Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 11 febbraio 2013


SI CERTO, STO PARLANDO PROPRIO DEL PROFESSOR  MARIO MONTI

Ricordatevelo quando andate a votare, ricordatevelo! Colui che ci era stato spacciato da Napolitano, mai come nel suo caso un vero “ cumpare napoletano”,  come un “ tecnico super partes”, uno che non era né di destra né di sinistra, uno che era “molto ascoltato” all’estero, uno sobrio, retto, prono solo alla legalità, seguace indefesso del dettato costituzionale, uno che avrebbe dato  l’anima per aiutare il proprio Paese, insomma un santo. Mi stupiva quindi  che questo nuovo “messia”, sceso in terra a miracol mostrare, avesse avuto bisogno, per svariati mesi, della sua santificazione , della sua  beatificazione, olograficamente e servilmente apparecchiata su “ Repubblica” da certi sconosciuti “madonnari”( su tutti un certo Prof. Gotor Miguel che oggi, però,  sta provando a mettere all’ incasso il corrispettivo delle sue adulazioni , delle sue ruffianerie, delle sue sviolinate  al duo  Napolitano / Monti , un “prescelto” da Bersani, come una Minetti qualsiasi, ma addirittura come capolista P.D. al Senato e per giunta  in un seggio sicuro, l’Umbria ). La storia si ripete: fateci caso. Ai famigli, ai propri adulatori , ai servili maggiordomi, a chi con piaggeria ha servito la causa con il dovuto “servo encomio”, ecco la giusta paga, i consueti  trenta denari del P.D. Consueti, perché, tanto per restare solo  negli ultimi venti anni, nell’ordine e sinteticamente : Di Pietro Antonio, Mugello,; Gerardo D’Ambrosio, Milano, Michele Emiliano, Bari,  ieri Gianfranco Fini, oggi Grasso e Gotor. E per quali meriti  il Prof. Gotor in Parlamento, addirittura al Senato ? Quien sabe? Chiedere al duo Napolitano/Bersani ed anche a Monti , ma sopra tutto, spulciare nell’ambito dell’Università di Torino. E’ vero che la giustizia non è di questo mondo! Guarda tu quale bella ricompensa al Prof. Gotor e quale ignominia invece per una Monica Lewinsky!

Uno dei figli del presidente del Consiglio Mario Monti, Giovanni, vive e lavora a Parma dal 2009. E' da quella data, infatti, che il 39 enne «erede» del neo-premier è stato chiamato alla Parmalat dall'allora commissario straordinario Enrico Bondi per ricoprire l'incarico di responsabile del «Business development», ossia dello sviluppo di nuove possibilità di mercato per il marchio. Tutto merito del giovane Monti e nessuno scambio di favori parente strettissimo di un noto reato penale? Tutti sanno e ricordano, mi auguro, come si tratta dello stesso Enrico Bondi che è stato chiamato dal Premier  Monti Mario come consulente del Governo per eliminare sprechi. Tutto trasparente non è vero? Come la cattedra di “archivistica” della Prof. Linda Giua, coniugata con tale Massimo  D’Alema, all’Università di Siena retta da uomini del P.D. , come la  figlia dello stesso Massimo  D’Alema che lavora con l’azienda di Della Valle? Non sto criticando la indubbia preparazione del Dr Giovanni Monti il quale ha senz’altro alle spalle un curriculum di tutto rispetto. Dopo la laurea in discipline economiche e sociali alla «Bocconi» di Milano (università di cui il padre è stato rettore ed era Rettore al momento dell'assunzione di incarico di premier), ha conseguito un Master in Business administration alla prestigiosa Columbia University di New York ( non proprio alla portata di tutti i nostri giovani, direi) , dove ha poi conseguito un'ulteriore specializzazione con un Master in Affari internazionali. Mentre era alla Columbia ha lavorato per gli investimenti bancari alla banca Goldman Sachs. Dopo gli studi alla Columbia University, dal 2004 al 2009, vale a dire fino al suo approdo alla Parmalat, Giovanni Monti ha lavorato prima a Citigroup e poi a Morgan & Stanley: a Citigroup è stato responsabile di acquisizioni e disinvestimenti per alcune divisioni del gruppo, mentre alla Morgan si è occupato in particolare di transazioni economico-finanziarie alle dipendenze dirette degli uffici centrali di New York. Alla Parmalat è stato confermato nel proprio incarico anche dalla nuova proprietà di Lactalis". Cosa c’è di male nel sottolineare che ricorre sempre il nome di Morgan & Stanley , dove lavorava il Dr Giovanni Monti? Cosa mai c’è di male , poi, nel ricordare come in data recente, il 3 gennaio 2013, nel più assoluto silenzio dei grandi giornali italiani ( tipo “ Repubblica” o “Il corriere della Sera”  o “ La Stampa”, ecc) la bellezza di 2 miliardi e 567 milioni di Euro sono stati dirottati dalle casse del nostro Tesoro a quelle di questa famosa Banca della Grande Mela? Strano però che occhiuti militanti della legalità e della moralità, così attenti a pubblicare ogni dettaglio di qualche nemico politico , si siano lasciati sfuggire notizie simili!  Devo dire e sottolineare che l’origine del salasso non mi è chiara assolutamente. Vero che è stato lo stesso management della Goldman & Sachs a comunicare come l’esposizione dell’Italia verso la Banca sia scesa da 6.268 a 2887 miliardi dollari, una diminuzione di 3.381 miliardi di Dollari equivalenti appunto ad Euro 2.567,00 milioni di Euro, una somma pari ad un decimo della manovra così detta “ salva Italia”. Indubitabile anche che tali esborsi sono stati approvati da qualche nostro organo costituzionale, ma resta il fatto che non capisco per quale motivo il Governo Monti abbia deciso di pagare, seppure in parte, questa esposizione  che deriva da una operazione di “ derivati finanziari” sulla quale poteva benissimo essere preso ben altro tempo. Come mai, mi chiedo – nel silenzio della così detta “ grande stampa “- come mai fra tanti “creditori” in attesa da anni, il Governo Monti ha preferito rimborsare parte cospicua di quella somma? Perché tanta fretta, Professor Monti?

In un paese normale la carriera del Dr. Giovanni Monti, un altro, l’ennesimo “ figlio di”, avrebbe dovuto seguire la sua strada, senza mai interferire con quella di suo padre, senza mai trovarsi impegolato nella ragnatela di favori fra potenti , una lobby trasversale. Qualcuno ( un lettore di Emilia Oggi ) s’è voluto cimentare in  un giochetto. Cercare su google i curricula di quelli che si sono laureati nello stesso corso di laurea di Giovanni Monti (Discipline Economiche e Sociali alla Bocconi) e nel suo stesso anno (il 1997) per vedere se a 37 anni sono entrati nel top management di una grande azienda paragonabile alla Parmalat, dove il Dr Giovanni Monti è approdato nel 2009 nominato, si badi bene ,  dall’allora commissario Enrico Bondi, cioè da un caro amico della  famiglia Monti , tale da essere poi chiamato dal Professor  Mario Monti come Consulente del suo Governo tecnico per i tagli. Ha trovato quattro suoi compagni di studi. Tutti laureati con lode, pieni di master e dottorati in Università internazionali, autori di un gran numero di pubblicazioni, protagonisti di un brillante percorso formativo e professionale. Tutti e quattro hanno un buon impiego, ma no, nessuno di loro è diventato top manager. I casi della vita, direte voi,vero ? Anzi uno di questi è stato ricercatore precario fino allo scorso anno, quando finalmente ha ottenuto, quasi a 40 anni, la cattedra di professore associato all’Università della Val d’Aosta.

 Nulla di personale contro il Dr. Giovanni Monti, sia chiaro,al quale auguro ogni bene come a tutti i suoi coetanei, ma per onestà intellettuale e per amore di verità  devo mettere in luce come il curriculum del Dr Giovanni Monti  non giustifichi affatto  la poltrona di top manager né in Parmalat né in altre grandi società. Se leggete bene quei documenti cui sopra alludevo ( rintracciabili in Web) , senza lasciarvi abbindolare dai nomi fantasmagorici delle multinazionali, non trovate nessun ruolo dirigenziale per il Dr Giovanni Monti. Guardate che nei team di strategia e corporate delle grandi finanziarie lavorano centinaia di persone anche appena laureate, il summer associate è una specie  di stage, che il Dr. Giovanni Monti ha svolto peraltro proprio nella Goldman Sachs ( dove Mario Monti, il babbo, era eminenza grigia)  e mettono  in evidenza soprattutto una cosa: il Dr Giovanni Monti non gestiva nulla , ma era alle dipendenze di qualcun altro, dunque  non un manager, ma un esecutore di ordini di altri. Eppure nel 2009 Enrico Bondi decide che gli serve un “top manager” per Parmalat, proprio  nell’area del Business Development e, guarda caso, sceglie ( immagino senza concorso e concorrenza)  proprio il figlio di Mario Monti. Spero per l’Italia che si sia trattato di una pura coincidenza. Se volete sapere, però,  com’è andata con  Parmalat, basta leggere  il giornale  Milano Finanza” , edizione del 27 dicembre 2011, quando la francese Lactalis acquistò  l’azienda agroalimentare di Collecchio e  a Parma finisce perciò l’era Bondi: “Secondo indiscrezioni di mercato raccolte da MF, Monti jr,- scrive M.F. quel giorno - responsabile del business development di Parmalat, sarebbe stato messo alla porta. Cosi ha deciso l’A.D. Yvon Guerin, che sta cambiando volto alla squadra di manager dell’azienda emiliana”. Tradotto in italiano volgare: per Enrico Bondi, amico di babbo Mario Monti,  l’esperienza del Dr  Giovanni, figlio di Mario Monti, era fondamentale per la  Parmalat , mentre la nuova proprietà impiega due  giorni per capire che può farne tranquillamente a meno. E ricordatevi sempre che Enrico Bondi è stato poi  ricompensato ( si potrà dire oppure no?) dal casto, probo, super partes Premier Mario Monti, babbo di Giovanni, con una bella poltrona a spese dello Stato…….

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FINI, BOCCHINO, GRANATA,CONTE, BRIGUGLIO,VIEPOLI, CATONE,MENIA, URSO, RONCHI, BUONFIGLIO,TREMAGLIA, ADESSO ANCHE LA MELONI! BUON SANGUE FASCISTA NON MENTE?

Mi vergognavo del Pdl"dice  Giorgia Meloni, ospite a SkyTG24. La storia, magister vitae,  si ripete: quanti ex fascisti hanno dapprima adulato, onorato, giurato fedeltà, gioito, si son fatti ricchi e potenti ( Lei stessa addirittura Ministro ) con un partito, il PdL, che allora non era affatto “una vergogna” anzi “vinceva” le elezioni  ed ha tirato fuori da certe  fogne tante  persone che la Meloni conosce benissimo, addirittura anche  Lei stessa. La sindrome di Badoglio? O quella di Arlecchino, servo di due o più padroni? O quella di Stoccolma ( che rende il prigioniero succube del suo aguzzino)  che ha colpito così pervasivamente Gianfranco Fini da trasformarlo, nel giro di pochi mesi, da sicuro delfino del centrodestra a simulacro di martire “usa e getta” , adulato, sfruttato e poi buttato nel pattume politico dalla sinistra?  Certo, tutti sappiamo bene come il PdL non sia certo un partito perfetto, nato com’è raffazzonato, plastificato, ma uscito fuori con la forza di un uragano, come una sorta di calamita che ha attratto a sé  tutte le forze italiane decisamente anticomuniste ed antistataliste e che ha letteralmente salvato il Paese dal dominio del PCI fin dal lontano 1994, praticamente dalla sua costituzione. Non ha certo la storia del PCI / P.D. alle spalle ed è anche fatta di tutti quei cittadini italiani che costituiscono la “ maggioranza silenziosa” del Paese e che sono molto felici di non averla, quella storia alle spalle. Non ha certo la storia di una D.C. dietro di se, o di un PSI, insomma è comparso all’improvviso nell’ingessato panorama politico italiano degli anni 93 /94. Ma da allora questo centrodestra  s’è proposto come l’unica rappresentanza dell’area moderata del Paese e pur senza una sua propria storia alle spalle , pur essendo “ di plastica”, pur essendo stato infamato da Magistrati con equilibrio psichico da curare urgentemente, infangato con una serie di inchieste ordite su accuse infamanti ma rivelatesi poi tutte false e prive di fondamento – come dimostrano i risultati finali della quasi totalità di quelle inchieste farsa –, pur essendo inviso alla Europa costruita dal centrosinistra italiano a dominazione germano francese a causa delle sue idee politiche democratiche , delle sue proposte economiche e monetarie sulla stessa Unione europea, non ostante tutto questo ha vinto, dal 1994 ad oggi ed in misura plebiscitaria, tre elezioni (’94, ’01,’08 )su quattro consultazioni  politiche, ha governato per nove anni su diciannove (’94-‘13)  ed ancora oggi, anno 2013, si presenta agguerrito alle ormai prossime elezioni. E così le parole di accusa di Giorgia Meloni  "ai compagni di viaggio, a quello che il partito faceva, all'incapacità di capire che la crisi della politica è dovuta ad una deriva oligarchica dei partiti" non mi sembrano “il minimo – neanche il massimo – della coerenza “. Cos’è questo se non sputare nel piatto dove si è mangiato? Quale altro appellativo merita chi si genuflette ad un vincitore  per  spolparlo ben bene , per fruttarlo economicamente e politicamente e  poi , non appena parrebbe che la sua stella cada, assestargli ventiquattro coltellate nella schiena vendendosi così al nemico come un Giuda, come un Bruto?  Non è possibile che la Meloni provasse vergogna per il Pdl, sia perché non c'era motivo, sia soprattutto  perché altrimenti, per la coerenza che Giorgia Meloni dice di volere portare avanti, come avrebbe potuto ,con quale faccia avrebbe potuto essere ministro del governo Berlusconi ? Con quale faccia avrebbe potuto rimanere presidente dei giovani del Pdl, cioè in un ruolo centrale  del PdL"? Forse con quella stessa faccia  di tanti  suoi ex camerati : Fini, Briguglio, Bocchino, Urso, Ronchi, Granata,Catone, Menia, Tremaglia,ecc.

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I DANNI DELLE PRIVATIZZAZIONI FATTE DALLA SINISTRA A FAVORE DEGLI IMPRENDITORI AMICI LORO.

A settembre scorso una campagna pubblicitaria della Benetton , “Unemployee of year”, denunciava i livelli record di disoccupazione. Solo pochi mesi dopo, siamo appena a Febbraio successivo, arriva la grande “mazzata”: il colosso Benetton  è in crisi  e manda a casa 450 lavoratori. I sindacati raccolgono anche le lamentele dei lavoratori della Benetton - Trasporti  che denunciano licenziamenti a pioggia, abbassamento dei salari, impoverimento della manutenzione.  Sembrava non conoscere crisi il colosso italiano del tessile e dei trasporti, la famiglia Benetton. Eppure la stangata è arrivata anche per la Benetton, una riprova, qualora ce ne fosse ancora bisogno,come la classe imprenditrice italiana sia cresciuta più nell’ambito dell’assistenzialismo statalistico e clientelare  che sul mercato aperto .

PICCOLA MA NECESSARIA STORIA RETROSPETTIVA

Vediamo chi è la famiglia Benetton e quali Governi la hanno favorita.

Febbraio 2000 :( Governi di sinistra: Prodi, D’Alema, D’Alema, Amato)  Lo Stato regala 13  stazioni  a  Benetton.

Febbraio 2000. Benetton è in "gara" per la privatizzazione degli Aeroporti di Roma (Adr). La cordata è composta da Benetton, Pirelli e Caltagirone" con Sanpaolo-Imi (Fiat) e Ras .

Dicembre 1999 ( Governi di sinistra, Prodi , D’Alema, D’Alema, Amato)Lo Stato regala la società Autostrade (del Sole) a Edizione holding (Benetton). Benetton era l'unico in "gara", e ha ringraziato lo Stato riconfermando alla guida della società Autostrade Dario Valori,.

Anno 1999 ( Governo di centrosinistra ,Prodi, D’Alema, D’Alema, Amato) La Banca Nazionale dell'Agricoltura è stata pressoché regalata alla Banca 'AntonVeneta che ha -come "soci forti"- Abn Amro, Lloyd Adriatico e una decina di padroni tra cui Marchiorello, Benetton, Stefanel, Moratti, Toti, Zamparini e Beggio. Ricordate che AntonVeneta, attraverso Interbanca, era  una delle principali azioniste delle società lussemburghesi che controllano Olivetti e Telecom.

Chiaro, no?

Con la privatizzazione nel 1999 delle autostrade, voluta dal governo D’Alema, l’Atlantia -Autostrade Spa fa capo alla famiglia Benetton, acquisisce tutto il comparto. L’impero della famiglia è sconfinato:oltre le Autostrade, l’Autogrill, il tessile, addirittura anche, tramite Olimpia Spa, anche la Telecom,  la Sagat Spa al 24% che gestisce l’aeroporto di Torino, una cospicua partecipazione anche nella gestione del’aeroporto Leonardo da Vinci a Fiumicino, la Maccarese Spa, ecc . Inoltre la famiglia Benetton è azionista, con quasi il 9%, della CAI - Alitalia. Insomma un impero che conta per l’economia italiana e che, nonostante gli appoggi della politica, comincia a barcollare ed entra in crisi. Non ostante  la crisi e la recessione che affossano l’Italia, le tariffe autostradali sono state aumentate dal Governo Monti  e la holding ha potuto godere di ben 4 miliardi di euro in più l’anno per il pedaggio. Nonostante la crescita economica, i disservizi e i disagi ai lavoratori sono stati molti e denunciati ai vari sindacati. Ma il vero scandalo è stata la ‘gentile concessione’ che il governo Monti ha fatto, tramite il ministro delle Infrastrutture Corrado Passera, alla famiglia Benetton. Prima dell’uscita di scena del Professore, il ministro Passera – che prima di fare il Ministro con Monti era l’A.D. di Banca Sanpaolo, che aveva fra i suoi clienti la famiglia Benetton - ha firmato un provvedimento che da ben 26 anni era chiuso in un cassetto: un vero e proprio omaggio  all’impero Benetton che incrementa il sistema delle lobby  oligarchiche . Nel  totale silenzio sono state incrementate le tariffe aeroportuali di Fiumicino che sono addirittura raddoppiate, passando da 16 euro a passeggero a 26,50 euro. Ovviamente questo è tutto guadagno per chi  gestisce Fiumicino e tra questi ci sono anche i Benetton.Inoltre nel provvedimento è previsto anche un ampliamento dell’aeroporto, con una pista in più, e si potrà realizzare solo grazie ai 1.300ettari di terreno circostante che sono di proprietà della Maccarese Spa. Ma chi sono i proprietari di questa impresa agricola? Ovvio, gli stessi Benetton che rivenderanno allo Stato quello che hanno acquistato a pochi soldi ( neanche loro, ma delle Banche, cioè nostri)  dallo Stato stesso. Quest’operazione costerà 12 miliardi di euro e, in caso di esproprio delle terre, l’impero Benetton crescerà ancora di più: il provvedimento prevede che ogni metro quadrato di terreno sarà pagato 20 euro, per un totale di 200 milioni di euro. Quest’ultimo colpo di coda di Monti è la nuova manifestazione del favoritismo alle caste , fatto tenendo all’oscuro  di tutto i cittadini, che continuano a subire la crisi tra tagli del personale e aumento delle tasse.

Imprenditori? Politici sobri? O qualcos’altro? Scegliete voi.

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QUI RADIO VENEZIA GIULIA

È questo che racconta il saggio di Roberto Spazzali:” Radio Venezia Giulia. Informazione, propaganda e intelligence nella guerra fredda adriatica (1945-1954)” edito dalla Libera Editrice Goriziana (pagg. 234, euro 24). Racconta una storia ,poco nota fuori dai territori del nord est , quasi per niente ricordata nei vari libri di testo di Storia usati dal 1948 nelle Scuole Italiane,  studiata da pochi ricercatori spesso, per questo, disprezzati come “ biechi revisionisti” se non addirittura di “ fascisti”.  Di fronte all'avanzata dei titini nell'autunno del '45 e alla situazione sempre più complessa degli italiani rimasti nei territori istriani occupati dalle truppe jugoslave, il Comitato di liberazione nazionale giuliano, nelle sue componenti non comuniste, cercò di correre ai ripari. Propose al ministero degli Esteri la creazione di Radio Venezia Giulia. Venne così rapidamente allestita l'unica emittente clandestina italiana del Dopoguerra. Mentre gli alleati occupavano Trieste e mentre i titini colpivano sempre più duramente le popolazioni dell'Istria e della Dalmazia, nel tentativo di metterle in fuga o comunque deitalianizzarle (ancora nel '45 e nel '46 era altissimo il numero di italiani che misteriosamente «sparivano» dopo essere stati arrestati).

Nell'impossibilità di aiutare in altro modo i nostri concittadini rimasti oltre confine si giocò se non altro la carta della controinformazione. Il 3 novembre del 1945 sulla frequenza 1380 kHz da Venezia partì la seguente trasmissione: «Oggi 3 novembre, giorno di San Giusto e anniversario della redenzione di Trieste, una voce libera parla finalmente agli italiani della Venezia Giulia; dopo anni di oppressione fascista, nazista e sedicente progressista. Una trinità che soltanto nel nome si distingue: ma che nella sostanza e nella forma è identica. La nostra voce è nel primo istante una carezza affettuosa di fratelli a fratelli; di figli a padri rimasti nel carcere jugoslavo... dove forse lentamente si ripete per loro la tragedia che nei campi di concentramento europei fece morire giorno per giorno i migliori».In quanti ascoltarono la trasmissione quella sera? Forse pochissimi, non era stato possibile ovviamente fare alcun annuncio pubblico o pubblicità delle trasmissioni. Però in pochissimo tempo il numero degli ascoltatori si moltiplicò a macchia d'olio. E fioccarono le proteste. Prima quelle jugoslave, poi pure quelle degli alleati che si presero la briga di triangolare le trasmissioni per localizzare l'ubicazione dei «pirati.

Pur in queste condizioni precarie attorno all'emittente si radunò una squadra di prim'ordine. In redazione c'erano lo scrittore e giornalista Pier Antonio Quarantotti Gambini (dalla cui corrispondenza sono venute importanti informazioni per la ricerca di Spazzali) e Ugo Milelli, rimasto in servizio sino al 1949, giornalista di pluridecennale esperienza e corrispondente del Corriere della Sera. Ad animare la radio, che ufficialmente «di fronte agli alleati non esisteva e non doveva esistere», e a garantire i contatti con il governo c'era il console Justo Giusti del Giardino, che si occupò anche di sviluppare una rete di informazione sui territori occupati. Non si trattava infatti solo di trasmettere per gli italiani bloccati oltre confine, bisognava anche raccogliere le informazioni da trasmettere e proteggersi dalle infiltrazioni di spie jugoslave che svolgevano la stessa identica attività. Da lì in poi si sviluppo una lunga storia radiofonica, ad un certo punto le frequenze verranno rilevate dalla Rai dando vita a Radio Venezia III i cui programmi verranno poi inseriti nella programmazione nazionale con trasmissioni come «Ai fratelli giuliani» e «L'ora della Venezia Giulia». E se nel giorno del ricordo è un'ovvietà dire che quella radio fu davvero poco rispetto all'immane ingiustizia perpetrata verso le popolazioni dell'Istria e della Dalmazia è però anche giusto perpetuarne  il ricordo. Perché qualcuno cercò, seppur in vano, di tendere un ponte fatto di onde sottilissime che arrivasse a portare conforto, e una parola di verità, sull'altra sponda dell'Adriatico.

Storia vera, quella, appunto perché vera , esclusa dall’insegnamento nella Scuola “ di Stato”. Una vergogna.

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BERSANI, IN RADIO VERITAS!

Bersani, in un'intervista radiofonica  al Financial Times dichiara di essere pronto a lavorare con la Germania per creare un nuovo organismo con poteri d'intervento nel caso in cui un paese non rispettasse le regole di bilancio: «Sono pronto a ragionare su un piano del genere - dice Bersani - non mi spaventa finché l'intenzione è quella di costruire la fiducia e ciò permetta, in modo controllato e selettivo, politiche più espansive». Inoltre, aggiunge: «Non voglio rinegoziare il fiscal compact né nessuno degli accordi raggiunti nell'ultimo anno, ma è necessario guardare avanti». In un altro passaggio dell'intervista: «Non ho intenzione di litigare con la Germania – ha chiarito - Voglio che l'Italia abbia un rapporto serio, franco ed amichevole con la Germania sulla base di argomenti razionali e realistici» precisando: «Sono d'accordo con molte delle critiche Germania fa a paesi come l'Italia, perché sono le stesse critiche che muovo a Berlusconi».

Queste le parole del leader della coalizione Pd-Sel. Nessuna novità, ma tante conferme una dopo l'altra che Bersani vuole continuare a seguire l'agenda imposta a livello europeo, dal pareggio di bilancio al fiscal compact. Vendola ha ricevuto l'ennesimo avviso su quella che sarà la linea del suo governo. Mancano ancora pochi giorni, ma sarebbe saggio utilizzarli per scappare da questa trappola infernale chiamata "centro-sinistra" per non essere responsabili di decenni  di recessione e disoccupazione di massa.

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UN’ALTRA” FIGLIA DI”. QUESTI SAREBBERO I “PRESENTABILI” DELLA SINISTRA RIFORMISTA?

La figlia di Pietro Ichino, il giuslavorista ex senatore Pd passato di recente nelle liste di Mario Monti, ha un posto fisso da 12 anni, assunta appena laureata in Lettere, quando di anni ne aveva 23, come editor dalla Mondadori di Silvio Berlusconi. Un posto da sogno, che pochi giovani italiani potevano permettersi già prima della crisi. E che ora appare ai più come un miraggio vero e proprio. A puntare il dito contro di lei, Giulia Ichino, direttamente dal palco di un seminario del Partito democratico, è stata una precaria 36enne, Chiara Di Domenico, che come la “ figlia di” lavora in una casa editrice, la romana L'Orma, ma senza contratto a tempo  indeterminato. La vicenda somiglia ad un  regolamento di conti. Rusticano – perché si tratta di coltellate – e politico, perché il padre di Giulia, Pietro Ichino ha da poco appunto lasciato il Pd, sociale, perché tra precari e privilegiati (o presunti tali) il gap è ormai incolmabile. E pure ideologico, visto che Ichino è uno dei maggiori sostenitori della "flessibilità" in salsa progressista.  "Non è un po' un paradosso che Ichino lotti per maggiore flessibilità mentre la figlia lavora sempre nello stesso posta da 12 anni?", si è lamentata la Di Domenico in un'intervista ad HuffingtonPost Italia.

Figli di e privilegiati - "La verità - diceva Chiara dal palco del Pd - è scandalosa, ma lo status quo è osceno. Io mi sono stufata di vedere mogli di, figli di, fratelli di nei posti migliori. Io faccio nomi e cognomi: Giulia Ichino, a 23 anni, è stata assunta come editor della Mondadori. Della più grande casa editrice italiana, a soli 23 anni, mentre un mio amico, giornalista precario per un quotidiano di sinistra, resterà precario chissà fino a quando". Parole dure che hanno mosso a compassione Pierluigi Bersani, che al termine dell'intervento l'ha abbracciata. Nessun rancore personale, per carità: "Ci tengo a precisare che il mio intento non era puntare il dito contro qualcuno ma segnalare un fatto. L'assunzione può anche essersela meritata per le sue capacità, certo, però mi permetta una domanda :  Quanti come Giulia sono riusciti a farsi assumere a tempo indeterminato a quell'età?".

Ne viene fuori , sostanzialmente, un ritratto di Ichino che mi addolora veramente e che mi amareggia. L’On Prof. Pietro Ichino, sia chiaro, è sempre stato un moderato, un vero riformista , ma sempre intruppato in quel P.D. che ,invece, dell’odio di classe e della diffamazione del nemico politico ha fatto la sua bandiera essenziale fin dal 1994. In Parlamento, il Professore Ichino, ci è andato su mandato e con il voto di quegli elettori che sono gli eredi del PCI, non dei moderati, per il semplice fatto che “ elettori moderati” nel P.D. non ce ne sono proprio. Perché , se esistessero, avrebbero da tempo creato una socialdemocrazia italiana, democratica, riformista, come avrebbe potuto fare Matteo Renzi che invece, da perfetto “ comunista dentro” ha seguito l’ordine ortodosso del Partito unico di Stato invece che la sua libertà di pensiero. Ora, dopo le tante lezioncine moraleggianti di quel P.D. alle quali si accodava silente ed obbediente il Prof. Ichino, sapere che intanto  il Professore andava questuando dall’odiato “nano di Arcore” un posto per la figlia, non so a voi, ma a me fa proprio ribrezzo. Come per tanti altri ( cito a braccio: Lusi, Penati, Tedesco,Frisullo, Consorte, ecc) anche per Ichino è valsa la regola: se ti scoprono mentre inganni gli elettori, vai da Mario Monti, che se ne intende.

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Roma, lunedì 11 febbraio 2013
Gaetano Immè

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