Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 29 marzo 2013


DA ASSOLUZIONE A COLPEVOLEZZA PER AMANDA E RAFFAELE? NOSSIGNORE.

Accogliendo la richiesta della Procura generale di Perugia, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito che aveva messo la parola fine al processo di appello per l'omicidio di Meredith Kercher. Il nuovo processo d'appello, però, si svolgerà a Firenze. Dovremo attendere per conoscere le motivazioni della sentenza, ma nel frattempo bisogna chiarire che non si tratta di un giudizio di merito.

La sentenza non «ribalta» da assoluzione a colpevolezza il verdetto d'appello, come purtroppo molti organi di informazione con il loro lessico inappropriato inducono a credere.

E forse posso anche  azzardare qualche considerazione di carattere generale. La giustizia italiana sembra ormai impazzita. Tanti, troppi sono i casi in cui su una stessa vicenda giudiziaria intervengono più di due sentenze di merito e altrettante da parte della Cassazione. Una quantità tale di verdetti  fra di loro talmente contraddittori, spesso anche nell'ambito di uno stesso grado di giudizio, che ormai non è più possibile leggere come l’autonoma  capacità dell'intero sistema  giudiziario  a correggere i propri eventuali errori.

E occorrerebbe una riflessione approfondita su quell'anomalia solo italiana che porta la pubblica accusa a ricorrere ( potrei anche usare un altro verbo, per esempio “ perseguitare”)  sempre e comunque, fino al terzo grado di giudizio, contro le sentenze di assoluzione, anche senza che siano emerse nuove e schiaccianti prove che giustifichino la riapertura del caso. Quasi che per il nostro ordinamento l'onore dei procuratori smentiti dai giudici sia meritevole di maggiore tutela rispetto alle garanzie degli imputati. Com'è possibile,non mi stanco dal chiedermi , dal punto di vista della pura ed elementare  logica, sgombrare il campo da ogni ragionevole dubbio sulla colpevolezza di qualcuno sottoposto ad un nuovo processo di merito, se costui è stato già giudicato innocente sulla base degli stessi elementi?

E' questo il caso che potrebbe verificarsi nei confronti di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Ancora non conosciamo le motivazioni che hanno indotto la Cassazione ad annullare la sentenza del processo di appello di Perugia, ma nella sua requisitoria il sostituto Procuratore Generale  non ha motivato la richiesta di annullamento con alcuna nuova prova a carico degli imputati. Si è limitato a lamentarsi di quanto i giudici di appello abbiano sottovalutato gli argomenti dell'accusa, quindi in sostanza delle semplici contro-deduzioni alla sentenza di assoluzione, che per quanto possano risultare condivisibili non introducono alcun nuovo elemento di merito rispetto a quelli su cui si basa.

E' possibile che anche i giudici della Cassazione abbiano riscontrato nella sentenza annullata il «raro concentrato di violazioni di legge» e il «monumento alla illogicità» di cui ha parlato il sostituto P.G. nella sua requisitoria. Lo vedremo. Ma la Procura generale rimprovera ai giudici di appello di non aver preso in considerazione, o di aver sottovalutato, gli elementi dell'accusa e di aver basato il loro giudizio solo sugli argomenti della difesa. Ma è ovvio che  l'aver trovato più convincenti questi ultimi piuttosto che i primi è la base della giustizia, del processo, del fatto che la prova deve formarsi in dibattito: se un Giudice o una giuria trova più “affidabile” la tesi della difesa rispetto a quella dell’accusa, tutto questo è l’essenza stessa di un vero processo, la sua “normalità” non na sua anomalia e dunque  non può portare all'annullamento di una sentenza, perché altrimenti non esisterebbero proprio sentenze di assoluzione. Se un giudice ha deciso di assolvere piuttosto che condannare, deve aver ritenuto di dover “sotto-valutare” gli elementi dell'accusa e “sopra-valutare” quelli della difesa. Viceversa, sarebbe arrivato ad una sentenza di condanna.

Né si può rimproverare alla Corte di aver «frantumato, parcellizzato, gli elementi indiziari», dal momento che spetta all'accusa presentare logicamente il complesso di indizi raccolti al punto di trasformarli in una prova in grado di dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio la colpevolezza degli imputati. Insomma, dalla requisitoria della Procura generale ricavo l'impressione che si rimproveri ai giudici che hanno assolto Amanda e Raffaele di aver ritenuto le tesi della difesa più convincenti di quelle dell'accusa. E' sufficiente questo per annullare una sentenza? Ma che siamo matti? Un processo non serve proprio a stabilire quali argomenti debbano prevalere e quali, invece, siano da sottovalutare?

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E SONO CINQUE!!!!!!!!!

Ecco la sequela dei Segretari del vecchio PCI e delle sue successive etichette che hanno sbattuto il grugno contro il centrodestra e contro il suo leader ( spero qualcuno capisca finalmente perché costui è così odiato dai fan della sinistra!). Avanti un altro. Silvio Berlusconi li ha bruciati tutti. Li ha tutti stracciati alle urne e anche quando non è riuscito a vincere le elezioni  (’96, 06) i leader del centrosinistra sono stati costretti quasi sempre a togliersi di mezzo facendo almeno tre o quattro passi indietro. E' questo il triste destino che è toccato a tutti i segretari e sfidanti del centrosinistra  che hanno guidato il Pds prima, i Ds dopo e Pd adesso. Bersani ora sa sulla sua pelle cosa significa sfidare il centrodestra  alle urne. La maledizione sta per colpire anche lui.

Il primo fu Occhetto, il primo ad immolarsi nel 1994. Lui fu il segretario che cambiò in nome, cambiò l’insegna del PCI in  Pds. Alle elezioni politiche del 1994 venne indicato come leader della coalizione di sinistra, l'Alleanza dei Progressisti, gente che sbraitava e s’ubriacava, tanto era sicura di stravincere le elezioni. Per assenza di avversari, tutti distrutti dall’amica Magistratura. Gli sfidanti erano il raggruppamento centrista dell'ex Democrazia Cristiana (il Patto per l'Italia) e il nascente centrodestra (Polo delle Libertà) di Silvio Berlusconi. Il risultato elettorale e la vittoria schiacciante di Silvio ridicolizzarono Occhetto e la sua “ gioiosa macchina da guerra” , in un giorno divenne più vecchio di venti anni, fino ad arrivare  a lasciare la segreteria del partito. Negli anni successivi Occhetto ha continuato a campare di politica, ma fu emarginato, per impresentabilità, dal partito , fu sistemato  all'interno del Pds prima e dei Ds dopo in ruoli secondari. Si è definitivamente allontanato dal partito nel 2004.

Poi toccò a Massimo D’Alema.  Dopo aver capito che Occhetto era già bollito a sinistra provano la soluzione tecnica. La segreteria se la prende Massimo D'Alema e la candidatura a premier va al professore di Bologna, Romano Prodi. D'Alema nel 1996 resta nell'ombra e il Prof va alle urne. Questa volta va meglio. Prodi con L'Ulivo riesce a vincere le elezioni, ma dura poco. Pochissimo. Due anni appena. Il Prof viene travolto dalla sua stessa maggioranza e deve lasciare la mano proprio a Massimo D'Alema che diventa premier. Da lì comincia una lunga agonia fino al 2001. La sua posizione di segretario si indebolisce.

Poi è toccato a Piero Fassino .  Il suo posto lo prende Walter Veltroni e Silvio si prepara a tornare a palazzo Chigi questa volta per restarci per ben cinque anni. D'Alema intanto finita l'esperienza da premier batte ritirata. A questo punto dopo la batosta elettorale rimediata da Francesco Rutelli, D'Alema si fa da parte e con lui anche Walter Veltroni. E' il momento della segreteria di Piero Fassino. Una segreteria lunghissima. Dal 2001 al 2007. In mezzo cosa succede? Berlusconi porta a termine la legislatura. Ma al voto del 2006 Fassino non è il candidato premier e allora si sceglie ancora una volta Romano Prodi. Il Prof ce la fa e batte di misura Berlusconi. Stesso copione. Due anni e il governo va giù sotto il bombardamento della sua maggioranza che va da Bertinotti a Mastella. Fassino resta segretario nell'ombra. Ma sa già che bisogna cambiare ancora perchè contro Silvio ed il centrodestra c'è poco da fare. E allora, nel 2007,  nasce il Partito Democratico.

Poi tocca a Valter Veltroni,  il perdente -  Il primo segretario del P.D. è Walter Veltroni che si presenta subito come candidato premier nel 2008. Risultato? Berlusconi ed il centrodestra fanno  bottino pieno e Veltroni  deve battere ritirata fino a passare la mano a Dario Franceschini. Intanto Fassino colpito dalla maledizione della segreteria si ritira a fare il sindaco di Torino. Veltroni molla tutto e alle ultime elezioni nemmeno viene ricandidato.

Ora è il turno di Bersani. Sa già che il sortilegio si è abbattuto su di lui. Non ha vinto contro il centrodestra  e ora lo pressano per lasciare la segreteria del Pd. Napolitano gli ha già sbattuto la porta in faccia. Ora i giochi li guida direttamente il Colle. Bersani farà la stessa fine di Fassino? Sindaco di Bettola. Ma anche da quelle parti il Pdl è più forte.

Sotto il prossimo! A chi toccherà?????

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Luigi Zanda,ovvero ogni botte dà il vino che ha.

No, non mi è proprio simpatico, anche se capisco che non mi faccia onore, ma è più forte di me. Oltre tutto costui è anche così sfacciato da esibire sempre quel  sorrisino beffardo tipico di chi si sente qualcuno senza esserlo. Sto parlando di un classico “ figlio di babbo” perché costui è nato, cresciuto e vissuto nel ventre di vacca di “ babbo” , nel liquido amniotico del peggior potere castale, quello che si è  tramandato come un terreno , come una casa o come un titolo nobiliare. La botta di culo lo ha assistito fin dal suo concepimento e dalla sua nascita, perché “babbo” era forte , era addirittura Capo della Polizia  e così lui , al contrario di tutti gli altri suoi coetanei italiani , non ha dovuto dimostrare meriti , voti, sacrifici, ma si è limitato solo seguire il cursus honorum che la nomenklatura  del potere gli ha riservato per diritto dinastico. Diciamolo francamente: ma come ti può stare , non dico simpatico, ma anche “indifferente” uno così? Non solo un privilegiato ma anche uno sfrontato privilegiato e che, per colmare oltre la misura, si sente anche “ qualcuno”.

Da perfetto “ figlio di babbo” viziato e coccolato , costui non è stato abituato a lottare per conquistarsi la vita, gli viene naturale cercare di vincere ricorrendo ad amicizie compiacenti ed omertose, ad aiuti, a  sotterfugi , ad ordire possibili ed  oscure trame , arte nella  quali è praticamente imbattibile. Così costui non appena sente il nome di Silvio Berlusconi, vittima di una galoppante presenile sindrome di Stoccolma, pensa subito a come disfarsi di quell’avversario, senza faticare troppo, senza estenuarsi con l’impegno politico. Dunque  basta ricorrere “ agli amici” e farsi aiutare ad ammanettare Berlusconi , votandone appena possibile la sua ineleggibilità per quella famosa legge del ’57 del secolo scorso. Il poveraccio va capito: nato in casa principesca, come un Marchesino del Grillo partorito nella casta privilegiata, non può che avere orrore per l'homo novus che si è fatto dal nulla e che dopo il successo imprenditoriale si è anche permesso di conquistare e mantenere per vent'anni la leadership di una larga parte degli italiani. Allora, dopo aver rimediato per venti anni  portentose batoste elettorali, dopo avere sperato per venti anni che l’assalto giudiziario producesse un qualche risultato , cos’altro   può pensare  uno  come costui, nato dal potere castale , aduso a navigare e vivere nel sottobosco castale, per  contrastare una leadership avversaria così potente e duratura ? L'unica risposta che costui è capace di  darsi è semplice, truculenta, rusticana : basta accoppare l’avversario, sparare un colpo alla nuca del nemico , ammazzare quel leader. E così la sua 'ultima ideona è quella di far dichiarare Berlusconi non eleggibile dal Palamento italiano , liquidando con il  classico colpo alla nuca, non solo Silvio Berlusconi ma anche le decine di  milioni di elettori italiani che non hanno mai votato né voluto i post comunisti al potere. Trasformare , a suo comando e per la sua sete di potere, il Parlamento italiano in un plotone di esecuzione. Un segno di grande  e raffinata intelligenza e di grande rispetto per la democrazia, non c’è che dire.

Sto parlando di  Luigi Zanda, nato in culla nobile , patrizia e, sopra tutto, ammanicata col potere, come un Agnelli, come un  Kennedy. Il “babbo”, Efisio Zanda Loy, era stato un uomo politicamente importantissimo, fu capo della polizia di Stato, specialmente nella dura e torbida stagione del terrorismo. Lui,  Luigi, il figlio, fece una carriera fulminante e senza un briciolo di precarietà o di periodo di prova. L'Iri era la “ riserva indiana” della DC di sinistra e il Dr Luigi fu subito sistemato al calduccio degli uffici legali del carrozzone di Stato, poi fu  anche  consulente del ministero per la riforma della Pubblica amministrazione, poi Presidente del Consorzio Venezia Nuova, poi ancora Presidente e Amministratore Delegato dell'Agenzia per il Giubileo per un quinquennio, poi  presidente della Quadriennale di Roma e della Fondazione Palaexpo. Poteva secondo voi mancare a quest’uomo anche una bella esperienza in RAI, ovviamente in quota sinistra.? Mai: eccolo dunque anche  Consigliere d'amministrazione della Rai in quota Margherita. Infine il trionfo, l’entrata in politica,  grazie ad una fra le più vergognose pagine  della “ politica politicante e trafficante”. Alle elezioni suppletive per il Senato del 23 giugno 2003 (convocate nel collegio di Frascati per la morte di un senatore) , costui si presentò senza avversario, dato che la Casa delle libertà non raccolse firme sufficienti a candidare tale Francesco Aracri . Risultò quindi eletto col cento per cento dei suffragi, ma con la più bassa percentuale di partecipazione al voto dell'intera storia unitaria e poi repubblicana: il 6,00%.

Dopo un’esperienza con Cossiga al Colle, eccolo approdare , come consigliere e poi di vicepresidente, al  Gruppo Espresso, quotidiano La Repubblica incluso. Se riflettete  sul fatto che sul « Presidente picconatore» Cossiga pendesse una taglia lanciata proprio dal gruppo  Repubblica ed Espresso, in forza della quale il presidente della Repubblica temeva realisticamente di essere prelevato con la forza, caricato su un'ambulanza, chiuso in un manicomio  e sostituito da un comitato provvisorio di barbe bianche, potrete gustare il raffinato senso della coerenza di chi, come costui, fosse stato prima il più stretto collaboratore di Cossiga e poi del Gruppo Espresso - Repubblica. Inutile pensare ad una piccola crisi intellettuale di costui, ne è profondamente incapace. E oggi è nel Pd, appena eletto capogruppo e subito ne approfitta per  dichiarare, con solito  tono minaccioso ed intimidatorio,  di essere pronto a votare l'ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Io spero che sia colto nella sua abbacinante  limpidezza che un simile proposito rivela la miseria intellettuale e morale  di una nomenklatura di sinistra che,  non possedendo le capacità necessarie per liquidare politicamente un avversario, sogna  il solito colpo alla nuca dell’avversario, come è d’abitudine in quella famiglia, piena zeppa di “ compagni che sbagliano”.

Ma poi c'è qualcos'altro da svelare sull’esimio Onorevole Luigi  Zanda. Torniamo dunque indietro nel tempo, ai giorni del rapimento di Aldo Moro. L’On Luigi Zanda non ha mai avuto il coraggio e  la schiena necessaria per  dire una sola parola di quel che dovrebbe sapere sulla vicenda più turpe e losca della storia repubblicana: l'azione di un commando militare a via Fani, la cattura, l'interrogatorio e la soppressione di Aldo Moro. Solo Cossiga sapeva quel che realmente accadde con Aldo Moro e quel che fu fatto, anche di inconfessabile e inconfessato,  per tentare di salvare la vita al leader democristiano. Devo ricordare a questo punto , dai lavori della Commissione bilaterale , che è dimostrato, per dichiarazione del procuratore generale di Budapest nel 2006 a quella Commissione,  che molti uomini delle Br erano a libro paga e sotto comando militare del Kgb e della Stasi, inquadrati nell'organizzazione Separat del terrorista Carlos,  oggi all'ergastolo a Parigi. Ebbene, sconfitte militarmente le Brigate rosse italiane, Cossiga e buona parte di quella D.C., Zanda compreso, si dedicò a  costruire una «verità storica» del tutto falsa, in grazia della quale fu imposto agli italiani di credere, grazie a stampa asservita e televisione di Stato,  che i brigatisti erano un prodotto doc italiano. Tutti si lasciarono intimidire e nessuno ha il coraggio di dire perché fu ammazzato Moro. E l’On Luigi Zanda, cosa fa ? E’ stato vicino a Cossiga proprio nei peggiori giorni del periodo terrorista, ha visto quello che gli altri non hanno potuto vedere, sa quello che gli altri non possono sapere  e l'unica cosa che gli sta a cuore, sapete che cosa è? Trasformare il Parlamento della Repubblica italiana in una banda di assassini pronti al suo ordine per sparare un colpo alla nuca di Silvio Berlusconi.
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Roma venerdì 29 marzo 2013

Gaetano Immè

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