Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 27 marzo 2013


DE BELLO ITALICO

Italia est divisa in partes quater:quarum una incolunt  M5S et altera PD. Solamente la terza forza politica, il PdL, aveva dato la sua immediata disponibilità ad un Governo di larghe intese, ma solo con il P.D. superando, per il bene supremo dell’Italia, ogni conflittualità politica con la controparte e così ottenendo anche l’emarginazione politica del M5S. Il P.D. invece , con evidente menefreghismo dell’Italia, vorrebbe governare con il M5S, il quale si trova incredibilmente legittimato politicamente e che , non ostante tutto, rifiuta ogni proposta per cercare di restare fedele al proprio essere “ contro il sistema” . Davanti a una tale dose di irresponsabile arroganza da parte del P.D. ormai il PdL non può far altro che considerare  decaduta la propria “offerta politica per il bene supremo del Paese “ e –preso atto della smodata  pretesa del P. D di giocare all’ “ asso piglia tutto “ , da ieri chiede l’immediato ritorno alle urne in caso di insuccesso dell’incarico a Bersani. Ma “governo di minoranza” e “ maggioranza variabile”  sono solamente due pure “contraddizioni in termini”, due ossimori, due  ipocrite pecette, due rattoppi inventati dal P.D. che servono solo a preannunciare la loro imminente  immonda campagna acquisti di transumanti grillini sparsi, affamati , avidi ed ingordi. Qualche voce sussurra che Bersani stia trattando addirittura con la Lega Nord, quella che fino a ieri criminalizzava come “ una bestemmia separatista” e poi diventata , per la stessa sinistra, nel giro di pochi giorni del ’95 nientemeno che una “ vera costola della sinistra” e che il socio di maggioranza della Lega, cioè il PDL, abbia dato la propria disponibilità all’accordo fra Lega e P.D. su un loro  Governo a patto di ottenere il Capo dello Stato e Federalismo. Sono “voci” da qualche “ sen fuggite” dunque ad oggi, per il P.D. e per Bersani stesso non esiste altro che il M5S, costi quel che costi. A sua volta il M5S si rifiuta di collaborare con qualsiasi partito ed anzi, col suo 25% pretende e reclama addirittura di Governare da solo. Vedremo gli sviluppi di questa piece teatrale  

Come succede  che “ gli estremi si attraggano “ – chi potrà mai dimenticare, come illuminante esempio , l’inverecondo oltre che ridicolo spettacolo di quei giorni del ’93 quando i compagni comunisti non mostrano alcun schifo né repulsione  nel mischiarsi fisicamente con i camerati fascisti per fare bella mostra del loro comune giustizialismo forcaiolo contro il PSI craxiano – accade così che oggi il P.D. faccia la corte ad un M5S che è un “ semifascismo in incubazione ”, una forma di sua lenta, strisciante ,surrettizia restaurazione. Molti punti accomunano il M5S ai fasci mussoliniani – mutatis mutandis - , direi troppi. Innanzi tutto la basilare “ avversione al sistema”: così come il fascismo iniziò la sua cavalcata verso il regime inveendo contro  il sistema dei partiti deboli e corrotti , così anche il M5S segue la stessa via . La sua opposizione al “ sistema dei partiti” è poi così radicale da rifiutare persino l’uso della normale dialettica politica, preferendo la via criptica del web alla via tradizionale, quella che pone sempre il popolo come ultimo decisore politico. Inoltre il M5S risulta quasi inaccessibile alla popolazione, accetta solo connessioni via web, organizza riunioni più che altro di tipo carbonaro  riservate agli addetti ai lavori, cela – qualora lo abbia – il programma politico , rifiuta il confronto politico sui contenuti , costruisce buona parte del suo consenso sulle invettive e sulle minacce. Anche il decisionismo del M5S è più orientato  al fascismo che ad un partito  politico di un sistema democratico. Infatti ogni partito politico italiano non solo partecipa al sistema democratico e parlamentare, accettandone le regole, ma addirittura presenta in Parlamento progetti politici passati prima al vaglio della base del partito stesso. Così non è nel M5S dove vige invece il dominio dell’ “uomo solo al comando” che, più che Fausto Coppi, ricorda il principio totalitario comune sia ai regimi totalitari di ogni risma. C’è poi l’aspetto “ antipolitico” che nei partiti politici assume forme progettuali,più o meno incisive , di ridimensionamento e di riduzione delle persone e dei costi della politica , ma mai assume la forma viscerale, virulenta, rabbiosa, iconoclasta del M5S che non pretende solo di “ abbattere il sistema dei partiti”- e cioè ogni sistema parlamentare – ma di sostituirlo con una forma spacciata per “democrazia diretta” della quale ,però, nessuno finora, ha capito qualcosa. Lungi da me ogni pretesa storica, sono  solo constatazioni guidate da elementare buon senso. Riflettevo poi anche  su un’altra  strana coincidenza: sugli  ebrei,il cui olocausto è  un altarino  della resistenza tanto cara alla sinistra , adorati, venerati, dal P.D. Oggi invece gli ebrei sono improvvisamente diventati null’altro che “ persone che devono andare in Israele e rimanerci”.Questo pensa il popolo del  P.D. , costretto a correre dietro al M5S per accaparrarsene un minimo di consenso. Sconfessando dunque un “must” della cultura “ de sinistra” sulla shoa e sugli ebrei, questo è diventato l’atteggiamento del “ popolo di sinistra” verso gli ebrei, queste sono le loro repliche  alle esternazioni del Presidente ebreo  Riccardo Pacifici sul M5S che, a sua detta, li spingeva verso l’emigrazione. Un P.D. costretto ad umiliarsi ad una logica da mafiosi: così come “ l’amico dei miei amici è amico mio”, anche “ l’avversario del mio amico è un mio nemico”.

Dov’è il bene del Paese nella scelta del P.D.? Dove ci porta la scelta di Bersani? E’ quella che s’intravede l’ “Italia giusta” strombazzata da Bersani  , è mendicare qualche voto da un movimento para fascista il bene del Paese? E’ forse bene del Paese legittimare politicamente il M5S quando questo movimento dichiara la guerra aperta al sistema democratico parlamentare? Ma dove l’avete la testa?  Nella vostra ingordigia di potere ? Tutti ricordiamo Bersani, come un lupo ingordo  travestito da agnello, in campagna elettorale giurare, belando,  agli italiani che “una volta vinte le elezioni anche con il 60% dei voti, avrebbe governato come se avesse avuto il 49% dei voti “ ed oggi lo stesso Bersani, che ha ottenuto un misero 30% vorrebbe invece giocare, come si dice, all’ “ asso pigliatutto”, vuole Camera, Senato, Colle e Governo, come se avesse vinto le elezioni con l’80% dei voti. Questa allora, questa via di Bersani e del P.D. è la via della sfrenata  faziosità, della demagogia arrogante , dell'ottusità intellettuale , del muro contro muro, del guerreggiare senza costrutto. Hai avuto la  maggioranza e va bene . Ma allora  forma un governo e rispetta l'opposizione invece di sognare decreti leggi di natura staliniana  per eliminare l’avversario politico che sbarra la strada ai tuoi deliri di onnipotenza tirannica. Non trovi questa maggioranza ? Allora fa' una grande coalizione con l'avversario di ieri, con l'altro grande partito che ha preso praticamente i tuoi stessi voti, sei obbligato dalla logica, dalla situazione effettiva in cui si trova il tuo Paese, dall'orientamento ovvio dell'opinione europea e italiana , dal più elementare senso della democrazia e dal basilare rispetto per il popolo sovrano a favore di soluzioni per quanto possibile stabili, che abbiano fondamento in un vero consenso.

Bisognerebbe poi riflettere bene su questa capitolazione improvvisa, su questa resa senza condizioni al «nuovo che avanza» da parte di un partito che del primato della politica ha fatto per novant'anni la sua bandiera. I politici, per il Pd, sono oggi diventati impresentabili. È sufficiente essere stati in Parlamento per finire nel campo di concentramento virtuale in cui Bersani ha deciso di rinchiudere tutti i dirigenti del suo partito, a parte se stesso, naturalmente.

Il metodo Boldrini - Grasso, sperimentato al secondo giorno di legislatura sembra destinato a fare scuola: mai in nessun Parlamento del mondo sono stati indicati come presidenti due onorevoli appena eletti, che in vita loro non hanno mai fatto politica.

Nei nomi che circolano per il governo Bersani di politici non c'è traccia. Il team cui starebbe  pensando Bersani è una summa  del “politicamente corretto”, un monumento alla kultura radical chic, un’ode servile ai  fighetti che da trent'anni s'impancano su inesistenti  cattedre di morale e di civismo, manca solo Saviano e Flores D’Arcais . È il governo di  sedicenti e presunti “ottimati”, gente  fedele, prona e servile al “ partito”, gente per la quale la  politica è sempre sporca e cattiva e il potere, invece, si eredita per appartenenza castale, per servile encomio, per familismo, per frequentazioni esclusive, per cooptazione . Mentre un ex  Presidente della corte costituzionale, messo a capo dello Stato, potrebbe ` anche avere un senso, almeno  per i compiti insiti nel ruolo che dovrebbe ricoprire,non si capisce bene quale posa essere “ il valore aggiunto”  apportata da certi "righetti certi complottasti da salotto.“

Bersani  crede e spera  che gli italiani si possano governare  attraverso un grande accordo, dissimulato, antidemocratico, con l’establishment, con i soliti “ poteri forti” italiani ed europei. L’idea che un Paese si possa guidare attraverso il consenso delle corporazioni, è tipica dei regimi totalitari , fascismo, comunismo, nazismo, regimi totalitari e disumani che nulla hanno a che fare con il nostro sistema democratico occidentale . Insomma, Bersani sta bruciando il suo tempo sull’altare di una liturgia antica ed inutile. Qualcuno spieghi a Bersani che mentre il consenso si ottiene durante la campagna elettorale, il voto di fiducia lo si raccoglie in Parlamento. Che belare, in campagna elettorale, “ una volta vinte le elezioni anche col 60% dei voti, governeremo come se avessimo ottenuto solo il 49% dei voti” è propaganda, ma che poi , nel concreto, prendere solo il 30% dei voti e pretendere di comandare il Paese , di prendere tutti i posti istituzionali, come se avesse vinto con l’80% dei voti è da criminali. Le consultazioni con i sindacati di Bersani sono la fotografia di quel  piccolo mondo antico di notabili che si tenevano a vicenda.  Roba da Principe di Salina, roba da due secoli fa. E che dire ,poi, di quel suo vociare scomposto promettendo il ridicolo ddl sull’ineleggibilità di Berlusconi? Bersani si è messo alla guida di una pattuglia di dementi e di falliti ( da Flores d’Arcais, all’immancabile Saviano, alla Spinelli Barbara, alla sempreviva Margherita Hack, al piccolo drappello dei “ parenti di”, ai vampiri “repubblicones “ ed ai frequentatori di Palasharp dove violentano bambini minorenni nella mente),tutta  gente  assetata del sangue berlusconiano, ormai alla disperazione ed alla  frustrazione più complete, promettendo  la mega stronzata che una legge del 1957, quando la Televisione neanche esisteva, già esaminata dalla apposita  “ Giunta parlamentare “ nel 1994 e nel 1996 e sempre definita “inapplicabile” a Silvio Berlusconi, possa permettere ad un Parlamento democratico di trasformarsi in un miserabile plotone d’esecuzione ai suoi ordini  e fucilare alla nuca, al suo comando,  Silvio Berlusconi . A questo serve dunque la sua squadra da sogno e da esecuzione? Se Bersani davvero pensa che i problemi dell’economia, dello sviluppo, dell’occupazione e del suo incarico si risolvano con la sfilata delle forze sociali, promettendo l’omicidio di Silvio Berlusconi, , mi viene da piangere.

Che Bersani ed il P.D. si facciano poi  intimorire , condizionare e ricattare dai malamente dissimulati  interessi economici ed egemonici del gruppo editoriale  “Espresso-Repubblica “o dalle grossolane  e demenziali mistificazioni del Diritto degli ipocriti da Palasharp è uno scandalo, una schifezza politica, la dimostrazione di una sudditanza senza rimedio. Il Pd si dovrebbe vergognare  di sé stesso, e il suo supposto leader sacrifica il bene del Paese al proprio interesse personale anche se provvisorio, Il guaio vero è che l'incarico a Bersani serve solo a prendere tempo per preparare al meglio la partita vera che si giocherà il 15 aprile, quella per il Quirinale  Perché non si capisce bene come possa un governo di minoranza, privo dei voti necessari alla propria sopravvivenza, nel giro di qualche mese realizzare la riforma elettorale, compiere la riforma istituzionale (fine del bicameralismo, dimezzamento dei parlamentari, riduzione dei costi della politica, ecc.) e , contemporaneamente, varare tutti i provvedimenti necessari per far uscire il paese dalla recessione economica e dalla disperazione sociale. Il grande cambiamento del Paese imbalsamato  che non è riuscito all'epoca della democrazia bloccata e del regime consociativo fra D. C. ed il PCI, che è miseramente fallito durante il compromesso storico, che è sfumato negli anni '80 e che poi, negli anni della  Seconda Repubblica non è stato realizzato  né dal centrodestra né dal centrosinistra, dovrebbe invece sgorgare miracolosamente  dall'azione di un Governo  che non sa nemmeno dove trovare i voti necessari per il primo voto di fiducia ?

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LA FIGHETTA MARCHIGIANA ED IL FIGHETTUME ITALICO

Ora è ufficiale, c’è una nota dell’Ansa: Laura Boldrini ha scelto il trombato Roberto Natale come portavoce e la “ figlia di papà “ Valentina Loiero (figlia di Agazio Loiero ) come responsabile della comunicazione. Tutto previsto dalla “Velina dei  Portaborse “, il foglio fino a ieri diretto da Pier Ferdy Casini, il massimo esperto mondiale di nomine “ricicla – vip”.

Ma la scoperta di oggi è che il potente politico calabro  ex dc poi passato al Pd, Agazio Loiero, già governatore della Calabria, era entrato in azione a sostegno della figlia anche pubblicamente, solo quattro giorni fa, con una potentissima leccata preparatoria alla successiva fellatio alla Boldrini, datata 16 marzo, casualmente il giorno dell’elezione della presidente di Montecitorio: “A Laura Boldrini, che molti italiani hanno conosciuto oggi nel suo straordinario discorso d’insediamento, formulo i miei più cari auguri di buon lavoro. Un impegno significativo, degno del suo talento e della sua intelligenza, giustamente dedicato soprattutto agli ultimi della terra e alle loro sofferenze, che la neoeletta Presidente della Camera, ha sempre difeso. Di lei mi piace ricordare il prezioso contributo che diede alla Legge regionale per l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati, votata su mia proposta”, e giù fellatio su fellatio. E’ proprio vero! Cos’è che non si fa per sistemare i figlioli!!!!!!

Ma il corteggiamento alla Boldrini  è roba di lungo corso. Già dal 2009 Agazio Loiero si sperticava in lodi per la Boldrini: ”La Calabria e i migranti hanno avuto modo di apprezzare l’estrema umanità e il totale impegno di Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. E nel momento in cui il settimanale Famiglia Cristiana la indica come l’italiana dell’anno, gioiscono per tale riconoscimento”. Acciderba che servile encomio! Pare di leggere il Prof. Miguel Gotor  su Repubblica ,l’ inarrivabile lecchino  di Monti e di Napolitano!

Bene, ora lo sapete tutti : l’alto commissariato per i Potenti e i Trombati ora ha sede a Montecitorio. E’ il “ nuovo che avanza”, è “l’Italia giusta”, è “ la smacchiatura del giaguaro” di P.L. Bersani, cari signori!

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METTERE PRODI AL COLLE ? COME METTERE DRACULA CUSTODE  ALLA BANCA DEL SANGUE.

Va bene che la sedia del  Colle è ormai come una poltrona di sala d’aspetto di una stazione ferroviaria , ci si siede chi non si sa dove sbattere e ne ha viste di chiappe indegne di essere depositate su quella poltrona dove dovrebbe sedersi un Presidente di tutti gli italiani e non un uomo di parte, ma  solo a sentir parlare di Romano Prodi, giuro, mi sbellico dalle risate. Settimane fa, si sbilanciò per lui il Corsera, il foglio dei “poteri forti”. D’altronde come dimenticare che  Paolo Mieli, allora Direttore del Corsera,  nel 2006 lo candidò a Palazzo Chigi?  Dunque, un riassunto breve delle puntate precedenti. Tifano per Romano Prodi al Colle non solo il famoso “ cerchiobottista” ed ex “ terrorista di Prima Linea” Paolo Mieli, ma anche  due esempi del più putrido fighettume giornalistico, come  Enrico Mentana  ( “ ‘ndo se magna io vado”) e il fintopensoso Gad Lerner ( “ un uomo chiamato coniglio”). Ancora mancano i report delle “profezie” dei professionisti “ degli appelli” , tipo l’Otelma di Caserta, al secolo Saviano Roberto, “l’uomo che parla con Dio” , al secolo  il venerando Eugenio Scalfari , ma le loro  inclinazioni prodiane sono arcinote.

L'episodio che lo rese famoso è la seduta spiritica del 2 aprile del 1978, avete proprio capito bene: una seduta spiritica. Pensate: Aldo Moro era stato rapito da sedici giorni  e Prodi , con altri amici, si trovava nel rustico del collega Alberto Clò, in località Zappolino, trenta chilometri da Bologna. Con i bimbi in giardino e le mogli in cucina, gli uomini si chinarono sul classico tavolinetto tondo delle sedute spiritiche, chiesero dove fosse tenuto prigioniero Aldo Moro  e, miracolo!,  gli spiriti risposero: Gradoli. Munito di una faccia tosta da spavento, Romano Prodi si precipitò a Roma nella sede Dc di Piazza del Gesù, per comunicare il responso dell'Aldilà. Non sto scherzando, pura verità. Causa equivoci, gli inquirenti finirono a Gradoli, un paese laziale, anziché nella romana via Gradoli, dove effettivamente Moro era incarcerato. Vi giunsero solo giorni dopo, col covo ormai vuoto e la sorte del prigioniero segnata. Ma ciò che conta, è che l'informazione degli spiriti  era buona. Come l'aveva veramente avuta Prodi? Lui ha sempre giurato sulla seduta spiritica. Tutti sono invece convinti che si sia inventato un paravento per coprire un tizio in carne e ossa. I più - da Andreotti, al ds Pellegrino, all'ex vicepresidente Csm, Galloni - pensano che la soffiata venisse dai collettivi universitari bolognesi o da Autonomia operaia, ossia tipi vicini alle Br. Da 35 anni, Romano Prodi  convive con questo sospetto. Nessuno finora lo ha preso per la collottola, l’ha sbattuto al muro ingiungendogli di dire il vero. Dormono le autorità, ronfa la stampa libera e bella  e le illazioni infittiscono. L'ultima, del 2005, è che ci sia stato lo zampino del Kgb. Visto come la sua Nomisma era dentro il KGB sovietico tanto da consentirgli di far ottenere l’appalto per la informatizzazione del KGB all’Olivetti dell’amichetto Carlo De Benedetti, non stento a crederci

Seduta spiritica a parte, di connessioni tra Romano e spionaggio sovietico si è supposto molto nell'ultimo decennio. Primo a parlarne, nel 2006, fu un eurodeputato britannico, Gerard Batten. Stando a costui, l'ex agente dell'Urss, Alexander Litvinenko (poi ucciso col polonio dagli ex colleghi) gli avrebbe rivelato che «il nostro agente in Italia è Romano Prodi». Colma la lacuna, una seconda testimonianza che in parte conferma e in parte attenua questo imbarazzante passato prodiano. Un altro ex Kgb, Oleg Gordievsky, in un'intervista al senatore Paolo Guzzanti, già presidente della Commissione d'inchiesta Mitrokhin, disse: «Non ho mai saputo se Prodi fosse o no reclutato dal Kgb, ma una cosa è certa, quando ero a Mosca, tra il 1981 e il 1982, Prodi era popolarissimo nel Kgb: lo trovavano in sintonia dalla parte dell'Unione sovietica». Dunque, se non agente, perlomeno simpatizzante del paradiso socialista in anni in cui Romano era già stato ministro (1978) e assumeva la guida dell'Iri (1982). Quanto ci sia di vero, è impossibile dire. Sconcerta però che Prodi  ed anche la magistratura non abbiano fatto nulla per  diradare queste ombre. Lui tace, ma l'effetto è di lasciare se stesso in balia di sconcertanti interpretazioni.

Ora, si è aperto il capitolo Cina. Romano, dopo la delusione per la cattiva prova del suo ultimo governo (2006-2008), ha rivolto l'attenzione al gigante orientale. Da anni, è più a Pechino e Shangai che a Bologna. Tiene corsi alla scuola del Partito comunista, è popolare mezzobusto nelle tv locali, pontifica nelle università. È il perito dei cinesi per i loro affari nell'Ue e in Italia. Il suo compito più rilevante è quello di consulente della nuova agenzia di rating cinese, Dagong, che fa valida concorrenza alle tre sorelle Usa, Moody's, Fitch e S&P. Poiché Dagong, a fine 2011, da poco insediato il governo Monti, abbassò l'affidabilità del debito italiano, ci si chiese che parte avesse avuto Prodi nella bocciatura. Più o meno esplicitamente fu accusato di essere il cavallo di Troia cinese nelle nostre faccende. Romano querelò Libero che aveva alluso senza però degnarsi di spiegare il suo ruolo nella vicenda. Con il risultato di tingersi ancora più di fosco.

Sempre sull'indecifrabilità del suo comportamento, ve ne racconto un'altra. Il primo che cercò di dare,  con beni pubblici,  una bella mano all'arricchimento di Carlo De Benedetti, proprietario di Repubblica, è stato proprio  il nostro Romano Prodi , oltre a  Carlo Azeglio Ciampi e Giuliano Amato. Graziosamente introdotto dal giornalista Eugenio Scalfari, l'Ingegnere si presentò da Romano Prodi presidente dell'Iri e gli chiese di cedergli la Sme, holding alimentare. All'istante, Prodi si accordò per vendergliela a 497 miliardi di lire. Un regalo. Tanto che il governo Craxi siamo nel 1985, ignorando la stipula, mandò il piano all'aria. Si seppe poi che prima dell'Ingegnere si era fatta avanti la Heinz. Fu il ministro liberale dell'Industria, Renato Altissimo, ad annunciare a Prodi l'interesse della multinazionale. Romano però fu secco: «Neppure alla lontana c'è l'ipotesi di una vendita Sme. Hai idea del prezzo? Stiamo parlando di millecinquecento miliardi». Un mese dopo, saltò fuori che aveva firmato con De Benedetti per un terzo di quel prezzo. Altissimo, infuriato, andò da Prodi e Romano, col suo sorrisone da zucca di Halloween, disse ad Altissimo quella famosa frase : «Perché Carlo ha un taglietto sul pisello che tu non hai». Sottile allusione al fatto che De Benedetti, essendo ebreo, fosse circonciso. Con annesso sottinteso che non si poteva dire no alla fantomatica «lobby ebraica». Se Altissimo gli avesse anche chiesto perché valutando la Sme 1.500 miliardi in maggio, abbia tentato di venderla in giugno per 497, la risposta sarebbe stata oltremodo interessante. Ma ciò non avvenne. Il silenzio si aggiunge alla lista dei misteri di Prodi.

Ma non avete passato tre anni a discettare sulla ricattabilità di Silvio Berlusconi e sulla necessità che , per questo motivo, si dimettesse da Presidente del Consiglio? E adesso che vorreste fare ? Portare un simile individuo al Colle? Così che mezzo mondo lo potrà ricattare e ricattare anche il nostro Paese?

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Roma mercoledì 27 marzo 2013

Gaetano Immè

 

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