Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 28 febbraio 2013


“CHI CI STA CI STA “. P. L. BERSANI NON TROVA DI MEGLIO, AL RISVEGLIO DALLA TRAMVATA RIMEDIATA ALLE URNE, CHE IMITARE EZIO GREGGIO. A QUANDO, BERSANI, L’IMITAZIONE DI BOMBOLO O DI PIERINO VITALI?

Mentre “ tovarick” Napolitano  a votazioni concluse  legge la Costituzione italiana e s’avvede che non “ sarebbe stato mai  suo compito fare della politica e commentare i risultati elettorali“ ( è lo stesso Giorgio Napolitano che ha impiegato circa sei  lustri per riconoscere che il comunismo era fallito; lo ha fatto nel momento in cui ciò poteva favorire l’accordo  tra Monti e Bersani. Così, anche nel caso del suo appello al voto. Il “basta la costituzione” poteva dirlo quando è stato scaricato dalla gru del centrosinistra sul Colle ; mi avrebbe risparmiato sette lunghi noiosi anni di ampollose ovvietà. Ha tolto le castagne dal fuoco per Bersani togliendo la sovranità politica al popolo italiano per incoronare il suo Richelieu Mario Monti  pur di evitare agli amici del centrosinistra di assumersi le responsabilità di governare il Paese che essi  stessi avevano evirato del Governo. E adesso , fresco, fresco, un altro ravvedimento tardivo: dopo aver allargato le sue competenze mettendo becco su tutto, “Commentare risultati elettorali non è mio compito” dice.Ah si?) e se ne va di corsa a Berlino ed a Bruxelles ( dove lo insultano e lo sbeffeggiano insultando l’Italia, gli italiani, Grillo e Berlusconi sapendo di trovare una porta aperta e dove, finalmente, non può fare a meno di reagire alle irrisioni tedesche ma solo pro  Grillo, perché quando i tedeschi ed i francesi irridevano gli italiani ed  il Presidente del Consiglio dell’Italia Silvio Berlusconi il nostro grandissimo Presidente della Repubblica non ci pensò nemmeno a reagire, era distratto, stava organizzando la caduta di quel Governo, era occupato ad organizzare il “ governo del Presidente”, insomma, come si dice “ non c’era e se c’era era distratto” ) per render conto dei risultati elettorali dell’Italia (dopo aver passato tutto  il suo settennio sul Colle   per agevolare i suoi “ grandi elettori” del centrosinistra , caterva di politicanti incapaci non dico di distruggere ma neanche di scalfire  Silvio Berlusconi  ed il popolo del centrodestra,  con opere,azioni ed omissioni che hanno paralizzato e svergognato  il Paese davanti a tutto il mondo per vent'anni , arrivando persino a permettere  ad un clown paranoico-  che parla come Benito Mussolini , come Adolf Hitler e come Joseph Stalin - di portare la sua ciurma in parlamento )  (roba da prendervi a forconate!  Compagni , per venti anni avete ricoperto di infamia questa Nazione pur di abbattere il centrodestra e Berlusconi  e Napolitano, dopo tutti i danni  che ha combinato per salvarvi dalle vostre responsabilità già nel 2011 , adesso finge di non parlare, ma  va dalla Merkel  forse per imitare Mario Monti dicendole “ missione compiuta. S’accomodi, l'Italia si compra con mille marchi “), nel nostro Bel Paese urge intervento di rianimazione, defibrillatore del cervello compreso,per tutto il centrosinistra ,per i suoi deliranti  fan e per P.L. Bersani . Ci sono chiari segnali di una totale amnesia , di profondo stato di schizofrenia acuta, di perseverante e severo stato di incoscienza cerebrale per tutti costoro. Per i tifosi, che si illudono di aver trovato chissà quale “ verità nascosta” e, istigati dal solito porta iella Scalfari e dai suoi sicari armati di biro ,parlano di “ debacle” del PDL e di vittoria del P.D. Roba ma manicomio criminale.  Per il Segretario P.L. Bersani, ormai ridotto a pubblico zimbello nazionale, che , inarrivabile, non ha trovato di meglio , grazie ai suoi beoti spin doctor, che arrivare perfino ad imitare Ezio Greggio, con quel suo incredibile “ chi ci sta ci sta” che è pari pari la frase emblema di “Striscia la notizia” “ chi c’è, c’è”. A quando, P.L. Bersani, l’imitazione di Pierino Vitali o del povero Bombolo?

Impresa ardua  far ragionare il popolo del centrosinistra, ma ci provo, anche se suppongo  sarà fatica sprecata.

Vediamo i numeri elettorali. Cari elettori “ de sinistra”, ha votato  il 75% degli aventi diritto, cioè un italiano su quattro è un “ astenuto”. Significa che il partito degli astenuti vale, in Italia, il 25% del corpo elettorale. Da dove provengono questi astenuti? Non certo dalla sinistra, nota per la sua militanza, per la sua  obbedienza militaresca al richiamo del partito, ma dal centrodestra, il cui popolo è notoriamente pervaso dall’indecisionismo e dall’astensionismo. Diciamo pure che , pro bono pacis, questo 25% sia riferibile all’area  PDL per ¾ ed a quella del  PD per un quarto. Ora siccome entrambi gli schieramenti hanno riportato, circa, il 30% di consenso ma dei “ votanti” , ciò significa che entrambi sono stati votati circa dal 22% degli elettori. Pertanto il PD ha una sua area di consenso, fra votanti ed astenuti,  del 28%, mentre il PDL raggiunge, sempre sommando votanti ed astenuti, il 40%. Nel mese di Novembre del 2011, quando si dimise il Governo Berlusconi, quando nello scorso 2012 si tennero le vostre “primarie” tutti gli opinionisti, il vostro stesso Partito, i vostri giornali di riferimento, istituti demoscopici e vorrei malignamente anche aggiungere molte Cancellerie europee, assegnavano al centrosinistra percentuali bulgare di consensi , assai  vicine e per il solo P.D. al 38/40%. A sua volta il centrodestra può vantare un’area di consenso analoga del 40%, come sempre, fin dal 1994. Insomma cari signori “ de sinistra”, invece di additare una inesistente pagliuzza negli occhi del centrodestra – che ha confermato il proprio consenso – pensate alla trave che avete infilata nei vostri occhi, perché solo un cieco totale non s’avvede che il centrosinistra ha perso per strada un bel 10% abbondante del consenso che vantava da Novembre 2011 e poi durante tutta questa campagna elettorale .

Il Grande Sconfitto di queste elezioni politiche è il P.D., che ha iniziato la lunga rincorsa verso il proprio  suicidio politico fin  dal quel lontano 25 ottobre 2009  quando  le primarie interne avevano ratificato l’accordo fra i capi corrente, nel chiuso della sola  nomenclatura che contava e che conta ( Bindi ,Marini, D’Alema, Fioroni, Letta, Fassino, ect) ed assicurarono a Pier Luigi Bersani la Segretaria politica  del Pd. Da allora, gliene do volentieri atto, l’uomo di Bettola, il comunista cresciuto a “ pane e  Unità “  ha lavorato scientificamente, caparbiamente, orgogliosamente, con i suoi valenti consiglieri, per la propria disfatta politica. Repetita  juvant, dopo Veltroni. Ripercorrerne sommariamente i passaggi nulla toglie alla clamorosa rimonta del centrodestra di Berlusconi, popolo silente dato grossolanamente ,frettolosamente ed anche arrogantemente per morto e sepolto da avversari, amici, alleati e “scienziati vari della politica” : ma certo aiuta a capire come l’artefice principale della vittoria del centrodestra - a parte lo stesso Berlusconi - sia stato proprio lui, il Grande Sconfitto, P.L. Bersani ed i suoi Goebbels, l’uomo della tradizione comunista.

Per anni, ancora sedotto dal richiamo del compromesso storico che finalmente liberava il suo PCI dal “patto ad escludendum”, P.L. Bersani ha pervicacemente rincorso l’accordo con l’Udc di Casini tenendosi stretto a Vendola, nel tentativo di costruire una coalizione capace di conquistare i voti moderati ma  senza capire che i veri moderati , liberali , democratici e laici,  pretendono politiche laiche, liberali e riformiste e non vecchiume politico marcio e deleterio come la subalternità alla Cgil - distrutta dalle sconfitte e dalla storia oltre che dall’isolamento - e il corteggiamento di rito vetero democristiano  di Casini e della vecchia DC di sinistra . Non solo: Bersani ha flirtato a lungo persino con Antonio Di Pietro, abbandonandolo soltanto quando gli attacchi scomposti dell’ex P.M. al capo dello Stato nonché  la sua ormai svergognata ed indifendibile personale patrimonializzazione immobiliare, tutta pagata con i soldi  dei” rimborsi  elettorali” che lo Stato avrebbe dovuto pagare al partito IDV (col suo codice fiscale)  e non all’associazione IDV di Antonio Di Pietro ( che ha altro e diverso codice fiscale)e come truffaldinamente è sempre accaduto dal 2001 fino a ieri – cosa peraltro nota a tutto il mondo umano meno che al P.D. ed a Bersani evidentemente -  hanno spinto perfino Giorgio  Napolitano, per disperazione,  ad imporre all’imbambolato  Bersani la  scelta drastica di mandare Antonio Di Pietro a quel paesello. Poi sono  arrivate le dimissioni del Governo  Berlusconi del novembre 2011: alle quali il P.D. aveva alacremente contribuito  senza sosta , insieme  alla scissione di Fini, dimissioni che però erano state avvolte – dal Quirinale, dal centrosinistra, dalla grande stampa organica, dai poteri forti bancari, dalle lobby finanziarie -  nella ingannevole carta di una  crisi finanziaria del nostro debito pubblico (per ora e solo per ora  nulla cale stabilire se la crisi fosse vera, o orchestrata e pilotata da qualche Banca e da qualche Cancelleria europea d’accordo con svariati personaggi italiani, sia istituzionali che politici che del quarto potere). Quello che conta è che , alla caduta del Governo Berlusconi , il nemico pubblico numero uno del centrosinistra, il P.D. e Bersani . i grandi sconfitti, non hanno avuto il coraggio e la responsabilità  di fare l’unica cosa che il  leader di un centrosinistra -  accreditato inoltre in quel momento di un consenso in quel momento strepitoso -  responsabile  e sicuro delle proprie ragioni avrebbe fatto: chiedere, e ottenere, dal Capo dello Stato, le elezioni anticipate. Al contrario, il centrosinistra bersaniano ha mostrato indecisione, titubanza, forse spavento per le responsabilità che avrebbe dovuto accollarsi ed ha così indotto l’amico del colle , per togliergli le castagne dal fuoco, a fare il Re Sole nel 2011 , a “scegliere con bolla reale ” Mario  Monti che P.L. Bersani ha poi accolto senza nemmeno fiatare, addirittura a  braccia spalancate come un salvatore (salvo poi in Parlamento recitare l’unica parte che si addice al centrosinistra: quello di  sabotare con mezzucci da palazzo e da regolamenti le riforme liberali), s’ è acquattato e nascosto nella strana  maggioranza dell’ABC , irritando il già di suo isterico alleato Vendola, impaziente di veder risolti non certo  i veri e contingenti problemi dell’Italia quanto la sua personale  fissazione ormonale di potere “sposare il suo uomo”ed ha così dimostrato agli elettori italiani, alle Cancellerie europee ed al mondo intero di non essere in grado di affrontare a viso aperto e nei tempi giusti, né lui né  questo P.D., le responsabilità di governo.

Ma è soprattutto con il rottamatore Matteo Renzi che il P.D., P.L. Bersani ed i suoi sopraffini consiglieri ( alcuni anche premiati da P.L. Bersani con seggi senatoriali, come se questo Parlamento fosse il Pantheon dei camerieri ) hanno compiuto il loro  capolavoro , la loro vera e propria “ opera d’arte”. I quattordici mesi di Monti dovevano servire ai partiti soprattutto ad un ormai datato Pd, per  rinnovarsi, per produrre nuove , diversificate e moderne proposte politiche  per  un elettorato sempre più insofferente e disgustato sul quale stava facendo, proprio per questi motivi, presa Beppe Grillo. Il sindaco di Firenze avrebbe rappresentato una rottura epocale  con la grigia tradizione del Pci – Pds – Ds - Pd ed anche  con l’intera Seconda Repubblica che il PD aveva totalmente  sacrificato e sprecato  alla vana ricerca dell’eliminazione fisica e politica  del nemico politico, del centrodestra e dei suoi leaders, usando mezzi estranei alla  politica, più che a modernizzare ed a raffinare  la propria offerta politica. Se Renzi avesse trovato accoglienza nel P.D. avrebbe sicuramente sconvolto il panorama politico nazionale , sotto ogni aspetto , sia  in termini anagrafici, che politici,che  culturali ed avrebbe facilmente raccolto un ampio consenso trasversale. Diciamolo francamente: con quel Matteo Renzi vincitore delle primarie della sinistra Berlusconi sarebbe praticamente scomparso, Mario Monti non sarebbe mai  esistito e Grillo con ogni probabilità avrebbe preso si e no un decimo  dei voti che oggi ha. Con un tale asso in mano, anche  un dilettante allo sbaraglio sarebbe riuscito a vincere il campionato. E invece che ti combinano Bersani, la nomenclatura di sinistra e i loro grandiosi “ spin doctor” che l’hanno guidati?  Blindano  le primarie con un regolamento uscito da una riunione  alla Lubianka che, di fatto, impedisce di votare agli elettori meno seguaci ed obbedienti  al partito e al suo tradizionale apparato. Il risultato delle primarie diventa ridicolmente scontato: e, infatti, Bersani vince le sue primarie con i voti dei suoi seguaci ma senza i voti degli italiani. I quali però domenica e lunedì  scorsi a votare ci sono andati. Eccome!

L’immagine con cui quindi P. L. Bersani ed i suoi intelligentissimi consiglieri hanno presentato il PD è stata quella dei Progressisti di Occhetto del ‘94, quella di un’armata di pifferi che andavano credendo di suonarle e che furono invece bastonati. per non scomodare paragoni col  Fronte popolare di Togliatti dell’immediato dopo guerra : una sinistra tutta sinistra veterocomunista, legata al cappio del sindacato più intransigente  e cocciuto la Cgil di Landini e Camusso , trincerata alla inutile  difesa di un  lavoro dipendente già da sempre super protetto e super tutelato, conservatrice e ormai “ culo e camicia” con i potentati bancari (con i quali era ormai diventata quasi una “ collega”), finanziari, assicurativi nelle politiche sociali, economiche e istituzionali. Come se vent’anni di Seconda repubblica non ci fossero mai stati.  Imprigionati nella gabbia antica che si sono  costruiti in questi tre anni, i Grandi Sconfitti hanno messo poi la ciliegina finale sulla torta conducendo  una campagna elettorale vergognosamente improntata alla affannosa rincorsa delle proposte berlusconiane. «Noi non facciamo promesse», andava dicendo P. L. Bersani da ogni schermo televi­sivo ( salvo poi farle lo stesso, meno apparenti  di quelle di Berlusconi che però lo anticipava costantemente ), e intanto spiegava che la vittoria della sinistra era ormai certa, che l’Europa non attendeva altro che l’accordo con Monti in un modo o nell’altro si sarebbe fatto  e che chi osava mettere in discussione questi fatti era un populista, un demagogo e un imbroglione. La solita brodaglia buona per la milizia comunistoide , quella che s’accontenta e che gode leggendo Repubblica o L’’Unità . Come invece è andata, oggi lo sappiamo bene . Ora P.L. Bersani,davanti al riconoscimento di “ dover formare un Governo” pur avendo perso le elezioni prova anche la carta ,peraltro ignominiosa  e da irresponsabile, di non mettere in primo piano, appunto, la responsabilità nazionale, con quel suo ridicolo, greggi esco “ chi ci sta ci sta”. Signori “ de sinistra “ , o ci dite una buona volta che cosa volete fare da grandi , se volete allearvi con il M5S, oppure con il PDL, oppure con entrambi, oppure fare un governo di minoranza ( altra megastronzata galattica, questa!), oppure agevolare la nascita di una sorta di Monti-bis, oppure levatevi dai piedi e portate i vostri libri contabili in Tribunale e sparite dalla scena.

Anche i grandi spin doctor del P.D., magari anche premiati con seggi senatoriali per aver combinato questo tracollo , forse se ne saranno resi conto, spero.

Se Silvio Berlusconi ed il suo governo democratico eletto nel 2008 fu indotto e forse anche costretto da Giorgio Napolitano a dare le dimissioni per il bene del Paese nel novembre del 2011 ( perché l’Europa e la speculazione bancaria  – ma specificamente Merkel e Sarkozy –  non ritenevano lui e quel suo Governo in grado di salvaguardare non solo l’Italia dal minacciato tracollo finanziario del famoso spread  ma anche la politica monetaria dell’Europa nel suo complesso); se Mario Monti è stato prescelto dal Capo dello Stato nell’ottica, (  che resta  sempre un atto costituzionalmente riprovevole perché monocratico) di garantire all’ Europa ed alla  speculazione bancaria un Governo che garantisca entrambi quei poteri la assoluta obbedienza del nostro Paese alle loro pretese, senza alcuna possibilità di dissenso e di dibattito, io mi chiedo allora cosa diavolo mai sia andato a raccontare oggi Napolitano a Bruxelles ed a Berlino, cene ed offese a parte. Perché non ho sentito nessuno, fin’ora, dire un’altra delle tante verità nascoste di queste elezioni: il rifiuto totale, completo, assoluto da parte della stragrande maggioranza assoluta del  popolo italiano sia  dell’Euro che di questa Europa a trazione e dominio germano centrico. Se anche lo stesso Vendola, anche per quel trascurabile che ormai conta , suona la campana a morte per la speculazione bancaria e per l’Europa germano centrica, il centrosinistra e P.L. Bersani, Napolitano ed anche Monti, oltre alla loro disfatta elettorale, subiscono anche un’ulteriore disfatta clamorosa ma prevedibile: la stragrande maggioranza degli italiani ( dunque M5S 23%, Vendola 3%, centrodestra 30% più una quota degli astenuti pari almeno al 5% sommano la bellezza di un 68% degli italiani contrari a questa Europa e contrari all’Euro) boccia e rifiuta quello che centrosinistra e Bersani invece propugnano: di seguire il Prof. Monti nella sua politica di austerità per  ottenere uno strapuntino alla corte delle lobby bancarie per l’Euro ed alla tavola dell’Europa germano centrica. Cosa mai resti del fantomatico programma costruito da Fassina e dal centrosinistra, a questo punto, proprio non saprei, se non le consuete richieste di super spremute di tasse , delle solite rapine sui soliti ricchi, sull’inasprimento dell’IMU  per il ceto medio, insomma la solita paccottiglia degli anni sessanta ma del secolo scorso.

Ma siamo sempre nel teatrino di “ grand’Italia”. C’è gente del P.D. che festeggia il suo nuovo impiego: quello di Senatore. Vuoi mettere che bella paga, che privilegi, che prestigio, che vitalizio, che fortuna. Tanto, mica tutti sono al corrente dei veri motivi per cui tanti grandi paraculi sono stati prescelti dai segretari di Partito. In un Paese di gente normale,  ai  Grandi Sconfitti  ora non resterebbero che le dimissioni. In un Paese “ normale”.

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Roma, giovedì 28 febbraio 2013

Gaetano Immè

martedì 26 febbraio 2013


VEDIAMO COSA SAPETE FARE, ADESSO

Solo una parte , una parte seppure  maggioritaria del popolo delle libertà, ma certamente la parte  più assennata e più responsabile del popolo di centrodestra , quella che ha tenuto fede all’obbligo costituzionale e civile di andare a votare, quella che va al sodo, quella che produce e non protesta, quella silenziosa, quella che non schiamazza e starnazza fuori tempo come i ridicoli Saviano, come i Lerner, come i Mineo, quella che  esercita ben altri mestieri, industrie , arti o professioni che non quella prescelta da Scalfari e Mauro e dai loro seguaci e cioè la costruzione del dileggio e della criminalizzazione del popolo che osa pensare  con la propria testa anziché seguire le loro imposizioni cosa che la dice molto lunga sul senso vero di democraticità di costoro, è bastata per ridicolizzare , per frantumare, per polverizzare , ancora una volta dopo quel fatidico ed indimenticabile 1994, il vanesio, ridicolo, schizofrenico sogno di vittoria sicura del centrosinistra. La forza di questo popolo di centrodestra sta molto nei suoi valori, ma risiede in buona parte anche nell’isterico odio di cui è fatto oggetto da parte di un famoso e patentato  iettatore, il cui encomio equivale, ormai da trenta e passa anni, a sicura morte, Eugenio Scalfari. Al quale, perciò, auguro, oltre a dosi industriali di epatosostenitori per curarsi il fegato, anche lunghissima vita che per noi di centrodestra è vittoria sicura. Ha votato il 75% degli aventi diritto, dunque tre italiani su quattro. Pertanto il “ Partito dell’astensione” col suo bravo 25%, diventa, alla pari con il M5S, il quarto partito italiano. Il risultato dice: PD e PDL alla pari in testa ex aequo, seguiti da M5S e Astensione al secondo posto anch’essi ex aequo. Dunque profonde  le note politiche  negative : in primo luogo non ha vinto,come con saccente superbia supponeva e millantava, il centrosinistra;  non ha ottenuto quel che voleva ottenere nemmeno il centrodestra ;  il M5S è diventato un cardine col quale l’Italia politica deve fare i conti. Note positive da queste elezioni? Minuzie. Comunque che gente come Pisanu, come Fini, come Di Pietro, come Ingroia, come Giannino , come Vendola, come Cesa, come Buttiglione, come Bocchino, come la Bongiorno, come Briguglio, ecc.  siano stati cacciati a calci in culo dall’agorà parlamentare è un evidente segno dell’inizio di un pur flebile percorso di culturizzazione che il popolo italiano, seppure con un ritardo di settanta anni,  ha iniziato finalmente a percorrere. Ma tutto questo non appartiene alla sfera politica.

In questo Teatro Italia, dove si recita la politica di casa nostra nella quale viene ignobilmente concesso e addirittura sollecitato l’intrusione da parte di altri Stati , dove la scenografia è quella della Costituzione, dove i figuranti  sono quelli “prescelti” dai Partiti, dove gli inservienti  sono gli opinionisti ed i giornalisti più o meno interessati e gli attori sono tutti gli italiani, è andato in scena, domenica e lunedì, uno spettacolo farsesco ed inverecondo. La parte comica e squallidamente astiosa l’ha voluta recitare il P.D. con Enrico Letta, capace, nel breve volgere di un paio d’ore,  di esultare prima come un pollo, sbandierando una inesistente vittoria per poi , appena due ore dopo, recitare un rancoroso ed astioso dietro front ( ricordate “ contr’ordine compagni! L’Unità non lo dice!” di Guareschi?) minacciando, davanti al manifestarsi dell’incredibile vittoria elettorale del PDL, un irresponsabile ritorno alle urne.  Come nei film e nelle rappresentazioni teatrali c’è sempre il colpevole di un fisco, di un  fallimento: il  suo regista. Sono tre i nomi dei falliti, dei responsabili di tutto ciò. Nell’ordine: Bersani, Monti e Napolitano. Le rispettive responsabilità politiche sono fra di loro colpevolmente intrecciate ed avvinghiate. Perché nessuno può dubitare che , se si fosse votato già a Novembre del 2011, la coalizione del centrosinistra avrebbe stravinto le elezioni. L’Italia avrebbe avuto minori danni d’immagine democratica perché avrebbe esibito al mondo intero un proprio Governo, con un consenso politico straordinario, eletto dal proprio popolo senza bisogno di avalli da parte di cancellerie interessate, un governo, peraltro, che avrebbe potuto governare, visti i numeri di quei tempi,  in assoluta tranquillità. Perché dunque Bersani, perché il P.D., perché tutto il centrosinistra invece non ha voluto vincere allora? Qualunque sia la foglia di fico creata dalla sinistra  per indorare questa amara , essa non riuscirà mai a  celare una verità semplice ed inconfutabile: al centrosinistra è mancato, allora, il coraggio civile, il senso di responsabilità, sopra tutto  le comprovate capacità per  assumersi tali responsabilità per il bene del Paese. In sostanza il centrosinistra si è così autodefinito come un partito di incapaci sui quali inutile fare affidamento. E a chi avesse l’ardire di eccepire che la rinuncia a quelle  elezioni fu invece un atto di fede a favore del Paese che solo grazie a quella  rinuncia avrebbe potuto godere di un Governo di unità nazionale – come poi è stato il Governo Monti – replico che un partito politico che è incapace  di guidare il proprio Paese in situazioni di emergenza e di difficoltà  è semplicemente un partito inutile, impotente,fallito. E non è tutto, poi, perché, voglio chiedere ,che cosa mai sia, perché viva, cosa mai faccia, quale sia mai il suo compito,  un partito politico che davanti al sorgere di idee nuove e di nuovi progetti politici  sempre nati nell’orticello di casa, pensa , come ha fatto il P.D. di Bersani da ultimo davanti a Matteo  Renzi , solo ad imporre, d’imperio, l’ortodossia dominante voluta  dalla nomenclatura del partito, soffocando così in una bestiale  dannazione delle evoluzioni ogni possibilità di anche timido riformismo, se non, appunto, una lobby che continua a sopravvivere senza sapere di essere già morta?  Certo che , così oggi stando le cose, il centrosinistra s’è messo da solo, oggi, con le sue scelte di ieri, dentro un cul de sac da paura.

Le responsabilità di Giorgio Napolitano sono poi molteplici. Dai suoi ormai noti sfregi alla Costituzione, al suo interpretare quel ruolo istituzionale come fosse il Re Sole invadendo campi politici che la Costituzione non gli riserva, il suo condurre e guidare  il complotto contro il Governo eletto dal popolo nel 2008, come un cortigiano di Francia,  dando fiato e sua complicità alla ridicola menzogna dello spread come colpa di Berlusconi, Giorgio Napolitano ha giocato questa partita come “ decisore ultimo”, come “ uomo della Provvidenza”, come un Re, ignorando la sovranità popolare  e convincendo Bersani sulla persona di Mario Monti, una vera “ sòla politica ed umana”, garantita invece da Giorgio Napolitano come tecnico super partes. Oltre ad un evidente tradimento  dei diritti di quel popolo che “dovrebbe rappresentare nel suo complesso”, cosa mai altro deve combinare un Presidente della Repubblica per essere cacciato con ignominia dal Colle? Forse uccidere qualche competitor  politico che lo critica? Forse arrivare ad imitare Ceausescu? Per Mario Monti trovo inutile, ormai, insistere. Ha impersonato quello che in effetti Mario Monti è sempre stato: un lacchè di Stato, un “grand comis” al servizio dei potentati bancari e burocratici, uno che sta alla democrazia come vi stava Hitler , uno che ha afferrato senza scrupoli un laticlavio assolutamente inutile ma che gli avrebbe pur sempre fruttato una somma di privilegi spaventosi che giammai avrebbe potuto conquistare con le sue sole capacità. Il professor Mario Monti si è prestato a recitare la parte dell’ultimo degli “ utili idioti” che per i famosi “ trenta denari” vendono al proprio popolo pentole avariate.

Ebbene , accertato che  il Paese va comunque governato, il responso delle urne e dunque del popolo sovrano è questo e va rigorosamente rispettato. Va sempre rispettato il responso popolare, anche e sopra tutto quando è l’opposto di quello che avremmo voluto, una lezione che Scalfari, Zagrebelky , Eco, Saviano e i tanti professionisti della “ firma degli appelli “ non vogliono capire . C’è una coalizione che ha la maggioranza alla Camera, magari  di uno striminzito 0,30%, ma i voti si contano,non si pesano. Dunque a questa coalizione, cioè al centrosinistra , Napolitano dovrà dare il mandato di formare il nuovo Governo. Con chi lo farà Bersani? La lista di Mario Monti è marginale e dunque le soluzioni possibili si riducono  solo a due. O con il M5S o con il PDL. Per cui Bersani potrebbe implorare il M5S per una gestione condivisa  del Paese. Ma se è sacrosanto che in democrazia i voti non si pesano ma si contano, è altrettanto vero e sacrosanto che del M5S non si conosce un programma politico se non per qualche argomento. Questo blog rispetta il voto di tutti, perché lo considera l’esercizio più nobile della democrazia di un Paese , ma non ci pensa nemmeno a confondere , come fanno gli ipocriti perbenisti, quell’esercizio democratico – che tale resta anche se a votare va un ergastolano – con i valori che chi vota esprime ed afferma. Questo blog detesta e schifa i demagoghi, coloro che sfruttano la credulità popolare senza mai sporcarsi le mani col popolo, come appunto fa il guitto. Certo che per affermare il M5S non sono serviti soldi e capitali e finanziamenti perché Grillo ed il M5S non ha diffuso un programma politico, un progetto politico, ma ha diffuso a piene mani solo la peggior e più virulenta e violenta demagogia a buon mercato, opera per la quale la sua istrionica egocentricità era più che sufficiente. Ma la storia spiega come finiscano i demagoghi, vedere al capitolo Masaniello per la storia del Medio Evo , al capitolo  di Guglielmo Giannini per gli anni ’50 del secolo scorso e a tale Antonio Di Pietro per quella odierna. Passato, quest’ultimo, dall’essere stato “il più adorato dall’italica gente subito dopo Dio e Gesù ” nei primi anni novanta ed oggi cacciato a calci in culo dal Tempio della democrazia che la sua presenza ha profanato ed insozzato. Un mendicante politico, ricco delle sue appropriazioni più o meno indebite. E come potrà fare, Bersani,  quando Grillo e la sua  compagnia bella vorranno lasciare l’Euro, vorranno  uscire dall’Europa del Fiscal Compact e di Maastricht , vorranno disfare  la Torino – Lione, abbattere la TAV, eliminare i rimborsi elettorali ai partiti, mettere le manette al primo stormir di sospetto e senza alcun processo? Forse potrebbe scegliere l’altra soluzione: cospargersi il capo di cenere ed andare genuflesso a Canossa, dal PDL e studiare quanto sia possibile fare insieme per il Paese. Ma come farà questo centrosinistra a perdere del tutto la faccia, dopo venti anni tutti  passati a spacciare il centrodestra e Berlusconi come imbecilli, corruttori, evasori fiscali ed altre carinerie del genere , genuflettendosi davanti non ad un avversario politico ma, come lui lo intende, ad un nemico di una vita? Penso sarebbe impiccato per le vie brevi dai suoi vopos del suo  partito, Scalfari a infilargli il cappio e qualche pretenzioso principe piemontese ad agitare la botola dell’esecuzione. Oggi dunque, dopo i due fallimenti sopra ricordati,  la missione di Bersani e del centrosinistra è diventata tanto ardua da apparire sinceramente disperata. Perché se alla fine ciascuna  delle due opzioni  si rivelasse troppo dolorosa, se dunque la missione terminasse con una fine ingloriosa, cosa resterà mai in piedi di questo centrosinistra  capace di distruggere, davanti agli occhi di tutto il mondo e per la terza volta nel breve giro di un paio scarso di anni, la possibilità di governare l’Italia?

Dunque queste elezioni politiche le ha perse il P.D., clamorosamente, il frastuono del crollo si sente fino in Asia. Le ha vinte il partito della protesta e dell’astensione, perché fra il M5S e l’astensionismo, la protesta e l’astensione hanno avuto il consenso di cinque votanti ogni dieci aventi diritto. Un trionfo. Adesso però che ognuno di voi si sforzi per capire “chi” ha costruito, mattone su mattone, questo nuovo partito politico, il vincitore di queste elezioni, che minaccia di portarci nel fondo degli abissi. Povera Italia!

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Roma martedì 26 febbraio 2013

Gaetano Immè

domenica 24 febbraio 2013


LUIGI ZINGALES OVVERO UN ALTRO GRANDE PARACULO  IN CATTEDRA

Il professor Luigi Zingales, membro fondatore del partito” Fare per fermare il declino “, in dissenso con il suo leader Oscar Giannino, lascia il partito. Il leader, a detta sua, ha mentito ma di che menzogne stiamo parlando? Giannino non ha, secondo il professore, i tioli universitari ed accademici che millantava. Bene, ne prendo atto dicendo che a questo Blog del fatto non interessa nulla, per quel che valgono le Lauree in Italia e davanti al fatto che ormai un Master non si nega più a nessuno, ma che volete che mi interessi se Giannino ha millantato titoli accademici e benemerenze ? Ai millantatori professionisti, in economia ed in  politica e dintorni siamo ormai assuefatti, la loro impresa più recente è quella di sostenere un millantatore stratosferico , quello che siede sul Colle, figurarsi.

Il professor Luigi Zingales  , nato nel 1963  è un economista ed accademico italiano. Laureato nel 1987 all’Università Bocconi di Milano ( guarda caso!),è anche professor of Entrepreneurship and Finance presso la University of Chicago Booth School of Business. Dal 2012, è stato uno dei promotori del movimento politico italiano denominato “ Fare per fermare il declino”. E’ anche editorialista per il giornale della Confindustria ( il Sole 24 Ore) e ha una rubrica sul settimanale di Carlo De Benedetti “L’Espresso”.Inoltre, siede come amministratore indipendente nel consiglio di amministrazione della Telecom Italia. Se quanto esposto ancora non bastasse per  capire chi veramente sia il professor Zingales  , basta leggere – anche sinteticamente – un suo recentissimo scritto ( titolo “MPS, ecco chi sono i complici” su “L’Espresso”) dove, davanti allo scempio della Banca senese, amministrata da un solo partito politico da settanta anni e cioè dal PCI /P.D.,  il professore , con l’ipocrisia che lo marchia , finge di “cadere da un  pero del Perù ”( dove si era chissà perché rintanato) e accusa tutti ( mancano  lo IOR ed il Papa però ) di essere complici delle rapine ai danni del  MPS. Vi  cito i “mariuoli” che il coraggioso professore accusa per i misfatti di  MPS: P.D., Banca d’Italia , Visco , Draghi, Tremonti, Berlusconi, Monti. Scrive il professore in particolare che “ E' moralmente complice Giulio Tremonti che come ministro del Tesoro avrebbe dovuto vigilare sulla solidità  delle fondazioni e invece ha permesso alla Fondazione Montepaschi di indebitarsi per mantenere il controllo della banca. E' moralmente complice anche Berlusconi che da premier ha avallato le scelte di Tremonti, rifiutandosi di criticare «un'istituzione a cui vuole bene perché grazie a essa potè¨ costruire Milano 2 e Milano 3.”

La Banca Monte dei Paschi di Siena opera appunto come una Banca ( dove si va per aprire un conto, per chiedere un fido se non in una Banca, professore? ) fin dal 1472 in Italia,  mentre la Fondazione MPS è stata creata nel 1995 ed è stata perfezionata nel 2001. Ne consegue che per quanto riguarda la “chiamata in  correità” per Berlusconi per la costruzione di Milano 2 e di Milano 3 , il professore finge di non sapere ( né ha la correttezza e l’onestà di informarsi  prima di lanciare fangose  insinuazioni diffamatorie) che si tratta di opere costruite negli anni ’70 per cui, non ostante gli sforzi infangatori del professore , non si vede quale nesso unisca quelle due costruzioni milanesi degli anni ’70  alle rapine compiute in questi ultimi anni dalla governance del P.D. della Banca MPS. Per quanto riguarda poi la “ chiamata in correità” di Giulio Tremonti  bisogna ricordare al professore che dal 2001 ad 2013 sono passati al Ministero  del Tesoro ( controllore della Fondazione MPS)  Tremonti (2001 al 2004), poi Berlusconi ( ad interim per qualche mese), poi Domenico Siniscalco ( dal 2004 al 2005), poi Tremonti ( dal 2005 a fine legislatura), poi Tommaso Padoa Schioppa ( dal 2006 al 2008), poi ancora Tremonti ( dal 2008 al 2011) ed infine , Mario Monti e Grilli. Se dunque, come scrive il professore , “ il Ministero del Tesoro avrebbe dovuto vigilare    ecc”, come mai , chiedo, il professor Zingales ha citato solo il nome di Giulio Tremonti? E gli altri Ministri? O forse il nostro professore stava con loro  sul solito pero in Perù?  Che voltastomaco accorgersi che un professore  mistifica la realtà secondo il proprio tornaconto , come un Ciancimino jr da quattro soldi che “ mascaria” i fatti  come un avvinazzato da osteria.

Naturale dunque che io abbia  il sospetto di una squallida  manovra partitica giocata demonizzando  e criminalizzando, secondo la miglior tradizione comunista, l’avversario di turno. Stavolta tocca a Oscar Giannino. Infatti  il professor  Luigi Zingales ha una “doppia cittadinanza politica ”, sia in “Fare per fermare il declino” sia  nel “Pd”. Non è candidato con il primo e non è membro del secondo, ma è stato sia cofondatore del movimento Fermare il Declino (embrione di Fare), sia consulente della scuderia di Matteo Renzi, durante le recenti primarie del Pd. Questa sua uscita improvvisa, che giunge proprio a una settimana dalle elezioni, sembrerebbe proprio una manovra “voluta da un Pd disperato dai sondaggi sfavorevoli”in Lombardia . D’accordo con la stampa organica, come Repubblica, che cerca di infangare la Lega con la inchiesta su Finmeccanica quando la Lega è stata dichiarata dal Magistrato stesso del tutto estranea alla faccenda, ricorrono a qualsiasi mezzo, sopra tutto scorretto, per cercare di evitare la vittoria del centrodestra in Lombardia , vittoria che farebbe vincere  il centrodestra anche al Senato. È solo un mio sospetto, d’accordo. Ma un sospetto rafforzato sia dal precedente esame della evidente scorrettezza del professor Zingales  sia da una serie di circostanze alquanto particolari. Innanzi tutto la scelta del momento, come non definire “strategica” questa sortita, questa bomba contro “Fare” proprio ora, ad una settimana dal voto quando il P.D. trema davanti ai sondaggi  e con un elettorato fortemente indeciso. Ma com’è possibile, mi chiedo, che il professor Zingales non si sia accorto prima  delle falsità nel  curriculum di Oscar Giannino in tutti questi mesi? Stava sempre sul famoso “ pero in Perù”?Ed ancora osservo come  lo schiaffo avvenga proprio in un periodo in cui “Fare”  era dato in ascesa e come era chiaro  che togliesse  più voti alla sinistra che non al centrodestra. Ma tutto sommato, però, a chi interessa un curriculum che non corrisponde a quello vero? In politica, l’ho già scritto,  siamo abituati a vedere di molto peggio. Giannino, tutto sommato, è uno dei migliori esperti di economia nel panorama giornalistico e politico italiano, certamente migliore di tanti professori di economia e di tanti consiglieri economici di partito . Che differenza fa, da un punto di vista dell’elettore, l’assenza di questo o quel titolo accademico? E qui subentra l’aspetto politico della faccenda,  che è quello più importante.

Che “Fare” ha due anime politiche .Una è liberista e mira a raddrizzare le storture della politica attraverso la riduzione del peso dello stato: meno tasse, meno spesa pubblica e meno regole. L’altra, però, è un’anima puramente statalista  e giustizialista - manettara : il partito degli onesti, dei nuovi, che lotta contro il conflitto di interessi, la  lotta dura alla corruzione, una  predica per  la meritocrazia pura e per  l’emancipazione delle donne con le quote rosa. Nel corso della breve campagna elettorale, l’anima progressista ha finito (come sempre, in Italia) per divorare quasi del tutto quella liberista. La risposta liberista al conflitto di interessi è: “meno stato, minore danno”. La risposta che Fare ha dato, in televisione, è “meno Berlusconi e meno politici alla Berlusconi”. Il moralismo anti-berlusconiano e la lotta contro tutti i vizi italici di quest’ultimo decennio politico è diventato l’anima  del movimento “ Fare” che, inizialmente, si riprometteva di combattere solo sul terreno serio dei programmi economici. Iniziative liberiste, come “Contante Libero” (contro l’imposizione della più tracciabile carta di credito), sono state snobbate da Fare: perché c’è chi, in quel partito, vuole e predica la lotta all’evasione più che al fisco rapace. Siamo al punto finale , all’evangelico “Chi di moralismo ferisce, di moralismo perisce “. Il professor Zingales crede di averci fatto fessi con la sua ramanzina a ditino alzato contro Oscar Giannino colpevole, ohibò, di non avere un Master o una Laurea!

Eppure sto parlando dello stesso professor Luigi Zingales che in un suo recente libro ( “Una rivoluzione liberale contro un’economia corrotta”) scrive di “ essere  preoccupato per la trasformazione della politica statunitense e di vedere  segnali di degenerazione del sistema in un capitalismo clientelare all’italiana”.Si dilunga il professore a scrivere circa i danni che il clientelismo industriale arreca all’economia , tanto da scrivere poi : “ Il clientelismo ha derubato il mio Paese di gran parte delle sue potenzialità di crescita economica e dei grandi benefici che può ricavarne, ha sottratto ai cittadini le motivazioni per impegnarsi nel lavoro. Non voglio che derubi anche gli Stati Uniti.”Così il professore si avvicina al male , ma non riesce poi a focalizzarlo, a centrarlo, ad individuare il rimedio. Si avvicina all’individuazione del tumore, quando scrive “ Quello che non riescono a capire ( i movimenti di ribellione al dominio finanziario)  è che questi Leviatani non sono che due facce della stessa medaglia: il male non sta tanto nel mondo degli affari in quanto tale, ma nel grande business monopolistico e politicamente clientelare; il male non è nel governo in quanto tale, ma in un governo esorbitante, pervasivo e corrotto.” Ma proprio nel momento migliore, come capita spesso ai cattivi maestri e a coloro che salgono in cattedra per imporre non la verità ma la loro opinione ideologica , il professore smarrisce  la via della ricerca scientifica, si affida agli slogan da Masaniello e scrive : “In Italia manca una cultura del merito perché non c’è una cultura della legalità Se l’Italia non cresce, se è a rischio di default, è perché è stata fin qui governata dai peggiori. Non i mediocri: i peggiori. Il clientelismo politico e l’economia sommersa hanno trasformato il nostro Paese in una peggiocrazia.” Cioè, come tutti i professori  incapaci di realizzare una ricerca con una soluzione sulla quale giocarsi reputazione, faccia, onorabilità e cattedra, il professore Zingales si adegua alla moda, all’ortodossia dominante, lanciare fango contro tutti per non inzaccherare nessuno, insomma, vigliaccamente, gettare un sasso nello stagno nascondendo la mano. Scusi professore, va bene che Lei insegna in America dal 1988, ma perché non elenca coloro che hanno governato l’Italia  creando questa situazione ? Chi ha creato in questo Paese il “ clientelismo industriale”, quello tipo FIAT di Agnelli  , tipo Olivetti di Carlo De Benedetti? Chi è stato che ha voluto “privatizzare” imprese pubbliche senza prima formare una classe industriale capace di reggere la concorrenza del mercato mondiale? Facile e qualunquista lanciare invettive contro nessuno. Ma anche vigliacco.

In questo Paese di moralisti occhiuti ed  ipocriti , di professori del nulla, di chierichetti del moralismo da trivio , di laureati ignoranti e bamboccioni, il professor Luigi Zingales  vorrebbe farci credere di aver vissuto per un anno su un pero in Perù, vorrebbe darci da bere che non sapeva chi fosse Oscar Giannino, di non avere avuto la possibilità di verificare chi fosse in realtà quell’aspirante politico che voleva strappare voti al centrodestra in Lombardia mentre strizzava l’occhio all’agenda Monti . La cruda verità è crudele, amara: il professor Luigi Zingales  si atteggia professore, ma è un semplice imbonitore , un altro di quegli “ utili idioti” che si prestano, per tornaconto ideologico, a mettere la loro faccia da prestanome per nascondere per chi stiano lavorando. Mezzucci da magliari.  Insomma , il professor Zingales , come uno dei Fratelli De Rege, ha mandato avanti Oscar Giannino ( appunto “ vieni avanti, cretino”) e poi, quando il movimento stava raccattando in Lombardia un significativo tre o quattro per cento, ecco che il Professor Zingales finge di fare improvvisamente “ le beau geste”, di accorgersi di quello che il gran paraculone  sapeva benissimo da sempre et voilà, ecco fatto un bel servizio elettorale a favore di Bersani e del P.D. che, scommettiamo?, sarà riconoscente col professore. Come lo è stato con Di Pietro, con Colombo, con Gotor, ecc. D’altra parte sia  Monti che Zingales  escono dalla Bocconi. Se questa Università deve produrre simili individui, chiudetela subito e buttate la chiave nell’Oceano.

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NON VI ILLUDETE!

I mercati finanziari,telecomandati dalle Banche , scrutando l’Euro, fanno scendere le borse e salire lo spread italiano perché sanno benissimo che il voto di oggi e di domani servirà solo a produrre l'ingovernabilità del paese. L'ipotesi di dare stabilità al paese attraverso un nuovo governo di centro sinistra -  che è stata la stella polare seguita con testarda, ostinata,premeditata ed irresponsabile  cocciutaggine  da Giorgio Napolitano, da Mario Monti e da Pierluigi Bersani fin dal momento della caduta dell'esecutivo di Silvio Berlusconi e della nascita del governo tecnico -  si è disciolta ormai, da tempo ,come brina al primo sole. Ammesso che P.D. e SEL riescano pure ad agguantare il premio di maggioranza alla Camera , non avranno identica possibilità al Senato. Le indagini demoscopiche hanno ormai dimostrato che la lista civica dell'attuale presidente del Consiglio non riuscirà ad ottenere il numero di seggi a Palazzo Madama sufficiente per  assicurare una maggioranza stabile  all'alleanza tra lo  “Smacchiatore di giaguari”  ed l’iracondo e sguaiato bocconiano. Sarà la definitiva ed ingloriosa  disfatta per Giorgio Napolitano, che lascerà il Colle con la stessa ignominia con la quale vi fu a forza ed a dispetto di più di mezza Italia dai suoi compagni di partito , responsabile, nei confronti dell’intero Paese, non solo di quella autoritaria sospensione della democrazia imposta al Paese con metodi antidemocratici ma ora anche di arrogarsi un potere che la Costituzione italiana non riconosce al Capo dello Stato: quello di imporre  ,d’imperio e d’autorità, il ritorno allo schema politico della Prima Repubblica. Si vedrà, chi vivrà, vedrà.  Per il momento basta prendere atto del fallimento del disegno teso a far saltare il bipolarismo della Prima Repubblica per realizzare il ritorno alle tradizionali “alleanze”  della Prima Repubblica. Alleanze, si badi bene, che verranno stipulate di nascosto ed indipendentemente dal voto  degli elettori, nel chiuso del Palazzo, nella peggior tradizione del consociativismo cattocomunista e del famigerato  “patto ad escludendum”. E registrare, prima ancora della certificazione definitiva dei dati elettorali, che tutto il complesso lavoro fatto per mandare al macero il bipolarismo ha prodotto la nascita del fenomeno dell'antipolitica come primo fattore innovativo di una Terza Repubblica tutta ancora da inventare.

Chi ragiona sempre sulla base dei vecchi schemi prevede ora che, svanita l'ipotesi del centro sinistra Monti - Bersani, le uniche possibilità di dare un governo al paese passino attraverso la formula della grande coalizione o quella dell'alleanza di sinistra tra Bersani  e Grillo. Ma chi ragiona con questo schema mentale non tiene conto che il nuovo Parlamento sarà caratterizzato da un lato dalla massima concentrazione dei tradizionali professionisti della politica (i beneficati del Porcellum) e dall'altro dalla più incredibile ed inaspettata rappresentanza dei dilettanti della vita pubblica. Il nuovo Parlamento, in altri termini, sarà segnato da una spaccatura di natura antropologica mai registrata nella storia repubblicana. Da una parte figureranno tutti quelli che fanno politica per professione da sempre ( che poi sarebbe “ il nuovo che avanza” secondo lo smacchiatore di giaguari )  e dall'altra quei trenta quarantenni senza arte né parte  che hanno capito al volo come mettere a segno il colpo della loro vita : passare da anonimi No-Tav , dalla protesta senza costrutto dei centri sociali al Paradiso economico e pensionistico del Parlamento. Bersani ed i suoi dirigenti sono convinti di aver facile gioco nel dividere, frantumare ed in definitiva “comprare” e gestire – to scout - questa massa di” affamati allo sbaraglio “ che settantenni ricchi e scemi, come Grillo, come Celentano, come Haber, come Milly Moratti, come Fo, ecc, vogliono mandare  in Parlamento solo per dare sfogo alla rabbia popolare che tutto distrugge e nulla costruisce. Ma se  pensano che l’Italia , così in crisi profonda con l’Europa, con l’Euro, con i Paesi europei, con la propria crisi economica terrificante , possa essere governata utilizzando una mandria di  Scilipoti  acquistate a costo zero ( cioè coi soldi nostri) s’illudono. Per cui è bene incominciare a pensare fin da ora alle prossime elezioni al prossimo mese di Aprile. Ed alla necessità di una grande riforma istituzionale ,non solo della legge elettorale.

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UNA BUONA NOTIZIA, TENUTA MOLTO NASCOSTA

La Procura di Bologna ha fatto ricorso contro l’assoluzione del presidente dell’Emilia-Romagna Vasco Errani nell’inchiesta Terremerse. Errani era stato assolto l’8 novembre con rito abbreviato dall’accusa di falsità ideologica in atti pubblici dal Gup Bruno Giangiacomo, perché il fatto non sussiste.

In questi giorni scadevano i termini per il ricorso (firmato dal Procuratore Roberto Alfonso e dal Pm Antonella Scandellari), che e’ anche contro l’assoluzione di due funzionari regionali. ansa

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ENRICO MENTANA, UNO SQUALLIDONE!!!

Che squallida persona Enrico Mentana! Per quasi 20 anni ho anche apprezzato il fatto di non nascondesse le sue simpatie e antipatie politiche, ma  che riuscisse allo stesso tempo a fare informazione accettabile , senza nascondersi dietro l’ipocrisia di una finta imparzialità. Poi l’ho visto ieri sera di fronte a Berlusconi, il suo Trimalcione, colui che lo ha fatto ricco e che  l’ha portato alla grande notorietà, e mi ha fatto una tristezza incredibile ma anche un ribrezzo vomitevole. Una persona rancorosa, arcigna, maleducata, alterata, piena di astio e di rancore malcelato, se l’è suonata e se l’è cantata da solo, non lo ha fatto parlare, interrompendolo in continuazione, dicendo che non doveva parlare di quello né di quell’altro (ossia del suo programma elettorale) perché lui sapeva già tutto, dimenticando che era una trasmissione pubblica fatta proprio per parlare del programma elettorale, come ha lasciato fare agli altri due ospiti, trattati con tutt’altra grazia, ai limiti della piaggeria.

In realtà quella di ieri non è stata  una trasmissione politica, ma una specie di resa dei conti, una sorta di duello rusticano , una rivalsa, uno sfruttare la televisione a suo uso e consumo per un evidente motivo: lui, Mentana ha tentato malamente di affrancarsi dal peccato originale. Lui è la prova vivente , è la dimostrazione lampante  di quanto il famoso  conflitto di interessi sia solo una carta da bari  da tirare fuori, dalla manica,  all’occorrenza, ma ben lontano dalla evidente libertà di ha goduto lui per 20 anni, riconoscendolo pubblicamente, salvo rimangiarsi tutto appena date le dimissioni ed incassata la sua favolosa liquidazione berlusconiana. Dimissioni, peraltro, con suo sommo dispiacere,velocemente  accettate da Mediaset. Mentana, ovvero come un beneficato si rivolta contro il benefattore. Cosa non nuova per un lecchino come Mentana, visto che  è entrato in Rai in quota PSI grazie a Craxi e Martelli ed è diventato famoso durante Tangentopoli proprio accanendosi contro di loro. Una bella coppia, Mentana e Rutelli……..

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DETTI E CONTRADDETTI…

La giornata politica post annuncio di inciucio in salsa berlinese si è trasformata in un teatrino di batti e ribatti, passi avanti e retromarce (tattiche) perché come ho scritto, Bersani forse ha tirato troppo la corda con i discorso del “re” a Berlino, un boomerang foriero di guai in stile Unione Per farla breve Vendola ha minacciato di rompere il matrimonio fra ex Pci e mandare a carte quarantotto l’alleanza con Bersani (“Il Professore al governo con noi è fantapolitica”), Monti che di Vendola non ne vuol sapere (almeno per ora) ha detto a Bersani: “Se vuol collaborare con noi dovrà fare delle scelte all’interno del suo polo, non ci sono accordi) e a sua volta Bersani ha risposto all’aut aut: “Il mio polo è il mio polo e che nessuno lo tocchi. A partire da lì sono pronto a discutere”. Insomma Nichi non si tocca. Almeno fino al voto, poi si vedrà perché Pd e Sel conteranno i loro voti e li peseranno, assieme a quelli di Monti. Intanto D’Alema potrebbe spiegare a Monti e Bersani cos’è un amalgama ben riuscito, soprattutto se non si fa a spese degli elettori…

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COME MAI NESSUNO NE PARLA?

Nessuno ne parla ma il bocconiano MARIO MONTI non è solo l’uomo delle banche e della finanza (prima COMIT e GENERALI e poi GOLDMAN SACHCS) ma è stato innanzitutto un “UOMO FIAT”.MONTI ha fatto parte dei CdA della FIAT dall’età di 36 anni (1979) all’età di 50 anni (1993); dopodiché, dal ’94 al 2004 è stato Commissario UE.E alla FIAT non era un comprimario ma comandava: CdA GILARDINI (FIAT) dal 1979 al 1983; CdA FIDIS (FIAT) dal 1982 al 1988; Cda e comitato esecutivo FIAT dal 1988 al 1993; oltre a Mario Monti, facevano parte del comitato esecutivo FIAT Gianni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens.Dal 1° gennaio 1987 la FIAT ha avuto in regalo l’Alfa Romeo dall’IRI (Prodi) e dallo Stato (Craxi, Andreotti, Amato, Darida, ecc..) impegnandosi per iscritto con il CIPI a mantenere i 40.000 lavoratori di Arese e Pomigliano e a pagare quattro soldi allo Stato con 5 comode rate annuali a partire dal 1993. Ma nel novembre 1993 riduce a 4.000 (e poi a zero) i lavoratori di Arese e così poi con Pomigliano. E mentre la FIAT ridimensiona e poi chiude l’Alfa, riceve 1.000 miliardi dallo Stato solo per costruire gratis lo stabilimento di Melfi. E in questi anni la Fiat, mentre si sbarazzava di 40.000 operai Alfa Romeo, ha ricevuto “aiuti” di Stato di 2mila miliardi di lire per Arese e altrettanti per Pomigliano.

TUTTO CIO’ E’ AVVENUTO GRAZIE ALLE TANGENTI PAGATE DALLA FIAT AI POLITICI. E TUTTO CIO’ E’ AVVENUTO MENTRE MARIO MONTI ERA A CAPO DELLA FINANZA FIAT (FIDIS) ED ERA UNO DEI 5 MEMBRI DEL COMITATO ESECUTIVO di TUTTA la FIAT.

Per le tangenti FIAT il 9 aprile 1997 il Tribunale di Torino ha condannato Romiti e Mattioli a oltre un anno di carcere, con sentenza confermata in Cassazione nel 2000 ma cassata qualche anno dopo con la legge di Berlusconi che ha depenalizzato il falso in bilancio. I 150 operai dei  Cobas che si costituirono parte civile nel processo di Torino furono comunque poi risarciti con 1milione e 600mila lire a testa. “Una gran brutta notizia”. E’ questo il commento dell’amministratore delegato dell’Ambroveneto, Corrado Passera, alla notizia della sentenza di Torino (La Repubblica, 10 aprile 1997).Ma la tangentopoli FIAT è solo di Romiti? Ma non scherziamo!Soldi avvolti in carta da giornale “I pacchi di denaro arrivavano avvolti in carta da giornale accuratamente sigillati con nastro adesivo. Dal sesto piano di Corso Marconi, quartier generale della Fiat, le banconote – mezzo miliardo a pacco – venivano quindi portate al quinto piano, nell’ufficio della Signora Maria Nicola, addetta contabile e soprattutto segretaria di fiducia dell’Amministratore delegato C. Romiti. La funzionaria, impiegata presso la cassa centrale della Fiat S.p.A., ora in pensione, provvedeva poi a dividere il denaro in piccole mazzette” (Repubblica 15.6.95).

Faccio  come Travaglio, leggo le sentenze e ne faccio “ copia e incolla”.

“Poteva il presidente onorario della FIAT, il senatore a vita Giovanni AGNELLI, non sapere nulla dei fondi neri e delle tangenti del suo gruppo? La Procura di Torino si è posta più volte questa domanda, ma non ha ricevuto alcuna notizia di reato né alcuna risposta utile dalle centinaia di testimoni e imputati interrogati (Pomicino avrebbe voluto parlarne fuori verbale ma, quando i pm torinesi gli hanno spiegato che non si può, si è avvalso della facoltà di non rispondere.)”

“ Craxi ha giurato che di vil denaro si occupava Romiti, mentre l’Avvocato si limitava all’alta strategia. Così la Procura non ha potuto indagarlo. Senonché il gup Saluzzo, nella sentenza che condanna Romiti e Mattioli, la invita esplicitamente ad aprire un’inchiesta sull’intero Comitato Esecutivo degli anni delle tangenti, e cioè su Giovanni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Mario Monti. I cinque vengono dunque inquisiti per falso in bilancio nel maggio 1998. Ma ogni tentativo di approfondire il loro eventuale ruolo nel sistema illecito si infrange dietro i “non so” e  le negazioni di chi potrebbe inguaiarli. Così alla Procura non rimane che chiedere l’archiviazione, in quanto “non esistono sufficienti elementi di prova a carico dei membri del Comitato Esecutivo”.

Il 1° settembre 1998 il gip Paola DE MARIA archivia il fascicolo sull’Avvocato e gli altri quattro, scrivendo che è “storicamente provato che Giovanni AGNELLI avesse mentito agli azionisti nel “negare” le tangenti FIAT, ma non è provato che le conoscesse. Anche se sulla conoscenza sua e degli altri quattro rimane perlomeno un “ragionevole dubbio”.

Romiti, secondo i magistrati di Torino, in soli 10 anni avrebbe accantonato fondi neri per almeno 1.000 miliardi!

 “Centododici miliardi di lire falsamente dichiarati per un solo bilancio: quello del 1991. Le riserve occulte tuttavia risalirebbero “a far data dagli esercizi precedenti ad almeno il 1984″. E fra queste disponibilità vi sarebbero pure i “versamenti per almeno 4 miliardi di lire nella primavera 92 destinati al PSI” (“La Repubblica” del 13/12/95).

Questa tangente di 4 miliardi di lire fu versata con assegno da ROMITI a CRAXI il 20 marzo 1992. La fotocopia di questo assegno fu recapitata da Craxi ( già allora ad Hammamet) allo Slai Cobas Alfa Romeo tramite l’avvocato Lo Giudice. Lo Slai Cobas consegnò la copia dell’assegno alla Procura di Torino.

Dato che MARIO MONTI è anche:

 1. “Presidente europeo della commissione Trilaterale e presidente onorario di Brueguel, il think tank che lui stesso ha fondato nel 2005″ (Libero, 15-11-2011);

 2. “L’Italia sarà il primo Paese al mondo ad avere un capo del governo che fa parte allo stesso tempo del comitato esecutivo della Trilateral e del Bilderberg group, considerati come due superlobby globali più influenti di stretta osservanza liberista ” (Il fatto Quotidiano);

 3. Mario Monti fa anche parte dell’ASPEN INSTITUTE, abbondantemente foraggiato con centinaia di milioni di lire al colpo con i fondi neri tangentizi FIAT, come comprovato dal processo ROMITI a Torino,

perché nessuno osa chiedere al professor Mario Monti di voler chiarire tutto quello che deve chiarire?

 

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FATE I BRAVI! ANDATE A VOTARE!


Roma domenica 24 febbraio 2013
Gaetano Im

lunedì 18 febbraio 2013


C’E’ UN NAPOLETANO MAGLIARO SUL COLLE DEL QUIRINALE CHE VA IN GIRO PER IL MONDO A SPESE NOSTRE E DICENDO DI CHIAMARSI GIORGIO NAPOLITANO E DI ESSERE L’AUTOCRATE DELL’ITALIA

Chi fosse in grado di conoscere con certezza il motivo del viaggio lampo di Giorgio Napolitano da Obama è inviato a renderlo noto. C’è infatti un politicante  napoletano , praticamente un magliaro , che va in giro per il mondo spacciandosi - e questo, come vedremo, accade non certo da ieri - come il vero ed unico “decisore” , come  il “ referente unico”  della politica italiana. Ovviamente non è vero nulla,  perché non è questo il ruolo, non sono quelli millantati da costui  i poteri che la Costituzione italiana riconosce al Presidente della Repubblica. E’ vero che non li vieta  perché, quella che cantanti, ballerini, donne nane , musicanti, pennivendoli da regime, giocolieri  di strada, lavavetri , gay , lesbiche , trans e compagnie di giro glorificano  ( per assicurarsi i trenta denari o seggi senatoriali  che il circo Barnum  “politicamente ortodosso ed ammesso”garantisce ai servili adulatori ) definendola ipocritamente come “  la Costituzione più bella del mondo “,  è talmente vecchia, lacunosa – e non poteva essere altrimenti, vista l’età-  e profondamente sbagliata  che neanche l’illuminata mente dei nostri padri costituenti poteva lontanamente  immaginare come un Presidente della Repubblica potesse perpetrare, ai danni del popolo italiano, un raggiro come questo perpetrato dal magliaro del Colle , un “ pacco” degno giusto di un tavolinetto portatile a Piazza Garibaldi , da “carta vince, carta perde”: E’ storia del nostro Paese  come ogni inquilino del Quirinale abbia interpretato ruolo e poteri di quell’istituzione. Chi ha esercitato la propria funzione come un “Notaio”, chi come un “ sollecitatore”, chi come un “ picconatore”, chi invece,  come Giorgio Napolitano , con l’idea fissa del “ comando autoritario ”, dell’autocrate senza vincoli costituzionali e quindi autocrazia sul  popolo, autocrazia sul paese, autocrazia sul governo eletto, praticamente un  “ Re Sole” dopo trecento e passa anni.  Ecco perché una Costituzione come quella italiana  che non circoscriva i poteri dei propri organi, non è affatto una  “chiave universale per la libertà” ma semmai il passpartout per l’inferno della democrazia  di quel  disgraziato Paese . Che naufragherà sotto il peso di conflitti di attribuzioni, come accade in Italia, dove la democrazia parlamentare  viene clamorosamente negata proprio da Giorgio Napolitano.

Ora , davanti al pastrocchio che Napolitano ha combinato in Europa e nel mondo, ridicolizzando il nostro Paese, da ultimo davanti ad Obama ed agli Usa, come fosse una  servile colonia nelle mani di Giorgio Napolitano, anche lo stesso  Quirinale , come istituzione, ha sentito  la necessità di emendarsi , davanti al Paese e davanti al mondo civile e democratico , sostenendo l’insostenibile e cioè che Giorgio Napolitano non avrebbe compiuto “ alcuna ingerenza” nel potere politico , come piagnucola, ignobilmente,  ogni colpevole che si rispetti, che cerca, con la famosa scusa manifesta, di celare disperatamente ma vanamente la propria “accusa manifesta”. Il magliaro del Colle si è sempre, fin dalla sua “traslazione” sul Colle ad opera della sola sua parte politica ( ricordo , per la vergogna di questo Paese e di questo magliaro, che Napolitano è il secondo Presidente della Repubblica che è stato eletto con i soli voti della propria parte politica. Il primo fu, negli anni sessanta, Antonio Segni della DC, la quale  in quegli anni  ebbe quanto meno l’alibi dei disordini di piazza per giustificare l’elezione del proprio uomo e con i soli propri voti, alibi che non esiste nel caso di Napolitano) speso “contro” il governo di centrodestra eletto nel 2008  dal popolo. Ogni sua interpretazione della Costituzione e dei suoi poteri è stata sempre improntata  per “arginare”, per “ limitare”, per “bloccare”, per “ criminalizzare” l’uso legittimo che il governo di centrodestra faceva dei poteri costituzionali dei quali legittimamente disponeva. Come non ricordare , per esempio, quella vera e propria illecita ed incivile guerra che il magliaro del Colle usò contro il governo di centrodestra sul ricorso alla decretazione, azioni conflittuali fra poteri che sono stati dal magliaro forzati con acrimonia ed una partigianeria arrogante e spocchiosa  ben oltre il limite di quei poteri che la Costituzione assegna al Colle proprio sull’argomento dei decreti Legge?  Come dimenticare, altro esempio, la sua “pretesa” di voler decidere le liste dei Ministri quando è pacifico come il Colle debba solo “ratificare” la nomina dei Ministri che spetta al Capo del Governo? Come dimenticare poi l’autoritarismo da regime autocratico che il magliaro del Colle ha mostrato nei confronti delle sue prerogative , riaffermate con autocratica arroganza coinvolgendo anche la Corte Costituzionale  nel conflitto con la Procura di Palermo sulle sue chiacchierate telefoniche con Nicola Mancino  sui famosi rapporti Stato-Mafia , che un vero  Presidente di “ tutti gli italiani”, che nulla avesse da celare  e non un partigiano come lui che un evidente interesse a non concedere verità su quell’argomento lo aveva nella sua sfacciata e sfrontata partigianeria politica ,  avrebbe preferito rendere pubbliche per la pace sociale del Paese.

Ma tutto questo sono delle minuzie se vogliamo, di fronte a quello che questo magliaro ha combinato davanti all’Europa ed al mondo intero. Sto parlando della sua  inqualificabile , incostituzionale e autocratica pretesa di accreditarsi in Europa e nel mondo come l’unico e decisivo referente politico di politica estera , facendo strame della Costituzione, nel silenzio degli sciacalli adulanti e degli scribi esperti in santificanti fellatio, attualmente occupati a riscuote in Umbria ed altrove , la paghetta dei servi encomi. Su questo argomento questo Blog vuole essere preciso, chirurgico, tipo un raggio  laser ed assolutamente  inequivoco. Perciò torno, prima di tutto, ad ottobre 2011, ai famosi “ sorrisini” di Merkel e di Sarkozy. Ora , però, si viene a sapere che sia la Merkel  che Sarkozy , prima di quei sorrisetti, avevano parlato al telefono con il magliaro del Colle. Risulta che quelle telefonate, mai rese pubbliche e note neanche dall’Ufficio stampa del Quirinale, erano servite per assicurare sia Merkel che Sarkozy, prima del loro incontro con Berlusconi ed a insaputa di quest’ultimo, che era il Quirinale , era il magliaro, era solo Napolitano  a guidare la vera politica estera dell’Italia  e non certo il Presidente del Consiglio eletto dal popolo. Io credo che ogni persona dotata di un minimo senso di dignità alla luce di questa notizia giudichi l’accaduto in modo totalmente diverso da quello che agiografi e servitori prezzolati hanno voluto spacciare. Qualcuno, come questo blog, a quei tempi parlò addirittura di “ colpo di Stato”, di “ golpe”, scatenando le ironie dei soliti servili ipocriti della stampa organica all’ortodossia dominante

Oggi, anzi ieri, abbiamo poi superato ogni limite di decenza. Con Obama ogni limite è stato superato dal magliaro napoletano. Osservate anche i particolari. Dunque tutti hanno riportato la frase di Obama ( “Napolitano is a leader with a vision” ) facendo una traduzione maccheronica in “ Napolitano è un leader visionario”, come fosse un veggente, semplicemente ridicola. Ma la traduzione vera non è quella spacciata da Repubblica, da La Stampa, dal Corriere della Sera, perché in americano “ vision” significa non “ visionario” ma “ visione”, “ progetto “ “ strategia”, “ cammino”, insomma la vera traduzione è “ Napolitano è un leader con una sua strategia politica”. Il magliaro s’è tradito ancora una volta, si è spacciato per quello che non è,  come fosse il Re Sole dell’Italia. Avrebbe potuto anche dire “ L’Italie c’est moi”! O “Apres moi le deluge” Costui è fuori di testa , va messo a riposo, curato bene. Questo sfrontato vecchio comunista è un pericolo per il Paese , perché ormai privo di freni inibitori,  va cacciato via subito,immediatamente , perché scredita questo Paese facendolo ritenere una sorta di repubblichetta di Giorgio Napolitano, costui  va espulso , rigettato , eliminato dalla storia di questo paese che vuole restare un paese democratico e non vuole nessun Re Sole al comando, tanto meno un magliaro come Giorgio Napolitano. L’Italia pretende e vuole tornare ad eleggere il proprio governo senza essere commissariato da nessun traffichino.

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CONFLITTO DI INTERESSI? LEGGI AD PERSONAM? LEGGI AD AZIENDAM? LEGGI AD PARTITUM!

Da quando è scoppiato il bubbone nel Monte dei Paschi di Siena, Pier Luigi Bersani non fa altro che ribadire che i partiti devono starsene lontani dalla finanza. "Le banche fanno le banche, il P.D. fa il P.D.”" è lo slogan che il leader del Partito democratico ha portato in giro per le piazze, in un'infuocata campagna elettorale, senza convincere elettori e ragionatori. E, mentre il centrosinistra continua a scendere nei sondaggi, gli istituti di credito sono pronti a sferrare un altro, violentissimo colpo ai vertici di via del Nazareno pretendendo che vengano saldati debiti per circa 200 milioni di euro e che vengano restituiti gli immobili regalati dagli ex vertici dei Ds e dall'ex tesoriere Ugo Sposetti.

Negli uffici contabili delle grandi banche italiane gli ex Ds hanno lasciato un buco grosso come una casa. Un buco che continua a lievitare a causa degli interessi e che rischia di finire sul gobbo degli italiani. A ricostruire l'intricato giro di fondi, liquidi e immobili ci ha pensato Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano andando a spulciare i conti dei Ds che, pur non esistendo più, hanno ancora una sede nella capitale. il debito accumulato dal Partito comunista italiano (Pci) viene ristrutturato nel 2003. Ci pensano proprio Sposetti e l'allora presidente Ds Massimo D'Alema lavorando, gomito a gomito, con l'ex numero uno della Banca di Roma Cesare Geronzi. Gli equilibri si rompono quando la guida dell'istituto, che nel frattempo viene acquisito da UniCredit, passa da Alessandro Profumo a Federico Ghizzoni che non intende più fare sconti alla sinistra e inizia a chiedere indietro i debiti. Così, il 24 giugno dello scorso anno, l'UniCredit chiede indietro 29 milioni di euro (più gli interessi e le spese) e l'annullamento delle donazioni di un immobile di Bergamo alla fondazione Gritti Minetti e di un appartamento a uso ufficio (con annesso magazzino) a Udine alla Fondazione per il Riformismo nel Friuli Venezia Giulia. Il fatto è che, come riporta il Fatto Quotidiano, l'UniCredit non la sola banca a stare alle calcagna degli ex Ds. Sulle orme dei debitori ci sono, infatti, anche Efibanca, che rivuole 24 milioni di euro, e Intesa, che ne rivuole 13,7 milioni. Nel complesso gli ex diessini devono saldare la bellezza di 176 milioni di euro, a cui vanno ad aggiungersi fior fiore di interessi. Tanto che sarebbero già stati pignorati 30 milioni di euro in rimborsi elettorali che il partito non ha ancora ricevuto.

Il trucco sta tutto nel trasferimento degli immobili a fondazioni che giuridicamente non hanno alcun legame con gli ex Ds. "Gli immobili - spiega il Fatto Quotidiano - sono stati posti fuori dal perimetro del partito, lontano dagli artigli dei creditori". Da qui, l'inevitabile domanda: chi sarà a pagare quei 200 milioni di euro che nessuno vuole saldare?. Ovviamente i contribuenti. Una legge, firmata dal governo Prodi nel 1998 e ritoccata nel 2000 dalla presidenza del Consiglio quando a Palazzo Chigi sedeva D'Alema, ha esteso infatti la garanzia statale pensata per i giornali sovvenzionati a "soggetti diversi dalle imprese editrici concessionarie". Insomma, qualora gli istituti di credito non riusciranno ad avere indietro gli immobili, toccherà allo Stato (e quindi ai contribuenti italiani) colmare il buco. Questa vicenda ci porta alla seguente riflessione: come possono questi signori che hanno amministrato con intento truffaldino  il loro patrimonio volersi candidare a dirigere l'Italia. Alla faccia della correttezza , della moralità e della “ Italia giusta” tanto sbandierate dall'on. Bersani. La smettano di cercare di ingannare gli italiani. Rivolgo un appello a magistrati onesti ( esistete o siete come l’Araba Fenice?) perché aprano un'inchiesta per verificare tutti questi reati. Pensare  che “ Il fatto Quotidiano”  identifica c la gazzetta delle procure d'assalto, politicizzate.. Possibile che non riesca a raccontarci neanche mezza intercettazione del caso MPS? Strano, quelle di Berlusconi  le ha tirate fuori al volo, più o meno!

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CON QUALE FACCIA, PROFESSOR MONTI, MA CON QUALE FACCIA ….

Al Prof. Monti che ormai pare non avere più freni inibitori funzionanti  e che, anziché “ ragionare e dibattere “ ormai non fa altro che dire parolacce ed offendere le persone assenti – quale encomiabile  coraggio! – senza ritegno ( cialtroni, ecc) voglio ricordare, senza che mi insulti “ comme d’abitude jamais”, che proprio oggi la Banca d’Italia ha pubblicato il conto sui nostri debiti. Ha certificato ciò che noi già sapevamo e che Lei faceva finta di non sapere : nel 2012 il debito pubblico è cresciuto di quasi 100 miliardi di Euro, per la precisione di 81,5 miliardi di euro. Se qualche furbacchione volesse fare sfoggio di “ sinistra sapienza” e obbiettasse che “ il peggioramento del rapporto fra Debito e PIL deriva da un peggioramento del PIL “, si beccherebbe una sola frasetta:” ma stai zitto!”. Perché le cifre che indico sono cifre “ assolute”, senza alchimie di sorta. Su queste voglio ragionare, Professor Monti. .

Come detto il nostro debito pubblico  è salito a 1988,4 miliardi di euro a fine 2012, rispetto ai 1906,8 miliardi di fine 2011, periodo nel quale a detta di Monti l’Italia non era in grado di pagare gli stipendi. Gli incassi di bilancio sono passati da 436 miliardi del 2011  a 453 miliardi del 2012. Un incremento di 17 miliardi che lo Stato sanguisuga , nel 2012, ha rastrellato nelle tasche degli italiani. Sempre nel 2012 lo Stato ha speso  469 miliardi, dieci miliardi in più rispetto all’anno precedente (escluse le spese in conto capitale, per gli investimenti insomma).Finalmente, scorrendo il bollettino, si arriva al Fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche. Ebbene, guardate cosa c’è scritto: il fabbisogno  del 2012 è stato superiore rispetto a quello di quando , come vanvera Monti, stavamo per fallire di 2 miliardi di euro .Riassunto per chi fosse duro di comprendonio : lo Stato  ha mangiato di più nel 2012 che nel 2011 , con cibo fornito dai contribuenti italiani. E ha speso con magnanimità, altro che “sobrietà”! E il saldo finale (entrate – uscite) è andato peggiorando.

La Banca d’Italia nota come l’aumento del debito sia dovuto per 30 miliardi (su 81 complessivi) dagli aiuti che abbiamo dato ai meccanismi di stabilità europea. Professor Monti, la sintesi che ne traggo  è molto semplice. Lei mente sapendo di mentire , il debito aumenta nonostante l’aumento delle tasse, per il semplice fatto che  non si riesce mai a stare avanti o alla pari con  quello delle uscite e la differenza si scarica in maggiore debito pubblico, cioè sulle spalle dei nostri figli, nipoti, ecc. Perciò dovrebbe piantarla di sparare bestialità come quella “ del baratro”, che non esisteva . Le spese, in termini assoluti non si fermano mai. Alcuni testi di economia, che tutti anche i Rettori dovrebbero ben conoscere,  hanno sempre affermato come , in tali circostanze , l’unica soluzione resti quella di recidere le spese improduttive dello Stato. Saremmo pure in campagna elettorale, ma, Professore, per favore, un po’ di rispetto per la nostra intelligenza, basta col rifilarci bestialità assurde.

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BERSANI, FASSINA, LETTA, PERCHE’ NON CI SPIEGATE COSA VOLETE DIRE SULL’IMU? PERCHE’???

Il segretario del Partito democratico e candidato premier della coalizione di centrosinistra Pierluigi Bersani e con lui il suo prezioso responsabile economico del PD Stefano Fassina, parlano, parlano, dicono, dicono, ma  non hanno  ancora spiegato agli italiani la loro proposta sull’Imu.. Perché Bersani, Fassina, Letta, ecc la sinistra non ci dice chiaramente  cosa vuole   fare con questa imposta? Avete paura a parlarne, vi procura qualche forma di diarrea e avete  bisogno di dosi industriali di “Imodium”? Forse avete sparato qualche frase fatta pur di fare vedere ai vostri militanti  che qualcosa dicevate, contro la proposta di  quel demonio malefico di un Silvio Berlusconi , ma poi, a mente fredda e a militanti satollati col solito antiberlusconismo , vi siete fatti, come si dice a Roma ? “Du’ conti” e vi siete resi conto della megapanzana che avete sparato?  Rigiro il coltello nella piaga e riassumo la vostra “proposta”: 'niente Imu per chi ha pagato fino a 500 euro e conseguente minor gettito,  compensato alzando le altre aliquote e con una nuova imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari' . L’ho studiata, dico che siete ri di co li !!!!

Allora, “ famo insieme du’ conti”. I proprietari di prima casa ammontano al 70% dei contribuenti; i proprietari anche di seconde case sono il 61% di questo 70%. Fonte Istat, basta la parola. Traslare l’imposta dalla prima alla seconda casa equivarrebbe pertanto ad una semplice partita di giro  e si tradurrebbe in una vera e propria beffa. I possessori di immobili con rendita catastale più elevata rappresentano il 10% dei contribuenti e sono coloro che  già pagano il 57% del gettito complessivo dell’Imu. Aumentare ancora il contributo di costoro equivarrebbe a un vero e proprio esproprio proletario. L’imposta, infatti, è calcolata con il valore catastale degli immobili; quest’ultimo non è aggiornato e quindi le case di recente costruzione e situate nelle periferie hanno una rendita maggiore di quelle ubicate in centro. Risultato: la nuova l’Imu immaginata dal Pd andrebbe a colpire ciecamente i ceti medio/bassi che vedrebbero triplicare o addirittura quadruplicare il già esoso canone pagato nel 2012. Una follia.

Il presidente Berlusconi ha esplicitato con chiarezza la sua proposta sull’Imu. A questo punto ci aspettiamo una risposta e una spiegazione immediata, e se possibile altrettanto chiara, anche dal segretario Bersani e dal suo responsabile economico Fassina. Non si può nascondere al Paese una simile idiozia, gli italiani devono sapere.

Da ultimo, Bersani & C.,per catturare qualche eventuale indeciso, agitano lo spettro della Grecia  contro il centrodestra, come se a ridurre in questo stato la Grecia fosse stato Berlusconi. Ma quelle misure contro la Grecia sono state volute proprio da Monti, in accordo con la Merkel e con Hollande,proprio da quel Monti che dovrebbe governare il Paese con Bersani, Vendola, Tabacci, ecc. Ormai questi signori si dedicano alla peggior mistificazione considerando gli italiani degli incapaci non solo di ragionare ma anche di ricordare.

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FANNO PENA E COMPASSIONE

Fanno quasi  tenerezza, se non facessero  pena e compassione, P.L. Bersani e tutto il centrosinistra  quando sono costretti a commentare le iniziative della Magistratura. Quanti casi! Pensate: San Raffaele, Ilva, Eni - Saipem, Finmeccanica, Fondazione Maugeri, Agusta Westland, Formigoni, Fitto, Servizi Segreti, Monte Paschi Siena, Penati e Sesto, Tedesco, Vendola, De Bustis,   Unipol, “abbiamo una Banca” , Errani, Delbono, Lusi,ecc. e loro, sempre lì, compunti, a ripetere la pappardella che il loro “ Cominform” ha pensato per loro:”La Magistratura deve fare il proprio lavoro con grande senso di responsabilità in situazioni delicate”-.

Che si tratti di eccellenze italiane, lasciate , dalla irresponsabile vigliaccheria della politica italiana, dal 1995 alla mercé del primo P.M,. più pratico di ladri di polli  che di contratti internazionali , non importa loro un fico secco, visto che il loro elettorato considera le imprese come tumori maligni e il denaro( sia chiaro, solo quello degli altri) come sterco del demonio. Ma non sempre è così, perché quando la stessa Magistratura è costretta ad occuparsi del centrosinistra- come con MPS, Penati, Vendola, Errani, Tedesco, ecc- allora la nomenclatura del partito dell’ortodossia dominante va dritto dritto alle intimidazioni , come quando il Segretario del P.D. Bersani  , a proposito dell’inchiesta della Procura di Siena sul MPS, tuonò minacciosamente, come un qualsiasi mafioso :” ….che non ci accusino per il Monte, perché li sbraniamo……”. E poi quel trionfo della peggior ipocrisia con quel “ con grande senso di responsabilità…”quando anche i neonati sanno che a nessun Magistrato la Legge impone di osservare il senso di responsabilità. Oggi i loro giornali (Repubblica in primis ) agita ancora spauracchi di Tangentopoli. Ma che miseria umana! Ma vi ricordate o no che fine faceste dopo Tangentopoli? Non ricordate la vittoria stratosferica di F.I. nel 1994?

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CORRUZIONE : TANGENTE O STECCA E COMMISSIONE. COME DISTINGUERLE

La corruzione nel diritto è, in senso generico, la condotta propria del pubblico ufficiale che riceve, per sé o per altri, denaro od altre utilità che non gli sono dovute. Ovvio dunque che possa considerarsi “tangente” o “ stecca” una qualsiasi somma anche se prevista contrattualmente , anche se fatturata regolarmente, ma purché – condizione necessaria e sufficiente -  ne tragga beneficio il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio. Insomma davanti ad un qualsiasi contratto con contraente lo Stato ,posso presumere che tutto sia “stecca”. Ma per poter sostenere quell’accusa devo provare il dolo del pubblico ufficiale: i soldi su un conto, qualche utilità personale, ecc. E se per caso nessuno troverà mai queste utilità personali per Orsi, se dunque la Agusta avesse ragione e la Magistratura avesse preso una cantonata , chi paga? Gli italiani Qualcuno si ricorda della mega inchiesta su Fastweb e i conseguenti arresti di Scaglia, Rossetti  ed altri ? E che, secondo i giornali dell’epoca, valeva due miliardi di euro di truffa?

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STATE ATTENTI ALLA STORIA

Orsi, Rizzoli, Formigoni, Fitto, Lega, Lombardia, Magistratura scatenata contro il centrodestra e silente e delicata con Penati, Lusi, Monte Paschi Siena, Vendola, Errani,ecc.? Siamo al simulacro della Giustizia, ormai è giustizia da avanspettacolo e da comizi etto. Trasvolo sulle cretinate di  tangenti che non sono tali e su peculati che non esistono per dire una sola frase a Bersani, a Fassina, a Letta, a Bindi, a Monti, a Vendola ed a tutti quelli che li votano. Se non ce la fate a vincere  le elezioni neppure con la discesa in campo degli Usa e della Magistratura al vostro fianco  allora siete proprio degli incapaci, dei falliti. Fate come Occhetto:  meglio che ve ne andiate in eremo solingo insieme a Benedetto XVI. E state attenti perché , come ci avete ripetuto dal 1945 fino a ieri e come gli ultimi due decenni insegnano, chi sfrutta l’aiuto  degli “ americani” e della giustizia,  ne diventa, prima o poi, ricattato, colonizzato  e poi anche  vittima.

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ANCORA SUI PRIVILEGI DEI MAGISTRATI

Quanti saranno in Italia le persone che sanno quanti sono i Magistrati che si trovano “fuori ruolo da decenni, alcuni dei quali con doppio super stipendio mentre i loro colleghi non fanno che lamentarsi delle presunte carenze di organico? Dopo che lo scorso ottobre il Senato da una parte e il ministro di giustizia Paola Severino dall’altra  avevano affossato l’emendamento del meritevole Roberto Giachetti del Pd, il quale aveva fatto passare alla Camera il principio che non si poteva stare fuori ruolo per più di cinque anni consecutivi e di dieci in tutta la carriera in magistratura e che non si potevano avere due stipendi, quello da magistrato e quello della amministrazione interna o internazionale di distaccamento, adesso è stato anche eluso anche il contentino con cui il governo aveva promesso che sul sito del ministero del Tesoro e di quello di Giustizia  sarebbero apparsi  i nomi di tutti i privilegiati che da anni si trovano nella suesposta condizione privilegiata. Due giorni orsono la commissione giustizia della Camera è stata convocata con “prepotente urgenza per parlare a Camere sciolte e esprimere un parere sul tutto. Ma di quella promessa di trasparenza governativa se ne è persa traccia. Ora giurano e spergiurano che entro una settimana i nomi saranno on line, ma intanto da ottobre a oggi  tutti hanno fatto finta di niente. Anche perché, come ha detto lo stesso Giachetti in aula, “le pressioni esterne e interne della magistratura”, cioè del partito trasversale dei giudici, sono state fortissime. Queste norme non a  caso dovevano essere la ciliegina sulla torta del decreto anti corruzione. Ma esiste casta e casta, e quella dei magistrati rimane ancora la più intoccabile a quanto pare. Ricordo “nel 2000 ben 10.200.692 italiani ( vale a dire il 75,2%) votarono per l’abolizione degli incarichi extragiudiziari; la vittoria referendaria non si concretizzò solo perché non  si raggiunse il quorum”. Più precisamente fu uno di quei referendum che Berlusconi definì “comunisti” invitando a non votarli. che poi dopo alla giustizia ci avrebbe pensato lui. Abbiamo visto come, con l’ingegner  Roberto Castelli ed avendo contro l’Udc suo alleato di coalizione, capeggiato dal Gatto ( Follini) e dalla Volpe ( Casini). Mi pare estremamente  ovvio che consentendo a circa 220 magistrati di svolgere funzioni a tempo pieno presso altri organismi, deliberando di regola più di 1500 incarichi extragiudiziari all’anno e concedendo esoneri dal lavoro giudiziario (di regola dal 30 al 50%) ad oltre 450 magistrati, il CSM sottrae una notevole quantità di energie lavorative agli uffici giudiziari, con ciò stesso aggravando ulteriormente la crisi di funzionalità di cui soffre il nostro apparato giudiziario”.

Inoltre, “sono di tutta evidenza anche i pericoli che pone all’indipendenza  l’esistenza di tanti incarichi ed attività extragiudiziarie che ai magistrati sono offerti dall’esterno e che spesso sono loro elargiti in varie forme e modi da uomini politici, come sono quasi tutti quelli che stiamo esaminando. 

Last but not least, “la presenza di numerosi magistrati in tutti i gangli decisionali che si occupano di giustizia, inoltre, pregiudica gravemente il corretto funzionamento dei pesi e contrappesi su cui si regge una efficiente divisione dei poteri; una presenza che è sinora stata in vari modi capace di servire gli interessi corporativi dei magistrati, sia per promuovere le riforme volute che per impedire quelle sgradite. Tali disfunzioni sono state più volte denunciate sulla base di analisi dettagliate ma senza conseguenze sul piano legislativo, come è evidente dal provvedimento in esame”.

Infatti, i magistrati sono riusciti prima ad affossare l’emendamento Giachetti che passò a maggio 2012 alla Camera mandando sotto l’esecutivo dei tecnici e che fu ribaltato al Senato a ottobre su input della Severino, e poi a non fare attuare neanche l’ordine del giorno sulla trasparenza dei nominativi di chi ha il doppio o il triplo incarico che tuttora non si trovano sui siti dei ministeri di Giustizia e del Tesoro. Ma c’è uno scandalo nello scandalo: il Csm accetta la norma che consente di far valutare l’avanzamento di carriera dei fuori ruolo sulla base dei giudizi della amministrazione in cui il magistrato presta servizio dopo il distaccamento. In questo caso nessuno ha sentito lesa l’indipendenza della magistratura. E né il governo né il Parlamento hanno alcuna intenzione di cambiare questo stato delle cose. Che stando bene ai magistrati interessati evidentemente sta bene a tutti. Magari pure a Ingroia che crede di riformare la giustizia abolendo l’appello e dimenticando che Enzo Tortora proprio in secondo grado di giudizio fu riconosciuto innocente.

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Roma, martedì 19 febbraio 2013