Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 31 gennaio 2013


MONTE DEI PASCHI DI SIENA. UNA STORIA ITALIANA DAL 1472

Antonio Misiani, tesoriere nazionale del Pd  afferma :- "Un conto  è la ricerca della verità dei fatti, che noi stessi sollecitiamo da parte della magistratura e di tutti gli organismi preposti, un altro la solita, inaccettabile macchina del fango che si mette immancabilmente in moto alla vigilia delle elezioni"  . Ma mai come ora, presi dal terrore di essere stati scoperti ad aver trasformato la più antica e gloriosa Banca italiana in un miserabile bancomat per le necessità del partito , bancomat peraltro  gestito da funzionari di  partito stesso, come Mussari e compagnia bella, gli uomini del P.D. sono fuori di testa e vanno , come tori infuriati ma ciechi, Misiani insegna, contro  il bersaglio sbagliato. Insomma fanno ridere, fanno anche tenerezza, tanto si arrampicano sugli specchi. Si scagliano contro la stampa libera, invocano il bavaglio contro chi informa sui fatti che riguardano il più grosso scandalo politico finanziario dell’età repubblicana. Perché al cospetto, per esempio, della vicenda del Banco Ambrosiano, il caso di  MPS  è  come un’improvvisa eruzione del Vesuvio su Napoli: un disastro. Ieri sera a “Porta a Porta” la senese Rosi Bindi, Presidente del P.D., arrossiva, cercava di svicolare, parlava d’altro, faceva melina per perder tempo, ma la figura che il P.D. ha fatto in questo evento è francamente  delinquenziale, da codice penale. Ma la verità sta emergendo. Eccola.

Il MPS è stato letteralmente okkupato, da circa settanta anni , manu militari, dal PCI e poi  dalla sinistra post comunista, come fosse “roba sua” La legge bancaria, Consob, il controllo della Borsa,  per costoro non hanno alcun valore, fanno come fa loro più comodo. Il reato penale alla base di questo concetto è semplicissimo: uso dei soldi dei depositanti ( appropriazione indebita , conflitto di interessi, violazione legge bancaria, associazione per delinquere, ecc) per finanziare il partito e per comprare banche  così espandendo il controllo del partito stesso  su territori sempre più vasti. Antonveneta non era un affare, ma poco importava: serviva per altri scopi, non era neanche da verificare se fosse una Banca sana o meno ( e infatti la due diligence neanche è stata fatta), non importava se il prezzo fosse più o meno giusto ( pensate un po’: una Banca che valeva 2,9 miliardi pagata 17 miliardi), non importava se ci fossero tangenti da pagare, doveva essere comprata costi quel che costi ( tanto i soldi erano dei risparmiatori e dei depositanti) perché era la Banca radicata nel Nord Est, quello vicino alla Lega ed al PDL, dunque andava “ comprata” a qualsiasi costo per utilizzarla  come  il MPS in Toscana ed altre Banche altrove. Ecco anche  il vero , recondito scopo celato dietro la fallita scalata alla BNL, era una mira a livello nazionale, con essa i post comunisti avrebbero in un certo senso chiuso il cerchio: dare soldi praticamente  a tutta Italia per comprarne il  consenso politico ed il voto. Si tratta di un quadro delinquenziale di elevato livello, che assomiglia moltissimo ai sistemi criminali  della mafia siciliana, della camorra napoletana, della sacra corona unita pugliese, di tutte le moderne forme di criminalità organizzata  ,che hanno tentato di usare alcune banche proprio per esercitare il loro  controllo , il loro   dominio sul territorio non più con la sola arma del pizzo, del ricatto, dell’intimidazione, ma con “il credito bancario”. Quanti reati penali, bancari, civili in questo disegno criminale? Infiniti. Ecco perché a questo Blog di eventuali tangenti, stecche, magheggi interessa fino ad un certo punto. Se la Magistratura li troverà saranno altri  reati aggiuntivi, roba da ruba galline, da ladruncoli. Craxi e Forlani, rispetto a costoro, rubavano barattoli di Nutella.

Ma inseriamo anche un po’ di buon umore in questa storiaccia italo comunistaccia. Perché poteva forse il MPS tralasciare quel serbatoio di voti e di clientela che è, per la sinistra italiana, il cinema ? Ma per carità! E allora, giù a far lavorare i compagniucci del cinema ! Eccolo, allora, , Giuseppe Mussari alla guida del Monte dei Paschi di Siena , che corteggiava il cinema radical-chic per realizzare gli spot della banca, e il cinema radical-chic faceva a gara per farsi corteggiare dall’uomo del Monte. E per farsi dire di si!  L’occasione era veramente di platino. Cito uno a caso:  per uno  spot del 2009 ci si è affidati al grande regista Marco Bellocchio, un vero compagno. E il MPS  ha pagato, tutto compreso, 10 milioni di euro. Che volete che siano 10 miserabili milioni di Euro per un minuto e 1 secondo di video, sul brano del mitico Rino Gaetano “ Ma il cielo è sempre più blu , diretto dal compagno Bellocchio! Tanto mica sono soldi del P.D., sono soldi dei correntisti!  Profetico il messaggio conclusivo: «Monte dei Paschi di Siena. Una storia italiana dal 1472». Infatti, una vera storia all’italiana e alla comunista. Sono 61 secondi in tutto. Più o meno 150 mila euro al secondo. Mica badavano a spese con i soldi degli altri ! Ricordo ancora che sempre nel 2009 un altro film d’autore Mps lo aveva affidato alla cinepresa di un altro “ compagno”, Giuseppe Tornatore. Poi non poteva certo mancare  anche il filosofo-cantautore ora assessore palermitano Franco Battiato con una collaborazione pagata non proprio come quella di un metalmeccanico ( per una volta, lasciatemi fare il populismo operaistico che per settanta anni è stata l’unica bandiera della sinistra comunista). Poi nel  2007 la Banca ha premiato anche un altro compagnuccio : si è rivolta al regista Paolo Virzì. Insomma, anche da questo punto di vista, tutto in famiglia: partito democratico e suoi  fedelissimi sudditi.

Non mi  fido della Procura di Siena, né di quella di Trani che ora interviene sulla questione MPS.  Questo disegno è talmente criminale da essere paragonato ad un vero e proprio attentato alle istituzioni democratiche , perché concretamente mirava , attraverso il voto di scambio, a fare dell’Italia un Paese schiavo della finanza nel quale non avrebbe avuto più valore il voto . Usare i depositi per finanziare il Partito, usare le Fondazioni bancarie come cavalli di Troia per metterle sotto il ferreo controllo del partito, usare poi i dividendi della Fondazioni come soldi per mantenere le clientele locali : lo hanno fatto da settanta anni in Toscana, lo hanno fatto da sempre in Emilia Romagna con le cooperative e con l’Unipol Banca , lo fanno da sempre con la Banca del Salento in Puglia, lo stavano per fare con Antonveneta nel Nord Est, lo volevano attuare in Lombardia, nella Brianza, con la Banca di Lodi, avrebbero voluto farlo su base nazionale con la BNL ( abbiamo una Banca?) , lo stanno facendo con quelle Banche i cui management sono “ organici” alla sinistra stessa ( Profumo, Passera, ecc). Insomma un Paese di sudditi mantenuti dalla loro finanza alimentata con i soldi dei depositanti. E’ questo il disegno criminale portato avanti dalla sinistra post comunista italiana da quando, al mutare dei tempi, intuì  di doversi alleare con la finanza bancaria per  conquistare e conservare il potere politico , lasciando l’ “ accudimento politico” “ della ormai imborghesita ( e super tutelata) “ classe operaia” alla Cgil, dalla quale, infatti, il PD. non ha mai voluto prendere le distanze . Infatti, ricordavo ieri, nel corso di questi ultimi anni si sono  verificati fatti conclusivi in tal senso. Come infatti dimenticare i pubblici  “ endorsement” del Prof. Vanni Bazoli, Presidente di Banca Intesa, al Governo di sinistra di Prodi nel 2006? Come dimenticare l’invadenza di “ Banca Unipol” – quella bolognese nata nel PCI -, di Consorte per cercare di creare sinergie finanziarie  con altre Banche ( cito come esempio non certo esaustivo la Banca di Lodi di Gianpiero Fiorani nel cuore della Brianza berlusconiana, ci metto anche la Banca del Salento dei Semeraro in Puglia,ecc  ) per cercare di avere un controllo di quei territori? Come dimenticare poi le roboanti dichiarazioni dei vari Profumo , dei vari Passera ecc durante le primarie della sinistra?  Ecco perché Napolitano scelse Monti, ecco perché : era un uomo delle Banche, nazionali e mondiali, un ascoltato consulente di quelle Banche d’affari ben note a tutti ( Goldman, ecc ) , il rappresentante finanziario dell’Italia, insieme ad Enrico Letta, nelle lobby bancarie che vorrebbero controllare il mondo ( Trilateral, Bildenberg). E Monti questo è stato, in Italia ed in Europa. Vogliamo dimenticare come la Bce abbia regalato migliaia di miliardi all’uno per cento alle Banche pretendendo che invece i cittadini fossero da Monti strozzati con tasse, benzina, iva, ecc?

================================

 OIBO’! ANCORA NOTIZIE NASCOSTE!

 Imola Oggi rende noto come il movimento “ I Greci Indipendenti” abbia  denunciato il FMI, l’UE e la Bce, cioè la Troika  alla Corte Penale Internazionale. Il 16 gennaio 2013 è stata presentata una denuncia alla Corte Penale Internazionale (ICC) contro Paul Thomsen del FMI, Mathias Morse dell’UE e Klaus Mazouch della BCE. Nella denuncia si accusano gli imputati di aver provocato in Grecia  3.500 suicidi, la perdita di oltre 1,5 milioni di posti di lavoro, la chiusura di migliaia di imprese ed esercizi commerciali, la distruzione del benessere delle famiglie e di aver gettato il paese in una grave recessione con le misure imposte alla Grecia.

Queste misure violerebbero l’articolo 2 dello statuto dell’ICC sulla protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, come pure la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, compresa la dichiarazione che “tutti hanno il diritto alla vita”, oltre che la Costituzione greca e la Convenzione Europea sui Diritti Umani. Similmente Yannis Panagopoulos, presidente della Confederazione Generale del Lavoro Greca (GSEE) ha annunciato che la sua organizzazione farà ricorso contro la Troika alla Corte Europea sui Diritti Umani.

Nella stessa settimana le associazioni mediche di Portogallo, Grecia, Spagna e Irlanda hanno pubblicato una “Lettera aperta ai leader politici e alle autorità sanitarie d’Europa” in cui si deprecano gli effetti disastrosi delle politiche di austerità della Troika sulla salute e le vite dei popoli delle loro nazioni.

La dichiarazione accusa l’UE, la BCE, l’FMI e i governi nazionali di aver mancato di prendere in considerazione gli effetti delle loro misure anti-sociali sui sistemi sanitari nazionali, e chiede una rapida inversione di rotta.

Mamma mia come s’arrabbierà Napolitano a sentire questi idioti antieuropeisti!

========================================

MA GUARDA TU! UN’ALTRA NOTIZIA NASCOSTA!

 C’è oggi anche un’altra notizia che merita attenzione, anche perché si tratta di un rilievo che questo Blog aveva già avanzato da tempo. Si tratta della “opaca” richiesta di archiviazione del procedimento penale , per abuso d’ufficio ed altri reati , contro il Governatore della Puglia Nichi Vendola. Il giudice che ha assolto Nichi Vendola, Dr. Susanna De Felice,  per la storiaccia del concorso da primario all'ospedale di Bari finisce ora sotto inchiesta.

Al gip Susanna De Felice è dedicato un fascicolo ad hoc aperto a Lecce, non si sa se d'ufficio o dopo la denuncia dei pm titolari dell'inchiesta su Vendola che avevano (invano) chiesto il rinvio a giudizio per il leader di Sel, e in subordine s'erano affrettati a denunciare che lo stesso gip si sarebbe dovuto astenere perché amico della sorella dell'indagato eccellente e sempre a loro dire – in rapporti pure con l'ex pm e senatore Pd Enrico Carofiglio, marito della pm barese Pirrelli,collega dunque della Gip De Felice. Un bel groviglio, con c’è che dire! L'indagine sulla gip è emersa per caso, con un appunto del procuratore Cataldo Motta scritto in calce all'avviso di chiusura indagini inviato ai due protagonisti della guerra alla procura di Bari: l'attuale capo Laudati e l'ex aggiunto Scelsi. E si rifà a una lettera, depositata a Lecce dalla pm Digeronimo, nella quale spiega che per ovvii motivi insieme al collega Bretone si asterrà dalle indagini su tre filoni di sanità (in uno dei quali è indagato ancora il governatore). Proprio questa lettera, scrive a mano il procuratore Motta, va allegata al fascicolo intestato «contro De Felice Susanna», il gip di Vendola, amica della sorella di Nichi.

Proprio in quest'inchiesta avviata dai pm di Lecce è stata interrogata come persona informata sui fatti anche Patrizia Vendola. Oggetto le accuse, nemmeno tanto velate, dei pm Digeronimo e Bretone che al procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, nero su bianco l'avevano messa così: «Già prima del processo eravamo a conoscenza che la dottoressa De Felice fosse amica della sorella di Vendola. Le lega un'amicizia diretta e amici comuni come il senatore del P.D. Gianrico Carofiglio e la moglie di costui , dottoressa Pirrelli, sostituto di questo ufficio, entrambi amici stretti di Patrizia Vendola» come peraltro confermato da Carofiglio in un'intervista a Repubblica il 3 aprile 2009. Nel carteggio a Laudati i pm baresi spiegano di non aver ricusato formalmente il gip per il troppo rispetto che nutrivano nei suoi confronti. Senonché, dopo le uscite di Vendola che annunciava urbi et orbi che si sarebbe dimesso in caso di condannaQuesto comportamento ha costituito a nostro giudizio un'indebita pressione su un giudice che in caso di condanna avrebbe determinato l'uscita dalla scena politica del fratello della sua amica») molti colleghi di Bretone e Digeronimo, alla luce dell'assoluzione, «ci hanno chiesto come fosse stato possibile che a giudicare il governatore fosse stata un'amica della sorella di Vendola».

Il gip, in una contro-nota all'aggiunto Divella, a fronte di voce che le arrivavano all'orecchio a proposito di un'amicizia con Patrizia Vendola specificava di non essere amica della sorella di Nichi ma di averla conosciuta proprio a casa della sua accusatrice, la Digeronimo. E quest'ultima ha sentito il bisogno di precisare al procuratore di Lecce che dal 2009 non intrattiene più alcun rapporto con la sorella di Nichi e con i coniugi Carofiglio «all'epoca miei amici», e che soprattutto «non ho mai avuto rapporti di frequentazione diretta con la collega Susanna De Felice».

Assisto al caso con tanta curiosa attenzione.

=================================

DA INGROIA E BOCCASSINI UNO SPETTACOLO DA TRIVIO

Definire squallido lo spettacolo indecoroso che i “magistrati politicanti”- tutti rigorosamente ancora a libro paga dello Stato, come Ingroia, come Boccassini -  stanno offrendo davanti al mondo come una “puttanata” mi pare proprio riduttivo. Si tirano in faccia i morti, usano i loro cadaveri come i bulli di periferia usano le mani , danno uno spettacolo che anche in un trivio di avvinazzati sarebbe definito barbaro ed incivile.  Forse Ingroia conserva le registrazioni ambientali , le intercettazioni, le captazioni medianiche del povero Giudice Falcone . Che squallore, Ingroia, che povertà intellettuale Boccassini! Questi squallidi avventori di quel trivio dimenticano pure quanto fece il loro caro CSM contro il Giudice Falcone, per delegittimarlo e, come Santoro e Leoluca Orlando,  si premurarono di apparecchiargli quella morte , invitando la mafia ad eliminarlo in quanto – a detta loro  – Falcone aveva nel cassetto i nomi dei mafiosi ma li teneva nascosti per ricattarli. Ditemi voi in quale altro Paese civile e democratico – Afganistan e Siria ovviamente esclusi -  si assiste ad una Magistratura, che per costituzione deve solo applicare le leggi , che piazza il proprio culo sugli scranni della politica, che quelle leggi dovrebbe fare. In quale paese del mondo civile , ditemi voi, è possibile assistere ad una Magistratura che, come un tiranno ed un satrapo, siede nel Parlamento  così intimidendolo e condizionandolo, godendo essa di una totale impunità laddove invece gli altri deputati non godono più neanche delle guarentigie costituzionali; In quale Paese al mondo civile e democratico si assiste ad un simile pubblico stupro della Costituzione perpetrato dalla Magistratura che, pretendendo di essere contemporaneamente anche Deputato, sputa sopra la Costituzione che invece prevede essere la Magistratura e la politica, due diversi poteri ed ordini dello Stato democratico tra di loro assolutamente indipendenti ed autonomi. Sfido chiunque a trovare in tutto il Mondo terracqueo un Paese , sempre escludendo Afganistan, Siria ed affini , dove addirittura la Magistratura, un ordine dello Stato, si è fatta un suo partito politico. Ma che razza di difensore della Costituzione abbiamo al Colle?

Marco Travaglio prende la penna e difende l'amico Antonio Ingroia. Travaglio diventa difensore d'ufficio della toga. Sul banco degli imputati del Fatto Quotidiano c'è un'altra toga, Ilda Boccassini. Dopo le polemiche per le parole di Ingroia su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, "er Manetta" pretende le scuse della "rossa". Insomma Ingroia non ha detto nulla di male e la Boccassini, per Travaglio ha sbagliato tutto. Con un editoriale di fuoco, Travaglio azzarda paragoni impossibili. "Falcone si avvicinò alla politica e di parecchio andando a lavorare al ministero di Grazia e Giustizia retto da Martelli, nel governo Andreotti, fu bersagliato da feroci attacchi, anche da parte dei colleghi, molto simili a quelli che hanno investito l'Ingroia politico. La Boccassini dovrebbe scusarsi con lui per gli insulti, oltre a interferire con la campagna elettorale, si fondano su un dato falso", scrive il professor Travaglio. Gli sganassoni  che Travaglio rimediò in faccia da Berlusconi hanno lasciato il segno: Marco soffre di un principio di labilità di ricordi. Infatti finge di dimenticare un paio di cosucce. La prima: il Giudice Giovanni  Falcone non ha mai fondato un movimento politico, e non si è mai candidato premier.  Prendere, incartare e portare a casa!

La seconda: Falcone accettò di  lavorare nel 1992 per il ministero, ma rivestiva una carica espressamente prevista per magistrati. L'incarico di Falcone negli anni diventerà quello di Procuratore Nazionale Antimafia. Lo stesso Falcone, in una puntata del Maurizio Costanzo Show, si difese dagli attacchi dei "colleghi", spiegando esattamente cosa stesse facendo a Roma. Pja, pesa, incarta e porta a casa!

Povero Travaglio, non sa più quel che dice!  Il nome di Giovanni Falcone non è mai comparso su una lista elettorale, forse Travaglio lo ignora? Se lo ignora peggio per lui, si informi prima di scrivere o di parlare. La verità è però sempre la solita: stare a servizio dei Magistrati, che ti passano le veline coperte dal segreto istruttorio e che non ti indagano sarà pure comodo e redditizio, ma  è come prostituirsi. Perciò il compito di Travaglio è come quello di un “ body guard”: deve difendere “ il padrone”. Come diceva Dante? Ahi quanto sa di sale lo pane altrui!

 =====================================

DEDICATO AL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO

Signor Presidente della Repubblica, visto che Lei ricorda sempre e solo le nefandezze compiute dai fascisti e dai nazisti, questo blog si è assunto molto volentieri il compito di ricordare, a quei pochi  uomini liberi che usano il proprio cervello e che non sono sottomessi alla sua ortodossia dominante , alcuni episodi delle nefandezze compiute dai partigiano comunisti dopo la fine della seconda guerra mondiale , eccidi che NON SONO RIPORTATI NEI LIBRI DI STORIA D’ITALIA. Episodi dei  quali Lei non parla mai.  Lei che parla di negazionismo, dovrebbe vergognarsi. Perché il primo negazionista della verità è proprio Lei, Signor Presidente Napolitano.

 ECCIDIO DI SCHIO

E’ il massacro compiuto nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1945 (due mesi dopo la fine della guerra) a Schio (Vicenza) da un gruppo formato da ex partigiani della Divisione garibaldina "Ateo Garemi" ed agenti della Polizia ausiliaria partigiana (istituita alla fine della guerra e composta da ex partigiani

Un reparto di partigiani della brigata garibaldina, comandati da “Romero” e “Teppa” (pseudonimi), irruppe nella notte del 6 Luglio  del  1945 nel carcere mandamentale della città; non disponevano di elenchi di fascisti, quindi li cercarono, e, non avendoli trovati, le vittime furono scelte tra i 99 detenuti del carcere. Tra questi, solo 8 erano stati indicati al momento dell’arresto come detenuti comuni, mentre 91 erano stati incarcerati come “politici” di possibile parte fascista, sebbene non tutti fossero ugualmente compromessi con il fascismo e in molti casi forse fossero stati arrestati per errore. Erano in corso gli accertamenti delle posizioni individuali. Per alcuni era già stata accertata l’estraneità alle accuse ed era già stata decisa la scarcerazione, non avvenuta per lentezze burocratiche. Gli 8 detenuti comuni vennero subito esclusi dalla lista, insieme a 2 detenute politiche non riconosciute come tali. Al processo del 1952 si accertò che solo 27 su 91 avevano una connotazione fascista. Dopo una approssimativa cernita, che suscitò contrasti tra gli stessi fucilatori, alcuni proposero che fossero risparmiate almeno le donne, che in genere non erano state arrestate per responsabilità personale ma solo fermate per legami personali con fascisti o per indurle a testimoniare nell’inchiesta in corso. “Teppa” si oppose dicendo “Gli ordini sono ordini e vanno eseguiti“, non disse da chi provenivano gli ordini, e non fu mai accertato, nonostante un processo apposito nel 1956. Dopo un’ora di incertezza, mentre alcuni partigiani non convinti si allontanarono, vennero uccise a colpi di mitraglia 54 persone, tra cui 14 donne (la più giovane di 16 anni), e ne vennero ferite numerose altre. Alcuni, coperti dai corpi dei caduti, si salvarono indenni. I soccorritori quando giunsero trovarono il sangue che colava sulla scala, sul cortile e arrivava fino sulla strada.

L'Unità , organo ufficiale del PCI nel quale militava Giorgio Napolitano, cercò in un primo momento di prendere le distanze da questo eccidio definendo i responsabili dei "provocatori trotzkisti". Ma la manovra diversiva durò poco, perché era evidente come i  partigiani che avevano condotto l'eccidio al carcere di Schio fossero legati al Partito Comunista e alle ex-Brigate Garibaldi. Così tre  di loro, sfuggiti alle indagini, si recarono a Roma al Ministero di Grazia e Giustizia per conferire con Palmiro Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia, dal quale dipendeva il carcere di Schio, che inoltre era nello stesso tempo segretario del Partito Comunista Italiano. Li ricevette in via Arenula, allora sede del Ministero, il segretario del Ministro, Massimo Caprara. Il Ministro della Giustizia incaricò la Direzione del partito di provvedere e su richiesta della direzione del partito i tre partigiani, coautori dell'Eccidio, vennero aiutati dal  PCI a rifugiarsi a Praga. Durante una visita a Praga di Palmiro Togliatti e di  Massimo Caprara, i tre assassini ebbero un incontro nel quale ringraziarono Togliatti ed il PCI per averli aiutati. Di questo episodio Caprara, che materialmente accolse e trattò con gli omicidi per conto del Ministro Togliatti, fece una dettagliata descrizione in un suo famoso libro.

Nel 1946 il Ministro Palmiro Togliatti fece approvare una amnistia a favore dei crimini di guerra, di cui beneficiarono migliaia di fascisti e collaborazionisti ma anche gli autori degli eccidi e di moltissimi altri simili eccidi .

=======================================

Roma, giovedì 31 gennaio 2013

Gaetano Immè

 

Nessun commento:

Posta un commento