Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 9 gennaio 2013


   
NUMERO SPECIALE DEDICATO AL POSSIBILE SCENARIO POLITICO DI UN ACCORDO FRA BERSANI E MONTI

VALORI E VISIONI POLITICHE STORICHE DEI PARTITI POLITICI CHE IL VATICANO SPINGE AL GOVERNO DEL PAESE.

 

L’endorsement del Vaticano, avvenuto sia tramite la  stampa ufficiale che tramite la Conferenza Episcopale e poi tramite le parole del  Cardinale Bagnasco, nei confronti del Prof. Monti come auspicabile Premier del futuro Governo italiano, rappresenta un evento politico molto particolare, molto significativo e, storicamente, molto inquietante. Non si tratta solo di discutere, per l’ennesima volta, di indebite ingerenze del Vaticano nella politica della Repubblica Italiana, come imporrebbe il Concordato, né  di menarla sulla libertà di pensiero e di opinioni, che è sacra comunque e tale resta anche se c’è sempre poi chi  ne abusa in maniera vergognosa ancorché riparato dietro una tonaca.  Questo evento politico accade in un periodo storico particolare, nel quale la delegittimazione dei Partiti Politici è fortissima e dove dunque il consenso popolare necessario per la realizzazione  del Governo auspicato dal Vaticano , a guida del Prof. Mario Monti, deve necessariamente, a seguito dei pubblici rifiuti da parte del Prof. Monti di unirsi al centrodestra ,potrebbe  essere sostanzialmente  il frutto di un accordo fra la coalizione del “ Centro”, che appunto  indica il Prof. Monti come suo candidato Premier, al quale le intenzioni di voto assegnano un 12% / 15% ed il Partito Democratico, a sua volta accreditato di un 35% / 38% .  Vediamone, in trasparenza, le singole tendenze politiche.

COMPONENTE   U D C

La base di questo  gruppo di Centro è, per quantità di consensi in portafoglio e per anzianità parlamentare, senz’altro  l’Udc di Casini, vale a dire l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro , UDC,  , accreditata di un 5%/6% partito fondato nel 2002 che si richiama ai valori della vecchia Democrazia Cristiana, corrente forlaniana e dunque al così detto cristianesimo democratico di sinistra che ebbe , appunto, in Arnaldo Forlani il suo massimo esponente,del quale l’On. Casini fu all’inizio portaborse, poi prescelto discepolo,poi segretario e poi, dopo la bufera giudiziaria di Tangentopoli, erede politico unico. Le passate esperienze politiche di questo partito , a volere anche prescindere dalle esplicite affermazioni del suo leader, hanno ormai definitivamente certificato come l’UDC  cerchi di ricostituire, con l’appoggio ed il consenso evidente del clero, quella funzione di centralità politica che era stato il ruolo essenziale della Democrazia Cristiana nel suo complesso unitario dal 1946 in poi. Un partito confessionale, popolare, di massa, per molti aspetti speculare al PCI, con il quale fingeva di guerreggiare aspramente. In realtà la DC aveva sottoscritto con il PCI degli anni quaranta e cinquanta due accordi precisi.

Il primo accordo fu il famoso“ patto ad escludendum”, che escludeva, per comune accordo fra i due partiti, dal Governo del Paese il PCI. Difatti la storia insegna come, dalle elezioni politiche del 1948 fino al successo dell’Ulivo in quelle  del 1996, tutti i Governi italiani non hanno  mai avuto una componente comunista, sia come Ministri che come maggioranza parlamentare, ma sempre quella basilare democristiana, con l’appoggio poi degli altri quattro partiti (PLI,PRI,PSI,PSDI,ecc) per la formazione dello schieramento classico del pentapartito. Si trattava di una convenzione della  massima convenienza sia per la DC che il PCI. Per la DC significava tranquillizzare  gli USA, i quali finanziavano generosamente il nostro Paese e lo proteggevano militarmente ( a quei tempi la guerra fredda fra i due blocchi americano e sovietico era il tema di politica mondiale dominante) ma a condizione  che fosse governato da partiti politici organici all’alleanza atlantica che non ostacolasse le sue basi militari nel Paese. Significava inoltre che la DC poteva spendere questi benefit  come una propria conquista politica per ottenere , ad ogni elezione, il necessario consenso. Specularmente consentiva al PCI non solo di mantenere le proprie posizioni politiche , minacciosamente rivoluzionarie,  contro quell’ordine istituzionale, ma anche di  dimostrare all’Unione Sovietica di svolgere diligentemente il proprio compito di propaganda per il comunismo in Italia, ricevendone così  una doppia utilità: da un lato, dai Governi italiani, un sempre maggiore potere in alcuni settori pubblici ( si pensi all’Istruzione media ed Universitaria, allo Spettacolo, alla Giustizia, settori nei quali il PCI sistemava intere generazioni di militanti e figli di militanti )i cui risultati sono ormai davanti agli occhi del mondo; dall’altro  incassando  enormi finanziamenti illegali da parte dell’URSS che hanno reso il PCI il partito politico più ricco e potente del Paese. A comprova poi della consensualità di quell’ accordo “ ad escludendum” basta ricordare come fu proprio la stessa Democrazia Cristiana che, davanti alla ormai prossima implosione del mondo del comunismo sovietico e dinanzi ai timori della nomenclatura comunista italiana,non esitò un attimo a salvare entrambi da una possibile incriminazione per gli evidenti connessi reati penali ( finanziamenti non solo illegali ma anche provenienti per giunta anche da un paese nemico )  emanando una delle tantissime Leggi “ ad personam” di quel tempo  ( ma delle quali nessuno ipocritamente parla ) quale, per l’appunto,  fu l’amnistia per quei reati ( e per altri) emanata nell’anno 1988.

Il secondo accordo , ancora più importante del primo da un punto di vista politico  fu il così detto “ consociativismo”, un accordo fra la DC ed il PCI per il quale rinvio ai capitoli successivi.

COMPONENTE   F L I

Accanto all’UDC , troviamo Futuro e Libertà per l'Italia, detto comunemente Futuro e Libertà e abbreviato FLI, è un partito politico nato ufficialmente il 13 febbraio 2011,oggi accreditato di un consenso non superiore ad un 1,5%,  nato da una minidiaspora,  da una scissione interna del Popolo delle Libertà, avvenuta il 30 luglio del 2010, composto prevalentemente  da maturi esponenti del primitivo MSI di Giorgio Almirante, poi divenuto,ma solo nel 1995 ( e cioè dopo lo “sdoganamento” che ne fece Forza Italia nel 1993 quando sostenne la candidatura di Fini a Sindaco di Roma contro Rutelli )Alleanza Nazionale ( Fini, Bocchino, Granata, Briguglio, ecc), il cui carattere politico è fotografato  dal famoso “ Dio, Patria e famiglia “ nonché dalla sua adesione, negli anni ottanta / novanta, a quel movimento palermitano di “ Orlando e Padre Pintacuda “ il cui emblema etico / giustizialista era tutto nel suo famoso motto “ il sospetto  è l’anticamera del reato”. Infatti non va dimenticato che Alleanza Nazionale non ha mai rinnegato il suo carattere “giacobino e giustizialista”, ereditato dal M.S.I. di Michelini e di Almirante, tradizionalmente ed intellettualmente prodotto dall’esasperato  nazionalismo e dall’ esasperata ed esasperante autarchia isolazionista, che furono le travi portanti del progetto politico del Fascismo. Infatti proprio negli anni del suo progressivo “ sdoganamento” ovvero transizione  da partito reietto e fuori dall’ “ arco costituzionale “ a partito legittimato alla partecipazione alla vita democratica del Paese, Alleanza Nazionale non esitò a partecipare, insieme alle falangi del  P.C.I. di Occhetto, alla caccia all’uomo contro Bettino Craxi, con lancio di monetine e con invocazioni di forca immediata. La storia, non le opinioni, racconta come in quella sera del 1992 “ ex camerati” ed “ ex comunisti” , fino a ieri i Capuleti ed i Montecchi, i Rossi ed i Neri, coloro che non hanno mai dismesso le armi di una guerra civile che ha insanguinato l’Italia dagli anni ’40 fino ancora ad oggi, camminassero uniti, senza alcuno scontro fra di loro , anzi dimostrando una non casuale “ identità di intenti” : quella di processare, in una nuova edizione di Piazzale Loreto, gli odiati PSI e Bettino Craxi.  Il carattere fondamentalista, religioso, nazionalista, di questo recentissimo partito politico non solo non viene alterato o ammorbidito dalla presenza di qualche sparuto elemento proveniente da una passata esperienza radicale ( come l’On. Benedetto Della Vedova) ma d’improvviso sembra  essere stato del tutto ripudiato ( nei fatti politici, ma  non con specifiche ammissioni di colpa ) ma senza una spiegazione di logica politica. Un partito senza una propria storia è un partito senza valori.

COMPONENTE MONTIANA

Partecipa infine al Centro anche qualche movimento ( quello di Montezemolo, per citarne uno) che supporta il Prof. Monti ed il suo seguito, un seguito composto anche da movimenti caritatevoli ( è noto che il suo Ministro On. Andrea Riccardi è il Presidente della Comunità di Sant’Egidio per capirci ), non ancora costituitosi in vero partito politico, ma che viene oggi accreditato di un consenso, per un suo nuovo governo politico e non più tecnico, di un 5% / 6% e che ha nel proprio animo politico , come dote precipua, la religiosità tipica della corrente di sinistra della vecchia Democrazia Cristiana. Mancando dunque un partito politico di riferimento, cosa mai rappresenta oggi, nella politica italiana ed europea, questo movimento “ pro Monti”? Poiché il Professore  non brilla di luce politica propria ( mai stato in politica, ma solo un gran commis di Stato), non si può prescindere , nell’estendere questo giudizio, dal  suo recente passato istituzionale. Per cui non credo possano esserci dubbi nell’affermare che Monti rappresenti ed incarni, oggi, l’idea di una sorta di nuova forma di democrazia “senza la politica” , tenuta affettuosamente al riparo dal turbinìo dell’opinione pubblica, una forma di “democrazia depoliticizzata” ma  affidata alle cure di un “ élite” di tecnici rigorosamente selezionati ( resta poi da esaminare da chi siano selezionati e , sopra tutto, come). Indubbiamente, cogitando sulle scelte politiche e sui riferimenti culturali ed intellettuali  del Prof. Monti da quando ha deciso di salire in politica,non riesco a trovare alcun elemento politico nella sua scelta di non slanciarsi al galoppo nell’area del consenso del centrodestra , dove esisteva una prateria lasciata incustodita dalle orde del berlusconismo ferito e calante. C’è invece silenzio, dietro  il “ non scontro”  fra il movimento del Professore ed il Partito Democratico di Bersani . Se osserviamo con lenti di ingrandimento la storia dell’Italia unitaria, non si può non riconoscere  che, fra i molteplici elementi sociali e politici  che hanno caratterizzato questi centocinquanta anni di storia unitaria, un posto di spicco lo meriti la ormai secolare incapacità del Paese a costruire una diga certa che separi la verità dalle menzogne, come il grano dal loglio . Non siamo  mai riusciti ad arrivare ad una culturizzazione sociale e politica che consentisse la perfetta separazione fra quello che è “ oggettivo” e ” condiviso “ da tutti, da quello che invece  è “ interpretazione soggettiva “, oggetto di  discussione personale e politica.  Così ,di un fatto, noi ne elaboriamo e ne dispensiamo infinite versioni , versioni che poi fondiamo e confondiamo fra di loro   e così le varie versioni confondo le idee, vengono strumentalizzate dalle varie ideologie , vengono sfruttate dai giornali , dalle televisioni, arrecano disordine culturale , sociale e politico, generano clamorose ingiustizie giudiziarie e, tirato alla lunga per un secolo e mezzo, hanno ingenerato nell’italiano  un disperato bisogno di verità,ma di verità certificata, unica, sola, certa, indiscutibile e , vivaddio,  condivisa. Per questa storica necessità di verità, che opprime , confonde e divide  il Paese, in una parte degli italiani è nata  la fiducia in una élite virtuosa e sobria ( termine odioso, ma quanto mai indicativo di una certa forma di ipocrisia pilatesca, oggi molto attuale ), rappresentata nell’immaginario di queste persone, proprio dal Professor Monti, ritenuta una sorta di ultima speranza per una chiarificazione storica definitiva e certa.

Ma non esiste nessun nuovo Diogene, né tanto meno posso considerare positivamente  il fatto   che   il    Professore    avrebbe,         volontariamente o involontariamente, come compito assegnatogli dal destino,   quello                  di depoliticizzare la democrazia per   ridurla poi,  presumibilmente,  ad       un burattino i cui fili di comando siano nelle mani dell’élite tecnica degli “ ottimati” di cui sopra. Troppi e troppo numerosi sono gli esempi che dimostrano, in tutti i centocinquanta anni di storia unitaria, quanti guai e che razza di guai abbiano generato tutti i tentativi di fissare artificialmente, da parte di qualcuno,  una verità nella quale, poi, il Paese ha finito ovviamente nel non credere. E troppo facilmente , come ammonisce la storia di questo paese ed anche di moltissimi altri paesi , le élite tecniche si sono poi trasformate in aristocrazie dominanti  per poi diventare dittature, oligarchie, tirannie. Così è stato nella Russia del ’19, passata da Trotskij e Lenin a Stalin ed alla nomenclatura tirannica sovietica. Così è stato in Francia dove una rivoluzione popolare ha prodotto tentativi di restaurazioni imperiali e tiranniche. Così è accaduto anche nella Germania, nella quale la confusione sociale e politica della Repubblica di Weimar ha fatto da “ chaperon” addirittura ad Hitler. E così è stato disgraziatamente anche  in Italia, dove s’affermò il fascismo proprio per porre fine al disordine culturale e sociale, figli delle follie  ideologiche dell’ottocento. Il Professor Monti rappresenta ed incarna un autentico paradosso, dal quale è d’uopo fuggire via: una sorta di  democrazia depoliticizzata”. Gli esempi sopra riportati e ricordati come la storia stessa del Governo tecnico del Prof. Monti dal Novembre ’11 fino ad oggi (durante il  quale abbiamo assistito: ad una “sospensione dell’iter democratico costituzionale” con l’imposizione del Governo “ del Presidente Napolitano”; ad una inaudita “delegittimazione del sistema costituzionale parlamentare” essendo stato consentito al Governo tecnico di ricorrere al voto di fiducia parlamentare  in misura ridicola rispetto a quanto prescrive la Costituzione ed anche considerato che lo stesso Governo vantava una “maggioranza bulgara”; questi esempi, si diceva,  dimostrano,   come questa forma atipica di democrazia senza il potere politico  diventi  élitarismo, diventi aristocrazia e poi  oligarchia ,in  un batter di ciglio. E che il Professore rappresenti, suo malgrado e, ritengo, anche  inconsapevolmente, un paradosso sociale lo dimostra ampiamente il fatto che la sua “ salita politica” sta cancellando ogni progresso democratico fatto dall’Italia con la scelta di fondare  la Seconda Repubblica sul bipolarismo, sulla democrazia dell’alternanza, come avviene in tutti i più evoluti stati democratici occidentali, per riportarci indietro ai tempi della Prima Repubblica, al sistema parlamentare  proporzionalista. Ma non sono per caso “bipolari” i sistemi istituzionali  politici della Germania, della Francia, della Spagna , della Gran Bretagna che ammiriamo ed invidiamo, spesso anche oltre misura  ? Certo, forme di democrazia avanzata in Italia non abbiamo avuto il piacere di vederne molte , visto che la storia ci ha messo fra i piedi una storia politica da incubo, cominciando con la Roma papalina, poi con i comunisti ,poi con i  fascisti , tutti eventi storici che ci hanno reso la vita molto più che agra.  Ma dobbiamo arrenderci proprio adesso, alle soglie del terzo millennio , al progresso sociale e politico del nostro Paese solo per queste ragioni negative e pure  senza combattere ? Dobbiamo forse rinunciare al bipolarismo  che ci renderebbe “democraticamente maggiorenni ed autonomi” solo perché da noi, dal 1994 ad oggi, abbiamo vissuto un bipolarismo cencioso, straccione, da osteria di avvinazzati?E per quale motivo dobbiamo, come si dice, buttare il bambino con l’acqua sporca?  E per quale motivo dovremmo rinunciare al progresso sociale e democratico per ritornare al passato ormai remoto come proporrebbe il Professor Monti?

STORIA DEL P.D.

Alla luce , dunque, di  queste precedenti constatazioni, quell’  “ endorsement politico” vaticano ci appare come l’atto conclusivo di un lungo  percorso storico - politico, iniziato tantissimo tempo fa, che , temo, condurrà il nostro Paese ad essere  dominato ( economicamente, mediaticamente, politicamente e socialmente) dal “consociativismo”, cui alludevo prima, da quel tacito accordo fra la vecchia Democrazia Cristiana di sinistra ed il vecchio PCI,  che ha caratterizzato la politica, l’economia, la cultura dell’Italia per quasi tutta la durata della Prima Repubblica. Posto, infatti, che il Partito Democratico  è attualmente  accreditato di  consensi intorno al 35%, l’avallo vaticano spinge verso un ovvio accordo politico del Centro del  Prof. Monti con il Partito Democratico, accordo che potrà essere  concretizzato dopo il risultato elettorale, le domande sono: con quali culture politiche , con quali storie , con quali credenziali , con quale “palmares” si presentano queste forze che presumibilmente governeranno il Paese dal 2013?  Mentre, seppure in sintesi, l’esegesi del “ Centro “ è stata già esaminata, resta da esplorare la storia del  Partito Democratico.

La storia ufficiale indica, come data della sua costituzione, quella del 14 Ottobre 2007; anche la storia unitaria dell’Italia ha un riferimento, diciamo, pressoché univoco, nell’anno 1861 . Ma l’anno  1861 non rappresenta una “ data certa” per l’Italia unificata, ma una pura scelta “oleografica e formale”, sia  perché ben oltre quella data si dovette attendere per l’annessione di svariate regioni e potentati ( si pensi al Veneto, alla Repubblica Romana, ecc), sia e sopra tutto perché ben prima di quella data aveva avuto inizio l’espandersi, il propagarsi, l’infervorarsi di quel pensiero unitario e risorgimentale che è stato sfruttato,  come alibi glorificante, con il consapevole o inconsapevole concorso dei nostri eroi risorgimentali ed unitari, dalle mire espansionistiche e colonialistiche delle forze sabaude, per legittimare l’annessione del Regno delle due Sicilie, definendo olograficamente come “ atti di spontanea ed entusiastica  annessione” tutti quegli atti puramente bellici e di stampo coloniale che furono invece di “ pura repressione e conquista coloniale”. Così come dunque il 1861 non rappresenta affatto il cristallizzarsi del movimento che ha condotto all’Unità dell’Italia, così anche il 14 Ottobre del 2007 non rappresenta altro, per il Partito Democratico, che equivalente del 1861 per l’Italia, una data formale e simbolica, perché occorre esaminare tutti quei fatti sociali e politici della storia del nostro Paese che hanno poi condotto alla  nascita del Partito Democratico.

Da un punto di vista strettamente di “ esegesi storico intellettuale” , la sua origine  risale  ad un giorno preciso, al 16 Marzo del 1978, esattamente il  giorno in cui le Brigate Rosse uccisero Aldo Moro.  Si potrebbe anche anticipare la sua origine ,  risalendo al 1959, al Concilio Vaticano II indetto da Papa Giovanni XXIII e poi concluso nel 1965 da Papa  Palo VI , tutti eventi che hanno portato la Chiesa ad aprire se non proprio all’uragano della modernità ( il sessantotto era vicino e già in Francia e sopra tutto negli States si manifestavano i prodromi di quella rivoluzione sociale) , quanto meno al venticello dell’ideologia egemone e dominante  di quel tempo e cioè all’ideologia marxista. Così, per non rimanere ancorata alle chiusure di Papa Pacelli , per la necessità di andare al passo con i tempi, per non rimanere ferma nel tradizionalismo del passato, nell’ondata culturale che imponeva l’ineluttabilità dell’ormai imminente supremazia dell’Unione Sovietica sulle società dei  Paesi occidentali e liberali , per cercare la propria sopravvivenza, la Chiesa, fino ad allora egemone nel tessuto sociale dell’Italia grazie alla Democrazia Cristiana , con estremo pragmatismo , emulsionò ( emulsionare significa mischiare due liquidi senza che essi si mescolino definitivamente, come accade mescolando acqua ed olio)  cattolicesimo e marxismo,  puntando decisamente a trovare un “ modus vivendi”, un accordo, con il blocco comunista dell’Est. Una marcia lunghissima, perché simili fenomeni sociali non possono verificarsi e radicarsi se non attraverso un lasso di tempo congruo. Come accade alle piante, anche l’attuale Partito Democratico nasce culturalmente  proprio dall’incontro, dall’innesto, dal connubio tra gli eredi della Democrazia Cristiana di sinistra e dossettiana ( Dossetti e Don Milani, non a caso due sacerdoti) e i discendenti di quella che fu “l’avanguardia della classe operaia”, cioè del PCI. La data del 16 Marzo del 1968 è assunta come simbolo, come anche l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, ma se c’è un momento, una data, un evento che hanno costretto, per la sua gravità e la sua drammaticità ,sia  la DC  che il PCI ad abbandonare i rispettivi teoremi ideologici  per passare sul terreno concreto ed immediato della realtà giornaliera e concreta,bene, questo momento è solo quello dell’esecuzione di Aldo Moro. Costretti a far fronte comune contro il dilagante terrorismo rosso, consapevoli di non poter ricorrere ad una unione temporanea e contingente , peraltro da svariati decenni cointeressati in egual misura alla gestione politica  del Paese, trovarono naturale , per assonanza, emulsionare  i loro “progetti politici ed umani”, i loro “ DNA” e da quell’innesto nacque , ancora germoglio, quello che viene comunemente chiamato “ cattocomunismo”. Che è l’essenza unica, intima, fondamentale del Partito Democratico di oggi. Quel corpo di Aldo Moro crivellato dai colpi di mitra delle Brigate Rosse, quel cadavere disumanamente affastellato, nella sua disarticolazione senz’anima,  in quel porta bagagli di quell’auto in sosta a Roma, in Via Caetani ( guarda caso, proprio a cento metri dalla storica sede di PCI di Via Botteghe Oscure), quel corpo di quell’uomo che nessuno volle salvare, bene, proprio quell’esecuzione segna la nascita vera, profonda ed unica del cattocomunismo e quindi  del Partito Democratico di oggi. A memoria d’uomo non si ricorda, nella storia dell’Italia unitaria, nessun  altro caso nel quale” gelide ragioni di potere”( come sono stati, in quell’occasione,  i ragionamenti della DC e del PCI ) abbiano prevalso su elementari sentimenti umanitari,  come avvenne nel caso dell’esecuzione di Aldo Moro. So che su questo argomento sono stati scritti tanti libri, ma è bello studiare la storia del mio paese e formarsi la propria cultura, le proprie decisioni senza che intervengano “maitre a penser” ideologizzati e prezzolati per indicarcela e suggerircela . Non fu, quella di lasciare ammazzare Aldo Moro da quegli assassini rossi , una decisione presa da uno solo di quei due partiti, ma deve essere stata assunta di comune accordo fra la DC ed il PCI. Infatti il PCI , che per tanto tempo aveva sottovalutato quel terrorismo arrivando (vedi  Bocca. Scalfari, ecc) persino ad irriderlo , additandolo, con disprezzo di tutti quei morti,  come “ sedicente brigatismo rosso” ( per far intendere che fosse invece “ brigatismo nero”) decise cinicamente di opporsi ad ogni trattativa con le Brigate Rosse e di lasciare dunque l’uomo politico che più si era prodigato per agevolare e facilitare l’unione fra i cattolici dossettiani ed i comunisti al suo destino, per dimostrare al mondo intero ed all’Italia che il suo cammino, da un regime dittatoriale comunista verso  una società democratica, era completato e che proprio il suo inflessibile  impegno “contro quel terrorismo comunista e quindi di famiglia” lo legittimasse ancora di più ed in maniera definitiva come una forza affidabile di governo in un Paese, come l’Italia, che voleva restare una democrazia libera. Insomma il cadavere di Aldo Moro ha fatto molto comodo sia alla DC , per salvare il sistema consociativo e se stessa,sia al PCI,  per essere definitivamente ammesso nel sistema stesso, senza più infingimenti né grida spagnolesche,per diventarne parte integrante.

E’ dunque da quel luttuoso evento che nasce il cattolicesimo comunista – cattocomunismo – che è il “brodo di coltura” dal quale deriva l’attuale Partito Democratico. Che ne conserva tutti i tratti distintivi, nessuno escluso. Ecco perché , innanzi tutto, il P.D. non ha mai coinvolto anche tutte le altre forze della sinistra politica italiana. Cito Rifondazione, cito il Pdci. Per il semplice fatto che questi ultimi hanno preferito rimanere coerenti con la loro ortodossia comunista ( Bertinotti, Salvi, Mussi, Ferrero, Rizzo, Diliberto, Turigliatto, Bianchi, etc) anche se questa coerenza li costringe ad un ruolo politico marginale e d’opposizione, mai dunque di potere. Per questi motivi storici il P.D. è nato cercando di unire due anime politiche difficilmente conciliabili fra di loro quanto a principi e valori, ma in concreto disponibili a sacrificare la loro specifica identità pur di acquisire il potere ( consociativismo) . Così questa “ fusione”, che avrebbe dovuto dare vita ad un nuovo partito, al P.D., ha riguardato solo i D.S. ( eredi diretti del PCI) e la Margherita ( erede diretta della DC di sinistra). E conserva tutti i tratti distintivi che erano caratteristici sia della DC che del PCI. In primo luogo il fatto che questa “ fusione” non ha mai unificato gli animi dei simpatizzanti, dei militanti, degli elettori ( lungo,travagliato e lungo  è stato il dibattito interno ai due partiti  per essere qui riassunto) coinvolgendo, la fusione, solo le rispettive nomenclature. Infatti non dobbiamo mai dimenticare come ,proprio durante i lunghissimi mesi del rapimento di Aldo Moro, i rispettivi gruppi dirigenti abbiano avuto modo di vivere quell’esperienza tragica che ha comunque permesso ai due gruppi dirigenti di attuare una certa fusione fra di loro, imposta dal dover affrontare unitariamente la sfida terrorista. Gruppi dirigenti che fino a quel fatidico 16 Marzo 1978 si erano combattuti anche aspramente , che avevano trovato, con cinico realismo, anche la capacità di fingere il loro conflitto politico per nascondere il loro sostanziale ma celato accordo per la gestione – nel loro comune interesse – del potere politico , questi due gruppi dirigenti, queste due nomenclature,  fatte di funzionari di partito vissuti di politica e mantenuti dalla politica, scoprirono improvvisamente , nel giorno dell’eccidio di Aldo Moro, di ritrovarsi sullo stesso barcone che doveva fronteggiare quel maremoto che fu il terrorismo rosso, da superare per consentir loro la reciproca salvezza e sopravvivenza politica. C’era comunque un retroterra in comune fra i due partiti, c’era stata una lunghissima incubazione che portava verso il cattocomunismo del 1978: potrei citare la decisione di Palmiro Togliatti del PCI ad inserire in Costituzione sia il Concordato che i Patti Lateranensi; il movimento dei cattolici comunisti, da Dossetti in poi; la svolta del Concilio Vaticano II; la strategia del “compromesso storico” elaborata dal PCI di Berlinguer; la strategia dei morotei democristiani che  presagiva l’unione fra i due grandi partiti politici di massa, quello cattolico e quello marxista , forse con la prospettiva di una terza fase , di là da venire, di tipo bipolare. Ma certamente quei due partiti di massa avevano avuto anche l’opportunità, sul piano politico concreto, di cogestire il potere fra una DC eternamente  al governo ed un PCI eternamente all’opposizione ma indissolubilmente uniti ed associati nel votare leggi di spesa pubblica galoppante con la quale nutrire e sfamare le rispettive clientele politiche. Non fu un caso che col rapimento di Aldo Moro il Parlamento italiano partorì il “ governo di solidarietà nazionale” di Giulio Andreotti, né fu un caso che le Brigate Rosse erano convinte, col loro terrorismo, di bloccare quella solidarietà nazionale e di evitare in questo modo l’imborghesimento del PCI. Anche se la solidarietà nazionale non riuscì mai a diventare “compromesso storico”, tuttavia le azioni sovversive delle Brigate Rosse costrinsero i gruppi direttivi dei due partiti ad uscire dalle rispettive trincee, a fraternizzare fra di loro, ad elaborare, sopra tutto, una comune strategia politica che isolasse tutte le forze civili e politiche che s’opponessero all’incontro fra cattolici e comunisti.

Altro tratto distintivo del PCI, che è rimasto nel genoma del P.D. di oggi , è quello del  grande imbroglio  delle “ primarie”. Innegabile che la storia ci abbia fatto assistere al rito delle elezioni farsa sovietiche,  dove le liste erano decise e predisposte, nel chiuso delle stanze di comando,dal Direttivo del PCUS che stabiliva, ovviamente, anche il nome del vincitore. Con l’identico scopo anche l’attuale P.D. ha messo in campo le “ primarie” tutte effettuate sulla base di liste accuratamente predisposte dalla Segreteria del Partito,con un risultato che era scontato già dalla partenza . Un simulacro di partecipazione popolare , una riedizione dei consunti e ridicoli riti plebiscitari tanto cari al PCI che hanno governato per decenni e decenni la “ Patria del socialismo reale” e che, per giunta, qualche sciocco impostore ( vedi per tutti il Prof. Romano Prodi , ma anche altri esponenti democratici)   ha avuto anche la sfrontatezza  di spacciare come “ una  grande prova di democrazia”, quando invece la partecipazione dei soli militanti rappresenta proprio l’opposto della “democrazia” , cioè l’esecuzione , in formato esibizionista,  muscolare e militaresco, delle decisioni imposte  da una nomenclatura di  “ prescelti ottimati” . Si convoca la base dei militanti e si usa uno strumento democratico ma al solo fine di plebiscitare le scelte che sono state già fatte e decise dalle oligarchie del partito. Non basta una scheda da inserire in un’urna perché si possa parlare di democrazia, perché queste primarie sono una sua grottesca parodia, l’esercizio di una esibizione muscolare di una  base militante ed inquadrata , altro che esercizio di democrazia che presuppone una competizione fra diversi partiti e non solo all’interno di uno di essi. Ricordo che nel 2005 indissero le primarie per stabilire chi dovesse guidare, da Premier, il futuro Governo per conto del centrosinistra. Ma vi risulta forse che secondo la Costituzione italiana in Italia ci si candidi a Premier? Che forse la Costituzione è stata cambiata ed è stato introdotto il Presidenzialismo o il Premierato? Ovviamente no, ma indire la primarie faceva notizia, faceva anche incassare un po’ di quattrini, nei telegiornali si vedevano file e file di militanti e di spocchiosi banchieri “democratici”, ordinatamente  in fila per due col resto di quattro e quelle primarie, che il Prof. Prodi ebbe anche la sfrontatezza di definire “ una bella prova di democrazia”( quando invece è la rappresentazione della forza muscolare di una base militante viscerale pura e dura, che si esercita nell’ obbedienza militaresca  alla sua nomenclatura), quelle primarie dicevo, dovevano servire,pensate un po’ che grande risultato, a scoprire quello che già si sapeva , che il miglior leader nel 2006  era la stessa persona  ( lo stesso Prof.  Prodi) che già nove  anni prima era stato Presidente del Consiglio, oltre che leader di una coalizione di sinistra. Ma vi risulta forse che nel 2005 esistesse già questo Partito Democratico? Che avesse già un suo programma politico? Non credo, visto che è stato formato nel 2007 dal Notaio. E allora? Perché indire le primarie per indicare un leader di un partito che nemmeno esiste?

Non vi è dubbio che fu proprio sull’emergenza contro il terrorismo che i cattolici democristiani, cioè la sinistra dossettiana, quella che il 22 Gennaio 1994 ad opera di Mino Martinazzoli ( insieme ai vari  Rosa Russo Jervolino,  Rocco Buttiglione , Gerardo Bianco , Franco Marini,  Pierluigi Castagnetti, ecc).creerà il Partito Popolare Italiano(non a caso omonimo di quel Partito Popolare Italiano che fu fondato nel 1919 dal sacerdote siciliano Don Luigi Sturzo  e che fu disciolto nel 1926) e successivamente costituì il fulcro della Margherita. La Margherita o “Democrazia è Libertà” – D L - nacque come lista elettorale nel 2001 ed ufficialmente come partito nazionale nel 2002 dall'incontro in un unico soggetto centrista riformista di forze politiche e culture essenzialmente legate al cristianesimo democratico erede del pensiero caritatevole che unisce nella storia Don Sturzo e poi Dossetti ed una convinta ispirazione europeista. La Margherita è stata uno dei fondatori dell’Ulivo prodiano, la federazione che fu alla base della coalizione denominata L’Unione, che ha raggruppato i partiti del centro – sinistra italiano dal 2005  al 2008 nel Governo del Prof. Romano Prodi. Nell'ambito di tale progetto, la Margherita  strinse una collaborazione con gli eredi del PCI, con i Democratici di Sinistra  dando origine, nel 2007, all’attuale Partito Democratico. Dal 2007 la Margherita  ha concluso la sua attività politica, dal momento che i suoi esponenti avevano aderito al PD, per essere poi sciolto ufficialmente solo nel 2012, dopo lo scandalo Lusi ( esploso nel 2011 ). E fu sempre, poi, sul terreno della lotta alla criminalità terroristica, esplicitata come guerra contro le Brigate Rosse,che la dirigenza del  PCI decise sia  l’abbandono della sua storica  vocazione rivoluzionaria ( dando quindi pienamente ragione alla delirante ideologia delle stesse Brigate Rosse) elaborato  quale corrispettivo da pagare per essere definitivamente ammessi nell’area di Governo del Paese sia la inequivocabile scelta degli uomini della sinistra della DC come unici suoi interlocutori politici. Per capire e per spiegare, dunque, come mai l’attuale Partito Democratico non nasca come la fusione delle  anime  di tutte le forze politiche del centro e della sinistra “ riformista”, per spiegarsi come mai nel Partito Democratico non trovino posto buona parte dei socialisti craxiani, i veri laici , i liberali democratici ( come Morando e come Caldarola ), i socialdemocratici , i radicali, ma vi si trovino solamente post democristiani dossettiani e post comunisti , occorre riandare dunque  al 16 marzo del 1978, al massacro di Aldo Moro con la contemporanea fusione a caldo fra i gruppi dirigenti del PCI e quelli della DC di sinistra.  

Ancora una volta  la vita civile italiana viene segnata, in maniera indelebile,   da una incivile, vergognosa, rusticana esecuzione pubblica, da un omicidio, dal vilipendio pubblico di un cadavere,da un fatto di sangue, non , come dovrebbe avvenire nei paesi dove matura e progredisce la civiltà, per opera del progressismo e della maturazione della classe dirigente. Paese disgraziato, l’Italia, paese incivile l’Italia, se c’è voluta l’impiccagione ed il disgustoso  vilipendio dei cadaveri di Mussolini e della Petacci per  abbandonare l’ideologia fascista anziché un’elaborazione della sua società civile e politica . Paese disgraziato, l’Italia, paese di briganti , l’Italia, se il solo sentore  della fine della seconda guerra mondiale anziché scatenare l’impeto gioioso popolare verso scenari di pace, ha scatenato il livore, l’odio ed il rancore contro il libero pensiero  ed  anni ed anni di massacri, di fucilazioni, di esecuzioni , una vera e propria guerra civile da terzo mondo che ancora oggi non ci consente di sperare in una società pacificata. Paese disgraziato, l’Italia, paese incivile, l’Italia, che, uscito a mala pena dalle miserie della seconda guerra mondiale, ha trovato la sua vita agra , dilaniata com’è stata  fra il pragmatico ed interessato asservimento agli Usa, da parte della DC ( dai quali ottenne piani Marchal, finanziamenti per la ricostruzione , indiscussa protezione militare e politica ma ai quali dovette concedere basi militari, l’adesione alla Nato ed un indiscutibile e servizievole ossequio) da un lato e dalla continua minacciosa intimidazione da parte del PCI di infierire con una rivolta popolare sostenuta ed assistita militarmente dall’Urss. Paese disgraziato, l’Italia, paese incivile l’Italia, se nel momento in cui si stava producendo una sorta di “regime” cogestito dal PCI e dalla DC ed attuato  con il “ compromesso storico”, fortemente voluto dalla corrente di sinistra della Dc guidata da Aldo Moro, che avrebbe certo oppresso il Paese sotto una soffocante coltre di accordi spartitori decisi dalle due nomenclature e non certo dal popolo, ma che avrebbe potuto anche consegnare al Paese almeno una tregua della eterna guerra civile fra i propugnatori del dominio sovietico e quelli dell’ossequio americano, dovette patire anche l’onta del terrorismo delle Brigate Rosse, il cui delirio ideologico condusse, con il beneplacito sia del PCI che della DC, all’esecuzione di Aldo Moro. Paese incivile, l’Italia, paese disgraziato l’Italia, se non appena conobbe una dignità svincolata dal puro ossequio americano ed un benessere non ostante una svalutazione a due cifre, dovette essere martoriato dalla cruenta e belluina vendetta di un PCI che, vistosi messo in disparte dal PSI di Craxi, scatenò una guerra giudiziaria senza precedenti che condusse non solo alla morte – altro cadavere storico – di Craxi ma anche al dissolvimento dell’intero pentapartito politico , giustiziato da una Magistratura che non volle vedere la corruzione nel PCI, essendosi saziata del sangue dei nemici politici del PCI e così anche assicurata una futura adeguata ricompensa di potere. Paese incivile, l’Italia, paese disgraziato l’Italia se è stato usato ancora una volta lo stesso plotone d’esecuzione, composto da Magistrati, per eliminare sempre per via giudiziaria e per via ipocrita ed etica un nuovo nemico politico, che aveva osato  sbaragliare il PCI contro ogni previsione ed ottenere un plebiscitario consenso popolare. Paese disgraziato, l’Italia, paese incivile l’Italia, perché questa è la vera storia  di quello che oggi è il Partito Democratico. Ecco perché il P.D. non è altro che una riedizione, in salsa di ventunesimo secolo, del compromesso storico: un partito logorato dalle numerose sconfitte patite  e ipocritamente conservatore pur autodefinendosi “progressista”. Logoro  perché ormai vecchissimo, perché sorto da ideologie ormai superate dalla  storia, perché fermo agli anni ’70 ed incapace di adeguarsi alle novità del terzo millennio. Conservatore perché ancora oggi difende a spada tratta quell’alleanza fra un “capitalismo privato”, dinastico anziché meritorio, incapace di misurarsi con il mercato internazionale ma generosamente foraggiato dalla spesa pubblica statale ed un sindacalismo chiuso a riccio in difesa dei propri privilegi, in difesa di quelli di una minoranza di lavoratori dipendenti e cocciutamente intestarditosi a non volersi adeguare alla realtà contingente.

Ma per completare l’esegesi,occorre anche trovare che cosa tenga unite le due nomenclature che hanno costituito il P.D. Qual è la colla che le tiene appiccicate? Si deve  trattare  di un elemento essenziale, visto che stiamo parlando non di una semplice colla, ma di un vero e proprio Bostik che resiste nel tempo e che non mostra cedimenti fin  dal lontano 16 marzo  del 1978. Deve infatti trattarsi di qualcosa di estremamente appetibile e concreto,  se tiene uniti cattolici cristiani e comunisti a vocazione governativa dal lontano 1978 fino al punto di indurli, nel 2007, ad unirsi ufficialmente in un partito unico , chiamato “democratico” solo per imitare il partito democratico degli Usa?  Ritengo che questo Bostik sia rappresentato dalla loro comune concezione che entrambi hanno del ruolo della spesa pubblica nello Stato. Uno Stato che essi vedono come il padre padrone degli individui, al quale gli individui cedono porzioni sempre più consistenti delle proprie  libertà personali;  uno Stato che essi sognano essere come un Mangiafuoco che tirava i fili del burattino Pinocchio ( i cittadini) ; uno Stato onnivoro che spoglia i cittadini dei loro guadagni in nome di una solidarietà fasulla che cancella ogni merito personale;  uno Stato che decida , sopra la testa dei cittadini, di redistribuire i redditi da ciascuno prodotti autoattribuendosi poteri da “ottimati” che nessuno gli ha mai concesso;  uno Stato che utilizza il denaro pubblico per foraggiare e potenziare i “ poteri forti” che lo sorreggono: il potere sindacale, la burocrazia della Pubblica Amministrazione ed i grandi gruppi industriali e finanziari , basati sul principio semplicemente ereditario piuttosto che sul successo sul libero mercato, che hanno vissuto e prosperato essenzialmente grazie al sostegno dello Stato; uno Stato dove ancora pretendono di governare nomenclature talmente ottuse da credere che gli italiani possano essere resi tutti uguali con una legge e con le imposte patrimoniali.  Per indorare il tutto, per cercare un alibi culturale che nasconda , come si fa con la sporcizia mettendola sotto il tappeto, e che mistifichi queste verità storiche, costoro ricorrono ad un economista inglese, a J.M. Keynes, ma ritengo pletorico perdere del  tempo con le sue teorie statalizzanti, peraltro ampiamente  distrutte da due secoli di sonore sconfitte dei suoi principi economici. Dietro quell’alibi, falsamente culturale, c’è la verità storica che certifica come le due anime dell’odierno P.D. abbiano di comune accordo emanato tutte quelle leggi di spesa pubblica che, nell’era della gestione consociativa del potere politico e cioè dagli anni ’70 fino agli anni ’90, che hanno provocato quell’immane debito pubblico che oggi schiaccia il Paese ed umilia le nuove generazioni. Dietro quel falso alibi keynesiano c’è la loro intima convinzione che l’unico strumento per alimentare la spesa pubblica sia una politica fiscale sempre più pervasiva, sempre più ingorda, sempre più espropriatrice e non la promozione di uno sviluppo economico, prodotto da vere  liberalizzazioni e da veri sgravi fiscali. Ma c’è anche la sfrontata pretesa di perpetuare il consociativismo degli anni dal ’70 al ’90  come unico sistema per perpetuare il potere delle oligarchie” organiche” al comando ed al potere: quella sindacale, quella dei poteri forti industriali e finanziari e quella di quella minoranza di lavoratori dipendenti privilegiati e garantiti. E dunque nel DNA del Partito Democratico c’è , indelebile, quale Bostik unificante ,  la spesa pubblica,  vista  in assoluta continuità con la linea che ha prodotto l’attuale debito pubblico. Tassare e tartassare le persone per fornire allo Stato padre padrone sempre più ingenti mezzi finanziari con i quali mantenere una ragnatela di clientele che , come corrispettivo, garantiscano  il consenso politico. Sembra un gigantesco “ accordo criminale” , anzi, un vero e proprio sistema criminale per garantirsi il voto politico pagandolo con i  soldi dei contribuenti,  al quale il Partito Democratico impone la maschera carnevalesca della “ redistribuzione del reddito” e della “ giustizia sociale”. Anzi non “ sembra”, lo è.    

L’Italia sta vivendo dal lontano 1994 quella che si chiama  “Seconda Repubblica” e che dovrebbe essere imperniata e caratterizzata dalla così detta “ democrazia dell’alternanza”, come accade nei paesi occidentali più democraticamente avanzati. Ma l’Italia è un Paese veramente disgraziato se non è in grado ancora  e dopo la bellezza di diciannove anni  di adeguarsi, come sistema istituzionale democratico, alle migliori democrazie occidentali e di disporre dunque delle due necessarie ed indispensabili gambe, centrodestra e centrosinistra, conservatori e laburisti, democratici e repubblicani chiamiamole come ci pare, per applicare quella democrazia dell’alternanza. Eppure tutti in Italia si dicono “ convinti europeisti” e così da altrettanti anni viviamo in una sorta di simbiosi politica in quel di Bruxelles dove abbiamo contatti continui, anzi delle vere e proprie osmosi sociali e politiche  con altri paesi dai quali avremmo potuto quanto meno apprendere che l’alternanza può convivere con la pura  tradizione ( vedasi Inghilterra e Spagna e Olanda ancora orgogliosamente monarchiche ) o addirittura essere superata ( l’alternanza) qualora le costituzioni dei paesi si fossero svincolate dal passato remoto e saggiamente modernizzate ( vedi la Francia post De Gaulle  e la stessa Germania post unificazione ). Invece in Italia, paese disgraziato, paese per certi aspetti incivile, queste due stampelle, queste due gambe politiche mancano o, se formalmente respirano per l’imprimatur di qualche Notaio, sono incapaci di interpretare il proprio compito. Questa carenza tutta italiana non può che attribuirsi ad un notevole “ deficit culturale, storico e politico” della società e dunque anche dei protagonisti politici. Insomma in una democrazia funzionante e funzionale al benessere civile di un paese, destra e sinistra sono le fondamenta, sono i componenti del sistema politico istituzionale, sono componenti dello stesso sistema. Non solo dunque si riconoscono a vicenda, ma hanno bisogno l’una dell’altra. E invece, in questo disgraziato paese, non assistiamo altro, dalla bellezza di diciannove anni, che ad una reciproca denigrazione , spesso sulle singole persone, ad una violenta reciproca delegittimazione che viene nefandamente anche propalata all’estero, con regolare discredito del paese stesso. Così la scena politica italiana, lungi dall’apparire “agorà” del confronto democratico – come vediamo stupefatti ed ammirati da certi report inglese o americani – ci appare come un trivio, un postribolo, un’osteria di borgata, dove avventori avvinazzati , pieni di odio civile,intrisi di rancori storici, di invidia sociale fanno miserabile sfoggio di bieco razzismo culturale, con una corsa alla reciproca denigrazione e diffamazione con ogni mezzo e  da fare paura. Perché mai ciò avviene nella sinistra italiana e in modo specifico nel Partito Democratico? Per il semplice fatto, per la semplice constatazione che  la lunga e nefasta egemonia culturale e politica che il comunismo ha esercitato sulla sinistra politica italiana  per più di cinquanta anni, l’ha messa praticamente all’angolo, in fuori gioco. Basta ricordare le aspre e durissime lotte del PSI di Craxi contro il PCI degli anni 80/90 in Italia e quelle della “gauche” contraria al socialismo di Mitterrand  in Francia per rendersene conto. Emerge dalla storia e dai comportamenti delle classi dirigenti del Partito Democratico la constatazione che la famosa “ conventio ad escludendum”, in base alla quale per decenni e decenni i comunisti non dovevano andare al Governo del Paese non era affatto una intromissione finanziata dalla CIA americana, ma una scelta ragionata, condivisa ed accettata sia dalla DC che dal PCI. Proprio da questo accordo nacque , fra quei due partiti politici, quel “ consociativismo” fra DC e PCI che produsse nel Paese lo svuotamento della sovranità del voto popolare attuato da quei due partiti in perfetto accordo ed armonia, con quel sistema proporzionale che apparentemente lasciava al popolo il diritto di voto , voto che poi veniva bellamente “ cestinato”, ignorato, sbeffeggiato, vilipeso, attraverso quegli “ accordi parlamentari”, assunti dai partiti “ dopo le elezioni”, nel chiuso del Palazzo e che generarono l’anomalia costituzionale dei tantissimi Governi italiani subordinati alle volontà del Parlamento e dunque subordinati alle necessità ed ai veti dell’opposizione che poteva ricattare per ogni singola disposizione da assumere. Insomma quello che abbiamo visto accadere in Italia dal 1946 o 1948 fino al 1993. L’abitudine storica al potere di comandare e condizionare i Governi dell’Italia recitando contemporaneamente la parte di partito di lotta e di “ sotto e celato governo” da parte della classe dirigente del PCI e la speculare abitudine, da parte di quella della DC,  a sentirsi la “ faccia presentabile “ di  governi che erano invece  frutto di veri e propri accordi, questi certamente criminali perpetrati dalla Dc e dal PCI  ai danni della sovranità popolare sancita dalla Costituzione  , non poteva che produrre nel Partito Democratico,  nipote di quel sistema consociativo, che una vera e propria insopportazione ed insofferenza nei riguardi di un vero avversario politico non disponibile  a perpetuare  un simile accordo. A sua volta l’altra gamba della democrazia dell’alternanza , il   centrodestra , una storia inesistente. Ridotto nel 1994 ad un semplice rogito notarile, ad un numero di repertorio e di raccolta più che ad un insieme di militanti uniti da valori e progetti politici collaudati dalla storia, una raffazzonata raccolta di spiriti liberali ma anche di biechi opportunisti e persino di una classe dirigente che aveva vissuto in esilio, fuori dal così detto “ arco costituzionale” per quasi cinquanta anni,  trovò nel solo Silvio Berlusconi il leader che ebbe la forza , la capacità, la cultura politica ed il carisma  per opporsi alla sconfitta annunciata e programmata. Così quando Forza Italia sbaragliò nelle elezioni del ’94 la “gioiosa macchina da guerra del PCI di Occhetto”, quando venne così miseramente raso al suolo il progetto di perpetuare quel sistema consociativo e di trasferirlo tutto all’interno della sinistra, ecco che non restava altro, alla sinistra, che la criminalizzazione, la delegittimazione del “nemico” politico. Ecco l’esegesi dell’antiberlusconismo viscerale della sinistra, quello iniettato a dosi massicce nelle viscere e nelle budella del popolo dei militanti dai seminatori della pura delegittimazione assoluta e razzista, priva di dibattito politico ma densa di diffamazioni personali, dai maestri cantori della diffamazione come strumento politico per delegittimare il nemico politico. Così, davanti al materializzarsi di Forza Italia e del suo leader Silvio Berlusconi, davanti ai neofiti che avevano scippato sul filo dell’arrivo la vittoria elettorale del ’94 al PCI ed al cattocomunismo, questa sinistra reagì ,schiumando rabbia e bile, negando all’avversario ogni titolo di legittimità democratica , senza minimamente rendersi conto che, così facendo, vilipendeva con prepotente arroganza ed inusitata violenza tutto quel popolo italiano che quel neofita partito  liberale aveva votato, trattato come una massa di imbecilli. Così mentre d’improvviso, proprio “ a decorrere” da  quella straripante vittoria democratica di Forza Italia del ’94  per la sinistra italiana,  Silvio Berlusconi diventa solo un ladro, un delinquente, un criminale, un riciclatore, un amico di mafiosi, un puttaniere, un pedofilo, tutti coloro che ne valutavano le azioni politiche senza nessun preconcetto ideologico era solo un servo, un questuante, un venduto, un cameriere. Questo è stato il solo “ prodotto culturale e politico” che la sinistra italiana ed anche il Partito Democratico ha saputo produrre dal 1994 fino ad oggi, per la bellezza di diciannove anni, quasi per un ventennio. E nessuno dei dirigenti della sinistra è stato capace di capire che così facendo non consentiva alla stessa sinistra di migliorarsi e di maturarsi in senso democratico per abbandonare e dimenticare quella mancanza culturale della quale si diceva ed impedendo così ogni sua crescita politica.

Solo riuscendo a distruggere questo schema da guerra civile ai danni del Paese, questa contrapposizione  incivile, giocata quasi esclusivamente sulla delegittimazione, sulla criminalizzazione e sulla diffamazione, anche pubbliche e  sistematiche della controparte politica, vista e  vissuta come “ il nemico da eliminare con qualsiasi mezzo ” invece che come “ avversario da battere con dibattito  democratico”, solo superando questo schema arcaico, medioevale,da guerra civile degli anni quaranta del secolo scorso, solo quando saranno definitivamente depositati nelle rigatterie della politica d’antan le visioni ideologiche ed il moralismo senza etica , solo quel giorno l’Italia potrà diventare un Paese compiutamente democratico. Ma per raggiungere questo obbiettivo c’è assoluto bisogno di avere una buona sinistra ed una buona destra, anzi, una “nuova e buona destra “ ed una “ nuova e buona sinistra”, non quelle due fazioni di militanti duri e puri  che  stiamo vedendo in questi giorni in Italia. Ci sono in giro nel centrodestra troppi individui nati,mantenuti ed indissolubilmente  legati ad ideologie tenute  nascoste, per decenni e decenni, dietro l’arco costituzionale e sconfitte e superate dalla storia del secolo passato;troppi individui , nati portaborse delle nomenclature della Prima Repubblica ed oggi  semplici e tristi epigoni  e controfigure di quella classe dirigente ormai scomparsa, che ripropongono ancora inguardabili progetti politici che consentirebbe loro di governare il paese  senza averne il necessario consenso popolare, ma mercanteggiando il loro consenso col miglior offerente sia esso a destra come a sinistra. E c’è a sinistra un’intera generazione di ex comunisti che ha commesso, nella sua vita politica, le peggiori nefandezze;  che è stata dalla parte del nemico della nostra libertà;  che ha parteggiato per loro; che pretendeva che Trento e Triste diventassero jugoslave e schiave del Maresciallo Tito; che ha vissuto e che s’è arricchito con i finanziamenti illeciti dall’Urss per i quali ha preteso ed ottenuto , dai soci cattolici democristiani, una legge di amnistia vergognosa; che ha vissuto e s’è arricchito con il “ suo un terzo” di tutti i finanziamenti illeciti e tangentizi di craxiana memoria  che nessun Magistrato ha mai punito come hanno invece sono stati massacrati quei partiti che incassavano gli altri due terzi di quelle tangenti; gente che non esitò a convivere amichevolmente con i fascisti giustizialisti e con i leghisti giustizialisti e separatisti; gente che ancora pretende, con indicibile arroganza e senza la minima vergogna, di occupare i posti di comando del Paese. Dato che ci sono, provvedo anche a tacitare quel numeroso gruppo che , sorridendo, mi schernisce per l’uso, da parte mia,  del termine “comunismo “ e di quello di “ comunisti” e sorridendo con aria di superiorità e facendo la faccetta da persona intelligente e navigata, a ditino indice alzato, propina la solita cantilena spacciata dalla consueta propaganda “ ah!ah! credi ancora che esista il pericolo comunista ed i comunisti? Non esistono più!”. Gente da acculturare , gente che abbocca alle menzogne storiche che storiografia ideologizzata e stampa organica propala. Rispondo loro. Al pericolo comunista non credo certo più, perché dal 1989 quel mondo non esiste più, s’è sfracellato contro il muro della civiltà, della cultura e della fratellanza mondiale  che, procedendo a grandissima velocità, lo ha disintegrato. Ma i comunisti esistono, eccome se esistono. Le prove? Eccole: uno fa oggi  il Presidente della Repubblica italiana, è stato eletto al Colle con i voti risicati della sola sinistra, alla faccia della Costituzione per la quale al Colle deve abitare “il Presidente di tutti gli italiani” e non “ il Presidente dei soli  italiani comunisti”;  è sempre stato dentro il PCI e le sue derivazioni; fu dalla parte di Hitler quando costui si era alleato con Stalin, fu dalla parte di Stalin quando ordinò che i carri armati russi invadessero, nel 1956, l’Ungheria e Budapest ; scrisse costui sull’Unità di quei giorni apologie di quei carri armati, che avevano fatto scempio dei cadaveri degli studenti di Budapest che volevano la libertà dall’URSS, definendoli “ eroi “ del paradiso comunista; ci sono almeno un paio di partiti che si definiscono orgogliosamente “ comunista”; ci sono svariati personaggi politici , attualmente o nel recente passato,  anche al Governo, che furono cocciutamente comunisti , che si sono arricchiti seguendo la politica comunista imposta dall’URSS, che hanno intascato fiori di milioni di finanziamenti  illegali dall’URSS e che oggi hanno anche la faccia tosta di affermare di “ non essere mai stati comunisti”. Non ho dubbi in merito: una sinistra che si definisce “ democratica” deve per forza essere totalmente, fondamentalmente, profondamente “ anticomunista”. Se così non fosse, sarebbe una truffa politica. E mi chiedo: ma allora come mai Bersani, D’Alema, Veltroni, Napolitano, Finocchiaro, Violante,  ecc sono quelli che sono nati, cresciuti e pasciuti nel PCI ? Che ci fanno nel Partito Democratico? O forse, all’opposto, che Partito Democratico sei se la tua classe dirigente è essenzialmente quella forgiata nel PCI, gente che ha passato tutta una vita dalla parte sbagliata ?

Sono questi i motivi storici che impongono, per la salvaguardia della democrazia parlamentare della nostra Costituzione e per la salvezza della civiltà , di respingere   simili accordi. Qualora poi la convenienza di botteguccia politica spinga gli interessati a turarsi il naso ed a unirsi per la conquista del potere, sarà chiaro a tutti che sarà un’azione “ contro” la crescita democratica dell’Italia. Insomma un’altra Piazzale Loreto o Via Caetani.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

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 Roma mercoledì 9 gennaio 2013

Gaetano Immè

 

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