla situazione europea. Con quel programma e con questo ritrovato leader, la rimonta pare assicurata, la vittoria no. Ed è un bene per la democrazia italiana.

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Roma sabato 12 gennaio 2013

Gaetano Immè

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