Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 13 febbraio 2013


CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA E LE LORO RICETTE PER L’EUROPA. QUALE PREFERIRE?

Se ci astenessimo dal considerare la campagna elettorale come fosse una disfida di Barletta o un derby di calcio , come fosse uno scontro fra Guelfi e Ghibellini, fra due fazioni armate , roba da Medioevo brancaleonesco,potremmo fare una sana operazione culturale. Esaminare, cioè, le varie proposte politiche formulate  delle varie parti  rispetto al problema del debito pubblico italiano e dell’Europa.  Esistono praticamente due offerte in tal senso. Da una parte quella del centrodestra  che mira a ridurre i sacrifici interni, imposti dal Governo Monti proprio per adeguarsi alle direttive europee, posizione  che mira a ridurre le spese dello Stato, ad agevolare così la ripresa economica interna per conseguire  una riduzione del debito pubblico e dunque  perseguendo un’Europa diversa da quella attuale. C’è poi quella invece che fa capo al centrosinistra  e che coinvolge , al di là delle apparenze,  anche il così detto centro montiano,  che invece auspica il mantenimento dei sacrifici interni già imposti e ancora da imporre  ( con patrimoniali o altro) e che  vuole rispettare in Europa la così detta “agenda Monti”. Queste le due principali offerte politiche, ma entrambe non mi pare chiariscano bene il punto essenziale del problema. Che è stato, era ed è il problema che sta a monte e che genera tutti gli altri problemi: il “debito pubblico” italiano.  Non importa dibattere su chi e quando questo mostro è stato creato, quello che conta, pragmaticamente, è che esso esiste e che oggi  vale la cifra “monstre” di 2.000 miliardi di euro.

E’ la storia economica che insegna come nasce, come si sviluppa e cosa diventa il “ debito pubblico” per un Paese. Fin dall’antichità un Paese povero si indebitava con uno o con più paesi ricchi,dai quali  riceveva prestiti, denari che poi venivano spesi per sfamare la propria gente, per soddisfare i loro bisogni, per costruire le infrastrutture, ecc. Producendo poi poco o nulla poi, un  paese povero doveva rinegoziare con i paesi ricchi altri successivi ed ulteriori  prestiti, una  catena viziosa  nella quale si inserirono poi gli anatocismi che moltiplicarono  ancora di più il debito dei paesi poveri. Così più divennero numerosi i bisogni di cittadini che un Paese decideva di soddisfare a spese della collettività,  più alcuni Paesi diventavano  “ endemicamente debitori”. E costoro , questi paesi poveri, devono far fronte ai rimborsi dei prestiti per non cadere in quel “ default”, in quel fallimento che li  ridurrebbe alla fame, all’isolamento, alla colonizzazione. Questo percorso storico economico è stato anche accompagnato da una parallela evoluzione finanziaria che è riuscita a condizionare anche il rispetto umano, nel senso che un Paese ricco o benestante considera un Paese povero con un certo disprezzo umano fino a  mettere in essere quelle misure di difesa dei propri interessi che costringono il Paese povero a stringere la cinghia dei suoi cittadini. Quando – a titolo di esempio – la Grecia ottenne il famoso “ maxi sconto del 75%” del suo debito contratto con il settore privato dei Paesi più fortunati – uno sconto che era praticamente una dichiarazione di fallimento  - un’ondata di disprezzo direi di ordine etico, di natura morale inondò la Grecia , soprattutto per opera dei paesi più ricchi dell’Europa, Germania, Francia  e Paesi Nordici. Ecco perché Merkel, Sarkozy , la Ue sorridevano con commiserazione davanti alle posizioni dell’Italia, Paese perennemente debitore  ed anche  della Grecia, praticamente in default,irridendo sprezzantemente  il Capo del Governo italiano nel 2010, così come lasciarono solo e sotto la pioggia come un reietto, come un questuante,  il Premer greco Papandreu in quel famigerato G20 del 2011 , a Cannes. La miseria e il disprezzo del ricco eletto a ragione di Stato. Semplicemente disgustoso, anche averne solo condiviso il messaggio, come tanti, qui, in Italia..

Perché accade questo ? Perché Merkel, Hollande oggi, ieri Sarkozy, sono i rappresentanti di quei Paesi ricchi le cui Banche vantano enormi crediti nei confronti dell’Italia e della Grecia e nell’ottica del pragmatismo essi difendono – non potrebbero fare diversamente, va detto – i loro interessi bancari. Una sintesi, questa, che da sola è sufficiente per evidenziare quel  gigantesco conflitto di interessi che avvelena la governance e l’essenza stessa di questa Europa: che cioè chi deve difendere questa unione monetaria (UE ed Euro) difende anche gli interessi dei creditori che sono gli stessi “rapaci da valico” che assediano monetariamente e finanziariamente UE ed Euro.

Come accadeva nella antica Babilonia , nel 2.500 a.c., dove le donne diventavano “pubbliche prostitute” ( quelle senza velo, per riconoscerle al volo ) per pagare, in tutto o in parte, i debiti di padri, mariti, fratelli, così a Gennaio del 2010 il Premier greco Papandreu offrì a Sarkozy ed alla Merkel il sacrificio della sua popolazione onde ottenere dai Signori dei Paesi ricchi il necessario credito finanziario per evitare la completa e totale bancarotta della Grecia. Una umiliazione incredibile del fiero popolo greco che da allora subisce una politica interna di austerità avvilente che è almeno servita – proprio come i propiziatori sacrifici umani – a placare l’ira funesta dell’elettorato tedesco, francese e delle nazioni nordiche , convinti che alla radice del debito della Grecia vi sia la natura oziosa e gaudente del popolo greco e non un debito sorto per la povertà endemica del Paese e moltiplicato poi da anatocismi e dalle Banche tedesche, francesi, inglesi, norvegesi, olandesi, ecc.

Come nei villaggi dell’antichità babilonese far prostituire le figlie femmine per pagare i debiti di mariti, padri, fratelli era l’usanza che difendeva l’onore della famiglia arcaica, così oggi dare il consenso politico a chi difende “ questa Europa” che vive nel più gigantesco conflitto di interessi, che eternizza il concetto di debito pubblico , significa galoppare verso un Paese sempre meno libero  anche se apparentemente si crede di difende una “  ipocrita onorabilità del proprio Paese”. Un concetto di onorabilità ipocrita per il semplice fatto  che si applica ciecamente ai Paesi poveri della UE un sistema puramente bancario – finanziario - speculativo che si basa su un concetto anatocistico  che moltiplica il debito e politiche di severa austerità che immiseriscono sempre di più la popolazione, così ingigantendo anziché diminuendo o eliminando il problema del “debito pubblico”. Cos’altro è la così detta “ riforma Fornero” se non l’equivalente, in chiave moderna, della servitù del popolo debitore verso i Paesi ricchi? Basta riflettere solo sul problema pensioni e sul sistema contributivo che sostituisce il vecchio sistema retributivo. I nostri figli, i nostri nipoti prenderanno una pensione  commisurata ai contributi versati e non più dunque rapportata allo stipendio in godimento, come avveniva prima di questa riforma. E siccome manca il  lavoro,  è come dire che i nostri giovani non avranno alcuna pensione, mentre sono obbligati a pagare la loro quota di debito pubblico che è servito a soddisfare i dispendiosi e plurimi – e  spesso anche capricciosi e voluttuosi  – così detti “bisogni” dei loro ben protetti e privilegiati  nonni, padri, zii.

Pochi lo sanno, pochissimi lo ricordano, ma il nostro paese detiene la quarta riserva aurea del mondo, la seconda addirittura in Europa,  dopo  Usa, Germania ed il Fmi. Qualcosa come 2.450 tonnellate di lingotti, pari a circa  110 miliardi di euro.  Bankitalia potrebbe usarli per ridurre il debito oppure per  contrastare attacchi speculativi, ma non lo può fare perché nessuna banca centrale di un Paese membro dell' Eurozona può più disporre delle proprie riserve senza osservare procedure che coinvolgono la Banca Centrale Europea. La Banca d’Italia dunque  non è la proprietaria del nostro oro, ma una mera custode per conto della Bce. Insomma la Bce ha un vero e proprio diritto di veto sull’uso del nostro oro.

Allora mi chiedo, quel delle due offerte politiche preferire? Quella che vuole costringere il nostro Paese a sacrificare giovani, popolo, autonomia, libertà, indipendenza  per servire i voleri dei Paesi ricchi?Quella che non vuole vedere quale gigantesco conflitto di interessi domina l’Europa dove chi deve difendere l’euro è il proprietario della Banca che ci specula sopra? Quella non vuole ridurre la spesa pubblica ma che omaggia  quelle Banche tedesche, inglesi, francesi ergendosi ad illuminato cantore di una falsa ed ipocrita onorabilità dell’Italia basata sull’incondizionato ossequio ad un sistema europeo bancario – finanziario - speculativo che si basa su un concetto anatocistico  che moltiplica il debito e  su politiche di severa austerità che immiseriscono sempre di più la popolazione, così ingigantendo anziché diminuendo o eliminando il problema del “debito pubblico?  Oppure  ci affidiamo a quell’offerta politica che sottintende riacquistare una bella fetta della nostra democrazia , riprendendo nelle nostre mani un pochino di quella sovranità nazionale che ci consenta almeno di sperare che nel futuro l’Europa diventi veramente un motore di sviluppo e cessi di essere quell’arcigna matrigna per la quale esistono figli e figliastri e che ha a cuore più che il benessere dei popolo dei paesi membri quello delle sue Banche ?

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LETTERA APERTA AL PROF MONTI ED A CHI LO STA ANCORA SOSTENENDO

Non passa giorno che il Prof. Mario Monti  ( un Frankstein politico un po’ Premier un po’ candidato Premier)  non magnifichi la sua azione di governo tecnico e che non assicuri con la sua voce – monocorde a dire la verità, sussiegosa, vanesia se vogliamo - tutti noi  italiani di “ avere salvato l’Italia dall’abisso.” Ogni sua dichiarazione è un suo giuramento rivolto  a noi italiani:” state tranquilli, fidatevi di quel che dico, grazie a me siete ormai quasi fuori dal tunnel dove vi aveva cacciato il Governo precedente al mio”:” io vedo ( prevedo e stravedo ) la luce là in fondo al tunnel”;”ma  se non era per me adesso stavate tutti a mano tesa davanti alle chiese con le pezze al culo” ,ecc, ecc. Poi leggo i giornali, sento i telegiornali, controllo sul web e vedo, leggo che Istat, Inps, Confindustria, Censis, Banca d’Italia, Cgia di Mestre, mostrano tutti gli indicatori economici italiani negativi. Allora cerco di riascoltare le rassicurazioni del Professor Monti e lui, sempre lì, sempre a ripetermi che “ devo strare tranquillo perché ormai siamo fuori dall’abisso”, che “ se era per il Governo precedente sarei stato a mano tesa davanti a qualche chiesa”, che “ la ripresa economica ci sarà dal prossimo anno”, così , all’improvviso mi rendo conto che il Professor Monti abbonda  con le parole e con le rassicurazioni, ma non ci dice mai come ha fatto a salvarci dall’abisso. I suoi intervistatori, spesso più simili ad  servili  adulatori , a “simulacri di giornalisti” non hanno nemmeno  il coraggio di chiederglielo. Poi penso che questi “ grandi Rettori”, questi Professoroni vedono dove uno di noi neanche si sogna di poter guardare! Forse loro – come appunto dice il Dr Ingroia, un Magistratone appunto - loro “sanno”. Cioè loro sanno, punto e basta , perché sono Professoroni, Magistratoni, insomma mica sono miserabili popolani. Non per niente loro “schifano il  “populismo”, loro – che sanno ( e più non dimandare!)- non sentono la necessità populista di spiegare al popolo, di far capire al popolo. Loro non devono proprio spiegare  nulla a nessuno, loro sono i soli che “ vedono”, loro sono i soli che “ sentono”, noi dobbiamo solo affidarci a loro, senza rompere le palle con domande da populisti accattoni miscredenti . Dice  Il Professore che ci “ ha tirato fuori dal baratro dove ci aveva gettato bla bla bla”, ma poi leggo che, dopo il suo Governo tecnico,  il nostri debiti sono aumentati di quasi 100 miliardi di euro non ostante ci abbia succhiato dalle tasche anche l’ultima stilla  di sangue. E come mai? Poi cerco risposte ai miei tormenti anche nelle parole dei suoi amici, di Casini, per esempio, o di Oscar Giannino o di Fini o di Montezemolo, ma tutti fanno come Monti: tacciono, sorridono pazienti, commiserando con una piccola irrisione la nostra ignoranza abissale,  ci assicurano, la luce è là, la vediamo in fondo al tunnel, aspettate ancora un anno e vedrete…………..  

Trascrivo letteralmente un comunicato di ieri dell’Ansa

Il 2012 è stato finora l'anno più duro della crisi per il numero di imprese che hanno chiuso: tra fallimenti (12mila), liquidazioni (90mila), procedure non fallimentari (2mila) sono state 104mila le aziende italiane perse. Lo affermano dati Cerved consultati dall'Ansa, secondo i quali è in corso un boom dei concordati preventivi. FALLIMENTI - La forte crescita delle nuove forme di concordato preventivo è nata con la riforma entrata in vigore a settembre: Cerved, il gruppo specializzato nell'analisi della situazione finanziaria delle imprese, stima che nel solo quarto trimestre del 2012 siano state presentate circa 1.000 domande, soprattutto nella forma del concordato con riserva. Il dato totale sulla chiusura delle aziende l'anno scorso è stato superiore del 2,2% al record toccato nel 2011. «Il picco toccato dai fallimenti supera del 64% il valore registrato nel 2008, l'ultimo anno prima della crisi: sono stati superati anche i livelli precedenti al 2007, quando i tribunali potevano dichiarare fallimenti anche per aziende di dimensioni microscopiche». Nel 2012 la recessione ha avuto un impatto violento nel comparto dei servizi (+3,1%) e nelle costruzioni (+2,7%), mentre la manifattura - pur con un numero di fallimenti che rimane a livelli critici - ha registrato un calo rispetto all'anno precedente (-6,3%). Dal punto di vista territoriale, le procedure sono fortemente aumentate nel Nord Ovest (+6,6%) e nel Centro (+4,7%), mentre sono rimaste ai livelli dell'anno precedente nel Sud e nelle Isole (-0,4%). Nel Nord Est i casi sono invece più chiaramente diminuiti (-4,3%), un dato compensato dal forte incremento delle liquidazioni, che ha portato il totale di chiusure in quell'area a superare quota 20mila (+8,6% sul 2011). La disoccupazione è al massimo dal 1990, siamo al 14%.

A questo punto, non capendoci più un beneamato, mi rivolgo direttamente al Professorone, per una sola pregunta . Scusi Professore ma non è che  il baratro cui Lei sempre allude non riguardava l’Italia ma riguardava l’Euro? Non è che Lei ci ha fatto buttare via un botto di quattrini per cercare di salvare l’Euro che stava distruggendo i paesi poveri ( Portogallo, Grecia, Spagna ed ora l’Italia) ma che stava contemporaneamente facendo prospere e ricche le Banche di  Germania, Francia, Eu e dei  Paesi del Nord? Perché se per caso avessi ragione io, vorrebbe dire che le vagonate di tasse che Lei ci ha imposto in questi suoi dodici mesi di Governo li avremmo letteralmente regalati alle Banche , proprio a quelle Banche Tedesche, francesi, olandesi, ecc che si arricchiscono con la speculazione sull’euro, con il perverso meccanismo degli anatocismi, del debito sovrano, etc. Professore si degna  per caso di rispondermi o preferisce chiudersi nella sua sprezzante alterigia, come usava quel “nobile Marchese , Signore di Rovigo e di Belluno, ardimentoso eroe di mille imprese, morto l’11 maggio del ‘31” nella “ ‘A livella” di Antonio Clemente, in arte Totò, e che finì irriso ed umiliato da Esposito Gennaro,il miserabile  netturbino, con quel suo esplosivo anche se lapidario “T’ ‘ o vvuò mettere ‘ncapo…int’ ‘a cervella Che staje malato ancora ‘e fantasia?” ,

P.S. In una intervista del 1997 Bettino Craxi già prediceva la catastrofe economica cui saremmo andati incontro con l’Europa e con l’Euro ed indicava nella rinegoziazione dei parametri di Maastricht l’unica possibilità di salvezza.

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LETTERA APERTA A BERSANI ED A FASSINA

Non voglio farmi mancare nulla oggi, e dunque, dopo la mia lettera al Professor Monti, ora tocca al duo Bersani e Fassina. Il  segretario del Partito democratico, leader di una coalizione dall'orientamento politico molto  incerto d’accordo con il suo consigliere economico Fassina, vorrebbero darci da bere  che aumentare il debito complessivo dello Stato mascherandolo con le “ infrastrutture socialmente utili  “ non avrebbe alcun effetto sul piano del bilancio pubblico, evitando di allarmare i mercati finanziari. Una panzana mostruosa. Come se un tizio  già “ fuori fido “ e dunque indebitato fino al collo con una banca, andasse dal Direttore della banca e gli chiedesse altri soldi sostenendo che questa volta non gli servono per i suoi lussi, ma solo per – esempio – cambiare la sua auto. Ma dove credono, costoro, che vivano gli italiani? Sul mondo della Luna o che volino su qualche cavallo alato? O che perdano tempo a pettinar le bambole?

Il debito pubblico italiano ha raggiunto livelli irreversibili  e ogni proposta per aumentarlo non può che renderlo ancora più rischioso agli occhi degli investitori, interni o esteri che siano. Tra l'altro, questa idea tardo  keynesiana di realizzare piani di infrastrutture quando c'è una crisi ( come faceva il PCUS ai tempi dei famigerati “ piani quinquennali “) , invece di realizzarle sull’onda delle richieste  di ammodernamento che scaturiscono dallo sviluppo spontaneo della società e dell'economia, da noi sappiamo bene come , troppo spesso, sono finite  nella costruzione di tante inutili cattedrali nel deserto ( Cassa del Mezzogiorno, aiuto al Sud, Svimez, ecc) , buone solo a dare lavoro ad imprenditori amici e salariati in cambio di consenso, questo sì,frutto di un reato di voto di scambio bello e buono.

Oppongo a questa consunta e fallita idea del duo democratico la mia convinzione che l'unico modo per rilanciare lo sviluppo e l'occupazione sia legato  ad una riduzione del mastodontico costo  dello Stato, abbattendo contestualmente una spesa pubblica da Paese sovietico e una tassazione feroce. O si attua questo programma di sviluppo , con tutte le gradualità che vogliamo e che sono pronto a discutere , oppure, provocando la rapida uscita dell'Italia dalla zona euro si fallisce .

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BASTA CON EQUITALIA

Ancora una volta devo dare ragione a Berlusconi, dobbiamo e possiamo fare a meno di Equitalia.Basta fare ricorso alla legge 166/2011, che stabilisce che i Comuni possano non servirsi di quella società per la riscossione dei tributi. È quello che ha fatto il  sindaco di Calalzo di Cadore, Signor  Luca De Carlo,provincia di Belluno. che dalla fine del 2011 ha deciso di affidare la raccolta coattiva dei crediti insoluti alla Comunità montana Valbelluna. «In un momento di crisi e difficoltà per le famiglie», dice De Carlo, «abbiamo cercato di umanizzare Equitalia, risparmiando per di più ben 13 mila euro all’anno».

Già alla fine del 2010, in base al decreto legislativo 446 del 1997 e alla legge 338 del 2000, il giovane sindaco veneto aveva affidato al servizio tributi della Comunità montana la riscossione delle tasse ordinarie, come l'imposta comunale sui rifiuti. Dal marzo scorso, poi, approfittando dell’entrata in vigore della legge 166/2011, Equitalia è stata completamente estromessa dalla riscossione coattiva dei crediti insoluti, che può portare al pignoramento dello stipendio, del conto corrente, dei beni mobili e immobili dei cittadini. Anche questo servizio è stato affidato alla Comunità montana Valbelluna, attrezzata per la riscossione delle tasse grazie ai contributi della Regione Veneto. «Non c’erano casi emblematici nel paese, anche perché la quasi totalità dei cittadini di Calalzo è puntuale nel pagamento dei tributi», dice De Carlo, «ma abbiamo avvertito qualche segnale di disagio».

Così, nonostante la legge numero 166 preveda che il passaggio della riscossione agli enti locali diventi obbligatorio dal 2013, continua De Carlo, «noi non abbiamo voluto aspettare perché non volevamo più essere complici di questa maniera di agire di Equitalia, che non fa differenza tra un poveretto che non ce la fa a pagare le tasse e i furbetti del quartierino». Affidando la riscossione alla Comunità montana, spiega, «siamo invece in grado di monitorare i pagamenti, capire dove esistono le situazioni di disagio e intervenire prima che i calaltini rischino il pignoramento della casa».

E il risparmio è assicurato: calcolando che ogni Comune paga a Equitalia quasi 6 euro a cittadino, il ricavo complessivo per Calalzo di Cadore (2250 abitanti) è di 13 mila euro. Un bel gruzzoletto, a cui Luca De Carlo ha subito riservato un posto nel bilancio comunale, reinvestendo i risparmi da "de-equitalizzazione" in servizi per i concittadini: bonus bebè da 300 euro, bonus libri da 150 euro e un contributo al trasporto locale, che fa risparmiare 240 euro all’anno a ogni studente. «In questo modo», spiega De Carlo, «eliminiamo le spese inutili». Con una novità: «La percentuale di pagatori puntuali», aggiunge, «è maggiore di prima, perché l’idea di dare soldi al proprio Comune, che poi li reinveste sul territorio, rende le tasse più belle».

Dopo Calalzo, la lista di città “de-equitalizzate” si allunga di giorno in giorno. Si sono già mossi il vicino Comune di Santo Stefano di Cadore e i sei municipi della destra e della sinistra del Piave. E sembra che anche Perarolo, Domegge e tutti i Comuni della Comunità montana Feltrina e Agordina siano intenzionati ad abbandonare Equitalia. «Auspico che altri Comuni italiani», dice De Carlo, «facciano lo stesso, anche perché con la crisi i casi di disagio dei cittadini potrebbero aumentare e il metodo di riscossione dei tributi adottato da Equitalia potrebbe colpire sempre più persone».

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COSE STUDIATE DAL 1970

Questo testo è stato scritto dall’economista post Keynesiano Nicholas Kaldor nel 1971 (quando la moneta unica europea era solo un progetto sulla carta che si sarebbe realizzato circa 30 anni dopo) in “Effetti Dinamici del Mercato Comune” pubblicato inizialmente su New Statesman il 12 marzo 1971 e ristampato anche (come capitolo 12, pp 187 – 220) in “Altri Saggi di Economia Applicata” – volume 6 della Raccolta di saggi economici di Nicholas Kaldor. Abbiamo evidenziato in grassetto alcuni passaggi. E’ particolarmente significativo che Kaldor abbia precisamente previsto le cause della crisi dell’euro: lo squilibrio commerciale e della bilancia dei pagamenti a causa di un regime di cambi fissi in assenza di regole sui salari, un fisco centralizzato e riequilibratori automatici. Trent’anni prima che l’euro nascesse era perfettamente chiaro perché non avrebbe funzionato.

Un giorno le nazioni d’Europa saranno pronte ad unire le loro identità nazionali e a creare una nuova Unione Europea – gli Stati Uniti d’Europa. Se e quando lo faranno, ci sarà un Governo Europeo che assumerà tutte le funzioni che fanno capo al Governo Federale degli Stati Uniti d’America, o del Canada o dell’Australia. Questo implicherà la creazione di una “piena unione economica e monetaria”. Ma si commette un errore pericoloso nel credere che l’unione politica e monetaria possa precedere l’unione politica o che opererà (come si legge nelle parole del rapporto Werner) “un agente di fermentazione per la creazione di una unione politica della quale nel lungo non sarà in ogni caso in grado di fare a meno”. Poiché se la creazione di una unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci nazionali saranno tali da generare pressioni che conducono ad una rottura dell’intero sistema, è chiaro che lo sviluppo dell’unione politica sarà ostacolato e non promosso”.

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LA DEMOCRAZIA SECONDO MICHELE SERRA E REPUBBLICA

Scrive Michele Serra su Repubblica: «C’è davvero qualcosa di vizioso nel signore straricco che parla solo di quattrini, e promette agli italiani la restituzione di una certa sommetta, e la fa tintinnare in televisione. Chi ha dignità e tiene in buon conto se stesso, capisce che il solo possibile rapporto, con quel signore, è non avere con lui alcun rapporto. Starne alla larga. Chi lo tocca, o anche solo lo ascolta, diventa come lui».
Chiaro, no? Guai a chi lo vota, lo saluta, lo tocca, lo guarda o lo ascolta. Si salverà soltanto chi lo insulta, chi lo demonizza, chi lo irride.

Sapete chi è che scrive queste cose? Uno  nato nel 1954 e che dal 1974 ha sempre militato nel PCI, che scriveva sull’Unità,  un “laureato”, uno che “ ha studiato”, mica un buzzurro qualsiasi . Un esempio di correttezza democratica, roba da Platone, da Aristotele, complimenti al fascio comunista Serra, a quando la fucilazione di chi non la pensa come lui?

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Roma mercoledì 13 febbraio 2013
Gaetano Immè

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