Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 28 febbraio 2013


“CHI CI STA CI STA “. P. L. BERSANI NON TROVA DI MEGLIO, AL RISVEGLIO DALLA TRAMVATA RIMEDIATA ALLE URNE, CHE IMITARE EZIO GREGGIO. A QUANDO, BERSANI, L’IMITAZIONE DI BOMBOLO O DI PIERINO VITALI?

Mentre “ tovarick” Napolitano  a votazioni concluse  legge la Costituzione italiana e s’avvede che non “ sarebbe stato mai  suo compito fare della politica e commentare i risultati elettorali“ ( è lo stesso Giorgio Napolitano che ha impiegato circa sei  lustri per riconoscere che il comunismo era fallito; lo ha fatto nel momento in cui ciò poteva favorire l’accordo  tra Monti e Bersani. Così, anche nel caso del suo appello al voto. Il “basta la costituzione” poteva dirlo quando è stato scaricato dalla gru del centrosinistra sul Colle ; mi avrebbe risparmiato sette lunghi noiosi anni di ampollose ovvietà. Ha tolto le castagne dal fuoco per Bersani togliendo la sovranità politica al popolo italiano per incoronare il suo Richelieu Mario Monti  pur di evitare agli amici del centrosinistra di assumersi le responsabilità di governare il Paese che essi  stessi avevano evirato del Governo. E adesso , fresco, fresco, un altro ravvedimento tardivo: dopo aver allargato le sue competenze mettendo becco su tutto, “Commentare risultati elettorali non è mio compito” dice.Ah si?) e se ne va di corsa a Berlino ed a Bruxelles ( dove lo insultano e lo sbeffeggiano insultando l’Italia, gli italiani, Grillo e Berlusconi sapendo di trovare una porta aperta e dove, finalmente, non può fare a meno di reagire alle irrisioni tedesche ma solo pro  Grillo, perché quando i tedeschi ed i francesi irridevano gli italiani ed  il Presidente del Consiglio dell’Italia Silvio Berlusconi il nostro grandissimo Presidente della Repubblica non ci pensò nemmeno a reagire, era distratto, stava organizzando la caduta di quel Governo, era occupato ad organizzare il “ governo del Presidente”, insomma, come si dice “ non c’era e se c’era era distratto” ) per render conto dei risultati elettorali dell’Italia (dopo aver passato tutto  il suo settennio sul Colle   per agevolare i suoi “ grandi elettori” del centrosinistra , caterva di politicanti incapaci non dico di distruggere ma neanche di scalfire  Silvio Berlusconi  ed il popolo del centrodestra,  con opere,azioni ed omissioni che hanno paralizzato e svergognato  il Paese davanti a tutto il mondo per vent'anni , arrivando persino a permettere  ad un clown paranoico-  che parla come Benito Mussolini , come Adolf Hitler e come Joseph Stalin - di portare la sua ciurma in parlamento )  (roba da prendervi a forconate!  Compagni , per venti anni avete ricoperto di infamia questa Nazione pur di abbattere il centrodestra e Berlusconi  e Napolitano, dopo tutti i danni  che ha combinato per salvarvi dalle vostre responsabilità già nel 2011 , adesso finge di non parlare, ma  va dalla Merkel  forse per imitare Mario Monti dicendole “ missione compiuta. S’accomodi, l'Italia si compra con mille marchi “), nel nostro Bel Paese urge intervento di rianimazione, defibrillatore del cervello compreso,per tutto il centrosinistra ,per i suoi deliranti  fan e per P.L. Bersani . Ci sono chiari segnali di una totale amnesia , di profondo stato di schizofrenia acuta, di perseverante e severo stato di incoscienza cerebrale per tutti costoro. Per i tifosi, che si illudono di aver trovato chissà quale “ verità nascosta” e, istigati dal solito porta iella Scalfari e dai suoi sicari armati di biro ,parlano di “ debacle” del PDL e di vittoria del P.D. Roba ma manicomio criminale.  Per il Segretario P.L. Bersani, ormai ridotto a pubblico zimbello nazionale, che , inarrivabile, non ha trovato di meglio , grazie ai suoi beoti spin doctor, che arrivare perfino ad imitare Ezio Greggio, con quel suo incredibile “ chi ci sta ci sta” che è pari pari la frase emblema di “Striscia la notizia” “ chi c’è, c’è”. A quando, P.L. Bersani, l’imitazione di Pierino Vitali o del povero Bombolo?

Impresa ardua  far ragionare il popolo del centrosinistra, ma ci provo, anche se suppongo  sarà fatica sprecata.

Vediamo i numeri elettorali. Cari elettori “ de sinistra”, ha votato  il 75% degli aventi diritto, cioè un italiano su quattro è un “ astenuto”. Significa che il partito degli astenuti vale, in Italia, il 25% del corpo elettorale. Da dove provengono questi astenuti? Non certo dalla sinistra, nota per la sua militanza, per la sua  obbedienza militaresca al richiamo del partito, ma dal centrodestra, il cui popolo è notoriamente pervaso dall’indecisionismo e dall’astensionismo. Diciamo pure che , pro bono pacis, questo 25% sia riferibile all’area  PDL per ¾ ed a quella del  PD per un quarto. Ora siccome entrambi gli schieramenti hanno riportato, circa, il 30% di consenso ma dei “ votanti” , ciò significa che entrambi sono stati votati circa dal 22% degli elettori. Pertanto il PD ha una sua area di consenso, fra votanti ed astenuti,  del 28%, mentre il PDL raggiunge, sempre sommando votanti ed astenuti, il 40%. Nel mese di Novembre del 2011, quando si dimise il Governo Berlusconi, quando nello scorso 2012 si tennero le vostre “primarie” tutti gli opinionisti, il vostro stesso Partito, i vostri giornali di riferimento, istituti demoscopici e vorrei malignamente anche aggiungere molte Cancellerie europee, assegnavano al centrosinistra percentuali bulgare di consensi , assai  vicine e per il solo P.D. al 38/40%. A sua volta il centrodestra può vantare un’area di consenso analoga del 40%, come sempre, fin dal 1994. Insomma cari signori “ de sinistra”, invece di additare una inesistente pagliuzza negli occhi del centrodestra – che ha confermato il proprio consenso – pensate alla trave che avete infilata nei vostri occhi, perché solo un cieco totale non s’avvede che il centrosinistra ha perso per strada un bel 10% abbondante del consenso che vantava da Novembre 2011 e poi durante tutta questa campagna elettorale .

Il Grande Sconfitto di queste elezioni politiche è il P.D., che ha iniziato la lunga rincorsa verso il proprio  suicidio politico fin  dal quel lontano 25 ottobre 2009  quando  le primarie interne avevano ratificato l’accordo fra i capi corrente, nel chiuso della sola  nomenclatura che contava e che conta ( Bindi ,Marini, D’Alema, Fioroni, Letta, Fassino, ect) ed assicurarono a Pier Luigi Bersani la Segretaria politica  del Pd. Da allora, gliene do volentieri atto, l’uomo di Bettola, il comunista cresciuto a “ pane e  Unità “  ha lavorato scientificamente, caparbiamente, orgogliosamente, con i suoi valenti consiglieri, per la propria disfatta politica. Repetita  juvant, dopo Veltroni. Ripercorrerne sommariamente i passaggi nulla toglie alla clamorosa rimonta del centrodestra di Berlusconi, popolo silente dato grossolanamente ,frettolosamente ed anche arrogantemente per morto e sepolto da avversari, amici, alleati e “scienziati vari della politica” : ma certo aiuta a capire come l’artefice principale della vittoria del centrodestra - a parte lo stesso Berlusconi - sia stato proprio lui, il Grande Sconfitto, P.L. Bersani ed i suoi Goebbels, l’uomo della tradizione comunista.

Per anni, ancora sedotto dal richiamo del compromesso storico che finalmente liberava il suo PCI dal “patto ad escludendum”, P.L. Bersani ha pervicacemente rincorso l’accordo con l’Udc di Casini tenendosi stretto a Vendola, nel tentativo di costruire una coalizione capace di conquistare i voti moderati ma  senza capire che i veri moderati , liberali , democratici e laici,  pretendono politiche laiche, liberali e riformiste e non vecchiume politico marcio e deleterio come la subalternità alla Cgil - distrutta dalle sconfitte e dalla storia oltre che dall’isolamento - e il corteggiamento di rito vetero democristiano  di Casini e della vecchia DC di sinistra . Non solo: Bersani ha flirtato a lungo persino con Antonio Di Pietro, abbandonandolo soltanto quando gli attacchi scomposti dell’ex P.M. al capo dello Stato nonché  la sua ormai svergognata ed indifendibile personale patrimonializzazione immobiliare, tutta pagata con i soldi  dei” rimborsi  elettorali” che lo Stato avrebbe dovuto pagare al partito IDV (col suo codice fiscale)  e non all’associazione IDV di Antonio Di Pietro ( che ha altro e diverso codice fiscale)e come truffaldinamente è sempre accaduto dal 2001 fino a ieri – cosa peraltro nota a tutto il mondo umano meno che al P.D. ed a Bersani evidentemente -  hanno spinto perfino Giorgio  Napolitano, per disperazione,  ad imporre all’imbambolato  Bersani la  scelta drastica di mandare Antonio Di Pietro a quel paesello. Poi sono  arrivate le dimissioni del Governo  Berlusconi del novembre 2011: alle quali il P.D. aveva alacremente contribuito  senza sosta , insieme  alla scissione di Fini, dimissioni che però erano state avvolte – dal Quirinale, dal centrosinistra, dalla grande stampa organica, dai poteri forti bancari, dalle lobby finanziarie -  nella ingannevole carta di una  crisi finanziaria del nostro debito pubblico (per ora e solo per ora  nulla cale stabilire se la crisi fosse vera, o orchestrata e pilotata da qualche Banca e da qualche Cancelleria europea d’accordo con svariati personaggi italiani, sia istituzionali che politici che del quarto potere). Quello che conta è che , alla caduta del Governo Berlusconi , il nemico pubblico numero uno del centrosinistra, il P.D. e Bersani . i grandi sconfitti, non hanno avuto il coraggio e la responsabilità  di fare l’unica cosa che il  leader di un centrosinistra -  accreditato inoltre in quel momento di un consenso in quel momento strepitoso -  responsabile  e sicuro delle proprie ragioni avrebbe fatto: chiedere, e ottenere, dal Capo dello Stato, le elezioni anticipate. Al contrario, il centrosinistra bersaniano ha mostrato indecisione, titubanza, forse spavento per le responsabilità che avrebbe dovuto accollarsi ed ha così indotto l’amico del colle , per togliergli le castagne dal fuoco, a fare il Re Sole nel 2011 , a “scegliere con bolla reale ” Mario  Monti che P.L. Bersani ha poi accolto senza nemmeno fiatare, addirittura a  braccia spalancate come un salvatore (salvo poi in Parlamento recitare l’unica parte che si addice al centrosinistra: quello di  sabotare con mezzucci da palazzo e da regolamenti le riforme liberali), s’ è acquattato e nascosto nella strana  maggioranza dell’ABC , irritando il già di suo isterico alleato Vendola, impaziente di veder risolti non certo  i veri e contingenti problemi dell’Italia quanto la sua personale  fissazione ormonale di potere “sposare il suo uomo”ed ha così dimostrato agli elettori italiani, alle Cancellerie europee ed al mondo intero di non essere in grado di affrontare a viso aperto e nei tempi giusti, né lui né  questo P.D., le responsabilità di governo.

Ma è soprattutto con il rottamatore Matteo Renzi che il P.D., P.L. Bersani ed i suoi sopraffini consiglieri ( alcuni anche premiati da P.L. Bersani con seggi senatoriali, come se questo Parlamento fosse il Pantheon dei camerieri ) hanno compiuto il loro  capolavoro , la loro vera e propria “ opera d’arte”. I quattordici mesi di Monti dovevano servire ai partiti soprattutto ad un ormai datato Pd, per  rinnovarsi, per produrre nuove , diversificate e moderne proposte politiche  per  un elettorato sempre più insofferente e disgustato sul quale stava facendo, proprio per questi motivi, presa Beppe Grillo. Il sindaco di Firenze avrebbe rappresentato una rottura epocale  con la grigia tradizione del Pci – Pds – Ds - Pd ed anche  con l’intera Seconda Repubblica che il PD aveva totalmente  sacrificato e sprecato  alla vana ricerca dell’eliminazione fisica e politica  del nemico politico, del centrodestra e dei suoi leaders, usando mezzi estranei alla  politica, più che a modernizzare ed a raffinare  la propria offerta politica. Se Renzi avesse trovato accoglienza nel P.D. avrebbe sicuramente sconvolto il panorama politico nazionale , sotto ogni aspetto , sia  in termini anagrafici, che politici,che  culturali ed avrebbe facilmente raccolto un ampio consenso trasversale. Diciamolo francamente: con quel Matteo Renzi vincitore delle primarie della sinistra Berlusconi sarebbe praticamente scomparso, Mario Monti non sarebbe mai  esistito e Grillo con ogni probabilità avrebbe preso si e no un decimo  dei voti che oggi ha. Con un tale asso in mano, anche  un dilettante allo sbaraglio sarebbe riuscito a vincere il campionato. E invece che ti combinano Bersani, la nomenclatura di sinistra e i loro grandiosi “ spin doctor” che l’hanno guidati?  Blindano  le primarie con un regolamento uscito da una riunione  alla Lubianka che, di fatto, impedisce di votare agli elettori meno seguaci ed obbedienti  al partito e al suo tradizionale apparato. Il risultato delle primarie diventa ridicolmente scontato: e, infatti, Bersani vince le sue primarie con i voti dei suoi seguaci ma senza i voti degli italiani. I quali però domenica e lunedì  scorsi a votare ci sono andati. Eccome!

L’immagine con cui quindi P. L. Bersani ed i suoi intelligentissimi consiglieri hanno presentato il PD è stata quella dei Progressisti di Occhetto del ‘94, quella di un’armata di pifferi che andavano credendo di suonarle e che furono invece bastonati. per non scomodare paragoni col  Fronte popolare di Togliatti dell’immediato dopo guerra : una sinistra tutta sinistra veterocomunista, legata al cappio del sindacato più intransigente  e cocciuto la Cgil di Landini e Camusso , trincerata alla inutile  difesa di un  lavoro dipendente già da sempre super protetto e super tutelato, conservatrice e ormai “ culo e camicia” con i potentati bancari (con i quali era ormai diventata quasi una “ collega”), finanziari, assicurativi nelle politiche sociali, economiche e istituzionali. Come se vent’anni di Seconda repubblica non ci fossero mai stati.  Imprigionati nella gabbia antica che si sono  costruiti in questi tre anni, i Grandi Sconfitti hanno messo poi la ciliegina finale sulla torta conducendo  una campagna elettorale vergognosamente improntata alla affannosa rincorsa delle proposte berlusconiane. «Noi non facciamo promesse», andava dicendo P. L. Bersani da ogni schermo televi­sivo ( salvo poi farle lo stesso, meno apparenti  di quelle di Berlusconi che però lo anticipava costantemente ), e intanto spiegava che la vittoria della sinistra era ormai certa, che l’Europa non attendeva altro che l’accordo con Monti in un modo o nell’altro si sarebbe fatto  e che chi osava mettere in discussione questi fatti era un populista, un demagogo e un imbroglione. La solita brodaglia buona per la milizia comunistoide , quella che s’accontenta e che gode leggendo Repubblica o L’’Unità . Come invece è andata, oggi lo sappiamo bene . Ora P.L. Bersani,davanti al riconoscimento di “ dover formare un Governo” pur avendo perso le elezioni prova anche la carta ,peraltro ignominiosa  e da irresponsabile, di non mettere in primo piano, appunto, la responsabilità nazionale, con quel suo ridicolo, greggi esco “ chi ci sta ci sta”. Signori “ de sinistra “ , o ci dite una buona volta che cosa volete fare da grandi , se volete allearvi con il M5S, oppure con il PDL, oppure con entrambi, oppure fare un governo di minoranza ( altra megastronzata galattica, questa!), oppure agevolare la nascita di una sorta di Monti-bis, oppure levatevi dai piedi e portate i vostri libri contabili in Tribunale e sparite dalla scena.

Anche i grandi spin doctor del P.D., magari anche premiati con seggi senatoriali per aver combinato questo tracollo , forse se ne saranno resi conto, spero.

Se Silvio Berlusconi ed il suo governo democratico eletto nel 2008 fu indotto e forse anche costretto da Giorgio Napolitano a dare le dimissioni per il bene del Paese nel novembre del 2011 ( perché l’Europa e la speculazione bancaria  – ma specificamente Merkel e Sarkozy –  non ritenevano lui e quel suo Governo in grado di salvaguardare non solo l’Italia dal minacciato tracollo finanziario del famoso spread  ma anche la politica monetaria dell’Europa nel suo complesso); se Mario Monti è stato prescelto dal Capo dello Stato nell’ottica, (  che resta  sempre un atto costituzionalmente riprovevole perché monocratico) di garantire all’ Europa ed alla  speculazione bancaria un Governo che garantisca entrambi quei poteri la assoluta obbedienza del nostro Paese alle loro pretese, senza alcuna possibilità di dissenso e di dibattito, io mi chiedo allora cosa diavolo mai sia andato a raccontare oggi Napolitano a Bruxelles ed a Berlino, cene ed offese a parte. Perché non ho sentito nessuno, fin’ora, dire un’altra delle tante verità nascoste di queste elezioni: il rifiuto totale, completo, assoluto da parte della stragrande maggioranza assoluta del  popolo italiano sia  dell’Euro che di questa Europa a trazione e dominio germano centrico. Se anche lo stesso Vendola, anche per quel trascurabile che ormai conta , suona la campana a morte per la speculazione bancaria e per l’Europa germano centrica, il centrosinistra e P.L. Bersani, Napolitano ed anche Monti, oltre alla loro disfatta elettorale, subiscono anche un’ulteriore disfatta clamorosa ma prevedibile: la stragrande maggioranza degli italiani ( dunque M5S 23%, Vendola 3%, centrodestra 30% più una quota degli astenuti pari almeno al 5% sommano la bellezza di un 68% degli italiani contrari a questa Europa e contrari all’Euro) boccia e rifiuta quello che centrosinistra e Bersani invece propugnano: di seguire il Prof. Monti nella sua politica di austerità per  ottenere uno strapuntino alla corte delle lobby bancarie per l’Euro ed alla tavola dell’Europa germano centrica. Cosa mai resti del fantomatico programma costruito da Fassina e dal centrosinistra, a questo punto, proprio non saprei, se non le consuete richieste di super spremute di tasse , delle solite rapine sui soliti ricchi, sull’inasprimento dell’IMU  per il ceto medio, insomma la solita paccottiglia degli anni sessanta ma del secolo scorso.

Ma siamo sempre nel teatrino di “ grand’Italia”. C’è gente del P.D. che festeggia il suo nuovo impiego: quello di Senatore. Vuoi mettere che bella paga, che privilegi, che prestigio, che vitalizio, che fortuna. Tanto, mica tutti sono al corrente dei veri motivi per cui tanti grandi paraculi sono stati prescelti dai segretari di Partito. In un Paese di gente normale,  ai  Grandi Sconfitti  ora non resterebbero che le dimissioni. In un Paese “ normale”.

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Roma, giovedì 28 febbraio 2013

Gaetano Immè

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