Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 29 marzo 2013


DA ASSOLUZIONE A COLPEVOLEZZA PER AMANDA E RAFFAELE? NOSSIGNORE.

Accogliendo la richiesta della Procura generale di Perugia, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito che aveva messo la parola fine al processo di appello per l'omicidio di Meredith Kercher. Il nuovo processo d'appello, però, si svolgerà a Firenze. Dovremo attendere per conoscere le motivazioni della sentenza, ma nel frattempo bisogna chiarire che non si tratta di un giudizio di merito.

La sentenza non «ribalta» da assoluzione a colpevolezza il verdetto d'appello, come purtroppo molti organi di informazione con il loro lessico inappropriato inducono a credere.

E forse posso anche  azzardare qualche considerazione di carattere generale. La giustizia italiana sembra ormai impazzita. Tanti, troppi sono i casi in cui su una stessa vicenda giudiziaria intervengono più di due sentenze di merito e altrettante da parte della Cassazione. Una quantità tale di verdetti  fra di loro talmente contraddittori, spesso anche nell'ambito di uno stesso grado di giudizio, che ormai non è più possibile leggere come l’autonoma  capacità dell'intero sistema  giudiziario  a correggere i propri eventuali errori.

E occorrerebbe una riflessione approfondita su quell'anomalia solo italiana che porta la pubblica accusa a ricorrere ( potrei anche usare un altro verbo, per esempio “ perseguitare”)  sempre e comunque, fino al terzo grado di giudizio, contro le sentenze di assoluzione, anche senza che siano emerse nuove e schiaccianti prove che giustifichino la riapertura del caso. Quasi che per il nostro ordinamento l'onore dei procuratori smentiti dai giudici sia meritevole di maggiore tutela rispetto alle garanzie degli imputati. Com'è possibile,non mi stanco dal chiedermi , dal punto di vista della pura ed elementare  logica, sgombrare il campo da ogni ragionevole dubbio sulla colpevolezza di qualcuno sottoposto ad un nuovo processo di merito, se costui è stato già giudicato innocente sulla base degli stessi elementi?

E' questo il caso che potrebbe verificarsi nei confronti di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Ancora non conosciamo le motivazioni che hanno indotto la Cassazione ad annullare la sentenza del processo di appello di Perugia, ma nella sua requisitoria il sostituto Procuratore Generale  non ha motivato la richiesta di annullamento con alcuna nuova prova a carico degli imputati. Si è limitato a lamentarsi di quanto i giudici di appello abbiano sottovalutato gli argomenti dell'accusa, quindi in sostanza delle semplici contro-deduzioni alla sentenza di assoluzione, che per quanto possano risultare condivisibili non introducono alcun nuovo elemento di merito rispetto a quelli su cui si basa.

E' possibile che anche i giudici della Cassazione abbiano riscontrato nella sentenza annullata il «raro concentrato di violazioni di legge» e il «monumento alla illogicità» di cui ha parlato il sostituto P.G. nella sua requisitoria. Lo vedremo. Ma la Procura generale rimprovera ai giudici di appello di non aver preso in considerazione, o di aver sottovalutato, gli elementi dell'accusa e di aver basato il loro giudizio solo sugli argomenti della difesa. Ma è ovvio che  l'aver trovato più convincenti questi ultimi piuttosto che i primi è la base della giustizia, del processo, del fatto che la prova deve formarsi in dibattito: se un Giudice o una giuria trova più “affidabile” la tesi della difesa rispetto a quella dell’accusa, tutto questo è l’essenza stessa di un vero processo, la sua “normalità” non na sua anomalia e dunque  non può portare all'annullamento di una sentenza, perché altrimenti non esisterebbero proprio sentenze di assoluzione. Se un giudice ha deciso di assolvere piuttosto che condannare, deve aver ritenuto di dover “sotto-valutare” gli elementi dell'accusa e “sopra-valutare” quelli della difesa. Viceversa, sarebbe arrivato ad una sentenza di condanna.

Né si può rimproverare alla Corte di aver «frantumato, parcellizzato, gli elementi indiziari», dal momento che spetta all'accusa presentare logicamente il complesso di indizi raccolti al punto di trasformarli in una prova in grado di dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio la colpevolezza degli imputati. Insomma, dalla requisitoria della Procura generale ricavo l'impressione che si rimproveri ai giudici che hanno assolto Amanda e Raffaele di aver ritenuto le tesi della difesa più convincenti di quelle dell'accusa. E' sufficiente questo per annullare una sentenza? Ma che siamo matti? Un processo non serve proprio a stabilire quali argomenti debbano prevalere e quali, invece, siano da sottovalutare?

==========================================================

E SONO CINQUE!!!!!!!!!

Ecco la sequela dei Segretari del vecchio PCI e delle sue successive etichette che hanno sbattuto il grugno contro il centrodestra e contro il suo leader ( spero qualcuno capisca finalmente perché costui è così odiato dai fan della sinistra!). Avanti un altro. Silvio Berlusconi li ha bruciati tutti. Li ha tutti stracciati alle urne e anche quando non è riuscito a vincere le elezioni  (’96, 06) i leader del centrosinistra sono stati costretti quasi sempre a togliersi di mezzo facendo almeno tre o quattro passi indietro. E' questo il triste destino che è toccato a tutti i segretari e sfidanti del centrosinistra  che hanno guidato il Pds prima, i Ds dopo e Pd adesso. Bersani ora sa sulla sua pelle cosa significa sfidare il centrodestra  alle urne. La maledizione sta per colpire anche lui.

Il primo fu Occhetto, il primo ad immolarsi nel 1994. Lui fu il segretario che cambiò in nome, cambiò l’insegna del PCI in  Pds. Alle elezioni politiche del 1994 venne indicato come leader della coalizione di sinistra, l'Alleanza dei Progressisti, gente che sbraitava e s’ubriacava, tanto era sicura di stravincere le elezioni. Per assenza di avversari, tutti distrutti dall’amica Magistratura. Gli sfidanti erano il raggruppamento centrista dell'ex Democrazia Cristiana (il Patto per l'Italia) e il nascente centrodestra (Polo delle Libertà) di Silvio Berlusconi. Il risultato elettorale e la vittoria schiacciante di Silvio ridicolizzarono Occhetto e la sua “ gioiosa macchina da guerra” , in un giorno divenne più vecchio di venti anni, fino ad arrivare  a lasciare la segreteria del partito. Negli anni successivi Occhetto ha continuato a campare di politica, ma fu emarginato, per impresentabilità, dal partito , fu sistemato  all'interno del Pds prima e dei Ds dopo in ruoli secondari. Si è definitivamente allontanato dal partito nel 2004.

Poi toccò a Massimo D’Alema.  Dopo aver capito che Occhetto era già bollito a sinistra provano la soluzione tecnica. La segreteria se la prende Massimo D'Alema e la candidatura a premier va al professore di Bologna, Romano Prodi. D'Alema nel 1996 resta nell'ombra e il Prof va alle urne. Questa volta va meglio. Prodi con L'Ulivo riesce a vincere le elezioni, ma dura poco. Pochissimo. Due anni appena. Il Prof viene travolto dalla sua stessa maggioranza e deve lasciare la mano proprio a Massimo D'Alema che diventa premier. Da lì comincia una lunga agonia fino al 2001. La sua posizione di segretario si indebolisce.

Poi è toccato a Piero Fassino .  Il suo posto lo prende Walter Veltroni e Silvio si prepara a tornare a palazzo Chigi questa volta per restarci per ben cinque anni. D'Alema intanto finita l'esperienza da premier batte ritirata. A questo punto dopo la batosta elettorale rimediata da Francesco Rutelli, D'Alema si fa da parte e con lui anche Walter Veltroni. E' il momento della segreteria di Piero Fassino. Una segreteria lunghissima. Dal 2001 al 2007. In mezzo cosa succede? Berlusconi porta a termine la legislatura. Ma al voto del 2006 Fassino non è il candidato premier e allora si sceglie ancora una volta Romano Prodi. Il Prof ce la fa e batte di misura Berlusconi. Stesso copione. Due anni e il governo va giù sotto il bombardamento della sua maggioranza che va da Bertinotti a Mastella. Fassino resta segretario nell'ombra. Ma sa già che bisogna cambiare ancora perchè contro Silvio ed il centrodestra c'è poco da fare. E allora, nel 2007,  nasce il Partito Democratico.

Poi tocca a Valter Veltroni,  il perdente -  Il primo segretario del P.D. è Walter Veltroni che si presenta subito come candidato premier nel 2008. Risultato? Berlusconi ed il centrodestra fanno  bottino pieno e Veltroni  deve battere ritirata fino a passare la mano a Dario Franceschini. Intanto Fassino colpito dalla maledizione della segreteria si ritira a fare il sindaco di Torino. Veltroni molla tutto e alle ultime elezioni nemmeno viene ricandidato.

Ora è il turno di Bersani. Sa già che il sortilegio si è abbattuto su di lui. Non ha vinto contro il centrodestra  e ora lo pressano per lasciare la segreteria del Pd. Napolitano gli ha già sbattuto la porta in faccia. Ora i giochi li guida direttamente il Colle. Bersani farà la stessa fine di Fassino? Sindaco di Bettola. Ma anche da quelle parti il Pdl è più forte.

Sotto il prossimo! A chi toccherà?????

============================

Luigi Zanda,ovvero ogni botte dà il vino che ha.

No, non mi è proprio simpatico, anche se capisco che non mi faccia onore, ma è più forte di me. Oltre tutto costui è anche così sfacciato da esibire sempre quel  sorrisino beffardo tipico di chi si sente qualcuno senza esserlo. Sto parlando di un classico “ figlio di babbo” perché costui è nato, cresciuto e vissuto nel ventre di vacca di “ babbo” , nel liquido amniotico del peggior potere castale, quello che si è  tramandato come un terreno , come una casa o come un titolo nobiliare. La botta di culo lo ha assistito fin dal suo concepimento e dalla sua nascita, perché “babbo” era forte , era addirittura Capo della Polizia  e così lui , al contrario di tutti gli altri suoi coetanei italiani , non ha dovuto dimostrare meriti , voti, sacrifici, ma si è limitato solo seguire il cursus honorum che la nomenklatura  del potere gli ha riservato per diritto dinastico. Diciamolo francamente: ma come ti può stare , non dico simpatico, ma anche “indifferente” uno così? Non solo un privilegiato ma anche uno sfrontato privilegiato e che, per colmare oltre la misura, si sente anche “ qualcuno”.

Da perfetto “ figlio di babbo” viziato e coccolato , costui non è stato abituato a lottare per conquistarsi la vita, gli viene naturale cercare di vincere ricorrendo ad amicizie compiacenti ed omertose, ad aiuti, a  sotterfugi , ad ordire possibili ed  oscure trame , arte nella  quali è praticamente imbattibile. Così costui non appena sente il nome di Silvio Berlusconi, vittima di una galoppante presenile sindrome di Stoccolma, pensa subito a come disfarsi di quell’avversario, senza faticare troppo, senza estenuarsi con l’impegno politico. Dunque  basta ricorrere “ agli amici” e farsi aiutare ad ammanettare Berlusconi , votandone appena possibile la sua ineleggibilità per quella famosa legge del ’57 del secolo scorso. Il poveraccio va capito: nato in casa principesca, come un Marchesino del Grillo partorito nella casta privilegiata, non può che avere orrore per l'homo novus che si è fatto dal nulla e che dopo il successo imprenditoriale si è anche permesso di conquistare e mantenere per vent'anni la leadership di una larga parte degli italiani. Allora, dopo aver rimediato per venti anni  portentose batoste elettorali, dopo avere sperato per venti anni che l’assalto giudiziario producesse un qualche risultato , cos’altro   può pensare  uno  come costui, nato dal potere castale , aduso a navigare e vivere nel sottobosco castale, per  contrastare una leadership avversaria così potente e duratura ? L'unica risposta che costui è capace di  darsi è semplice, truculenta, rusticana : basta accoppare l’avversario, sparare un colpo alla nuca del nemico , ammazzare quel leader. E così la sua 'ultima ideona è quella di far dichiarare Berlusconi non eleggibile dal Palamento italiano , liquidando con il  classico colpo alla nuca, non solo Silvio Berlusconi ma anche le decine di  milioni di elettori italiani che non hanno mai votato né voluto i post comunisti al potere. Trasformare , a suo comando e per la sua sete di potere, il Parlamento italiano in un plotone di esecuzione. Un segno di grande  e raffinata intelligenza e di grande rispetto per la democrazia, non c’è che dire.

Sto parlando di  Luigi Zanda, nato in culla nobile , patrizia e, sopra tutto, ammanicata col potere, come un Agnelli, come un  Kennedy. Il “babbo”, Efisio Zanda Loy, era stato un uomo politicamente importantissimo, fu capo della polizia di Stato, specialmente nella dura e torbida stagione del terrorismo. Lui,  Luigi, il figlio, fece una carriera fulminante e senza un briciolo di precarietà o di periodo di prova. L'Iri era la “ riserva indiana” della DC di sinistra e il Dr Luigi fu subito sistemato al calduccio degli uffici legali del carrozzone di Stato, poi fu  anche  consulente del ministero per la riforma della Pubblica amministrazione, poi Presidente del Consorzio Venezia Nuova, poi ancora Presidente e Amministratore Delegato dell'Agenzia per il Giubileo per un quinquennio, poi  presidente della Quadriennale di Roma e della Fondazione Palaexpo. Poteva secondo voi mancare a quest’uomo anche una bella esperienza in RAI, ovviamente in quota sinistra.? Mai: eccolo dunque anche  Consigliere d'amministrazione della Rai in quota Margherita. Infine il trionfo, l’entrata in politica,  grazie ad una fra le più vergognose pagine  della “ politica politicante e trafficante”. Alle elezioni suppletive per il Senato del 23 giugno 2003 (convocate nel collegio di Frascati per la morte di un senatore) , costui si presentò senza avversario, dato che la Casa delle libertà non raccolse firme sufficienti a candidare tale Francesco Aracri . Risultò quindi eletto col cento per cento dei suffragi, ma con la più bassa percentuale di partecipazione al voto dell'intera storia unitaria e poi repubblicana: il 6,00%.

Dopo un’esperienza con Cossiga al Colle, eccolo approdare , come consigliere e poi di vicepresidente, al  Gruppo Espresso, quotidiano La Repubblica incluso. Se riflettete  sul fatto che sul « Presidente picconatore» Cossiga pendesse una taglia lanciata proprio dal gruppo  Repubblica ed Espresso, in forza della quale il presidente della Repubblica temeva realisticamente di essere prelevato con la forza, caricato su un'ambulanza, chiuso in un manicomio  e sostituito da un comitato provvisorio di barbe bianche, potrete gustare il raffinato senso della coerenza di chi, come costui, fosse stato prima il più stretto collaboratore di Cossiga e poi del Gruppo Espresso - Repubblica. Inutile pensare ad una piccola crisi intellettuale di costui, ne è profondamente incapace. E oggi è nel Pd, appena eletto capogruppo e subito ne approfitta per  dichiarare, con solito  tono minaccioso ed intimidatorio,  di essere pronto a votare l'ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Io spero che sia colto nella sua abbacinante  limpidezza che un simile proposito rivela la miseria intellettuale e morale  di una nomenklatura di sinistra che,  non possedendo le capacità necessarie per liquidare politicamente un avversario, sogna  il solito colpo alla nuca dell’avversario, come è d’abitudine in quella famiglia, piena zeppa di “ compagni che sbagliano”.

Ma poi c'è qualcos'altro da svelare sull’esimio Onorevole Luigi  Zanda. Torniamo dunque indietro nel tempo, ai giorni del rapimento di Aldo Moro. L’On Luigi Zanda non ha mai avuto il coraggio e  la schiena necessaria per  dire una sola parola di quel che dovrebbe sapere sulla vicenda più turpe e losca della storia repubblicana: l'azione di un commando militare a via Fani, la cattura, l'interrogatorio e la soppressione di Aldo Moro. Solo Cossiga sapeva quel che realmente accadde con Aldo Moro e quel che fu fatto, anche di inconfessabile e inconfessato,  per tentare di salvare la vita al leader democristiano. Devo ricordare a questo punto , dai lavori della Commissione bilaterale , che è dimostrato, per dichiarazione del procuratore generale di Budapest nel 2006 a quella Commissione,  che molti uomini delle Br erano a libro paga e sotto comando militare del Kgb e della Stasi, inquadrati nell'organizzazione Separat del terrorista Carlos,  oggi all'ergastolo a Parigi. Ebbene, sconfitte militarmente le Brigate rosse italiane, Cossiga e buona parte di quella D.C., Zanda compreso, si dedicò a  costruire una «verità storica» del tutto falsa, in grazia della quale fu imposto agli italiani di credere, grazie a stampa asservita e televisione di Stato,  che i brigatisti erano un prodotto doc italiano. Tutti si lasciarono intimidire e nessuno ha il coraggio di dire perché fu ammazzato Moro. E l’On Luigi Zanda, cosa fa ? E’ stato vicino a Cossiga proprio nei peggiori giorni del periodo terrorista, ha visto quello che gli altri non hanno potuto vedere, sa quello che gli altri non possono sapere  e l'unica cosa che gli sta a cuore, sapete che cosa è? Trasformare il Parlamento della Repubblica italiana in una banda di assassini pronti al suo ordine per sparare un colpo alla nuca di Silvio Berlusconi.
======================================================
Roma venerdì 29 marzo 2013

Gaetano Immè

mercoledì 27 marzo 2013


DE BELLO ITALICO

Italia est divisa in partes quater:quarum una incolunt  M5S et altera PD. Solamente la terza forza politica, il PdL, aveva dato la sua immediata disponibilità ad un Governo di larghe intese, ma solo con il P.D. superando, per il bene supremo dell’Italia, ogni conflittualità politica con la controparte e così ottenendo anche l’emarginazione politica del M5S. Il P.D. invece , con evidente menefreghismo dell’Italia, vorrebbe governare con il M5S, il quale si trova incredibilmente legittimato politicamente e che , non ostante tutto, rifiuta ogni proposta per cercare di restare fedele al proprio essere “ contro il sistema” . Davanti a una tale dose di irresponsabile arroganza da parte del P.D. ormai il PdL non può far altro che considerare  decaduta la propria “offerta politica per il bene supremo del Paese “ e –preso atto della smodata  pretesa del P. D di giocare all’ “ asso piglia tutto “ , da ieri chiede l’immediato ritorno alle urne in caso di insuccesso dell’incarico a Bersani. Ma “governo di minoranza” e “ maggioranza variabile”  sono solamente due pure “contraddizioni in termini”, due ossimori, due  ipocrite pecette, due rattoppi inventati dal P.D. che servono solo a preannunciare la loro imminente  immonda campagna acquisti di transumanti grillini sparsi, affamati , avidi ed ingordi. Qualche voce sussurra che Bersani stia trattando addirittura con la Lega Nord, quella che fino a ieri criminalizzava come “ una bestemmia separatista” e poi diventata , per la stessa sinistra, nel giro di pochi giorni del ’95 nientemeno che una “ vera costola della sinistra” e che il socio di maggioranza della Lega, cioè il PDL, abbia dato la propria disponibilità all’accordo fra Lega e P.D. su un loro  Governo a patto di ottenere il Capo dello Stato e Federalismo. Sono “voci” da qualche “ sen fuggite” dunque ad oggi, per il P.D. e per Bersani stesso non esiste altro che il M5S, costi quel che costi. A sua volta il M5S si rifiuta di collaborare con qualsiasi partito ed anzi, col suo 25% pretende e reclama addirittura di Governare da solo. Vedremo gli sviluppi di questa piece teatrale  

Come succede  che “ gli estremi si attraggano “ – chi potrà mai dimenticare, come illuminante esempio , l’inverecondo oltre che ridicolo spettacolo di quei giorni del ’93 quando i compagni comunisti non mostrano alcun schifo né repulsione  nel mischiarsi fisicamente con i camerati fascisti per fare bella mostra del loro comune giustizialismo forcaiolo contro il PSI craxiano – accade così che oggi il P.D. faccia la corte ad un M5S che è un “ semifascismo in incubazione ”, una forma di sua lenta, strisciante ,surrettizia restaurazione. Molti punti accomunano il M5S ai fasci mussoliniani – mutatis mutandis - , direi troppi. Innanzi tutto la basilare “ avversione al sistema”: così come il fascismo iniziò la sua cavalcata verso il regime inveendo contro  il sistema dei partiti deboli e corrotti , così anche il M5S segue la stessa via . La sua opposizione al “ sistema dei partiti” è poi così radicale da rifiutare persino l’uso della normale dialettica politica, preferendo la via criptica del web alla via tradizionale, quella che pone sempre il popolo come ultimo decisore politico. Inoltre il M5S risulta quasi inaccessibile alla popolazione, accetta solo connessioni via web, organizza riunioni più che altro di tipo carbonaro  riservate agli addetti ai lavori, cela – qualora lo abbia – il programma politico , rifiuta il confronto politico sui contenuti , costruisce buona parte del suo consenso sulle invettive e sulle minacce. Anche il decisionismo del M5S è più orientato  al fascismo che ad un partito  politico di un sistema democratico. Infatti ogni partito politico italiano non solo partecipa al sistema democratico e parlamentare, accettandone le regole, ma addirittura presenta in Parlamento progetti politici passati prima al vaglio della base del partito stesso. Così non è nel M5S dove vige invece il dominio dell’ “uomo solo al comando” che, più che Fausto Coppi, ricorda il principio totalitario comune sia ai regimi totalitari di ogni risma. C’è poi l’aspetto “ antipolitico” che nei partiti politici assume forme progettuali,più o meno incisive , di ridimensionamento e di riduzione delle persone e dei costi della politica , ma mai assume la forma viscerale, virulenta, rabbiosa, iconoclasta del M5S che non pretende solo di “ abbattere il sistema dei partiti”- e cioè ogni sistema parlamentare – ma di sostituirlo con una forma spacciata per “democrazia diretta” della quale ,però, nessuno finora, ha capito qualcosa. Lungi da me ogni pretesa storica, sono  solo constatazioni guidate da elementare buon senso. Riflettevo poi anche  su un’altra  strana coincidenza: sugli  ebrei,il cui olocausto è  un altarino  della resistenza tanto cara alla sinistra , adorati, venerati, dal P.D. Oggi invece gli ebrei sono improvvisamente diventati null’altro che “ persone che devono andare in Israele e rimanerci”.Questo pensa il popolo del  P.D. , costretto a correre dietro al M5S per accaparrarsene un minimo di consenso. Sconfessando dunque un “must” della cultura “ de sinistra” sulla shoa e sugli ebrei, questo è diventato l’atteggiamento del “ popolo di sinistra” verso gli ebrei, queste sono le loro repliche  alle esternazioni del Presidente ebreo  Riccardo Pacifici sul M5S che, a sua detta, li spingeva verso l’emigrazione. Un P.D. costretto ad umiliarsi ad una logica da mafiosi: così come “ l’amico dei miei amici è amico mio”, anche “ l’avversario del mio amico è un mio nemico”.

Dov’è il bene del Paese nella scelta del P.D.? Dove ci porta la scelta di Bersani? E’ quella che s’intravede l’ “Italia giusta” strombazzata da Bersani  , è mendicare qualche voto da un movimento para fascista il bene del Paese? E’ forse bene del Paese legittimare politicamente il M5S quando questo movimento dichiara la guerra aperta al sistema democratico parlamentare? Ma dove l’avete la testa?  Nella vostra ingordigia di potere ? Tutti ricordiamo Bersani, come un lupo ingordo  travestito da agnello, in campagna elettorale giurare, belando,  agli italiani che “una volta vinte le elezioni anche con il 60% dei voti, avrebbe governato come se avesse avuto il 49% dei voti “ ed oggi lo stesso Bersani, che ha ottenuto un misero 30% vorrebbe invece giocare, come si dice, all’ “ asso pigliatutto”, vuole Camera, Senato, Colle e Governo, come se avesse vinto le elezioni con l’80% dei voti. Questa allora, questa via di Bersani e del P.D. è la via della sfrenata  faziosità, della demagogia arrogante , dell'ottusità intellettuale , del muro contro muro, del guerreggiare senza costrutto. Hai avuto la  maggioranza e va bene . Ma allora  forma un governo e rispetta l'opposizione invece di sognare decreti leggi di natura staliniana  per eliminare l’avversario politico che sbarra la strada ai tuoi deliri di onnipotenza tirannica. Non trovi questa maggioranza ? Allora fa' una grande coalizione con l'avversario di ieri, con l'altro grande partito che ha preso praticamente i tuoi stessi voti, sei obbligato dalla logica, dalla situazione effettiva in cui si trova il tuo Paese, dall'orientamento ovvio dell'opinione europea e italiana , dal più elementare senso della democrazia e dal basilare rispetto per il popolo sovrano a favore di soluzioni per quanto possibile stabili, che abbiano fondamento in un vero consenso.

Bisognerebbe poi riflettere bene su questa capitolazione improvvisa, su questa resa senza condizioni al «nuovo che avanza» da parte di un partito che del primato della politica ha fatto per novant'anni la sua bandiera. I politici, per il Pd, sono oggi diventati impresentabili. È sufficiente essere stati in Parlamento per finire nel campo di concentramento virtuale in cui Bersani ha deciso di rinchiudere tutti i dirigenti del suo partito, a parte se stesso, naturalmente.

Il metodo Boldrini - Grasso, sperimentato al secondo giorno di legislatura sembra destinato a fare scuola: mai in nessun Parlamento del mondo sono stati indicati come presidenti due onorevoli appena eletti, che in vita loro non hanno mai fatto politica.

Nei nomi che circolano per il governo Bersani di politici non c'è traccia. Il team cui starebbe  pensando Bersani è una summa  del “politicamente corretto”, un monumento alla kultura radical chic, un’ode servile ai  fighetti che da trent'anni s'impancano su inesistenti  cattedre di morale e di civismo, manca solo Saviano e Flores D’Arcais . È il governo di  sedicenti e presunti “ottimati”, gente  fedele, prona e servile al “ partito”, gente per la quale la  politica è sempre sporca e cattiva e il potere, invece, si eredita per appartenenza castale, per servile encomio, per familismo, per frequentazioni esclusive, per cooptazione . Mentre un ex  Presidente della corte costituzionale, messo a capo dello Stato, potrebbe ` anche avere un senso, almeno  per i compiti insiti nel ruolo che dovrebbe ricoprire,non si capisce bene quale posa essere “ il valore aggiunto”  apportata da certi "righetti certi complottasti da salotto.“

Bersani  crede e spera  che gli italiani si possano governare  attraverso un grande accordo, dissimulato, antidemocratico, con l’establishment, con i soliti “ poteri forti” italiani ed europei. L’idea che un Paese si possa guidare attraverso il consenso delle corporazioni, è tipica dei regimi totalitari , fascismo, comunismo, nazismo, regimi totalitari e disumani che nulla hanno a che fare con il nostro sistema democratico occidentale . Insomma, Bersani sta bruciando il suo tempo sull’altare di una liturgia antica ed inutile. Qualcuno spieghi a Bersani che mentre il consenso si ottiene durante la campagna elettorale, il voto di fiducia lo si raccoglie in Parlamento. Che belare, in campagna elettorale, “ una volta vinte le elezioni anche col 60% dei voti, governeremo come se avessimo ottenuto solo il 49% dei voti” è propaganda, ma che poi , nel concreto, prendere solo il 30% dei voti e pretendere di comandare il Paese , di prendere tutti i posti istituzionali, come se avesse vinto con l’80% dei voti è da criminali. Le consultazioni con i sindacati di Bersani sono la fotografia di quel  piccolo mondo antico di notabili che si tenevano a vicenda.  Roba da Principe di Salina, roba da due secoli fa. E che dire ,poi, di quel suo vociare scomposto promettendo il ridicolo ddl sull’ineleggibilità di Berlusconi? Bersani si è messo alla guida di una pattuglia di dementi e di falliti ( da Flores d’Arcais, all’immancabile Saviano, alla Spinelli Barbara, alla sempreviva Margherita Hack, al piccolo drappello dei “ parenti di”, ai vampiri “repubblicones “ ed ai frequentatori di Palasharp dove violentano bambini minorenni nella mente),tutta  gente  assetata del sangue berlusconiano, ormai alla disperazione ed alla  frustrazione più complete, promettendo  la mega stronzata che una legge del 1957, quando la Televisione neanche esisteva, già esaminata dalla apposita  “ Giunta parlamentare “ nel 1994 e nel 1996 e sempre definita “inapplicabile” a Silvio Berlusconi, possa permettere ad un Parlamento democratico di trasformarsi in un miserabile plotone d’esecuzione ai suoi ordini  e fucilare alla nuca, al suo comando,  Silvio Berlusconi . A questo serve dunque la sua squadra da sogno e da esecuzione? Se Bersani davvero pensa che i problemi dell’economia, dello sviluppo, dell’occupazione e del suo incarico si risolvano con la sfilata delle forze sociali, promettendo l’omicidio di Silvio Berlusconi, , mi viene da piangere.

Che Bersani ed il P.D. si facciano poi  intimorire , condizionare e ricattare dai malamente dissimulati  interessi economici ed egemonici del gruppo editoriale  “Espresso-Repubblica “o dalle grossolane  e demenziali mistificazioni del Diritto degli ipocriti da Palasharp è uno scandalo, una schifezza politica, la dimostrazione di una sudditanza senza rimedio. Il Pd si dovrebbe vergognare  di sé stesso, e il suo supposto leader sacrifica il bene del Paese al proprio interesse personale anche se provvisorio, Il guaio vero è che l'incarico a Bersani serve solo a prendere tempo per preparare al meglio la partita vera che si giocherà il 15 aprile, quella per il Quirinale  Perché non si capisce bene come possa un governo di minoranza, privo dei voti necessari alla propria sopravvivenza, nel giro di qualche mese realizzare la riforma elettorale, compiere la riforma istituzionale (fine del bicameralismo, dimezzamento dei parlamentari, riduzione dei costi della politica, ecc.) e , contemporaneamente, varare tutti i provvedimenti necessari per far uscire il paese dalla recessione economica e dalla disperazione sociale. Il grande cambiamento del Paese imbalsamato  che non è riuscito all'epoca della democrazia bloccata e del regime consociativo fra D. C. ed il PCI, che è miseramente fallito durante il compromesso storico, che è sfumato negli anni '80 e che poi, negli anni della  Seconda Repubblica non è stato realizzato  né dal centrodestra né dal centrosinistra, dovrebbe invece sgorgare miracolosamente  dall'azione di un Governo  che non sa nemmeno dove trovare i voti necessari per il primo voto di fiducia ?

==============================

LA FIGHETTA MARCHIGIANA ED IL FIGHETTUME ITALICO

Ora è ufficiale, c’è una nota dell’Ansa: Laura Boldrini ha scelto il trombato Roberto Natale come portavoce e la “ figlia di papà “ Valentina Loiero (figlia di Agazio Loiero ) come responsabile della comunicazione. Tutto previsto dalla “Velina dei  Portaborse “, il foglio fino a ieri diretto da Pier Ferdy Casini, il massimo esperto mondiale di nomine “ricicla – vip”.

Ma la scoperta di oggi è che il potente politico calabro  ex dc poi passato al Pd, Agazio Loiero, già governatore della Calabria, era entrato in azione a sostegno della figlia anche pubblicamente, solo quattro giorni fa, con una potentissima leccata preparatoria alla successiva fellatio alla Boldrini, datata 16 marzo, casualmente il giorno dell’elezione della presidente di Montecitorio: “A Laura Boldrini, che molti italiani hanno conosciuto oggi nel suo straordinario discorso d’insediamento, formulo i miei più cari auguri di buon lavoro. Un impegno significativo, degno del suo talento e della sua intelligenza, giustamente dedicato soprattutto agli ultimi della terra e alle loro sofferenze, che la neoeletta Presidente della Camera, ha sempre difeso. Di lei mi piace ricordare il prezioso contributo che diede alla Legge regionale per l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati, votata su mia proposta”, e giù fellatio su fellatio. E’ proprio vero! Cos’è che non si fa per sistemare i figlioli!!!!!!

Ma il corteggiamento alla Boldrini  è roba di lungo corso. Già dal 2009 Agazio Loiero si sperticava in lodi per la Boldrini: ”La Calabria e i migranti hanno avuto modo di apprezzare l’estrema umanità e il totale impegno di Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. E nel momento in cui il settimanale Famiglia Cristiana la indica come l’italiana dell’anno, gioiscono per tale riconoscimento”. Acciderba che servile encomio! Pare di leggere il Prof. Miguel Gotor  su Repubblica ,l’ inarrivabile lecchino  di Monti e di Napolitano!

Bene, ora lo sapete tutti : l’alto commissariato per i Potenti e i Trombati ora ha sede a Montecitorio. E’ il “ nuovo che avanza”, è “l’Italia giusta”, è “ la smacchiatura del giaguaro” di P.L. Bersani, cari signori!

=============================

METTERE PRODI AL COLLE ? COME METTERE DRACULA CUSTODE  ALLA BANCA DEL SANGUE.

Va bene che la sedia del  Colle è ormai come una poltrona di sala d’aspetto di una stazione ferroviaria , ci si siede chi non si sa dove sbattere e ne ha viste di chiappe indegne di essere depositate su quella poltrona dove dovrebbe sedersi un Presidente di tutti gli italiani e non un uomo di parte, ma  solo a sentir parlare di Romano Prodi, giuro, mi sbellico dalle risate. Settimane fa, si sbilanciò per lui il Corsera, il foglio dei “poteri forti”. D’altronde come dimenticare che  Paolo Mieli, allora Direttore del Corsera,  nel 2006 lo candidò a Palazzo Chigi?  Dunque, un riassunto breve delle puntate precedenti. Tifano per Romano Prodi al Colle non solo il famoso “ cerchiobottista” ed ex “ terrorista di Prima Linea” Paolo Mieli, ma anche  due esempi del più putrido fighettume giornalistico, come  Enrico Mentana  ( “ ‘ndo se magna io vado”) e il fintopensoso Gad Lerner ( “ un uomo chiamato coniglio”). Ancora mancano i report delle “profezie” dei professionisti “ degli appelli” , tipo l’Otelma di Caserta, al secolo Saviano Roberto, “l’uomo che parla con Dio” , al secolo  il venerando Eugenio Scalfari , ma le loro  inclinazioni prodiane sono arcinote.

L'episodio che lo rese famoso è la seduta spiritica del 2 aprile del 1978, avete proprio capito bene: una seduta spiritica. Pensate: Aldo Moro era stato rapito da sedici giorni  e Prodi , con altri amici, si trovava nel rustico del collega Alberto Clò, in località Zappolino, trenta chilometri da Bologna. Con i bimbi in giardino e le mogli in cucina, gli uomini si chinarono sul classico tavolinetto tondo delle sedute spiritiche, chiesero dove fosse tenuto prigioniero Aldo Moro  e, miracolo!,  gli spiriti risposero: Gradoli. Munito di una faccia tosta da spavento, Romano Prodi si precipitò a Roma nella sede Dc di Piazza del Gesù, per comunicare il responso dell'Aldilà. Non sto scherzando, pura verità. Causa equivoci, gli inquirenti finirono a Gradoli, un paese laziale, anziché nella romana via Gradoli, dove effettivamente Moro era incarcerato. Vi giunsero solo giorni dopo, col covo ormai vuoto e la sorte del prigioniero segnata. Ma ciò che conta, è che l'informazione degli spiriti  era buona. Come l'aveva veramente avuta Prodi? Lui ha sempre giurato sulla seduta spiritica. Tutti sono invece convinti che si sia inventato un paravento per coprire un tizio in carne e ossa. I più - da Andreotti, al ds Pellegrino, all'ex vicepresidente Csm, Galloni - pensano che la soffiata venisse dai collettivi universitari bolognesi o da Autonomia operaia, ossia tipi vicini alle Br. Da 35 anni, Romano Prodi  convive con questo sospetto. Nessuno finora lo ha preso per la collottola, l’ha sbattuto al muro ingiungendogli di dire il vero. Dormono le autorità, ronfa la stampa libera e bella  e le illazioni infittiscono. L'ultima, del 2005, è che ci sia stato lo zampino del Kgb. Visto come la sua Nomisma era dentro il KGB sovietico tanto da consentirgli di far ottenere l’appalto per la informatizzazione del KGB all’Olivetti dell’amichetto Carlo De Benedetti, non stento a crederci

Seduta spiritica a parte, di connessioni tra Romano e spionaggio sovietico si è supposto molto nell'ultimo decennio. Primo a parlarne, nel 2006, fu un eurodeputato britannico, Gerard Batten. Stando a costui, l'ex agente dell'Urss, Alexander Litvinenko (poi ucciso col polonio dagli ex colleghi) gli avrebbe rivelato che «il nostro agente in Italia è Romano Prodi». Colma la lacuna, una seconda testimonianza che in parte conferma e in parte attenua questo imbarazzante passato prodiano. Un altro ex Kgb, Oleg Gordievsky, in un'intervista al senatore Paolo Guzzanti, già presidente della Commissione d'inchiesta Mitrokhin, disse: «Non ho mai saputo se Prodi fosse o no reclutato dal Kgb, ma una cosa è certa, quando ero a Mosca, tra il 1981 e il 1982, Prodi era popolarissimo nel Kgb: lo trovavano in sintonia dalla parte dell'Unione sovietica». Dunque, se non agente, perlomeno simpatizzante del paradiso socialista in anni in cui Romano era già stato ministro (1978) e assumeva la guida dell'Iri (1982). Quanto ci sia di vero, è impossibile dire. Sconcerta però che Prodi  ed anche la magistratura non abbiano fatto nulla per  diradare queste ombre. Lui tace, ma l'effetto è di lasciare se stesso in balia di sconcertanti interpretazioni.

Ora, si è aperto il capitolo Cina. Romano, dopo la delusione per la cattiva prova del suo ultimo governo (2006-2008), ha rivolto l'attenzione al gigante orientale. Da anni, è più a Pechino e Shangai che a Bologna. Tiene corsi alla scuola del Partito comunista, è popolare mezzobusto nelle tv locali, pontifica nelle università. È il perito dei cinesi per i loro affari nell'Ue e in Italia. Il suo compito più rilevante è quello di consulente della nuova agenzia di rating cinese, Dagong, che fa valida concorrenza alle tre sorelle Usa, Moody's, Fitch e S&P. Poiché Dagong, a fine 2011, da poco insediato il governo Monti, abbassò l'affidabilità del debito italiano, ci si chiese che parte avesse avuto Prodi nella bocciatura. Più o meno esplicitamente fu accusato di essere il cavallo di Troia cinese nelle nostre faccende. Romano querelò Libero che aveva alluso senza però degnarsi di spiegare il suo ruolo nella vicenda. Con il risultato di tingersi ancora più di fosco.

Sempre sull'indecifrabilità del suo comportamento, ve ne racconto un'altra. Il primo che cercò di dare,  con beni pubblici,  una bella mano all'arricchimento di Carlo De Benedetti, proprietario di Repubblica, è stato proprio  il nostro Romano Prodi , oltre a  Carlo Azeglio Ciampi e Giuliano Amato. Graziosamente introdotto dal giornalista Eugenio Scalfari, l'Ingegnere si presentò da Romano Prodi presidente dell'Iri e gli chiese di cedergli la Sme, holding alimentare. All'istante, Prodi si accordò per vendergliela a 497 miliardi di lire. Un regalo. Tanto che il governo Craxi siamo nel 1985, ignorando la stipula, mandò il piano all'aria. Si seppe poi che prima dell'Ingegnere si era fatta avanti la Heinz. Fu il ministro liberale dell'Industria, Renato Altissimo, ad annunciare a Prodi l'interesse della multinazionale. Romano però fu secco: «Neppure alla lontana c'è l'ipotesi di una vendita Sme. Hai idea del prezzo? Stiamo parlando di millecinquecento miliardi». Un mese dopo, saltò fuori che aveva firmato con De Benedetti per un terzo di quel prezzo. Altissimo, infuriato, andò da Prodi e Romano, col suo sorrisone da zucca di Halloween, disse ad Altissimo quella famosa frase : «Perché Carlo ha un taglietto sul pisello che tu non hai». Sottile allusione al fatto che De Benedetti, essendo ebreo, fosse circonciso. Con annesso sottinteso che non si poteva dire no alla fantomatica «lobby ebraica». Se Altissimo gli avesse anche chiesto perché valutando la Sme 1.500 miliardi in maggio, abbia tentato di venderla in giugno per 497, la risposta sarebbe stata oltremodo interessante. Ma ciò non avvenne. Il silenzio si aggiunge alla lista dei misteri di Prodi.

Ma non avete passato tre anni a discettare sulla ricattabilità di Silvio Berlusconi e sulla necessità che , per questo motivo, si dimettesse da Presidente del Consiglio? E adesso che vorreste fare ? Portare un simile individuo al Colle? Così che mezzo mondo lo potrà ricattare e ricattare anche il nostro Paese?

=====================================

Roma mercoledì 27 marzo 2013

Gaetano Immè

 

lunedì 18 marzo 2013


SCENEGGIATE ED AMMUINE ITALIANE
 
Mentre si consuma una  indecorosa sceneggiata napoletana con un falso  duello rusticano  fra Napolitano e la congrega politica di sinistra che nel 2006 lo depose ,con i suoi soli voti , al Quirinale, mentre un  loro autorevole portavoce –“ Repubblica”  per la biro di un suo vicedirettore,  Massimo Giannini – si scaglia con inusitata, biliosa e rancorosa  rabbia contro il Compagno Presidente , “reo” di non aver obbedito agli ordini della camarilla e di non voler onorare “il suo debito d’onore”  - dovuto da Napolitano ai suoi “ sediari quirinalizi” per averlo “issato” sul Colle del 2006 a dispetto di una metà abbondante del popolo italiano che mai lo ha riconosciuto ( dato che la costituzione che alcuni buffoni ed alcuni  comici spacciano  come la  più bella del mondo,  vieta agli italiani di scegliere  il proprio Presidente come invece accade nei Paesi civili come la Francia, come gli Usa, come l’Inghilterra, ecc) - agevolando e favorendo , cioè, come sarebbe stato suo dovere  secondo Massimo Giannini e Repubblica, l’arresto immediato dell’imputato  Silvio Berlusconi, ( senza stare lì a perder altro tempo con un processo ormai ridotto ad un  maleodorante avanzo organico di quel che “una volta erano ” lo  Stato di Diritto  e la democrazia italiani ); mentre, stizzito dalla trucida e disonorante  intimidazione che scoperchia il temuto “ vaso di Pandora” degli “accordi criminali” che determinarono la sua nomina al Colle , Napolitano  replicava di non “ aver concesso a Silvio Berlusconi alcun salvacondotto o scudo giudiziario” ( testuale )( confermando dunque, “ ex adverso”,  che da L. go Fochetti e da quello del Nazareno erano pervenute al Quirinale  precise e perentorie  disposizioni, alle quali attenersi fedelmente,per procedere alla  immediata carcerazione preventiva del leader del centrodestra ) ; mentre ’questo Blog , voce nel deserto, accusava apertamente  il Compagno Presidente di una   “excusatio non petita , accusatio manifesta “, evidenziando come fosse fuori luogo parlare di medioevale  “salvacondotto” quando  sarebbe bastato ed avanzato, compagno Presidente, semplicemente una lineare applicazione del Diritto e della Giustizia , quella vera però, quelli ignorati dall’Italia sotto a sua guida,compagno presidente, quelli  ignorati dalla Magistratura Italiana a causa di un complice e tremebondo Presidente del CSM, qual è Lei, Compagno Presidente , sul quale Capo dello Stato la costituzione porrebbe l’obbligo di intervenire per far marciare la giustizia nell’interesse di “ tutto il popolo italiano” cioè  quella fondata sul rispetto dei diritti,della dignità e della civiltà giuridica ; mentre accadeva tutto questo, è  cominciata pure  la rituale indegna, ridicola , gazzarra, l’indecente  farsa della spesa proletaria dei ruoli istituzionali, la miserabile compra vendita di decine di grillini da parte di P.L. Bersani, di fronte al mondo intero, senza vergogna . Una “rifondarola comunista ”, oggi SEL , partitino mignon col suo due virgola qualcosa per cento ed un Magistrato “ de sinistra” (  uno dei tanti “paraculi” togati che, ormai prossimi ai circa 6.000 Euro mensili di  pensione s’avvedono di poter  continuare ad incassarne mensilmente altri circa  ventimila per altri cinque anni , oltre ad assicurarsi  i munifici vitalizi futuri , solo aprendo quella famigerata porta girevole che, dalla Magistratura conduce – alla faccia della Costituzione che pretenderebbe che Magistratura e Politica fossero  due ordini distinti, separati e, sopra tutto, reciprocamente autonomi- direttamente fra i banchi della sinistra parlamentare).  Mentre dunque P.L. Bersani  gioca con l’Italia come un apprendista macellaio gioca con i coltelli in assenza del padrone, mentre il M5S , che dell’anticasta politica  aveva fatto il suo cavallo di battaglia , ora  partecipa con famelica  ingordigia al banchetto delle corruttele politiche,così, in una ormai totale assenza della democrazia, ridotta da attrice principale a semplice convitata di pietra nella sorda e grigia  aula del Parlamento, replicando la farsa già andata in onda nel 2006 ( allora il margine fu di 24.000 voti, oggi dello 0.3% dei votanti, siamo alle solite),  PD e sodali  fanno sfacciatamente spesa proletaria con i posti chiave a favore dei loro compagni, fregandosene della “costituzione più bella del mondo”, fregandosene del voto del popolo, fregandosene del sistema democratico, fregandosene che proprio ieri ricorreva oltre tutto  il 35esimo anno dal rapimento di Aldo Moro, trucidato da una banda di delinquenti la cui ideologia è la stessa che ha sempre guidato e che ancora guida tutta la sinistra . Le cariche istituzionali (Quirinale, Presidenza Camera, Presidenza Senato, presidenze delle Commissioni, etc) ridotte alla stregua di bancomat, delle casse dei supermercati alimentari da rapinare , come le casematte della guerra, insomma posti “di potere” da occupare militarmente, senza minimamente preoccuparsi del bene del Paese, senza alcun rispetto del voto popolare . E’ iniziato, fra schiamazzi ed atti di vera prostituzione politica, quello che Bersani chiamava “ scouting” che starebbe per “esplorazione” ma che è invece una stomachevole  “campagna acquisti” del P.D., la solita transumanza parlamentare sottobanco, viscida, opaca, vomitevole: si chiama, senza falsi infingimenti, senza ridicole grida spagnolesche,  “corruzione  politica” anche quando il corruttore ,come in questo caso, è la sinistra. Questo, signori italiani, sarebbe il “ nuovo che avanza”, questo, Signori “ de sinistra” è lo spessore politico, morale ed etico di P.L. Bersani e dei suoi seguaci, quello che in campagna elettorale si vestiva da falso agnello assicurando che “  vinte le elezioni con una maggioranza anche del 60%, noi governeremo come se avessimo avuto solo il 49% dei voti” e che oggi col suo scarso 30%  vuole fare ,come  Stalin, come Hitler, come Mussolini,  “l’asso piglia tutto”, vuole occupare ogni posto, vuole “comprare” il consenso al suo “ governo di minoranza” con i soldi dei contribuenti italiani. E non è questa una truffa? Non è questo un reato planetario di voto di scambio?  Questa è, Signori italiani” l’Italia giusta” di Bersani e del corruttibile M5S. Bel casino che avete combinato, compagni grillini cretinetti.

Poco cale, sia chiaro,  per queste due poltrone, rimane che P L. Bersani non ha i numeri per governare, la spesa per acquistare altre vacche grilline sarà difficile, ormai tutti hanno capito il progetto criminale. E poi, questa dell’assalto al forno manzoniano, dell’assalto alle due Presidenze del Parlamento ed al Colle   è una guerra  fra accattoni , fra rubagalline  del pensiero e della politica , miserabili mendicanti  in cerca di qualche lira , poltrone erano, poltrone sono, cadreghe da privilegiati restano, robaccia da “casta politica ”, quella “schifosa e privilegiata casta politica” che Bersani, Vendola  e Grillo vilipendono, infangano , diffamano,calunniano ad ogni piè sospinto ( quando c’è da metter giù i loro  consueti sproloqui destinati a catturare qualche votarello in più)ma le cui cadreghe , prebende e privilegi  poi pretendono e reclamano  per loro stessi  e per  i loro compagni, puntando e pestando i piedi come fastidiosi viziati mocciosetti.

Mi pare doveroso presentare Laura Boldrini. Le invio pubblicamente una preghiera, qualora si degnasse di leggere questo blog:, la seguente: ci racconti la sua vita, ci dica della sua assunzione in RAI, ci dica di quella sua nelle successive tappe professionali, ci  sveli quali siano stati i suoi meriti, le sue capacità personali che l’hanno portata alla Presidenza della Camera. Perché finché la D.ssa Boldrini non mi svelerà la sua vita, con quella trasparenza alla quale dice di ispirarsi, per questo Blog lei resta la figlia di una famiglia ricca e potente  che  grazie ai soldi ed alle amicizie ha fatto carriera. Insomma una Bedy Moratti in sedicesimo., una sottospecie di Inge Feltrinelli.. E la sua provenienza dalle fila del Sel di Nichi Vendola dà alla Boldrini  una tinta di impegno umanitario ed una luce  di ideologia politica facile da enfatizzare. Ma troppo entusiasmo può riservare anche amare delusioni. Perché chi conosce bene Laura Boldrini e la sua folgorante carriera assicura al contrario che è figlia di una casta radical snob, molto  ben ammanicata nelle stanze del potere e che il suo percorso è stato, per così dire, altamente privilegiato e, forse, anche non del tutto meritato, certamente frutto di comparaggi politici . Comincio dal suo attuale  ruolo all'Unhcr  ( Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati)  , che inopinatamente scompare con lei: ma scompare  perché le è stato appositamente ritagliato addosso come un vestito di Dior. . Alla faccia delle tanto vantate “ pari opportunità”, alla faccia della presumibilmente numerosissima schiera di giovani italiani , senza i soldi del circolo marchigiano dei Boldrini , che avrebbero fatto carte false per  subentrare alla Boldrini in quella posizione, non solo  ricca di corrispettivo, ma  libera da qualsivoglia ordinario  controllo riservato ai comuni mortali. Laura Boldrini, da Macerata, viene da una ricca famiglia tradizionale  della borghesia marchigiana , piuttosto gonfie di patrimoni e di soldi,, che avviano i loro ricchi  rampolli ad un futuro in diplomazia o comunque in organismi internazionali, perché mica vorrai lavorare in Italia per quattro soldi ed a contatto col popolo bue e merdoso! . È sempre stato una delle mete  più ambite dall'alta società  e delle famiglie ricche e potenti , è con quell'obiettivo  che  fanno studiare i loro rampolli nei migliori collegi, per questo scopo d'estate li  iscrivono a costosi soggiorni all’estero per  corsi di lingue, per questo pagano loro sontuosi  viaggi per tutto  il mondo, per questo scopo li  iscrivono  a università americane o inglesi purché  di fama e planetaria, per questo  pagano milioni per stage e master all'estero dopo la laurea. Un'esperienza nel mondo del volontariato, in certi ricchi e  potenti circoli terzomondisti  , è d'obbligo per lucidare il già sontuoso  curriculum. Fa molto nobiltà d'animo e i genitori raccontano con orgoglio, nei salotti dei vari Principi di Salina ,  le esperienze vissute lontano da casa dei figli.

Pochi lo svelano, ma Laura Boldrini ,  nipote di un petroliere e figlia di un Avvocato,  si permette  dopo la maturità viaggi in  Venezuela e poi un lungo viaggio in tutto il Centro America. Poi arriva la laurea. Ma come mai  l’anno dopo la sua laurea ( 1986) la Boldrini entra in RAI?  E come ha fatto nel  1989 ad entrare all’Onu? Ora che tutti  lodano e sbavano dietro “ il nuovo stile sobrio  della presidente della Camera “ ( che paraculescamente all'investitura si presenta con una giacchetta nera striminzitella e sale a piedi al Quirinale per la prima visita al Capo dello Stato) , qualcuno dovrà pur  chiedersi se la Boldrini non abbia avuto la strada spianata dal denaro e dalle amicizie della sua famiglia. . Visto che è entrata in Rai come giornalista negli anni Ottanta, ha fatto tappa all'agenzia giornalistica Agi di proprietà Eni, per poi dare un calcio ad un posto ambito e solido per tuffarsi nelle sue avventure in giro per il l mondo per poi approdare ad un posto creato apposta per lei, all'Alto commissariato per i rifugiati nel 1998., visto che sbandiera parole come “ trasparenza”, come “ onestà”, come “merito”, come “ pari opportunità” e simili, perché non ci svela la sua vita? Come mai una donna di mondo come Laura  non è stata, per esempio, in Cambogia o in Cina o in qualche Paese nel blocco ex sovietico o magari nello Zimbabwe o anche  in Lettonia dove mi risulta che abbiano eretto un museo sulle atrocità del comunismo e dei deportati . La Dottoressa Boldrini non c'e' stata in questi luoghi , Lei ha preferito altre tappe, ha preferito seguire le tracce del Che  Guevara in un viaggio pieno di avventura piuttosto che vedere gli orrori che l’ideologia comunista e terzomondista ha sparso per il pianeta. Ma la Boldrini è ricca ed intelligente, senza se e senza ma: d’altra parte vota SEL e dunque è intelligente, colta e democratica . Questi figli di papà sono non hanno diritto ad attenuanti, sono solo dei parassiti  e con i soldi di babbo e di nonno e con le complicità di politicanti arrivano ora anche  ai vertici dello Stato. Perché Laura, la falsa francescana, ha lo stesso dna , lo stesso  pedigree sociale e castaiolo di una Giovanna  Melandri o di una Concita De Gregorio, che hanno fatto carriere splendide solo  perché “parenti di” . L'onorevole Boldrini,da ottima radical-chic,invece di illustrare "il come" affronterà le problematiche politiche della Camera, si è tuffata in quella fanghiglia  demagogica dove da sempre i radical-chic sguazzano,ovvero spargere lacrime  sulla povertà,parlare della parità delle donne, invocare la giustizia sociale e tutte quelle ritualità terzomondiste  che da sempre sono presenti nello scontato parlare della  così detta "società civile". Qualcuno spieghi alla Boldrini " che la presidenza della camera non comporta comizi politici, che invece e' una carica  istituzionale di garanzia il cui unico compito è di  fare rispettare i regolamenti parlamentari con obbligo di  astenersi da fare politica e di apparire ed essere super partes. A proposito, sapete  come si chiama quella persona che ebbe l’ideona di obbligare l'Italia a risarcire tutti i clandestini respinti e /o espulsi  con € 15.000,00 ? La signora Boldrini !! Ora che una  "vendoliana" siede sullo scranno più alto della Camera, i giochi si complicano. Il centrosinistra ha scelto una strada senza ritorno. Col nome della Boldrini ha ignorato il M5S, il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti a Montecitorio. Inoltre cercando di fare il jackpot al Senato e alla Camera, il Pd in pratica chiude al dialogo con le altre forze politiche. Il centrosinistra fa blocco per tutti e due i rami del parlamento. Insomma il centrosinistra ha dato il via al tutti contro tutti. Persona rispettabile , ma la Boldrini  è una persona che non ha ricevuto nemmeno un voto per essere eletta. Violante,Pivetti, Bertinotti, Casini, persino Fini avevano invece ricevuto molti consensi , insomma avevano una personale investitura popolare.  Non mi riferisco tanto alle  votazioni del 24-25 febbraio, ma a quelle “parlamentarie – primarie “ che il Pd ha tanto sbandierato e sponsorizzato lo scorso dicembre. Alle elezioni la Boldrini è stata candidata alla Camera nelle circoscrizioni Sicilia 1 e 2 e Marche, come capolista di Sel. La sua candidatura è stata inclusa tra le 23 persone scelte dall'assemblea nazionale del partito senza passare dalle primarie. Insomma una come una  Minetti qualsiasi , "calata" dall'alto, secondo il manuale Cencelli della “democrazia secondo il Favoliere delle Puglie”.La signora in questione è una classica rappresentante del mondo radical snob sinistrorso : loro adorano la povertà. Ma quella degli altri , ca va sans dire, of course!

Se pensate  che alla Presidenza della Camera è passata gente come Violante, poi  Pivetti, poi Bertinotti, poi Casini e, in cauda venenum, poi addirittura anche Gianfranco  Fini, l’andazzo generale del Paese – ben rinchiuso nel detto popolare  chi troppo in alto sale, cade, sovente, precipitevolissimevolmente” – è pienamente confermato nel suo tracollo culturale, con il regalo che P.L. Bersani ha voluto fare a Vendola , assillato dalle sue estenuanti pressioni , per  comprarne  il silenzio assenso.Mi viene da ridere se osservo  tutti  gli sforzi degli uomini del centrosinistra, dei suoi spin doctor. Voglio ricordare agli italiani  questo esempio di “pura imbecillità politica”. Nel giugno del 2006 il centrosinistra convinse il suo  popolo ad abolire, col referendum,  la riforma costituzionale varata sul finire della legislatura precedente dall’odiato governo di centrodestra. Ma con quella riforma si aboliva il bicameralismo perfetto(il senato non più camera legislativa), si riduceva considerevolmente il numero dei parlamentari, si rafforzava il potere del premier. Tutte cose che oggi, se fossero  in vigore ,  avrebbero dato alla sinistra il potere di governare per davvero e senza dover elemosinare dal M5S. Ma Bersani e compagni, come il marito che vuole fare un dispetto alla moglie,  gli attributi se li è tagliati da solo e tutto questo perché se la riforma l’aveva fatta il centrodestra  doveva essere per forza sbagliata. Parce sepulto.

Mentre impazza la ricerca di notizie, magari anche negative, su Francesco – che non è né Rutelli né mio figlio, ma il nuovo Papa – nessuno s’è accorto che – nuntio vobis gaudio magno – siamo circondati anche da eventi miracolosi davanti ai quali dovremmo imitare  Marie-Bernarde Soubirous , Bernadette di Lourdes piuttosto che pensare ad altro. Miracoli veri, autentici, come solo noi italiani siamo in grado di fare. A parte il fatto, non secondario, che proprio la notte delle strane “dimissioni “ di Papa Ratzinger un fulmine celeste colpì il Vaticano, vaticinio  da arrivo di Nosferatu assetato di sangue  dalla Transilvania, in questi giorni assistiamo, basiti, inerti,stupefatti  a ben altri miracoli soprannaturali.

C’è, prima di tutto, il miracolo dei miracoli, quello  del P.D. e del Mago Bersanì al cui cospetto Houdinì o Silvan contano zero  coi loro “ Sim salabim”!Questo duo di prestigiatori è stato capace di farti votare P.D. o SEL e di farti ritrovare poi un Governo di minoranza , basato sul mercato dei traditori  e per di più schiavo di un comico ! Pensate che maghi! Altro che quel film di Vittorio De Sica del ’51 “Miracolo a Milano”! Cose uniche al mondo! Neanche in Afganistan  coi talebani o nelle fredde steppe siberiane, dove di maghi ne basta ed avanza uno solo, potrai mai vedere simili miracoli ! Ma ci pensi! Tu sei convinto, vai a votare, ecco carta identità e certificato, ti danno le schede e sembrano personcine dabbene, entri nel seggio, fai la croce sul P.D. o sul SEL e la matita è indelebile, esci, vai a casa, sei sicuro del trionfo e il giorno dopo, chi ti trovi a guidare il  Governo? Mica Bersani, mica il P.D., mica Vendola! Macché! Eccolo il miracolo, una specie della moltiplicazione dei pani, dei pesci e dei voti! Tutti inchinati, Bersani, Vendola, grandi intellò che firmano da una vita inutili e sconsiderati appelli, comici monotematici, nani che si credono Messia, mezzibusti, ricchioni, lesbiche, tutti lì, inginocchiati, imploranti , con la mano tesa davanti a Grillo o Casaleggio! E dietro, a capo di una folla di prefiche adoranti c’è anche “ il professore”, al secolo Mario Monti , ormai una vera Maddalena ,con tunica  in formato “sobrio loden”, che cerca di asciugare  con l’augusto asciugamano l’affaticato viso dell’accattone Bersani, esausto e scavato dalla fatica , a forza di implorare l’intercessione del “nuovo Dio in terra italica venuto,  a miracol mostrare” Questa Signori, è vera magia, mica Silvan , Otelma o De Sica, solo qui in Italia, solo col P.D., col SEL, con Bersani, con Vendola, con Enrico Letta, con Franceschini, con la Bindi e confratelli vari puoi assistere  a simili miracoli.

Altro evento miracoloso:  Sim Salabim ed è  sparito Antonio Di Pietro. “ L’ex “Gesù in terra “ della metà degli anni novanta, l’ex “padre padrone dell’IDV” degli anni passati, l’ex Magistrato fattosi furbo e soprattutto ricco eliminando, come un boia,tutti  i nemici politici della sinistra comunista fra gli anni ’92 fino al ’96, il molisano uscito ancor giovane dalla Magistratura con due appartamenti ed ora sparito dalla politica quando di appartamenti però  ne possiede una decina tutti comprati coi “rimborsi elettorali” che dovevano andare all’IDV e non a lui, è stato risucchiato finalmente dallo scarico del cesso parlamentare ed è andato a finire da dove è venuto, dove avrebbe dovuto sempre  restare:  fra i suoi uguali. Ma, per una sorta di punizione divina di contrappasso ci resta il Parlamento più dipietrista di sempre, quello più manettaro ma anche quello più sfascista, avvelenatore di pozzi, sabotatore di ogni «dialogo» e di ogni baluardo di riferimento, proteso a inasprire ogni conflitto istituzionale e a delegittimare progressivamente ogni cosa. In verità Di Pietro e Grillo hanno sempre avuto molto in comune, anche se altrettanto li divideva : entrambi hanno fatto carriera con una cosa sola. Gridando, vene del collo gonfie, urlando, sputando, vomitando   «in galera», ma solo e sempre contro gli “ altri.

Sarebbe ora che Pier Luigi Bersani la facesse finita , con la sua sconfinata fiducia,  tutta di natura staliniana e togliattiana, che il popolo che non vota a sinistra sia solo “ un numero che si ottiene contando i coglioni e dividendo la somma  per due “, di considerare i grillini solo come una banda di cretinetti da blandire, da corrompere con offerte di soldi pubblici,  da dividere,  da fagocitare e  da disperdere,  come Palmiro Togliatti fece con gli affamati “ uomini qualunque “  di Guglielmo Giannini . Tutti mantenuti dallo Stato. Ed anche se nel Movimento Cinque Stelle non manca una forte componente di protesta qualunquistica e forse non manca neppure qualcuno disposto a farsi catturare con la promessa di qualche poltrona governativa con annessi dorati ozi di Capua e di Roma,  è da escludere che per il momento i seguaci del comico genovese possano fare la fine di quelli del commediografo napoletano. Ad impedire questa sorte c'è la convinzione di Grillo e dei suoi di avere il coltello dalla parte del manico nei confronti di una classe politica incapace di reagire e scrollarsi di dosso il peso di anni ed anni di errori, paralisi, sconcezze e relativo discredito.

I grillini, in sostanza, hanno tratto dal clamoroso successo elettorale la convinzione di essere l'espressione di una sorta di “primavera italiana” che, sul modello di quelle arabe, è inevitabilmente destinata a spazzare via il vecchio sistema e liquidare definitivamente tutti gli agonizzanti partiti tradizionali. Quanto Grillo sostiene che per il proprio Movimento «è meglio un salto nel buio che un suicidio assistito» provocato dall'ascolto delle «sirene Pd», non si limita a compiere un esercizio di semplice retorica. Esprime la convinzione profonda dei suoi parlamentari, entrati a Montecitorio ed a Palazzo Madama grazie al miracolo delle liste bloccate del Porcellum, di essere ormai destinati a realizzare la grande impresa di “cambiare il paese”. Nessuno di loro, Grillo in testa, ha una vaga idea di come si possa mai realizzare la transizione dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diretta per via web. Ma ognuno di loro è convinto che il primo passo di questa transizione debba passare attraverso il rifiuto di ogni possibile contaminazione con gli epigoni del vecchio regime rappresentativo e con la scelta di mandare al più presto al macero la XVII legislatura repubblicana per arrivare ad elezioni anticipate destinate a portare il M5S oltre il cinquanta per cento. I difensori della democrazia rappresentativa, quelli che fino a quando un qualche modello di democrazia diretta per via web non sarà definito pensano più opportuno tenersi il modello conosciuto con tutte le sue pecche piuttosto che trasformare l'Italia in una Libia o un Egitto meno truculenti, dovrebbero affrettarsi a prendere sul serio Grillo. Ed a mettere a punto al più presto una strategia per evitare di fare il gioco di M5S e scongiurare l'ipotesi che i grillini della “primavera italiana” possano provocare nel nostro paese lo stesso caos in atto nella sponda meridionale del Mediterraneo. Questa strategia non è affatto complicata o irrealizzabile.

Basta un accordo tra le forze politiche responsabili per un governo a termine che assuma le iniziative economiche più urgenti e realizzi una riforma elettorale capace di eliminare l'anomalia di liste bloccate che nelle passate legislature ha prodotto la cosiddetta “mignottocrazia” e che nella attuale ha provocato non la fantasia al potere, non l’Italia giusta al potere,  ma l'incompetenza e l’incapacità al potere. Gli ostacoli alla realizzazione di una strategia così semplice sono rappresentati dall'ostinazione di Pier Luigi Bersani nel pretendere di poter governare senza maggioranza e dalla lentezza con cui i parlamentari ed i dirigenti democratici stanno prendendo coscienza che, fino a quando le loro contraddizioni interne non saranno risolte, lo stallo andrà avanti facendo il gioco del M5S e creando le condizioni per elezioni anticipate destinate a postare M5S ancora oltre. Che aspetta il segretario del PD ad arrendersi all’evidenza? Vedere forse l’Italia crollata, al motto a lui assai ben noto del “ tanto peggio per l’Italia, tanto meglio per noi ( comunisti)?

============================================

Roma lunedì 18 marzo 2013

Gaetano Immè