Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 13 aprile 2013


BERSANI, GOTOR  E LA CRICCA DEGLI INCOSCIENTI

No all’elezione diretta del Presidente della Repubblica. No all’elezione diretta del Presidente del Consiglio. No. Perché? Perché siamo una democrazia parlamentare. Perché non vogliamo che ci sia un uomo solo al comando. Perché abbiamo paura della dittatura. E allora beccatevi sui denti  questa democrazia parlamentare paralizzata, timorosa, che non fa governare, bloccata da un rigurgito di fascismo autoritario che se ne fotte d’essere minoranza e che pretende di comandare il Paese pur avendo solo un consenso del 15% degli italiani ( il M5S ha il 25% dei votanti, che sono stati il 75 % degli aventi diritto) , ricattata ed intimidita dalla Magistratura,  un semplice ordine dello Stato che, non a caso,  i lungimiranti padri costituenti decisero saggiamente di escludere dai “ poteri” dello Stato : mai come in questa ultima  elezione abbiamo avuto la dimostrazione dell’immobilismo che causa, della  continua intimidazione della Magistratura sulla politica , del ricatto dei P.M. sui parlamentari e sui partiti politici . Perché quelli che non vogliono il presidenzialismo sono i compagni di partito di Giorgio Napolitano, un comunista che ha stravolto a suo piacimento la nostra Costituzione, diventando lui, il “ solo uomo al comando”, proprio quello che ha sempre detto di temere; sono gli stessi che ad oltre 50 giorni dalle elezioni non riescono ancora a farsi una ragione  di non aver vinto le elezioni. Sono gli stessi che non arrivano neppure al 30% dei voti e pretendono di governare da soli. Sono sempre quegli stessi che, in campagna elettorale, promettevano “ se vinco col 51 % governerò come se avessi solo il 49%” e infatti s’è visto! Sono quelli che col 30% scarso si sono accaparrati la Presidenza della Camera, quella del Senato, vogliono fare un governo senza avere i numeri per farlo e vorrebbero anche eleggere un “loro “Presidente della Repubblica, come se un Ciampi ed un Napolitano non abbiano colmato la misura . Sono sempre gli stessi, quelli che nel 2006 hanno fatto il peggio della storia dell’Italia repubblicana, una banda di rapinatori da valico all’ assalto della diligenza istituzionale : l’hanno depredata, svuotata, scarnificata come jene fameliche. Bertinotti alla Camera, Mancino al Senato, Napolitano al Colle, Prodi a Palazzo Chigi, Onida alla Consulta. Che mancava? Forse la Presidenza della bocciofila di Montecitorio. Sono gli stessi che proprio perché siamo in una democrazia parlamentare non accettano di fare accordi per arrivare alla maggioranza in quel Parlamento che considerano sovrano anche del potere esecutivo. Sono gli stessi che , a corto di argomenti politici concreti, passano gli anni ad accusare di voler diventare un dittatore il leader del centrodestra, l’unico che insiste sulla necessità del presidenzialismo da quindici  anni,  fin dai tempi della famosa Bicamerale, l’unico che non sta chiedendo di governare da solo, l’unico che dal giorno dopo le elezioni ha capito che in una democrazia parlamentare è imprescindibile l’accordo quando nessuno vince le elezioni, l’unico che in campagna elettorale  ha avuto l’onestà intellettuale di dire agli italiani “ datemi il 51% dei voti se volete che Governi “, l’unico a voler fare , seguendo vie legali e costituzionali,  quella riforma presidenziale che ci permetterebbe finalmente di distinguere il potere esecutivo da quello legislativo, il Governo dal Parlamento, l’esecutivo dal Legislativo, l’Italia da un Paese del Terzo Mondo

Sono passati 50 giorni  dalle votazioni , Bersani ha consultato l’universo mondo, ha cercato vanamente di comprare  qualche mucca vagante nel prato della transumanza parlamentare anche se  marchiata a fuoco M5S – sul quale scouting nessun Magistrato ha ritenute di accendere i riflettori del voto di scambio –, sono 50 giorni che il M5S deride ed umilia il P.D. bersaniano rigettando sprezzantemente le sue profferte, sono sempre 50 giorni che il leader del centrodestra dichiara di essere pronto, per il bene del Paese, alla “ grande coalizione per governarlo, previo accordo su un nome di garanzia al Colle” , ma loro, gli Orfini, i Fassina, i Bersani, i Gotor, vale a dire quei veri scienziati che sono stati capaci di perdere una competizione elettorale che , senza di loro, il P.D. avrebbe vinto a mani basse , ebbene costoro ancora oggi non vogliono vedere  la cruda verità e si ostinano ancora a pretendere – come fa tale Prof. Gotor su Il Foglio di giorni orsono  ed Ezio Mauro su Repubblica – il governo di minoranza o della “ non sfiducia” ,prendendo ad esempio quel monocolore democristiano guidato da Andreotti del 1976.  Davanti alle uniche  tre soluzioni politiche possibili  ( una: PD + M5S, rifiutato; due: PD + PDL, non voluta dal P.D.; tre: rinuncia al mandato esplorativo) il P.D. bersaniano insiste  nel legittimare politicamente il M5S ma senza incassarne alcun profitto ed a tentare la sola via politica che da venti anni cocciutamente insegue: la criminalizzazione del centrodestra  imponendo al Paese, col suo misero 30% di voti, la tirannia della minoranza . Che un Presidente della Repubblica di parte, com’è Napolitano  ed una Costituzione ridicola – altro che  la più bella del mondo – sfacciatamente gli consentono.

GOTOR  FA A TOCCHETTI LA STORIA, COME FOSSE UNA  MORTADELLA

Considerato (o spacciato ?)  come consigliere politico di Bersani  e dunque responsabile principale di  questa sonora sberla rimediata sui denti dal P.D., il Prof. Gotor illustra  ancora una volta la proposta del “ governo di minoranza”e lo fa, nell’intervista su “ Il Foglio “, prendendo ad esempio e paragone i Governi monocolore democristiani guidati da Andreotti degli anni 76/79. “Credo – dice Gotor .- che la nostra proposta ( governo di minoranza Bersani) sia simile a quell’esecutivo di minoranza che ha governato l’Italia fra il ’76 ed il ’78. E come il PCI consentì , con responsabilità e coraggio, alla DC  di assumere la guida del Governo, così non vedo – prosegue lo stratega politico – perché oggi Berlusconi ed il PDL non debbano  dimostrare altrettanto coraggio e senso di responsabilità nazionale per far partire un governo di cambiamento.” E’ incredibile che tali superficialità storiche e politiche provengano da un personaggio dedito, pare, all’insegnamento della storia all’Università. E’ ridicolo che il Prof. Gotor prenda un’etichettatura politica del ’76 e la ricontestualizzi nel 2013, semplicemente spacchettandola, come se si trattasse di un cibo surgelato. Vorrei ricordare a tutti coloro che credono a simili mistificazioni intellettuali, che quei governi monocolore avevano la “ garanzia della non sfiducia da parte del PCI” in tasca, firmata nero su bianco “prima” di presentarsi in Parlamento per la fiducia. Che lo sperato sorpasso del PCI sulla DC non avvenne, tanto che alle elezioni di Giugno ’76 la DC tenne e vinse con un 38,7% mentre il PCI si fermò ad un deludente  34,4. Che il PCI ,pur non ottenendo Ministri, ebbe allora tutta una serie di Commissioni a sua guida  e di posti istituzionali( solo per memoria e dedicato a chi invece pretende di giocare all’asso pigliatutto nel 2013 : Pietro Ingrao, Presidente della Camera, Nilde Jotti Presidente Commissioni Affari Costituzionali, Giuseppe D’Alema Presidente della Commissione Finanze e Tesoro, Napoleone Colajanni Presidente della Commissione Bilancio del Senato, solo per ricordare le maggiori evidenze). Che l’operazione politica varata da Moro, Zaccagnini e Berlinguer ebbe sopra tutto lo scopo di inserire il PCI nell’area di governo,scrostandogli da dosso almeno una parte dalla scorie che il terrorismo rosso gli aveva appiccicato addosso; che esisteva a quel tempo la guerra fredda, il mondo diviso in due blocchi e che Berlinguer, pur con tutti i suoi arabescati distinguo, non prese mai una posizione decisa contro i missili sovietici. Appare oggi veramente ridicolo che i bersaniani propongano ed indichino come loro modello il monocolore della non sfiducia ( che peraltro dovrebbe essere fornita dal centrodestra al PD solo dietro un Presidente della Repubblica neanche di centrodestra ma semplicemente gradito ad entrambi gli schieramenti secondo fumose formule ipotetiche) di quei tre anni che peraltro condussero all’orda demagogico – moralistica di Berlinguer, allo scempio del rapimento di Aldo Moro  ed alla stagione del peggior terrorismo delle nuove Brigate Rosse. Nel ragionamento, poi, del Prof, Gotor non si capisce bene quale sarebbe il vantaggio del PDL nel non sfiduciare – cioè sostenere -  il Governo Bersani di minoranza oltre al consueto ed opportunistico richiamo al bene del Paese. Perché, se la logica ha ancora diritto di cittadinanza nella politica, una tale folle manovra servirebbe solo a fare scomparire il PDL, facendo fuggire come lepri i moderati che mai hanno voluto votare o sostenere , dal 1948 ad oggi, gli ex comunisti. In parole spicce: Berlusconi ed il centrodestra hanno governato con strepitose affermazioni elettorali il Paese vincendo tre elezioni su cinque e, senza la Magistratura alla Di Pietro avrebbe avuto ottime credenziali anche nel ’96 e nel 2006. Non è dunque certo né Berlusconi né il centrodestra che hanno bisogno di avalli da parte del P.D. o di Bersani o di Gotor. Tutto semplicemente assurdo e ridicolo.

La situazione è talmente folle da riderci sopra. Il paradosso è che ora l'unica speranza di salvezza di Pier Luigi Bersani si chiama Silvio Berlusconi. Già, proprio quel leader del centrodestra  che all'indomani del voto il segretario del Pd avrebbe voluto dichiarare non candidabile e sbattere in galera per convincere un pezzo del Movimento Cinque Stelle a sostenere il suo tentativo di formare il governo. Sono sempre loro, gli stessi che vogliono trasformare il Parlamento democratico di questo Paese in una manica di delinquenti che si autorizzi da solo a sparare alla nuca del leader del centrodestra per sbarazzarsene. Se tocca a loro , vogliono un sistema in cui il vincitore possa governare da solo anche avendo ottenuto solo un voto ogni sei elettori. Loro  ancora sono schiavi del regime comunista , al quale non servivano proprio i voti del popolo. Loro neanche lo sanno, ma  se ricondotto in un regime democratico, quel loro delirio comunista dell’uomo solo al comando diventa quel presidenzialismo che da sempre il centrodestra vorrebbe introdurre. Do you remeber Bicamerale?  E quando il centrodestra approvò quel che poteva, una modesta riforma istituzionale e costituzionale che comunque prevedeva una sorta di premierato, la fine del bicameralismo, il dimezzamento del numero dei deputati, il senato federale, ecc e che avrebbe potuto essere sempre migliorata, con alto disprezzo del ridicolo promossero, accodandosi ad un Di Pietro, il suo referendum abrogativo. Era quello che la famosa Bicamerale aveva costruito e che poi la Magistratura di sinistra  bombardò. L’ho sempre capito che i Padri Costituenti scelsero questa forma di democrazia che non fa governare perché temevano sopra tutto ( ed anche giustamente per quei tempi foschi) il ritorno alla dittatura. Ma hanno sbagliato di grosso. E diciamolo francamente  una buona volta e facciamola finita  col passato, perché così non se ne esce. Non possiamo rimanere inchiodati all’antifascismo perché genera solo sfascismo né all’anticomunismo che genera fascismo.

Ecco, torno a bomba, noi da 65 anni pretendiamo di far governare lo Stato al potere legislativo, mischiandolo in malo modo con quello esecutivo, ed eccolo il risultato: lo stallo fallimentare della democrazia e dell’economia. Il Parlamento deve fare solo le leggi. Abbiamo bisogno di un Governo che le renda esecutive, che agisca, che prenda provvedimenti pratici, non che legiferi, che si assuma la responsabilità delle sue scelte ed al termine del suo mandato, sia giudicato per questo, ma dagli elettori  non da  servili “ nominati” in Parlamento.Sembra solo una questione secondaria , ma non è così, è vitale.. Il risultato è sotto gli occhi di tutti noi, abbiamo avuto per mezzo secolo  un consociativismo che è frutto solo di questa anomalia, di questa sballata democrazia parlamentare, che dà ad ogni parlamentare un potere di veto immenso, perché può far cadere il governo ogni volta che gli gira e  va. E cosa hanno fatto i governi per impedirlo, per tenerseli tutti buoni? Nulla. Ogni tanto sento qualche idiota urlare contro il “ mandato senza vincolo” come se quella sacrosanta norma fosse la sola responsabile dello sfascio. Dicono costoro che se sei eletto ( cioè nominato) con un certo partito e te ne vuoi andar via , vuoi la tua libertà, devi dimetterti dallo scranno. Ma come si può pensare di difendere la democrazia limitando quella del parlamentare? Ma come si può pensare di limitare o addirittura di abrogare un principio che deriva dritto dritto dalla rivoluzione francese? La via per la governabilità non può passare attraverso la riduzione della libertà di coscienza dei deputati, ma va ricercata solo nell’attribuire maggiori poteri, garantendosi con i famosi pesi e contrappesi, al Governo, al Premier, insomma al Presidente. Se avessimo una democrazia presidenziale, il Governo dovrebbe rispondere solo agli elettori a fine mandato e solo loro potrebbero sfiduciarlo se non ha mantenuto le promesse, se li ha fatti stare peggio, se non gli ha permesso di lavorare, di vivere, di sopravvivere.

Perché un Governo eletto dal popolo si deve assumere la responsabilità delle proprie scelte, del proprio immobilismo, dei propri errori e paga per questo. Chi è invece responsabile in una democrazia parlamentare? Pirandello? Uno, nessuno, centomila? Tutti i parlamentari, quindi nessuno. Bel risultato! Conseguenza: non sapendo con chi prendersela, gli italiani se la prendono con tutti e quindi con nessuno, finendo per continuare, da un lato, a votare gli stessi partiti, se innocentisti, e, dall’altro lato, a rifugiarsi nell’antipolitica, se colpevolisti. Arriveremo prima o poi a capire che la colpa è dell’impianto costituzionale e finalmente a deciderci a cambiarlo? Siamo talmente imbottigliati in questa deleteria commistione tra potere esecutivo e legislativo, che non ci rendiamo neppure conto dell’assurdità di un sistema in cui un Governo per pagare i propri debiti deve fare una legge. Siamo da manicomio. Viviamo in un Paese dove impera ovunque  l’arretrato, dove ogni singolo funzionario ha potere di vita o di morte sui cittadini, di bloccare o sbloccare una pratica, un pagamento, un nulla-osta, come più gli aggrada, proprio perché nessuno risponde di questa inerzia, perché non c’è una catena esecutiva di potere che si assuma la responsabilità di questo scempio. Proprio perché l’Italia repubblicana un Governo che sia davvero esecutivo non l’ha mai avuto. Ne avete l’occasione signori miei, mai come oggi l’avete avuta, di cambiarlo questo disastrato sistema. La Francia l’ha fatto da molti anni. Allora, disse qualcuno, la ricreazione è finita. Da noi, siamo ancora al pasto di mezzogiorno.

Se Bersani vuole concretizzare il sogno di poter entrare a Palazzo Chigi assumendo la guida del governo del paese non ha altra strada che quella di un accordo di ferro con il leader del centro destra concordando il nome del successore di Giorgio Napolitano al Quirinale ed accettando le richieste di Berlusconi sulla composizione dell'esecutivo. La conferma definitiva della linea anti-sistema del Movimento Cinque Stelle ed i minacciosi richiamo al realismo di Franceschini e di buona parte della nomenklatura del Pd non consentono a Bersani, sempre che non decida di tirarsi indietro consegnando il partito a Renzi o puntando alle elezioni anticipate (ma sempre consegnando il Pd al proprio avversario interno), una qualsiasi alternativa all'accordo con il centrodestra . Il leader della sinistra deve cospargersi il capo di cenere ed andare inginocchiato ad Arcore come fosse Canossa.

Ma i suoi margini di manovra, pressato com'è dall'intransigenza grillina e dalla dissidenza interna, sono molto esigui. Può tentare di convincere Berlusconi a non pretendere un candidato di centro destra al Colle in cambio di una partecipazione diretta del Pdl nella compagine governativa, cioè della piena legittimazione politica e morale del centro destra e del suo massimo rappresentante. O viceversa, può accettare di votare Muti o Gianni Letta al Quirinale in cambio di avere il via libera non ad un governissimo ma ad un governo di scopo dai compiti e dalla vita limitata. Ma oltre queste due limitazioni rigide non può andare. E se non riesce a trovare un punto di mediazione possibile (ed accettabile da parte di Berlusconi) entro il perimetro delineato non ha altra strada che gettare la spugna ed uscire di scena in maniera definitiva con il marchio infame di chi s’illudeva d’aver vinto ancora prima di giocarsi la partita che poi ha clamorosamente perso.La sorte di Bersani, quindi, dipende, ma guarda tu la vita che ti combina, proprio  da quel Berlusconi, da quel leader del centrodestra cui Bersani aveva promesso di sparare in testa col consenso di un Parlamento composto da banditi da valico. Potrebbe essere il momento della verità per il P.D. Se Berlusconi ed il popolo di centrodestra vorranno, potrebbero  scatenare dentro il Pd una fase di furiosi e rusticani regolamenti interni  destinata a frantumare la sinistra e trasformare il centro destra, in una versione ovviamente allargata al centro ed alle forze riformatrici, la sola alternativa alla forza anti-sistema di Beppe Grillo. È difficile prevedere se Berlusconi sceglierà la strada della grazia o del colpo di grazia nei confronti del proprio interlocutore. La natura del Cavaliere e l'interesse per un Presidente della Repubblica non espressione della sinistra lasciano pensare più alla prima che alla seconda ipotesi. Anche perché, comunque vada, alla seconda ci penseranno i dissidenti della sinistra oltranzista e giacobina.

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Il  M5S s’è fissato da qualche giorno a voler formare subito le Commissioni parlamentari. Ora si dà il caso che per formare le Commissioni occorre prima formare un Governo. Dunque l’intimidazione del M5S all’istituzione parlamentare di occuparla militarmente – come nelle assemblee studentesche d’antan – è una intimidazione rivolta alla persona sbagliata, anzi, alla vittima di Bersani e del P.D.. Questo per un motivo semplice che pare sfuggire ai cittadini onorevoli del M5S. Che le Commissioni servono per tutelare e dar voce alle minoranze ed all’opposizione. E come si fa a sapere qual è l’opposizione se non c’è neanche un Governo? Pare che questo non interessi niente al M5S il quale viaggia col suo delirio di onnipotenza credendo di essere comunque la sola ed unica opposizione. Mi sento in mezzo ad una banda di matti scatenati, tutti convinti della propria egemonia. Il P.D. presume di essere l’unico in grado di governare e di averne diritto, anche se non ha i numeri per farlo. Il M5S presume di essere la sola opposizione parlamentare. Qui urge manicomio e strizzacervelli capaci. Il P.D. blocca il Paese da 50 giorni cercando di acchiappare un potere che i suoi numeri non gli consentono in una democrazia. Il M5S blocca otto milioni di voti, ma non partecipa alla democrazia e pretende di imporre una sorta di inattività istituzionale  nella quale risulti fondamentale il suo ruolo: come fu con la marcia su Roma del 1922. La realtà è puerile, dissacrante. Il PD non sa che pesci prendere e segue mire egemoniche da regime della minoranza. Per il M5S la cosa è ancora più semplice: hanno avuto otto milioni di voti, ma non sanno che farne. Ora il vero problema è questo: sono solo incapaci o sono malandrini e truffaldini ?

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PRODI, I CRETINI E DON GENNARO, O SCUPATORE!

Quel che mi  ha fatto più pena, nelle ore immediatamente successive alla morte di Margaret Thatcher, Iron Lady, è stata lo tsunami di biliose, astiose critiche, di giudizi sprezzanti : è evidente come tali reazioni dimostrino come sia stata indelebile la ferita sanguinolenta che Margaret Iron Lady inferse, con la sua azione politica, con la sua rivoluzione liberale e democratica , agli avversari politici del mondo intero. L’iracondia  vomitevole degli omuncoli biliosi che hanno inneggiato  alla sua scomparsa dimostra, pistola fumante,  la sua ineguagliabile grandezza politica . Come è nella sua indole di ometto meschino , solo dopo la morte di Iron Lady ha avuto il coraggio di aprire bocca il nostro , si dice, futuro Presidente della Repubblica, quel Romano Prodi meglio conosciuto come lo smantellatore delle partecipazioni statali italiane o come il medium di Bologna. Hollywood e Meryl Streep nel film "The Iron Lady" con pesante indelicatezza usarono l’Alzheimer che dal 2008 aveva colpito la leader conservatrice Uk, per trasformarlo in un insieme di improbabili e bugiardi rimorsi allucinati, che avrebbero riguardato le idee unpolitically correct della lady di ferro, dalla difesa della pena di morte all’antiabortismo, dall’antistatalismo, antieuropeismo ed antisindacalismo al patriottismo militare, fino alla difesa del Sudafrica dell’apartheid. Un metodo tanto ipocrita e spietato di denigrare, usato dalla sinistra culturale americana, da risultare peggiore di quello dell’insulto pesante e diretto usato, urbe et orbi, in “W” o “Forever”nei confronti di Bush e Berlusconi.Ovviamente non è vero che alla Thatcher si debbano ”crisi e disparità in tutto il mondo”. Le si devono invece quattro schiaccianti vittorie fondate sulla libertà individuale, quella della crescita mondiale che; hic et nunc, procede al 4%; quella che in Occidente ha trasformato la sinistra ed il sindacato Usa e Uk in una destra non conservatrice ma lib-lab; quella che ad Oriente, ha trasformato Russia e Cina in paesi capitalistico-dirigisti; quella del ricambio della classe dirigente sulle elites parassitarie ed inamovibili. Dovunque, i luoghi del sapere e dei media che pure usufruiscono largamente di questi risultati e delle loro conseguenze, li disconosce. In Italia lo fanno di più, per una sorta di vigliaccheria che fa sempre temere le reazioni di masse. Non c’è da rimpiangere la mancata ascesa di una Thatcher in Italia, che peraltro non si sarebbe potuta realizzare neanche in Francia, Spagna e Germania. L’Iron Lady era conservatrice, non solo liberale ma anche patriottico-militarista: interpretava la difesa della libertà individuale come anche la tutela degli interessi all’estero dei cittadini (inglesi), cosa comune agli anglosassoni. Un qualunque leader europeo che imbocchi la stessa strada evocherebbe l’espansionismo europeo e le sue guerre civili.

La Thatcher risollevò l’Uk dalla decadenza preparandola per l’attuale forza finanziaria. Una Thatcher europea, che uguale e contraria al suo modello, punti alla leadership dell’euro, finirebbe in guerra con Londra e New York. Si è detto giustamente che una Thatcher italiana avrebbe fatto la fine di Craxi e che i governi Berlusconi sono stati più che liberali, socialdemocratici, il che è bastato per scatenare una guerra ad personam.

A proposito la Thatcher mai avrebbe voluto al vertice le Puppato, le Serracchiani le Santanchè ed amazzoni varie, solo perché donne capaci di farsi valere urlando nei talk show sull’interlocutore. A Iron Lady importava solo la qualità, in politica, come nel resto senza badare né a genere, parentela, cortigianeria. A tutte loro, anche se dello stesso sesso, avrebbe detto chiaramente il famoso “No, no, e poi no” sbattuto in faccia all’Europa dei burocrati. L’ avessero accusata di discriminazione, l’avrebbe preso come un complimento.

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Roma sabato 13 aprile 2013

Gaetano Immè

 

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