Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 26 febbraio 2013


VEDIAMO COSA SAPETE FARE, ADESSO

Solo una parte , una parte seppure  maggioritaria del popolo delle libertà, ma certamente la parte  più assennata e più responsabile del popolo di centrodestra , quella che ha tenuto fede all’obbligo costituzionale e civile di andare a votare, quella che va al sodo, quella che produce e non protesta, quella silenziosa, quella che non schiamazza e starnazza fuori tempo come i ridicoli Saviano, come i Lerner, come i Mineo, quella che  esercita ben altri mestieri, industrie , arti o professioni che non quella prescelta da Scalfari e Mauro e dai loro seguaci e cioè la costruzione del dileggio e della criminalizzazione del popolo che osa pensare  con la propria testa anziché seguire le loro imposizioni cosa che la dice molto lunga sul senso vero di democraticità di costoro, è bastata per ridicolizzare , per frantumare, per polverizzare , ancora una volta dopo quel fatidico ed indimenticabile 1994, il vanesio, ridicolo, schizofrenico sogno di vittoria sicura del centrosinistra. La forza di questo popolo di centrodestra sta molto nei suoi valori, ma risiede in buona parte anche nell’isterico odio di cui è fatto oggetto da parte di un famoso e patentato  iettatore, il cui encomio equivale, ormai da trenta e passa anni, a sicura morte, Eugenio Scalfari. Al quale, perciò, auguro, oltre a dosi industriali di epatosostenitori per curarsi il fegato, anche lunghissima vita che per noi di centrodestra è vittoria sicura. Ha votato il 75% degli aventi diritto, dunque tre italiani su quattro. Pertanto il “ Partito dell’astensione” col suo bravo 25%, diventa, alla pari con il M5S, il quarto partito italiano. Il risultato dice: PD e PDL alla pari in testa ex aequo, seguiti da M5S e Astensione al secondo posto anch’essi ex aequo. Dunque profonde  le note politiche  negative : in primo luogo non ha vinto,come con saccente superbia supponeva e millantava, il centrosinistra;  non ha ottenuto quel che voleva ottenere nemmeno il centrodestra ;  il M5S è diventato un cardine col quale l’Italia politica deve fare i conti. Note positive da queste elezioni? Minuzie. Comunque che gente come Pisanu, come Fini, come Di Pietro, come Ingroia, come Giannino , come Vendola, come Cesa, come Buttiglione, come Bocchino, come la Bongiorno, come Briguglio, ecc.  siano stati cacciati a calci in culo dall’agorà parlamentare è un evidente segno dell’inizio di un pur flebile percorso di culturizzazione che il popolo italiano, seppure con un ritardo di settanta anni,  ha iniziato finalmente a percorrere. Ma tutto questo non appartiene alla sfera politica.

In questo Teatro Italia, dove si recita la politica di casa nostra nella quale viene ignobilmente concesso e addirittura sollecitato l’intrusione da parte di altri Stati , dove la scenografia è quella della Costituzione, dove i figuranti  sono quelli “prescelti” dai Partiti, dove gli inservienti  sono gli opinionisti ed i giornalisti più o meno interessati e gli attori sono tutti gli italiani, è andato in scena, domenica e lunedì, uno spettacolo farsesco ed inverecondo. La parte comica e squallidamente astiosa l’ha voluta recitare il P.D. con Enrico Letta, capace, nel breve volgere di un paio d’ore,  di esultare prima come un pollo, sbandierando una inesistente vittoria per poi , appena due ore dopo, recitare un rancoroso ed astioso dietro front ( ricordate “ contr’ordine compagni! L’Unità non lo dice!” di Guareschi?) minacciando, davanti al manifestarsi dell’incredibile vittoria elettorale del PDL, un irresponsabile ritorno alle urne.  Come nei film e nelle rappresentazioni teatrali c’è sempre il colpevole di un fisco, di un  fallimento: il  suo regista. Sono tre i nomi dei falliti, dei responsabili di tutto ciò. Nell’ordine: Bersani, Monti e Napolitano. Le rispettive responsabilità politiche sono fra di loro colpevolmente intrecciate ed avvinghiate. Perché nessuno può dubitare che , se si fosse votato già a Novembre del 2011, la coalizione del centrosinistra avrebbe stravinto le elezioni. L’Italia avrebbe avuto minori danni d’immagine democratica perché avrebbe esibito al mondo intero un proprio Governo, con un consenso politico straordinario, eletto dal proprio popolo senza bisogno di avalli da parte di cancellerie interessate, un governo, peraltro, che avrebbe potuto governare, visti i numeri di quei tempi,  in assoluta tranquillità. Perché dunque Bersani, perché il P.D., perché tutto il centrosinistra invece non ha voluto vincere allora? Qualunque sia la foglia di fico creata dalla sinistra  per indorare questa amara , essa non riuscirà mai a  celare una verità semplice ed inconfutabile: al centrosinistra è mancato, allora, il coraggio civile, il senso di responsabilità, sopra tutto  le comprovate capacità per  assumersi tali responsabilità per il bene del Paese. In sostanza il centrosinistra si è così autodefinito come un partito di incapaci sui quali inutile fare affidamento. E a chi avesse l’ardire di eccepire che la rinuncia a quelle  elezioni fu invece un atto di fede a favore del Paese che solo grazie a quella  rinuncia avrebbe potuto godere di un Governo di unità nazionale – come poi è stato il Governo Monti – replico che un partito politico che è incapace  di guidare il proprio Paese in situazioni di emergenza e di difficoltà  è semplicemente un partito inutile, impotente,fallito. E non è tutto, poi, perché, voglio chiedere ,che cosa mai sia, perché viva, cosa mai faccia, quale sia mai il suo compito,  un partito politico che davanti al sorgere di idee nuove e di nuovi progetti politici  sempre nati nell’orticello di casa, pensa , come ha fatto il P.D. di Bersani da ultimo davanti a Matteo  Renzi , solo ad imporre, d’imperio, l’ortodossia dominante voluta  dalla nomenclatura del partito, soffocando così in una bestiale  dannazione delle evoluzioni ogni possibilità di anche timido riformismo, se non, appunto, una lobby che continua a sopravvivere senza sapere di essere già morta?  Certo che , così oggi stando le cose, il centrosinistra s’è messo da solo, oggi, con le sue scelte di ieri, dentro un cul de sac da paura.

Le responsabilità di Giorgio Napolitano sono poi molteplici. Dai suoi ormai noti sfregi alla Costituzione, al suo interpretare quel ruolo istituzionale come fosse il Re Sole invadendo campi politici che la Costituzione non gli riserva, il suo condurre e guidare  il complotto contro il Governo eletto dal popolo nel 2008, come un cortigiano di Francia,  dando fiato e sua complicità alla ridicola menzogna dello spread come colpa di Berlusconi, Giorgio Napolitano ha giocato questa partita come “ decisore ultimo”, come “ uomo della Provvidenza”, come un Re, ignorando la sovranità popolare  e convincendo Bersani sulla persona di Mario Monti, una vera “ sòla politica ed umana”, garantita invece da Giorgio Napolitano come tecnico super partes. Oltre ad un evidente tradimento  dei diritti di quel popolo che “dovrebbe rappresentare nel suo complesso”, cosa mai altro deve combinare un Presidente della Repubblica per essere cacciato con ignominia dal Colle? Forse uccidere qualche competitor  politico che lo critica? Forse arrivare ad imitare Ceausescu? Per Mario Monti trovo inutile, ormai, insistere. Ha impersonato quello che in effetti Mario Monti è sempre stato: un lacchè di Stato, un “grand comis” al servizio dei potentati bancari e burocratici, uno che sta alla democrazia come vi stava Hitler , uno che ha afferrato senza scrupoli un laticlavio assolutamente inutile ma che gli avrebbe pur sempre fruttato una somma di privilegi spaventosi che giammai avrebbe potuto conquistare con le sue sole capacità. Il professor Mario Monti si è prestato a recitare la parte dell’ultimo degli “ utili idioti” che per i famosi “ trenta denari” vendono al proprio popolo pentole avariate.

Ebbene , accertato che  il Paese va comunque governato, il responso delle urne e dunque del popolo sovrano è questo e va rigorosamente rispettato. Va sempre rispettato il responso popolare, anche e sopra tutto quando è l’opposto di quello che avremmo voluto, una lezione che Scalfari, Zagrebelky , Eco, Saviano e i tanti professionisti della “ firma degli appelli “ non vogliono capire . C’è una coalizione che ha la maggioranza alla Camera, magari  di uno striminzito 0,30%, ma i voti si contano,non si pesano. Dunque a questa coalizione, cioè al centrosinistra , Napolitano dovrà dare il mandato di formare il nuovo Governo. Con chi lo farà Bersani? La lista di Mario Monti è marginale e dunque le soluzioni possibili si riducono  solo a due. O con il M5S o con il PDL. Per cui Bersani potrebbe implorare il M5S per una gestione condivisa  del Paese. Ma se è sacrosanto che in democrazia i voti non si pesano ma si contano, è altrettanto vero e sacrosanto che del M5S non si conosce un programma politico se non per qualche argomento. Questo blog rispetta il voto di tutti, perché lo considera l’esercizio più nobile della democrazia di un Paese , ma non ci pensa nemmeno a confondere , come fanno gli ipocriti perbenisti, quell’esercizio democratico – che tale resta anche se a votare va un ergastolano – con i valori che chi vota esprime ed afferma. Questo blog detesta e schifa i demagoghi, coloro che sfruttano la credulità popolare senza mai sporcarsi le mani col popolo, come appunto fa il guitto. Certo che per affermare il M5S non sono serviti soldi e capitali e finanziamenti perché Grillo ed il M5S non ha diffuso un programma politico, un progetto politico, ma ha diffuso a piene mani solo la peggior e più virulenta e violenta demagogia a buon mercato, opera per la quale la sua istrionica egocentricità era più che sufficiente. Ma la storia spiega come finiscano i demagoghi, vedere al capitolo Masaniello per la storia del Medio Evo , al capitolo  di Guglielmo Giannini per gli anni ’50 del secolo scorso e a tale Antonio Di Pietro per quella odierna. Passato, quest’ultimo, dall’essere stato “il più adorato dall’italica gente subito dopo Dio e Gesù ” nei primi anni novanta ed oggi cacciato a calci in culo dal Tempio della democrazia che la sua presenza ha profanato ed insozzato. Un mendicante politico, ricco delle sue appropriazioni più o meno indebite. E come potrà fare, Bersani,  quando Grillo e la sua  compagnia bella vorranno lasciare l’Euro, vorranno  uscire dall’Europa del Fiscal Compact e di Maastricht , vorranno disfare  la Torino – Lione, abbattere la TAV, eliminare i rimborsi elettorali ai partiti, mettere le manette al primo stormir di sospetto e senza alcun processo? Forse potrebbe scegliere l’altra soluzione: cospargersi il capo di cenere ed andare genuflesso a Canossa, dal PDL e studiare quanto sia possibile fare insieme per il Paese. Ma come farà questo centrosinistra a perdere del tutto la faccia, dopo venti anni tutti  passati a spacciare il centrodestra e Berlusconi come imbecilli, corruttori, evasori fiscali ed altre carinerie del genere , genuflettendosi davanti non ad un avversario politico ma, come lui lo intende, ad un nemico di una vita? Penso sarebbe impiccato per le vie brevi dai suoi vopos del suo  partito, Scalfari a infilargli il cappio e qualche pretenzioso principe piemontese ad agitare la botola dell’esecuzione. Oggi dunque, dopo i due fallimenti sopra ricordati,  la missione di Bersani e del centrosinistra è diventata tanto ardua da apparire sinceramente disperata. Perché se alla fine ciascuna  delle due opzioni  si rivelasse troppo dolorosa, se dunque la missione terminasse con una fine ingloriosa, cosa resterà mai in piedi di questo centrosinistra  capace di distruggere, davanti agli occhi di tutto il mondo e per la terza volta nel breve giro di un paio scarso di anni, la possibilità di governare l’Italia?

Dunque queste elezioni politiche le ha perse il P.D., clamorosamente, il frastuono del crollo si sente fino in Asia. Le ha vinte il partito della protesta e dell’astensione, perché fra il M5S e l’astensionismo, la protesta e l’astensione hanno avuto il consenso di cinque votanti ogni dieci aventi diritto. Un trionfo. Adesso però che ognuno di voi si sforzi per capire “chi” ha costruito, mattone su mattone, questo nuovo partito politico, il vincitore di queste elezioni, che minaccia di portarci nel fondo degli abissi. Povera Italia!

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Roma martedì 26 febbraio 2013

Gaetano Immè

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