Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 24 febbraio 2013


LUIGI ZINGALES OVVERO UN ALTRO GRANDE PARACULO  IN CATTEDRA

Il professor Luigi Zingales, membro fondatore del partito” Fare per fermare il declino “, in dissenso con il suo leader Oscar Giannino, lascia il partito. Il leader, a detta sua, ha mentito ma di che menzogne stiamo parlando? Giannino non ha, secondo il professore, i tioli universitari ed accademici che millantava. Bene, ne prendo atto dicendo che a questo Blog del fatto non interessa nulla, per quel che valgono le Lauree in Italia e davanti al fatto che ormai un Master non si nega più a nessuno, ma che volete che mi interessi se Giannino ha millantato titoli accademici e benemerenze ? Ai millantatori professionisti, in economia ed in  politica e dintorni siamo ormai assuefatti, la loro impresa più recente è quella di sostenere un millantatore stratosferico , quello che siede sul Colle, figurarsi.

Il professor Luigi Zingales  , nato nel 1963  è un economista ed accademico italiano. Laureato nel 1987 all’Università Bocconi di Milano ( guarda caso!),è anche professor of Entrepreneurship and Finance presso la University of Chicago Booth School of Business. Dal 2012, è stato uno dei promotori del movimento politico italiano denominato “ Fare per fermare il declino”. E’ anche editorialista per il giornale della Confindustria ( il Sole 24 Ore) e ha una rubrica sul settimanale di Carlo De Benedetti “L’Espresso”.Inoltre, siede come amministratore indipendente nel consiglio di amministrazione della Telecom Italia. Se quanto esposto ancora non bastasse per  capire chi veramente sia il professor Zingales  , basta leggere – anche sinteticamente – un suo recentissimo scritto ( titolo “MPS, ecco chi sono i complici” su “L’Espresso”) dove, davanti allo scempio della Banca senese, amministrata da un solo partito politico da settanta anni e cioè dal PCI /P.D.,  il professore , con l’ipocrisia che lo marchia , finge di “cadere da un  pero del Perù ”( dove si era chissà perché rintanato) e accusa tutti ( mancano  lo IOR ed il Papa però ) di essere complici delle rapine ai danni del  MPS. Vi  cito i “mariuoli” che il coraggioso professore accusa per i misfatti di  MPS: P.D., Banca d’Italia , Visco , Draghi, Tremonti, Berlusconi, Monti. Scrive il professore in particolare che “ E' moralmente complice Giulio Tremonti che come ministro del Tesoro avrebbe dovuto vigilare sulla solidità  delle fondazioni e invece ha permesso alla Fondazione Montepaschi di indebitarsi per mantenere il controllo della banca. E' moralmente complice anche Berlusconi che da premier ha avallato le scelte di Tremonti, rifiutandosi di criticare «un'istituzione a cui vuole bene perché grazie a essa potè¨ costruire Milano 2 e Milano 3.”

La Banca Monte dei Paschi di Siena opera appunto come una Banca ( dove si va per aprire un conto, per chiedere un fido se non in una Banca, professore? ) fin dal 1472 in Italia,  mentre la Fondazione MPS è stata creata nel 1995 ed è stata perfezionata nel 2001. Ne consegue che per quanto riguarda la “chiamata in  correità” per Berlusconi per la costruzione di Milano 2 e di Milano 3 , il professore finge di non sapere ( né ha la correttezza e l’onestà di informarsi  prima di lanciare fangose  insinuazioni diffamatorie) che si tratta di opere costruite negli anni ’70 per cui, non ostante gli sforzi infangatori del professore , non si vede quale nesso unisca quelle due costruzioni milanesi degli anni ’70  alle rapine compiute in questi ultimi anni dalla governance del P.D. della Banca MPS. Per quanto riguarda poi la “ chiamata in correità” di Giulio Tremonti  bisogna ricordare al professore che dal 2001 ad 2013 sono passati al Ministero  del Tesoro ( controllore della Fondazione MPS)  Tremonti (2001 al 2004), poi Berlusconi ( ad interim per qualche mese), poi Domenico Siniscalco ( dal 2004 al 2005), poi Tremonti ( dal 2005 a fine legislatura), poi Tommaso Padoa Schioppa ( dal 2006 al 2008), poi ancora Tremonti ( dal 2008 al 2011) ed infine , Mario Monti e Grilli. Se dunque, come scrive il professore , “ il Ministero del Tesoro avrebbe dovuto vigilare    ecc”, come mai , chiedo, il professor Zingales ha citato solo il nome di Giulio Tremonti? E gli altri Ministri? O forse il nostro professore stava con loro  sul solito pero in Perù?  Che voltastomaco accorgersi che un professore  mistifica la realtà secondo il proprio tornaconto , come un Ciancimino jr da quattro soldi che “ mascaria” i fatti  come un avvinazzato da osteria.

Naturale dunque che io abbia  il sospetto di una squallida  manovra partitica giocata demonizzando  e criminalizzando, secondo la miglior tradizione comunista, l’avversario di turno. Stavolta tocca a Oscar Giannino. Infatti  il professor  Luigi Zingales ha una “doppia cittadinanza politica ”, sia in “Fare per fermare il declino” sia  nel “Pd”. Non è candidato con il primo e non è membro del secondo, ma è stato sia cofondatore del movimento Fermare il Declino (embrione di Fare), sia consulente della scuderia di Matteo Renzi, durante le recenti primarie del Pd. Questa sua uscita improvvisa, che giunge proprio a una settimana dalle elezioni, sembrerebbe proprio una manovra “voluta da un Pd disperato dai sondaggi sfavorevoli”in Lombardia . D’accordo con la stampa organica, come Repubblica, che cerca di infangare la Lega con la inchiesta su Finmeccanica quando la Lega è stata dichiarata dal Magistrato stesso del tutto estranea alla faccenda, ricorrono a qualsiasi mezzo, sopra tutto scorretto, per cercare di evitare la vittoria del centrodestra in Lombardia , vittoria che farebbe vincere  il centrodestra anche al Senato. È solo un mio sospetto, d’accordo. Ma un sospetto rafforzato sia dal precedente esame della evidente scorrettezza del professor Zingales  sia da una serie di circostanze alquanto particolari. Innanzi tutto la scelta del momento, come non definire “strategica” questa sortita, questa bomba contro “Fare” proprio ora, ad una settimana dal voto quando il P.D. trema davanti ai sondaggi  e con un elettorato fortemente indeciso. Ma com’è possibile, mi chiedo, che il professor Zingales non si sia accorto prima  delle falsità nel  curriculum di Oscar Giannino in tutti questi mesi? Stava sempre sul famoso “ pero in Perù”?Ed ancora osservo come  lo schiaffo avvenga proprio in un periodo in cui “Fare”  era dato in ascesa e come era chiaro  che togliesse  più voti alla sinistra che non al centrodestra. Ma tutto sommato, però, a chi interessa un curriculum che non corrisponde a quello vero? In politica, l’ho già scritto,  siamo abituati a vedere di molto peggio. Giannino, tutto sommato, è uno dei migliori esperti di economia nel panorama giornalistico e politico italiano, certamente migliore di tanti professori di economia e di tanti consiglieri economici di partito . Che differenza fa, da un punto di vista dell’elettore, l’assenza di questo o quel titolo accademico? E qui subentra l’aspetto politico della faccenda,  che è quello più importante.

Che “Fare” ha due anime politiche .Una è liberista e mira a raddrizzare le storture della politica attraverso la riduzione del peso dello stato: meno tasse, meno spesa pubblica e meno regole. L’altra, però, è un’anima puramente statalista  e giustizialista - manettara : il partito degli onesti, dei nuovi, che lotta contro il conflitto di interessi, la  lotta dura alla corruzione, una  predica per  la meritocrazia pura e per  l’emancipazione delle donne con le quote rosa. Nel corso della breve campagna elettorale, l’anima progressista ha finito (come sempre, in Italia) per divorare quasi del tutto quella liberista. La risposta liberista al conflitto di interessi è: “meno stato, minore danno”. La risposta che Fare ha dato, in televisione, è “meno Berlusconi e meno politici alla Berlusconi”. Il moralismo anti-berlusconiano e la lotta contro tutti i vizi italici di quest’ultimo decennio politico è diventato l’anima  del movimento “ Fare” che, inizialmente, si riprometteva di combattere solo sul terreno serio dei programmi economici. Iniziative liberiste, come “Contante Libero” (contro l’imposizione della più tracciabile carta di credito), sono state snobbate da Fare: perché c’è chi, in quel partito, vuole e predica la lotta all’evasione più che al fisco rapace. Siamo al punto finale , all’evangelico “Chi di moralismo ferisce, di moralismo perisce “. Il professor Zingales crede di averci fatto fessi con la sua ramanzina a ditino alzato contro Oscar Giannino colpevole, ohibò, di non avere un Master o una Laurea!

Eppure sto parlando dello stesso professor Luigi Zingales che in un suo recente libro ( “Una rivoluzione liberale contro un’economia corrotta”) scrive di “ essere  preoccupato per la trasformazione della politica statunitense e di vedere  segnali di degenerazione del sistema in un capitalismo clientelare all’italiana”.Si dilunga il professore a scrivere circa i danni che il clientelismo industriale arreca all’economia , tanto da scrivere poi : “ Il clientelismo ha derubato il mio Paese di gran parte delle sue potenzialità di crescita economica e dei grandi benefici che può ricavarne, ha sottratto ai cittadini le motivazioni per impegnarsi nel lavoro. Non voglio che derubi anche gli Stati Uniti.”Così il professore si avvicina al male , ma non riesce poi a focalizzarlo, a centrarlo, ad individuare il rimedio. Si avvicina all’individuazione del tumore, quando scrive “ Quello che non riescono a capire ( i movimenti di ribellione al dominio finanziario)  è che questi Leviatani non sono che due facce della stessa medaglia: il male non sta tanto nel mondo degli affari in quanto tale, ma nel grande business monopolistico e politicamente clientelare; il male non è nel governo in quanto tale, ma in un governo esorbitante, pervasivo e corrotto.” Ma proprio nel momento migliore, come capita spesso ai cattivi maestri e a coloro che salgono in cattedra per imporre non la verità ma la loro opinione ideologica , il professore smarrisce  la via della ricerca scientifica, si affida agli slogan da Masaniello e scrive : “In Italia manca una cultura del merito perché non c’è una cultura della legalità Se l’Italia non cresce, se è a rischio di default, è perché è stata fin qui governata dai peggiori. Non i mediocri: i peggiori. Il clientelismo politico e l’economia sommersa hanno trasformato il nostro Paese in una peggiocrazia.” Cioè, come tutti i professori  incapaci di realizzare una ricerca con una soluzione sulla quale giocarsi reputazione, faccia, onorabilità e cattedra, il professore Zingales si adegua alla moda, all’ortodossia dominante, lanciare fango contro tutti per non inzaccherare nessuno, insomma, vigliaccamente, gettare un sasso nello stagno nascondendo la mano. Scusi professore, va bene che Lei insegna in America dal 1988, ma perché non elenca coloro che hanno governato l’Italia  creando questa situazione ? Chi ha creato in questo Paese il “ clientelismo industriale”, quello tipo FIAT di Agnelli  , tipo Olivetti di Carlo De Benedetti? Chi è stato che ha voluto “privatizzare” imprese pubbliche senza prima formare una classe industriale capace di reggere la concorrenza del mercato mondiale? Facile e qualunquista lanciare invettive contro nessuno. Ma anche vigliacco.

In questo Paese di moralisti occhiuti ed  ipocriti , di professori del nulla, di chierichetti del moralismo da trivio , di laureati ignoranti e bamboccioni, il professor Luigi Zingales  vorrebbe farci credere di aver vissuto per un anno su un pero in Perù, vorrebbe darci da bere che non sapeva chi fosse Oscar Giannino, di non avere avuto la possibilità di verificare chi fosse in realtà quell’aspirante politico che voleva strappare voti al centrodestra in Lombardia mentre strizzava l’occhio all’agenda Monti . La cruda verità è crudele, amara: il professor Luigi Zingales  si atteggia professore, ma è un semplice imbonitore , un altro di quegli “ utili idioti” che si prestano, per tornaconto ideologico, a mettere la loro faccia da prestanome per nascondere per chi stiano lavorando. Mezzucci da magliari.  Insomma , il professor Zingales , come uno dei Fratelli De Rege, ha mandato avanti Oscar Giannino ( appunto “ vieni avanti, cretino”) e poi, quando il movimento stava raccattando in Lombardia un significativo tre o quattro per cento, ecco che il Professor Zingales finge di fare improvvisamente “ le beau geste”, di accorgersi di quello che il gran paraculone  sapeva benissimo da sempre et voilà, ecco fatto un bel servizio elettorale a favore di Bersani e del P.D. che, scommettiamo?, sarà riconoscente col professore. Come lo è stato con Di Pietro, con Colombo, con Gotor, ecc. D’altra parte sia  Monti che Zingales  escono dalla Bocconi. Se questa Università deve produrre simili individui, chiudetela subito e buttate la chiave nell’Oceano.

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NON VI ILLUDETE!

I mercati finanziari,telecomandati dalle Banche , scrutando l’Euro, fanno scendere le borse e salire lo spread italiano perché sanno benissimo che il voto di oggi e di domani servirà solo a produrre l'ingovernabilità del paese. L'ipotesi di dare stabilità al paese attraverso un nuovo governo di centro sinistra -  che è stata la stella polare seguita con testarda, ostinata,premeditata ed irresponsabile  cocciutaggine  da Giorgio Napolitano, da Mario Monti e da Pierluigi Bersani fin dal momento della caduta dell'esecutivo di Silvio Berlusconi e della nascita del governo tecnico -  si è disciolta ormai, da tempo ,come brina al primo sole. Ammesso che P.D. e SEL riescano pure ad agguantare il premio di maggioranza alla Camera , non avranno identica possibilità al Senato. Le indagini demoscopiche hanno ormai dimostrato che la lista civica dell'attuale presidente del Consiglio non riuscirà ad ottenere il numero di seggi a Palazzo Madama sufficiente per  assicurare una maggioranza stabile  all'alleanza tra lo  “Smacchiatore di giaguari”  ed l’iracondo e sguaiato bocconiano. Sarà la definitiva ed ingloriosa  disfatta per Giorgio Napolitano, che lascerà il Colle con la stessa ignominia con la quale vi fu a forza ed a dispetto di più di mezza Italia dai suoi compagni di partito , responsabile, nei confronti dell’intero Paese, non solo di quella autoritaria sospensione della democrazia imposta al Paese con metodi antidemocratici ma ora anche di arrogarsi un potere che la Costituzione italiana non riconosce al Capo dello Stato: quello di imporre  ,d’imperio e d’autorità, il ritorno allo schema politico della Prima Repubblica. Si vedrà, chi vivrà, vedrà.  Per il momento basta prendere atto del fallimento del disegno teso a far saltare il bipolarismo della Prima Repubblica per realizzare il ritorno alle tradizionali “alleanze”  della Prima Repubblica. Alleanze, si badi bene, che verranno stipulate di nascosto ed indipendentemente dal voto  degli elettori, nel chiuso del Palazzo, nella peggior tradizione del consociativismo cattocomunista e del famigerato  “patto ad escludendum”. E registrare, prima ancora della certificazione definitiva dei dati elettorali, che tutto il complesso lavoro fatto per mandare al macero il bipolarismo ha prodotto la nascita del fenomeno dell'antipolitica come primo fattore innovativo di una Terza Repubblica tutta ancora da inventare.

Chi ragiona sempre sulla base dei vecchi schemi prevede ora che, svanita l'ipotesi del centro sinistra Monti - Bersani, le uniche possibilità di dare un governo al paese passino attraverso la formula della grande coalizione o quella dell'alleanza di sinistra tra Bersani  e Grillo. Ma chi ragiona con questo schema mentale non tiene conto che il nuovo Parlamento sarà caratterizzato da un lato dalla massima concentrazione dei tradizionali professionisti della politica (i beneficati del Porcellum) e dall'altro dalla più incredibile ed inaspettata rappresentanza dei dilettanti della vita pubblica. Il nuovo Parlamento, in altri termini, sarà segnato da una spaccatura di natura antropologica mai registrata nella storia repubblicana. Da una parte figureranno tutti quelli che fanno politica per professione da sempre ( che poi sarebbe “ il nuovo che avanza” secondo lo smacchiatore di giaguari )  e dall'altra quei trenta quarantenni senza arte né parte  che hanno capito al volo come mettere a segno il colpo della loro vita : passare da anonimi No-Tav , dalla protesta senza costrutto dei centri sociali al Paradiso economico e pensionistico del Parlamento. Bersani ed i suoi dirigenti sono convinti di aver facile gioco nel dividere, frantumare ed in definitiva “comprare” e gestire – to scout - questa massa di” affamati allo sbaraglio “ che settantenni ricchi e scemi, come Grillo, come Celentano, come Haber, come Milly Moratti, come Fo, ecc, vogliono mandare  in Parlamento solo per dare sfogo alla rabbia popolare che tutto distrugge e nulla costruisce. Ma se  pensano che l’Italia , così in crisi profonda con l’Europa, con l’Euro, con i Paesi europei, con la propria crisi economica terrificante , possa essere governata utilizzando una mandria di  Scilipoti  acquistate a costo zero ( cioè coi soldi nostri) s’illudono. Per cui è bene incominciare a pensare fin da ora alle prossime elezioni al prossimo mese di Aprile. Ed alla necessità di una grande riforma istituzionale ,non solo della legge elettorale.

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UNA BUONA NOTIZIA, TENUTA MOLTO NASCOSTA

La Procura di Bologna ha fatto ricorso contro l’assoluzione del presidente dell’Emilia-Romagna Vasco Errani nell’inchiesta Terremerse. Errani era stato assolto l’8 novembre con rito abbreviato dall’accusa di falsità ideologica in atti pubblici dal Gup Bruno Giangiacomo, perché il fatto non sussiste.

In questi giorni scadevano i termini per il ricorso (firmato dal Procuratore Roberto Alfonso e dal Pm Antonella Scandellari), che e’ anche contro l’assoluzione di due funzionari regionali. ansa

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ENRICO MENTANA, UNO SQUALLIDONE!!!

Che squallida persona Enrico Mentana! Per quasi 20 anni ho anche apprezzato il fatto di non nascondesse le sue simpatie e antipatie politiche, ma  che riuscisse allo stesso tempo a fare informazione accettabile , senza nascondersi dietro l’ipocrisia di una finta imparzialità. Poi l’ho visto ieri sera di fronte a Berlusconi, il suo Trimalcione, colui che lo ha fatto ricco e che  l’ha portato alla grande notorietà, e mi ha fatto una tristezza incredibile ma anche un ribrezzo vomitevole. Una persona rancorosa, arcigna, maleducata, alterata, piena di astio e di rancore malcelato, se l’è suonata e se l’è cantata da solo, non lo ha fatto parlare, interrompendolo in continuazione, dicendo che non doveva parlare di quello né di quell’altro (ossia del suo programma elettorale) perché lui sapeva già tutto, dimenticando che era una trasmissione pubblica fatta proprio per parlare del programma elettorale, come ha lasciato fare agli altri due ospiti, trattati con tutt’altra grazia, ai limiti della piaggeria.

In realtà quella di ieri non è stata  una trasmissione politica, ma una specie di resa dei conti, una sorta di duello rusticano , una rivalsa, uno sfruttare la televisione a suo uso e consumo per un evidente motivo: lui, Mentana ha tentato malamente di affrancarsi dal peccato originale. Lui è la prova vivente , è la dimostrazione lampante  di quanto il famoso  conflitto di interessi sia solo una carta da bari  da tirare fuori, dalla manica,  all’occorrenza, ma ben lontano dalla evidente libertà di ha goduto lui per 20 anni, riconoscendolo pubblicamente, salvo rimangiarsi tutto appena date le dimissioni ed incassata la sua favolosa liquidazione berlusconiana. Dimissioni, peraltro, con suo sommo dispiacere,velocemente  accettate da Mediaset. Mentana, ovvero come un beneficato si rivolta contro il benefattore. Cosa non nuova per un lecchino come Mentana, visto che  è entrato in Rai in quota PSI grazie a Craxi e Martelli ed è diventato famoso durante Tangentopoli proprio accanendosi contro di loro. Una bella coppia, Mentana e Rutelli……..

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DETTI E CONTRADDETTI…

La giornata politica post annuncio di inciucio in salsa berlinese si è trasformata in un teatrino di batti e ribatti, passi avanti e retromarce (tattiche) perché come ho scritto, Bersani forse ha tirato troppo la corda con i discorso del “re” a Berlino, un boomerang foriero di guai in stile Unione Per farla breve Vendola ha minacciato di rompere il matrimonio fra ex Pci e mandare a carte quarantotto l’alleanza con Bersani (“Il Professore al governo con noi è fantapolitica”), Monti che di Vendola non ne vuol sapere (almeno per ora) ha detto a Bersani: “Se vuol collaborare con noi dovrà fare delle scelte all’interno del suo polo, non ci sono accordi) e a sua volta Bersani ha risposto all’aut aut: “Il mio polo è il mio polo e che nessuno lo tocchi. A partire da lì sono pronto a discutere”. Insomma Nichi non si tocca. Almeno fino al voto, poi si vedrà perché Pd e Sel conteranno i loro voti e li peseranno, assieme a quelli di Monti. Intanto D’Alema potrebbe spiegare a Monti e Bersani cos’è un amalgama ben riuscito, soprattutto se non si fa a spese degli elettori…

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COME MAI NESSUNO NE PARLA?

Nessuno ne parla ma il bocconiano MARIO MONTI non è solo l’uomo delle banche e della finanza (prima COMIT e GENERALI e poi GOLDMAN SACHCS) ma è stato innanzitutto un “UOMO FIAT”.MONTI ha fatto parte dei CdA della FIAT dall’età di 36 anni (1979) all’età di 50 anni (1993); dopodiché, dal ’94 al 2004 è stato Commissario UE.E alla FIAT non era un comprimario ma comandava: CdA GILARDINI (FIAT) dal 1979 al 1983; CdA FIDIS (FIAT) dal 1982 al 1988; Cda e comitato esecutivo FIAT dal 1988 al 1993; oltre a Mario Monti, facevano parte del comitato esecutivo FIAT Gianni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens.Dal 1° gennaio 1987 la FIAT ha avuto in regalo l’Alfa Romeo dall’IRI (Prodi) e dallo Stato (Craxi, Andreotti, Amato, Darida, ecc..) impegnandosi per iscritto con il CIPI a mantenere i 40.000 lavoratori di Arese e Pomigliano e a pagare quattro soldi allo Stato con 5 comode rate annuali a partire dal 1993. Ma nel novembre 1993 riduce a 4.000 (e poi a zero) i lavoratori di Arese e così poi con Pomigliano. E mentre la FIAT ridimensiona e poi chiude l’Alfa, riceve 1.000 miliardi dallo Stato solo per costruire gratis lo stabilimento di Melfi. E in questi anni la Fiat, mentre si sbarazzava di 40.000 operai Alfa Romeo, ha ricevuto “aiuti” di Stato di 2mila miliardi di lire per Arese e altrettanti per Pomigliano.

TUTTO CIO’ E’ AVVENUTO GRAZIE ALLE TANGENTI PAGATE DALLA FIAT AI POLITICI. E TUTTO CIO’ E’ AVVENUTO MENTRE MARIO MONTI ERA A CAPO DELLA FINANZA FIAT (FIDIS) ED ERA UNO DEI 5 MEMBRI DEL COMITATO ESECUTIVO di TUTTA la FIAT.

Per le tangenti FIAT il 9 aprile 1997 il Tribunale di Torino ha condannato Romiti e Mattioli a oltre un anno di carcere, con sentenza confermata in Cassazione nel 2000 ma cassata qualche anno dopo con la legge di Berlusconi che ha depenalizzato il falso in bilancio. I 150 operai dei  Cobas che si costituirono parte civile nel processo di Torino furono comunque poi risarciti con 1milione e 600mila lire a testa. “Una gran brutta notizia”. E’ questo il commento dell’amministratore delegato dell’Ambroveneto, Corrado Passera, alla notizia della sentenza di Torino (La Repubblica, 10 aprile 1997).Ma la tangentopoli FIAT è solo di Romiti? Ma non scherziamo!Soldi avvolti in carta da giornale “I pacchi di denaro arrivavano avvolti in carta da giornale accuratamente sigillati con nastro adesivo. Dal sesto piano di Corso Marconi, quartier generale della Fiat, le banconote – mezzo miliardo a pacco – venivano quindi portate al quinto piano, nell’ufficio della Signora Maria Nicola, addetta contabile e soprattutto segretaria di fiducia dell’Amministratore delegato C. Romiti. La funzionaria, impiegata presso la cassa centrale della Fiat S.p.A., ora in pensione, provvedeva poi a dividere il denaro in piccole mazzette” (Repubblica 15.6.95).

Faccio  come Travaglio, leggo le sentenze e ne faccio “ copia e incolla”.

“Poteva il presidente onorario della FIAT, il senatore a vita Giovanni AGNELLI, non sapere nulla dei fondi neri e delle tangenti del suo gruppo? La Procura di Torino si è posta più volte questa domanda, ma non ha ricevuto alcuna notizia di reato né alcuna risposta utile dalle centinaia di testimoni e imputati interrogati (Pomicino avrebbe voluto parlarne fuori verbale ma, quando i pm torinesi gli hanno spiegato che non si può, si è avvalso della facoltà di non rispondere.)”

“ Craxi ha giurato che di vil denaro si occupava Romiti, mentre l’Avvocato si limitava all’alta strategia. Così la Procura non ha potuto indagarlo. Senonché il gup Saluzzo, nella sentenza che condanna Romiti e Mattioli, la invita esplicitamente ad aprire un’inchiesta sull’intero Comitato Esecutivo degli anni delle tangenti, e cioè su Giovanni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Mario Monti. I cinque vengono dunque inquisiti per falso in bilancio nel maggio 1998. Ma ogni tentativo di approfondire il loro eventuale ruolo nel sistema illecito si infrange dietro i “non so” e  le negazioni di chi potrebbe inguaiarli. Così alla Procura non rimane che chiedere l’archiviazione, in quanto “non esistono sufficienti elementi di prova a carico dei membri del Comitato Esecutivo”.

Il 1° settembre 1998 il gip Paola DE MARIA archivia il fascicolo sull’Avvocato e gli altri quattro, scrivendo che è “storicamente provato che Giovanni AGNELLI avesse mentito agli azionisti nel “negare” le tangenti FIAT, ma non è provato che le conoscesse. Anche se sulla conoscenza sua e degli altri quattro rimane perlomeno un “ragionevole dubbio”.

Romiti, secondo i magistrati di Torino, in soli 10 anni avrebbe accantonato fondi neri per almeno 1.000 miliardi!

 “Centododici miliardi di lire falsamente dichiarati per un solo bilancio: quello del 1991. Le riserve occulte tuttavia risalirebbero “a far data dagli esercizi precedenti ad almeno il 1984″. E fra queste disponibilità vi sarebbero pure i “versamenti per almeno 4 miliardi di lire nella primavera 92 destinati al PSI” (“La Repubblica” del 13/12/95).

Questa tangente di 4 miliardi di lire fu versata con assegno da ROMITI a CRAXI il 20 marzo 1992. La fotocopia di questo assegno fu recapitata da Craxi ( già allora ad Hammamet) allo Slai Cobas Alfa Romeo tramite l’avvocato Lo Giudice. Lo Slai Cobas consegnò la copia dell’assegno alla Procura di Torino.

Dato che MARIO MONTI è anche:

 1. “Presidente europeo della commissione Trilaterale e presidente onorario di Brueguel, il think tank che lui stesso ha fondato nel 2005″ (Libero, 15-11-2011);

 2. “L’Italia sarà il primo Paese al mondo ad avere un capo del governo che fa parte allo stesso tempo del comitato esecutivo della Trilateral e del Bilderberg group, considerati come due superlobby globali più influenti di stretta osservanza liberista ” (Il fatto Quotidiano);

 3. Mario Monti fa anche parte dell’ASPEN INSTITUTE, abbondantemente foraggiato con centinaia di milioni di lire al colpo con i fondi neri tangentizi FIAT, come comprovato dal processo ROMITI a Torino,

perché nessuno osa chiedere al professor Mario Monti di voler chiarire tutto quello che deve chiarire?

 

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FATE I BRAVI! ANDATE A VOTARE!


Roma domenica 24 febbraio 2013
Gaetano Im

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