Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 30 gennaio 2013


PER NON DIMENTICARE IL SACCHEGGIO DEL MPS DA PARTE DELLA SINISTRA POLITICA, NON PER STRAPPARE VOTI PER LE ELEZIONI. PER VINCERE QUELLE ELEZIONI, BASTA ED AVANZA  IL NOSTRO PROGRAMMA POLITICO.

 Deve essere chiara una cosa in via assolutamente preliminare: per distruggere il P.D. e tutta la sinistra alle ormai prossime votazioni politiche non c’è alcun bisogno di strumentalizzare gli errori e gli eventuali reati e le evidenti colpe politiche che stanno asfaltando gli uomini della sinistra. Noi non siamo come loro che per combattere il popolo di centrodestra si limitano a criminalizzare umanamente il leader politico del centrodestra con peccati spacciati per reati. Contrariamente a loro, a noi del centrodestra basta ed avanza, per sbaragliarli, solo il nostro programma per un Paese meno depresso, più libero, più giusto. Dunque quello che segue non è stato scritto per usarlo come arma contundente contro la sinistra in campagna elettorale, ma solo per serbarne ottima memoria.

Stiamo assistendo in diretta all’agonia assistita del PD. Fassina non sa fare altro che ripetere la solita ricetta economica per il futuro del Paese riassumibile nell’aumentare le tasse ( sempre a carico dei così detti ricchi, loro esclusi, però ) per creare qualche temporaneo improduttivo ma tutelato posto di lavoro statale mentre il Paese affonda nella stagnazione, vecchie e ridicole ricette tardo keynesiane bocciate dalla storia. Bersani ormai è all’angolo, anziché spiegare qualcosa lui minaccia di sbranare chi lo attacca su "questa roba qua" ( traduzione dal bettollese: sulla presunta truffa alle casse del MPS)  che andrebbe chiamata col nome che usa la magistratura senese : "un probabile saccheggio del MPS ”.E mentre spicca un assordante silenzio dalle parti di una Rosi Bindi ( che a Siena ha sempre trovato le risorse necessarie , sia finanziarie sia di consenso, guarda un po’) una ciarliera toscana adusa ad inveire, squittendo incessantemente, quando si tratta di stigmatizzare la minima eterodossia rispetto all’ipocrisia dominante,  di Silvio Berlusconi e che da quando le hanno spiattellato la greppia con la quale ha pasciuto da una vita , caso strano, neanche parla. In assoluto silenzio anche due famosi politici assai vicini ai management del MPS, cioè il Prof. Romano Prodi ed il Prof. Giuliano Amato.  Spero che il silenzio di costoro non sia dovuto ad una malattia.  Un Enrico Letta, mentre scrivo, su La7 , si esibisce in un siparietto vergognoso , paragonando la vicenda MPS al salvataggio di Alitalia da parte del Governo  Berlusconi.Faccio molta fatica a trovare un qualche nesso logico  tra queste due vicende ( ma trattandosi di quello che dice un Enrico Letta , di professione “ nipote di Gianni “ sia ad Avezzano che altrove , la cosa non mi stupisce molto),entrambe sia chiaro scellerate, ma fra di loro assolutamente antitetiche. Infatti  Berlusconi da liberale non avrebbe dovuto aiutare un’azienda ormai fallita come l’Alitalia e comunque non ha certo concorso a dilapidare quel patrimonio a proprio vantaggio economico e politico, mentre il P.D, invece,  ha governato , amministrato e direttamente goduto del saccheggio perpetrato dal partito ai danni del MPS . Ma bisogna aver pazienza, come diceva Ezio Greggio? “ So’ regazzi! So regazzi!” Leggo addirittura che Scalfari,  per difendere Draghi ( Governatore di Bankitalia mentre i compagni del P.D. saccheggiavano la cassaforte di Siena)  dalle accuse di  Tremonti,  arriva  a dire che l'acquisto di Antonveneta era stato ragionevole, Ah si? Forse glielo ha sussurrato Dio? E perché non mi spiega come mai sia “ragionevole” che una Banca , con i soldi dei risparmiatori e senza informare l’Autorità, spende 17 miliardi di Euro per un’azienda che Santander aveva comprato tre mesi prima a 3 miliardi di Euro? E come mai il Vate non accenna alla responsabilità evidente della Banca d’Italia  con Draghi Governatore che avrebbe dovuto vigilare?

E perché nessuno parla del Magistrato tiburtino Lamberto Cardia? E chi è Lamberto Cardia, voi direte? Ve lo dico io chi è Lamberto Cardia e, visto che ci sono, vi svelo anche chi è l’avvocato Marco Cardia. Lamberto è  il padre, ammanicato col potere politico vicino alla sinistra della vecchia Democrazia Cristiana, oggi vicino al P.D. Lamberto Cardia è stato presidente della Consob dal giugno 2003 al giugno 2008 . Dunque Lamberto Cardia presiedeva l’istituzione deputata a controllare la società quotate in Borsa, appunto come il MPS , proprio mentre gli uomini del P.D. la stavano depredando. E i controlli della Consob? Non se ne hanno notizie. L’Avvocato Marco Cardia invece è il figliolo di Lamberto ed è stato  a libro paga del gruppo Ligresti quale membro dell’Organismo di vigilanza della Fondiaria SAI e controllate ( . organismo previsto dalla legge 231/2000 che  ha il compito di vigilare sul funzionamento del modello organizzativo idoneo a prevenire reati) per diversi anni , proprio fra il 2003 ed il 2008. Da un controllo sui bilanci della FonSai si apprende che per le sue consulenze legali l’Avvocato Marco Cardia  abbia ricevuto, beato lui,  solo nell’ultimo semestre qualcosa vicino a 1,2 milioni di Euro. Ma questo non interessa a questo Blog .Quello che è interessante viene dopo. Siccome non dubito dell’onestà delle persone ma preferisco sempre controllare di persona , allora ho controllato ed ho scoperto che dal giugno 2003 al giugno 2010, sotto la Presidenza di “babbo  Lamberto”  la Consob ha tenuto 40 riunioni aventi all’ordine del giorno le società del Gruppo Ligresti . Per  sfuggire ad accuse di conflitto di interesse, Lamberto Cardia si é astenuto dal prendervi parte, ma solo dal 2008. Il presidente dell’ADUSBEF, Elio Lannutti,  nei giorni scorsi ha presentato un esposto sulla vicenda Fonsai alle Procure di Roma e Milano chiedendo, tra l’altro, se i magistrati non debbano «indagare sull’omessa vigilanza della Consob» e in particolare sulla funzione svolta dall’ex presidente Consob Lamberto Cardia, «che sembra abbia chiuso gli occhi sui bilanci del gruppo Ligresti, forse per non disturbare le consulenze e le generose offerte di inquilinato» del figlio. Le maxi-consulenze di Marco Cardia, che in passato ha collaborato anche con Gianpiero Fiorani, prima che diventasse un “ furbetto del quartierino “ e con la famiglia Burani, sono riportate nella semestrale di Fonsai.  Ma la novità è che , secondo quanto riferito dalla Procura della Repubblica di Siena, al centro delle indagini finisce anche il colosso bancario Jp Morgan indicato da Mps tra le fonti di finanziamento (un miliardo) a copertura del prezzo corrisposto a Santander per comprare Antonveneta.Ma ora i pm vogliono sentire anche Lamberto Cardia, ex presidente di Consob, soggetto, insieme a Bankitalia, chiamato a vigilare ma stranamente assente, nonostante l'ammontare dell'operazione. Lamberto padre di Marco, all'epoca consulente Mps. Non dico nulla, ma voglio vedere con i miei occhi gli sviluppi. Strano però che nessun giornale ne abbia parlato, non trovate?

Bassanini,invece, riferendosi alla sciagurata acquisizione di Antonveneta , l'ha definita "la migliore operazione possibile"ma, come usava fare Giorgio Napolitano ai bei tempi del PCI, ha obbedito al partito e concorso al suo saccheggio , salvo ora , a portafoglio e pancia piena, fare l’ipocrita scettico e, peggio ancora, pentito. Monti afferma che la vicenda MPS non getta discredito sul sistema bancario italiano. Ah, no? Devo credere al professorone, forse il MPS è una Banca del Ghana ed io non lo sapevo, mica sono un bocconiano. Tremonti, neanche il massimo della spigliatezza nel dibattito politico,  ha fatto  a pezzi quel democristiano  triste ( nipote dei regnanti democristiani  di Avezzano ) di Enrico Letta con argomentazioni concrete e di estrema semplicità , come il fatto che acquistare una banca pagandola cash 17 miliardi senza avere prima una “ due diligence” che ne verifichi il vero valore  e pagando banche d'affari straniere e private  per operazioni che una banca può fare da sola è una follia totale. Il ministro Grilli dice che i 4 miliardi per MPS non sono un salvataggio ma un prestito. Ma davvero? Voi presterebbe 4 miliardi Euro – averceli! -  a una azienda praticamente  fallita, perché ha debiti superiori al patrimonio? E che garanzia possono avere le azioni di una società che oggi capitalizza meno di 3 miliardi? Se MPS non restituisce il prestito lo stato acquisirebbe l'80% di MPS. E perché solo l'80%  Ministro Grilli , se il prestito vale ben di più della banca stessa? Prima di dare un euro a questa gente aspettare almeno quello che dirà la Magistratura, perché trattare con possibili ladri, aiutandoli, prestando loro pure  dei soldi, significherebbe commettere una trattativa con dei delinquenti, trattare con dei banditi  e questo non è dignitoso per uno Stato. O no? Scusate ma non diceva così Giorgio Napolitano a nome del PCI quando si trattava di salvare Moro da quegli altri delinquenti delle B.R. ? Eppoi, nessun prestito , comunque: perché intanto cambiamo tutto il management della Banca e della Fondazione, poi la proprietà della Banca passa totalmente al Tesoro che nomina un Commissario che gestisce l’ordinario fino al momento in cui la Magistratura di Siena non avrà le idee chiare sull’accaduto e sugli eventuali reati penali e civili delle persone coinvolte, politici compresi. Solo allora saremo in grado di stabilire se capitalizzare a spese di tutti noi il MPS  per rimetterlo in sesto per  poi venderlo al libero mercato ad un prezzo che ci faccia rientrare di quanto anticipato.  E questa gentaglia pretende pure di voler guidare un intero Paese!

La linea di difesa adottata dal Pd sulla vicenda Monte dei Paschi di Siena fa acqua da tutte le parti. Non solo perché pretendere di mettere sullo stesso piano l’istituto senese, il Credito Cooperativo fiorentino di Verdini e Credieuronord della Lega all’insegna del “così fan tutti” supera abbondantemente il limite del ridicolo. Ma soprattutto perché la tesi di Bersani secondo cui “ il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche” e cioè che non esisterebbe  alcun rapporto strutturale tra il maggior partito della sinistra e la più antica banca del mondo, è semplicemente  una balla colossale, smentita dai fatti,  balla usata evidentemente per  nascondere chissà quali inconfessabili misteri. I dirigenti del Pd non hanno torto quando rilevano che il caso Mps è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno, come quello delle fondazioni espresse dal territorio,  che partecipano al capitale della banca di riferimento, che è esteso all’intero sistema bancario. Ma invocare come esimente dalle proprie malefatte  un difetto del sistema equivale a  sostenere che se uno ruba la colpa è del  derubato che porta in tasca i soldi che guadagna. Una cosa ridicola. Ma sono la bellezza di  settant’anni  che la sinistra senese tiene in pugno il  Mps e da almeno vent’anni ha spostato la sua cura dalle fabbriche alle banche, nella convinzione che solo attraverso una ampia quota di controllo del sistema bancario gli eredi del PCI  possono  svolgere efficacemente la propria azione politica. In parole povere, il partito un tempo arcigno custode  della classe operaia è diventato il partito dei banchieri e dunque parte preminente dei poteri forti. Coloro che non contenti di averla già una Banca ( appunto il Mps), pretendevano anche di volerne acquistare   un’altra  ( la Bnl) e che si vantano se tra i loro simpatizzanti ed elettori figurano gli uomini di spicco del sistema bancario. Chi non ricorda come l’attuale presidente del Monte dei Paschi, Alessandro Profumo, cioè chi dovrebbe portare fuori dalle secche dello scandalo dei derivati l’istituto senese liberandolo dai condizionamenti della politica, abbia  fornito una dimostrazione precisa delle proprie simpatie politiche partecipando al voto delle recenti primarie del Pd?

Ma il problema di oggi è che l’attacco alla credibilità del Pd non viene solo dagli avversari tradizionali del centrodestra o del centro ma è lanciato soprattutto da quelle forze giustizialiste ed estremiste che si sono poste alla sinistra del partito di Bersani e che gli contestato non tanto il controllo di Mps quanto  il tradimento della vecchia classe operaia e degli ideali del passato. I sondaggi degli ultimi giorni parlano fin troppo chiaro. Il Pd perde consensi a tutto vantaggio di Ingroia e di Grillo e vede progressivamente svanire la prospettiva, che solo in autunno sembrava a portata di mano, di poter conquistare il governo del paese senza condizionamenti di sorta. La causa è il “destino cinico e baro”, magari con una spintarella di qualche ex Rettore bocconiano ? O non sarà invece che , prima o poi, tutti  i nodi vengono al pettine e la pretesa assurda di essere contemporaneamente un partito di lotta ed un partito di  governo,un partito degli   operai e quello dei padroni, il partito dei poveri e quello  degli speculatori dimostra la sua insostenibilità politica ?

I problemi del Montepaschi cominciarono con la pessima legge Amato che privatizzava e accorpava le banche di interesse nazionale. C’era qualcuno che lo ha sempre saputo, sostenuto e urlato a tutti gli azionisti, qualcuno che si chiama Mauro Aurigi.

 E’ troppo  facile, come ha sostenuto Mauro Aurigi  nella recentissima assemblea del MPS,  l’ ex dipendente che dal 1995 ( anno in cui se ne andò in pensione indignato)  ha sempre bersagliato i vertici della banca senese ,quella in cui ha parlato anche Beppe Grillo. Ovviamente tutti i giornali giù a parlare di quello che ha detto Grillo, quasi nessuno ha ascoltato una persona come Aurigi, diciamo informata da dentro dei fatti. Il quale ha ribadito che le cose nel MPS, già dalla fine degli anni ’90 avevano preso una piega che non poteva che portare al disastro attuale. La verità è un po’ diversa da come viene venduta: in realtà la fondazione, manovrata dalla sinistra  Pds (Pci-Ds ecc.) nazionale con la complicità di parte di quello locale, specie quelli del versante ex Margherita, ha pian piano espropriato i senesi della banca. Pur continuando a tenerli tutti buoni con la “droga” dei finanziamenti clientelari a pioggia sul territorio, pagati con i profitti / dividendi della Fondazione. O, per usare le parole dello stesso Aurigi in assemblea, «la pletora clientelare e servile che questa situazione ha fatto prosperare nelle istituzioni, nei mezzi d’informazione, nel panem et circenses delle Contrade e dello sport, ecc., ma questi si dissolveranno al sole, ora che il Grande Feudatario è stato abbattuto dal trono. Ma per tutti gli altri, in caso di accertamento di responsabilità diretta o per mancata vigilanza, ci auguriamo che siano colpiti anche i patrimoni personali a parziale, modesto l’indennizzo del futuro che avete scippato a questa comunità ed ai suoi figli». Della serie: nessuna pietà, ma solo la verità, in quel di Siena.

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DEDICATO AL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO

Dato che il Presidente Giorgio Napolitano anche questo 27 gennaio 2013 ha ripetuto la sua consueta banalità criminalizzatrice del solo fascismo fra le tante dittature che hanno straziato il secolo scorso con milioni di vittime civili, al contempo condannando, ma solo per un giorno l’anno – questo - lo sterminio del popolo ebraico che il nazismo attuò con la scellerata ed indegna collaborazione del fascismo, sterminio del popolo israeliano che invece la sinistra politica italiana invoca per tutti gli altri 364 giorni di ogni anno attraverso il suo sostegno politico ed economico ad organizzazioni criminali quali Hamas ed Hezbollah il cui dichiarato scopo è quello di eliminare lo Stato di Israele, questo blog ha deciso di pubblicare la sintesi delle innumerevoli  esecuzioni perpetrate  dai partigiani comunisti contro fascisti o presunti tali subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, episodi che la “ ortodossia dominante” creata dal PCI , con Giorgio Napolitano ad un posto di comando, ha imposto al Paese come una cappa di ipocrisia dominante, episodi che non si trovano nei libri di storia per le scuole italiane  perché questa “ scuola di Stato” deve servire alla “ formazione di individui sottomessi all’ortodossia dominante” che dunque devono conoscere solo quello che fa comodo allo Stato. Una struttura da regime sovietico o quasi, attuata attraverso un braccio armato costituito dalla “ scuola pubblica” che è, per sua natura, appunto, il braccio armato di ogni tirannia , di ogni regime.  

Oggi ricordo ai lettori la Strage di Oderzo avvenuta tra il 30 aprile e il 15 maggio 1945. Fu l’esecuzione sommaria di circa 150 persone appartenenti alle forze armate della R.S.I., Repubblica Sociale Italiana, nella quale vi era una elevatissima componente di giovanissimi arruolatisi per tenere fede alla parola data con l’alleanza con il nazismo. Giovani impetuosi, ma giovani, che sbagliavano, ma giovani. Né più ne meno come quelli che , negli anni settanta, si arruolavano nelle Brigate Rosse e che non ricevettero però uguale sorte, ma chissà perché invece ricevettero poco carcere e qualche sviolinata di troppo. Ma andiamo con ordine. Il 28 aprile 1945 nella Casa Canonica di Oderzo fu firmato, presenti l’abate parroco don Domenico Visentin e il nuovo sindaco della città Plinio Fabrizio, un accordo di resa tra il Comitato di Liberazione Nazionale rappresentato dal sig. Sergio Martin e il col. Giovanni Baccarani, comandante della Scuola allievi ufficiali di Oderzo della RSI. e il maggiore Amerigo Ansaloni comandante del battaglione Romagna della RSI. In tutto si arresero 126 uomini del Battaglione Romagna e 472 della scuola allievi ufficiali. I militari repubblichini consegnarono le armi. Successivamente sopravvenne la brigata “Cacciatori della pianura” delle Brigate Garibaldi, legate al Partito Comunista Italiano, che non accettò l’accordo del Comitato di Liberazione Nazionale. Al finire della guerra contro Il nemico esterno le Brigate affini al Partito Comunista tendevano a ricevere ordini da una propria organizzazione, invece che dal CLN. La brigata era comandata dai partigiani “Bozambo”, “Tigre”,”Biondo”, Jim” (pseudonimi). Dopo un processo ritenuto sommario (per l’alto numero di condanne in appena due giorni) tenuto presso il cortile del Collegio “Sigismondo Brandolini”, gestito dai Giuseppini del Murialdo, cominciarono le “esecuzioni”, condotte con particolare violenza, tra il 30 aprile e il 15 maggio 1945. Circa 120 furono gli uccisi il 30 lungo l’argine del fiume Piave presso il Ponte della Priula; altri furono uccisi in seguito. Un particolare impressionante avvenne  il 16 maggio del 45:  per le nozze di due partigiani, il “Biondo” e “Anita” (pseudonimi), cui furono augurati dodici figli, si provvide, come atto propiziatore, all’esecuzione di dodici allievi ufficiali della scuola, avvenuta nei pressi del Ponte della Priula.

Il 16 maggio 1953, al termine del processo tenutosi a Velletri, alcuni degli autori dell’eccidio di Oderzo furono condannati a pene variabili, dai ventiquattro ai trenta anni di reclusione. Un Parlamento di intimiditi e di condizionati dalle minacce del  PCI, spinsero il Parlamento ed il  governo a varare una serie di amnistie e di condoni , grazie ai quali i condannati per quella orrenda  strage  scontarono solo cinque anni di detenzione. Nel 1957  infatti la Corte di Appello di Roma estinguerà per amnistia i reati in quanto commessi in "lotta contro il fascismo” Una vergogna inqualificabile. Che non esiste nei libri di Storia. Questa è l’Italia giusta di Napolitano e di Bersani?

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Roma mercoledì 30 gennaio 2013

Gaetano Immè

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